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Egitto, a Luxor tornano a splendere due gigantesche statue di Amenhotep III

Dopo anni di restauro l’Egitto torna a incantare: lungo la riva occidentale del Nilo a Luxor si possono vedere da vicino le due state monumentali dedicate al faraone Amenhotep III. Le due opere meravigliose interrompono un silenzio durato oltre 3000 anni e ci portano a scoprire una pagina di storia da non dimenticare.

Il restauro delle statue di Amenhotep III

Erano conosciuti come Colossi di Memnone per un equivoco storico che li associò a un eroe greco; alte quasi 15 metri, sono realizzate in alabastro e mostrano il faraone seduto con una solennità che attraversa i millenni. Le mani posate sulle ginocchia, lo sguardo fisso verso oriente: ogni particolare risponde a una logica precisa.

Sono orientate verso il Nilo e il punto dove sorge il sole; questo dettaglio non è casuale ma vuole sottolineare come il faraone facesse da intermediario tra gli uomini e gli dei. Caratteristico anche il copricapo che avvolge la testa e porta incisa la doppia corona che identifica la fusione tra Alto e Basso Egitto.

Le statue di Amenhotep III a Luxor dopo il restauro

ANSA

Le statue di Amenhotep III si possono vedere a Luxor

Il gonnellino plissettato che copre il corpo richiama la cura con cui gli scultori egizi rappresentavano ogni segno di regalità. Ai lati del trono, quasi nascoste dalla massa imponente del sovrano, si intravedono figure più piccole: tra queste c’è Tiyi, la Grande Sposa Reale, donna potente e influente che resse accanto al marito le sorti del regno. La sua presenza non è marginale: testimonia il peso politico e simbolico della coppia reale nel mantenimento della stabilità.

Ma queste statue non sono sempre apparse così. Per oltre tremila anni hanno raccontato soprattutto una storia di rovina. Intorno al 1200 a.C., un terremoto devastante scosse la regione e fece crollare gran parte del tempio funerario che le circondava. I colossi si spezzarono, i frammenti si dispersero, alcuni vennero trascinati via dalle alluvioni, altri riutilizzati in costruzioni successive. Quello che rimase fu uno spettacolo impressionante ma frammentario, un puzzle gigantesco senza istruzioni.

Alla fine del secolo scorso sono iniziati i lavori di ricomposizione e ci si è accorti presto che catalogare i pezzi non era sufficiente, bisognava ricostruire la forma originaria capendo come incastrarli e interpretando ogni incisione con grande cura. Un anno importante per la località, che oltre al restauro di queste due statue festeggia il cinquantesimo anno di apertura del Museo di Luxor

Amenhotep III, il tempio e il futuro di Luxor

Amenhotep III ha governato l’Egitto oltre 3400 anni fa con stabilità e prosperità economica. Riconosciuto per le sue abilità diplomatiche ha saputo mantenere rapporti con regni lontani consolidando alleanze preziose. Ha fatto costruire un tempio funerario sulla riva occidentale con dimensioni paragonabili al grande santuario di Karnak. Le due statue oggi completamente ristrutturate segnavano l’ingresso di questo luogo.

Oggi quel tempio è quasi completamente perduto. Restano tracce sparse, frammenti di colonne, basamenti erosi. Ma la ricomposizione dei colossi restituisce almeno una parte della visione originaria. Chi visita Luxor può di nuovo immaginare la potenza di quel luogo, la processione dei sacerdoti, le offerte deposte ai piedi delle statue, il fumo degli incensi che saliva verso il cielo. Un motivo in più per organizzare un viaggio? L’eclissi a Luxor sarà uno spettacolo nel 2027.

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Dyker Heights: il quartiere di Brooklyn che sembra uscito da un film di Natale

Chi ama il Natale e la sua anima brillante, colorata e un po’ esagerata deve assolutamente vedere almeno una volta nella vita Dyker Heights, il quartiere di New York che rivela un’anima festiva imbattibile. Si trova a Brooklyn, lontano dallo scintillio del centro della Grande Mela, eppure riesce a brillare grazie alla sua anima natalizia.

Chi ha la fortuna di visitare New York dal ringraziamento al periodo di Natale non può perderselo: il quartiere non turistico è una chicca che fa tornare bambini e conquista tutti grazie a un tripudio di luci, colori e magia.

Il quartiere di Dyker Heights a Natale

Dyker Heights è nato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento come quartiere esclusivamente residenziale e quindi poco turistico; nel tempo ha saputo attirare i viaggiatori per le sue particolari decorazioni natalizie.

Seppur alcune abitazioni storiche siano state ristrutturate o riconvertite, l’anima del quartiere è stata mantenuta intatta. Ancora oggi, infatti, è una zona tranquilla e residenziale con strade alberate e un’atmosfera elegante. Durante il periodo di Natale, però, il quartiere si trasforma completamente e racconta la sua anima più festiva.

Case illuminate per Natale a Dyker Heights

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Dyker Heights e le case più illuminate di New York

Da fine novembre, e nelle settimane che precedono il 25 dicembre, sono tantissime le case addobbate con decorazioni scenografiche e dalle dimensioni imponenti. Non ha nulla a che vedere con le lucine sobrie a cui siamo abituati in Italia, qui ci sono vere e proprie installazioni con Santa Claus giganti, omini di pan di zenzero, pupazzi animati, cascate di luci che rivestono facciate e balconi ma non solo. Renne, schiaccianoci e altri trend cambiano di anno in anno per lasciare tutti a bocca aperta.

In alcuni casi, i residenti si affidano a decoratori professionisti per creare allestimenti sempre più elaborati, dando vita a una sorta di competizione non dichiarata che rende lo spettacolo ancora più impressionante.

In quali vie si può assistere a questa meraviglia?

  • Tra la l’83ª e l’86ª Street;
  • Tra la 11ª e la 13ª Avenue.

Percorrendole ci si rende conto dell’impegno e servirà un po’ di tempo per esplorarle così da cogliere l’anima autentica di questa zona. Va sottolineato che si tratta di abitazioni private, quindi è importante visitare le case con rispetto non oltrepassando mai, e per nessun motivo, cancelli e recinzioni. Chi ha la fortuna di vistare New York a Natale non può perdersi questa chicca.

Dyker Heights nel periodo natalizio

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Visitare il quartiere Dyker Heights nel periodo natalizio

Dove si trova Dyker Heights e come raggiungerlo

Dyker Heights è un quartiere di New York da visitare nel periodo di Natale, sorge nella parte sud occidentale di Brooklyn ed è lontana dalle aree più turistiche. Confina con zone quali Bay Ridge, Bensonhurst e Borough Park.

Per raggiungerlo ci sono vari modi con i mezzi pubblici. Partendo da Manhattan si può utilizzare la linea D tenendo la direzione Coney Island e scendendo alla fermata 79th Street. Da quel punto si prosegue a piedi con una camminata di una ventina di minuti. L’alternativa è prendere la linea R e scendere alla fermata 86th per arrivare il più vicino possibile alle vie interessate. Questo quartiere imperdibile di New York è un sogno durante le feste di Natale.

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Kassel è la regina delle fiabe: viaggio alla scoperta di foreste, castelli e leggende nascoste

Kassel è una pittoresca città della Germania che si estende lungo le rive del fiume Fulda. È incastonata tra dolci colline e viali alberati, e rappresenta un crocevia di storia, arte e cultura letteraria. La prima impressione che si ha è quella di essere arrivati in una fiaba: appare per davvero come un racconto vivente. Non a caso, la città occupa un ruolo centrale lungo la Strada delle Fiabe che con i suoi 600 chilometri celebra la vita e le opere dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm.

Durante la loro permanenza, durata più di 30 anni, i due studiosi raccolsero centinaia di racconti popolari, svilupparono il primo dizionario tedesco e contribuirono a forgiare la tradizione narrativa europea. Oggi Kassel unisce l’eredità di quelle storie con architetture barocche e neoclassiche, musei contemporanei e parchi monumentali.

Cosa vedere a Kassel

Storie di potere, resistenza, ingegno e creatività emergono da ogni angolo di questa cittadina. La sequenza delle attrazioni principali, infatti, regala una panoramica variegata tra paesaggi modellati dall’uomo, opere artistiche e testimonianze culturali.

Bergpark Wilhelmshöhe

Il Bergpark Wilhelmshöhe occupa oltre 500 ettari sulle colline occidentali. Si tratta di un affascinante parco monumentale conosciuto per il suo sistema idraulico che culmina in una cascata lunga ben 350 metri. Sì, uno scenario altamente fiabesco che però rappresenta anche un esempio straordinario di ingegneria barocca.

Bergpark Wilhelmshöhe a Kassel

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Il meraviglioso Bergpark Wilhelmshöhe

La progettazione combina terreni artificiali, viali lastricati e giardini a terrazza, mentre statue e fontane testimoniano la simbiosi tra estetica e tecnologia del Settecento. Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, il parco si fa amare per le sue architetture che emergono dal verde con eleganza ed evocando la teatralità delle corti europee di un tempo.

Monumento di Ercole

Alla sommità del parco svetta il Monumento di Ercole, opera in rame collocata su un basamento di tufo vulcanico alto 70 metri. Costruito tra il 1707 e il 1717, rappresenta l’archetipo dell’architettura monumentale barocca. All’interno è presenta una scala a chiocciola che conduce a un punto panoramico da cui si domina l’intera città e l’estensione del Bergpark. L’imponenza dell’opera, unita alla maestria dei materiali e delle proporzioni, funge da simbolo del desiderio dei sovrani locali di imprimere nella pietra e nel metallo un segno di forza e continuità.

Schloss Wilhelmshöhe

Scendendo si trova invece Schloss Wilhelmshöhe, edificio neoclassico e residenza storica di Wilhelm II (ultimo imperatore tedesco e re di Prussia). Oggi è la culla della Gemäldegalerie Alte Meister che raccoglie opere di Rembrandt, Rubens e altri maestri europei, rendendo questa affascinante struttura un punto di riferimento culturale. Le sale più antiche, risalenti alla fine del XVIII secolo, conservano arredi originali, mentre il palazzo è circondato da giardini all’italiana e da percorsi che enfatizzano la continuità tra architettura e natura circostante.

Löwenburg

Löwenburg è un meraviglioso castello progettato per evocare rovine medievali. Si erge fiero quasi a toccare il cielo con torri, merli e cortili interni. La costruzione, realizzata alla fine del XVIII secolo, ingloba strutture moderne mascherate da elementi storici. I suoi ambienti, invece, sono stati ricostruiti secondo le pratiche abitative del Medioevo, con mobili, armi e tessuti d’epoca.

Questa fusione di fantasia e realismo permette di comprendere le aspirazioni estetiche e narrative dell’epoca, mentre l’intero complesso diventa un laboratorio di storia materiale.

Museum für Sepulkralkultur

Un approccio insolito alla cultura si osserva al Museum für Sepulkralkultur, che esplora pratiche funerarie e rappresentazioni artistiche della morte attraverso manufatti, monumenti e installazioni.

Fulda River

Il fiume Fulda attraversa il tessuto urbano con percorsi verdi lungo le sponde caratterizzate da acque tranquille che accolgono canottieri e animali locali. Gli argini, dal canto loro, costituiscono spazi di aggregazione per cittadini e visitatori. Ponti, passeggiate e alberature delineano un paesaggio fluviale che diventa teatro di interazioni sociali, osservazioni naturalistiche e momenti di pausa dalla frenesia cittadina.

Orangerie di Karlsaue

Il Barocco incontra la scienza nella Orangerie di Karlsaue. Inizialmente utilizzata come serra per agrumi, è oggi la casa di strumenti astronomici e del planetario più grande dell’Assia. Le sale raccontano il percorso dell’umanità nella comprensione dei cieli e delle leggi fisiche.

Gli spazi esterni sono stati progettati secondo schemi formali e regalano prospettive ordinate sul paesaggio circostante. Le terrazze, a loro volta, si rivelano ideali per dedicarsi ad alcuni meritati momenti di sosta contemplativa.

Grimmwelt

Grimmwelt celebra l’opera dei fratelli Grimm: documenti originali, prime edizioni dei loro racconti e manoscritti linguisticamente rilevanti fanno apprezzare in maniera più profonda e obiettiva il lavoro dei due studiosi. Non mancano mostre interattive che introducono strumenti di ricerca e metodologie di raccolta dei racconti, mentre sezioni tematiche immergono il visitatore nelle narrazioni che hanno influenzato generazioni di lettori in tutto il mondo.

Fridericianum

Il Fridericianum è tra i primi musei costruiti appositamente in Europa e funge da piattaforma per esposizioni d’arte contemporanea (è qui, tra le altre cose, che si tiene documenta – una delle più importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea europee – dal 1955). La facciata neoclassica si affaccia su Friedrichsplatz, mentre gli interni accolgono installazioni e opere sperimentali.

Neue Galerie

In un contesto più recente, la Neue Galerie presenta pittura e scultura dal XIX secolo ai giorni nostri. Opere di espressionisti tedeschi, rappresentanti della Nuova Oggettività e artisti postbellici aiutano ad analizzare l’evoluzione del gusto e del pensiero estetico europeo.

Come arrivare a Kassel dall’Italia

Abbiamo una buonissima notizia: raggiungere Kassel dall’Italia è semplice e comodo. A disposizione, infatti, ci sono diverse opzioni a seconda delle preferenze. L’aereo rappresenta la scelta più veloce, con voli che atterrano principalmente a Francoforte, Monaco o Berlino, da dove si prosegue in treno fino alla stazione principale di Kassel-Wilhelmshöhe.

Questo nodo ferroviario collega la città con il resto della Germania grazie a treni ad alta velocità e regionali. Chi preferisce l’auto può percorrere l’autostrada A7, A44 o A49, attraversando paesaggi vari e sostando in località pittoresche lungo il tragitto.

Esistono anche autobus di lunga percorrenza che collegano le principali città italiane con Kassel, permettendo un viaggio economico e diretto. Una volta arrivati, i tram e i bus urbani rendono agevole raggiungere monumenti, musei e parchi, così da iniziare subito l’esplorazione della città senza troppe perdite di tempo.

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Le suggestive location di La Mia Africa, il film iconico con Robert Redford e Meryl Streep

Con protagonisti il leggendario Robert Redford, la splendida Meryl Streep e il magnetico Klaus Maria Brandauer, La mia Africa è un film del 1985 diretto dal brillante Sydney Pollack e il 18 dicembre 2025 compie 40 anni. Tratto dall’autobiografia di Isak Dinesen, pseudonimo di Karen Blixen, racconta la storia di Karen e del barone Bror Blixen, che si trasferiscono nell’Africa Orientale Britannica nel 1913. La trama esplora il crescente legame tra la protagonista e il misterioso cacciatore di grossi animali Denys Finch Hatton, mentre Karen affronta le difficoltà della loro piantagione di caffè in crisi e del matrimonio in bilico.

Sydney Pollack vinse l’Oscar per il Miglior Film e Miglior Regia, mentre Klaus Maria Brandauer ricevette la candidatura al Golden Globe come Miglior attore non protagonista, confermando la qualità del cast. Anche al botteghino, La mia Africa ottenne un grande successo commerciale: nel 1985 fu il quinto film più visto negli Stati Uniti e in Canada, incassando circa 87 milioni di dollari. Il successo si estese anche a livello globale, con un incasso totale di 227,5 milioni di dollari.

Dove è stato girato

Le riprese del film si svolsero in luoghi mozzafiato tra Inghilterra e Kenya. Le zone di Karen e Lang’ata, vicino alle vere colline di Ngong a ovest di Nairobi, furono le principali location. Importante fu anche la partecipazione di membri della tribù Kikuyu, tra cui il nipote del capo Kinyanjui.

Mbogani, la casa d’infanzia di Karen Blixen trasformata in fattoria, fu una location chiave. La sua dimora originale, Mbagathi, oggi ospita il Karen Blixen Museum. La casa dei Scott, costruita su un terreno aperto a Langata, rappresentava fedelmente Nairobi negli anni 1910 ed è stata spesso utilizzata per le riprese. Alcune scene ambientate vicino alla Nairobi School ricreavano gli edifici amministrativi del governo britannico dell’epoca.

Per le scene del treno, il film sfruttò un tratto di ferrovia abbandonata a circa 60 miglia da Nairobi. Le sequenze danesi furono girate invece in Surrey e Norfolk, Inghilterra. La riserva di Shaba, nel Kenya centrale a nord di Nairobi, aggiunse fascino al film grazie alla fauna africana: zebre di Grevy, sciacalli, gazzelle, iene, orici, leopardi, leoni Masai ed elefanti della savana.

Kenya

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Tramonto in Kenya

Ngong Hills

Dopo che il marito lascia la sua casa per l’ultima volta, portando via ancora una volta denaro, Karen si ritrova sola a gestire le sue piantagioni di caffè. Nonostante le difficoltà nel ottenere un profitto, la determinazione di Karen emerge con forza: coinvolge una tribù locale per lavorare la sua fattoria, che finisce per stabilirsi sulle sue vaste terre ancora incolte.

Lo sfondo di questa intensa vicenda sono le spettacolari Ngong Hills che fanno parte di una delle creste della Great Rift Valley e offrono viste mozzafiato sulla valle e sul Nairobi National Park per chi decide di avventurarsi fino alla cima.

La zona delle Ngong Hills era molto apprezzata dai coloni durante l’epoca coloniale, e oggi è ancora possibile ammirare case in stile coloniale, inclusa quella di Karen Blixen. Guide turistiche locali aiutano i visitatori a vivere un’esperienza completa, mostrando siti strategici come la centrale elettrica, il punto panoramico sulla Great Rift Valley, la cima boschiva con vista sulla città di Nairobi e altri luoghi di interesse.

casa Karen Blixen Nairobi

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La casa di Karen Blixen a Nairobi

Il fiume Mara

Una delle scene più intime e toccanti di La Mia Africa mostra Denys mentre lava i capelli di Karen sulle rive di un fiume. La scena assume un significato maggiore se si considera che uno dei versi recitati si trova anche sulla tomba del vero Denys Finch Hatton, a sottolineare l’ispirazione storica del film.

Robert Redford e Meryl Streep nella celebre scena de "La mia Africa"

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Robert Redford e Meryl Streep nella celebre scena in “La mia Africa”

Questa indimenticabile sequenza è stata girata sulle sponde del fiume Mara, un corso d’acqua fondamentale che nasce nella contea di Narok e sfocia nella regione del Mara. Il fiume attraversa il percorso migratorio degli ungulati nel Maasai Mara/Serengeti, rappresentando un elemento chiave della bellezza naturale e della biodiversità dell’area.

Shana National Reserve

Una delle scene più emozionanti e adrenaliniche di La mia Africa mostra Karen e Denys costretti a difendersi dall’attacco di un leone durante un safari. In questa sequenza drammatica, il coraggio e gli istinti di sopravvivenza dei protagonisti vengono messi alla prova, rendendo il momento uno dei più memorabili del film. Lo sfondo naturale di questa scena mozzafiato è la Shaba National Reserve, situata nella contea di Isiolo, nel nord del Kenya. Molte delle sequenze all’aperto del film furono girate in questa riserva protetta, istituita nel 1974. Grazie al suo utilizzo come set per Born Free e Survivor: Africa, Shaba National Reserve è diventata una meta turistica rinomata.

Danimarca

Karen ritorna nella sua terra natale, la Danimarca, per ottenere il sostegno finanziario della sua famiglia. Le scene ambientate in Danimarca furono in realtà girate in Norfolk e Surrey, in Inghilterra. Uno dei luoghi più iconici è Castle Rising, uno dei castelli più famosi del XII secolo in Inghilterra. Il mastio in pietra del castello, costruito intorno al 1140, è uno dei migliori esempi ancora esistenti dell’epoca. Il castello e il villaggio circostante compaiono in alcune scene, conferendo al film un tocco di maestosità storica.

Castel Rising

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Castle Rising a Norfolk, UK.

Nairobi School

Karen vive un momento di profonda transizione mentre si prepara a lasciare il Kenya per tornare in Danimarca. Per garantire il benessere dei suoi lavoratori Kikuyu, presenta una richiesta al nuovo governatore affinché possano rimanere uniti e avere un terreno dove lavorare. Contemporaneamente, organizza una commovente vendita dei suoi beni rimanenti, segnando simbolicamente la chiusura di un capitolo della sua vita.

Le scene ambientate al Government House, dove Karen presenta la sua richiesta, furono girate presso la Nairobi School. Il blocco amministrativo di questa storica istituzione scolastica riproduce fedelmente le residenze dei governatori coloniali britannici, rendendolo una location perfetta per questa parte del film.

Fondata nel 1902 dai coloni britannici, la Nairobi School ha una storia ricca e significativa. Nata dopo la costruzione della Uganda Railway, è oggi una delle scuole secondarie più importanti di Nairobi. La scuola è organizzata in otto “houses”, che fungono da dormitori e unità organizzative per eventi sportivi, mensa e assemblee scolastiche. Per visitare questa location storica, è consigliabile contattare preventivamente l’amministrazione della Nairobi School.

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I treni low cost da tenere d’occhio per il prossimo anno

Il modo di viaggiare in Europa sta cambiando velocemente e accanto all’aereo si sviluppa sempre più il trasporto tramite rotaia così da collegare grandi città con agilità. Nel 2026 è tutto già pronto per farci sognare ed è anche possibile prenotare treni low cost con cui programmare le prossime vacanze alla scoperta di città imperdibili.

Tra le opportunità ci sono quelle offerte da GoVolta, una startup olandese che punta a rivoluzionare il mercato europeo con una proposta semplice: viaggiare in treno in modo economico, diretto e senza stress.

Il treni low cost del 2026

GoVolta è una giovane azienda olandese che debutterà ufficialmente nel 2026 con l’obiettivo di rendere i viaggi internazionali in treno più accessibili. Il primo collegamento annunciato è quello tra Amsterdam e Amburgo, passando per Berlino, una tratta molto richiesta ma spesso costosa e poco intuitiva da prenotare.

La notizia più interessante è il prezzo: si parte da soli 10 euro per le prime 100 prenotazioni su ogni treno, arrivando a una media di 30 euro a tratta. Tariffe decisamente competitive. L’espansione mira già verso la Francia con una linea Amsterdam Parigi che verrà inaugurata a dicembre 2026.

Vista sui canali di Amsterdam

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Raggiungere Amsterdam con treni low cost

La tratta strategica, fino ad oggi esclusiva di treni ad alta velocità, proporrà un’alternativa più accessibile. Ci vorrà un po’ più di tempo, poiché i treni GoVolta viaggiano a un massimo di 160 km/h e non a 300 km/h ma conquistano per prezzi decisamente più bassi, collegamenti diretti e posto a sedere incluso nel biglietto.

GoVolta vuole semplificare la prenotazione, offrendo un’esperienza più simile a quella delle compagnie aeree low cost, ma con i vantaggi del treno. Marcia in più la possibilità di prenotare pacchetti “city break” che includono biglietto ferroviario e hotel, rendendo l’organizzazione del viaggio ancora più immediata.

L’offerta lancio dei treni low cost

La compagnia ha lanciato un’offerta imperdibile per chi vuole muoversi con treni low cost il prossimo anno. La promozione dà modo di acquistare un voucher da utilizzare successivamente per una determinata tratta ferroviaria senza fissare in anticipo la data precisa.

Dal 5 gennaio 2026 si potrà prenotare uno di questi voucher con validità fino al 1° dicembre 2026 con partenza ultima entro il 15 dicembre dello stesso anno. In Olanda, sarà possibile salire e scendere dal treno in diverse città, tra cui Amsterdam, Amersfoort, Deventer e Hengelo. Un biglietto di sola andata in classe Economy è proposto a partire da 35 euro, rendendo l’offerta particolarmente competitiva rispetto ad altri operatori.

Il contenuto del voucher è flessibile: si può scegliere un biglietto di sola andata oppure un biglietto di andata e ritorno a un prezzo fisso e vantaggioso. In alternativa, è disponibile una formula che include anche l’hotel, con soggiorno in una struttura a 3 stelle già compreso.

Come prenotare i treni low cost

Per prenotare un viaggio o acquistare un voucher GoVolta si può accedere direttamente al sito ufficiale govolta.nl. si entra nella piattaforma e si prenota in modo semplice: prima si sceglie la tratta, poi la tipologia di biglietto e le date disponibili. Si potrà optare per classe Economy o Comfort e altri servizi accessori come l’aggiunta di ulteriori bagagli oltre ai 2 già inclusi.

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Roma, fra arte e devozione, tutti i presepi da non perdere

La tradizione del presepe, molto sentita in Italia e in tutti i paesi cattolici, è diventata nel tempo un vero e proprio fenomeno di costume: oggi il presepe è uscito dai salotti ed è diventato installazione di arte contemporanea, sfoggio di creatività e fantasia, senza dimenticare il profondo collegamento spirituale con la nascita di Gesù. In tutte le piazze italiane c’è un presepe e tanti grandi artisti si sono cimentati con la natività in 3D che è tipica del periodo festivo: a Roma, città culla della cristianità nel mondo, inutile dire che la tradizione non solo è ampiamente amata e rispettata, ma diventa l’ennesima attrazione turistica che regala ai visitatori un altro scorcio, un altro tassello dell’anima di questa grande città.

Presepi nella storia

Il primo presepe, nel senso moderno del termine, risale a quello  inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti): il Santo aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa ed era rimasto talmente colpito da Betlemme che, tornato in Italia, decise di riprodurlo nei pressi del bosco vicino al paese, in una grotta. Nel corso del XV secolo il presepe raggiunse tutta Italia e nei decenni successivi conquistò un posto anche nelle case nobiliari: la sua esplosione si ebbe poi nel ‘700, quando raggiunse livello espressivi ricercati e sfarzosi, soprattutto nella città di Napoli, che ancora oggi detiene questo primato.

Presepi a Roma da non perdere

Piazza San Pietro

A Roma il presepe assume il suo valore religioso più profondo: non a caso proprio in piazza San Pietro ogni anno viene allestita una mostra che raccoglie i presepi di tutto il mondo. In questo speciale Natale giubilare, molte delle opere presenti sono ispirate al tema della “Speranza che non delude”: saranno esposti 125 presepi, provenienti da vari Paesi europei, come Francia, San Marino, Croazia, Polonia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e del mondo, come Stati Uniti, Costa Rica, Venezuela, Brasile, Mali, Giappone, Filippine, Taiwan, Paraguay. La Mostra resterà aperta dalle ore 16.00 di domenica 8 dicembre 2024, alle ore 19.30 di lunedì 6 gennaio 2025, ad ingresso gratuito.

Il presepe permanente della Basilica di Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore custodisce uno dei presepi più antichi e significativi di Roma. Commissionato da Papa Niccolò V alla fine del XIII secolo e attribuito ad Arnolfo di Cambio, questo presepe è composto da statue scolpite in marmo e figure sacre di grande valore storico e artistico. Oltre alla sua importanza artistica, questo presepe ha anche una forte valenza religiosa: si racconta che nella basilica sia custodita la reliquia della mangiatoia in cui la tradizione vuole che Maria abbia deposto Gesù Bambino.

Ammirare questo presepe significa toccare con mano secoli di devozione e storia della Natività, in un luogo che è anch’esso una testimonianza del ruolo di Roma nel Natale cristiano. Non dimentichiamo poi che la Basilica di Santa Maria Maggiore, in questo 2025, è stata al centro del Mondo: è qui che è stato seppellito Papa Francesco, primo ed unico Papa ad aver voluto situare il suo sonno eterno fuori dalle mura del Vaticano.

SS. Cosma e Damiano, un presepe monumentale accanto al Foro Romano

Accanto al Foro Romano, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, si trova uno dei presepi più spettacolari della città, a due passi da Piazza di Spagna: particolarmente amato per le sue dimensioni e la ricchezza dei dettagli, è un presepe in stile napoletano, caratterizzato da un’ambientazione realistica e popolare, con figure molto dettagliate e grande ricchezza scenografica.

Si tratta di una vera e propria scena animata, con un elevato numero di figure tra pastori, artigiani, venditori e animali, ciascuno curato in ogni dettaglio e immerso in un contesto quasi teatrale.

È una tappa consigliata non solo per gli appassionati di presepi, ma per chi ama l’arte popolare e la tradizione della Natività così come si è evoluta nel Sud Italia e in particolare nella scuola napoletana.

Piazza di Spagna: il presepe ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti

Ogni anno Roma allestisce un grande presepe pubblico a Piazza di Spagna, ai piedi della celebre scalinata di Trinità dei Monti.

Si tratta del tradizionale presepe artistico Pinelliano, allestito dagli anni ’60 ogni anno sulla scalinata di Piazza di Spagna, con statuine in cartapesta che riproducono scene di vita popolare ottocentesca, tipiche delle opere di Bartolomeo Pinelli, ed è un simbolo del Natale romano.

Questo presepe è diventato un simbolo della stagione natalizia nella capitale e riproduce un angolo di strada romana con personaggi in abiti del XIX secolo, integrando elementi urbani e popolari in un’ambientazione che fonde la tradizione religiosa con la storia della città.

L’installazione è spesso accompagnata da luminarie e decorazioni che la trasformano in uno sfondo suggestivo per le passeggiate serali nel cuore di Roma.

Santa Maria in Via: presepe tradizionale e storico

Sempre nel centro città, poco lontano da Piazza di Spagna, la chiesa di Santa Maria in Via ospita ogni anno un presepe molto apprezzato per il suo stile classico e l’atmosfera contemplativa.

Questo presepe ha una lunga tradizione ed è allestito con scene che si alternano secondo il calendario liturgico del Natale: dalla prima ricerca di alloggio ai Re Magi, fino alla scena dell’Epifania. È un presepe rigorosamente “romano” nelle forme e nel linguaggio, che da molto spazio all’ambientazione cittadina e di campagna, e la sua particolarità è anche l’alternanza temporale delle tre scene: la ricerca dell’alloggio dall’8 al 24 dicembre, la Natività dal 25 dicembre al 5 gennaio, l’Epifania dal 6 gennaio al 2 febbraio.

Museo Tipologico Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci”

Per gli appassionati d’arte e di storia del presepe, una visita obbligata è il Museo Tipologico Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci”, situato nei sotterranei della Chiesa dei Santi Quirico e Giuditta nel Rione Monti.

L’installazione occupa circa trecento mq, suddivisi in tre navate e qui si possono ammirare decine di presepi provenienti da tutto il mondo, realizzati con materiali e tecniche diverse: sono esposti presepi, rappresentativi delle migliori firme del settore, in cartapesta leccese, terracotta siciliana, legno, ceramica, vetro, madreperla, pietra, carbone, panno, marzapane, uova, foglie di mais ecc., oltre ad alcune statue napoletane dei secoli XVIII e XIX. Tra i pezzi più antichi, un presepio costruito con piccole conchiglie (Sicilia – Sec. XVII), un S. Bambino in avorio (Sec. XVII), una serie di statue di scuola bolognese (Sec. XVIII).

Il museo non è soltanto un’esposizione di scene della Natività, ma un vero e proprio viaggio attraverso le tante culture che interpretano il presepe secondo le proprie tradizioni e simbologie.

Il presepe dei netturbini: un’installazione originale e urbana

Uno dei presepi più curiosi e antichi da scoprire a Roma è quello realizzato dai netturbini, custodito in Via dei Cavalleggeri.

Questa installazione, curata storicamente da AMA (la società di raccolta rifiuti di Roma), si distingue per l’uso creativo di oltre 2.000 pietre portate da pellegrini di tutto il mondo (inclusa una pietra lunare e un frammento di meteorite proveniente da Marte). Si tratta di una fedele riproduzione in miniatura della Palestina di 2.000 anni fa: visitarlo è come fare un viaggio alla scoperta di un mondo lontano, ci sono 100 casette tutte illuminate costruite in pietra di tufo e lastre di selce (i tipici sanpietrini), 54 strade, 3 fiumi lunghi complessivamente 9,50 metri, 7 ponti e 4 acquedotti realizzati con marmo del colonnato di San Pietro dismesso durante un restauro.

È un esempio di come la tradizione del presepe possa contaminarsi con il contesto urbano e sociale, raccontando la Natività attraverso materiali simbolici e una concezione meno canonica dell’arte presepiale.

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Italian Tourism Awards 2025: i vincitori e le eccellenze del turismo italiano

Il turismo italiano continua a rappresentare un simbolo di creatività, cultura e ospitalità nel mondo. Ogni anno, professionisti, aziende e destinazioni si impegnano per offrire esperienze uniche, che valorizzano le bellezze del nostro Paese e l’ingegno dei suoi operatori. Gli Italian Tourism Awards sono l’evento che celebra proprio queste eccellenze, riconoscendo chi con passione, innovazione e dedizione contribuisce a rendere l’Italia un punto di riferimento internazionale nel settore turistico.

Giunto alla sesta edizione, il premio è ormai un appuntamento imperdibile per chi lavora nel turismo, un momento in cui l’eccellenza viene premiata e messa sotto i riflettori. La serata di gala si è tenuta il 10 dicembre 2025 al The St. Regis Rome e sarà trasmessa il 16 dicembre su Rai 2 con possibilità di streaming anche su RaiPlay.

Cosa sono gli Italian Tourism Awards

Gli Italian Tourism Awards rappresentano il riconoscimento più prestigioso del settore turistico italiano. L’evento premia le aziende, i professionisti e i progetti che hanno saputo distinguersi per professionalità, innovazione e passione, contribuendo a costruire e consolidare l’immagine del turismo italiano nel mondo. Una giuria di esperti del settore seleziona una terna di nomination per ognuna delle 15 categorie in gara, decretando poi il vincitore dell’ambito Microfono d’Oro.

Gli Italian Tourism Awards non sono solo un momento di celebrazione, ma anche un’occasione per guardare al futuro del settore, individuando le tendenze emergenti e le innovazioni che caratterizzeranno il turismo italiano nei prossimi anni.

I vincitori dell’edizione 2025

Questa edizione degli Italian Tourism Awards ha messo in luce un’Italia che continua a eccellere nel turismo. Tra le destinazioni, le Cinque Terre hanno conquistato il pubblico e la giuria per la loro capacità di unire bellezza paesaggistica e sostenibilità. Nel settore Travel Italy, a distinguersi c’è anche Frecciarossa, simbolo di innovazione e servizio impeccabile. Gli eventi italiani più prestigiosi hanno visto trionfare il Piazza di Siena CSIO, mentre nel comparto hotel e resort il Forte Village di Pula e il Glamping & Spa Terme dei Vulci hanno incarnato lusso, comfort e originalità.

Nel mondo della ristorazione e del wellness, a fare la differenza sono stati Twiga, On Location e la Health Clinic Longlife Formula, esempi di eccellenza e cura del cliente, mentre il turismo sostenibile ha premiato Zacchera Hotels. Infine, la destinazione straniera dell’anno per il Best International Tourism Award è Malta.

Nel dettaglio, questi i vincitori dell’edizione 2025 nelle categorie legate a hotel, ristoranti, destinazioni e grandi eventi.

  • Destinazioni italiane: Cinque Terre, Regione Liguria
  • Travel Italy: Frecciarossa
  • Grandi eventi: Piazza di Siena CSIO, Concorso Ippico Internazionale di Roma
  • Hotel: Forte Village, Pula
  • New Hospitality: Glamping & Spa Terme di Vulci, Canino
  • Spa & Wellness: Health Clinic Long Life Formula, Castrocaro Terme
  • Ristoranti & Food: Twiga Milano
  • Turismo sostenibile: Zacchera Hotels, Lago Maggiore
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Scoperto in Egitto il tempio del sole di Nyuserre: il gioiello nascosto riemerge dal deserto

Per chi viaggia alla ricerca di luoghi che sappiano sorprendere oltre le rotte più battute, l’Egitto continua a offrire destinazioni straordinarie. A pochi chilometri dal traffico del Cairo, infatti, grazie a una missione archeologica italiana, un tempio è riemerso dal deserto. Stiamo parlando del tempio del sole dedicato al faraone Nyuserre, sovrano della V dinastia, situato nella necropoli di Abusir.

Non si tratta solo di una grande notizia per gli addetti ai lavori. È una scoperta che parla direttamente ai viaggiatori perché il tempio, rimasto nascosto per oltre quattro millenni, andrà ad arricchire l’esperienza di chi visita l’area del Cairo.

Riemerge dal deserto un antico tempio del sole

Costruiti per onorare Ra, il dio solare supremo, i templi solari erano edifici rari e altamente simbolici in Egitto, riservati a pochi faraoni della V dinastia, intorno al 2400 a.C. A differenza delle piramidi, progettate come dimore eterne per il sovrano defunto, questi complessi erano spazi aperti alla luce, pensati per celebrare il legame diretto tra il faraone e il Sole, fonte di vita e ordine cosmico.

Il tempio di Nyuserre, appena identificato ad Abusir, si inserisce in questo paesaggio rituale con una forza straordinaria. I resti, ossia blocchi di pietra finemente lavorati, frammenti di statue e strutture monumentali, suggeriscono un edificio di grande imponenza. Anche se il tempo e la sabbia ne hanno eroso le forme, l’impianto architettonico racconta una concezione raffinata dello spazio sacro, dove ogni elemento era orientato per dialogare con il percorso del Sole nel cielo.

Abusir, una tappa fuori rotta per andare oltre Giza

Meno celebre di Giza, ma altrettanto affascinante, la necropoli di Abusir ospita le piramidi dei faraoni della V dinastia, insieme a tombe di funzionari, statue e complessi funerari che raccontano un Egitto più silenzioso e meno affollato. La recente scoperta del tempio solare aggiunge un nuovo motivo per includere Abusir in un itinerario di viaggio attorno al Cairo.

Dal punto di vista pratico, la posizione del sito è ideale: abbastanza vicino alla capitale da essere raggiunto in giornata, ma lontano dalle folle che riempiono l’altopiano di Giza. Per chi ama viaggiare con lentezza, quindi, Abusir offre l’opportunità di vivere l’archeologia egiziana in un modo diverso dal solito.

Questo ritrovamento, inoltre, arriva in un momento chiave per il turismo culturale, sempre più orientato verso esperienze autentiche e sostenibili. Il tempio di Nyuserre non è solo un’attrazione in più, ma un invito a esplorare l’Egitto con uno sguardo nuovo, seguendo il filo del Sole che, da millenni, guida uomini, dei e viaggiatori.

Mentre gli scavi continuano e nuovi dettagli emergono dalla sabbia, una cosa è certa: per chi ama viaggiare inseguendo storie e luoghi meno prevedibili, l’Egitto ha appena aggiunto una tappa imperdibile da segnare.

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Harry ti presento Sally e le location che hanno fatto la storia della commedia romantica

Probabilmente siamo tutti d’accordo: Harry ti presento Sally resta una delle commedie romantiche più belle di sempre. La sceneggiatrice Nora Ephron ha letteralmente reinventato il genere raccogliendo l’eredità di autori come Woody Allen e Neil Simon e fondendola con una sensibilità più moderna, più consapevole e capace di raccontare l’intimità e le paure dei sentimenti.

Diretto da Rob Reiner, scomparso il 15 dicembre 2025, il film vede Meg Ryan e Billy Crystal impersonare Sally e Harry, due amici che si interrogano su una domanda apparentemente semplice e in realtà universale: uomini e donne possono davvero essere solo amici, senza che il desiderio sessuale si intrometta? O anche questo interrogarsi è, in fondo, una forma di corteggiamento?

Tra le migliaia di commedie romantiche mai realizzate, Harry ti presento Sally resta una delle più riuscite anche grazie alle location. Il film, infatti, è una dichiarazione d’amore a New York. Qui ripercorriamo tutte le location newyorkesi, dai luoghi più famosi, come l’indimenticabile scena al Katz’s Delicatessen, fino agli spazi che fanno da cornice al finale commovente, per riscoprire Manhattan attraverso uno dei racconti romantici più amati del cinema.

Washington Square Park

Il film si apre all’Università di Chicago, dove Harry e Sally si incontrano per la prima volta prima di partire insieme verso New York. Questa scena iniziale è girata nel vero campus dell’ateneo, nello storico Harper Quadrangle, che fa da sfondo al loro primo, decisivo scambio di battute. Una volta arrivati a New York City, Sally lascia Harry a Washington Square Park: attraverso il celebre arco si intravede lo skyline con le Torri Gemelle. Lo stesso luogo ritorna nel finale del film, quando Harry attraversa il parco correndo verso Sally nella notte di Capodanno, chiudendo simbolicamente il cerchio iniziato anni prima.

L’aeroporto JFK

Cinque anni dopo, Harry e Sally si rincontrano in aeroporto. La scena è introdotta da una veduta d’insieme del terminal United Airlines dell’aeroporto JFK, nel Queens. L’edificio, dalla caratteristica forma a mezzaluna, fu progettato dallo studio Skidmore, Owings & Merrill per quello che allora si chiamava ancora Idlewild Airport, ribattezzato John F. Kennedy International Airport nel 1963. Oggi non ne resta che il ricordo cinematografico: dal 2022, infatti, United Airlines ha cessato tutte le operazioni su JFK, spostando i propri voli al Newark International Airport.

Central Park Boathouse

Trascorrono altri cinque anni e ritroviamo Sally a pranzo con le sue amiche al Central Park Boathouse. A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, la popolarità delle gite in barca sul lago di Central Park rese necessaria la creazione di uno spazio dedicato al noleggio delle imbarcazioni. Il primo boathouse fu progettato negli anni Settanta dell’Ottocento, come elegante struttura in legno finemente decorata, e venne poi sostituito dall’edificio attuale negli anni Cinquanta del Novecento. Dopo una storia travagliata fatta di chiusure e riaperture, il boathouse ha ritrovato nuova vita: all’inizio del 2024 ha infatti riaperto un ristorante, permettendo oggi di pranzare in riva al lago proprio come fa Sally nel film.

Il Central Park Boathouse tra le location di Harry ti presento Sally

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Il Central Park Boathouse, tra i luoghi più amati di New York

Giants Stadium in New Jersey

La volta successiva in cui incontriamo Harry, lo troviamo seduto tra la folla gremita del Giants Stadium mentre confida all’amico l’imminente divorzio. Il contrasto tra la dimensione intima della conversazione e l’energia caotica dello stadio amplifica il momento emotivo della scena. All’epoca, il Giants Stadium era la casa sia dei New York Giants che dei New York Jets. Costruito nel 1976, rimase in funzione fino al 2010, quando venne demolito per lasciare spazio al nuovo MetLife Stadium, che oggi ne ha raccolto l’eredità.

Tempio di Dendur, The Metropolitan Museum of Art

Nel film compaiono alcuni dei luoghi più famosi di Manhattan, come il Tempio di Dendur al Metropolitan Museum of Art. Questo antico tempio egizio fu donato al governo degli Stati Uniti nel 1965 e, nel corso di circa un decennio, venne smontato con estrema cura e trasportato oltreoceano in 661 casse, prima di essere ricostruito all’interno del Met. L’installazione fu infine aperta al pubblico nel 1978, trasformandosi in uno degli spazi museali più suggestivi della città.

Shakespeare & Co.

Harry e Sally si incontrano casualmente anche tra gli scaffali della storica Shakespeare & Co., nell’Upper West Side. Questa sede della libreria, oggi scomparsa, ebbe una vita relativamente breve: aprì nel 1983 e chiuse nel 1996, travolta dalla concorrenza di un vicino Barnes & Noble.

Katz’s Delicatessen

La scena più celebre del film è ambientata al Katz’s Delicatessen, nel Lower East Side. Dopo l’esibizione memorabile di Sally, a pronunciare la battuta diventata iconica è Estelle Reiner, madre del regista Rob Reiner. Ancora oggi è possibile sedersi allo stesso tavolo, segnalato da una targa che recita: “Where Harry Met Sally…Hope You Have What She Had“, trasformando il locale in una tappa obbligata per i fan del film.

Café Luxembourg

Il disastroso doppio appuntamento di Harry e Sally con Jess e Marie si svolge al Café Luxembourg, un ristorante dell’Upper West Side inaugurato nel 1983. All’interno, l’atmosfera è rimasta in gran parte invariata rispetto a quando fu girata la scena: il pavimento a scacchi, le pareti piastrellate di bianco, le panche rosse e le sedie in rattan contribuiscono ancora oggi a ricreare l’elegante e accogliente cornice che vediamo sullo schermo.

Bethesda Terrace

Central Park appare più volte nel film, dove vengono mostrati alcuni dei suoi angoli più belli, uno su tutti Bethesda Terrace. Quest’area, insieme alla fontana al centro, fu arricchita con raffinati ornamenti da Jacob Wrey Mould, un architetto meno noto del parco. Dopo che Calvert Vaux progettò la terrazza, Mould realizzò le intricate decorazioni che adornano sia la terrazza che la base della fontana Angel of the Waters. Come si vede nel film, è anche uno dei luoghi migliori per ammirare i colori autunnali.

Bethesda Terrace tra le location di Harry ti presento Sally

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Bethesda Terrace, uno dei capolavori architettonici e scenografici più famosi di Central Park

The Puck Building, 295 Lafayette Street

Il Puck Building fa da sfondo a due scene cruciali del film: il matrimonio di Jess e Marie e la festa di Capodanno finale. Questo storico edificio fu un tempo la sede di Puck Magazine, rivista satirica del XIX secolo fondata dall’immigrato austriaco Joseph Keppler. La scena del matrimonio fu girata nello Skylight Ballroom al settimo piano, mentre la festa di Capodanno ebbe luogo nel Grand Ballroom. Entrambi gli spazi erano un tempo disponibili per eventi privati, ma oggi hanno funzioni diverse: l’edificio ospita la Robert F. Wagner Graduate School of Public Service della New York University, i Puck Penthouses e un negozio REI.

Park Plaza Hotel, Los Angeles

Tuttavia, potresti aver notato che la porta da cui Harry irrompe per raggiungere Sally alla festa di Capodanno non assomiglia affatto all’ingresso del Puck Building. Questo perché, in realtà, non lo è: si tratta dell’ingresso del Park Plaza Hotel a Los Angeles. Poco prima che Harry entri nella hall, è persino visibile il numero civico dell’edificio, il 607!

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Atrani è il Comune più piccolo d’Italia e ha conquistato The Guardian

Un pittoresco Comune, il più piccolo d’Italia per estensione geografica, ha incantato la stampa estera. Un gioiello sulla Costiera Amalfitana e un orgoglio del Belpaese: si chiama Atrani.

A elogiare questo borgo in provincia di Salerno, in Campania, è stato The Guardian: giunto quasi al termine dell’anno ha deciso di svelare le sue 25 scoperte di viaggio preferite in Europa nel 2025. Tra luoghi emozionanti come le isole incontaminate della Finlandia, una stazione sciistica conveniente in Bulgaria e il perfetto bistrot parigino, spicca anche questa piccola grande meraviglia tutta italiana che anche fuori stagione e a Natale regala un’esperienza di viaggio autentica. Nel cuore della tradizione e tra vicoletti, scalinate e casette incastonate perfettamente sulla scogliera: qui sembra che il tempo non sia mai passato.

Atrani incanta la stampa estera: l’elogio

Scendendo dal Monte Aureo, attraverso un tunnel scavato nella roccia, appare il piccolissimo borgo di Atrani, “con il suo ponte illuminato contro il cielo notturno e le sue case a cascata lungo le scogliere verso il Mar Tirreno”, scrive il The Guardian. È il Comune più piccolo d’Italia (e il più sorprendente): conta solo 0,1206 km² di superficie e ha la più alta densità di popolazione della provincia di Salerno.

Caratterizzato da un labirinto di gradini imbiancati che si snodano tra antichi muri, il suono delle campane di Santa Maria Maddalena, i tetti delle case che emergono lungo la scogliera e, più in basso, il mare che si muove dolcemente bagnando la piccola spiaggia, Atrani incanta non solo la vista ma anche il cuore.

Se si percorre un altro tunnel, più lungo, si può raggiungere la più celebre Amalfi, con il suo porto vivace e luminoso: un passaggio che sembra trasportare nuovamente nell’epoca attuale, dopo esser rimasti sospesi nel passato.

La meravigliosa Atrani affacciata al mare

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La meravigliosa Atrani affacciata al mare

Da non perdere, ad Atrani, è la Chiesa di San Salvatore di Birecto, risalente al 940, con il suo campanile a vela e la porta in bronzo intarsiata in argento, rame e smalto, un dono di Costantinopoli. Una vera testimonianza del passato marinaro di Atrani, quando qui si incoronavano e si seppellivano i dogi di Amalfi.

Da non perdere anche la Chiesa di Santa Maria Maddalena, con la sua cupola di maiolica lucida e la torre campanaria che sono ormai simbolo del borgo. E per gli amanti della storia, la grotta di Masaniello, luogo simbolico dove il leggendario pescatore si nascose prima della sua tragica fine, aggiunge un tocco misterioso alla visita. È il Comune più piccolo d’Italia, sì, ma con una grande storia da raccontare.

La magia di Atrani a Natale 2025

Atrani non è solo una perfetta meta estiva: è magico tutto l’anno, anche nelle stagioni più fredde. A Natale, poi, il borgo si accende e diventa un presepe sul mare. Con il programma “Atrani è Luce”, nel 2025 si trasforma in uno degli scenari più suggestivi della Costiera Amalfitana: luminarie ecosostenibili, vicoli illuminati e piazzette affacciate sull’acqua accompagnano residenti e viaggiatori in un’atmosfera intima e fiabesca, dal cuore delle feste fino all’11 gennaio 2026.

Il calendario natalizio unisce tradizione, cultura e comunità, con eventi simbolo come la storica Calata della Stella, il Presepe Vivente, mostre, concerti e appuntamenti per grandi e piccoli. Tra i momenti più attesi, la grande musica nella Collegiata di Santa Maria Maddalena e le esibizioni che raccontano l’anima autentica del borgo. Un Natale che emoziona, sospeso tra luce, mare e tradizioni senza tempo.

Il borgo di Atrani illuminato a Natale

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Il borgo di Atrani illuminato a Natale