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La scoperta archeologica medievale riscrive la storia di Sassari, il sito archeologico è visitabile per poco

Mentre venivano svolti alcuni scavi presso l’università di Cagliari è successo qualcosa di straordinario: i lavori di ristrutturazione dei palazzi dell’amministrazione centrale hanno portato alla luce un tesoro archeologico. Nel cortile dell’ex Estanco gli archeologi hanno rilevato tracce del passato medievale della città.

Tutto è iniziato durante un intervento edilizio per realizzare nuove strutture tecniche. Ma sotto i nostri piedi si nascondeva ben altro: un sottosuolo pieno di sorprese, con resti e stratificazioni che raccontano secoli di vita sassarese. A guidare queste delicate operazioni ci ha pensato la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, insieme all’Università.

Il progetto, sostenuto da un finanziamento di circa 7,5 milioni di euro, ha messo in luce quanto sia ricca la storia delle città italiane. E per chi vuole vedere tutto con i propri occhi, c’è un’occasione da non perdere: il 24 e 25 giugno l’area di scavo sarà eccezionalmente aperta al pubblico. Due giorni per esplorare da vicino questi ritrovamenti, accompagnati da guide esperte che racconteranno ogni dettaglio. Una vera immersione nel passato, a pochi passi dalle aule universitarie

Le scoperte archeologiche sotto l’università di Sassari

Durante gli scavi nel cuore dell’Università di Sassari è venuto fuori un vero e proprio puzzle del passato: un intreccio di strutture e reperti che raccontano storie dimenticate, risalenti a un periodo compreso tra la fine del Quattrocento e il Seicento. Tra le scoperte più affascinanti ci sono antiche murature medievali, vecchie canalizzazioni, impianti artigianali, discariche, sepolture e persino i resti di quella che potrebbe essere stata una torre.

E proprio questa torre, con i suoi blocchi squadrati e la forma rettangolare, potrebbe essere quella ipotizzata da Enrico Costa in una mappa storica del 1899. Una sorta di leggenda cittadina che, a quanto pare, aveva un fondamento reale.

Ma non finisce qui: tra i ritrovamenti più suggestivi spiccano anche i resti di una cinta muraria medievale, costruita in almeno due fasi differenti. Un dettaglio che rivela molto: la zona era abitata e fortificata ben prima della nascita del Collegio Gesuitico, ovvero il primo nucleo dell’attuale Università. Insomma, Sassari ha ancora tante storie da raccontare.

I depositi funerari rinvenuti offrono anche uno spunto per approfondimenti antropologici e genetici. I resti scheletrici saranno oggetto di studio da parte del Laboratorio di Archeologia Medievale e del Dipartimento di Genetica Medica, con l’obiettivo di ottenere nuove informazioni sulla popolazione sassarese dell’epoca.

L’importanza della scoperta

Oltre al valore scientifico dei reperti, la scoperta riveste un’importanza cruciale per la ricostruzione storica della città. Sassari, spesso identificata per il suo sviluppo in età moderna e contemporanea, si arricchisce ora di nuove prove materiali che ne testimoniano la vitalità urbana e culturale già in epoca medievale.

I ritrovamenti sono l’occasione per rileggere la storicità della Sardegna, le sue origini e altri dettagli. Viene facilmente ricollegata la presenza dei Gesuiti alla fondazione del primo nucleo universitario e si amplia la comprensione della vita quotidiana e dell’organizzazione sociale del capoluogo antico.

Non meno importante è l’impegno dell’Università e della Soprintendenza nel valorizzare il sito e i suoi contenuti. Sebbene i reperti non saranno visibili in maniera permanente per ragioni conservative, saranno protetti e ispezionabili tramite apposite botole.

La tecnologia farà la differenza: con strumenti digitali avanzati quali modelli tridimensionali e video mapping si potrà raccontare al meglio questa scoperta.  Il sito archeologico è occasionalmente aperto al pubblico: nelle giornate del 24 e del 25 giugno tramite visite guidate è possibile vedere da vicino gli importanti ritrovamenti che stanno riscrivendo la storia.

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Dal Sulcis all’Argentiera: Sergio Scavio racconta il suo film che affonda le radici nella Sardegna mineraria

In un luogo spoglio anche solo un elemento scenografico scelto con cura emerge in forma profonda, e la location non diventa uno spazio mimetico semplicemente della realtà“. Sergio Scavio, regista di La Guerra di Cesare – al cinema dal 22 maggio 2025 – ci ha raccontato la sua favola sociale sul tema del lavoro ambientata in una Sardegna mineraria che custodisce tante storie che vale la pena far conoscere anche fuori dall’isola. Fabrizio Ferracane, Alessandro Gazale e Luciano Curreli sono protagonisti di un dramma umano e politico, asciutto e profondo, che esplora il fallimento individuale e collettivo in un’Italia periferica dimenticata. Un’opera prima matura che racconta il vuoto lasciato dalle promesse mancate del progresso, trasformando un atto di vendetta in un percorso umano di riscoperta e redenzione.

In un paese minerario in declino, Cesare e Mauro, ex minatori e amici da sempre, lavorano come guardie giurate in una miniera dismessa. Sperano in un rilancio da parte di un’azienda cinese, ma la trattativa si interrompe bruscamente e i dirigenti abbandonano l’isola. La miniera chiude per sempre. Mauro, disperato, tenta un gesto estremo e muore in un incendio accidentale. La sua morte scuote profondamente Cesare, che si ritrova senza lavoro, con un matrimonio fallito e una vita alla deriva. Decide allora di partire con Francesco, il fratello instabile di Mauro, per raggiungere la sede dell’azienda e vendicare l’amico. Ma in città, tra incontri e nuove esperienze, Cesare inizia a mettere in dubbio le sue certezze e il suo desiderio di vendetta.

Sergio Scavio La guerra di Cesare

Fonte: Ufficio stampa

Sergio Scavio sul set del film “La guerra di Cesare”

Che ruolo ha il territorio in questo film? Mi è sembrato che la storia nasca in un certo senso proprio dal luogo in cui è ambientata. 

Sì, esattamente. Il film nasce da un territorio molto consueto in Sardegna, un ambiente di archeologia che fino a pochi anni fa era un ambiente di lavoro. Noi per ragioni produttive abbiamo girato solo in alcuni luoghi della miniera, ma la Sardegna è puntellata di spazi di estrazione e luoghi di lavoro. Idealmente quello rappresentato è il territorio del Sulcis, a Sud della Sardegna, dove nel periodo del fascismo fu fondata Carbonia. Intorno alla miniera praticamente è nato un paese e c’è un ambiente molto suggestivo.

Tuttavia abbiamo girato anche nei siti estrattivi che sono sulla costa tra Alghero e Stintino, in particolare il borgo dell’Argentiera che ha ospitato le riprese, ma è anche fonte di ispirazione del film stesso. Spostandosi sulla costa si incontra Porto Flavia, Bugerru, che sono posti bellissimi dal punto di vista paesaggistico ma anche luoghi di importanza storica. Basti pensare che il primo sciopero italiano fu proprio a Buggerru fuori dalla miniera di quella zona. Il racconto nasce proprio da questa grande trasformazione dei territori.

Ci sono state delle difficoltà durante le riprese? Come è stato il rapporto con la Sardegna Film Commission?

Il rapporto con la Sardegna Film Commission è stato ottimo, ci hanno supportato per tutte le riprese che però sono state fatte in due miniere diverse, una all’Argentiera che è un posto magnifico che io amo ed è comune di Sassari nonostante sia a 5 km dalla città; è un luogo turistico ma anche molto popolare, ci vanno le famiglie delle borgate lì attorno e si crea questa commistione tra il turista che si gusta una spiaggia magnifica e gli abitanti del territorio. Abbiamo girato sulla spiaggia, nel borgo e la parte più mineraria in una frazione che si chiama Canaglia dove c’è una vecchia miniera in disuso da circa 40 anni. L’Argentiera è più suggestiva perchè ci sono miniere più antiche, anche di inizio secolo.

Argentiera Sardegna

Fonte: iStock

La spiaggia di Argentiera

La spiaggia che si vede quindi anche nella scena finale al tramonto è questa?

Sì all’Argentiera, dove il tramonto sul mare è magico.

Quanto è importante per te ambientare un film in dei luoghi familiari, legati alla tua storia personale?

Decisivo. Fare il primo film giocando in casa mi ha rassicurato molto. Ho scelto personalmente tutti gli ambienti del film e non è una cosa scontata, spesso è un lavoro di squadra. Ho preferito andare in posti che ricordano passaggi di vita, come la città di Sassari dove abbiamo simulato il paese, in particolare in un quartiere che si chiama Monte Rosello dove c’è un’edilizia molto popolare legata all’attività dei ferrovieri perchè è vicino alla ferrovia ed è una realtà molto simile a quella dei borghi minerari. Abbiamo girato lì e per me è significato molto perchè lì è nata la mia famiglia e tornare su quelle vie è stato emozionante.

E quella scena in città dove i due personaggi raggiungono la casa di Cossiga, dove è ambientata?

Sì quella è Piazza d’Italia, la più importante della città di Sassari. Gli esterni sono gli stessi del palazzo in cui abbiamo girato anche gli interni della casa di Cossiga. Un piccolo aneddoto è che la casa in cui sono andato a vivere ospitava una parte della famiglia di Cossiga senza saperlo, quindi l’idea è nata da questa casualità. Cossiga è di Sassari quindi ha vissuto a lungo in città e ha mantenuto tutta la famiglia lì. Piazza d’Italia è un ettaro ed è una delle più grandi d’Italia, apre la città a nuovi spazi passando dal centro storico che invece è caratterizzato da viuzze strette che ricordano molto il centro storico di Napoli o Palermo dove abbiamo girato alcune scene.

Sassari centro

Fonte: iStock

Piazza d’Italia a Sassari

Durante le riprese del film in questi luoghi come è stato l’umore dei locali?

Sono stati contenti perchè Sassari non ha ospitato molti film e quindi c’è sempre quel pizzico di curiosità ed entusiasmo. Poi ho coinvolto anche molti attori non professionisti che hanno fatto parte della mia vita e li ho coinvolti. Il cugino di Cossiga per esempio è interpretato dal professore di storia contemporanea dell’università di Sassari, molto autorevole. C’è molto il racconto della città e in quegli stessi luoghi avevo già girato dei cortometraggi, quindi abbiamo ricostruito i set dentro i circoli del centro storico. Le porte si sono aperte anche perchè il sassarese è un sardo un po’ atipico, è chiacchierone, più vicino a un uomo del sud canonico rispetto al sardo più silenzioso e austero che si conosce normalmente.

Ho letto che in un’intervista hai detto che facendo questo film hai pensato al mondo agropastorale iscritto nel DNA delle persone che abitano quei luoghi. Hai avuto paura di fare un film troppo ancorato al territorio, che facesse poi fatica ad arrivare all’esterno o pensi si tratti di una storia universale?

Questo film un po’ si stacca da quell’immaginario lì perchè racconta uno scenario di una nuova identità produttiva che la Sardegna ha tentato di darsi nel 900, perchè è vero che spesso ci raccontano come una società di pastori, ma la Sardegna nel 900 ha tagliato la relazione con quel mondo che esisteva da Omero e ha tentato sfortunatamente un’identità petrolifera, mineraria. Sono andate tutte male e ora di cosa vivrà? Questa è una domanda ancora aperta e il film racconta lo smarrimento di questo percorso. La mia idea era quella di riattualizzare la crisi che alcuni autori avevano quando stava nascendo il boom economico però si intravedevano i primi segni di crepa.

Hai delle influenze come regista? Autori che ti piacciono particolarmente?

Dico sempre che essere uno spettatore costante e appassionato mi ha portato a fare il mio lavoro. Per casualità di recente sono andato a rivedere al cinema un film di Kaurismaki, L’uomo senza passato e ho ritrovato tantissime cose di La Guerra di Cesare che non ricordavo perché lo avevo visto molti anni fa e questo mi ha fatto rendere conto che c’è una semina nascosta dei film dentro le persone che germogliano in modi inaspettati e misteriosi. Quindi Kaurismaki, Jarmush, Bresson, Buster Keaton, registi della semplicità. In futuro vorrei fare film ancora più semplici.

La Guerra di Cesare

Fonte: Ufficio stampa

Una scena del film La Guerra di Cesare

A proposito della semplicità io ho percepito questa scelta di ambientare il film perlopiù in luoghi desolati, decadenti, per far emergere più i personaggi e le relazioni?

Sì, esatto ma diventa anche simbolo. In un posto spoglio anche solo un elemento scenografico scelto con efficacia emerge in forma profonda e non diventa uno spazio mimetico semplicemente della realtà in cui viviamo. Io non voglio imitare la realtà ma esaltarla e riscriverla e questo puoi farlo solo lavorandoci sopra.

Come è stata l’accoglienza del film al festival di Bari dove è stato presentato in anteprima e cosa ti aspetti dall’uscita in sala?

A Bari è stata una grande emozione perchè per la prima volta vedevo un film in sala con degli estranei ed erano tanti, un teatro di quasi 400 posti pieno. Le sale parlano e vibrano senza dire nulla e l’accoglienza è stata ottima, abbiamo vinto il premio come miglior attore, un’esperienza eccezionale. L’uscita in sala è un’avventura perchè un film così piccolo deve sgomitare tra Mission Impossible e altri grandi titoli, mi auguro che si apra un dialogo con il pubblico, che ci ci possa confrontare. Diverse sale in tutta Italia ci sono e sono molto contento. Sarebbe bello che questi film sostenuti dalle istituzioni non vengano costretti dentro il mercato, ma lotteremo.

 

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L’antico villaggio di Uzteri emerge dagli scavi a Sassari: la scoperta è straordinaria

Una scoperta casuale ma che ha quasi dell’incredibile: mentre sono stati avviati i lavori per la realizzazione del primo polo scolastico montessoriano della Sardegna, un frammento di storia medievale sepolto per anni ha portato alla luce una scoperta che ha lasciato tutti a bocca aperta. In via Artiglieria, gli archeologi hanno fatto emergere i resti murari e diversi reperti che testimoniano un insediamento extraurbano databile tra il XII e il XIV secolo, con ogni probabilità corrispondente all’antico villaggio di Utzeri. Un ritrovamento che offre una preziosa finestra sul passato e che ha imposto una riflessione sulla convivenza tra sviluppo urbano e tutela del patrimonio culturale.

La scoperta archeologica a Sassari

Durante i lavori di scavo per la posa delle nuove fondamenta, una scoperta ha rallentato i lavori. Tra strati di terra sono apparse strutture murarie, frammenti ceramici e persino monete medievali. La portata del ritrovamento ha richiesto l’intervento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, che ha autorizzato l’ampliamento delle indagini con metodologia stratigrafica, consentendo uno studio più approfondito dell’area.

Gli scavi hanno rivelato parte di un’abitazione rurale, completa di selciato esterno e una buca usata per la manutenzione del tetto, colmata con materiali che raccontano la vita quotidiana di un tempo. I reperti coprono un periodo compreso tra il 1200 e il 1350 e attestano legami commerciali tra la Sardegna e varie aree del Mediterraneo: dalla Provenza alla Liguria, dalla Toscana fino a probabili contatti con il Lazio, la Tunisia, l’Egitto e la Siria. Tra i reperti spiccano monete genovesi, databili tra il 1139 e il 1339, che testimoniano la vitalità economica della regione e l’inserimento della Sardegna nelle rotte mercantili mediterranee.

antico villaggio di Uzteri scoperto a Sassari

Fonte: Comune di Sassari

Gli scavi a Sassari rivelano l’antico villaggio di Uzteri

L’ipotesi di Utzeri e il contesto storico

Particolarmente significativa è l’associazione tra i resti e il toponimo “Utzeri“, già evocato dalla vicina Porta Utzeri. Si ipotizza che il villaggio fosse uno dei tanti piccoli nuclei abitativi sorti fuori dal circuito murario sassarese, come Silki, Cleu e Kitarone, abbandonati nel Trecento a causa di mutamenti sociali, attrazione verso il centro urbano fortificato e turbolenze legate all’invasione catalano-aragonese. Non sono mancati nemmeno reperti di epoca romana, seppur residuali, che confermano la continuità insediativa del territorio, ricco e fertile, frequentato sin dall’età repubblicana.

La scoperta ha portato alla temporanea sospensione dei lavori e alla revisione del progetto originario. Senza intaccare le superfici previste per la nuova scuola, è stato elaborato un piano per inglobare l’area dello scavo all’interno del nuovo edificio scolastico. La variante progettuale prevede infatti la creazione di un varco visibile da via Padre Ziranu che permetta di osservare i resti archeologici, trasformando lo spazio in un piccolo laboratorio didattico. In piena coerenza con l’approccio educativo montessoriano, si intende così offrire agli studenti un’esperienza concreta del passato, favorendo l’interazione diretta con la storia locale.

La conclusione dei lavori è ora prevista entro marzo 2026, nel rispetto delle scadenze imposte dal finanziamento europeo. La scoperta di Utzeri non rappresenta solo un vincolo o un ritardo, ma una straordinaria occasione per arricchire il nuovo polo scolastico di un’anima storica, radicata nel territorio e nella memoria collettiva.

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Le città italiane dove i turisti spendono di più, anche quelle che non ti aspetti

L’estate 2024 ha visto un interessante cambio di scena nel panorama turistico italiano, con alcune province meno note che invece si sono fatte notare per l’alto volume di spesa da parte dei turisti stranieri. Accanto alle grandi città come Roma, Venezia, Napoli, Milano, Firenze e Verona, che dominano storicamente le classifiche turistiche, c’è un sorprendente elenco di destinazioni che hanno attirato l’attenzione dei viaggiatori internazionali.

Tra queste figurano Bolzano, Sassari, Salerno e Brescia, provincie che, nel periodo estivo, hanno contribuito con il 13% alla spesa complessiva in Italia tramite Pos fisici. Vediamo le ragioni dietro questi dati sorprendenti quanto soddisfacenti.

Le province che sorprendono

Questo dato emerso durante il Forum Internazionale del Turismo, organizzato alla Fortezza da Basso di Firenze, testimonia come il turismo stia evolvendo e come anche le destinazioni meno convenzionali stiano guadagnando terreno. L’analisi dei consumi, presentata dal direttore scientifico dell’Osservatorio Nazionale del Turismo (ONT), Carlo Brugnoli, ha svelato un trend in crescita, con un incremento significativo della spesa da parte dei turisti internazionali in tutte le aree del Paese.

Ad agosto 2024, la spesa dei viaggiatori stranieri è aumentata rispetto all’anno precedente, con i dati che indicano un +6,1% rispetto al 2019 e un +4,5% nei primi otto mesi del 2024. Questo è un segnale positivo per l’economia turistica, con prospettive di crescita che si preannunciano anche per la fine dell’anno.

La Toscana fuori da Firenze: una destinazione apprezzata

Un’altra conferma arriva dalla Toscana, che continua ad essere una delle regioni più amate dai turisti, non solo grazie al capoluogo Firenze, ma anche grazie alle sue splendide colline e alla costa. La regione ha rappresentato il 5% del totale della spesa turistica in Italia durante l’estate del 2024.

Questo dimostra che la valorizzazione del territorio e la scoperta di aree meno conosciute stanno diventando una tendenza sempre più rilevante per i turisti, desiderosi di scoprire il lato autentico e meno affollato delle destinazioni turistiche italiane. Ad esempio, gli antichi borghi e la zona collinare, come quella di San Gimignano, è una delle mete più amate a livello internazionale.

Il turismo nelle “mete secondarie”

Un fenomeno che sta prendendo piede è quello delle cosiddette “mete secondarie”, località meno conosciute ma di grande valore storico, culturale e paesaggistico, come i borghi e i piccoli comuni. Questi luoghi stanno vedendo un aumento del flusso turistico, contribuendo significativamente all’economia locale.

Si stima che il turismo in queste zone generi ogni anno oltre 5 miliardi di euro del PIL italiano, con un impatto anche a livello fiscale, con oltre 2,3 miliardi di euro di entrate per lo Stato. A livello occupazionale, l’indotto del turismo nei borghi coinvolge circa 90.000 persone.

La spesa dei turisti stranieri: tendenze e comportamenti

I dati presentati hanno anche messo in luce i cambiamenti nei comportamenti di consumo dei turisti, a seconda della loro provenienza. I turisti europei, ad esempio, tendono a spendere principalmente in ristorazione, grande distribuzione organizzata e nei costi di trasporto, mentre quelli provenienti dal Nord America si concentrano maggiormente sulle spese alimentari.

I visitatori del Sud-Est Asiatico e del Medio Oriente, invece, sono particolarmente attenti agli acquisti nel settore del lusso. Questi trend offrono spunti utili per gli operatori turistici che desiderano orientare le proprie offerte in base alle specifiche esigenze dei diversi gruppi di turisti.

Turista asiatica, Italia

Fonte: iStock

Una turista asiatica in vacanza in Italia

Turismo d’affari: un settore in crescita

Non solo il turismo di piacere, ma anche il turismo d’affari sta registrando numeri importanti. Nel 2023, la spesa legata ai viaggi d’affari ha superato i 30 miliardi di euro, con un incremento del 43% rispetto all’anno precedente. Le fiere, che contribuiscono al 4% della spesa turistica nazionale, sono particolarmente significative, attirando ogni anno circa 20 milioni di visitatori, di cui 1,5 milioni provenienti dall’estero.

Ogni euro speso dai partecipanti a eventi fieristici genera, infatti, un effetto moltiplicatore sull’economia locale: ogni euro produce più di 2 euro in ritorni per il territorio.

Un futuro luminoso per il turismo in Italia

Con una crescita della spesa e delle presenze turistiche, l’Italia continua a rafforzarsi come una delle destinazioni preferite dai viaggiatori internazionali. Ma oltre ai grandi centri urbani, c’è una crescente attenzione per le destinazioni meno conosciute, che offrono esperienze autentiche e uniche.

La valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, la diversificazione dell’offerta turistica e l’adattamento alle nuove tendenze di consumo sono le chiavi per il futuro del settore, che si preannuncia sempre più dinamico e in espansione.