Categorie
Bologna Emilia Romagna itinerari culturali Modena Notizie Viaggi

Bologna e Modena conquistano la Tv USA: entrano nelle case di milioni di americani

L’Emilia-Romagna torna sotto i riflettori internazionali e questa volta lo fa entrando direttamente nei salotti americani. Bologna e Modena sono infatti protagoniste di due episodi della popolare serie televisiva Samantha Brown’s Places to Love, in onda sulla rete pubblica statunitense PBS. Una vetrina di peso: si parla di una copertura complessiva di circa 57 milioni di spettatori negli Stati Uniti.

Per le nuove puntate Bologna e Modena entrano in scena come simboli di un territorio che negli ultimi anni ha investito con decisione sull’internazionalizzazione dell’offerta turistica. Le due città saranno al centro di due episodi da 26 minuti ciascuno: Bologna in onda venerdì 13 febbraio, Modena il 20 febbraio, in diversi orari e fusi orari negli Stati Uniti.

Bologna e Modena nello show Samantha Brown’s Places to Love

Il format della trasmissione è noto per il taglio autentico, poco patinato, più orientato all’esperienza che alla cartolina. Non si limita a mostrare monumenti: si raccontano storie, si incontrano persone, si entra nei laboratori degli artigiani, si assaggiano piatti che definiscono un’identità. È proprio questo approccio che rende il programma particolarmente influente sulle scelte di viaggio del pubblico americano.

Gli spettatori di PBS appartengono in larga parte a una fascia culturalmente qualificata, fidelizzata e con una buona capacità di spesa. Si tratta di un pubblico che, quando si ispira a una destinazione, spesso la trasforma in un viaggio reale. Per questo la presenza di Bologna e Modena assume un valore strategico.

Le riprese sono state realizzate grazie a un accordo siglato nel 2025 tra Apt Servizi Emilia-Romagna e la produzione televisiva, in collaborazione con il Territorio Turistico Bologna-Modena, Bologna Welcome e Modenatur. Due puntate dedicate interamente all’Emilia-Romagna, più un episodio speciale di fine stagione che sarà incentrato sull’enogastronomia e includerà ricette delle tappe visitate durante la serie.

Si può immaginare cosa vedranno gli americani: la Food Valley con le sue eccellenze, la Motor Valley che richiama appassionati da tutto il mondo, i portici di Bologna, le piazze eleganti di Modena, i musei, i mercati, le botteghe. Ma anche i paesaggi meno scontati, quelli da esplorare a piedi o in bicicletta. Non una sequenza di immagini perfette, ma un racconto che alterna ritmo e dettagli.

Il mercato statunitense rappresenta già oggi una quota crescente del turismo internazionale in Emilia-Romagna. Negli ultimi anni si è registrato un aumento costante di presenze dagli USA, segno che l’interesse è concreto. Iniziative di questo tipo consolidano una tendenza in atto, rafforzando la percezione del territorio come meta completa: cultura, motori, gastronomia, esperienze autentiche.

Va considerato anche l’impatto digitale. Samantha Brown conta oltre 550 mila follower su Instagram, più di 370 mila su Facebook e una community attiva su YouTube. Ogni contenuto viene rilanciato, commentato, condiviso. La visibilità non si esaurisce con la messa in onda televisiva.

Il centro di Modena

Ufficio Stampa

Alla scoperta di Modena nello show degli USA

Come vedere le puntate

I più curiosi che desiderano vedere queste due puntate potranno farlo anche dall’Italia con un piccolo supporto di una connessione VPN impostata sugli Stati Uniti. Le proposte saranno trasmesse sulla rete pubblica PBS e si potranno seguire in streaming attraverso la piattaforma ufficiale. Gli appuntamenti sono attesi venerdì 13 febbraio per la puntata dedicata a Bologna e il 20 febbraio per quella dedicata a Modena.

Categorie
itinerari culturali Luoghi da film Viaggi

Le location di Cime Tempestose, i luoghi reali del nuovo film con Margot Robbie e Jacob Elordi

Nelle sale cinematografiche italiane dal 12 febbraio 2026, Cime Tempestose è l’elogio ai suggestivi paesaggi collinari in cui visse e scrisse Emily Brontë, dalle cui pagine del 1847 è nato questo capolavoro. Distese verdi sferzate dal vento del nord e natura incontaminata punteggiata da piccoli villaggi dove il tempo è sospeso, proprio come la nebbia che li caratterizza.

Nell’adattamento cinematografico di Emerald Fennell, con l’audace e originale interpretazione di Catherine (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi), viene messa in scena una passione travolgente tra le brughiere della Gran Bretagna, in un’epica narrazione tra desiderio e follia. Oltre ai personaggi e alla loro storia, il vero protagonista è il paesaggio in cui si muovono, che rappresenta perfettamente l’anima selvaggia e tormentata del romanzo di Brontë e oggi meta prediletta di numerosi escursionisti e fan del libro (e ben presto anche dell’ultimo film). Di seguito vi sveliamo le location reali in cui è stata girata l’opera cinematografica ambientata nel North Yorkshire.

Parco nazionale degli Yorkshire Dales

Il fulcro delle riprese di Cime Tempestose si è svolto all’aperto e in particolare nello Yorkshire Dales National Park (Parco nazionale degli Yorkshire Dales): un’immensa distesa di valli, brughiere e panorami suggestivi nel Nord dello Yorkshire, nel Regno Unito. Tra praterie dove il vento è costante e colline brulle, Margot Robbie e Jacob Elordi mettono in scena la stessa malinconia inquieta di Cathy e Heathcliff.

Le brughiere del Nord Yorkshire in Cime Tempestose

Ufficio Stampa

Le brughiere del Nord Yorkshire in Cime Tempestose

A spiccare, in questo territorio, sono le miniere di piombo Old Gang Smelt Mill di Swaledale: si notano nelle prime immagini del film, quando una carrozza viene trainata da cavalli passando in una stretta valle, con le rovine di un edificio e un’alta ciminiera: si tratta dei resti dell’industria mineraria del piombo dello Yorkshire, risalente ai primi anni del XIX secolo. Si tratta di un sito da proteggere: il personale del parco invita chiunque lo visiti a non toccare le rovine o rimuovere alcun oggetto dall’area.

Old Gang Smelt Mill, i resti delle miniere in Cime Tempestose

iStock

Old Gang Smelt Mill, i resti delle miniere usati come location

Vallate e villaggi rurali

Altre scene chiave del film prendono forma tra le vallate rocciose e isolate di Arkengarthdale e Swaledale, attraversate da prati incolti che ricoprono le colline attraversate da sentieri solitari e sferzate dal vento. Verso il villaggio di Langthwaite, in particolare, si trova la strada di campagna Bouldershaw Lane, dove sono state girate alcune sequenze iconiche del film: qui si vede Robbie in abito lungo con un velo da sposa sul capo che cammina verso un grande campo con un bouquet in mano.

Margot Robbie vestita da sposa lungo la Bouldershaw Lane

Ufficio Stampa

Margot Robbie vestita da sposa lungo la Bouldershaw Lane

La valle di Arkengarthdale è invece la più settentrionale e alcune riprese sono avvenute a Langthwaite, uno dei pochi villaggi presenti: qui si trova il Red Lion Inn, un pub tradizionale che è già apparso in diversi film e serie TV. Da qui si accede a una strada sterrata che sale e attraversa Booze Moor fino a raggiungere la brughiera punteggiata da altri resti di antiche miniere.

Altri piccoli villaggi rurali dello Yorkshire sono stati i protagonisti della trasposizione cinematografica del classico racconto gotico del XIX secolo. Tra questi spicca anche Low Row, piccolo borgo dalle casette in pietra che rende perfettamente la vita quotidiana nel countryside inglese.

La casa di Cathy

Non possono mancare anche i luoghi che la celebre scrittrice ha vissuto realmente: da Haworth, con l’antica casa della famiglia, a Thornton, dove sono nate le sorelle Brontë. Qui, la stanza di Cathy utilizzata nel film è completamente rosa… e pochi fortunati potranno anche dormirci (gratis)!

Il letto di Cathy in "Cime tempestose"

Nicolas Blandin

Il letto di Cathy in “Cime tempestose”
Categorie
Curiosità isole Viaggi

Clipperton, l’isola della passione: alla scoperta di uno dei frammenti di corallo più isolati del mondo

A oltre 500 miglia nautiche dalle coste del Pacifico messicano, lontana da arcipelaghi abitati, rotte commerciali stabili e da qualunque idea rassicurante di approdo, Clipperton appare come un errore geografico lasciato lì per sfida. Un atollo dimenticato tra le correnti dell’oceano, con la forma di un cerchio imperfetto di sabbia corallina.

Questo remoto e particolare lembo di terra, territorio francese sotto amministrazione diretta dello Stato, rappresenta un paradosso vivente: è piatto, brullo, piuttosto inospitale, eppure emana un fascino magnetico tipico dei posti che hanno respinto la presenza umana con ferocia.

Il suo soprannome, tra l’altro, tradisce subito le aspettative: è chiamata Isola della Passione, ma qui questo sentimento intenso ha sempre assunto la forma dell’ossessione, del dominio e della follia generata dall’isolamento.

Storia e caratteristiche di Clipperton

La narrazione delle origini di Clipperton procede su binari incerti, tra documenti ufficiali e leggende di pirateria. Il nome rimanda a John Clipperton, corsaro inglese attivo all’inizio del Settecento, che però è più una figura mitizzata che reale. Quel che sappiamo con certezza è che la prima attestazione storica solida risale al 1711, quando due navi francesi, la Princesse e la Découverte, registrarono l’isola e la battezzarono Île de la Passion (Isola delle Passione). Il motivo però non ha niente a che fare con l’amore e il desiderio: è stata chiamata così perché l’avvistamento è avvenuto durante il Venerdì Santo di quell’anno.

Dal punto di vista fisico, Clipperton rappresenta un caso anomalo nel Pacifico orientale. Si tratta dell’unico atollo chiuso, al cui interno riposa da secoli una laguna priva di ricambio idrico, che inevitabilmente ha sviluppato condizioni chimiche estreme. Nei primi metri l’acqua mantiene una relativa dolcezza, ma più in basso compare una barriera invisibile di gas tossici che impedisce qualunque forma di vita complessa. Si narra che Jacques Cousteau tentò un’esplorazione subacquea ma senza successo, poiché fermato da limiti tecnici e rischi evidenti.

Durante il XIX secolo l’interesse internazionale si accese attorno ai depositi di guano, accumulatisi per secoli grazie a colonie sterminate di sule mascherate, fregate e sterne. Il guano è un fertilizzante prezioso per l’agricoltura industriale, e perciò trasformò Clipperton in oggetto di contesa fra Francia, Messico, Stati Uniti e interessi privati britannici. La posizione strategica, a metà strada fra l’America centrale e l’oceano aperto, rafforzò ulteriormente la posta in gioco.

Il capitolo più cupo si consumò tra il 1906 e il 1917, quando una comunità messicana composta da militari, lavoratori, donne e bambini rimase intrappolata qui dopo l’interruzione dei rifornimenti causata dalla Rivoluzione messicana. Malnutrizione, scorbuto, uragani e isolamento ridussero progressivamente la popolazione. Alla fine sopravvisse un solo uomo adulto, Victoriano Álvarez, guardiano del faro, che instaurò un regime di violenza sulle donne rimaste. La sua uccisione segnò la fine di una deriva psicologica estrema, conclusa poco dopo dal salvataggio dei superstiti da parte della nave statunitense Yorktown.

Nel 1931, dopo anni di arbitrati internazionali, Vittorio Emanuele III assegnò formalmente Clipperton alla Francia. Da allora l’isola conobbe soltanto presenze temporanee, tra spedizioni scientifiche, brevi occupazioni militari durante la Seconda Guerra Mondiale e missioni di monitoraggio ambientale.

Si può visitare Clipperton? E cosa si può vedere?

La risposta breve è: tecnicamente sì, ma nella pratica è una delle mete più difficili, ostili e burocraticamente complesse del pianeta. Chi ci vuole arrivare, dunque, non deve pensare a una meta turistica ma piuttosto a una spedizione vera e propria che richiede permessi speciali e una preparazione quasi militare.

L’atollo, infatti, non possiede porti né approdi naturali. La barriera corallina è circondata da una “linea di surf” (onde che si infrangono con violenza ininterrotta) che rende purtroppo possibile il ribaltamento dei gommoni. Non sono rari i casi di visitatori che hanno perso attrezzature costose o riportato ferite a causa del corallo tagliente durante lo sbarco. Una volta a terra c’è anche un altro pericolo con cui dover avere a che fare, ovvero l’isolamento totale: in caso di emergenza medica, i soccorsi impiegherebbero giorni (ammesso che le condizioni meteo permettano un recupero).

Ma non è di certo tutto, perché l’isola è letteralmente invasa da milioni di granchi terrestri (Johngarthia planata). Non sono letali e sono onnivori, ma allo stesso tempo sono anche estremamente curiosi e privi di timore verso l’uomo. Ciò vuol dire che rosicchiano tende, zaini, cavi elettrici e scorte di cibo. A questo si aggiunge un sole tropicale implacabile senza zone d’ombra naturali e una totale assenza di acqua dolce potabile.

Essendo, tra l’altro, un possedimento statale privato della Repubblica Francese (non fa parte della Polinesia Francese amministrativa, ma è gestita direttamente dal Ministero dell’Oltremare a Parigi), l’accesso è regolamentato. Tutto questo si traduce nell’obbligo di richiedere un’autorizzazione formale alle autorità francesi (Alto Commissariato della Repubblica) e, nella maggior parte dei casi, i permessi vengono concessi solo per missioni scientifiche, ambientali o per spedizioni di radioamatori (le famose “DXpedition”). Il turismo “da diporto” è scoraggiato e privo di qualsiasi supporto in loco.

Clipperton, quindi, è pericolosa per chiunque non abbia esperienza di sopravvivenza in ambienti remoti.

Come arrivare e quando tentare l’impresa

Dalle parole che avete potuto leggere, è abbastanza evidente che per arrivare a Clipperton serve una pianificazione complessa. La partenza avviene di solito dal Messico, da porti come Cabo San Lucas o Acapulco e necessita di una traversata che supera spesso i tre giorni di navigazione continua. Oltre ai permessi specifici rilasciati dalle autorità francesi, sono necessarie imbarcazioni autonome per carburante, viveri e sicurezza.

Il periodo più stabile si colloca tra novembre e aprile, quando l’attività ciclonica diminuisce e il mare concede tregue più frequenti. Anche in questi mesi, però, le condizioni restano imprevedibili. Ricordiamo, inoltre, che Clipperton accetta visite soltanto da chi possiede esperienza reale di navigazione oceanica o partecipa a spedizioni scientifiche autorizzate.

Questo lembo di terra non promette conforto, intrattenimento o redenzione. Concede invece una lezione brutale sul rapporto tra isolamento, potere e fragilità mentale. Clipperton resta lì, immobile e ostinata, a ricordare che certi luoghi tollerano l’uomo solo per brevi passaggi, prima di reclamare di nuovo il silenzio.

Categorie
itinerari culturali Posti incredibili Viaggi vulcani

Discesa nell’abisso tra carrozze dimenticate e rifugi bellici: alla scoperta della Galleria Borbonica

Meravigliosa è Piazza del Plebiscito ed emozionante è il profilo del Vesuvio, ma Napoli ha moltissime altre carte in più, alcune delle quali si trovano sotto le sue fondamenta. Il capoluogo della Campania, infatti, possiede una seconda pelle che pulsa più in basso dell’asfalto, lontana dal traffico e dalla luce salmastra del golfo. La Galleria Borbonica appartiene a questa dimensione profonda, scavata a forza di braccia, intuito tecnico e paura politica.

Parliamo di un sistema sotterraneo nato per difendere un re e diventato rifugio popolare, deposito di macerie e archivio materiale di mezzo millennio. Monte Echia, la collina di Pizzofalcone, custodisce un corpo architettonico che attraversa secoli diversi senza mai perdere coerenza. Il tufo giallo racconta la fatica dei cavatori rinascimentali, l’ambizione borbonica, l’ingegno idraulico dell’epoca e la sopravvivenza durante i bombardamenti.

Breve storia della Galleria Borbonica

Era il 19 febbraio del 1853 quando Ferdinando II di Borbone autorizzò la realizzazione di un viadotto sotterraneo pensato per collegare il Palazzo Reale con l’area delle caserme di via Pace. Un incarico importante e che venne affidato all’architetto Errico Alvino, già protagonista di grandi trasformazioni urbane cittadine. L’obiettivo di questa nuova opera non era di certo estetico ma, anzi, riguardava la sicurezza della monarchia dopo i moti del 1848. Il sottosuolo, quindi, doveva garantire un passaggio rapido per le truppe e una via di fuga protetta per la famiglia reale.

Il progetto prevedeva una sezione trapezoidale imponente, idealmente larga e alta 12 metri, con due gallerie affiancate destinate ai sensi di marcia opposti. Un parapetto centrale avrebbe sostenuto lampioni a gas, mentre marciapiedi laterali avrebbero consentito il transito pedonale. Gli scavi partirono nell’aprile dello stesso anno dall’area attuale di via Domenico Morelli, sfruttando un antico piazzale di cava.

Le cose però non sempre vanno lisce e, durante l’avanzamento, emersero problemi complessi: il tracciato incrociò rami attivi dell’acquedotto seicentesco della Bolla, la cui acqua serviva ancora gli edifici soprastanti. Gli ingegneri però non si scoraggiarono, riuscendo a realizzare soluzioni ardite. E lo fecero abbassando le quote idrauliche e costruendo ponti monumentali all’interno delle cisterne. Archi, piedritti a scarpa e murature di contrasto stabilizzarono le pareti irregolari nate dall’incontro con cavità più antiche. In totale il traforo raggiunse 431 metri, ma rimase incompiuto il collegamento diretto con il Palazzo Reale.

Il 25 maggio 1855 Ferdinando II percorse la galleria illuminata a festa, con un’apertura pubblica che durò ben tre giorni. Il progetto, poi, si fermò poco dopo per difficoltà economiche e mutamenti politici legati all’Unità d’Italia.

Tra il 1939 e il 1945 questi spazi accolsero migliaia di civili a causa dei bombardamenti. Scale, impianti elettrici, latrine e pareti imbiancate trasformarono il tunnel in un rifugio antiaereo. Nel dopoguerra la galleria divenne invece deposito giudiziale comunale, con auto, moto, statue e materiali provenienti da crolli e sequestri.

Tutto ciò fino al 2007, anno in cui il geologo Gianluca Minin riportò alla luce passaggi murati e cavità dimenticate e da lì iniziò un recupero sistematico che, fortunatamente, ha restituito questo luogo alla città.

Come funziona la visita e cosa vedere

La discesa alle meraviglie della Galleria Borbonica avviene tramite ingressi posizionati strategicamente che conducono il visitatore a perdere gradualmente il senso dell’orientamento geografico superficiale. A disposizione degli ospiti ci sono diversi itinerari guidati, ciascuno con un carattere preciso. Casco e torcia sono obbligatori in alcuni tratti, anche perché il percorso alterna grandi volumi e passaggi più raccolti.

I ponti monumentali

Pur stando nelle viscere di Napoli, pare davvero di essere in un’altra città (sì, un po’ buia): ci sono ponti monumentali che in specifici angoli attraversano le antiche riserve idriche, grazie a cui passare sopra le vasche che mantengono la loro funzionalità storica.

Il cimitero dei veicoli d’epoca

Uno dei colpi d’occhio più incredibili riguarda l’accumulo di automobili e motociclette risalenti agli anni ’40 e ’50 (alcune anche dei ’60 e ’70) con carcasse arrugginite di Fiat 1400, vecchie Vespa e furgoni d’epoca che giacciono avvolti dalla polvere e dalle incrostazioni calcaree.

Le lamiere sembrano sculture surrealiste che emergono dal buio, evocando un’Italia che cercava di ripartire mentre i propri resti meccanici affondavano nel sottosuolo.

Cimitero dei veicoli d'epoca, Napoli

Getty Images

Il cimitero dei veicoli d’epoca nella Galleria Borbonica

L’acquedotto della Bolla

Cunicoli, cisterne e ponti narrano l’ingegneria idraulica seicentesca, con croci incise nella malta idraulica a testimonianza della devozione dei pozzari. Le strutture borboniche si inseriscono in questo sistema antico senza interromperne la funzione.

I ricoveri della Seconda Guerra Mondiale

La città Partenopea subì bombardamenti pesantissimi e la Galleria Borbonica mutò pelle diventando un vero e proprio ricovero cittadino. Migliaia di persone trascorsero notti intere in queste cavità, cercando protezione dalle esplosioni. Di questo periodo restano ancora visibili i piccoli lettini in ferro, i resti di giocattoli e scritte sui muri che invocano la pace o semplicemente segnano il passare dei giorni.

Osservando con attenzione si scorgono ancora i vecchi isolatori elettrici in ceramica e i condotti di ventilazione forzata, necessari per permettere la respirazione a una folla così numerosa stipata in spazi chiusi.

I percorsi speleo e avventura

Alcuni itinerari conducono nei cunicoli più stretti dell’acquedotto, ma in questi casi l’esperienza richiede agilità e attenzione. Una parte include un tratto su zattera lungo una galleria allagata, nata da un progetto tranviario mai realizzato. Il contatto diretto con l’acqua e la roccia amplifica le particolari sensazioni che trasmette questo incredibile luogo sotterraneo.

Come arrivare alla Galleria Borbonica

Il sito dispone di più varchi d’accesso, una condizione che facilita l’inserimento della visita all’interno di un itinerario cittadino. Il principale è quello che si trova in via Domenico Morelli, situato all’interno di un parcheggio moderno che funge da portale verso il passato. Questa entrata risulta ideale per chi desidera esplorare il percorso “Standard”, il più agevole e ricco di reperti bellici.

Una valida alternativa risiede nell’accesso dal Vico del Grottone, posizionato a pochi passi dalla monumentale Piazza del Plebiscito. Tale varco conduce quasi direttamente nelle cisterne seicentesche, offrendo un impatto immediato con la Napoli più remota.

La zona è ampiamente servita dai mezzi pubblici, con la fermata della metropolitana Linea 1 “Municipio” a più o meno 15 minuti di distanza a piedi. Numerose linee di autobus urbani fermano inoltre nei pressi di Piazza Vittoria: la galleria è perciò facilmente raggiungibile anche per chi proviene dai quartieri più distanti di Napoli o dal lungomare Caracciolo.

Categorie
carnevale eventi itinerari culturali mare Notizie Viaggi

Carnevale Storico Sangavinese, la quarantesima edizione è imperdibile

San Gavino Monreale si prepara a sei giorni che, da queste parti, non sono mai stati soltanto una festa. Dal 12 al 17 febbraio 2026 torna il Carnevale Storico Sangavinese e quest’anno non è un’edizione qualunque: 40 tondi. L’edizione 2026 è promossa dal Comune con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e l’organizzazione dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo. L’amministrazione ha annunciato uno sforzo economico maggiore rispetto allo scorso anno.

Date 2026

I festeggiamenti del 2026 parte giovedì 12 febbraio e si chiude martedì 17. Sei giorni pieni, con appuntamenti distribuiti tra mattina e pomeriggio, e il momento clou fissato per domenica 15 febbraio.

Eventi del Carnevale Storico Sangavinese

La quarantesima edizione del Carnevale Storico Sangavinese riserva tantissime sorprese e gli eventi attesi per i festeggiamenti dal 12 al 17 febbraio 2026 sono tanti.

Il debutto giovedì 12 febbraio

Il debutto, come da tradizione, è affidato ai bambini. Giovedì mattina le scuole sfileranno per le vie del paese guidate dall’Associazione Culturale La Maschera. In testa, Su Baballotti, la maschera simbolo del Carnevale sangavinese. Colori, coriandoli, piccoli costumi cuciti in casa. Alla fine della sfilata la Pro Loco offrirà i fritti tradizionali e una merenda collettiva. Un rito che si ripete, ogni anno, e che segna l’inizio ufficiale.

Nel pomeriggio dello stesso giorno torna anche il Carnevale Diocesano. Un appuntamento sentito, che tiene insieme la dimensione religiosa e quella popolare, senza troppe etichette. Partecipazione ampia, famiglie, gruppi parrocchiali.

La tradizione del Carnevale Storico Sangavinese

Ufficio Stampa

Un carro del Carnevale Storico Sangavinese

La Grande Sfilata del 15 febbraio

La giornata più attesa resta domenica 15 febbraio. La Grande Sfilata regionale porterà a San Gavino oltre venti carri allegorici, affiancati da gruppi a piedi e maschere singole in arrivo da diversi centri della Sardegna. Numeri importanti, in linea con le ultime edizioni che hanno fatto registrare fino a 26 carri e circa 6 mila figuranti.

La novità di quest’anno riguarda il percorso. Gli organizzatori hanno scelto un circuito interamente interno al centro abitato. Si torna nel cuore del paese. La partenza è fissata in piazza Cesare Battisti, zona vecchia stazione. Poi via Roma, viale Rinascita, via Dante e ancora via Roma, fino al gran finale in piazza Montevecchio.

Un tracciato che attraversa i punti più vissuti di San Gavino. Piazza Resistenza sarà il fulcro, con la giuria posizionata lì: i carri passeranno due volte, offrendo al pubblico la possibilità di osservare meglio coreografie e movimenti meccanici. Per chi lavora mesi sui dettagli, è un’occasione in più per farsi notare.

La sera, quando le ultime maschere avranno lasciato il circuito, la festa si sposterà sul palco coperto allestito nel parcheggio di piazza Montevecchio. In consolle Sandro Murru, nome conosciuto della scena musicale sarda. Durante la serata verranno assegnati i premi ufficiali: miglior carro allegorico, miglior maschera singola, il riconoscimento è dedicato alla memoria di Kikki Pilloni, e il premio per i migliori movimenti, istituito lo scorso anno in ricordo di Enrico Garau, maestro della meccanica applicata ai carri.

Il Carnevale delle famiglie il 17 febbraio

Il sipario calerà martedì 17 febbraio con il Carnevale delle famiglie. Pentolaccia, animazione e il tradizionale rogo de Su Baballotti, momento simbolico che chiude la festa e segna il passaggio verso la Quaresima. Un rito collettivo che richiama residenti e visitatori in piazza per l’ultimo saluto.

I carri del Carnevale Storico Sangavinese

Ufficio Stampa

La Grande Sfilata del Carnevale Storico Sangavinese

Come raggiungere il Carnevale Storico Sangavinese

San Gavino Monreale è un piccolo paese del Sud Sardegna; sorge all’interno della Piana del Campidano. Per raggiungerlo il modo migliore è utilizzare l’auto: dista circa 50 minuti a nord di Cagliari percorrendo la SS131. Da Sassari o Olbia si viaggia sulla stessa strada in direzione sud seguendo le indicazioni per Sanluri o Sardara. Esistono anche bus locali ma hanno un numero di corse ridotte e garantiscono una minore flessibilità.

Categorie
lusso Viaggi Viaggi in treno

Il viaggio in treno esclusivo a bordo della carrozza da Sogno di una notte di mezza estate

C’è chi sogna l’aurora boreale, chi il cammino Inca fino a Machu Picchu. E poi c’è quel desiderio un po’ cinematografico di salire su un treno d’epoca. Un’immagine che per molti resta confinata nella lista dei “prima o poi”.

Adesso però Belmond, gigante dell’ospitalità di lusso e custode di icone come il Venice Simplon-Orient-Express, prova a spingersi oltre. Non un semplice restyling, ma un’operazione dal sapore quasi teatrale. Per farlo ha chiamato Baz Luhrmann, regista australiano noto per il suo stile visionario, e Catherine Martin, sua compagna e premio Oscar per costumi e scenografie. L’idea: trasformare una carrozza in qualcosa di irripetibile.

Il risultato si chiama Celia. È una carrozza privata che debutterà la prossima estate a bordo del British Pullman. Più che un vagone, una sorta di set viaggiante, dove il gusto per il dettaglio incontra la nostalgia e un’estetica dichiaratamente spettacolare. Belmond, insomma, alza l’asticella. E lo fa puntando sull’immaginario, prima ancora che sul viaggio.

La carrozza Celia di Belmond

Non aspettatevi una semplice carrozza ristorante riammodernata. Celia è un mondo a sé, capace di ospitare fino a 12 persone in uno spazio che comprende bar, lounge, zona pranzo e persino una piccola cucina. Il tutto all’interno di un autentico Pullman del 1932, restaurato e trasformato in qualcosa che definire spettacolare sarebbe riduttivo.

Il nuovo progetto della carrozza Celia di Belmond

Ufficio Stampa Belmond

Le ispirazioni shakespeariane della carrozza Celia di Belmond

Ma chi è Celia, esattamente? È una musa completamente inventata da Luhrmann: nella sua immaginazione, una diva del West End londinese degli anni Trenta che ricevette in dono questa carrozza dopo aver interpretato Titania, la regina delle fate nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Una trovata narrativa, certo, ma che permea ogni centimetro degli interni.

Il richiamo al capolavoro shakespeariano è ovunque. Motivi floreali ispirati alla campagna britannica decorano i pannelli in legno di quercia lavorati con la tecnica del marquetry. Velluti spessi in verde, rosso, giallo e viola rivestono gli arredi. Pesanti tende teatrali dividono gli spazi, creando quella sensazione di varcare soglie verso mondi sempre nuovi. Nel bagno, poi, un soffitto dipinto a mano con mosaici e motivi mistici completa l’atmosfera da sogno.

Catherine Martin, dal canto suo, ha selezionato personalmente ogni fornitore e artigiano. I nomi sono quelli dell’eccellenza britannica. Un lavoro certosino, durato mesi, per ricreare un’atmosfera che unisce nostalgia e opulenza senza risultare pacchiana.

Le tratte

La carrozza partirà dalla Victoria Station di Londra e sarà disponibile su tutte le tratte del British Pullman: escursioni giornaliere verso Bath, Oxford, Blenheim Palace e altre destinazioni nel Regno Unito.

Chi la prenota avrà steward dedicati e la possibilità di personalizzare menu e intrattenimento. Si può richiedere uno chef privato ma c’è anche l’opportunità di trasformare lo spazio in un piccolo teatro o in una pista da ballo: tutto è possibile.

carrozza Celia di Belmond: le illustrazioni di ispirazione

Ufficio Stampa Belmond

Una delle illustrazioni di ispirazione

Il prezzo

Quanto costa tutto questo? Si parte da circa 17.250 euro per l’uso esclusivo della carrozza. Non proprio alla portata di tutti, ma d’altronde nessuno ha mai detto che i sogni vengano a buon mercato.

Per chi ama questo genere di esperienze, vale la pena ricordare che il British Pullman ospita già la carrozza Cygnus, disegnata nel 2021 da Wes Anderson con il suo inconfondibile stile simmetrico e i dettagli ispirati ai cigni. Due visioni cinematografiche completamente diverse, ma accomunate dalla stessa filosofia: il viaggio come spettacolo, il treno come set di un film in cui siete voi i protagonisti.

I disegni che hanno ispirato la carrozza Celia di Belmond

Ufficio Stampa Belmond

I disegni che hanno ispirato il progetto
Categorie
itinerari culturali Location di film e serie TV Luoghi da film Viaggi Viaggi Romantici

Dawson’s Creek, le location reali (e iconiche) della serie Tv che ci ha fatto sognare

C’è chi, tra il ’98 e i primi anni 2000, ha amato follemente Dawson’s Creek… e chi mente: è il teen drama americano che ha segnato un’epoca, un racconto profondo dei tormenti, dei pensieri e delle speranze di un’adolescenza che non era ancora schiava di internet, smartphone e social media. Quando per parlare con la “cotta” del momento ci si recava a casa sua o ci si incontrava nei luoghi dove soprattutto d’estate si usciva tutti i giorni.

Dawson Leery (interpretato dal compianto James Van Der Beek), Joey Potter (Katie Holmes), Pacey Witter (Joshua Jackson) e Jen Lindley (Michelle Williams) sono i quattro protagonisti principali: con le loro storie personali, d’amore e d’amicizia ci hanno accompagnato lungo le 6 intense stagioni di Dawson’s Creek, creata da Kevin Williamson (non preoccupatevi, chi ha nostalgia può rivedersi tutte le stagioni su Mediaset Infinity). Ma oltre ai personaggi, a rendere unica la serie sono state le sue location: luoghi reali, riconoscibili, che si sono trasformati nell’ideale Capeside e che restano iconiche mete raggiunte ancora oggi da tantissimi fan.

La casa di Dawson e il celebre molo

6424 Head Road, Wilmington, NC 28409: può sembrare un semplice indirizzo come tanti altri, ma qui sorge una casa speciale, divenuta simbolo indiscusso della serie Tv Dawson’s Creek.

Dawson's Creek

Getty Images

Dawson’s Creek, i luoghi reali della celebre serie Tv

Si tratta della villa in cui viveva la famiglia di Dawson, affacciata sull’acqua con il suo inconfondibile portico bianco, la finestra della camera da letto dalla quale Joey entrava di nascosto, e il celebre pontile che si allunga verso l’acqua e dove Dawson e Joey passavano ore a chiacchierare.

Si trova a Wilmington, città portuale della Carolina del Nord (nella contea di New Hanover), famosa per il suo distretto storico e il fiume Cape Fear e trasformata per l’occasione in una Capeside immaginaria. Molte scene interne sono state girate in studio, ma la sua scalinata, gli esterni e le atmosfere in cui è immersa sono sempre stati reali.

Nel momento in cui si scrive, la villa è in vendita. La cifra? Ben 3 milioni e 250mila dollari.

Hell’s Kitchen

Hell’s Kitchen, il bar in cui lavoravano Joey ed Eddie, era un set temporaneo usato nella sesta stagione, dopodiché è stato acquistato da un imprenditore della zona e riconvertito in un vero bar aperto al pubblico. È stato utilizzato come location di altre produzioni cinematografiche, come One Tree Hill e L’estate nei tuoi occhi. Si trova al 118 Princess Street di Wilmington.

Le case di Joey e Jack

Non distante dalla casa di Dawson, sorgeva la casa di Joey, sempre a Hewletts Creek: in realtà, l’edificio originale non esiste più poiché è stato demolito, ma il pontile e l’area circostante restano una meta per i fan.

La casa di Jack, invece, si trova al 207 S 3rd Street, sempre a Wilmington, a pochi passi dal lungomare. Un quartiere tranquillo e residenziale dove camminando ci si può immaginare di trovarsi nella Capeside della celebre serie. È facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dal centro città, grazie alle linee di autobus 201 e 210, che fermano proprio nelle immediate vicinanze.

Capeside High School

In molte scene i giovani protagonisti sono a scuola, nella fittizia Capeside High School: in realtà, si tratta del campus della University of North Carolina at Wilmington (UNCW), nella parte nord della città. Tutt’oggi è visitabile, anche se più distante dalle altre location della serie: si può raggiungere comodamente con gli autobus 103 o 107, oppure in auto.

University of North Carolina di Wilmington

iStock

L’University of North Carolina di Wilmington

La pescheria dei Dawson

Michaels on the Waterfront è il locale in cui si trova la pescheria di proprietà della famiglia Dawson, che appare in molte riprese della serie Tv. Si trova al numero 5 di South Water Street.

Il muro di Joey

La dichiarazione d’amore più struggente di Dawson’s Creek è stata quella di Pacey: ha affittato un muro per Joey e su cui ha dipinto la scritta “Ask me to stay” (“Chiedimi di restare”). Quel muro esiste ancora, pur essendo parzialmente coperto da un locale che si è insediato proprio di fronte. Dove si trova? Sul lato sud del City Limits Saloon, al 28 di South Front Street, di fronte al Reel Cafe (e più precisamente all’angolo tra Dock e Front Street).

Le altre location a Wilmington

Sono tantissimi gli scorci di Wilmington che appaiono nelle 6 stagioni di Dawson’s Creek: dal Riverwalk al Market Street fino a Front Street, ovvero il cuore urbano in cui si svolgono molte sequenze quotidiane.

Tra i luoghi reali più suggestivi spiccano anche gli Airlie Gardens di Wilmington. Tra laghetti, ponticelli, alberi secolari e fioriture, i personaggi si muovevano in questo giardino durante numerose scene romantiche. Si trova al 300 di Airlie Road, a circa 15 minuti dal centro di Wilmington.

Un altro luogo simbolo della serie è il tratto di costa particolarmente scenografico del Fort Fisher State Recreation Area, che fa da sfondo alle lunghe passeggiate sulla spiaggia e ai momenti di riflessione dei protagonisti.

Wrightsville Beach

Altro sfondo popolarissimo nella serie è la costa di Wrightsville Beach, lungo il lato meridionale noto come Banks Channel. Qui diversi spot appaiono nelle scene, come il Bluewater Grill, lungo l’Intracoastal Waterway, dove Joey ha cantato nel talent show Miss Windjammer, oppure il Dockside Restaurant al 1308 di Airlie Road, utilizzato per le riprese del ristorante “The Icehouse” di Pacey quando la telecamera era rivolta verso l’acqua.

Wrightsville Beach, tra le location di Dawson's Creek

iStock

La costa di Wrightsville Beach, in Carolina del Nord
Categorie
Notizie Viaggi Viaggi Romantici

Le proposte di matrimonio più Instagrammabili, l’Italia conquista la Top 10

Instagram è diventato il termometro delle mete più amate per vivere momenti romantici, e una proposta di matrimonio non fa eccezione.

Analizzando oltre 600.000 hashtag come #engagement, #engaged, #proposal e #propose, SpaDreams – tour operator del settore viaggi benessere – ha stilato la classifica dei luoghi europei più popolari su Instagram per dire “Vuoi sposarmi?”. Dai panorami naturali ai monumenti iconici, questa classifica mostra i posti più fotografati e amati dalle coppie.

Top 10: i luoghi più popolari in Europa

Tra le mete più amate, ben quattro sono italiane nella Top 10, confermando il fascino del nostro Paese anche per le proposte di matrimonio. Dai laghi alpini alle spiagge da sogno, le location italiane competono con le icone internazionali come la Torre Eiffel o Santorini, offrendo scenari perfetti per momenti indimenticabili e romantici anche in vista di San Valentino.

Proposte di matrimonio su Instagram, i luoghi in Italia

iStock

Varenna sul Lago di Como
  1. Torre Eiffel, Francia – Oltre 85.000 post immortalano il simbolo più famoso dell’amore in Europa come sfondo di una proposta di matrimonio. La magia di Parigi rende sicuramente indimenticabile il grande momento.
  2. Santorini, Grecia – Villaggi bianchi con cupole blu e tramonti indescrivibili fanno da sfondo ha 81.720 foto. Che sia Oia o Fira o uno dei luoghi meno gettonati come Pyrgos, Santorini è ideale per condividere una grande emozione.
  3. Lago di Como, Italia – Il lago più famoso d’Italia per le proposte di matrimonio conquista anche il podio europeo con 63.760 post, soprattutto a Bellagio, tra ville eleganti e tramonti romantici.
  4. Dolomiti, Italia – Montagne e laghi alpini creano contesti intimi e spettacolari per la giusta vibrazione che serve in quel gran momento, con scenari come il Lago di Braies, quello di Sorapis e Carezza e Alpe di Siusi. Con 27.128 foto le Dolomiti conquistano il quarto posto della Top 10.
  5. Big Ben, Londra– Monumento simbolo della capitale inglese al quinto posto con 20.509 foto di proposte di fidanzamento.
  6. Tower Bridge, Londra – Iconico ponte sul Tamigi scelto da molte coppie per la fatidica domanda “Mi vuoi sposare?” si trova subito dopo il Big Ben.
  7. Fontana di Trevi, Italia – 16.404 post immortalano l’amore a Roma con l’atmosfera barocca e romantica della fontana più famosa del mondo.
  8. London Eye, Londra – Esperienza romantica e sicuramente intima descritta da 15.527 post Instagram. Sospesi sulla ruota panoramica più famosa della città per pronunciare il tanto atteso “Si”.
  9. Reggia di Versailles, Francia – Al nono posto grazie a 13.042 foto di fidanzamento pubblicate sul social. Versailles è la meta che viene scelta da chi vuole ritrovarsi in una fiaba.
  10. Sardegna, Italia – Spiagge paradisiache e tramonti sul mare hanno fatto da sfondo a oltre 11.500 post con tema “fidanzamento”.  Tantissimi gli scenari a disposizione per giurarsi amore eterno.
I luoghi italiani nella Top 10 per le proposte di matrimonio

iStock

Fontana di Trevi a Roma

Luoghi più popolari in Italia nella top 50

L’Italia conferma la sua popolarità anche nella Top 50 europea, con location che spaziano dai laghi alpini ai monumenti storici, fino alle spiagge incontaminate, è il Paese più rappresentato. Questi luoghi non solo offrono scenografie perfette per le fotografie, ma trasmettono un fascino unico capace di rendere ogni proposta indimenticabile.

Tra le mete più frequentate per le proposte romantiche, oltre a quelle già citate sopra, troviamo:

  • Lago di Garda
  • Pantheon, Roma
  • Duomo di Milano
  • Scalinata di Trinità dei Monti, Roma,
  • Colosseo, Roma
  • Piazza San Marco, Venezia
  • Piazza Navona, Roma
  • Fiordo di Furore, Costiera Amalfitana
  • Castel Sant’Angelo, Roma
  • Arena di Verona
  • Circo Massimo, Roma

Queste destinazioni confermano che l’Italia non è solo un Paese di bellezze artistiche e naturali, ma anche la cornice ideale per celebrare l’amore in maniera unica e Instagrammabile.

La Top 50 europea dei luoghi più condivisi su Instagram per pronunciare "Si"

iStock

Fiordo e ponte di Furore, Costiera Amalfitana
Categorie
Città d'Arte itinerari culturali Notizie Viaggi

Le 10 Luminous Destinations 2026: l’Italia che illumina il futuro del turismo

C’è un’Italia che sceglie di brillare senza abbagliare. Un’Italia fatta di borghi, città d’arte, paesaggi alpini e centri urbani stratificati che hanno deciso di crescere senza consumarsi in un semplice scatto. Le 10 Luminous Destinations 2026 rappresentano proprio questa visione: destinazioni che interpretano un modello di turismo più equilibrato, sostenibile e capace di creare valore nel tempo.

Il progetto Luminous Destinations di Visit Italy nasce con l’obiettivo di accendere i riflettori su quei territori che sanno coniugare identità, accoglienza e qualità della vita. Non si tratta di mete “alternative” per moda, ma di luoghi che stanno guidando un cambiamento concreto nel modo di intendere il viaggio in Italia. Qui il turismo non è invasione, ma relazione con i territori, non è consumo rapido, ma esperienza consapevole.

Le 10 Luminous Destinations 2026

Le destinazioni selezionate per il 2026 da Visit Italy raccontano un’Italia diffusa e sorprendente, capace di unire patrimonio culturale, comunità e gestione attenta dei flussi.

Arezzo, in Toscana, incarna l’equilibrio tra arte e manifattura: una città rinascimentale dove le tradizioni artigiane sono ancora parte integrante della vita quotidiana. Castelsaraceno in Basilicata è un borgo appenninico immerso nella natura che valorizza il dialogo tra paesaggio e ingegneria, offrendo un’esperienza autentica lontana dalle rotte più battute.

Monreale in Sicilia unisce spiritualità, arte e panorama, con il suo Duomo patrimonio UNESCO. Viterbo in Lazio custodisce uno dei centri medievali meglio conservati d’Europa, rafforzato da una storica vocazione termale.

Nelle Marche, Cingoli, conosciuta come il “balcone delle Marche”, è simbolo di turismo lento e qualità della vita, con panorami che abbracciano mare e monti. Oratino in Molise, tutela il proprio patrimonio immateriale, tra scultura e musica, dimostrando come la cultura possa essere motore di sviluppo sostenibile.

Genova in Liguria rappresenta un laboratorio urbano: porto, carruggi, palazzi storici e quartieri autentici convivono in un equilibrio dinamico che valorizza la città senza snaturarla.

In alta quota, Livigno, in Lombardia si distingue per l’attenzione alla sostenibilità, alla mobilità dolce e a un’accoglienza responsabile che tutela l’ecosistema alpino. Borutta in Sardegna racconta l’anima più silenziosa dell’isola, tra archeologia, spiritualità e paesaggi rurali ancora intatti. Infine, Gerace in Calabria è un borgo medievale dell’Aspromonte che dimostra come storia, artigianato e territorio possano generare un turismo radicato e consapevole.

Queste dieci mete non propongono semplicemente luoghi da visitare, ma un modello di sviluppo: il turismo diventa sostenibile quando migliora prima di tutto la qualità della vita di chi quei territori li abita ogni giorno.

Le 10 Luminous Destinations 2026

iStock

Il Palazzo dei Papi a Viterbo

Un nuovo sguardo sul turismo italiano

Le Luminous Destinations 2026 si inseriscono in un contesto in cui il turismo italiano continua a crescere, ma si confronta con sfide cruciali come la concentrazione dei flussi e l’overtourism delle grandi città. Sempre più viaggiatori cercano esperienze autentiche, soggiorni più lunghi e un rapporto reale con i territori.

In questo scenario, emerge con forza l’importanza delle comunità locali: quando i residenti restano al centro dello sviluppo, l’esperienza per il visitatore diventa più ricca e significativa. Il turismo del futuro non può prescindere dall’equilibrio tra attrattività e vivibilità.

Le 10 Luminous Destinations 2026 mostrano che un’altra strada è possibile: distribuire i flussi, valorizzare il patrimonio diffuso e costruire un racconto dell’Italia che vada oltre le mete iconiche. Un invito a scoprire luoghi capaci di illuminare il viaggio con autenticità, rispetto e visione.

La selezione di Visit Italy: le 10 Luminous Destinations 2026

iStock

Il Porto Antico di Genova
Categorie
Compagnie aeree Cosa fare nel weekend luoghi romantici Notizie San Valentino Viaggi Viaggi Romantici

San Valentino tra nuvole e sogni: regalarsi un viaggio d’amore con la promo Vueling

Questo San Valentino 2026 sorprendi chi ami con un’esperienza che vale più di mille promesse: un viaggio. Con la nuova promo Vueling San Valentino puoi regalare un volo a partire da 24 euro a persona e festeggiare in grande stile.

L’offerta è valida solo fino a domenica 15 febbraio per voli dal 01 marzo al 21 giugno 2026. I posti sono soggetti a disponibilità, la promozione è valida su rotte selezionate, solo per voli diretti operati da Vueling. Un’occasione perfetta per organizzare una fuga romantica o un weekend speciale approfittando delle migliori tariffe.

Barcellona, un sogno catalano tra i capolavori di Gaudí

Barcellona è la destinazione ideale per un viaggio romantico. La città catalana conquista i cuori con il suo mix irresistibile di arte, mare e atmosfera ricca di good vibes. Passeggiare mano nella mano lungo La Rambla, perdersi tra i vicoli del Barrio Gotico o ammirare le forme visionarie della Sagrada Familia rende ogni ricordo unico.

A marzo le temperature sono miti, ideali per godersi i raggi di sole sulla spiaggia della Barceloneta, per salire al Parc Güell o per osservare Barcellona dall’alto dei Bunkers del Carmel.

Per una serata speciale, la città propone cene a base di tapas e paella accompagnate da un buon calice di cava o sangria.

Barcellona è anche cultura e arte: Casa Batlló e La Pedrera raccontano il genio di Gaudí, mentre il quartiere El Born offre botteghe artigiane e locali intimi dove brindare all’amore.

Con la promozione Vueling San Valentino, si può volare da Roma a Barcellona a marzo da 24,50 euro e trasformare un semplice regalo in un ricordo indimenticabile.

Bilbao, anima contemporanea e cuore basco

Bilbao è una sorpresa continua, una città raffinata e dinamica che unisce tradizione e novità. La primavera è il periodo perfetto per scoprirla: le giornate si allungano e il clima invita a esplorare il centro storico, il Casco Viejo, tra piazze animate e locali tipici dove assaggiare i famosi pintxos – stuzzichini tipici.

Simbolo di Bilbao è il Museo Guggenheim, capolavoro di architettura contemporanea progettato da Frank Gehry. Le sue forme sinuose affacciate sul fiume Nervión regalano uno scenario pittoresco, ideale per scattare foto romantiche.

Una fuga a Bilbao significa concedersi esperienze gourmet, passeggiate panoramiche e momenti romantici in una città meno affollata ma ricca di fascino.

Con la promo Vueling San Valentino, si può volare da Milano a Bilbao ad aprile da 29,44 euro regalando alla dolce metà un viaggio fuori dagli schemi.

Promozione Vueling per San Valentino

istock

Museo Guggenheim di Bilbao

Firenze, poesia rinascimentale tra arte e panorami

Firenze è un classico intramontabile, perfetta per celebrare l’amore tra capolavori d’arte e angoli mozzafiato. In primavera la città si veste di luce e colori, con giardini in fiore e temperature ideali per passeggiate lungo l’Arno.

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore, con la Cupola del Brunelleschi, domina lo skyline e invita a salire in cima per ammirare un panorama romantico. Gli Uffizi custodiscono tesori senza tempo, mentre Ponte Vecchio, con le sue botteghe tipiche, è uno dei luoghi più fotografati.

Per rendere il viaggio ancora più magico, basta salire fino a Piazzale Michelangelo al tramonto: la vista sui tetti di Firenze è pura magia.

Con la promo Vueling San Valentino, si può volare da Catania a Firenze ad aprile da 28 euro.

Dove andare con la promo Vueling San Valentino

istock

Firenze vista dall’alto