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La Toscana è la vera regina della reputazione turistica: la nuova classifica svela perché

Tra conferme e novità, il turismo italiano parla sempre più la lingua della reputazione digitale. Non basta attrarre visitatori: oggi conta come una destinazione viene cercata, raccontata e percepita sul web. In questo scenario, a dominare la classifica nazionale è ancora una volta la Toscana, che si conferma la regione con la migliore reputazione turistica in Italia.

A stabilirlo è il Regional Tourism Reputation Index 2026 elaborato da Demoskopika e pubblicato in anteprima da ANSA: un indice capace di fotografare lo stato di salute (e di percezione) delle destinazioni italiane in un’epoca in cui visibilità online, qualità dell’offerta e fiducia dei viaggiatori contano quanto (se non addirittura più) dei numeri sugli arrivi.

Cos’è il Regional Tourism Reputation Index

Giunto alla sua nona edizione consecutiva, il Regional Tourism Reputation Index, ideato da Demoskopika, analizza la reputazione turistica regionale attraverso un sistema integrato di indicatori che incrociano dati digitali e qualità percepita. In particolare, le aree di ricerca prese in esame sono cinque:

  • Visibilità e interesse dei portali turistici istituzionali regionali;
  • Social appeal presso utenti e stakeholder;
  • Ricerca e popolarità online delle destinazioni;
  • Qualità e apprezzamento dell’offerta ristorativa;
  • Valutazione di strutture ricettive e attrazioni culturali.

Il risultato è una classifica che non misura solo “quanto si viaggia”, ma come una destinazione viene raccontata, cercata, condivisa e vissuta.

Per stilare l’indice, sono stati analizzati enormi volumi di dati, che restituiscono la complessità del sistema turistico italiano: oltre 302 mila pagine web indicizzate, circa 8,7 milioni di like e follower sui social network, quasi 720 mila strutture e attrazioni analizzate (di cui 220 mila ristoranti, 366 mila strutture ricettive e oltre 132 mila attrazioni culturali).

Secondo i ricercatori di Demoskopika, la reputazione turistica si conferma così una leva strategica fondamentale per integrare qualità dell’offerta, visibilità online e popolarità sul web, diventando un vero e proprio asset competitivo.

Perché la Toscana è prima

Il primato della Toscana nel nuovo Regional Tourism Reputation Index è dovuto soprattutto a un dato chiave: la leadership assoluta nella popolarità online rispetto alle altre regioni d’Italia. A questo si aggiunge un quarto posto nel rating complessivo di valutazione dell’offerta ristorativa, ricettiva e culturale.

Un risultato costruito su basi solide: quasi 50 mila strutture e attrazioni toscane hanno ottenuto valutazioni positive da parte dei visitatori, confermando una reputazione che nasce dall’equilibrio tra eccellenza del prodotto turistico e capacità di raccontarlo efficacemente.

Le altre regioni sul podio

Oltre alla Toscana, altre due regioni sono salite sul podio della reputazione turistica. A un passo dalla prima classificata, con un margine minimo, si ferma sul secondo gradino del podio il Trentino-Alto Adige, con 112,2 punti. Un risultato importante per una delle destinazioni più competitive del Paese, che continua a distinguersi soprattutto per una reputazione social elevata e l’apprezzamento costante dell’offerta ricettiva: è una regione che risulta un modello di qualità, sostenibilità e capacità di dialogo con il pubblico digitale.

Al terzo gradino si posiziona invece la Sicilia, che con i suoi 109,7 punti si conferma sul podio per il secondo anno consecutivo. Una performance costruita su più fronti: quasi 40 mila pagine web indicizzate (segno di una forte visibilità online), buon utilizzo dei canali social ufficiali ed elevata fiducia dei consumatori verso l’offerta ristorativa, ricettiva e culturale.

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Dove andare a marzo con i bambini: 7 destinazioni da sogno per tutta la famiglia

Marzo è un mese molto interessante per organizzare un viaggio con i bambini. Le temperature iniziano ad essere più miti in molte destinazioni, i prezzi sono spesso più accessibili rispetto all’alta stagione e le città non sono troppo affollate.

Per chi si sta chiedendo dove andare a marzo con bambini, in questo articolo ho fatto una selezione di mete fattibili, tra Europa e lungo raggio, che uniscono divertimento, esperienze educative e momenti di relax.

Tenerife: sole e divertimento tutto l’anno

Per chi cerca una destinazione calda e facilmente raggiungibile dall’Italia, Tenerife è una delle migliori scelte per marzo. Le temperature primaverili intorno ai 22° permettono di passare giornate all’aria aperta e questo rende l’isola perfetta per una vacanza con bambini.

A Tenerife molte spiagge sono adatte alle famiglie, con sabbia soffice e servizi comodi. Oltre al relax in riva all’oceano, l’isola offre tante attrazioni che entusiasmano i più piccoli, come il celebre Siam Park, uno dei parchi acquatici più famosi d’Europa, con aree dedicate ai bambini e piscine in totale sicurezza.

Anche il Loro Parque è una tappa imperdibile per chi viaggia in famiglia: qui i bambini possono ammirare da vicino animali esotici e partecipare a esperienze educative.

Parigi: magia e cultura a misura di bambino

Parigi è una meta sorprendentemente adatta alle famiglie. Nel mese di marzo il clima è fresco – le temperature sono di circa 13° – ma piacevole e le file alle attrazioni sono più contenute rispetto alla primavera avanzata.

Il grande protagonista di un viaggio con bambini è senza dubbio Disneyland Paris, facilmente raggiungibile dal centro città in circa 35 minuti di viaggio con il treno. Il 29 marzo 2026 il parco propone anche la nuova apertura del World of Frozen.

Oltre al mondo Disney, la capitale francese offre numerose attività family friendly. La Città delle Scienze e dell’Industria propone percorsi interattivi pensati per stimolare la curiosità dei bambini in modo divertente, mentre nei grandi parchi cittadini, come il Jardin du Luxembourg, è possibile trascorrere qualche ora tra aree gioco, giostre storiche e il famoso teatrino di marionette.

Una passeggiata lungo la Senna, con le sponde dichiarate Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, o una salita sulla Tour Eiffel diventano esperienze indimenticabili se raccontate come piccole avventure da fare in città.

Valencia: la città della scienza e delle biciclette

Valencia è una delle città europee più adatte a una vacanza con bambini a marzo. Il clima è mite e le temperature arrivano anche a 20°, le distanze sono brevi e la città è pianeggiante, quindi perfetta da esplorare anche in bicicletta.

Il simbolo di Valencia è la Città delle Arti e delle Scienze, un complesso futuristico perfetto per le famiglie che ospita uno dei più grandi acquari d’Europa, l’Oceanogràfic. Qui i bambini possono ammirare squali, delfini e specie marine provenienti da tutto il mondo. Il vicino Museo della Scienza propone attività interattive che coinvolgono anche i più piccoli e trasformano la visita in un’esperienza dinamica.

Il Parco del Turia, ricavato dal letto dell’antico fiume Turia, è uno spazio verde con aree gioco, percorsi ciclabili e zone ideali per picnic in famiglia. Marzo è anche il mese delle Fallas, una festa tradizionale con grandi installazioni artistiche e eventi pirotecnici che affascinano bambini e adulti.

Le destinazioni perfette dove andare con i bambini a marzo

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Città delle Arti e delle Scienze, Valencia

Copenaghen: fiabe nordiche e divertimento sostenibile

Copenaghen è una destinazione perfetta per un city break con bambini a marzo. Anche se le temperature possono essere fresche (circa 6°), la città è organizzata in modo impeccabile e offre tantissime attività anche per i più piccoli.

La città è ricca di musei interattivi come l’Experimentarium, dove i bambini possono sperimentare giochi scientifici e installazioni multimediali.
Copenaghen è anche la città delle famose fiabe di Hans Christian Andersen.

Una visita alla statua della Sirenetta o una passeggiata nel colorato quartiere di Nyhavn possono trasformarsi in un racconto coinvolgente da vivere insieme ai più piccoli. La capitale danese, grazie all’organizzazione efficiente dei trasporti e all’attenzione alla sostenibilità, è una meta molto rilassante e a misura di famiglie.

Vacanze con i più piccoli a marzo

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Il colorato Nyhavn, Copenaghen

Londra: musei gratuiti e parchi iconici

Londra è una destinazione valida per marzo, soprattutto per le famiglie che cercano un mix di cultura e intrattenimento. Molti dei musei più famosi sono gratuiti e propongono sezioni dedicate ai bambini, come il Natural History Museum con il suo famoso scheletro di dinosauro o il Museo della Scienza con aree interattive.

I grandi parchi cittadini, come Hyde Park e Regent’s Park, sono perfetti per far sfogare i bambini all’aria aperta tra una visita e l’altra. Anche la ruota panoramica London Eye regala un’esperienza emozionante per tutta la famiglia, offrendo una vista spettacolare sulla città.

Le mete dove andare in vacanza a marzo con i bambini

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London Eye all’alba, Londra

Dubai: parchi tematici e clima perfetto

Marzo è uno dei mesi migliori per visitare Dubai con bambini, grazie alle temperature piacevoli intorno ai 29° che permettono di godersi sia le attività all’aperto sia quelle indoor.

Dubai è famosa per i suoi parchi tematici, come IMG Worlds of Adventure e Motiongate, che propongono attrazioni ispirate ai personaggi della Marvel (e non solo) e a Hollywood.

Anche i grandi parchi acquatici, come Atlantis Aquaventure Waterpark, offrono aree dedicate ai più piccoli con scivoli e piscine.
Oltre al divertimento puro, Dubai sorprende per le emozionanti esperienze nel deserto, con escursioni organizzate adatte alle famiglie e momenti di divertimento serale.

Costa Rica: natura e animali per piccoli esploratori

Per le famiglie che desiderano un viaggio più avventuroso ma sicuro, il Costa Rica è una destinazione ideale a marzo, nel pieno della stagione secca. Questo periodo garantisce giornate soleggiate e perfette per esplorare parchi nazionali e spiagge del Pacifico.

Il Paese è famoso per la biodiversità e offre ai bambini la possibilità di osservare tantissimi animali nel loro habitat naturale. Nei parchi nazionali come il meraviglioso Manuel Antonio si possono avvistare scimmie, bradipi e coloratissimi uccelli tropicali, come tucani, lungo sentieri semplici e adatti anche ai bambini.

Anche le attività più dinamiche, come i ponti sospesi nella foresta o le esperienze di zip-line, sono organizzate in totale sicurezza e pensate per essere accessibili ai bambini.

Vacanze in famiglia a marzo

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Manuel Antonio, Costa Rica
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Carnevale di Manfredonia 2026: un sogno di colori sul mare del Gargano

Il colorato Carnevale storico di Manfredonia è uno degli appuntamenti più attesi della Puglia e un evento simbolo per l’intero territorio del Gargano. Ogni anno richiama tantissimi visitatori grazie a un mix coinvolgente di carri allegorici, gruppi mascherati, musica e spettacoli dal vivo.

L’edizione 2026, la 72ª della storia, conferma la vocazione di questa manifestazione a trasformare la città sipontina in un grande teatro a cielo aperto.
Partecipare al Carnevale di Manfredonia significa vivere un’esperienza autentica, fatta di entusiasmo popolare, scenografie imponenti e un forte senso di comunità.

Date 2026

Il Carnevale di Manfredonia 2026 entrerà nel vivo a partire da domenica 15 febbraio alle ore 10:30, data che segna l’inizio della Gran Parata, sfilata di gruppi mascherati e carri allegorici.

Il programma proseguirà poi martedì 17 febbraio alle ore 19:00, in occasione del Martedì Grasso, con uno degli appuntamenti più suggestivi dell’intera manifestazione, la Golden Night – Sfilata delle Meraviglie, e si concluderà sabato 21 febbraio con la Notte Colorata a partire dalle ore 19:00 con musica, degustazioni e animazione.

Eventi del Carnevale di Manfredonia 2026

Il calendario degli eventi del Carnevale di Manfredonia 2026 è pensato per coinvolgere un pubblico ampio e variegato. Il 15 febbraio quando andrà in scena la Grande Parata aperta dalla Banda della Città di Manfredonia, alle ore 17:00 si svolgerà anche lo spettacolo itinerante “Luna Park del Carnevale” e alle 20:00 sarà il turno di uno spettacolo musicale live.

Il Martedì Grasso, 17 febbraio, l’atmosfera si accenderà ulteriormente con la sfilata serale sul Lungomare e con l’evento in contemporanea nel centro storico dei “Solenni funerali di Ze Pèppe” che simboleggiano la chiusura del Carnevale.

Il programma culminerà sabato 21 febbraio con l’ultima parata alle ore 19:00 e una grande festa diffusa – Notte Colorata del Carnevale – nel centro di Manfredonia dalle ore 20:00.

Oltre alle giornate principali, durante la settimana sono previsti eventi dedicati ai bambini, spettacoli di animazione, iniziative culturali.

Gli eventi del Carnevale di Manfredonia 2026

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La Notte Colorata del Carnevale di Manfredonia

Quanto costano e come acquistare i biglietti

Uno degli aspetti più apprezzati del Carnevale di Manfredonia è la sua accessibilità. Le sfilate e gran parte degli eventi sono fruibili gratuitamente.

Per chi desidera invece assistere alle Grandi Parate (15, 17 e 21 febbraio 20226) con maggiore comodità, sono disponibili posti a sedere numerati nelle tribune allestite in Piazza Marconi.

L’accesso alle tribune è a pagamento, con prezzi differenti in base alla sfilata. Per domenica 15 febbraio il costo è di 18 euro, per martedì 17 si paga invece solo 5 euro e per l’ultima parata del 21 febbraio il prezzo per la tribuna è di 10 euro.

I biglietti possono essere acquistati online su CiaoTickets oppure tramite le rivendite autorizzate in loco.

Carnevale di Manfredonia 2026: gli eventi

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Maschera al Carnevale di Manfredonia

Come raggiungere il Carnevale di Manfredonia

Manfredonia si trova in Puglia in provincia di Foggia, affacciata sul Mar Adriatico, ed è facilmente raggiungibile sia in auto sia con i mezzi pubblici. Per chi preferisce viaggiare in treno, la stazione ferroviaria di Manfredonia è collegata a Foggia, snodo principale dell’alta velocità e dei collegamenti regionali.

Sono attivi anche servizi di bus che collegano la città con diverse località pugliesi. Se si vuole raggiungere la Puglia in aereo, è consigliato arrivare all’aeroporto di Bari e da lì proseguire verso Manfredonia in treno o autobus.

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Castello di Reichenstein, un miraggio di pietra sulle sponde del Reno

Un’aria autorevole e teatrale. È così che si presenta il Castello di Reichenstein, maestoso edificio nella Valle del Reno incastonato su uno sperone roccioso, il quale a sua volta domina il fiume con una ferocia architettonica stemperata soltanto dal verde dei boschi circostanti. La massa compatta delle sue mura emerge dal pendio boscoso del Binger Wald, una posizione scelta per controllare traffici, pedaggi e confini politici in una delle zone più strategiche della Germania medievale.

Il complesso prende vita nel territorio di Trechtingshausen, in Renania-Palatinato, all’interno di un’area tutelata dall’UNESCO per la concentrazione straordinaria di manieri, rovine, vigneti terrazzati e villaggi storici. Dopo secoli di distruzioni, abbandoni e rinascite, oggi il Castello di Reichenstein è un documento architettonico doppio, testimone sia dell’epoca dei cavalieri sia della nostalgia romantica che attraversò il nostro continente tra XIX e XX secolo.

Breve storia del Castello di Reichenstein

Le prime tracce documentarie di Reichenstein risalgono all’inizio del XIII secolo e fanno scoprire che nacque con una vocazione difensiva brutale, fungendo da nido per i cosiddetti “baroni rapinatori“, nobili decaduti che vessavano i mercanti di passaggio esigendo pedaggi illegali.

Tale situazione fece sì che acquisisse la reputazione di rifugio per nobili briganti, simbolo di un potere locale svincolato dalle leggi comuni. Ma l’imperatore Rodolfo d’Asburgo, deciso a ristabilire l’ordine lungo il Reno, pose fine a questi soprusi e lo fece nel 1282, con un assedio spietato che culminò con la distruzione quasi totale della struttura e l’esecuzione dei cavalieri traditori.

A seguito dell’abbattimento, il sovrano impose un divieto ufficiale di ricostruzione sia per Reichenstein sia per il vicino Castello di Sonneck, che però durò davvero poco: la posizione strategica spinse i nuovi proprietari a riedificare rapidamente una struttura difensiva sullo stesso sperone roccioso.

Nel corso dei secoli successivi il forte passò di mano tra diversi signori, subendo anche una serie di aggiunte come una doppia cinta muraria, torri angolari e un poderoso muro scudo rivolto verso monte, alto 16 metri e spesso fino a 8 alla base. Le guerre, il mutamento delle rotte commerciali e l’evoluzione delle tecniche militari lo resero però obsoleto.

La svolta arrivò alla fine del XIX secolo, ovvero quando il barone Nikolaus von Kirsch-Puricelli, industriale di successo e proprietario delle fonderie Rheinböllerhütte, acquistò le rovine e avviò una ricostruzione completa tra il 1899 e il 1902. Fu poi l’architetto Strebel a progettare un maniero residenziale in stile neogotico inglese, integrando resti medievali, nuove torri panoramiche e ambienti pensati per la vita aristocratica moderna.

Cosa vedere all’interno del castello

L’ingresso al Castello di Reichenstein, in Germania, conduce in un mondo sorprendentemente intatto e in cui le sale principali conservano arredi originali del periodo di ricostruzione. Questi suppellettili sono della famiglia Kirsch-Puricelli e regalano uno spaccato sulla loro quotidianità industriale colta e benestante tra fine Ottocento e primo Novecento.

La collezione dei Puricelli è una delle più vaste della regione e comprende armature scintillanti, armi d’epoca e trofei di caccia che ricoprono le pareti in legno scuro. Le finestre sono decorate con vetrate istoriate che filtrano la luce solare, creando giochi cromatici vibranti sui pavimenti in pietra levigata.

Spostandosi verso la sala da pranzo, si ammira una tavola imbandita che sembra attendere ospiti illustri da un momento all’altro, mentre i mobili intagliati raccontano l’abilità artigianale dei secoli scorsi. Ci sono poi il salone musicale, testimone di serate mondane, concerti privati e ricevimenti, una grande sala dedicata ai giochi che rivela il lato conviviale della dimora e camere da letto che mantengono tessuti, letti e decorazioni d’epoca. Poi ancora una sezione museale importante che occupa la parte più antica della struttura.

Salendo verso i livelli superiori tramite una scala monumentale (che espone una vasta collezione di trofei di caccia provenienti da quattro continenti) si arriva ai bastioni esterni. Da lì la vista è mozzafiato: il Reno curva dolcemente verso nord, fiancheggiato da vigneti ripidi che producono i celebri vini bianchi della zona.

Leggende e curiosità

Sì, anche il Reichenstein è avvolto da curiosità e, soprattutto, leggende. Il racconto popolare più celebre narra di Dietrich von Hohenfels, uno dei baroni giustiziati durante l’intervento imperiale. Pare che il nobile, ormai prossimo al patibolo, chiese al sovrano di risparmiare i suoi figli se fosse riuscito a superare i ragazzi camminando dopo la decapitazione. E ci riuscì: il cavaliere si sarebbe sollevato (c’è chi dice che il suo corpo non sia mai caduto) e avrebbe percorso diversi passi davanti alla propria prole, ottenendo la grazia per ciascuno di loro.

Molti visitatori, inoltre, giurano di avvertire una presenza inquieta nei corridoi meno illuminati della torre sud durante le sere di nebbia. Oltre ai miti spettrali, Reichenstein nasconde curiosità araldiche sparse ovunque: gli stemmi dei Puricelli celebrano l’unione tra la potenza del ferro e la nobiltà del sangue, riflettendo l’ascesa sociale di una famiglia che ha saputo ridare dignità a un cumulo di macerie.

Castello di Reichenstein, Valle del Reno

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Il Castello di Reichenstein visto da un’altra angolazione

Un dettaglio curioso riguarda Victor Hugo, che visitò Reichenstein durante uno dei suoi periodi di rovina, il quale scoprì tra i detriti una lastra tombale in arenaria rossa raffigurante un cavaliere privo di testa, un’immagine che rafforzò ulteriormente il legame simbolico tra il castello e la leggenda.

Come arrivare

La prima cosa che occorre sapere è che questa fortezza si trova a Trechtingshausen, un borgo minuscolo che pare inchinato ai piedi di un gigante minerale. Il villaggio possiede una stazione che dista circa 15 minuti a piedi dall’ingresso, con treni regionali che collegano regolarmente le città di Magonza e Coblenza.

Chi preferisce l’automobile troverà un parcheggio dedicato proprio alla base della salita che conduce alla fortezza. L’accesso prevede l’acquisto di un biglietto che include l’ingresso al museo interno e l’esplorazione libera delle corti. Si consiglia di indossare calzature comode per affrontare i gradini irregolari e i sentieri sterrati del giardino.

A disposizione dei visitatori c’è anche un ristorante raffinato che serve piatti tipici locali, ideale per concludere l’esperienza gustando un calice di Riesling mentre si ammira il tramonto che infuoca le acque del fiume. Infine un altro piccolo suggerimento: verificate sempre gli orari di apertura stagionali, poiché durante i mesi invernali le visite potrebbero subire riduzioni temporali dovute alle condizioni climatiche o a eventi privati ospitati nelle sale storiche.

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Isole du Salut, enigmatiche (e affascinanti) terre europee nel bel mezzo del Sud America

Mettete via subito il passaporto: anche se stiamo per volare in Sud America, basta la carta d’identità (valida per l’espatrio). Ma come è possibile? Le Isole du Salut (in lingua originale Îles du Salut, ma comunemente chiamate Isole della Salvezza), sono un arcipelago situato a circa 14 chilometri dalla costa della Guyana Francese, un dipartimento d’oltremare della Francia, quindi dall’altra parte del mondo ma comunque appartenenti all’Unione europea.

Tre masse di origine vulcanica che affiorano tra correnti potenti e acque sorprendentemente limpide, che si trovano geograficamente in un territorio lontanissimo ma facilmente accessibile. Per noi cittadini italiani, infatti, sbarcare qui è semplice quanto atterrare a Parigi (se non fosse per la vaccinazione obbligatoria contro la febbre gialla), ma con l’aria densa di un’umidità equatoriale che incolla i vestiti alla pelle e un paesaggio che ci ricorda i romanzi di avventura più estremi.

Dalle dimensioni ridotte (persino meno di un chilometro quadrato), l’arcipelago concentra una densità storica rara. Vi basti pensare che queste isole hanno ospitato uno dei sistemi penitenziari più duri dell’Ottocento e del primo Novecento, diventando sinonimo di deportazione e isolamento. Prima di tutto ciò, però, erano “solo” le Isole delle Salvezza: diversi coloni mandati dalla madrepatria per popolare la Guyana riuscirono a rifugiarsi su questi scogli quasi totalmente privi delle micidiali zanzare delle paludi e sopravvivere, a differenza degli altri che morirono decimati dalle febbri sulle coste fangose del continente.

Oggi visitarle equivale a conoscere più a fondo un capitolo oscuro della storia umana, ma anche celebrare la resilienza della natura e dello spirito.

Île Royale

Il primo suono che si avverte arrivando a Île Royale, la più grande delle tre isole dell’arcipelago, è quello prodotto dalle scimmie cappuccine che si rincorrono tra i rami dei grandi alberi di mango. In passato Royale era il centro nevralgico del sistema carcerario, il luogo che ospitava gli uffici amministrativi, l’ospedale e la chiesa.

Si approda lungo una costa rocciosa segnata da massi vulcanici scuri, subito seguita da un viale di palme e vegetazione ornamentale introdotta durante il periodo coloniale. Tutto, infatti, appare imponente, ma contemporaneamente impreziosito da una natura tropicale fitta e stratificata, baie protette, e spiagge di sabbia chiara di origine oceanica (ideali per bagni rinfrescanti.)

Gli edifici ufficiali sorgono in posizioni dominanti, con viste aperte verso le altre isole che attualmente sono un pezzo di storia a portata di mano. L’antica casa del direttore, per esempio, è dipinta in tonalità chiare ed è oggi la culla di un museo dedicato alla storia penitenziaria, con tanto di documenti, oggetti quotidiani e ricostruzioni che restituiscono una narrazione in grado di trasmettere il peso della reclusione (ma senza – e per fortuna – ricorrere alla spettacolarizzazione).

Poco distante si trovano la cappella e l’ospedale, entrambi iscritti all’inventario dei monumenti storici, e il quartiere disciplinare, con celle minuscole e superfici graffiate dal tempo. In mezzo a queste varie strutture che per anni sono state sinonimo di inferno, c’è un presenza animale sorprendente: girano saimiri, iguane e pavoni.

Île Saint-Joseph

Più piccolina e persino più aspra e silenziosa è Île Saint-Joseph, una terra che può propagare un senso di solitudine avvolgente fin dal primo sguardo. Del resto, era lei l’isola dedicata alla reclusione solitaria e al castigo più duro. Va specificato, però, che l’accesso non è sempre garantito in quanto dipende dalle condizioni del mare.

Le strutture carcerarie appaiono inghiottite dalla foresta. Muri in pietra locale, intonaci rosati e scale consumate emergono tra liane e alberi ad alto fusto. Le celle disciplinari risultano anguste, prive di aperture ampie, progettate per ridurre stimoli e contatti: venivano chiamate  dai detenuti”mangiatoie per uomini“, perché senza tetto e coperte solo da una grata metallica.

Il percorso per vistare tutto ciò che vi abbiamo appena raccontato segue un tracciato che collega i vari complessi penitenziari fino a una zona cimiteriale affacciata sull’oceano. E, passo dopo passo, non è difficile immaginare (con anche un po’ di inevitabile angoscia) le guardie che camminavano sopra queste passerelle, osservando i prigionieri sottostanti esposti al sole cocente o alle piogge tropicali torrenziali, come se fossero bestie in gabbia.

Arrivati nei pressi dell’acqua salata, però, il paesaggio cambia improvvisamente: una spiaggia di sabbia chiara si apre tra rocce e palme, con acqua turchese e riflessi luminosi.

Île Saint-Joseph, Guayana Francese

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La spiaggia dell’Île Saint-Joseph

Île du Diable

Ve lo diciamo senza troppi giri di parole: l‘Île du Diable (che in italiano traduciamo in Isola del Diavolo) non può essere visitata, ma solo osservata da lontano. Un limite? Certamente, ma per un valido motivo e, soprattutto, un vincolo che non ne modifica di troppo il fascino.

Le correnti violente e la configurazione costiera, infatti, impediscono l’attracco. L’isola è quindi un elemento costante del paesaggio ma anche un luogo irraggiungibile. In passato rappresentava il posto di reclusione dei detenuti politici e delle figure considerate simbolicamente pericolose e il suo nome, che chiaramente rimanda agli inferi, è dovuto a una lunga storia di naufragi e tentativi di fuga falliti.

La sua fama, però, deriva soprattutto dalla detenzione del capitano Alfred Dreyfus, ufficiale francese condannato ingiustamente per tradimento alla fine del XIX secolo. La sua abitazione carceraria, restaurata e classificata monumento storico, resta osservabile soltanto dal mare o dai punti panoramici di Île Royale.

Nonostante ciò, l’assenza di accesso fisico rafforza il valore simbolico del luogo: Île du Diable agisce come memoria visiva permanente, una presenza che richiama il senso ultimo del sistema penitenziario coloniale basato sull’allontanamento definitivo.

Come arrivare alle Isole du Salut

L’accesso all’arcipelago avviene esclusivamente via mare. Il punto di partenza è il porto turistico di Kourou, città costiera della Guyana Francese affacciata sull’Atlantico. Pur avendo una distanza dal continente che misura poco più di una decina di chilometri, la traversata restituisce una sensazione di distacco netto, amplificata dalle correnti e dall’orizzonte aperto.

Le imbarcazioni partono al mattino presto, con orari stabiliti in funzione delle condizioni marine e l’approdo diretto riguarda soltanto l’isola principale, che tra l’altro è anche l’unica in cui si può pure soggiornare. Saint-Joseph richiede trasporto autorizzato, subordinato allo stato del mare, mentre l’Île du Diable, come già accennato, resta esclusa da qualsiasi sbarco per motivi di sicurezza.

Il biglietto include andata e ritorno nella stessa giornata, con rientro nel pomeriggio. Alcuni operatori propongono traversate più flessibili, talvolta a vela, dedicate a chi desidera prolungare la permanenza su Royale pernottando presso l’unica struttura ricettiva dell’arcipelago. I posti risultano limitati, aspetto che suggerisce la necessità di una prenotazione anticipata.

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San Valentino nei Borghi più Belli d’Italia: dove vivere l’amore tra storia, arte e romanticismo

Febbraio è il mese dell’amore, si sa, e i Borghi più Belli d’Italia offrono la cornice perfetta per celebrare San Valentino. Tra vicoli acciottolati, castelli medievali, laghi silenziosi e tradizioni secolari, ogni borgo racconta storie di passione e fascino. Passeggiate romantiche, cene a lume di candela e eventi unici trasformano questi luoghi in scenari ideali per coppie in cerca di esperienze indimenticabili in tutta la Penisola.

Gradara d’Amare: l’amore di Paolo e Francesca

Gradara, in provincia di Pesaro-Urbino, è celebre per il legame con la tragica storia d’amore tra Paolo e Francesca, narrata da Dante nella Divina Commedia. Il borgo si anima durante il weekend del 14 e 15 febbraio con eventi dedicati agli innamorati: tour romantici, il Pozzo dei Desideri e il Selfie dell’Amore, per fissare istanti preziosi in scorci storici unici. L’anagrafe degli innamorati custodisce da secoli i nomi di chi visita Gradara, un rituale che trasforma ogni visita in un momento di magia e passione.

Gradara, borgo, San Valentino

Ufficio Stampa

Gradara, il borgo dove si celebra San Valentino

Vico del Gargano: tra fede, agrumi e romanticismo

A Vico del Gargano, San Valentino celebra non solo l’amore ma anche il Patrono del borgo e degli aranceti. Il centro storico si trasforma, decorato con arance e limoni “Femminello”, creando un’atmosfera colorata e profumata. Il 14 febbraio, la solenne processione di San Valentino attraversa vicoli e piazze, accompagnata da riti e tradizioni popolari, unendo religione, folklore e romanticismo. Passeggiare lungo il Vicolo del Bacio è un’esperienza unica, da non perdere, tra profumi di agrumi e scorci suggestivi.

Vico del Gargano, San Valentino

Ufficio Stampa

Le decorazioni di San Valentino a Vico del Gargano

Vigoleno: romanticismo medievale

Vigoleno, in provincia di Piacenza, è un borgo medievale caratterizzato da mura merlate e un castello ancora intatto. Nel weekend di San Valentino, il borgo propone esperienze intime e lente, ideali per le coppie. Visite guidate al Mastio e al Piano Nobile, tour al tramonto sulle mura e momenti esclusivi per una sola coppia rendono l’esperienza unica. La mostra gratuita “A² Amore e Arte” di Marco Magnani, ospitata a Casa Tanzi, completa l’atmosfera romantica, celebrando l’arte e la bellezza come espressioni dell’amore.

Vigoleno, Piacenza

Ph. Eleonora Giannetta

Vista dell’antico Mastio a Vigoleno

Orta San Giulio: “Orta in Love”

Orta San Giulio, sul Lago d’Orta, è un borgo dal fascino senza tempo, perfetto per un San Valentino romantico. Dal 13 al 22 febbraio, il borgo ospita l’evento “Orta in Love”, con installazioni a tema, percorsi emozionali e angoli suggestivi per scatti memorabili. Passeggiare tra vicoli acciottolati, ammirare il panorama da Piazza Motta e raggiungere l’Isola di San Giulio in battello rende ogni momento indimenticabile. Le coppie possono godersi cene a lume di candela e passeggiate al tramonto, vivendo un’esperienza sospesa tra bellezza e intimità.

Isola di San Giulio

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Vista aerea dell’Isola di San Giulio sul Lago d’Orta

Nemi: fiaba, candele e musica

A Nemi, il 13 e 14 febbraio, il borgo celebra l’amore con l’iniziativa “San Valentino a Nemi – tra fiaba, candele, musica e poesia”. Il concerto gratuito a lume di candela nella Sala delle Armi di Palazzo Ruspoli crea un’atmosfera intima e suggestiva. Il centro storico, illuminato da luminarie artistiche e cuori provenienti da tutto il mondo, diventa un percorso emozionale aperto a tutti, offrendo momenti di pura magia romantica.

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Un nuovo aeroporto rivoluzionerà l’accesso a Machu Picchu, ma non mancano già le polemiche

Un nuovo aeroporto internazionale promette di cambiare per sempre l’accesso a Machu Picchu, il sito archeologico più conosciuto del Perù e tra i più visitati al mondo. Ma mentre il governo parla di svolta infrastrutturale e rilancio economico, archeologi, ambientalisti e comunità locali lanciano già l’allarme: il prezzo del progresso potrebbe essere troppo alto per l’ambiente e non solo.

Nel 2024 Machu Picchu ha superato 1,5 milioni di visitatori, un numero già imponente, destinato a crescere ulteriormente con l’apertura del nuovo Chinchero International Airport, prevista per la fine del 2027.

Un’infrastruttura da 683 milioni di dollari che, secondo il Ministero dei Trasporti peruviano, potrà gestire fino a 8 milioni di passeggeri l’anno, più del doppio rispetto all’attuale aeroporto di Cusco.

Chinchero International Airport: cosa cambia

Raggiungere oggi Machu Picchu non è un’impresa semplice oggi, malgrado la sua fama. La maggior parte dei viaggiatori vola prima a Lima, poi prende una coincidenza per Cusco e da lì, si prosegue in treno o autobus fino ad Aguas Calientes, per poi affrontare un ultimo tratto in bus di circa 25 minuti oppure a piedi lungo il sentiero che sale verso la cittadella inca del XV secolo. In alternativa, c’è anche il celebre trekking di quattro giorni attraverso le Ande. Un viaggio lungo, che per alcuni fa parte dell’esperienza: Machu Picchu fu costruita proprio per restare nascosta, protetta tra le montagne e la foresta nebulosa amazzonica. Per molti altri, però, questa complessità rappresenta un ostacolo concreto.

Lama a Machu Picchu

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Due lama a Machu Picchu

Il nuovo aeroporto di Chinchero, situato nella Valle Sacra e a circa 30 chilometri dal sito, ridurrà drasticamente i tempi di trasferimento con voli internazionali e domestici che potranno atterrare molto più vicino alla destinazione finale, rendendo l’accesso più diretto e competitivo anche rispetto ad altre mete sudamericane.

Secondo le stime ufficiali, l’impatto sul turismo potrebbe essere significativo, con un aumento fino al 200% dei visitatori nella regione. Un’accelerazione che promette benefici economici diffusi: durante la fase di costruzione sono già stati creati oltre 5.000 posti di lavoro e ulteriori opportunità sono attese nei settori dell’ospitalità, dei trasporti e del commercio locale. L’obiettivo dichiarato è distribuire i flussi anche oltre Machu Picchu, valorizzando comunità rurali spesso escluse dai principali circuiti turistici.

Tra boom turistico e rischi ambientali, le polemiche

Ma allora, cosa c’è che non va in questo nuovo annuncio per Machu Picchu? Accanto alle prospettive di crescita, le critiche non si sono mai sopite. Ambientalisti e archeologi temono che l’aumento dei flussi possa mettere sotto pressione un ecosistema fragile. La Valle Sacra ospita bacini idrici delicati, terreni agricoli storici e habitat naturali che sostengono le comunità andine da secoli e l’espansione delle infrastrutture e l’incremento del traffico aereo potrebbero alterare equilibri ambientali già vulnerabili.

Anche il patrimonio culturale è sotto osservazione: Machu Picchu è sito Unesco e l’ente ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di una gestione rigorosa dei visitatori. Attualmente l’accesso è regolato da limiti giornalieri, variabili tra 4.500 e 5.600 persone a seconda della stagione. Un aumento incontrollato potrebbe invece facilmente e rapidamente mettere a rischio non solo la conservazione materiale della cittadella, ma anche il suo status di Patrimonio dell’Umanità.

La sfida, ora, è trovare un punto di equilibrio tra sviluppo e tutela. Il governo peruviano ha annunciato l’intenzione di adottare sistemi di gestione sostenibile dei flussi e misure per ridurre l’impatto ambientale dell’aeroporto. La posta in gioco è alta: rendere Machu Picchu più accessibile senza trasformarlo in una destinazione sovraesposta e fragile.

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Fughe primaverili a prezzi low cost in tutta Europa con la promo flash Ryanair

Febbraio è quel mese in cui l’inverno inizia a perdere colpi e la voglia di prenotare una piccola fuga che profumi di primavera diventa quasi una necessità fisiologica. Ryanair lo sa bene e continua a proporre agli aspiranti viaggiatori la sua promo flash, perfetta per organizzare una fuga di primavera (a prezzi bassissimi) senza pensarci troppo.

La finestra per oggi è questa: si prenota entro il 12/02/26 per viaggiare dall’11/02/26 al 30/04/26. Le tariffe promozionali sono soggette a disponibilità, quindi chi prima clicca meglio alloggia. Le offerte sono tantissime e partono da diverse città italiane, ma abbiamo selezionato tre rotte ideali per un weekend fuori porta o qualche giorno di break primaverile a prezzi che vorremmo vedere più spesso.

Da Milano Bergamo a Bruxelles

Appena 11,99 euro per volare nel cuore dell’Europa, a questo prezzo Bruxelles diventa quasi un’idea spontanea, tipo “partiamo venerdì sera?”. La capitale belga è molto più di palazzi istituzionali e bandiere blu con stelline gialle ed è ancora una meta a cui non si pensa nell’immediato.

cosa vedere a Bruxelles in 3 giorni

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Grand Place a Bruxelles

C’è la Grand Place, che in primavera inizia a riempirsi di luce e tavolini all’aperto, ci sono i quartieri creativi come Saint-Gilles, perfetti per chi ama café indipendenti e concept store e poi c’è persino il lato più nerd: Bruxelles è la patria del fumetto europeo, da Tintin ai murales sparsi in città, una passeggiata a caccia di street art è praticamente obbligatoria.

Sul fronte food si gioca facile: waffle caldi, patatine fritte servite nei cartocci e birre artigianali da degustare con calma. La città belga è una meta compatta, gestibile in due o tre giorni, con quell’atmosfera cosmopolita che conquista e mette d’accordo tutti.

Da Napoli a Zagabria

Zagabria è una di quelle capitali che non stanno sulla bocca di tutti a ogni stagione dell’anno, ma sanno farsi ricordare. Da Napoli si vola a partire da 23,99 euro, prezzo che rende l’idea di esplorare la Croazia in primavera decisamente interessante.

Zagabria

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Vista sul centro storico di Zagabria

La città ha un’anima elegante ma non eccessiva. Upper Town (Gornji Grad) è un dedalo di stradine acciottolate, chiese gotiche e punti panoramici perfetti per le foto. Lower Town è più austera, con palazzi austro-ungarici e parchi dove sedersi a leggere o semplicemente osservare la vita dei locals.

Zagabria è anche sorprendentemente creativa. Il Museo delle Relazioni Interrotte è uno dei più originali d’Europa, un mix tra storytelling e oggetti quotidiani che raccontano storie d’amore finite. In primavera, con le temperature miti e meno folla rispetto all’estate, è il momento ideale per viverla con lentezza, tra mercati locali e caffè all’aperto.

Da Venezia Marco Polo a Bristol

Bristol non è Londra e proprio per questo funziona per chi teme il caos della grande metropoli. Da Venezia Marco Polo si vola a partire da 27,47 euro verso una delle città più creative del Regno Unito.

Bristol

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Il centro di Bristol

È la patria di Banksy e la street art qui non è un dettaglio ma parte dell’identità urbana. Camminare lungo il porto riqualificato, tra vecchi magazzini trasformati in spazi culturali, dà la sensazione di essere su un set da serie tv britannica. Ci sono mercati vintage, caffetterie minimal e un’energia giovane che si respira ovunque.

In primavera il Clifton Suspension Bridge, sospeso sopra l’Avon Gorge, regala panorami spettacolari e i pub storici, la musica live e quell’atmosfera un po’ alternativa rendono Bristol perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dalla solita capitale.

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Le 5 destinazioni europee con meno turisti: i tesori nascosti con poca folla

C’è un’Europa che non compare nelle gallery sovraffollate, che non obbliga a prenotare mesi prima e che non ti chiede di sgomitare per una foto decente. È quella dei numeri piccoli, delle notti di pernottamento che restano basse anche quando il resto del continente si trova a combattere con il turismo di massa. Secondo l’ultimo rilevamento disponibile su Eurostat, nel 2024 (dati aggiornati a gennaio 2026), 5 mete spiccano per il minor numero di notti trascorse dai turisti. Nonostante siano sicuramente più piccole, hanno un fascino unico. Ecco quindi le 5 destinazioni europee con meno turisti da scoprire come tesori lontani dall’overoturism.

Liechtenstein

Con 228.579 pernottamenti, il Liechtenstein compare in questa classifica. È un Paese piccolissimo e con un ritmo tutto suo, dove il turismo non è esagerato. Vaduz non ha la frenesia delle capitali alpine più famose. Il castello domina la valle, le vigne salgono ordinate, i sentieri partono senza clamore.

Si visita per camminare, per stare all’aria aperta senza la sensazione di essere parte di un flusso. Le Alpi sono le stesse, la qualità dell’aria pure. Cambia l’atmosfera: più silenzio, meno marketing. Musei piccoli ma curati, ristoranti dove non serve inseguire l’ultima tendenza. E soprattutto una sensazione rara: ci si sente ospiti.

Macedonia del Nord

La Macedonia del Nord resta fuori dai radar di molti itinerari europei. Ed è un errore che gioca a favore di chi arriva e rivela proprio questo dato: la nazione ha ospitato 2.180.510 pernottamenti nel 2024. Ohrid, affacciata su uno dei laghi più antichi del continente, ha chiese, acqua limpida e tramonti che non hanno bisogno di filtri. Skopje è una capitale spigolosa, contraddittoria, a tratti caotica. Ma viva.

I prezzi sono ancora accessibili, il cibo è una sorpresa continua e l’accoglienza non è una posa. È reale. Si mangia bene, si beve meglio e la gente del posto è davvero socievole. Le montagne intorno offrono trekking e natura senza code ma soprattutto il turismo di massa non è ancora arrivato.

Skopje, fontane d'acqua nella piazza principale

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Skopje, tra le mete con meno turisti in Europa

Lussemburgo

Con 3.684.469 pernottamenti il Lussemburgo rivela la sua anima politica, storica e artistica in versione compatta e quindi perfetta per un weekend. Una capitale elegante, verdissima, con canyon urbani e ponti spettacolari. Castelli medievali sparsi ovunque, spesso senza biglietterie affollate.

È una destinazione ideale per chi ama muoversi lentamente. Treni e trasporti pubblici gratuiti, sentieri che collegano villaggi e vigneti, una cucina che mescola Francia e Germania senza rigidità. Non cerca di stupire e forse è proprio questo a conquistare.

Lettonia

Anche la Lettonia compare nella top 5 con 4.692.213 pernottamenti. Riga è una delle capitali più sottovalutate del Nord Europa. Art Nouveau impressionante, quartieri creativi, mercati enormi ospitati in vecchi hangar. E poi il Baltico, le spiagge di Jurmala, le foreste che iniziano subito fuori città. La Lettonia è ampia, verde, poco popolata; si viaggia senza pressione, i musei non sono sovraffollati, i bar non fanno turni serrati.

Il castello di Riga in Lettonia

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Riga, la meta top della Lettonia

Montenegro

Sono stati contati 5.200.576 pernottamenti in Montenegro nel 2024 e proprio per questo non può che comparire nella top 5 delle destinazioni europee con meno turisti. Le Bocche di Cattaro sono spettacolari, sì. Ma basta allontanarsi di poco per ritrovare silenzio. Montagne vere, laghi interni, monasteri isolati. È un Paese compatto, facile da attraversare, con un turismo che convive ancora con la vita quotidiana. Si mangia semplice, si spende meno rispetto a molte mete mediterranee, si ha la sensazione di essere arrivati prima.

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Motorvalley, tutte le location della serie Tv con Luca Argentero e Giulia Michelini

La nuova serie Tv Motorvalley, con protagonisti Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza, è visibile su Netflix dal 10 febbraio 2026.

Prodotta da Matteo Rovere per Groenlandia (società del gruppo Banijay) con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, è ambientata nel mondo delle corse automobilistiche: 6 episodi in cui anche i luoghi che fanno da sfondo alle vicende diventano i protagonisti assoluti, tra circuiti celebri che hanno fatto la storia delle corse automobilistiche in Italia, città storiche e periferie industriali dove scorre la vita quotidiana.

Tra adrenalina, corse mozzafiato e scenari di un’Italia che ha scritto diverse pagine della storia in varie regioni, ecco tutte le location di Motorvalley.

Di cosa parla

Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza) hanno perso quasi tutto nella loro vita, ma se c’è una cosa li accende ancora è l’amore per le auto e l’adrenalina. Elena, appartenente a una famiglia proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa familiare e per raggiungere l’obiettivo assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario che però si è ritirato dalle corse dopo un tragico incidente: il loro compito è allenarla per farla correre più veloce degli avversari.

Il loro viaggio passa attraverso una delle gare automobilistiche più appassionanti: il Campionato Italiano Gran Turismo (GT). Qui le auto e le corse non sono solo una passione da condividere, ma anche una ragione di vita… o di morte.

Motorvalley, la nuova serie Tv Netflix

Ufficio Stampa Netflix

Motorvalley, la nuova serie Tv Netflix ambientata in Italia

Dove è stata girata

In Motorvalley a essere celebrata è in particolare l’Emilia-Romagna, protagonista assoluta della cultura motoristica italiana. Ma anche altre regioni e città hanno fatto da sfondo alle vicende della serie Tv.

Emilia Romagna, cuore pulsante delle riprese

In Emilia Romagna, in particolare nel territorio che va da Piacenza a Rimini lungo la via Emilia, sorge storicamente la cosiddetta “Terra dei motori”: ha visto nascere celebri case automobilistiche e motociclistiche, come Maserati, Ducati, Ferrari, Lamborghini, Dallara e Pagani, per citarne alcune.

In questo “distretto” industriale, sportivo, turistico e culturale sorgono prestigiosi circuiti internazionali, musei, collezioni private e moto-club: è proprio in questa realtà che sono state ambientate la maggior parte delle scene della nuova serie Netflix.

I personaggi si muovono tra le periferie della città illuminate dai neon e i circuiti trasformati in set a cielo aperto, tra i porti e gli stretti vicoli dei centri storici: i luoghi non sono soltanto uno sfondo, ma partecipano attivamente al racconto e riflettono l’interiorità dei personaggi, rendendo ogni scena autentica e immersiva.

In particolare, sullo sfondo di Motorvalley troviamo l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola: uno dei circuiti più tecnici e affascinanti d’Europa, celebre per il suo tracciato impegnativo e la storia legata alla Formula 1. Un tempio del motorsport incastonato tra le colline romagnole.

Per garantire il massimo realismo all’interno delle scene di gara, la regia si è recata nelle vere competizioni del campionato per alcune riprese più verosimili ed è stato selezionato un cast che includesse anche piloti e creator digitali, come Alberto Naska e Simone Tonoli, che gli appassionati di motorsport conoscono bene.

Ma la serie Tv non è ambientata soltanto sulle piste: la produzione ha coinvolto anche diverse città emiliane per raccontarne la vita autentica quotidiana, come Reggio Emilia, Casalgrande, Ravenna, Castel Bolognese e Rimini.

Le altre location della serie

Anche altre regioni sono state utilizzate come location di Motorvalley: prima su tutte il Lazio, con alcune riprese a Roma e all’Autodromo di Vallelunga, situato a pochi chilometri dalla Capitale. È un punto di riferimento per il motorsport nazionale, in particolare per il Campionato Italiano Gran Turismo.

Anche la Toscana è stata scelta come location: qui vediamo il circuito del Mugello, immerso nel verde collinare, nel comune di Scarperia e San Piero: è celebre per il suo tracciato fluido e scenografico, con una pista moderna e spettacolare, amatissima sia nel motociclismo che nelle competizioni automobilistiche.

Il circuito del Mugello, location in Toscana della serie Tv "Motorvalley"
Vista panoramica sul circuito del Mugello, in Toscana

Altre riprese sono avvenute in Lombardia: qui protagonista è stato l’Autodromo di Monza. Conosciuto come il “Tempio della Velocità”, è il simbolo assoluto delle corse italiane e ospita il Gran Premio d’Italia di Formula 1.

Infine, tra le location che scorrono sullo schermo, troviamo anche l’Abruzzo e in particolare la pista snow driving di Roccaraso.