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È stato finalmente scoperto il luogo dove è stato sepolto Platone

Ercolano, famosa nel mondo per gli scavi archeologici e distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79, riserva ancora tantissimi segreti. Durante il XVIII secolo, proprio qui furono rinvenuti degli importantissimi Papiri, per la precisione circa 1800. Alcuni di questi erano purtroppo carbonizzati, mentre altri sono conservati con estrema cura presso la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III al Palazzo Reale di Napoli, dove vengono anche studiati.

Sono dei documenti estremamente importanti perché contengono un gran numero di testi filosofici greci e anche una serie di informazioni su un passato che cerchiamo ancora di comprendere: ci sono sono ampie parti dei libri XIV, XV, XXV e XXVIII dell’immane opera di Epicuro, parte dell’opera di Filodemo sui vizi e sulle virtù e molto altro ancora, anche se purtroppo tanti dei Papiri di Ercolano sono ormai impossibili da recuperare.

Tuttavia, nella loro fragilità stanno rivelando capitoli di storia (e letteratura) sconosciuti. I ricercatori, infatti, proprio da questi documenti sono riusciti anche scoprire il luogo preciso in cui è stato sepolto Platone.

La scoperta grazie ai Papiri di Ercolano

Tramite l’uso di tecnologie altamente sofisticate e sistemi unici e all’avanguardia, l’Università di Pisa, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche e i suoi Istituti di Scienze del Patrimonio Culturale e di Linguistica e la Biblioteca nazionale di Napoli, sono stati in grado di indagare, decifrare e scoprire il luogo esatto della sepoltura di Platone (e molto altro ancora).

Tale ricerca, infatti, è iniziata tre anni fa e fino ad ora ha già riportato alla luce oltre 1000 parole nuove o diversamente lette rispetto agli ultimi studi, ovvero circa il 30% di testo in più. Sono letterature che ci raccontano fatti nuovi e concreti sull’Accademia di Platone, sulla letteratura ellenistica, Filodemo di Garada e la storia antica in generale.

Senza ombra di dubbio, la rivelazione più rilevante è quella che riguarda il filosofo greco, che a quanto pare fu sepolto nel giardino di Platone, un’area privata destinata alla scuola platonica, dell’Accademia di Atene. In sostanza, se fino a questo momento era noto che le spoglie di Platone riposavano da quale parte nell’Accademia, ora sappiamo il luogo preciso, ma anche che fu venduto come schiavo sull’isola di Egina nel 404 a.C., e non nel 387 a.C. durante il suo soggiorno in Sicilia alla corte di Dionisio I di Siracusa, come si pensava fino a prima di questa scoperta.

Le altre interessanti rivelazioni

Tra le altre rivelazioni assolutamente interessanti non possiamo non segnalare una quindicina di righe che ci donano nuove informazioni sul celebre Carneade (citato anche da Manzoni nei “Promessi Sposi”). In sostanza, ora si conoscono le ragioni per cui non lasciò una produzione scritta e anche le discussioni filosofiche con lo stoico Diogene di Babilonia.

Il progetto di “lettura” di questi Papiri tramite strumenti all’avanguardia continuerà almeno fino al 2026, con lo scopo anche di  valorizzare tali manoscritti, che purtroppo per via della loro unicità e della fragilità non possono essere presentati al grande pubblico.

Per fortuna, è stata allestita l’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale di Napoli, che si pone proprio l’obiettivo di leggere questi importanti documenti e di riprodurli, in modo da archiviare le immagini ottenute e creare uno spazio online ad accesso aperto. Molto presto, quindi, potrebbero diventare visibili anche per noi.

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Le biblioteche più belle del mondo che meritano un viaggio

Le biblioteche sono, dai tempi dei tempi, luoghi di grande fascino e bellezza, dei veri e propri templi della cultura in cui rifugiarsi dal caos quotidiano, ma anche dove ammirare libri e ambienti eccezionali. In onore della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita dall’Unesco per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright, che si celebra ogni anno il 23 aprile con numerose manifestazioni in tutto il mondo, noi di SiViaggia abbiamo selezionato per voi le biblioteche più belle che ci sono in giro per il pianeta.

Biblioteca del Trinity College, dove la fantasia prende vita

Iniziamo questo viaggio da Dublino dove sorge la biblioteca più antica e più grande dell’Irlanda: l’Old Library del Trinity College. Entrarci è come catapultarsi in un mondo in cui la fantasia prende vita, grazie alla presenza di tantissimi libri ma anche alla struttura stessa: è dotata di saloni che sembrano infiniti e soffitti che quasi arrivano al cielo.

Non sorprende, quindi, che l’Old Library di Dublino sia stata scelta come set di Harry Potter: è quella in cui il maghetto più famoso al mondo, in compagnia dei suoi inseparabili Ron ed Hermione, cerca incantesimi, libri proibiti e sortilegi. Proprio qui, tra le altre cose, è custodita l’arpa del Trinity College, meglio nota come “Arpa Brian Boru”, che è la più antica di tutto il Paese.

Real Gabinete Portugues da Leitura, una vera gemma

La Real Gabinete Portugues da Leitura è un gemma silenziosa e nascosta della festosa città di Rio de Janeiro, un luogo così suggestivo da essere stato persino definito dal Time, nel 2014, come la quarta tra le più belle biblioteche del mondo. Costruita in stile neomanuelino con un esterno in pietra calcarea decorato con le statue di alcuni esploratori portoghesi, come Pedro Alvares Cabral, Luis de Camoes e Vasco da Gama, è un capolavoro anche all’interno: ricalca lo stile neomanuelino nelle persiane, negli scaffali in legno per i libri e nei monumenti commemorativi.

Real Gabinete Portugues da Leitura

Fonte: Getty Images

La straordinaria Real Gabinete Portugues da Leitura, Rio de Janierio

Particolarmente suggestivo è il soffitto del Salão de Leitura, impreziosito da un bellissimo lampadario e un lucernario con struttura in ferro, il primo esempio di questo tipo di architettura in Brasile. È presente anche un imperdibile monumento in argento, avorio e marmo alto 1,7 metri, che celebra l’epoca delle scoperte.

Abbey Library di Saint Gall, un luogo speciale

L’Abbey Library di Saint Gall si trova in Svizzera ed è una delle biblioteche monastiche più importanti e antiche nel mondo. Fondata nell’VIII secolo e poi ricostruita nel XVIII secolo in stile barocco rococò, nel corso dei secoli ha accumulato sempre più volumi, alcuni dei quali hanno più di mille anni.

In quanto perfetto esempio di monastero in stile carolingio è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 1983, e conta ben quasi 160.000 di opere originali, di cui 2 100 manoscritti copiati tra il VIII secolo e il XV secolo, 1.650 incunaboli e numerosi codici, vecchi libri e documenti stampati.

New York Public Library, tra i simboli della Grande Mela

In questa lista non poteva di certo mancare la meravigliosa New York Public Library, la terza più grande biblioteca dell’America del Nord: comprende 88 sedi distaccate e 4 centri di ricerca accademici. Descriverle tutte è pressoché impossibile, e per questo vogliamo parlarvi della sua sede centrale che è ospitata nello Stephen A. Schwarzman Building sulla Fifth Avenue, in un maestoso edificio in stile beaux-art, fiancheggiato da due giganteschi leoni.

New York Public Library

Fonte: iStock

Gli interni della straordinaria New York Public Library

Si tratta di un luogo che potrebbe piacere anche ai bambini, perché al pian terreno c’è una sezione interamente dedicata a loro e in cui è conservato il peluche originale Winnie-the-Pooh del 1921, appartenuto a Christopher Robin Milne, figlio dell’ideatore di questo personaggio amatissimo. Per il resto, è un posto che possiamo definire un vero e proprio capolavoro artistico-architettonico, e che conserva oltre 52 milioni di volumi (fra libri cartacei, e-book, DVD), ed oggetti storici di incredibile valore.

Biblioteca dell’Abbazia di Admont, con cupole affrescate

La straordinaria Biblioteca dell’Abbazia di Admont si trova in Austria ed è ospitata in un magnifico monastero benedettino. Considerata la più grande biblioteca monastica del mondo, colpisce senza ombra di dubbio per le sue cupole magnificamente affrescate, gli scaffali di colore bianco e oro, le straordinarie porte nascoste e le interessanti sculture di Josef Stammel.

Questa incredibile biblioteca ha le dimensione di una cattedrale: occupa ben 79 metri di lunghezza per 14 metri di larghezza e le sue colorate cupole sono abilmente decorate da affreschi in Trompe l’oeil, realizzati da Bartolomeo Altomonte. In più, hanno anche un valore architettonico perché lasciano filtrare la luce naturale all’interno della struttura fino ad illuminarla completamente.

George Peabody di Baltimora, con interni eccezionali

Gli interni della George Peabody di Baltimora sono da sempre considerati tra i più belli del mondo: il visitatore si trova a camminare in un edifico monumentale impreziosito dalla presenza di un pavimento di marmo bianco e nero a lastre alternate, un lucernario di vetro satinato, cinque ordini di balconi in ghisa nera ornamentale e colonne con decorazioni dorate.

George Peabody di Baltimora

Fonte: Getty Images

La sontuosa George Peabody di Baltimora

La collezione principale, inoltre, vanta circa 300.000 volumi particolarmente incentrati sul secolo XIX e su temi come la religione, l’arte britannica, l’architettura, la storia americana, le lingue romanze, la storia della scienza, la geografia, l’esplorazione e i viaggi.

Biblioteca Marciana, tra le più grandi del nostro Paese

In questa lista non poteva di certo mancare una meraviglia italiana, e per questo abbiamo scelto una delle più grandi e suggestive biblioteche del nostro Paese: la Biblioteca Marciana di Venezia, che si fa spazio nell’incantevole cornice di Piazza San Marco. Attualmente custodisce più di un milione di volumi a stampa, carte geografiche e atlanti storici e offre una serie di straordinarie Sale Monumentali che si possono scoprire grazie ad un tour guidato.

Un’attività che vi consigliamo di fare in quanto la struttura è ricca di soffitti a volta decorati da stucchi e da pitture di Battista Franco e di Battista del Moro, dipinti che lasciano senza fiato, un globo terrestre e un globo celeste del XVII secolo e molte altre meraviglie che da sole valgono il viaggio.

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Consigli linee aeree Viaggi

Ecco perché non si dovrebbe volare il giorno dopo un appuntamento dal dentista

Dovete salire su un aereo e volare ma siete stati dal dentista il giorno prima? Se potete evitate. Nulla di grave, naturalmente, ma ci sono dei casi in cui si potrebbe percepire dolore. Oltre al fatto che, dopo essere sottoposti a qualche intervento, non si è mai particolarmente in forma. Ma cosa succede? Il dolore dentale può essere causato dall’altitudine e dalla variazione di pressione e può essere strettamente correlato a impianti dentali e otturazioni.

Quella di non volare dopo essere stati sottoposti a piccoli interventi dal dentista non è una regola assoluta, ma potrebbe essere una buona norma se si possono programmare le sedute mediche per i denti e i viaggi.

Dopo il dentista meglio non volare, ecco perché

Quando si vola si devono affrontare diversi cambiamenti di pressione e le loro conseguenze. Basti pensare alle orecchie e al fastidio che si può provare quando si tappano. Lo stesso può accadere con i denti, infatti possono provocare la formazione di sacche di gas all’interno delle aree sottoposte ad otturazioni per curare le carie. La conseguenza? Forti dolori e grande pressione per le gengive.

Ovviamente non capita sempre, quindi potrebbe anche succedere di essere “immuni”, però se così non fosse, e se non si hanno antidolorifici con sé, questo potrebbe rendere il volo un vero e proprio incubo. Soprattutto se molto lungo.

Anche le otturazioni provvisorie potrebbero causare dei fastidi se accoppiate con i cambi di pressione, quindi – in generale – la soluzione migliore sarebbe quella di programmare un viaggio solamente qualche settimana dopo la seduta dal dentista, per evitare di incappare in queste problematiche.

A quanto pare gli impianti non temono problematiche durante il volo, ma possono creare fastidi. Un metodo per evitarli durante il decollo e l’atterraggio è quello di masticare qualcosa. Inoltre, anche le gengive possono essere interessate a fastidi durante il volo, se sensibili o infiammate.

Aeroodontalgia, di che cosa si tratta

L’aeroodontalgia, o barodontalgia, è un mal di denti che viene associato al cambio di pressione, lo possono lamentare coloro che viaggiano su un aereo, ma anche chi fa immersioni. Spesso sono associati ad altre problematiche dentali, come carie o otturazioni che si sono allentate. La conseguenza è la formazione di sacche d’aria che, a causa dei cambi di pressione che avvengono durante un volo, possono espandersi o contrarsi. E causare fastidi o dolori.

Cosa fare per evitare queste problematiche? Prima di viaggiare è bene prenotare una visita dal dentista, o chiedergli un consiglio, fermo restando il fatto che sarebbe meglio evitare di volare subito dopo un intervento.

Se non si può fare a meno di volare si possono seguire alcuni consigli. Come quello di assumere un antidolorifico prima di partire, su consiglio del proprio medico. Questo ci permette di salire sull’aereo con l’effetto del farmaco già attivo.

Sarebbe bene evitare bevande o cibi troppo caldi o freddi, perché gli sbalzi di temperatura potrebbero causare ulteriori fastidi. La cosa migliore da fare, comunque, è sempre quella di bere acqua a temperatura ambiente.
Ovviamente non si deve avere nessun timore, ma è sempre bene essere consapevoli di quello che potrebbe accadere e, se si hanno delle preoccupazioni, confrontarsi con il proprio dentista.

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Curiosità hotel Viaggi

Capsule hotel: cosa sono e dove si trovano?

Innovativi e dotati di ogni comfort tecnologico, sono situati nelle zone strategiche delle città più grandi e importanti del mondo. Stiamo parlando dei capsule hotel, gli alberghi nei quali dormire in piccole capsule dallo spazio ridotto e dal design accattivante, ma al contempo minimale.

Un concept ricettivo nato in Giappone, ma che si è diffuso ben presto nel resto del mondo. Molti ne hanno già sentito parlare e alcuni hanno già provato l’esperienza di dormire in queste piccole cabine davvero particolari, ma cosa sono di preciso i capsule hotel e dove li possiamo trovare?

Cos’è un capsule hotel

Chiamato anche albergo capsulare, il capsule hotel è una struttura ricettiva composta da stanze piene di strutture modulari, ovvero le capsule. Si tratta di blocchi molto piccoli che riescono a ospitare una singola persona e poco altro: tipicamente si parla di una lunghezza di circa 2 metri per 1 metro di larghezza e 1,25 di altezza.

I moduli sono quindi estremamente ridotti (e sconsigliati a coloro che soffrono di claustrofobia), ma sono anche super accessoriati: non mancano televisione, radio, prese per la corrente e usb, riscaldamento e aria condizionata. Tutti i comfort sono quindi concentrati in un posto letto molto piccolo che funge da “stanza”.

Gli stili dei capsule hotel sono molto vari, ma hanno tutti in comune la ricerca di un design che fornisca all’ospite comfort elettronico e minimalismo. Si prediligono colori neutri e riposanti, luci comode e posizionate in punti tattici, una tendina oscurante che garantisca il massimo della privacy. Dagli stili che riprendono le tradizioni a quelli futuristici, oggi esistono hotel a capsule che rappresentano veri gioielli di design.

Quello che differenzia un capsule hotel da un altro hotel classico, inoltre, sono i servizi esterni che offre: ci sono quelli standard che prevedono armadietti in cui depositare i bagagli, bagni con docce e distributori automatici, wi-fi, mentre altri forniscono anche il pigiama o una vestaglia e anche una rilassante sauna, la possibilità di rilassarsi con un massaggio, oppure di ordinare cibo.

Origini dei capsule hotel

In alcune grandi metropoli, specialmente in Giappone, negli anni ’70/’80 si era palesato il problema di proporre strutture di accoglienza a prezzi accessibili, ma in zone centrali e strategiche della città, come le stazioni o gli aeroporti: è così che sono nati i capsule hotel. Il primo hotel di questo tipo è stato aperto ad Osaka nel 1979: il Capsule Inn Osaka. Situato nel distretto di Umeda, questo hotel a capsule venne disegnato da Kishō Kurokawa ed il costo iniziale per una “stanza” era soltanto di 9 euro.

In Giappone i capsule hotel si sono sviluppati molto velocemente e sono entrati a far parte della cultura contemporanea. Spesso, infatti, questa sistemazione viene scelta dagli stessi fruitori degli internet cafè: persone (maggiormente uomini) che viaggiano per lavoro e devono attendere una coincidenza, o che hanno perso l’ultimo treno dopo essere usciti tardi dall’ufficio. Anche per questo molte strutture offrono servizi ulteriori collegati al mondo del lavoro come stampanti e fax, oppure altri servizi molto più singolari come i distributori automatici di calzini e cravatte: qualsiasi necessità del cliente viene tenuta in considerazione.

Anche dal punto di vista turistico, nel corso degli anni, i capsule hotel sono diventati una scelta economica e comoda per risparmiare in un viaggio nella terra del Sol Levante e non solo, visto che si stanno sviluppando anche nel resto del mondo come nuovo concetto di struttura ricettiva.

Il Capsule Inn Osaka in Giappone

Fonte: iStock

Capsule Inn Osaka in Giappone

Dove si trovano gli hotel a capsule

Da Tokyo, Osaka e Kyoto, ben presto la formula a capsule di questi hotel si è diffusa e sviluppata anche al di fuori del Giappone e nel resto del mondo, seppur in maniera meno capillare. Situati principalmente in aree vicine a stazioni e aeroporti, gli alberghi capsulari si trovano sempre in zone strategiche e comode per coloro che devono viaggiare.

Troviamo capsule hotel comodi, economici e dai molteplici stili, a Singapore, a Mosca, in Thailandia (Pattaya Beach), ma anche a Mumbai, Londra, Parigi, Amsterdam e Lucerna (in Svizzera).

E in Italia? Sì, questo stile d’accomodazione alberghiera si sta progressivamente diffondendo anche nel Bel Paese. Li troviamo, per esempio, a Milano, a Torino e a Napoli. Una formula che ricalca la filosofia giapponese è anche quella messa in pratica dagli innovativi e tecnologici capsule hotel all’interno di alcuni principali aeroporti italiani. Tra questi troviamo gli aeroporti di Milano Malpensa, Orio al Serio e Venezia.

Se fino ad alcuni anni fa i capsule hotel erano considerati soluzioni pratiche ma per nulla lussuose, oggi si è deciso di creare nuovi servizi sempre più all’avanguardia e le stesse strutture sono molto più attente al design e ai dettagli estetici. Eleganza, comfort e comodità a portata di aeroporto: i capsule hotel sono la nuova frontiera dei viaggi di lavoro e le loro potenzialità, secondo molti esperti del settore, sono ancora in netta ascesa.

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Turbolenze in aereo, un pilota spiega perché non avere paura

Le turbolenze in aereo possono fare paura, del resto non sono poche le persone che hanno timore di volare e affrontano con il terrore ogni aspetto della traversata. Quando si è nel cielo, quei momenti durante i quali l’aereo oscilla possono essere poco comprensibili per i passeggeri, inaspettati e repentini e le reazioni possono essere le più disparate: c’è chi si diverte, chi soffre e chi vive questa situazione con profondo terrore.

Ma, in realtà, non si dovrebbe aver paura delle turbolenze in aereo. Si tratta, infatti, di ordinaria amministrazione, come aveva spiegato in un’intervista un pilota di aerei.

Perché non avere paura delle turbolenze in aereo, la parola al pilota

Possono essere causate da diverse ragioni e gli aerei sono predisposti per affrontarle senza incorrere in alcun problema. Stiamo parlando delle turbolenze in volo, in merito alle quali Richard Tobiano, pilota capo della Qantas, aveva dato qualche utile spiegazione in un articolo sul sito ufficiale della compagnia aerea.

“Per i piloti – aveva spiegato – è una parte quotidiana del nostro lavoro e non c’è nulla da temere. Gli aerei sono progettati per affrontare livelli di turbolenza ben oltre qualsiasi cosa potresti realisticamente incontrare. Ma per i passeggeri, soprattutto se si tratta di una scossa improvvisa, la turbolenza può essere erroneamente percepita come un ‘tuffo’ o un ‘calo massiccio’”.

Ma quali sono le ragioni che scatenano la turbolenza? “Cambiamenti improvvisi nella direzione e velocità del vento, in particolare quando gli aerei salgono alla loro altitudine di crociera dove l’aria è di solito più liscia – si legge -. Turbolenza associata a nubi grandi e dense”. Oppure dovuta alla scia di aria “disturbata” di qualche aereo nelle vicinanze.

Inoltre, veniva spiegato che le compagnie aeree impegnano molto a evitare le turbolenze. In genere ci si organizza con: “Rapporti meteo dettagliati, radar meteo all’avanguardia, parlare con altri piloti che volano lungo lo stesso corridoio e spaziatura tra gli aerei, tutto aiuta ad appianare le cose. La turbolenza può essere inaspettata e scomoda, ma se hai la cintura di sicurezza allacciata ogni volta che sei seduto, non è qualcosa da temere”.

Cosa fare in caso di turbolenza in aereo: i consigli

Secondo un articolo pubblicato su D’Marge i posti dove si percepiscono meno le turbolenze sono quelli centrali, in corrispondenza delle ali. Se invece questi momenti non fanno alcuna paura, allora il posto giusto è quello più vicino alla coda.

Ma se si temono le turbolenze in aereo e si ha paura di volare ci sono alcune cose che si possono fare per poter gestire l’ansia. Tra i primi consigli, ovviamente, il comprendere che non c’è nulla da temere e che la paura che si prova è irrazionale.

Poi bisogna evitare di bere bibite energetiche o caffè, contengono ingredienti eccitanti che potrebbero aumentare lo stato di ansia. Vale la stessa cosa per gli alcolici. Potrebbe essere utile osservare cosa fa il personale di bordo: se sono tranquilli e sereni significa che non c’è proprio nulla di cui avere paura. Potrebbe essere utile anche parlarne con loro, probabilmente potrebbero riuscire a rassicurarvi.

In genere i piloti avvisano quando si stanno per incontrare delle turbolenze, per far allacciare le cinture di sicurezza, ma è ancora meglio tenerle allacciate tutto il tempo, in caso di evento inaspettato. E, infine, distrarsi, magari utilizzando apposite tecniche di rilassamento, oppure leggendo un libro o ascoltando della musica.

Queste sono alcune piccole soluzioni utili per affrontare con più consapevolezza un viaggio in aereo e, magari, provare ad avere meno paura delle turblenze.

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Dove studiare inglese: i luoghi top dove imparare bene la lingua

Sebbene la scuola ormai da anni prepari i suoi studenti ad avere le giuste basi d’inglese, si può dire di conoscere veramente la lingua solo dopo aver passato un po’ di tempo all’estero, avendo così la possibilità di mettere in pratica le proprie abilità quotidianamente e di confrontarsi con le sfumature che solo un madrelingua può “maneggiare”. In occasione della Giornata Mondiale della Lingua Inglese, che ricorre il 23 aprile, scopriamo quali sono i luoghi migliori dove recarsi per un soggiorno-studio.

I luoghi migliori dove imparare l’inglese

Voglia di regalarvi una vacanza-studio all’estero per imparare davvero bene l’inglese? Ci sono alcuni luoghi dove potrete sicuramente trovare “pane per i vostri denti”: partiamo ovviamente dal Regno Unito, patria di quello che viene considerato lo standard english. È il posto migliore per apprendere l’inglese più formale, quello – per intenderci – parlato dalla Famiglia Reale. Tra le città al top ci sono sicuramente Londra, Manchester e Liverpool: qui ci si può letteralmente immergere nella cultura inglese, così da imparare anche le tradizioni, gli usi e i costumi di una civiltà molto longeva.

Senza dover andare poi troppo distante, anche l’Irlanda offre interessanti possibilità per gli studenti (o per chi semplicemente vuole mettersi in gioco con l’inglese). Dublino e Cork sono tra le città più conosciute, ma basta allontanarsi di poco per scoprire splendide perle che porterete sempre nel cuore, grazie anche al calore e all’accoglienza degli abitanti. Sapevate che anche il Sudafrica è un ottimo Paese dove imparare l’inglese? Nonostante si contino ben 11 lingue ufficiali, questa rimane la preferita per tutto ciò che riguarda gli scambi con gli stranieri. Inoltre, il costo della vita è molto più basso rispetto al Regno Unito e all’Irlanda.

Dall’Australia al Canada: i posti top

Se volete invece allontanarvi un po’ e siete disposti a volare dall’altra parte dell’oceano, ecco che le possibilità si fanno molto più ampie. La meta classica per chi vuole imparare l’inglese? Gli Stati Uniti, ovviamente: certo, grazie all’incredibile melting pot di cui il Paese è da sempre fiero sostenitore, gli accenti e i dialetti sono davvero numerosissimi e non è facile giostrarsi tra di essi. Ma imparerete molto più del classico inglese standard, immergendovi anche nello slang che vi catapulterà in quella che è la vita quotidiana di un americano. Per le città migliori, c’è davvero l’imbarazzo della scelta: da New York a San Francisco, da Miami a Los Angeles: il limite è la vostra voglia di avventura (e il budget a vostra disposizione).

Ottimo anche il Canada, dal clima più rigido e dai panorami naturali sconfinati: per imparare un buon inglese, meglio optare per le regioni anglofone come la Columbia Britannica e l’Alberta, così da evitare le influenze francesi che possono confondere chi deve ancora apprendere bene la lingua. Se non vi spaventano le sfide difficili, l’Australia potrebbe fare al caso vostro: la rigida burocrazia all’ingresso e la necessità di un budget sostanzioso non sono alla portata di tutti. Ma potrete vivere un’avventura semplicemente mozzafiato. Infine, la Nuova Zelanda: i paesaggi da sogno che avrete visto ne Il Signore degli Anelli vi regaleranno un’esperienza indimenticabile.

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10 consigli per un viaggio low cost in Giappone

State organizzando il vostro prossimo viaggio nel Paese del Sol Levante, ma avete paura dei costi eccessivi che potrebbe comportare? In realtà, a differenza di quanto si possa pensare, il Giappone non è più un paese troppo caro. Anzi, con un po’ di organizzazione e seguendo i giusti consigli, si può vivere un’esperienza indimenticabile senza spendere troppo ed evitando di rinunciare totalmente alle comodità.

Dai mezzi di trasporto agli alloggi, dai ristoranti allo shopping e ai siti culturali da visitare, ecco 10 trucchi per organizzare una vacanza in Giappone low cost.

Periodo più economico per viaggiare in Giappone

Per trovare offerte e prezzi più bassi per vitto e alloggio in Giappone, il consiglio è quello di evitare l’alta stagione, quindi la piena estate (luglio e agosto), il periodo delle festività natalizie, quello della fioritura dei ciliegi (più o meno a inizio aprile) o quello del foliage di metà novembre. In linea di massima, i prezzi migliori si riescono a spuntare tra la fine dell’autunno e marzo (escluse le festività), riuscendo a godersi tutte le bellezze autentiche del Giappone ad un costo accessibile e senza troppe orde di turisti.

Volo economico per il Giappone

Una delle voci di costo più consistente in un viaggio lontano riguarda sicuramente il volo. Nel caso in cui si scelga di viaggiare in bassa stagione, solitamente il consiglio è quello di prenotare il volo circa 3/4 mesi prima della data di partenza, per riuscire a trovare i prezzi migliori (se si è fortunati anche poco più di 400 euro a/r). Diversamente, per cercare di trovare prezzi abbordabili nelle alte stagioni, sarebbe meglio anticipare ulteriormente la prenotazione del volo.

Inoltre, è consigliato anche valutare di prendere voli che fanno scalo in altri aeroporti prima di giungere in Giappone, poiché i voli diretti dall’Italia sono generalmente più costosi. Comparate bene, inoltre, le varie tratte proposte dalle diverse compagnie: alcuni scali sono più economici di altri.

Trasporto low cost dall’aeroporto al centro

Una volta atterrati in Giappone, per potervi recare in hotel è necessario prendere uno dei possibili mezzi di trasporto messi a disposizione. L’opzione più cara è il taxi (in Giappone sono tra i più cari del mondo), soprattutto se l’aeroporto è molto lontano dalla meta. Tokyo, la capitale, è servita da due aeroporti: quello cittadino di Haneda e quello internazionale di Narita che dista dal centro città ben 100 chilometri. In questo caso il costo potrebbe anche superare i 150 euro prendendo un taxi.

Meglio optare per i treni che collegano con il centro delle città. In particolare, tra i più economici troviamo il Keisei Limited Express (con un prezzo di circa 6 euro) e il JR Sobu Line (circa 8/9 euro).

Un’altra opzione economica per raggiungere la città dall’aeroporto è rappresentata dai limousine bus che propongono solitamente prezzi abbordabili (si parte da circa 19/20 euro).

Dormire spendendo poco

Un’altra voce che incide molto sul costo del viaggio è il pernottamento. Scegliere la giusta sistemazione che sia comoda, ma anche economica, non è semplice se non si conoscono tutte le opzioni che il Giappone offre.

Come in ogni Paese, più ci si trova nel centro delle città importanti (come Tokyo e Kyoto), più alti saranno i prezzi praticati, soprattutto dagli hotel che appartengono a grandi catene e dai boutique hotel. Per questo, per risparmiare, è consigliato optare per altre tipologie di sistemazione. Tra queste troviamo: ostelli, appartamenti, affittacamere, Ryonkan e capsule hotel.

Ostelli e affittacamere

Per contenere i costi di alloggio, esistono diverse opzioni: gli ostelli, gli affittacamere (minshuku), gli appartamenti. Con un buon rapporto qualità-prezzo, gli ostelli sono numerosi in Giappone e possono essere un’ottima scelta per risparmiare: i prezzi partono in genere dai 15 euro in bassa stagione, per salire fino ai 40 nelle zone più esclusive e in alta stagione.

Scegliere i minshuku, invece, significa dormire in affittacamere economici a conduzione familiare che però spesso non hanno i bagni privati, mentre un appartamento (fuori dalle zone centrali) può essere un’altra opzione economica, visto che permette anche di cucinare in casa senza dover sempre uscire a pranzo o a cena.

Ryonkan e capsule hotel: dalla tradizione alla modernità

Per entrare a pieno nelle tradizioni giapponesi, ma a costi contenuti, si può optare anche per i Ryonkan-hotel: l’alloggio tradizionale nel quale al posto del letto si trova il futon sdraiato sul tatami, il tipico pavimento giapponese.

Il Giappone offre anche una sistemazione molto particolare: i capsule hotel. Dedicati solo a chi non soffre di claustrofobia, si tratta di alberghi con stanze formate da piccole capsule nelle quali dormire. Ce ne sono di tanti tipi e dimensioni e rappresentano una soluzione economica (partono da circa 20 euro a notte) per dormire nelle grandi città giapponesi.

Internet cafè e shop “tutto a 1 euro”

Tra i luoghi particolari ed economici che si trovano facilmente nelle grandi città giapponesi ci sono gli internet cafè: luoghi nei quali si può navigare in internet, lavorare al pc, consultare una vasta collezione di manga e anche dormire (spendendo pochissimo).

Può sembrare strano, come luogo in cui dormire, ma è una scelta molto amata dai giovani di tutto il mondo. Non si tratta esattamente di una soluzione comoda, per la verità: se si opta per l’economicissima Open Seat, si ha a disposizione una sedia dinnanzi al pc, che costringerà a dormire seduti e senza alcuna privacy. Se invece si vuole spendere un pochino di più, si può optare per la postazione Flat Seat o per la Reclining, e dunque per una poltrona reclinabile all’interno di una stanzetta privata.

Bisogna però sapere prima quanto si intende stare: si può scegliere, in genere, l’opzione da 3,5 o da 8 ore. Se si comunica una permanenza inferiore a quella effettiva, infatti, il costo si innalza di molto (circa 100 Yen ogni 15 minuti in più).

Altri luoghi molto particolari ed economici dove trovare qualsiasi cosa possa servirvi durante il viaggio, sono “100 yen shop”: negozietti equivalenti ai nostri “tutto a 1 euro” che vendono qualsiasi prodotto, dall’abbigliamento agli utensili, fino al cibo.

Fare la spesa al supermercato

Come nella vita di tutti i giorni, anche in viaggio dobbiamo pensare a soddisfare anche un altro dei bisogni primari oltre a dormire, ovvero mangiare. Probabilmente il metodo più economico è quello di fare la spesa in qualche market per cucinare i piatti a casa (nel caso in cui abbiate scelto di affittare un appartamento).

I prezzi dei beni sono simili a quelli italiani, ma attenzione alla frutta che in Giappone costa molto. Se vi recate nei supermercati in prossimità dell’orario di chiusura, spesso vengono venduti i prodotti scontati del 20% fino ad arrivare anche al 50%.

Dove mangiare low cost

Se invece si soggiorna in hotel, per risparmiare si può optare per i locali frequentati dalla gente del posto. La scelta è abbastanza varia e si passa dai chioschi e ristorantini del posto che propongono piatti semplici ma gustosi ed economici (come ramen, ubon o soba), ai Konbini, piccoli supermercati nei quali vengono venduti ai clienti pasti confezionati precotti da riscaldare o pasta istantanea. Costano molto poco e i piatti non sono di grande qualità, ma sono spesso aperti 24 ore su 24 e rappresentano quindi un’ottima soluzione se si è fatto troppo tardi e si vuol spendere poco.

Si può optare anche per i Bento, i pranzi da asporto venduti nei supermercati e negozi, che partono dagli 8/10 euro in base alla quantità e alla qualità del cibo offerto. Nelle stazioni se ne trovano di moltissimi tipi diversi e a prezzi vantaggiosi.

Altri posti in cui mangiare con un buon rapporto qualità-prezzo sono gli Isakaya, i pub in stile giapponese.

Ristoranti economici a Tokyo, dove mangiare piatti tipici

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Ristoranti tipici a Tokyo

Mangiare cibo tipico costa meno

Se siete aperti ad esplorare i piatti tipici giapponesi, potrebbe rivelarsi oltre che un’esperienza arricchente, anche più economico.

Per risparmiare sul cibo, infatti, il consiglio è quello di puntare sui piatti della tradizione: un piatto di ramen (tagliolini in brodo) costa in media 6 euro, e così pure i soba (spaghetti di grano saraceno) e gli udon (una sorta di zuppa di noodle); se ne spendono 7 per una tonkatsu (cotoletta fritta di maiale), e così pure per una porzione di yakinuku (carne alla griglia) o di donburi (riso bianco con sopra diversi ingredienti).

Spostarsi in città e fuori spendendo poco

Se viaggiate a Tokyo, spostarsi è facile ed economico grazie alla metropolitana che serve tutta la città e che costa poco. È possibile fare abbonamenti per più giorni a meno di 10 euro.

A Kyoto, invece, la metro è molto meno capillare e si può scegliere tra l’alternativa del bus (circa 6 euro al giorno) o della bicicletta a noleggio (circa 9 euro al giorno).

Se avete intenzione di esplorare anche le altre principali città che punteggiano il Giappone, dovrete pensare a come spostarvi e al costo che ne deriva. Per i treni interurbani è possibile acquistare il Japan Rail Pass: un abbonamento con il quale si può viaggiare senza alcun limite sui treni veloci e, in particolare, lo shinkansen (il treno proiettile). Attenzione però, a valutare attentamente la convenienza di un abbonamento o dell’acquisto delle singole tratte in base al tipo di viaggio e al numero di spostamenti che avete intenzione di compiere.

Il Giappone è famoso per i suoi treni ad altissima velocità. Che sono un’esperienza, sì, ma che sono anche molto costosi. L’alternativa? Lo yakō basu, il bus notturno. Se con lo shinkansen da Tokyo a Osaka si spendono oltre 100 euro, in pullman ne bastano all’incirca 40. Un modo per risparmiare, sebbene il bus notturno impieghi più ore di viaggio rispetto al treno veloce.

Il treno velocissimo Shinkansen, in Giappone

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Lo Shinkansen, il treno veloce del Giappone

Visite culturali

Si può andare in Giappone senza visitare alcuni dei suoi numerosi e splendidi siti culturali e storici? I santuari, solitamente, sono gratuiti, come anche i parchi pubblici e i mercati storici. I musei, i templi e gli altri siti culturali sono spesso a pagamento, ma i biglietti d’ingresso hanno prezzi contenuti (attorno ai 5 euro in media).

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Volo con scalo: i consigli per non perdere la coincidenza

Quando si percorrono lunghe tratte è normale che capiti di dover fare scali in aeroporto e di dover prendere altri voli, vere e proprie coincidenze tra uno a l’altro. Ma come assicurarsi di organizzare tutto al meglio, per evitare di perdere il volo successivo? Ci sono alcune cose da sapere prima di organizzare la propria vacanza, per facilitarci la vita ed evitare brutte sorprese.

Come, ad esempio, i tempi tecnici tra un volo e l’altro, per essere sicuri che tutto si incastri bene, oppure per la gestione dei bagagli. La guida per chi deve prendere i voli con scalo, con tutti i suggerimenti più utili per non perdere l’aereo.

Come programmare le coincidenze in aeroporo, i voli e gli scali

Per organizzare al meglio un viaggio, bisogna sempre ricordare che l’aspetto più importante riguarda l’organizzazione. Essere precisi aiuterà ad incorrere in meno problematiche e sarà – così – più facile porre rimedio agli imprevisti che normalmente capitano.

Innanzitutto, le tempistiche: se è la compagnia aerea a proporci lo scalo, o se è l’agenzia di viaggio, allora non dobbiamo preoccuparci: in genere si occupano già loro di calcolare le tempistiche di attesa migliori che ci permettono di viaggiare con calma e serenità.

Il tempo che deve intercorrere tra un volo e l’altro è di almeno due ore per i voli nazionali, tre-quattro ore per quelli che coprono paesi diversi. Bisogna stare molto attenti se si organizza in autonomia un viaggio con più voli, tenendo conto anche di quando chiudono i gate.

Per facilitare gli spostamenti all’interno dell’aeroporto potrebbe essere utile scaricare una mappa che ci permetta di capire la distanza tra i vari gate per fare una stima del tempo di percorrenza: non vale la pena correre, affannarsi e rischiare se si può attendere un’ora in più e procedere con maggiore calma.

Bagagli, come organizzarsi se si fanno scali con coincidenze

La domanda che può sorgere spontanea è: devo imbarcare i bagagli a ogni scalo? La risposta è dipende: bisogna capire cosa ci permette di fare la compagnai aerea ed è molto meglio – se possibile – fare in modo che il ritiro delle valigie avvenga solamente quando abbiamo raggiunto la destinazione finale. Inoltre, ci sono situazioni in cui si deve per forza ritirare il bagaglio e imbarcarlo nuovamente, come può capitare – ad esempio – negli Stati Uniti, oppure se si cambia aeroporto.

Per questo è bene avere zaini o borse a mano con anche un piccolo cambio, in caso si senta la necessità di darsi una rinfrescata, oppure se si ha in programma un’attesa molto lunghe.

Suggerimenti utili per non perdere le coincidenze in aeroporto

Oltre a calcolare bene i tempi tecnici, abbondando, è anche bene organizzarsi in modo da avere tutto sottomano: documenti personali, carte di imbarco o ogni altra documentazione utile per – in caso di necessità – poterli usare velocemente. Infatti spesso, quando si hanno tante borse e si è di fretta, si può rischiare di perdere tempo anche semplicemente cercando i documenti.

È bene portare con sé qualche snack per evitare, se i tempi sono calcolati al secondo, di dover perdere tempo per fermarsi al bar.

E, poi, se lo spostamento è lungo, occuparsi come prima cosa di quello: a volte per transitare da un terminal all’altro ci vuole diverso tempo.

Si può uscire dall’aeroporto? E cosa è uno stopover

Quando si cambia aereo, se il tempo lo consente, è possibile uscire dall’aeroporto. Ovviamente bisogna calcolare quanto ci vuole a raggiungere la città e se è fattibile: se si hanno otto ore – ad esempio – ma per arrivare al luogo che ci interessa visitare ci vuole molto tempo allora, forse, non ne vale la pena.

In questi casi si potrebbe pensare a uno stopover, ovvero una sosta che può avere una durata anche di oltre 24 ore e che permette di scoprire posti nuovi, anche gli aeroporti stessi. Se si vuole programmare un mini vacanza di questo tipo dobbiamo ricordarci di calcolare sempre i trasferimenti, tenendo conto del traffico, e di trovare qualche attività da fare o da scoprire.

Cosa fare se si perde la coincidenza

Nonostante abbiamo pensato proprio a tutto può capitare di perdere la coincidenza. È bene sapere che, se non dipende da noi, ci possono essere dei casi in cui si ha diritto a un risarcimento.

Comunque, se ci dovesse capitare, in ogni situazione la prima cosa da fare è quella di parlare con il personale della compagnia aerea per provare a trovare una soluzione.

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Più di un portafortuna, cosa sono quelle statuine sui tetti delle case peruviane

Chi è stato almeno una volta in Perù sa bene di cosa stiamo parlando. Non c’è una casa o un negozio che non abbia una di queste statuine, raffiguranti un toro variopinto, sui tetti o all’entrata. La motivazione è presto detta: si tratta di qualcosa che va oltre un semplice portafortuna.

I Tori di Pucará, questo il loro nome, nascondono una storia fatta di credenze religiose e tradizioni artistiche e culturali dall’inestimabile valore, risalenti all’antichità ma ancora vivi nella vita quotidiana e nelle credenze delle popolazioni andine. Andiamo alla scoperta dei Toritos de Pucarà, le graziose statuette con una storia straordinaria da raccontare.

I Toritos de Pucarà: le splendide statuine peruviane

Ci troviamo nel cuore delle Ande peruviane, in particolare nella regione degli altopiani di Puno. Qui, la città di Pucarà è stata quella che ha visto nascere e crescere la tradizione dei tori che portano con sé una simbologia particolare tramandata nei secoli.  Sono molto più che semplici oggetti decorativi: rappresentano protezione, fertilità e prosperità, oltre che la bellezza artistica e culturale dell’artigianato locale.

I Tori di Pucarà (il cui nome originale è Toritos de Pucarà) sono statuette di ceramica e argilla di diverse dimensioni e decorate con colori vivaci e simboli che ne arricchiscono il significato profondo. Nelle regioni andine del Perù è usanza comune posizionare due Tori di Pucará e una croce nel mezzo, sopra i tetti delle case o dei negozi.

Originarie dell’omonima città, nel tempo la tradizione di tali creazioni artigianali si è radicata ovunque negli altopiani andini: si trovano nella capitale Lima, ma anche a Cusco, Puno, Ayacuchi e Apurimac.

Origini e storia: dall’antichità ai giorni nostri

Queste splendide e variopinte statuine peruviane hanno origini molto antiche. Sebbene non sia semplice risalire alla loro nascita esatta, si pensa che la storia dei toritos risalga a diversi secoli fa e che la loro evoluzione sia strettamente legata alla storia e alla cultura della regione di Puno.

Le origini delle statuette di argilla risalirebbero all’epoca precolombiana e coloniale. La città di Pucará era un importante centro cerimoniale pre-Inca e si crede che nei rituali religiosi delle culture precolombiane si usassero tali oggetti.

Con l’arrivo degli spagnoli, che introdussero il bestiame e soprattutto i tori in queste terre (nel XVI secolo) la credenze originarie si unirono a elementi europei che diedero vita alla tradizione dei Tori di Pucarà come forme di espressione artistica che portano una propria simbologia.

A quei tempi, gli artigiani del posto producevano per i conquistatori delle opere in ceramica che in qualche modo rappresentassero le loro tradizioni. In particolare, va alla comunità dei Chepa Pupuja il merito delle produzioni dei tori in ceramica: fu loro infatti l’idea di realizzare queste piccole sculture per mantenere la cultura magico-religiosa tra i contadini, adottata ormai nei confronti di quel nuovo animale venuto dalla Spagna.

Il toro divenne così un animale simbolico e iconico per la popolazione andina, metafora di protezione, fertilità e felicità, a partire da quell’epoca antica e fino ai giorni nostri.

I Toritos de Pucarà, i tori simbolici sui tetti delle case peruviane

Fonte: iStock

Toritos de Pucarà

La leggenda dei Toritos de Pucarà

La leggenda dei Tori di Pucará affonda le sue radici nella ricca tradizione orale della regione di Puno, in Perù. Le versioni di tale storia sono diverse, ma una di queste è quella più conosciuta e raccontata. Parla di un toro che salvò miracolosamente la città di Pucarà.

Secondo la leggenda, in tempi molto antichi la città venne colpita da un grave periodo di siccità che mise in ginocchio gli abitanti del luogo per la mancanza di acqua, fondamentale per vivere e produrre cibo. Così la popolazione iniziò a pregare i loro dei per chiedere aiuto e in risposta apparve misteriosamente un toro nella città.

Questo animale forte e possente si rese protagonista di un miracolo: battendo gli zoccoli sul terreno riuscì a far sgorgare dal suolo acqua dolce, mettendo fine alla siccità e salvando la città dalla carestia. Da qui deriverebbe il suo significato religioso e simbolico: i cittadini iniziarono così a creare figure di tori in ceramica che simboleggiavano prosperità e protezione per l’uomo.

È in questo modo che la popolazione avrebbe iniziato a posizionare queste statuette simboliche sui tetti delle loro case, come simbolo di protezione e di buon auspicio. Una tradizione che perdura nel tempo, tramandata nel corso dei secoli da numerose generazioni.

Significato del Toro di Pucarà: simbologia e tradizioni

Ogni abitante di Pucarà, in passato come ancora oggi, posiziona questi tori di argilla sui tetti delle proprie case perché la tradizione vuole che siano simboli importanti di protezione delle case e dei loro abitanti da mali e pericoli, ma anche di prosperità e fertilità per le coltivazioni e per il bestiame che sono alla base dell’economia locale. Inoltre, regalare un toro di Pucarà rappresenta un augurio di buona fortuna.

I Toritos de Pucarà sono spesso posti in coppia e questo simboleggia l’unione e l’equilibrio tra uomo e donna e quindi l’armonia della casa che da loro viene protetta.

Dal punto di vista stilistico, ogni toro ha caratteristiche comuni che raccontano credenze e simboli della tradizione. Tra gli elementi che lo caratterizzano, troviamo la famosa lingua all’insù dell’animale, che simboleggia l’uso corretto delle parole e dei sentimenti ad essa legati, poiché dall’uomo non escano espressioni di rabbia, orgoglio, insulti o bugie. La sella sulla schiena dell’animale, invece, è simbolo di cura e protezione utili a fare in modo che l’essere umano si realizzi nella propria vita. La decorazione sul capo formata da tre occhielli a forma di goccia, rappresenta il dominio della mente tramite la trilogia della nascita, della morte e del sacrificio per l’umanità. Le figure spirali presenti sul corpo del toro simboleggiano la spirale della vita. Infine, gli occhi tondi e sporgenti dell’animale indicano che l’essere umano deve essere sempre attento al mondo che lo circonda, utilizzando la propria coscienza.

Oggi i tori di ceramica peruviani rappresentano anche una radicata tradizione artistica e culturale andina, divenendo anche oggetti d’arte promossi e venduti ai visitatori per promuovere il turismo di queste splendide regioni andine dal fascino unico.

Cosa sono i Tori di Pucarà, le statuine sui tetti delle case peruviane

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Produzione Tori di Pucará
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Cosa fare e cosa vedere a Menfi, in Egitto

Menfi è l’antica Capitale d’Egitto, una città che ancora oggi ci regala un enorme spaccato di storia di questa terra dai mille misteri, tanto che ci permette di comprenderne più a fondo le radici. Visitarla è come passeggiare in un eccezionale museo a cielo aperto, pieno di monumenti funerari, tombe rupestri e rovine di templi che lasciano davvero senza fiato. Scopriamo insieme cosa visitare in questa città che ha certamente una lunghissima storia da raccontare.

Menfi, informazioni utili

Menfi ha ricoperto il ruolo di Capitale di Aneb-Hetch, primo nome del Basso Egitto, e Capitale dell’Antico Regno dalla costituzione, intorno al 2700 a.C., fino alla sua dissoluzione nel 2200 a.C. Durante il Medio Regno diventò, invece, Capitale del I nomo (distretto) del Basso Egitto.

Solo da queste poche informazioni sulla sua storia si capisce che è stato un luogo dall’importanza straordinaria, e che nei fatti non è nemmeno difficile da raggiungere perché si trova a circa 19 chilometri di distanza dalla Capitale attuale dell’Egitto, Il Cairo, sulla sponda occidentale del Nilo.

Chiamata anche ‘la bilancia delle due terre’ per via della sua grande importanza per quanto riguarda il traffico commerciale nel delta del Nilo e per la sua posizione a metà tra l’Alto ed il Basso Egitto, secondo gli studiosi è stata anche la città più popolosa del mondo fino al 2250 a.C.

Cosa vedere a Menfi

Dobbiamo essere onesti: pur essendo ricca di luoghi di interesse, Menfi non è il sito meglio conservato del Paese. Ciò non toglie che proprio qui risiedano alcuni dei monumenti più preziosi d’Egitto, e per questo vale assolutamente la pena farci farci un salto. Ne è un esempio la Sfinge di Menfi, simbolo indiscusso dell’antica Capitale e risalente, molto probabilmente, al periodo che va dal 1700 al il 1400 a.C.

Sfinge di Menfi

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La Sfinge di Menfi, sontuosa opera in alabastro

Come molte opere che si trovano in Egitto, anche in questo caso non ci sono informazioni certe sul significato di questa sontuosa opera dell’uomo: non possiede iscrizioni per comprendere a quale faraone sia dedicata. Secondo alcuni studiosi, i tratti del suo volto rimanderebbero al faraone Amenhotep II o Hatshepsut, ma purtroppo non vi è alcuna certezza.

Ad essere privo di misteri è invece il fatto che questa costruzione rappresenta la più grande scultura in alabastro dell’antico Egitto: è lunga oltre 8 metri e alta 4 metri. Tali misure la rendono più piccola della Grande Sfinge che troneggia sulla necropoli di Giza, ma ciò non toglie che sia una delle maggiori sculture in alabastro arrivate fino ai giorni nostri.

Straordinario è anche il Colosso di Ramses II, un’enorme statua realizzata in pietra calcarea: raggiunge un’altezza di circa 10 metri e, pur non avendo più in parte una gamba e il piedistallo originale su cui era poggiata, è ancora in un ottimo stato di conservazione. Attualmente si trova ancora all’interno del museo all’aperto di Mit Rahina (lo stesso in cui riposa anche la Sfinge in alabastro), ma non appena possibile verrà spostato al Nuovo Museo Egizio di Giza.

Il Mit Rahina rappresenta la parte più moderna dell’insediamento dell’antica capitale d’Egitto, ma anche uno dei più grandi musei all’aperto di tutto il Paese. Oltre alla Sfinge e al Colosso di Ramses II, qui il visitatore può immergersi in un ambiente fatto di colossi rupestri che rappresentano il faraone Ramses II, tavolette con geroglifici, colonne decorate e molto altro ancora. Di particolare interesse sono grandi letti di pietra utilizzati per la mummificazione degli Apis, i tori sacri.

Infine le rovine del tempio di Hut-ka-Ptah, dedicato al culto di Ptah. In passato era uno dei templi più importanti di Menfi e di tutto il Regno ed era impreziosito anche dalla presenza di altri santuari dedicati alla moglie di Ptah, Sekhmet, e al figlio Nefertem.

Colosso di Ramses II

Fonte: Getty

L’incredibile Colosso di Ramses II

La piramide di Djoser e la necropoli di Saqqara

Un’escursione a Menfi è spesso abbinata alla visita di due altri incredibili luoghi di interesse: la piramide di Djoser e la necropoli di Saqqara.

Saqqara rappresenta il sito archeologico più vasto di tutto il Paese e storicamente uno dei più rilevanti: qui sono rappresentate tutte le principali dinastie faraoniche. Se Menfi fu infatti la capitale del Regno Antico, Saqqara fu la necropoli reale almeno fino alla III dinastia – quindi il luogo deputato al risposo delle spoglie dei sovrani – e continuò ad esserlo per circa 3000 anni dopo l’avvento di Giza e Tebe.

In sostanza, Saqqara è l’antico cimitero di Menfi e arriva a coprire un’area di 7 chilometri nel deserto occidentale al di sopra dell’area coltivata della valle del Nilo. I faraoni dell’antico regno sono stati inseriti all’interno delle 11 piramidi maggiori, mentre i loro sudditi sono stati sepolti nelle centinaia di tombe più piccole che si trovano sempre in questa zona. Particolarmente interessante è il Serapeum, ovvero la camera di sepoltura sotterranea dedicata al toro Apis.

Tra le piramidi più impressionanti c’è senza ombra di dubbio la piramide di Djoser, che è davvero unica nel suo genere perché è fatta a gradoni e perché è la più antica in Egitto: è stata eretta da Imhotep, il primo architetto riconosciuto della storia, per la sepoltura di Djoser, sovrano della III dinastia.

Costruita nel 2630 a.C., è lunga 140 metri, larga 118 metri e alta 60 metri, ed è caratterizzata dalla presenza di piccoli blocchi calcarei e di sei mastabe di dimensioni decrescenti, costruite una sull’altra. È bene sapere, tuttavia, che a differenza delle piramidi a Giza non è permesso visitare l’interno della piramide di Djoser.

Durante un viaggio in Egitto la città di Menfi viene spesso messa in secondo piano, ma la verità è che regala uno spaccato di storia davvero interessante e importante per chiunque voglia capire più a fondo le antiche (e affascinanti) origini di questo Paese.

Piramide di Djoser, Saqqara

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Il sito di Saqqara con la sua affascinante piramide di Djoser