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In questa città si celebra (di nuovo) l’amore: è in arrivo il Festival dei baci

Nel cuore delle affascinanti terre dell’Estonia sorge Tartu, una città che risplende come una perla nelle terre baltiche. Situata a meno di 200 km dalla capitale Tallinn, lungo le rive del maestoso fiume Emajõgi, è da sempre una fonte di ispirazione e meraviglia per chiunque abbia il privilegio di visitarla.

Il 26 gennaio scorso, Tartu ha dato il via alla sua avventura come Capitale Europea della Cultura 2024, insieme a Bodø in Norvegia e Bad Ischl in Austria. Con un programma ricco di eventi culturali, spettacoli teatrali, mostre d’arte e performance musicali, promette di stupire e incantare i visitatori provenienti da tutto il continente.

Se siete curiosi di esplorare questa città incantevole e vibrante, non c’è momento migliore per farlo. Con una serie di celebrazioni eclettiche e coinvolgenti, Tartu si apre al mondo, pronta a condividere la sua cultura, la sua storia e lo spirito inconfondibile che la contraddistingue.

Tartu 2024: Capitale Europea della Cultura

Tartu, Capitale Europea della Cultura 2024

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Tartu, Capitale Europea della Cultura 2024

L’inaugurazione di Tartu come Capitale Europea della Cultura 2024 si è rivelata un evento memorabile, carico di emozioni e significati profondi. Sotto il tema “Arts of Survival“, il programma ha mirato a esplorare e valorizzare concetti cruciali quali libertà e diversità, con uno sguardo attento alla complessa situazione geopolitica della regione.

In particolare, lo spettacolo di apertura intitolato “All Is One!” ha suscitato profonde riflessioni sull’importanza dei legami umani in un contesto mondiale sempre più intricato e frammentato. Attraverso esibizioni artistiche coinvolgenti e messaggi commoventi, ha saputo toccare le corde più profonde dell’anima, suscitando emozioni e stimolando una sincera introspezione. Lo spettacolo ha, inoltre, proposto una visione ottimistica del futuro, evidenziando il potere unificante dell’arte e della cultura nel promuovere un cambiamento positivo.

Tra le iniziative più innovative spiccano il festival “Naked Truth“, che esalta la sauna come spazio per la socializzazione e il dialogo, e l’evento “Kissing Tartu“, un abbraccio collettivo in Piazza del Municipio, accompagnato da un concerto straordinario dedicato ai brani più celebri dell’Eurovision Song Contest.

“Kissing Tartu”: il Festival dei baci

Nel cuore di Tartu, si trova una fontana iconica adornata da una statua che raffigura due studenti che si scambiano un bacio appassionato, “The Kissing Students“. Questo suggestivo monumento è stato immortalato innumerevoli volte da fotografi e visitatori rapiti dalla sua bellezza romantica.

Ora, questa rinomata scultura si appresta a essere celebrata in una nuova veste con il “Kissing Tartu” che si terrà il 18 maggio. Questo evento di “baci di massa”, che si svolgerà in Piazza del Municipio, sarà il culmine di un grande concerto dedicato ai brani più celebri dell’Eurovision Song Contest. Un momento unico in cui persone provenienti da tutto il mondo si uniranno per condividere un gesto di affetto e di amore. Sarà trasmesso in diretta, permettendo agli spettatori di immergersi nell’atmosfera contagiosa e nell’energia travolgente di questa festa.

Inoltre, l’arte e la cultura non saranno da meno. Stencibility, il rinomato festival europeo di arte di strada itinerante, terrà un’edizione speciale in città, presentando la più grande mostra di adesivi d’Europa. Una panoramica affascinante della creatività urbana che sicuramente lascerà il segno nel cuore di tutti i presenti.

Non solo divertimento e spettacolo, ma anche impegno per la comunità. Il progetto Curated Diversity sovrintenderà a un’importante iniziativa volta ad abbellire gli spazi pubblici di Tartu con nuove aree verdi, dimostrando come l’arte e la natura possano fondersi per rendere le città più belle e accoglienti.

Tartu, Estonia

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Tartu, Estonia
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Borghi castelli itinerari culturali Monumenti Notizie Viaggi

Tornano le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali: date e info

Nel cuore della pianura lombarda, c’è un territorio ricco di testimonianze di un avvincente passato. Castelli, fortezze, torri d’avvistamento, mura e fossati sono giunti fino a noi per raccontarci la loro storia, che si snoda tra luoghi di cultura e di leggende, campi di battaglia, intrighi e aneddoti curiosi. Ce li fanno scoprire le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali. Una immersione senza eguali in un’epoca lontana che ancora ci regala suggestioni incredibili, alla scoperta di bellezze storico-artistiche e di paesaggi che sapranno conquistare anche chi desidera rilassarsi in ambientazioni agresti, tra produzioni tipiche e tanta natura.

Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali

Da domenica 3 marzo ritorna la manifestazione che apre porte e portoni di 24 castelli e dimore, borghi fortificati e pievi medievali, sparsi nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano. Giunta alla decima edizione, la Giornata dei castelli, palazzi e borghi medievali, promossa dall’associazione “Pianura da Scoprire”, propone visite guidate, rievocazioni storiche e tanti eventi, pronti ad accogliere anche quest’anno visitatori da ogni dove.

La ricchezza di strutture difensive della media pianura lombarda non deve sorprendere. Nel Medioevo, infatti, la costruzione di un sistema così vasto e diffuso di fortificazioni si rese necessaria per la difesa dei confini, oggetto di contesa in un primo momento tra il comune di Bergamo e i comuni di Cremona, Brescia e Milano, successivamente tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, attorno a quello che passò alla storia come il “Fosso Bergamasco”, un confine che congiungeva i fiumi Adda, Serio e Oglio che ancora oggi disegnano orizzonti di una bellezza singolare.

Come ogni anno c’è solo l’imbarazzo della scelta: nelle quattro province possenti fortificazioni e fastose dimore, borghi antichi e conventi medievali costellano un paesaggio immerso in parchi verdi, distese campestri, fontanili e specchi d’acqua. Si potrà così conoscere e rivivere tradizioni antiche che si possono sentire ancora vibrare tra imponenti architetture e pareti affrescate, suggestive dimore di grandi condottieri, luoghi di solito non fruibili al pubblico, custodi di antiche leggende, come pure tanti piccoli scorci di borghi spesso ai margini dei circuiti turistici.

Giornate dei castelli lombardi 2024: date e info

Le giornate di aperture congiunte si terranno, a partire dal 3 marzo:

  • tutte le prime domeniche del mese, da marzo a giugno e da settembre a dicembre
  • nelle festività di Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 1 novembre
  • in aggiunta, da quest’anno, ci sarà l’apertura serale nel primo sabato di luglio

I visitatori potranno organizzare in autonomia il proprio percorso, scegliendo una o più realtà da visitare, partecipando agli eventi proposti e prenotando una o più visite nell’arco della giornata. Tutte le informazioni saranno presto disponibili sulla pagina di Pianura da Scoprire, con indicazioni relative alle località che aderiscono, orari, costi, durata visite, nonché i recapiti cui rivolgersi per prenotare o chiedere informazioni.

In occasione del 10° anniversario della manifestazione, ci sarà, inoltre, un’importante novità: uno speciale passaporto con la possibilità di apporre un timbro per ogni castello o borgo visitato nell’arco dell’anno. Uno strumento in più che va ad arricchire l’offerta culturale e turistica del circuito, con riportate le immagini e le descrizioni delle 24 realtà che impreziosiscono la pianura lombarda.

I luoghi visitabili

Di seguito, i luoghi che si potranno visitare durante le “Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali”.

Castelli

  • Castello Oldofredi di Calcio (BG)
  • Castello Silvestri di Calcio (BG)
  • Castello di Cavernago (BG)
  • Castello di Malpaga – frazione di Cavernago (BG)
  • Castello di Padernello – frazione di Borgo San Giacomo (BS)
  • Castello visconteo di Pagazzano (BG)
  • Castello visconteo di Pandino (CR)
  • Castello Barbò di Pumenengo (BG)
  • Rocca viscontea di Romano di Lombardia (BG)
  • Castello Colleoni di Solza (BG)
  • Castello visconteo di Trezzo sull’Adda (MI)
  • Rocca Albani di Urgnano (BG)

Palazzi

  • Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda (BG)
  • Palazzo Zurla de Poli di Crema (CR)
  • Palazzo Oldofredi Tadini Botti di Torre Pallavicina (BG)

Borghi medievali

  • Borgo di Borgo San Giacomo (BS)
  • Muri dipinti di Calcio (BG)
  • Borgo di Cologno al Serio (BG)
  • Borgo di Covo (BG)
  • Centro storico di Crema (CR)
  • Borgo di Martinengo (BG)
  • Borgo di Orzivecchi (BS)
  • Borgo di Rivolta d’Adda (CR)
  • Museo storico Verticale di Treviglio (BG)
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Idee di Viaggio itinerari culturali lago Viaggi

Su questo lago amato da Klimt il cielo dà spettacolo

Nel cuore delle Alpi austriache, c’è un luogo intriso di magia e ispirazione, dove la bellezza della natura si fonde armoniosamente con il genio creativo dell’uomo. Si tratta del Lago Attersee, un gioiello incastonato nel suggestivo paesaggio del Salzkammergut, che ha catturato l’attenzione e il cuore di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi: Gustav Klimt.

Questo incantevole specchio d’acqua non era solo un luogo di svago estivo, ma un’autentica oasi di pace e riflessione dove la sua arte poteva fiorire in tutta la sua bellezza. Qui, circondato dalle maestose montagne che si specchiano nelle onde placide, il grande maestro trascorse anni indimenticabili in compagnia di Emilie Flöge, la sua musa ispiratrice.

Per rendere omaggio all’artista e al suo legame indissolubile con questo luogo magico, nel 2003 è nato un percorso tematico attraverso il quale è possibile esplorare i luoghi che hanno ispirato le sue opere più celebri.

Il Lago Attersee e Klimt: una connessione artistica e spirituale

C’è un’armonia segreta tra l’uomo e la natura, una sinfonia silenziosa che solo pochi eletti possono udire. E Gustav Klimt, con la sua sensibilità artistica, era uno di quei rari individui capaci di coglierne le note più sottili. In quei momenti di quiete e contemplazione, egli trovava la sua fonte d’ispirazione più pura. Con il suo taccuino da disegno sempre a portata di mano, catturava l’anima del paesaggio, con ogni pennellata dipingeva l’essenza stessa di questo luogo incantato.

Tra i capolavori più celebri che ritraggono il lago Attersee e i suoi tesori nascosti, spiccano opere come il “Castello di Kammer sul lago Attersee“, simbolo di suggestione e incanto immortalato più volte sulle sue tele. Il “Viale del castello di Kammer” e il “Parco del castello di Kammer” trasmettono un senso di pace e serenità, mentre “Litzlberg am Attersee“, “Case a Unterach” rivelano la magia e l’autenticità dei villaggi che punteggiano le rive del lago. Ma è forse in “Casa del guardiaboschi a Weissenbach am Attersee” che Klimt ha lasciato il segno più profondo. In questo luogo, infatti, ha trascorso i suoi ultimi giorni estivi, avvolto nel calore del sole e nell’abbraccio amorevole della natura.

Inoltre, situato a pochi passi dal suggestivo viale del Castello Kammer, si trova il Centro Gustav Klimt a Kammer-Schörfling che ha aperto le sue porte al pubblico nel 2012, dove è possibile respirare l’essenza stessa della sua creatività. Poco distante, invece, nel 2019, è stato inaugurato il Giardino Klimt, un paradiso di tranquillità e bellezza. E in questo magico connubio tra passato e presente, il lago Attersee continua a ispirare e incantare, proprio come ha fatto con il grande maestro più di un secolo fa.

Guardare le stelle sul Lago Attersee

C’è un’atmosfera magica che avvolge l’area tra i laghi dell’Alta Austria, che si manifesta soprattutto quando il sole lascia il posto alla notte. Qui, lontano dalle luci artificiali delle città, il cielo si apre in tutta la sua magnificenza, rivelando uno spettacolo unico e imperdibile.

Tanto che, nel 2021, il Parco Naturale Attersee-Traunsee è stato ufficialmente designato come il primo Dark Sky Park, un tributo alla bellezza del firmamento che sovrasta questi laghi, invitando a rallentare, sollevare lo sguardo e lasciarsi incantare dal meraviglioso universo.

Quando il sole tramonta dietro le cime delle montagne e le luci delle città svaniscono nel buio, lasciano spazio a una cascata di stelle che punteggiano il cielo come diamanti. Una delle caratteristiche più straordinarie di questo progetto è la possibilità di ammirare la Via Lattea a occhio nudo. Qui, i criteri per l’illuminazione sono stati rivisti e adattati per assicurare che la luce emessa sia controllata e schermata in modo da minimizzare l’inquinamento luminoso e salvaguardare l’integrità dell’oscurità naturale della notte.

Lago Attersee

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Lago Attersee, Austria
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Orsanmichele, come visitare il gioiello monumentale di Firenze

È la culla del Rinascimento italiano, uno scrigno prezioso ricco di storia, arti e cultura e dalla bellezza mozzafiato. Stiamo parlando di Firenze, il capoluogo toscano che non smette mai di stupire per la ricchezza del suo patrimonio artistico, culturale e umano.

Ogni angolo della città è una meraviglia da scoprire, dal celebre Duomo con la cupola di Brunelleschi, passando per il Campanile di Giotto, le opere di infinito valore di Michelangelo, Botticelli, Leonardo da Vinci e la Galleria degli Uffizi, fino ai luoghi meno conosciuti, ma altrettanto significativi e ricchi di storia.

Nel cuore del centro storico di Firenze, lungo la via dell’Arte della Lana, a metà strada tra il Palazzo della Signoria e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, spicca un edificio particolare e dal fascino unico, diverso da tutti gli altri. Stiamo parlando di Orsanmichele, la Chiesa-museo finemente restaurata, dalla struttura inconsueta e che mantiene tutt’oggi una funzione sia religiosa che civica, proprio come nel passato. Sì, perché Orsanmichele ora è una chiesa di grande pregio (che ospita anche uno splendido museo), ma in passato era un granaio. La sua storia è unica e curiosa e una tappa qui è d’obbligo in un viaggio alla scoperta delle bellezze di Firenze.

Le origini della chiesa di Orsanmichele

Ciò che rende atipica la chiesa di Orsanmichele è la particolarità della sua architettura. Infatti il suo stile non è quello classico delle strutture ecclesiastiche, a partire dal fatto che si sviluppa su tre piani e le sue pareti sono costruite con semplice pietra che però si alterna ad archi e finestre in stile gotico.

Le prime tracce documentate di questa costruzione risalgono al lontano 895. Inizialmente era un oratorio affiancato ad un orto ed é proprio da qui che deriva il suo nome: inizialmente era San Michele in Orto e con il passare degli anni si è trasformato nell’appellativo attuale, Orsanmichele.

Distrutto e ricostruito per ben due volte tra il 1239 e il 1336, l’edificio è diventato un mercato in cui venivano conservati e venduti i cereali, la paglia e il grano. La testimonianza dell’impiego che ne veniva fatto è visibile ancora oggi: due delle colonne, infatti, sono vuote e presentano delle fessure tramite le quali venivano trasportate le granaglie tra i vari piani dell’immobile.

Era un mercato a tutti gli effetti: all’ultimo piano, il terzo, venivano stivate le varie scorte di prodotti utili in caso di assedio o carestia. Al secondo piano erano ospitati gli uffici, mentre esternamente c’erano ampie arcate a formare la loggia.

La trasformazione: dal mercato alla chiesa

Come è possibile che una struttura dedicata alla conservazione e vendita di granaglie sia diventata una chiesa di pregio? Sembra incredibile, ma fu un dipinto a dare inizio alla trasformazione.

Tutto ha origine dall’immagine della Madonna che venne appesa a una delle colonne del mercato. Non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse per il fatto che questa Madonna era considerata miracolosa. Distrutto da un incendio e poi ricreato dall’artista Bernardo Daddi (nel 1347), questo dipinto divenne un punto di riferimento per la popolazione che si recava numerosa sotto la loggia per pregare la “Madonna delle Grazie”.

Quello che era il mercato, visto l’ingente flusso di fedeli che vi si recava per pregare, iniziò ad essere visto come luogo sacro e per questo si prese la decisione di trasformarlo in una chiesa, nella seconda metà del Trecento.

Era il 1339 quando venne stabilito che le Arti (le corporazioni di arti e mestieri fiorentine) avrebbero contribuito alla trasformazione di Orsanmichele fornendo ciascuna una statua del loro santo patrono, che vennero posizionate nelle 14 nicchie esterne, lungo i quattro lati della struttura. Le opere vennero concretamente realizzate e terminate solo moltissimi anni dopo, videro la mano e il genio di alcuni dei massimi esponenti del Rinascimento: Donatello, Luca della Robbia, Brunelleschi, Verrocchio e Ghiberti.

Cosa vedere nella chiesa e nel museo

La chiesa e il museo di Orsanmichele (ospitato nei due piani superiori dell’edificio che un tempo ospitavano le granaglie e gli uffici del mercato) sono uno scrigno ricco di opere realizzate dai massimi esponenti del Rinascimento fiorentino.

Oggi 11 delle statue originali che si trovavano nei tabernacoli esterni sono state trasferite all’interno ed esposte nel museo di Orsanmichele. Queste importanti sculture rinascimentali si trovano esposte nella stessa direzione in cui erano rivolte quando si trovavano nelle nicchie esterne, guardando i passanti e lasciandosi ammirare allo stesso tempo. Visitando la sala delle statue sembrerà un po’ come tornare a passeggiare lungo le stradine attorno alle mura della chiesa, ma con scorci suggestivi e mozzafiato sulla città di Firenze attraverso le ampie finestre ad arco dell’edificio.

All’interno della Chiesa di Orsanmichele, al piano terra, spicca il prezioso tabernacolo dell’Orcagna, la monumentale struttura in marmo dallo stile gotico molto ricercata nei dettagli, realizzata nel 1359 da Andrea di Cione (chiamato anche “l’Orcagna“) al cui interno si trova la pala a fondo oro della Madonna delle Grazie di Bernardo Daddi.

Merita una menzione speciale anche l’altro altare della chiesa in cui si può ammirare la scultura della Vergine con Bambino e Sant’Anna, un’opera cinquecentesca di Francesco da Sangallo.

Come visitare Orsanmichele

Dopo la chiusura prolungata dovuta a importanti lavori di restauro e riallestimento, durata ben 400 giorni, Orsanmichele ha riaperto le porte ai fedeli e ai visitatori dal mese di gennaio 2024. La visita a questo edificio ricco di storia e arte pregiata è una tappa obbligata nell’esplorazione di Firenze, una delle città più belle del mondo.

È possibile visitare l’intero edificio di Orsanmichele in tutto il suo splendore ogni giorno fino al 12 marzo 2024 (mentre dal 13 marzo viene introdotto il giorno di chiusura il martedì), pagando un biglietto dal costo di 8 euro a persona. L’edificio rimane aperto dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 18.30, e la domenica dalle 8.30 alle 13.30.

Ogni prima domenica del mese, grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura “Domenica al museo“, l’ingresso è gratuito per tutti coloro che vogliono visitare questo splendido gioiello monumentale. Inoltre, l’8 marzo 2024 l’ingresso nella Chiesa e nel museo di Orsanmichele è gratuito per tutte le donne, in occasione della festa a loro dedicata.

Chiesa di Orsanmichele dall'esterno

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Chiesa di Orsanmichele, dettaglio esterno
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In questo museo si nasconde un giardino di cuori: è un incanto

Nel cuore della vivace Bruxelles, tra le vie trafficate e gli edifici storici, si cela un gioiello dell’Art Déco che pochi conoscono: il Van Buuren Museum. Questo splendido parco, un tempo residenza privata della famiglia Van Buuren, è diventato recentemente il primo sito belga a entrare a far parte dell’esclusiva rete dei giardini storici promossa dal Consiglio d’Europa.

L’istituzione di questo itinerario culturale risale al 2016 e rappresenta un’importante iniziativa volta a preservare e promuovere la ricchezza artistica e paesaggistica dei giardini storici sparsi per il contintente. Il Museo si unisce così a una selezionata lista di siti iconici, tra cui spiccano il Giardino di Boboli in Italia e il Parco Serralves in Portogallo, rinomati per la loro bellezza e importanza storica.

Van Buuren Museum, tesoro nascosto di Bruxelles

Nascosti tra le tranquille strade di Uccle, i giardini del Van Buuren Museum sono molto più di un semplice parco: sono un tributo alla passione per l’arte e la bellezza di Alice e David van Buuren, un rinomato banchiere e collezionista d’arte di origine ebraico-olandese. Da quando hanno aperto le loro porte al pubblico nel lontano 1975, questi giardini hanno incantato il mondo con la loro atmosfera unica e affascinante.

Un capolavoro che prende il nome proprio da questa coppia affiatata, il cui impegno per il design ha plasmato non solo i giardini stessi, ma anche la sontuosa villa che li sovrasta. Originariamente estesi su una superficie di 26 acri nel lontano 1924, i giardini si sono trasformati nel corso degli anni in un’incantevole oasi verde che si estende su 1,2 ettari, una vera e propria oasi di serenità e incanto senza tempo.

La residenza, oltre a essere un esempio superbo di architettura dell’epoca, è intrisa di storia e racconta la vita affascinante di questa coppia visionaria. Tuttavia, con l’occupazione nazista del Belgio nel 1940, fu costretta a fuggire a New York, dove trascorse gli anni più bui della guerra.

Nonostante le avversità, il loro legame con la casa e i giardini rimase saldo, tanto che al loro ritorno in Belgio, decisero di mantenere viva la memoria di questo luogo unico aprendolo al pubblico. Oggi, una sala della villa è dedicata a documentare la storia travagliata dell’edificio e la vita straordinaria dei suoi proprietari

Salvaguardare un patrimonio inestimabile

I giardini del Van Buuren Museum a Bruxelles sono stati creati in più fasi grazie alla partnership tra i celebri architetti paesaggisti belgi Jules Buyssens e René Pechère, che ha portato alla creazione di un luogo unico, dove ogni angolo è un’opera d’arte in sé.

Gli interni della dimora sono un vero e proprio scrigno di tesori, dove si trovano mobili rari, tappeti pregiati, vetrate colorate, sculture e dipinti di maestri belgi e internazionali. Dalle opere rinascimentali alle creazioni dell’Art Nouveau, fino ai capolavori dell’Art Déco, ogni pezzo racconta una storia e offre uno sguardo privilegiato sulla ricca eredità culturale di Bruxelles e oltre.

Il viaggio inizia con il suggestivo Giardino Pittoresco, che accoglie con la sua tavolozza di fiori colorati e sentieri sinuosi, promettendo una passeggiata tanto rilassante quanto romantica. Proseguendo lungo il percorso, si incontrano il Piccolo e il Grande Roseto, dove la bellezza dei fiori è celebrata in tutto il suo splendore, catturando l’essenza più romantica di questi gioielli botanici. Infine, il suggestivo Giardino del Cuore e l’incantevole Frutteto chiudono il cerchio di questa straordinaria esperienza, offrendo ai visitatori un rifugio di pace e relax, arricchito dalla magia di un patrimonio naturale inestimabile.

In aggiunta alle esposizioni d’arte e ai concerti musicali, il sito ospita convegni culturali e incontri con artisti di fama internazionale, garantendo un programma ricco di stimoli e di interesse per il pubblico. Questa varietà di eventi conferma i Giardini Van Buuren come un centro culturale vivace e dinamico, posizionandoli saldamente come un punto di riferimento nel panorama artistico e culturale di Bruxelles.

Giardini Van Buuren

Fonte: Van Buuren Mudeum and Gardens © Visit Brussels – Jean-Paul Remy

Van Buuren Museum, Bruxelles
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Questo borgo è un’isola di Toscana in Lombardia

Un borgo dalla storia affascinante e antichissima, collocato a metà tra il Lago di Como e il Lago di Varese. Castiglione Olona è conosciuto come ‘un’isola di Toscana in Lombardia’. Un luogo di arte, cultura e tradizioni, di rievocazioni storiche, di tesori da scoprire passo dopo passo, con la netta sensazione di addentrarsi in un’epoca lontana.

Un viaggio nella storia e nell’arte di Castiglione Olona

L’origine di Castiglione Olona è collocata intorno al V secolo d.C. quando, secondo la leggenda, sui resti dell’accampamento delle truppe del generale Stilicone nacque il Borgo di Castiglione, adagiato nella valle del fiume Olona. Attorno all’anno Mille, il territorio risulta essere possedimento della nobile famiglia Castiglioni, originaria di Milano, più volte coinvolta in giochi di alleanze politiche parteggiando ora per i Torriani ora per i Visconti. A questo periodo risalgono le costruzioni delle mura di cinta del borgo che si conservano solo nella parte più alta del colle, dove fu eretta la rocca nel XII secolo, una costruzione minacciosa e inespugnabile che fu al centro di numerose vicende belliche a difesa dal corso del fiume.

L’epoca rinascimentale fu il periodo di massimo splendore di questo luogo, grazie alla presenza e alle iniziative del Cardinale Branda Castiglioni. Si deve invece alla laboriosità e all’ingegno della famiglia Mazzucchelli, nella metà del 1800, la trasformazione di Castiglione Olona nel primo polo industriale della provincia di Varese.

La visita del borgo può cominciare dalla piazza, su cui si affacciano la Chiesa del SS. Corpo di Cristo, detta “di Villa”, edificio di ispirazione brunelleschiana, il Palazzo Branda Castiglioni, il Pio Luogo dei Poveri di Cristo e, sulla salita alla Collegiata, la Scuola di Canto e Grammatica, la Scolastica, oggi sede del Municipio.

Il Palazzo Branda Castiglioni è l’antica dimora del cardinale. L’edificio è composto da due corpi di fabbrica, uno del XIV e l’altro del XV secolo con ampliamenti successivi, che al suo interno ospita sale con pregevoli affreschi del 1400 di scuola lombarda e toscana. I suoi principali ambienti sono la Cappella Cardinalizia di “S. Martino”, la Quadreria, la camera e lo studio del cardinale.

In cima alla breve salita della via Cardinale Branda si elevano i ruderi della porta che immetteva nell’antico castello: qui si trova il complesso della Collegiata, costituito principalmente dalla chiesa e dal battistero. La chiesa in stile gotico-lombardo a croce latina fu dedicata nel 1425 alla Vergine e ai Santi Stefano e Lorenzo, raffigurati insieme a S.Ambrogio e S.Clemente nella lunetta del portale. Sulla facciata si può ammirare anche il rosone marmoreo. Ospita al suo interno gli affreschi di Masolino da Panicale (“Storie della Vergine”) e dei suoi due allievi, Lorenzo di Pietro detto “il Vecchietta” e Paolo Schiavo. Sempre al maestro toscano appartengono le “Storie di San Giovanni” nell’adiacente battistero.

Da non perdere anche il piccolo Museo della Collegiata, che ospita preziosi oggetti sacri e alcune interessanti opere artistiche. La passeggiata esplorativa del borgo porterà, poi, alla scoperta di ulteriori particolari e testimonianze legate al suo periodo di fioritura artistica.

L’attrazione più recente risale al giugno 2004, quando nelle sale affrescate del trecentesco Palazzo dei Castiglioni di Monteruzzo è stato inaugurato il [MAP] Museo Arte Plastica, che raccoglie una originale collezione di più di cinquanta opere degli anni Settanta. Il grande successo delle materie plastiche spinsero il conte Lodovico Castiglioni e suo cugino Franco Mazzucchelli a dar vita, tra il 1969 ed il 1973, al “Polimero Arte”, un centro di ricerche estetiche e un laboratorio dotato di tecnologie e personale qualificato della Mazzucchelli Celluloide, la fabbrica più importante d’Italia nella produzione e lavorazione di materiale plastico. Noti artisti dell’epoca vi parteciparono e molte delle loro opere furono esposte in occasione di prestigiose mostre nazionali ed internazionali. Oggi ai visitatori è offerta una straordinaria galleria d’arte contemporanea inserita in un antico e prezioso edificio, quasi una continuità artistica tra passato, presente e futuro.

Gli eventi da non perdere a Castiglione Olona

Ogni prima domenica del mese, si svolge nel centro storico di Castiglione Olona la Fiera del Cardinale, il tradizionale Mercatino dell’artigianato locale e dell’antiquariato, dove gli espositori propongono manufatti artigianali, mobili antichi e molto altro. La particolarità e il fascino di questo mercatino attraggono migliaia di visitatori da ogni parte della Lombardia, del Piemonte e della Svizzera.

L’amore per le tradizioni locali entra ancora di più nel vivo in estate, quando ha luogo la manifestazione annuale del Palio dei Castelli, con l’avvincente Corsa delle Botti, tra i diversi rioni della cittadina. Funziona in questo modo: ogni rione schiera una squadra di cinque “bottari” nei loro costumi d’epoca, i quali, per vincere il Palio – che consiste in un prezioso stendardo dipinto ogni anno da un artista diverso – devono raggiungere per primi il Castello Monteruzzo, facendo rotolare una botte per il percorso che attraversa le vie del centro storico. Allo scopo di preparare i giovani del paese alla gara, è stata istituita anche una scuola all’interno del Gruppo Bottari del Palio.

Cosa vedere nei dintorni

A poca distanza da Castiglione Olona ci si imbatte nell’affascinante Parco archeologico di Castelseprio,  l’antico Castrum Sibrium situato tra un altopiano e la valle del Fiume Olona, che fu roccaforte militare sin dal tempo dei Romani. Nel 1287, per ordine di Ottone Visconti, signore di Milano, Castelseprio fu distrutta ad eccezione degli edifici religiosi, tra i quali la chiesa di Santa Maria foris portas, risalente probabilmente al IX secolo. L’edificio, ora sconsacrato, è un autentico gioiello d’arte longobardo-bizantina e cela al suo interno un originalissimo e straordinariamente conservato ciclo di affreschi che decora il vano dell’abside, tra le testimonianze più importanti della pittura muraria europea nell’Alto Medioevo. La posizione dell’edificio, situato su un’altura a pochi metri oltre l’antica cinta muraria, è il motivo della sua denominazione.

Il Monastero benedettino di Santa Maria Assunta è stato, invece, fondato nel 737, e costituisce uno dei primi insediamenti monastici nel territorio dell’attuale Lombardia, legato alla vicina presenza del Castrum di Castelseprio e del Monastero di Torba. Quest’ultimo è stato eletto Patrimonio UNESCO, immerso nei verdi boschi del Varesotto, ai piedi del parco archeologico. Il primo e il secondo piano, un tempo adibiti rispettivamente a sepolcreto e oratorio, ospitano rari e importanti affreschi dell’VIII secolo. Visitare questi luoghi è come viaggiare nel tempo.

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Shopping, lusso e design: la capitale della moda è italiana, ed è bellissima

Fascino, bellezza e design: la moda è quell’arte per cui l’Italia è celebre in tutto il mondo detenendo primati di lusso e qualità. Negozi e boutique appartenenti a grandi marchi, showroom d’arte, design, fotografia, hotel e ristoranti dall’aspetto elegante che si affacciano per le strade delle nostre meravigliose città. E tra i magnifici luoghi della moda e del design italiano spicca il capoluogo della Lombardia, la città della Madonnina: Milano.

Milan l’è un gran Milan“, recita il celebre detto popolare. Ed effettivamente, quando si parla di lusso e tendenze, Milano fa da apripista. Sede della Milano Fashion Week e del Fuorisalone, tra gli eventi più influenti, la città meneghina offre numerosi luoghi della moda da visitare e assaporare con una lenta camminata, da soli o in compagnia, alla scoperta del suo lato più creativo ed esclusivo.

Sono quattro le aree che fanno di Milano la capitale della moda: il Quadrilatero della Moda, il quartiere di Brera, Via Tortona e Corso Como. Il filo comune sono il lusso, la moda, il design e le arti, ma ognuno di questi quartieri ha la propria peculiarità che lo rende unico e inimitabile.

Il Quadrilatero della Moda

Cuore pulsante della Milano Fashion Week, il Quadrilatero della Moda è il quartiere celebre in tutto il mondo per lo shopping di lusso, il design e gli eventi ad essi collegati. Sono quattro le strade della città meneghina che ne delimitano l’area (per questo viene definito Quadrilatero): Via Monte Napoleone, Via Manzoni, Via della Spiga e Corso Venezia.

Qui, tra eleganti strade, come Via Bagutta, Via Gesù e Via Santo Spirito, spiccano tutte le migliori firme d’alta qualità: boutique e gioiellerie, showroom di abbigliamento, design e arredamento. Non si tratta di semplici negozi, ma di luoghi che sembrano gallerie d’arte, con eventi, fotografi e celebrità all’ordine del giorno.

Ma il Quadrilatero della Moda non è solo lusso sfrenato e budget da ricchi: ci troviamo, infatti, nel pieno centro storico di Milano e qui la storia della città si respira in ogni angolo. Tra palazzi storici e scorci che richiamano il passato, merita una sosta il Museo Bagatti Valsecchi, una casa-museo con una ricca collezione d’arte tra le più importanti d’Europa. Per approfondire la storia del costume e della moda, invece, potete recarvi nel magnifico Palazzo Morando.

Un’altra chicca da scoprire è la nuova “Piazza del Quadrilatero“, il palazzo del ‘500 che era la sede del Seminario Arcivescovile, restaurato completamente e aperto al pubblico dopo 500 anni di uso privato. L’edificio ospita un hotel di lusso e, sotto le colonne storiche, puoi recarti in vari negozi di alta moda e di artigianato, bere un drink respirando tutta la magia dell’arte unita al design oppure partecipare ad eventi esclusivi.

Brera, il design district tra arte antica e moderna

In questo quartiere situato nel cuore di Milano si respira l’arte in ogni vicolo e palazzo. L’Accademia di Belle Arti, insieme alla Pinacoteca di Brera (importantissima galleria nazionale d’arte antica e moderna) sono i luoghi più celebri di Via Brera, l’arteria principale di quest’area urbana. Lungo la camminata in Brera, meritano sicuramente una visita anche la Biblioteca nazionale braidense e la Galleria d’arte moderna.

Lo stile bohémienne, i laboratori e negozietti artistici, le gallerie d’arte e i negozi di lusso che si affacciano su vicoli di Brera rendono la passeggiata un’esperienza unica e decisamente affascinante. Ci troviamo nel centro della città, una metropoli, ma ci sembra di essere nelle suggestive strade di Montmartre, sconnessi dalla frenesia del mondo contemporaneo.

Proprio qui, durante le attesissime settimane della Moda e del Design, nel Brera Design District (tra via Brera, via Pontaccio, via Solferino e via Fiori Chiari) vengono organizzati numerosi eventi che attraggono moltissimi appassionati e curiosi. Ma non si tratta solo di moda e luxury, perché è soltanto in queste occasioni che Brera mostra al pubblico la parte migliore di se: i cortili interni dei più bei palazzi meneghini aprono le porte ai visitatori che rimangono estasiati dalla bellezza senza tempo di questi edifici storici.

Pinacoteca di Brera

Fonte: iStock

Cortile interno della Pinacoteca di Brera

Corso Vittorio Emanuele II, con la sua celebre Galleria

Tutti ne hanno sentito parlare e moltissimi ci sono stati. Ormai uno dei simboli della città di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele II è considerata il Salotto di Milano, lungo l’omonimo corso che collega Piazza del Duomo con Piazza della Scala. Uno dei primi esempi di centro commerciale in tutto il mondo, la Galleria è costellata di boutique di lusso dei più celebri marchi d’alta moda, oltre che ristoranti stellati. Non si può non riconoscere la bellezza di questa struttura neorinascimentale con il suo suggestivo tetto in vetro e ferro.

Via Tortona, sede del Mudec

Una volta dominata da fabbriche e case in cui vivevano gli operai, oggi il quartiere di Tortona è un luogo vivo e creativo in cui moda, design, cultura e arti si fondono in un’atmosfera unica e suggestiva. Qui si respira un clima più internazionale e creativo, con atelier fotografici, di moda e design in ogni angolo. Una tappa obbligata è il Mudec (il Museo delle Culture di Milano) che è stato sede di importanti mostre d’arte, come quelle dedicate a Frida Kalho e Bansky, per fare degli esempi.
Una delle chicche della zona di Tortona è sicuramente la sede principale di Armani, in Via Bergognone. Costruita nell’ex fabbrica di produzione Nestlé ospita il Silos Armani, l’archivio storico del brand. Oltre ad un magnifico esempio di recupero industriale, questo edificio è una tappa obbligatoria per ammirare la storia di uno dei brandi di alta moda più blasonati in tutto il mondo.

Corso Como, tra arte e moda

Lungo 280 metri, Corso Como unisce Piazza XXV Aprile con la stazione di Porta Garibaldi. Una passeggiata in questa via pedonale è d’obbligo, sia per i palazzi storici e le boutique di moda presenti, sia per il fantastico concept store 10 Corso Como di Carla Sozzani. Nato nel 1990 è diventato negli anni il cuore della moda e del design di questa celebre via di Milano. Degna di nota è anche la Galleria Carla Sozzani, una libreria che racchiude arte, design, moda, cultura, fotografia, food e tanto altro. Corso Como è anche una delle zone principali della vita notturna milanese e dal 2012 ospita il famoso evento Fuori Salone.

Un'area dell'hub 10 Corso Como

Fonte: iStock

Un’area del palazzo storico in cui si trova “10 Corso Como”
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Il fiume per tutta la famiglia: le Fonti del Clitunno e il borgo di Campello

La primavera si avvicina a grandi passi e anche se non è ancora giunto il momento di cambiare gli armadi, il risveglio della natura già attira verso le prime avventure outdoor dell’anno.

A Campello sul Clitunno, un piccolo comune della provincia di Perugia posto sul tracciato della via Flaminia, si trovano un luogo ideale per coniugare la voglia di verde con un contesto adatto a tutta la famiglia, compresi i più piccoli, all’interesse per la storia, la cultura e l’arte di un pezzo d’Italia.

Il Clitunno citato nel nome del paese è infatti il fiume che corre nel suo territorio. Lungo circa 60 chilometri e di portata modesta, le cui acque sfociano in quelle del fiume Topino, questo piccolo corso d’acqua porta con sé l’aura misterica di tempi remoti, vista la sua presenza negli scritti di autori latini come Virgilio, Properzio, Stazio, Claudiano e Giovenale.

A Campello il Clitunno ha le sue sorgenti, che danno origini a un’area verde ampia oggi racchiusa in un parco pubblico denominato le Fonti del Clitunno, al quale si può accedere pagando un modesto biglietto di accesso (€3, gratuito sotto i 10 anni).

Fonte: Lorenzo Calamai

Le Fonti del Clitunno, con la loro affascinante vegetazione

Nelle vicinanze si trova un tempietto longobardo, costruito nel Medioevo sulle ceneri di un precedente edificio religioso romano collegato ad alcuni riti relativi alla presenza delle fonti. La costruzione è inserita nel circuito Longobardi in Italia: i luoghi del potere, una serie di siti patrimonio dell’UNESCO legato alla presenza del popolo longobardo nel nostro Paese.

Poco più lontano il castello di Campello Alto, nucleo originario dell’attuale cittadina, domina un colle tornito, punteggiato sui dolci fianchi dagli alberi d’ulivo da cui si estrae il pregiato olio che ha fatto la fortuna di questo pezzo di Umbria.

Le Fonti del Clitunno

“Qui folti a torno l’emergente nume/stieno, giganti vigili, i cipressi;/e tu fra l’ombre, tu fatali canta/carmi, o Clitumno.” Parole di Giosuè Carducci, pubblicate nel primo libro delle Odi Barbare nella poesia Alle fonti del Clitumno, dedicata alle dolci acque che sgorgano all’ombra dei salici.

Una visione che, anche se oggi non ispira forse gli stessi richiami classicisti dell’opera del poeta, è ancora pronta ad essere goduta. Nella loro conformazione odierna, voluta dal conte Paolo Campello della Spina nella seconda metà dell’Ottocento, le Fonti appaiono come uno specchio d’acqua cristallina, alimentata da sorgenti sotterranee e che, tra riflessi azzurri e turchesi, mostra con perfetta trasparenza la ricca vegetazione acquatica che cresce sul fondale.

Cigni, germani e papere popolano il parco, immerso nel silenzio e nella tranquillità, mentre brevi sentieri si snodano attorno alle acque tra salici e cipressi calvi. Quest’ultimo è un albero tipico dell’America settentrionale, raro nel nostro paese, dov’è stato introdotto soltanto nel 1640.

Fonte: Lorenzo Calamai

Uno scenografico salice poggia su un isolotto in mezzo alle acque

Si tratta di un albero a suo agio in terreni estremamente ricchi d’acqua, noto anche come cipresso delle paludi. Le sue foglie assumono un affascinante colore rosso in autunno, cadono in inverno (a differenza delle altre conifere) e rinascono a primavera con un verde tenue che ben s’intona con il contesto rilassante delle Fonti del Clitunno.

Il parco storico delle Fonti del Clitunno è aperto dalle 9:00 alle 19:00 da aprile a settembre, a marzo dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00, nei mesi invernali dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 16:30.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un timido cigno sosta sulle rive del Clitunno

Il tempietto longobardo

Proseguendo dalle Fonti del Clitunno per circa un chilometro, attraversata la frazione di Pissignano, si incontra il tempio longobardo facente parte dei siti patrimonio dell’umanità Longobardi in Italia: i luoghi del potere, che annovera peraltro anche il duomo di Spoleto tra i sette luoghi inseriti nel circuito, a meno di 20 chilometri di distanza.

Datato fra il IV e il VII secolo d.C., questo tempietto corinzio sembra sia stato costruito sui resti di un precedente luogo sacro romano. Nei dintorni delle sorgenti delle vicine sorgenti del Clitunno infatti vi veniva venerata la divinità omonima al fiume e venivano organizzati stagionalmente riti sacri, conosciuti come sacra clitumnalia.

Fonte: ph. Caba2011 – con licenza CC BY-SA 4.0

Il frontone del tempio longobardo del Clitunno

Oggi il Tempietto si presenta su due livelli: un basamento con una camera accessibile da un portale sul fronte e una parte superiore in forma di tempietto. Nella parte superiore si può ammirare la facciata con quattro colonne corinzie ed il frontone. L’accesso era garantito da due rampe di scale laterali. All’interno resistono ancora affreschi dell’VIII secolo che ritraggono san Salvatore, a cui era consacrato il tempio. La piccola edicola che campeggia al centro dell’abside reimpiega elementi scultorei del I secolo, recuperati dal precedente luogo di culto pagano.

Il borgo di Campello

Campello sul Clitunno si articola su due diversi livelli. Campello Basso è la cittadina ad oggi abitata, che conta circa 2mila abitanti e la cui principale attrazione è Chiesa della Madonna della Bianca, edificio religioso di origine cinquecentesca voluta dal Vescovo di Spoleto Francesco Eroli.

Inizialmente chiamata Chiesa della Madonna del Soccorso, trovo infine la sua particolare denominazione per contrapporla alla Madonna della Bruna di Castel Ritaldi e alla Madonna della Rossa di Pietrarossa, entrambe nelle vicinanze. Si dice che la Bianca di riferimento fosse una Madonna col Bambino dipinta da un artista locale con un incarnato particolarmente pallido.

Fonte: ph. LigaDue – con licenza CC BY 3.0

La Chiesa della Madonna della Bianca

Posta al centro di una angusta piazza e con un ulivo secolare sul retro, si presenta come una sorta di edificio composito, visti i differenti momenti di restauro e rinnovamento. La restaurazione avvenuta nel 1797, ad esempio, portò a sovrapporre elementi tipici del neoclassicismo a quelli rinascimentali già presenti.

Il nucleo più antico del paese però si trova a Campello Alto, il piccolo borgo fortificato sulla vetta dell’adiacente colle, che supera i 500 metri di quota. Si sviluppò intorno ad un castello qui costruito nel 921 da Rovero di Champeaux, barone di Borgogna, dal quale si dice che il paese abbia preso il nome.

Il castello di Campello Alto conserva ancora intatte le mura. Il borgo è accessibile tramite un’unica porta, superata la quale si trova la spoglia facciata romanica della Chiesa di San Donato, al cui interno si trova un pregevole altare ligneo in stile barocco. Dal piccolo quanto pittoresco borgo si gode di una straordinaria vista su tutto il territorio circostante.

Non lontano da Campello Alto si trova la località Colle, frazione minima fuori dalle fortificazioni del borgo, immersa tra gli ulivi. Vi si trova l’austera e per questo affascinante Chiesa di Santa Maria della Misericordia, risalente al XV secolo.

Il giro del parco storico delle Fonti, del tempio longobardo e del borgo di Campello occupa perfettamente una giornata di fine inverno, tra febbraio e marzo, senza imporre ritmi frenetici e anzi, godendo degli istanti di quiete e bellezza offerti dalle diverse tappe. Un itinerario ideale per una gita fuori porta alla scoperta di alcuni dei tanti tesori nascosti nel cuore dell’Umbria.

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Questo borgo è stato Capitale d’Italia per una notte: è un gioiello da scoprire

Nel cuore del nostro amato Stivale, c’è un mondo magico che attende solo di essere scoperto. Le stradine lastricate, gli edifici antichi e le atmosfere intrise di storia e autenticità rendono i borghi italiani dei veri e propri gioielli da esplorare. Questi luoghi sono come capsule del tempo, dove il ritmo frenetico della vita moderna sembra dissolversi, lasciando spazio a un’atmosfera che evoca il clima di un’epoca passata. È un invito irresistibile a respirare l’aria genuina di un’Italia ricca di tradizione e fascino senza tempo.

Oggi ti porteremo alla scoperta di Crecchio, un piccolo paesino nel cuore dell’Abruzzo, che incanta e sorprende con il suo ricco patrimonio storico, le sue bellezze naturali e la sua vibrante scena artistica e culinaria. Preparati a lasciarti trasportare in un viaggio indimenticabile attraverso le strade medievali di questo incantevole villaggio, dove storia, natura e tradizione si fondono armoniosamente per creare un’esperienza unica e indimenticabile.

Crecchio: il cuore antico dell’Abruzzo

Immerso nella suggestiva regione abruzzese, Crecchio si erge come una gemma nascosta tra le colline che scendono dolcemente dalla Maestosa Maiella fino all’azzurro dell’Adriatico. In questo paesaggio ondulato, punteggiato da vigneti, uliveti e frutteti, il borgo si impegna a preservare la sua identità agraria, mentre si riconnette con le sue radici storiche.

Originariamente concepito per resistere agli assalti e difendere il territorio circostante, questo luogo è stato testimone di un susseguirsi di epoche e trasformazioni che hanno plasmato la sua identità in modo indelebile. Nel corso dei secoli, ha abbandonando gradualmente il suo ruolo di fortezza difensiva per abbracciare una nuova identità residenziale. Questa evoluzione ha contribuito a definire la sua unicità e a rendere omaggio alla sua storia ricca di sfumature e cambiamenti. Le imponenti mura medievali hanno ceduto il passo a sontuose dimore e palazzi, trasformando il borgo in una destinazione ambita da regnanti, nobili e illustri personalità del tempo. Questo processo non ha solo cambiato il volto di Crecchio, ma ha anche contribuito a renderlo un importante centro culturale e sociale.

Inoltre, forse non tutti sanno che questa località ha giocato un ruolo cruciale nei capitoli più intensi della storia del nostro Paese. Nella notte del 9 settembre 1943, infatti, mentre le potenze fasciste declinavano e gli Alleati avanzavano sulla penisola italiana, Vittorio Emanuele III, all’epoca Re d’Italia, trovò rifugio nel Castello di Giovanni De Reises, duca di Bovino. Accompagnato dal figlio Umberto e dall’intero Stato Maggiore del Regio Esercito, il sovrano si immerse in discussioni intense riguardanti il destino della nazione e della dinastia sabauda. Fu in quelle ore cruciali che si plasmò il destino della monarchia, mentre il malcontento popolare verso la famiglia reale cresceva senza sosta.

Al sorgere del giorno successivo, il viaggio verso le regioni d’Italia già liberate dagli Alleati riprese. Il consenso plebiscitario espresso dalla popolazione italiana nel Referendum Costituzionale del 2 giugno 1946 chiuse definitivamente il capitolo dell’era monarchica, aprendo le porte all’avvento della Repubblica.

Crecchio: i luoghi imperdibili nella piccola perla dell’Abruzzo

Nel cuore di questo scenario affascinante si erge imponente Palazzo Monaco, una vera icona di nobiltà e magnificenza. Accanto a esso, la raffinata Chiesa di Santa Maria da Piedi, eretta nel lontano 1581, si presenta come un autentico capolavoro architettonico. Pur essendo ora adibita ad auditorium, conserva con fierezza il suo campanile a vela e un portale in arenaria del 1584, testimonianze mute di un passato glorioso ricco di storia e devozione. Affacciandosi sulla Porta da Piedi, che in epoche remote proteggeva l’abitato a nord, si erge come un simbolo tangibile della fede e della cultura radicate profondamente in questa comunità.

Proseguendo lungo il percorso, ci troviamo di fronte al Castello di Crecchio, autentico custode di tesori inestimabili e testimone vivente di epoche passate. Al suo interno, il Museo dell’Abruzzo Bizantino ci accoglie con la sua prestigiosa raccolta di reperti archeologici, che abbracciano un arco temporale che spazia dall’IX secolo a.C. fino all’Alto Medioevo.

Lungo le sinuose sponde dell’Arielli, poi, antichi mulini a palmenti si ergono fieri, come monumenti viventi della storia, a testimoniare l’ingegno e la maestria dei loro artefici. E infine, da non perdere è il Santuario di Santa Elisabetta, un luogo intriso di profonda spiritualità e devozione. Qui, gli ex voto e la preziosa statua lignea della Madonna, datati ai secoli XIV e XV, raccontano storie di fede e speranza, tramandate nel corso dei secoli e ancor oggi vive nei cuori di coloro che qui si rifugiano per pregare.

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Questo aeroporto italiano è ora un museo: ospita l’opera di Giotto

E se il viaggio e la scoperta non iniziassero una volta arrivati, ma anche durante il percorso? Quando si parte, qualsiasi sia la destinazione, lo si fa con un bagaglio prezioso sulle spalle composto da voglia di fare nuove esperienze, sete di conoscenza, desiderio di esplorare e bisogno di relax e di staccare dal tutto.

Immaginiamoci di essere in aeroporto, in attesa e, nel mentre, di lasciarsi affascinare dalla magnificenza dell’arte, quella che ha superato il tempo ed è arrivata sino a noi come testimonianza preziosa di bellezza, cultura e sapienza.

Può succedere a Fiumicino, Roma, che si è trasformato in un museo per le tante persone che vi transitano e che possono vedere per la prima volta un’opera d’arte che è stata attribuita a Giotto. Tutto quello che c’è da sapere.

L’aeroporto italiano che si è trasformato in un museo

Sarà lì, nel terminal 1 dell’aeroporto Fiumicino di Roma. Stiamo parlando della bellissima opera d’arte che è stata attribuita a Giotto e che per i prossimi mesi terrà compagnia ai viaggiatori. Non importa che siano in partenza o in arrivo, non importa neppure la loro destinazione, che potrà essere nazionale, in qualche luogo europeo oppure intercontinentale. Perché le tre vetrate datate 1310, e che pare siano state realizzate dalla mano di Giotto, saranno sempre lì, per trasformare lo scalo in un museo per tutti e per poter essere ammirate per la prima volta.

L’opera è stata resa nota al termine della cerimonia organizzata per celebrare il 50esimo anniversario di Aeroporti di Roma ed è stata messa a disposizione in prestito dal Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, che si occupa di tutelare, valorizzare, conservare e restaurare il patrimonio artistico nazionale.

La location da raggiungere è il Terminal 1 dove ci si può far ammaliare dalle tre vetrate sulle quali è possibile ammirare il profeta Aronne e due diaconi. Sembra che inizialmente si trovassero nella Basilica di Santa Croce a Firenze e che possano essere datate 1310 circa, normalmente vengono custoditi proprio nel Museo dell’Opera di Santa Croce di Firenze.

L’aeroporto aveva già ospitato un’altra opera celebre

Se oggi sono i frammenti di vetro riconducibili a Giotto, precedentemente un’altra opera d’arte aveva accolto i viaggiatori. Era il Salvator Mundi del Bernini, rimasta nello scalo da aprile fino al primo di settembre 2023 e, numeri alla mano, pare siano stati 6 milioni di viaggiatori a poterla ammirare.

Finestre sull’Arte riporta una dichiarazione in merito del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “È un motivo d’onore vedere associato l’evento dei 50 anni di Aeroporti di Roma alle opere del fondo edifici di culto sotto la cura del ministero dell’Interno. Per noi sono iniziative importanti, è la seconda che facciamo. Prima delle opere svelate oggi abbiamo avuto l’esposizione del Salvator Mundi di Bernini. L’aeroporto di Fiumicino è una delle principali porte d’ ingresso nel Paese e nell’Europa, un punto di eccellenza del sistema aeroportuale internazionale, e il fondo edifici di culto raccoglie un patrimonio immenso di opere artistiche, architettoniche e monumentali. Abbiamo 840 chiese con tanti beni contenute al loro interno. È un modo per attivare un programma che prevede di fare tanto per portare la gente verso le opere d’arte e portare le opere d’arte verso la gente”.

E quindi partire (o tornare) può essere anche un’ottima occasione per ammirare la bellezza di questa opera antica, rappresentativa dell’enorme patrimonio culturale e storico del nostro paese.