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Le Gurne dell’Alcantara, dove nuotare nel fiume più bello di Sicilia

Lo hanno ritratto al cinema, lo hanno usato come palcoscenico per il teatro. Lo esplorano ogni estate centinaia di persone, eppure nessuno lo conosce davvero nei suoi angoli più belli e nascosti. I greci lo chiamavano Akesinés, per i romani era l’Assinus, ma furono gli arabi a dargli il nome che porta ancora oggi: al-Qantarah, il ponte.

È il fiume Alcantara, nel cuore della Sicilia orientale. Uno dei corsi d’acqua con maggiore portata dell’isola, con più di 50 chilometri di corso dalla sorgente a Floresta, sui Nebrodi, fino alla foce nel Mar Ionio.

È celebre per le sue splendide Gole, una forra di basalto scavata dalle impetuose acque del fiume nel corso dei millenni: pareti alte fino a 25 metri, modellate in forme geometriche sorprendenti, all’interno delle quali scorrono acque roboanti, azzurre e celesti, pure e cristalline. Freddissime, per di più. Si tratta di una delle mete più gettonate dell’estate siciliana, un’alternativa all’altrettanto splendido mare della costa catanese.

Fonte: Lorenzo Calamai

Le gole dell’Alcantara: alte pareti di basalto al cui interno scorre impetuoso un fiume dalle acque freddissime

Poco più a monte, però, nei dintorni di Francavilla di Sicilia, un sentiero consente di visitare un altro tratto dal fiume dal grande fascino: sono le Gurne dell’Alcantara, una serie di piscine naturali che rappresentano un vero e proprio paradiso per gli appassionati dell’acqua dolce.

Immerse in un contesto naturale verdissimo e panoramico, contornate da svariate testimonianze del passato, le Gurne sono un vero e proprio gioiello per chi desidera un’alternativa meno frequentata e meno nota alle Gole dell’Alcantara.

Le Gurne dell’Alcantara, come arrivare

L’impetuoso corso del fiume Alcantara scende dalle pendici dei Nebrodi e, circa a metà della propria discesa verso la costa orientale dell’isola siciliana, scorre in un tratto caratterizzato dalla presenza di roccia lavica retaggio di eruzioni vulcaniche vecchie di migliaia di anni.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il fiume Alcantara disegna una splendida valle scorrendo sui resti di una colata lavica vecchia di svariate migliaia di anni

A partire dalla misteriosa Cuba di Santa Domenica, una chiesetta del decimo secolo sperduta nella campagna caratterizzata da echi normanni e arabi nella sua architettura peculiare, l’Alcantara assume caratteristiche peculiari. L’affascinante profilo di Castiglione di Sicilia, incluso nel circuito de I Borghi più belli d’Italia, domina il territorio, seduto sulla prospiciente collina che domina la valle disegnata dal corso d’acqua.

Poco più a valle, presso il paese di Francavilla di Sicilia, l’Alcantara si snoda nelle sue gurne (dal greco antico γούρνα, vasca, nei dialetti meridionali divenuto poi sinonimo di piscina naturale o gorgo di un fiume). Le Gole dell’Alcantara si trovano ancora più a valle, in località Motta Camastra, dopo che il fiume ha ricevuto il tributo del torrente Zavianni. Per raggiungere le Gurne dell’Alcantara si devono seguire le indicazioni che da Francavilla portano verso Castiglione. All’estremità sudoccidentale della cittadina, lungo la Strada provinciale 7i, si svolta a sinistra in via Orsino Orsini. Sul muro piccole indicazioni aiutano a trovare la via, al termine della quale è presente uno spiazzo dove poter parcheggiare e accedere al sentiero delle Gurne, contraddistinto da un pannello informativo realizzato dal Parco fluviale dell’Alcantara, ente controllato dalla Regione Sicilia che si occupa della salvaguardia del territorio attraversato dal fiume.

Le Gurne dell’Alcantara, il sentiero e le piscine

Il tratto di fiume che ospita le Gurne dell’Alcantara è costeggiato da un ampio sentiero che permette di ammirare le parti più affascinanti di questa attrazione naturale e di accedere a una delle piscine naturali dove potersi rinfrescare facendo il bagno nelle invitanti acque del corso d’acqua.

Dopo qualche minuto di cammino dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio di via Orsini, infatti, si apre un bivio: proseguendo mantenendo la sinistra si raggiunge il sentiero lungofiume che prosegue portando il visitatore alla scoperta di ruderi di archeologia industriale, dei resti di un antico ponte sul fiume e di un’area picnic con vista su una gigantesca polla alimentata da una cascata; tenendo la destra, invece, si raggiunge con qualche altro minuto di cammino la piscina naturale simbolo delle Gurne.

Gurne dell'Alcantara Sicilia

Fonte: Lorenzo Calamai

La doppia cascatella presso la passarella crea un’ampia piscina detta Gurna della Passarella

Questo tratto del sentiero porta infatti a una passerella pedonale che conduce ad alcuni edifici utilizzati per sfruttare l’energia idroelettrica del fiume. Senza attraversare la passerella, però, si può accedere a destra a una spettacolare doppia cascatella che forma un’ampia polla ai suoi piedi. La portata ingente dell’Alcantara consente alla piscina naturale di abbondare d’acqua in ogni stagione dell’anno. Qui, inoltre, la temperatura del fiume, sempre esposto al sole, è ben più temperata rispetto alle Gole, dove a causa dell’imponenza della forra che lo contiene si trovano acque freddissime. Una spiaggetta di sassi bianchi, popolata di oleandri, correda lo scenario.

A valle rispetto a questa prima spiaggetta si apre un’ampia polla con una discreta profondità, circondata da rocce. Sul lato destro rispetto allo scorrere del fiume, una banchina di cemento consente di sistemare un asciugamano al sole prima di tuffarsi nelle fresche e dolci acque dell’Alcantara.

Gurne dell'Alcantara Sicilia Francavilla

Fonte: Lorenzo Calamai

La grande piscina a valle della passerella è quella che richiama il maggior numero di bagnanti

Una volta goduto di questo primo assaggio delle Gurne, si può scegliere di risalire il sentiero e di proseguire verso valle seguendo la traccia principale. Da questa si noteranno, peraltro, numerose deviazioni verso il letto del fiume: si tratta di discese a tratti impervie, che portano però ad altre piscine naturali, magari più appartate rispetto a quelle sopra descritte. L’alternativa, se opportunamente attrezzati (zaino impermeabile e scarpette da scoglio, o scarpe adatte a essere immerse nel fiume), è scendere il fiume seguendone il corso: una sorte di canyoning leggero, senza passaggi troppo difficili, ma che comunque richiede un minimo di atletismo.

Questa seconda opzione consente di raggiungere una serie di cascatelle che si susseguono, creando piccole piscine naturali tra rocce arrotondate dallo scorrere dell’acqua, con una splendida visuale sui ruderi di Castello Ruffo, forte difensivo di memoria normanna, che campeggia sulla sommità di un colle brullo collocato tra Francavilla e il fiume. Si tratta forse del tratto più bello e spettacolare delle Gurne dell’Alcantara, che ripaga dell’avventurosa discesa acquatica affrontata.

Gurne dell'Alcantara

Fonte: Lorenzo Calamai

La Gurna più spettacolare, quella che consente di affacciarsi sui ruderi del castello normanno

Poco più a valle di questa piscina si può riscontrare una traccia nella boscaglia sulla sinistra idrografica che ricollega con il sentiero principale, visto che proseguendo più a valle si incontrano meno zone balneabili e qualche costruzione umana in più.

Lungo questo tratto dell’Alcantara si trova infatti un antico mulino che nel 1896 venne trasformato in una delle prime centrali idroelettriche d’Italia, rifornendo sia Castiglione che Francavilla, ma anche i resti di un maestoso ponte la cui costruzione, si dice, potrebbe risalire addirittura alla dominazione araba della Sicilia (come detto, il nome del fiume deriva dalla parola araba per ponte). Sicuramente di origine araba sono le saje, piccole condotte atte a deviare le acque del fiume per formare un sistema di irrigazione, di cui ancora rimangono tracce. Una diffusa cartellonistica aiuta i visitatori a rintracciare i luoghi più significativi del percorso, fino a raggiungere, a circa un chilometro dalla partenza, un’ampia area attrezzata con tavoli e panche da picnic.

Il sentiero delle Gurne non è perfettamente manutenuto, ma rappresenta una vera e propria perla nella Valle dell’Alcantara. Ogni estate le spettacolari e magnifiche Gole vengono visitate da migliaia di turisti, siciliani e non, mentre le splendide piscine naturali solo pochi chilometri a monte sono rimaste pressoché incognite, frequentate principalmente da locali. Un angolo di natura da non perdere, soprattutto per gli appassionati d’acqua dolce.

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Monte Sant’Angelo, la capitale della cultura di Puglia 2024

Incastonato tra il mare e la montagna, in Puglia c’è un piccolo borgo che in questi mesi sta vivendo il suo “momento speciale”: si tratta di Monte Sant’Angelo, conosciuto soprattutto per la sua bellezza incontaminata e perché ospita ben due Patrimoni UNESCO nel suo territorio. Quest’anno, rappresenta la sua regione come capitale della cultura, motivo per cui tra le sue vie e i suoi palazzi storici si terranno diversi appuntamenti importanti. Scopriamo qualcosa in più.

Monte Sant’Angelo, gli eventi culturali del 2024

Casette di calce bianca che rifulgono sotto il sole e una meravigliosa vista sul mare: il borgo di Monte Sant’Angelo, situato in provincia di Foggia, è una piccola perla del Gargano. Si trova in una zona boscosa, dove la natura è ancora incontaminata, e può vantare sia un bellissimo panorama montuoso che un facile accesso alla costa, dove sorgono alcune delle spiagge più belle dell’Adriatico. Il paesino, che conta poco più di 11mila abitanti, è stato eletto capitale della cultura in rappresentanza della Puglia per il 2024.

Per l’occasione, nei prossimi mesi qui si terranno diversi eventi importanti, tra spettacoli, musica e incontri culturali. Alcuni dei più affascinanti coinvolgono i due Patrimoni UNESCO del borgo. Il primo è il Santuario di San Michele Arcangelo, meta di pellegrinaggio che attira moltissimi visitatori ogni anno: dal 22 al 25 giugno 2024 sarà possibile partecipare ad alcuni appuntamenti dedicati al patrimonio culturale di Monte Sant’Angelo, con visite guidate e musei aperti gratuitamente. Mentre il mese prossimo sarà il turno delle faggete vetuste della Foresta Umbra: sabato 6 e domenica 7 luglio 2024 si terranno camminate nel verde, degustazioni e una splendida passeggiata in notturna.

Alla scoperta del borgo di Monte Sant’Angelo

Ma il borgo di Monte Sant’Angelo merita una visita in qualsiasi momento dell’anno, perché è un luogo davvero speciale. A partire proprio dal Santuario di San Michele Arcangelo, antico edificio di culto realizzato in epoca romano-bizantina e poi restaurato nel XIII secolo, quando assunse il suo aspetto attuale. È da qui che si può accedere alla vicina Grotta di San Michele Arcangelo, esempio di fenomeno carsico che caratterizza il territorio: è considerata una delle grotte sacre più suggestive al mondo, l’unica in Italia ad essere stata riconosciuta dal National Geographic.

L’antico centro urbano di Monte Sant’Angelo si è sviluppato proprio attorno al primo santuario e alla sua grotta, che già in antichità erano mete di pellegrinaggio conosciute in tutta Europa. Particolarmente affascinanti sono le mura duecentesche, solo in parte ancora visibili, che un tempo cingevano il centro abitato. E, tra le testimonianze difensive del paese, spicca anche il Castello di Monte Sant’Angelo, costruito attorno all’anno 830 e successivamente rimaneggiato più e più volte, sino ad assumere l’aspetto odierno.

Attorno al borgo, la natura è ancora incontaminata: il sito della Foresta Umbra, un’ampia area naturale protetta all’interno del Parco Nazionale del Gargano, ospita delle spettacolari faggete vetuste protette sotto l’egida dell’UNESCO sin dal 2017. Ma non manca, come abbiamo già visto, uno sbocco sul mare. Lo troviamo presso la Marina di Monte Sant’Angelo, un territorio pianeggiante che si affaccia sul Golfo di Manfredonia ed è caratterizzato da una rigogliosa macchia mediterranea, con vegetazione superba che accoglie anche bellissimi uliveti.

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Andorra La Vella, i monumenti imperdibili tra arte e storia

Conosciuta per il suo incantevole paesaggio montano e le eccellenti opportunità per lo shopping duty-free, Andorra La Vella vanta anche una ricca storia culturale, splendidamente riflessa nei suoi numerosi monumenti. Dalla maestosa Casa de la Vall, testimonianza del passato medievale, alla moderna e suggestiva scultura Noblesse du Temps di Salvador Dalí, scopriamo i monumenti più significativi della città in un itinerario storico e culturale per le vie e le piazze più belle della capitale del Principato di Andorra.

Casa de la Vall

Casa de la Vall è uno dei monumenti più emblematici e storici del Principato di Andorra. Costruita nel 1580 come torre di difesa per la famiglia Busquets, fu acquisita dal Consiglio Generale nel 1702 e divenne la sede principale del parlamento monocamerale di 28 seggi di Andorra fino al 2011. Vi si riunivano i rappresentanti delle parrocchie del paese e ospitava anche il tribunale penale. Questo edificio ha pertanto svolto un ruolo cruciale nella storia politica del paese, ospitando sessioni parlamentari, emergenze nazionali e cerimonie ufficiali.

Sulla facciata si possono ancora ammirare gli stemmi della famiglia Busquets e del Principato, che riporta il motto “Virtus Unita Fortior” (La virtù unita è più forte). Oggi, Casa de la Vall è un importante punto di interesse culturale e storico, aperto al pubblico per visite guidate che offrono uno sguardo approfondito sulla storia e l’architettura di Andorra. I visitatori possono esplorare le sue sale antiche, scoprendo affreschi, stemmi e documenti che testimoniano la ricca eredità politica e culturale del principato.

Ponte di Parigi

Inaugurato nel 2006, il Ponte Parigi sul fiume Valira è un’opera architettonica moderna, diventata in breve tempo una vera e propria icona cittadina. Il suo design d’avanguardia unisce armoniosamente elementi classici e contemporanei. La struttura è composta da un arco superiore e da due linee, una retta e una semicircolare, che si intersecano creando un gioco di forme dinamico ed elegante. L’elemento distintivo del ponte sono due sfere metalliche di 2,20 metri di diametro sospese alle estremità dell’arco, che conferiscono all’opera un aspetto decisamente futuristico.

Oltre a rappresentare un simbolo della modernità e del dinamismo di Andorra La Vella, il Ponte di Parigi svolge un ruolo importante nella vita quotidiana della città, collegando Carrer Consell d’Europa e Avenue Mitjavila, due delle arterie principali, facilitando gli spostamenti di veicoli e pedoni tra le due sponde del fiume. Di particolare fascino è l’illuminazione notturna che mette in risalto la struttura del ponte e le sue sfere metalliche, creando un’atmosfera suggestiva e romantica.

Ponte di Parigi, Andorra la Vella

Fonte: iStock

Ponte di Parigi, Andorra la Vella

Noblesse du Temps

Un invito a riflettere sul tempo, sulla vita e sulla bellezza effimera dell’esistenza. E’ questo il significato del monumento Noblesse du Temps, opera surrealista del celebre artista catalano Salvador Dalí, collocata sulla Plaça de la Rotonda. L’orologio fuso, elemento ricorrente nelle opere di Dalí, domina la composizione in bronzo alta quasi 5 metri, simboleggiando la fluidità del tempo.

Accanto all’orologio, due figure stilizzate di una donna e di un angelo si allungano verso l’alto, tentando di afferare l’attimo fuggente. La scultura, situata in un luogo di passaggio e incontro, stimola il dialogo e la riflessione, ed è diventata una delle icone più rappresentative di Andorra La Vella, attirando visitatori da tutto il mondo che desiderano ammirare la sua bellezza e il suo profondo messaggio filosofico.

Monumento ai 7 Poeti

Sulla plaça Lídia Armengol si può ammirare il monumento ai 7 Poeti dello scultore Jaume Plensa, inaugurato nel 2014. L’opera è composta da sette figure umane di grande formato realizzate in fibra di vetro, rappresentanti i sette comuni del Principato, sedute su pali alti una decina di metri. La composizione è ispirata agli stiliti di Costantinopoli, gli asceti che in tempi antichi vivevano in meditazione e preghiera in cima a una colonna. Di notte le sculture si illuminano di vari colori, creando un effetto suggestivo che vuole simboleggiare il dialogo silenzioso tra di essi e con il pubblico, che viene istintivamente attratto a guardare verso il cielo.

Calidea e la Dama de Gel

La scultura Calidea e la Dama de Gel, che adorna la rotonda del ponte Pla d’Escaldes-Engordany, è una testimonianza dell’armoniosa fusione tra arte e leggende locali. Opera degli artisti Ángel Calvente e Philip Lavall, simboleggia la profonda connessione tra acqua e vita e cattura gli sguardi con le sue superfici levigate che brillano al sole.

Calidea, un’incantevole scultura in acciaio inossidabile, incarna l’essenza dell’acqua con una forma sinuosa che ricorda fiumi e cascate. La Dama de Gel di Lavall, rappresenta invece una creatura mitica dalla forma equina che si fonde con le forme fluide di Calidea, simboleggiando la connessione tra acqua e vita, esaltata da getti d’acqua che avvolgono le due figure.

Monumento al Parlamento di Andorra

Collocato di fronte al moderno edificio del Consell General, il monumento al Parlamento simboleggia la democrazia e la libertà del Principato di Andorra. Inaugurata nel 2014, quest’opera imponente in bronzo e granito raffigura due figure umane stilizzate, che rappresentano la forza e l’unione del popolo andorrano. Alta circa sei metri, è posta su un basamento di granito su cui sono incise parole tratte dalla Costituzione di Andorra, come “Libertat”, “Igualtat” e “Fraternitat”, ovvero i valori fondamentali della democrazia del Principato.

Monumento alla Danza

Di fianco alla storica Casa de la Vall, si erge il monumento alla Danza di Francesc Viladomat, una scultura in bronzo che celebra la bellezza e la gioia del movimento. Quest’opera è un inno alla vita e un tributo alla cultura popolare andorrana, che cattura l’attenzione con le sue forme sinuose e dinamiche. Le due figure umane, scolpite con grande maestria e realismo, sono colte nell’atto di una danza armoniosa, le vesti svolazzanti evocano un senso di libertà e leggerezza. I corpi intrecciati simboleggiano l’unione e la complicità, mentre i sorrisi trasmettono una gioia contagiosa.

Monumento al Contrapàs

Nel centro storico, una scultura dell’artista andorrano Sergi Mas, adorna la fontana di Plaça de la Consòrcia. Realizzata con un impasto di cemento e marmo macinato, rappresenta un gruppo di persone che ballano mano nella mano in una spirale il Ball del Contrapàs, la danza tipica della parrocchia di Andorra La Vella che viene eseguita in occasione del festival locale.

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Giornate Europee dell’Archeologia: i siti meno noti da visitare in Italia

Da venerdì 14 a domenica 16 giugno, tornano le Giornate Europee dell’Archeologia, un vero e proprio appuntamento con la storia. Nei luoghi della cultura italiana sono previste attività volte a promuovere il prezioso patrimonio archeologico del nostro Paese e a far conoscere il lavoro degli archeologi, attraverso visite guidate, laboratori, escursioni e tanti altri eventi, organizzati con la volontà di mantenere vivo il dialogo con il pubblico, le università, gli enti locali, le associazioni e tutti gli attori del territorio.

Come nascono (e perché) le Giornate Europee dell’Archeologia

Dal 2010, il Ministero della Cultura in Francia ha affidato a Inrap, l’Istituto nazionale di ricerca archeologica preventiva, il coordinamento e la promozione delle Giornate Nazionali dell’Archeologia (Journées Nationales de l’Archéologie o JNA). Nel 2019, la manifestazione ha aperto le porte all’Europa, e dal 2020, le JNA hanno preso il nome di Giornate Europee dell’Archeologia (Journées Européennes de l’Archéologie o JEA). Con oltre 1.500 iniziative nel Vecchio Continente e la partecipazione di 30 Paesi europei, le JEA hanno continuato a vedere aumentare l’entusiasmo e la partecipazione.

Promuovere la ricchezza e la diversità culturale dell’Europa, rendere l’archeologia più visibile al pubblico, sensibilizzare i cittadini e le autorità politiche sulla necessità di tutelare il patrimonio archeologico, attrarre nuovo pubblico che non sia abituato a visitare i luoghi in cui si fa archeologia, valorizzare l’intera catena operativa “dallo scavo al museo”, favorire la condivisione delle conoscenze tra gli archeologi e i visitatori sono i principali obiettivi di questo imperdibile evento.

I siti archeologici meno noti e le aperture straordinarie

Anche quest’anno la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, in Campania, aderisce alle Giornate Europee dell’Archeologia, in programma dal 14 al 16 giugno, con iniziative organizzate in alcuni dei suoi luoghi della cultura. Tra questi, la splendida Area Archeologica dell’Anfiteatro Romano di Avella, in provincia di Avellino, poco fuori il centro abitato del quartiere San Pietro. Edificato in età tardo-repubblicana, nel I secolo a.C, l’anfiteatro è fra i più antichi della Campania, ed è rapportato a quello di Pompei, non tanto per le sue dimensioni – 60 metri di lunghezza e 35 di larghezza, quindi più contenute – quanto per il materiale e la tecnica di costruzione in opus reticolatum di tipo giallo.

In Abruzzo, venerdì 14 giugno alle ore 18, presso l’agriturismo  “Le Magnolie” di Vasto (Via Palombari, 54) parte la passeggiata archeologica “Di pozzo in pozzo alla scoperta dell’Acquedotto romano delle Luci”. Sabato 15 giugno, alle ore 9:30, dopo la visita guidata al suggestivo Museo Archeologico di Schiavi di Abruzzo, partirà l’escursione (cappello, scarponcini, pantaloni lunghi) lungo il sentiero denominato  “La Camera Verde”, per giungere all’Area Sacra dei Templi Italici, dove, dalle ore 10, inizieranno luogo le visite guidate curate dalla Soprintendenza Archeologia e Belle Arti per le province di Chieti e Pescara.

Sabato 15 giugno alle ore 19.00, ci sarà l’apertura straordinaria del Parco Archeologico di Mileto Antica, in provincia di Vibo Valentia, che rappresenta il primo esempio di un parco d’età medievale in Calabria Il Parco comprende il sito della città antica, che venne abbandonata nel 1783 a seguito del noto terremoto che sconvolse tutta la regione e che si sviluppava lungo la dorsale caratterizzata da rilievi collinari che costituiscono i punti focali dell’insediamento dove troviamo i principali resti monumentali dell’antica Mileto. Oltre ai ruderi dell’Abbazia della SS Trinità, tra i più importanti monumenti medievali in Calabria, sono visibili diversi reperti marmorei.

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il Pantheon a Roma apre i suoi fossati per una visita esclusiva. Il suggestivo itinerario, che avrà il suo epilogo all’interno del monumento, guidato da un assistente alla fruizione del Ministero della Cultura, comincerà alle ore 11.00 di sabato 15 giugno. Collocati sui fianchi laterali del corpo cilindrico a una quota corrispondente a quella di calpestio di epoca romana, i fossati conservano affascinanti resti di edifici di età imperiale come i Saepta Iulia, luogo di riunione dei comizi centuriati e la Basilica di Nettuno, il cui utilizzo originario è ancora oggi oggetto di dibattitto tra gli studiosi.

Domenica 16 giugno, alle ore 10.30 e 12.00, al Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri in località Naquane, in Val Camonica, si potrà visitare il percorso del Corén del Valento fino alla Roccia 60, sulla quale è inciso il celebre simbolo della Rosa Camuna, guidati dalla direttrice Maria Giuseppina Ruggiero. Al suo interno, il Parco accoglie 104 rocce, in arenaria levigata dai ghiacciai, incise con alcune delle raffigurazioni più note del repertorio d’arte rupestre della vallata della Lombardia orientale, riconosciuto dall’UNESCO nel 1979 Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

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Bonus vacanze: cosa bisogna sapere per ottenerlo

È passato un po’ in sordina il Bonus vacanze 2024, ma anche quest’anno, chi ne ha i requisiti, può ottenerlo. I diretti interessati che lo hanno ottenuto già gli anni scorsi forse ormai conoscono già la procedura, ma per tutti gli altri è importante sapere che il governo ha stanziato anche per il 2024 2,4 miliardi di euro per aiutare gli italiani ad andare in vacanza.

Un bell’aiuto per potersi godere qualche giorno di relax in una località di villeggiatura che altrimenti qualcuno avrebbe trascorso a casa per via del caro-prezzi. Sì, perché le ferie quest’anno saranno ancora più care. Che novità. Con il Bonus vacanze, invece, si potrà ottenere un aiuto economico fino a 500 euro. Non è necessario partire necessariamente d’estate, purché il Bonus venga utilizzato entro la fine dell’anno. Tuttavia, la richiesta deve pervenire entro il 30 giugno.

Come richiedere il Bonus vacanze

La procedura per la richiesta del Bonus vacanze va effettuata solamente online tramite la app “Io” da smartphone. Basta munirsi di Spid o della carta d’identità elettronica. Lo possono richiedere soltanto i nuclei familiari con un reddito Isee sotto i 40.000 euro e può essere speso solo per un soggiorno in Italia entro la fine del 2024. Una volta ottenuto il Bonus, la prenotazione della vacanza non può essere effettuata su siti online: quindi non è possibile prenotare né con Booking né con Airbnb o con altri siti di prenotazione. Bisogna, invece, prenotare tramite agenzie viaggio o tour operator tradizionali o direttamente con la struttura scelta nella meta di villeggiatura.

Bonus vacanze: come fare per richiederlo

Ecco gli step per fare la richiesta del Bonus vacanze:

  • se non si è già scaricata la app “Io” in passato sul proprio smartphone è possibile farlo sia per telefoni Apple sia per Android;
  • la prima volta che si scarica la app viene richiesta la registrazione che è possibile fare più facilmente digitando un Pin a scelta o, per chi è più pratico,  attraverso il riconoscimento biometrico (impronta digitale o riconoscimento del volto);
  • una volta entrati nella app, bisogna selezionare la sezione “pagamenti” e quindi il Bonus vacanze;
  • a questo punto è necessario inserire le informazioni richieste, tra cui il valore dell’Isee;
  • se tutte le informazioni inserite sono corrette, la app genera un codice associato al vostro Bonus vacanze con un QrCode;
  • sia il codice sia il QrCode devono essere mostrati alla struttura al momento del pagamento.

N.B. Prima di effettuare la richiesta del Bonus vacanze è bene tenere sotto mano sia la propria identità Spid sia la carta d’identità elettronica e i dati del proprio Isee (chi non lo ricorda può recuperarlo all’Inps o al proprio Caf).

Chi ha diritto al Bonus vacanze

Il Bonus di un valore massimo di 500 euro è rivolto alle famiglie italiane composte da almeno tre persone. Per i nuclei familiari composti da due persone il Bonus vacanze scende a 300 euro, ma lo possono ottenere anche i single, in questo caso il valore è di 150 euro.

Bonus vacanze: come funziona

Che il Bonus vacanze sia pari a 500, 300 o 150 euro, in ogni caso lo sconto prezzo la struttura convenzionata sarà immediato dell’80% del valore, mentre il restante 20% dovrà essere inserito nella dichiarazione dei redditi e sarà incassato sotto forma di detrazione di imposta nel 2025.

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Roma On Fire, arriva lo show imperdibile che riporta gli ospiti nell’Antica Roma

Questa sarà un’estate davvero indimenticabile, per tutti gli ospiti di Roma World: l’experience park della capitale, che ci catapulta indietro nel tempo per vivere come gli antichi romani, mette in scena quotidianamente un nuovo spettacolo dedicato a chi vuole immergersi nella storia del grande Impero che ha conquistato mezzo mondo. Stiamo parlando di Roma On Fire, il live show serale che “infiammerà” il pubblico. Scopriamo qualcosa in più.

Roma On Fire, il nuovo show dell’estate

Roma World si prepara a stupirci ancora: il parco tematico della capitale, che ha aperto i battenti sulla scia di Cinecittà World per avere un’area dedicata solamente all’Antica Roma, è da sempre uno dei punti di riferimento per tutti gli amanti della storia, grandi o piccini che siano. Impossibile non divertirsi tra le ricostruzioni dei set cinematografici dei grandi film che hanno raccontato il nostro fulgido passato, tra cui Il Gladiatore o il celebre Ben Hur (vincitore di ben 11 premi Oscar). Ed è proprio nello scenario di quest’ultimo kolossal che si tiene il nuovo spettacolo Roma On Fire.

Curato da Giovanni De Anna, il live show va in scena ogni sera a partire dal 1° giugno 2024, per tutta la stagione estiva. La location, come abbiamo accennato, è quella dell’arena di Ben Hur, una perfetta riproduzione dello spettacolare Circo Massimo: lo sfondo perfetto per una rievocazione storica davvero “fiammante”, che trasporterà i suoi spettatori indietro nel tempo. Ben 30 artisti in scena ripercorreranno alcune delle vicende più iconiche dell’Impero, tra battaglie di gladiatori e legionari, bighe in corsa e un mozzafiato incendio che brucerà l’intera Roma.

La trama è davvero interessante: protagonista è il Generale Massimo, che rientra a Roma dopo aver combattuto vittoriose campagne nelle province dell’Impero. Ma qui scopre che la sua donna è stata fatta schiava ed è per amore suo che non esita a chiedere pietà all’Imperatore. Quest’ultimo, tuttavia, pare disponibile a concedere la grazia solamente se Massimo si dimostrerà pronto a sacrificare la sua stessa vita per la donna che ama. Quale sarà la sua scelta? L’avvincente spettacolo terrà impegnato il pubblico con tanti effetti speciali e musiche intramontabili, per 1 ora di pura emozione.

Info e biglietti per Roma On Fire

Roma On Fire è la Storia con la S maiuscola che prende vita. Uno show immersivo pensato per i milioni di turisti che visitano Roma e non vedono l’ora di vivere le emozioni e la grandiosità dell’Antica Roma che hanno sempre visto sul grande schermo. Dalla sfilata delle legioni alla corsa delle bighe, dai combattimenti tra gladiatori all’incendio di Roma, gli ospiti si troveranno catapultati nel loro immaginario cinematografico” – ha affermato Stefano Cigarini, amministratore delegato di Cinecittà World, in una nota per la stampa.

Il biglietto per assistere allo spettacolo serale ha un costo di 25 euro alla cassa (19 euro online), incluso l’accesso al parco Roma World. Ma è anche possibile vivere un’esperienza più completa: per 45 euro alla cassa (39 euro online) si può usufruire anche della Cena del Gladiatore, con un menù tipicamente romano servito presso la locale Taberna. Mentre il biglietto da 49 euro offre non solo lo spettacolo e la cena, ma anche il pernottamento in una tenda (da due o da quattro persone) presso l’Accampamento dei Legionari.

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5 città del Portogallo: Lisbona, Alcobaça, Fatima, Porto, Coimbra

Il Portogallo è una terra di contrasti, meta apprezzatissima ultimamente da viaggiatori, pensionati e lavoratori in smart work. Il Portogallo piace per le sue città, per la capitale cosmopolita e romantica,  e per la vita sulla costa, di avventura e natura.

Le città di questo paese affacciato sull’Oceano Atlantico hanno un carattere particolare e deciso: è difficile non rimanerne affascinati. In questo articolo, partiamo per cinque città che non possono mancare in un viaggio in Portogallo: Lisbona, Alcobaça, Fatima, Porto e Coimbra.

Lisbona: la capitale vibrante

La capitale del Portogallo, Lisbona, si trova sulla costa occidentale del paese, affacciata sull’Oceano Atlantico e sul fiume Tago. È la città del Nobel José Saramago; dei  pasteis de Belèm da assaggiare in qualche pasticceria storica del centro; del fado, quella musica malinconica e nostalgica espressione musicale dell’anima di Lisbona.

Cosa vedere a Lisbona

Lisbona è bellissima. Una grande città europea, ma estremamente romantica, con il suo tram giallo da cartolina e i sali-scendi da fare anche a piedi per esplorare angoli improvvisati a tutte le ore del giorno e della notte. In estrema sintesi, cosa non si può perdere:

  • Torre di Belém: una torre di difesa del XVI secolo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. È un esempio di architettura manuelina e offre una vista panoramica sul fiume Tago. Chi sale deve ricordare che questa era una torre difensiva, quindi i suoi interni, funzionali più che di decoro, non rispecchiano lo sfarzo dell’esterno.
  • Monastero dos Jerónimos: un monastero storico, anch’esso patrimonio UNESCO, celebre per la sua straordinaria architettura gotica e manuelina. All’interno si trovano le tombe di Vasco da Gama e del poeta Luís de Camões.
  • Castello di São Jorge: è il castello medievale che domina la città dall’alto di una collina. Offre viste spettacolari su Lisbona e sul fiume Tago, oltre a un interessante museo archeologico.
  • Quartieri di Alfama e Bairro Alto: ma l’atmosfera della città si vive principalmente tra le strade dei suoi quartieri. Alfama è il quartiere più antico della città, famoso per le sue stradine tortuose e le case decorate con azulejos. Bairro Alto è noto per la sua vivace vita notturna, con numerosi bar, ristoranti e locali di fado.
  • Museo Nazionale di Arte Antica: si tratta di uno dei musei più importanti del Portogallo, ospita una vasta collezione di opere d’arte portoghese ed europea, tra cui dipinti, sculture e arti decorative.

Cosa fare a Lisbona

Lisbona travolge, quindi è quasi inutile provare a fare un elenco delle cose da fare; ma ci proviamo. Passeggiate lungo il fiume Tago, piacevole a qualsiasi ora. Prendete un po’ di tempo per la visita al famoso mercato Time Out a Cais do Sodré, e almeno per il museo MAAT, lungo il fiume, che espone artisti plastici, pittori, architetti e intellettuali. Riservate un po’ di energie per la vivace vita notturna di Bairro Alto, con sottofondo di musica fado nei locali tradizionali. Un viaggio in tram può essere l’ideale per riposare e fare un giro autentico per la città. Se avete un po’ di tempo a disposizione, potete allungarvi per una passeggiata alla Feira da Ladra, il mercatino delle pulci che si svolge il martedì e il sabato a campo de Santa Clara, dietro il monastero di São Vicente de Fora.  Per una pausa, prendete posto in una pasticceria storica per assaggiare i famosi pasteis de Belèm; invece per un cocktail, raggiungete il Miradouro de Santa Luzia, una romantica terrazza panoramica che permette di ammirare dall’alto il vecchio quartiere di Alfama e il fiume Tago.

Come arrivare

Lisbona è servita dall’Aeroporto Humberto Delgado, ben collegato con voli internazionali. La città dispone di una rete di trasporti pubblici efficienti, tra cui metro, tram, autobus e traghetti,  per spostarmi all’interno della città a seconda dei giorni si possono valutare abbonamenti e card: La Lisboa Card consente l’uso illimitato del trasporto pubblico di Lisbona, con l’accesso gratuito a più di 30 musei e punti d’interesse.

Alcobaça: un tuffo nella storia

Alcobaça si trova nella regione centrale del Portogallo, a circa 100 km a Nord di Lisbona.

Cosa vedere

Sono due i punti di maggiore interesse per cui questa città è celebre e merita una visita.

  • Monastero di Santa Maria. Nel lontano 1153 il re Alfonso I, re di Portogallo, fece ergere un luogo di culto in dedicazione del famoso teologo e filosofo Bernardo di Chiaravalle: ecco come ebbe inizio la costruzione dello straordinario monastero di Alcobaça. Oggi patrimonio dell’UNESCO, il monastero è famoso per la sua imponente architettura gotica. All’interno, le tombe di re Pedro I e Inês de Castro raccontano una tragica storia d’amore. Meritano una visita approfondita l’enorme chiesa, il cosiddetto “chiostro del silenzio”, la sagrestia e la sala capitolare.
  • Museo do Vinho. Situato in un’ex cantina del XVIII secolo, il museo offre un’affascinante panoramica sulla produzione vinicola della regione. Oltre a una vasta collezione di strumenti vinicoli, è possibile partecipare a degustazioni di vini locali.

Cosa fare a Alcobaça

Esplorare il centro storico di Alcobaça, passeggiando è il modo migliore per iniziare. Si possono visitare le numerose chiese storiche e rilassarsi lungo il fiume Alcoa. Per scoprire il territorio e i suoi prodotti tipici, è possibile partecipare a una degustazione di vini locali e assaggiare i dolci tradizionali, come il Pão de Ló.

Come arrivare

Alcobaça è facilmente raggiungibile in auto da Lisbona. Ci sono anche autobus regolari che collegano la città a Lisbona e ad altre località della regione.

Fatima: la spiritualità incontra la modernità

Fatima si trova nella regione centrale del Portogallo, a circa 130 km a nord di Lisbona. Non ha bisogno di troppe presentazioni e neanche di spiegare il motivo per cui è famosa in tutto il mondo e accoglie turisti e devoti durante tutto l’anno.

Cosa vedere a Fatima

  • Santuario di Nostra Signora di Fatima è uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio cattolico al mondo. È  stato costruito nel luogo delle apparizioni mariane del 1917, quando la Vergine Maria apparve a tre giovani pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta. Il complesso del santuario comprende la Basilica di Nostra Signora del Rosario, la Cappella delle Apparizioni e la moderna Basilica della Santissima Trinità. La Cappella delle Apparizioni è il cuore spirituale del santuario, costruita esattamente dove avvennero le apparizioni. Ogni anno, milioni di pellegrini visitano Fatima per pregare, partecipare alle processioni e celebrare le ricorrenze mariane, specialmente il 13 maggio e il 13 ottobre, date delle prime e ultime apparizioni. Il Santuario di Nostra Signora di Fatima non è solo un luogo di profonda devozione, ma anche un simbolo di pace e speranza per i fedeli di tutto il mondo.
  • Museo delle Cere di Fatima offre una ricostruzione dettagliata degli eventi storici delle apparizioni mariane e della vita dei tre pastorelli. È un’attrazione interessante sia per i fedeli che per i curiosi.

Cosa fare

A prescindere dalla devozione e fede, partecipa alle celebrazioni religiose e alle processioni può essere molto suggestivo ed emozionante. Per approfondire, merita una visita il Museo del Santuario sulla storia delle apparizioni mariane. Con un po’ di tempo a disposizione, si possono esplorare i dintorni della città, che offrono splendidi paesaggi naturali.

Come arrivare

Fatima è raggiungibile in auto da Lisbona. Per chi viaggia con i mezzi, ci sono autobus frequenti che collegano Fatima a Lisbona e ad altre città portoghesi.

Fatima, cosa vedere

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Santuario di Nostra Signora di Fatima

Porto, la seconda città più grande del Portogallo

Porto è la seconda città più grande del Portogallo, si trova sulla costa nord-occidentale del paese, lungo il fiume Douro, ed è famosa per il suo vino, ma non solo.

Cosa vedere a Porto

  • Ponte Dom Luís I è un ponte ad arco in ferro che collega Porto a Vila Nova de Gaia. È uno dei simboli della città e offre viste spettacolari sul fiume Douro e sui quartieri storici di entrambe le città.
  • Cantine di vino porto a Vila Nova de Gaia. Situate sulla riva opposta del fiume Douro, queste cantine offrono visite guidate e degustazioni del famoso vino porto. Scoprire la storia e il processo di produzione di questo vino unico è un modo originale e autentico per conoscere questo territorio e la sua cultura.
  • Quartiere di Ribeira, Patrimonio dell’UNESCO, è caratterizzato da strade acciottolate, case colorate e una vivace atmosfera lungo il fiume. Ideale per una passeggiata serale e per godersi la cucina locale in uno dei numerosi ristoranti.
  • Libreria Lello, considerata una delle librerie più belle del mondo, con la sua scala centrale e gli elaborati dettagli in legno. È una tappa imperdibile per gli amanti dei libri e dell’architettura.
  • Cattedrale di Porto (Sé do Porto), un’imponente cattedrale romanica-gotica che offre viste panoramiche sulla città e sul fiume Douro. All’interno, ammira il chiostro decorato con azulejos.

Cosa fare

Con poco tempo a disposizione, un’opzione può essere la crociera sul fiume Douro, magari seguita dalla visita alle cantine di vino Porto a Vila Nova de Gaia. Il mercato locale Mercado do Bolhão è immersivo e offre uno spaccato di vita quotidiana e autentica. Il centro storico è invece la location ideale per la serata.

Come arrivare

Porto è servita dall’Aeroporto Francisco Sá Carneiro, con collegamenti internazionali, anche low cost. La città dispone di una rete di trasporti pubblici efficiente, tra cui metro, tram e autobus, comodi per chi decide di visitare Porto e dintorni con i mezzi pubblici.

cosa fare a Porto

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Vista su Porto

Coimbra: la città universitaria

Coimbra si trova nella regione centrale del Portogallo, a metà strada tra Lisbona e Porto.

Cosa vedere a Coimbra

  • Università di Coimbra. Fondata nel 1290, è una delle università più antiche d’Europa. La Biblioteca Joanina, con i suoi splendidi interni barocchi, e la Cappella di São Miguel sono tra le attrazioni principali.
  • Cattedrale Vecchia (Sé Velha) è una cattedrale romanica del XII secolo, nota per la sua architettura austera e il chiostro tranquillo. Offre un’interessante panoramica sulla storia religiosa di Coimbra.
  • Monastero di Santa Clara-a-Velha: un monastero gotico situato lungo il fiume Mondego, famoso per le sue rovine suggestive. Fu abbandonato a causa delle frequenti inondazioni e sostituito dal Monastero di Santa Clara-a-Nova.

Cosa fare

A Coimbra bisogna farsi trascinare dalla vivacità del quartiere studentesco, e visitare i giardini botanici dell’università. Al tramonto può essere piacevole una passeggiata lungo il fiume Mondego; mentre per la sera, si può cenare nel centro in un locale con spettacolo e concerto di fado coimbrão, una variante del tradizionale fado portoghese.

Come arrivare

Coimbra è ben collegata via treno e autobus con Lisbona e Porto. In auto, è facilmente raggiungibile tramite l’autostrada.

Quando andare in Portogallo

Il Portogallo è una destinazione ideale tutto l’anno. In inverno si possono apprezzare le città; mentre in estate si possono abbinare le visite culturali e più urbane alla costa ventosa e a tratti incontaminata, meta ideale per chi ama gli sport acquatici.

Cosa mangiare in Portogallo

La cucina portoghese è ricca e varia, con piatti deliziosi come il bacalhau à brás (baccalà alla brace), il caldo verde (zuppa di cavolo verde) e il francesinha (sandwich ricco di carne e formaggio tipico di Porto). Da assaggiare i dolci tipici come i pastéis de nata (paste alla crema) e di accompagnare i pasti con un bicchiere di vino Porto o Vinho verde.

 

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Visitare il cuore dell’Europa: come arrivare in Lussemburgo

Trovarsi nel cuore dell’Europa. È la sensazione che si prova all’arrivo nel Granducato di Lussemburgo, Paese minuscolo ma dalla storia importante e con un ruolo significativo nella formazione dell’Unione Europea. Oggi Città di Lussemburgo, con i suoi 125.000 abitanti, è la capitale ufficiale della UE, oltre che del Paese, e sede della Corte di Giustizia Europea.
L’aeroporto di Lussemburgo Findel è dunque il punto di partenza ideale per visitare il centro dell’Unione, ben collegato con gli altri scali internazionali e facilmente raggiungibile via terra anche da Belgio, Francia e Germania.

Come raggiungere il Lussenburgo Airport

aeroporto Lussemburgo

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Uno dei Terminal dell’aeroporto di Lussemburgo

Il Lussemburgo Airport si trova ad est della città, a soli 8 km di distanza, ed è l’unico aeroporto internazionale del paese. È dotato di due terminal, l’A e il B, collegati tra loro attraverso un ponte pedonale coperto. È facilmente raggiungibile in auto dal Belgio, attraverso le autostrade A6 e A1, dalla Germania, con la A1, e dalla Francia con la A3 e la A1. C’è naturalmente la possibilità, più economica e pratica per chi giunge in Lussemburgo per un breve soggiorno nella capitale, di arrivare e spostarsi dall’aeroporto con i mezzi pubblici. Gli autobus urbani delle linee 6, 16 e 29 fermano alla stazione centrale di Città del Lussemburgo. Partono ogni 15-20 minuti e il tempo di percorrenza è di circa 30 – 45 minuti, in base al traffico. In stazione come in aeroporto trovi anche un efficiente servizio taxi, in caso decidessi per questa opzione. Considera però che nonostante la breve distanza, una corsa in taxi dall’aeroporto al centro cittadino ti costerà circa 30 euro.
Già pianificata e in fase di costruzione un’utilissima estensione della rete tramviaria che raggiungerà il Lussemburgo Airport. Secondo quanto dichiarato, già dal 2025 sarà possibile prendere il tram per spostarsi tra il Lussemburgo Airport e il centro cittadino, attraverso la stazione ferroviaria della capitale. Una scelta economica e sostenibile per muoversi da e per l’aeroporto.

Cosa vedere in Lussemburgo

Il Granducato di Lussemburgo, certamente famoso per la presenza delle istituzioni europee, banche e grandi aziende, vanta ettari di campagna incontaminata e offre paesaggi e viste panoramiche da togliere il fiato, tutte da esplorare. Ogni regione del Lussemburgo ha qualcosa di speciale da offrire, che si tratti della Terra delle Rocce Rosse a sud, della Mullerthal, della regione della Mosella, delle Ardenne a nord o della stessa Città di Lussemburgo.

Inoltre, con 600 km di piste ciclabili e oltre 20 percorsi ciclabili sicuri, il Lussemburgo offre numerose opportunità per esplorare la sua maestosa campagna in bicicletta. Le piste ciclabili sono segnalate e sottoposte a regolare manutenzione per garantire un viaggio senza problematiche. Chi alla bicicletta preferisce le escursioni a piedi, potrà seguire uno dei 200 sentieri escursionistici, per un totale di quasi 5000 km, sparsi in tutto il Paese, attraverso cui esplorare le sue incantevoli foreste e le rigogliose valli, i fiumi che serpeggiano lentamente e i laghi cristallini.

Sede di tre siti del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, il Granducato è un paradiso per gli amanti della storia e della cultura. Grazie alla sua posizione strategica in Europa, il Lussemburgo è diventato una delle più grandi città fortificate del continente. Gran parte di queste fortificazioni sono rimaste in piedi per raccontare il ricco passato del Paese.

Infine, potrai provare i tanti sapori della cucina lussemburghese, che vanta una miriade di influenze culturali. Sia che tu preferisca un sontuoso pasto a 5 stelle o uno spuntino veloce, troverai sicuramente qualcosa capace di stuzzicare il tuo palato. Naturalmente, oltre al buon cibo c’è anche il buon vino ed è per questo che una visita in Lussemburgo è d’obbligo. La regione della Mosella è rinomata per il suo vino bianco dolce e per i numerosi vigneti che costeggiano il fiume.

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Ricette tipiche dell’arcipelago maltese: quali provare

Provare i piatti tipici della tradizione locale fa sicuramente parte dell’esperienza e dei ricordi che ogni viaggiatore porta con sé una volta tornato a casa. Immaginando di essere già a Malta, si può cominciare a gustare le ricette della cucina dell’isola, i suoi profumi e i suoi sapori, guardando un bel tramonto sul mare. In quel momento, ci salirà l’acquolina in bocca pensando alla ricchezza degli ingredienti, pur caratteristici di una cucina considerata povera, provenienti dalla terra e dal mare.

Attraverso la sua cucina, Malta saprà farti sentire immediatamente vicino a casa: prendi le ricette tipiche della Sicilia, aggiungi un pizzico di influenza araba e della tradizione provenzale, ed ecco il mix vincente offerto dall’arcipelago. Un tipico pasto maltese inizia di solito con un antipasto fatto di creme o formaggi da gustare con pane e crostini, poi zuppa, pasta o un risotto, e un secondo, di solito di carne o pesce, con verdure di contorno.

Molti dei piatti principali tradizionali sono cotti nel vino, come avviene per tante ricette della cucina provenzale. Come spesso accade, la ragione va ricercata nella storia dell’arcipelago e in questo caso specifico, alla presenza dei Cavalieri di San Giovanni sulle isole.

I migliori piatti tipici maltesi

A Malta è impossibile non assaggiare i Pastizzi. Probabilmente la prima ricetta che proverai, è uno snack molto comune e diffuso, un cibo quasi da strada comodo da mangiare in qualsiasi momento della giornata. I Pastizzi sono fatti di pasta sfoglia cotta al forno e ripiena di diversi ingredienti. Potrai trovarli con la ricotta dolce, purea di piselli, acciughe, mele oppure carne. Ultimamente la ricetta è stata aggiornata, e a quella con ingredienti tradizionali è stata aggiunta la versione con la Nutella. Probabilmente, li proverai già al tuo arrivo sull’arcipelago, nelle tue prime ore alla scoperta de La Valletta, la bella capitale maltese.

Se pensi che a Malta ti possa mancare la pasta, ti sbagli. Non preoccuparti per l’assenza di cereali, potrai sempre contare sulla Timpana, una sorta di torta di pasta, simile al nostro timballo. La pasta viene cotta con sugo, carne macinata, pancetta, formaggio, aglio e cipolla. Magari non è l’ideale per un pranzo leggero ma può essere la soluzione ideale per una cena sostanziosa.

Piatto tipico dell’isola più grande dell’arcipelago maltese, Gozo, la Ftira è simile alla pizza. È celebre anche come pane maltese, croccante all’esterno e tenero al suo interno. La differenza sta tutta nell’impasto di questa specie di focaccia con un buco al centro: in questo caso, è a base di patate, condita poi con olio, pomodori, aglio e cipolla. Come per i Pastizzi, è un’ottima soluzione per una merenda veloce e sostanziosa.

Tra le ricette tradizionali figura anche lo Stuffat Tal-Fenek, a base di carne di coniglio marinata nel vino, poi cotta lentamente e per ore con con erbe aromatiche, pomodori, carote, cipolle e aglio. Viene comunemente servito con pasta o patate, a volte anche con olive e capperi.

Le principali ricette a base di pesce

aljotta maltese
Uno dei piatti tipici di Malta a base di pesce, l’Aljotta

Può mancare il pesce nei piatti tradizionali della cucina maltese? La domanda è chiaramente retorica. A Malta si trova, com’è lecito aspettarsi, dell’ottimo pesce fresco: tra questo il lampuki, il cui nome cambia a seconda del villaggio in cui ci si trova e diventa dorado, lampuga o mahi-mahi. La particolarità di questo pesce è che si trova nelle acque dell’isola da metà agosto a dicembre, durante la sua migrazione verso il Golfo del Messico. Il lampuki viene generalmente servito grigliato, condito con una tradizionale salsa di pomodoro, capperi e olive, olio d’oliva, aglio, peperoncino e prezzemolo.

Tra le ricette più amate e diffuse, gli Stuffed Calamari e l’Aljotta. Nel primo caso, si tratta di un piatto che conosciamo molto bene: calamari ripieni, la cui farcitura è un formato dei tentacoli tritati dei calamari stessi, parmigiano, prezzemolo, olio, sale e pangrattato. L’Aljotta invece è una saporita zuppa di pesce con cipolle fritte, aglio e pomodori, immancabile tra i piatti da provare durante il tuo soggiorno sull’arcipelago, al rientro da una delle tante escursioni che è possibile fare nei dintorni de La Valletta.

I piatti vegeratiani della cucina maltese

Per chi predilige le ricette vegetariane, la cucina maltese propone diverse opzioni: partiamo dalla Bigilla, una salsa preparata con fave essiccate e schiacciate, olio d’oliva, sale, pepe, aglio ed erbe aromatiche. La potrai gustare in particolare durante un aperitivo fronte mare con dell’ottimo formaggio fresco. Cambia la dimensione ma non il gusto: il Qassatat è un fagottino di sfoglia fritto, in genere servito come antipasto, solitamente ripieno di ricotta. Si trova anche in altre versioni, ad esempio con i piselli. Dopo un antipasto così, un’ottima cena vegetariana potrebbe prevedere la Soppa ta’ L-Armla, una zuppa di verdure arricchita da formaggio fresco, uova e parmigiano. Quest’ultima proposta vegetariana ha un nome difficile da pronunciare, lo Hobz Biz-Zejt, ma è molto semplice da ricordare. Si tratta in fin dei conti di una bruschetta condita da olio d’oliva, polpa di pomodoro ed erbe aromatiche.

I dolci tipici di Malta

imqaret con gelato
Deliziosi Imqaret maltesi serviti con gelato

Una volta sull’arcipelago maltese, non potrai fare a meno di provare i suoi tipici dolci. Tra questi, gli Imqaret, di chiara derivazione araba. Sono vere e proprie delizie fritte farcite con i datteri, spesso servite accompagnate da del gelato. Nelle pasticcerie troverete il Qaghaq tal-ghasel, generalmente preparato durante i periodi di festa come il Natale. È un anello di pasta frolla con un ripieno composto da zucchero, limone, arance, spezie varie, cannella, vaniglia e sciroppo.

Malta e il cibo a chilometri zero

Una delle carte vincenti della gastronomia maltese è la scelta, fatta dalla maggior parte dei ristoranti, di puntare sui prodotti locali, offrendo quindi alimenti a chilometro zero, o quasi. Una strategia che garantisce agli agricoltori di poter vendere il frutto del proprio lavoro e ai viaggiatori che visitano l’arcipelago, di poter contare su una qualità dell’offerta gastronomica sostenibile e particolarmente elevata.

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Le ricette tipiche della tradizione rumena, quali assaggiare

La cucina tradizionale rumena è varia e comprende innumerevoli piatti, abitudini alimentari e tradizioni. Spesso i piatti rumeni, soprattutto quelli preparati nei giorni di festa, sono a base di carne. Tuttavia, nella cucina rumena non mancano verdure, cereali, oli vegetali, latte e latticini. E per non dimenticare la parte migliore, nella maggior parte delle case rumene troverete dolci fatti in casa.
Sempre più apprezzata anche a livello internazionale, quella rumena è una cucina molto varia e con tradizioni, come in Italia d’altronde, che cambiano da regione a regione. Di base però, il menù di un pasto si compone di un antipasto a base di verdure, carne e formaggi, una minestra, e un secondo di carne o pesce con contorno. In genere, il dolce non manca mai.

mititei rumeni

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Una ricetta tra le più amate, i Mititei

La ricette della tradizione rumena

La storia del Paese ha naturalmente avuto grande influenza sulle sue tradizioni culinarie, così come quelle dei Paesi con cui la Romania ha sempre avuto rapporti molto stretti: Russia, Turchia e i Balcani soprattutto. La carne è uno degli elementi principali della cucina rumena tradizionale, di base in tutti i piatti preparati nei giorni di festa. Naturalmente, c’è una ragione per questa tendenza, e in particolare per la preferenza verso la carne di maiale. Durante la dominazione ottomana, quella di pecore e vitelli veniva portata a Costantinopoli mentre quella di maiale, che i musulmani non mangiano, rimaneva sul territorio. Non mancano però verdure, cereali e latticini, mentre il pesce non è uno degli ingredienti più usati. In ogni caso, tutti i piatti risultano piuttosto ricchi e saporiti.

Uno dei cibi più popolari in Romania sono i Mititei, detti anche Mici. Si tratta di uno street food da consumare nei mercati cittadini di Bucarest e non solo, un misto di carne speziata alla griglia, per lo più maiale, con l’aggiunta di pecora o vitello. I rumeni ci aggiungono un bel po’ di mostarda e accompagnano il tutto con grandi boccali di birra fredda. Non ti sarà difficile provarli durante un tour di Bucarest.

In tutte le zone della Romania si trova la Tochitura. È un piatto unico, molto ricco e abbondante, composto da diversi tipi di carni (stufato di maiale, pancetta e salsiccia) cucinate nello strutto. Il tutto viene accompagnato da uova fritte, formaggio, sottaceti e dall’immancabile polenta. Più che un piatto unico, un intero menù!

Le ricette a base di pesce trovano spazio in particolare nella Dobrogea, la regione bagnata dal Danubio e dal Mar Nero. Tra i piatti tipici puoi trovare crema di uova di luccio, filetto di storione affumicato, acciughe fritte, zupper di pesce, carpa in salamoia, pesce siluro grigliato, rombo servito con salsa di aglio e pomodoro.

Non potrai mai dire di aver provato la cucina rumena se non hai assaggiato la Ciorba, uno dei piatti principali dell’alimentazione tradizionale, d’origine contadina. Si può cucinare in tanti modi diversi, sia a casa che al ristorante, ed è una ricca e saporita minestra servita nel pane. Le versioni più popolari della Ciorba contengono carne di vario tipo e verdure, in genere funghi e patate. Si trova anche nella versione per vegetariani ed è indubbiamente una delle ricette più apprezzate sia da chi visita la capitale, Bucarest, che da chi allarga il proprio tour al resto della Romania.

I piatti vegetariani nella cucina rumena

Per chi predilige le ricette senza carne, la tradizione culinaria rumena offre alcune opzioni, come la salata de vinete, una crema di melanzane da spalmare sul pane o sui crostini, la fasole batuta, un’altra crema a base di fagioli, aglio e cipolla, e la zacusca, un misto di verdure e ortaggi a base, generalmente, di melanzane, funghi e fagioli. Nonostante la carne sia uno degli ingredienti principali della cucina rumena, tra i piatti più tipici e popolari della tradizione povera contadina, c’è l’Hribi cu mamalinga, in realtà nient’altro che polenta con funghi porcini. Questi ultimi, deliziosi, sono particolarmente abbondanti nelle zone di montagna e si trovano a prezzi ben più abbordabili che in Italia. Da provare assolutamente, anche la versione vegetariana di un altro piatto tipico e tradizionale della Romania, il Sarmale. È una delle portate principali di eventi importanti come il pranzo di Natale o di feste e matrimoni. Involtini di riso, funghi, verdure e spezie, avvolti in foglie di verza o in quelle della vite, il tutto abbinato alla polenta. Nella versione originale per onnivori, trovi la carne macinata al posto dei funghi. Avendo tempi di cottura molto lunghi, è un piatto che però può risultare difficile trovare servito al ristorante.

Sarmale rumeno

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Il tradizionale Sarmale in foglia di vite

Assaggiare i dolci rumeni

Il Sarmale si può trovare anche nella versione dolce, con la pasta fillo avvolta intorno a un ripieno di noci tritate. E, a proposito di dolci, uno di quelli che riporta in mente le tradizioni domestiche e le ricette delle nonne è il Poale-n Brau. Sono deliziosi fagottini ripieni di formaggio, tipici della regione della Moldova.

Un pasto completo non può terminare se non si mangia il dolce. Quello probabilmente più tipico del Paese è il Papanasi. Si tratta di una specie di krapfen fritto, con all’interno formaggio fresco, e ricoperto poi da panna acida e marmellata, in genere di frutti di bosco. Viene servito in porzioni piuttosto abbondanti, perfette per essere divise in due.

Un altro dolce tipico della Romania è il Kürtőskalács o Cozonac secuiesc, originario della Transilvania. Si presenta con un impasto avvolto su un cilindo di legno, coperto di zucchero, che viene cotto sulla brace fino a quando lo zucchero non si caramella. A cottura quasi ultimata vengono aggiunte le noci. La sua popolarità è tale che lo si trova spesso nei mercatini di Natale di diversi Paesi dell’Est Europa, con alcune piccole varianti locali.