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Doolin, tra Atlantico e pietra antica: viaggio nel borgo colorato che suona al ritmo del vento

Tra le onde furiose dell’Atlantico e le rocce calcaree che sembrano frammenti lunari caduti sulla costa del Clare, emerge un villaggio che custodisce l’anima più autentica della musica tradizionale irlandese. Ma questo è solo l’inizio. Il suo nome è Doolin e con il suo pugno di case colorate si sviluppa lungo la Wild Atlantic Way, la strada panoramica che segue il margine frastagliato occidentale dell’isola.

A prima vista appare solo come un grappolo di abitazioni basse, tetti spioventi e facciate dipinte in tonalità pastello che contrastano con il grigio della pietra calcarea e con il blu profondo dell’oceano, ma nei fatti è un centro abitato immerso in un contesto paesaggistico che emoziona anche i più “duri” di cuore: una zona carsica modellata da antichi fondali marini sollevati milioni di anni fa dai movimenti della crosta terrestre.

C’è anche un piccolo fiume ad attraversarlo, l’Aille, che scende dalle colline del Burren prima di riversarsi nell’Atlantico. Il borgo, tra le altre cose, dista più o meno 8 chilometri dalle Cliffs of Moher e le Isole Aran si scorgono all’orizzonte nelle giornate terse. Un villaggio di pescatori pittoresco, che nel corso del tempo è divenuto persino capitale della musica tradizionale irlandese.

Cosa vedere a Doolin

Con le premesse fatte, è automatico pensare che le attrazioni includano sia elementi naturali che storici. E avete ragione, perché entrambi definiscono il carattere del territorio e offrono spunti di riflessione su geologia, storia e cultura.

Il centro (Fisher Street)

Il centro di Doolin coincide con il suo assetto più autentico e frammentato, privo di una piazza formale ma riconoscibile lungo Fisher Street e nei brevi raccordi che collegano Roadford e Fitz’s Cross. Questo nucleo originario racconta l’origine marinara del villaggio attraverso case basse allineate senza rigidità, facciate dipinte con colori pieni e muretti in pietra calcarea costruiti a secco.

Le abitazioni storiche, spesso ex case di pescatori o famiglie contadine, conservano proporzioni semplici e tetti spioventi adatti ai venti oceanici. Tra un edificio e l’altro compaiono botteghe artigianali, piccoli caffè e pub che svolgono da sempre una funzione sociale centrale.

Cliffs of Moher

A pochi chilometri dal villaggio, ecco che si ergono maestose le Cliffs of Moher, scogliere che rappresentano una delle immagini più celebri d’Irlanda. Raggiungono un’altezza massima di 214 metri sul livello del mare cadendo a picco sull’Atlantico e sono composte da strati di arenaria e scisto che mostrano la stratificazione geologica con linee nette e colori scuri.

Cliffs of Moher, Irlanda

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Il meraviglioso paesaggio delle Cliffs of Moher

Doolin Cave

Le meraviglie del borgo non sono solo in superficie: sotto l’asfalto si nasconde un tesoro  che sfida la comprensione umana: la Doolin Cave, cavità formatasi circa 350 milioni di anni fa in seguito alla dissoluzione del calcare. Attraverso stretti passaggi sotterranei si raggiunge una camera ampia dove pende una delle stalattiti più lunga dell’emisfero settentrionale, con i suoi oltre 7 metri, che somiglia a un immenso lampadario di ghiaccio cristallizzato.

A disposizione dei visitatori c’è una visita guidata della durata di circa 45 minuti che fa comprendere che quella massa calcarea gigantesca continua a crescere ancora oggi.

Doonagore Castle

Una possente torre circolare svetta su una collina che domina la baia, facendo da punto di riferimento visivo fondamentale per chiunque navighi queste acque pericolose. Costruita nel XVI secolo, vanta una cinta muraria esterna che protegge il corpo centrale cilindrico. La pietra calcarea locale, dai toni grigio cenere, assume riflessi dorati durante il tramonto.

La storia narra che, nel 1588, una nave della Invincibile Armata spagnola naufragò proprio sotto questi dirupi; i superstiti trovarono un destino tragico per mano dello sceriffo: vennero catturati e giustiziati. È bene sapere che il castello è proprietà privata, quindi (e sfortunatamente) visibile solo dall’esterno.

Cosa fare a Doolin

Natura, mare e cultura locale, sono questi i tre elementi che dettano il ritmo della vita quotidiana di Doolin, ma il fatto più interessante è che qualsiasi tipologia di esperienza cambia con la luce, con la stagione e con l’umore del mare. Tra le esperienze da non perdere assolutamente segnaliamo:

  • Raggiungere le Isole Aran in traghetto: dal molo partono imbarcazioni dirette a Inis Oírr, Inis Meáin e Inis Mór. Il tragitto varia tra i 15 e i 35 minuti. Avvicinandosi alle isole si distinguono i muretti a secco che dividono i campi e le fortificazioni preistoriche arroccate sulle scogliere.
  • Percorrere il Cliffs of Moher Walking Trail: è il sentiero che collega Doolin a Hag’s Head ed è lungo circa 13 chilometri. Il tratto iniziale conduce verso il centro visitatori delle scogliere. Il terreno alterna erba compatta e tratti irregolari, con viste continue sull’oceano.
  • Ascoltare musica tradizionale nei pub: McDermott’s, Gus O’Connor’s, McGann’s e Fitz’s rappresentano punti di riferimento per le session serali. Violino, flauto e chitarra riempiono l’ambiente mentre vengono serviti stufato irlandese, soda bread e frutti di mare locali.
  • Esplorare il Burren in bicicletta o a piedi: tra lastre calcaree e orchidee spontanee, il paesaggio regala percorsi adatti a diverse capacità.
  • Osservare il tramonto sull’Atlantico: quando il cielo si tinge di arancio e viola, le scogliere assumono tonalità ramate, mentre il rumore delle onde diventa più profondo con il calare della luce.

Come arrivare

Il borgo di Doolin si trova all’estremità della contea di Clare, per questo è necessaria un minimo di pianificazione. Per chi atterra all’aeroporto di Shannon, la soluzione più rapida consiste nel noleggiare un veicolo e procedere verso nord-ovest attraverso strade regionali che tagliano boschi e brughiere. Ricordatevi però che la guida è a sinistra, e in più le carreggiate strette, spesso delimitate da muretti a secco millenari, impongono velocità moderate.

In alternativa, esistono collegamenti tramite autobus che partono dalla città di Galway. Il tragitto costeggia la baia omonima, facendo posare lo sguardo su scorci panoramici della regione di Kinvara e sul castello di Dunguaire. La linea costiera regala vedute spettacolari specialmente nei tratti in cui l’asfalto sembra sospeso sopra il mare.

Se invece si proviene da sud, si attraversa il villaggio di Ennistymon, celebre per le sue cascate naturali che scorrono proprio nel centro abitato, prima di puntare decisi verso la costa frastagliata. Una volta giunti a destinazione, l’uso dell’auto diventa superfluo, poiché le distanze interne si percorrono agevolmente godendo della brezza oceanica.

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Tra le torri e i fossati del Castello dei Conti di Fiandra, una delle fortezze meglio conservate in Europa

Le mura grigie si alzano imponenti proprio nel cuore della città: siamo a Gand (Gent in lingua locale), nelle Fiandre orientali, dove tra canali e biciclette svetta nei cieli un maniero che, in passato, ha rappresentato il cuore politico della zona. Il suo nome è Castello dei Conti di Fiandra e sorge su un banco di sabbia tra i rami del fiume Leie.

L’impatto è istantaneamente sorprendente, perché si presenta come una mole di pietra calcarea che pare scaturire direttamente da acque scure. Chiamato dai locali Gravensteen, “pietra dei conti”, si mostra con ben 24 torrette che scandiscono la cinta esterna e una mastio centrale che sfiora i 30 metri di altezza.

Questa struttura può essere considerata (quasi) un unicum architettonico mondiale in quanto prende vita proprio nel centro urbano, circondata da case fiamminghe dai tetti a punta. Il visitatore decide di entrare per curiosità, per poi uscirne con addosso il peso di secoli di conflitti, processi, punizioni esemplari e trasformazioni inattese (ma anche con la sensazione di aver appena visitato un qualcosa di profondamente maestoso).

Breve storia del Castello dei Conti di Fiandra

Fu Filippo d’Alsazia a volere la sua costruzione nel 1180, e c’è anche un’iscrizione latina sopra l’ingresso a ricordarlo. Il conte si ispirò alle imponenti strutture osservate in Siria durante le spedizioni in Terra Santa. Prima della sua ascesa, però, sul sito sorgeva un mastio in pietra, circondato da edifici ausiliari e da una palizzata, facili prede per gli incendi o gli attacchi nemici.

Il sovrano desiderava un simbolo di dominio assoluto sopra i cittadini di Gand, spesso ribelli e fieri della propria indipendenza economica legata al commercio della lana. Il castello divenne quindi un monito fisico, una dichiarazione di sovranità scolpita nel calcare.

Castello dei Conti di Fiandra, Belgio

iStock@Kirk Fisher

Tutta la maestosità del Castello dei Conti di Fiandra

Nel corso dei secoli, la destinazione d’uso mutò drasticamente: dopo aver ospitato la corte nobile, si trasformò in zecca, poi in prigione e persino in un tribunale temuto. Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, la rivoluzione industriale lo ridusse a un opificio tessile, con le ampie sale occupate da telai rumorosi e operai affaticati.

Soltanto un restauro filologico accurato alla fine dell’Ottocento restituì alla cittadinanza questo gioiello, ripulendolo dalle superfetazioni moderne per riportare alla luce la severa eleganza della sua linea originaria.

Cosa vedere all’interno del Gravensteen

È una delle tappe da fare assolutamente se si sceglie di visitare questa città del Belgio, perché varcare la sua soglia equivale a entrare in un labirinto di suggestioni tattili e visive, ma anche attraversare più secoli in pochi passi. È impossibile non notare che le pareti sono spesse diversi metri, mentre tutto è avvolto da un silenzio assordante, di quelli che amplificano il rumore dei propri passi.

Il mastio e gli appartamenti dei conti

Il cuore della fortezza si identifica con il mastio, la torre principale alta diversi piani. Salendo i gradini di pietra stretti e ripidi, la fatica scompare non appena si raggiunge la piattaforma sommitale. Da qui, la vista domina l’intero skyline di Gand. Da queste parti, tra le altre cose, si trovavano gli appartamenti del conte, la sala delle udienze e gli spazi di rappresentanza.

La cinta muraria con le 24 torrette

A disposizione dei viaggiatori c’è il cammino di ronda grazie al quale poter osservare da vicino le torri aggettanti, soluzione architettonica particolare che sfruttava la posizione insulare del complesso. L’acqua del fossato riduceva il rischio di attacchi con arieti o mine, consentendo una costruzione più ardita.

Le torrette punteggiano il perimetro e regalano scorci inattesi sui quartieri circostanti. Vi basti pensare che dalle dalle torri più alte si distingue il profilo della cattedrale di San Bavone, il campanile gotico patrimonio dell’umanità e persino un murale contemporaneo dedicato al “Ritratto di uomo con turbante rosso”, attribuito a Jan Van Eyck.

Il museo degli strumenti di tortura

Negli ambienti che un tempo fungevano da dispensa e tribunale trova posto una collezione impressionante di strumenti giudiziari. Ruote, collari di ferro, ceppi, lame e meccanismi destinati a estorcere confessioni raccontano un capitolo oscuro della giustizia medievale e moderna.

Inevitabilmente, l’atmosfera in queste sale diventa cupa, ma le audioguide sono spesso narrate con una punta di ironia dark, tanto da riuscire a spiegare la funzione di tali oggetti senza cadere nel macabro gratuito, preferendo invece contestualizzare il rigore morale e penale dei secoli scorsi.

La sala del Consiglio e la Zecca

Scendendo verso le zone di rappresentanza, si arriva in vece nel salone cerimoniale che accoglie con un camino monumentale: si narra che, quando veniva utilizzato, era in grado di ospitare persino dei tronchi interi utili a riscaldare i nobili. Le pareti sono nude e lasciano quindi spazio alla fantasia, poiché un tempo erano sicuramente adornate da arazzi colorati e armi lucenti.

Questa era la zona dei banchetti, in cui si stringevano alleanze e si firmavano decreti che avrebbero cambiato il destino della regione. La risonanza acustica della sala è perfetta, e per questo ancora oggi si svolgono piccoli concerti o eventi culturali che sfruttano la magia naturale del luogo.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello dei Conti di Fiandra sorge in Sint-Veerleplein, nel centro storico di Gand, nella provincia delle Fiandre Orientali in Belgio. Come vi abbiamo già accennato, risulta impossibile mancare la destinazione dato che le torri si innalzano sopra il centro storico pedonale.

Per chi arriva dall’estero, l’aeroporto di Bruxelles-National rappresenta lo scalo principale. Da lì, partono treni diretti con cadenza frequente che conducono alla stazione di Gent-Sint-Pieters in circa un’ora. Una volta giunti allo scalo ferroviario, il tram numero 1 porta direttamente ai piedi del ponte di fronte all’ingresso del maniero.

Chi arriva in auto deve considerare le limitazioni al traffico nel centro storico e preferire i parcheggi esterni collegati con i mezzi pubblici. Un’alternativa suggestiva consiste in un giro in barca lungo la Leie: dal livello dell’acqua la fortezza appare ancora più massiccia, con le mura che si specchiano nel fossato e le torri che emergono sopra i tetti.

Gli orari variano a seconda della stagione, in genere tra le 9 e le 18. L’acquisto online consente di evitare attese, mentre con la City Card Gent l’ingresso è incluso insieme ad altre attrazioni. Molti viaggiatori preferiscono utilizzare la bicicletta, il mezzo prediletto degli abitanti che sfruttano le piste ciclabili pianeggianti che costeggiano i canali: così si ammirano scorci pittoreschi già prima dell’arrivo.

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Le mete letterarie più romantiche del mondo diventate location cinematografiche

Ci sono amori che non restano solo sulle pagine di un romanzo. Attraversano le emozioni di chi li legge e arrivano al cinema, diventano sempre più spesso mete di viaggio imperdibili. Sono luoghi in cui la letteratura ha lasciato un’impronta così potente da trasformarli in simboli universali del romanticismo.

Dall’Inghilterra di Jane Austen ai Caraibi di García Márquez, passando per la Parigi di Victor Hugo e la Liguria di André Aciman, ecco 5 dei luoghi letterari (e cinematografici) più romantici del mondo, che abbiamo selezionato con cura tra tante meraviglie. Quelli che, una volta visti, entrano nel cuore per restarci per sempre.

Chatsworth House come Pemberley (Inghilterra)

Lo conosciamo tutti: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen è il sogno romantico per eccellenza che ha un volto preciso, quello di Pemberley. Si tratta della magnifica tenuta di Fitzwilliam Darcy del romanzo, situata nel Derbyshire. Un luogo immaginato dalla scrittrice, che la descrive come una dimora perfettamente integrata con la natura, senza artifici eccessivi. È qui che Elizabeth inizia a rivedere il proprio giudizio su Darcy. Non è solo una casa, ma un simbolo: è il luogo in cui l’amore smette di essere orgoglio e diventa consapevolezza.

Sebbene Pemberley non esista nella realtà, si ritiene che Austen si sia ispirata a grandi dimore inglesi realmente esistenti nel Derbyshire e in particolare Chatsworth House è stata utilizzata per rappresentarla nell’omonimo film diretto da Joe Wright con Keira Knightley: è una delle residenze aristocratiche più spettacolari d’Inghilterra.

Situata nel Peak District, la residenza aristocratica è stata utilizzata per gli esterni e per alcune scene iconiche, come quella in cui Elizabeth Bennet osserva il busto di Mr. Darcy nella galleria delle sculture. Visitarla oggi significa entrare nel cuore di un amore che, da oltre due secoli, continua a farci sospirare.

Bordighera, in Liguria (Italia)

C’è anche una perla italiana sul mare tra i luoghi letterari più romantici del mondo, secondo SiViaggia: è Bordighera, la meta della fuga romantica di Elio e Oliver nel romanzo Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) di André Aciman, scrittore egiziano-statunitense.

Una città costiera luminosa, mediterranea, sospesa tra desiderio e nostalgia tra le pagine del libro e nella realtà. Era amata follemente anche da Monet, che qui trascorse 3 mesi nel 1884 e realizzò diversi dipinti ispirati al mare, alle palme e all’esuberanza dei suoi giardini (che oggi si chiamano Giardini Monet), tra i parchi botanici più rinomati d’Europa nell’Ottocento.

Le atmosfere di questa meraviglia costiera sono state riprodotte anche nell’omonimo film di Luca Guadagnino. Sebbene le riprese siano avvenute principalmente in Lombardia, Bordighera resta il cuore letterario e romantico della storia.

Cartagena de Indias (Colombia)

Vi portiamo in una meta dove esplodono i colori caldi e i balconi fioriti, tra case coloniali, piazze caraibiche e mura affacciate sul mare, considerata una delle città più romantiche al mondo: è Cartagena de Indias, in Colombia, il cuore letterario del capolavoro di Gabriel García Márquez L’amore ai tempi del colera.

Un luogo affascinante, il cui centro storico si è trasformato anche nella location principale dell’omonimo film diretto da Mike Newell e interpretato da Javier Bardem. Il momento più romantico qui? Al tramonto, quando il sole infuoca tutto ciò che incontra regalando riflessi dorati.

Cartagena de Indias, una delle città più romantiche del mondo

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Cartagena de Indias, una delle città più romantiche del mondo

Haworth e le brughiere dello Yorkshire (Inghilterra)

Il romanticismo più selvaggio, feroce e indomabile della letteratura è quello dell’intramontabile opera di Emily Brontë Cime tempestose (Wuthering Heights). Le brughiere dello Yorkshire, intorno a Haworth hanno dato forma alla passione tormentata di Heathcliff e Catherine e il Brontë Parsonage Museum è proprio la casa in cui vissero le sorelle Brontë, che si affaccia direttamente su questo paesaggio sferzato dal vento del Nord.

L’ultimo adattamento cinematografico ha utilizzato proprio queste meraviglie come location: qui scopri tutti i luoghi reali in cui è stato girato il film con Margot Robbie e Jacob Elordi.

La Main Street di Haworth, West Yorkshire

Nicolas Blandin

La Main Street di Haworth, villaggio del West Yorkshire

Il Pont Neuf a Parigi (Francia)

Non possiamo parlare dei luoghi letterari più celebri senza passare da Parigi e in particolare sul Pont Neuf che attraversa la Senna (che malgrado il nome è il più antico in pietra della capitale francese). Quello che nasce qui è il romanticismo di Victor Hugo: tra le pagine de I miserabili il ponte non è solo un luogo fisico, ma diventa un simbolo, uno scenario di incontri, destini incrociati, passaggi notturni carichi di tensione e sentimento.

Sono tante le produzioni cinematografiche che negli anni hanno scelto il Pont Neuf come location romantica: uno dei più celebri è Midnight in Paris di Woody Allen, una vera e propria dichiarazione d’amore alla Ville Lumière.

Il romantico Pont Neuf di Parigi, meta letteraria

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Il romantico Pont Neuf di Parigi
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Amici comuni, le location del film con Raoul Bova tra la città dell’amore e i paesi più suggestivi

Disponibile su Paramount+ in occasione di San Valentino, il nuovo film Amici comuni di Marco Castaldi è un viaggio tra emozioni, ironia e legami autentici: Raoul Bova, Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi sono i protagonisti di uno “scontro” tra amori che si accendono e che poi ritrovano il loro equilibrio.

Ma insieme a loro, sono anche i luoghi suggestivi utilizzati come location a diventare veri personaggi di queste storie: sullo schermo, vediamo la città dell’amore per eccellenza, ma anche altri scorci di un’Italia di periferia e rurale, meno conosciuta ma assolutamente autentica.

Di cosa parla

Marco (Raoul Bova) e Giulia (Francesca Inaudi) sono una coppia sposata da anni. Ma il loro equilibrio viene rotto dall’arrivo di Veronica (Beatrice Arnera): è la migliore amica di Giulia ed ex compagna di scuola dei due e vuole annunciare il suo futuro matrimonio con Claudio (Luca Vecchi), conosciuto solo pochi mesi prima. Inizia così una rimpatriata in provincia improvvisata: durante una cena a quattro, però, qualcosa non torna e da qui emergono i problemi, tra ricordi e segreti mai svelati e nuove consapevolezze.

Beatrice Arnera e Raoul Bova sulla Diga del Chievo a Verona

Ufficio Stampa

Beatrice Arnera e Raoul Bova sulla Diga del Chievo a Verona

Dove è stato girato

Dagli scorci cittadini ai paesi rurali di provincia dove resistono ancora le antiche tradizioni, fino alle ville antiche che punteggiano il territorio, le location scelte per le riprese di “Amici comuni” sono autentiche meraviglie italiane da scoprire.

Verona

Verona è stata il cuore pulsante delle riprese di Amici comuni, uscito in concomitanza con la ricorrenza di San Valentino: la città dell’amore tragico tra Romeo e Giulietta è il luogo perfetto per raccontare storie di amori che si intrecciano e scoppiano.

Se da una parte la maggior parte delle scene è stata girata in interni, dall’altra numerose riprese svelano scorci inaspettati di Verona: molte sono state effettuate dall’alto con droni che offrono la veduta di quello che il regista ha definito il “campo da gioco” della storia: “Quando si esce dagli interni si deve sì respirare, ma sempre mantenendo alta la tensione, e raccontare gli spazi con un punto di vista zenitale fa sì che l’attenzione sia massima”, ha spiegato Marco Castaldi.

Sullo sfondo scorrono quindi le vie del centro, le piazze storiche, come la più grande piazza Bra dominata dalla celebre Arena di Verona e il Ponte Pietra: è il ponte romano più antico della città (risalente al I secolo a.C.), molto evocativo con le sue cinque arcate che attraversano l’Adige collegando il centro storico al colle di San Pietro.

Il corso del fiume Adige accompagna i protagonisti anche in un’altra location altamente suggestiva, situata fuori dal centro città: la Diga del Chievo, che presenta anche un passaggio ciclo-pedonale sul quale vediamo Raoul Bova e Beatrice Arnera. “La Diga del Chievo è stata scelta perché estremamente cinematografica, non è il tipico ponte monumentale – ha commentato Castaldi -. Ha dei colori molto belli ed una struttura molto accattivante. Inoltre, il suono dell’acqua che scorre ci permette di rilassarci nonostante i personaggi stiano combattendo con i propri demoni e questo contrasto rende tutto meno scontato e più viscerale”.

La Diga del Chievo di Verona, location di "Amici comuni"

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La Diga del Chievo di Verona, location di “Amici comuni”

I paesi rurali di provincia

Il film Amici comuni racconta anche l’identità della Pianura dei Dogi, ovvero la Bassa Veronese: un’area rurale a sud della città di Verona immersa in paesaggi agricoli con campagne sconfinate, antiche ville venete ed eccellenze produttive. Una zona meno patinata, ma che sa offrire un turismo lento e autentico.

Diverse riprese si sono svolte a Legnago, la cosiddetta città del Torrione, a circa 40 km a sud di Verona. Qui, alcuni protagonisti si riuniscono davanti allo splendido Teatro Salieri, luogo simbolo della cultura cittadina e coinvolto anche grazie al sostegno della Fondazione Salieri e del Comune di Legnago. Ma non solo: anche alcune vie del centro e la sede dell’azienda di trasporto pubblico ATV appaiono nelle scene del film.

Alcuni momenti narrativi centrali della pellicola sono ambientati invece in una suggestiva dimora: si tratta di Villa Ormaneto a Cerea, uno splendido esempio di villa veneta del XIV secolo, immersa nella quiete della campagna veronese e oggi riconvertita come location per matrimoni.

Anche altre località caratteristiche sono state scelte per definire i contorni narrativi del racconto, come Corrubbio, frazione di San Pietro in Cariano, e in particolare al Byblos Art Hotel Villa Amistà.

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Cosa vedere a Carmagnola, la sorpresa a sud di Torino

A sud di Torino, Carmagnola sorprende chiunque la visiti senza aspettative: un tempo centro fortificato, oggi custodisce tra i vicoli del suo impianto seicentesco palazzi nobiliari affrescati, chiese barocche, tracce dell’antico ghetto ebraico e persino un curioso Museo Navale che racconta un legame inaspettato con il mare.

Inoltre, è una città che guarda sempre avanti: ha, infatti, presentato la propria candidatura a Capitale Italiana del Libro 2026 con il dossier “Identità, libri e territorio”, ed è arrivata tra le cinque finaliste.

Scopriamo allora le tappe da mettere in lista, tra storia, natura fluviale e tradizioni legate alla canapa.

Cosa vedere a Carmagnola

Carmagnola è perfetta per una gita di un giorno in Piemonte, al cospetto di piazze raccolte, edifici storici e ampi spazi verdi lungo il Po.

Il centro si esplora con calma, lasciandosi guidare dai dettagli architettonici e dalle storie che emergono dietro ogni facciata.

Piazza Sant’Agostino e la sua chiesa

Il cuore pulsante è Piazza Sant’Agostino, dove si affaccia l’omonima chiesa, fulgido esempio di architettura gotica, impreziosita però da una facciata neoclassica che ne racconta le trasformazioni nel tempo.

Il portale rinascimentale, realizzato da Amedeo da Settignano nel 1496, è uno dei dettagli più preziosi: varcarlo significa entrare in un ambiente che conserva testimonianze artistiche di grande valore. Il coro ligneo monumentale del 1457 colpisce per la sua imponenza e finezza, mentre il ciclo di affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi accompagna in un viaggio pittorico che ripercorre epoche e sensibilità differenti.

Il Castello, oggi Municipio

Poco distante si erge il Castello, oggi sede del Municipio, le cui origini risalgono al 1200, quando Manfredo II di Saluzzo ne avviò la costruzione. In epoca seicentesca, presentava una pianta quadrangolare ed era circondato da una cortina muraria imponente, segno della funzione difensiva che caratterizzava Carmagnola.

La torre quattrocentesca conserva l’austerità medievale, mentre il portico con archi a sesto acuto introduce un elemento di eleganza gotica che dialoga con le stratificazioni successive.

Casa Cavassa

Casa Cavassa a Carmagnola, Piemonte

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L’originale Casa Cavassa a Carmagnola

Tra le dimore storiche che raccontano il volto più elegante di Carmagnola spicca Casa Cavassa, palazzina nobiliare del  XV secolo.

La facciata cattura l’attenzione per un dettaglio insolito: il cosiddetto “Corteo degli elefanti”, affresco realizzato in occasione della visita del duca Ludovico Gonzaga-Nevers. È un’immagine che sorprende, quasi fuori contesto rispetto all’architettura piemontese, e proprio per questo affascina: gli elefanti, simbolo di potenza, sfilano lungo la parete come memoria visiva di un evento che doveva lasciare il segno.

Museo di Storia Naturale

Immerso nel verde del principale parco cittadino, ecco poi il Museo di Storia Naturale, a Cascina Vigna, nei pressi della Riserva naturale della Lanca di San Michele.

Si possono ammirare molluschi fossili pliocenici, testimonianze di mammiferi e uccelli, ma ciò che rende davvero interessante la visita è la ricostruzione degli ambienti tipici del territorio carmagnolese: la campagna coltivata, l’ecosistema ripario del Po, l’ambiente palustre di una lanca e persino un bosco collinare del Roero vengono raccontati grazie ad allestimenti che aiutano a comprendere il rapporto profondo tra città e natura.

Ecomuseo della Canapa

La storia identitaria di Carmagnola è legata indissolubilmente alla canapa e l’Ecomuseo dedicato mostra un passato produttivo che ha caratterizzato l’economia locale per secoli.

L’edificio che lo ospita è una lunga tettoia chiamata senté, costruita nel 1905 e utilizzata fino alla metà degli anni Cinquanta per la produzione di corde in canapa: ora consente di ripercorrere le fasi della lavorazione, osservare gli attrezzi originali e comprendere quanto tale fibra fosse centrale nella vita quotidiana e nell’attività artigianale.

Nelle campagne tutt’intorno sono ancora visibili alcune fosse artificiali, utilizzate un tempo per la macerazione della canapa.

Chiesa Collegiata dei Santi Pietro e Paolo

Collegiata dei Santi Pietro e Paolo, Carmagnola, Piemonte

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La maestosa Collegiata dei Santi Pietro e Paolo

Dedicata ai Santi Pietro e Paolo, la Chiesa Collegiata risale al 1492 ed è uno dei principali edifici religiosi della città. Al suo interno custodisce la Cappella dell’Immacolata Concezione, patrona di Carmagnola.

Il pulpito e i cori lignei rinascimentali testimoniano una straordinaria ricchezza artistica: da notare l’intaglio del legno, la cura dei dettagli e la capacità di trasformare un elemento funzionale in opera d’arte.

Chiesa di San Rocco

Merita una sosta anche la Chiesa di San Rocco, interessante esempio di architettura barocca piemontese, costruita tra il 1668 e il 1745. La facciata in mattoni a vista dialoga con un impianto a croce greca, caratterizzato da un vano centrale ampliato che le conferisce equilibrio e slancio.

All’interno, l’organo settecentesco, restaurato, è uno degli elementi di maggiore interesse storico. Il coro e gli altari laterali dedicati a San Domenico e San Defendente completano un insieme che restituisce l’atmosfera spirituale e artistica del Seicento piemontese.

Museo Civico Navale

Può sembrare sorprendente trovare un Museo Navale in una città lontana dal mare. Eppure Carmagnola ha intrattenuto per lungo tempo un legame diretto con la marineria, grazie alla produzione di vele, cime e gomene in canapa. Tra le sale del vecchio peso pubblico, il Museo Civico Navale lo racconta tramite documenti, modellini, uniformi e bandiere.

Come arrivare

Raggiungere Carmagnola è semplice, sia in auto sia in treno.

Chi viaggia in auto può utilizzare l’autostrada A21 Asti–Torino, uscendo a Villanova d’Asti, oppure l’autostrada A6 Torino–Savona con uscita Carmagnola. La città è inoltre collegata dalla Strada Statale 20, oggi Strada Regionale, che unisce Torino a Cuneo e attraversa un territorio pianeggiante punteggiato di campi coltivati.

Per chi preferisce il treno, Carmagnola è servita da collegamenti regionali da Torino o da Alba. La stazione centrale dista circa dieci minuti a piedi dal centro storico.

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Cosa vedere ad Alba, elegante Capitale delle Langhe

Nel cuore delle Langhe, Alba, futura Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2027, è un’affascinante città che si lascia scoprire passo dopo passo, tra antiche torri e piazze eleganti, l’inconfondibile profumo del tartufo bianco e l’eco di scrittori, pittori e architetti.

Partiamo allora per un itinerario che tocca le tappe che ne raccontano l’anima autentica, quelle che non si possono proprio perdere durante una gita da queste parti.

Cosa vedere ad Alba

Celebre in tutto il mondo per il tartufo bianco d’Alba e vini eccezionali come Barolo e Barbaresco, la cittadina piemontese conserva un centro storico raccolto e raffinato, dove torri medievali, chiese gotiche e palazzi storici si alternano con armonia. Camminare tra le sue stradine significa davvero compiere un viaggio indietro nel tempo, ma con lo sguardo proiettato avanti, verso una vocazione culturale sempre più contemporanea.

Piazza Risorgimento ad Alba, Piemonte

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Bellissimo scorcio di Piazza Risorgimento e le sue perle

Le torri

Alba è conosciuta come la Città delle cento torri, un appellativo che non nasce per caso: infatti, tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, il suo profilo era punteggiato da decine e decine di bastioni che si innalzavano sia all’interno delle mura sia appena oltre il centro. Il tempo, però, non è stato indulgente: molte sono state abbattute, altre inglobate in edifici successivi, ridimensionate o trasformate. Oggi le più significative sono la Torre Sineo, la Torre Astesiano e la Torre Bonino, tutte nei pressi di Piazza Risorgimento.

E poi c’è quella che molti considerano una torre “in più”, anche se formalmente non lo è: Palazzo Marro, conosciuto anche come Casa Marro o, con un soprannome che ne evoca l’aspetto severo, il “castellaccio”, una residenza signorile medievale dalla struttura austera e compatta.

Casa Fenoglio

Tra le figure più legate ad Alba non possiamo non menzionare Beppe Fenoglio, nato qui il 1° marzo 1922: scrittore, partigiano, traduttore e drammaturgo, ha raccontato le Langhe con uno sguardo crudo e poetico e trasformato le colline tutt’intorno in paesaggio narrativo universale.

Visitare la sua casa significa entrare in un luogo intimo, dove compose gran parte delle sue opere: oggi lo spazio espositivo ne ripercorre la vita tramite fotografie, documenti, testi e materiali d’archivio.

Lo stesso edificio ospita anche un piano dedicato a Pinot Gallizio, pittore albese e inventore della pittura industriale, figura centrale dell’avanguardia artistica del Novecento.

Piazza Risorgimento e le sue perle

Su Piazza Risorgimento Alba mostra il suo volto più solenne, con edifici che raccontano secoli di storia, a partire dalla Cattedrale di San Lorenzo, costruita tra il 1486 e il 1517 per volontà del vescovo Andrea Novelli: la facciata in mattoncini rossi, tipica dell’area piemontese, cattura subito lo sguardo, mentre l’interno sorprende per la ricchezza cromatica e la verticalità delle tre navate.

I colori spaziano dal blu intenso all’oro, dal beige caldo al marrone profondo, e tra le opere più rilevanti spicca la lastra tombale del Novelli, realizzata dallo scultore Antonio Carloni, testimonianza tangibile del legame tra arte e spiritualità.

Veduta della Cattedrale di San Lorenzo ad Alba, Piemonte

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La maestosa Cattedrale di San Lorenzo

A pochi passi ecco il Palazzo Comunale, che sorge su preesistenze romane. Al suo interno, lo scalone principale conserva affreschi provenienti dalla Chiesa di San Domenico, tra cui una intensa Pietà della fine del Trecento e una raffinata Adorazione dei Magi. Nella sala del consiglio comunale si possono ammirare opere di grande valore, come la tavola con la Vergine con il Bambino di Macrino d’Alba del 1501 e una pala seicentesca con Madonna e Bambino tra San Giuseppe e Sant’Anna, insieme al Concerto attribuito a Mattia Preti.

La Chiesa di San Domenico

Tra gli edifici religiosi più affascinanti di Alba spicca la già citata Chiesa di San Domenico, risalente al XIII secolo. La sua struttura gotica conserva un’eleganza severa, fatta di linee essenziali e verticalità.

Si racconta che, durante l’epoca napoleonica, fosse utilizzata come stalla per i cavalli. Negli anni Settanta, grazie all’intervento della “Famija Albèisa”, è stata restaurata e riportata al suo antico splendore. Pur restando consacrata, ospita soprattutto mostre, incontri, concerti gospel ed eventi artistici.

La Chiesa della Maddalena

Infine, merita un sosta la Chiesa della Maddalena, commissionata da Carlo Giacinto della Rovere nella seconda metà del Settecento e progettata dall’architetto Bernardo Antonio Vittone, un gioiello architettonico che si distingue per l’armonia formale e la facciata, impreziosita da un portale ligneo decorato con le tre frecce incrociate, simbolo iconografico della Beata Margherita di Savoia.

L’interno è scandito da otto colonne corinzie che si alternano a lesene,  e la cupola con lanternino diffonde una luce morbida che valorizza le decorazioni e amplifica la sensazione di verticalità.

Come arrivare

Alba si trova in Piemonte, in provincia di Cuneo, ed è considerata la Capitale delle Langhe Patrimonio UNESCO.

Chi parte da Cuneo può percorrere la SS231 fino a Mussotto, sul Tanaro, per poi proseguire sulla SR29 attraversando il fiume e raggiungendo il centro cittadino. Da Asti, invece, l’itinerario più rapido è l’autostrada A33 ma, in alternativa, si può scegliere un percorso più panoramico: seguire la SR10 fino a Palucco, proseguire sulla SP58 fino a Canale e poi imboccare la SR29 in direzione del Tanaro.

Chi arriva da Torino può imboccare la SR29 partendo da Moncalieri, poco a sud del capoluogo piemontese, e seguire il tracciato in modo lineare fino a destinazione.

Alba è comodamente raggiungibile anche in treno: la stazione ferroviaria (collegata con Asti, Carmagnola e Torino Lingotto) è a circa dieci minuti a piedi dal centro.

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Carnevale nei parchi divertimento in Italia, tra maschere e spettacolo

Il Carnevale si conferma uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: anche i parchi divertimento si preparano a trasformare febbraio in un mese di festa diffusa in un calendario ricco di eventi pensati per pubblici di ogni età.

Ecco per voi una selezione di appuntamenti da non perdere, da Nord a Sud.

Carnevale al Parco Faunistico Le Cornelle

Alle porte della primavera, con la natura che inizia lentamente a risvegliarsi, il Parco Faunistico Le Cornelle di Valbrembo inaugura la nuova stagione con un calendario di aperture progressive e le prime anticipazioni del 2026. Dal 14 al 22 febbraio, oltre a venerdì 28 febbraio, il pubblico potrà accedere al parco dalle 10 alle 17, in un periodo che coincide con il Carnevale.

Proprio in questi giorni è, infatti, prevista un’iniziativa dedicata alle famiglie: dal 16 al 19 febbraio, ogni bambino tra i 3 e gli 11 anni che acquisterà un biglietto a tariffa intera riceverà un ingresso omaggio da utilizzare per una seconda visita nell’arco dell’anno. Un’opportunità che rafforza l’idea di un’esperienza non limitata alla singola giornata di festa, ma estesa nel tempo.

Con l’arrivo di marzo il parco tornerà a pieno regime con orario continuato dalle 9.30 alle 17, mentre da aprile e per tutta l’estate l’apertura si estenderà dalle 9 alle 18. La stagione 2026 sarà inoltre arricchita dall’introduzione di nuove specie che si aggiungeranno alle oltre 120 già presenti.

Carnevale al Safari Park di Pombia

Giostra del Safari Park di Pombia, Novara

Ufficio Stampa

Divertimento in giostra al Safari Park di Pombia

Nel Novarese, il Safari Park di Pombia accoglie il pubblico con il “Selvaggio Carnevale”, in programma sabato 14 e domenica 15 febbraio: le aree del parco si trasformano in uno spazio festoso dove le maschere diventano protagoniste tra divertimento e scoperta naturalistica.

Cuore dell’iniziativa è la sfilata dedicata ai costumi più originali. Una giuria valuterà le maschere premiando i partecipanti con biglietti omaggio per future visite. Per prendere parte alla sfilata è richiesta la registrazione tramite il modulo disponibile online.

Il parco ospita oltre 400 animali appartenenti a 110 specie diverse, tra cui alcune particolarmente minacciate come l’Antilope Addax, l’Asino Somalo e il Cobra Reale.

Carnevale di Edenlandia

A Napoli, Edenlandia propone il Mascotte Village, un evento diffuso nei fine settimana di febbraio e nel giorno di Martedì Grasso. Le mascotte animeranno attrazioni e viali del parco, e offriranno l’occasione di incontrare fino a 30 personaggi tra i più amati dai bambini, da Peppa Pig a Masha e Orso, da Minnie e Topolino fino a Sonic, Pikachu e molti altri protagonisti dell’immaginario infantile contemporaneo.

Il 15 febbraio è prevista una sfilata dedicata ai più piccoli, con partecipazione gratuita previa registrazione online e la possibilità di vincere premi, tra cui bracciali e Magic Pass.

Carnevale al Parco di Pinocchio

Nel borgo toscano di Collodi, il Parco di Pinocchio dedica tutti i fine settimana di febbraio al Carnevale dei bambini: l’atmosfera richiama il Paese dei Balocchi, con laboratori per la creazione di maschere, trucca bimbi, pentolaccia e sfide di mimi.

L’offerta comprende anche il museo interattivo, giostrine d’epoca dedicate ai più piccoli e percorsi avventura, con accesso regolato in base alle condizioni meteo. Il biglietto include l’ingresso al Giardino Garzoni e alla Serra botanica mentre le attività si svolgono il 7-8, 14-15 e 21-22 febbraio dalle 10 alle 17.

Carnevale al Parco Natura Viva

A Bussolengo, il Parco Natura Viva propone il Carnevale Magico a partire dal 14 febbraio, per trasformare il parco in un’ideale Olimpiade della Natura. L’iniziativa unisce gioco e divulgazione scientifica, e illustra le straordinarie abilità degli animali mediante esperienze interattive ispirate ai record della biodiversità.

I percorsi ludico-sportivi permettono di confrontarsi con la velocità del ghepardo, l’equilibrio del bradipo o la cooperazione delle formiche, mentre gli incontri guidati dagli educatori approfondiscono temi legati al comportamento animale e all’adattamento delle specie.

In programma anche la presentazione del libro “Animali Superstar” con l’autrice Caterina Spiezio, psicobiologa della Fondazione del parco. Non manca il tradizionale momento dedicato agli arricchimenti ambientali a tema carnevalesco, occasione per osservare da vicino il lavoro quotidiano dei keeper.

Carnevale al Luneur Park

Carnevale formato famiglia del Luneur Park a Roma

Ufficio Stampa

Il divertente Carnevale formato famiglia del Luneur Park

A Roma, lo storico Luneur Park celebra il Carnevale ogni fine settimana fino al 22 febbraio e si veste di colori e stelle filanti tra giostre, spettacoli e momenti di animazione.

La Battaglia di Coriandoli è senz’altro il momento più atteso: una cascata di colori e musica che anima lo spazio ai piedi della Ruota Panoramica, simbolo del primo luna park d’Italia. La mascotte Civetta Luna accompagna i bambini tra costumi ispirati a maghi, pirati ed eroine del cinema, mentre il Giardino delle Meraviglie si popola di personaggi fantastici pronti a coinvolgere il pubblico tra una giostra e uno show.

Il percorso ludico si sviluppa tra attrazioni che evocano mondi immaginari: torri da conquistare, galeoni da guidare, voli su mongolfiere e montagne russe a misura di bambino. Il 17 febbraio, in occasione del Martedì Grasso, il parco aprirà dalle 14 alle 18 per un pomeriggio speciale all’insegna di giochi e sorprese.

Carnevale a Zoomarine

Zoomarine festeggia il Carnevale nelle giornate dell’1, 7, 8, 14 e 15 febbraio con un programma che include, nel biglietto d’ingresso, dimostrazioni con delfini, foche, leoni marini, uccelli tropicali e cani. Non mancano l’accesso alle giostre, al cinema 4D con Aladin e alle aree tematiche come l’Era dei Dinosauri e il parco giochi ecosostenibile.

Per l’occasione è previsto anche un Laboratorio delle Maschere a pagamento, fino a esaurimento posti, che consente ai bambini di realizzare un ricordo personalizzato della giornata. L’8 febbraio è annunciata inoltre la presenza speciale di Bing e Flop per incontrare i piccoli fan.

Carnevale a Leolandia

La stagione 2026 di Leolandia si apre ufficialmente con il Carnevale, dal 14 febbraio al 1° marzo: il parco si anima con spettacoli, balli e incontri con personaggi amatissimi dai bambini.

Leo, Mia e gli animatori guidano show e momenti musicali, mentre Masha e Orso, Bing e Flop, Bluey e Bingo accolgono i piccoli ospiti per foto e mini-live. Tornano anche coinvolgenti attrazioni come il Galeone della Riva dei Pirati e le aree tematiche dedicate alle avventure più dinamiche.

Chi acquista un biglietto valido per il periodo di Carnevale potrà inoltre tornare nel corso della stagione per scoprire Reversum, novità del 2026.

Carnevale a Gardaland SEA LIFE Aquarium

Dal 14 al 18 febbraio, Gardaland SEA LIFE Aquarium propone un Carnevale ispirato al mondo marino: le attività, pensate per i più piccoli, includono giochi di gruppo tra indizi e curiosità sugli animali marini e laboratori creativi dedicati alla realizzazione di maschere a tema oceanico.

Al termine delle attività, i bambini ricevono un attestato di Esploratore Marino: in un contesto immersivo dedicato agli ecosistemi acquatici, il Carnevale diventa così un’opportunità per avvicinare i più giovani alla scoperta del mare grazie al gioco.

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Un regalo speciale per San Valentino: un viaggio in treno con la promozione Italo Love is Magic

L’amore è magico, si sa, e per festeggiarlo cosa c’è di meglio che un viaggio da regalare alla propria dolce metà? Se anche voi apprezzate i weekend a ritmo lento, per sconnettersi dalla frenesia quotidiana, ecco l’occasione perfetta: un viaggio in treno verso perle inesplorate d’Italia, ma a prezzi mini. Come? Sfruttando la nuova promozione di Italo, che tocca ben 62 stazioni da Nord a Sud.

Si può viaggiare dal 24 febbraio al 25 marzo con sconti dal -10% al -20%, inserendo il codice “LOVE” in fase di ricerca. Ma c’è da affrettarsi, perché questa ghiotta opportunità ha posti limitati (250mila disponibili) e non dura a lungo: avete tempo fino alle ore 11:00 del 16 febbraio per regalare un pensiero speciale a chi amate risparmiando decine di euro.

Alla scoperta di Brescia

Troppo spesso sottovalutata dal punto di vista turistico, Brescia è una città che svela il meglio di sé quando la si esplora a passo lento, attraversando vicoli acciottolati, piazze maestose e altre più intime, dove si affacciano antichi palazzi che hanno infinite storie da raccontare. A marzo le temperature si fanno più miti e il centro storico della Leonessa d’Italia torna ad animarsi: dalla stazione dei treni, con una facile passeggiata di 10 minuti, si raggiungono già le più belle piazze, come piazza Vittoria, piazza Loggia e piazza Duomo. In quest’ultima spiccano le due chiese principali della città: il Duomo Vecchio e il Duomo Nuovo (elogiate di recente anche dal Guardian, che le ha definite tra le chiese più belle d’Europa).

Da piazza Duomo, un vicolo sale tra i palazzi e le case fino a raggiungere il Castello: da lassù la vista sulla città è una delle più suggestive e romantiche d’Italia. Ma Brescia è perfetta anche per un itinerario culturale tra archeologia e arte: dal magnifico Capitolium, il tempio romano che potrete ammirare passeggiando lungo via dei Musei, fino al Museo di Santa Giulia. Se siete amanti di dipinti, sculture, grafica e moda, allora non potete perdervi la mostra “Liberty. L’arte dell’Italia moderna”, fino al 14 giugno a Palazzo Martinengo, una delle più belle del 2026.

Lo splendido panorama su Brescia dal Castello

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Lo splendido panorama su Brescia dal Castello

Alla Reggia di Caserta in treno

La Reggia di Caserta è uno dei simboli più straordinari del patrimonio artistico italiano: un palazzo reale monumentale voluto dai Borbone nel ‘700, con oltre 1.200 stanze, decorazioni raffinate, scaloni scenografici e sale affrescate che raccontano secoli di storia. Intorno si estende un parco vastissimo con giardini all’italiana, fontane maestose e un sistema di giochi d’acqua che richiama l’arte dei grandi palazzi europei.

Perché non raggiungere Caserta con i biglietti in promozione di Italo? Il periodo comprende anche l’1 marzo 2026, che coincide con l’ingresso gratuito alla cosiddetta Versailles italiana, reso possibile dall’iniziativa Domenica al Museo, che permette di entrare senza pagare in tutti i musei e parchi archeologici statali. La stazione dei treni, oltretutto, è a due passi dalla Reggia.

A Conegliano tra colline, vigneti e storia

Se sognate un weekend romantico tra panorami morbidi e calici di ottimi vini, Conegliano è la meta perfetta. Porta d’accesso alle Colline del Prosecco Patrimonio UNESCO, questa elegante cittadina veneta unisce l’atmosfera vivace del centro storico a scorci che profumano di vigneti e primavera. Dalla stazione si raggiunge facilmente via XX Settembre, cuore pulsante tra palazzi affrescati e caffè storici, fino a salire verso il Castello, da cui si apre una vista spettacolare sulle colline.

Tra degustazioni nelle cantine, passeggiate tra filari e soste gourmet, Conegliano è l’idea perfetta per chi vuole regalare (o regalarsi) un viaggio lento immerso tra sapori e piacevoli passeggiate.

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Luoghi da film Viaggi

La Gioia, i luoghi reali che fanno da sfondo all’intenso film con Valeria Golino

La Gioia di Nicolangelo Gelormini, al cinema dal 12 febbraio 2026, è liberamente ispirato a un tragico ed efferato episodio di cronaca, l’omicidio di Gloria Rosboch, insegnante di Castellammonte uccisa per mano di un suo ex studente.

A interpretare i protagonisti del film sono Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca e Francesco Colella, mentre sullo sfondo ci sono Torino e la sua provincia: qui, diversi luoghi sono stati usati come location reali durante le riprese, ma c’è un’altra zona d’Italia dove la troupe si è recata per rendere le atmosfere sospese del film.

Di cosa parla

Il nuovo film La Gioia, prende ispirazione dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori: racconta la vita di un’insegnante di liceo, interpretata da Valeria Golino, che non ha mai sperimentato l’amore se non attraverso  l’affetto soffocante dei suoi genitori, con i quali continua a vivere. Nella sua vita appare Alessio, uno studente che utilizza il proprio corpo per guadagnare soldi e sostenere la madre, cassiera in un supermercato.

Tra i due nasce un legame fragile e proibito, ma inevitabile. Ma Alessio ha un desiderio di riscatto sociale e umano che diventa un ostacolo insormontabile, arrivando a distruggere l’unica relazione autentica che aveva trovato nella sua vita.

Le location del film La Gioia, con Valeria Golino

Ufficio Stampa

La Gioia, le location del nuovo film

Dove è stata girata

Il centro di Torino

Torino, grazie al supporto di Film Commission Torino Piemonte e al contributo del Bando Piemonte Film TV Fund, torna protagonista indiscussa delle riprese cinematografiche nel nuovo film con Valeria Golino. Avvenute nel novembre 2024, hanno toccato numerose strade e piazze del centro cittadino: dallo splendido Parco del Valentino (che appare anche nella serie Tv Cuori 3) a Corso Massimo D’Azeglio e fino a Piazza Carignano, dove si staglia l’omonimo palazzo barocco del XVII secolo, oggi sede del Museo del Risorgimento.

Palazzo Carignano a Torino

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Palazzo Carignano affacciato sull’omonima piazza di Torino

Altre riprese hanno preso luogo in Corso San Maurizio e in piazza IV Marzo, mentre in Piazza Vittorio Veneto una location particolare è stata lo storico “Caffè Elena” sotto ai portici. Proprio qui Cesare Pavese amava trascorrere le sue giornate, seduto al suo tavolino preferito.

Non solo piazze e vie centrali di Torino: anche l’Aeroporto di Torino Caselle è stato coinvolto nelle riprese del film.

L'aeroporto di Torino tra le location di "La Gioia"

Maria Vernetti

L’aeroporto di Torino tra le location di “La Gioia”

Il Lingotto di Torino

Il luogo in cui sono state girate alcune delle scene più suggestive è l’ex fabbrica FIAT del Lingotto. Famoso per la sua architettura moderna e per la sua pista di prova sul tetto, venne costruito tra il 1915 e il 1930 e poi riconvertito negli Anni ’90, su progetto di Renzo Piano, in un grande centro polifunzionale: qui si trovano uffici, centro commerciale, hotel, ma anche l’auditorium Giovanni Agnelli, la Pinacoteca Agnelli e il centro fieristico Lingotto Fiere.

Il regista ha scelto di sfruttare la potente espressività architettonica del Lingotto con l’iconica Pista 500: “Ci tenevo tantissimo, sin dall’inizio, a girare al Lingotto. Era un’autentica passione da architetto, è un luogo poco abitato dal cinema, e questo mi attirava molto – ha dichiarato Gelormini -. Lì, al Lingotto ho, infatti, ambientato una delle scene più importanti del film, quella in cui la protagonista sperimenta, forse per la prima volta, forse dopo anni di apatia, il sentimento della gioia”.

Una scena di La Gioia al Lingotto di Torino

Maria Vernetti

Una scena di “La Gioia” al Lingotto di Torino

Durante le riprese del 2024, era esposta al centro dell’iconica rampa elicoidale dell’ex fabbrica un’opera di Julius von Bismarck: “Le Espressioni di Teti”, una boa che fluttua nello spazio, ben visibile e con un ruolo fortemente simbolico nel finale del film: “Quella boa è diventata la Gioia. È una cosa del tutto personale, ma nel momento in cui ho visto quell’opera ho capito che il concetto del film aveva trovato la sua forma”.

La pista elicoidale del Lingotto di Torino

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La pista elicoidale del Lingotto di Torino

Roma e Fregene

Molte scene di La Gioia sono state girate a Fregene e a Roma (che possiamo definire la New York italiana della cinematografia): diversi scorci hanno ricordato le periferie delle ambientazioni piemontesi. “I luoghi in cui abbiamo girato la gioia sono anch’essi una trasfigurazione della realtà. La Gioia non è solo un titolo evocativo, ma anche un modo per trasfigurare la realtà”, ha commentato il regista.

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Il trionfo del vuoto e l’azzurro sopra la testa: viaggio tra le navate a cielo aperto di Santa Maria dello Spasimo

Se ci mettiamo a pensare a chiese scoperte perché senza tetto, una delle prime immagini che alla maggior parte degli italiani viene in mente è quella dell’Abbazia di San Galgano in Toscana. E se vi dicessimo che nel nostro Paese ce n’è un’altra altrettanto meravigliosa ci credete? Dovete, perché si trova a Palermo e questa è una città che ha un talento raro nel trasformare le ferite in capolavori di un’estetica struggente. Parliamo di Santa Maria dello Spasimo, una meraviglia incastonata nel quartiere della Kalsa e in cui il rumore del traffico quasi si azzera.

Si tratta di un vero e proprio ex luogo di culto ma senza copertura centrale, con una navata che accoglie il cielo, un corpo architettonico segnato da interruzioni, cambi di funzione e stratificazioni dure. Il nome arriva da una devozione precisa: rappresenta il dolore della Madonna davanti al Figlio sotto la Croce. Una scelta intensa che è stata voluta dai monaci olivetani all’inizio del Cinquecento.

Le pareti svettano verso l’alto terminando bruscamente contro il blu intenso della Sicilia, con un effetto che genera un senso di libertà vertiginosa.

Breve storia di Santa Maria dello Spasimo

La genesi di questa struttura risale ai primi anni del Cinquecento, per la precisione al 1506 grazie ai monaci benedettini di Monte Oliveto, con l’appoggio del giureconsulto Jacopo Basilicò. All’epoca il progetto prevedeva una grandezza fuori dal comune, degna della capitale di un regno. Tuttavia, la storia di Palermo ha sempre avuto ritmi bizzarri.

Mentre gli scalpellini lavoravano la pietra locale, la minaccia delle invasioni turche si faceva sempre più concreta. Il Senato cittadino ordinò la costruzione di nuovi bastioni difensivi, sacrificando parte della struttura religiosa per rafforzare le mura della città. Questo segnò l’inizio di una metamorfosi continua, al punto che il complesso non ospitò mai cerimonie solenni per lungo tempo. Anzi, si trasformò in un magazzino di grano, poi in un lazzaretto durante le terribili ondate di peste, in un ospizio e infine in un ospedale.

Queste varie trasformazioni, come è possibile intuire, alterarono parti dell’assetto originario, ma per fortuna senza mai cancellarlo del tutto. Una capitolo molto interessante di Santa Maria dello Spasimo riguarda la celebre tela di Raffaello, “Lo Spasimo di Sicilia”, che Basilicò affidò al pittore per la propria cappella funeraria. L’opera, realizzata intorno al 1517, affronta il tema della caduta di Cristo sotto il peso della Croce, con una forza emotiva che segna una svolta nella pittura sacra.

La storia del trasporto via mare, del naufragio al largo delle coste liguri, del ritrovamento miracoloso e della restituzione grazie all’intervento papale alimenta una narrazione quasi epica. La tavola giunse a Palermo tra il 1518 e il 1519 e venne collocata in un altare marmoreo realizzato da Antonello Gagini.

Oggi quel capolavoro risplende al Museo del Prado di Madrid, lasciando qui (purtroppo) solo l’eco del suo passaggio, anche se non manca una ricostruzione della tela che, in qualche maniera, restituisce il senso originario della cappella.

Ma in tutto questo, perché manca il tetto? L’assenza delle coperture superiori deriva dall’interruzione dei lavori nel XVI secolo, legata alle nuove esigenze difensive della città, a cui si aggiunsero in seguito pure crolli mai riparati.

Chiesa incompiuta di Santa Maria dello Spasimo, Palermo

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L’interno della chiesa incompiuta di Santa Maria dello Spasimo

La magia della visita

Si supera il portale d’ingresso e, istantaneamente, lo sguardo viene rapito dalla navata centrale con il “solo” cielo a fare da volta, mentre la pavimentazione sobria e pulita esalta la verticalità delle arcate. Subito dopo vale la pena posare le sguardo sulle cappelle laterali che raccontano storie precise:

  • Cappella Anzalone: con la cupola ricostruita, accoglie l’altare del Gagini. Le colonne in marmo di Carrara, alte oltre tre metri, mostrano decorazioni a grappoli vegetali, una trabeazione raffinata e un timpano classico che incornicia la ricostruzione dello Spasimo di Raffaello.
  • Cappella Basilicò: priva di copertura, fa percepire il progetto interrotto, la devozione privata e la perdita.

Molto interessanti sono anche i capitelli perché scolpiti con una precisione che sfida i secoli, come lo è l’albero di ailanto che cresce rigoglioso proprio all’interno di una delle cappelle laterali.

E poi non c’è da sottovalutare la luce, che mutando durante la giornata scivola sulle pietre e disegna ombre nette sugli archi. Durante i mesi estivi la chiesa diventa il palcoscenico per concerti jazz e rappresentazioni teatrali. Assistere a uno spettacolo qui, protetti solo dalle stelle, restituisce il senso profondo dell’architettura intesa come spazio vivo.

Recentemente Santa Maria dello Spasimo ha anche subito un profondo lavoro di restauro per la messa in sicurezza e il recupero delle superfici lapidee, delle costolature e degli archi, che ha restituito ai palermitani l’aspetto che loro riconoscono come proprio. Il cantiere prosegue ancora a tratti, soprattutto nell’area del giardino sopra le mura, con attenzione ai reperti archeologici già emersi e che continuano ad affiorare.

Infine sappiate che, oltre al corpo principale della chiesa, meritano attenzione gli spazi del monastero attiguo, ora sede di uffici e scuole di musica.

Come arrivare a Santa Maria dello Spasimo

È facilissimo e, anzi, persino piacevole perché raggiungere questo monumento richiede una passeggiata nel quartiere più antico e stratificato di Palermo: la Kalsa. Partendo dai Quattro Canti, il centro esatto della città storica, bisogna scendere lungo via Vittorio Emanuele verso il mare.

Superata la maestosa Piazza Marina con i suoi ficus giganti, basta inoltrarsi nelle strade interne seguendo la direzione verso il Foro Italico. Il percorso attraversa un’area che mescola palazzi nobiliari restaurati e modeste abitazioni popolari, in un mosaico umano vibrante. Via dello Spasimo appare quasi all’improvviso, segnalata dal bastione cinquecentesco che la sovrasta.

Per chi preferisce i mezzi pubblici, diverse linee di autobus fermano lungo la via Roma o presso la Stazione Centrale, situata a circa 10 minuti a piedi. La zona è quasi interamente pedonale o a traffico limitato, rendendo l’esplorazione a piedi la scelta migliore. Arrivando dalla costa, si può entrare nel quartiere varcando Porta Felice, passeggiando poi tra le botteghe di artigiani e i profumi delle friggitorie di quartiere.