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Ötzi, svelati i nuovi segreti della mummia dei ghiacci

Sono passati più di 30 anni da quando, in Trentino Alto Adige, è riemerso il corpo mummificato di Ötzi: lo chiamano l’uomo dei ghiacci, dal momento che è stato ritrovato ai piedi del ghiacciaio del Similaun, a oltre 3.000 metri di quota. Ed è proprio grazie al ghiaccio che si è conservato in maniera eccellente, permettendoci di dare una sbirciata a quello che era il mondo durante l’età del rame, tra il 3.300 e il 3.100 a.C. Ma cosa sappiamo sulla mummia e sulle sue origini?

Le incredibili scoperte sull’uomo dei ghiacci

La Mummia del Similaun, chiamata così per il posto in cui è stata trovata, è ancora avvolta nel mistero. Ma gli scienziati continuano a lavorarci, portando a galla sempre nuovi dettagli curiosi su un uomo vissuto tante migliaia di anni fa. Il suo corpo, ottimamente conservato grazie alle rigide temperature del ghiacciaio, è oggi custodito presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige, situato a Bolzano. E ogni anno richiama oltre 300mila curiosi pronti a visitare – da dietro una finestra di vetro – l’uomo dei ghiacci. Ma c’è di più: una volta l’anno è possibile sbirciare il “dietro le quinte”, entrando nell’iceman box (ovvero la cella frigorifera in cui normalmente Ötzi viene custodito).

In quell’occasione, vengono svelati molti segreti sulla mummia, ed è un’esperienza davvero incredibile. La dottoressa Martina Tauber ha voluto rivelarne qualcuno in un’intervista al Corriere della Sera, offrendo l’opportunità ai più curiosi di scoprire qualche dettaglio interessante sull’uomo dei ghiacci. Ad esempio, che non era altoatesino come si è sempre creduto: “Era un uomo di circa 45 anni, ma non sappiamo se sia autoctono. Sotto il profilo genetico, l’aplotipo materno non esiste più. Invece quello paterno è individuato in Sardegna o in Corsica: qualche antenato proveniva da lì” – ha affermato la dottoressa, che da anni si occupa di Ötzi.

Inoltre è ormai evidente che la mummia dei ghiacci avesse una netta predisposizione per sviluppare malattie cardiovascolari. Sul suo corpo sono stati trovati chiari segni di problemi di salute, come placche di colesterolo e arteriosclerosi nelle coronarie. Eppure, Ötzi aveva uno stile di vita nettamente più salutare del nostro: sebbene fosse solito consumare grandi quantità di carne, per ottenere energia attraverso il grasso, camminava quotidianamente per ore. Ciò non lo ha protetto dall’ipercolesterolemia, quella che in fondo credevamo fosse una condizione molto più attuale, e che invece ha radici nel nostro lontanissimo passato.

Come viene conservato Ötzi

L’uomo dei ghiacci riposa oggi a Bolzano, in uno spazio tecnologicamente all’avanguardia, costruito per proteggerlo dalla decomposizione. Si tratta di un insieme di strutture che costano oltre 300mila euro l’anno, e che offrono un controllo costante su questo preziosissimo reperto antropologico del passato. Ötzi è adagiato su un lettino che monitora i suoi valori, tra cui il peso e le dimensioni: è curioso scoprire che la mummia sia leggermente ingrassata rispetto a quando è stata ritrovata, salendo oggi a 17,6 kg. In compenso si è accorciata di qualche centimetro.

Il corpo è costantemente nebulizzato di acqua purissima, che va a formare un sottile strato di ghiaccio per garantire la sua conservazione. Inoltre, ogni 8-10 anni viene sottoposto a controllo radiologico completo, per evidenziare eventuali cambiamenti invisibili a occhio nudo. La stanza in cui si trova è completamente sterile e imita le condizioni del ghiacciaio, sia per la temperatura che per il tasso di umidità. E accanto vi è una cella simile, alimentata da generatori autonomi, in modo che ci sia una soluzione di riserva in caso di guasti o black out.

Di Admin

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