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Lago di Cavazzo, dalle acque particolarmente turchesi

È una delle mete perfette per godersi una giornata all’aria aperta in uno scenario idilliaco, nel cuore delle Alpi Carniche: si tratta del Lago di Cavazzo, conosciuto anche come Lago dei 3 comuni poiché con i suoi 174 ettari bagna Cavazzo Carnico, Bordano e Trasaghis, il bacino naturale più grande del Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine.

Di origine glaciale, alimentato da sorgenti sotterranee e da una condotta artificiale, incanta a 195 metri s.l.m, vegliato dal Monte San Simeone, dal Monte Festa e dal Naruvint, un dipinto a cielo aperto che dà vita a un ambiente ricco di fauna e flora: le sue rive, adornate da canneti, offrono rifugio a svariate specie di uccelli (quali folaghe, martin pescatori, tarabusi, germani reali e oche granaiole) mentre le acque incredibilmente turchesi sono la casa di 14 specie ittiche tra cui carpe, anguille, trote, lucci, persici e alborelle.

Cosa fare al Lago di Cavazzo

Una gita fuori porta a 40 minuti da Udine (soprattutto in primavera e in estate quando il clima è più mite) conduce alla scoperta di un territorio da favola dove il Lago di Cavazzo è protagonista indiscusso, ideale per momenti di puro relax sulle verdi sponde (magari allestendo un picnic), per piacevoli e facili escursioni e percorsi da trekking, per il birdwatching e per gli amanti degli sport acquatici.

Infatti, lungo i comodi sentieri, offre numerosi itinerari da percorrere a piedi oppure in sella alla mountain bike, ammirando panorami che scaldano il cuore e la fauna locale nel suo habitat prediletto mentre il lago stesso è punto di riferimento per le attività di canoa, windsurf, kayak, SUP (stand-up paddle) e per la pratica della vela: a disposizione, il circolo nautico “Nautilago”, noleggio giornaliero di SUP e kayak presso il camping “Lago 3 Comuni”, rent bike per noleggiare sia MTB che e-bike, nonché aree attrezzate per picnic e parchi giochi per i più piccoli.

Ma non è tutto.

Da non perdere è la passeggiata di 8,20 chilometri che costeggia il lago, un percorso ad anello adatto a tutti che dona scorci invidiabili sulle acque trasparenti e sulle montagne che vi si specchiano, sul fitto canneto e sullo stagno della zona sud dove nidificano o sono di passaggio anatre e altri volatili. Non manca l’Ecomuseo che, grazie ai dettagliati pannelli illustrativi, consente di approfondire la conoscenza con il Lago di Cavazzo, la sua storia e i suoi abitanti.

In più, dall’Ecomuseo, un sentiero in salita (che ripaga di tutta la fatica) conduce a una straordinaria terrazza panoramica da cui la vista sul lago dall’alto è qualcosa da vedere assolutamente con i propri occhi! Qui si trova anche il Monumento al Terremoto, con area informativa sull’isolatore sismico, installata nel 33esimo anniversario del sisma del 1976 con epicentro il Monte San Simeone.

Un angolo di natura tropicale a soli dieci minuti dal lago

Per godersi appieno la meraviglia del Lago di Cavazzo, vale la pena visitare, a soli dieci minuti di auto, la Casa delle Farfalle di Bordano, la più ampia esposizione in Italia di farfalle e insetti viventi, un paradiso tropicale che riproduce fedelmente gli habitat originari delle oltre 400 specie di farfalle provenienti da tutto il mondo.

Un’attrazione turistica che sa emozionare, con 1000 metri quadri di serre riscaldate e altrettanti dedicati a laboratori, aule video, esposizioni e attività educative dedicate ai bambini e ai ragazzi.

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L’albergo diffuso che ti farà rivivere la “Belle Époche” tra le Alpi

L’Austria, terra di eterna bellezza, continua ad affascinare con la sua perfetta fusione di cultura e natura, che dà vita a panorami indimenticabili. Durante i mesi invernali, il Paese si trasforma in un paradiso scintillante, quasi surreale. La neve cade delicatamente, avvolgendo ogni angolo del territorio con un manto bianco lucente che sembra tratto direttamente dalle pagine di una favola. Un luogo dove la magia dell’inverno prende forma, incantando visitatori da tutto il mondo.

Oggi, ti invitiamo a esplorare uno dei suoi tesori più nascosti: Bad Gastein. Questa località, situata a 1000 metri di altezza sulle maestose Alpi Austriache e a sud di Salisburgo, è un gioiello incastonato nel cuore dell’Europa. Sin dal ‘700, ha attratto l’élite internazionale, guadagnandosi l’appellativo di “Montecarlo delle nevi”, grazie al suo inconfondibile mix di lusso, relax e attività sportive. Le sue rinomate terme, famose per le loro acque curative, offrono un’oasi di pace e tranquillità, trasformando questa destinazione in un perfetto rifugio dalla frenesia della routine quotidiana.

Recentemente, è stato arricchito da un tocco di eleganza grazie all’intervento dello studio viennese BWM Designers & Architects che, con una visione innovativa e un occhio attento al dettaglio, ha saputo valorizzare l’unicità di questa località austriaca. Il risultato è un complesso alberghiero che rispecchia perfettamente l’essenza di Bad Gastein: un equilibrio armonioso tra storia, lusso e innovazione, il tutto immerso in un contesto naturale di straordinaria bellezza.

Due nuovi alberghi glamour brillano nel cuore di Bad Gastein

Bad Gastein

Fonte: iStock

Bad Gastein, Austria

Il progetto di BWM Designers & Architects ha seguito un fil rouge che lega insieme l’eredità storica del luogo, l’eleganza contemporanea e l’attenzione per il design narrativo, creando una sinergia unica tra architettura e ambiente.

Dopo vent’anni di chiusura, il Grand Hotel Straubinger è rinato, riaffermandosi come un’icona indiscussa di lusso e tradizione nel cuore delle Alpi austriache. Situato in prossimità dell’imponente cascata che caratterizza la città di Bad Gastein, questo storico albergo offre ai suoi ospiti un’esperienza senza pari. Ogni dettaglio, dall’arte alle piante, dal design all’architettura, è stato curato con estrema attenzione per offrire un perfetto equilibrio tra modernità e tradizione.

Il Badeschloss, invece, si distingue per l’audace aggiunta di una torre rivestita in cemento, che ospita una lussuosa piscina riscaldata a sfioro al tredicesimo piano. Questa struttura unica è stata costruita quasi sull’alveo di una cascata d’acqua calda, creando un’esperienza sensoriale incomparabile. I visitatori possono immergersi nelle acque tiepide della piscina, godendo di una vista panoramica mozzafiato sul paesaggio circostante.

Un progetto innovativo che cambia il volto di Bad Gastein

I nuovi alberghi di Bad Gastein, il Badeschloss e il Grand Hotel Straubinger, stanno cambiando radicalmente il concetto tradizionale di ospitalità. Non si limitano solamente a essere semplici strutture dove gli ospiti possono trascorrere la notte. Piuttosto, si posizionano come veri e propri punti di riferimento che stanno plasmando in modo significativo l’aspetto urbano della città.

Infatti, grazie al loro innovativo approccio di “albergo diffuso“, superano i limiti fisici di un singolo edificio. Piuttosto che essere confinati in una struttura isolata, questi hotel si espandono e si integrano armoniosamente nel contesto urbano circostante, contribuendo attivamente alla vitalità e alla dinamicità del tessuto cittadino.

Inoltre, le strutture esibiscono una raffinata collezione di opere d’arte, attentamente selezionate da Andrea von Goetz, per rendere ogni soggiorno un vero e proprio viaggio attraverso l’arte contemporanea.

Bad Gastein

Fonte: iStock

Cascata di Bad Gastein, Austria
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Bad Gastein, la Montecarlo delle Alpi

Nel cuore del Parco Nazionale degli Alti Tauri, eden del Salisburghese, si cela una delle mete sciistiche più rappresentative dell’Austria, un’amena località in stile Belle Epoque che ha accolto illustri personaggi a partire dal Settecento (Freud, la Principessa Sissi, Beethoven, Schopenhauer, solo per citarne alcuni): ecco Bad Gastein, meraviglia termale, perfetta per vivere la magia dell’inverno ma anche piacevoli escursioni in estate, nonché relax e riposo.

Qui gli amanti della natura, di paesaggi da favola, dello sci e del benessere troveranno davvero la loro “valle incantata”.

Cosa vedere a Bad Gastein, paradiso di montagna

È un’atmosfera internazionale e d’altri tempi quella che si respira a Bad Gastein, splendida cittadina imperiale conosciuta come la “Montecarlo delle Alpi”, immersa in un ambiente di rara bellezza tra vette innevate e distese di verdi prati.

Passeggiare lungo il suo centro signorile è un’esperienza ammaliante, tra il suono della fragorosa cascata che suddivide in due il paese, suggestivi balconi fioriti in primavera, hotel alla moda e l’armonia tra natura e storia: tra i punti d’interesse da non perdere spiccano, ad esempio, la quattrocentesca Chiesa di San Nicola dai pregevoli affreschi e la Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora di Bad Gastein, della fine del XV secolo, con un notevole altare barocco.

Oppure il Museo minerario e il Museo di Gastein con pinacoteca, incentrato sulla storia dei bagni termali: non va dimenticato, infatti, che uno dei fiori all’occhiello di Bad Gastein sono proprio le rinomate terme, le Felsentherme, le cui proprietà benefiche e curative sono ormai note in tutto il mondo. L’acqua, che sgorga in pieno centro ai piedi del Graukogel, è ricca di minerali preziosi e di radon così da favorire la circolazione sanguigna, trattare con efficacia le malattie croniche, sciogliere le tensioni muscolari e donare una sferzata di vitalità ed energia.

A vegliare su tutto, etereo sulla cima della collina, il tardogotico Castello di Weitmoser, risalente al 1554.

Una vacanza a Bad Gastein: opportunità per tutti i gusti e tutte le stagioni

Nella cornice mozzafiato delle Alpi Austriache, dove la Valle del Gastein si estende a perdita d’occhio, Bad Gastein offre, in una sola vacanza, innumerevoli possibilità per chi desidera dimenticare almeno per un po’ la frenesia e i rumori della città e ritrovare pace, serenità, equilibrio e benessere in ogni stagione.

Con le vette che superano i 3000 metri e si impongono al di sopra dei ghiacciai degli Alti Tauri, la “Montecarlo delle Alpi” si trasforma, sia durante l’inverno che in estate, nella scelta ottimale per gli appassionati di sport, della mountain bike e delle vacanze attive all’aria aperta: si tratta, infatti, dell’area sciistica più alta del Salisburghese e vanta una fitta rete di sentieri escursionistici dove praticare trekking e fare rigeneranti passeggiate nel silenzio dei boschi e dei pascoli alpini.

Ma non è tutto.

Ogni estate, oltre all’aria fresca, a Bad Gastein si respira anche il fascino dell’arte contemporanea con il “Festival delle Arti“, un entusiasmante programma cui prendono parte artisti di prim’ordine, giovani ed emergenti: la storica centrale elettrica nei pressi della cascata diventa una vera e propria galleria d’arte aperta al pubblico mentre, grazie al Sentiero dell’Arte, gli appassionati possono partire alla scoperta delle varie opere inserite nell’idilliaco paesaggio di montagna.

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Il borgo di Campertogno, tra natura e leggende

È il trionfo della montagna il borgo di Campertogno, una delle più antiche comunità della Valsesia, a 815 metri di altitudine e a 12 chilometri da Alagna, in provincia di Vercelli.

Adagiato ai lati del fiume Sesia, in uno scenario naturalistico di vera bellezza, è quel borgo alpino in cui si fondono in armonia la storia, la tradizione, l’arte e la leggenda.

Cosa vedere a Campertogno

Undici alpeggi e dieci frazioni (Carata, Tetti, Rusa, Otra, Villa, Piana, Piana Ponte, Quare e Pianella) disegnano il territorio di Campertogno che, grazie alla splendida cornice montana e al ricco patrimonio storico e architettonico, attrae e affascina il turista.

A vegliare sul paese è, infatti, il complesso della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo Maggiore, tra gli edifici religiosi più significativi e antichi della Valsesia, costruita laddove sorgeva una precedente chiesa tardo gotica e ampliata nel Settecento su progetto di Filippo Juvarra: di stile gotico, conserva al suo interno pregevoli affreschi risalenti al XVIII e XIX secolo a opera di artisti quali i fratelli Avondo, Pier Celestino Gilardi e Carlo Borsetti.

Il vicino Oratorio di Santa Marta custodisce a sua volta alcune delle sculture in legno più suggestive del territorio, tra cui spicca il maestoso altare piramidale del Seicento, mentre al di sopra della chiesa trova posto il Museo di Arte Sacra dove ammirare ben 500 oggetti tra arredi, oreficerie, suppellettili, sculture e dipinti.

Altro fiore all’occhiello di Campertogno è poi, in pieno centro, il Teatro Polifunzionale, realizzato nel primo Novecento, che accoglie i dipinti delle allegorie della “Famiglia” e della “Patria” a opera del pittore locale Camillo Verno nel 1933.

Sul finire del paese, invece, merita attenzione Villa Gianoli, magnifica residenza storica ottocentesca che svetta su di uno sperone roccioso rivolto al sole di mezzogiorno, oggi lussuoso albergo a quattro stelle tra le baite del borgo.

Una piacevole passeggiata rivela infine le strette vie dell’abitato, caratterizzate dalle case in pietra con tetti in ardesia e balconate in legno, e l’antico ponte in pietra ad arco.

Ma i dintorni non sono da meno: innumerevoli gli oratori (tra cui citare, in frazione Tetti, l’Oratorio di San Marco con affreschi del Settecento di Orgiazzi “il Vecchio”, e, in località Avigi, l’Oratorio della Madonna delle Grazie con un prezioso altare ligneo), le cappelle e le chiese (come, ad esempio, la seicentesca Chiesa di San Carlo a strapiombo sul fiume), a testimonianza di un forte senso di devozione e dell’attitudine alla realizzazione di opere d’arte sacra.

Cosa fare nel grazioso borgo alpino

Oltre a scoprire le bellezze artistiche e architettoniche, a Campertogno sono molte le occasioni per vivere vacanze attive all’aria aperta e praticare svariate attività outdoor, primo su tutti il trekking lungo sentieri di sicuro interesse come il Sentiero dell’Arte che consente di raggiungere l’Alpe Cangello camminando in un ambiente stupendo in ogni stagione: oltre alla tipica flora alpina, si incontrano il cinquecentesco Santuario della Madonna del “Callone” (ovvero “grosso callo” con riferimento allo spuntone roccioso su cui sorge la chiesa) e quindici cappelle raffiguranti i quindici misteri della vita della Madonna dipinti dai fratelli Avondo.

Non mancano poi un tratto di pista ciclabile percorribile in mountain bike, un’area attrezzata con campo da tennis, e le discipline acquatiche più amate dagli sportivi che raggiungono Campertogno: rafting, hidrospeed, canoa e kayak.

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Lago del Sabbione, una perla tra le Alpi italiane

Tra le innumerevoli meraviglie della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Alta Val Formazza va senz’altro nominato il Lago del Sabbione, specchio di magnifiche cime quali il Corno di Ban dai suoi 3028 metri di altitudine, la Punta d’Arbola e il Blinnenhorn.

Dall’acqua color turchese, si tratta di un laghetto artificiale a 2500 metri sul livello del mare, la diga più alta della valle nonché il bacino idroelettrico più grande del Piemonte.

Un lago alpino da film

La sua costruzione fu ultimata all’allora Edison nel 1953 per sbarrare la conca naturale e raccogliere così le acque del ghiacciaio dell’Arbola: durante i lavori, il regista Ermanno Olmi realizzò “La diga del ghiacciaio“, il suo primo cortometraggio per immortalare le fatiche dei 120 uomini che contribuirono a portare l’energia elettrica nell’Italia del Dopoguerra.

Ancora oggi, l’acqua del Lago del Sabbione, convogliata mediante una condotta, viene sfruttata dalla centrale idroelettrica di Morasco.

Meta prediletta da chi ama la montagna e dagli escursionisti, è attorniato da tre rifugi e punto di partenza privilegiato per emozionanti escursioni al cospetto di un panorama alpino che incanta e fa sognare.

Escursione al Lago del Sabbione da Riale

Una bellissima escursione parte dal piccolo borgo Walser di Riale, frazione di Formazza, e in particolare dalla diga del Lago di Morasco.

Lasciata l’auto, si costeggia tutto il lago fino ad arrivare dinanzi alla stazione di partenza della funivia ENEL: seguendo il sentiero, si attraversa un guado in tubi e, arrivati alla deviazione, si segue l’indicazione per Alpe Bettelmatt – Passo del Gries.

Arrivati alla piana del Bettelmatt a 2090 metri, nei pressi del rinomato alpeggio dove si produce l’omonimo e pregiato formaggio, si imbocca il sentiero ben tracciato che conduce, in circa 45 minuti, al Rifugio Città di Busto e a un campo da calcio a 2600 metri, il più alto d’Italia: da qui, scendendo leggermente, ecco il suggestivo Piano dei Camosci che si costeggia sul lato sinistro.

Arrivati al fondo, sempre a sinistra, occorre seguire la stradina sterrata in discesa e, superato un torrentello, si apre il sentiero sulla destra che, salendo, porta al muro della diga del Lago del Sabbione.

Per il ritorno, raggiunto il Rifugio Città di Busto, occorre prendere il sentiero per escursionisti esperti che, con una buona pendenza, scende al piazzale della funivia ENEL.

È un emozionante itinerario di grado E, con un dislivello di 750 metri, ideale per chi ha già dimestichezza con le escursioni in quota, che sa ripagare della fatica con vedute di rara bellezza.

Una vista mozzafiato e piacevoli rifugi

Una volta raggiunto il Lago del Sabbione, il panorama è strepitoso, con i ghiacciai dell’Arbola e dei Sabbioni che, purtroppo, negli ultimi decenni hanno subito un brusco ritiro, e le magnifiche vette che è davvero difficile smettere di contemplare. I rifugi a disposizione per una sosta ristoratrice in un ambiente rilassato sono tre, il Rifugio Claudio Bruno, il Rifugio CAI Città di Busto e il Rifugio 3A.

Per rendere l’esperienza ancora più magica, è consigliabile pernottare e avere così l’opportunità di ammirare il tramonto e l’alba in uno scenario che sembra provenire da un libro di fiabe.

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Chiavenna, splendido borgo medievale tra le Alpi italiane

Dà il nome all’omonima valle che si dirama dalla Valtellina ed è uno scrigno di bellezza e natura da assaporare senza fretta in tutte le stagioni, certo, ma con un occhio di riguardo all’autunno quando le temperature miti invitano a organizzare piacevoli e distensive gite fuori porta per staccare dalla frenesia e dalla routine e godersi i favolosi paesaggi alpini.

Si tratta di Chiavenna, Bandiera Arancione del Touring Club e Città Slow, un grazioso gioiello a misura d’uomo che, grazie ai molti palazzi storici, ai musei e alle opere d’arte, merita davvero di essere scoperto e vissuto.

Chiavenna, un poetico viaggio nella storia

La visita a Chiavenna non può non avere inizio che dal suo incantevole centro storico intriso di storia e disegnato da antiche strade su cui si affacciano eleganti palazzi che si susseguono, l’uno accanto all’altro, aprendosi talvolta per lasciare spazio a bellissime piazze impreziosite da fontane in pietra ollare.

Tutta la zona, oggi pedonale, è punto di incontro e occasione di shopping, perfetta per concedersi una pausa golosa nei vari bar.

scorcio chiavenna

Fonte: Foto Consorzio Turistico Valchiavenna

Scorcio di Chiavenna

Ma non è certo tutto.

Fiore all’occhiello della cittadina è la Collegiata di San Lorenzo, non distante dalla stazione ferroviaria, le cui prime documentazioni risalgono al V secolo: la chiesa conserva tuttora le antiche pareti romaniche, a esclusione dell’area dell’altare e delle navate laterali.
Inoltre, è rinomata per ospitare al suo interno il Battistero, fonte battesimale del 1156 ricavato da un monolite in pietra ollare arricchito da figure che simboleggiano la cerimonia della benedizione dell’acqua e del battesimo il sabato santo.

Come se non bastasse, la Collegiata vanta anche il Museo del Tesoro dove ammirare oggetti di arte sacra tra cui la Pace di Chiavenna, una preziosa copertura di evangeliario formata da 23 lamine d’oro lavorate a sbalzo e filigrana e impreziosita da gemme, perle e svariate pietre preziose: un autentico capolavoro di oreficeria medievale del XI secolo.

Una cittadina da conoscere anche a tavola

Oltre alla storia e al pittoresco centro storico, Chiavenna merita una sosta per le variegate specialità gastronomiche che l’hanno resa nota tra i buongustai.

Prima tra i prodotti tipici del territorio è la brisaola, che si differenzia dalla bresaola per lavorazioni legate alla tradizione locale, con affumicatura e stagionatura che avvenivano nei crotti, piccole costruzioni rustiche edificate attorno al “sorel”, ovvero lo spiraglio che si creò tra i massi che rotolarono fino a valle e sui quali oggi sorge la cittadina: sono luoghi unici al mondo in grado
di garantire una corrente d’aria a temperatura costante intorno agli 8 gradi sia d’estate che d’inverno, ideali per la maturazione del vino e la conservazione di numerosi prodotti quali salumi e
formaggi.
Oggi i crotti sono riconvertiti in osterie o ristoranti e hanno aperto le porte a tutti coloro che desiderano degustare le prelibatezze locali.

Non manca poi il violino di capra, presidio Slow Food ricavato dalla spalla o dalla coscia delle capre: il nome deriva proprio dalla tecnica con cui veniva affettato, che ricorda per
l’appunto le movenze di un suonatore di violino.

La meraviglia dei dintorni

Parco botanico-archeologico del Paradiso

Fonte: Ph Emanuele Sinoni – Foto Consorzio Turistico Valchiavenna

Parco botanico-archeologico del Paradiso

Se Chiavenna è una perla tra le Alpi, i suoi dintorni non sono da meno.

Tra le varie tappe per una vacanza a contatto con la natura non possono mancare le Cascate dell’Acquafraggia, uno spettacolo naturale così potente che lascia senza parole: attorno alle cascate spicca un percorso attrezzato che attraversa il parco e offre la possibilità di apprezzare le cascate e l’intera vallata da terrazze panoramiche. Le zone pic-nic, invece, permettono di trascorrere qualche ora di relax con il suono dei fragorosi salti d’acqua a fare da sottofondo.

Il Parco delle Marmitte dei Giganti, poco fuori l’abitato, è una splendida riserva naturale e museo a cielo aperto di grande interesse geomorfologico e ambientale, caratterizzata da paesaggi inconfondibili e manifestazioni geomorfologiche di origine glaciale dalle forme più strane scavate nei sassi dall’azione dell’acqua nel corso degli anni.
Inoltre, nel cuore del parco si trova il Parco botanico-archeologico del Paradiso che, proprio come ricorda il nome, conserva varietà botaniche di fiori e piante con alcune specie rare, un percorso botanico fornito di didascalie esplicative e innumerevoli resti archeologici e storici.

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Viaggio a Cogne, una vera perla tra le Alpi

È un’autentica perla delle Alpi incastonata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, meta perfetta per una rigenerante vacanza invernale in Valle d’Aosta: ecco Cogne, a 1544 metri di altitudine, affacciata su una delle praterie montane più vaste d’Europa, il prato di Sant’Orso.

Meta turistica molto gettonata ma sempre tranquilla e accogliente, ha sviluppato nel tempo un’offerta turistica ampia e variegata, nel pieno rispetto del suo favoloso patrimonio naturalistico e paesaggistico.

Cogne, la vacanza sulla neve che rende tutti felici

In versione ancora invernale, la porta d’accesso al Parco del Gran Paradiso propone molteplici spunti per vivere momenti preziosi ed esperienze indimenticabili all’aria aperta: punti di interesse da visitare, nuovi piatti da assaggiare, l’artigianato locale da ammirare passeggiando per le vie del centro storico e l’immancabile sci grazie alle svariate decine di chilometri e anelli (a Cogne e nelle frazioni di Valnontey e Lillaz) con differenti livelli di difficoltà apprezzati sia dai principianti che dagli esperti con, in più, la sorprendente opportunità di scorgere gli animali del Parco in libertà, durante la loro discesa a valle in cerca di cibo.

I punti salienti da non perdere

Ma quali sono i punti di maggior interesse da vivere durante una vacanza invernale a Cogne?

Senza dubbio, la Valnontey, tra le zone più apprezzate della Valle, dove respirare appieno l’atmosfera “selvaggia” del Parco: qui radure e boschetti si alternano e consentono di avvistare e fotografare la fauna selvatica, in particolare camosci e volpi nonché uccelli di varie specie.

I più esperti, sempre con gli sci ai piedi, ma dotati di pelli di foca, potranno cimentarsi ad affrontare entusiasmanti escursioni di sci alpinismo seguendo gli itinerari nelle valli e tra i ghiacciai, magari insieme alle guide locali.
Da non perdere, a questo proposito, il ghiacciaio del Grand Sertz a 3552 metri di altezza.

Ancora, un’altra possibilità per scoprire la magnifica Valle di Cogne con le Guide Alpine è fare cramponnage con i ramponi ai piedi e percorrere piccole e suggestive gole incassate tra torrenti, ruscelli ghiacciati e rocce, in completa sicurezza.
La meta top? Le gole di Moline, magnifico spettacolo di colate di ghiaccio.

Chi, invece, desidera camminare e immergersi nel silenzio dei boschi con ramponcini o ciaspole, sono innumerevoli i tracciati ben segnati: davvero imperdibile è il bosco incantato di Sylvenoire, con curve e saliscendi al cospetto di molteplici forme create da piante, cristalli e sassi.

Inoltre, chi preferisce ammirare il paesaggio in tutta comodità, può inoltrarsi a Valnontey nel Parco Nazionale su una suggestiva slitta trainata dai cavalli, lungo un percorso affiancato da alberi o in valle aperta, e che attraversa il torrente su ponticelli di legno, giocando a chi avvista il maggior numero di camosci.

Infine, per i più piccoli, tappa obbligata è lo snow park in centro paese, dotato di tapis-roulant e gommoni colorati e affiancato dalla pista di pattinaggio.

Le attività per vivere Cogne

Non esiste la noia a Cogne grazie all’interessante calendario settimanale di attività outdoor proposte stagionalmente dal Consorzio Operatori Turistici della Valle di Cogne.

Ogni lunedì giornate sugli sci stretti, ogni martedì cramponage e, al venerdì, la possibilità di pedalare sulla neve, per conquistare sentieri innevati in sella a una e-bike, su tracciati semplici, alla portata di tutti.

Non mancano diverse soluzioni per ciaspolate/passeggiate sulla neve e la scoperta del passato minerario di Cogne nel nuovo Museo del Parco Minerario presso il Villaggio Minatori in cui ritrovarsi catapultati nella vita che conducevano i minatori nei vari momenti della loro giornata.

Una vacanza a Cogne è anche una festa per il palato, grazie ai numerosi locali tipici dove assaggiare succulenti piatti tradizionali, come la Seupetta de Cogne a base di pane fritto nel burro, riso cotto nel brodo e fontina, il tutto passato al forno; la Favò, tipica pasta con le fave, o la Crema di Cogne, dessert con cioccolato e panna, in cui intingere le Tegole, deliziosi biscotti fatti a cialde croccanti, sottili e dolci.

Gustoso anche un aperitivo a base di mocetta e formaggi come la Fontina DOP, accompagnati dai migliori vini di produttori locali e cantine vitivinicole della Valle.

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A bordo del Trenino Verde delle Alpi tra Italia e Svizzera

La Svizzera è il Paese dei treni. Ce n’è uno per ogni occasione, e quello a bordo del quale bisogna assolutamente viaggiare è il treno più affascinante che ci sia e che viaggia tra Italia e Svizzera. Si chiama Trenino Verde delle Alpi e parte da Domodossola per arrivare a Berna, la Capitale della Confederazione Elvetica.

Un viaggio a bordo di questo treno, che attraversa paesaggi incantati, cittadine storiche, laghi e vigneti e che si conclude in una delle più antiche città svizzere è un’esperienza indimenticabile.

Il viaggio sul Trenino Verde delle Alpi

Il treno attraversa la linea di valico del Lötschberg e, con le sue carrozze verdi panoramiche, porta i turisti italiani nel cuore della Svizzera mentre, in senso inverso, avvicina gli svizzeri alle Val d’Ossola fino al Lago Maggiore.

La tratta ferroviaria collega Italia e Svizzera attraverso la galleria ferroviaria del Sempione, aperta nel 1906. Il traforo del Sempione è stato scavato sotto il Monte Leone ed è lungo 19.800 metri circa. È l’unico tratto non panoramico dell’intero viaggio, ma l’emozione di trovarsi all’interno di un’opera di grande ingegneria è grandissima, se si pensa che l’impresa del traforo venne celebrata durante l’Esposizione Universale che si tenne a Milano in quell’anno.

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Fonte: @Ufficio stampa

I paesaggi bucolici attraversati dal Trenino Verde delle Alpi

La linea passa per viadotti e gallerie incredibili come la Rampa Nord, tra le stazioni di Varzo e Iselle, una galleria elicoidale di 1.655 metri che compie un giro di 360 gradi, allo scopo di far guadagnare quota altimetrica al treno senza penalizzare la prestazione della linea a causa di un’eccessiva pendenza. Il treno passa anche sull’imponente viadotto di Kander.

A bordo di questo trenino si attraversa una parte di Svizzera di straordinaria bellezza. Il percorso non è meno interessante delle tratte servite dal più noto Trenino Rosso del Bernina.

Le tappe imperdibili

Nel tragitto ci si può fermare per visitare il centro storico di Briga con il museo delle Guardie Svizzere. A Lauchernalp lo sguardo dei passeggeri resta incantato dalla vista mozzafiato sulle montagne e sulla valle più bella delle Alpi, la Valle del Lötschen.

Richiama una sosta anche il lago di Oeschinen, uno dei più grandi laghi alpini, che si trova proprio sopra Kandersteg e si può raggiungere dal paese con una funivia e una camminata di mezz’ora. Così come vale la pena prendere il bus numero 230 in direzione di Frutigen, che porta a uno dei luoghi più belli e romantici della Svizzera, Blausee, il “lago blu”, le cui acque sono azzurrissime.

All’ingresso dell’Oberland bernese, il maestoso castello di Thun – che sembra uscito da un libro di fiabe – domina la cittadina medievale caratterizzata da vivaci piazze, vicoli romantici e sfarzosi edifici. Non perdetevi una visita. Il suo lago è incantevole, qui si possono organizzare anche crociere in battello che arrivano fino a Spiez, la zona del vino e dei vigneti, e al suo splendido lago balneabile. Il biglietto del treno è valido anche per i battelli. Ci si può fermare a Spiez per una sosta ristoratrice con vista sul castello.

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Fonte: @Ufficio stampa

Il battello sul Lago di Thun in Svizzera

Il Trenino Verde delle Alpi termina la corsa a Berna, Capitale federale svizzera, sede del Parlamento e del governo, il cui centro storico è Patrimonio dell’Unesco. Il monumento più famoso di Berna è la Zytglogge, la torre dell’orologio, di origine medievale, con le sue figurine animate che escono dalla torre ogni ora e che attirano l’attenzione dei turisti che visitano la città. Ogni giorno, l’addetto all’orologio ha il compito – e l’onore – di mettere in moto il complicato meccanismo.

Info utili

La tratta percorsa da questo treno è gestita dalla compagnia ferroviaria BLS. La carta giornaliera BLS Trenino Verde costa 59 euro (in Seconda classe), ma si può salire sul Trenino Verde anche se si possiede lo Swiss Travel Pass delle ferrovie svizzere, il biglietto ferroviario che consente di utilizzare tutti i treni, i mezzi pubblici, i battelli e quasi tutte le funivie del Paese. I bambini fino a 6 anni non compiuti viaggiano gratis e dai 6 ai 16 anni pagano la metà.

A partire da marzo 2023 si può acquistare la carta giornaliera del Trenino Verde delle Alpi a un prezzo ridotto per viaggiare tra il 1° e il 31 maggio. La promozione prevede uno sconto del 15% sul biglietto giornaliero se si acquista la carta dall’e-shop della rete ferroviaria svizzera BLS o tramite tutti i rivenditori ufficiali.

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Fonte: @Ufficio stampa

Il Trenino Verde delle Alpi attraversa il paesaggio innevato d’inverno

Il treno parte ogni due ore. Tuttavia, se si parte da Domodossola con il treno delle 7.58 si arriva a Berna alle 10.21 e si ha quindi un’intera giornata a disposizione per visitare tutto, mentre prendendo il treno delle 9.58 l’arrivo è previsto alle 12.21.

Un viaggio a bordo del Trenino Verde delle Alpi è ideale per una gita primaverile all’insegna della natura e della cultura, da fare in famiglia (i bambini ne andranno pazzi), in coppia (i luoghi che attraversa sono più che romantici) oppure con gli amici (anche  quelli a quattro zampe).

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Fonte: @SiViaggia

Tappa imperdibile al Blausee, in Svizzera
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Il borgo da fiaba italiano che in pochi conoscono

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un libro di fiabe, immersi in uno scenario incantevole plasmato da limpidi corsi d’acqua, fitti e verdi boschi, vette maestose e solitarie, fragorose cascate: è il caso della soleggiata Valle Aurina e del suo grazioso borgo di Selva dei Molini, in Alto Adige.

Meta idilliaca vegliata dalle imponenti Alpi della Zillertal, sa come far battere il cuore degli escursionisti, dei trekker e degli amanti della natura e condurli in un autentico sogno a occhi aperti.

Tutto il fascino di Selva dei Molini, tra il profumo dei boschi e la forza dell’acqua

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Fonte: iStock

Selva dei Molini

Il silenzio della natura, la pace della montagna, il relax di un paesaggio favoloso abbracciato da vette che sfiorano e superano i tremila metri: tutto questo e anche di più caratterizza il borgo di Selva dei Molini, una magica realtà perfetta per allontanarsi dalla frenetica e caotica routine quotidiana e ritrovare sé stessi.

È il paradiso degli alpinisti, di chi desidera vivere appieno la montagna, assaporarne i profumi e la bellezza, percorrere i sentieri e lasciare vagare lo sguardo estasiato tra le cime innevate e gli impetuosi corsi dei torrenti.

L’acqua, infatti, è assoluta protagonista del magnifico territorio di Selva dei Molini, la cosiddetta “Valle dell’Acqua“, dove spiccano vari mulini, laghi e ruscelli: il sentiero tematico “Forza dell’Acqua” è assolutamente imperdibile per l’armonia di corpo e spirito.

Durante l’estate la raccolta e suggestiva località vacanziera attrae escursionisti di tutte le età mentre in inverno le aree sciistiche sono la gioia degli sciatori: le piste da sci, le piste da fondo, le briose discese per slittino, il pattinaggio sul ghiaccio e le ciaspolate rendono una vacanza da queste parti davvero indimenticabile.

Cosa fare nella splendida cornice del borgo da fiaba

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Fonte: iStock

Scorcio del paesaggio di Selva dei Molini

Pace, relax e attività all’aria aperta: ecco l’offerta imperdibile di Selva dei Molini e della spettacolare valle in cui è inserito.

Fiore all’occhiello è, senza dubbio, il sentiero la “Forza dell’Acqua“, un insieme di vari percorsi a tema che parte dal laghetto artificiale di Selva, raggiunge Selva di Dentro con l’itinerario “Acqua e ruota” alla scoperta dell’affascinante mondo dei mulini, attraversa la Gola di Lappago e si conclude presso il Museo “Magia dell’Acqua” istituito nel 2010 presso la Canonica di Lappago per conoscere il bene più prezioso in tutte le sue caratteristiche, anche dal punto di vista artistico.

Altrettanto imperdibile è il Lago artificiale alpino di Neves, incastonato in un panorama incontaminato, che si raggiunge con una passeggiata non impegnativa di circa un’ora con partenza dai 1430 metri di Lappago seguendo un sentiero di 5 chilometri percorribile anche in auto. Da qui, gli escursionisti più esperti potranno proseguire per il Passo Ponte di Ghiaccio e il Rifugio Gran Pilastro per poi avventurarsi alla volta della cima del Gran Pilastro a 3510 metri.

Ma non è tutto: altra piacevole escursione è il “Sentiero delle Malghe di Selva dei Molini” dove, a 2000 metri di altezza, è difficile credere alla fortuna di poter ammirare uno spettacolo simile tra rigogliosi prati, paesaggi montani e il vasto orizzonte.
Il percorso inizia presso la stazione del comprensorio sciistico ed escursionistico del Monte Spicco con l’impianto di risalita che conduce alla stazione a monte della seggiovia Sonnklar, a 2400 metri: da qui, l’apposita segnaletica indica la giusta direzione da seguire per addentrarsi tra malghe e una vista mozzafiato sulla Valle della Selva dei Molini, le Dolomiti e le Tre Cime di Lavaredo.

Ancora, per un pomeriggio sulla neve di puro svago, il Snow&fun familypark Tamarix a 1140 metri presso il Lago di Meggima è il parco giochi ideale per tutta la famiglia: scivoli, gommoni, slittini, monosci, snowboard, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta per divertirsi senza sosta.

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È uno dei progetti più significativi di tutte le Alpi

Connecting Nature, Sharing Beauty”, collegare la natura per condividerne la bellezza: è racchiusa in questa frase la filosofia alla base di uno dei progetti più significativi di tutte le Alpi, al momento in fase di studio, che mira a creare valore e nuove opportunità di crescita per le comunità locali e per il territorio nel pieno rispetto dell’ambiente.

Si tratta del collegamento funiviario tra il comprensorio del Cervino-Matterhorn e quello del Monte Rosa, ovvero tra il Colle delle Cime Bianche e Frachey, un fil rouge tra Sud e Nord delle Alpi, per dare vita a un comprensorio eterogeneo e unire popoli e tradizioni.

I numeri del progetto

I grandi numeri del nuovo collegamento (di cui al momento non si conoscono eventuali tempi di realizzazione né tipologia di impianto) sono due nazioni (Italia e Svizzera), tre regioni (Valle d’Aosta, Piemonte e Vallese), cinque valli (Valtournenche, Val d’Ayas, Valle di Gressoney, Valle di Alagna e quella di Zermatt) e cinque comprensori (Cervinia-Valtournenche, Zermatt, Champoluc, Gressoney, Alagna).

Il progetto, il cui investimento economico è stimato intorno ai 66 milioni di euro, vedrebbe la realizzazione di un unico comprensorio capace di unire in mezz’ora di tragitto le diverse ski area
del Cervino Ski Paradise e del Monterosa Ski, tutte collegate sci ai piedi per un totale di 75 piste da discesa.

I chilometri complessivi di piste diventerebbero 580, si aprirebbe al freeride una zona di oltre 12 chilometri di lunghezza per un totale di 2289 metri di dislivello, e il collegamento permetterebbe a sciatori e non di ammirare un panorama unico, con vista sconfinata e mozzafiato su ben 38 delle 82 vette alpine sopra i 4000 metri.

Non si tratta, tuttavia, di costruire nuove piste da sci ma di allargare gli orizzonti e le possibilità.

I vantaggi del nuovo collegamento funiviario: non solo sci

Il nuovo collegamento porterebbe con sé maggiori possibilità per gli sciatori e tempi di spostamento ridotti ma non soltanto, i vantaggi sono di più ampio respiro a partire dalla destagionalizzazione del turismo in montagna: oltre allo sci, l’attenzione va puntata su una maggiore offerta per la stagione estiva valorizzando le innumerevoli opportunità di attività outdoor in quota.

Il progetto si pone l’obiettivo di essere fruibile durante tutto l’anno. La destagionalizzazione significa offrire al turista nuove occasioni di fruizione del territorio: trekking, mountain-bike, “safari-tour” lungo straordinari percorsi panoramici in alta montagna.

Ma non è tutto: allo sport si aggiungono il lato gourmet, con la possibilità di proporre esperienze e tour enogastronomici e far conoscere piatti locali e ricette antiche, e la tradizione con itinerari alla scoperta del costume e dei prodotti delle popolazioni alpine.

Inoltre, l’offerta turistica potrà prevedere percorsi botanici, attività di bird watching e gite guidate per conoscere più da vicino la fauna locale ed entrare in sintonia con la natura unica di queste montagne.

Il nuovo collegamento potrebbe poi avere risvolti anche di tipo culturale e divulgativo: non c’è luogo migliore dell’alta quota per verificare di persona gli effetti del riscaldamento globale, sensibilizzare bambini e ragazzi al problema e interpretare il futuro delle montagne.

Parola chiave: sostenibilità

La parola chiave del progetto in fase di studio è “sostenibilità“.

La tutela della natura rappresenta una prerogativa fondamentale e Il tema della sostenibilità ambientale è uno dei pilastri su cui si basa lo studio tecnico di fattibilità. Il trasporto effettuato con impianti di risalita a fune ha un minor impatto ambientale rispetto ad altri sistemi di trasporto: è elettrico, ha un basso inquinamento acustico e occupa meno spazio.

In più, il progetto vanta anche un’importante sostenibilità economica e sociale: realizzare il collegamento significherebbe creare nuove e diffuse opportunità, garantire un’importante ricaduta economica a favore di tutta la regione e apportare un valore aggiunto alle comunità locali, puntando su un turismo evoluto e di qualità.