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Il Parco di Erawan e il fiume Kwai nella foresta: la Thailandia fuori rotta

C’è una Thailandia un po’ inaspettata e ancora non troppo conosciuta, fatta di fiumi nella foresta, di cascate balneabili, di case galleggianti, sport e animali tropicali. È la Thailandia di Kanchanaburi, a ovest di Bangkok, quasi al confine con il Myanmar, dove la natura si fonde con la storia. Destinazione per un viaggio meno scontato? Il fiume Kwai e il Parco Nazionale di Erawan per un relax immersivo e silenzioso.

Tra storia e natura: la provincia di Kanchanaburi

A circa due ore e mezza da Bangkok, Kanchanaburi è un mondo a parte: una distesa di montagne, fiumi e foreste pluviali che si estende fino al confine con il Myanmar.

Nei dintorni della cittadina si può visitare la celebre Ferrovia della Morte, costruita durante la Seconda guerra mondiale dai prigionieri di guerra per collegare Bangkok a Rangoon: un’opera durissima, costata la vita a più di centomila uomini, e oggi divenuta simbolo di pace e memoria. Si può attraversare in treno un tratto della ferrovia, visitare l’iconico ponte sul fiume Kwai, i cimiteri e musei che ricostruiscono eventi e dolori di quegli anni; ma la regione vanta anche una delle aree naturali più spettacolari della Thailandia occidentale.

Le sette cascate di Erawan

Il Parco Nazionale di Erawan, fondato nel 1975 e oggi uno dei più visitati del Paese, è un piccolo paradiso di foresta tropicale, grotte e piscine naturali che si fanno spazio in mezzo al verde. Il suo nome deriva dall’elefante mitologico a tre teste della religione induista: le sette cascate che scendono lungo il versante della montagna ricordano proprio la sua forma maestosa.

Parco Nazionale di Erawan

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Una delle sette cascate del Parco Nazionale di Erawan

L’acqua è di un azzurro lattiginoso quasi surreale, dovuto alla presenza di calcare e minerali (diventa un po’ più torbida solo dopo la pioggia che smuove il terreno). Ogni livello ha la sua personalità: le prime cascate sono più accessibili, ideali per chi vuole rilassarsi, mentre le ultime richiedono un po’ di trekking e non sono proprio per tutti. Si cammina lungo un sentiero immerso nella vegetazione, ma ben attrezzato e segnalato, tra alberi di teak e ficus giganti, punti per la pausa e servizi. Camminando, se si presta attenzione, non è raro incontrare farfalle tropicali e scimmie curiose.

Prima di entrare, nel parcheggio, ci sono negozi e ristoranti, ma anche nel parco si trovano bar per snack e bibite. Poco dopo l’ingresso, prima delle cascate, c’è un punto per ritirare i giubbotti di salvataggio (20 Baht per l’intera giornata), che sono obbligatori per fare il bagno. Tutte le piscine naturali sono balneabili; dalla seconda alla quarta senza particolari difficoltà. Chi arriva al settimo livello può tuffarsi in piscine naturali dove l’acqua è fresca e trasparente, tra piccole grotte e rocce levigate, quasi in solitudine perché in pochi arrivano fino a sopra. Un consiglio: non fatevi impressionare dai pesci grandi, e neanche dai pescetti piccolini che sembrano pizzicare i piedi proprio vicino alla roccia; una volta in acqua vi lasceranno stare e ci si potrà godere uno dei più bei bagni di sempre.

thailandia Parco di Erawan

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Le piscine naturali del Parco di Erawan

Dormire sul fiume Kwai

Oltre alle cascate, una delle esperienze più magiche è quella di dormire sul fiume Kwai, nelle tradizionali raft houses o nei lodge galleggianti immersi nella giungla. Le Jungle Rafts, per esempio, sono eco-lodge galleggianti costruiti in legno di bambù, privi di elettricità, illuminati solo da lanterne e candele. Alcune strutture sono semplici e romantiche, altre offrono tutti i comfort di un resort, ma tutte condividono la stessa vista: il fiume che scorre lento, i rumori della foresta, le luci che si riflettono sull’acqua. I “villaggi” si raggiungono con barchette che partono dal porticciolo di Phutakien Pier. Ovviamente non ci si deve stupire per l’incontro ravvicinato con qualche animale tropicale, come scimmie, varani o serpenti, e al mattino potrebbe esserci un elefante che si bagna nel fiume a dare il buongiorno. Al tramonto, quando la foresta si tinge d’oro, si capisce davvero cosa significhi “fuori rotta”: non ci sono suoni artificiali, solo il respiro del fiume e i richiami degli uccelli.

fiume Kwai thailandia

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Un elefante nelle acque del fiume Kwai

Cosa fare: escursioni e sport

Dai resort partono diverse esperienze fluviali più o meno avventurose, per tutti i gusti e per ogni età: dal bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù, alle gite in kayak o in barca fino alle cascate di Sai Yok Yai, nel vicino Sai Yok National Park. In barca si può risalire anche fino alla Lawa Cave, una grotta profonda e misteriosa.  All’interno, stalattiti e stalagmiti formano colonne naturali che brillano alla luce delle torce: secondo le leggende locali, la grotta era abitata da spiriti e animali sacri.

thailandia fiume Kwai

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bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù

Tra le attività più amate c’è la zipline del Tree Top Adventure Park, un percorso sospeso tra gli alberi con passerelle, ponti e funi che offrono panorami mozzafiato sulla giungla. Oppure si può pedalare lungo i sentieri che costeggiano il fiume con un tour in mountain bike, fermandosi nei piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Molti resort propongono anche esperienze più lente e tradizionali, come la pesca al tramonto, le passeggiate a dorso d’elefante nei centri etici o i laboratori di cucina thailandese con ingredienti locali. Per i più audaci, il kayak notturno è tra cielo e acqua.

fiume Kwai

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Navigazione sul fiume Kwai

Quando andare e come arrivare

Il periodo migliore per visitare il Parco di Erawan e il fiume Kwai va da novembre a marzo, quando il clima in Thailandia è generalmente secco e piacevole. Ma anche durante la stagione delle piogge, da giugno a ottobre, il paesaggio si trasforma: la foresta è più verde, le cascate sono al massimo della loro portata e i rovesci durano spesso solo poche ore.

Da Bangkok, Kanchanaburi si raggiunge facilmente in treno, bus o auto privata in circa due ore e mezza. Da qui partono le escursioni giornaliere per Erawan National Park, Sai Yok, Lawa Cave e per i resort lungo il fiume.

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I luoghi reali di Fantaghirò, dove è stata girata la fiaba cult degli Anni ’90

Negli Anni ’90 Fantaghirò ha conquistato intere generazioni con le avventure di una principessa coraggiosa, tra magie, nemici terrificanti e storie d’amore impossibili. La miniserie italiana, ispirata alla fiaba popolare toscana “Fanta-Ghirò, persona bella”, ha saputo creare un mondo fantastico unico grazie non solo alla sceneggiatura e ai personaggi, ma anche alle location mozzafiato in cui è stata girata.

Dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, passando per Cuba e Thailandia, ogni set ha contribuito a costruire l’atmosfera fiabesca che ha reso celebre la saga.

Di cosa parla Fantaghirò

La serie prende spunto dalla fiaba tradizionale toscana, in cui una giovane principessa dimostra coraggio e intelligenza affrontando prove impossibili e conquistando l’amore di un re nemico, portando pace tra due regni. Nella trasposizione di Lamberto Bava del 1991, Fantaghirò diventa una guerriera moderna: indipendente, audace e capace di innamorarsi di Romualdo a prescindere dal suo genere.

I film raccontano le sue battaglie contro forze oscure, streghe malvagie e creature fantastiche, in un mondo che mescola magia, romanticismo e avventura.

Fantaghirò Remo girone

ANSA

Alessandra Martinez e Remo Girone in Fantaghirò

Dove è stato girato

Sebbene gran parte delle riprese siano avvenute all’estero, la produzione, i costumi e la scenografia sono interamente italiane. Grazie alla combinazione di set naturali, castelli fiabeschi e scenografie esotiche, Fantaghirò è riuscita a creare un mondo suggestivo e senza tempo, capace di affascinare ancora oggi chi l’ha amata negli Anni ’90.

Thailandia

Per Fantaghirò 4, alcune scene sono state girate in Thailandia. In particolare nell’antica città museo di Samut Prakan (Mueang Boran), a circa 30km a sud-est di Bangkok. I templi e le architetture orientali hanno contribuito a ricreare il regno di Re Tohor, dove Fantaghirò si reca per fermare il male. Le atmosfere esotiche dei paesaggi tropicali e delle costruzioni storiche hanno fornito uno sfondo perfetto per un racconto fantasy dai toni avventurosi e misteriosi, dando agli spettatori la sensazione di entrare in un mondo lontano e incantato.

Templi dell'antica città di Samut Prakan in Thailandia

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Templi dell’antica città di Samut Prakan

Cuba

Il quinto film della saga, Fantaghirò 5, ha avuto come set principale Cuba, scelto per la sua bellezza naturale e i suoi paesaggi tropicali, ma anche per motivi economici. A raccontarlo fu il regista Lamberto Bava: «Abbiamo scelto Cuba per contenere i costi e dare alla serie un’ambientazione completamente diversa. Qui c’è una scuola di cinema straordinaria, con tecnici preparati e manodopera qualificata. Certo, la burocrazia rallenta un po’ tutto, ma a Cuba non si compra nulla solo con il denaro».

Qui approda il galeone volante del cattivissimo Senzanome e della sua ciurma di arcimboldi vegetali. Tra spiagge, grotte e il Parco forestale metropolitano de L’Avana, sono state girate le scene più spettacolari, incluso il galeone dell’orco mangiabambini. In questo capitolo, Fantaghirò incontra le Memosughe, creature che succhiano i suoi sentimenti, e deve ricostruire la propria vita in un mondo parallelo, lontano dall’amore per Romualdo e dalla sua famiglia.

Parco Avana

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Parco metropolitano dell’Avana a Cuba

Nelle foreste dell’Avana, dove un tempo fu girato il primo Tarzan con Johnny Weissmuller, è stato costruito il galeone pirata in scala reale, mentre gli studi televisivi della Riv, ricavati negli ex locali della Fox, sono stati trasformati in un mondo di magie, streghe e fumi colorati grazie agli effetti speciali di Sergio Stivaletti.

I castelli della Repubblica Ceca

Nonostante le ambientazioni esotiche, i castelli dell’Est Europa restano il cuore della saga. Il castello di Bouzov, in Repubblica Ceca, è stato scelto come dimora di Fantaghirò. La sua architettura gotico-rinascimentale ha regalato alle scene un’atmosfera fiabesca, impreziosita dal celebre pozzo in cui la principessa viene isolata dalle sorelle.

Il castello di Pernstejn ha invece rappresentato la residenza di Romualdo, con torri slanciate e boschi incantati che hanno fatto da sfondo ai momenti romantici della serie. In Slovacchia, il castello di Bojnice ha ospitato le scene del palazzo della Strega Nera, con le sue torri, le mura ricoperte di edera e i giardini incantati. I fiumi, i laghi e le foreste circostanti hanno completato il quadro, rendendo ogni avventura visivamente memorabile.

Castello di Pernstejn

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Castello di Pernstejn
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Fuga a Koh Lipe, l’isola dalla sabbia bianca, mare trasparente e zero stress (ci si muove a piedi)

Fuga a Koh Lipe significa silenzio, acqua limpida e spiagge quasi bianche quanto le nuvole che a volte impreziosiscono il cielo. L’isola è piccola ed è quasi completamente fuori dalle rotte più affollate della Thailandia: poche strade, barche lunghe ancorate a riva e ristorantini che funzionano senza fretta.

Il mare resta trasparente per tutto il giorno, anche quando le barche rientrano dalla pesca (certo, bisogna tenere in considerazione pure il meteo!). La sera il cielo si accende e il vento spinge l’odore di salsedine fino alle camere degli hotel fronte spiaggia. Non serve cercare chissà cosa, perché chi arriva trova un posto semplice e autentico.

Le spiagge più belle di Koh Lipe

Koh Lipe non vanta molti chilometri di costa, e questa misura ridotta diventa un vantaggio perché non serve organizzare spostamenti complicati, né affittare scooter: basta muoversi a piedi (o in barca). Quel che è certo, però, è che cambia la luce, il suono del mare e l’atmosfera.

Pattaya Beach

È la spiaggia delle partenze e degli arrivi, con imbarcazioni che tagliano l’acqua, turisti che scendono con la faccia ancora impastata di viaggio e personale degli hotel che trascina valigie sulla sabbia. Poi, una volta sistemato il tutto, torna un ritmo lento. I lettini guardano l’acqua chiara, i ristoranti cucinano pesce alla griglia, e la sabbia è così fine che non graffia neppure i piedi dei bambini. Chi  sceglie Pattaya Beach, in genere, non vuole complicazioni: tutto è già lì. Chi la evita, invece, lo fa perché la sera qui si sente la musica dei bar, in quanto è proprio questo il cuore turistico dell’isola.

Sunrise Beach

Come dice il nome, Sunrise Beach, è la spiaggia in cui ci si sveglia. Le strutture sono basse, raccolte e spesso familiari; dal primo mattino l’acqua sembra più luminosa del cielo. Non c’è bisogno di nuotare lontano per vedere pesci: basta restare vicino alla riva e il fondale prende vita. L’aria si muove sempre, quindi il caldo è più sopportabile. A differenza dell’altra, dopo cena si spengono luci e rumori, tanto da essere considerata la spiaggia perfetta per giornate lunghe e tranquille.

Sunset Beach

Sunset Beach si presenta con una curva corta, qualche palma, una preziosa quiete e una bellezza che si nota soprattutto quando cala il sole. Nel tardo pomeriggio c’è chi porta birra e chi un libro, e ognuno trova posto senza disturbare gli altri.

Sanom Beach

Per raggiungere Sanom Beach basta attraversare un ponticello di legno, per poi ritrovarsi in un angolo di Thailandia quasi privato. La sabbia è talmente bianca che in certe ore riflette il sole come una lampada. Il fondale scende piano, utile per chi non ama l’acqua profonda. L’unica debolezza è lo spazio: piccoli gruppi la riempiono in fretta, e chi vuole ombra deve muoversi di continuo.

Karma (Bulow) Beach

Su Karma (Bulow) Beach non c’è nulla da raccontare, ed è proprio questo il punto. Quasi nessun venditore, nessuna musica e nessun orario. Arriva gente con un telo, una bottiglia d’acqua e spesso un libro bagnato di crema solare. Il mare si muove appena e sembra disegnato con una linea netta tra sabbia e orizzonte.

Koh Lipe, spiagge più belle

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Una delle spiagge di Koh Lipe

Oltre le spiagge: cosa fare e vedere a Koh Lipe

Il cuore pulsante di Koh Lipe è Walking Street, la via principale dell’isola. Da queste parti le stradine di legno si intrecciano tra ristoranti, piccoli negozi di artigianato e bar che aprono appena il sole illumina l’isola. È il posto giusto per comprare frutta fresca, assaggiare piatti di pesce appena pescato e osservare la vita locale con i giusti tempi.

Per chi ama l’acqua, lo snorkeling è sorprendente anche senza barca: Pattaya, Sunrise e Sunset Beach offrono coralli bassi e pesci colorati a pochi metri dalla riva, mentre chi cerca qualcosa di più remoto può noleggiare una long tail e raggiungere le isole vicine come Koh Adang o Koh Rawi, angoli di paradiso in cui le spiagge restano quasi deserte e il mare è incredibilmente trasparente.

Gli amanti delle camminate leggere possono percorrere il sentiero che collega Pattaya a Sunrise e Sunset, scoprendo territori nascosti da sabbia e scogliere minime, oppure fare brevi trekking all’interno dell’isola per osservare panorami insoliti sulle baie dall’alto. Per chi vuole vivere Kho Lipe dall’acqua, le escursioni in barca includono snorkeling su siti più lontani, pesca notturna o gite al tramonto.

Chi viaggia con un budget limitato può scegliere i ristoranti locali lungo Walking Street, mentre chi cerca relax trova piccoli resort a Sunrise o Sanom Beach, in cui l’atmosfera è più raccolta e il mare sembra sospeso. La sera l’isola cambia volto: luci soffuse lungo le strade di legno, musica lontana dai bar principali e il mare che riflette il cielo.

Come si arriva a Koh Lipe?

Per raggiungere Koh Lipe è prima necessario avvicinarsi alla costa meridionale della Thailandia. Le città più comuni da cui partire sono Hat Yai e Trang, entrambe servite da voli interni e autobus dal resto del Paese. Da lì si prende un minivan o un taxi fino ai porti di Pak Bara o Pak Bara Pier, da cui partono i traghetti per l’isola.

La traversata dura circa un’ora e mezza, con l’acqua che diventa gradualmente sempre più trasparente man mano che ci si avvicina. In alta stagione conviene prenotare i biglietti in anticipo, perché le imbarcazioni si riempiono rapidamente. Alcuni operatori offrono combinazioni minivan più barca in un unico pacchetto, che riducono attese e spostamenti.

L’arrivo a Koh Lipe è una sorpresa: il porto è piccolo, quasi sommerso dall’acqua, e già mentre si scende si percepisce la calma dell’isola, le barche lunghe allineate, le prime spiagge e le palme che si muovono leggere nella brezza.

Quando andare

Koh Lipe resta piacevole quasi tutto l’anno, ma senza dubbio la stagione influenza molto l’esperienza. I mesi migliori vanno da novembre ad aprile, quando il cielo è limpido, il mare trasparente e le piogge rare. Durante questo periodo l’isola si anima di turisti senza diventare caotica, e il vento leggero rende le giornate calde ma sopportabili.

Da maggio a ottobre il monsone porta piogge più frequenti, mare agitato e qualche giorno di tempesta che può costringere a rimanere in villaggio o a spostare escursioni in barca. Anche il tramonto cambia a seconda dei mesi: in alcune giornate l’orizzonte si incendia di colori, mentre in altre la luce è più morbida, perfetta per passeggiare o scattare foto.

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Un viaggio in Thailandia inizia già a bordo dell’aereo

La Thailandia è sempre nel cuore degli italiani e, quando si parla del “Paese del sorriso”, c’è sempre grande interesse. Quando si sale a bordo di un aereo di Thai Airways ci si immerge fin da subito nella ‘thailandite’: si viene accolti dal sorriso delle assistenti di volo che offrono un’orchidea a tutti i passeggeri, assistenti che, durante il volo, cambiano per ben tre volte le loro splendide divise, il Ruean Ton, l’abito tradizionale thailandese in seta grezza.

Ecco perché, in occasione del TTG di Rimini 2025, ci siamo fatti raccontare da Armando Muccifora, Sales Manager di Thai Airways, che quest’anno celebra il 65° anniversario, cosa bolle in pentola.
“Arriveranno 80 nuovi aerei per le tratte a lungo raggio e 33 per il corto-medio raggio, abbiamo così cambiato tutti i vecchi modelli. Li stanno ancora costruendo quindi arriveranno nel 2027″, spiega Muccifora, “si tratta rispettivamente di Boeing 787-900 Dreamliner, insonorizzati e con consumi inferiori del 25% che serviranno per le nuove rotte a lungo raggio (tra cui il Roma-Bangkok, la data non è ancora stata annunciata), e di Airbus A321neo, che invece serviranno per collegare Bangkok con altre mete della Thailandia.

Ciò significa che non solo stiamo riaprendo tutte le rotte in Asia, ma aumenteremo persino la frequenza. Andremo in alcune mete in Cina mai raggiunte prima, apriremo la settimana destinazione in Giappone e aumenteremo i collegamenti con Tokyo Haneda e Narita, così come rafforzeremo voli per Giacarta e Bali, per l’Australia e la Nuova Zelanda. E poi ci sanno nuove rotte in Thailandia.”

Il viaggio in Thailandia inizia a bordo

Ma non solo nuove mete, anche i viaggi a bordo degli aerei Thai saranno sempre più confortevoli. “I nuovi aerei avranno nuove configurazioni con nuove Business Class (la Royal Silk Class) e nuove Economy, ma anche Premium Economy, tutti i nuovi aerei dal 2027 avranno questa classe che è molto richiesta. Ma l’esperienza a bordo è molto legata alla Thailandia. “Siamo in prima fila anche nello sviluppo del turismo, specie quello esperienziale”, racconta Muccifora.

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Ufficio stampa

La Royal Silk Class di Thai Airways

“Ci sono nuovi progetti che, in qualità di ambasciatori della ‘thailandite’, stiamo seguendo da vicino: a Nord del Paese, nelle piantagioni di caffè, e a Sud, nelle piantagioni di cacao perché a bordo dei nostri voli serviamo questi prodotti.

A bordo i pasti sono stati curati dalla chef thailandese Duangporn “Bo” Songvisava, famosa per aver preso parte al programma di Netflix Chef’s table, mentre gli snack caldi per il corto raggio serviti in Economy sono stati affidati alla prima chef Stella Michelin di street food, Jay Fai. Viene servito un cocktail signature chiamato Rose of the Royal Voyage fatto con le essenze delle rose del giardino del Palazzo Reale di Bangkok. Inoltre, sono state create delle playlist musicali per ogni momento del volo, dall’aperitivo al sonno”.

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Ufficio stampa

Il cocktail Rose of the Royal Voyage che viene servito a bordo
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Scoperte le più antiche mummie al mondo e no, non sono in Egitto

Nell’immaginario comune si pensa che le mummie siano una tradizione egiziana fortemente legata ai faraoni e alla narrazione della popolazione cresciuta sulle sponde del Nilo, ma la storia sta per essere riscritta.

Secondo uno studio, le mummie più antiche provengono invece da diverse aree del sud-est asiatico. Un team di archeologi ha individuato resti umani mummificati datandone la provenienza a 14.000 anni fa, 10.000 prima di quelle egiziane. I ritrovamenti hanno coinvolto la Cina meridionale, il Vietnam, la Malesia e la Thailandia, ma ci sono interessanti studi anche nelle Filippine, in Indonesia e nel Laos.

Le mummie più antiche non sono quelle in Egitto

Lo studio ha coinvolto 54 sepolture presso 11 siti archeologici differenti e ha dato evidenza di come i corpi dei defunti venissero prima essiccati con il fumo e poi deposti in posizioni rannicchiate come quelle ritrovate dagli archeologi. La pratica non è qualcosa di andato perso, alcune popolazioni indigene in Australia e Nuova Guinea ancora la praticano, mostrando come questa continuità culturale sia durata millenni. A occuparsi dello studio è Pnas che ha condiviso tutti i risultati in una ricerca approfondita consultabile sul loro sito.

Le nuove analisi sono state pubblicate su riviste scientifiche internazionali e hanno confermato come molte ossa esaminate mantengano lo stesso tipo di trattamento post mortem. Le tecniche più sofisticate con raggi X e spettroscopia infrarossa hanno individuato alterazioni chimiche che possiamo ricondurre con certezza a una mummificazione tramite affumicatura.

La scoperta delle mummie più antiche in Asia

Pnas

Le mummie più antiche che riscrivono la storia sono state scoperte in Asia

Le posizioni fortemente contorte dei corpi (ginocchia piegate fino al torace, braccia incrociate sotto le gambe, mani legate) suggeriscono che i cadaveri venissero preparati e legati subito dopo la morte, per mantenere una forma compatta durante l’essiccazione. La postura, osservata anche in mummie moderne delle popolazioni Dani della Papua indonesiana, aveva probabilmente un valore simbolico, legato alla conservazione dello spirito o al ritorno al grembo della terra.

In molti casi, i ricercatori hanno notato tracce di bruciature localizzate su crani, femori o articolazioni, mentre altre parti del corpo restavano intatte. Ciò conferma che il trattamento avveniva in prossimità di un fuoco controllato, in un ambiente chiuso e fumoso, piuttosto che tramite cremazione.

La scoperta che riscrive la storia

Tra i siti più significativi spicca Con Co Ngua, in Vietnam, dove gli archeologi hanno riportato alla luce oltre 260 sepolture pre-neolitiche, molte in posizione accovacciata e alcune con evidenti segni di affumicatura. Altri ritrovamenti, come quelli di Huiyaotian e Liyupo nella Cina meridionale, mostrano scheletri piegati in posture così compatte da escludere la presenza di tessuti molli al momento della deposizione.

Secondo Peter Bellwood, coautore dello studio, le popolazioni pre-neolitiche del Sud-Est asiatico praticavano rituali complessi, frutto di credenze condivise che riflettevano una profonda spiritualità e un rispetto ancestrale per i defunti.

Cosa sorprende più di tutto? La continuità etnografica. Gli indigeni della Papua Nuova Guinea, i Dani e gli Anga ancora oggi praticano la mummificazione con il fumo e poi mettendo i corpi di capi e concittadini in quelle posizioni facendo sì che si possa mantenere la loro memoria.

La scoperta delle mummie più antiche del mondo in Asia riscrive la storia e ci fa ripensare a come la tradizione abbia qualcosa in comune, seppur le epoche siano diverse e le localizzazioni geografiche siano tanto distanti.

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Viaggiare gratis in Thailandia? È possibile in bassa stagione

Viaggiare gratis in Thailandia potrebbe presto diventare realtà, almeno per quanto riguarda i voli interni: il Ministero del Turismo e dello Sport ha infatti annunciato un piano che prevede l’offerta di biglietti aerei nazionali gratuiti a 200.000 visitatori stranieri nell’arco di tre mesi. L’iniziativa, ancora in attesa del via libera da parte del Consiglio dei Ministri, ha l’obiettivo di stimolare i flussi turistici verso le cosiddette “destinazioni secondarie”, ossia quelle province meno frequentate ma ricche di attrattive culturali e naturali.

Il Ministro Sorawong Thienthong ha spiegato che lo slogan scelto per la campagna sarà “Acquista voli internazionali, voli nazionali gratuiti in Thailandia”, un invito diretto ai viaggiatori stranieri a non fermarsi alle mete più note ma a scoprire anche i territori meno battuti.

L’idea nasce dall’esigenza di distribuire i benefici economici del turismo in maniera più equa e di sostenere un settore che, pur mostrando segnali di ripresa, deve ancora fronteggiare sfide importanti.

I dettagli del programma

Il progetto prevede che chiunque acquisti un biglietto aereo internazionale con destinazione Thailandia possa ottenere un volo interno gratuito di andata e ritorno, comprensivo di 20 chilogrammi di bagaglio. Le tratte saranno offerte da sei diverse compagnie nazionali: Thai Airways, Thai AirAsia, Bangkok Airways, Nok Air, Thai Lion Air e Thai Vietjet. I biglietti gratuiti, secondo le prime indicazioni, saranno disponibili solo per chi non ha ancora prenotato e saranno distribuiti tramite prenotazioni dirette con le compagnie o le principali agenzie di viaggio online.

Il governo prevede di stanziare 700 milioni di baht per coprire l’iniziativa, con un sussidio pari a 1.750 baht per ogni biglietto di sola andata e 3.500 baht per i voli di andata e ritorno. L’aspettativa è che l’investimento produca un ritorno economico significativo: circa 8,8 miliardi di baht di entrate turistiche.

Il periodo prescelto per la campagna, da settembre a novembre, coincide con la bassa stagione, quando le presenze internazionali calano e le compagnie aeree registrano minore domanda.

Opinioni contrastanti dal settore

Non mancano però voci critiche o perlomeno caute.

Punlop Saejew, vicepresidente della Camera di Commercio di Chiang Mai, ha osservato che il programma potrebbe effettivamente dare una spinta al turismo, ma che la sua efficacia dipenderà molto dal momento in cui verrà attuato. Secondo lui, l’iniziativa avrebbe un impatto più marcato se concentrata proprio nei mesi di bassa stagione, quando il Paese risente maggiormente della contrazione degli arrivi.

Inoltre, ha sottolineato che uno dei principali ostacoli ai viaggi interni resta l’alto costo delle tariffe aeree nazionali, motivo per cui sarebbe auspicabile un sostegno strutturale da parte dello Stato.

Le prospettive per le province meno note

Un’altra voce significativa è quella di Rungroj Santadvanit, presidente della sezione nord-orientale della Thai Hotels Association, il quale ritiene che non tutte le province beneficeranno allo stesso modo della campagna, poiché molte destinazioni del nord-est non rientrano nei circuiti turistici tradizionali. Città come Buri Ram o Ubon Ratchathani, pur collegate con voli nazionali da Bangkok, difficilmente riusciranno ad attirare grandi flussi senza un piano di marketing mirato.

Rungroj suggerisce quindi di affiancare all’iniziativa dei biglietti gratuiti una strategia di promozione diversificata: Buri Ram potrebbe puntare sul turismo sportivo con eventi e maratone, mentre Ubon Ratchathani potrebbe valorizzare il fascino del Mekong. Allo stesso modo, le province settentrionali avrebbero tutto l’interesse ad attrarre appassionati di natura da Australia e Nuova Zelanda, mentre le isole del Sud potrebbero rivolgersi al mercato scandinavo, da sempre amante del turismo balneare.

Al di là dell’aspetto promozionale, Rungroj ha comunque ricordato come la sicurezza resti un tema centrale per l’attrattività turistica della Thailandia: in un periodo segnato da tensioni al confine con la Cambogia, il governo deve impegnarsi a comunicare in maniera chiara quali aree sono sicure e garantire ai visitatori un’esperienza priva di rischi.

La sfida del mercato internazionale

Al momento, i dati registrati non sono del tutto incoraggianti: al 17 agosto, il Paese ha accolto 20,8 milioni di visitatori stranieri, un calo del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina resta il principale mercato di riferimento, con 2,9 milioni di arrivi, ma i flussi non hanno ancora raggiunto i livelli pre-pandemici.

In questo contesto, la proposta dei voli gratuiti rappresenta un tentativo ambizioso di stimolare la domanda e distribuire i benefici del turismo in maniera più equilibrata. Se approvata, la campagna potrebbe trasformarsi in un banco di prova decisivo per capire se la Thailandia è in grado di reinventarsi e consolidare la propria posizione tra le mete più amate del Sud-est asiatico.

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In Thailandia del Nord è stata scoperta un’antica (e importantissima) grotta nella giungla

Nel cuore della Thailandia settentrionale, una nuova e inattesa scoperta archeologica ha fatto parlare di sé: una caverna preistorica, chiamata Tham Ta Kueng, è stata individuata nel remoto distretto di Nakhon Thai, nella provincia di Phitsanulok. L’incontro con questo tesoro nascosto è avvenuto quasi per caso, durante una pattuglia di routine del Parco Naturale Phu Khat, svoltasi tra il 14 e il 16 agosto 2025 nella fitta foresta di Khwae Noi.

A rendere ufficiale la notizia ci ha pensato il capo del parco, Mongkol Khamsuk, che il 18 agosto ha annunciato la scoperta definendola una “buona notizia per l’archeologia thailandese”. Non si tratta solo di un ritrovamento eccezionale, perché secondo Khamsuk, Tham Ta Kueng rappresenta un’opportunità unica per esplorare nuovi orizzonti nella ricerca scientifica e per capire meglio la storia antica di questa regione.

In cosa consiste la scoperta

Il ritrovamento di Tham Ta Kueng ha suscitato grande entusiasmo tra archeologi e appassionati di storia: la caverna si trova in una zona particolarmente impervia, a circa due chilometri dalla sede del parco, nascosta tra la fitta vegetazione di una montagna di arenaria della Thailandia. Al suo interno sono stati scoperti antichi graffiti rupestri, risalenti a circa 2.000 anni fa, tra cui figure a forma di “V” e simboli a tre dita, elementi che potrebbero indicare legami con le pratiche culturali e spirituali delle popolazioni che un tempo abitavano questa regione.

Questi reperti offrono uno sguardo prezioso sulle prime forme di espressione umana nel Sud-Est asiatico. Secondo gli esperti, Tham Ta Kueng potrebbe essere stata abitata già durante l’Età del Ferro, molto prima che la storia scritta iniziasse a documentare le vicende del Paese. In sostanza, tale rinvenimento apre nuove possibilità per comprendere meglio le tradizioni, l’arte e la vita quotidiana delle comunità antiche che hanno vissuto in queste terre.

Perché questa scoperta è molto importante

Il motivo per cui questa scoperta è particolarmente importante è davvero molto semplice: si inserisce in un contesto più ampio di ritrovamenti simili nella regione, come le incisioni preistoriche trovate sulle scogliere di Pratu Mueang, indicando una tradizione artistica e culturale condivisa tra le popolazioni antiche.

La rilevanza di questo ritrovamento è sottolineata dalla stessa Direzione dei Parchi Nazionali, Fauna Selvatica e Conservazione delle Piante (DNP), che ha evidenziato come le pattuglie forestali regolari non solo proteggano gli ecosistemi fragili da intrusioni e bracconaggio, ma possano anche portare a scoperte straordinarie di rilevanza storica. Il DNP ha dichiarato che “le pattuglie continue sono fondamentali: preservano l’ambiente e, come dimostra questo caso, possono rivelare scoperte di importanza storica”.

Contemporaneamente, ha anche implicazioni significative per il turismo e la conservazione nella regione. La foresta di Khwae Noi, già rinomata per la sua biodiversità e il patrimonio culturale, potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per la ricerca e il turismo ecologico. Gli esperti prevedono che il sito attiri sia ricercatori interessati a studiare l’evoluzione culturale della regione, sia turisti in cerca di esperienze uniche nel cuore della natura thailandese.

Tham Ta Kueng rappresenta una testimonianza tangibile delle prime forme di espressione umana nella Thailandia settentrionale. La sua scoperta non solo arricchisce il patrimonio archeologico del Paese del Sorriso, ma offre anche nuove opportunità per la ricerca e il turismo sostenibile.

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“Quel viaggio in Thailandia mi ha trasformato”: intervista a Giovanni Esposito tra cinema e viaggi

Al Giffoni Film Festival, dove i sogni dei ragazzi si incontrano con il grande cinema, Giovanni Esposito si è raccontato con l’entusiasmo e l’ironia che lo contraddistinguono presentando Nero, il film di cui firma anche la regia. L’artista napoletano, volto noto attivo a teatro, in televisione e al cinema, ha emozionato il pubblico con una storia intensa girata lungo il litorale Domizio, tra luoghi bellissimi e feriti.

Di cosa parla Nero

Nero racconta la storia di un uomo di mezza età che sopravvive ai margini della legalità, arrangiandosi come può per prendersi cura della sorella Imma, fragile e affetta da disturbi mentali, interpretata da Susy Del Giudice. La sua esistenza prende una svolta drammatica quando, durante una rapina andata storta, uccide accidentalmente un benzinaio. Da quel momento scopre di possedere un dono misterioso: la capacità di guarire chi soffre. Ma ogni guarigione ha un prezzo altissimo, perché a ogni miracolo Nero perde uno dei suoi cinque sensi.

Ambientato tra le strade ferite di Mondragone e Castel Volturno, il film scava con delicatezza tra le pieghe di un’umanità dolente, mettendo in scena il peso del sacrificio, l’intensità del legame tra fratelli e la possibilità di redenzione anche nei luoghi più dimenticati. Una favola nera, sospesa tra realismo e simbolismo, che racconta quanto si possa amare anche quando tutto sembra perduto.

Esposito Giffoni

Ufficio stampa

Giovanni Esposito al Giffoni Film Festival

Intervista esclusiva a Giovanni Esposito

In questa intervista, Esposito ci parla del suo legame con le location cinematografiche, dei set che gli sono rimasti nel cuore, del viaggio che lo ha cambiato e anche di quell’esperienza internazionale in cui — sì, è successo — ha fatto ridere persino George Clooney e Adam Sandler.

Dove hai girato il film Nero?

Il film è girato lungo tutto il litorale Domizio, partendo da Licola arrivando a Mondragone, passando per Baia Verde e Castel Volturno, luoghi che potrebbero essere i più belli del mondo, ma in questo momento sono intrisi di dolore e umanità. Luoghi bellissimi bagnati da un mare che non fa più miracoli.

In particolare l’ultima sequenza nel verde con la ripresa che si alza, immagino con l’utilizzo di un drone?

L’ultima sequenza invece è girata nel bosco degli Astroni, dove il drone va a scoprire una vegetazione unica in una riserva naturale presidio WWF. Ci serviva un luogo completamente diverso che desse la sensazione di trovarsi altrove, in contatto totale con la natura.

Quanto sono importanti secondo te le location per raccontare una storia sul grande schermo?

Le location sono fondamentali, diventano personaggi del film con cui interagire e da cui farsi ispirare.

Hai fatti tantissimi film. Ci sono dei luoghi dove hai girato che ti sono rimasti nel cuore per qualche motivo?

Ce ne sono tanti di luoghi in cui ho girato negli anni, sicuramente Ravello e Scala con il Fiordo di Furore dove ho girato in film di Alessandro Siani, sono luoghi che conosco bene e che amo. E altri due luoghi dove ho lasciato il cuore sono stati la penisola di San Giovanni di Sinis e Cabras in Sardegna dove ho girato il film di Rocco Papaleo Una piccola impresa meridionale. Poi la Sicilia , in particolare Favignana e Siracusa dove ho girato con Ricky Tognazzi L’isola dei segreti.

Hai fatto un viaggio “trasformativo” che in qualche modo ti ha cambiato?

I viaggi ti cambiano sempre un po’, ma quello fatto in Thailandia mi ha regalato qualcosa in più.

Preferisci i viaggi improvvisati o organizzati?

Preferisco sempre viaggi organizzati, dentro i quali poi trovo il modo per potermi perdere.

Un libro che porti in viaggio o una canzone “da viaggio” che ami ascoltare?

I libri che porto in viaggio sono sempre nuovi, ma certamente romanzi. Così anche le canzoni, spaziano sempre in diversi generi.

Un posto che vuoi vedere, ma ancora non hai avuto modo di andarci?

Sicuramente un posto che vorrei visitare è il Giappone, mi piacerebbe tantissimo, mi piace la loro cultura. Prima o poi lo farò.

Cosa non manca mai nella tua valigia?

I sogni, quelli ce li metto sempre anche se vado vicinissimo, perché mi sembra si non smettere mai di viaggiare.

10) Una curiosità: hai girato Jay Kelly che sarà alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. Cosa puoi dirci di questa esperienza internazionale? E soprattutto sei riuscito a far ridere anche George Clooney e Adam Sandler sul set?

Beh girare Jay Kelly è stato meraviglioso, perché il regista Noah Baumbach è un genio, un regista attento e delicato, e perché lavorare con due mostri sacri di quella portata è un privilegio che non capita sempre. Beh sì qualche risata ce la siamo fatta con entrambi.

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Bottle Beach: l’angolo più incantato della Thailandia è un paradiso naturale

Se pensavi che il paradiso non esistesse è perché non hai ancora visitato Bottle Beach, un angolo remoto e incantato nel nord-est di Koh Phangan, in Thailandia. Un incanto naturalistico che segue i ritmi della brezza tropicale: niente caos o resort, niente folla, a dominare la scena è il mare che regala un’atmosfera da sogno. In Europa la chiamiamo Bottle Beach ma per i local è Haad Khuat. La baia è la meta ideale per chi cerca un’avventura fuori rotta, un rifugio tranquillo dove disconnettersi dal mondo e riconnettersi con sé stessi.

Caratteristiche della Bottle Beach

Hai presente quel tipo di spiaggia che sembra uscita da una cartolina vintage o da un sogno tropicale? Bottle Beach, sull’isola di Koh Phangan, è esattamente così. Un angolo nascosto di Thailandia dove il tempo sembra essersi dimenticato di scorrere, e dove dettagli come la sabbia soffice, il mare calmo e le palme che si piegano dolcemente verso l’acqua invitano al relax.

Questa spiaggia non si lascia conquistare facilmente. È selvaggia, remota e un po’ misteriosa. Non la raggiungi con uno scooter qualunque o una passeggiata improvvisata: ci arrivi in barca, scivolando lungo la costa da Chaloklum, oppure dopo un trekking nella giungla che profuma d’avventura.

Ma appena metti piede sulla sabbia, capisci subito perché ne valeva la pena. Bottle Beach (o Haad Khuat, come la chiamano i local) è una baia raccolta, protetta da scogliere verdi e montagne silenziose. Lontana dal turismo di massa, è il rifugio perfetto per chi cerca una pace autentica, quella che senti dentro mentre il mondo rimane lontano.

Durante il giorno, l’atmosfera è vivace ma mai affollata. Il mare ha un fondale sabbioso che invita a nuotare per ore e il sole illumina ogni granello con quella luce calda tipica dei tropici. Poi, nel tardo pomeriggio, succede qualcosa di magico: le barche dei visitatori ripartono, le voci si spengono, e la spiaggia si svuota. Rimani tu, qualche viaggiatore solitario, e il suono delle onde che accarezzano la riva. È un momento raro, prezioso, quasi intimo. Un piccolo privilegio per chi ha deciso di spingersi un po’ più in là.

Qui la vita è semplice, essenziale e bella proprio per questo. Niente movida, niente resort stellati. Solo qualche bungalow tra le palme, ristorantini sulla spiaggia dove mangiare con i piedi nella sabbia e connessione internet limitata; il che è perfetto, perché a Bottle Beach il vero lusso è disconnettersi. Magari ti sdrai su un’amaca, sorseggi un drink con vista oceano, o ti incammini verso il punto panoramico nascosto tra gli alberi. Da lì, il mondo si vede piccolo, lontano, e tu ti senti finalmente libero.

Bottle Beach non è una destinazione per tutti, e va bene così. È per chi ha voglia di rallentare, per chi sa ascoltare il silenzio, per chi preferisce le stelle alle luci al neon. È uno di quei posti che ti entrano dentro piano piano, e poi non ti lasciano più.

Dove si trova la Bottle Beach e come raggiungerla

Bottle Beach si trova a Koh Phangan ed è considerata una delle spiagge più belle della Thailandia. Isolata e protetta da una giungla, si raggiunge comodamente tramite taxi boat partendo da Thong Nai Pan o dal villaggio di Chaloklum. I più avventurosi potrebbero provare a raggiungerla tramite trekking, ci sono sentieri escursionistici nella giungla che conducono alla baia ma sono piuttosto impervi e impegnativi.

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Il silenzio delle Similan: quando la natura chiede una pausa

Tra le destinazioni più iconiche della Thailandia meridionale, le Isole Similan rappresentano un vero e proprio gioiello naturale. Acque cristalline, spiagge incontaminate, barriere coralline e una biodiversità marina straordinaria hanno fatto di questo arcipelago un punto di riferimento per chi ama la natura, le immersioni e lo snorkeling. Tuttavia, il successo turistico ha portato anche a conseguenze negative, con un afflusso crescente e spesso incontrollato di visitatori che ha messo a dura prova l’equilibrio dell’ecosistema locale.

Per questa ragione, le autorità thailandesi hanno annunciato la chiusura temporanea delle Isole Similan al turismo fino al 15 ottobre 2025. Una misura drastica ma necessaria, volta a consentire alla natura di rigenerarsi e a rivedere i criteri di accesso per il futuro. In questo articolo vengono analizzate le cause di questa decisione, le novità in arrivo e cosa possono fare i viaggiatori per promuovere un turismo sostenibile.

Perché le Isole Similan chiudono al turismo

Le Isole Similan si trovano nel Mare delle Andamane, a circa 70 chilometri dalla località di Khao Lak, e sono composte da 11 isole caratterizzate da paesaggi spettacolari, ricchi di vita marina e scorci mozzafiato. Purtroppo, negli ultimi anni, la bellezza di questo luogo ha attirato un numero crescente di turisti, spesso poco informati o poco attenti alla tutela ambientale.

Secondo le autorità locali, durante l’ultima stagione turistica sono state riscontrate numerose infrazioni, tra cui la pesca illegale, l’uso di barche non autorizzate, escursioni fuori dai percorsi consentiti e comportamenti scorretti che hanno messo in pericolo l’integrità dell’habitat marino. Il risultato è stato un deterioramento progressivo dell’ambiente naturale, con danni visibili alle barriere coralline e alla fauna locale. La chiusura per cinque mesi è una scelta già adottata in passato, ma questa volta si estende per un periodo più lungo per garantire una rigenerazione profonda e duratura.

Cosa succederà alla riapertura delle Isole Similan nel 2025

Alla riapertura, prevista per il 15 ottobre 2025, le Isole Similan non torneranno ad accogliere turisti come prima. Il governo della Thailandia ha annunciato l’introduzione di nuove regole più stringenti per proteggere il territorio e controllare in modo più efficace il flusso dei visitatori. L’obiettivo è creare un modello di turismo che sia non solo economicamente sostenibile, ma anche rispettoso della natura e più consapevole. Questo sistema permetterà di preservare la bellezza delle Isole Similan nel lungo periodo, mantenendo viva l’esperienza per i visitatori, ma con un impatto minimo sull’ambiente.
Tra le principali novità ci sono:

  • l’obbligo di acquisto di un biglietto di ingresso tramite prenotazione online con inserimento dei dati identificativi, come passaporto o carta d’identità,
  • numero dei visitatori sarà limitato e monitorato per limitare la presenza di persone e ridurre l’impatto ambientale,
  • maggiore controllo sui tour operator, che dovranno dimostrare di operare in conformità con criteri ambientali rigorosi. Chi non rispetterà le regole verrà escluso definitivamente dalle attività sull’arcipelago.
Isole Similan in Thailandia chiudono fino a ottobre 2025

Fonte: iStock

Le Isole Similan in Thailandia

Un modello per il turismo responsabile

La chiusura temporanea delle Isole Similan si inserisce in un contesto più ampio, che vede sempre più destinazioni nel mondo adottare strategie per contrastare il turismo di massa e i suoi effetti negativi. Non è un caso isolato: anche le Isole Phi Phi, sempre in Thailandia, hanno recentemente riaperto alcuni siti di immersione dopo periodi di stop, con risultati positivi in termini di ripristino ambientale.
Questo dimostra che dare una pausa alla natura funziona. Ma serve anche la collaborazione dei viaggiatori. Ognuno di noi può contribuire a proteggere luoghi fragili come le Similan scegliendo con attenzione le proprie esperienze di viaggio: affidandosi a operatori certificati, rispettando le regole locali, evitando la plastica monouso, riducendo la produzione di rifiuti e privilegiando servizi e strutture eco-friendly.

Un’occasione per ripensare il modo di viaggiare

La decisione di chiudere le Isole Similan ci ricorda quanto sia importante trovare un equilibrio tra il desiderio di esplorare il mondo e la responsabilità di preservarlo per il futuro. Ogni viaggio ha un impatto, e sta a noi decidere se sarà positivo o negativo. Le nuove regole in arrivo nel 2025 rappresentano un passo importante verso un turismo più consapevole e rispettoso.
Scegliere di viaggiare in modo responsabile non significa rinunciare alla bellezza, ma imparare a viverla con più attenzione, contribuendo alla sua conservazione. Solo così si potrà continuare a scoprire luoghi straordinari come le Isole Similan, lasciandoli intatti per chi verrà dopo.