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Cammino di Oropa: tappe, difficoltà e consigli utili

Incredibile a dirsi ma questo percorso nel cuore del Piemonte più selvaggio è spesso utilizzato come “allenamento” per altri cammini ben più noti e impegnativi: il Cammino di Oropa vanta splendidi paesaggi e storici santuari da raggiungere. Un viaggio lento a contatto con la natura incontaminata e le tradizioni dell’Alto Piemonte.

Montagne maestose ricoperte da fitti boschi e punteggiate da borghi incastonati tra le alte cime e da santuari antichi, con panorami suggestivi sulle valli e sulla Pianura Padana.

È questo il paesaggio in cui è immerso il Cammino di Oropa, un percorso di trekking avventuroso e un pellegrinaggio significativo per i fedeli, che attraversa diversi luoghi di culto fino alla meta finale: il Santuario di Oropa, in provincia di Biella. Il tragitto principale è maggiormente battuto per fama e tradizione, ma ne esistono diramazioni che conducono a Oropa: sono 4 e sono tutti percorsi a tappe diversi ma affascinanti.

Vediamo quali sono le principali tappe dei sentieri che portano al Santuario di Oropa, alla scoperta dei santuari del biellese e delle bellezze paesaggistiche di quei luoghi nei quali il tempo si è fermato: qui si può ancora assaporare il piacere di un viaggio lento a contatto con la natura, la storia e le tradizioni popolari tramandate fino ai giorni nostri. Un’ottima alternativa a una palestra di allenamento alla Cammino di Santiago o a quello della Via Francigena.

Il Santuario di Oropa, la meta del Cammino di Oropa

La meta del Cammino di Oropa è il maestoso Santuario di Oropa, un autentico gioiello architettonico e spirituale che sorge a pochi chilometri da Biella. Immerso nell’ambiente montano, è il più importante santuario mariano delle Alpi e meta di pellegrinaggio fin dall’antichità.

Questo maestoso luogo di culto, dedicato alla Madonna Nera, non è una semplice tappa finale nel cammino, ma è anche un luogo riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e parte integrante del sistema dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.

Il cuore del Santuario di Oropa è la Basilica Antica, inaugurata nel lontano 1620, e la sua struttura è imponente e di grande pregio architettonico. Ma non sono questi elementi a renderlo così straordinario. Sì, perché oltre alla sua bellezza e all’importanza storica, il santuario è avvolto da una serie di leggende che lo rendono ancora più affascinante agli occhi dei visitatori. Si racconta che la statua della Madonna Nera, risalente alla prima metà del Trecento, non mostri alcun segno di logoramento o tarlatura nonostante il passare dei secoli.

Il Santuario di Oropa, la meta finale del Cammino di Oropa alla scoperta dei santuari biellesi
Il Santuario di Oropa, la meta finale del Cammino di Oropa

Cammino di Oropa: 4 itinerari per un viaggio spirituale tra santuari e natura

Si parla del Cammino di Oropa al singolare, ma in realtà i sentieri sono 4 gli itinerari che attraversano questo meraviglioso paesaggio e si congiungono nella meta finale, ovvero il Santuario di Oropa.

Il percorso più popolare e battuto dagli amanti del trekking è il classico Cammino di Oropa della Serra, percorso facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ben tracciato e con un dislivello medio-basso.

Rientrano negli altri 3 itinerari del Cammino di Oropa percorsi meno battuti e spesso più impegnativi, ma altrettanto piacevoli e suggestivi. Sono il Cammino di Oropa orientale, il Cammino di Oropa Canavesano e quello valdostano. Vediamoli tutti.

Cammino di Oropa della Serra: partenza da Santhià

Percorribile in 4 tappe (oppure 3 per i più preparati), il cammino di Oropa della Serra è l’itinerario più frequentato. Lungo 63 chilometri, presenta tappe di difficoltà e dislivello crescenti e per questo è perfetto sia per coloro che non sono particolarmente allenati, sia per i trekker più esperti.

Tappa 1: da Santhià a Roppolo

(12,6 km, 240 D+, 3-4,5 ore)

Si parte da Santhià seguendo la celebre e antica Via Francigena e avvicinandosi alle colline moreniche di Ivrea. Si attraversa poi il paese di Cavaglià fino a giungere a Roppolo, dopo circa 16 chilometri, con il suo imponente castello dal quale si apre una vista mozzafiato sul lago di Viverone.

Tappa 2: da Roppolo a Sala Biellese

(17 km, 400 D+, 5 ore)

La seconda tappa è Sala Biellese. Ci si arriva dopo una camminata attraversando i boschi sulle colline moreniche della Serra d’Ivrea, un vero altopiano tra i più estesi d’Europa. Durante il tragitto si possono ammirare l’antico borgo di Ricetto di Viverone, il paesino di Zimone con il Monastero di Bose, il borgo di Magnano, Torrazzo e infine Sala Biellese. Qui i viandanti possono pernottare e rifocillarsi.

Tappa 3: da Sala Biellese a Graglia

(16,1 km, 550 D+, 5-6 ore)

Ospitato dal sacro Monte di Graglia a valle della cima del Mombarone (sul confine tra Piemonte e Valle d’Aosta), in provincia di Biella, il Santuario di Graglia è un altro importante luogo di culto. Come il Santuario di Oropa, è dedicato alla Madonna Nera ed è collegato al culto della Nostra Signora di Loreto, nelle Marche. Per arrivare fin qui, si attraversa il sentiero che si addentra nella foresta e passa per il laghetto di Cossavella.

Dopo un tragitto con vari saliscendi, si apre davanti agli occhi il sacro Monte di Graglia. Ma il Santuario non è l’unica cosa da vedere in quest’area: comprende 18 cappelle/stazioni (delle quali 5 ancora intatte), che facevano parte di un antico e ambizioso progetto del Seicento mai portato a termine: si prevedevano di costruire 100 cappelle che rappresentassero simbolicamente tutto il ciclo di vita di Gesù, dalla nascita alla resurrezione. Alcune delle più belle si affacciano sul promontorio del santuario, come la cappella sul colle San Carlo, dove sorge l’omonima chiesa (oggi chiusa) e il gruppo scultoreo Deposizione della croce (forse distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale), e quattro dedicati all’infanzia del Cristo.

Tappa 4: da Graglia al Santuario di Oropa

(15,1 km, 800 D+, 5-6 ore)

La quarta e ultima tappa del Cammino di Oropa della Serra è il Santuario di Oropa. Il tragitto finale è più impegnativo, con saliscendi importanti e sentieri sterrati attraverso il borgo di Sordevolo e di Favaro, tra fitti boschi e splendidi paesaggi. Dopo circa 15 chilometri si giunge alla meta finale, il maestoso Santuario.

Coloro che si sentono più preparati, possono suddividere in 3 tappe il percorso: la prima a Magnano, la seconda al Santuario di Graglia e la terza alla meta finale di Oropa. Per i principianti, invece, è possibile proseguire il viaggio a piedi o in bici scegliendo le 4 tappe come da programma standard.

Cammino di Oropa Orientale: partenza da Valle Mosso

Con un totale di circa 35 chilometri, è il più impegnativo degli itinerari che conducono al Santuario di Oropa, maggiormente adatto a chi è ben allenato e esperto di trekking.

È percorribile in tre tappe (ma coloro che hanno maggiori difficoltà possono farlo in 4).

Tappa 1: da Valle Mosso alla Bocchetta di Sessera

(13 km, 1000 D+, 4-5 ore)

Si parte dal grazioso borgo di Valle Mosso, in provincia di Biella, affrontando un sentiero ripido tra i boschi dell’Oasi Zegna, facendo tappa al Santuario della Madonna della Brughiera, e proseguendo fino alla prima tappa: la Bocchetta di Sessera. Il dislivello per giungere qui è importante, quindi attenzione a prenderla con molta calma.

Tappa 2: dalla Bocchetta di Sessera alla Valle Cervo

(12 km, 459 D+, 4 ore)

Si prosegue in discesa lungo la Valle Cervo, caratterizzata da pascoli, boschi e piccoli villaggi, fino a giungere alla seconda tappa del percorso: il Santuario di San Giovanni d’Andorno.

Tappa 3: dalla Valle Cervo al Santuario di Oropa

(8 km, 483 D+, 3 ore)

Da qui, attraverso un cammino a tratti molto semplice e a tratti impervio, si arriva ad Oropa, la tappa finale del Cammino Orientale.

Cammino di Oropa Canavesano: partenza da Valperga

Con i suoi 85 chilometri di percorso, il Cammino di Oropa Canavesano è il più lungo e collega il territorio della provincia di Torino con quello biellese.

Sono 5 le tappe che lo compongono e il punto di partenza è Valperga.

Tappa 1: da Valperga a Cuorgnè

(13 km, 400 D+, 4-5 ore)

Da qui si costeggia il Castello del borgo e poi ci si addentra nel bosco fino al Santuario di Belmonte e al Sacro Monte, sito oggi parte di un panorama mozzafiato. Si scende poi verso il borgo di Pemonte e si prende successivamente un sentiero nel bosco che porta alla prima tappa: Cuorgnè.

Tappa 2: da Cuorgnè a Vidracco

(13 km, 600 D+, 7 ore)

Si riparte alla volta della seconda tappa del Cammino Canavesano, ossia Vidracco. Per giungere qui si attraversano la Valle Sacra, i boschi e i torrenti Orco e Piova, con un ponte molto suggestivo. Si passa anche per la frazione di Sant’Anna Boschi e Campo Canavese, per arrivare, dopo un tratto nel bosco, alla cima del Bric di Muragliolo e infine a Vidracco. Qui si possono ammirare le architetture religiose realizzate dai membri della comunità di Damanhur, fondata nel 1979.

Tappa 3: da Vidracco a Ivrea

(19 km, 350 D+, 6 ore)

La terza tappa prevede l’arrivo a Ivrea, attraversando la Valchiusella con il suo torrente e la Valle della Dora. I panorami nei quali si è immersi lungo il tragitto sono spettacolari, tra valloni e fiumi, che si possono godere senza eccessiva fatica, dato il dislivello contenuto. Si raggiunge così il Fiume Dora Baltea, che si attraversa per raggiungere il centro storico di Ivrea.

Tappa 4: da Ivrea a Graglia

(23 km, 800 D+, 6-7 ore)

La tappa più faticosa e lunga di questo cammino. Si riparte dal municipio di Ivrea imboccando la Via Francigena fino al Lago Campagna. Da qui si inizia a salire verso la Chiesa di Santo Stefano di Sessano e poi oltre, nei boschi che portano fino alla Serra Morenica. Qui il sentiero si fa più impegnativo e porta all’imponente masso erratico Roc Basariund.

La Serra Morenica di Ivrea è la protagonista di una tappa lunga e impegnativa, in cui entriamo nel territorio biellese e ci immettiamo sul ramo principale del Cammino di Oropa. Si attraversa il paese di Donato, dove rifornirsi di acqua e alimenti, e poi si affronta l’ultimo saliscendi che porta alla quarta tappa del Cammino Canavesano: il Santuario di Graglia.

Tappa 5: da Graglia al Santuario di Oropa

(23 km, 800 D+, 7 ore)

Il tragitto per arrivare alla quinta tappa, quella finale al Santuario di Oropa, è uguale a quello del Cammino della Serra. Attenzione: nei mesi più freddi questa parte del Cammino Canavesano risulta percorribile solo su richiesta a causa della neve e del ghiaccio. Prima di partire è bene farsi dare buone informazioni presso le strutture di accoglienza.

Cammino di Oropa Valdostano: partenza da Fontainemore

Il Cammino Valdostano parte da Fontainemore, in provincia di Aosta, e si collega a Oropa seguendo un sentiero battuto anche da una storica processione con fiaccolata che viene organizzata ogni 5 anni. Le giornate di cammino, in questo caso, sono soltanto due (in totale conta circa 17 chilometri), ma il percorso è molto impegnativo, con dislivelli notevoli. Il tragitto, infatti, prevede di superare il Colle della Barma a circa 2200 metri di quota, per poi scendere verso il Santuario di Oropa. Questo cammino è maggiormente consigliato ad appassionati di trekking esperti e ben attrezzati.

Lo splendido Santuario di Graglia, una delle tappe del Cammino di Oropa

Santuario di Graglia, in provincia di Biella

Come prepararsi al cammino

L’allenamento dipende da quale dei 4 itinerari si vuole percorrere: le difficoltà tecniche non sono proibitive, sebbene alcuni tratti del cammino implichino un dislivello notevole.

Inoltre, sebbene il Piemonte presenti paesaggi montani splendidi – e ahimè troppo poco noti e battuti – le quote non sono mai elevate, quindi anche la fatica legata all’altitudine non si fa sentire. Basti pensare che il Santuario di Oropa sorge a soli 1.150 metri.

Dove dormire e cosa mangiare lungo il percorso

I centri abitati più grandi che si attraversano nei vari segmenti del Cammino, come Santhià o Ivrea, offrono diverse soluzioni di alloggio, ma è bene tener presente che siamo in una zona del Piemonte non “abituata” al turismo. Qui le strutture sono poche e minimali, nonostante la spartana accoglienza piemontese possa essere molto gradevole.

La zona di Oropa è davvero poco fornita di rifugi e luoghi in cui pernottare o rifocillarsi; merita una menzione il Rifugio Rosazza, a 1.800 m nel cuore della conca di Oropa, la Capanna Renata e il Rifugio Coda. Il famoso Rifugio Savoia, invece, è chiuso ormai da qualche anno.

Le delizie gastronomiche della zona comprendono la classica polenta con “rustida”, un arrosto di bocconcini di carne molto semplice ma nutriente, e alcuni dolci, come i famosi torcetti di Biella.

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Il paese degli spaventapasseri in Italia ha subito un altro incantesimo: si è tinto di viola

C’è uno spettacolo che ogni estate muove le masse, che spinge i viaggiatori a raggiungere un luogo specifico nel mondo, proprio lì dove l’oro viola fiorisce e prospera dando vita a uno spettacolo mozzafiato. Stiamo parlando dei campi di lavanda in Provenza, quelli sterminati o intimi, quelli ordinati e selvaggi, quelli che si sono trasformati in un appuntamento imperdibile a cui non mancare in questo periodo. Ma non sono gli unici, quelli d’oltralpe, perché anche l’Italia ha i suoi campi fioriti che meritano solo di essere scoperti.

Da nord a sud dello Stivale, infatti, sono tanti e diversi gli angoli di Provenza che si possono esplorare tra giugno e luglio. Tra i più famosi ci sono, senz’altro, quelli che puntellano la zona tra l’Alessandrino e il Monferrato, ma non sono gli unici come dimostra quel gigantesco campo in Veneto che è il labirinto di lavanda più grande d’Italia.

E poi c’è Vendersi, anche conosciuto come paese degli spaventapasseri, che proprio quest’anno è stato scelto da Madre Natura come palcoscenico del suo spettacolo più bello. È proprio qui, infatti, che tra curiosi abitanti inanimati che accolgono i viaggiatori da diversi anni si snodando campi profumati dalle mille sfumature di viola. Ecco come raggiungerli.

Vendersi, i campi di lavanda tingono il paese degli spaventapasseri

Nel cuore della Val Borbera, e immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, esiste un paese popolato da strani e curiosi abitanti. Ed è bellissimo.

Si tratta di Vendersi, un piccolo villaggio italiano dove la magia prende forma ogni giorno grazie all’intuizione e all’estro creativo dell’essere umano. Un luogo segnalato tra gli itinerari esperienziali dedicati alla vallata piemontese, ma ancora fuori dai radar turistici, che vale davvero la pena di scoprire, proprio come un gioiello. Cos’ha di speciale è presto detto: è abitato da spaventapasseri che vivono tra le strade del villaggio e tra i suoi campi.

Alice Tosonotti

La lavanda in fiore in Val Borbera

Visitare questo piccolo paese è un’esperienza che consigliamo di fare a tutti in ogni periodo dell’anno. Tuttavia, se è il fascino delle fioriture estive che subite, vi suggeriamo di farlo adesso perché la fioritura della lavanda sta dando spettacolo.

In cima al paesino, infatti, è presente un suggestivo campo di lavanda, che per forme, colori e profumi ricorda proprio la Provenza. Il campo, di proprietà privata, può essere visitato ed esplorato, ma anche contemplato in silenzio grazie alla presenza di una sedia a dondolo, dello stesso colore della lavanda, che invita a fermarsi e ad ammirare il panorama che si snoda tutto intorno.

Il periodo migliore per visitarlo? Da fine giugno a metà luglio.

lavanda in piemonte, val borbera

Alice Tosonotti

A Vendersi e in Val Borbera la lavanda in fiore dà spettacolo tra i campi

Non solo Vendersi, itinerario della lavanda in Val Borbera

Vendersi è solo una delle suggestive tappe di un itinerario della lavanda più ampio che ci consente di riscoprire la Val Borbera in maniera inedita e sublime. A Viguzzolo, infatti, è possibile ammirare la lavanda in fiore che cresce tra i campi della tenuta di Giancarlo Nossa mentre a Tortona c’è l’omonima cantina che organizza degustazioni al tramonto con vista sull’oro viola.

Spostandoci a Cantalupo Ligure, ad appena dieci minuti in auto da vendersi, troviamo invece l’azienda agricola Saint Hubert, una pet friendly farm circondata da campi di erbe aromatiche e lavanda.

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Eventi per famiglie a luglio: festival, natura e magia in tutta Italia

Luglio è il mese perfetto per vivere la cultura all’aria aperta con tutta la famiglia. Dal Piemonte alla Puglia, borghi, boschi e piazze diventano palcoscenici per spettacoli, laboratori, parate e avventure tra scienza e fantasia. Ecco dove andare per vivere esperienze indimenticabili.

Campionato Mondiale della Magia FISM 2025 (Piemonte, 14–19 luglio)

Dal 14 al 19 luglio Torino accoglie per la prima volta in Italia il prestigioso Campionato Mondiale della Magia FISM: la città e il Piemonte si trasformano in un palcoscenico internazionale per oltre 5.000 maghi e appassionati provenienti da 51 Paesi. Oltre alle spettacolari gare di illusionismo al Lingotto Centro Congressi (14–19 luglio) per soli addetti ai lavori, il pubblico può assistere al Gran Gala dei Campioni (15 luglio, Teatro esterno Lingotto), ai 10 Maestri dell’Impossibile (16 luglio, Teatro Lingotto) e al Magic Comedy Show (18 luglio, Auditorium Lingotto). Le performance di magia di strada con la Street of Magic (12–13 luglio, piazze di Torino, Asti, Biella, Borgomanero, Mondovì) portano l’arte dell’illusione nelle piazze, mentre una serata speciale di magia anima la Reggia di Venaria (16 luglio).

eventi bambini luglio

Ufficio stampa

Torino accoglie per la prima volta in Italia il prestigioso Campionato Mondiale della Magia FISM

Vertigo Summer Festival Cocconato (Piemonte, 3–6 luglio)

Dal 3 al 6 luglio il borgo di Cocconato d’Asti ospita la prima edizione del Vertigo Summer Festival: oltre quindici compagnie internazionali animano strade, piazze e cortili con circo contemporaneo, teatro fisico, musica dal vivo, magia e teatro di figura. Tra i momenti clou: l’apertura con Andrea Loreni, funambolo dei record, e la parata gipsy di Bandaradan. Imperdibili Tiramisù di ArteMakìa, The Charming Jay con magia e jazz, il poetico Aaah! di Davide Partinico e i burattini di Bandirali. Piazza Statuto accoglie lo spettacolo itinerante Come angeli dal cielo. Bollestrabelle, Klinke, Faiscas, laboratori di circo e il Vertigo Galà 25 completano quattro giorni di meraviglia a ingresso gratuito con prenotazione su app.

eventi bambini luglio

Ufficio stampa

Quattro giorni di spettacolo a Cocconato

Gran Bal Trad – Vialfrè (Piemonte, 7–12 luglio)

Dal 7 al 12 luglio Vialfrè ospita Gran Bal Trad, festival internazionale che trasforma l’area naturalistica di Pianezze in un grande villaggio culturale. Ogni giorno, dalle 10:30 fino a notte fonda, il programma alterna workshop su strumenti come cornamusa, diatonica, violino e arpa, e lezioni di danze popolari europee, con livello anche per principianti. Alla sera si tengono balli aperti fino all’alba su cinque palchi all’aperto, animati da gruppi folk internazionali. Il festival allestisce anche un’area dedicata ai più piccoli, con laboratori ludico-musicali e spazi di gioco. I bambini fino a 15 anni partecipano gratuitamente, sempre accompagnati; iscrizione richiesta per laboratori e balli. È presente un’ampia zona campeggio e punti di ristoro con cibo e bevande locali.

eventi bambini luglio

Gran Bal Trad

Gran Bal Trad, festival di danze e musiche internazionali

Festival Corti.lì – Torino (Piemonte, 1–6 luglio)

Nel cuore di Torino, il cortile alberato di Santa Pelagia ospita dal 1° al 6 luglio con Corti.lì, festival multidisciplinare a ingresso gratuito pensato per tutta la famiglia. Ogni giorno, dalle 16:30 fino a mezzanotte (dalle 18:00 nella giornata inaugurale), bambini e adulti possono vivere un ricco palinsesto di spettacoli, laboratori, letture, concerti e momenti di benessere olistico. I più piccoli trovano narrazioni animate, giochi e attività creative immerse nel verde urbano, mentre per i grandi non mancano talk, performance serali e sessioni di yoga accompagnate da musica dal vivo. Il festival promuove inclusività, sostenibilità e partecipazione attiva, con servizi pensati per ogni fascia d’età e possibilità di ristoro a cura di foodtruck locali. L’accessibilità è garantita, con prenotazione obbligatoria online e possibilità di supporto dedicato per esigenze specifiche.

Trentino Music Festival (Trentino, 26 giugno–1 agosto)

Decima edizione del più grande festival di formazione e performance d’Europa: 166 giovani artisti e 39 docenti della Music Academy International di New York danno vita a oltre 30 spettacoli tra concerti sinfonici, musical, opera e recital. Mezzano e i borghi del Primiero si trasformano in un palcoscenico a cielo aperto con prove aperte, incontri con musicisti e backstage tour per famiglie. Il 9 luglio va in scena Once Upon a Mattress, musical fiabesco diretto da Cj Greer con coreografie di Lauren Haughton Gillis.

eventi bambini luglio

Ufficio stampa

Trentino Music Festival

Ala Città di Velluto (Trentino, 4–6 luglio)

Nel borgo barocco di Ala si torna al Settecento: dame e cavalieri sfilano per le vie lastricate, cortili segreti ospitano concerti di musica antica, giochi di strada, spettacoli di giocoleria, laboratori di antichi mestieri e un’escape room storica. Più di 50 eventi animano botteghe, piazze e giardini. Ingresso libero o a offerta, alcune attività su prenotazione.

Celtica (Valle d’Aosta, 3–6 luglio)

Tra il Bosco di Peuterey e la Val Veny si svolge il festival di musica e cultura celtica più alto d’Europa. Arpe, cornamuse, danze tradizionali, mercatini artigianali, laboratori di fiabe e passeggiate guidate tra fate e cavalieri. Un’atmosfera magica per tutta la famiglia. Accesso con biglietto giornaliero o pass completo.

celtica festival

Ufficio stampa

Appuntamento a Celtica

Domenica Leonardiana a Vinci (Toscana, 13 luglio)

Ogni seconda domenica del mese Vinci celebra il genio di Leonardo con attività per bambini. Il 13 luglio, “I Mandala di Leonardo” è il  laboratorio creativo per scoprire la natura e la geometria. Si possono aggiungere visite guidate al Museo e alla Casa Natale. Biglietto ridotto per famiglie e prenotazione consigliata.

Borghi di Velluto (Marche, luglio–settembre)

Borghi di Velluto torna da luglio a settembre per valorizzare nove borghi della Val Mivola: Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de’ Conti e Trecastelli. Ogni tappa propone escursioni guidate in bus da Senigallia con visite a castelli medievali, mosaici romani, chiese rinascimentali, degustazioni di prodotti tipici, spettacoli di piazza e musica dal vivo. La Notte Bianca dei Bambini, a Barbara il 5 luglio, apre il programma con laboratori, gonfiabili, cena tipica e concerti. Influencer e content creator seguiranno il tour condividendo foto, video e itinerari per vivere le Marche autentiche lontano dal turismo di massa.

Città della Scienza – Napoli (Campania, 18 e 19 luglio)

A Città della Scienza tornano due serate estive pensate per famiglie curiose di scoprire la scienza sotto le stelle. Il 18 luglio si svolge la “Notte al Museo”: un camping scientifico per bambini dai 7 agli 11 anni, con sacco a pelo sotto la cupola del Planetario, laboratori Crime Lab per risolvere misteri con esperimenti e analisi, cena e colazione di gruppo e uno spettacolare Live Show sulle costellazioni. Il 19 luglio “Appuntamento in Via Lattea” propone un aperitivo gourmet, dj set nel museo Corporea, proiezioni sul tema degli esopianeti e la fantascienza di Asimov e Tolkien, più osservazioni del cielo guidate dall’Unione Astrofili Napoletani. Posti limitati, prenotazione obbligatoria per entrambe le serate.

Festa degli Gnomi – Roccaraso (Abruzzo, 25–27 luglio)

Boschi incantati, fate, elfi, unicorni e gnomi: la Festa Internazionale degli Gnomi trasforma Roccaraso in un mondo fiabesco con spettacoli itineranti, passeggiate notturne con lanterne, laboratori creativi e danze magiche sotto le stelle. Ingresso gratuito, abbigliamento comodo consigliato.

Festival di teatro urbano in Italia a luglio

In tutta Italia, borghi, piazze e paesaggi unici si trasformano in teatri a cielo aperto, palcoscenici di spettacoli – oltre 200 da Nord a Sud – che spaziano dal teatro di strada al circo contemporaneo, dal teatro di figura alla danza e alla musica urbana.  L’ANAP – Associazione Nazionale Arti Performative ne raccoglie al suo interno oltre 40, tutti mappati sul sito. Ecco gli appuntamenti di luglio:

  • Gallura Buskers Festival (Sardegna – 9–12 luglio)

Tre giorni di buskers internazionali, giocolieri, clown, musicisti e parate luminose nelle piazze di Pula. Laboratori per bambini e mercatini artigianali completano l’atmosfera di festa. Ingresso gratuito.

  • Mercantia (Toscana – 16–20 luglio)

Certaldo diventa un teatro a cielo aperto: oltre 100 spettacoli di danza, musica, teatro di strada, giocoleria, fuoco e poesia trasformano ogni vicolo. Biglietto serale con sconti famiglia.

  • Il Paese dei Balocchi (Toscana – Cecina – 18–20 luglio)

Alla Villa Guerrazzi di Cecina spettacoli di circo contemporaneo, burattini, parate e laboratori di giocoleria per bambini. Festival a ingresso libero, atmosfera fiabesca assicurata.

  • Fasti Verolani (Lazio – 30 luglio–3 agosto)

Il centro storico di Veroli ospita spettacoli serali di giocoleria, mimo, musica folk, poesia e teatro di strada con artisti da tutta Europa. Cinque serate gratuite di magia e arte all’aperto.

eventi luglio bambini

Ufficio stampa ANAP

Mercantia, oltre 100 spettacoli a Certaldo
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Piemonte, la montagna che cammina: esperienze outdoor tra borghi e natura sul sentiero CAI

La montagna può essere tante cose. Un rifugio, certo, ma anche una palestra naturale per chi ama mettersi alla prova. La tavolozza dei colori è infinita, mentre i profumi e i sapori attirano i sensi di chi va ancora in cerca di meraviglia senza avere troppa fretta. Il progetto Una montagna di esperienze, nato grazie alla collaborazione tra otto consorzi turistici del Piemonte – Conitours, Bardonecchia, Fortur, Valli di Lanzo, Valli del Canavese, Alpi Biellesi, Valsesia Monterosa e Valle Maira – si propone come una visione inclusiva, sostenibile, e che trova ispirazione in un territorio ricco di risorse.

Il principio guida è sempre il Sentiero Italia CAI con 69 tappe e 11 varianti che attraversano l’arco alpino piemontese e diventano metafora di un turismo che valorizza la montagna senza consumarla attraverso 2 Parchi Nazionali – Gran Paradiso e Val Grande – 77 aree protette e 3 Riserve della Biosfera MaB UNESCO nonché 20 chilometri di percorsi ciclo-escursionistici.

Lago Superiore di Roburent

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Lago Superiore di Roburent

Pascoli, erbe e foresta tra natura e tradizione

Immaginate di svegliarvi all’alba, nel silenzio degli alpeggi, proprio quando il respiro della montagna si confonde con quello del gregge. Fare il pastore per un giorno nelle Valli di Lanzo o in quelle Cuneesi è un’esperienza che ci riporta dritti verso il primo passo del ciclo della vita. Il tempo cambia ritmo e risponde alle esigenze degli animali, della mungitura e delle tradizioni custodite da quello che significa essere margaro.

Ma la montagna è anche curativa. Nelle Valli di Lanzo, si passeggia tra le erbe spontanee, e si impara a riconoscerle e trasformarle in rimedi o saponi. Un piccolo laboratorio a cielo aperto che ci aiuta ad assumere una nuova consapevolezza nella cura di noi stessi. La natura si fa quindi maestra, in un corso di botanica dal valore terapeutico. E poi i bagni di foresta, nelle Alpi Biellesi e in Valle Maira. Si cammina a piedi nudi sul muschio, rapiti dal profumo tagliente della resina che ci accompagna verso la calma degli alberi secolari che abbraccia corpo e mente.

Valli di Lanzo, Alta Via

Consorzio Valli di Lanzo

Valli di Lanzo, Alta Via

L’itinerario che parte dal Lago Nero conduce invece ai Laghi del Turlo, mentre dall’alto del Balcone della Val Grande, il cammino si apre verso l’Anello del Pian della Mussa, dove il paesaggio si fa più vasto; uno storico percorso collega invece il Rifugio Gastaldi e il Rifugio Cibrario. A Lemie, l’Anello della Religiosità racconta una storia di fede incisa nella pietra con piloni votivi, cappelle affrescate e alpeggi dimenticati in cui le cascate completano un quadro perfetto.

L’Ecomuseo della Brunetta testimonia invece la tenacia dell’uomo di fronte alla montagna, e poco più in là, la natura lascia spazio alla Reggia di Venaria e ai Giardini Reali che, insieme al Parco della Mandria, conservano l’eleganza degli antichi fasti sabaudi.

Dalla bici alle arrampicate, adrenalina in alta quota

Il Piemonte è un’arena di emozioni forti. Pareti d’arrampicata selvagge come quelle della Valle Maira, percorsi da mountain bike ed e-bike come la Gardetta Bike o la Via del Sale, da Limone Piemonte a Ventimiglia che arriva fino a 2239 metri, itinerari spettacolari tra creste, rifugi e borghi sospesi nel tempo. Le Alpi Biellesi sono invece una destinazione perfetta per gli amanti dell’outdoor, con vette che arrivano fino a 2600 metri.

Colle della Gardetta

Visit Piemonte, Ph I.com Multimedia

Colle della Gardetta

Dal Canavese al Marguareis, passando per la Valle Gesso e la Valsesia, le vie ferrate e i trekking sono aperte a esperienze di ogni livello, sempre accompagnate da panorami che tolgono il fiato in cui si alternano laghi glaciali, praterie, distese selvagge e conche silenziose, tutte inserite nel percorso tracciato dalle mulattiere utilizzate un tempo per le battute di caccia di Re Vittorio Emanuele II. E l’acqua? Nei fiumi impetuosi della Val Sesia e della Valle Stura si fa rafting, mentre nei laghi del Canavese si pagaia in canoa o ci si immerge tra rive erbose e pace assoluta.

Rafting in Valsesia

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Rafting in Valsesia

Fotografia naturalistica e wild watching

Cosa c’è di più emozionante che incrociare lo sguardo di uno stambecco? O sentire il fischio di una marmotta mentre il sole batte diretto sulle creste alpine? Il wild watching nel Parco del Gran Paradiso, il primo parco italiano fondato nel 1922, e nelle Valli del Canavese è un’attività che cambia il modo di vivere la montagna. Da qui si osservano aquile reali, gipeti, camosci e marmotte direttamente nel loro habitat, guidati da esperti naturalisti.

Conca dei rododendri

Oasi Zegna

Conca dei rododendri

Nelle Alpi Biellesi, la natura si veste di rosa con la fioritura dei rododendri nel parco naturale dell’Oasi Zegna, dando vita a uno spettacolo mozzafiato che sembra dipinto e che si può ammirare da metà maggio fino alla fine di giugno. E per gli appassionati di geologia e forme bizzarre, i “Ciciu” della Valle Maira — formazioni simili ai camini delle fate della Cappadocia — sono una tappa obbligata.

Riposo, benessere e turismo rigenerante

Dopo l’avventura, arriva il tempo di rigenerarsi. Il progetto Una montagna di esperienze propone numerosi pacchetti che spaziano dalle escursioni alle esperienze wellness. I voucher vacanza della Valle Maira e delle Valli di Lanzo, per esempio, regalano notti aggiuntive (una notte ogni tre e due notti ogni sette prenotate) in rifugi e strutture selezionate.

Ma il vero lusso è il silenzio, che qui si ricerca ancora con i ritiri di yoga in alta quota, i trattamenti forestali, le spa immerse nei boschi, e gli agriturismi dove si può staccare dalla frenesia quotidiana. Il Cammino di Oropa si sviluppa invece in diversi percorsi, costruiti su lunghezze diverse e su più gradi di impegno. Posto a 1200 metri di altitudine, il Santuario di Oropa rappresenta il maggiore complesso mariano d’Europa. Da qui si arriva anche alle cappelle del Sacro Monte di Oropa che fa parte del tracciato dei Sacri Monti, dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 2003.

Complesso del Santuario di Oropa

Visit Piemonte ph Giorgio Gulmini

Complesso del Santuario di Oropa

A pochi chilometri da Torino, la montagna cambia volto. Le Valli Olimpiche, casa dei Giochi Invernali del 2006 e che oggi accolgono il più vasto comprensorio sciistico del Piemonte, si trasformano d’estate in un teatro di esperienze da fare all’aria aperta. Da Sauze d’Oulx a Oulx, da Claviere a Cesana, passando per Salbertrand, Exilles e Chiomonte, si apre un territorio che si può raggiungere in treno, perfetto per chi vuole ricaricarsi.

Lago di Rochemolles

Archivio Consorzio Turistico Bardonecchia

Lago di Rochemolles

Gran parte delle strade salgono verso l’azzurro, tra sterrati leggendari come l’Assietta e Pramand o il Colle del Sommeiller, laghi alpini nascosti tra le rocce, torrenti freschi per gli amanti della pesca e piste ciclabili che tagliano i boschi. Lungo la Via Francigena, l’anima trova rifugio nella Sacra di San Michele e nell’Abbazia di Novalesa. Il Forte di Exilles, invece, continua a vigilare il confine, in un’atmosfera che sembra uscita da un romanzo fantasy.

Forte di Exilles con vista sulla Val di Susa

Visit Piemonte, Ph Ludovico de Maistre

Forte di Exilles con vista sulla Val di Susa

In Piemonte tra cultura, storia e patrimonio

Questo territorio è natura, tradizione e patrimonio dell’umanità. In Piemonte, ogni sentiero può condurre a un castello, a una residenza sabauda oppure ancora a un borgo medievale. Il Sacro Monte di Varallo in Valsesia, con il suo ciclo di cappelle, è l’ennesimo tesoro d’arte e spiritualità.

L’esperienza culturale si fa però completa con la visita alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, scrigno di luce e colore, con la straordinaria Parete Gaudenziana, affrescata da Gaudenzio Ferrari intorno al 1513: un’opera che racconta la Vita e la Passione di Gesù con prospettive di sorprendente modernità. Poco distante, il Complesso Monumentale, edificato a fine Quattrocento, custodisce l’identità che caratterizza tutta la Valsesia.

Varallo poi, insieme alla comunità di Otro, si prepara a vivere un 2025 speciale, che affonda le sue radici nel lontano 1025, quando un antico diploma imperiale ne attestava l’esistenza. Un anniversario che è che un’occasione per tornare a camminare nei luoghi dove tutto è cominciato. Dai villaggi Walser alle antiche contrade, dai sentieri verso Alagna alle vie del centro storico, si riscopre un passato che ha lasciato tracce nei nomi e nel territorio che oggi conosciamo.

Escursioni tematiche, passeggiate culturali, mostre ed eventi diffusi propongono una nuova lettura del paesaggio, con la pergamena dell’Imperatore Corrado II esposta in Palazzo dei Musei come simbolo tangibile di un’identità che dura da un millennio.

Valle Vogna

Visit Piemonte, ph I.Com Multimedia

Trekking in Valle Vogna

Ma è nel Canavese che il viaggio si fa ancora più denso, grazie ai laghi dove il vento spinge vele leggere, tavole da surf e canoe. Tra dimore storiche e corsi d’acqua, si raggiungono i quattro siti patrimonio dell’UNESCO: le palafitte preistoriche di Anzasco e Viverone, Ivrea, Città Industriale del XX secolo, il Sacro Monte di Belmonte e il Castello di Agliè, Residenza Reale Sabauda.

Ivrea, che sorge sulle rive della Dora Baltea, è la capitale del Canavese. Il Castello delle Rosse Torri custodisce storie secolari,  locali e botteghe del centro storico invitano a gustare sapori che parlano di tradizione, mentre il grande sogno di Adriano Olivetti si fa architettura concreta, sociale e moderna in un complesso di 32 edifici costruiti a partire dagli anni ’30 del Novecento e adesso patrimonio UNESCO.

Canavese vista lago

Visit Piemonte – Getty Images

Canavese vista lago

Gastronomia locale ed esperienze sensoriali

Il gusto fa parte dell’avventura. In Piemonte, ogni valle ha i suoi sapori e profumi, che si scoprono passo dopo passo. Nei rifugi delle Alpi Biellesi, il Ratafià di ciliegie, le birre artigianali, i formaggi e i salumi diventano parte dell’esperienza escursionistica per sei fine settimana tra giugno e settembre.

Le passeggiate del gusto nella provincia di Cuneo guidate da esperti di Confartigianato sono veri e propri tour sensoriali. E per chi ama l’enologia, in Valsesia, gli itinerari tra i vigneti di Gattinara sono una perfetta unione tra natura e cultura enogastronomica.

Eventi, festival e sport di resistenza

L’estate 2025 sarà ricca di eventi costruiti tra comunità, cultura e sport. Il Ciciufestival nella Riserva Naturale di Villar San Costanzo è un momento magico tra musica, laboratori e campeggio tra le straordinarie formazioni rocciose e che dura per diversi giorni, dal 19 al 22 giugno.

Gli appassionati di corsa in montagna hanno trovato pane per i loro denti nella Skymarathon e VK in Valsesia, in due giorni di trail ad alta quota. E chi ama la bicicletta, invece, potrà mettersi alla prova nella Route del Marguareis, un evento di cicloescursionismo transfrontaliero che si rinnova ogni anno in 70 km e 2000 metri di dislivello positivo che da Tende – in Francia – arriva fino a Chiusa di Pesio.

E ancora, da non perdere l’escursione del Millennio a Otro, alle origini di Alagna il 20 settembre 2025, e l’escursione tra i villaggi dell’antica Alpe Alania – Alagna Valsesia fino a ottobre. Dall’11 al 20 luglio vi aspetta invece Alpaà di Varallo, la manifestazione estiva che ogni anno conta su oltre 150000 presenze in 10 giorni di eventi, concerti gratuiti, artigianato, cultura e gastronomia.

Piemonte per tutti: famiglie, coppie o single

Il bello della montagna piemontese? È davvero per tutti. Le famiglie troveranno itinerari facili e servizi pensati per i più piccoli, come i percorsi nei boschi di Bardonecchia, Sauze d’Oulx o Valsesia.

Le coppie possono scegliere fine settimana romantici tra wellness e cultura, con cammini spirituali e trattamenti rigeneranti. Chi viaggia da solo, invece, troverà nei sentieri storici e nelle passeggiate meditative la compagnia perfetta: quella di sé stessi e della natura.

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Cammino dei Ribelli: sulle tracce di partigiani e banditi

Ci sono luoghi che resistono ai riflettori, terre di confine che restano fuori dalle rotte del turismo di massa. La Val Borbera è una di queste: una valle incastonata tra Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna, all’apparenza ruvida e silenziosa. Ma chi ha il coraggio di rallentare e mettersi in cammino scopre un mondo ricco di bellezza autentica, memorie vive e vite ostinate.

Il Cammino dei Ribelli nasce proprio qui, come gesto di cura verso un territorio che lotta contro lo spopolamento. È un viaggio a piedi che parla di resistenza – quella storica, dei partigiani, e quella quotidiana, di chi continua a vivere e coltivare questi luoghi con passione. Un cammino per chi cerca la meraviglia fuori dai circuiti abituali.

La storia del Cammino dei Ribelli

Il Cammino dei Ribelli è un itinerario escursionistico lungo circa 130 km, diviso in sette tappe, che attraversa la Val Borbera, una valle poco abitata dell’Appennino settentrionale, nel Basso Piemonte, al confine con Liguria ed Emilia-Romagna.

Il nome richiama le tante forme di ribellione che hanno segnato la storia di questa terra: dalle popolazioni liguri che si opposero ai Romani, ai banditi rurali che rifiutarono il potere dei feudatari, fino ai partigiani che combatterono il nazifascismo. È una valle che ha sempre detto “no” a chi voleva piegarla, e che oggi rivive grazie a chi sceglie di camminarla, abitarla o tornarci a vivere.

Il cammino è nato per valorizzare questo patrimonio storico e umano: camminare qui significa ascoltare una voce antica, ma ancora capace di parlare al presente. È un invito a riscoprire, attraverso il passo lento, il senso profondo di appartenenza a una terra che ha fatto della resistenza uno stile di vita.

Le tappe del Cammino dei Ribelli

Il Cammino dei Ribelli si compone di 7 tappe per un totale di circa 130 km e oltre 4.000 metri di dislivello positivo. Si snoda lungo sentieri CAI, antiche mulattiere e tratti di strade secondarie poco trafficate. Le tappe sono pensate per essere affrontate in 7 giorni, ma il ritmo può essere adattato in base alle proprie esigenze e al proprio passo.

Il cammino è pensato come un grande anello: parte e termina alla stazione ferroviaria di Arquata Scrivia, rendendolo facilmente accessibile anche senza automobile. Di tappa in tappa, si attraversano villaggi di pietra, boschi selvaggi, terre coltivate, paesi abbandonati e luoghi carichi di memoria partigiana.

Tappa 1: da Arquata Scrivia a Persi

(13 km, 400 D+, 4h)

Il cammino inizia dalla stazione ferroviaria di Arquata Scrivia, facilmente raggiungibile in treno. Dopo aver attraversato il centro storico, si sale verso il piccolo borgo di Castel Ratti, dove si incontra una quercia secolare che domina il paesaggio.

Si prosegue passando per Liveto e Cerreto Ratti, piccoli nuclei rurali, fino a raggiungere Persi, frazione affacciata sul torrente Borbera. In estate è possibile immergere i piedi nelle sue acque limpide: un ristoro perfetto dopo questa prima giornata, breve ma già ricca di bellezza e silenzi.

Tappa 2: da Persi ad Albera Ligure (versione estiva)

(15,5 km, 360 D+, 5h)

Percorribile da giugno a settembre, questa tappa è tra le più spettacolari del cammino: si svolge in gran parte nel greto del torrente Borbera, tra pozze, massi levigati e canyon naturali.

Dopo la partenza da Persi, si entra subito nelle celebri Strette del Borbera, un tratto di rara bellezza dove l’acqua ha scavato gole profonde nella roccia. Si prosegue verso Pertuso, teatro di una battaglia partigiana cruciale nell’agosto del 1944, e si raggiungono i paesi di Cantalupo e Rocchetta Ligure, con il suo Museo della Resistenza. La tappa termina nei pressi di Albera Ligure, dove è possibile pernottare o fare tappa ristoro.

Tappa 2: da Persi ad Albera Ligure (versione invernale)

(18,5 km, 850 D+, 6h)

Da ottobre a maggio, il greto del Borbera diventa impraticabile, e questa variante alternativa risale i versanti della valle offrendo grandi panorami.

Si parte da Persi in direzione del borgo medievale di Roncoli, quindi si raggiunge Rivarossa, oggi abbandonato, ma ricco di suggestioni e testimonianze della vita contadina di un tempo. Si prosegue lungo un crinale che affaccia dall’alto sulle Strette, per poi scendere nei pressi di Pertuso, dove il percorso si ricongiunge all’itinerario estivo, evitando però il guado del fiume presso Rocchetta. La tappa termina, come nella versione estiva, ad Albera Ligure.

Tappa 3: da Albera Ligure a Cosola

(15 km, 800 D+, 5h)

Questa tappa inizia da Albera Ligure e risale gradualmente i versanti boscosi della valle, attraversando un paesaggio sempre più montano. Si toccano i piccoli borghi di Vigo e Centrassi, per poi scendere brevemente verso Casella e proseguire fino a Cabella Ligure, uno dei paesi più grandi del cammino.

Da qui si sale verso la frazione di Teo, conosciuta per essere il luogo d’origine della nonna di Papa Francesco, e si attraversa il borgo di Piuzzo, che offre una vista splendida sulle montagne circostanti. La giornata termina a Cosola, importante snodo dell’alta Val Borbera e ottimo punto di ristoro e pernottamento.

Tappa 4: da Cosola a Fontanachiusa

(22 km, 1.000 D+, 7h)

Questa è la tappa più lunga e impegnativa dell’intero itinerario, ma anche una delle più varie e suggestive. Si parte da Cosola, si attraversa la frazione di Montaldo di Cosola e si scende verso i paesi di Daglio e Cartasegna, dove è possibile visitare una piccola cantina-museo e un ponte romano ben conservato.

Da qui si continua verso Connio e si entra nel territorio di Carrega Ligure, il comune più alto e meno popolato della provincia di Alessandria. L’arrivo è previsto a Fontanachiusa, o, in alternativa, nella vicina Magioncalda, a seconda della disponibilità di accoglienza. È una tappa ideale per chi ama attraversare borghi remoti, respirare storie antiche e immergersi nella dimensione più autentica della montagna.

Tappa 5: da Fontanachiusa a Dova Superiore

(20 km, 900 D+, 6h)

Si lascia Fontanachiusa (o Magioncalda) iniziando una tappa immersa nel silenzio dei boschi e nei segni del tempo. Si attraversa il minuscolo borgo di Magioncalda e si raggiunge il suggestivo paese abbandonato di Chiapparo, uno dei luoghi più emblematici dello spopolamento della valle.

Si continua poi verso Vegni, frazione viva e simbolo di ritorno alla terra, per poi scendere verso il Mulino di Agneto, uno dei mulini storici della valle. Da qui si risale al paese di Agneto e, attraverso un tratto panoramico, si raggiunge il valico di San Fermo, da cui si gode una vista ampia sulle valli circostanti. L’ultima parte è una discesa dolce verso Dova Superiore, piccolo borgo incastonato tra prati e boschi.

Tappa 6: da Dova Superiore a Roccaforte Ligure

(18 km, 700 D+, 6h)

Da Dova Superiore si parte in direzione di Casalbusone, attraversando boschi fitti e zone di pascolo. Il cammino prosegue poi verso Gordena e Canarie, piccoli nuclei rurali dal fascino immutato. Da qui si sale verso il Monte Bossola, che offre una delle visuali più ampie sul crinale appenninico.

Dopo la salita, si scende attraversando le frazioni di Prato, Cavanna e Castellaro, per poi raggiungere il territorio di Mongiardino Ligure, dove si guada un piccolo torrente. L’ultima parte dell’itinerario prevede una breve salita verso Montemanno, da cui si scende infine a Roccaforte Ligure, il paese di arrivo.

Chi preferisce spezzare o variare la tappa può optare per deviazioni notturne verso la zona di Sisola o il Mulino di Serventin, dove sono presenti strutture di accoglienza immerse nella natura.

Cosa sapere prima di partire

Il Cammino dei Ribelli attraversa un territorio remoto e poco abitato, in cui la presenza umana è rarefatta e i servizi essenziali non sono sempre a portata di mano. Per questo motivo è importante partire ben preparati, con alcune attenzioni particolari.

  • Quando partire: il periodo migliore per percorrere il cammino è tra maggio e luglio, quando il clima è stabile, le giornate lunghe e i sentieri ben percorribili. Da giugno a settembre, è attiva la versione estiva della Tappa 2, che si svolge nel greto del Borbera: un tratto spettacolare ma accessibile solo in condizioni di secca. Fuori da questi mesi è obbligatorio seguire la variante invernale, più lunga e con maggiore dislivello.
  • Durata e ritmo: le tappe sono pensate per essere percorse in 7 giorni consecutivi, ma in alcune giornate (come la Tappa 4 da Cosola a Fontanachiusa) può essere utile suddividere il percorso, soprattutto se si cammina con zaini pesanti o in condizioni di caldo.
  • Tracciato e orientamento: il cammino si sviluppa su una rete mista di sentieri CAI, mulattiere e strade asfaltate secondarie. In alcuni tratti l’orientamento può essere impegnativo: la segnaletica dedicata (cartelli bianchi con logo nero) è presente ma non ancora uniforme su tutto il percorso. È fondamentale avere con sé le tracce GPS delle tappe, scaricate prima della partenza e funzionanti offline, perché in molti punti non c’è segnale telefonico.
  • Punti acqua: ogni borgo attraversato ha almeno una fontana pubblica, ma alcuni tratti (soprattutto tra Chiapparo e San Fermo o tra Bossola e Montemanno) sono lunghi e isolati. In estate è indispensabile partire con almeno 1,5–2 litri d’acqua a persona, da integrare lungo il tragitto.
  • Fondi e fondo percorso: il fondo varia da roccia, terra battuta, prati e ghiaia fino a brevi tratti asfaltati. Alcuni passaggi nel greto del fiume (Tappa 2 estiva) possono prevedere camminata su sassi instabili e tratti bagnati. Serve buona stabilità e attenzione al meteo.

Come arrivare al Cammino

Il Cammino dei Ribelli parte e termina ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, ed è facilmente raggiungibile sia in treno che in auto.

  • In treno: la stazione di Arquata Scrivia si trova lungo le linee Genova–Torino e Genova–Milano, con collegamenti diretti da città come Genova, Alessandria, Milano, Torino e altre località del Nord Italia. All’arrivo si può iniziare a camminare subito, seguendo le indicazioni per la prima tappa.
  • In auto: si può arrivare percorrendo l’autostrada A7 Milano–Genova, uscita Vignole–Arquata Scrivia. In paese e nei pressi della stazione sono disponibili parcheggi gratuiti dove lasciare l’auto per tutta la durata del cammino.
  • Dall’aeroporto: gli aeroporti più vicini sono Genova Cristoforo Colombo (circa 50 km), Milano Linate (circa 100 km) e Milano Malpensa (circa 130 km). Da ognuno si può raggiungere Arquata in treno, con cambio a Genova, Milano o Alessandria, a seconda della tratta.

Le regole da seguire

Non esiste un regolamento formale per percorrere il Cammino dei Ribelli, né sono necessari permessi specifici per camminare lungo il tracciato. Tuttavia, ci sono alcune indicazioni e strumenti utili per vivere il cammino in modo consapevole e rispettoso:

  • Non è richiesto alcun permesso ufficiale per percorrere il Cammino dei Ribelli. Il percorso è libero e accessibile a tutti.
  • È disponibile una Credenziale del Ribelle, un documento simbolico che identifica il camminatore. Non è obbligatoria, ma consente di accedere a tariffe scontate presso le strutture convenzionate, raccogliere i timbri delle tappe e contribuire al sostegno del cammino. Può essere ritirata ad Arquata Scrivia o ordinata online.
  • Le aree tenda presenti lungo il percorso non sono libere né selvagge: sono spesso collegate a bar, agriturismi o realtà locali. È necessario prenotare o avvisare con anticipo per essere accolti correttamente.
  • In alcune tappe si attraversano zone con attività agricole o pastorizie, dove sono presenti cani da guardiania (liberi e protettivi). Si raccomanda prudenza, calma e rispetto: non agitare bastoni o urlare, evitare di avvicinarsi agli animali e seguire eventuali indicazioni locali.
  • È importante camminare con rispetto: non accendere fuochi, non campeggiare fuori dalle aree consentite, non abbandonare rifiuti e privilegiare, quando possibile, le strutture locali per mangiare e dormire.

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Lavanda in fiore, i migliori luoghi d’Italia per ammirare spettacoli viola da sogno

Quel momento dell’anno in cui la lavanda inizia a colorare le colline d’Italia con le sue sfumature di viola, vuol dire che si sta aprendo una stagione magica per chi ama viaggiare immerso nella natura e nei profumi autentici. Non si tratta solo di una festa per gli occhi, ma di un’esperienza sensoriale che unisce paesaggi mozzafiato, piccoli borghi e tradizioni rurali che raccontano storie antiche. Dalle distese toscane alle valli piemontesi, ecco a voi i migliori luoghi del nostro Paese per ammirare le fioriture di lavanda.

Sale San Giovanni, Piemonte

In Piemonte, tra le sue tante meraviglie, si nasconde un vero e proprio angolo di Provenza a Sale San Giovanni, in provincia di Cuneo. Da queste parti, tra fine giugno e inizio luglio, i campi di lavanda esplodono in un tripudio di viola. Passeggiando tra i filari di lavanda della zona, ci si imbatte anche in erbe officinali come camomilla, issopo e achillea, che arricchiscono il panorama con colori e profumi intensi.

A disposizione dei visitatori ci sono dei percorsi pedonali, che vanno da 25 minuti a 4 ore, che catapultano in un mondo fatto di bellezza e tranquillità. Per accedervi, durante i weekend dal 21 giugno al 6 luglio, è richiesto un contributo simbolico di 2 euro a persona, che include l’accesso ai sentieri e alle visite guidate alle chiese locali. A disposizione ci sono anche eventi speciali, come la “Fiera delle Erbe” che quest’anno andrà in scena il 28 e 29 giugno.

Piemonte, Sale San Giovanni

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La lavanda a Sale San Giovanni

Tuscania, Lazio

Nella suggestiva e antica cornice di Tuscania, in provincia di Viterbo, i campi di lavanda sono appezzamenti che i locali coltivano più per passione e per la qualità del prodotto che per turismo di massa, ma sono assolutamente suggestivi. Si trovano un po’ fuori dal centro storico del borgo, vicino alle campagne, e si presentano come luoghi raccolti e autentici.

Il momento giusto per vedere la lavanda in fiore in questa zona è tra fine giugno e inizio luglio. Per celebrare questa meraviglia della natura dalle mille sfumature di viola, viene organizzata anche l’amatissima Festa della Lavanda, un evento annuale che quest’anno si terrà il 5 e 6 luglio.

In questa occasione, le vie del centro storico si animano con bancarelle che offrono prodotti a base di questa pianta, come oli essenziali, saponi, sali e prodotti alimentari, ed è possibile partecipare anche a tour nei campi per scoprire la coltivazione e la distillazione dell’olio essenziale. L’evento include persino mostre, musica dal vivo e spettacoli. L’ingresso è gratuito, ma alcune attività, come le visite guidate ai campi di lavanda, potrebbero richiedere una prenotazione anticipata e un piccolo contributo economico.

Campotenese, Calabria

Immerso nel Parco Nazionale del Pollino, il Parco della Lavanda di Campotenese, in provincia di Cosenza, è nato nel 2007 grazie all’idea della famiglia Rocco che ha riscoperto la lavanda autoctona chiamata “Loricanda”, una varietà selvatica che rischiava di scomparire. In zona la fioritura va da circa il 20 giugno al 20 agosto, con picchi tra fine giugno e luglio. Visitarlo è molto facile: basta un contributo di 2 euro a persona (gratis sotto i 14 anni), per poter approfittare di visite guidate di circa 40 minuti.

Un angolo autentico, ruvido e profumato nel cuore del Sud Italia, fuori dai soliti circuiti turistici ma che senza ombra di dubbio è in grado di emozionare: si trova a oltre 1000 metri di altitudine, nel silenzio rarefatto del Parco Nazionale. Durante i weekend, tra le altre cose, sono presenti laboratori per famiglie ed è possibile prendere parte a escursioni con guida naturalistica (il “LavandaTrekking”) e piccoli eventi serali tra musica, teatro e tramonti che incendiano le montagne.

Parco della Lavanda di Campotenese, Calabria

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Tutta la bellezza del Parco della Lavanda di Campotenese

Godiasco Salice Terme, Lombardia

Un tuffo nella lavanda si può fare anche a due passi da Milano, più precisamente presso il campo di Godiasco Salice Terme (Oltrepò Pavese), dove dal 20 al 22 giugno 2025 torna “Lavandissima”, la festa in mezzo ai filari di lavanda. L’ingresso è libero, senza prenotazione, dalle 17 a mezzanotte, con musica live, DJ set, punti ristoro e vini locali.

Il 28 giugno, tra le altre cose, si svolge “Mani nella lavanda”. Un appuntamento che inizia alle 9 con raccolta manuale e a cui segue una dimostrazione di distillazione, per poi finire con un pranzo curato per i partecipanti (antipasto, risotto, crostata, vino e caffè), tutto incluso nel prezzo. Ovviamente, il campo è visitabile anche durante la settimana.

È luogo piccolo, autentico, con circa 5.000 piante coltivate dalla proprietaria ed è gestito con cura: è un angolo di Lombardia che profuma di Sud francese.

Assisi, Umbria

È possibile immergersi nel profumo della lavanda anche con alle spalle il suggestivo sfondo della città che ha dato i natali a San Francesco: Assisi. In questo incantevole angolo di Umbria, infatti, prende vita il Lavandeto di Assisi, dove si tiene persino una festa nei fine settimana che vanno dal 14 giugno al 6 luglio, con ingresso gratuito.

Nei giorni infrasettimanali, invece, è possibile visitare i campi pagando un biglietto di 5 euro, con orari dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00. Non si tratta solo di una passeggiata tra filari colorati, ma di un’esperienza completa: ci sono visite guidate per scoprire i segreti botanici della pianta, laboratori per imparare a creare unguenti o intrecciare cesti, e la possibilità di assistere alla distillazione tradizionale della lavanda.

Nei weekend serali, poi, l’atmosfera si anima con musica dal vivo e cene a picnic che regalano un modo speciale di vivere il luogo. È il posto perfetto per chi desidera rallentare, immergersi nei profumi intensi della natura e godersi una giornata di tranquillità.

Santa Luce, Toscana

Nel cuore dei Colli Pisani, in Toscana, c’è Santa Luce che si trasforma ogni anno in un piccolo angolo di Provenza, grazie ai suoi campi di lavanda che fioriscono dal 7 giugno al 13 luglio 2025. L’evento, chiamato “I Giorni della Lavanda”, non è solo una festa visiva, ma un’immersione completa nella natura e nelle tradizioni regionali più autentiche.

Le aziende agricole e gli agriturismi della zona aprono i loro cancelli per far passeggiare i numerosi visitatori tra i filari profumati, partecipare a degustazioni di prodotti biologici e godere di picnic incantati tra il viola intenso dei fiori. Le visite ai campi sono per lo più gratuite e disponibili tutti i giorni, ma l’esperienza si arricchisce con escursioni guidate a piedi, tour in e-bike e trekking a cavallo, ideali per chi vuole vivere la campagna in modo attivo.

Durante il weekend, la festa si anima con appuntamenti culturali, concorsi di pittura e conferenze sull’aromaterapia, che rendono il tutto più coinvolgente e stimolante. I Colli Pisano sono il posto più indicato per respirare un’atmosfera rilassata, fatta di sapori genuini, ospitalità rurale e paesaggi che sembrano dipinti.

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Barolo, il borgo candidato al Best Tourism Villages by UN Tourism

Barolo, piccolo borgo medievale incastonato nel cuore delle Langhe piemontesi in provincia di Cuneo, è celebre in tutto il mondo per il suo vino iconico, prodotto dal vitigno nebbiolo, e il paesaggio mozzafiato. Recentemente candidato al prestigioso riconoscimento Best Tourism Villages promosso dall’UN Tourism, Barolo si conferma una meta imperdibile per chi in un viaggio va alla ricerca di cultura, storia e autenticità.

Questo borgo, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e inserito tra i Borghi più belli d’Italia, offre un mix unico di tradizione rurale e innovazione enologica, dove ogni angolo narra una storia legata al territorio. Visitare Barolo significa immergersi in un ambiente che ha saputo conservare la propria identità, valorizzando la bellezza del paesaggio e la qualità dei suoi prodotti.

Cosa vedere a Barolo

Il borgo di Barolo è una piccola gemma ricca di storia e cultura, dove architetture antiche e musei raccontano le radici profonde di questa terra. Passeggiando per le sue vie si possono scoprire testimonianze di un passato legato alla tradizione vinicola e al contesto rurale delle Langhe. Ma Barolo non è solo vino e prodotti tipici ma è anche arte, cultura e paesaggio che si fondono dolcemente. I turisti che arrivano in questo borgo potranno fare un’esperienza di viaggio completa e indimenticabile.

Le attrazioni principali del borgo rappresentano un viaggio nel tempo e nei sapori, in grado di soddisfare curiosi e appassionati di ogni età. Ecco cosa vedere durante un viaggio nel borgo di Barolo.

Il castello comunale Falletti è la sede dell’Enoteca Regionale del Barolo e del Museo del Vino – Wi.Mu. Questo luogo racconta la storia e la tradizione enologica del territorio attraverso esposizioni interattive e degustazioni.

Al suo interno si possono scoprire antichi strumenti di vinificazione e approfondire la storia della famiglia Falletti, protagonista indiscussa del borgo. Da ammirare poi il Museo delle Etichette (Wi.La.) che rappresenta una delle più grandi raccolte di etichette da vino d’uva (282.000 esemplari).

Piazza Falletti è il cuore vibrante di questo borgo, con caffè e negozi tipici. Una tappa perfetta per immergersi nell’atmosfera locale e luogo ideale per una pausa rilassante, osservando la vita quotidiana degli abitanti e i colori delle stagioni. Davanti al borgo, sul bricco delle Viole, si intravedono anche le rovine del castello della Volta, edificio medievale appartenuto ai Falletti.

La Chiesa di San Donato è una chiesa storica di assetto romanico che domina il centro del paese con la sua elegante struttura. Al suo interno si trovano affreschi e opere d’arte che testimoniano la lunga tradizione religiosa e culturale della comunità. Sotto il presbiterio è custodito il sepolcreto degli antichi feudatari.

I dolci pendii intorno al borgo sono ricoperti da sinuosi vigneti che fanno parte del patrimonio Unesco e offrono panorami suggestivi. Qui è possibile scattare fotografie indimenticabili o semplicemente godersi la pace di un territorio preservato e ricco di biodiversità. Per quelli che amano passeggiare nel verde respirando aria pura e staccando la spina dalla folla e dalla frenesia, è consigliato percorrere i Sentieri di Langa e del Barolo.

Cosa vedere a Barolo

Fonte: iStock

Bellissimo paesaggio nella regione delle Langhe del Piemonte

Cosa fare a Barolo

Barolo non è solo un luogo da ammirare. Un viaggio da queste parti, infatti, regalerà al viaggiatore anche tante esperienze da vivere e da portare a casa custodendole con cura. Grazie ad attività che coinvolgono i sensi e la scoperta del territorio, ogni visita può trasformarsi in un’avventura tra sapori, colori e tradizioni enogastronomiche uniche. Le possibilità di svago sono molteplici e si adattano a diversi tipi di viaggiatori, dagli amanti del buon vino ai camminatori appassionati di natura e cultura.

Partecipare agli eventi locali – come Collisioni: festival estivo di arte, musica e cultura – o cimentarsi in percorsi di degustazione permette di entrare in contatto con la vera anima di Barolo, fatta di passione, unicità e autenticità.

Sicuramente visitando Barolo, non si può fare a meno di partecipare a tour guidati nelle cantine assaggiando il celebre Barolo DOCG, simbolo dell’enologia italiana. Le cantine spesso offrono anche approfondimenti sul processo produttivo, consentendo di apprezzare ancora di più ogni sorso.

Degustazione di vino Barolo

Fonte: iStock

Calici di Barolo DOCG con il castello di Barolo

Ci sono poi tanti itinerari a piedi o in bici tra i vigneti per scoprire i paesaggi unici delle Langhe. Questi percorsi permettono di respirare aria pura e di ammirare la natura circostante in ogni stagione, dalla primavera all’autunno. Macchina fotografica sempre alla mano perché qui gli scatti vengono uno più bello dell’altro.

In base al periodo di viaggio potrà anche capitare di visitare Barolo durante gli eventi e le manifestazioni dedicate al vino – come la Festa del vino Barolo a settembre. Partecipare a questi eventi è anche un’occasione per assaporare i piatti tipici e scoprire le usanze tradizionali tramandate da generazioni in generazioni.

A Barolo si possono poi  esplorare musei – quello del vino e quello dei cavatappi – gallerie d’arte e partecipare a laboratori artigianali per conoscere meglio la tradizione locale. Queste attività offrono anche l’opportunità di acquistare prodotti fatti a mano direttamente dagli artigiani del territorio e di riportare così a casa un souvenir unico e autentico.

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Ciclovia Bar to Bar, un percorso tra i borghi più belli delle Langhe

Premiata agli Oscar del Turismo 2025, la Ciclovia Bar to Bar propone un percorso ad anello nella zona delle Langhe collegando Barbaresco a Barolo in un paesaggio suggestivo ed estremamente caratteristico. Il percorso tra dolci colline, lungo 124 chilometri, abbraccia la cultura del turismo lento proponendo percorsi campestri e scorci vitivinicoli di tutto rispetto.

La ciclovia Bar to Bar in Piemonte

C’è un filo invisibile che vuole unire due perle preziose del Piemonte, il borgo di Barbaresco e quello di Barolo. Non è solo il vino ad accomunare queste meraviglie delle Langhe ma un intero percorso fatto di panorami e borghi carichi di storia che sono pronti a incantare gli amanti del cicloturismo e dei viaggi a ritmo lento. Si chiama Bar to Bar ed è un itinerario ad anello di 124 chilometri che dà modo di divertirsi tra sette tappe.

Il tracciato è completamente segnalato, pensato per essere percorso in entrambe le direzioni, con varianti che permettono di personalizzare ogni avventura. Ogni curva, ogni salita, ogni discesa racconta qualcosa. E il bello è che non c’è un modo giusto per affrontarla: c’è solo il proprio passo.

Le tappe della ciclovia Bar to Bar nelle Langhe

Il tracciato include 7 tappe disposte lungo un anello di 124 chilometri. Si parte da Barbaresco, raggiungendo Alba costeggiando il Tanaro per poi salire verso le colline del Barolo toccando i borghi di Roddi, Verduno e La Morra, conosciuta come il balcone delle Langhe. Ultima tappa? Barolo, apprezzato da viaggiatori da tutto il mondo per l’incantevole produzione vinicola.

C’è anche un percorso più lungo e impegnativo che parte, comunque, da Barbaresco ma tocca altri punti come Neive e Treiso, raggiungendo l’Alta Langa fino al Passo della Bossola per poi far scoprire borghi quali Bossolasco, Roddino, Serralunga e Monforte, con arrivo finale sempre a Barolo.

Ogni tappa è un piccolo viaggio: Alba con le sue torri e patria del tartufo, Neive con il suo fascino antico e il tutto guidato da una segnaletica chiara attraverso cartelli bianchi e rossi persino nei tratti più isolati. Ogni bivio è ben segnalato con informazioni chiare per accompagnare i turisti. E chi non è molto sportivo? Può noleggiare una e-bike, una bici elettrica che riduce la fatica ma permette di vivere a pieno il viaggio sensoriale che la zona delle Langhe ha studiato.

Non possiamo definirla semplicemente un percorso ciclopedonale perché sarebbe riduttivo. La Bar to Bar è un inno alla lentezza, un invito ad esplorare un luogo con i propri ritmi, gustando ogni angolo e ogni scorcio perché la strada fatta è parte stessa dell’esperienza e non solo la meta finale. Un percorso ad anello che può essere spezzato in più giorni per andare incontro alle esigenze di ogni viaggiatore.

Il percorso ha ottenuto un riconoscimento importante agli Oscar del Cicloturismo ottenendo una menzione speciale della stampa per questo itinerario che racconta le colline Patrimonio dell’Umanità Unesco in un itinerario circolare dal carattere unico. La Bar to Bar con un percorso di 124 chilometri in sette tappe rappresenta a pieno titolo il simbolo di turismo lento.

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Dieci luoghi (+1) dove ammirare i campi di lavanda in fiore in Piemonte

C’è una zona del Piemonte che, quando arriva l’estate, si tinge di viola. Ed è proprio questo il momento più magico per visitarla. Siamo nella zona a cavallo tra Monferrato e Alessandrino, dove le colline e le vaste distese aperte, coltivate a lavanda, fioriscono. I campi di questo ampio territorio si colorano delle mille tonalità del viola della lavanda e inondano l’aria di quell’inconfondibile profumo che ricorda la Provenza.

Fino alla fine di luglio, quando la lavanda viene tagliata, queste distese fiorite diventano meta di pellegrinaggio di visitatori ogni anno sempre più numerosi, attirati da uno spettacolo che regala un colpo d’occhio unico e molto scenografico. Da qualche anno, da queste part la lavanda ha assunto un ruolo sempre più importante nell’economia agricola, con aziende che ne lavorano i fiori per creare oli, profumi e prodotti di bellezza.

I campi di lavanda possono essere l’occasione per una gita all’aria aperta, alla scoperta dei paesi di questa zona, custodi di piccole bellezze architettoniche e capaci di riportare indietro nel tempo chi li visita
Ecco i dieci luoghi (più uno) più belli da visitare per un’immersione nei campi di lavanda dell’Alessandrino e del Monferrato.

Alessandria e la lavanda

Alessandria, cuore pulsante di questa zona del Piemonte, è il luogo ideale per fare un’esperienza didattica con la lavanda. Città meravigliosa da girare in bicicletta (alle bici la città ha dedicato anche un museo, l’AcdB, Alessandria città della bicicletta) propone un mix di architetture antiche – una su tutte la Cittadella, uno dei più grandiosi monumenti europei nell’ambito della fortificazione permanente, nonché uno dei meglio conservati in Europa – e moderne  – lo spettacolare Ponte Meier, per esempio, opera dell’archistar Richard Meier, dalla cui corsia ciclopedonale si può godere di un bellissimo tramonto sul fiume – e può facilmente essere il luogo nevralgico da cui partire per andare alla scoperta della lavanda.
Anche negli immediati dintorni della città si trovano splendidi campi di lavanda le cui aziende offrono spunti ed esperienze da fare anche in giornata.

Alessandria

Fonte: iStock

Alessandria e il suo suggestivo patrimonio architettonico

Il borgo di Castelletto d’Erro

Siamo nella parte Sud Occidentale della provincia, nell’Alto Monferrato acquese, sulla dorsale che divide la Val Bormida dalla Valle dell’Erro, già vicinissimi al confine con la Liguria, di cui si avvertono le contaminazioni, nell’architettura dei borghi, nei sapori e anche nell’accento parlato. Il piccolo borgo di Castelletto d’Erro (AL), poco più di 150 abitanti arroccato su una collina, è un punto di partenza ideale per ammirare le fioriture estive della lavanda. Qui si trovano alcuni punti panoramici perfetti per una foto spettacolare. Per esempio, la chiesetta di Sant’Anna, amatissima dai fedeli locali perché qui, nel giorno della festa patronale (la terza domenica di luglio) la statua di Sant’Anna viene trasportata in processione. Oppure, la torre quadrata del XIII secolo che domina il paese, circondata da alcune rovine delle mura dell’antico castello e da torrette circolari in pietra create per scopi militari. Questa torre costituisce ancora oggi un ottimo punto di osservazione non solo per i campi di lavanda, ma anche per ammirare l’Appennino Ligure e le Langhe, con il vicino Comune astigiano di Roccaverano, la pianura alessandrina e, in lontananza, il Monviso e alcune vette lombarde.

Il paese di Spigno Monferrato

Un altro punto perfetto per ammirare le fioriture di lavanda è Spigno Monferrato, nella zona più a Sud della provincia di Alessandria, al confine con la Liguria. Il suo centro storico è ricco di palazzi nobiliari, portali in arenaria scolpita, vie e stradine che mostrano la ricchezza di questo piccolo borgo. Tutto il territorio è cosparso di antiche chiesette e piccole pievi campestri, come la cappella medievale della Madonna della Neve a Turpino o la chiesina Madonna del Casato, posta lungo la strada verso Merana, al cui interno sono custoditi importanti affreschi tardogotici del Maestro di Roccaverano (1480 circa), uno dei più completi esempi di pittura gotico-provenzale dell’alessandrino. Spigno è il luogo perfetto per approfondire la conoscenza della lavanda: qui si trova la cooperativa Agronatura, dove si trasformano erbe officinali e si coordina la trasformazione di tutta la lavanda della provincia conferita dai soci produttori.

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Fonte: @Gianluca Grassano

Un campo di lavanda del Monferrato, come in Provenza

Questa azienda, infatti, nasce nel 1986 per mettere a sistema la produzione di colture alternative per gli abitanti creando reddito in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e coltiva piante officinali seguendo i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Grazie ai macchinari della cooperativa si può provvedere alla raccolta della lavanda, ai vari servizi e alla sua distillazione per creare olii essenziali (in gran parte esportati persino in Francia) e acque profumate per cosmesi e aromaterapia. La cooperativa organizza visite su prenotazione e ha uno spaccio per l’acquisto degli olii essenziali e delle acque profumate.

Il borgo di Cuccaro Monferrato

Poco più di 300 abitanti, Cuccaro Monferrato, sempre in provincia di Alessandria, è legato a doppia mandata al vicino Lu: a collegarli, una bellissima strada panoramica dalla quale ammirare tutta la bellezza del paesaggio collinare e dei borghi vicini. E, naturalmente, dei campi di lavanda. Il punto più bello per una foto a tema è la Big Bench (o Panchina Gigante) n. 99, da dove ammirare i dintorni da una posizione soprelevata (magari all’ora del tramonto), che non a caso è proprio color lavanda.

Il borgo di Lu

Anche Lu ospita una Panchina Gigante panoramica, dagli sgargianti colori, dove al lilla si unisce il giallo. Questo piccolo borgo, con i suoi vicoletti, le antiche chiese e gli edifici storici che portano fino alla parte alta del paese (dove si trova il Gerbido della Torre Civica, circondato da un bel parco), è una vera bellezza da visitare.

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Fonte: Getty Images

Una Panchina Gigante nel Monferrato

Il Comune di Quargnento

Quargnento è una tappa assolutamente imperdibile per chi vuole immergersi nel mondo della lavanda: qui si trova il campo a perdita d’occhio dell’azienda “La lavanda di Lu” di Sergio Amadori. Lo si raggiunge imboccando la strada che parte a sinistra rispetto all’imbocco della strada interna Lu-Cuccaro, verso Quargnento, tenendo sempre la sinistra e attraversando campi di grano e noccioleti, fino all’inconfondibile distesa di viola presidiata anche da un gazebo di vendita di prodotti derivati dalla lavanda, come oli essenziali e sacchetti aromatici per biancheria. La lavanda qui viene trasformata in olio essenziale (per ottenere una boccetta da dieci millilitri di olio essenziale occorrono circa due chili di lavanda, pari a cinque metri quadrati di coltura) con estrazione in corrente di vapore e in parte fatta essiccare, raccolta in mazzetti per poi essere sgranata manualmente e racchiusa in sacchetti confezionati artigianalmente con tessuti per meglio esaltarne la profumazione. Da vedere, in città, la Basilica minore di San Dalmazio, unica basilica della diocesi di Alessandria che custodisce bellissimi affreschi opera del pittore Vincenzo Boniforti.

La cittadina di San Salvatore

Se si vuole proseguire nel percorso delle coloratissime Panchine Giganti, intorno ai campi di lavanda di Lu e Cuccaro, non si può perdere la n. 92, di color rosa fucsia, e di sicuro effetto per una foto su Instagram. San Salvatore, vivace cittadina ricca di chiese e palazzi nobiliari, offre la possibilità di passeggiare fino a un bel punto panoramico da cui ammirare le colline circostanti e i campi fioriti: è il sentiero Santuario Madonna del pozzo, un percorso di una decina di chilometri che porta dal centro della città al Torrente Grana, passando dal Santuario della Madonna del Pozzo, risalente al XVIII secolo ed eretto in ricordo di un’apparizione miracolosa della Vergine.

Il borgo di Giarole

A metà strada tra Valenza e Casale Monferrato c’è il borgo di Giarole, che ospita uno dei più bei castelli della provincia, il Castello Sannazzaro costruito nel 1200 dai conti Sannazzaro Natta e oggi bed and breakfast e dimora storica visitabile, grazie all’accoglienza di Giose e Letizia Sannazzaro. A poche centinaia di metri, l’azienda agricola Pavese Andrea ha inserito tra le sue coltivazioni, proprio in zona confinante con il comune di Pomaro, alcuni campi di lavanda biologica, che si snodano tra il torrente Grana, le colline e la valle. Una passeggiata piacevolissima nel blu profumato, partendo dalla strada che costeggia il vecchio camposanto del paese e che dà anche modo di incappare nella deliziosa pieve di San Pietro, proprio accanto al campo di due ettari circa.

Il borgo di Viguzzolo

Ci si sposta nella parte più orientale della provincia di Alessandria, sui dolci colli tortonesi, famosi per il vino Timorasso, la coltivazione della frutta, le strade dei campionissimi, e per i bellissimi borghi fuori dal tempo. Uno di questi è Viguzzolo, borgo che profuma di lavanda grazie ai campi della tenuta di Giancarlo Nossa, giardiniere appassionato, che qui, dal 2007, coltiva fragole e gli scenografici fiori viola. Una volta raccolta, la lavanda viene portata alla cooperativa Agronatura di Spigno per il processo di trasformazione. Da non perdere a Virguzzolo è certamente la pieve di Santa Maria, edificata intorno all’anno Mille sui resti di una antica chiesa e custode, al suo interno, di un commovente crocifisso ligneo realizzato in legno di fico, a grandezza umana e montato su di una croce alta tre metri.

La pieve di Santa Maria a Viguzzolo

Fonte: Getty Images

La pieve di Santa Maria a Viguzzolo

Il borgo di Merana

La piccolissima Merana, con la sua chiesa parrocchiale circondata dal verde dei prati, è uno di quei luoghi che permette di tornare indietro nel tempo, concedendosi qualche ora in modalità slow. Lo dimostra anche la filosofia dell’Agriturismo Verdita, che intorno alla lavanda ha costruito un’intera proposta turistica. Le finestre delle sue quattro camere che hanno i nomi di piante e fiori, tra cui ovviamente la lavanda, si aprono sulla splendida campagna circostante, fatta di prati fioriti, colline, boschi, vigneti e noccioleti. Ma soprattutto, l’agriturismo offre la meravigliosa esperienza di dormire o semplicemente di rilassarsi in una delle “starsbox”, romantiche capanne di legno in mezzo ai campi di lavanda, che permettono di godere a pieno dell’immersione nella natura, senza filtri o mediazioni.

In Val Borbera – Albera Ligure (Frazione Vendersi)

La Val Borbera, incastonata tra quattro regioni, è un luogo incantevole e incontaminato dalla straordinaria bellezza naturalistica. Partendo da Pertuso con le scenografiche strette, una gola fluviale di straordinario valore naturalistico del torrente Borbera, un canyon tra le pareti scoscese e le acque smeraldo con colazione nell’area attrezzata di Boscopiano. Si arriva verso Vendersi, una frazione di Albera Ligure, il paese degli spaventapasseri. In questo villaggio, grazie all’opera ingegnosa di alcune abitanti, sono comparsi questi manichini realizzati con materiali e accessori di riciclo che hanno reso l’atmosfera gioiosa e magica. Ci sono più di 70 spaventapasseri dislocati nel borgo e ognuno di loro ha un nome e una storia ispirata proprio dalle persone che una volta lo abitavano. In cima al paese un profumatissimo campo di lavanda reso ancora più affascinante dal contesto naturalistico in cui è inserito accoglie i visitatori.

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Cosa vedere a Novara, la perla nascosta del Piemonte tra storia, arte e sapori

Situata tra le risaie della pianura padana e le colline moreniche che annunciano il lago Maggiore, Novara è una città elegante e riservata tra Milano e Torino, spesso trascurata dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di scoprirla. Fondata in epoca romana, crocevia di scambi commerciali e culturali, oggi Novara si rivela come una destinazione ideale per chi vuole scoprire borghi autentici, arte senza folla e sapori veraci. In questo articolo vi proponiamo un itinerario perfetto tra le meraviglie novaresi per apprezzare questo angolo di Piemonte sottovalutato che ha molto da offrire.

La Cupola di San Gaudenzio, simbolo della città

È impossibile arrivare a Novara, in Piemonte, e non notare la Cupola di San Gaudenzio con i suoi 121 metri di altezza, realizzata tra il 1844 e il 1888 su progetto dell’architetto visionario Alessandro Antonelli, celebre anche per la Mole Antonelliana di Torino. Questa cupola è un capolavoro dell’ingegneria ottocentesca, un’opera architettonica imponente, slanciata verso il cielo e visibile da km di distanza.

La struttura, interamente in muratura portante, si distingue per il suo profilo elicoidale e affusolato, che sembra sfidare le leggi della fisica. Un equilibrio straordinario tra eleganza e audacia tecnica, costruito senza l’ausilio delle tecnologie moderne. Antonelli lavorò incessantemente all’opera, modificandola in corso d’opera e seguendone ogni dettaglio con uno stile quasi visionario.

Salire sulla terrazza panoramica regala una vista spettacolare sulla città, sulle Alpi e sulle distese di risaie. All’interno della Basilica di San Gaudenzio, patrono della città, si trovano splendide decorazioni barocche e una suggestiva cripta che custodisce le reliquie del santo, vescovo e patrono della città, celebrato ogni 22 gennaio con una solenne processione e feste religiose. La Cupola non è solo un elemento architettonico, ma una vera e propria identità visiva per i novaresi: un punto di riferimento fisico ed emotivo, che racconta la storia, l’ambizione e il genio di una città spesso silenziosa ma ricca di tesori nascosti.

Cupola della basilica di San Gaudenzio Novara

Fonte: iStock

Cupola della basilica di San Gaudenzio nella città di Novara

Il Broletto: cuore medievale della città

Passeggiando nel centro storico tra vie acciottolate e scorci silenziosi si arriva al Broletto, un complesso architettonico raffinato medievale che rappresenta il nucleo più antico e affascinante di Novara. Qui si affacciano quattro edifici storici (Palazzo del Podestà, Palazzo dei Paratici, Palazzo del Comune e la Loggia dei Mercanti), che racchiudono un elegante cortile rinascimentale e convivono armoniosamente nonostante appartengano a epoche e stili diversi. L’intero complesso è stato restaurato con grande cura, riportando alla luce decorazioni antiche, elementi in cotto e affreschi medievali, che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.

Il cortile interno, oggi liberamente accessibile, è uno degli angoli più fotogenici della città: perfetto per una sosta tranquilla, magari tra una visita e l’altra. Dal 2016, il Broletto ospita il Museo d’Arte di Novara, una realtà in crescita che propone collezioni permanenti di arte antica e moderna, oltre a mostre temporanee di artisti contemporanei italiani e internazionali. Le sale espositive, luminose e ben allestite, permettono un’immersione completa tra pittura, scultura e installazioni multimediali.

Il Duomo e il Battistero

A pochi passi dal Broletto si trova il Duomo di Santa Maria Assunta, costruito su progetto ancora una volta di Antonelli. La cattedrale è un esempio perfetto di neoclassicismo italiano, con un interno imponente e luminoso. Tra gli elementi più significativi si possono ammirare l’altare maggiore, la cappella del Sacramento e il pulpito marmoreo, oltre ad alcune opere pittoriche di scuola piemontese e lombarda.

Insieme al Battistero paleocristiano formano un complesso religioso di straordinario valore storico e artistico che racconta oltre 1500 anni di fede, architettura e cultura. Il Battistero è uno dei più antichi del Nord Italia, custodisce affreschi dell’XI secolo e rappresenta un raro esempio di architettura tardo-romana. Risalente al V secolo all’interno offre affreschi medievali tra cui una rara raffigurazione del Cristo Pantocratore e motivi simbolici legati al Battesimo.

Broletto, Novara

Fonte: iStock

Broletto, Novara

Corso Cavour e Corso Italia: shopping e atmosfera piemontese

Per chi ama lo shopping e l’atmosfera vivace delle città italiane, una passeggiata tra Corso Cavour e Corso Italia è imperdibile. Boutique, caffè storici, librerie e botteghe artigiane si alternano in un contesto elegante, dove è piacevole fermarsi per un aperitivo a base di gorgonzola e vino delle Colline Novaresi. Corso Cavour, più ampio e monumentale, è punteggiato da palazzi d’epoca, portici eleganti e boutique di moda, librerie indipendenti, negozi di design e profumerie storiche. Passeggiare qui è un piacere per gli occhi, grazie alla cura architettonica delle facciate e alla vivacità delle vetrine. Non mancano le pasticcerie storiche dove gustare una “margheritina di Stresa” o un “paniscia dolce”, reinterpretazione golosa del piatto tipico novarese.

Corso Italia, più raccolto ma altrettanto affascinante, offre un’atmosfera leggermente più bohemien, con botteghe artigiane, negozi vintage, piccoli bistrot e gallerie d’arte. Qui si respira un’aria autentica, con un mix di eleganza e semplicità che rappresenta perfettamente lo stile di vita novarese. È il luogo ideale per chi ama fare acquisti con calma, magari scoprendo il laboratorio di un artigiano locale o un negozio di ceramiche artistiche.

Il Castello Visconteo-Sforzesco e il Parco dei Bambini

Pochi luoghi raccontano la storia di Novara come il suo imponente Castello Visconteo-Sforzesco, un’antica fortezza che oggi vive una nuova stagione come spazio culturale e punto d’incontro cittadino. Situato a ridosso del centro, incastonato tra le vie moderne e il verde dei giardini, il castello rappresenta un esempio riuscito di come architettura medievale e vivacità contemporanea possano dialogare armoniosamente. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando la famiglia Visconti di Milano iniziò a fortificare l’area.

Successivamente ampliato dagli Sforza nel Quattrocento, il castello ha vissuto una lunga parabola storica: da residenza ducale a caserma militare, fino a essere restituito alla città dopo un importante restauro terminato nel 2016. Oggi, le sue sale accolgono mostre temporanee, rassegne fotografiche, esposizioni d’arte contemporanea e installazioni multimediali, che valorizzano il dialogo tra passato e presente.

La struttura, con la sua pianta quadrata, i torrioni angolari e il cortile interno, conserva ancora molte delle tracce dell’architettura difensiva medievale, ma è stata sapientemente adattata a nuove funzioni. Il fossato, un tempo barriera difensiva, è stato trasformato in uno spazio verde accessibile, animato da sculture, pannelli interattivi e percorsi tematici, pensati anche per le famiglie e i più piccoli. Qui si trova il Parco dei Bambini, un’area inclusiva e accogliente dove i bambini possono giocare in libertà, circondati dalla storia. I giochi sono realizzati con materiali naturali e integrati nel contesto, e non mancano panchine, aree picnic e zone d’ombra perfette per rilassarsi dopo una visita culturale.

Lago D'Orta

Fonte: iStock

Borgo sul Lago D’Orta

Le risaie e la Strada del Riso: itinerario naturalistico e gastronomico

Intorno a Novara si estende un paesaggio unico, che cambia volto con le stagioni ma conserva sempre un fascino autentico e profondo: le risaie della pianura novarese, cuore pulsante di una terra agricola ricca di tradizione e bellezza. Tra aprile e giugno, durante il periodo dell’allagamento dei campi, queste distese si trasformano in un “mare a quadretti” – come viene poeticamente chiamato – dove il cielo si specchia nell’acqua e gli aironi volano bassi tra i filari sommersi, creando uno spettacolo naturale mozzafiato.

È in questo scenario sospeso tra acqua e cielo che prende vita la Strada del Riso, un suggestivo itinerario enogastronomico e culturale che permette di esplorare il territorio in maniera autentica e sostenibile. Lungo questo percorso – ideale da fare in auto, in bici o anche in moto – si incontrano cascine storiche, mulini attivi, agriturismi e piccoli borghi rurali, dove si coltiva, lavora e cucina il riso secondo tradizioni tramandate da generazioni.

La Strada del Riso è anche un invito a vivere la cucina locale. Tappa obbligata per ogni viaggiatore è l’assaggio della celebre paniscia novarese, un ricco risotto contadino preparato con riso Arborio, salame della duja (conservato nel grasso), verza, fagioli, cipolla e vino rosso. È un piatto rustico e saporito, che racconta la cultura del recupero e della convivialità tipica delle famiglie contadine piemontesi. Molte aziende agricole lungo il percorso offrono visite guidate alle risaie, laboratori per bambini, degustazioni e la possibilità di acquistare riso a km zero, farine e prodotti tipici.

Alcune, come le cascine con essiccatoi storici o i mulini ad acqua ancora funzionanti, sono veri e propri musei a cielo aperto della civiltà rurale novarese. Per gli amanti della natura e del turismo lento, non mancano percorsi ciclabili e cammini immersi nel verde, che si snodano tra campi coltivati, canali e sentieri fluviali, dove è facile avvistare aironi cenerini, ibis, cicogne e altre specie protette.

Arte ed eventi

Oltre al Museo del Broletto, merita una visita il Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi, ideale anche per famiglie, e la Fondazione Novara Sviluppo, che ospita installazioni e performance artistiche. Numerosi anche gli eventi culturali: dal Festival della Filosofia, alla stagione del Teatro Coccia, fino alle mostre fotografiche presso la Civica Galleria Giannoni. Novara è anche un punto di partenza ideale per esplorare il territorio circostante. A meno di mezz’ora di auto si trovano il romantico Lago d’Orta, il borgo di Orta San Giulio, il Sacro Monte (Patrimonio UNESCO), e le Colline Novaresi, punteggiate di vigneti e cantine che producono Nebbiolo e Ghemme DOCG.