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I musei del Lussemburgo da visitare

Il Lussemburgo sorprende per la sua ricca cultura. Piccolo granducato nel cuore dell’Europa che confina con Germania, Francia e Belgio, vanta numerosi musei da visitare assolutamente. Tutti i viaggiatori resteranno piacevolmente colpiti osservando le collezioni di questi musei che vanno dall’arte antica a quella contemporanea, da quella orientata alla storia locale a quella internazionale. Insomma nei musei del Lussemburgo si respira davvero moltissima cultura. Visitarli tutti è molto difficile a meno che non si abbia un tempo infinito a disposizione, ma in base a quelli che sono i nostri interessi e le nostre esigenze è possibile scegliere quelli migliori. Scopriamo di seguito i più interessanti che vanno assolutamente inseriti nell’itinerario di viaggio.

I musei del Lussemburgo da visitare

Nonostante sia un piccolo luogo, il Lussemburgo ha cultura da vendere. Lo dimostrano non soltanto i musei, ma soprattutto i suoi edifici storici che colpiscono per la loro affascinante architettura. Se è l’arte a colpire la nostra attenzione, si potranno selezionare alcuni musei che per le nostre passioni risulteranno più interessanti. Ma quali sono quelli da visitare?

Mudam Luxembourg

Il Mudam, il museo di Arte Moderna di Lussemburgo, ospita collezioni e installazioni di artisti celebri nel mondo. Già la sua struttura potrebbe essere considerata un’opera d’arte, se pensiamo che è stata progettata da Pei, l’architetto che ha realizzato il Louvre. A renderlo unico sono le sue forme:  la piramide e la spirale oltre che le grandi vetrate. Non sono le uniche bellezze di questo luogo, dal suo giardino, infatti, è possibile godere di una vista mozzafiato sulla città.

  • Dove: 3, Park Dräi Eechelen, Lussemburgo-Kirchberg
  • Orari: martedì dalle 10 alle 18; mercoledì dalle 10 alle 21; dal giovedì alla domenica dalle 10 alle 18.
Museo d'Arte Moderna di Lussemburgo

Fonte: iStock

Lussemburgo, il museo d’arte moderna

National Art and History Museum

Il museo nazionale di storia ed arte, MNHA, è il più grande del Paese ed offre numerose opere che spaziano tra quadri, sculture, monete e molto altro altro. Da visitare sicuramente la sezione gallo romana e la pinacoteca. Si può considerare il museo dedicato alle grandi collezioni.

  • Dove: Marché–aux-Poissons, 2345 Lussemburgo.
  • Orari: martedì e mercoledì dalle 10 alle 18; giovedì dalle 10 alle 20; venerdì-domenica dalle 10 alle 18. Lunedì chiuso.   

Luxembourg City History Museum

Si tratta del luogo perfetto per chi desidera scoprire e conoscere mille anni di storia della città. I quattordici edifici che lo costituiscono sono stati realizzati tra il XVII e il XIX secolo e raccontano le varie fasi della trasformazione dello Stato. Tra le numerose opere d’arte e documenti storici, merita una visita l’ascensore di vetro che si muove lungo le mura all’interno del museo.

  • Dove: 14, rue du Saint-Esprit, Lussemburgo.
  • Orari: martedì-mercoledì dalle 10 alle 18; giovedì dalle 10 alle 20; dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 18. Lunedì chiuso.

Natur musée

Il Natur musée, come si può intuire dal suo nome, è dedicato alla natura e alla scienza. Ospita la più grande collezione di storia naturale del paese vantando milioni di esemplari attraverso i quali racconta la storia della vita sul nostro pianeta. Non solo piante, ma anche animali, fossili e minerali a rendere ancora più affascinante questo luogo che trova spazio nel quartiere di Grund.

  • Dove:  25 Rue Münster, Grund Lussemburgo.
  • Orari: martedì dalle 10 alle 20; mercoledì-domenica dalle 10 alle 18. Lunedì chiuso.
Natur musée di Lussemburgo

Fonte: iStock

Visitare il Natur musée a Lussemburgo

Museo nazionale delle Miniere di ferro

Il sud del Lussemburgo è da sempre noto per le sue miniere di ferro, che conferiscono al suolo quel colore rosso che tanto lo caratterizza. Durante la prima guerra mondiale, il Lussemburgo è stato uno dei principali produttori di ferro e ghisa; tutta la sua storia è racchiusa nel museo nazionale delle miniere di ferro. Da provare sono la corsa sulla ferrovia dei minatori nelle gallerie di Rumelange e l’arrampicata su un altoforno delle ex ferriere di Belval. Si tratta di un percorso davvero suggestivo per scoprire questo angolo di mondo non sempre noto. È un museo perfetto anche per i bambini che resteranno affascinati da questo luogo senza tempo.

  • Dove: Carreau de la Mine Walert, 3, 3714 Rumelange
  • Orari: (aprile-giugno-settembre) giovedì-domenica dalle 14 alle 18; (luglio-agosto) martedì-domenica dalle 14 alle 18; (ottobre-marzo) apertura ogni 2° domenica del mese su prenotazione.

Casino Luxembourg

Museo dedicato alle mostre di giovani artisti contemporanei che vanta un cospicuo calendario di interessanti eventi. Situato nel centro della città, si tratta di un piccolo forum di arte contemporanea ristrutturato da poco, quindi nel suo pieno splendore, dove anche i più piccoli potranno trovare cose interessanti.

  • Dove: 41 Rue Notre Dame, 2240 Ville-Haute Lussemburgo.
  • Orari: visite guidate su prenotazione (anche per bambini).

Qualche consiglio utile per un viaggio in Lussemburgo

Ogni paese necessita di alcuni accorgimenti prima di essere visitato, in modo che rappresenti un’esperienza ideale per tutti i turisti. Nel caso del Lussemburgo ci sono alcuni consigli utili e preziosi da tenere presenti prima di partire.

Ecco quali sono:

  1. Migliore periodo dell’anno. Le stagioni perfette per un viaggio lussemburghese sono la primavera e l’autunno, quando il clima è mite e risulta piacevole dedicarsi alle molte escursioni e camminate che è possibile fare. Anche l’estate, nonostante abbia temperature più calde, ha i suoi vantaggi come quello di un ampio calendario di festival di vario genere così come l’inverno, stagione in cui i mercatini di Natale rappresentano l’attrazione più interessante e suggestiva.
  2. Affittare una bicicletta può essere la giusta soluzione per visitare la città come le sue affascinanti campagne e i villaggi.
  3. Il Lussemburgo ha anche una gustosissima tradizione culinaria tutta da assaggiare. Tra i piatti tipici che non possono mancare sulla tavola del vero turista ci sono: kniddelen, cioè gustosi gnocchi morbidi che vengono cotti sia in padella che al vapore e serviti con burro e panna; Judd mat Gaardebounen, ovvero carne di maiale affumicata accompagnata da fave. Per ultimo non può mancare la friture de la Moselle, un piatto di frittura di pesce della regione della Mosella, ed è proprio da questo che deriva il suo nome. Pastellati e fritti fino alla massima croccantezza, questi piccoli pesci vengono serviti insieme a limone e un bicchiere di vino locale. Si tratta di un piatto che difficilmente può mancare soprattutto nei ristoranti lungo il fiume.

Visitare i musei del Lussemburgo, quindi, può essere anche un modo interessante per scoprire molti altri aspetti di uno dei gioielli dell’Europa.

 

 

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Musei di Reykjavik, i migliori da visitare

Sapevi che Reykjavík ospita alcuni dei musei più interessanti d’Europa? Oltre a una varietà di attrazioni turistiche, una vibrante scena artistica e spettacolari bellezze paesaggistiche, la capitale dell’Islanda vanta anche inestimabili collezioni d’arte e cultura che permettono di approfondire la conoscenza di questo straordinario paese. Che tu sia un appassionato di storia, un amante dell’arte o semplicemente curioso di conoscere la cultura islandese, troverai sicuramente un museo che fa al caso tuo. Ecco i 10 migliori musei di Reykjavík da non perdere assolutamente durante un soggiorno in città.

1. Il Museo Nazionale d’Islanda

Il Museo Nazionale d’Islanda è un’istituzione chiave per comprendere la storia e la cultura islandese. Fondato nel 1863, ospita una vasta collezione di reperti che spaziano dall’era dei primi insediamenti vichinghi fino ai giorni nostri. Durante la visita, si possono ammirare antichi manufatti vichinghi come armi e gioielli, mentre nella sezione dedicata all’età medievale sono esposti manoscritti miniati e armature che testimoniao l’influenza della cultura europea. Di grande interesse la ricca collezione di opere d’arte islandesi e internazionali che raffigurano scene di vita quotidiana, paesaggi e leggende mitologiche. Frequenti mostre temporanee approfondiscono vari aspetti della cultura islandese.

2. Il Museo della Città di Reykjavík

Il Reykjavík City Museum è un’esperienza imperdibile per gli amanti della storia, della cultura e della vita urbana. Il luogo giusto dove immergersi nel fascino di questa città unica e scoprire le sue origini, il suo sviluppo e la sua identità come capitale dell’Islanda. Attraverso una ricca collezione di reperti archeologici, manufatti storici, mostre interattive e ricostruzioni scenografiche, il percorso di visita guida i visitatori in un viaggio nel tempo per scoprire l’identità, la cultura e le tradizioni della città. La mostra permanente ripercorre le tappe salienti della storia locale illustrando, attraverso reperti provenienti dagli scavi della città vecchia, la trasformazione da villaggio di pescatori a moderna metropoli europea.

3. Il Museo d’Arte di Reykjavík

Il Museo d’Arte di Reykjavík presenta una collezione di oltre 10.000 opere che abbracciano l’intero panorama artistico islandese, dal Medioevo all’età moderna. In esposizione ci sono le opere dei maggiori artisti locali che hanno contribuito a plasmare la storia e l’anima creativa dell’Islanda, dalle suggestive opere di paesaggi ai dipinti che narrano leggende nordiche e scene di vita quotidiana. La visita si snoda attraverso tre sedi disseminate nel centro città, ognuna con un proprio focus e una sua atmosfera particolare. Hafnarhús, situato in un edificio storico sul lungomare, ospita la collezione permanente dedicata all’arte islandese dal XIX secolo a oggi. Kjarvalsstaðir espone opere d’arte islandese dal Medioevo al XIX secolo. Ásmundsson Art Museum è invece dedicato interamente all’opera di Ásmundur Ásmundsson, uno degli scultori islandesi più famosi del XX secolo.

Museo d'Arte di Reykjavik

Fonte: iStock

Museo d’Arte di Reykjavik

4. The Settlement Exhibition – Reykjavík 871±2

Allestita in un sito archeologico sotterraneo, la mostra “The Settlement Exhibition – Reykjavík 871±2” presenta i resti della prima casa permanente costruita in Islanda, risalente all’anno 871. Resti di antiche mura di pietra, un focolare e vari reperti, come utensili, armi e gioielli, offrono uno spaccato della vita quotidiana dei primi abitanti di Reykjavík. Grazie a un’esperienza multimediale coinvolgente, che include proiezioni 3D e ricostruzioni virtuali, è possibile visualizzare la casa vichinga e le attività quotidiane che vi si svolgevano, come la caccia, la pesca e l’artigianato.

5. Il Museo della Saga a Reykjavík

Il Museo della Saga è interamente dedicato al fantastico mondo delle saghe vichinghe, le antiche narrazioni epiche che raccontano le avventure, le battaglie e le vicende di eroi e sovrani scandinavi. Attraverso mostre interattive, ricostruzioni scenografiche e oggetti d’epoca, si è trasportati nell’Islanda del X secolo, con scene di vita quotidiana vichinga accuratamente ricostruite, che si animano grazie a tecnologie multimediali. Per i visitatori è quindi possibile assistere a duelli, navigare virtualmente e partecipare a banchetti tipici dell’epoca, arricchendo l’esperienza con pannelli informativi e audioguide che approfondiscono la storia e la cultura vichinga.

6. Il Museo all’aperto Árbær

Il Museo all’aperto Árbær è un’oasi di storia e cultura islandese che trasporta i visitatori indietro nel tempo, mostrando come vivevano gli islandesi prima dell’industrializzazione. Con oltre 50 edifici storici provenienti da diverse regioni dell’Islanda, accuratamente ricollocati e restaurati, il museo ricrea un villaggio tipico del XIX e XX secolo. Passeggiando tra case in legno e torba, botteghe artigiane, fucine e chiese, i visitatori possono immergersi nella vita quotidiana e nelle tradizioni del passato, assistere a dimostrazioni dal vivo di antichi mestieri, partecipare a laboratori interattivi. Il museo organizza inoltre eventi speciali durante tutto l’anno, come concerti e rappresentazioni teatrali che celebrano le tradizioni islandesi.

7. Perlan – Wonders of Iceland

Situato sulla collina di Öskjuhlíð, il Perlan – Wonders of Iceland offre un’esperienza immersiva che permette di scoprire le meraviglie naturali dell’Islanda in modo unico e indimenticabile. All’interno dell’iconica cupola in vetro a forma di ghiacciaio, diverse mostre interattive esplorano i fenomeni naturali islandesi, come vulcani, ghiacciai, geyser e cascate. Una delle principali attrazioni è la Grotta di Ghiaccio, che ricrea l’atmosfera di un ghiacciaio islandese, con pareti di ghiaccio artificiale scolpite e illuminate da luci soffuse.

8. Il Museo Marittimo di Reykjavík

Il Museo Marittimo di Reykjavík è un’esperienza imperdibile per gli amanti del mare, della storia e della cultura islandese. Il luogo dove immergersi nel fascino della vita marinara e scoprire il ruolo fondamentale che il mare ha svolto nella storia di questo affascinante paese.
Attraverso una vasta collezione di reperti, modelli di navi storiche, strumenti di navigazione, mostre interattive e ricostruzioni storiche, il museo esplora la storia della pesca, della navigazione e del commercio marittimo che hanno plasmato la cultura islandese per secoli.

Museo Marittimo di Reykjavik

Fonte: iStock

Museo Marittimo di Reykjavik

9. Aurora Reykjavík – The Northern Lights Center

Tutto quello che avete sempre voluto sapere sull’aurora boreale, uno dei fenomeni naturali più spettacolari al mondo, vi verrà svelato all’Aurora Reykjavík – The Northern Lights Center. Attraverso mostre interattive, proiezioni immersive 3D a 360 gradi, simulazioni realistiche e immagini mozzafiato, questa esposizione esplora i principi scientifici dietro l’aurora boreale, che potete ammirare come se vi trovaste sotto il cielo stellato islandese.

10. Whales of Iceland

Visitare questo museo è come fare un tuffo in mare alla scoperta delle diverse specie di balene che popolano le acque islandesi, dai maestosi capodogli alle acrobatiche orche. Potrete ammirare modelli a grandezza naturale di questi giganteschi animali marini, conoscere le loro caratteristiche fisiche, i comportamenti sociali e il ruolo fondamentale che rivestono nell’ecosistema marino.

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Per il 2 giugno, Festa della Repubblica, ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici italiani

Il 2 giugno, Festa della Repubblica, quest’anno coincide con l’iniziativa #domenicaalmuseo voluta dal Mic che prevede l’ingresso gratuito nei musei e parchi archeologici italiani ogni prima domenica del mese.

Infatti, come ha sottolineato il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano “I musei e i parchi archeologici statali saranno aperti gratuitamente nella giornata del 2 giugno. Si tratta di una scelta attraverso la quale vogliamo celebrare la Repubblica e i valori di coesione nazionale mettendo al centro il nostro patrimonio culturale, uno dei caratteri distintivi dell’Italia. Ho voluto fortemente aprire gratuitamente i nostri siti museali in giornate dall’alto valore simbolico come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Prima non era così. E, stando ai dati di affluenza registrati in queste giornate, l’iniziativa è stata apprezzata“.

Ingresso gratuito nei musei e parchi archeologici il 2 giugno: come funziona

Da quanto riportato nella nota del Ministero della Cultura, le visite ai musei e ai parchi archeologici domenica 2 giugno si svolgeranno con i soliti orari di apertura delle singole strutture, con l’accesso previa prenotazione laddove previsto.

Si tratta, in generale, di un’iniziativa che raccoglie grande consenso da parte del pubblico: soltanto per fare un esempio, la prima domenica di maggio (il 5) è stata registrata un’affluenza di 382.775 persone.

I musei e i parchi a ingresso gratuito

Da Nord a sud, sono davvero moltissimi i musei e i parchi archeologici (dai più celebri a quelli magari meno noti) che aderiscono alla #domenicalmuseo offrendo l’ingresso gratuito, in questo caso, domenica 2 giugno.

L’elenco completo (in costante aggiornamento) è consultabile sul sito ufficiale del Mibact ma di seguito riportiamo alcune suggestioni.

I musei che aderiscono nel Nord Italia

In Piemonte, a Torino, ingresso gratuito ai Musei Reali, a Palazzo Carignano e a Villa della Regina, mentre in Veneto, ad esempio, sarà visitabile gratis il Museo Archeologico nazionale di Verona, il Museo d’Arte Orientale, il Museo di Palazzo Grimani, le Gallerie dell’Accademia, la Biblioteca Nazionale Marciana e la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro a Venezia.

Spostandoci in Lombardia, tra le molte proposte non mancano le Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione, il Museo di Palazzo Ducale e il Museo Archeologico Nazionale a Mantova, la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo Vinciano a Milano, il Complesso Monumentale e Museo della Certosa di Pavia.

In Liguria, a Genova aderiscono i Musei nazionali – Museo Palazzo Reale e Palazzo Spinola, mentre in Friuli Venezia Giulia a Trieste sono a ingresso gratuito la Basilica paleocristiana di via Madonna del Mare e il Museo Storico e Parco Castello di Miramare, e in Emilia Romagna i Musei Nazionali – Pinacoteca di Bologna e a Ravenna la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Mausoleo di Teodorico, il Museo Nazionale e il Battistero degli Ariani.

I musei che aderiscono nel Centro Italia

In Toscana, tra la vasta scelta, le Gallerie degli Uffizi, il Museo del Bargello, il Museo archeologico nazionale, il Giardino di Villa Il Ventaglio, il Giardino della Villa a Castello e Villa della Petraia a Firenze, in Abruzzo il Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara, il Museo nazionale dell’Abruzzo e l’Area Archeologica di Amiternum all’Aquila, invece nelle Marche troviamo, per fare qualche esempio, il Museo archeologico statale di Ascoli Piceno, il Museo Archeologico nazionale della Marche di Ancona, e Palazzo Ducale – Galleria nazionale delle Marche di Urbino.

In Molise, a Campobasso, il Museo sannitico e Palazzo Pistilli.

I musei che aderiscono nel Sud Italia

Una carrellata esemplificativa delle strutture che aderiscono al Sud può iniziare dalla Campania con il Museo Archeologico nazionale, la Certosa Museo di San Martino, il Palazzo Reale, la Crypta Neapolitana, Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento, e il Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini a Napoli, nonché i celeberrimi Parchi Archeologici di Ercolano, Pompei e i Campi Flegrei, mentre in Puglia, tra gli altri, aderiscono il Castello svevo e Palazzo Simi – Centro Operativo per l’Archeologia di Bari, il Museo archeologico e Castello di Manfredonia, e il Castello Angioino di Copertino.

Invece, in Calabria ecco la Galleria nazionale di Cosenza, la Cattolica di Stilo, il Museo Statale di Mileto, in Basilicata i Musei nazionali di Matera, il Tempio delle Tavole Palatine a Bernalda, il Parco archeologico di Herakleia a Policoro.

Infine, in Sardegna il Museo archeologico nazionale di Cagliari, la Pinacoteca nazionale di Sassari, e il Museo nazionale “Memoriale Giuseppe Garibaldi” a La Maddalena.

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Agli Uffizi cambia tutto: ora si entra solo con digital ticket

Il complesso museale degli Uffizi di Firenze “si rinnova” con una serie di novità che puntano a migliorare l’esperienza dei visitatori.

Tra le principali innovazioni troviamo l’addio alla carta e il via libera all’era del biglietto digitale. Scopriamo di più.

Agli Uffizi si entra con il digital ticket

Stop, quindi, al classico biglietto cartaceo: dal 6 maggio i biglietti acquistati online (sul sito ufficiale del Museo oppure tramite call center) per la Galleria delle Statue e delle Pitture, il Giardino di Boboli e Palazzo Pitti diventeranno QR Code che gli utenti riceveranno via mail e potranno utilizzare come titolo di accesso da esibire sullo smartphone.

Infatti, tramite “pistole digitali”, il personale addetto all’accoglienza andrà a verificare e validare il codice. Si tratta di una nuova procedura che, sebbene non cancelli tutte le prenotazioni finora effettuate con il sistema precedente, consente di eliminare le code per ritirare il biglietto cartaceo in loco, snellisce e rende più semplice l’ingresso in galleria e garantisce inoltre (in ottica ecologica) un significativo risparmio del consumo di carta.

Ma non è tutto: dal voucher del biglietto ricevuto via mail sarà possibile scaricare una mappa completa e dettagliata del percorso dello spazio museale che si è scelto di visitare.

Simone Verde, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha così commentato l’introduzione del digital ticket: “Con questo nuovo sistema l’obiettivo è abbattere le code e rendere l’ingresso in museo più facile e fluido, agevolando i visitatori, contribuendo a migliorare la qualità della loro permanenza in museo e riportando ordine e bellezza nel Piazzale degli Uffizi“.

Infine, è da ricordare che il biglietto di ingresso in alta stagione, dal 1 marzo al 30 novembre, ha visto un rincaro da 20 a 25 euro, aumento che riguarda soltanto il biglietto singolo per la Galleria delle statue e delle pitture.

Sempre in alta stagione è stato tuttavia introdotto uno sconto mattutino per la fascia oraria tra le 8.15 e le 8.55 con un costo di 19 euro. Invariati, invece, i prezzi in bassa stagione così come quelli per Palazzo Pitti e Giardino di Boboli.

Le altre novità di uno dei poli museali più apprezzati a livello internazionale

Oltre alla smaterializzazione del biglietto, gli Uffizi, uno dei poli museali più apprezzati e gettonati dai turisti di tutto il mondo, ha messo in campo per il 2024 tutta una serie di ulteriori novità a partire dalle aperture serali straordinarie ogni martedì, dal 26 marzo al 17 dicembre.

La chiusura di solito è alle 18.30 ma al martedì gli Uffizi saranno accessibili fino alle 21.30 con ultimo ingresso alle 20.30, consentendo così, soprattutto ai cittadini, di godere dello splendore delle magnifiche opere d’arte anche oltre il normale orario.

Un’iniziativa che è stata pensata per favorire la partecipazione dei residenti a Firenze e dare loro l’opportunità di riappropriarsi del Museo che più rappresenta la città in orari comodi per venire incontro alle esigenze quotidiane e ammirare le sale sotto una luce e un’atmosfera differente, lontano dalle ore di punta e dalla calca dei turisti.

In più, durante gli eventi speciali e le festività, gli Uffizi e il Giardino di Boboli rimarranno aperti anche nei giorni normalmente previsti per la chiusura (come il lunedì) e nei giorni di festa (tranne Natale).

In particolare, le prossime aperture straordinarie avranno luogo il 24 giugno (Festa di San Giovanni, Patrono di Firenze) e il 30 dicembre, per permettere ai visitatori di scoprire indiscussi capolavori artistici anche nel corso di vacanze o ponti lunghi.

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Musei e parchi statali gratuiti in Italia per due giorni: dove andare

Un viaggio nella cultura e nella storia, alla scoperta del prezioso patrimonio italiano: torna anche quest’anno la #domenicalmuseo, un appuntamento imperdibile per visitare musei e parchi archeologici statali in maniera gratuita. L’iniziativa, organizzata dal Ministero della Cultura, prevede l’apertura per 12 domeniche l’anno, alle quali si aggiungono due ulteriori giornate in occasione dei ponti di primavera. Stiamo parlando del 25 aprile e del 2 giugno 2024, quando molteplici istituzioni apriranno i battenti gratuitamente al pubblico. Scopriamo qualcosa in più.

I musei aperti gratuitamente

“Anche quest’anno rinnoviamo l’iniziativa, per associare ricorrenze altamente simboliche per la nazione alla visita nei luoghi della cultura” – ha affermato il ministro Gennaro Sangiuliano, ricordando l’apertura gratuita di musei e parchi archeologici statali in occasione di due date speciali. Ma quali sono i luoghi da non lasciarsi sfuggire assolutamente? Partiamo proprio dai musei: il primo è Casa D’Annunzio, l’abitazione dove nacque il grande scrittore Gabriele D’Annunzio. Situata a Pescara, nel cuore dell’antica città all’epoca racchiusa tra mura militari, è stata dichiarata monumento nazionale e in seguito trasformata in un museo, che raccoglie cimeli del letterato italiano.

È invece a Ferrara che si trova il Museo di Casa Romei, situato all’interno di un’antica dimora nobiliare realizzata nel XV secolo: l’istituzione raccoglie opere artistiche provenienti da altri palazzi ferraresi e da chiese e conventi sconsacrati. Vi si possono ammirare anche alcuni preziosi dipinti di Donatello. Tra i tanti siti da visitare a Roma, spicca invece il Museo delle Civiltà, istituito nel 2016 per raccogliere quattro diversi musei: il Museo nazionale preistorico etnografico, il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, il Museo nazionale dell’alto medioevo e il Museo nazionale d’arte orientale. Oggi ospita anche le collezioni appartenute al Museo africano e al Museo geologico nazionale.

A Milano, la Pinacoteca di Brera apre gratuitamente al pubblico: è una delle gallerie nazionali d’arte antica e moderna più importanti d’Italia, con tantissime opere appartenenti alla pittura veneta e lombarda, oltre ad una ricca collezione che spazia dall’arte preistorica a quella contemporanea. Il Museo Nazionale del Bargello, situato a Firenze, è invece dedicata alla scultura rinascimentali: ospita capolavori di Michelangelo, Donatello, Cellini e molteplici altri artisti, ma anche una grande raccolta di arti applicate.

I parchi archeologici aperti gratuitamente

Per quanto riguarda invece i parchi archeologici statali che aprono gratis al pubblico, annoveriamo sicuramente quello di Metaponto: si trova in provincia di Matera e ospita i resti di un’antica colonia greca fondata attorno al VII secolo a.C., da navigatori provenienti dal Peloponneso. A poca distanza si trova anche il Museo archeologico nazionale di Metaponto, che accoglie numerosi reperti trovati presso il sito. Spostiamoci poi verso il Parco archeologico di Sibari, in provincia di Cosenza: è anch’esso una splendida testimonianza di una delle più importanti città della Magna Grecia.

A Monasterace Marina (prov. di Reggio Calabria), si può visitare il Parco archeologico dell’Antica Kaulon, con i resti della colonia greca fondata nella seconda metà del VII secolo a.C. e i numerosi reperti qui rinvenuti. Infine, questa è l’occasione giusta per esplorare i Parchi archeologici di Ercolano e Pompei, le due città romane che vennero seppellite da cenere e lava bollente durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: sono un’importante testimonianza di un periodo storico cristallizzato da strati di lapilli ormai raffreddati da secoli.

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Castello di Rosenborg, un luogo da fiaba nel cuore della città

Copenaghen, tra le innumerevoli bellezze, custodisce un autentico luogo da fiaba, ovvero il Castello di Rosenborg, antica residenza reale, oggi sede del Museo della Corona Reale Danese.

La sua architettura in stile rinascimentale si sposa alla perfezione con il paesaggio tutt’intorno, i suoi magnifici giardini sono un apprezzato punto di ritrovo e gli interni lasciano senza parole tanta è la loro opulenza.

La storia del Castello di Rosenborg

Il Castello vide la luce tra il 1606 e il 1633 per volere del re Cristiano IV che lo scelse come residenza estiva: l’architettura raffinata, priva di fortificazioni, rende subito chiaro come non rivestì mai una funzione di difesa.

In seguito, nel Settecento, il re Federico IV decise di far edificare un palazzo più ampio, a nord di Copenaghen, presso la città di Fredensborg: fu così che il Castello di Rosenborg venne utilizzato soltanto per ricevimenti estivi e per conservare i tesori della Corona.

A questo proposito, negli anni trenta dell’Ottocento divenne il Museo che conosciamo, con l’apertura ufficiale nel 1833.

Le attrazioni da non perdere

La visita del Castello di Rosenborg include i sotterranei, il piano terra, il primo piano e il secondo piano e mostra una vasta serie di meraviglie che rimangono impresse.

In particolare, vi sono alcune attrazioni che non si possono proprio perdere, a partire dall’appartamento privato del re Cristiano IV al piano terra, dove ammirare la camera da letto, il bagno, lo studio, e la “Winter Room”, la più significativa fra le sue tre stanze con i dipinti e ritratti appesi alle pareti, gli scuri pannelli di legno e un’eleganza senza tempo.

Altrettanto affascinante è la Sala dei Cavalieri, l’ultima a essere decorata, una delle più straordinarie: conosciuta anche come “Grande Galleria”, in origine venne pensata come sala da ballo e impreziosita con affreschi, velluti, marmi, arazzi, argenteria e stucchi ma poi fu utilizzata per banchetti e ricevimenti.
Al centro, fa bella mostra di sé il trono (Coronatio Chair) su cui sedevano i re e le regine durante la cerimonia di incoronazione, dal 1671 al 1840.

Il momento più atteso è poi rappresentato dai gioielli della Corona Danese, i Crown Jewels, un tesoro di rubini, smeraldi, oro, diamanti e perle appartenuto nei secoli alle regine e principesse danesi e conservato nei sotterranei.
La storia della favolosa collezione ha inizio nel 1746 quando, annientata dalla morte del marito e convinta di morire di dolore, la regina Sofia Maddalena scrisse nel testamento che i suoi gioielli dovevano rimanere per sempre alla Corona, e non diventare appannaggio di una sola persona.

Tra le sfarzose ricchezze spicca la corona in oro tempestata di pietre preziose realizzata dal gioielliere di corte Frederick Fabritius per Sofia Maddalena e in uso fino al 1840.

Infine, non certo da meno è la collezione di insegne regali (Crown Regalia) tra cui vanno menzionati la spettacolare corona dei re assolutisti, il globo imperiale in oro e pietre preziose e lo scettro.

Informazioni utili e consigli per la visita al Castello di Rosenborg

Il biglietto per accedere al Castello di Rosenborg si può acquistare sia online sia alle biglietterie almeno venti minuti prima della chiusura: è possibile scegliere tra biglietto di ingresso singolo per il Castello (bambini e ragazzi fino ai 17 anni entrano gratis mentre per gli studenti con student card internazionale è previsto uno sconto) oppure un biglietto combinato Rosemborg+Amalienbog (la residenza ufficiale dei Reali danesi) valido 36 ore o, ancora, il Park Museum Ticket per un network di musei che comprende (oltre a Rosenborg):

  • Natural History Museum of Denmark
  • Hirschsprung Collection
  • Workers Museum
  • National Gallery of Denmark
  • David Collection

Inoltre, il Castello di Rosenborg è incluso nella Copenaghen card, la carta turistica della capitale che permette di vedere molte più attrazioni insieme e usufruire dei mezzi pubblici.

Prima di programmare la visita, è importante sapere che l’uso del cellulare è consentito soltanto per scattare foto e consultare le guide online sul Castello ma non è permesso parlare al telefono al suo interno.

È a disposizione un bar caffetteria nonché un’area picnic esterna per pranzare all’aperto portando con sé cibo e bevande.

Ancora, non si può portare all’interno del Castello carrozzine e passeggini né borse di grandi dimensioni che vanno lasciate negli appositi armadietti per cui è richiesta una moneta da 20 corone (restituita all’uscita).
Permesse, invece, borse di dimensioni contenute (15 x 23 x 15 centimetri).

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Il Gran Tour dei Musei d’Impresa, un percorso ricco di fascino

Ai tanti splendidi cammini che sono sorti nel Sud Italia e che arricchiscono l’esperienza naturalistica di migliaia di turisti, si aggiunge ora il Gran Tour dei Musei d’Impresa, che affronta un tema decisamente diverso dal solito. Non si parla di lunghe camminate tra i boschi o in montagna, bensì di un percorso alla scoperta del patrimonio imprenditoriale e culturale del Mezzogiorno. Si tratta dunque di un itinerario in quattro tappe, che ci conduce presso altrettante istituzioni museali dedicate all’eccellenza industriale delle regioni del Meridione. Scopriamo questo incredibile viaggio.

L’idea del Gran Tour dei Musei d’Impresa

Nella cultura imprenditoriale del Sud Italia spiccano alcune eccellenze che hanno fatto la storia: stiamo parlando di aziende che hanno portato alla nascita e alla diffusione di bontà enogastronomiche diventate ormai delle vere e proprie prelibatezze conosciute in tutto il mondo, e che meritano di trovare ulteriore valorizzazione, già a partire dai processi di lavorazione delle materie prime per la realizzazione del prodotto finito. È così che nasce l’idea del Gran Tour dei Musei d’Impresa, un progetto patrocinato da Museimpresa – che da oltre 20 anni promuove molte aziende di successo del nostro Paese.

Il tour è un incentivo non solo a scoprire le eccellenze imprenditoriali del Mezzogiorno, ma anche a promuovere un turismo sempre più territoriale, che ci racconta le tradizioni e le storie di successo del Sud Italia. Grazie al contributo di Welcome Lucania T.O., questo percorso si snoda in quattro tappe che ci portano presso altrettanti musei d’interesse storico e turistico. “È un prodotto innovativo che coniuga l’eccellenza imprenditoriale del Sud Italia al patrimonio culturale, enogastronomico e paesaggistico. Un nuovo modo di visitare e valorizzare territori già noti al turismo, con una visione diversa” – ha affermato Francesco Garofalo, responsabile di Welcome Lucania.

Gran Tour dei Musei d’Impresa: le tappe

La prima tappa di questo interessante tour è il Museo del Confetto Giovanni Mucci, situato nella città pugliese di Andria: è ospitato all’interno della sede originaria della fabbrica Mucci, fondata nel lontano 1894. Qui sono nati alcuni piccoli capolavori dell’arte dolciaria della Puglia, come i famosi “Tenerelli” realizzati con la ricetta segreta di famiglia. All’interno del museo è possibile visitare un percorso espositivo che mostra documenti storici, utensili, macchinari e stampini usati per la produzione di confetti, caramelle e cioccolato.

È invece ad Altamura (prov. di Bari) che ci si può immergere nell’affascinante Museo del Pane di Vito Forte, il quale si trova nel luogo in cui venne costruito uno dei forni medievali più antichi del borgo. Il museo è strettamente legato alla figura del signor Vito Forte, divenuto ambasciatore del pane di Altamura nel mondo. Al suo interno si trovano antichi strumenti utilizzati dai fornai. La terza tappa ci porta a Pisticci (prov. di Matera), e più precisamente alla scoperta del Museo Essenza Lucano. Qui si può ripercorrere la storia del famoso Amaro Lucano e della famiglia che, da ben quattro generazioni, è alla guida dell’azienda.

Infine, non resta che approdare presso il Museo della Liquirizia Amarelli, che trova luogo a Rossano Calabro (prov. di Cosenza). La storia che racchiude è lunga oltre un millennio, e ci porta alla scoperta dell’antichissima tradizione della lavorazione delle piante di liquirizia. Si possono così esplorare, attraverso incisioni, documenti e foto d’epoca, i processi produttivi del passato e quelli moderni. Inoltre c’è la possibilità di ammirare macchinari e strumenti, ma anche oggetti quotidiani e abiti antichi che testimoniano la vita della famiglia che ha dato lustro a questo prodotto.

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In questo museo si nasconde un giardino di cuori: è un incanto

Nel cuore della vivace Bruxelles, tra le vie trafficate e gli edifici storici, si cela un gioiello dell’Art Déco che pochi conoscono: il Van Buuren Museum. Questo splendido parco, un tempo residenza privata della famiglia Van Buuren, è diventato recentemente il primo sito belga a entrare a far parte dell’esclusiva rete dei giardini storici promossa dal Consiglio d’Europa.

L’istituzione di questo itinerario culturale risale al 2016 e rappresenta un’importante iniziativa volta a preservare e promuovere la ricchezza artistica e paesaggistica dei giardini storici sparsi per il contintente. Il Museo si unisce così a una selezionata lista di siti iconici, tra cui spiccano il Giardino di Boboli in Italia e il Parco Serralves in Portogallo, rinomati per la loro bellezza e importanza storica.

Van Buuren Museum, tesoro nascosto di Bruxelles

Nascosti tra le tranquille strade di Uccle, i giardini del Van Buuren Museum sono molto più di un semplice parco: sono un tributo alla passione per l’arte e la bellezza di Alice e David van Buuren, un rinomato banchiere e collezionista d’arte di origine ebraico-olandese. Da quando hanno aperto le loro porte al pubblico nel lontano 1975, questi giardini hanno incantato il mondo con la loro atmosfera unica e affascinante.

Un capolavoro che prende il nome proprio da questa coppia affiatata, il cui impegno per il design ha plasmato non solo i giardini stessi, ma anche la sontuosa villa che li sovrasta. Originariamente estesi su una superficie di 26 acri nel lontano 1924, i giardini si sono trasformati nel corso degli anni in un’incantevole oasi verde che si estende su 1,2 ettari, una vera e propria oasi di serenità e incanto senza tempo.

La residenza, oltre a essere un esempio superbo di architettura dell’epoca, è intrisa di storia e racconta la vita affascinante di questa coppia visionaria. Tuttavia, con l’occupazione nazista del Belgio nel 1940, fu costretta a fuggire a New York, dove trascorse gli anni più bui della guerra.

Nonostante le avversità, il loro legame con la casa e i giardini rimase saldo, tanto che al loro ritorno in Belgio, decisero di mantenere viva la memoria di questo luogo unico aprendolo al pubblico. Oggi, una sala della villa è dedicata a documentare la storia travagliata dell’edificio e la vita straordinaria dei suoi proprietari

Salvaguardare un patrimonio inestimabile

I giardini del Van Buuren Museum a Bruxelles sono stati creati in più fasi grazie alla partnership tra i celebri architetti paesaggisti belgi Jules Buyssens e René Pechère, che ha portato alla creazione di un luogo unico, dove ogni angolo è un’opera d’arte in sé.

Gli interni della dimora sono un vero e proprio scrigno di tesori, dove si trovano mobili rari, tappeti pregiati, vetrate colorate, sculture e dipinti di maestri belgi e internazionali. Dalle opere rinascimentali alle creazioni dell’Art Nouveau, fino ai capolavori dell’Art Déco, ogni pezzo racconta una storia e offre uno sguardo privilegiato sulla ricca eredità culturale di Bruxelles e oltre.

Il viaggio inizia con il suggestivo Giardino Pittoresco, che accoglie con la sua tavolozza di fiori colorati e sentieri sinuosi, promettendo una passeggiata tanto rilassante quanto romantica. Proseguendo lungo il percorso, si incontrano il Piccolo e il Grande Roseto, dove la bellezza dei fiori è celebrata in tutto il suo splendore, catturando l’essenza più romantica di questi gioielli botanici. Infine, il suggestivo Giardino del Cuore e l’incantevole Frutteto chiudono il cerchio di questa straordinaria esperienza, offrendo ai visitatori un rifugio di pace e relax, arricchito dalla magia di un patrimonio naturale inestimabile.

In aggiunta alle esposizioni d’arte e ai concerti musicali, il sito ospita convegni culturali e incontri con artisti di fama internazionale, garantendo un programma ricco di stimoli e di interesse per il pubblico. Questa varietà di eventi conferma i Giardini Van Buuren come un centro culturale vivace e dinamico, posizionandoli saldamente come un punto di riferimento nel panorama artistico e culturale di Bruxelles.

Giardini Van Buuren

Fonte: Van Buuren Mudeum and Gardens © Visit Brussels – Jean-Paul Remy

Van Buuren Museum, Bruxelles
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Questo aeroporto italiano è ora un museo: ospita l’opera di Giotto

E se il viaggio e la scoperta non iniziassero una volta arrivati, ma anche durante il percorso? Quando si parte, qualsiasi sia la destinazione, lo si fa con un bagaglio prezioso sulle spalle composto da voglia di fare nuove esperienze, sete di conoscenza, desiderio di esplorare e bisogno di relax e di staccare dal tutto.

Immaginiamoci di essere in aeroporto, in attesa e, nel mentre, di lasciarsi affascinare dalla magnificenza dell’arte, quella che ha superato il tempo ed è arrivata sino a noi come testimonianza preziosa di bellezza, cultura e sapienza.

Può succedere a Fiumicino, Roma, che si è trasformato in un museo per le tante persone che vi transitano e che possono vedere per la prima volta un’opera d’arte che è stata attribuita a Giotto. Tutto quello che c’è da sapere.

L’aeroporto italiano che si è trasformato in un museo

Sarà lì, nel terminal 1 dell’aeroporto Fiumicino di Roma. Stiamo parlando della bellissima opera d’arte che è stata attribuita a Giotto e che per i prossimi mesi terrà compagnia ai viaggiatori. Non importa che siano in partenza o in arrivo, non importa neppure la loro destinazione, che potrà essere nazionale, in qualche luogo europeo oppure intercontinentale. Perché le tre vetrate datate 1310, e che pare siano state realizzate dalla mano di Giotto, saranno sempre lì, per trasformare lo scalo in un museo per tutti e per poter essere ammirate per la prima volta.

L’opera è stata resa nota al termine della cerimonia organizzata per celebrare il 50esimo anniversario di Aeroporti di Roma ed è stata messa a disposizione in prestito dal Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, che si occupa di tutelare, valorizzare, conservare e restaurare il patrimonio artistico nazionale.

La location da raggiungere è il Terminal 1 dove ci si può far ammaliare dalle tre vetrate sulle quali è possibile ammirare il profeta Aronne e due diaconi. Sembra che inizialmente si trovassero nella Basilica di Santa Croce a Firenze e che possano essere datate 1310 circa, normalmente vengono custoditi proprio nel Museo dell’Opera di Santa Croce di Firenze.

L’aeroporto aveva già ospitato un’altra opera celebre

Se oggi sono i frammenti di vetro riconducibili a Giotto, precedentemente un’altra opera d’arte aveva accolto i viaggiatori. Era il Salvator Mundi del Bernini, rimasta nello scalo da aprile fino al primo di settembre 2023 e, numeri alla mano, pare siano stati 6 milioni di viaggiatori a poterla ammirare.

Finestre sull’Arte riporta una dichiarazione in merito del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “È un motivo d’onore vedere associato l’evento dei 50 anni di Aeroporti di Roma alle opere del fondo edifici di culto sotto la cura del ministero dell’Interno. Per noi sono iniziative importanti, è la seconda che facciamo. Prima delle opere svelate oggi abbiamo avuto l’esposizione del Salvator Mundi di Bernini. L’aeroporto di Fiumicino è una delle principali porte d’ ingresso nel Paese e nell’Europa, un punto di eccellenza del sistema aeroportuale internazionale, e il fondo edifici di culto raccoglie un patrimonio immenso di opere artistiche, architettoniche e monumentali. Abbiamo 840 chiese con tanti beni contenute al loro interno. È un modo per attivare un programma che prevede di fare tanto per portare la gente verso le opere d’arte e portare le opere d’arte verso la gente”.

E quindi partire (o tornare) può essere anche un’ottima occasione per ammirare la bellezza di questa opera antica, rappresentativa dell’enorme patrimonio culturale e storico del nostro paese.

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Un museo a cielo aperto per scoprire le meraviglie dell’arte ceramista siciliana

Punto di incontro straordinario fra arte e artigianato, le ceramiche sono sinonimo di eccellenza e un fiore all’occhiello del patrimonio culturale della Sicilia, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. La produzione di queste meraviglie è presente in quasi tutta l’isola, ma trionfa soprattutto in sei città, che insieme hanno dato vita alle Strade della Ceramica Siciliana, un nuovo modo di vivere il turismo in questa splendida regione, attraverso percorsi fatti di natura, arte, cultura, tradizione e gastronomia, alternativi rispetto alle mete più conosciute.

Le Strade della Ceramica Siciliana

Portate per la prima volta quest’anno alla Bit di Milano, le Strade della Ceramica Siciliana sono un percorso sinergico che idealmente unisce i comuni siciliani noti per la produzione di ceramiche artistiche al fine di sviluppare un nuovo tipo di turismo esperienziale. Sei le città riunite sotto l’egida dell’Associazione Italiana Città della Ceramica: Burgio, Caltagirone, Collesano, Monreale, Santo Stefano di Camastra e Sciacca.

Un’esperienza adatta a chi vuole immergersi nell’identità più intima e profonda della Sicilia, con le esperienze indimenticabili all’interno delle botteghe dei ceramisti locali, che condivideranno con i visitatori l’antichissima e nobile arte della terracotta. Un mondo antico ma ancora vivo e vitale, fatto di luoghi e di persone che si potranno conoscere attraverso il Passaporto delle Strade della Ceramica.

Il Passaporto delle Strade della Ceramica

Il Passaporto delle Strade della Ceramica è un documento che vuole unire idealmente le sei città siciliane che nella lavorazione della ceramica hanno un’antichissima tradizione. Entrerà ufficialmente in funzione domenica 24 marzo 2024, valendo anche come biglietto unico di ingresso nella rete dei musei della città della ceramica e negli altri luoghi di cultura convenzionati.

Si potranno vivere esperienze uniche non solo nelle botteghe dei ceramisti, ma anche nelle altre botteghe artigiane e in quelle dei pasticceri e dei panettieri che, grazie ai loro forni, condividono con i ceramisti la sapiente arte del calore che dà forma e colore ai loro impasti. In una simile esperienza non può di certo mancare la cucina tipica siciliana.

Al completamento del percorso, testimoniato dalle sei timbrature presenti nel passaporto – che dovranno essere effettuate in un periodo non superiore a un anno solare – i viaggiatori potranno ottenere l’attestato di “Amico delle città della Ceramica siciliana” e il premio, che consiste in un prodotto in ceramica da scegliere fra quelli disponibili in catalogo.

I percorsi turistici delle sei città della ceramica siciliana

Iniziamo, dunque, il nostro viaggio sulle Strade della Ceramica Siciliana, alla scoperta di borghi e città custodi di monumenti e opere uniche.

Burgio, dal Castello alla storica bottega di un maestro ceramista

Le origini di Burgio, in provincia di Agrigento, sono legate alle vicende del monumento più antico, il Castello, edificato durante il periodo dell’occupazione araba nella parte più alta dell’attuale paese, accanto al quale sorge la bellissima Chiesa Madre intitolata a Sant’Antonio Abate, fondata nel secolo XII, che custodisce molte opere d’arte. Seconda irrinunciabile tappa è il complesso dei Padri Minori Riformati, oggi sede del Muceb, il museo della ceramica.

Per una esperienza turistica immersiva alla scoperta della ceramica del borgo, una tappa fondamentale è rappresentata dalla storica bottega Caravella. Un posto magnifico dove il tempo si è fermato e dove il maestro ceramista Paolo Caravella, considerato patrimonio vivente della Sicilia, realizza ancora secondo la più antica tradizione le sue splendide creazioni.

Caltagirone, tra straordinarie belle artistiche e architettoniche

Caltagirone, alle porte di Catania, è una splendida città ricca di storia e straordinarie belle artistiche e architettoniche. Impossibile visitare tutto in un giorno. Il modo migliore per farlo è perdersi tra i vicoli e i sali-scendi della cittadina, ricca di botteghe di ceramisti. Assolutamente da non perdere il Museo della Ceramica. Dopo aver ammirato i tesori che custodisce, ci si può spostare nella bellissima e imponente chiesa di San Pietro, con il suo particolare stile gotico che le conferisce un certo fascino misterioso, per poi muoversi verso una ulteriore chiesa, quella dedicata a San Francesco di Paola, custode di numerosi tesori provenienti da altre chiese distrutte o danneggiate dai terremoti.

Nelle vicinanze si può ammirare il famoso ‘Tondo Vecchio’, un punto panoramico che affaccia su una distesa di monti e vallate. Da qui si arriva al Ponte di San Francesco, realizzato per collegare due delle tre colline su cui sorge la città, finemente decorato con delle ceramiche in rilievo, con cinque maestose arcate. L’attrazione più amata è, però, la splendida scalinata di Santa Maria del Monte, che collega la parte antica della città a quella nuova, situata sulla parte alta. È lunga oltre 130 metri, per un totale di 142 gradini decorati con mattonelle di ceramica. A dominare l’opera c’è la chiesa di Santa Maria del Monte, particolarmente cara ai cittadini e custode di una rara immagine sacra.

Collesano, con la ‘via della ceramica’

Visitare Collesano, in provincia di Palermo, è un’esperienza a dir poco affascinante. Attraversare il paese a piedi è il modo migliore per respirare il clima più autentico dell’antico borgo, all’interno del quale si può inoltre percorrere una speciale ‘via della ceramica’. Si comincia nel quartiere Stazzone con le antiche fornaci come punto di partenza, per poi dirigersi in piazza Castello con la visita alla Guglia di Santa Maria la Vecchia e all’antico quartiere dei Moncada, sede delle storiche botteghe di produzione ceramica collesanese, passando all’inferriata di via Roma.

E poi viale Vincenzo Florio, via Isnello, piazza Santa Maria di Gesù con i pannelli in ceramica raffiguranti la storica Targa Florio, via Polizzi con la scalinata interamente realizzata in ceramica, che riprende tutti i colori e decori tipici della tradizione collesanese ceramistica, e viale Vincenzo Florio, con l’insegna di ‘Benvenuto’ interamente realizzata in ceramica. Durante l’intero percorso urbano si potranno ammirare creazioni raffiguranti beni architettonici, artistici e religiosi, ma anche pannelli in ceramica affissi nel percorso religioso della processione della Cerca, che si svolge ogni anno all’alba del Venerdì Santo.

Monreale

Fonte: iStock – Ph: RomanBabakin

Una bottega di ceramiche a Monreale

Monreale, alla scoperta della lavorazione della terracotta

La visita di Monreale non può che partire dal magnifico Duomo, patrimonio dell’UNESCO, con i suoi celebri mosaici che, insieme alla produzione di ceramiche, rappresentano una tradizione artistica forte e persistente, testimoniata dalla preziosa composizione delle tessere musive raffigurante il racconto del Vecchio Testamento e della vita di Cristo all’interno della Basilica e delle tre absidi. Altra tappa da non perdere, il Chiostro dei Benedettini, anch’esso patrimonio dell’umanità, con la sua Fontana del Re, le colonne in cui sono raffigurate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento e il giardino, che fungeva da “orto dei semplici”, in cui molto probabilmente venivano coltivate piante medicinali.

Perno fondamentale delle ceramiche di Monreale è l’Istituto D’Arte dove, insieme ad altre scuole di maestri ceramisti, si custodiscono e si tramandano le competenze necessarie per la lavorazione della terracotta, del colaggio, dello stampo, della foggiatura a mano e della pressa. Una passeggiata in centro storico, fra Piazza Vittorio Emanuele, via Dante Alighieri e la storica via Torres darà l’opportunità di vivere l’esperienza di una vera e propria ‘via delle botteghe’. Se ne trovano di bellissime anche nel quartiere Ciambra e lungo la via Circonvallazione.

Santo Stefano di Camastra, un museo a cielo aperto

Santo Stefano di Camastra, in provincia di Messina, è un museo a cielo aperto, famoso per le sue ceramiche. Percorrendo le vie di questo meraviglioso borgo, potrete ammirare le innumerevoli botteghe artigianali dei maestri ceramisti, che da secoli foggiano e dominano la terra e il fuoco, creando opere rigorosamente decorate a mano. Qui, nel 1994 è stato inaugurato il Museo della Ceramica, situato all’interno del Palazzo del Barone Sergio in Piazza Duca di Camastra, che raccoglie vari oggetti preziosi, le mattonelle maiolicate e alcune opere di artisti contemporanei, nazionali e internazionali.

Tra le tante cose da visitare nel borgo, non perdetevi il viale delle Palme e il Cimitero Vecchio, la cui unicità è rappresentata sia dalla struttura architettonica delle 96 tombe presenti, denominata alla “cappuccina”, sia dal rivestimento delle tombe stesse, costituito da mattonelle in ceramica, chiamate “ambrogette”, decorate con motivi ornamentali su fondo bianco.

Sciacca e la ‘Cappella Sistina della maiolica siciliana’

La visita di Sciacca può partire dal luogo di ritrovo della città, piazza Scandaliato, splendida terrazza sul mare impreziosita dalla Chiesa di S. Domenico e dal Collegio dei Gesuiti, oggi sede del municipio. A pochi passi si trova il Duomo, costruito nel 1108 e modificato nel 1656. Percorrendo Corso Vittorio Emanuele ci si imbatte in gran parte delle botteghe dei ceramisti, eredi della tradizione dei grandi maestri del XVI secolo, fra cui Antonio Ramanno, i fratelli Lo Boj e Giuseppe Bonachia, il più noto pittore di mattonelle in Sicilia, detto il Mayharata.

A quest’ultimo si deve la realizzazione dell’imponente fascia maiolicata all’interno della cappella di San Giorgio del Genovesi, costruita nel 1520 e malauguratamente abbattuta nel 1952. Per comporre la fascia e il pavimento della cappella furono prodotte 2175 mattonelle. Pensate che alcuni storici dell’arte sostengono che, se fosse sopravvissuta, avrebbe meritato il nome di Cappella Sistina della maiolica siciliana. Del vasto arazzo, raffigurante scene del Vecchio e Nuovo Testamento, rimangono sei grandi pannelli, conservati all’Istituto d’Arte di Sciacca. Infine, un’altra esperienza da non perdere è quella del Museo dei 5 Sensi, dove sperimentare il percorso del tatto, in cui i turisti, guidati dagli artigiani locali, potranno vivere l’esperienza di realizzare e decorare vasi, anfore, piatti e altri oggetti in ceramica.

Sciacca

Fonte: iStock

Sciacca, una delle sei città della ceramica in Sicilia