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Spiaggia di Barabarca, cosa fare in questo paradiso dell’Elba

L’Isola d’Elba, parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, è conosciuta in tutto il mondo per essere stata il rifugio di Napoleone Bonaparte durante il suo esilio (1814–15), ma anche per le sue spiagge paradisiache e immerse in una natura quasi vergine. Sono diverse, infatti, le calette da poter scoprire in questo bellissimo fazzoletto di terra italiano, come le esperienze da vivere a contatto con la natura. Ne è un esempio la sua affascinante Spiaggia di Barabarca, un gioiello ancora incontaminato.

Spiaggia di Barabarca, incanto del del Golfo Stella

La Spiaggia di Barabarca si trova a poca distanza di Capoliveri, un borgo arroccato su una collina e anche uno dei più caratteristici e attivi centri dell’Isola d’Elba. Questa bellissima caletta si presenta agli occhi del visitatore come un angolo quasi immacolato, poiché mostra un paesaggio pressoché inalterato dal punto di vista ambientale.

Gli amanti della natura, infatti, qui possono trovare pane per i loro denti poiché la vegetazione impreziosisce il territorio regalando alla spiaggia un aspetto altamente selvaggio. Non è da meno l’atmosfera che si può respirare, in quanto tutta la caletta è circondata da un panorama meraviglioso che spazia dalla spiaggia con il mare dalle tonalità smeraldine agli scogli che invitano a fare snorkeling per conoscerne i fondali.

Ma non è di certo tutto, perché a lasciare a bocca aperta sono anche le tante sfumature e i mille colori: Barabarca è composta da sabbia chiara e piccoli sassolini che a loro volta sono bagnati da acqua cristallina su chi si specchiano le varie tonalità della macchia mediterranea. Un paradiso vero, quindi, tanto da rivelarsi anche un spiaggia adatta alle famiglie con bambini, poiché essendo racchiusa all’interno di una baia è spesso riparata dai venti. Non mancano nemmeno le opzioni per i naturisti che qui possono rilassarsi in una sezione dedicata a loro. Va ricordato, tuttavia, che la lunghezza totale dell’arenile è di 200 metri.

In fatto di servizi, in spiaggia è presente un piccolo bar con noleggio lettini, pedalò e canoe, in modo da rifocillarsi e divertirsi il più possibile.

Come arrivare

Come accennato, la Spiaggia di Barabarca si trova a poca distanza dal pittoresco borgo di Capoliveri e nelle sue vicinanze offre due parcheggi, uno piccolo gratuito e uno grande a pagamento. Partendo dal paesino o da qualsiasi altro punto dell’isola, occorre seguire le indicazioni per “Barabarca – Zuccale” scendendo per circa 800 metri.

Una volta lasciata la macchina o il proprio scooter presso uno dei due parcheggi presenti, bisogna intraprendere un sentiero sterrato di circa 70 metri che, passo dopo passo, conduce ad una scalinata che regala un panorama a dir poco mozzafiato e che permette di intravedere all’orizzonte persino le sagome della Pianosa e di Montecristo.

Infine, è bene sapere che pur risultando sicura per i più piccoli lo stradello per raggiungerla non è molto consigliato per famiglie con passeggini e per chi ha delle difficoltà motorie. Per il resto, godetevi tutta la bellezza selvaggia e autentica della Spiaggia di Barabarca, uno dei tanti gioielli dell’Isola d’Elba che, senza ombra di dubbio, mostra uno dei suoi aspetti più selvaggi.

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Hotel a Skopje: le zone migliori dove soggiornare

Skopje, la vivace capitale della Macedonia del Nord, è una città ricca di storia, cultura e bellezze naturali, che attrae ogni anno un numero crescente di turisti. Quando si tratta di scegliere un hotel a Skopje, la scelta della zona giusta può fare una grande differenza nel rendere il soggiorno più piacevole e conveniente. Ogni quartiere ha infatti il suo carattere e le sue peculiarità, pronte a soddisfare le esigenze di ogni tipo viaggiatore.

Il centro città, Centar, è ideale per chi desidera essere al centro dell’azione, vicino ai principali monumenti storici, musei e alla famosa piazza Macedonia. Qui si trovano hotel di tutte le categorie, dai lussuosi boutique hotel a opzioni più economiche. Debar Maalo, noto per i suoi ristoranti e caffè alla moda, è perfetto per chi cerca una vivace vita notturna e un’atmosfera bohémien. Karposh, invece, offre una combinazione di tranquillità e comodità, essendo un’area residenziale vicino al fiume Vardar, mentre Sredno Vodno è l’ideale per chi ama la natura e le attività all’aria aperta. Oltre a queste zone principali, Skopje offre anche quartieri più tranquilli e residenziali, ideali per chi cerca un soggiorno lontano dal trambusto del centro.

Centar

Centar, il centro storico di Skopje, è il quartiere ideale per il turista che desidera immergersi a capofitto nella vita e nella cultura della capitale macedone. La sua posizione centrale lo rende perfetto per esplorare a piedi le principali attrazioni della città, come piazza Macedonia, il Ponte di Pietra e la Fortezza di Skopje, risparmiando tempo e denaro sui mezzi di trasporto. Centar ha un’atmosfera unica che combina storia, cultura e modernità, è ricco di ristoranti, bar e caffetterie che propongono cucina tipica macedone e internazionale, ma anche di pub, discoteche e locali di musica dal vivo che animano le notti di Skopje. Anche se a Centar potete trovare una vasta gamma di sistemazioni per tutti i budget, in quest’area si concentrano alcuni dei migliori alberghi a 4 e 5 stelle della città, come Hotel Marriott Skopje, Solun Hotel & Spa, Stone Bridge Hotel, Holiday Inn Hotel, Limak Skopje Luxury Hotel, Best Western Hotel Turist. Tuttavia, è importante tenere a mente che essendo Centar il quartiere più turistico di Skopje, i prezzi degli alberghi e dei ristoranti possono essere più alti rispetto ad altre zone della città.

Old Bazaar

La zona attorno al Vecchio Bazar è il miglior posto dove soggiornare a Skopje per immergersi nell’autentica vita cittadina. Qui è ancora possibile vedere vecchi edifici del periodo ottomano e, come suggerisce il nome, c’è un antico mercato dove si può trovare di tutto, dai vestiti ai prodotti alimentare tipici, ai souvenir più curiosi da acquistare come ricordo. E ovviamente è il posto giusto dove assaggiare la cucina locale: baklava e kebab sono tra i migliori della città! In zona non mancano attrazioni culturali legate al periodo del dominio ottomano, come la Galleria Nazionale di Čifte Amam, il Museo di Storia e l’Accademia delle Arti. Tra le migliori sistemazioni disponibili nel quartiere dell’Old Bazaar ci sono Bushi Resort & Spa, Hotel Arka, Hotel Premium, e Hotel Doa.

Skopje Old Bazaar

Fonte: iStock

Skopje Old Bazaar, Macedonia del Nord

Debar Maalo

Situato a 15 minuti a piedi dal centro città e dal Ponte di Pietra, Debar Maalo è il più bohémien dei quartieri di Skopje, e per questo è anche uno dei più amati dai turisti. Lontano dal clamore turistico del centro, questa zona rappresenta un vero gioiello nascosto per i turisti alla ricerca di un’esperienza di soggiorno alternativa e che desiderano immergersi nell’anima più autentica di Skopje. Qui troverete gallerie d’arte, negozi di artigianato, ristoranti di cucina macedone, caffè e pub dall’atmosfera rilassata e informale, frequentati da un pubblico creativo e intellettuale. Ma anche una vivace vita notturna, con numerosi bar e locali di musica dal vivo che propongono musica tradizionale macedone e internazionale.

Rispetto al centro storico, Debar Maalo offre sistemazioni a prezzi più accessibili, pur mantenendo un livello qualitativo elevato, tra gli indirizzi migliori ci sono City Park Hotel e Hotel Tim’s. Inoltre, potrete trovare accoglienti appartamenti, guesthouse e piccoli hotel che vi faranno sentire come a casa. La sua posizione a pochi passi dal centro storico, facilmente raggiungibile a piedi o con mezzi di trasporto pubblici, lo rende un’ottima base per esplorare la città senza rinunciare all’autenticità.

Prolet

Scegliere una sistemazione a Prolet, il vivace quartiere multiculturale che si estende attorno alla stazione centrale dei treni e degli autobus, può essere un’ottima idea se si intende visitare altre località in Macedonia e fare gite fuori città. Pur essendo situato a breve distanza dal centro, la sua posizione consente di raggiungere facilmente qualsiasi destinazione. Il quartiere ospita una moschea, una chiesa ortodossa e una chiesa cattolica, che danno un’idea della ricca diversità religiosa della Macedonia del Nord, e soggiornando in questa zona è possibile immergersi nella vita quotidiana di Skopje, frequentando i mercati locali, i bar e i ristoranti frequentati dalla gente del posto. Prolet è generalmente più economico rispetto al centro, offrendo una varietà di alloggi a prezzi ragionevoli, dagli hotel agli appartamenti, e questo lo rende un’ottima scelta per chi viaggia con un budget limitato.

Sredno Vodno

Situato alle pendici del Monte Vodno a sud di Skopje, Sredno Vodno combina la tranquillità della natura con la vicinanza alle principali attrazioni e per questo è particolarmente apprezzato da chi viaggia con bambini. La sua posizione strategica, a soli pochi minuti di autobus o taxi dal centro, lo rende una base ideale per visitare la città, ma anche per immergersi nella natura, fare trekking o mountain bike lungo i sentieri escursionistici che conducono alla cima del Monte Vodno.

Sredno Vodno offre una varietà di opzioni di alloggio per tutti i gusti e budget, che spaziano dagli hotel tradizionali agli appartamenti, dalle case vacanza alle ville, e molte strutture offrono terrazze panoramiche con vista sulla città e sulle montagne. Tra i migliori alberghi in questa zona ci sono Villa Vodno, Hotel Panoramika Design and Spa e Leonardo Hotel. Rispetto al centro di Skopje, Sredno Vodno offre alloggi e ristoranti a prezzi più accessibili, permettendo di risparmiare senza rinunciare a comfort, qualità e tranquillità.

Karposh

Se state cercando un quartiere tranquillo, centrale e sicuro dove soggiornare a Skopje, Karposh fa al caso vostro. Questa zona residenziale di case e condomini immersi nel verde di parchi e giardini si estende a nord del Centar, oltre Debar Maalo, al quale è collegato con un buon servizio di mezzi pubblici. Sebbene sia un po’ distante dal centro città, è particolarmente apprezzato per la sua tranquillità e pertanto è considerato tra i migliori luoghi dove soggiornare a Skopje. Offre una buona selezione di caffè, ristoranti, negozi dove fare shopping, molti dei quali si trovano all’interno del popolare centro commerciale Skopje City Mall. Il miglior hotel in zona è Aleksandar Palace Hotel Congress Center, ma Karposh offre comunque diverse opzioni di alloggio per tutti i budget, dagli hotel di lusso agli appartamenti economici. Questo lo rende una zona ideale per i turisti che desiderano un soggiorno confortevole e conveniente.

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Cosa fare alle gole del Verdon, un canyon in Provenza

Quando pensiamo alla Provenza immaginiamo campi di lavanda, alberghi di lusso, ristoranti stellati e borghi romantici, quelli tanto amati da artisti come Renoir, Picasso o Matisse. Eppure, alle spalle di questo scenario glamour e perfetto si cela un mondo fatto di boschi, villaggi e canyon dai paesaggi naturali mozzafiato. Tra questi, un posto d’onore tra i luoghi assolutamente da non perdere è occupato dalle gole del Verdon, meta d’eccezione per gli sportivi e per gli appassionati del turismo d’avventura.

Le profonde gole del Verdon, un mondo fatto di pietra, verde e acque color smeraldo, spacca la terra per 45 chilometri creando quello che viene considerato il canyon più grande d’Europa. Il fiume Verdon ha la sorgente sul colle d’Allos nelle Alpi Marittime e dopo aver percorso circa 175 chilometri sfocia nel fiume Durance, nei pressi di Vinon-sur-Verdon. L’intera regione era anticamente ricoperta dal mare e solo durante il Terziario si formarono le Alpi con le vallate e le gole.

I rilievi formati da calcare, coralli e fossili sono stati modellati durante la glaciazione e l’opera di erosione delle gole si è compiuta con il lavoro dei fiumi. Il Verdon, scorrendo tumultuoso, ha scavato il suo letto tra le pareti alte e strette delle gole rendendo il paesaggio di quest’angolo di Provenza molto simile a un canyon americano. Sono molte le cose da fare e da vedere per scoprirlo: dai belvedere lungo le strade panoramiche alle passeggiate tra borghi e natura, fino agli sport acquatici più avventurosi.

Gole del Verdon: cosa fare e vedere

Quello delle gole del Verdon è un mondo ruvido, aspro, che durante la bella stagione si anima con le voci dei turisti, degli escursionisti e dei motociclisti che sfidano le strade tortuose scavate nella roccia. Queste offrono percorsi panoramici imperdibili perché ricchi di scorci e belvedere suggestivi. Le vie che si possono percorrere sono principalmente due, situate rispettivamente a nord e a sud delle gole: la Route des Gorges e la Route de la Corniche Sublime.

Se scegliete di percorrere la strada a nord, la Route des Gorges, non perdetevi il Belvedere couloir Samson e il villaggio di Rougon; da questa strada potete anche fare una deviazione e prendere la Route de Crêtes o D23, un percorso ad anello lungo 23 chilometri che offre panorami a strapiombo pazzeschi. La Route de la Corniche Sublime a sud, invece, offre altrettanti punti panoramici da segnare sulla mappa come i Balconi della Mescia o le Falesie dei Cavalieri, dov’è presente anche un ristorante con terrazza. Consigliamo di fare benzina prima di arrivare alle gole perché qui le stazioni di servizio scarseggiano.

Strada panoramica gole del Verdon

Fonte: iStock

Motociclista sulla strada panoramica Route de Crêtes

Sport acquatici, trekking e arrampicata

Come ammirare l’imponenza delle falesie alte fino a 700 metri se non dalle acque del canyon? Dal colore verde smeraldo, tonalità provocata dalla presenza di microalghe, contribuiscono a rendere le gole del Verdon una delle destinazioni più gettonate in Francia dagli amanti dell’outdoor. Tra gli sport più praticati, infatti, ci sono quelli acquatici, durante i quali vi sentirete minuscoli a confronto con l’immensità del canyon! Qui è possibile andare in canoa o kayak, fare rafting, praticare il torrentismo nei crepacci o affittare una barchetta, oltre che divertirsi con tante altre attività come il water rambling, l’acqua-trekking o il floating, un rafting senza imbarcazione pensato per gli sportivi più audaci.

Gli amanti del trekking possono scoprire le gole del Verdon attraverso i suoi numerosi sentieri, come la bellissima via GR4 che parte da Point Sublime e giunge fino alle gole. Un’altra classica escursione è quella lungo il sentiero Martel, chiamato come lo speleologo e torrentista, il primo a esplorare integralmente le gole del Verdon e le sue acque nell’estate del 1905. Questo itinerario è ben segnalato ed è adatto a tutti gli escursionisti, anche se la lunghezza di circa 13 chilometri potrebbe renderlo un tragitto impegnativo. Ricordate di indossare un paio di scarpe adatte e abbigliamento sportivo; inoltre, se non siete pratici della zona, può essere utile una cartina dettagliata della valle. Una passeggiata più breve corrisponde al sentiero Couloir Samson che parte dall’omonimo belvedere.

La camminata nelle gole del Verdon vi permetterà di scoprire tutti gli aspetti di questa valle, dall’alto potrete ammirare l’intero paesaggio e lo scorrere del fiume, scendendo verso la gola vi addentrerete nella vegetazione, a tratti selvaggia. La flora è caratterizzata da boschi di querce e bossi che rappresentano luoghi freschi e tranquilli ai piedi delle alte pareti calcaree.

Il mondo verticale composto dalle alte pareti delle gole è frequentato anche dagli appassionati di arrampicata. In tutto sono presenti più di 800 vie classificate in base al tipo di arrampicata e al livello di difficoltà. Le gole del Verdon sono profonde da 250 a 700 metri: per avvicinarsi a questo sport è indispensabile non soffrire di vertigini! I siti più famosi sono l’Escalès, Baume aux Pigeons, Dérobée e Paroi Rouge.

Il lago di Sainte Croix

Alla fine, il canyon si apre nel lago color smeraldo di Sainte-Croix, un bacino artificiale nato agli inizi degli anni Settanta in seguito alla costruzione dell’omonima diga. Il progetto iniziale prevedeva che, per fare spazio al lago, sarebbe stato necessario ‘affogare’ tre paesi. Gli abitanti furono fatti evacuare e le abitazioni distrutte, per poi essere ricostruite sulle sponde dove oggi sorge il nuovo centro abitato. Dopo un’attenta revisione del progetto, dei tre paesi ne fu sacrificato solo uno: Les-Salles-Sur-Verdon. Oltre che perfetto per praticare numerosi sport acquatici, il lago è utilizzato come spiaggia in quanto le sue acque sono balneabili. Sulle rive troverete diverse attività che vi permetteranno di noleggiare canoe, kayak o barchette a remi.

Gli antichi borghi

Oltre a un paesaggio naturale unico al mondo, le gole del Verdon custodiscono anche un ricco patrimonio storico, artistico e culturale racchiuso nei suoi borghi, uno su tutti Moustiers-Sainte-Marie. Il villaggio, divenuto famoso nel XVII secolo grazie alle sue manifatture in ceramica destinate alla nobiltà francese, costretta a donare i piatti d’oro e d’argento alle casse di Luigi XIV, è un insieme di strade acciottolate e fontane dove un ruolo predominante è svolto dalla cappella di Notre Dame de Beauvoir. Gli altri paesi, da visitare se avete tempo, anche solo per rinfrescarvi o per provare la cucina tipica del territorio, sono Castellane, La Palud sur Verdon, noto agli amanti del parapendio, Aiguines, Trigance e Riez.

Moustiers-Sainte-Marie in Provenza

Fonte: iStock

Il borgo di Moustiers-Sainte-Marie

Come arrivare alle gole del Verdon

Per visitare le gole del Vernon è indispensabile l’auto, così da potervi spostare in autonomia tra una parte e l’altra del canyon. Da Genova sono 340 chilometri, da Milano 470 chilometri e da Torino 430 chilometri: in tutti questi casi vi basterà seguire l’autostrada in direzione Nizza, per poi proseguire lungo la strada in direzione ovest e seguire la strada in direzione di Dignes les Bains fino a Castellane.

Per chi non vuole guidare dall’Italia, può prendere un aereo e atterrare all’aeroporto di Nizza. Da qui le opzioni sono due: noleggiare un’auto o partecipare a uno dei tanti tour organizzati.

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I tesori da scoprire nei dintorni di Riga

Riga incanta i visitatori con il suo fascino medievale, l’architettura Art Nouveau e l’atmosfera vivace, ma i suoi dintorni non sono da meno. A breve distanza dalla capitale della Lettonia sorgono località ricche di storia, natura e cultura da visitare facilmente in giornata,  mete perfette per chi desidera un’esperienza di viaggio più completa e coinvolgente. Dalle imponenti fortezze medievali ai parchi nazionali incontaminati, dalle città storiche alla più popolare località termale della Lettonia, ecco le migliori gite da fare in giornata da Riga. Preparatevi a un viaggio denso di emozioni e lasciatevi conquistare dalle attrattive di questo incantevole paese.

Sigulta

Soprannominata la “Svizzera della Lettonia”, Sigulta è una graziosa cittadina situata nel cuore del Parco Nazionale del Gauja, una cinquantina di chilometri a nord-est di Riga. La bellezza naturale del paesaggio e il ricco patrimonio storico ne fanno una destinazione ideale per una gita di un giorno dalla capitale della Lettonia, ma anche per un soggiorno più lungo. Tra le principali attrazioni troviamo il Castello di Sigulda, un imponente maniero medievale arroccato su una collina che domina la città, e il Castello di Turaida del XIII secolo, immerso in un parco suggestivo dove si trovano anche rovine di un antico insediamento fortificato. Gli appassionati di attività all’aria aperta hanno solo l’imbarazzo della scelta tra i tanti sentieri escursionistici e ciclabili del Parco Nazionale del Gauja, la possibilità di fare un giro in barca sul fiume e persino cimentarsi con il bob sulla pista olimpica. Nei dintorni è anche possibile visitare le Grotte di Gutmanis, un complesso carsico sotterraneo con suggestive formazioni rocciose. Nel centro cittadino non mancano ristoranti, caffè e negozi, nonché diverse opzioni di alloggio, dagli hotel di lusso agli agriturismi accoglienti.

Jurmala

Con le sue ampie spiagge di sabbia bianca lambite dal Mar Baltico e l’atmosfera elegante, Jurmala è fin dalla Belle Epoque una delle più rinomate località balneari della Lettonia. La vicinanza alla capitale, distante circa 20 chilometri, la rende la meta perfetta per un’escursione in giornata. Caratterizzata da una serie di quindici piccoli centri che si snodano lungo la costa, Jurmala si distingue per le splendide ville in stile Art Nouveau che sorgono maestose tra le dune e le pinete rigogliose, regalando un’atmosfera d’altri tempi.

Tra queste, spicca il Museo di Jurmala, custode della storia della città e ricco di interessanti reperti, che offre un interessante viaggio attraverso le vicende del luogo. Un’altra perla architettonica è la sala concerti Dzintari, risalente agli anni ’30, immersa nel suggestivo Parco forestale Dzintari, attraverso il quale si snodano numerosi percorsi escursionistici. Oltre al relax sulla spiaggia e alle passeggiate nel verde, Jurmala offre anche un centro termale di epoca sovietica che invita a una sosta di benessere e a beneficiare delle proprietà curative delle acque salsoiodiche.

Cesis

Immersa nella pittoresca regione di Vidzeme, Cesis è un’affascinante cittadina fondata nel XIII secolo, dominata dall’imponente Castello di Cesis, uno dei più iconici e meglio conservati del paese, risalente a otto secoli fa. Il maniero, che nel XVI secolo fu gravemente danneggiato dagli attacchi dell’esercito di Ivan il Terribile, ospita un museo ricco di reperti storici e offre splendide viste panoramiche sulla città. Passeggiare tra le sue mura imponenti e immergersi nell’atmosfera cavalleresca è un’esperienza da provare durante una visita a Cesis.

Oltre al castello, Cesis vanta un centro storico medievale racchiuso da antiche mura, caratterizzato da stradine acciottolate, piazze pittoresche e vecchi edifici dai colori pastello. La Chiesa di San Giovanni, con il suo elegante campanile, e la Piazza Rozu, circondata da edifici storici, sono solo alcuni dei tesori che attendono i visitatori. Altre attrazioni da non perdere sono le Scogliere Erglu e il Parco Nazionale del Gauja che con i suoi sentieri escursionistici e le viste panoramiche sul fiume offre infinite opportunità per svolgere attività all’aria aperta, come canoa, kayak e ciclismo.

Parco Nazionale di Kemeri

Fondato nel 1997, quello di Kemeri è il terzo parco nazionale più grande della Lettonia. Si estende infatti su una superficie di oltre 380 chilometri quadrati di paesaggi altamente diversificati. Foreste rigogliose, paludi suggestive, l’affascinante laguna del lago Kanieris e le splendide spiagge sabbiose del Mar Baltico si intrecciano all’interno dell’area protetta, creando l’habitat ideale per una ricca biodiversità, con oltre 200 specie di uccelli e una varietà di fauna selvatica.

Il cuore del parco è la Grande Palude di Kemeri, un ecosistema unico da esplorare attraverso una passerella sopraelevata e una torre panoramica che consentono di ammirare spettacolari viste panoramiche. Gli appassionati di escursionismo e ciclismo possono immergersi nella natura seguendo i numerosi sentieri che si snodano tra boschi e paludi. Il Parco Nazionale di Ķemeri è rinomato per le sue sorgenti minerali curative e i fanghi terapeutici, che hanno dato vita a numerose terme e sanatori già nel XIX secolo.

Palazzo di Rundale

Incastonato nella storica regione della Semgallia, il Palazzo di Rundale è un capolavoro barocco che rievoca i fasti del Ducato di Curlandia. Progettato da Bartolomeo Rastrelli, architetto di fama imperiale, fu costruito tra il 1736 e il 1768 come residenza estiva dei duchi di Curlandia e si distingue per l’armonia delle forme e la ricchezza di decorazioni. La facciata principale, impreziosita da statue e colonne, introduce a un interno sontuoso, dove sfarzosi affreschi, dorature e mobili d’epoca creano un’atmosfera regale.

Cuore del palazzo è la Sala d’Oro, un tempo utilizzata come sala del trono. Un capolavoro rococò con un tripudio di specchi, dipinti e stucchi dorati che culminano nel grande affresco del soffitto che raffigura l’apoteosi dei duchi di Curlandia. In aperto contrasto, la Sala Bianca, che fungeva da sala da ballo, è un’oasi di candida raffinatezza che incanta con la sua delicata eleganza. Non mancano altre sale altrettanto spettacolari, come la Sala dei Cavalieri, la Sala dei Ritratti e la Sala da Musica, ognuna con il suo stile distintivo e una storia da raccontare.

Oltre all’imponenza architettonica, il Palazzo di Rundale vanta un immenso parco di 52 ettari, disegnato secondo i principi del barocco francese. Passeggiando tra viali alberati, statue, fontane e giardini fioriti, ci si immerge in un’atmosfera di quiete e armonia, perfetta per completare la visita in questo gioiello della Lettonia.

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Cosa vedere a Sète, in viaggio nel cuore della Linguadoca

Sète non è una tra le mete più famose in Europa, eppure è un affascinante porto sulle coste della Linguadoca, nel sud della Francia, che offre un mix unico di bellezze naturali, cultura e autentico fascino mediterraneo. Questa pittoresca città, situata tra il Mar Mediterraneo e l’Étang de Thau, è un luogo ideale per immergersi nella dolcezza di vivere e scoprire le meraviglie della regione. Scopriamo insieme cosa fare durante il vostro viaggio a Sète e quali sono gli highlights da non perdere.

La storia di Sète

Sète è una piccola e colorata cittadina sul mare nella zona della Linguadoca-Roussillon, a metà strada tra Marsiglia e il confine con la Spagna. Angolo incantato nel sud della Francia e secondo porto commerciale per importanza del Mediterraneo, Sète è una località tutta da scoprire, con una sua forte identità culturale e ricca di storia e tradizioni.

Sète

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Veduta di Sète

La città è costruita sul fianco del Monte Saint Clair che domina il borgo ed è collocata fra il golfo del Leone che sbocca sul Mar Mediterraneo e l’Etang de Thau, uno stagno di acqua salata usato principalmente per la coltivazione di ostriche e cozze. Se, infatti, arrivate nella cittadina percorrendo la strada che da Agde attraversa la stretta lingua di terra su cui si allunga Sète, è possibile godere di un particolarissimo panorama con da un lato il mare aperto, dall’altro questa ampia laguna e nel mezzo gli infiniti canali.

Soprannominata la Venezia della Linguadoca, Sète è una vera città d’acqua, che si concentra sul Canal Royal, la piazza pubblica dove confluiscono i canali più importanti e dove si ha la maggiore concentrazione di barche. Visitandola potrete notare presto lo splendido miscuglio di ponti e ponticelli, ampi calli e canali navigabili che fungono da approdi e che sono pieni di imbarcazioni, attraccate davanti ai palazzi antichi, ai negozi e alle romantiche brasseries.

Cosa vedere a Sète

Esplorare il quartiere di Quartier Haut

Quartier Haut è il quartiere storico della città. Qui è bello perdersi passeggiando per le strette stradine acciottolate, ammirando le case colorate e scoprendo le piccole piazze. Questo è il luogo perfetto per respirare l’autentica atmosfera mediterranea. Da non perdere è una visita alla Cattedrale di Saint-Louis, un’imponente chiesa del XVII secolo, e goditi la vista panoramica sulla città e sul mare dal suo campanile.

Port de Sète: la vita portuale

Sète è una città di pescatori e marinai, per cui il suo porto è il cuore pulsante della vita locale. Passeggiare lungo il Port de Sète e ammirare le barche da pesca colorate e gli yacht di lusso è un’esperienza da fare assolutamente, per poi fermarsi in uno dei ristoranti o caffè lungo il porto e gustare un delizioso pasto a base di pesce fresco. Non dimenticate di provare l’ormai famoso piatto locale, l’Huitre de Bouzigues (ostriche di Bouzigues), provenienti dall’Étang de Thau.

Lungo il molo del Porto Vecchio si scorgono i thonniers, grosse imbarcazioni utilizzate per la pesca dei tonni oltre alle coloratissime barche che fanno la spola fra le piccole località che si affacciano sulla costa tra cui spicca la Pointe-Courte, piccolo quartiere di pescatori dalle case basse e bianche in stile mediterraneo ricoperte di tegole rosse, mentre sulle banchine della Marina, locande e piccoli ristoranti offrono un’ampia scelta di specialità francesi e internazionali.

Esplorare i canali in barca

Sète è spesso chiamata “la Venezia del Languedoc” a causa dei suoi canali pittoreschi. Un modo affascinante per scoprire la città è navigare lungo i canali in una barca. Prenotate un tour in barca o noleggiate una piccola imbarcazione e scoprite Sète dall’acqua. Ammirate le case colorate che si affacciano sui canali e godetevi il romantico scenario.

Sète, tramonto

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Sète al tramonto

Musei e cultura

Sète è anche una città ricca di cultura e arte. Merita una visita il Museo Paul Valéry, dedicato al famoso poeta francese che è nato a Sète. Il museo ospita una vasta collezione di opere d’arte, tra cui dipinti, sculture e fotografie. Se siete interessati alla cultura marittima, fai una visita al Museo della Pesca, dove potrete conoscere la storia della pesca a Sète e scoprire gli strumenti e le attrezzature utilizzate dai pescatori locali.

Scavato sul versante costiero del Monte Saint Clair e affacciato sulla spiaggia delle Corniche, si trova il Cimitero dei Marinai, un luogo celebrato da artisti come Georges Brassens, uno dei cantautori più amati dell’intera Francia, che gli ha dedicato una canzone o dal poeta Paul Valery che proprio qui è sepolto così come Jean Vilar, altro cittadino illustre e fondatore del Teatro Nazionale Popolare e del Festival di Avignone.

Sète, barche

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Le barche tipiche a Sète

Giornata al mare

Sète è ben nota per le sue belle spiagge di sabbia, dove ci si può anche dare agli sport acquatici come il surf, il paddleboarding o il jet-ski. Sète è infatti anche un piacevole luogo di villeggiatura e nei mesi estivi gli abitanti e i turisti si riversano a la Corniche, lunghissima spiaggia dorata, punteggiata di piccoli chioschi, che si estende per 12 chilometri fino ad Agde.

Gustare la cucina locale

Tra i prodotti del territorio e le specialità gastronomiche di Sète spiccano in particolare la rouille di seppia e i calamari farciti, ma anche i frutti di mare come ostriche, cozze e vongole dello stagno di Thau, senza dimenticare le prelibatezze della cucina locale come la tielle, una torta di pasta di pane farcita con polipo e salsa o la macaronade, piatto composto da maccheroni e fette di carne di bue farcite e arrotolate in deliziosi involtini. Il tutto ovviamente accompagnato da pregiati vini della zona della Linguadoca o il Moscato di Frontignan.

Feste ed eventi a Sète

Sète è anche estremamente vivace soprattutto da giugno a settembre quando i canali del borgo diventano lo scenario perfetto di festival musicali e animati tornei di giostre acquatiche, i più famosi della regione. Nel mese di agosto è possibile vivere la frenesia della Saint Louis, la festa dedicata al patrono della città (San Luigi, 25 agosto), che dura sei giorni. Sul Canal Royal vengono allestite delle gradinate per permettere al pubblico di ammirare le squadre cittadine che si fronteggiano in tornei a bordo di apposite imbarcazioni a remi dalle strane piattaforme appuntite (les tintaines).

Vestiti di bianco e a piedi nudi, i partecipanti sono muniti di uno scudo e di una lancia di legno per proteggersi e si affrontano in un singolare combattimento in barca con lo scopo di buttar nell’acqua l’avversario. Questi scontri sono numerosi e molto sentiti dalla popolazione locale e vengono molto apprezzati anche dai turisti. Naturalmente, la Saint Louis è anche l’occasione ideale per allestire mostre ed eventi collaterali che dal Canal Royal si diramano in tutta Sète.

Come arrivare a Sète

Raggiungere la città è piuttosto semplice e venendo in auto dall’Italia, nella maggior parte dei casi conviene prendere la Genova/Ventimiglia fino al confine con la Francia e proseguire sull’autostrada A9 per Montpellier, imboccando poi l’uscita per Agde, che vi permetterà di raggiungere Sète dopo pochi chilometri. Inoltre, a pochi minuti dal centro abitato si trova la stazione ferroviaria collegata con le principali città francesi, mentre l’aeroporto più vicino è quello internazionale di Montpellier. Non dimentichiamo che Sète è uno dei porti più importanti del Mediterraneo per cui qui arrivano e partono ogni giorno navi per la Spagna, il Marocco e la Tunisia e sono presenti diversi terminal passeggeri per lo scalo di traghetti e navi da crociera.

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Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo, cosa fare in questo magico angolo d’Abruzzo

L’Abruzzo è una terra che ha un potere straordinario: quello di emozionare a ogni passo chiunque l’attraversi e la scopra per la prima volta, o per l’ennesima. Le sue meraviglie paesaggistiche non si contano, alcune sono ben note a tutti, ma ci sono luoghi ancora poco conosciuti che vale assolutamente la pena esplorare, custodi di segreti che attendono solo di svelarsi allo sguardo dei visitatori/spettatori.

Ne è uno splendido esempio la Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo, un’area protetta compresa nel comune di Morino, situato al centro della Valle Roveto, in provincia dell’Aquila. L’acqua, con i suoi scenografici salti, è l’elemento dominante in questa oasi felice che incantò anche lo scrittore Alexandre Dumas. Non ci resta che mostrarvela, in tutta la sua prodigiosa bellezza.

Immersione nella natura della Riserva Zompo Lo Schioppo

La Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo si estende per 1025 ettari nella Valle Roveto, una profonda incisione che si estende per circa 30 km nel cuore dell’Appennino laziale-abruzzese, tra il Parco Regionale dei Monti Simbruini e il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

In quest’area si può ammirare la varietà delle componenti ambientali e umane, che integrandosi hanno dato vita a un paesaggio complesso e unico per molti aspetti. Nelle aree più vicine al centro abitato, si susseguono campi coltivati, filari di viti e boschi con querce imponenti, mentre nelle zone più elevate, faggi colonnari e tassi popolano la foresta attraversata dal torrente Romito.

Dalle creste montane al fondovalle coltivato, lo sguardo spazia tra specie rare e di pregio: dai salici e pioppi, che insieme all’ontano nero, costeggiano le rive del torrente, a muschi ed epatiche che formano un tappeto morbido sulle rupi nei pressi della imponente cascata, sotto la quale resiste un bosco di faggio, con molti esemplari secolari che si snodano fra i mille rivoli dei ruscelli intorno. L’immersione nel verde continua tra lecci, aceri campestri, carpini neri, cerri e un popolamento di tasso di grande importanza, oggetto del progetto LIFE “Conservazione della faggeta appenninica con Taxus ed Ilex”, finanziato dall’Unione Europea.

L’incredibile varietà paesaggistica favorisce la ricchezza faunistica, con lo stabilirsi di numerose specie animali, dal cuculo, nelle aree di margine a valle, ai gracchi corallini delle quote più elevate. Negli ambienti di rupe ci si imbatte in esemplari rari, come il gufo reale o il falco pellegrino, mentre la faggeta ospita molte specie di grande interesse scientifico e naturalistico, tra cui l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico. Non manca l’incontro con un anfibio piuttosto raro, la salamandrina dagli occhiali, nelle zone più umide, mentre è davvero curiosa la presenza di ben sei specie di picchi che la popolano, ognuno con caratteristiche diverse. L’attrazione più emozionante di questa incredibile area protetta in Abruzzo è, però, la spettacolare cascata che dà il nome alla Riserva: Zompo lo Schioppo.

La scenografica cascata Zompo lo Schioppo

C’è un legame stretto tra il paesaggio della Riserva e l’elemento acqua, talmente marcato da condizionarne tanto l’aspetto quanto l’ecosistema. La suggestione che ne deriva stregò anche la penna di Alexandre Dumas, che nel suo diario di viaggio in Marsica e Fucino scrisse: “In fondo alla cerchia dei monti una stupefacente cascata sgorga dalla roccia… sembra quasi una striscia bianca e sinuosa che, con un salto di 150 piedi, cade in un bacino spumeggiante da cui fuoriesce un fiumicello argenteo che dopo aver serpeggiato per la valle va a gettarsi nel Liri sotto Morino”.

La scenografica cascata naturale di Zompo Lo Schioppo, la più alta dell’Appennino dopo quelle del Rio Verde di Borrello, in provincia di Chieti, si origina in cima ai rilievi montuosi, su pareti assolate e a strapiombo. Si tratta di una sorgente carsica intermittente che si estingue annualmente nei mesi estivi e autunnali. L’acqua sgorga da una ripida parete calcarea con uno spettacolare salto di oltre 130 metri, che si attiva in primavera, quando la falda acquifera contenuta in un sistema di cavità ancora sconosciute s’innalza con lo scioglimento delle nevi in quota.

I boschi di faggio fanno da protezione a questo sistema, ma è l’acqua uno degli elementi che più caratterizza quest’area incontaminata, disegnandone il paesaggio. Scorre impetuosa dentro la montagna, s’insinua in doline e pozzi, si spinge tra le rocce calcaree, prende corpo nelle grotte per poi riaffiorare in sorgenti copiose, come quella della Pantaneccia, che garantisce il fabbisogno idrico della Valle Roveto.

La scenografica cascata Zompo Lo Schioppo in Abruzzo

Fonte: iStock

La spettacolare cascata naturale di Zompo Lo Schioppo, tra le più alte dell’Appennino

L’Ecomuseo della Riserva, un’esperienza unica

Risorse ambientali così straordinarie, che fanno dell’Abruzzo una meta ambita dagli amanti della natura,  vanno certamente salvaguardate e valorizzate. In quest’ottica, le iniziative della Naturale Zompo Lo Schioppo puntano a prospettive di sviluppo e occupazionali fortemente legate al territorio e alla sua popolazione. Dai campus creativi alle campagne di sensibilizzazione ed educazione per riflettere sulla “sostenibilità-insostenibilità” dei modelli socioeconomici, sono diverse le proposte ideate per visitatori e abitanti del luogo.

Ed è con questo spirito che nel 2000 è stato inaugurato l’Ecomuseo della Riserva, ospitato in un antico edificio nella frazione Grancia. Si tratta del primo tassello di una futura rete eco-museale pensata per far convivere nello stesso luogo un Museo territoriale sugli aspetti naturalistici e storico-etnoantropologici dell’area, un Centro Visita della Riserva Naturale e un Laboratorio didattico per educare a un uso appropriato delle risorse ambientali.

Un museo partecipato e interattivo che offre a visitatori e residenti, servizi culturali, didattici, formativi, di progettualità, per diffondere una cultura ambientale collettiva, raccontando al contempo anche la comunità di Morino. Lo spazio, concepito in modo diversificato nel linguaggio e nei contenuti, per permettere così ad adulti e bambini di vivere appieno l’esperienza culturale, include inoltre una biblioteca ambientale, una bibliomediateca, una sala di smielatura e un giardino didattico.

Un territorio da scoprire e un “Borgo Rifiorito”

La storia di queste montagne è stata attraversata, nei secoli, da terremoti disastrosi, l’ultimo dei quali, avvenuto il 13 gennaio 1915, ha cambiato irrimediabilmente il volto della Valle Roveto, sia nei suoi aspetti paesaggistici sia nelle sue dinamiche socio-culturali. L’abbandono degli insediamenti medievali e il conseguente spostamento degli abitanti verso il fondovalle ha provocato uno “sdoppiamento” dei centri urbani, vedendo sorgere il nuovo edificato accanto ai vecchi ruderi. La piazza d’erba con il fontanile e le stradine tra le mura diroccate sono ciò che resta dell’antico centro, svelandosi in tutto il loro fascino e offrendo un punto panoramico privilegiato con vista sulle rupi, sulla cascata di Zompo Lo Schioppo e sull’intera Valle Roveto.

Dopo il progetto di recupero e valorizzazione, denominato “Il Borgo Rifiorito”, lo scorso maggio il riqualificato borgo di Morino Vecchio è stato restituito alla comunità nel suo pieno splendore. Grazie a una profonda opera di messa in sicurezza, sono stati recuperati straordinari percorsi fatti di storia, memoria e spettacolo della natura che sono propri di questi luoghi dall’enorme valore paesaggistico.

Gli itinerari della Riserva: info utili

Nella Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo sono presenti aree di sosta e diversi sentieri, alcuni dei quali ricalcano antichi tracciati creati per le attività agro-silvo-pastorali, mentre altri, più prettamente escursionistici, coincidono con la rete dei sentieri segnalati dal CAI. Nello specifico si possono distinguere in due categorie:

  • sentieri tematici, con una difficoltà minore, adatti anche a escursionisti poco esperti, bambini e anziani, tutti dotati di pannelli esplicativi per la lettura del paesaggio, la storia e la natura dei luoghi
  • sentieri escursionistici, più lunghi e impegnativi, segnalati solo con segnaletica orizzontale CAI, e con cartelli direzionali collocati in prossimità degli accessi e degli incroci

Le aree di sosta – dello Schioppo, Piano Sacramento, la Fossa – sono dotate di tavoli, panche e punti fuoco, servizi igienici e spazio ristoro.

I sentieri più suggestivi da fare nella Riserva

Se desiderate scoprire la pratica della pastorizia di Rendinara dovete percorrere il Sentiero della Pastorizia, che collega l’area di sosta dello Schioppo con il polo Ecomuseale sulla pastorizia di Rendinara. Si tratta di un percorso di interesse storico-antropologico, che permette di leggere i segni lasciati da una pratica ancora molto viva in questi luoghi.

Il Sentiero di Morino Vecchio offre, invece, l’occasione di scoprire la storia dell’antico borgo distrutto dal terremoto del 13 gennaio 1915. Può essere percorso agevolmente tutto l’anno a piedi, a cavallo o in bicicletta. Un itinerario altrettanto suggestivo è il tracciato ad anello della cascata, che passa accanto all’area in cui si può osservare il capriolo, tocca il Rifugio dello Schioppo, e raggiunge la parete calcarea verticale da cui, in primavera, sgorga la sorgente dello Schioppo che origina la spettacolare cascata. Subito dopo il sentiero ridiscende, tra i boschi di faggio, tornando al punto di partenza.

Tra i sentieri più affascinanti della Riserva, spicca il Sentiero Cauto, che supera un dislivello di circa 300 metri in circa 3 km. Il percorso emoziona sia per gli scorci paesaggistici sia per la presenza dell’eremo di Santa Maria del Cauto. Immersa nel silenzio, a mille metri di quota, questa splendida chiesa rupestre custodisce pitture murali che raffigurano alcune scene di vita riguardanti Santa Caterina di Alessandria e un ritratto di San Clemente di Roma.

La natura incontaminata della Riserva Zompo lo Schioppo

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Il legame stretto tra il paesaggio della Riserva e l’elemento acqua
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Le terme più belle della Basilicata

La Basilicata è una regione ricca di storia e di bellezze naturali. Si tratta di una meta ideale per chi desidera rilassarsi e rigenerarsi immerso fra i diversi e affascinanti paesaggi, le città ricche di storia ed i numerosi borghi, meta turistica di molti turisti proveniente da tutto il mondo.

A tutto questo vanno aggiunte anche altre destinazioni che possono sicuramente rigenerare i visitatori di questa fantastica regione: le sue preziose sorgenti termali. Questo territorio, infatti, offre centri termali rinomati a livello nazionale per la purezza delle loro acque e l’efficacia curativa dei trattamenti proposti all’interno. Sono centri termali immersi in paesaggi unici e lontani dal caos delle grandi città. Questi centri termali della Basilicata rappresentano un’oasi di benessere e tranquillità. Ecco quali sono i centri termali più conosciuti della Basilicata e dove si trovano!

Terme lucane di Latronico

Le terme lucane di Latronico, situate nella provincia di Potenza, sono un vero e proprio gioiello immerso nel Parco Nazionale del Pollino, il più grande parco naturale d’Italia. Queste terme sono conosciute fin dall’epoca preistorica, quando venivano utilizzati per svolgere rituali sacri dagli abitanti della zona, con obiettivi legati al culto delle acque salutari. Oggi, le terme di Latronico offrono un’esperienza di benessere completa ai propri visitatori grazie alle loro acque termali che sgorgano ad una temperatura di circa 22°C e da tre diverse sorgenti: la Piccola, con acque sulfuree, e la Grande e la Media, con acque bicarbonato-calciche.

Queste acque, grazie alle loro proprietà, sono molto indicate per il trattamento di varie patologie, tra cui quelle dell’apparato respiratorio, uditivo, reumatiche e dermatologiche. Lo stabilimento termale di Latronico offre numerosi servizi, tra cui la balneoterapia, la fangoterapia, le inalazioni aerosol, il linfodrenaggio, i massaggi terapeutici e la magnetoterapia. Inoltre, sono presenti una palestra, un centro estetico e un bar, per garantire un’esperienza di relax e benessere completa.

La posizione privilegiata di queste terme lucane permette di unire il soggiorno termale all’esplorazione delle bellezze naturali e culturali della zona. Tra le mete da non perdere ci sono le bellissime coste di Maratea, il suggestivo lago di Senise e le cime del Monte Sirino, dove è anche possibile anche sciare durante la stagione invernale. Questo rende la zona la destinazione ideale per chi è alla ricerca di una vacanza all’insegna del benessere e dell’avventura.

Terme di Rapolla

Le terme di Rapolla, che sono conosciute anche come Terme Ala, si trovano nella parte nord della Basilicata, vicino al confine con la Puglia e nel suggestivo borgo medievale di Rapolla, in provincia di Potenza. Questo stabilimento termale, nato alla fine del diciannovesimo secolo, è molto famoso per la professionalità dei suoi trattamenti e per gli ambienti suggestivi in cui si trovano.

Le acque delle terme di Rapolla sgorgano da due sorgenti e sono classificate come acque salso-solfato-bicarbonato-alcaline. Proprio per questo motivo, queste acque sono particolarmente indicate per il trattamento di reumatismi, problemi articolari, malattie dell’apparato respiratorio, malattie dismetaboliche e del sistema nervoso periferico, manifestazioni nevralgiche e malattie cutanee croniche. I trattamenti offerti dalla struttura includono balneoterapia, fangoterapia, massaggi antistress, mesoterapia, pressoterapia, shiatsu e inaloterapia.

La vicinanza delle terme alla famosa città dei Sassi, Matera, rende questo centro termale un punto di partenza ideale per un tour culturale della Basilicata.

Vista del Borgo di Rapallo in Basilicata e della sua chiesa principale

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Vista del Borgo di Rapallo in Basilicata

Le terme di Aliano

Un’altra località termale, meno conosciuta delle precedenti, ma comunque molto affascinante è Aliano, situata nella provincia di Matera. Le Terme di Aliano sono famose nella regione per le loro acque solfuree, che sgorgano naturalmente ad una temperatura di circa 28 gradi. Queste acque sono particolarmente efficaci nel trattamento di malattie reumatiche e della pelle, nonché nelle affezioni dell’apparato respiratorio.

Le terme di Aliano, sono situate in una zona di straordinaria bellezza paesaggistica ed offrono anche l’opportunità di esplorare il suggestivo centro storico del borgo di Aliano, famoso per i suoi calanchi e per essere stato luogo di esilio di Carlo Levi, scrittore, pittore ed ex senatore italiano, autore del celebre libro “Cristo si è fermato a Eboli”. Un soggiorno presso le terme di Aliano permette di combinare il benessere termale con la scoperta di una delle aree più affascinanti e meno conosciute della Basilicata.

Vista del borgo di Aliano e delle campagne circostanti

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Vista del borgo di Aliano e delle campagne circostanti, Basilicata

Perché scegliere le terme della Basilicata?

Oltre agli effetti benefici delle terme della Basilicata, scegliere di visitare e usufruire dei benefici di questi centri termali può portare il visitatore a scoprire una regione, come quella lucana, affascinante e forse ancora poco conosciuta. Oltre alle terme infatti, è possibile vivere altre esperienze sul territorio.

Esperienze enogastronomiche e culturali della Basilicata

Un soggiorno termale in Basilicata non sarebbe completo senza un’immersione nelle tradizioni enogastronomiche e culturali di questa regione del mezzogiorno d’Italia. La Basilicata, infatti, offre una cucina genuina e ricca di sapori, con piatti tipici come i peperoni cruschi, la pasta fatta in casa, come i cavatelli e gli strascinati, il baccalà alla lucana ed i famosi formaggi locali, oltre che vini famosi del territorio, come, ad esempio, l’aglianico.

La regione è anche ricca di eventi culturali e folcloristici durante tutto l’anno. Famoso, ad esempio, il carnevale di Tricarico, ma anche tutte le varie sagre paesane che celebrano i prodotti tipici locali, soprattutto durante il periodo estivo. Visitare, inoltre, i piccoli borghi della regione, con le loro chiese, i castelli e le case in pietra, offre l’opportunità di scoprire un patrimonio culturale unico e affascinante ed immergersi nelle meraviglie della Basilicata, considerata la più accogliente d’Italia.

Escursioni e trekking per gli amanti della natura

La Basilicata è una destinazione perfetta anche per gli amanti della natura e delle attività all’aria aperta. Oltre ai benefici delle acque termali, la regione offre numerosi percorsi di trekking che permettono di esplorare paesaggi unici e mozzafiato. Tra i percorsi più suggestivi ci sono sicuramente quelli nel Parco Nazionale del Pollino, che è il più grande parco naturale d’Italia, in grado di offrire una vasta gamma di sentieri di diversa difficoltà, adatti sia ai principianti che agli escursionisti più esperti.

Un’altra meta imperdibile per gli amanti della natura è anche il Parco della Murgia Materana, che offre panorami spettacolari sui canyon e sulle grotte dei Sassi di Matera. Qui è possibile fare escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo, immergendosi in un paesaggio unico e ricco di storia.

Le terme della Basilicata rappresentano una meta ideale per chi è alla ricerca di relax, benessere e contatto con la natura, ma anche scoperta delle tradizioni locali e dei suoi sapori. Le Terme Lucane di Latronico, Rapolla e Aliano offrono trattamenti efficaci e rigeneranti in contesti paesaggistici di straordinaria bellezza. Un soggiorno termale in Basilicata potrà essere arricchito da esperienze culturali, enogastronomiche e naturalistiche, che rendono questa regione una destinazione unica ed affascinante.

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Isole deserte: esistono ancora paradisi incontaminati

Nel mondo di oggi, costellato da metropoli affollate e tecnologie onnipresenti, l’idea di un’isola deserta può apparire come un’illusione romantica, un sogno lontano che appartiene soltanto ai romanzi oppure ai film: invece esistono davvero, sparpagliate come gemme nascoste aegli angoli più remoti del pianeta. Si tratta di paradisi incontaminati dove la natura regna sovrana e l’impronta dell’uomo è ancora inesistente o appena percettibile.

Sono luoghi incredibili che offrono rifugio dalla frenesia della vita quotidiana e consentono di riconnettersi con sé stessi e con l’ambiente in modo profondo e autentico. Le candide spiagge, le acque cristalline, la flora e la fauna che prosperano senza l’interferenza umana, danno vita a un ecosistema unico e fragile, dove ogni elemento concorre all’armonia del tutto.

Andiamo, allora, alla scoperta di alcune delle isole deserte più affascinanti di sempre.

Gli atolli maldiviani

Nel cuore dell’Oceano Andiano, il celebre e favoloso arcipelago delle Maldive è plasmato da migliaia di atolli e isole, di cui soltanto 202 sono abitate: le restanti rimangono deserte, talvolta dalla forma di un banco di sabbia che emerge dalle acque limpide.

La sabbia bianca e soffice, le lagune turchesi, le palme, una natura ancora selvaggia e fondali unici rendono una vacanza da queste parti ineguagliabile, laddove il mare incontra la terra e si respira la vera “essenza delle cose”.

Le Isole di Ang Thong

Nel Sud della Thailandia, a trenta chilometri a ovest dalla turistica Koh Samui, esiste il Parco marino di Ang Thong dove emergono una quarantina di meravigliose isole lussureggianti, tutte disabitate, contraddistinte da maestosi rilievi che si stagliano sulle acque trasparenti fino a oltre 400 metri di altezza.

La fauna è variegata, rappresentata da 16 specie di mammiferi (tra cui lontre, scimmie, gatti selvatici, scoiattoli), 14 specie di rettili (tra cui cobra, pitoni, varani, tartarughe marine e iguane), 54 specie di uccelli e numerosi pesci (da segnalare delfini e barracuda).

L’Isola di Jaco

Sempre nel Sud-Est asiatico esiste un’isola chiamata Jaco: si tratta di un micro territorio dell’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda. È a tutti gli effetti un’isola disabitata, considerata sacra dalla popolazione che vive nella parte più orientale dell’isola di Timor.

Un autentico paradiso di sole, sabbia e mare, vegetazione tropicale, spiagge infinite e meraviglie sottomarine. A soli 15-20 chilometri dalla costa, si apre il magico scenario della barriera corallina che brulica di vita.

L’Isola di Aldabra

Isola Aldabra

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Tartarughe giganti all’isola di Aldabra

Il piccolo atollo di Albadra è una delle isole più lontane delle Seychelles, a circa 300 chilometri da Mahé, per questo motivo è rimasta a lungo sconosciuta nonostante sia il secondo atollo corallino per dimensione. Patrimonio UNESCO, oggi è nota per la colonia di tartarughe giganti, con ben 100.000 esemplari che si sono adattati a sopravvivere sul terreno accidentato e il clima difficile del territorio.

Inoltre, vero santuario naturalistico, custodisce l’ultima popolazione dell’arcipelago del dugongo, grande mammifero marino.

Le Isole della Fenice

Patrimonio UNESCO, le Isole della Fenice sono un gruppo di otto atolli e due barriere coralline sommerse del Pacifico che, con le Isole Linea e Gilbert, appartengono alla Repubblica di Kiribati.

Incontaminate, sono un’immagine del paradiso terrestre, l’habitat ideale per gli uccelli marini e le tartarughe che qui arrivano a nidificare.

L’Isola di Tetepare

Ecco una delle 900 isole dell’arcipelago delle isole Salomon nel Triangolo dei Coralli, Tetepare Island, eco-regione riconosciuta come “patrimonio mondiale di biodiversità marina“: infatti, qui vivono sei delle sette specie di tartarughe oggi conosciute, più di duemila specie di pesci e il 76% delle specie di coralli esistenti.

Ma non solo: Tetepare è dimora di 24 specie di rettili, 13 di mammiferi, 74 di uccelli e 4 di rane. Insomma, è un’area di indiscusso valore naturalistico a livello internazionale.

L’Isola di Devon

Isola Devon, Nunavut, Canada
Ghiacciaio e fiordo, Devon Island, Nunavut, Canada

Nella baia di Maffin, l’isola di Devon appartiene all’arcipelago artico canadese ed è l’isola disabitata più grande al mondo.

Sua caratteristica incredibile è quella di “assomigliare a Marte“, sia per le condizioni meteorologiche sia per la conformazione della superficie. Con una temperatura annuale che si aggira attorno ai -16 gradi, è abitata soltanto da piccole colonie di uccelli e di mammiferi. Ancora, qui si trova un enorme cratere d’impatto dal diametro di 23 chilometri le cui origini risalgono a ben 39 milioni di anni fa, con la caduta di un meteorite di 2 chilometri circa.

L’Isola di Clipperton

Anche chiamata isola della Passione, è un micro atollo francese dell’Oceano Pacifico, a 1.280 chilometri a Ovest del Messico, la più piccola isola ai confini del Pacifico che figura tra i Territori d’Oltremare Francesi.

Si tratta di un atollo corallino chiuso della lunghezza di dodici chilometri, con al centro un lago di origine vulcanico, abitato da ben 110mila uccelli e abbracciato soltanto dal mare popolato da squali.

L’Isola di Surtsey

Al largo della costa meridionale dell’Islanda, si è formata nel 1963 (in un arco di tempo di tre anni e mezzo) a seguito di un’eruzione vulcanica sottomarina.

“Isola che non c’era”, emerse dalle acque il 15 novembre 1963, preceduta da una violenta serie di esplosioni, crescendo e consolidandosi durante gli anni successivi grazie al periodo di attività effusivo iniziato nel 1964.

È stata (ed è tuttora) una sorta di “laboratorio” a cielo aperto per lo studio dei processi vulcanici e magmatici delle aree di dorsale medio-oceanica nonché per la colonizzazione biologica che segue la formazione di una nuova terra. Ha altresì ispirato poesie, libri di letteratura, filmati e video.

A differenza di altre isole vulcaniche “erose” dall’azione delle onde, l’isola di Surtey è “sopravvissuta” per via della corazza di lava che l’ha resa inattaccabile dall’erosione ed è stata dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2008.

Deception Island

Concludiamo il viaggio con un’isola dell’Antartico, nell’arcipelago delle Isole Shetland Meridionali, dove la natura è estrema e un vulcano ha eruttato per due volte, distruggendo tutto ciò che stava intorno.

Ex stazione baleniera e sede di ricerche scientifiche, dagli Anni Sessanta l’isola è disabitata ma non smette di affascinare i turisti grazie ai panorami ultraterreni, alle spettacolari spiagge di sabbia nera, alle colonie di pinguini, ai leoni marini e alla possibilità di concedersi un bagno presso le calde sorgenti naturali.

Ha forma di ferro di cavallo, un diametro di dodici chilometri e, al centro, ecco una caldera con un vulcano ancora attivo.

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The Wave: in Arizona, un gioiello naturale a cui si accede tramite una lotteria

Non c’è “solamente” il Grand Canyon, in Arizona. O l’Antelope Canyon, o la Monument Valley. In questo Stato americano famoso per i suoi parchi, i suoi canyon e le sue straordinarie formazioni geologiche, c’è una meraviglia che soli pochi conoscono, e che non tutti – pur volendolo – riescono a visitare: stiamo parlando di The Wave.

Tutto quello che c’è da sapere su questa vera e propria opera d’arte realizzata dalla mano della natura: la perfetta cartolina di viaggio da aggiungere tra le tappe dell’Arizona.

The Wave, come accedere a questo luogo spettacolare

All’interno di quell’area incredibile che è la Coyote Buttes, The Wave – come dice il nome – è una sorta di onda scavata nella roccia: la sua bellezza mozza il fiato e, scattare una foto qui, è la perfetta cartolina di un viaggio indimenticabile. Perché pochi sono i luoghi al mondo così fotogenici, e con colori così nitidi, da somigliare ad un quadro.

Ci sono due tipologie di lotteria, che è l’unico mezzo attraverso il quale tentare di ottenere il pass per entrare e ammirare questa area dell’Arizona. Una è avanzata e viene effettuata quattro mesi prima della data prescelta, giornata durante la quale si desidera visitare l’area e quindi si necessita del permesso, un’altra – invece – che viene eseguita due giorni prima di quella che dovrebbe essere la giornata scelta per visitare The Wave.

Per quest’ultima è inoltre necessario che, chi presenta la sua candidatura, lo faccia in una sorta di “recinto virtuale” dalle 6 alle 18 due giorni prima della data stabilita. È bene sapere che la lotteria si tiene ogni giorno e che i passaggi burocratici sono sostanzialmente tre: presentazione della domanda, accettazione della lotteria e ritiro. In caso di lotteria quotidiana possono ricevere i permessi un massimo di 16 persone, oppure di 4 gruppi: in base a quale delle due opzioni si verifica per prima. Per la lotteria avanzata, invece, ci si candida con qualsiasi tipologia di dispositivo (per quella quotidiana solo da mobile) e possono ricevere il permesso 48 persone, oppure 12 gruppi

Ci sono alcune cose da sapere prima di affrontare questo viaggio alla scoperta di un luogo che sembra uscito da un dipinto astratto, infatti, l’escursione è piuttosto lunga e faticosa, basti pensare che tra andata e ritorno si percorrono oltre dieci chilometri attraverso un’area selvaggia.

Lo scenario, però, sarà talmente affascinante da far dimenticare la fatica. Infatti, si tratta di un luogo davvero magico. A coloro che decidono di affrontare il percorso verranno fornite alcune cose: una spiegazione di quello che sarà il percorso da affrontare, comprensivo di mappa, una guida fotografica e le coordinate GPS.

The Wave, la formazione in Arizona vista dall'alto

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The Wave vista dall’alto

Come raggiungere The Wave e il percorso

Ma come si raggiunge The Wave? Intanto è bene sapere che chi decide di affrontare il percorso deve avere una buona forma fisica, anche perché si procede all’interno di una zona selvaggia. La strada per arrivare all’area di autorizzazione è sterrata e non sempre praticabile (ad esempio d’inverno e nella stagione delle piogge) e qui il cellulare non prende in tutti i punti.

Quindi si tratta di una vera e propria avventura da affrontare con la giusta preparazione e con un po’ di fortuna, quella necessaria a ottenere i permessi per entrare. Ma ne vale la pena, perché la formazione rocciosa è antichissima (risale al Giurassico) e il suo colore rosso e arancio, che forma delle fantastiche onde, rende questo paesaggio davvero inimitabile. Per raggiungere The Wave si viaggia sulla Highway 89, per poi girare e percorrere la House Rock Valley Road fino a raggiungere il parcheggio e poi proseguire. Fino a che gli occhi non incontreranno la meraviglia, cosa molto frequente in Arizona.

Vale la pena raggiungerla in qualsiasi orario ma ci sono dei momenti che son decisamente più speciali di altri: ad esempio fotografare questa formazione rocciosa a mezzogiorno quando non ci sono ombre. Infatti si tratta di una location molto amata dagli appassionati di escursioni e foto, ma la scelta di contingentare gli ingressi è stata presa per tutelare l’area che è fragile e va tutelata.

 

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Questa montagna è un museo a cielo aperto

Un museo a cielo aperto immerso nella natura più wild del Monte Bianco? Da oggi esiste e ve lo raccontiamo. La Thuile è una pittoresca località situata ai piedi del Monte Bianco, che da oggi è pronta a offrire ai visitatori un coinvolgente viaggio alle origini della montagna primordiale. Questa esperienza unica abbraccia oltre 5000 anni di preziosa storia e permette di esplorare otto epoche distinte che hanno plasmato nel tempo il paesaggio di La Thuile.

Immersi nella straordinaria bellezza di una natura selvaggia, i visitatori possono immergersi nelle profondità del passato millenario della regione, esplorando a piedi o in bicicletta il lato wild del Monte Bianco.

Cos’è La Thuile Museo a Cielo Aperto

La Thuile vanta una storia ricca e lunga, con tracce archeologiche che testimoniano l’abitazione umana fin dalle epoche più remote. Per celebrare e preservare questo patrimonio culturale unico, è stato creato il progetto “La Thuile Museo a Cielo Aperto”. Questo sistema innovativo riunisce i reperti storici di oltre 5000 anni fa in un percorso appositamente progettato, combinando il benessere della natura selvaggia con l’enrichimento culturale.

Uno dei punti focali di questo viaggio alle origini è il Colle del Piccolo San Bernardo, un’antica via di transito che ha svolto un ruolo fondamentale nell’attraversamento delle Alpi occidentali nel corso dei secoli. Situato a 2188 metri di altitudine al confine tra Italia e Francia, il Colle del Piccolo San Bernardo è testimone di numerosi reperti archeologici che raccontano la storia delle antiche civiltà che hanno abitato il lato wild del Monte Bianco.

Per comprendere appieno la montagna primordiale e i suoi 5000 anni di storia, è necessario iniziare dal suo passato più remoto, rappresentato dal monumento megalitico chiamato Cromlech. Questo sito archeologico unico in Italia è composto da 43 pietre disposte in cerchio e si trova sopra il Lago di Verney. Il Cromlech fungeva da punto di incontro e comunicazione per le popolazioni che abitavano la regione, oltre a essere un importante punto di passaggio al confine.

Successivamente, i Romani costruirono una strada che collegava Milano, capitale imperiale, con Lione, capitale delle Gallie. Questa via divenne un capolavoro di architettura romana nella Valle d’Aosta. A simboleggiare la presenza romana sul Colle del Piccolo San Bernardo c’è la Colonna di Giove, alta quattro metri e visibile da lontano, sulla quale fu eretta la statua di San Bernardo di Mentone, arcidiacono di Aosta. Inoltre, le rovine delle “Mansiones” risalenti al I secolo a.C., precursori dell’Ospizio fondato da San Bernardo intorno al 1100 d.C., fornivano riparo e ristoro ai viaggiatori e agli animali. L’Ospizio rimase in attività come casa ospitaliera fino alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi, la struttura ospita l’Ufficio Internazionale di Informazioni Turistiche e il Museo della Storia del Colle, della Valdigne e della Savoia.

Cosa vedere lungo il percorso

Oltre alle tracce storiche, un’altra testimonianza del passato che ha dato vita a questo luogo montano da ammirare lungo questo itinerario è il Giardino Botanico di Chanousia, creato nel 1897 dall’abate Pierre Chanoux, rettore dell’ospizio e appassionato di alpinismo e botanica. Questo giardino, situato su un terreno italiano ma in territorio francese, è il giardino più alto d’Europa. Fondato con l’obiettivo di preservare la bellezza e le specie alpine a rischio di estinzione, ospita oggi oltre 1000 piante alpine da ammirare tra luglio e settembre.

I resti delle fortificazioni visibili lungo i sentieri che conducono dalla città verso il Colle del Piccolo San Bernardo o verso il Colle San Carlo testimoniano il ruolo strategico di La Thuile come baluardo contro le invasioni provenienti dalla Francia durante il periodo sabauda. Questi includono il Forte di Santa Barbara e il Forte di Traversette, mentre i numerosi bunker sparsi nel territorio ricordano le battaglie cruente della Seconda Guerra Mondiale.

La miniera Granier è un altro highlight da non perdere durante questo viaggio nella natura del Monte Bianco: agli inizi del Novecento qui veniva estratto il carbone e ancora oggi è possibile osservare i binari della ferrovia e i carrellini usati dai minatori. Nei pressi della miniera c’è spazio anche per una sosta, consumando uno snack e ammirando lo spettacolare panorama circostante.

Infine, è possibile visitare anche alcune cappelle risalenti al periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, nonché il Maison Musée Berton, una casa museo inaugurata nel 2015 e che ha sede all’interno di una villa privata.

Il lato tech della natura

Grazie alla collaborazione con komoot, il Museo a Cielo Aperto di La Thuile offre ai visitatori la possibilità di utilizzare mappe dettagliate (2D e 3D), tracce GPS e navigazione su tutti i dispositivi (smartphone e smartwatch). Queste risorse permettono di scegliere percorsi predefiniti o personalizzabili in base alle preferenze individuali, offrendo un’esperienza eccezionale nel suggestivo Monte Bianco con la migliore tecnologia disponibile.

Inoltre, l’app gratuita Espace San Bernardo fornisce una completa gamma di funzionalità, inclusi sentieri GPS e informazioni sulle piste ciclabili. L’app offre anche dettagli sui servizi disponibili nella zona e consente di condividere le proprie esperienze nel meraviglioso contesto del Monte Bianco. Registrandosi e scaricando l’app, è possibile creare un profilo personale, tracciare l’itinerario della propria giornata in mountain bike con il tracker GPS e scoprire tutti i dettagli sulle proprie prestazioni.

Infine, Funivie Piccolo San Bernardo mette a disposizione i suoi impianti di risalita durante tutto l’estate, con tariffe adatte a ogni esigenza, per agevolare l’accesso all’area del Piccolo San Bernardo attraverso un percorso panoramico. Inoltre, sono disponibili navette per agevolare gli spostamenti senza l’uso dell’automobile. Questo servizio include due collegamenti tra il Colle San Carlo, il centro, La Joux e il Colle del Piccolo San Bernardo.