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Turismo accessibile: viaggiare in autonomia grazie al bastone elettronico per non vedenti

Immaginate di arrivare in una stazione ferroviaria affollata in un giorno di partenze. Gli annunci scorrono rapidi dall’altoparlante, i tabelloni lampeggiano indicando cambi di binario e decine di persone si muovono tra scale mobili, ascensori e corridoi.

Ora provate a chiudere gli occhi e a immaginare di dover affrontare quello stesso scenario senza poter contare sulla vista. Anche il gesto apparentemente più semplice, come trovare il binario giusto o orientarsi verso l’uscita, può sembrare un ostacolo insormontabile che può paralizzare.

Per milioni di viaggiatori non vedenti o ipovedenti, questo non è un esercizio di immaginazione, ma la realtà quotidiana di ogni viaggio. Spostarsi in autonomia è ancora una sfida complessa, soprattutto quando si affrontano luoghi sconosciuti o si viaggia in contesti caotici come aeroporti e stazioni.

I numeri del turismo accessibile

Questa difficoltà non riguarda una minoranza marginale, ma un numero enorme di persone. In Europa oltre 80 milioni di cittadini hanno una disabilità, e molti di loro si spostano regolarmente per lavoro, studio o turismo. L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) definisce l’accessibilità un diritto universale, ricordando che tutti devono avere la possibilità di viaggiare in autonomia.

C’è anche un impatto economico rilevante: secondo l’ENAT, la rete europea per il turismo accessibile, il settore genera decine di miliardi di euro l’anno. Non bisogna dimenticare che chi viaggia con una disabilità visiva raramente lo fa da solo, e spesso è accompagnato da familiari o amici. Rendere accessibili destinazioni, trasporti e strutture significa quindi intercettare un bacino di viaggiatori ancora più ampio.

In Italia, dove il turismo è uno dei motori principali dell’economia, investire in accessibilità non è solo un dovere etico, ma anche un’opportunità concreta di sviluppo.

Le difficoltà del viaggio per chi non vede

Viaggiare senza poter contare sulla vista significa affrontare ostacoli continui. Nelle stazioni e negli aeroporti, gran parte delle informazioni è disponibile solo in forma visiva: cartelli, monitor, segnaletica a colori. Gli annunci vocali, quando presenti, non sempre sono chiari o tempestivi.

Negli hotel, i corridoi lunghi e privi di riferimenti tattili rendono difficile orientarsi. Nei musei, le didascalie delle opere sono spesso inaccessibili. Persino un semplice attraversamento pedonale davanti a un luogo turistico può diventare rischioso se non ci sono semafori sonori o marciapiedi a norma.

Tutte queste barriere hanno un impatto immediato, perché rallentano i tempi, riducono la sicurezza e aumentano lo stress. In molti casi portano a rinunciare a esperienze che dovrebbero essere alla portata di tutti. Per questo l’arrivo di soluzioni tecnologiche pensate appositamente per i non vedenti rappresenta una svolta.

Un alleato hi-tech per orientarsi

Tra le innovazioni più interessanti c’è WeWALK, un bastone elettronico progettato per accompagnare i non vedenti nei loro spostamenti quotidiani e nei viaggi. Non sostituisce il bastone bianco tradizionale, ma lo arricchisce con funzioni digitali che ne ampliano le possibilità.

Il dispositivo integra sensori a ultrasuoni che segnalano la presenza di ostacoli sospesi, come cartelli o rami, attraverso vibrazioni sull’impugnatura. È collegato a un’app che sfrutta Google Maps per fornire indicazioni vocali passo dopo passo, semplificando la navigazione urbana.

Un touchpad integrato consente di gestire lo smartphone senza doverlo estrarre dalla tasca, e la compatibilità con assistenti vocali come Siri e Google Assistant permette di interagire in modo naturale.

Grazie agli aggiornamenti software, il bastone si arricchisce periodicamente di nuove funzioni, restando sempre attuale. Non è quindi un semplice ausilio, ma uno strumento che cresce nel tempo, adattandosi alle esigenze degli utenti.

WeAssist: viaggiare con un supporto remoto

Il viaggio non è fatto solo di percorsi lineari, ma ci sono momenti critici in cui la tecnologia deve integrarsi con l’assistenza umana. È in questo contesto che nasce WeAssist, un servizio che combina intelligenza artificiale e operatori remoti per offrire supporto personalizzato.

Immaginiamo, ad esempio, un passeggero che arriva in un aeroporto internazionale per prendere un volo con scalo. Grazie a WeWALK, può muoversi nei corridoi seguendo le indicazioni vocali dell’app. Ma nel momento in cui deve affrontare un terminal affollato, con gate che cambiano all’ultimo minuto, può attivare il supporto remoto. Un operatore, vedendo la sua posizione GPS e ricevendo informazioni in tempo reale, lo guida passo dopo passo fino al gate corretto.

Il bastone per non vedenti WeWalk

Lo stesso vale per una stazione della metropolitana con più linee e scale mobili. Invece di dover chiedere aiuto a sconosciuti, l’utente può contare su una guida dedicata che lo accompagna a distanza. Questo servizio riduce lo stress e restituisce fiducia, trasformando un’esperienza potenzialmente caotica in un percorso gestibile.

Turismo accessibile come diritto universale

Il turismo è spesso un lusso, ma potrebbe essere un diritto riconosciuto a livello internazionale, dato che l’UNWTO lo definisce un elemento essenziale per la crescita personale e sociale, e sottolinea che deve essere garantito a tutti.

Investire in accessibilità non significa soltanto eliminare barriere architettoniche, ma anche creare condizioni per un’esperienza completa. Chi viaggia non cerca solo di spostarsi da un punto all’altro: vuole scoprire, conoscere, partecipare. Rendere un museo, un centro storico o un sentiero accessibile significa includere milioni di persone che altrimenti resterebbero escluse.

Dal punto di vista economico, il turismo accessibile genera benefici diffusi. Ogni viaggiatore con disabilità visiva spesso è accompagnato da familiari o amici, e questo moltiplica l’impatto sul settore alberghiero, sulla ristorazione e sui trasporti. Creare destinazioni inclusive significa quindi aprirsi a un mercato ampio e fedele.

AIM e le smart city turistiche

WeWALK non è solo un dispositivo tecnologico, ma parte di un progetto più grande: AIM (Accessible Innovation for the Blind), che coinvolge direttamente le persone cieche nello sviluppo delle soluzioni, promuove programmi di formazione digitale e porta il tema dell’accessibilità nelle agende politiche.

Per il turismo questo è fondamentale, perché significa che le innovazioni non nascono in laboratorio, ma dall’esperienza quotidiana di chi viaggia. AIM Training, in collaborazione con Microsoft, offre percorsi formativi che aiutano gli utenti a utilizzare al meglio strumenti digitali e app, rendendo più fluido ogni spostamento.

Il legame con le smart city è immediato. Una città che investe in accessibilità non lo fa solo per i residenti, ma diventa anche una destinazione più attrattiva per i turisti. Percorsi pedonali senza barriere, segnaletica sonora, informazioni vocali sui trasporti pubblici migliorano la vita di chi ci vive e l’esperienza di chi la visita. E in questo senso, turismo e urbanistica si intrecciano, perché una città più inclusiva è anche una città più accogliente.

Consigli pratici per un viaggio più semplice

Prima della partenza è utile preparare l’itinerario nell’app: salvare indirizzi di hotel, fermate principali e punti di interesse riduce le incertezze nelle fasi critiche del viaggio. Se il percorso attraversa aree con copertura incerta, è prudente scaricare le mappe offline e verificare lo stato di batteria di telefono e bastone.

In aeroporto o in stazione, conviene identificare punti di riferimento fissi (desk informazioni, ascensori principali, varchi d’imbarco) e creare “preferiti” nell’app per poterli raggiungere rapidamente.

Nelle strutture ricettive, una breve telefonata prima dell’arrivo aiuta a concordare esigenze specifiche (ad esempio l’accompagnamento fino alla camera, illustrazione del percorso verso la sala colazione o l’uscita).

Per l’audio, auricolari a conduzione ossea o mono-aurali permettono di ascoltare le indicazioni mantenendo l’orecchio libero per i suoni dell’ambiente. È ovviamente utile portare un cavo di ricarica rapido e una power bank.

In caso di spostamenti particolarmente complessi, fissare una finestra oraria con WeAssist consente di avere un supporto remoto già pronto. Sono accorgimenti semplici che, sommati, rendono l’esperienza più fluida e autonoma.

Italia e prospettive future

L’Italia, con il suo patrimonio culturale e paesaggistico, è uno dei Paesi più visitati al mondo. Ma la ricchezza di attrazioni non basta se mancano le condizioni per fruirne in autonomia. Rendere il turismo accessibile significa garantire non solo il diritto al viaggio, ma anche la competitività di un settore che rappresenta oltre il 10% del PIL nazionale.

Negli ultimi anni, il tema è entrato nell’agenda politica anche grazie ai fondi europei e al PNRR, che dedica risorse a digitalizzazione e inclusione. Questo apre la strada a progetti concreti come stazioni ferroviarie con percorsi tattili e informazioni vocali, musei con audioguide inclusive, alberghi con applicazioni collegate agli ausili digitali.

Il turismo accessibile non è un costo, ma un investimento: strutture più inclusive attirano nuovi clienti, fidelizzano famiglie intere e rafforzano la reputazione del territorio.

In questo quadro, la presenza di WeWALK Italia come rivenditore ufficiale del dispositivo rappresenta un’opportunità per diffondere tecnologie già operative e integrarle nelle strategie del settore travel.

Viaggiare in autonomia non è più un sogno

Tornando alla scena iniziale della stazione affollata: la differenza tra affrontarla a mani nude e farlo con un ausilio come WeWALK è enorme. Nel primo caso si rischia di perdere tempo, di sbagliare direzione, di dover dipendere dall’aiuto altrui. Nel secondo si guadagna autonomia, sicurezza e serenità.

Il turismo accessibile non è un tema di nicchia, ma una questione universale che riguarda milioni di persone e che produce benefici economici e sociali. Grazie a soluzioni come il bastone elettronico per non vedenti WeWalk, viaggiare in autonomia non è più un sogno irraggiungibile, ma un diritto che può essere esercitato ogni giorno.

Perché un viaggio non è solo spostarsi da un luogo all’altro: è sentirsi parte di un mondo che ti accoglie senza barriere.

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La Tomba di Mereruka a Saqqara: guida completa alla visita (e perché non perderla)

Visitare la Mastaba di Mereruka, nella necropoli di Saqqara, significa – a saperla leggere- entrare in un vero e proprio “libro di pietra” sull’Antico Egitto, che racconta nei dettagli la vita quotidiana, la società e le credenze religiose del Vecchio Regno. È una delle tombe meglio conservate e più ricche di tutto il sito, amatissima dagli archeologi e ancora non troppo conosciuta.

Saqqara: la necropoli del Vecchio Regno

La Mastaba di Mereruka si trova a Saqqara, la necropoli principale delle dinastie V e VI (2340-2360 a.C.), una delle aree archeologiche più estese e importanti d’Egitto. Il sito è tuttora in piena attività: negli ultimi anni sono stati rinvenuti nuovi sarcofagi di sacerdoti, gallerie funerarie e oggetti rituali, e diversi team di archeologi e egittologi continuano a lavorare quotidianamente.

Saqqara è famosa principalmente per la Piramide a Gradoni di Djoser e per la Piramide di Teti, la prima a presentare i Testi delle Piramidi: iscrizioni interne, disegni e geroglifici. Fino ad allora, infatti, le pareti delle tombe e piramidi erano nude; ma da quel momento, decorazioni e testi divennero ricorrenti nei luoghi di devozione dell’Antico Egitto, in onore della vita del defunto e come guida per il suo viaggio verso l’Aldilà.

Nonostante molti visitatori si fermino a Saqqara solo per la Piramide a Gradoni, secondo le guide locali qui “si potrebbe restare una settimana”, tanto è vasto e affascinante ciò che la necropoli custodisce.

Chi era Mereruka

Mereruka fu uno dei più potenti funzionari del faraone Teti, visir, capo della giustizia e sacerdote. Nelle raffigurazioni interne lo si riconosce per gli abiti in pelle di pantera, simbolo dei sacerdoti di alto rango.

La sua tomba è una delle mastabe più importanti di tutto l’Antico Egitto, proprio per la ricchezza delle sue decorazioni che raccontano perfettamente la vita quotidiana nei minimi dettagli. Purtroppo non tutto è visibile: la parte superiore fu saccheggiata nei secoli per riutilizzare il materiale nella costruzione di altri edifici; mentre la parte inferiore è giunta quasi intatta fino a noi perché rimasta coperta (e protetta) sotto la sabbia del deserto.

La mastaba è stata riaperta al pubblico due anni fa, dopo un periodo di chiusura per preservarne la conservazione, e per “farla riposare”, come dicono con grande rispetto le guide locali.

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La parte superiore della tomba fu saccheggiata nei secoli

Cosa vedere nella Mastaba di Mereruka

La tomba è in pietra calcarea ma molto compatta, con incisioni all’esterno e all’interno, ed è molto importante proprio per le raffigurazioni precise e raffinate sulla vita di tutti giorni, con dettagli sbalorditivi sul Nilo, e disegni incredibilmente realistici su animali, piante, strumenti e attrezzi. Ci sarebbe da scriverne un libro, ma proviamo a vedere i momenti più particolari.

La prima sala: il mondo del Nilo

La sala d’ingresso è dedicata al Nilo, raffigurato nella figura del dio Hapi, divinità ermafrodita e simbolo di fertilità. Sulle pareti si riconoscono barche in papiro, pesci come carpe, anguille e lucci; uccelli come ibis e upupa; ippopotami e coccodrilli, con una particolarissima scena di vita vera in cui un ippopotamo attacca un coccodrillo. Sono presenti anche scene di caccia con il boomerang, utilizzato per colpire gli uccelli in volo.

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La scena dettagliatissima di un ippopotamo che mangia un coccodrillo

Già da questa sala, gli artisti dimostrano una conoscenza naturalistica sorprendente, della fauna e dell’ambiente, ed è facile perdersi in queste rappresentazioni quasi fotografiche.

La seconda sala: la lavorazione dell’oro

Sulla parete a destra è illustrato, passo dopo passo, l’intero processo di lavorazione dell’oro. La parte più curiosa è nella striscia più bassa, di creazione dei gioielli: tutti gli artigiani protagonisti della scena sono nani. Non è una casualità. Le guide spiegano i motivi della scelta: i nani erano pochi (e quindi facilmente rintracciabili in caso di furto), dotati di grande manualità e con un vantaggio fisiologico, perché dopo i 35 anni sviluppavano miopia, ma continuavano a vedere perfettamente da vicino, rendendoli ideali per lavorazioni di precisione.

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L’intero processo di lavorazione dell’oro, con persone nane che producono i gioielli

La terza sala: il tribunale

Qui sono raffigurate scene di pesca e, sulla sinistra, una scena sorprendente, davvero dettagliatissima: un tribunale. Leggendo da sinistra verso destra si trovano il giudice con gli scribi intenti a riscrivere la condanna, i condannati, la polizia con bastoni, e infine un uomo che protesta perché non vuole pagare le tasse.

Il pozzo del sarcofago e la finta porta

Prima di arrivare all’ultima sala, dietro una grata (moderna) è visibile il pozzo attraverso cui veniva calato il sarcofago. Anche qui, senza il suggerimento di una guida esperta è difficile comprendere il procedimento: il pozzo veniva riempito di sabbia, su cui si appoggiava il sarcofago; poi lentamente lo si faceva scendere togliendo la sabbia un po’ alla volta da sotto.

Proprio di fronte alla grata, una grande falsa porta – comune a tante tombe- serviva per il passaggio del Ka (anima) e del Ba (ego invisibile) verso l’aldilà.

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Il pozzo attraverso cui veniva calato il sarcofago e la porta finta

La sala della statua di Mereruka

Finalmente si giunge alla sala più grande, con le pareti decorate in ocra, un pigmento naturale molto resistente. La grande statua centrale di Mereruka è orientata verso il nord magnetico, direzione simbolica della stella di Osiride, verso il mondo dei morti.

La grande statua di Mereruka

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La grande statua centrale di Mereruka è orientata verso il nord magnetico

Sulla parete sinistra, sono riprodotte alcune scene di navigazione sul Nilo con marinai a lavoro e altri a riposo sui tipici letti con poggiatesta. Le barche con vele spiegate sono un dettaglio importante: la navigazione del Nilo prevedeva le vele aperte in direzione da Nord a Sud (mentre viceversa si sfruttava la corrente verso il delta); per questo è possibile stabilire che le navi rappresentate fossero dirette verso Abydos, città sacra dedicata a Osiride, a Sud.

tombe saqqara

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Scene di navigazione sul Nilo

Informazioni pratiche

Il biglietto completo per Saqqara costa 1000 EGP (circa 30 euro) e include l’accesso a diverse tombe. In alternativa si possono acquistare solo gli ingressi alle principali attrazioni, anche nella biglietteria in loco.

Saqqara si trova a 30 km da Il Cairo ed è perfetta per una gita in giornata. Si può raggiungere in taxi, con un driver privato (concordando sempre andata e ritorno) o con tour organizzati con partenza direttamente dall’hotel. L’aeroporto di riferimento è quello de Il Cairo, servito dall’Italia con voli diretti, gestiti da low cost e dalla compagnia di bandiera Egyptair da Milano e Roma.

Visitando il sito senza una guida in lingua italiana si rischia di perdere tantissime storie, simboli e dettagli, di cui il sito è ricchissimo. Per pianificare una visita già dall’Italia, il network Gattinoni Travel può essere un riferimento per organizzare trasferimenti, guida e visite.

Per la visita è bene portare acqua, cappello e protezione solare; indossare scarpe comode e uno scialle leggero per coprire le spalle. Evitando le ore più calde, bisognerebbe dedicare al sito almeno 3 ore.

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Sciopero negli aeroporti con voli a rischio e ritardi: come possono tutelarsi i passeggeri

Il 28 novembre è previsto uno sciopero nazionale indetto dai sindacati USB e CUB in protesta contro la legge di bilancio del governo per il 2026. Ad essere interessati sono sia il settore privato sia quello pubblico, e tra questi anche gli aeroporti italiani, sui quali si prevede che abbia un impatto significativo, con il rischio di ritardi diffusi e cancellazioni negli aeroporti di tutto il Paese. È infatti prevista la partecipazione allo sciopero di equipaggi di volo, addetti ai bagagli, personale di terra e altri lavoratori del settore aeroportuale, rendendo probabili disagi operativi. Un secondo sciopero, che potrebbe avere ripercussioni sul traffico aereo, è stato indetto da CGIL per il 12 dicembre e si prolungherà per 21 ore.

Dovete partire proprio nel giorno in cui c’è lo sciopero generale e avete il timore di rimanere a terra, con conseguente perdita dei soldi investiti per il volo e per la vostra vacanza? Niente panico, esiste un regolamento europeo che permette a tutti i viaggiatori di tutelarsi, ma è bene conoscerne i dettagli per sapere come muoversi in queste occasioni.

Come comportarsi in caso di sciopero in aeroporto

A proposito di scioperi negli aeroporti, è bene sapere innanzitutto che l’ENAC (ente nazionale per l’aviazione civile) garantisce l’operatività dei voli programmati nelle fasce orarie 07:00–10:00 e 18:00–19:00.

Si può consultare l’elenco dei voli garantiti pubblicato da ENAC e i passeggeri sono invitati anche a verificare lo stato del proprio volo direttamente con la compagnia aerea con cui devono volare.

Ma ci sono altri dettagli e regole da conoscere per tutelarsi in caso di sciopero in aeroporto. I diritti dei passeggeri sono garantiti ai sensi del Regolamento UE 261 nel caso in cui il loro volo sia interessato da un’azione di sciopero.

Voli cancellati a causa di uno sciopero: cosa fare

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Voli cancellati a causa di uno sciopero: cosa fare

Quando si ha diritto al risarcimento?

Se vi state chiedendo se i passeggeri abbiano diritto a un risarcimento in caso di sciopero, la risposta è: dipende. Da cosa? Da chi aderisce allo sciopero. Secondo il Regolamento UE 261, il diritto a un risarcimento dipende dalla causa del disservizio. Vediamo quali sono i casi, segnalati anche da AirAdvisor.

Si ha diritto al risarcimento se allo sciopero partecipa il personale della compagnia aerea. Si tratta di uno sciopero interno, il che significa che la compagnia è responsabile della disponibilità del proprio personale.

I passeggeri, in tal caso, possono avere diritto a un risarcimento:

  • se il volo viene cancellato con breve preavviso (meno di 14 giorni),

oppure

  • se arrivano alla destinazione finale con un ritardo superiore a 3 ore.

Non si ha diritto al risarcimento se il disservizio è causato da personale aeroportuale o da soggetti terzi. In questo caso si parla di circostanze straordinarie e il risarcimento da parte della compagnia aerea non è previsto.

Ma non tutto è perduto: indipendentemente dalla causa, le compagnie aeree devono comunque garantire alcune tutele ai passeggeri. Eccole:

  • ri-protezione su un altro volo o un itinerario alternativo;
  • rimborso del biglietto;
  • assistenza in aeroporto (pasti, bevande e sistemazione in hotel se necessaria).

Inoltre, i viaggiatori hanno anche diritto al rimborso di tutte le spese ragionevoli sostenute nel caso in cui la compagnia non provveda all’assistenza, come pasti, trasporti o costi alberghieri. Per poterlo ottenere è fondamentale conservare tutte le ricevute.

“Le compagnie aeree spesso confidano nel fatto che i passeggeri non conoscano la differenza tra uno sciopero interno e un disservizio aeroportuale più ampio – ha affermato Anton Radchenko, avvocato esperto di aviazione e CEO di AirAdvisor -. Tuttavia, ai sensi del Regolamento UE 261, quando il personale interno di una compagnia aerea partecipa a un’azione sindacale, i passeggeri possono comunque avere un chiaro diritto al risarcimento. Ciò che conta è la causa reale del ritardo, non l’ampiezza dello sciopero in corso”.

I consigli ai passeggeri

Ecco infine alcune raccomandazioni utili ai passeggeri per sapere sempre come comportarsi in caso di sciopero aeroportuale:

  • verificare se il proprio volo è indicato come ”garantito” sul sito di ENAC;
  • contattare con anticipo la compagnia aerea per confermare lo stato del volo e le opzioni di ri-protezione;
  • conservare tutte le ricevute relative a pasti, trasporti e alloggio;
  • richiedere una conferma scritta del motivo del disservizio.
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Come visitare (dentro) la Piramide di Cheope

Non tutti lo sanno, ma non è così scontato poter entrare in una Piramide. A parte le possibili difficoltà legate alla discesa, all’umidità e alle temperature, ciclicamente tutte le tombe vengono chiuse. Non solo per lavori di manutenzione e restauro, ma perché – a detta delle guide locali – “devono riposare”. È un’espressione molto bella, che manifesta tutto il rispetto verso queste opere d’arte, di vita e di morte.

Noi abbiamo avuto la fortuna di poter entrare all’interno della Piramide di Cheope, all’interno dell’altopiano di Giza, costruita per il faraone Khufu (Cheope) attorno al 2560 a.C. e l’unica delle Sette Meraviglie dell’Antichità ancora in piedi.

L’altopiano delle Piramidi di Giza

A circa 14 chilometri dal centro del Cairo, l’altopiano di Giza custodisce uno dei complessi archeologici più famosi al mondo: quello delle Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, costruite tra il 2580 e il 2500 a.C., durante la IV dinastia dell’Antico Regno. Le tre piramidi sorgono una accanto all’altra sul bordo occidentale del deserto, simbolicamente dove il sole tramonta (il tramonto nell’antico Egitto era simboleggiato principalmente dal dio Atum, creatore dell’universo). La più grande è la Piramide di Cheope (o Grande Piramide), accanto alla quale si trova la Piramide di Chefren, riconoscibile per il rivestimento calcareo ancora visibile sulla punta, e poco più avanti quella di Micerino, la più piccola ma anche la più pregiata, un tempo rivestita di granito rosa di Assuan.

Davanti alle piramidi si trova (visitabile) l’antico Tempio della Valle, dove i sacerdoti officiavano i riti di imbalsamazione, collegato tramite una rampa monumentale ai templi funerari di ciascun faraone, ai piedi delle piramidi. A pochi passi sorge la celebre Sfinge di Giza, con corpo di leone (forza) e volto umano (intelligenza), probabilmente scolpita sotto il regno di Chefren per rappresentare il sovrano.

L’altopiano fu riscoperto da esploratori e archeologi a partire dal XIX secolo: gli scavi sistematici iniziarono nel 1817 con Giovanni Battista Caviglia ma continuano ancora oggi.

piramidi egitto

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L’altopiano delle Piramidi di Giza

La Piramide di Cheope, com’è fatta

Costruita con circa 2,3 milioni di blocchi di calcare e granito, alcuni dal peso di oltre 60 tonnellate, la Piramide di Cheope fu realizzata in circa vent’anni da un esercito di operai stimato tra 20.000 e 100.000 persone. Nei pressi dell’altopiano sono stati trovati i resti del villaggio degli operai, completo di forni, ceramiche e iscrizioni che raccontano la loro vita quotidiana (birra compresa nel rancio!). La tomba era originariamente alta 146,6 metri; anche se oggi misura solo 138 metri circa perché nel tempo ha perso il rivestimento apicale.

La Piramide di Cheope è l’unica ad avere la camera funeraria posta sopra il livello del suolo, un dettaglio unico tra tutte le piramidi egizie. La precisione con cui è orientata ai punti cardinali (errore inferiore a 1/15 di grado) continua a sorprendere gli studiosi moderni.

Internamente si compone di un sistema di passaggi e camere disposti su più livelli. Gli ambienti principali sono la Grande Galleria di 46 metri, che conduce alla Camera del Re, sormontata da cinque camere di scarico sovrapposte, progettate per alleggerire la pressione del peso della piramide. Dentro si trova il sarcofago di Cheope. Dalla base della Grande Galleria si dirama un passaggio che conduce alla Camera della Regina, collocata al centro della struttura, la cui funzione è ancora dubbia (probabilmente fungeva da magazzino dove erano state deposte le offerte e provviste in dono al faraone per il suo viaggio verso l’aldilà.

All’esterno della Grande Piramide sono state rinvenute anche tre piramidi minori dedicate alle tre donne di Cheope, la madre, la sorella e la moglie. L’arredo trovato all’interno della piramide della regina è oggi esposto al Grand Egyptian Museum, inclusi il suo letto, i gioielli e i vasi canopi. Sempre al di fuori della piramide, si trovava la celebre barca solare del faraone, custodita per millenni in una fossa accanto alla base della piramide, oggi restaurata ed esposta in una sezione esterna del museo.

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Sentiero verso l’entrata alla Piramide di Cheope

Entrare dentro la Piramide, i consigli

Entrare nella Piramide di Cheope è un’esperienza intensa, da tanti punti di vista. L’entrata si trova a circa 15 metri dal suolo, ci si arriva salendo dei comodi gradoni, e si apre in una caverna, scavata dal Califfo al-Ma’mun nel tentativo di entrare nella tomba. Questa che oggi è utilizzata dai turisti per la visita, non era l’entrata originale, anche perché le Piramidi per come erano concepite non prevedevano entrata, perché venivano chiuse per sempre.

Quasi da subito si sale piegati, lungo un cunicolo dotato di pedana in legno e corrimano, man mano che l’umidità aumenta e l’aria si fa densa.

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Il lungo un cunicolo dotato di pedana in legno e corrimano lungo circa 40 metri

Dopo circa 40 metri di tunnel, il passaggio si apre nella Grande Galleria (Grand Gallery): un corridoio alto 8,5 metri e lungo 46, con spigoli gettanti che scaricano il peso dell’imponente struttura.

Dalla galleria si accede, dopo un ultimo passaggio aperto tra i grandi blocchi, alla Camera del Re (King’s Chamber), interamente realizzata in blocchi di granito rosso di Assuan (una pietra molto potente a livello energetico), dove si trova il sarcofago di Cheope, spoglio ma imponente. Per non rimanere delusi bisogna sapere che la stanza, di circa 10 metri per 5, è priva di decorazioni o geroglifici, tipici nvece delle piramidi posteriori: qui è tutto sobrio ma immenso, tanto che alcune persone si concedono a pratiche di meditazione vicino alle pareti di pietra. Su una delle pareti si può notare il foro di 20 x 20 cm, utilizzato per le ispezioni con nuove tecnologie di scansione avanzate e robot esploratori.

Alcune avvertenze: all’interno fa molto caldo (anche oltre 35 gradi) e la percentuale di umidità è altissima. Il primo tratto è basso e stretto, bisogna stare piegati ed è a doppio senso, quindi il vero problema è quando si incontra qualcuno di grande statura o un po’ impacciato dal verso opposto: bisogna essere un po’ agili e lesti, ecco.

Info pratiche

Il complesso di Giza è aperto ogni giorno: dalle 8 alle 17 (da ottobre a marzo) e dalle 7 alle 18 (da aprile a settembre) e sono organizzati spettacoli di luci e musica dopo il tramonto. L’ingresso prevede un biglietto per la visita al sito (da 540 EGP, circa 16,50 Euro), inclusa la Sfinge e il Tempio della Valle; mentre per entrare all’interno della Piramide di Cheope è necessario un biglietto speciale (circa 900 EGP, oltre al biglietto base del sito).

All’interno del sito ci si sposta con navette con fermate nei punti di maggiore interesse o a piedi: il percorso è lungo e soleggiato praticamente tutto l’anno, quindi meglio portare acqua, cappello e crema solare (ci sono diverse bancarelle per acquistare bevande o la tipica keffia egiziana per ripararsi da sabbia e sole). Meglio indossare scarpe chiuse ed evitare di portare zaini ingombranti.

La visita all’interno delle piramidi non è adatta a chi soffre di claustrofobia, a chi ha problemi di tachicardia o mobilità ridotta, perché davvero fa molto caldo e a tratti manca l’aria. Senza allarmismo è bene essere consapevoli perché poi una volta dentro non è immediato tornare indietro. Entrare al mattino presto è la scelta più giusta specialmente nei periodi più caldi; o la sera, alla chiusura, si può godere di un paesaggio unico, con la luce del tramonto timida su piramidi e cammelli.

entrare nella piramide di cheope

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L’ultimo tratto prima della Camera del Re

Il sito, sia fuori che dentro, ha qualcosa di estremamente mistico, ed è bene rispettarlo, evitando di alzare la voce, o di insistere troppo con foto e selfie, specialmente durante le salite e le discese, per non creare tappi nei percorsi.

Le architetture delle piramidi e i rituali che gli Antichi Egizi vivevano intorno alla morte e all’aldilà sono molto complessi e una guida potrebbe davvero fare la differenza. Non stupitevi però se la guida non entra nella piramide, ma spiega tutto fuori per aspettarvi all’uscita: loro non possono entrare, e ne hanno il divieto per evitare di creare ingorghi all’interno, e troppa confusione di lingue e spiegazioni.

Come arrivare alle Piramidi di Giza

Dall’Italia, Il Cairo è collegato con voli diretti giornalieri da Roma e Milano e la compagnia di bandiera, Egyptair, propone diverse promozioni convenienti specialmente per chi viaggia nel weekend. Le Piramidi si trovano a circa 14 km dal centro de Il Cairo e sono raggiungibili in metropolitana, taxi, con driver privato o in tour organizzati con partenza direttamente dall’hotel. Presto una passerella pedonale collegherà l’altopiano di Giza con il GEM, il più grande museo al mondo dedicato all’Antico Egitto.

Per prenotare una guida in lingua italiana e organizzare la visita abbinata al museo in modo veloce e comodo potrebbe aver senso affidarsi a un tour operator. Il network Gattinoni Travel, oltre ai pacchetti completi, organizza anche singoli servizi e visite con accompagnatore e guida, a seconda delle diverse esigenze ma con grande flessibilità.

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Si alza il sipario sul Tesoro di Tutankhamon al GEM de Il Cairo

Dopo oltre dieci anni di rinvii, attese e annunci, il Grand Egyptian Museum – anche conosciuto come GEM – ha aperto le porte della sua galleria più attesa: quella dedicata all’immenso tesoro di Tutankhamon. Il nuovo museo, inaugurato al completo i primi di novembre, e progettato per essere il più grande al mondo dedicato a una singola civiltà, già viene chiamato dalle guide più appassionate semplicemente “il Museo di Tutankhamon”, perché è questo il motivo principale per cui venire e lasciarsi innamorare.

L’affluenza è stata da subito superiore a ogni previsione: visitatori egiziani e turisti da tutto il mondo hanno preso d’assalto le prenotazioni, tanto che è stato necessario sospendere temporaneamente la vendita dei biglietti. Già, pazientiamo un attimo, ma studiamo e pianifichiamo, perché questo museo che si affaccia direttamente sull’altopiano di Giza, con vista sulle Piramidi, è assolutamente da vedere. Noi ci siamo stati ed ecco le nostre impressioni.

Un museo nel museo

Il complesso del GEM si estende su oltre 500.000 metri quadrati complessivi (di cui 30.000 di area espositiva) e ospita dodici sale principali. A differenza del Museo Egizio del Cairo che segue un ordine cronologico (e che comunque continua a ospitare alcune delle più importanti testimonianze dell’antico Egitto), il percorso espositivo del GEM è pensato in modo tematico: la grande Scalinata d’ingresso introduce subito il visitatore a un viaggio simbolico attraverso quattro tappe dedicate alla figura del faraone in tutte le sue epoche; ai luoghi delle cerimonie con l’esposizione di colossi, colonne e sfingi, al rapporto del faraone con le divinità, e all’eternità e rinascita con i sarcofagi. Anche le altre sale sono divise in tre grandi filoni: la società, la regalità e il credo.

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Getty Images

Il sarcofago d’oro di Tutankhamon

Di tutte le sale, la più suggestiva è senza dubbio quella dedicata al giovane faraone Tutankhamon, di 7.500 metri quadrati. L’esposizione conta più di 5.000 reperti, molti dei quali mai mostrati prima al pubblico: alcuni provengono dal vecchio Museo Egizio di piazza Tahrir; altri sono stati recuperati dai magazzini dove erano rimasti per decenni. Nella tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re rimangono solo la mummia e il sarcofago in quarzite.

Varcata la soglia della sala del faraone bambino (chiamato così perché salì al trono d’Egitto a soli nove anni), l’atmosfera cambia completamente. Luci basse, sfondo nero e riflessi d’oro: l’allestimento è intimo, quasi sacrale. È qui che si trovano, finalmente riuniti, i reperti scoperti il 4 novembre 1922 da Howard Carter davanti alla tomba nella Valle dei Re. Le sei bighe dorate, i bastoni cerimoniali, le armi, i gioielli e gli oggetti personali raccontano la vita e la morte di un re fragile e misterioso.

Il faraone che divenne leggenda

Ma facciamo un passo indietro, per conoscere il faraone e comprendere davvero la natura di questo tesoro.

Chi era Tutankhamon

Nonostante tutta l’importanza di oggi, va detto che Tutankhamon non fu un faraone potente. Bambino, malato e fragile, morto giovanissimo probabilmente per complicazioni a seguito di una caduta, non lasciò guerre né grandi costruzioni. A renderlo immortale non fu il suo regno, ma la casualità della storia: la sua tomba fu l’unica trovata intatta nella Valle dei Re e “solo” per questo è diventato protagonista della sua dinastia e di tutto l’antico Egitto. Questo, d’altra parte, consente di affermare con una certa sicurezza che il trattamento riservato a Tutankhamon era consueto e comune anche per i faraoni “minori”: quello che noi possiamo vedere nella galleria non è un tesoro eccezionale, ma il corredo funebre che ogni faraone meritava per il suo viaggio verso il sole.

La scoperta casuale

Il nome di Tutankhamon è rimasto per anni nell’oblio. Nel 1909 fu ritrovato un vaso con inciso il suo cartiglio e questo risvegliò l’interesse degli archeologi. La vera svolta arrivò nel 1922, quando Howard Carter trovò nella Valle dei Re l’ingresso alla tomba del faraone bambino, rimasto sotto i detriti degli scavi delle tombe di Ramses V e VI.

Secondo quanto raccontano le guide, la scoperta fu casuale: un bambino con il proprio asino rovesciò dell’acqua a terra e dalla terra bagnata emerse un gradino. Fu così che Carter venne avvisato e avviò gli scavi: al gradino ne seguivano altri che portavano fino a un muro con due statue. Dietro al muro si aprì alla storia qualcosa di straordinario: un’anticamera piena di carri da parata, statue, letti rituali e scrigni d’oro. Oltre quella stanza, quattro grandi catafalchi dorati, uno dentro l’altro come una matrioska, smontabili e in legno di cedro del Libano, racchiudevano tre sarcofagi sovrapposti, l’ultimo dei quali in oro massiccio. Dentro, la mummia del giovane re indossava la celebre Maschera d’oro, realizzata con undici chili d’oro e pietre semipreziose: icona nel mondo dell’antico Egitto.

Il tesoro esposto al GEM

Entrando nella sala, lo sguardo va verso il primo dei quattro catafalchi, esposti in fila, uno dietro l’altro, come un percorso iniziatico che accompagna il visitatore. Il primo, in oro e turchese, è decorato con il Nodo di Iside (tit), simbolo del femminile e della rinascita, della protezione e della continuità della vita. Si trova aperto, rivelando un interno altrettanto prezioso, decorato con iscrizioni e immagini legate al viaggio ultraterreno del faraone.

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I quattro catafalchi, esposti in fila, uno dietro l’altro

Il secondo catafalco raffigura le divinità protettrici che accompagnano il re nel passaggio verso l’aldilà. I geroglifici dorati risplendono sotto le luci soffuse della sala, mentre figure di dèi con ali spiegate abbracciano la tomba. Proseguendo, si trovano esposte le tre bare sarcofago, realizzate in legno e oro e finemente intarsiate con lapislazzuli, turchesi e coralli. La più piccola, interamente in oro massiccio, è la più preziosa e monumentale, a detta delle guide ancora più preziosa della celebre maschera.

Nella sala si trovano anche la portantina del dio Anubi, rappresentato con testa di sciacallo, simbolo di protezione dei defunti, e il sacrario dei vasi canopi, che contenevano gli organi mummificati del faraone in piccoli sarcofagi. Poco più avanti, le statue cerimoniali del re (o statue del Ka di Tutankhamon), armato di mazza e bastone, sono disposte una di fronte all’altra a rappresentare il principio di specularità e dualità, fondamentale e ripetitivo nella cosmologia egizia.

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I vasi canopi contenevano gli organi mummificati del faraone in piccoli sarcofagi

Al centro della sala, in una teca di vetro visibile da ogni lato, brilla la Maschera d’oro di Tutankhamon. Realizzata con oltre undici chili d’oro massiccio e intarsi di lapislazzuli, quarzo, ossidiana e turchese, rappresenta il volto del giovane re con lineamenti idealizzati ma umani. Il nemes, il copricapo a strisce blu e oro, e l’uraeus — il cobra che s’innalza sulla fronte — simboleggiano il potere e la protezione divina.

Nelle vetrine circostanti si ammirano i gioielli e gli oggetti personali del faraone: pettorali decorati con lo sparviero di Horus, cinture d’oro, sandali finemente cesellati, bastoni da cerimonia, boomerang per la caccia agli uccelli. Il motivo dello scarabeo, simbolo di rinascita e movimento verso il sole, ricorre in molti ornamenti.

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La Maschera d’oro di Tutankhamon è realizzata con oltre undici chili d’oro massiccio

L’ultima parte della galleria propone una sezione multimediale che ricostruisce la figura del giovane sovrano. Qui si trova la scultura di Tutankhamon bambino che emerge da un fiore di loto — simbolo della creazione e della rinascita dal caos primordiale —, accompagnata da proiezioni che ricostruiscono il volto del faraone, dal cranio al volto umano.

Su due pannelli bassi è disegnata la mummia di Tutankhamon con focus sul suo corpo e sul processo di mummificazione: veniva aperta la parte sinistra del corpo per estrarre le viscere; il cervello era estratto dal naso, mentre il cuore veniva tolto, disidratato e ricollocato vicino al ventre; al suo posto uno scarabeo era di buon auspicio e guida nel viaggio verso il sole.

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La scultura di Tutankhamon bambino che emerge da un fiore di loto

Prima di uscire, si trova il Trono d’oro di Tutankhamon, un capolavoro di oreficeria e simbolismo. Sullo schienale è raffigurata la regina Ankhesenamon mentre unge con profumi il suo giovane sposo, in una scena di rara intimità domestica; sui poggiapiedi, invece, sono raffigurati i nemici del re, schiacciati sotto i suoi piedi, a significare il dominio e la protezione del regno.

La visita e le informazioni pratiche

Visitare il GEM richiede tempo: le guide propongono anche una giornata intera per esplorare il museo, con pausa pranzo; la sola galleria di Tutankhamon merita tre ore. Il biglietto per adulti costa 1.270 EGP (23 euro circa), ridotto a 635 EGP per studenti e bambini. Le guide ufficiali sono disponibili in loco, ma solo in lingua inglese e araba.

Come arrivare

Il museo si trova a circa 14 chilometri dal centro e a 3 chilometri dalle Piramidi di Giza. Si può raggiungere il GEM dal centro del Cairo in metropolitana, in taxi o con tour organizzati in partenza direttamente dall’hotel. A breve, dal museo sarà possibile raggiungere a piedi l’altopiano delle Piramidi grazie a un lungo ponte pedonale e panoramico.

La visita al GEM può essere inserita in una due giorni al Cairo, che oggi è collegata comodamente dall’Italia. Oltre ad alcune low cost che volano sull’aeroporto di Sphinx, nelle immediate vicinanze dell’altopiano, Egyptair, la compagnia di bandiera dell’Egitto, garantisce 30 voli settimanali diretti da Milano Malpensa e Roma Fiumicino, con diverse promozioni per il fine settimana e per la visita al museo.

Come organizzare la visita

Vista la grande affluenza, il consiglio è quello di iniziare a pianificare la visita al GEM e a Il Cairo, con calma, anche per godere al meglio dei tesori finalmente svelati al pubblico. La città è in pieno fermento, a tratti ancora un po’ caotico.

Per ottimizzare i tempi negli spostamenti o nella prenotazione delle visite, ma anche per affidarsi a guide in lingua italiana o combinare il museo alla visita delle Piramidi o della città, la soluzione migliore è affidarsi a un’agenzia. La spesa vale la pena perché una visita guidata con un esperto egittologo cambia tutta la percezione che si ha del luogo.

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Perché lo scalo a Istanbul conviene (e come visitare gratis la città)

C’è un piccolo segreto che i viaggiatori esperti conoscono bene: non tutti gli scali vengono per nuocere. Anzi: possono trasformarsi in una splendida occasione per visitare le metropoli e alcune tra le città più affascinanti al mondo — a volte anche completamente gratis. Succede con Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca che ha fatto del suo hub di Istanbul un punto d’incontro tra Oriente e Occidente e una vera e propria esperienza di viaggio nel viaggio.

La compagnia, che nel 2025 ha vinto per la decima volta il titolo di “Best Airline in Europe” agli Skytrax World Airline Awards e il premio per il miglior catering a bordo, non è solo una delle più premiate al mondo: è anche tra le più “generose”. Per chi viaggia con uno scalo lungo nella capitale turca, Turkish offre due programmi estremamente interessanti, inclusi nel biglietto, Touristanbul e Stopover in Istanbul, che permettono di scoprire la capitale in giornata o con pernottamento. Insomma, messa così, questo scalo vale proprio la pena.

Touristanbul: la città da scoprire tra due voli

Il primo dei due programmi si chiama Touristanbul, per chi ha uno scalo tra 6 e 24 ore. Invece di passare la giornata in aeroporto, si può partecipare a un tour gratuito con guida, trasporto e pasti inclusi. Si parte e si rientra direttamente dal nuovo aeroporto di Istanbul, senza bisogno di prenotazioni complesse: basta presentarsi al banco Touristanbul almeno mezz’ora prima della partenza e scegliere il tour più adatto ai propri orari di volo.

Ce ne sono sei ogni giorno, con diversi itinerari che cambiano nel corso della settimana. Alcuni portano nei luoghi simbolo come Santa Sofia, la Moschea Blu, il Gran Bazar e il Palazzo Topkapı; altri propongono panorami sul Bosforo o passeggiate tra i quartieri più caratteristici della città. Tutti includono un pranzo tradizionale in ristoranti selezionati con cucina turca e ottomana.

È un’esperienza che permette di assaporare l’essenza di Istanbul anche in poche ore, e gratuitamente: basta avere un biglietto internazionale con scalo idoneo e una coincidenza abbastanza lunga.

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Ufficio stampa Turkish Airline

Touristanbul: chi ha uno scalo tra 6 e 24 ore può partecipare a un tour gratuito con guida

Stopover in Istanbul: una notte sul Bosforo

Ma non finisce qui. Se lo scalo supera le 20 ore, la compagnia offre un altro vantaggio: Stopover in Istanbul. È un programma pensato per chi ha un lungo viaggio intercontinentale e vuole prendersi una pausa, senza aggiungere costi al biglietto.

Chi vola in Economy Class ha diritto a una notte gratuita in hotel 4 stelle, mentre i passeggeri in Business Class possono soggiornare fino a due notti in hotel 5 stelle con colazione inclusa. Il servizio è disponibile per oltre 120 Paesi, Italia compresa, e si richiede facilmente inviando una mail a freehotelitaly@thy.com almeno 72 ore prima del viaggio, indicando il codice di prenotazione e i dati del biglietto.

Si tratta di un’occasione unica per visitare la città con calma, passeggiare per il centro, tra i quartieri di Karaköy e Galata, salire sulla torre per godersi la vista sul Bosforo o scoprire i caffè e le gallerie della parte asiatica, a Kadıköy, dove Istanbul svela il suo lato più autentico e moderno allo stesso tempo.

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Ufficio stampa Turkish Airlines

Vista panoramica su Istanbul

Come funziona e a chi conviene davvero

Partecipare ai programmi è semplice: serve solo un biglietto Turkish Airlines con numero che inizia per 235, uno scalo compatibile con gli orari dei tour e, in alcuni casi, un visto elettronico (eVisa) che si ottiene in pochi minuti online. Tutte le informazioni aggiornate e i moduli di adesione si trovano nelle sezioni del sito dedicate a Touristanbul e Stopover.

Chi ha meno di 6 ore di scalo dovrà restare in aeroporto (per chi viaggia in Business, la Lounge propone esperienze incredibili, dalla camera per riposare al massaggio, dal simulatore per scoprire i luoghi iconici a una grande selezione di cibi tradizionali cucinati sul momento); ma per chi ha più tempo, vale davvero la pena organizzarsi. Il consiglio, anzi, è quello di scegliere volontariamente un volo con scalo lungo: così si guadagna un’esperienza in più senza spendere nulla.

Missione non impossibile, visto che Turkish Airlines opera oggi in oltre 131 Paesi e serve 355 destinazioni con una flotta di più di 506 aeromobili, con voli diretti da Roma, Milano, Venezia, Bologna, Napoli, Catania, Palermo, Bari e Torino. Da qui partono e arrivano aerei con scalo a Istanbul verso Tokyo, Bangkok, Singapore, New York, Buenos Aires, Maldive, Zanzibar e Città del Capo, solo per citarne alcuni.

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Consigli Viaggi

Budget limitato ma voglia di partire? La soluzione per prenotare le vacanze senza rinunce

Le vacanze sono uno dei piaceri della vita, i numeri parlano chiaro: il 75% degli italiani è partito per le vacanze quest’anno, con un budget medio di 1233 euro a persona. Ma c’è un dato che fa riflettere: l’8% di chi ha acquistato un viaggio questa estate lo ha pagato a rate e un ulteriore 8% di chi ha dovuto saldare subito o con la formula acconto e saldo avrebbe preferito dilazionare la spesa.

Un trend in crescita che risponde a bisogni reali

Il desiderio di dilazionare il pagamento delle vacanze non è uno sfizio, ma una necessità sentita da una fetta sempre più consistente di italiani. Oltre 1 su 4 prenderebbe in considerazione il Buy Now Pay Later per organizzare le proprie vacanze, un segnale che dimostra quanto sia cambiato l’approccio alla gestione del budget familiare.

L’interesse per questa modalità di pagamento varia significativamente tra le generazioni. I Millennial e la Gen X si confermano i più propensi a viaggiare, mentre le famiglie con figli vedono nel pagamento dilazionato un aiuto concreto per alleggerire i costi di una vacanza che, si sa, quando si parte in più persone può diventare particolarmente onerosa. La Gen Z, invece, ha le idee chiare: vuole utilizzare queste soluzioni per aumentare la durata e la frequenza dei viaggi, trasformando il sogno di viaggiare sempre di più in una realtà accessibile.

I dati della ricerca HeyLight focus on: Travel confermano questo scenario. Il 26% degli intervistati avrebbe voluto pagare un po’ per volta la vacanza. Ma il dato più interessante riguarda chi prenota con largo anticipo pacchetti di fascia alta, dove la percentuale sale al 37%, e chi si affida ad agenzie e tour operator, con un significativo 42%.

HeyLight, la soluzione flessibile di Compass Banca

È in questo contesto che si colloca HeyLight, la nuova soluzione di pagamento e credito di Compass Banca ideata specificamente per il mondo dei viaggi. Il suo funzionamento è semplice e immediato. I viaggiatori possono suddividere importi fino a 5000 euro in un massimo di 12 rate, con il primo importo posticipato di 30 giorni. La flessibilità è totale, con la possibilità di scegliere l’addebito su conto corrente o carta di credito e debito con pochi click.

“La flessibilità della nostra soluzione si traduce in un’esperienza altamente personalizzabile”, spiega Luca Lambertini, Direttore HeyLight di Compass Banca. “Il cliente può scegliere numero di rate, importo, modalità di addebito e canale. Un approccio pensato per viaggiatori e viaggiatrici smart, che desiderano vivere le proprie vacanze in totale libertà, anche di acquisto”.

L’integrazione con BluVacanze: il futuro è multicanale

La collaborazione tra HeyLight e BluVacanze dimostra in modo concreto quanto le nuove modalità di pagamento possano rendere più semplice e piacevole il processo di prenotazione. Il servizio è accessibile attraverso tutti i canali: dal sito web alle agenzie fisiche, fino all’applicazione Blu&cluB, che sta diventando il punto di riferimento per una crescente comunità di appassionati di viaggi.

“Offrire più soluzioni di pagamento digitale agli utenti è un must sia nel retail sia nei servizi online”, sottolinea Marco Orlandi, Chief Digital Consumer Experience Officer del Gruppo BluVacanze. Un dato fa riflettere: oltre il 70% dei carrelli online viene abbandonato, e uno dei motivi principali è proprio la mancanza del metodo di pagamento preferito. L’integrazione di HeyLight risponde esattamente a questa esigenza, riducendo le frizioni nell’acquisto e ampliando i target di riferimento.

La gestione completamente digitale delle pratiche di viaggio, unita alla possibilità di dilazionare il pagamento, crea un’esperienza fluida e senza preoccupazioni, dal momento della prenotazione fino al ritorno a casa.

Viaggiare meglio, non solo di più

Ma cosa spinge davvero gli italiani a scegliere il Buy Now Pay Later per le vacanze? Non è solo una questione di “riuscire a partire”. Un dato significativo emerge dalle ricerche: il 60% di chi valuta positivamente il servizio lo utilizzerebbe per concedersi qualcosa in più durante la vacanza. Parliamo di prolungare il soggiorno di qualche giorno, di viaggiare più spesso durante l’anno o di scegliere servizi a maggiore valore e qualità.

In altre parole, il pagamento dilazionato non è visto come una soluzione di ripiego, ma come uno strumento per migliorare l’esperienza di viaggio complessiva. Poter gestire il budget con maggiore flessibilità significa avere la libertà di scegliere quella camera con vista mare, di aggiungere un’escursione in più o semplicemente di non doversi preoccupare durante la vacanza.

La sicurezza e la trasparenza sono altri elementi fondamentali: con HeyLight tutto è chiaro fin dall’inizio, senza costi nascosti o sorprese spiacevoli. Il viaggiatore sa esattamente quanto e quando pagherà, potendo pianificare con serenità il proprio budget.

Una nuova era per il turismo italiano

Il successo del Buy Now Pay Later nel settore viaggi rispecchia un vero e proprio cambio di modello nel modo in cui gli italiani organizzano e vivono le proprie vacanze. La possibilità di dilazionare il pagamento sta infatti democratizzando l’accesso a esperienze di viaggio di qualità, permettendo a più persone di realizzare i propri sogni senza rinunce.

L’integrazione di soluzioni come HeyLight nelle piattaforme di prenotazione più utilizzate dagli italiani dimostra che il settore turistico ha compreso l’importanza di offrire flessibilità e personalizzazione, quindi viaggiare senza pensieri non è più un privilegio di pochi, ma una possibilità concreta per tutti.

 

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Vita lenta fra mare e natura: la Sardegna, il luogo perfetto dove abitare

C’è un luogo dove il tempo scorre diversamente, i suoni si fanno leggeri e la natura è parte del quotidiano. Un luogo nel quale si arriva quando il desiderio di rallentare si fa urgente, dove il rumore del mare, l’aria carica di salsedine e la luce intensa della costa sembrano offrire la risposta a un bisogno profondo: vivere meglio.

È la Sardegna, isola di silenzi rigeneranti e orizzonti infiniti, dove il mare incontra la terra con una bellezza selvaggia e luminosa. E, sulla costa nord-orientale, la rinomata Costa Smeralda custodisce ancora angoli intatti e suggestioni senza tempo, con calette nascoste, sentieri panoramici tra i profumi della macchia mediterranea e cieli che cambiano colore all’ora del tramonto.

In questo luogo le giornate scorrono lente e luminose, il tempo riprende la sua forma naturale e le distanze si misurano in respiri profondi e sguardi sul blu. Qui, anche i gesti più semplici – un caffè al sole, una passeggiata tra le rocce chiare, un bagno al tramonto – si caricano di significato, diventano rituali che riconnettono con il presente.

Ma riscoprire uno stile di vita autentico non è un sogno da vacanza: è una possibilità concreta, che sempre più persone decidono di cogliere per cambiare ritmo e ritrovare se stesse. Ed è questo equilibrio tra natura e quiete a rendere la Sardegna il luogo perfetto per chi desidera staccarsi dal caos e scegliere uno stile di vita più semplice e autentico.

Vivere in Sardegna: rallentare il ritmo e ritrovare un equilibrio con la natura

Acquistare una casa in Sardegna non è solo una scelta immobiliare, è un investimento emotivo, un atto di riconciliazione con il proprio tempo. Significa scegliere dove e come vivere, senza compromessi.

Che si tratti di un rifugio estivo, di una seconda casa per le vacanze o del luogo in cui immaginare il proprio futuro, vivere qui significa abbracciare un’esistenza più lenta, fatta di passeggiate sul bagnasciuga e colazioni con vista sul mare, liberarsi dall’urgenza, lasciarsi attraversare dal paesaggio, riscoprire il valore del silenzio e del vuoto.

Significa poter camminare a piedi nudi sulla pietra scaldata dal sole, ascoltare il vento tra i ginepri e ritrovare un rapporto genuino con l’ambiente e con se stessi. Gli appartamenti sul mare in Sardegna rappresentano non solo uno spazio da abitare, ma una scelta esistenziale per vivere con lentezza, circondati da paesaggi che curano.

E nella Costa Smeralda, territorio esclusivo e riservato, l’abitare si trasforma in privilegio: quello di svegliarsi ogni giorno in uno dei paesaggi più affascinanti del Mediterraneo. Qui ogni casa è immersa nel verde, affacciata sul blu, costruita per convivere armoniosamente con l’ambiente.

Una casa che non è solo uno status symbol, ma anche un rifugio personale, un luogo di radicamento e rigenerazione. E chi desidera fare questo passo ha bisogno di una guida affidabile, capace di tradurre un sogno in realtà.

Immobiliare Davoli: un punto di riferimento per chi cerca esclusività e tranquillità

In un mercato dove la bellezza paesaggistica incontra l’esigenza di affidabilità, Immobiliare Davoli rappresenta una certezza. Nata dalla visione di Claudio Giuntoli, che negli anni ’70 lasciò Milano dopo essersi innamorato della Costa Smeralda e delle sue prime ville a Porto Rotondo, Immobiliare Davoli è oggi una delle agenzie di riferimento per chi cerca appartamenti sul mare in Sardegna di prestigio.

La tradizione imprenditoriale della famiglia Davoli, saldamente radicata tra Porto Rotondo e Porto Cervo, si è consolidata in decenni di attività, e continua a ispirare il lavoro quotidiano dell’agenzia.

Oggi l’azienda opera con una struttura professionale ben definita: sede principale a Porto Rotondo e una sede legale a Milano, per evidenziare i legami tra territorio e clientela internazionale. È associata a Fiaip e risulta visibile su molte piattaforme immobiliari, dove pubblica regolarmente annunci di immobili di pregio, dalle ville con piscina ai trilocali vista mare, fino a proposte di affitto stagionale e a lungo termine.

L’agenzia seleziona,  per i suoi clienti nel cuore della Costa Smeralda, solo immobili che interpretano davvero il concetto di casa-luogo: villas immerse nel verde con viste mozzafiato, bilocali nei villaggi privati affacciati sul porto, o appartamenti nei quartieri eleganti come “Parioli” o “Country”.

Ogni proposta viene selezionata con attenzione, privilegiando non solo il pregio architettonico, ma anche la qualità del contesto e la coerenza con lo stile di vita sardo. Le case trattate da Davoli non sono semplici costruzioni, ma spazi abitativi pensati per integrarsi armoniosamente con il territorio e offrire un’esperienza abitativa piena, rilassante e duratura.

La filosofia dell’agenzia è chiara: affiancare il cliente non solo come compratore di una proprietà, ma come protagonista di un lifestyle. In questi decenni di lavoro, Immobiliare Davoli ha curato la vendita di immobili prestigiosi per grandi manager e imprenditori italiani e internazionali, costruendo nel tempo una reputazione fatta di serietà, riservatezza e conoscenza capillare del territorio.

Un’occasione da cogliere adesso

La Costa Smeralda è oggi uno dei mercati immobiliari più solidi e ambiti del Mediterraneo. Secondo gli ultimi report del settore, le proprietà di lusso nella zona – in particolare a Porto Cervo e Porto Rotondo – registrano valori al metro quadro superiori a quelli di destinazioni iconiche come Ibiza o la Costiera Amalfitana.

In alcuni casi si possono raggiungere punte di 30–32 mila euro al metro quadro per le ville più esclusive, con una domanda costante anche nei mesi di bassa stagione grazie alla reputazione internazionale della destinazione.

Ma ciò che rende questa area davvero interessante per chi desidera acquistare una casa non è solo il valore dell’investimento, ma la combinazione unica tra bellezza naturale, privacy, servizi di alto livello e stabilità nel tempo.

Un immobile in Costa Smeralda non è normalmente soggetto alle fluttuazioni del mercato come in altre località turistiche: conserva valore, attira interesse internazionale e rappresenta una forma di patrimonio tangibile, trasmissibile e duraturo.

La Sardegna, con la sua natura potente e la sua identità profonda, continua a esercitare un richiamo universale. Ecco perché oggi è il momento giusto per valutare un acquisto in Sardegna: perché si può ancora scegliere, con il supporto di un’agenzia storica come Immobiliare Davoli, una proprietà che non è solo un bene, ma un rifugio, un investimento emotivo e un’eredità per il futuro.

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TTG 2025: come arrivare, orari di apertura e info utili

Il TTG Travel Experience 2025 di Rimini è la più importante manifestazione fieristica in Italia dedicata al turismo. Si svolge dall’8 al 1o ottobre 2025 al Rimini Expo Centre.

Come arrivare alla Fiera di Rimini

Il quartiere della Fiera di Rimini è raggiungibile in auto, treno e autobus. Per entrare alla fiera è possibile accedere attraverso tre ingressi:

  • Ingresso Sud – via Emilia, 155
  • Ingresso Est – via Costantino il Grande
  • Ingresso Ovest – via San Martino in Riparotta.

In auto

La Fiera di Rimini è raggiungibile in auto prendendo l’uscita Rimini Nord sull’autostrada A/14 Bologna-Bari-Taranto. L’indirizzo è via Emilia, 155. Una volta giunti in fiera, sono disponibili parcheggi a pagamento anche con Telepass (Sud 1-3 e Ovest 3-4-5, dove sono presenti anche 12 stazioni di ricarica per veicoli elettrici e parcheggi per passeggeri a ridotta mobilità).

In treno

È il modo più comodo per raggiungere la Fiera di Rimini in quanto a pochi metri dall’ingresso del polo fieristico è presente una stazione ferroviaria, quella di Rimini Fiera, dove fermano treni della linea Milano-Bari. La stazione è attiva unicamente nelle giornate di manifestazione. Il quartiere fieristico è collegato anche alla stazione ferroviaria di Rimini, tramite autobus linea numero 9 (la fermata a cui scendere è quella di via Emilia-Fiera).

Grazie all’accordo tra Italian Exhibition Group e Trenitalia potrai visitare TTG Travel Experience 2025 usufruendo di alcuni vantaggi: come l’offerta “Speciale Eventi” che consente di avere fino al 75% di sconto sul biglietto dei treni Le Frecce e fino all’80% sul biglietto dei treni Intercity e Intercity Notte.

Per raggiungere TTG Travel Experience 2025 con Trenitalia è disponibile uno sconto dal 20% al 75% sulla tariffa Base dei biglietti di Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca e dal 20% all’ 80% sulla tariffa Base dei biglietti di Intercity e Intercity Notte, in 1^ e 2^ classe, sui livelli di servizio Business, Premium e Standard, in 1^ classe Plus e in 2^ classe-Easy e nei servizi cuccette e vagoni letto.

In autobus

Il quartiere fieristico di Rimini è raggiungibile con diversi autobus a seconda di dove si parte:

  • linea 5: San Mauro Mare (Rimini Nord) – Rimini Fiera
  • linea 10: Miramare (Rimini Sud) – Rimini Fiera
  • linea 9: Stazione Ferroviaria di Rimini – Rimini Fiera.

In aereo

Per chi raggiunge Rimini in aereo, atterrando all’Aeroporto Internazionale di Rimini – San Marino “Federico Fellini”, si può arrivare in fiera in 15 minuti d’auto oppure prendendo l’autobus numero 9. Ci sono voli giornalieri da Roma.

Orari di apertura del TTG 2025

  • Mercoledì 8 ottobre dalle 10.00 alle 18.00
  • Giovedì 9 ottobre dalle 10.00 alle 18.00
  • Venerdì 10 ottobre dalle 10.00 alle 17.30.

Quanto costa visitare il TTG di Rimini 2025

L’ingresso alla fiera è gratuito, previa registrazione sul sito della manifestazione TTGExpo.it o tramite il proprio profilo Linkedin.

Come visitare il TTG di Rimini

TTG Travel Experience 2025 si estende su 14 padiglioni nell’ala Ovest del quartiere fieristico di Rimini. Qui trovano spazio tutte le Regioni italiane, i principali enti istituzionali e l’offerta delle destinazioni estere, insieme a tour operator, catene alberghiere e aziende di servizi per il turismo.

Global Village (A1-A2-A3-A4)

Cuore dell’area B2B, ospita tour operator, distributori, compagnie aeree, travel tech company e imprese di prodotti e servizi per il turismo.

Italia (A5-A6-A7-C4-C5-C6-C7)

La più grande agorà del turismo nazionale: qui Regioni, DMO (Destination Management Organization) e consorzi presentano le eccellenze dell’offerta italiana, dalle destinazioni balneari alle città d’arte, dai cammini ai borghi, dall’enogastronomia al turismo attivo. Ci sarà anche un focus sul Turismo nautico al padiglione C4: dai charter alle crociere, dai porti turistici alle riserve costiere, uno spazio pensato per valorizzare le realtà che operano nell’intermediazione delle esperienze marittime.

The World (C1-C2-C3)

Quest’area riunisce le principali destinazioni internazionali interessate a sviluppare business con il mercato italiano. Un hub dove scoprire mete emergenti, consolidare rapporti con i grandi player del turismo outgoing e costruire pacchetti di viaggio. All’interno del padiglione C2 si trova l’African Village: un’area collettiva che offre visibilità a tutti gli operatori e destinazioni che condividono la specializzazione sulla destinazione Africa subsahariana.

Passando invece alle Arene, la Main Arena è posizionata nella Hall Sud, trasversale alle due manifestazioni (TTG e INOUT).

Nel padiglione A6 saranno presenti tutte le 60 start-up innovative che parteciperanno a TTG NEXT Startup, il laboratorio di innovazione dedicato alle startup, con un contest e la premiazione delle migliori idee e soluzioni per il settore turistico (che avranno luogo nella TTG Next Start-up Arena).

Tra le novità 2025, Hotel Chains è il progetto interamente dedicato alle catene alberghiere, che si sviluppa come percorso espositivo diffuso tra i diversi padiglioni.

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Cosa conviene comprare a Jakarta per un ricordo speciale

Conoscere che cosa conviene comprare a Jakarta è una preoccupazione ben lontana dai pensieri dei turisti e viaggiatori in visita nella capitale indonesiana. Questa grande metropoli asiatica è infatti una delle città più conosciute per i suoi souvenir e gadget, in grado di racchiudere tutta l’essenza dell‘Indonesia e del Sud Est asiatico.

A Jakarta i viaggiatori non troveranno però solo prodotti più esotici, dato che nella città sono presenti innumerevoli centri commerciali, luoghi perfetti per qualche acquisto low cost. Di seguito qualche linea guida in caso di tour nella capitale indonesiana.

Una sosta ai mercati

Chi è giunto a Jakarta e intende conoscere cosa conviene comprare in città può cominciare da uno dei tanti e variopinti mercati. Va ricordato che la contrattazione è d’obbligo, ma chi è perseverante e deciso riuscirà a fare veri e propri affari, conquistandosi la stima dei venditori.

L’Indonesia è famosa per i vecchi prodotti di antiquariato, che possono rappresentare un ottimo souvenir. Monete d’argento, lampade, ceramiche colorate di ispirazione olandese: basta andare in un mercatino delle pulci e iniziare la contrattazione.

Le boutique per uno shopping di lusso

Gli amanti delle grandi griffe internazionali troveranno a Jakarta numerose boutique e punti vendita in grado di soddisfarli. Lungo le vie della città, marchi come Armani, Versace e Dior possono essere acquistati nei negozi indirizzati verso la fascia medio-alta della popolazione, come Grand Indonesia e Plaza Indonesia.

A Jakarta è presente anche una catena di abbigliamento in catering per i più abbienti, distribuita in zone commerciali della città come Kemang e Pasaraya Grande.

I negozietti e le botteghe artigianali

I viaggiatori che vogliono sapere cosa conviene comprare a Jakarta non possono perdersi i negozietti e le botteghe artigianali della periferia, lontani dal glamour del centro urbano. Qui si possono trovare spettacolari sculture in legno, come maschere e statue di figure antropomorfe tradizionali della cultura indonesiana, che possono essere ritrovate anche a Bali.

A questo proposito, è interessante sapere che le maschere (conosciute anche come “Tapei”) rappresentano da oltre un millennio uno degli elementi più distintivi dell’artigianato artistico balinese. Con il passare del tempo la loro realizzazione si è trasformata: da semplice tradizione popolare è diventata una vera e propria forma d’arte, capace di raccontare cultura e spiritualità.

Tradizionali maschere balinesi

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Le tradizionali maschere balinesi

A Bali le maschere hanno sempre avuto un ruolo centrale nelle danze rituali e nelle celebrazioni religiose: si tratta di oggetti sacri, legati in modo profondo alla fede e ai riti dell’isola, perciò chi scolpisce le maschere destinate alle cerimonie deve aver ricevuto una speciale iniziazione sacra. Quelle prodotte per i visitatori o per uso decorativo, invece, possono essere intagliate da qualsiasi artigiano esperto.

Ogni maschera balinese custodisce un significato spirituale che affonda le radici nell’Animismo, la filosofia secondo cui il divino è presente in ogni luogo e creatura. Sono considerate “contenitori” di spiriti ed energie vitali: durante i rituali religiosi, è proprio tramite tali maschere che le presenze spirituali possono manifestarsi nel mondo terreno.

Tra i souvenir più caratteristici figurano anche le marionette, chiamate wayang, e il classico pugnale delle cerimonie rituali indonesiane, il kris. I migliori artigiani della città lavorano anche con maestria il rame e l’ottone, materiali con i quali vengono realizzati splendidi utensili per la casa.