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C’era una volta una miniera: ora è una riserva della biosfera Unesco

Il mondo che abitiamo non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie da scoprire e da esplorare, le stesse che ci lasciano senza fiato e ci conducono dall’altra parte del globo.

Alcune di queste portano l’orgogliosa firma di Madre natura, lei complice e fautrice di una grande bellezza che incanta e stordisce i sensi. Altre sono opere pensate e realizzate dall’uomo che raccontano e rappresentano città e Paesi interi. Altre ancora sono la rappresentazione perfetta della convivenza tra le prime e le seconde, e sono meravigliose.

Opere, attrazioni e luoghi iconici che raccontano storie che non si possono dimenticare perché fanno parte dell’umanità, del passato, del presente e del futuro. Come Minett, una miniera a cielo aperto da scoprire subito che è diventata una Riserva della biosfera riconosciuta dall’Unesco.

Benvenuti a Minett

Per scoprire questo luogo ricco di contraddizioni e meraviglie dobbiamo spostarci a Lussemburgo, nel sud del Paese. È qui che esiste una regione che conserva un passato industriale che vive nella memoria storica dei cittadini e in tutte quelle testimonianze che fanno capolino tra le strade e i villaggi dell’intero territorio.

È sempre qui, però, che la natura è stata lasciata libera di prosperare in maniera grandiosa, trasformandosi nella cornice perfetta di una scenografia che racconta il passato e il presente di un’intera regione.

A Minett, infatti, è stata riconosciuta ufficialmente la prima Riserva della Biosfera dall’Unesco del Paese, una qualifica che ha come obiettivo quella di conservare e proteggere l’ambiente in questione. Oggi si presenta come un parco che si snoda per oltre 200 chilometri al centro del quale si apre un sentiero di 80 chilometri che è diventato meta prediletta di escursionisti e ciclisti. Il percorso, che confina con la Francia, prende il nome di red Rock Trail, in riferimento al colore rosso che caratterizza tutta la zona.

La regione di Minett, infatti, è conosciuta anche come Terra Rossa per il minerale di ferro che veniva estratto da tutte le miniere che si snodavano un tempo sul territorio. Ed erano così tante al punto tale da caratterizzare interamente la regione diventata un punto di riferimento dell’industria mineraria.

Quel passato, però, si è trasformato in qualcosa di ancora più straordinario, una Riserva della Biosfera Unesco che oggi è diventata la testimonianza della convivenza tra l’uomo e la natura, tra il passato e il futuro.

Stazione di Fond de Gras

Fonte: Wikimedia/enutzer:Pecalux

Stazione di Fond de Gras

Cosa fare e cosa vedere a Minett

Un viaggio a Minett può trasformarsi in un’esperienza incredibile per gli amanti della natura e della storia. Da una parte, infatti, è possibile percorrere altopiani soleggiati, vallate e boschi rigogliosi per entrare in contatto con la natura più autentica, dall’altra, invece, è possibile ammirare le miniere storiche e l’antica urbanizzazione che oggi sono inserite in un contesto inedito e straordinario.

I pozzi minerari e i tunnel che hanno modellato il passaggio oggi sono diventati le testimonianze di un passato industriale fatto di migrazioni e lavoro che hanno lasciato spazio alla biodiversità che appartiene al territorio. Come abbiamo anticipato, nella riserva di Minett la natura è assoluta protagonista, ma si affianca alla storia dell’intero territorio.

Quando le miniere sono state chiuse, infatti, l’intera area è stata trasformata in una riserva naturale che nel 2020 è stata riconosciuta dall’Unesco.

Una delle tappe imperdibili di questo itinerario è il Minett Park Fond-de-Gras, un vero e proprio museo a cielo aperto dove è possibile fare un viaggio nel tempo per conoscere e immaginare il passato. Qui è possibile esplorare l’antica miniera di Giele Botter e il villaggio di Lesauvage dove vivevano i minatori con le loro famiglie. Questi luoghi si possono raggiungere a piedi, attraversando i sentieri naturalistici, oppure con un treno a vapore per rendere l’esperienza ancora più straordinaria.

Minett Park Fond-de-Gras

Fonte: Wikimedia/Noben k

Minett Park Fond-de-Gras
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Un luogo di New York potrebbe diventare Patrimonio Unesco

In molti sono pronti a giurare che sia la città più bella del mondo. Che piaccia o no, New York regala sempre emozioni uniche. Ed ora è persino pronta a scatenarne ancora di più: la Grande Mela potrebbe far diventare una delle sue tante meraviglie Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Ponte di Brooklyn nuovo sito Unesco

Eric Adams, sindaco di New York, sta portando avanti con Paolo Zampolli l’iniziativa di rendere il Ponte di Brooklyn Patrimonio dell’Umanità Unesco. Per farcela dovrebbero convincere almeno undici dei 21 membri del World Heritage Committee, partendo proprio dall’Italia.

I World Heritage Sites sono luoghi culturali, naturali, o misti, che secondo la United Nations Educational Scientific and Cultural Organization, devono essere difesi, al fine di preservare l’eredità storica del genere umano e del pianeta Terra.

Oggigiorno il nostro globo è costellato da ben 1.154 siti Unesco, con l’Italia che guida la lista con 58, seguita dalla Cina con 56. Gli Stati Uniti si piazzano un po’ indietro, con 24 luoghi, fra cui la stessa New York con la sua iconica Statua della Libertà.

Giù nel 2017, in seguito alle spinte venute in precedenza dall’amministrazione Obama, Washington aveva candidato il Ponte di Brooklyn, Ellis Island dove arrivavano gli immigrati, e Central Park.

Mentre adesso Paolo Zampolli, amico dell’ex presidente Trump, ha ripreso in mano quest’idea, approfittando del suo ruolo come ambasciatore all’Onu e del rapporto stretto con il sindaco newyorkese.

Perché il Ponte di Brooklyn dovrebbe diventare sito Unesco

L’intuizione alla base è quella di rilanciare la candidatura, magari aggiungendo anche altri edifici simbolo di New York come il grattacielo Chrysler o l’Empire. Un’operazione che si rivelerebbe possibile poiché per ottenere tale riconoscimento non è necessario essere membri dell’Unesco, basta far parte della Convention Concerning the Protection of the World’s Cultural and Natural Heritage che gestisce il programma. Gli Usa non l’hanno abbandonata, potendo di conseguenza partecipare.

Eric Adams, vorrebbe raggiungere questo obbiettivo anche per rendere il Ponte di Brooklyn un vero e proprio simbolo della rinascita della città dopo la crisi provocata dal Covid, l’allarme per il ritorno di criminalità e violenza, l’abbandono degli uffici del centro e anche la scomparsa dei turisti.

Come funzionano candidatura e scelta

Nell’immaginario di moltissimi italiani il Ponte di Brooklyn è legato alla famosissima gomma da masticare Perfetti, sinonimo di americanità dall’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Ma nei fatti questa maestosa opera di ingegneria ha giocato un ruolo fondamentale per l’immigrazione dei nostri antenati in America.

Gli Usa lo avevano già candidato in quanto icona architettonica di New York, e all’epoca della sua rivoluzionaria costruzione vantava il titolo di ponte sospeso più lungo del mondo. Tutto, però, era rimasto bloccato poiché Trump era uscito dall’Unesco a causa delle divergenze legate all’ammissione della Palestina come Stato.

La scelta dei siti candidabili è responsabilità della World Heritage Committee, che si riunisce una volta all’anno con i suoi 21 membri per esaminare le proposte e votarle. Il prossimo appuntamento è in programma dal 19 al 30 giugno a Kazan, in Russia, una vera e propria occasione per rilanciare il Ponte di Brooklyn. Non resta che attendere l’evolversi della situazione.