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Capitale italiana della Cultura: le 10 finaliste

Sono finalmente state annunciate le 10 finaliste per la Capitale italiana della Cultura per il 2024. Tutte incantevoli località del nostro Paese scelte da una giuria tra 24 città preselezionate tra quelle che avevano risposto al bando. A renderlo noto è il Ministero della Cultura.

Quali sono le 10 finaliste per il 2024

Le città che si contendono il titolo di Capitale italiana della Cultura per il 2024 sono una più bella dell’altra e tutte pronte a vincere il titolo. Tra le finaliste c’è Ascoli Piceno, sorta quasi 2.500 anni fa in epoca pre-romana e conosciuta come la “città delle cento torri”. Molto entusiasta il sindaco, Marco Fioravanti, nell’annunciare il risultato della candidatura che negli ultimi mesi ha fortemente impegnato lui, il Comune e l’intero territorio provinciale.”Il dossier è stato molto apprezzato dalla commissione, che ha riconosciuto l’egregio lavoro svolto con passione e dedizione dal nostro team. E allora il percorso prosegue, così come fatto finora: coinvolgendo tutti i Comuni della provincia, ma anche enti, stakeholders, associazioni e tutti i cittadini del Piceno. Perché la Cultura deve rappresentare il vero motore di rinascita del nostro territorio“, ha commentato il sindaco.

Ancora Marche ma questa volta con Pesaro, affacciata sul mare e attraversata dal fiume Foglia, per cui il sindaco, Matteo Ricci e il vicesindaco e assessore alla Bellezza, Daniele Vimini, hanno commentato: “Vogliamo giocare per vincere. Quello ottenuto è un grande risultato che porta con sé tanta responsabilità: quella di giocarsi la partita fino in fondo. Eravamo speranzosi ma nulla era scontato“.

Ascoli Piceno 2024

Piazza Arringo ad Ascoli Piceno

Anche per il Veneto sono le due le città che arrivano in finale: la splendida Chioggia in provincia di Venezia che sorge su un insieme di isolette connesse tra loro da ponti e Vicenza, città Patrimonio dell’Unesco che ospita tante meraviglie artistiche ed architettoniche. “Sapere che, per la prima volta, su 10 città candidate al riconoscimento di ‘Capitale italiana della cultura’ per l’anno 2024 due sono venete testimonia il valore dell’immenso patrimonio culturale posseduto dalla nostra Regione, capace di esprimere, attraverso due città dalla storia secolare e dai tratti identitari diversi e ugualmente molto forti, Vicenza e Chioggia, il suo carattere estremamente articolato“, con queste parole ha commentato il risultato ottenuto il presidente della regione Veneto Luca Zaia.

Vicenza 2024

Una splendida vista di Vicenza

Felicità anche per Grosseto in Toscana, città racchiusa tra bastioni perfettamente conservati. Il sindaco, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha sottolineato: “Sono orgoglioso di annunciarvi che la nostra città è stata selezionata tra le dieci finaliste per il titolo di Capitale della Cultura 2024. Un risultato storico per Grosseto, possibile grazie all’impegno, al lavoro di squadra – ha poi continuato – ora, uniti e concentrati in vista dell’ultimo grande step: la selezione della città vincitrice che avverrà ai primi di marzo. La sfida continua!“.

Stessa sorte per Viareggio, conosciuta nel mondo come la città del Carnevale. Il sindaco, Giorgio Del Ghingaro ,su Facebook ha festeggiato con le seguenti parole: “Un primo importante risultato che conferma quanto la nostra città sia creativa, attraente, innovativa“.

Grosseto 2024

Piazza Dante a Grosseto

Tra le 10 finaliste anche Mesagne, in provincia di Brindisi, che si distingue per essere una città dalle molteplici sfaccettature e dalle numerose ricchezze. Unica località pugliese a correre per il prestigioso titolo per cui il sindaco, Antonio Matarrelli, ha commentato: “Ci abbiamo sperato e creduto, in tanti, tantissimi, mettendoci anima e cuore. Il sogno è ancora più vicino” Il primo cittadino ha poi aggiunto: “Che gioia, siamo in finale!“, rilanciando l’hashtag #mesagne2024.

Per la Liguria c’è Sestri Levante con il Tigullio in povincia di Genova. Una vera e propria soddisfazione per i 6 magici Comuni promotori – Sestri Levante, Chiavari, Rapallo, Santa Margherita Ligure, Camogli, Recco –, e per tutti coloro che hanno partecipato al progetto e per la regione. “Un primo, importantissimo traguardo che premia un percorso in cui abbiamo creduto fortemente e a cui abbiamo lavorato con grande intensità nei mesi scorsi – ha dichiarato la sindaca di Sestri Levante, Valentina Ghio a nome dei Comuni promotori e di tutti i Comuni aderenti al progetto -. Non posso nascondere una grande soddisfazione che nasce dal riconoscimento ottenuto e anche e soprattutto dalla capacità che abbiamo avuto di lavorare in maniera coordinata e complementare per tutto il territorio.”

capitale cultura 2024

Uno scatto meraviglioso di Sestri Levante

Poi Siracusa, definita da Cicerone “La città più bella della Magnagrecia”. E qui il sindaco, Francesco Italia, ha fatto sapere che “Con grande gioia apprendiamo di essere tra le 10 città finaliste per il prestigioso titolo. Il mio ringraziamento va innanzitutto all’assessore Fabio Granata che ha lanciato e creduto nella candidatura, da me subito condivisa. Insieme a Fabio Granata, ringrazio tutte le associazioni e le istituzioni cittadine che hanno sostenuto coralmente l’ambizioso progetto“.

Infine, ma non per importanza, in corsa per diventare Capitale della Cultura 2024 anche l’Unione dei Comuni Paestum-Alto Cilento in provincia di Salerno, formata da località  eccezionali come Agropoli, Capaccio, Cicerale, Laureana Cilento, Lustra, Perdifumo, Prignano Cilento, Rutino e Torchiara. “Essere tra i dieci finalisti per il titolo di Città italiana della Cultura per l’anno 2024 è per noi motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. E posso dire già oggi che, a prescindere dall’esito, il programma che abbiamo realizzato per questa candidatura sarà interamente realizzato – ha dichiarato Franco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum e presidente dell’Unione dei Comuni – L’intuizione di candidare l’Unione ci sta premiando: la cultura genera cambiamento solo se è diffusa“.

Agropoli 2024

Vista panoramica di Agropoli

Le precedenti Capitali della Cultura e come nasce l’evento

Il progetto della Capitale Italiana della Cultura è nato nel 2014 da un’idea di Dario Franceschini, ministro della Cultura, a seguito della proclamazione della città di Matera a Capitale europea della Cultura 2019. L’iniziativa ha, tra gli obiettivi, quello di “valorizzare i beni culturali e paesaggistici” e di “migliorare i servizi rivolti ai turisti”.

Fino a questo momento in Italia a ottenere questo titolo sono state: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018, Parma nel 2020 e nel 2021, Procida è la capitale del 2022, Bergamo e Brescia saranno le capitali nel 2023.

Per il ministro della Cultura, Dario Franceschini, “la storia pluriennale di questa sfida ha dimostrato tutta la capacità della cultura di mettere in moto dei meccanismi virtuosi e percorsi di valorizzazione di tutte le città al di là della vincitrice“.

Il passo successivo sarà un’audizione in video-conferenza davanti alla giuria – da effettuare il 3 e 4 marzo – che dovrà poi indicare a Dario Franceschini la candidatura ritenuta più idonea.

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Dialetti: un viaggio tra le “lingue” d’Italia

L’Italia ha una storia di divisioni, dissidi e separazioni, che ha portato poi all’unificazione del territorio composto da un grande via vai di tradizioni regionali e locali. La bellezza dell’Italia sta proprio nelle caratteristiche che rendono unico e riconoscibile ogni angolo di cui è composta. A marcare l’appartenenza e la straordinarietà di ogni paesino e pezzo di terra è la cadenza e il dialetto che distingue la parlata dei suoi abitanti. I dialetti sono un fenomeno interessante quanto complesso, guai a ridurli a deformazioni della lingua italiana.

Forse anche voi parlate un dialetto particolare, o lo capite. Magari lo associate ai vostri nonni o alle tradizione del vostro luogo natale. Senza dubbio il linguaggio che utilizzate quotidianamente ha preso in prestito parole ed espressioni dialettali e locali, che nessuno coglie al di fuori della vostra zona. Quante volte avete conosciuto qualcuno provenire da un’altra regione in difficoltà di fronte alle vostre espressioni idiomatiche di tutti i giorni?

 

Una deformazione della lingua pura

Purtroppo è ancora diffusa l’idea che i dialetti siano una “corruzione” dell’italiano. Non è affatto così, essi rappresentano la normale evoluzione della lingua parlata localmente, che deriva in prevalenza dal latino mischiata all’influenza delle lingue precedenti o arrivate successivamente con le conquiste militari, i movimenti migratori e così via. L’italiano standard si è evoluto a partire dal toscano. Lingua che ha guadagnato lustro e autorevolezza grazie al prestigio e al successo di autori in volgare come Dante, Boccaccio e Petrarca. L’esempio dell’importanza del toscano e livello letterario ce la fornisce Manzoni, che andò a “sciacquare i panni in Arno” per scrivere le sue opere. Dopo l’Unità d’Italia questa lingua letteraria e parlata solo da una piccola percentuale della popolazione si diffuse grazie all’introduzione dell’istruzione obbligatoria e all’avvento della televisione.

Dialetto o vera e propria lingua?

Ancora si discute sulla corretta dicitura per definire il fenomeno dei dialetto. Scegliere cosa sia un dialetto e cosa una lingua è un compito arduo, spesso argomento di diatribe. Il governo italiano riconosce ufficialmente come lingue il sardo, il friulano e il ladino, mentre l’UNESCO riconosce anche il napoletano e il siciliano. Il dibattito tra tutela del patrimonio culturale e la normale evoluzione delle lingue è ancora in corso.

I dialetti più diffusi

È molto difficile tracciare confini netti per i dialetti italiani. Ci troviamo di fronte ad una varietà linguistica troppo  vasta da non consentire l’individuazione di zone geografiche definite e che condividono gli stessi tratti morfologici, fonetici o lessicali. Avrete notato che in Italia anche paesini confinanti si trovano dialetti con differenze evidenti. Semplificando grossolanamente è possibile dividere l’Italia per macro aree con dialetti simili, ma si tratta di un’operazione riduttiva che non offre la giusta prospettiva per capire il fenomeno dialettale.

Ogni luogo, zona, paesaggio, è possibile associarlo al dialetto e alla parlata degli abitanti nativi. L‘Italia è speciale proprio perché ricca di particolarità e sfaccettature che la rendono una Paese unico e complesso, da esplorare. L’incontro tra persone provenienti da regioni diverse è sempre uno scambio di modi di dire e termini unici e caratteristici, uno spettacolo culturale e storico.

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La Norvegia riapre ai turisti: i luoghi più belli da vedere

La Norvegia riapre finalmente ai visitatori di tutto il mondo, abolendo l’obbligo della quarantena all’ingresso, precedentemente riservato ai viaggiatori internazionali sprovvisti di Green Pass. Una grande notizia per il settore turistico del Paese, duramente colpito dalla pandemia. Da oggi, chi lo desidera può visitare questi luoghi magici senza dover più rispettare l’autoisolamento della durata di 10 giorni. Ecco tutto quello che bisogna sapere se si ha intenzione di mettersi in viaggio per la Norvegia: dalle regole per visitarla ai luoghi più imperdibili, tra fiordi incantati e le imperdibili aurore boreali.

Norvegia, le regole per visitarla

Prima della partenza per la Norvegia, tutti i viaggiatori vaccinati e non devono pre-registrarsi nelle 72 ore antecedenti all’arrivo, fatta eccezione per i minori sotto i 16 anni.

  • Chi non è in possesso di Green Pass comprovante completa vaccinazione o guarigione dal virus negli ultimi sei mesi, deve presentare la certificazione di un test negativo (PCR o antigenico rapido) effettuato entro 24 ore dall’arrivo, indipendentemente dal Paese di partenza.
  • Tutti i viaggiatori in arrivo, devono sottoporsi a un test gratuito (PCR o antigenico rapido) immediatamente all’arrivo. Qualora non fosse possibile effettuarlo alla stazione di frontiera, lo si deve fare entro le 24 ore successive all’arrivo. Qualora un test antigenico rapido o un auto-test avesse risultato positivo si deve effettuare un test PCR prima possibile e al più tardi entro 24 ore. L’isolamento si applica in caso di positività al Covid-19 o per stretti contatti con persone positive.
  • I minori sotto i 18 anni sono esenti dal test prima dell’arrivo, ma devono sottoporsi al test all’ingresso in Norvegia. I minori tra i 16 e i 18 anni devono inoltre registrarsi.

Perché è una delle migliori mete di viaggio del 2022

Terra ricca di fascino e suggestioni pazzesche, la Norvegia è una delle migliori mete da scoprire dell’anno per Lonely Planet, non solo per le sue incredibili bellezze naturali, ma anche per essere un Paese all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità, le innovazioni in chiave green e le attrazioni culturali.

Basti pensare che Oslo si è guadagnata il titolo di Capitale Verde Europea nel 2019 per il suo impegno nella conservazione delle aree naturali e nella riduzione dell’inquinamento. Qui si può facilmente unire una frizzante vita cittadina ad indimenticabili esperienze nella natura, come ciclismo, sci e island hopping. Proprio quest’anno, inoltre, è previsto il completamento del nuovo Museo Nazionale norvegese, che ospiterà le collezioni che ora sono sparse in tre sedi separate nel centro di Oslo: La Galleria Nazionale, Museo d’Arte Contemporanea e Museo del Design Industriale. Se siete fortunati, riuscirete ad ammirare il più grande edificio dedito all’arte di tutta la regione nordica. In alternativa, a circa un’ora d’auto da Oslo si trova la nuova meta d’arte della Norvegia. Parliamo di Hadeland, soprannominata “la Toscana della Scandinavia”, per le sue dolci colline e il cibo delizioso. Qui si può visitare il Kistefos-Museet con il sensazionale spazio espositivo “The Twist” e un grande parco di sculture all’aperto.

Norvegia riapre turisti luoghi più belli vedere

Norvegia, una terra incantata e green

A Tromsø, tra aurora boreale e balene

Se nella vostra lista dei desideri ci sono aurora boreale, safari per avvistare le balene, sole di mezzanotte e avventure memorabili nella natura incontaminata, Tromsø è il posto che fa per voi. Situata all’estremo Nord della Norvegia, precisamente a 400 chilometri dal Circolo Polare Artico, questa incantevole città è ricca di paesaggi suggestivi, circondati da montagne innevate e puntellati di fiordi mozzafiato. Tra le sue principali attrazioni c’è la spettacolare Cattedrale dell’Artico, comunemente chiamata dai cittadini “Teatro dell’Opera della Norvegia”, per la somiglianza con le linee architettoniche della celebre Opera House di Sydney.

Nella regione di Lyngenfjord, troverete attività per tutti i gusti. In inverno le Alpi di Lyngen diventano un paradiso innevato, tra le migliori località al mondo per lo sci fuori pista, l’arrampicata su ghiaccio, escursioni in slitta trainata da cani o da renne, ciaspolate, e pesca sul ghiaccio. Anche in estate ci si può divertire in tantissimi modi, ad esempio facendo kayak nei fiordi, andando in mountain bike tra paesaggi unici, o vivendo emozioni irripetibili con incredibili safari in mare.

Tromsø

Aurora boreale a Tromsø

Lofoten, il cuore più selvaggio della Norvegia

Avamposto di rara bellezza, le isole Lofoten sono adagiate come un drappo sulle acque del Mare di Norvegia, molto oltre il Circolo Polare Artico. Qui ci si innamora perdutamente di paesaggi sensazionali, fatti di maestose montagne, fiordi profondi, lunghe spiagge battute dalle onde e piccoli e graziosi villaggi di pescatori. Un altro luogo perfetto dove andare a caccia dell’aurora boreale.

E non sono solo bellissime, ma anche green: le Lofoten, infatti, hanno ottenuto la certificazione di “Destinazione sostenibile”, un marchio di qualità dato alle località che lavorano in modo sistematico per ridurre l’impatto negativo del turismo e accrescere gli effetti positivi. Cosa fare qui? Di tutto: dall’escursionismo allo sci, dalla pesca alle gite in mare, alle immersioni subacquee. Le Lofoten sono anche uno dei posti più settentrionali al mondo dove fare surf. E non mancano attrazioni uniche come il Museo Vichingo Lofotr a Borg, dove si può vedere come vivevano i Vichinghi in una ricostruzione della casa più grande che sia mai stata ritrovata di quell’epoca, un edificio lungo ben 83 metri.

Lofoten

La magia delle Lofoten

Bergen, la capitale dei fiordi

Tra i luoghi più imperdibili della Norvegia c’è senza dubbio Bergen, nel cuore dei fiordi. Sebbene sia la seconda città più grande della Norvegia, conserva ancora un’atmosfera da pittoresca cittadina di provincia, piena di fascino e di carattere, pronta a sorprendere a ogni scorcio. A partire dallo splendido quartiere di Bryggen, eletto Patrimonio UNESCO, con le casette a schiera in legno alte e strette, allineate lungo il molo con i tetti a spioventi, riconoscibili come simbolo del luogo. Qui troverete botteghe di vasai, gioiellieri e artisti, negozi di artigianato di tessuti e di pellame, che vi riporteranno indietro nel tempo.

Bergen è anche la porta d’ingresso ad alcuni dei fiordi più famosi della Norvegia, tra cui il Sognefjord a nord, il più lungo e profondo, e l’Hardangerfjord a sud, dove si trova il famoso altopiano di Trolltunga. Da non perdere un viaggio a bordo dei treni della Flåm Railway, eletto uno dei viaggi in treno più belli d’Europa. Se cercate divertimento all’aria aperta godendo di panorami fantastici, non perdetevi, infine, le avventure memorabili nella natura selvaggia del Nordfjord.

Bergen

Il quartiere di Bryggen a Bergen, Patrimonio UNESCO

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Cosa fare in un Weekend a Lisbona

Siamo ancora in pieno inverno, ma c’è un posto in Europa dove si può già godere di un po’ di sole di primavera: si tratta di Lisbona! La capitale del Portogallo vanta, infatti, un clima mite tutto l’anno e, anche nei mesi più freddi, le temperature si aggirano intorno ai 10-15 gradi. Non sarà difficile trovare splendide giornate di sole e un cielo azzurro che vi farà apprezzare i magnifici contrasti di luce al tramonto. Lasciate quindi a casa le giacche più pesanti e portate con voi scarpe comode per camminare e tanta voglia di esplorare questa bellissima città. Rimarrete sorpresi dai continui saliscendi, dai tram che si inerpicano per gli stretti vicoli, dai maestosi monumenti e dalle sorprendenti opere di street art che si nascondono nei quartieri più in della città. Lisbona è tutto questo e molto di più!

5 esperienze imperdibili da fare durante un weekend a Lisbona.

  1. Fare un giro su un tram storico

La prima cosa che viene in mente quando si parla di Lisbona è il leggendario tram n.28. Risalente agli anni ‘30, è tutt’ora in uso perché i binari, che attraversano strade ripide e strette, non sono adatti ai tram moderni. Costituito da un’unica carrozza di colore giallo e con gli interni in legno lucido, ha un’atmosfera retrò che vi lascerà piacevolmente sorpresi. Un viaggio sul mitico tram n. 28 costa solo 3€ (ma è più conveniente l’abbonamento giornaliero ai mezzi pubblici) e collega Praça Martim Moniz a Campo Ourique, attraversando i quartieri più turistici della città. Essendo una linea normalmente utilizzata dai cittadini, può risultare parecchio affollata, specialmente nelle ore di punta e nei weekend. Se non trovate posto a sedere, reggetevi saldamente ai sostegni perché le frenate possono risultare un po’ brusche. Un’ottima alternativa al tram n. 28 è il tram n. 12. Meno affollato del primo, compie in soli 20 minuti un giro ad anello nei quartieri di Baixa ed Alfama e passa anche davanti alla Cattedrale di Lisbona. Non spaventatevi se vedete il conducente scendere dal tram: sta solo manovrando le leve per cambiare direzione ai binari!

2. Prendere un ascensore nel bel mezzo della città

Oltre ai tram storici, un altro mezzo di trasporto molto usato a Lisbona è l’ascensore. E non parlo di un normale ascensore da edificio, ma di una meravigliosa torre in ferro in stile neogotico, risalente ai primi del ‘900: l’Elevador di Santa Justa. Progettato da un allievo di Gustave Eiffel, l’ingegnere portoghese Raoul Mesnier de Ponsard, fu inaugurato nel 1902. Con i suoi 45 metri di altezza copre un dislivello di circa 7 piani, che all’epoca dell’inaugurazione la rendeva un’opera futurista e anche temeraria, ma risolveva il grande problema di collegamento tra la parte alta e la parte bassa della città. L’ascensore collega infatti Rua Augusta, nel quartiere di Baixa, con Largo do Carmo, che si trova nella zona di Chiado. Oggi l’ascensore è diventato una vera e propria attrazione turistica. Il costo del biglietto di andata e ritorno è di 5,30€, ma acquistando il pass giornaliero per i mezzi pubblici, l’uso dell’ascensore è incluso. Una volta arrivati troverete un meraviglioso belvedere con una vista mozzafiato sui quartieri bassi della città. Da qui la vista al tramonto è particolarmente suggestiva e vedere la città che lentamente si illumina delle luci della sera è uno spettacolo da non perdere nel vostro weekend a Lisbona.

3. Visitare una chiesa a cielo aperto

Una volta raggiunta la parte alta di Lisbona, grazie al magnifico ascensore di Santa Justa, vale sicuramente la pena spendere qualche ora per visitare il quartiere del Chiado. Se in passato era un punto di incontro di scrittori e intellettuali, oggi è una delle zone più turistiche della città con numerosi bar e negozi in cui fare shopping. Qui si trova anche la libreria più antica del mondo, la Bertrand, fondata nel lontano 1732. Ma ciò che attira di più l’attenzione è la chiesa a cielo aperto che domina Largo do Carmo: il Convento do Carmo. Costruita nel 1389 in un meraviglioso stile gotico, fu distrutta nel 1755 dal grande terremoto che colpì la città di Lisbona e la rase quasi al suolo. I lavori di ristrutturazione non furono mai portati a termine e oggi è possibile ammirare lo spettacolare contrasto tra le bianche arcate gotiche che si stagliano nell’azzurro del cielo. Il Convento di Carmo ospita anche il più antico Museo Archeologico del Portogallo, dove sono conservati i reperti della storia portoghese dall’antichità fino al Medioevo.

4. Mangiare gli originali pastéis de nata

Famosi in tutto il Portogallo, i pastéis de nata sono dei tipici dolcetti a base di una pasta sfoglia burrosa e croccante, ripieni di deliziosa crema a base di uova e leggermente caramellati in superficie (solo descriverli mi fa venire l’acquolina in bocca!). Vengono serviti ancora tiepidi e si possono cospargere di zucchero a velo o di cannella per renderli ancora più gustosi. Si possono trovare in qualsiasi pasticceria della città, ma solo nel quartiere di Belém potrete assaggiare quelli prodotti con la ricetta originale. Qui si trova infatti la pasticceria più antica della città, la Pastéis de Belém, inaugurata nel 1837. Si narra che la pasticceria ricevette la ricetta segreta direttamente dai suoi inventori, i monaci del Monastero dos Jerónimos, costretti ad abbandonare il convento a seguito della rivoluzione liberale del 1820. Ma assaggiare i pastéis de nata non è l’unico motivo per fare una tappa a Belém durante il vostro weekend a Lisbona. In questo quartiere della città, facilmente raggiungibile con il tram n. 15 o con il treno, sono presenti alcune delle attrazioni turistiche più famose e più belle di Lisbona. Il già citato Monastero dos Jerónimos, il Monumento alle Scoperte e ovviamente la Torre di Belém.

5. Il Cristo Rei come a Rio de Janeiro

Passeggiando lungo il fiume Tago, nel quartiere di Belém, rimarrete sicuramente affascinati da due opere dalla forma nota che vi faranno pensare di essere stati catapultati a Rio de Janeiro e a San Francisco. La statua del Cristo Rei, che troneggia sulla riva sud del fiume, e il Ponte 25 de Abril, che ne collega le due sponde, ricordano infatti il Cristo Redentore brasiliano e il Golden Gate Bridge californiano. Il Ponte 25 de Abril fu costruito negli anni ‘60 dall’American Bridge Company, la stessa impresa che costruì il ponte gemello statunitense. Lungo poco più di 2 km, collega Lisbona con Almada, la piccola cittadina che ospita il Cristo Rei. Dato che il ponte non è pedonale, il modo più facile ed economico per attraversare il fiume è prendere uno dei numerosi traghetti che fanno la spola da Cais do Sodré a Cacilhas. Una volta giunti qui, potete prendere l’autobus che vi porterà fino al Cristo Rei. L’enorme statua raffigurante Gesù Cristo, inaugurata nel 1959 dopo ben 10 anni dalla posa della prima pietra, è alta 23 metri ed è posizionata su un pilastro a forma di porta di ben 80 metri. A questa altezza si trova una piattaforma che è aperta ai visitatori e raggiungibile tramite ascensore. Il costo della salita è di 6€, ma la cifra vale l’esperienza. Dalla sommità infatti godrete di un meraviglioso panorama che abbraccia tutta Lisbona, dal Castello di São Jorge fino al quartiere di Belém. Insomma la degna conclusione di un fantastico weekend a Lisbona!

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L’alveare roccioso creato da un gigante

Tra gli incantevoli e maestosi paesaggio irlandesi, tra scogliere che si affacciano sulle onde, distese di verde e casette romantiche e sperdute, c’è un capolavoro della natura. Stiamo parlando delle Giant’s Causeway, le distese rocciose chiamate anche il Selciato del Gigante o strada del Gigante. Una conformazione naturale, tanto precisa e sorprendente da sembrare una scultura. In assoluto uno dei luoghi più magici e originali d’Irlanda.

Il Selciato del Gigante ricorda una sorta di grande alveare, una struttura perfetta, proporzionata e armoniosa. Uno spettacolo mozzafiato che ha una storia affascinante che risale alla notte dei tempi. Pare che 60 milioni di anni fa, le potenti spinte che allontanavano il Nord America e l’Europa aprirono una fessura nella crosta terrestre sul margine occidentale di quella che ora è la Gran Bretagna. Dalla fessura eruttò basalto fuso che in seguito, raffreddato e solidificato, si ritirò, dividendosi in migliaia di colonne a simmetria regolare.

Giant’s Causeway l'alevare roccioso creato da un gigante

Le pietre laviche che formano the Giant’s Causeway

La Strada del Gigante è composta così da più di 40.000 antichissime colonne di pietra vulcanica esagonali che emergono dal mare formando stranissime composizioni sulla costa. L’intera conformazione è battuta dal vento e dalle onde che s’infrangono rumorose dando vita a un quadro poetico e infinitamente emozionante. Questo magnifico spettacolo della natura è talmente suggestivo e unico nel suo genere, al punto da essere dichiarato Patrimonio dell’Unesco dal 1986.

La conformazione rocciosa Giant’s Causeway è situata sulla costa nord est irlandese a circa 3 km a nord della cittadina di Bushmills, nella contea di Antrim in Irlanda del Nord. Una tappa naturalistica facilmente raggiungibile da Dublino in sole 3 ore di auto oppure da Belfast in 1 ora di auto soltanto. Ma uno dei modi più piacevoli e tradizionali per raggiungere la Strada del Gigante è quello di prendere il treno a vapore da Bushmills.

giant's causeway il selciato del gigante

Il Selciato del Gigante al tramonto

Da sempre l’uomo ha cercato di spiegare le meraviglie della natura con racconti e leggende. Un luogo così affascinante non poteva che fare sorgere dubbi e domande negli uomini che si trovavano ad ammirare una creazione così perfetta e ben costruita. Così il mistero stimolò la fantasia e nacquero leggende e storie.

Una leggenda narra che il guerriero gigante dell’Ulster Fionn Mc Cumhaill si fosse innamorato perdutamente di una gigantessa scozzese dell’isola di Staffa e per raggiungerla avesse costruito con le sue possenti mani una strada di pietra per poterla corteggiare ogni giorno. Solo l’amore poteva spiegare un’opera così meravigliosa e riuscita.

Un’altra storia invece racconta una versione alternativa. Il gigante irlandese Fionn Mc Cumhaill un giorno, dopo aver ricevuto insulti dal suo rivale scozzese Benandonner. Così costruì un sentiero per raggiungere la Scozia, che fu poi distrutto da Benandonner stesso. Ciò che rimase è proprio la Giant’s Causeway.

La strada del gigante in irlanda

Giant’s Causeway durante una giornata di sole

Un luogo da visitare assolutamente durante un viaggio in Irlanda. La tappa perfetta per gli amanti della natura e delle escursioni, capace di incantare ogni spettatore. La natura ci dimostra sempre quanto sia grandiosa e perfetta, capace di creare paesaggi e luoghi che nemmeno il miglior architetto potrebbe immaginare.

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È la Val Gardena la migliore destinazione sciistica italiana

È la Val Gardena la migliore destinazione per gli appassionati di sci in Italia. A confermarlo sono i “World Ski Awards”, il riconoscimento internazionale più prestigioso del turismo invernale. Giunta alla nona edizione, la rassegna ha proclamato ancora una volta il comprensorio delle Dolomiti per eccellenza regina indiscussa delle mete sciistiche del Belapese.

Val Gardena, paradiso per gli amanti degli sci

D’inverno si trasforma in un bianco paesaggio incantato, mentre nei mesi caldi diventa una straordinaria esplosione di bellezze naturali. Valle da sogno per gli esploratori delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO, la Val Gardena è un vero e proprio paradiso ladino, dove si possono ammirare fenomeni naturali unici: dai contrasti in primavera alla flora alpina che sboccia sugli alpeggi a inizio estate, dall’Eldorado per gli escursionisti, i climber e i mountain biker, alle mistiche giornate autunnali, con gli impressionanti paesaggi montani infuocati delle “Burning Dolomites”. Fino ad arrivare alla stagione invernale, quando diventa la meta più ambita per gli amanti degli sci.

La Val Gardena offre infatti un’ampia area per gli sport invernali, con 500 km di piste uniche, moderni impianti di risalita, 30 km di sentieri per escursioni e 115 km di piste per lo sci di fondo. La si può scoprire a piedi, con gli sci, facendo scialpinismo, con le ciaspole o lo slittino. Oppure, ci si può rilassare, godendo di un paesaggio da sogno e ammirando le montagne direttamente dalla piscina. Un indiscusso punto di riferimento per gli sportivi invernali, grazie al collegamento con Dolomiti Superski, il più grande carosello sciistico al mondo, la Sellaronda e la vicina Alpe di Siusi.

Emozioni uniche sulle “Legendary 8”

Il comprensorio sciistico della Val Gardena è sinonimo di sci eccellente e propone un’offerta estremamente varia di piste, per tutti i livelli di difficoltà, ognuna con una sua storia. Le “Legendary 8” sono le piste più belle e ricche di significato della valle e si sviluppano per un totale di 36 chilometri, tra Ortisei, Santa Cristina e Selva di Val Gardena. Comprendono: la Saslong – la pista dove si svolge la discesa libera di Coppa del mondo, La Longia – la più lunga delle Dolomiti, la Ciampinoi 3, insieme alla Pilat, la Cir, la Bravo, la Falk e la Gardenissima.

Non solo sci: tutto il bello della Val Gardena

Il regno dei “monti pallidi” è una vera scoperta in ogni stagione, per la varietà e particolarità dei suoi paesaggi. Tra queste spettacolari cime sono racchiusi borghi custodi di numerose attrazioni artistiche e culturali, come l’affascinante Ortisei, con l’isola pedonale considerata la più bella delle Dolomiti, o Santa Cristina, splendido paese baciato dal sole ai piedi del Sassolungo. La Val Gardena è anche il regno delle escursioni, tra sentieri pittoreschi che conducono a punti panoramici meravigliosi, rifugi accoglienti ed esperienze naturalistiche uniche.

World Ski Awards: le migliori piste sciistiche

Iniziati nel 2013, i World Ski Awards mirano a migliorare gli standard dell’industria dello sci, premiando le organizzazioni che sono leader nei rispettivi campi. Centinaia di migliaia di professionisti e di semplici utenti, provenienti da tutto il mondo, votano per i prodotti, le destinazioni e i marchi preferiti, eleggendo la migliore stazione sciistica, il migliore hotel per lo sci, il migliore chalet e così via, per ciascuna delle 25 principali nazioni prese in considerazione.

A vincere il premio di migliore località sciistica nel mondo è stato il comprensorio di Verbier, in Svizzera. In Austria ha trionfato Kitzbuehel, in Francia la Val Thorens, in Slovenia Krvavec, in Germania Obersdorf, neg Stati Uniti Deer Valley e in Canada Lake Louise.

Val Gardena migliore destinazione sciistica italiana

Val Gardena, la migliore destinazione sciistica italiana

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Offline e felice: è questo il viaggio perfetto

Cosa cerchiamo nelle destinazioni che scegliamo per i nostri viaggi? Probabilmente la risposta è comune ed è da ritrovarsi nella voglia del contatto con la natura, per esempio, o in quella di vivere esperienze autentiche e primordiali. Il nostro modo di viaggiare, infatti, è cambiato molto rispetto a qualche anno fa e questo non stupisce.

In una quotidianità caratterizzata da tempi sempre più veloci e vorticosi, da stress e disordine, dalle esigenze personali e professionali di restare sempre connessi, il viaggio si configura come un’oasi nel deserto, un piccolo miraggio da vivere per ritrovare le energie e anche se stessi.

Ed è a partire da questa consapevolezza che le nuove tendenze hanno preso piede già da qualche tempo, le stesse che abbiamo accolto con grande entusiasmo. Ad aiutarci in questa impresa ci hanno pensato poi le aziende impegnate nel turismo e le strutture ricettive hanno messo a punto esperienze per rendere migliore le nostre vacanze che, per funzionare, devono essere offline e felici.

Vacanze no wi-fi

Le vacanze, cosiddette digital detox, non sono fatte solo di intenzioni, ma anche di fatti. Già da qualche tempo, nell’hotel di lusso Mandarin Oriental di New York, sono state proposte agli ospiti delle esperienze di totale disconnessione. Dalla possibilità di alloggiare in camere no wi-fi, passando per percorsi SPA appositamente pensati per eliminare tutto lo stress accumulato a causa della tecnologia.

Ma quello di New York non è certo l’unico caso. Le strutture ricettive della catena di lusso Wyndham Grand Hotels hanno proposto interessanti sconti a tutti coloro che hanno scelto di affrontare la permanenza senza smartphone, e non sono state le uniche.

Anche gli Hotel Concordia e al Lac Salin SPA & Mountain Resort hanno proposto una vacanza digital detox offrendo degli sconti a tutti gli ospiti capaci di rinunciare al proprio smartphone. Per non rischiare di cadere in tentazione all’arrivo tutti i viaggiatori sono invitati a riporre i loro telefoni all’interno di una cassaforte.

In vacanza senza smartphone

Vivere senza smartphone, anche per pochi giorni, è possibile. E lo dimostrano proprio i viaggi all’insegna dell’assenza del nostro inseparabile telefono. Questo è quello che succede nell‘Eremito di Parrano, per esempio. In questo eremo laico, nonché eco resort, sono proposti diversi pacchetti silenzio, ai quali si affiancano rituali di benessere e immersioni nella natura. Il wi-fi, ovviamente, è assente.

Anche un viaggio sull’Isola del Giglio può trasformarsi in una vacanza all’insegna della disconnessione. Ad aiutarci nell’impresa non è solo lo splendido panorama che si apre davanti ai nostri occhi, ma anche i corsi digital detox proposti dal Faro di Capel Rosso.

Una vacanza digital detox è possibile anche senza ulteriori aiuti, basta solo un po’ di volontà. Glamping e camping immmersi nella natura ci aiutano a vivere esperienze autentiche e primordiali, come quelle di un tempo. Basta solo mettere da parte l’ossessione dei selfie e dei social network.

Si prestano alla stessa missione anche le vacanze rurali, quelle dove tutte le energie sono ritrovate attraverso esperienze sensoriali semplici e genuine. Infine, ma non meno importanti, sono le destinazioni celebri dell’astroturismo. Qui, dove il firmamento brilla più che mai grazie all’assenza dell’inquinamento doveroso, lasciare lo smartphone spento sembra quasi un obbligo. Siete d’accordo?

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Curiosità Viaggi

La cittadina australiana rinata grazie al grande Thor

C’era una volta una piccola città di appena 10000 abitanti situata nella regione centro-occidentale del New South Wales, in Australia. A quei tempi, neanche molto lontani, in pochi parlavano di lei e a causa della pandemia nessuno più ci si recava. L’arrivo del grande Thor, però, ha cambiato tutto.

E qui che il Dio del regno di Asgard, costretto a vivere tra gli umani, va in palestra, beve una birra e suona anche la campana della cittadina. Pare sia stato avvistato anche a fare un bagno nel fiume. Thor, ovviamente, ha l’aspetto che tutti conosciamo, quello dell’attore Chris Hemsworth che ha impersonificato la divinità sul grande schermo. Ma cosa c’entra l’attore con Cowra? Ve lo spieghiamo subito.

C’era una volta Cowra

Tutto è nato da un’idea di Glenn Daley e della Cowra tourism corporation per risollevare l’economia della città. Dopo una forte siccità, e l’avvento della pandemia con le relative restrizioni di viaggio, questa realtà molto piccola è stata una delle più colpite dalla situazione mondiale. Proprio per portare in alto il nome della città e per attirare più turisti qui l’idea è ricaduta su Chris Hemsworth.

L’interprete di Thor, infatti, nonostante viva a Los Angeles da molti anni, è originario di Melbourne ed è alla sua terra natale che è molto affezionato. Seguendolo sui social è abbastanza chiaro come l’attore sia diventato l’ambasciatore del mondo dell’Australia. Eppure a Cowra, lui, non ci era mai stato.

Invitare Chris Hemsworth in città è diventato un obiettivo condiviso. Così ecco che attraverso un video lanciato sui social, corredato dall’hashtag #GetChrisToCowra, l’invito è stato ufficialmente fatto. Hemsworth potrebbe raggiungere Cowra per ammirare il giardino giapponese o fare un tour enogastronomico. O, ancora, visitare i parchi a tema con la sua famiglia. Ma questo non è abbastanza, così ecco che decine di cartonati del grande Thor sono stati collocati in ogni angolo della città.

Chris Hemsworth (e non solo) a Cowra

Centinaia di selfie scattati in ogni angolo della città, proprio vicino ai cartonati dell’attore, hanno fatto in pochissimo tempo il giro del web. La partecipazione degli abitanti è stata altissima, e l’interesse degli altri si è diffuso rapidamente. Ovviamente non poteva non intervenire anche Chris Hemsworth che ha promesso che quest’anno farà visita alla cittadina.

Quale occasione migliore, se non questa, per raggiungere la città? Un viaggio in Australia diventa così l’occasione perfetta per conoscere il grande Thor, ma anche per scoprire le bellezze di Cowra s’intende.

La città, infatti, promette un’esperienza sensoriale che passa per gli ottimi vini prodotti, le degustazioni nei vigneti e le bontà gastronomiche locali, ma non solo. Questo è anche il luogo perfetto dove rilassarsi e sperimentare la vita di campagna, fare lunghe passeggiate all’aria aperta sulle sponde dei fiumi del territorio.

Meraviglioso è poi il celebre giardino giapponese, un luogo naturale e culturale nato con l’obiettivo di celebrare la pace tra i Paesi ed esaltare le bellezze delle tradizioni orientali. Qui ci sono siepi, cascate, ruscelli e laghi, nonché tantissime specie di uccelli che hanno fatto del giardino la loro casa.

Un luogo a misura d’uomo che preserva tutta l’autenticità del passato pur guardando al futuro con una serie di servizi che soddisfano le esigenze dei turisti. E per gli amanti dell’avventura, tantissime mongolfiere in partenza per ammirare il panorama circostante.

Cowra

Cowra

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Europa Notizie Svizzera Viaggi

Nuove regole per la Svizzera, ora è più facile andarci

Il mondo sembra, finalmente, ammorbidire e semplificare le regole di viaggio. Molti sono i Paesi europei, Italia compresa, che stanno allentando le misure di sicurezza per il contenimento della diffusione del Covid-19. Tra questi c’è anche la vicina e fiabesca Svizzera, che ha cambiato le sue regole d’ingresso sia per i viaggiatori vaccinati, sia per coloro che non lo sono.

Le nuove regole per viaggiare in Svizzera

A partire dal 22 gennaio, le persone che vogliono dirigersi in Svizzera, se completamente vaccinate o guarite dal virus, non devono più presentare il risultato negativo di un tampone. In sostanza, basta esibire il Green Pass che mostra di essere stati vaccinati – con ciclo completo – contro il Covid-19, o di essersi totalmente ripresi dall’infezione.

I non vaccinati e i non guariti, a partire dai 16 anni, devono obbligatoriamente esporre il referto di un test PCR negativo, quindi un tampone molecolare, effettuato non più di 72 ore prima dell’ingresso o, in alternativa, un test antigenico rapido negativo eseguito nelle 24 ore antecedenti il viaggio.

Necessaria per tutti coloro che fanno ingresso in Svizzera in aereo o con gli autobus a lunga percorrenza, la compilazione del modulo d’entrata online, il Passenger Locator Form. Al completamento di tale documento farà seguito un’e-mail contenente un codice QR di conferma che servirà per i controlli al varco d’ingresso nel Paese. Nel caso di mancata compilazione del modulo suddetto, l’Autorità di controllo potrebbe fare una multa di 100 franchi, pari a circa 96 euro. Stessa situazione per chi riempie il modulo fornendo indicazioni non veritiere.

Si consiglia vivamente, prima di mettersi in viaggio, di consultare il sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica, e di verificare i provvedimenti in vigore attraverso il Travelcheck interattivo, che fornisce indicazioni specifiche e sempre aggiornate per ogni tipologia di viaggiatore.

Entrata in Svizzera con i minori

L’obbligo di compilare il modulo di ingresso vale anche per i bambini e gli adolescenti di tutte le età che vogliono viaggiare verso la Svizzera, in aereo o in autobus a lunga percorrenza. I minori possono, però, essere inseriti nel documento di un adulto che viaggia con loro.

Le persone al di sotto dei 16 anni sono esentate dall’obbligo del test, a meno che non provengano da un Paese con una variante preoccupante del virus. In tal caso, devono fare un tampone prima dell’imbarco su un velivolo o un autobus, e uno dopo l’entrata in Svizzera.

Regole per il contenimento del Covid sul territorio Svizzero

A seguito della diffusione della variante Omicron, la Svizzera ha parzialmente inasprito le regole di igiene e comportamento da osservare nel Paese.

Mascherine obbligatorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, fondamentale anche all’aperto se non si può tenere costantemente una distanza di sicurezza di 1,5 metri da altre persone.

Per quanto riguarda ristoranti e bar, l’accesso – a partire dai 16 anni – è limitato a coloro che possono dimostrare di essere vaccinati o guariti dal Covid. Possibile togliere la mascherina solo al tavolo e consumare esclusivamente stando seduti (vincolo che decade se le persone vaccinate o guarite dispongono anche di un test negativo). Nelle aree esterne i gestori possono scegliere se limitare l’accesso o meno.

Anche in discoteche e sale da ballo possono accedere solo le persone vaccinate o guarite dal Covid, ma che abbiano anche il risultato negativo di un tampone. Strutture e attività culturali, sportive e per il tempo libero sono aperte e usufruibili solo da coloro che sono vaccinati o guariti.

Chi viola le regole di igiene e comportamento vigenti, rischia una multa che va dai 50 ai 200 franchi, a seconda della gravità dell’infrazione.

Tuttavia, è bene sapere che l’obbligo di presentare il Green Pass potrebbe presto essere soppresso in Svizzera, secondo quanto appreso da autorevoli fonti di governo.

Cosa fare al rientro in Italia dalla Svizzera

Fino al 31 gennaio, coloro che rientrano in Italia dalla Svizzera, oltre a presentare il Green Pass da guarigione o vaccinazione, devono mostrare il risultato negativo di un tampone molecolare effettuato entro 48 ore dal viaggio, o di un test antigenico rapido condotto nelle 24 ore antecedenti il rientro.

I non vaccinati, invece, in aggiunta al risultato del tampone, devono sottoporsi a un isolamento fiduciario di 5 giorni al termine del quale condurre un ulteriore test con esito negativo. Obbligatorio in tutti i casi compilare il modulo di localizzazione, PLF.

Cosa cambia con la nuova Ordinanza

A partire dal giorno 1 febbraio, e fino al 15 marzo, entra in vigore una nuova Ordinanza che alleggerisce le regole di ingresso in Italia, grazie all’abolizione del tampone per i vaccinati e guariti. Scopriamo nel dettaglio cosa fare per il rientro in Italia dalla Svizzera:

  • presentare il Passenger Locator Form debitamente compilato, in versione digitale o cartacea;
  • presentare il Certificato Digitale UE/Green Pass di completamento del ciclo vaccinale con vaccino autorizzato dall’EMA (o certificato equivalente). In alternativa, è possibile mostrare il Certificato Digitale UE /Green Pass rilasciato a seguito della completa guarigione dal virus e cessazione dell’obbligo di isolamento (o certificato equivalente), oppure il Certificato Digitale UE/Green Pass (o certificato equivalente) rilasciato a seguito di test molecolare o antigenico condotto con tampone e risultato negativo (il test molecolare da effettuare nelle 72 ore precedenti l’ingresso in Italia, il test antigenico da effettuare nelle 48 ore precedenti il viaggio).

In sostanza, i vaccinati e guariti possono entrare con il proprio Green Pass, mentre i non vaccinati debbono sottoporsi a tampone per fare ingresso in Italia. In caso di mancata presentazione dei documenti richiesti, l’entrata nel nostro Paese è consentita solo a condizione di sottoporsi a 5 giorni di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria, seguiti da test molecolare o antigenico.

Si rammenta, inoltre, che il PLF è sempre necessario e che in caso di mancata compilazione può essere negato l’imbarco.

Ai soli fini dell’ingresso in Italia, rimane ferma la validità dei certificati digitali UE di vaccinazione prevista dai relativi Regolamenti UE di 9 mesi, mentre sul territorio nazionale, dal giorno 1 febbraio, la validità del Green Pass o certificato equivalente rilasciato a seguito di vaccinazione completa è ridotta a 6 mesi.

Per quanto riguarda i minori, da 0 a 5 anni (quindi fino a 6 anni non compiuti), sono sempre esentati dall’effettuazione del test molecolare o antigenico.

Infine, vi ricordiamo che le regole di viaggio sono in continuo mutamento. Per questo motivo, prima di intraprendere qualsiasi esperienza all’estero, vi invitiamo a visionare i siti istituzionali del Paese di destinazione, e la pagina web del Ministero degli Affari Esteri ViaggiareSicuri.

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Il Lago di Lungern, meraviglia della Svizzera

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Notizie Viaggi

Acireale, scoperta una cripta con affresco raffigurante Gesù in croce

Una nuova e importantissima scoperta è avvenuta in Italia e più precisamente ad Acireale, deliziosa località in provincia di Catania: nella sua maestosa Cattedrale è venuta alla luce una cripta al cui interno è contenuto un affresco con Gesù in croce.

Chi ha fatto la scoperta ad Acireale

È stato l’architetto Paolo Bella a condurre gli studi storico-architettonici nelle splendida Cattedrale di Acireale. Lavori che nello specifico hanno interessato l’aspetto più nascosto dell’intero edificio monumentale. Gli studi di ricerca, effettuati grazie all’ausilio di apparecchiature termografiche ed endoscopiche, hanno permesso di individuare la presenza di un vano sepolcrale posto al di sotto della pavimentazione. Si pensa, infatti, che l’attuale Cattedrale ricopra un’area che un tempo era adibita a zona cimiteriale

In seguito alle autorizzazioni pervenute dagli Uffici di Curia e dalla Soprintendenza di Catania, lunedì 24 gennaio alla presenza di Bella, del parroco don Mario Fresta, dell’architetto Antonio Caruso e dei restauratori Gianluca Musumeci e Carmelo Calvagna, si è provveduto alla rimozione di una porzione della pavimentazione posta all’interno della struttura religiosa.

Cosa è stato scoperto nella Cattedrale di Acireale

Grazie all’apertura creata, è stato possibile accedere alla cripta – mantenuta in buono stato – e scoprire il pregevole affresco raffigurante Gesù crocifisso con ai piedi anime del Purgatorio avvolte dalle fiamme. Il vano, come detto, si presenta in buono stato conservativo, sia per quanto riguarda gli intonaci, sia per la struttura muraria, come anche i colatoi.

Una scoperta non indifferente e che dimostra quanto il sottosuolo siciliano, ma di tutto il nostro Paese, sia ricco di opere e manufatti ancora celati. Tuttavia, non si hanno notizie precise relativamente alla datazione di tale dipinto. Sono ancora in corso, infatti, i lavori di studio e messa in sicurezza del sito per accertare a quale periodo storico risalga il ritrovamento.

Cattedrale di Acireale, uno spettacolo

Diventa ancora più bella, quindi, la Cattedrale dedicata a Maria Santissima Annunziata, ma comunemente legata al culto di Santa Venera, protettrice della città, le cui reliquie sono custodite all’interno.

Una chiesa che risale al XV secolo e che nel corso degli anni ha subito numerosi rimaneggiamenti e fino al 1872, periodo nel quale fu insignita del titolo di “Cattedrale”, poiché Acireale divenne diocesi autonoma.

Bellissime anche le opere custodite al suo interno come la Cappella di Santa Venera, dove sono gelosamente mantenute le reliquie della Santa, la statua che la raffigura scolpita da Mario D’Angelo nel 1651 e il fercolo argenteo risalente al 1658-1670.

Non mancano gli affreschi, tutti dipinti da Antonio Filocamo, mentre gli altri nel transetto e nella cupola sono a opera di Pietro Paolo Vasta, tra il 1738-1739. La volta invece è stata decorata da Giuseppe Sciuti alla fine del XIX secolo. Molto suggestiva è la meridiana ornata con i segni dello zodiaco custodita nel transetto e realizzata da C.F. Peters nel 1844 e decorata da G. F. Boccaccini poco dopo.

E fra qualche tempo, grazie a questa importante scoperta, avremo anche la possibilità di ammirare una cripta (in buone condizioni) con al suo interno un affresco di Gesù in croce che si pensa risalgano al 1500-1600, anche se solo ulteriori studi potranno dare maggiori informazioni in merito.

Cattedrale di Acireale scoperta

La facciata della Cattedrale di Acireale