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Un viaggio nei sapori della tradizione napoletana

Napoli, è una città intrisa di storia, cultura e tradizione, ed è nota per i suoi luoghi incantevoli e per le sue esperienze culinarie indimenticabili.  Tra questi, il Borgo Marinari spicca nel Golfo di Napoli, di fronte al maestoso Castel dell’Ovo. Le sue strade, le barche pittoresche ormeggiate lungo la costa e i ristoranti che offrono autentiche delizie napoletane, creano un’atmosfera unica che affascina e delizia i visitatori di tutto il mondo. In questo contesto magico sorge il rinomato ristorante Donna Luisella, dove la passione per la buona cucina e l’amore per l’ospitalità si fondono per creare un’esperienza culinaria indimenticabile.

Napoli - ristorante - donna luisella
Il ristorante Donna Luisella

I piatti del ristorante Donna Luisella sono una celebrazione della ricchezza e della varietà della cucina napoletana: dei  classici spaghetti alle vongole al pescato del giorno preparato con maestria e freschezza, ogni boccone è un tributo alla qualità e all’autenticità degli ingredienti.

Al Ristorante Donna Luisella non mancano proposte innovative, come le tartare di salmone e spigola, che esaltano la freschezza e la qualità dei prodotti locali. E per gli amanti della terra, la mozzarella di bufala, la parmigiana di melanzane e i carciofi fritti sono solo alcune delle prelibatezze disponibili.

Donna Luisella - Spaghetti alle vongole
Un piatto della cucina di Donna Luisella

L’esperienza culinaria al Ristorante Donna Luisella di Napoli non sarebbe completa senza un bicchiere di vino selezionato con cura dalla nostra carta dei vini: dai vini bianchi e rossi della Campania, come il Greco di Tufo e il Taurasi, alle etichette di pregio delle altre regioni italiane, ogni sorso è un viaggio sensoriale che esalta i sapori della cucina napoletana.

Da quando ha aperto le porte, il ristorante è diventato un punto di riferimento per celebs e buongustai di Napoli. Tuttavia, nonostante il prestigio e il successo, propone un servizio cordiale e attento, in grado di far sentire ogni ospite come una celebrità. Dopo una deliziosa cena al Ristorante Donna Luisella, perché non prolungare l’esperienza soggiornando nell’accogliente Bed and Breakfast? Situato nel cuore del suggestivo Borgo dei Marinari, il B&B Donna Luisella offre camere arredate con gusto e dotate di tutti i comfort moderni.  Ogni camera è un’oasi di tranquillità e relax, dove gli ospiti possono rilassarsi dopo una giornata trascorsa a esplorare le meraviglie di Napoli.

Napoli - ristorante - donna luisella
Un piatto della cucina di Donna Luisella

Il Borgo Marinari di Napoli è molto più di una semplice meta turistica: è un luogo di autenticità, qualità e charme che incanta e sorprende i visitatori di ogni età. E nel cuore di questo incanto mediterraneo, il ristorante Donna Luisella offre un’esperienza culinaria e ospitale che rimane impressa nella memoria di chiunque lo visiti.

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È stato finalmente scoperto il luogo dove è stato sepolto Platone

Ercolano, famosa nel mondo per gli scavi archeologici e distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79, riserva ancora tantissimi segreti. Durante il XVIII secolo, proprio qui furono rinvenuti degli importantissimi Papiri, per la precisione circa 1800. Alcuni di questi erano purtroppo carbonizzati, mentre altri sono conservati con estrema cura presso la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III al Palazzo Reale di Napoli, dove vengono anche studiati.

Sono dei documenti estremamente importanti perché contengono un gran numero di testi filosofici greci e anche una serie di informazioni su un passato che cerchiamo ancora di comprendere: ci sono sono ampie parti dei libri XIV, XV, XXV e XXVIII dell’immane opera di Epicuro, parte dell’opera di Filodemo sui vizi e sulle virtù e molto altro ancora, anche se purtroppo tanti dei Papiri di Ercolano sono ormai impossibili da recuperare.

Tuttavia, nella loro fragilità stanno rivelando capitoli di storia (e letteratura) sconosciuti. I ricercatori, infatti, proprio da questi documenti sono riusciti anche scoprire il luogo preciso in cui è stato sepolto Platone.

La scoperta grazie ai Papiri di Ercolano

Tramite l’uso di tecnologie altamente sofisticate e sistemi unici e all’avanguardia, l’Università di Pisa, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche e i suoi Istituti di Scienze del Patrimonio Culturale e di Linguistica e la Biblioteca nazionale di Napoli, sono stati in grado di indagare, decifrare e scoprire il luogo esatto della sepoltura di Platone (e molto altro ancora).

Tale ricerca, infatti, è iniziata tre anni fa e fino ad ora ha già riportato alla luce oltre 1000 parole nuove o diversamente lette rispetto agli ultimi studi, ovvero circa il 30% di testo in più. Sono letterature che ci raccontano fatti nuovi e concreti sull’Accademia di Platone, sulla letteratura ellenistica, Filodemo di Garada e la storia antica in generale.

Senza ombra di dubbio, la rivelazione più rilevante è quella che riguarda il filosofo greco, che a quanto pare fu sepolto nel giardino di Platone, un’area privata destinata alla scuola platonica, dell’Accademia di Atene. In sostanza, se fino a questo momento era noto che le spoglie di Platone riposavano da quale parte nell’Accademia, ora sappiamo il luogo preciso, ma anche che fu venduto come schiavo sull’isola di Egina nel 404 a.C., e non nel 387 a.C. durante il suo soggiorno in Sicilia alla corte di Dionisio I di Siracusa, come si pensava fino a prima di questa scoperta.

Le altre interessanti rivelazioni

Tra le altre rivelazioni assolutamente interessanti non possiamo non segnalare una quindicina di righe che ci donano nuove informazioni sul celebre Carneade (citato anche da Manzoni nei “Promessi Sposi”). In sostanza, ora si conoscono le ragioni per cui non lasciò una produzione scritta e anche le discussioni filosofiche con lo stoico Diogene di Babilonia.

Il progetto di “lettura” di questi Papiri tramite strumenti all’avanguardia continuerà almeno fino al 2026, con lo scopo anche di  valorizzare tali manoscritti, che purtroppo per via della loro unicità e della fragilità non possono essere presentati al grande pubblico.

Per fortuna, è stata allestita l’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale di Napoli, che si pone proprio l’obiettivo di leggere questi importanti documenti e di riprodurli, in modo da archiviare le immagini ottenute e creare uno spazio online ad accesso aperto. Molto presto, quindi, potrebbero diventare visibili anche per noi.

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La pizza più buona del mondo si mangia in Italia, ma non a Napoli

L’Italia, una terra dalla bellezza ineguagliabile, è rinomata per la sua ricchezza di monumenti storici, la cultura affascinante e un caloroso spirito di accoglienza. Ma tra le sue innumerevoli attrazioni, c’è un elemento che si distingue particolarmente, un tesoro che il mondo intero riconosce e celebra: il cibo italiano. E quale piatto potrebbe incarnare meglio questa eccellenza se non la pizza?

Diffusa e reinventata in ogni angolo del mondo, resta un simbolo indiscusso, un tesoro culinario che racchiude l’anima del nostro Paese. Un’esperienza gustativa irripetibile, che nonostante le innumerevoli imitazioni, mantiene un sapore autentico e inconfondibile quando viene gustata nel suo luogo d’origine.

La bella e soleggiata Napoli, con la sua tradizione secolare, è indiscutibilmente riconosciuta come la patria della pizza. Eppure, la classifica del 2023 delle migliori pizzerie italiane, ci ha riservato alcune sorprese. Non sono solo i forni napoletani a sfornare capolavori di gusto, ma in tutta la penisola emergono luoghi dove l’arte della pizza si esprime al massimo livello.

Prepariamoci quindi a scoprire insieme quali sono questi templi della pizza italiana, dove la passione per l’impasto lievitato si fonde con la ricerca degli ingredienti più genuini, dando vita a creazioni culinarie che incantano il palato e riscaldano il cuore.

Rivelate le migliori pizzerie d’Italia: ecco i vincitori del 50 Top Pizza 2023

L’aroma invitante di un impasto perfettamente lievitato, la freschezza e l’autenticità degli ingredienti scelti con cura, l’arte della pizza che danza nel forno: questi sono i veri protagonisti dell’edizione 2023 della guida 50 Top Pizza Italia.

Quest’anno, la guida ha raggiunto un traguardo incredibile, con oltre 500 pizzerie che si sfidano per ottenere il titolo di migliore in Italia.
Le prime 100 hanno guadagnato un posto di prestigio nella classifica, mentre le altre sono state insignite del riconoscimento di “Pizzerie Eccellenti“.

La competizione è stata davvero intensa ma, alla fine, sono emersi due autentici campioni della pizza, divisi solo dalla distanza geografica. I Masanielli di Francesco Martucci a Caserta e la 10 Diego Vitagliano Pizzeria a Napoli hanno raggiunto i vertici del podio, suggellando la Campania come la patria indiscussa della pizza in Italia. Con ben ventotto pizzerie che si sono distinte in classifica, questa regione ha dimostrato ancora una volta di essere il fulcro pulsante dell’arte pizzaiola italiana.

Al secondo posto, invece, troviamo un tocco di Veneto con I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio che, grazie alla loro maestria e creatività, hanno conquistato i palati dei giudici. E non da meno, al terzo posto, troviamo un po’ di spirito romano con Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu, che ha portato la capitale italiana sul podio con le sue delizie. Queste pizzerie non solo si sono distinte per la qualità straordinaria dei loro prodotti, ma si sono guadagnate un posto d’onore nella rinomata classifica delle 100 Migliori Pizzerie del Mondo.

La pizza: un gustoso motivo per visitare l’Italia

Nel corso del tempo, l’arte di fare la pizza è diventata una vera e propria tradizione da celebrare e proteggere, tanto da essere inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

Ogni regione italiana ha la sua interpretazione unica di questo piatto iconico, offrendo un’ampia varietà di sapori e tecniche che ti faranno venire l’acquolina in bocca.

Oltre alle tradizionali ricette regionali, in Italia si sta diffondendo anche la pizza gourmet, un’interpretazione moderna che sperimenta questa delizia con ingredienti di alta qualità e abbinamenti inusuali. Un laboratorio di creatività culinaria, dove i pizzaioli giocano con sapori, texture e presentazioni per creare opere d’arte commestibili. Da topping lussuosi come tartufo e caviale, a combinazioni audaci come gorgonzola e pere, la pizza gourmet sta ridefinendo le regole di questo piatto, offrendo ai foodies nuove e entusiasmanti esperienze gastronomiche.

Pizza

Fonte: iStock

La Pizza: patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO
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Alla scoperta degli emozionanti eventi firmati Limitless Solutions

Limitless Solutions è l’agenzia di eventi italiana, con sede a Napoli, esperta nell’organizzazione di eventi culturali in grado di contribuire attivamente alla riqualificazione territoriale di ogni luogo, attraverso proiezioni e installazioni permanenti. Ricordate l’evento organizzato alla Stazione Centrale di Napoli, dove è stata protagonista una coloratissima invasione di lumache giganti del progetto “Cracking Art”? Oppure l’istallazione “Look-Down” di Jagoin Piazza Plebiscito? Due eventi che hanno avuto risonanza internazionale, messi in campo proprio da Limitless Solutions che, grazie al suo team esperto è riuscita a trasformare la stazione in un’opera d’arte vivente, aggiungendo carattere alla moderna struttura e ha invitato il pubblico a riflettere sulle sfide sociali.

Limitless Solutions plasma experience coinvolgenti, grazie l’integrazione di motion graphic e soluzioni avanzate, trasformando ogni evento in momento indimenticabile. L’azienda utilizza strumenti di design che amplificano la capacità dell’azienda di creare connessioni emotive e offrire esperienze coinvolgenti. Limitless Solutions adotta inoltre una prospettiva operativa ecologica attraverso l’uso innovativo di materiali plastici rigenerati, come evidenziato nell’iniziativa “Cracking Art”. Questa scelta dimostra una sensibilità unica verso l’ambiente, sottolineando l’impegno dell’azienda per la sostenibilità.

I pillar di Limitless Solution sono:

  • Soluzioni e idee innovative: ricercare nuovi materiali e tecnologie. L’innovazione si concretizza anche nella crescente diffusione di innovazioni sul piano organizzativo sia grazie all’introduzione di tecnologie dei sistemi elettronici.
  • Arte e tecnologia: contaminare arte e tecnologia. La realtà virtuale grazie alla quale è possibile interagire con un ambiente artificiale modificabile attraverso stimolazioni.
  • Soluzioni di design: dedicare una finestra del nostro tempo al design e l’architettura. Gestire l’innovazione di prodotti nell’ambito degli spazi urbani, dell’allestimento per la valorizzazione dei Beni culturali, delle nuove tecnologie digitali.

Il team esperto di Limitless Solutions propone soluzioni utili ad arricchire gli spazi urbani, mettendo in campo i migliori strumenti tecnologici non solo come elementi scenografici, ma come potenti mezzi di comunicazione visiva che diventano il mezzo per la riqualificazione di un territorio. Sfruttando per esempio tecnologie come il digital signage si possono trasmettere messaggi coinvolgenti e informativi in luoghi strategici. Questa tecnologia offre un modo dinamico per promuovere prodotti, fornire informazioni utili e creare esperienze coinvolgenti all’interno dei punti vendita.

Qual è il segreto per realizzare un evento di successo secondo Limitless Solutions? “Sicuramente partendo da una corretta progettazione dell’allestimento dello spazio è l’elemento fondamentale per decretarne il successo. Il progetto deve essere realizzato pensando alla location. Poi viene l’aspetto organizzativo che ci consente di pianificare ogni singolo processo per ottenere il massimo da ogni attività. I processi da pianificare partano tutti dalla tipologia di evento, o attività, che delinea il percorso da seguire. Gli spazi dell’evento devono essere progettati affinché il risultato sia una scenografia con caratteristiche che, nell’aspetto e nella qualità, si conformino allo stile che è stato ideato”.

Per i tuoi grandi eventi puoi contattare Limitless Solutions tramite il suo sito web.

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Robert De Niro innamorato di Napoli e dei suoi quartieri

Quest’anno vanno tutti pazzi per Napoli. Boom di turisti italiani dopo il grande successo della fiction Tv “Mare fuori“, ma anche di turisti stranieri dopo che la squadra di calcio cittadina ha vinto lo scudetto.

Per celebrare la vittoria, la città si è illuminata di azzurro, il colore della maglia ufficiale dei calciatori del Napoli: dalla Fontana del Nettuno al Maschio Angioino alla facciata di Castel dell’Ovo, tutti i luoghi simbolo di Napoli rendono omaggio a una vittoria attesa da 33 anni. Ma non solo: bandierine, murales e festoni sono apparsi un po’ in tutta la città che oggi appare ancora più gioiosa e più bella.

De Niro turista a Napoli

E insieme a tanti turisti curiosi sono arrivate anche le celebrity, attirate dal richiamo di questa splendida città in festa. L’ultimo a essere stato attratto da Napoli è Robert De Niro.

In vacanza in Italia da qualche giorno sta girando il Belpaese a bordo di un mega yacht. Si era già fatto immortalare a Panarea, alle Eolie, dove ha trascorso una vacanza insieme ad alcuni amici mentre era al ristorante davanti a un piatto di gnocchi, melanzane e tartare di verdure, poi aveva fatto tappa a Capri, nella Penisola Sorrentina e sulla Costiera Amalfitana.

Una Napoli insolita

A Napoli, l’attore ha visitato diversi luoghi della città, anche non convenzionali. Ha girato per il folkloristico rione Sanità, reso celebre dalla fiction “Mina Settembre“, con Serena Rossi. Ha visitato lo Jago Museum, il nuovo museo dello scultore-fenomeno italiano degli ultimi anni, nella chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cosiddetto Borgo dei Vergini.

La pizza napoletana

Il divo hollywoodiano, nel suo giro partenopeo, tra selfie e autografi distribuiti qua e là, non ha potuto esimersi dal provare una vera pizza napoletana e ha scelto una famosa pizzeria del rione Sanità così come ha voluto assaggiare il famoso fiocco di neve, uno dei dolci più celebri di Napoli.

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Napoli dall’alto: indirizzi da raggiungere per ammirare il panorama più bello del mondo

Napoli è una città magica, viva e bellissima. Le sue strade, il cibo, la storia, l’arte, i quartieri, i palazzi: l’elenco delle tante meraviglie che incantano – quando si visita il capoluogo campano – è lunghissimo, ma c’è un modo per poter ammirare la città in tutta la sua maestosa bellezza. Dall’alto, per godere del panorama più bello del mondo, per avere un colpo d’occhio unico e straordinario di una città che ha lasciato senza fiato letterati, poeti e turisti da tutto il mondo.

I luoghi da cui poter osservare Napoli dall’alto non sono pochi, ci sono infatti diversi indirizzi che permettono di assaporare il panorama unico al mondo di una città che – una volta lasciata – rimane incastonata nella mente tra i ricordi più belli. Del resto lo aveva detto anche Luciano De Crescenzo: “Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”.

La vista dalla chiesa di Sant’Antonio

Una cartolina di una bellezza impareggiabile, Napoli è bella in ogni luogo: da quella sotterranea, fino ai punti panoramici. E osservata dalla chiesa di Sant’Antonio a Posillipo diventa uno scorcio indimenticabile, perché lo sguardo abbraccia il Golfo, il lungomare per arrivare fino al Castel dell’Ovo, l’imponente fortificazione che si trova sull’antico Isolotto di Megaride. Particolarità della zona sono anche le Rampe di Sant’Antonio, note anche come le Tredici discese, che collegano Mergellina a Posillipo. Questa suggestiva visuale è raggiungibile in auto, tramite la funicolare che parte dalla stazione di Mergellina, oppure percorrendo a piedi le celebri Rampe.

Il belvedere San Martino

Una vista altrettanto suggestiva di Napoli dall’alto è quella che si può apprezzare dal belvedere di San Martino, sulla collina del Vomero. Inoltre, la terrazza si trova nei pressi di Castel Sant’Elmo e della Certosa San Martino, entrambi da visitare. Il primo è un castello medievale al cui interno si organizzano mostre, oltre a quella permanente del Museo Napoli Novecento. Anche la seconda ha una storia antica: fondata nel 1325, è stata poi rimaneggiata nel tempo, inoltre è sede del Museo Nazionale San Martino. Da questa suggestiva zona si può ammirare la vista della città, distinguere Spaccanapoli e osservare il meraviglioso centro storico.

Eremo dei Camaldoli, il punto più panoramico

Si trova a oltre 480 metri sul livello del mare l’Eremo dei Camaldoli e la vista che si può godere da qui è spettacolare, perché è senza dubbio uno dei punti più alti da cui ammirare Napoli abbracciandola dal Vesuvio a Posillipo, arrivando anche a scorgere le isole che si trovano nel suo golfo. L’eremo si trova sulla collina dei Camaldoli, e la sua realizzazione risale al 1585: vale la pena una visita e non solo per la spettacolare vista che si può godere da qui.

Parco Virgiliano, una vista che toglie il fiato

A Posillipo si trova il Parco Virgiliano, noto anche con il nome di Parco della rimembranza, dalle sue terrazze si può godere di una vista che toglie il fiato. Si estende per oltre 90mila metri quadrati e si trova a 150 metri di altezza, questo permette ai visitatori di osservare un panorama impareggiabile che racchiude il Golfo, le sue isole, compresa Nisida, e Bagnoli con il suo impianto siderurgico dismesso. Il Parco è raggiungibile sia con i mezzi pubblici sia in automobile.

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Napoli sotterranea: le meraviglie nascoste della città partenopea

Dagli splendidi monumenti del centro storico ai locali migliori dove assaporare una buona pizza: Napoli è una città piena di sorprese, un patrimonio immenso di arte, cultura e tradizioni tutto da scoprire. Adagiato all’ombra del Vesuvio e con una vista mozzafiato sulle acque del mar Tirreno, il capoluogo campano è una delle principali mete turistiche del sud Italia, un luogo ancora in grado di regalare emozioni a chiunque passeggi per i suoi vicoli e ammiri i suoi antichi edifici storici. Ma c’è molto di più: una bellezza invisibile che si svela solo agli occhi dei più coraggiosi.

Napoli sotterranea è diventata a tutti gli effetti una delle principali attrazioni della città partenopea, ma di che cosa si tratta? Il sottosuolo di Napoli è vastissimo ed è composto da numerosi cunicoli, gallerie e acquedotti che testimoniano le grandi capacità dell’ingegno umano. Oggi tutto questo patrimonio del sottosuolo è visitabile ed è diventato un’enorme zona archeologica, il cui ingresso è situato in pieno centro storico. Migliaia di turisti si accalcano per entrare in questo mondo parallelo, ma come visitare Napoli sotterranea? E, soprattutto, quali sono le sue tantissime meraviglie che ci lasceranno a bocca aperta?

Napoli sotterranea: perché visitarla

Da oltre 30 anni, si può fare un viaggio nella storia lungo più di due millenni, passando dall’epoca greca a quella romana, sino ad arrivare quasi ai giorni nostri. Fare questo viaggio nel tempo è in realtà molto semplice: ci basterà scendere fino a 40 metri di profondità, in quella che è chiamata la Napoli sotterranea. Potremo ammirare i resti dell’acquedotto greco-romano, ma non solo, anche i rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale, il Teatro greco-romano e tanti altri monumenti che hanno reso Napoli una delle città più belle del mondo. Ma perché la città partenopea ha una rete così vasta di cunicoli sotterranei?

I cunicoli dell'antico acquedotto greco-romano

Fonte: iStock

I cunicoli dell’antico acquedotto greco-romano

Si tratta di un mondo sepolto che raccoglie preziosissime testimonianze di tutte le principali fasi vissute dagli insediamenti che sorgevano proprio in questo territorio. La sua storia inizia 5.000 anni fa, epoca a cui risalgono i primi manufatti rinvenuti nei sotterranei. Prosegue poi nell’età greca, quando cominciarono gli scavi per ottenere dei blocchi di tufo per le costruzioni, unitamente alla realizzazione di ipogei funerari. Il reticolo di vie sotterranee però diventa più corposo durante l’epoca romana, con una complessa rete di acquedotti che attraversava tutta la città. Questi stessi viadotti poi sono stati utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale, come rifugi antiaerei.

Quello che oggi si può ammirare è l’incredibile complessità di queste opere di idraulica, ma anche tante testimonianze a livello di graffiti preistorici e, più vicini a noi a livello temporale, di oggetti appartenuti a tutte le persone che hanno vissuto momenti di paura durante il conflitto, e che in questi cunicoli hanno cercato riparo. Visitare Napoli sotterranea significa conoscere l’altro volto di Napoli, fatto non solo di cielo azzurro, sole e aria mediterranea, ma anche di grandi costruzioni idrauliche e di un passato che si trova dritto nel cuore della città.

Cosa vedere nella Napoli sotterranea

Il percorso che ci porta alla scoperta del volto segreto della città partenopea è ricco di sorprese. Una delle tappe più affascinanti che incontriamo sul nostro cammino è l’acquedotto greco-romano, di cui si conservano preziosissimi resti architettonici. È una complessa opera d’ingegneria costituita da vasche per la raccolta dell’acqua piovana, cisterne gigantesche e cunicoli sotterranei, sviluppata dapprima dai greci e in seguito ampliata dai romani per il rifornimento idrico di numerose città, tra cui Napoli, Pompei, Ercolano, Stabiae e Bacoli.

L'acquedotto greco-romano nella Napoli sotterranea

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L’acquedotto greco-romano nella Napoli sotterranea

Viaggiando verso tempi molto più recenti, ecco il rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo, che è formata da diversi cunicoli e da svariate cisterne, proprio quelle che in passato venivano utilizzate per l’acquedotto cittadino. Il rifugio non è altro che un’ampia cavità sotterranea in grado di ospitare circa 4.000 persone, allestita con bagni di fortuna e un impianto elettrico funzionante. Le pareti sono ancora oggi ricoperte di incisioni, che raccontano drammatici aneddoti di coloro che hanno lasciato le loro case per cercare riparo sotto terra, ma anche divertenti storielle nate per passare il tempo.

Possiamo poi arrivare ai giorni nostri, visitando gli orti ipogei che sono stati realizzati per l’Expo 2015: sono piccole aree verdi situate a 35 metri di profondità, dove vengono coltivate piante ben protette da smog, piogge acide e polveri sottili. Si tratta di un vero e proprio esperimento botanico, che consente di verificare in che modo le piante possano svilupparsi in condizioni decisamente diverse da quelle all’aperto. Il microclima è costantemente monitorato, e speciali lampade garantiscono alla vegetazione una corretta fotosintesi clorofilliana: è forse nel passato di una città così antica che si cela il segreto del nostro futuro.

La visita alla Napoli sotterranea termina con l’accesso al Teatro greco-romano e al Museo della Guerra. Il primo, conosciuto anche come Teatro di Nerone, risale al I secolo a.C. e i suoi resti sono in parte custoditi all’interno di alcune abitazioni, mentre altri si sviluppano sotto il livello del suolo. Il Museo della Guerra, invece, è un viaggio attraverso quella che è stata una delle più drammatiche pagine della storia moderna. Al suo interno possiamo vedere materiali, oggetti e documenti relativi al periodo compreso tra il 1940 e il 1943, un’esposizione che suscita emozioni forti.

Orti ipogei

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Gli orti ipogei nella Napoli sotterranea

Come visitare Napoli sotterranea

L’ingresso di Napoli sotterranea è situato in pieno centro storico, in via del Tribunale, a pochi passi dal Cristo Velato e dal Duomo, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti. L’Associazione Napoli Sotterranea si occupa di gestire il sito archeologico e di regolamentarne gli accessi, realizzando anche tour organizzati per ogni esigenza. Non si può accedere al sottosuolo in autonomia, senza cioè aver prenotato una escursione. Il tour dura in genere 90 minuti, includendo anche la visita al Teatro greco-romano e al Museo della Guerra.

Consigli per la visita di Napoli sotterranea

Siete pronti ad andare alla scoperta di questo mondo segreto? Si scende fino a 40 metri sottoterra e la pavimentazione non è sempre perfetta, quindi è importante seguire alcuni consigli prima di prepararsi alla visita di Napoli sotterranea. Come prima cosa è importante indossare scarpe comode, possibilmente da ginnastica, che vi permettano di essere agili e di poter affrontare anche un terreno a tratti sconnesso. In secondo luogo, non dimenticate di portare una felpa anche durante la stagione estiva, perché scendendo nel sottosuolo la temperatura diminuisce molto. Gli spazi interni sono ampi, c’è solo un cunicolo stretto la cui percorrenza è facoltativa, pertanto è un percorso idoneo anche per chi soffre di claustrofobia.

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Trovato un tesoro nascosto a Napoli, è sensazionale

Sotto terra si celano ancora tanti tesori preziosissimi, che purtroppo spesso non siamo in grado di individuare né di raggiungere: la tecnologia può però aiutarci quantomeno a fare luce su quello che si trova ben lontano dalla nostra vista. È proprio ciò che è accaduto a Napoli, dove la radiografia muonica (una tecnica impiegata nel campo della fisica) ha permesso di scoprire alcuni monumenti di inestimabile valore protetti da metri di terra.

Napoli, il tesoro nascosto (e irraggiungibile)

La città di Napoli vanta un incredibile patrimonio archeologico – basti pensare a ciò che resta di Pompei ed Ercolano, sommerse più di due millenni fa dalla lava del Vesuvio. Sappiamo però che ci sono ancora tesori da scoprire, che si nascondono nel sottosuolo. Si tratta delle vestigia dell’antica necropoli di Neapolis, costruita dai greci a cavallo tra il IV e il III secolo a.C.: secondo i numerosi studi degli esperti, si troverebbero in corrispondenza di quello che attualmente è conosciuto come il rione Sanità, a ben 10 metri di profondità rispetto al livello stradale.

Lavori di recupero per portare a galla questi monumenti preziosissimi non sono fattibili, quantomeno non in tempi brevi: “Purtroppo, l’altissima densità abitativa e le caratteristiche urbanistiche dell’area rendono molto difficile procedere con scavi sistematici, ma le ricerche archeologiche svolte, che avevano condotto anche al rinvenimento degli Ipogei dei Togati e dei Melograni, hanno portato i ricercatori a ipotizzare la presenza di ulteriori monumenti sconosciuti” – ha affermato l’INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare), che ha contribuito ala scoperta.

Utilizzando la radiografia muonica, il cui funzionamento si basa sulle tecnologie adottate presso il Cern di Ginevra, gli esperti hanno individuato una camera funeraria sotterranea di cui è stata definita la posizione tridimensionale. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports di Nature, rivela dettagli interessanti: gli scienziati hanno impiegato due rilevatori di muoni posizionati a circa 18 metri di profondità, i quali hanno raccolto dati per un mese intero ricostruendo l’immagine in tre dimensioni della camera funeraria.

Che cos’è la radiografia muonica

È dunque la fisica ad aiutare gli archeologi a fare luce sui misteri che si celano nel sottosuolo. La radiografia muonica è una tecnica che “utilizza i muoni, particelle prodotte nella cascata che segue l’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre, per ricostruire un’immagine della struttura interna di un oggetto” – ha spiegato l’INFN – “Per la sua natura non invasiva è particolarmente indicata in ambienti urbani dove non è pensabile applicare metodi di indagine attivi come la perforazione o le onde sismiche”.

Questa non è la prima volta che la radiografia muonica viene utilizzata in campo archeologico: da anni gli scienziati la impiegano per studiare le piramidi, non potendo abbattere pareti per cercare di scoprire che cosa nascondono. È così che, di recente, è stato scoperto un misterioso tunnel all’interno della Piramide di Cheope, un ritrovamento eccezionale che potrebbe fare la storia. Anche a Napoli questa tecnica si è rivelata particolarmente utile, dal momento che scavare in luoghi così densamente abitati non è possibile, se non con grandi sforzi e un impatto economico notevole. La camera funeraria è dunque irraggiungibile (almeno per il momento). Ma sappiamo dove si cela, ed è un enorme passo avanti per l’archeologia.

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Come visitare Villa Rosebery, la residenza estiva del Presidente della Repubblica a Napoli

Essendo la residenza estiva dove si rifugia il Presidente della Repubblica italiana, Villa Rosebery non è accessibile al pubblico. Tranne in qualche speciale occasione, quando si ha l’opportunità di visitarla e di scoprire qualche segreto del nostro Capo di Stato.

Innanzitutto, la villa, ribattezzata nel 1934 con il nome di Villa Maria Pia, si trova a Napoli, nel quartiere di Posillipo. Il suo biancore spicca tra la fitta vegetazione che la circonda, ben 6,6 ettari di parco impenetrabile.

La storia di Villa Rosebery

La villa fa parte delle proprietà di cui può godere il presidente della Repubblica fin dal 1957, ma non è sempre stata una residenza appartenente allo Stato italiano. Nacque come residenza privata ed ebbe anche diversi proprietari.

Si deve all’ufficiale austriaco Giuseppe De Thurn, brigadiere di marina per la flotta borbonica, la creazione della proprietà tramite l’acquisto e l’accorpamento, a partire dal 1801, di alcuni fondi terrieri contigui. Nella zona più alta e panoramica, che sarà poi detta del “Belvedere“, il conte Thurn fece edificare una piccola residenza con cappella privata e un giardino. Tutto il resto della tenuta fu invece destinato ad uso agricolo

Nel 1897, fu acquisita dallo statista inglese Archibald Philip Primrose, conte di Rosebery, da cui la villa prende il nome. Ceduta poi allo Stato italiano, la proprietà fu messa a disposizione dei principi di Piemonte. Re Vittorio Emanuele III vi risiedette per due anni fino al 1946 quando, dopo l’abdicazione, andò in esilio ad Alessandria d’Egitto partendo proprio dal porticciolo della villa.

Dal 1957, Villa Rosebery è entrata a far parte della dotazione della Presidenza della Repubblica che ha provveduto ai restauri conservativi.

Curiosità sui Presidenti nel Quirinale estivo

Sin dal 1951, il Presidente Luigi Einaudi iniziò a trascorrere brevi periodi di riposo nella villa. Amata particolarmente da Oscar Luigi Scalfaro, la cui figlia Marianna ne migliorò gli arredi attingendo ai depositi del Quirinale (la villa viene spesso chiamata il “Quirinale estivo“) viene utilizzata sia come residenza di vacanza sia per rappresentanza dove ricevere altri Capi di Stato stranieri in visita ufficiale.

Com’è fatta Villa Rosebery

La visita della villa inizia dal grande parco, che comprende una parte di giardino all’italiana con la tipica macchia mediterranea e una di giardino inglese. Nel parco c’è anche un tempietto neoclassico.

Si può visitare la Palazzina Borbonica, all’interno della quale sono esposti documenti ed immagini storiche.

Proseguendo attraverso il parco si giunge alla Darsena, per concludere con la visita della Grande Foresteria. La proprietà della villa, infatti, arriva fino alla costa e si affaccia direttamente sul mare, ma si estende sulla collina, tanto da regalare alcuni scorci impagabili sul Golfo di Napoli.

Quando si può visitare

Villa Rosebery si può visitare solo ed esclusivamente in alcune speciali occasioni durante l’anno. L’apertura è prevista infatti in occasione delle Giornate FAI e la visita è gratuita.

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In Italia è avvenuta una scoperta risalente al 79 d.C.

La storia più antica torna a rivivere in reperti preziosissimi, che presto saranno visibili al pubblico: siamo ad Ercolano, uno dei siti archeologici più belli d’Italia, che ci regala uno spaccato immortale della civiltà romana congelato dalla terribile eruzione del Vesuvio, avvenuta nel 79 d.C. Alcuni recenti lavori hanno permesso di riportare alla luce delle travi di legno carbonizzate, che verranno messe in sicurezza (per la loro protezione) ed esposte.

Ercolano, trovate travi di legno antichissime

Sebbene un po’ meno famosa di Pompei, anche l’antica città di Ercolano è un gioiello archeologico assolutamente da scoprire: fondata in epoca romana, venne distrutta dall’eruzione vulcanica che ha ricoperto tutto sotto un enorme strato di lava e cenere, proteggendo ville, botteghe e persino corpi umani dagli agenti atmosferici. Grazie a lunghe campagne di scavi, ciò che per tanti secoli è rimasto nascosto nelle viscere della terra ora torna pian piano a riemergere, in perfetto stato di conservazione. È il caso di alcune travi e di svariati altri elementi lignei architettonici, rinvenuti già decine di anni fa e oggi finalmente restaurate.

La scoperta è avvenuta presso alcune botteghe situate lungo il Decumano Massimo, la via principale di Ercolano. Spiccano, in particolar modo, le ante di legno appartenute alla porta di uno dei negozi dell’antica città, oltre ad una grande trave carbonizzata. È incredibile come questi elementi di legno si siano conservati così bene, soprattutto se pensiamo che all’epoca dell’eruzione del Vesuvio sono stati sommersi da fango bollente, che ha raggiunto persino temperature di 400-500°C. Ciò è dovuto al fatto che questi materiali, sepolti sotto strati di colate laviche, non avevano contatti con l’ossigeno e quindi non potevano prendere fuoco.

“Elemento di spicco di questo intervento è la lunga trave in legno carbonizzato che, con i suoi 14 metri di lunghezza e situata a quasi 3 metri di altezza, rappresenta un unicum nell’archeologia romana” – ha affermato Elisabetta Canna, che ha lavorato al restauro dei reperti di Ercolano – “Fu rinvenuta insieme al porticato conservato fino all’altezza dei piani superiori, con abitazioni e botteghe, al seguito dello scavo avvenuto nella seconda metà degli anni ’60”. Ora le travi e le ante in legno tornano visibili: l’obiettivo è di aprire al pubblico il portico con le botteghe del Decumano Massimo già nel mese di giugno.

L’intervento per proteggere i resti di Ercolano

La delicata operazione di restauro degli elementi in legno fa parte di un più ampio progetto volto a proteggere i resti della città romana. Un tempo, le travi venivano consolidate con cera di paraffina, che però ha iniziato a colare a causa delle alte temperature – qui l’estate può far arrivare la colonnina di mercurio a ben 50°C. Quando frammenti di legno hanno iniziato a staccarsi, gli esperti si sono messi subito all’opera: dapprima hanno asportato la paraffina rimasta attaccata alle travi, quindi hanno impiegato nuovi materiali sperimentati per la prima volta proprio ad Ercolano.

Sono stati quindi piazzati dei teloni automatizzati realizzati con fibre naturali, che proteggeranno il legno sia dagli agenti atmosferici che dal caldo. “Si tratta di una progettazione pilota, che si potrà utilizzare qui come in altri siti per proteggere gli affreschi, ove le condizioni lo consentano, ovviamente” – ha spiegato Francesco Sirano, archeologo e direttore del Parco Archeologico di Ercolano sin dal 2017.