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Tra Patrimoni Unesco a bordo del primo treno storico enogastronomico in Italia

Viaggiare a bordo di un treno storico è già di per sé un’esperienza fuori dal comune. Ora pensate di farlo ammirando dal finestrino panorami unici al mondo, tutelati dall’Unesco, cullati tra colline che ospitano paesi traboccanti di storia e tradizioni, filari di vigneti che producono alcuni tra i migliori vini al mondo, e di avere la possibilità di visitare le spettacolari Cattedrali Sotterranee di Canelli, partecipare a una degustazione di vini e formaggi a Nizza Monferrato, o brindare con il Brachetto d’Acqui ad Acqui Terme. Questo e molto altro lo si potrà fare a brevissimo sul primo treno storico enogastronomico in Italia.

A bordo del primo treno storico enogastronomico in Italia

Partirà domenica 12 maggio il primo viaggio del 2024 di TrEno Langhe, Monferrato e Roero, un modo inconsueto e originale di visitare in un solo giorno uno dei territori più rinomati al mondo per la qualità del cibo e del vino. Si potranno vivere dieci esperienze uniche, tra Canelli, Castagnole delle Lanze, Neive, Nizza Monferrato e Acqui Terme. Ogni destinazione è completamente diversa dalle altre, per offrire una molteplice possibilità di scelta.

TrEno partirà da Torino Porta Nuova, con la possibilità di salire e scendere a Bra e Alba, e il viaggio sarà raccontato da Narratori del Territorio e allietato da un aperitivo con l’Asti Spumante DOCG accompagnato dagli Amaretti di Mombaruzzo. In ogni località, indipendentemente dalla scelta, ottimi e accoglienti ristoranti proporranno un menù tipico abbinato ai vini del territorio.

A rendere le esperienze ancora più esclusive è la visita a luoghi unici, come i Giardini del Castello di Canelli, normalmente chiusi al pubblico e accessibili solo ai viaggiatori di TrEno. Langhe-Roero e Monferrato, inoltre, hanno ottenuto il primo posto come miglior destinazione enogastronomica, assegnato a Rimini durante il TTG.

Un tour tra borghi e patrimoni unici

Vediamo più da vicino le meravigliose destinazioni del Piemonte che toccherà il viaggio a bordo del treno gastronomico. Canelli è la capitale italiana dello Spumante: qui, nel 1865 è nato l’Asti Spumante a opera di Carlo Gancia. È famosa per le sue cantine, vere e proprie Cattedrali Sotterranee che si diramano nel sottosuolo del paese, dove sono state scavate gallerie nel tufo per oltre 20 km. Capolavori di architettura e ingegneria enologica, in cui si cammina in silenzio, respirando il profumo del legno delle botti, circondati da milioni di bottiglie lasciate a fermentare alla temperatura costante di 12–14 gradi in modo che assumano gli aromi e i sapori tipici dello spumante e dei vini.

Nizza Monferrato e il suo pregiato vino Barbera, del quale è capitale indiscussa, fanno parte del 50° sito Unesco dei Paesaggi Vitivinicoli delle Langhe-Roero e Monferrato. La zona di riferimento del progetto è il suo centro storico con i portici della Via Maestra, dove le botteghe e i palazzi storici permettono di fare un tuffo nel paesaggio umano che ha plasmato queste terre. La città, nella parte più antica, è di forma triangolare con contrade tutte in linea retta e vanta una nutrita presenza di edifici storici dal notevole valore.

La giornata ad Acqui Terme prevede il giro del paese con la sua Cattedrale di Santa Maria Assunta e il suo tesoro più prezioso, il Trittico della Vergine di Montserrat di Bartolomè Bermejo, capolavoro del più importante pittore del ‘400 spagnolo. Si potrà poi far visita al Museo Archeologico con il Castello dei Paleologi, il centro storico, Piazza Italia e la Bollente (Fonte di Acqua Termale Calda a 74,5°). Il pranzo presso l’enoteca e alcuni dei migliori ristoranti proporranno un menù tipico con il Brachetto nelle sue declinazioni dolce, rosso e rosé.

Altra tappa del TrEno Langhe, Monferrato e Roero è Castagnole delle Lanze, uno dei Borghi più belli d’Italia. Una volta arrivati alla stazione, saranno messe a disposizione dei partecipanti 20 e-bike e una navetta per 20 posti. La prima tappa del tour prevede la visita del paese con un aperitivo. Si prosegue, poi, attraversando le dolci colline tra il Monferrato e le Langhe, alla volta di un caratteristico agriturismo dove sarà possibile visitare la cantina e fare un picnic nei vigneti o noccioleti. Se le condizioni atmosferiche non lo consentiranno, il pranzo sarà offerto nella sala ristorante. Il tour conduce, infine, allo splendido borgo di Neive con i suoi splendidi palazzi, le torri e le stradine medioevali.

TrEno Langhe, Monferrato e Roero: date e destinazioni

Ecco le date e le destinazioni in programma nel 2024:

  • 12 maggio: Canelli / Nizza Monferrato
  • 1 giugno: Canelli / Castagnole Neive
  • 21 settembre: Nizza Monferrato / Acqui Terme
  • 12 ottobre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 19 ottobre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 27 ottobre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 10 novembre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 16 novembre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 24 novembre: Canelli / Nizza Monferrato
  • 15 dicembre: Canelli / Nizza Monferrato
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Briançon, la cittadina murata patrimonio Unesco

Patrimonio UNESCO, conosciuta per la “città fortificata di Vauban“, Briançon, a una quindicina di chilometri dall’Italia, è un gioiello architettonico dove una passeggiata si trasforma in un vero e proprio “viaggio nel tempo”: i suoi millenari edifici storici e i maestosi bastioni, i vicoli, le piazze, le fontane e le meridiane incantano chiunque ne varchi la soglia.

Città più alta della Francia, svetta su di un picco roccioso a 1326 metri di altitudine ed è racchiusa da una cinta di fortificazioni progettata dall’architetto militare Vauban nel 1692 e nel 1700 a scopo difensivo per renderla inespugnabile.

La Fortezza Vauban, un centro storico da “viaggio indietro nel tempo”

Il modo migliore per apprezzare il fascino indiscusso di Briançon è percorrere le antiche stradine lastricate su cui si affacciano le pittoresche e colorate case, molte delle quali con pareti impreziosite da meridiane dipinte.

Tra fontane e pozzi, a testimonianza di quanto l’acqua sia fondamentale per la città, lo sguardo si posa sul noto “Gargoyle di Briançon“, piccolo canale di scolo che consente all’acqua di defluire senza “bagnarsi i piedi”.

Ma siamo appena all’inizio.

Cuore della città fortificata è Place d’Armes, nell’abbraccio di abitazioni dai colori vivaci, abbellita da un pozzo voluto da Vauban, unica fonte di approvvigionamento idrico all’interno della cinta che, in caso d’assedio, si sarebbe rivelato indispensabile per la sopravvivenza degli abitanti: qui, come del resto in tutte le piazze di Briançon, l’atmosfera è allegra e rilassata e non mancano locali per una piacevole sosta.

Di sicuro interesse sono poi la Casa del Tempio, risalente al XVI secolo, oggi sede dell’Ufficio Turistico, la Casa del Papa, ex ospizio in cui Pio VI soggiornò prigioniero per due mesi nel 1799, e il Fort Du Château, edificato nel XIX secolo laddove sorgevano le fondamenta di un castello medievale del XIV secolo: include una caserma, ricoveri sotterranei, piattaforme e una polveriera con contrafforti e volte ed è visitabile con all’incirca un’ora di tempo.
Regala inoltre una vista eccezionale sulle valli del Monginevro e di Serre-Chevalier.

Infine, da non perdere il raccolto Museo delle Miniere, sulla passerella del Fort Du Château, che dal 1990 illustra la storia delle miniere del territorio approfondendo le condizioni di vita e di lavoro dei minatori dell’epoca, e l’Église Notre-Dame et Saint Nicolas de Briançon, la chiesa consacrata nel 1726 che assunse lo status di Collegiata nel 1746.

I suggestivi Forti di Briançon

Se il centro storico è un tripudio di storia e mirabile architettura, l’emozione prosegue con la scoperta dei Forti di Briançon a partire dal Fort des Salettes, raggiungibile con una camminata di circa 25 minuti lungo un sentiero di sassi accompagnati da una guida: progettato da Vauban su un promontorio, vanta la particolarità di un ingresso possibile soltanto da un sotterraneo che inizia dalla torre la quale poteva ospitare fino a cento soldati e tutto il necessario per il loro sostentamento.
Nell’Ottocento, la torre venne trasformata in forte con l’aggiunta di una polveriera da 14 tonnellate, un involucro bastionato e sei casematte di tipo Haxo.

Ancora, ecco il Forte del Randouillet, edificato su tre piattaforme su un promontorio più stretto, il settecentesco Fort Dauphin con il ruolo di avamposto, e l’imponente Forte delle Teste che poteva ospitare fino a 1200 uomini grazie a scuderie, arsenale, polveriere, caserma, due cisterne, panetteria, stalle per 24 cavalli, segrete e caserma.
Gli accessi sono tre: la porta della Durance che permette di entrare dal ponte ad arco di Asfeld, ardita opera tra due ripidi tratti montuosi, il cancello frontale di emergenza a sud, e la porta reale, protetta da un fronte con due bastioni e mezzaluna, fossati e passaggio coperto.

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Lo sai che in Italia esiste una città dalle 500 cupole?

È veramente difficile, per chi non l’ha visto almeno una volta, descrivere il luogo di cui stiamo per parlarvi. Si tratta di una città che non ha una sola anima, ne ha diverse, tutte splendidamente complesse, tutte perfettamente intersecate e connesse. E, se ciò non bastasse, si tratta di un posto che ha un patrimonio storico-culturale immenso, talmente immerso da essergli valso l’appellativo di Città delle 500 Cupole. Ma dov’è? Qual è questa città?

È in Italia, ed è Napoli. Napoli, in grado di rapire il cuore di chi la percorre, di restituire a chi la visita odori e sapori che non si trovano da nessun’altra parte al mondo. Napoli, che coniuga opulenza e ricchezza a scorci poveri ma genuini e colorati. Napoli, che nel caso non lo sapeste è ance la città più ricca al mondo di chiese, edifici di culto e conventi, che punteggiano il suo cielo con le sue calotte circolari, uniche e incantevoli.

Napoli e le sue 500 cupole

Scoprire (e riscoprire) Napoli dovrebbe essere una delle priorità nella vita di chi viaggia spesso. Il capoluogo campano è uno di quei luoghi che offre ristoro a ogni anima, che rinfranca lo spirito e infonde un’incredibile energia. I motivi di questa sua “capacità” sono davvero moltissimi, ma se volessimo sceglierne uno, in questa sede sceglieremmo il meraviglioso mix di sacro e profano che la contraddistingue.

Napoli dall'alto

Palazzi storici e nobiliari ed strutture civiche incontrano chiese maestose e basiliche che spiccano, svettano, quasi a segnalare che questa città più d’ogni altra è vicina a Dio. È proprio per questo che nel XVIII secolo la città si è, appunto, aggiudicata il soprannome di città delle 500 cupole: chi aveva il privilegio di osservare Napoli dall’alto rimaneva colpito da questi tetti tondi, che sembravano e sembrano intervallare la mappa della città, segnalandone la potenza spirituale.

Le chiese più belle di Napoli

E attenzione, le cupole non sono che un “antipasto”. Straordinarie da fuori e dall’alto, molte delle chiese di Napoli nascondono anche dei tesori straordinari al loro interno, lasciando di stucco chiunque le visiti. È il caso, per esempio, del Basilica Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore, con interni in stile barocco, o della Chiesa di San Ferdinando, anch’essa con interni barocchi e con incredibili volte affrescate.

Interno della chiesa di San Ferdinando a Napoli

Fonte: iStock

Chiesa di San Ferdinando a Napoli

Da non perdere neanche la di Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, che nasconde capolavori di Stanzione e Giordano e, ovviamente, la maestosa e simbolica Chiesa di San Francesco di Paola di piazza Plebiscito, che “cela” un altare in marmi policromi e lapislazzuli finemente intarsiato.

Vedere Napoli e poi morire (di bellezza)

Vedi Napoli e poi muori“, dice un detto che si è diffuso velocemente nel corso della storia della città e di cui non tutti conoscono il significato. Questo famoso aforisma, scritto da Goethe, è un realtà una delle celebrazioni più alte della città. In pochissime parole (che possono quasi apparire crude, minacciose), Goethe ha cercato di trasmettere un’esperienza totalizzante che lo ha travolto quando ha scoperto la storia della città, le persone che la abitavano, la sua cultura e tutta la sua folgorante bellezza.

Napoli dall'alto di notte

Oltre alle cupole (come se ci fosse bisogno di dirlo!) c’è molto di più. Meraviglie nascoste ed esperienze segrete si accostano facilmente alle visite più “canoniche” ai monumenti della città, ma anche una semplice passeggiata tra i muri dei vicoli della città può facilmente diventare pura suggestione. Dunque, se non ci siete mai stati, è il momento di pensarci: visitate la città dalle 500 cupole e ciò che avrete in cambio sarà un sogno a occhi aperti.

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Puoi dormire in un palazzo che è Patrimonio dell’Umanità

Raggiungere Budapest, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni, è sempre un’ottima idea. La capitale dell’Ungheria, infatti, è un concentrato di meraviglie che incantano e sorprendono a ogni passo compiuto. Le cose da fare e da vedere sono tantissime: il Ponte delle Catene che collega le due zone urbane divise dal Danubio, la collina del castello raggiungibile in funivia e poi, ancora, la Piazza della Santa Trinità e gli edifici in stile Art Nouveau che incorniciano passeggiate straordinarie.

Queste sono solo alcune delle attrazioni più iconiche che invitano i viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo a raggiungere la capitale dell’Ungheria. A queste, poi, si aggiunge un’esperienza davvero incredibile, forse l’unica nel suo genere. A Budapest, e più precisamente nel cuore della città, è possibile dormire all’interno di un palazzo storico che è Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Benvenuti al Matild Palace.

C’era una volta un palazzo reale

Imponente, maestoso, opulento: impossibile non notare quel meraviglioso palazzo che si erge al 36 della Vaci Utca proprio nel cuore storico di Budapest. Per scoprire la sua storia dobbiamo fare un passo indietro nel tempo a quando la principessa Maria Clotilde di Sassonia-Coburgo-Gotha, poi Sua Altezza Imperiale e Reale, espresse il desiderio di creare un luogo d’incontro e di ritrovo per l’alta società ungherese.

La storia del Matild Palace, corre in parallelo con quella della città e la racconta ancora oggi. La costruzione iniziò durante il periodo della massima espressione della Belle Époque con l’obiettivo di creare un hotspot dal valore sociale per tutti coloro che accedevano alla parte Pest attraversando il ponte Elisabetta.

Completato nel 1902, l’edificio attirò l’attenzione di tutti in città. La sua cifra stilistica, che abbraccia l’Art Nouveau, divenne in poco tempo inconfondibile. A questa, poi, si aggiungono dettagli magistrali e decorazioni sapienti, rendendolo un vero e proprio palazzo iconico, nonché massima espressione di eleganza urbana.

Matild Palace, dormire all’interno di un Patrimonio Mondiale

Annoverato nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, il palazzo voluto da Sua Altezza Imperiale e Reale, è stato trasformato in tempi recenti in un hotel, consentendo ai viaggiatori di vivere una delle esperienze più esclusive e incredibili di una vita intera.

Dopo un lungo e sapiente restauro, durato cinque anni, il Matild Palace è stato trasformato in una struttura ricettiva di lusso che oggi ospita 130 camere, di cui 19 suite. Pernottare qui è come fare un viaggio nel tempo che consente di riscoprire una parte della storia della città.

Il Matild Palace è posizionato nel cuore della città, a pochi passi dal Danubio. Addentrandosi negli interni è facile comprendere che non si tratta di un semplice hotel, ma di un vero e proprio cimelio, un museo straordinario e inedito che custodisce la storia di Budapest. Le pareti della lobby, infatti, ospitano le foto storiche della Belle Époque. Nello stesso ambiente, inoltre, campeggia un lussuoso lampadario che un tempo era appartenuto alla principessa.

Le stesse stanze sono un omaggio alla bellezza dei tempi che furono. Soffitti, pareti, complementi d’arredo e oggetti decorativi raccontano la storia della Budapest del XX secolo.

Il fiore all’occhiello della struttura ricettiva è, senz’altro, la Crown Tower Suite posizionata al quinto piano e su tre livelli. Si tratta della prima suite d’hotel del Paese dotata di una torre privata che svetta per 48 metri e che offre una vista mozzafiato sulla città.

Quanto costa dormire nel palazzo reale Patrimonio dell’Umanità? Dipende dal periodo e dalle sistemazioni scelte, ma si parte da una media di 400 euro a notte.

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L’Ungheria dei siti Patrimonio dell’Umanità Unesco: un viaggio straordinario

L’Ungheria si presenta agli occhi del visitatore come un Paese incantato, un luogo in cui l’eleganza delle architetture si plasma perfettamente alla maestria di Madre Natura. Ed è per questo che fare un viaggio attraverso i suoi siti Patrimonio dell’Umanità Unesco è un’esperienza entusiasmante, che permette anche di conoscere tradizioni secolari, paesaggi che fanno vibrare il cuore e tante attrazioni che possiedono un eccezionale valore universale per l’intera umanità.

I siti Unesco del Paese sono 8 in totale, alcuni concentrati nelle strade della sua vibrante Capitale, mentre altri sono dislocati nel cuore di questo luogo dell’Europa centrale, angoli così autentici che riescono persino a emozionare.

I siti Unesco di Budapest

Il nostro viaggio in Ungheria non poteva che iniziare dalla sua affascinante Capitale, Budapest, una città dall’atmosfera magica, sofisticata, riservata e pregna di storia e di stili.

È pressoché impossibile non innamorarsi di questa realtà, soprattutto quando si arriva al cospetto dei suoi siti Unesco.

La prima attrazione ad essere stata inclusa in questa prestigiosa lista, nell’ormai lontano 1987, è un qualcosa che riguarda il fiume da cui è lambita, il Danubio, vale a dire le sue incantevoli sponde che offrono un panorama a dir poco eccezionale.

E qui c’è davvero di tutto: i resti della città romana di Aquincum, il gotico castello di Buda, la cittadella, l’eclettico e accattivante parlamento, e molto altro ancora. In sostanza, parliamo di uno dei paesaggi urbani più straordinari del mondo e che è anche in grado di illustrare i grandi periodi della storia della Capitale ungherese.

Una menzione particolare la merita la Collina del Castello, un altopiano calcareo lungo 1 km che ospita i monumenti medievali e i musei più importanti della città.

Più recentemente, ovvero nel 2002, è divenuta patrimonio Unesco anche l’area del monumentale viale Andrássy, dimora di magnifici edifici, come il Teatro dell’Opera, e di monumenti che raccontano la lunga storia della città.

Il bellissimo (e antico) villaggio di Hollókő con i suoi pittoreschi dintorni

La frenesia della Capitale si dimentica velocemente andando verso Hollókő, un antico villaggio che ancora oggi è un esempio vivente di vita rurale prima della rivoluzione agricola del XX secolo.

Hollókő, villaggio Ungheria

Fonte: Visit Hungary

Veduta di Hollókő, Ungheria

È composto di una sola strada che si fa spazio in una vallata tranquilla circondata da maestose vette. Un luogo rimasto fermo nel tempo che ha meritato di essere inserito nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità nel 1987.

Le grotte del Parco nazionale Aggtelek

Andare alla scoperta del Parco nazionale Aggtelek è come fare un viaggio nel ventre dell’Ungheria. Il motivo è molto semplice: in un’area piuttosto ristretta si sviluppano 712 grotte – ma potrebbero essere anche di più – che sono il risultato di un tipico sistema carsico di zona temperata.

Un posto affascinante poiché vi si può studiare la storia geologica di milioni di anni. E proprio qui, ad essere Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1995, sono le grotte dell’Aggtelek e Slovak Karst. In più, da queste parti sorge la più grande grotta di stalattiti d’Europa, la grotta Baradla, che conta ben 26 km di lunghezza di cui 8 sfociano persino in Slovacchia.

Monastero benedettino millenario di Pannonhalma e l’ambiente in cui sorge

Se c’è un luogo in Ungheria dall’estrema importanza e dai profili ipnotici, quello è senza ombra di dubbio il monastero benedettino millenario di Pannonhalma, insieme all’ambiente in cui si trova.

Patrimonio Unesco dal 1996, è stato la dimora dei primi monaci benedettini, che si stabilirono qui nel 996, che hanno promosso la cultura in tutta l’Europa centrale.

Monastero benedettino millenario di Pannonhalma

Fonte: Visit Hungary

Il bellissimo monastero benedettino millenario di Pannonhalma

La struttura appare agli occhi del visitatore come un miraggio commovente: è un insieme di stili architettonici che testimoniano la sua distruzione, ricostruzione e anche restaurazione.

Una piccola chicca per gli amanti del vino: è circondata da un vigneto e una cantina con tradizioni che risalgono all’epoca romana. Inoltre, i circa 40 monaci che ci vivono producono anche diversi estratti, essenze di erbe e un’ottima birra trappista.

Il Parco nazionale di Hortobágy

Nel 1999 è stato dichiarato Patrimonio Unesco anche il paesaggio culturale della Puszta di Hortobágy.

Si tratta della più ampia area produttiva ungherese, nonché della più estesa prateria rimasta in Europa centrale. Un’area protetta straordinaria e probabilmente la culla delle meraviglie naturali più belle dell’Ungheria.

Praterie saline, pascoli, steppe, foreste alluvionali e boschetti nascondono paludi e laghi in cui dimorano antiche specie animali in via di estinzione. Inoltre, è anche il luogo perfetto per conoscere l’anima più autentica dell’Ungheria: la vita dei pastori locali.

La necropoli paleocristiana di Pécs

Visitare la necropoli paleocristiana di Pécs è come fare un salto indietro nei secoli, in tempi ormai antichissimi e in cui le tombe venivano riccamente decorate. Il cimitero appartiene alla città provinciale romana di Sopianae, oggi moderna Pécs.

Ma a colpire il visitatore è anche l’arte poiché queste tombe sono impreziosite da pitture murali di eccezionale qualità raffiguranti temi cristiani. Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2000, è composta di due sezioni: la parte sotterranea dove venivano deposti i defunti e una cappella commemorativa fuori terra.

Paesaggio storico-culturale della regione vinicola di Tokaj

Il paesaggio storico-culturale della regione vinicola di Tokaj è un must in Ungheria, soprattutto per gli amanti del vino, della buona cucina e dei paesaggi bucolici. Patrimonio Unesco dal 2002, è la culla di una lunga tradizione della produzione del vino e anche il posto più indicato per ammirare vigneti, fattorie, villaggi e piccole città.

Tokay, Unesco

Fonte: Visit Hungary

Il bucolico paesaggio storico-culturale della regione vinicola di Tokaj

A impreziosire il tutto ci sono labirinti di profonde cantine in cui scoprire qualsiasi aspetto della produzione dei famosi vini Tokaj, un capolavoro dolce per le papille gustative.

Paesaggio culturale del lago di Fertő/Neusiedl

Infine, ma certamente non per importanza e bellezza, il paesaggio culturale del lago di Fertő/Neusiedl che è Patrimonio Unesco dal 2001. Una zona da inserire assolutamente nel proprio itinerario in Ungheria perché qui si respira la storia, in quanto la presenza umana conta ben otto millenni.

Tra zone umide dove svettano canneti, vigneti e villaggi tradizionali, si possono toccare con mano le pratiche agricole tradizionali e conoscere a fondo la vivace cultura locale. Il tutto sulle sponde di un magnifico lago che questo Paese divide anche con la vicina Austria.

Insomma, il viaggio più intimo che si possa fare in Ungheria è quello alla scoperta dei suoi preziosi siti Patrimoni dell’Umanità Unesco.

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Alla scoperta dei nuovi siti inclusi nella Lista del Patrimonio dell’Unesco

Quest’anno il Comitato del Patrimonio Mondiale è stato chiamato a votare le nomine per i siti da includere nella Lista dei Patrimoni dell’Unesco sia per il 2022 che il 2023. Il motivo è da riscontrare nel fatto che l’anno scorso l’evento, che doveva avere luogo in Russia, è stato rimandato a causa della guerra in Ucraina. L’Italia, in questo congresso del 2023 tenutosi in Arabia Saudita, purtroppo esce a mani vuote, anche se grande soddisfazione deriva dal fatto che Unesco ha deciso di non inserire la fragile città lagunare di Venezia nella ‘black list’ dei siti Patrimonio dell’Umanità a rischio.

Scopriamo insieme i nuovi siti  Patrimonio Unesco del 2023 e le motivazioni di questo riconoscimento che si possono leggere sul sito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

I siti europei

La Francia ha ottenuto ben due nuovi siti Unesco, uno per la categoria naturale e l’altro per quella culturale. Di quest’ultima fa parte la Maison Carrée, un meraviglioso tempio romano che si trova a Nîmes, nel Sud del Paese. Dedicato agli eredi prematuramente defunti di Augusto, aveva lo scopo di favorire il controllo di Roma sul territorio conquistato.

Nella categoria naturale troviamo invece Vulcani e foreste del monte Pelée e dei pitons della Martinica settentrionale. Vi basti sapere che l’eruzione del 1902-1905 è considerata ancora oggi un evento chiave per la storia della vulcanologia.

Inoltre, da queste parti sopravvivono alcune specie minacciate a livello globale come la rana vulcanica della Martinica (Allobates chalcopis), il serpente terrestre di Lacépède (Erythrolamprus cursor) e l’endemico rigogolo della Martinica (Icterus bonana).

Vulcani e foreste del monte Pelée e dei pitons della Martinica settentrionale, Unesco

Fonte: iStock

Vulcani e foreste del monte Pelée e dei pitons della Martinica settentrionale

Tanta soddisfazione anche per la Danimarca con le sue Fortezze ad anello dell’età vichinga, ovvero cinque siti archeologici che comprendono un sistema di fortezze monumentali, risalenti all’epoca vichinga, a forma di anello e che condividono un disegno geometrico uniforme.

Si tratta dei forti di Aggersborg, Fyrkat, Nonnebakken, Trelleborg e Borgring che anche ai giorni nostri sono una dimostrazione emblematica del potere centralizzato della dinastia Jelling e una testimonianza delle trasformazioni socio-politiche che vide il regno danese alla fine del X secolo.

Della categoria culturale fa parte anche il Patrimonio medievale ebraico di Erfurt, in Germania, che comprende tre monumenti: la Vecchia Sinagoga, il Mikveh e la Casa di Pietra. Essi illustrano la vita della comunità ebraica locale e la sua convivenza con la maggioranza cristiana che occupava l’Europa centrale durante il Medioevo.

Poi la Lettonia con l’Antica città di Kuldīga che si distingue per essere un vero e proprio esempio – perfettamente conservato – di un insediamento urbano tradizionale che prima fu un piccolo borgo medievale, e poi un importante centro amministrativo.

Ancora oggi la cittadina di Kuldīga mantiene gran parte della disposizione stradale di quel periodo e, al contempo, conserva la tradizionale architettura in legno che esprime stili con influenze straniere che a loro volta illustrano il ricco scambio tra artigiani locali e itineranti provenienti da tutto il Mar Baltico.

Anche la Lituana ha un nuovo sito Unesco, ovvero Kaunas modernista: architettura dell’ottimismo, 1919-1939. Si tratta di un’area che è testimone della rapida urbanizzazione che trasformò la città di provincia di Kaunas in una città moderna che divenne persino la Capitale provvisoria della Lituania, tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Soddisfazioni anche per la Repubblica Ceca con Žatec e il paesaggio del luppolo di Saaz, utilizzato nella produzione di birra in tutto il mondo. Si tratta di una serie di campi di luppolo particolarmente fertili vicino al fiume Ohře, coltivati ​​ininterrottamente da centinaia di anni, di graziosi borghi storici e di edifici utilizzati per la lavorazione del luppolo. Gli elementi urbani della proprietà includono il centro medievale di Žatec e la sua estensione industriale del XIX e XX secolo, conosciuta come il “sobborgo di Praga”.

Infine la Spagna con i Siti preistorici di Minorca talaiotica che sono la testimonianza dell’occupazione di questa eccezionale isola da parte di comunità preistoriche. I materiali, le forme e l’ubicazione delle strutture, risalenti all’età del bronzo (1600 a.C.) fino alla tarda età del ferro (123 a.C.), mostrano l’evoluzione di un’architettura “ciclopica” costruita con blocchi di pietra di incredibili dimensioni.

Siti preistorici di Minorca talaiotica, Unesco

Fonte: iStock

I Siti preistorici di Minorca talaiotica

I siti del Medio Oriente

Un nuovo e importantissimo Patrimonio Unesco è l’Antica Gerico/Tell es-Sultan, in Palestina. Si tratta di uno dei più antichi insediamenti umani permanenti mai scoperti: risale a 8-9 millenni a.C. Il sito si compone di diversi strati, tra cui resti di mura fortificate, teschi e statue che testimoniano le pratiche culturali delle popolazioni neolitiche che abitavano in questa importante città.

Voliamo ora in Iran dove il nuovo sito Unesco è il Caravanserraglio persiano, vale a dire un’antica locanda che che forniva riparo, cibo e acqua alle carovane, ai pellegrini e ad altri viaggiatori. Tuttavia, è bene sapere che i 54 caravanserragli della proprietà sono solo una piccola percentuale dei numerosi caravanserragli costruiti lungo le antiche strade dell’Iran e che sono considerati gli esempi più influenti e preziosi dei caravanserragli di tutto il Paese.

Poi ancora Gordio, in Turchia, un incredibile sito archeologico di un antico insediamento stratificato che comprende i resti dell’antica capitale della Frigia, un regno indipendente dell’età del ferro. Da queste parti gli scavi e le ricerche archeologiche hanno rivelato una ricchezza di resti che documentano tecniche di costruzione, disposizioni spaziali, strutture difensive e pratiche di inumazione che forniscono diverse informazioni sulla cultura e sull’economia frigia.

Infine la Tunisia con Djerba ,testimonianza di un modello insediativo in territorio insulare. Si tratta di un’isola eccezionale che si aggiunge agli 8 siti tunisini già inseriti nella lista del patrimonio mondiale, di cui 7 siti culturali e un sito naturale. Il caratteristico insediamento umano di Djerba ,infatti, è un puro esempio del modo in cui le popolazioni locali sono state capaci di adattare il proprio stile di vita alle condizioni dell’ambiente naturale in cui si trovavano, ovvero quasi privo di acqua.

Djerba, sito Unesco

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Djerba ,testimonianza di un modello insediativo in territorio insulare.

I siti nel resto del mondo

Gli altri nuovi e incredibili siti Unesco situati nel resto del mondo sono:

  • Massiccio forestale di Odzala-Kokoua, Repubblica del Congo: uno degli ambienti più importanti per gli elefanti delle foreste dell’Africa centrale e anche il parco con la più ricca diversità di primati della regione;
  • Vie della Seta: corridoio Zarafshan-Karakum ,Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan: un corridoio di 866 chilometri che segue le antiche strade carovaniere che attraversano il deserto del Karakum fino all’oasi di Merv;
  • Paesaggio culturale ghedeo, Etiopia: con incredibili pendii montuosi coltivati ​​in cui si celano foreste sacre tradizionalmente utilizzate dalle comunità locali per rituali associati alla religione Gedeo e fitti gruppi di monumenti megalitici che anticamente venivano venerati;
  • Parco nazionale delle montagne di Bale, Etiopia: un mosaico paesaggistico di emozionante bellezza che è stato modellato nel corso dei secolo dalle forze combinate di antiche effusioni laviche, glaciazioni e dissezione da parte della Great Rift Valley. Picchi e creste vulcaniche si mescolano a spettacolari scarpate, ampie valli, laghi glaciali, foreste lussureggianti, gole profonde e numerose e fragorose cascate;
  • Koh Ker: sito archeologico dell’antica Lingapura o Chok Gargyar, Cambogia: dove riposano tantissimi templi e santuari tra sculture, iscrizioni, pitture murali e resti archeologici;
  • Monumenti di stele del Cervo e siti associati dell’età del bronzo, Mongolia: le più importanti strutture sopravvissute che appartengono alla cultura dei nomadi eurasiatici dell’età del bronzo che si evolsero e poi lentamente scomparvero tra il II e il I millennio a.C;
  • Tumuli di Gaya, Corea del Sud: siti cimiteriali archeologici con tumuli attribuiti alla Confederazione Gaya, che si sviluppò nella parte meridionale della penisola coreana dal I al VI secolo d.C. L’introduzione di nuove forme di tombe e l’intensificazione della gerarchia spaziale nei siti dei tumuli riflettono i cambiamenti strutturali vissuti dalla società Gaya nel corso della sua storia;
  • Paesaggio culturale delle antiche foreste di tè del monte Jingmai a Pu’er, Cina: un’area di produzione del tè composta da villaggi tradizionali all’interno di antichi boschi circondati da foreste e piantagioni di tè;
  • Santiniketan, India: un tempo era una scuola residenziale e un centro artistico basato sulle antiche tradizioni indiane e su una visione dell’unità dell’umanità che trascendeva i confini religiosi e culturali;
  • Complessi sacri degli Hoysala, India: dove sono presenti i tre esempi più rappresentativi di complessi di templi in stile Hoysala nell’India meridionale, risalenti al XII-XIII secolo. I santuari sono caratterizzati da sculture iperreali e incisioni in pietra che coprono l’intera superficie architettonica, una piattaforma circumambulatoria, una galleria scultorea di grandi dimensioni, un fregio a più livelli e sculture della leggenda di Sala;
  • Tr’ondëk-Klondike, Canada: vi sono contenute fonti archeologiche e storiche che testimoniano l’adattamento delle popolazioni indigene ai cambiamenti senza precedenti causati dalla corsa all’oro del Klondike alla fine del XIX secolo;
  • Paesaggio culturale del popolo Khinalig e percorso di transumanza “Köç Yolu”, Azerbaigian: ovvero il villaggio di Khinalig in alta montagna nell’Azerbaigian settentrionale, i pascoli estivi in ​​alta quota e i terrazzamenti agricoli nelle montagne del Grande Caucaso, i pascoli invernali nelle pianure dell’Azerbaigian centrale e il collegamento di transumanza stagionale lungo ben 200 chilometri;
  • Parco nazionale archeologico di Tak’alik Ab’aj, Guatemala: con una storia di 1700 anni, abbraccia un periodo che ha visto la transizione dalla civiltà Olmeca all’emergere della prima cultura Maya. Da queste parti spazi ed edifici sacri sono stati disposti secondo principi cosmologici e vi si possono trovare innovativi sistemi di gestione dell’acqua, ceramiche e arte lapidaria;
  • Asse cosmologico di Yogyakarta e suoi monumenti storici, Indonesia: lungo 6 chilometri, è posizionato per collegare il Monte Merapi e l’Oceano Indiano, con il Kraton (palazzo) al centro e i principali monumenti culturali lungo l’asse a nord e a sud che sono collegati tramite rituali. Incarna le credenze chiave sul cosmo nella cultura giavanese, inclusa la marcatura dei cicli della vita;
  • Osservatori astronomici dell’Università federale di Kazan, Russia: ovvero due parti, una nel centro storico di Kazan e l’altra in una zona suburbana boscosa a ovest della città. Il primo è stato costruito nel 1837 e presenta una facciata semicircolare e tre torri con cupole. Il secondo comprende strutture per l’osservazione del cielo ed edifici residenziali, tutti situati all’interno di un parco.
Koh Ker, Unesco

Fonte: iStock

Koh Ker: sito archeologico dell’antica Lingapura o Chok Gargyar

I siti a rischio

Nelle nomine di quest’anno sono presenti anche 3 importanti siti a rischio:

  • Luoghi salienti dell’antico regno di Saba, Ma’rib, Yemen: sette siti archeologici che testimoniano il ricco Regno di Saba e le sue conquiste architettoniche, estetiche e tecnologiche dal I millennio a.C. all’arrivo dell’Islam intorno al 630 d.C., con templi monumentali, bastioni e altri edifici;
  • Fiera internazionale Rashid Karame-Tripoli, Libano: il progetto di punta della politica di modernizzazione del Libano negli anni ’60, che per dimensioni e ricchezza di espressione formale è una delle opere più rappresentative dell’architettura moderna del XX secolo nel Vicino Oriente arabo;
  • Centro storico di Odessa, Ucraina: un’area progettata secondo i canoni del classicismo in cui svettano edifici da due a quattro piani e ampie strade perpendicolari fiancheggiate da alberi. Un sito che comprende teatri, ponti, monumenti, edifici religiosi, scuole, palazzi privati ​​e case popolari, club, alberghi, banche, centri commerciali, magazzini, borse e altri edifici pubblici e amministrativi progettati da architetti e ingegneri, per lo più italiani, ma anche di altre nazionalità. Un posto che testimonia la grande diversità delle comunità etniche e religiose della città, rappresentando uno straordinario esempio di scambi interculturali e di crescita delle città multiculturali e multietniche dell’Europa orientale del XIX secolo.
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Giornate Europee del Patrimonio: i luoghi aperti in Italia

Sabato 23 e domenica 24 settembre 2023 tornano le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, che coinvolge decine di Paesi in tutto il continente. Si tratta di un weekend davvero speciale, durante il quale si susseguono visite guidate, aperture straordinarie e tante iniziative per intrattenere i partecipanti, sempre molto numerosi e curiosi di scoprire le bellezze artistiche e culturali italiane. Ecco quali sono alcuni degli eventi da non perdere.

Il tema delle Giornate Europee del Patrimonio

Come ogni anno, il Consiglio d’Europa sceglie un tema per affrontare questi due giorni ricchi di avvenimenti: stavolta si tratta di “Patrimonio InVita”, una riflessione profonda sull’importanza di considerare il patrimonio culturale immateriale di ogni Paese come sinonimo di patrimonio “vivo”. “I valori culturali, le tradizioni, le pratiche e i modi di vivere, le varie forme di conoscenza ereditate dalle generazioni passate e ancora oggi utilizzate per comprendere il presente e per modellare il futuro, saranno gli elementi centrali sui quali costruire la narrazione degli eventi delle Giornate” – si legge sul sito del Ministero della Cultura.

I luoghi aperti in Italia

Nel corso dei due giorni dedicati all’evento di risonanza internazionale, sono moltissimi i luoghi della cultura che apriranno straordinariamente per accogliere i visitatori e offrire loro un’esperienza indimenticabile. Quali sono gli eventi più interessanti? Partiamo dalla Capitale: sabato 23 settembre, a Roma si potrà visitare l’Area Sacra di Largo Argentina che ha appena riaperto al pubblico. Da segnare in agenda anche l’appuntamento alla Casina delle Civette di Villa Torlonia e la lettura di testi antichi presso il Teatro di Marcello. Mentre domenica 24 settembre ci sarà l’occasione di salire sulla terrazza panoramica di Porta del Popolo e godere di una vista incredibile.

Firenze, che vanta un meraviglioso patrimonio artistico e culturale, offrirà moltissime opportunità ai turisti. Sabato 23 settembre, la Galleria dell’Accademia – che accoglie il David di Michelangelo – prolungherà la sua apertura sino alle 22:00 di sera, con biglietto ridotto di appena 2 euro a partire dalle 19:00. Mentre il giorno successivo si potranno ammirare gli splendidi affreschi custoditi all’interno del Cenacolo di Sant’Apollonia, che aprirà straordinariamente i battenti nel pomeriggio.

Anche la Sicilia ha un ricchissimo calendario di eventi imperdibili. A Palermo, sabato 23 settembre sarà possibile partecipare ad un laboratorio speciale dove si racconterà il legame unico tra la città e il mare, per poi fare un’escursione in barca a vela per ammirare il panorama da un punto di vista privilegiato. Mentre a Milazzo, in provincia di Messina, il Museo della Tonnara offrirà visite guidate per tutto il weekend: sarà l’occasione perfetta per scoprire le antiche tradizioni della pesca dei tonni e delle moderne tecniche per la sostenibilità in mare.

Infine, diamo un’occhiata agli eventi di Genova, che proprio in questi giorni è impegnata nell’annuale Salone Nautico: il 23 settembre si potrà visitare Villa Durazzo Pallavicini e il suo splendido parco, mentre il chiostro dell’Abbazia di San Giuliano ospiterà l’Ensemble vocale del Liceo Musicale Pertini, per un concerto speciale. Il 24 settembre, ci sarà l’occasione per visitare gratuitamente l’Acquedotto storico e approfondire il tema del dissesto idrogeologico, ma anche per una bella passeggiata alla scoperta della Lanterna, con partenza dal Porto Antico.

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Matese: paradiso degli escursionisti

Sognate una vacanza a pieno contatto con la natura, giornate scandite da escursioni, percorsi da trekking e dalla scoperta di borghi millenari custodi di meraviglie e tradizioni?

Il Massiccio del Matese in Molise è la meta che fa per voi, un autentico patrimonio ancora intatto, un ambiente protetto ricco di parchi, riserve, oasi, sorgenti, corsi d’acqua e cascate nonché grotte spettacolari, tra le più lunghe d’Italia.

Ma non basta: non è raro scorgere le suggestive “Marmitte dei Giganti“, pozze d’acqua cristallina che nascono dal disgelo, cavalli che pascolano selvaggi, greggi di pecore e mandrie di mucche, gli ultimi carbonai, preziosi siti archeologici e piccoli paesi in armonia con la montagna che li abbraccia.

Una catena montuosa da scoprire e da vivere, che osserva contemporaneamente due mari, il Tirreno e l’Adriatico, in una posizione davvero privilegiata.

Gli affascinanti borghi sui versanti dei monti

Per conoscere meglio questo angolo di Molise, tra le prime tappe non possono mancare alcuni dei paesi più caratteristici, arroccati sui monti, in perfetto equilibrio con il territorio che li ospita, piccoli presepi che, al calar della sera, fanno risplendere con le loro luci il nero profilo dei versanti.

Alle pendici del Matese, con il paesaggio segnato dal tipico tratturo (il percorso dei pastori durante la transumanza) molisano Pescasseroli-Candelo, Sepino, borgo medievale delimitato dalle antiche mura, consente di andare alla scoperta dell’area archeologica di Saepinum, dove spiccano i luoghi più rappresentativi della città romana quali le terme, la cinta muraria, il foro, la basilica e il teatro.

In più, vi sono i resti anche di Saipins, insediamento del periodo sannitico in località Terravecchia, e il pianoro di Campitello del Sepino che si raggiunge seguendo un sentiero di montagna: si tratta di una rigenerante distesa pianeggiante circondata da verdi boschi.

Altrettanto custode di meraviglia è Roccamandolfi, raccolto borgo medievale vegliato dalle rovine di un castello longobardo, un fitto dedalo di vicoletti e casette che hanno come fulcro la Chiesa di San Giacomo.

Oltrepassata la parte alta del paese, ecco il Castello, già presente alla fine del XI secolo, di cui oggi rimangono le torri e le mura: dopo una visita, si può proseguire lungo una stretta stradina di montagna per arrivare al pianoro di Campitello di Roccamandolfi, altro punto di partenza per entusiasmanti escursioni tra i boschi del Matese.

Non lontano dal gruppo montuoso delle Mainarde e dal fiume Volturno, merita una sosta anche Monteroduni, le cui stradine e case del centro storico sorgono attorno al suo simbolo, il Castello Pignatelli.

Si tratta di un edificio a forma rettangolare con quattro torrioni cilindrici agli angoli che, nel tempo, ha perso le fattezze di fortificazione longobarda e poi normanna per diventare un’elegante residenza signorile: al suo interno, il piano terra ospita stanze con forni, cucine e cantine con grandi botti in legno mentre il piano nobile incanta con un magnifico salone con pavimento in cotto, soffitto in legno dipinto con motivi cavallereschi, e lo stemma della famiglia Pignatelli.

L’anfiteatro naturale di Campitello Matese

Campitello Matese

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Campitello Matese, Molise

Il borgo medievale di San Massimo, che conta meno di 800 residenti, vanta, a 1429 metri di altitudine, il pianoro di Campitello Matese, la stazione sciistica più importante del Centro e Sud Italia con 40 chilometri di piste, svariati impianti di risalita, strutture ricettive e servizi per i turisti, racchiusa tra la cima più elevata del Matese, il Monte Miletto a 2050 metri, e le creste della Gallinola a 1922 metri.

In estate offre entusiasmanti occasioni per escursioni, trekking, camminate, gite a cavallo, in mountain bike o in squad, discese con il parapendio e moltissimi altri sport all’aria aperta.

Gli escursionisti apprezzeranno i numerosi sentieri dove ascoltare la voce del vento, come quello di Capo d’acqua che conduce a Capo dell’arco: qui fa bella mostra di sé un pittoresco arco naturale scavato dalla natura nella roccia.

L’Oasi WWF di Guardiaregia, natura allo stato puro

Da non perdere è l’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, una delle più grandi d’Italia con un’estensione di oltre 2000 ettari, custode di vere perle naturalistiche come il canyon del Quirino sul cui fondo svettano il leccio e tassi centenari, grotte, boschi di faggi e la fragorosa Cascata di San Nicola dove l’acqua si tuffa con un salto di ben 100 metri.

Lasciano poi senza parole i “Tre Frati“, tre maestosi faggi secolari poco distanti uno dall’altro, e le grotte Cul de Bove e Pozzo della Neve, quest’ultima tra le cavità più profonde del Paese con 1045 metri.

Per quanto riguarda la fauna selvatica, l’oasi è habitat ideale per il lupo, la poiana, il falco pellegrino, il nibbio reale, il merlo acquaiolo, e varie specie di anfibi tra cui citare la salamandra dagli occhiali.

L’antica Bojano, tra storia e leggenda

Civita di Bojano

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L’antico borgo di Civita di Bojano

Alle pendici del Matese e a ridosso del fiume Biferno, la cittadina di Bojano, sovrastata dall’antico e silenzioso borgo fortificato di Civita, avrebbe avuto origine, secondo la leggenda, da un gruppo di Sanniti che decisero di edificarla proprio nel punto in cui si era fermato il cammino di un bue sacro.

Oggi, tra le testimonianze del passato, da vedere è la Cattedrale di San Bartolomeo, patrono della diocesi e della città, risalente al XI secolo, una delle più antiche della cristianità.
Nel corso del tempo, la chiesa ha subito numerose distruzioni e trasformazioni: durante gli ultimi lavori di restauro, al di sotto dell’altare è tornata alla luce l’antica abside da cui sgorga acqua e a cui si accede scendendo sette gradini che simboleggiano i sette vizi capitali.
Tale ritrovamento, rende la Cattedrale di Bojano forse l’unica a possedere un altare al di sopra di una sorgente d’acqua.

Dalle rovine del Castello, invece, si gode di una vista superba: da un lato la piana su cui sorge l’abitato con l’inizio del Tratturo Pescasseroli-Candela e della Valle del Biferno, dall’altro i Monti del Matese.
Ai piedi della vecchia fortezza, delimitato da una cinta muraria ancora in parte visibile, ecco un agglomerato di piccole case e strette vie, in gran parte disabitato.

Ma non è tutto. Raggiungibile soltanto a piedi seguendo un sentiero montano, emoziona il Santuario di Sant’Egidio, a 1000 metri tra i boschi di faggio del Matese, una suggestiva chiesetta del IX-X secolo nei pressi di una fonte d’acqua purissima. Non manca un rifugio per gli escursionisti che desiderassero fermarsi qualche giorno in uno scenario idilliaco.

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Un viaggio nel tempo nella magica Ungheria

L’Ungheria punta sulla cultura e porta avanti l’ambizioso progetto NÖF (National Heritage Protection and Development Program) per la rivalutazione dei siti storici che impreziosiscono il suo affascinante territorio.

Infatti, vanta una vasta ricchezza culturale e storica con oltre duemila edifici di spicco tra chiese, palazzi e dimore reali e, dal 2020, prosegue la ristrutturazione di 17 castelli e 12 fortezze che rappresentano a loro volta l’immenso patrimonio del Paese  e che attraggono, ogni anno, migliaia di turisti e appassionati d’arte.

Il programma di sviluppo e salvaguardia prevede il restauro di 30 edifici, rinnovati seguendo gli stili delle varie epoche per far rivivere la realtà storica a chi è alla ricerca di un’occasione di crescita culturale grazie a mostre esperienziali, programmi interattivi e visite guidate.

Ma non soltanto.

L’obiettivo è anche quello di raccontare, mediante le esposizioni e le visite guidate personalizzate, la storia delle famiglie che hanno costruito i castelli ungheresi, come i Grassalkovich, gli Esterházy o i Festetics.

Budapest, la tappa da non perdere

Tappa immancabile è senza dubbio la capitale, Budapest, perfetta per conoscere da vicino la storia della nazione, a partire dall’iconico Castello di Buda, Patrimonio UNESCO, ex residenza reale e oggi uno dei centri culturali più grandi della città.

Simbolo indiscusso, la domina dalla cima del colle Várhegy, e ospita la Galleria Nazionale Ungherese, il Museo di Storia di Budapest e la Biblioteca Nazionale.

In particolare, la Galleria permette di ammirare le opere di artisti ungheresi dal Medioevo ai nostri giorni con un focus sulle collezioni del Trecento e del Quattrocento e sulle pitture del Romanticismo nazionale; il Museo, invece, ripercorre la storia cittadina dalla Preistoria all’epoca moderna, e la Biblioteca custodisce la collezione privata di oltre 15000 libri e manoscritti regalata nell’Ottocento da Ferenc Széchényi.

Ancora, da non perdere è la Sala di Santo Stefano, il primo importante progetto di restauro avviato dal Programma Hauszmann.
Dopo essere stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, la Sala è stata rivisitata in stile contemporaneo grazie al lavoro degli artigiani del Paese che hanno saputo eseguire l’opera di restauro seguendo le planimetrie iniziali, i disegni e le fotografie sopravvissute, e ricreare,  così, gli interni decorati con l’utilizzo dei materiali originali.

I castelli reali delle nobili famiglie ungheresi

A soli 30 chilometri dalla Capitale, risplende di nuovo uno dei più bei castelli barocchi d’Ungheria: il Castello Reale di Grassalkovich a Gödöllő, famoso per essere stato donato alla Principessa Sissy e Francesco Giuseppe per la loro incoronazione.

Il progetto di ristrutturazione ha permesso di dare una nuova vita all’edificio che oggi fa da sfondo a una mostra permanente e invita i turisti a immergersi nelle opere e nelle sale del castello che testimoniano la sua storia, come le suite e il teatro classico.
I motivi per visitarlo sono tanti, tra cui il parco che abbraccia le mura in una distesa di prati verdi e disegni florali per un’immagine ancora più romantica.

Sulle rive del lago Öreg a Tata, anche il Castello di Esterházy, in stile tardo barocco, ha ritrovato la sua antica bellezza.
Ristrutturato nel 2020, l’interno originale del palazzo rivela l’architettura passata e rievoca i giorni in cui i membri della famiglia Esterházy ne percorrevano i corridoi.
In passato, ha visto importanti eventi diplomatici, tra cui il trattato di pace di Schönbrunn firmato da Napoleone, mentre oggi accoglie la mostra interattiva intitolata “L’isola della pace” che narra la vita quotidiana e l’importanza della nobile famiglia a livello internazionale.

Infine, il palazzo Dég Festetics, a un’ora d’auto da Budapest, è uno dei primi castelli neoclassici ungheresi edificato tra il 1810 e il 1815 su commissione di Antal Festetics, e  presenta il più grande giardino all’inglese del Paese con alberi secolari, piante rare e i corsi d’acqua a serpentina che lo hanno reso popolare per le riprese cinematografiche.

Da vedere, un’esposizione al piano terra che ripercorre la storia della famiglia Festetics, lo stile di vita, le vacanze, con particolare attenzione alla biografia.
Le sale al piano superiore, invece, sono incentrate sui collegamenti della famiglia con il movimento massonico ungherese sulla base di fonti e manufatti autentici.

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Susa, la città con la medina patrimonio Unesco

Con poche ora di volo dall’Italia si possono raggiungere mete geograficamente vicine ma radicalmente diverse nella cultura e nell’architettura. Un viaggio di questo tipo permette non solo di atterrare in un altro continente, ma anche di fare ingresso un mondo completamente differente dal nostro e che senza ombra di dubbio vale la pena scoprire. È il caso della Tunisia, che vanta una città con una medina che è persino patrimonio Unesco: Susa.

Dove si trova Susa

Susa, il cui nome in francese è Sousse, è il capoluogo del governatorato omonimo e anche uno dei poli turistici più importanti di tutta la Tunisia. Il motivo è piuttosto semplice: si tratta di una città affacciata sul Mediterraneo che sorge sulla costa orientale del Paese.

Non a caso viene considerata la “perla del Sahel“, il celebre litorale tunisino che si estende approssimativamente per 140 chilometri da nord a sud.

La medina di Susa

Come si arriva a Susa si viene invasi da un sentimento ricco di contrasto: da queste parti antiche costruzioni sopravvivono al volto di una città che punta a diventare moderna. Amabile in qualsiasi stagione dell’anno per via delle tante attrazioni storiche che conserva, durante le bella stagione offre la comodità dei resort e tantissime attività culturali.

Alle spalle degli hotel di lusso che fiancheggiano il suo lungomare, sorge il centro storico che protegge numerosi siti di interesse. Primo tra tutti la sua medina che per la sua importanza e bellezza nel 1988 è stata inserita tra i Patrimoni dell’umanità dall’Unesco.

Cosa vedere nella medina di Susa

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Veduta della medina di Susa

Non a caso è uno dei migliori esempi di architettura araba in Tunisia, anche grazie al fatto che è arrivata ai giorni nostri quasi completamente immutata rispetto a come era in passato. La città vecchia si presenta come un labirinto di vicoli protetto da due chilometri di mura in cui svettano Bab el Khabli, sul lato sud, e Bab el Ghabi a ovest, due delle sei porte sopravvissute al passare del tempo.

Dall’avanguardia degli alberghi, si passa quindi a girovagare nella storia e magari a fare anche tantissimi acquisti nelle varie botteghe e nei colorati mercati presenti tra le vie.

Passeggiando tra le antiche stradine, ecco che svetta in tutto il suo fascino la Grande Moschea di Susa che si mostra ai visitatori con una caratteristica davvero insolita: c’è una scala esterna che conduce dal cortile al minareto.

Poi ancora il Ribat di Sousse, una fortezza militare risalente al 800 d.C. dove è possibile salire sulla torre di guardia per godere di spettacolari viste panoramiche sulla città e sul mare. Una costruzione così imponente che funge da punto di riferimento per abitanti e visitatori.

A poca distanza, ecco farsi spazio un’altra meraviglia antica: la Kasbah, uno dei monumenti più sontuosi di tutta la città poiché sembra voler toccare il cielo tramite una delle torri più antiche ancora in piedi in Nord Africa.

Imperdibile è anche il Museo Archeologico di Sousse e lo è perché conserva la più grande collezione di antichità del Paese dopo quella contenuta presso il Museo del Bardo a Tunisi.

Susa: cosa vedere

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La Grande Moschea di Susa

Le spiagge di Susa

La medina di Susa, con i suoi colori e con le sue costruzioni antiche, è certamente da non perdere. Ciò non toglie che la città abbia anche molto da offrire al di fuori delle sue mura. Tra questi vale la pena citare il porto che si distingue per essere vivace, un ottimo punto di partenza per fare diverse e escursioni in barca e un luogo ottimale in cui scoprire la tradizione culinaria della zona.

Per quanto riguarda il mare, Susa offre diverse spiagge in cui potersi rilassare. Detto onestamente, durante l’altra stagione quella che costeggia il lungomare non si distingue per essere particolarmente accogliente e pulita. A fare la differenza sono i lidi degli hotel dove l’attenzione è maggiore in fatto di pulizia, tanto che il Mediterrano riesce a mostrarsi in tutta la sua purezza.

Caratterizzate da un fondo sabbioso accarezzato da un mare quasi sempre calmo, tra le più note c’è Las Vegas beach che si distingue per la sua sabbia particolarmente bianca. Poi ancora Bou Jaafar beach che, pur essendo particolarmente affollata, offre un mare adatto a tutti a dai colori affascinanti.

A quasi quattro chilometri di distanza dal centro di Susa, ecco comparire El Menchia beach con il suo mare turchese e la tanta sabbia bianca perfetta. Poi ancora Kaki beach, Plage Bouficha ed Happy Beach, anche se è giusto sapere che questi sono solo alcuni dei nomi dei tanti angoli in cui rilassarsi nella costa locale.

Le spiagge più belle di Susa

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Il mare di Susa

Cosa vedere nei dintorni

Susa, oltre a essere una realtà interessante da vari punti di vista, offre anche tante meraviglie da scoprire nei suoi dintorni. Takrouna, che sorge in cima a una collina rocciosa fossile, è un vecchio villaggio berbero in cui le persone vivono come facevano i loro avi, uno stile di vita che va via, via scomparendo.

Poi ancora Mahdia, una città medievale costiera dove avventurarsi tra i mille colori del suo bazar per poi rilassarsi in chilometri di costa tutta da esplorare.

Non meno interessante è Port El Kantaoui che quasi presenta un fascino esotico grazie alle sue spiagge bianchissime e l’azzurro cristallino del Golfo di Hammamet.

Infine Monastir che, oltre a un’irresistibile atmosfera marina, mette a disposizione del viaggiatore tanti siti di interesse come la sua fortezza, il Ribat e il mausoleo Bourguiba che spicca per la sua architettura dorata e per la presenza di una cupola e alcuni minareti che lo rendono un monumento assai imponente.

Informazioni utili per organizzare il viaggio

Sousse è considerata una città sicura per i turisti. Nonostante gli attacchi terroristici che purtroppo ha subito nel 2015, la situazione attuale non è preoccupante. A seguito di quel drammatico evento, infatti, le Autorità tunisine hanno adottato nuove misure antiterroristiche in tutto il Paese.

Le misure di sicurezza sono perciò state rafforzate anche tramite operazioni di polizia finalizzate allo smantellamento di cellule terroristiche e alla requisizione di armi. Ciò vuol dire che l’emergere di possibili e nuove minacce viene costantemente monitorato.

Tuttavia, come in qualsiasi altra città, ci possono essere piccoli furti. Per questo motivo è essenziale non lasciare oggetti di valore incustoditi e stare particolarmente attenti nelle zone affollate.

Per il resto, preparate il vostro passaporto – con almeno 3 mesi di validità residua – e correte a scoprire la bella città di Susa.