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Cosa vedere a Dominica, la perla selvaggia e sorprendente delle Piccole Antille

Dominica, la perla più selvaggia e sorprendente dei Caraibi: un’isola che non si limita a essere “bella”, ma che vibra, respira e travolge con la sua natura primordiale. Immaginate cascate che esplodono nella giungla, acque turchesi che sembrano neon, sentieri tra vulcani attivi e una cultura creola che profuma di musica e spezie. Non è un caso se National Geographic l’ha inserita tra le mete imperdibili del 2026: Dominica è quel tipo di paradiso che non si guarda soltanto… si vive.

Dominica non è il classico paradiso caraibico: è un universo verde, vulcanico, pulsante, dove la natura detta il ritmo e ogni esperienza ha il sapore di qualcosa di autentico. Se state cercando un’isola ancora integra, ricca di energia e cultura, qui troverete tutto questo moltiplicato per dieci. Ecco le esperienze da non perdere.

Cosa vedere e fare

Il primo Sperm Whale Reserve al mondo

Inserita tra le mete imperdibili del 2026 da National Geographic, Dominica conquista subito con una proposta imperdibile. Le acque tra le più profonde e tranquille dei Caraibi ospitano circa 200 capodogli residenti tutto l’anno: un fatto più unico che raro. Dominica sta per istituire la prima riserva marina al mondo dedicata a questa specie, un’area protetta di quasi 800 chilometri quadrati sulla costa occidentale, dove potrete osservare questi giganti del mare nel massimo rispetto dei loro ritmi.

Roseau

Roseau può sembrare piccola, ma racchiude un concentrato di cultura, storia e vita locale. Le sue case colorate, un mix di architettura moderna e influenze francesi, si affacciano sul mare mentre alle spalle si innalzano montagne ricoperte di giungla. Vi troverete immersi in una capitale autentica, viva e non costruita a misura di turista.

Il Vecchio Mercato è il cuore storico: un tempo luogo di compravendita degli schiavi, oggi ospita un monumento in ferro battuto che ricorda quel passato. Poco distante, tra bancarelle di frutta tropicale, erbe aromatiche e pesce appena sbarcato richiamato dal suono della conchiglia, si anima il New Market, perfetto per respirare l’energia creola.

Non perdete il Museo Domenicano, i giardini botanici raggiungibili percorrendo il elegante corso King George V, l’antica cattedrale e la storica biblioteca donata dal filantropo Andrew Carnegie. Da Roseau potete anche raggiungere facilmente le Trafalgar Waterfalls e alcune sorgenti termali vulcaniche: un assaggio immediato dell’anima selvaggia dell’isola.

Panorama su Roseau

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Visitare Roseau a Dominica

Portsmouth

A nord di Roseau, sulla spettacolare Prince Rupert Bay, si trova Portsmouth, la seconda città del Paese e uno dei luoghi chiave per comprendere la storia di Dominica. Qui, nel 1504, Cristoforo Colombo approdò durante il suo quarto viaggio, e ancora oggi nelle acque basse dietro la stazione di polizia si vedono i resti di antiche imbarcazioni.

Saint Joseph

Se volete vedere la Dominica più genuina, fermatevi a Saint Joseph, un villaggio di pescatori affacciato su una delle baie più affascinanti dell’isola. Qui la sabbia, vulcanica e scurissima, contrasta con il verde brillante della vegetazione. Intorno al fiume Layou si susseguono campi, bananeti, palme da cocco e canne di bambù che crescono direttamente dall’acqua: un paesaggio bucolico da cartolina.

Cabrits National Park

Nella penisola a nord di Portsmouth si trova il Cabrits National Park, un sito dove natura e storia convivono perfettamente. Nel Settecento questo promontorio ospitava seicento soldati britannici, di cui oggi resta il suggestivo Fort Shirley, completamente immerso nella giungla.

Boiling Lake

È forse l’escursione più celebre della Dominica: un trekking impegnativo ma straordinario, che vi porterà fino al Boiling Lake, il secondo lago di vapore più grande al mondo. Le sue acque grigio-blu ribollono tra le nuvole di vapore, dando vita a un paesaggio quasi lunare.

Boiling Lake a Dominica

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L’incredibile Boiling Lake

Morne Trois Pitons National Park

L’anima più selvaggia di Dominica è racchiusa in questo parco Patrimonio UNESCO, un mosaico di valli, foreste pluviali, cascate e zone vulcaniche. L’Emerald Pool, con le sue acque color smeraldo avvolte dal verde, è un luogo da sogno, ma non è l’unico: qui si trovano fumarole, sorgenti calde e uno degli scenari più incredibili del Paese.

Sorvolare la foresta pluviale

Due terzi dell’isola sono coperti da foreste fitte e impraticabili: una buona notizia per chi ama la natura pura, meno per chi non se la sente di intraprendere lunghe escursioni. Fortunatamente, a mettere tutti d’accordo c’è la funivia panoramica che attraversa un tratto immenso di giungla e regala un punto di vista spettacolare su montagne, vallate e fumarole vulcaniche. Il viaggio termina nei pressi del Boiling Lake, permettendovi di ammirare dall’alto luoghi che fino a pochi anni fa erano raggiungibili solo dopo ore di trekking. È un modo semplice e sorprendente per cogliere l’essenza selvaggia dell’isola.

Le spiagge più belle di Dominica

Dominica non è l’isola dei Caraibi dove cercare chilometri di spiagge bianche: qui la natura gioca con colori più intensi, più wild, più autentici. Le sue baie sono scrigni segreti, spesso incorniciati da foreste, rocce vulcaniche e acqua trasparente che scintilla al sole. Un mix irresistibile per chi ama il mare ma vuole qualcosa di diverso dalle solite cartoline.

Sulla costa di Roseau vi aspetta una delle spiagge più iconiche dell’isola: Champagne Beach. Il nome dice tutto: sotto la superficie, le bolle vulcaniche risalgono dal fondale come in un calice frizzante, creando un’esperienza di snorkeling unica al mondo. Tra sassolini scuri e un mare limpido come cristallo, la barriera corallina si mostra in tutto il suo splendore.

A una mezz’ora dalla capitale, lungo la costa occidentale, si apre Mero Beach, un morbido tappeto di sabbia nera vulcanica che brilla al sole. Qui il mood è rilassato e conviviale: bar sulla spiaggia, cocktail freschi, pranzi vista mare e un’atmosfera perfetta per godersi una giornata slow, tra bagni e tramonti intensi.

Se cercate una spiaggia più selvaggia e scenografica, puntate verso nord-est: Batibou Beach è una meraviglia dorata, una rarità sull’isola. Circondata da palme altissime e vegetazione lussureggiante, sembra uscita da un film tropicale. La sabbia è chiara e fine, l’acqua turchese e la quiete assoluta: è l’ideale per chi vuole staccare completamente e tuffarsi in un angolo di paradiso ancora poco battuto.

Dove si trova Dominica e come raggiungerla

Servono dalle 13 alle 18 ore di volo circa, a seconda degli scali e dell’aeroporto di partenza, per raggiungere Dominica dall’Italia. Si trova nell’arcipelago delle Piccole Antille, nella zona orientale dei Caraibi, tra Guadalupa e Martinica. Per raggiungerla, si fa scalo sulle isole principali dei Caraibi. Un’opzione pratica è arrivare a Parigi e da lì volare sulle Antille Francesi, spostandosi poi con i trasporti locali.

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La storia dei Maya cambia: scoperto il complesso rituale di una civiltà senza re

Un monumento rituale gigantesco, rimasto nascosto per oltre 3.000 anni nella giungla del Tabasco, in Messico, sta riscrivendo la storia delle antiche civiltà Maya. Più grande di siti celebri come Tikal in Guatemala, è emerso portando con sé un messaggio sorprendente: a crearlo non furono re né imperi, ma una comunità unita da una visione comune del cosmo.

È la scoperta di Aguada Fénix, il sito che sta cambiando ciò che credevamo di sapere sui Maya e sulle origini del potere.

Il vasto complesso ritrovato di Aguada Fénix

Gli archeologi dell’Università dell’Arizona, guidati dal Professor Takeshi Inomata e dalla Distinguished Professor Daniela Triadan, della Fred A. Reicker University, hanno scoperto un imponente complesso cerimoniale che si estende  per oltre un chilometro e mezzo nello stato di Tabasco, nel sito di Aguada Fénix, nel Messico sud-orientale.

Le loro scoperte, pubblicate su Science Advances, rivelano il più antico e grande cosmogramma conosciuto, costruito dalle prime comunità legate ai Maya intorno al 1050-700 a.C.

La fossa cruciforme scoperta ad Aguada Fénix

Atasta Flores

La fossa cruciforme scoperta nel sito di Aguada Fénix

Grazie alla tecnologia Lidar (Light Detection and Ranging), che permette di “vedere” attraverso la vegetazione, gli studiosi hanno potuto mappare il terreno dall’alto e scoprire un vasto altopiano rettangolare lungo 1,6 km e alto fino a 15 metri. La sua linea centrale si allinea perfettamente con il sorgere del sole il 17 ottobre e il 24 febbraio, date che rappresentano metà del ciclo del calendario rituale mesoamericano.

Durante gli scavi, è stata individuata una fossa a forma di croce contenente manufatti cerimoniali e ornamenti in giada a forma di animali sacri e figure umane. Nel cuore dello scavo, piccoli depositi di pigmenti minerari colorati – blu, verde, giallo e rosso – disposti in base ai quattro punti cardinali: la prima prova diretta del simbolismo cromatico direzionale in Mesoamerica. “Simboleggiano il concetto di uno spazio ordinato dell’universo – hanno spiegato gli studiosi -, un’idea che sarebbe sopravvissuta per oltre duemila anni nelle culture Maya e Azteche”.

Ma la scoperta non si ferma qui. Il sito rivela anche una rete di strade rialzate, corridoi e canali che testimoniavano un’organizzazione sociale già complessa e condivisa.

Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali

Takeshi Inomata/University of Arizona

Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali

Una scoperta che riscrive la storia dei Maya

Sono diversi gli aspetti che rendono quello avvenuto ad Aguada Fénix un ritrovamento eccezionale. Il complesso precede di quasi un millennio siti come Teotihuacan e Tikal (in Guatemala), ribaltando l’idea che la civiltà mesoamericana sia nata da un lento processo di centralizzazione del potere. “Quello che stiamo scoprendo è che ci fu un ‘big bang‘ di costruzioni all’inizio del 1000 a.C., di cui nessuno era a conoscenza”, ha affermato l’archeologo Inomata.

Ancora più straordinario è il fatto che non esistesse un re a guidare quei lavori. A differenza di altri centri monumentali, Aguada Fénix fu costruita grazie alla collaborazione volontaria di comunità unite da credenze cosmologiche comuni e guidare piuttosto da leader intellettuali. “Questi leader non avevano il potere di costringere gli altri”, ha spiegato Inomata. Le persone partecipavano perché credevano profondamente nell’idea di rappresentare l’universo attraverso l’architettura.

La scoperta dimostra come già 3.000 anni fa fosse possibile realizzare grandi opere senza gerarchie rigide, ma con cooperazione e una visione condivisa. “La gente ha l’idea che servono persone potenti per realizzare qualcosa di straordinario. Ma una volta che si analizzano i dati reali del passato, si scopre che non era così. Non abbiamo bisogno di una disuguaglianza sociale così grande per raggiungere obiettivi importanti”, ha concluso lo studioso.

La storia che conosciamo sui Maya continua a cambiare e, forse, guardando al passato, possiamo davvero imparare qualcosa anche per il nostro futuro.

Ornamenti e utensili in giada nello scavo

Takeshi Inomata/University of Arizona

Ornamenti e utensili in giada nello scavo
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I luoghi reali di Fantaghirò, dove è stata girata la fiaba cult degli Anni ’90

Negli Anni ’90 Fantaghirò ha conquistato intere generazioni con le avventure di una principessa coraggiosa, tra magie, nemici terrificanti e storie d’amore impossibili. La miniserie italiana, ispirata alla fiaba popolare toscana “Fanta-Ghirò, persona bella”, ha saputo creare un mondo fantastico unico grazie non solo alla sceneggiatura e ai personaggi, ma anche alle location mozzafiato in cui è stata girata.

Dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, passando per Cuba e Thailandia, ogni set ha contribuito a costruire l’atmosfera fiabesca che ha reso celebre la saga.

Di cosa parla Fantaghirò

La serie prende spunto dalla fiaba tradizionale toscana, in cui una giovane principessa dimostra coraggio e intelligenza affrontando prove impossibili e conquistando l’amore di un re nemico, portando pace tra due regni. Nella trasposizione di Lamberto Bava del 1991, Fantaghirò diventa una guerriera moderna: indipendente, audace e capace di innamorarsi di Romualdo a prescindere dal suo genere.

I film raccontano le sue battaglie contro forze oscure, streghe malvagie e creature fantastiche, in un mondo che mescola magia, romanticismo e avventura.

Fantaghirò Remo girone

ANSA

Alessandra Martinez e Remo Girone in Fantaghirò

Dove è stato girato

Sebbene gran parte delle riprese siano avvenute all’estero, la produzione, i costumi e la scenografia sono interamente italiane. Grazie alla combinazione di set naturali, castelli fiabeschi e scenografie esotiche, Fantaghirò è riuscita a creare un mondo suggestivo e senza tempo, capace di affascinare ancora oggi chi l’ha amata negli Anni ’90.

Thailandia

Per Fantaghirò 4, alcune scene sono state girate in Thailandia. In particolare nell’antica città museo di Samut Prakan (Mueang Boran), a circa 30km a sud-est di Bangkok. I templi e le architetture orientali hanno contribuito a ricreare il regno di Re Tohor, dove Fantaghirò si reca per fermare il male. Le atmosfere esotiche dei paesaggi tropicali e delle costruzioni storiche hanno fornito uno sfondo perfetto per un racconto fantasy dai toni avventurosi e misteriosi, dando agli spettatori la sensazione di entrare in un mondo lontano e incantato.

Templi dell'antica città di Samut Prakan in Thailandia

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Templi dell’antica città di Samut Prakan

Cuba

Il quinto film della saga, Fantaghirò 5, ha avuto come set principale Cuba, scelto per la sua bellezza naturale e i suoi paesaggi tropicali, ma anche per motivi economici. A raccontarlo fu il regista Lamberto Bava: «Abbiamo scelto Cuba per contenere i costi e dare alla serie un’ambientazione completamente diversa. Qui c’è una scuola di cinema straordinaria, con tecnici preparati e manodopera qualificata. Certo, la burocrazia rallenta un po’ tutto, ma a Cuba non si compra nulla solo con il denaro».

Qui approda il galeone volante del cattivissimo Senzanome e della sua ciurma di arcimboldi vegetali. Tra spiagge, grotte e il Parco forestale metropolitano de L’Avana, sono state girate le scene più spettacolari, incluso il galeone dell’orco mangiabambini. In questo capitolo, Fantaghirò incontra le Memosughe, creature che succhiano i suoi sentimenti, e deve ricostruire la propria vita in un mondo parallelo, lontano dall’amore per Romualdo e dalla sua famiglia.

Parco Avana

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Parco metropolitano dell’Avana a Cuba

Nelle foreste dell’Avana, dove un tempo fu girato il primo Tarzan con Johnny Weissmuller, è stato costruito il galeone pirata in scala reale, mentre gli studi televisivi della Riv, ricavati negli ex locali della Fox, sono stati trasformati in un mondo di magie, streghe e fumi colorati grazie agli effetti speciali di Sergio Stivaletti.

I castelli della Repubblica Ceca

Nonostante le ambientazioni esotiche, i castelli dell’Est Europa restano il cuore della saga. Il castello di Bouzov, in Repubblica Ceca, è stato scelto come dimora di Fantaghirò. La sua architettura gotico-rinascimentale ha regalato alle scene un’atmosfera fiabesca, impreziosita dal celebre pozzo in cui la principessa viene isolata dalle sorelle.

Il castello di Pernstejn ha invece rappresentato la residenza di Romualdo, con torri slanciate e boschi incantati che hanno fatto da sfondo ai momenti romantici della serie. In Slovacchia, il castello di Bojnice ha ospitato le scene del palazzo della Strega Nera, con le sue torri, le mura ricoperte di edera e i giardini incantati. I fiumi, i laghi e le foreste circostanti hanno completato il quadro, rendendo ogni avventura visivamente memorabile.

Castello di Pernstejn

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Castello di Pernstejn
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Halloween, tradizioni e celebrazioni dal mondo: le più curiose e affascinanti

Per molti è sinonimo di “dolcetto o scherzetto”, di zucche intagliate e di personaggi paurosi, ma Halloween è molto più di questo. È una delle festività più antiche del mondo, amata da adulti e bambini ed entrata di diritto tra le tradizioni imprescindibili dell’anno. Quando l’autunno trasforma i paesaggi con i suggestivi colori del foliage e il mese di ottobre volge al termine, il mondo intero si prepara a celebrare la vita e la morte con un insieme di riti pagani e religiosi, in cui cultura e tradizione differenziano Halloween tra i vari Paesi.

Dall’Irlanda, luogo in cui è nata questa festività, all’America, che ne è diventata la massima esponente, toccando Messico, Cina e Giappone, partiamo per un viaggio alla scoperta delle più significative tradizioni legate ad Halloween in giro per il mondo.

Irlanda e Regno Unito, dove è nato Halloween

Sebbene i cittadini americani prendano molto sul serio questa festività, al punto tale da essersi immedesimati a pieno in tale tradizione, le origini di Halloween sono da ricercare in Irlanda e più precisamente nel Samhain, il capodanno celtico (chiamato anche “All Hallowtide“) festeggiato il primo giorno di novembre come termine del periodo del raccolto e l’inizio dell’inverno.

Con i secoli, all’antica festa celtico-pagana si sono aggiunte leggende e altre storie che hanno trasformato Halloween nella versione più moderna che conosciamo. Tra tutte c’è quella di “Jack o’ lantern“, il fabbro irlandese simbolo delle anime dannate che rivive in quelle zucche lavorate a mano che popolano le strade e i quartieri durante il mese di ottobre.

In Irlanda, e in generale anche nel Regno Unito, oggi per commemorare il culto celtico si accendono dei grandi falò, soprattutto nelle aree rurali, proprio per continuare in qualche modo la tradizione dei rituali pagani. Ma si tratta pur sempre di una festa, quindi ecco che fantasmi, streghe e altre creature del mondo si riuniscono per le strade e per i quartieri per l’ormai celebre “trick or treat”.

Immancabile, sulle tavole irlandesi, è il barmbrack, un dolce tipico di questo giorno al quale sono collegate altre leggende e superstizioni. Infatti, i fornai inseriscono nell’impasto di questa torta tre elementi: un anello, un piccolo straccio e una moneta. Ad ogni fetta di barmbrack contenente uno di questi tre oggetti corrisponde una fortuna (o sfortuna): chi trova l’anello si sposerà o troverà la felicità, chi avrà lo straccio andrà incontro a un futuro finanziario incerto, mentre chi riceverà la moneta vivrà invece un anno prospero.

Decorazioni tipiche di Halloween in Irlanda

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Decorazioni tipiche di Halloween in Irlanda

America, dove la tradizione di Halloween si è radicata

A celebrare Halloween in grande stile ci pensano gli americani, al punto tale che spesso, erroneamente, si attribuiscono le origini di questa festività proprio all’America. Oltre all’iconico “trick or treat“, i quartieri e le strade delle città si abbigliano a festa: ci sono zucche intagliate, addobbi spaventosi, fantasmi e altri mostri che decorano finestre, ingressi e viali. Questa atmosfera un po’ spettrale è estremamente affascinante.

La tradizione delle zucche intagliate deriva proprio dall’usanza celtica degli irlandesi di ricreare volti spaventosi nelle rape, inserendovi delle candele, con l’intento di spaventare gli spiriti maligni durante la festa di Samhain. Si racconta che una volta emigrati in America, gli irlandesi non trovarono rape adatte per portare avanti questa tradizione, così iniziarono a utilizzare le zucche, molto più abbondanti, per creare le grottesche lanterne oggi divenute il simbolo di Halloween.

Zucche intagliate di Halloween in America

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Zucche di Halloween

Austria e Germania: Halloween tra simboli e tradizioni

Anche in Europa esistono alcune tradizioni davvero significative. In Austria, per esempio, durante la notte di Halloween le persone lasciano pane, frutta e acqua sul tavolo per i loro cari defunti con la credenza che questi gli facciano visita. In Germania, invece, la più antica tradizione vuole che si nascondano i coltelli presenti in casa per evitare che i defunti si feriscano. Ma non è tutto, perché sulle porte delle case vengono disegnati con il gesso dei simboli per proteggere le abitazioni dagli spiriti maligni.

Italia e Francia, la Festa di Ognissanti

Nel Belpaese, negli ultimi decenni, Halloween è diventato un appuntamento fisso per il divertimento di bambini e adulti. La festività più commerciale e considerata “importata” dall’America, però, si differenzia da quella che ha tradizioni radicate nella religione cattolica e con origini ben lontane: la Festa di Ognissanti. Si celebra il 1° novembre per commemorare tutti i santi cattolici, mentre il 2 novembre si celebrano i morti. Tradizionalmente si lasciano crisantemi sulle tombe dei cari defunti e si partecipa a una messa in loro ricordo.

Anche la Francia ha tradizioni simili a quelle italiane, riservando uno spazio maggiore alla Toussaint, la festa di Ognissanti del 1° novembre. Anche qui si partecipa a funzioni religiose e si visitano i defunti nei cimiteri per deporre fiori sulle loro tombe.

Portogallo con il Día das Bruxas

Restando in Europa, anche il Portogallo ha un proprio modo di celebrare Halloween: è il Dia das Bruxas, o Giorno delle Streghe, che ha molti aspetti tradizionali collegati alle origini della festività. Anche qui c’è l’usanza del “trick or treat” dei bambini tra le vie delle città e dei paesi, ma in cambio non ricevono caramelle, bensì pane, frutta o noci. Inoltre, i familiari dei cari defunti si recano nei cimiteri per adornare le tombe con fiori e candele.

Cina e Giappone, dalle antiche tradizioni alla modernità

Anche la Cina ha il suo Halloween, che prende il nome di Teng Chieh o Hungry Ghost Festival. Durante la notte del 31 ottobre, migliaia di lanterne illuminano il Paese intero: servono ad aiutare le anime dei morti a ritrovare la loro casa. Le origini della festività risalgono alla tradizione taoista che vuole guidare gli spiriti che camminano sulla terra.

Nel calendario cinese, il Teng Chieh si celebra nel 15° giorno del 7° mese lunare (chiamato “mese fantasma”). Durante il tramonto le persone distribuiscono incenso, acqua e cibo davanti alle immagini dei familiari defunti. Nella tradizione, questa usanza servirebbe a calmare i fantasmi che non hanno ancora ritrovato la via di casa dall’inizio del mese fantasma. Sarebbero proprio loro a infliggere punizioni o a elargire benedizioni ai loro parenti ancora in vita.

Durante la stessa notte, si tiene anche una festa in cui le famiglie preparano un posto in più a tavola riservato a un caro defunto.

Hungry Ghost Festival: la festa di Halloween in Cina

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Teng Chieh o Hungry Ghost Festival, in Cina

In Giappone, invece, Halloween ha raggiunto popolarità solo negli ultimi decenni. Infatti, la prima volta che i giapponesi hanno conosciuto questa festa anglosassone è stata nel 2000, quando il parco divertimenti Disneyland di Tokyo ha organizzato un evento a tema. Con il passare dei decenni Halloween è divenuto sempre più popolare, soprattutto tra i più giovani, anche se con qualche differenza rispetto a come viene festeggiato nei Paesi occidentali.

Oltre al fatto che in Giappone non ci si cimenta nel “trick or treat”, anche i costumi sono diversi. Se tradizionalmente ci si abbiglia con vestiti spaventosi, qui l’attenzione è orientata verso i travestimenti cosplay. A fine ottobre sono numerose le sfilate nelle città giapponesi che riuniscono migliaia di persone che indossano qualsiasi tipo di costume, compresi quelli di personaggi di anime, manga e videogiochi, che non seguono il tema “horror” originario.

Messico, con il suo Día de Los Muertos

È una delle tradizioni più famose del mondo, il Día de Los Muertos del Messico. Una celebrazione messicana di origine precolombiana che festeggia la vita, la gioia e il colore, sebbene il suo nome tradotto sia “giorno dei morti”. Oggi come nel passato, questa festa affascina l’intera umanità: dal 31 ottobre al 2 novembre tutti i cittadini celebrano gli spiriti dei cari defunti con cortei, canti, balli e musiche tradizionali.

Dichiarato nel 2008 Patrimonio culturale immateriale UNESCO, il Día de Los Muertos è un tripudio di colori e usanze particolari. In questa occasione si ricordano gli aneddoti più divertenti dei defunti e si preparano decorazioni dalle ricche tonalità: fiori di calendula, altari con foto, oggetti e cibi preferiti da coloro che sono morti.

Si preparano tradizionalmente il pan de muerto e i teschi di zucchero dai colori accesi. È proprio da questi che deriva il trucco tipico di questa festività, con decorazioni sul viso che ricordano, appunto, dei teschi e ricche corone di fiori colorati ad adornare il capo. Anche qui i bambini bussano ai vicini chiedendo un calaverita, un piccolo dono (caramelle, dolci o soldi), ma senza il famoso scherzetto nel caso in cui non ricevano nulla.

Halloween in messico: i teschi di zucchero tipici

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Teschi di zucchero tipici del Dia de los muertos, in Messico

Haiti e la tradizione della Fet Gede

Ci spostiamo nelle esotiche atmosfere di Haiti, dove l’1 e il 2 novembre si celebra la Fet Gede (Festa dei Morti), che ricorda il classico Halloween, ma arricchito da tradizioni culturali completamente diverse. In queste giornate, i praticanti haitiani di Voodoo rendono omaggio al padre degli spiriti defunti, ovvero al barone Samedi. Inoltre, ballano per le strade per comunicare con i defunti e si recano nei cimiteri dove offrono agli antenati del cibo proveniente dalla loro tavola.

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Guachimontones, alla scoperta delle misteriose piramidi circolari del Messico

Nel cuore dello stato di Jalisco, non lontano da Guadalajara, si trova uno dei siti archeologici più misteriosi del Messico: Guachimontones, un luogo che sembra sfidare tutte le leggi dell’architettura precolombiana. La sua unicità? Le piramidi non sono come quelle di Teotihuacán o Chichén Itzá, ma perfettamente circolari.

Un complesso unico al mondo, che racconta la storia di una civiltà misteriosa, quella dei Teuchitlán, che tra il 300 a.C. e il 900 d.C. sviluppò una delle culture più affascinanti e meno conosciute di sempre. Tra cerchi concentrici, altari e piattaforme ricoperte dal verde, il sito dei Guachimontones, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è un viaggio nel tempo che merita di essere vissuto.

Un sito archeologico unico al mondo

Per secoli, le piramidi circolari uniche al mondo del sito dei Guachimontones sono rimaste sepolte dalla vegetazione, protette dal silenzio e dal tempo. Sono state riportate alla luce solo di recente, negli Anni ’90 (ed erano state scoperte ufficialmente negli Anni ’70), ma resta da scoprire molto altro, vista la grande estensione dell’area archeologica: su 90 ettari ne è stato esplorato solo l’1,3%.

La grande differenza rispetto ai classici templi a gradoni che tutti noi conosciamo? Le piramidi sono concentriche e circondate da piattaforme, templi e campi cerimoniali disposti in perfette geometrie.

Piramidi circolari tra mistero e cerimonie

Al centro del sito spicca quello che è stato chiamato El Gran Guachi, la più grande piramide con un diametro di 27 metri e 52 gradini concentrici. Salire quassù è un’esperienza meravigliosa.

Tutt’attorno si dispongono 12 piattaforme che simboleggiavano il legame fra uomo, cielo e terra. Infatti, sebbene la cultura Teuchitlán rimanga avvolta nel mistero, poiché non lasciò testi scritti, queste costruzioni sanno testimoniare un alto livello di conoscenza astronomica e urbanistica: gli archeologi ipotizzano che le piramidi servissero per riti religiosi e cerimonie comunitarie, ma anche come luoghi di osservazione del cielo e delle stagioni.

Qui si svolgevano cerimonie in onore del dio del vento Ehécatl e si pensa che tali riti prevedessero anche la cerimonia dei Voladores (tradotto in “volanti”): un sacerdote saliva su un palo, posto sulla cima delle piramidi, per rendere omaggio alla divinità. Quello di Guachimontones è uno dei siti più antichi in cui si è rilevata questa tradizione, che si credeva fosse più profondamente radicata tra gli Aztechi e i Totonac del Messico centrale e orientale.

A completare il misterioso sito di Guachimontones finora conosciuto sono anche un anfiteatro e alcune terrazze ed edifici più piccoli.

Oggi, passeggiando tra le sue rovine, si percepisce un’atmosfera sospesa: il vento che soffia sulle piramidi di pietra perfettamente concentriche sembra raccontare storie di antichi sacerdoti, danze rituali e offerte agli dei venerati dalle antiche civiltà. È un luogo che affascina archeologi e viaggiatori, che hanno la possibilità di visitarlo (grazie al Centro Interpretativo di Guachimontones) per immergersi in un paesaggio sospeso nel tempo dove si respira l’equilibrio perfetto tra armonia e mistero.

Dove si trova il sito archeologico

Le piramidi circolari del sito di Guachimontones si trovano nel comune di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, vicino al lago di Teuchitlán. Si può raggiungere l’area in circa un’ora d’auto da Guadalajara (65 km), la seconda città più grande del Messico. Ci sono anche diversi tour organizzati che partono ogni giorno dal centro della città.

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Viaggio in Guatemala alla scoperta del sito archeologico di Tikal

Chiunque stia organizzando un viaggio in Guatemala, non può rinunciare a una delle tappe più belle e suggestive: il sito archeologico di Tikal, l’antica città-stato Maya situata nel nord del Paese. Situato nel cuore della giungla del Petén, questo straordinario sito archeologico è uno dei centri più importanti dell’antica civiltà Maya e oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Tra piramidi imponenti che svettano sopra la foresta e sentieri popolati dal richiamo delle scimmie urlatrici e dal canto degli uccelli tropicali, la visita a Tikal è un’esperienza che unisce natura e storia in modo unico. Anche se molte delle sue strutture sono già state portate alla luce, gran parte della città resta ancora nascosta sotto la vegetazione e gli scavi continuano a rivelare nuovi dettagli di questo affascinante passato.

Il sito archeologico di Tikal fu scelto anche da George Lucas, che qui ambientò alcune scene di Star Wars: Episodio IV-Una nuova speranza. Il Tempio IV, con i suoi 57 metri di altezza, fu utilizzato come punto di osservazione della base ribelle. Salire fino alla sua cima vi regalerà non solo un panorama mozzafiato sulla giungla, ma anche la suggestione di trovarvi dentro una scena da film!

La storia dell’antica città-stato di Tikal

Non è un caso che il Guatemala venga definito il cuore pulsante del mondo Maya. Tra le sue città più straordinarie spicca Tikal, la più vasta dell’epoca precolombiana e un tempo una delle maggiori potenze politiche ed economiche della regione.

Dopo secoli di prosperità, Tikal visse un periodo turbolento: fu invasa dai Teotihuacani, popolazione proveniente dall’area dell’attuale Città del Messico. Le dinamiche storiche di quell’epoca restano in parte avvolte nel mistero e ancora oggi gli archeologi cercano di ricostruirne gli eventi, intrecciando leggende, reperti e nuove scoperte.

Rovine a Tikal

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Le rovine di Tikal immerse nella giungla

Cosa vedere a Tikal

Il sito archeologico di Tikal è un vero e proprio museo a cielo aperto, dove ogni angolo racconta un frammento della storia Maya. Il percorso inizia dalla Gran Plaza, dominata dal Tempio I o Tempio del Gran Giaguaro, costruito come sepoltura del re Ah Cacao, e dal Tempio II, detto delle Maschere, entrambi simboli del potere della città.

Accanto si trovano l’Acrópolis del Norte, con le sue antiche strutture risalenti al 600 a.C., e l’Acrópolis Central, un labirinto di cortili e sale probabilmente residenze nobiliari. Spostandosi a ovest si incontra il Tempio III, risalente all’810 d.C., che conduce lungo la Calzada Tozzer al maestoso Tempio IV: con i suoi 65 metri è l’edificio più alto del sito e offre una delle viste panoramiche più spettacolari della giungla.

Da non perdere anche il Tempio V, alto 57 metri, e la vicina Acrópolis del Sur, ancora in fase di scavo. Poco distante, la Plaza de los Siete Templos colpisce per i suoi edifici cerimoniali e per i campi da gioco della palla. Infine, meritano una visita il complesso di El Mundo Perdido, con la sua piramide preclassica, e il suggestivo Tempio VI delle Iscrizioni, più isolato.

Come raggiungere Tikal in Guatemala

Trovandosi in una zona remota del Guatemala, Tikal è raggiungibile esclusivamente con uno shuttle o bus turistico. Il punto di partenza ideale è la città di Flores e potete acquistare esclusivamente il biglietto del trasporto o quello compreso del biglietto d’entrata. La stagione perfetta per visitare Tikal è quella secca, ossia da novembre ad aprile, con febbraio e marzo quali mesi ideali in termini di afflusso turistico.

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Svelato il mistero sul crollo della civiltà Maya: il segreto si nasconde in una stalagmite

La civiltà Maya era vastissima: si estendeva dal Messico meridionale all’America Centrale. Un territorio punteggiato da città fiorenti che ospitavano migliaia di persone e da templi straordinari, frutto delle più avanzate conoscenze astronomiche. Eppure, nel giro di due secoli, quei centri si svuotarono, i templi furono abbandonati e i grandi progetti architettonici rimasero incompiuti. Cosa accadde?

Per lungo tempo la risposta è rimasta avvolta nel mistero. Gli studiosi hanno avanzato teorie suggestive, sostenendo che non ci fosse una sola causa, ma un intreccio di fattori: crisi climatica, sovrappopolazione, conflitti politici. Eppure, una parte del segreto si celava in un luogo del tutto inaspettato: all’interno di una stalagmite.

Il segreto sul crollo dei Maya è dentro una stalagmite

Il declino della civiltà Maya tra il IX e il X secolo d.C. coincide con otto lunghi periodi di siccità, uno dei quali durò addirittura tredici anni consecutivi. A rivelarlo non sono cronache antiche, ma la composizione chimica di una stalagmite rinvenuta in una grotta dello Yucatán, in Messico.

Analizzata da un team internazionale guidato dall’Università di Cambridge e i cui risultati sono stati pubblicati su Science Advances, questa roccia silenziosa ha conservato nel tempo preziose tracce climatiche. Lo studio degli isotopi di ossigeno intrappolati al suo interno ha permesso di ricostruire con sorprendente precisione le variazioni delle piogge stagionali tra l’871 e il 1021 d.C., proprio negli anni in cui le città Maya si svuotavano e i templi venivano abbandonati.

“Conoscere la media annuale delle precipitazioni non è così significativo quanto conoscere le caratteristiche di ogni singola stagione delle piogge”, ha spiegato il primo autore dello studio, Daniel H. James. “Essere in grado di isolare la stagione delle piogge ci permette di tracciare con precisione la durata della siccità nella stagione delle piogge, che è ciò che determina il successo o il fallimento delle colture”.

Il ruolo delle siccità nel crollo della civiltà Maya

Le analisi condotte sulla stalagmite dello Yucatán hanno rivelato che tra l’871 e il 1021 d.C. si verificarono ben otto periodi di siccità durante la stagione delle piogge, ciascuno della durata minima di tre anni. Tra questi, uno si protrasse per tredici anni consecutivi, un intervallo di tempo sufficiente a mettere in ginocchio qualsiasi società agricola.

Nonostante le avanzate tecniche di gestione dell’acqua sviluppate dai Maya, come serbatoi, canali e cisterne, la mancanza prolungata di piogge ebbe effetti devastanti: raccolti compromessi, crisi alimentari e tensioni sociali che finirono per minare la stabilità politica delle città-stato.

Questi dati scientifici si intrecciano perfettamente con le evidenze storiche e archeologiche già note. Nei principali siti del nord, compresa la celebre Chichén Itzá, gli archeologi hanno documentato ripetute interruzioni nell’attività politica e nella costruzione di monumenti proprio negli stessi decenni in cui si registrarono le siccità. È quindi plausibile che i periodi di stress climatico abbiano innescato una spirale di crisi interne, contribuendo al progressivo abbandono delle città.

Seppur il crollo della civiltà Maya dipese da una complessa combinazione di fattori, le stalagmiti dello Yucatán hanno dimostrato come la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella fine di una delle più affascinanti culture del mondo antico.

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Tra le braccia del mistero: l’affascinante Isola delle Bambole in Messico

Anche se sembra il set di un macabro film horror, Isla de las Muñecas non è solo una curiosità turistica: è uno dei simboli più potenti della cultura popolare messicana, dove la morte, il mistero e il folclore convivono in un delicato equilibrio. Che ci si creda o no, visitare quest’isola significa entrare in un mondo dove il confine tra reale e soprannaturale si fa sottile.

Un luogo che inquieta, ma che lascia anche un segno indelebile in chi lo visita. Nel cuore dei canali di Xochimilco, una zona lagunare a sud di Città del Messico, si può visitare l’Isola delle Bambole, una piccola porzione di terra galleggiante, nascosta tra i famosi canali patrimonio UNESCO. Qui centinaia di bambole rotte, sporche, appese agli alberi e alle capanne, osservano i visitatori con occhi di vetro, teste storte e arti mancanti.

Le origini dell’isola messicana inquietante e surreale

Isla de las Muñecas è un luogo surreale che attira ogni anno migliaia di viaggiatori in cerca di storie insolite, misteriose e, per molti, profondamente inquietanti. La sua storia è strettamente legata alla figura di Don Julián Santana Barrera, l’eremita che per decenni ha vissuto lì da solo, tra le bambole. Secondo la leggenda, negli anni ’50 Don Julián si ritirò sull’isola per vivere in solitudine. Un giorno, trovò il corpo di una bambina annegata nei canali vicino alla sua chinampa (isolotto artificiale). Poco dopo, una bambola galleggiava, l’uomo la raccolse e la appese a un albero, come gesto simbolico per placare lo spirito della piccola.

Da quel momento, cominciò ad appendere bambole ovunque, recuperandole dai rifiuti, scambiandole nei mercati, o trovandole alla deriva nell’acqua. Credeva che lo spirito della bambina possedesse l’isola e che le bambole potessero proteggerlo. Così, per oltre 50 anni, ne raccolse centinaia. Ironia del destino, Don Julián morì nel 2001 proprio dove diceva di aver trovato il corpo della bambina. Da allora l’isola è rimasta congelata nel tempo, come un santuario pagano dedicato a un’anima perduta.

Isla de las Muñecas isola bambole

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Isla de las Muñecas in Messico

Un’esperienza da brivido

Visitare Isla de las Muñecas non è un’esperienza per tutti. Le bambole sono vecchie, mutilate, con occhi vuoti e capelli arruffati. Molte sono appese con fili, chiodi o corde, dando un’immagine visiva decisamente inquietante. Eppure, è proprio questa atmosfera surreale che affascina: tra superstizione e folklore, l’isola è diventata un’attrazione unica nel suo genere, una meta fuori dal comune per chi ama il turismo oscuro, i misteri e le storie vere che superano la fantasia. Alcuni visitatori giurano di aver visto le bambole muoversi o sussurrare. Altri lasciano offerte, fotografie, o nuove bambole per mantenere viva la leggenda.

Curiosità o leggende

Anche Tim Burton, maestro del gotico cinematografico, non ha resistito al fascino oscuro dell’Isla de las Muñecas. Durante un viaggio in Messico nel 2012 per promuovere il suo film d’animazione Frankenweenie, il regista ha deciso di dedicare qualche ora alla visita di questo luogo tanto macabro quanto leggendario. Eppure, secondo alcune fonti vicine, l’esperienza non è stata così inquietante come si aspettava: pare infatti che Burton abbia trovato l’isola decisamente meno spaventosa di quanto le storie — e le bambole — lasciassero immaginare. Secondo diversi racconti popolari, alcune bambole aprirebbero e chiuderebbero gli occhi da sole, o si muoverebbero leggermente, anche quando non c’è vento.

Altri parlano di sussurri tra gli alberi o di presenze invisibili che si fanno sentire nelle ore più silenziose. Esistono altre chinampas nei dintorni di Xochimilco con bambole appese, ma nessuna ha la densità, l’atmosfera o la storia dell’Isla de las Muñecas originale. Alcune sono imitazioni create per il turismo, ma l’isola di Don Julián è l’unica autentica, riconosciuta come tale anche dalla gente del posto. L’isola ha fatto da sfondo a diversi documentari e programmi paranormali, tra cui Ghost AdventuresDestination Truth. Le telecamere hanno spesso registrato suoni insoliti e fenomeni inspiegabili durante le riprese notturne.

Xochimilco Messico

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Il lago Xochimilco a sud di Città del Messico

Come arrivare e quando è meglio andarci

Per raggiungere Isla de las Muñecas, bisogna partire dai molini (imbarcaderi) di Xochimilco, facilmente raggiungibili dal centro di Città del Messico in taxi o metropolitana. Una volta lì, si sale a bordo di una trajinera, le coloratissime barche tradizionali che solcano i canali. Il tour per raggiungere l’isola dura circa 1-2 ore a tratta, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario scelto. Il tour può essere combinato con la visita ad altre chinampas e con musica mariachi a bordo. L’ingresso all’isola non è sempre garantito: alcune zone sono visibili solo dalla barca. Si consiglia di portare contanti per eventuali acquisti o donazioni. Il periodo migliore per visitare Xochimilco e l’Isla de las Muñecas è tra ottobre e maggio, evitando la stagione delle piogge.

Se cercate un’esperienza ancora più intensa, andateci a fine ottobre, in occasione del Día de los Muertos: le leggende prendono vita, e l’atmosfera si fa ancora più carica di simbolismo e mistero. Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle feste più importanti e suggestive del Messico. Celebrata il 1 e 2 novembre, questa ricorrenza non è una celebrazione funebre triste o cupa, ma un momento di gioiosa commemorazione dei defunti. Secondo la tradizione messicana, in questi giorni gli spiriti dei cari tornano a far visita ai vivi, e le famiglie preparano altari, offerte e festeggiamenti per accoglierli.

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Green Island, l’angolo segreto dei Caraibi al largo della costa orientale di Antigua

In Italia non mancano di certo spiagge da sogno, con paesaggi mozzafiato e acque cristalline. Tuttavia, dobbiamo ammettere che, di tanto in tanto, ci coglie un irresistibile desiderio di evadere verso i paradisi esotici dei Caraibi. Basta semplicemente nominarli per immaginarci nuotare in quelle atmosfere da cartolina, dove le uniche cose da fare sono rilassarsi e mangiare specialità a base di pesce fresco.

Tra le destinazioni più sognate ci sono le isole sorelle Antigua e Barbuda e le loro isole minori, una su tutte Green Island, una vera perla dei Caraibi. Questa placida isola, priva di abitanti, è famosa per la sua incredibile bellezza e la sua quiete, offrendo un rifugio perfetto dalle mete turistiche caotiche.

Dove si trova Green Island

Green Island è una piccola isola disabitata situata lungo la costa orientale di Antigua, una delle due isole principali che compongono lo stato di Antigua e Barbuda, nei Caraibi orientali. L’isola è separata dalla terraferma da una laguna protetta dalla barriera corallina ed è raggiungibile esclusivamente in barca, solitamente tramite escursioni organizzate o tour privati che partono da località come Willikies o dal porto turistico di Falmouth.

Grazie alla sua posizione isolata, così immersa in un’area marina incontaminata, Green Island rappresenta una meta ideale per chi desidera scoprire un angolo di paradiso caraibico.

Cosa fare e cosa vedere a Green Island

Se vi trovate ad Antigua e Barbuda, un’escursione in barca verso Green Island è un must. Questo autentico gioiello nascosto incanta i visitatori con la sua bellezza selvaggia e il suo fascino incontaminato. Si tratta di un’isola privata, ma accessibile al pubblico, dove il tempo sembra rallentare: qui ci si rilassa sulle spiagge di sabbia bianca e impalpabile, si nuota nelle sue acque turchesi incredibilmente limpide e si va alla scoperta dei fondali ricchi di vita marina.

Le barriere coralline che la circondano, infatti, brulicano di pesci colorati, tartarughe marine, razze e coralli variopinti, regalando un’esperienza subacquea tra le migliori di tutta Antigua. La visibilità, inoltre, è eccezionale e le formazioni coralline abbondano, rendendo ogni immersione un vero spettacolo naturale.

Oltre alle sue spiagge paradisiache, Green Island offre diverse opportunità per fare escursioni a piedi. Sono presenti diversi sentieri naturali che permettono di osservare la fauna locale. L’isola fa parte delle Offshore Islands Important Bird Area di Antigua e ospita specie rare e protette come l’anatra fischiatrice delle Indie Occidentali, pellicani bruni e diverse varietà di sterne.

Durante le vostre passeggiate, potrete ammirare anche alcuni resti storici, come le tracce di un’antica piantagione di canna da zucchero, testimoni silenziosi del passato coloniale dell’isola.

Se cercate una destinazione dove trovare pace e bellezza autentica, sia per una giornata di escursione sia come tappa di un viaggio in yacht tra le baie più suggestive dei Caraibi, i suoi ambienti incontaminati e i paesaggi da cartolina la rendono un’esperienza imperdibile per chi desidera vivere Antigua da una prospettiva diversa.

Ricordatevi di portare con voi cibo e bevande, perché sull’isola non sono presenti punti ristoro, e di utilizzare solo creme solari sostenibili per non contaminare la barriera corallina.

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Alla scoperta delle tradizioni e feste del Messico

Terra ricca di tradizioni, di culture che si sono mescolate dando vita a un luogo unico e di appuntamenti imperdibili, il Messico è il posto da scoprire e in cui viaggiare per andare alla ricerca di tutto ciò che ha da offrire.

Un luogo in cui si fondono popoli e storie diverse, dando vita a qualcosa di straordinario: il mix culturale che si può incontrare in Messico è una ricchezza che va assaporata, che ci fa passare da eventi religiosi ad altri di tipo pagano, dai colori che investono con la loro vivacità a rituali intriganti, dando vita a un miscuglio unico e affascinante.

Le feste del Messico hanno saputo conquistare i tanti viaggiatori che lo visitano ogni anno, diventando celebri anche fuori dai confini del Paese del Centro America, raggiungendo tutto il globo e diventando un’ulteriore ottima ragione per fare le valigie e partire.

Le celebrazioni locali che dobbiamo conoscere per partire anche noi alla volta di questa incredibile Nazione che tanto ha da farci conoscere.

Dios de los muertos: la celebrazione più famosa

In genere gli eventi più importanti si tengono tra il 28 ottobre e il 2 novembre, ma la celebrazione vera e propria arriva a durare anche un mese: stiamo parlando del Dia de Los Muertos, festa religiosa messicana celebre in tutto il mondo. Protagonisti sono i colori accesi e vivaci, i teschi, gli abiti eleganti e le facce dipinte come la Calvera Catrina, overo la Signora del Giorno dei Morti. Le strade delle città, le case, i cimiteri e le piazze si trasformano per celebrare le persone che non ci sono più. E pare che questo appuntamento abbia origini antiche: con gli Aztechi nella Mesoamerica. È bene sapere che ci sono differenze di festeggiamenti da un luogo all’altro e che tra le mete da raggiungere in Messico vi sono: Janitzio, isola di dimensioni modeste nel lago Pátzcuaro dove ammirare le celebrazioni di un gruppo indigeno, oppure Città del Messico dove si tengono tanti appuntamenti diversi.

Tra le altre feste del Messico che vale la pena citare tra le più tradizionali, ci sono il Carnevale e la Pasqua con tutto il loro bagaglio di momenti tradizionali e celebrativi.

Dia de los muertos, celebre festa in Messico

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Dia de los muertos, famosa festa in Messico

Día de la Candelaria, la fine del periodo natalizia

Il Día de la Candelaria si celebra il 2 febbraio ed è quel momento che segna la fine delle celebrazioni per il Natale in Messico. Si tratta di un appuntamento che mescola la cultura cattolica a quella preispanica, ovvero la purificazione della Vergine Maria da una parte e il momento che dava il via alla stagione della semina, dall’altra. In questo giorno per tradizione si preparano tamales e atole, ovvero un piatto a base di impasto di mais ripieno e una bevanda calda.

Giorno dell’indipendenza del Messico

Il 16 settembre si festeggia il Giorno dell’indipedenza del Messico, una festa che serve a ricordare anche il Grito de Dolores, avvenuto nel 1810 e che ha dato il via alla lotta per l’indipendenza del Paese dalla Spagna. Ovunque si celebra questo momento e non ci si limita a un solo momento: dal 15 ci si inizia a preparare, se si gira per i centri urbani infatti si incontrano bancarelle, poi si attende il discorso del Presidente nelle piazze e risuona il “Grito”. Mentre il 16 settembre si può assistere alle parate, ma anche a tanti altri eventi che sono un intrigante mix di storia, simboli e divertimento.

Festa dell'indipendenza  in Messico

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Festa dell’indipendenza in Messico: si tiene il 16 settembre

La Guelaguetza, un festival imperdibile

La Guelaguetza è un festival imperdibile che si tiene a Oaxaca e nelle località vicine – omonimo stato del Messico meridionale – ogni anno. Un’occasione unica per assaporare e cogliere un po’ delle tradizioni più interessanti delle popolazioni indigene del posto con balli in costumi tradizionali, cibo, arte e altri prodotti. Si tiene a metà luglio, in particolare durante i due lunedì che seguono il 16 del mese.  Un appuntamento colorato, che riesce a trasmettere l’anima di questa zona del Messico e che restituisce un affresco delle sue tradizioni. Anche in questo caso, a quanto pare, ciò che viviamo oggi è un mix tra le tradizioni più remote, quelle legate al primo raccolto, e quelle cristiane con le celebrazioni in onore della Virgen del Carmen (16 luglio).

Feste del Messico: la Guelaguetza

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Le feste da conoscere in Messico: la Guelaguetza

Celebrazioni religiose e natalizie in Messico: due date importanti

Tra le celebrazioni legate alla religione e al Natale che non possono essere dimenticate vi è il Giorno della Vergine di Guadalupe, che cade il 12 dicembre e che trasforma la basilica di Città del Messico in un centro di devozione ancora più importante: questo santuario, infatti, è stato costruito vicino al punto in cui si pensa che la Vergine Maria sia apparsa a un contadino nel lontano 1531. Ci sono pellegrinaggi e messe. Tra il 16 e il 24 dicembre, invece è tempo di Las Posadas in cui delle persone si travestono e rievocano ogni sera un tratto del cammino di Giuseppe e Maria prima della nascita di Gesù.

Festival Internacional de la Obsidiana

Si tiene ogni anno a marzo a Teotihuacan, antica città precolombiana oggi importante sito archeologico, il Festival Internacional de la Obsidiana: un’occasione preziosa non solo per conoscere meglio la cultura e la storia di questo luogo, ma anche prendere parte a spettacoli, laboratori e degustazioni. Non è troppo distante da Città del Messico per cui è una tappa di viaggio perfetta in questa zona del Paese.

Questi sono sono solo alcuni dei tanti appuntamenti incredibili, che ci permettono di entrare maggiormente in contatto con la cultura e le tradizioni locali, andando a scoprire la storia, il passato e la vivacità di un Paese magnifico: il Messico ci aspetta e ogni momento è buono per raggiungerlo.