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Scoperto un gigantesco e misterioso monumento a ferro di cavallo

Non sorprende che una nuova campagna di scavi abbia riportato alla luce qualcosa di incredibile e insolito, tanto che, come riportato dagli esperti, al momento “non esistono altri siti conosciuti con costruzioni di forma simile”.

Gli archeologi, infatti, questa volta hanno rinvenuto un curioso monumento a forma di ferro di cavallo e una collezione di armi e ornamenti che abbracciano più periodi storici in un sito in Francia, in maniera del tutto casuale durante i lavori di espansione di una cava di ghiaia.

Una scoperta “senza precedenti”

Situato a Marliens, un comune nella Francia orientale, il sito presenta una grande struttura a forma di papillon, al cui centro si trova una costruzione circolare che misura 11 metri di diametro. Questo cerchietto centrale è interconnesso da una struttura a forma di ferro di cavallo lunga 8 metri su un lato e da un elemento a forma di manico di brocca sull’altro.

I ricercatori hanno descritto la scoperta come “senza precedenti”, poiché non esistono altri siti conosciuti con costruzioni che le assomiglino.

Sulla base dell’aspetto di manufatti rinvenuti nel sito, tra cui un fagotto contenente sette punte di freccia in selce, due bracciali protettivi indossati dagli arcieri, un accendino in selce e un pugnale in lega di rame, gli archeologi hanno stabilito che il sito fu occupato durante periodi di tempo differenti.

Ad esempio, gli oggetti di selce tagliata trovati in un fossato nelle vicinanze risalgono probabilmente al periodo neolitico, mentre le armi potrebbero essere ricondotte alla cultura del vaso campaniforme, emersa circa 4.500 anni fa.

Il mistero del “monumento a ferro di cavallo”

Gli scavi sono stati effettuati dagli archeologi dell’Istituto nazionale francese per la ricerca archeologica preventiva (INRAP), prima dell’ampliamento di una cava di ghiaia nella valle dell’Ouche, affluente del fiume Saona.

Al centro di questa scoperta spicca l’enigmatico monumento composto da tre recinti interconnessi, con al centro un recinto circolare che misura 11 metri di diametro. Questo monumento a forma di ferro di cavallo (con il recinto che ricorda appunto un ferro di cavallo) è diverso da qualsiasi altro incontrato in precedenza e ha subito lasciato i ricercatori con molti dubbi riguardanti la sua datazione e il suo scopo.

La presenza di manufatti in selce nelle vicinanze suggerisce una possibile origine neolitica, ma sono in corso analisi al radiocarbonio per determinarne la cronologia precisa.

Altre costruzioni rinvenute nel sito includono vari pozzi con fondo rivestito in argilla che si ritiene risalgano all’età del bronzo, nonché una necropoli con cinque recinti circolari contenenti resti sepolcrali e una pira funeraria. Basandosi su cinque spille in lega di rame, una collana di perle d’ambra e frammenti di ceramica disseminati in zona, gli archeologi hanno determinato che questa parte del sito può risalire a un periodo compreso tra il 1500 e il 1300 a.C.

Infine, gli archeologi hanno portato alla luce una seconda necropoli dell’età del ferro contenente urne con resti cremati, oltre a una collezione di braccialetti e anelli.

Nessun rinvenimento storico precedente ha evidenziato strutture con simili caratteristiche. Gli archeologi si stanno quindi ponendo domande riguardo alla sua funzione e alle ragioni che ne hanno determinato la particolare conformazione.

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Il Colosseo si rinnova: una nuova apertura entro il 2025

Tutti conosciamo il monumento più famoso di Roma ed anche il primo ed il più grande anfiteatro stabile in muratura del mondo. Parliamo del Colosseo, unico monumento europeo che è stato inserito fra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo e che nonostante questo sta per cambiare il look: in tale sito patrimonio Unesco, infatti, è prevista una nuova apertura entro il 2025.

Come cambierà il Colosseo

Entro il 2025, o almeno queste sono le previsioni, sarà aperta al pubblico una straordinaria passeggiata archeologica con un itinerario ideato dal progetto dello Studio Labics, vincitore del concorso al quale hanno aderito architetti e studi italiani e internazionali.

Verrà realizzato un grande anello pedonale che collegherà l’area archeologica centrale alla città moderna e agli splendidi rioni romani che si trovano nelle vicinanze di questo impressionante monumento.

Nel dettaglio: questa nuova passeggiata collegherà i Fori Imperiali al Colosseo, Celio, Palatino, Terme di Caracalla, Circo Massimo e Campidoglio con la città moderna e la vita quotidiana dei rioni circostanti.

In sostanza, non solo il Colosseo continuerà ad essere uno dei monumenti più incredibili del nostro pianeta, ma avrà anche passeggiata unica al mondo che congiungerà via dei Fori Imperiali con gli altri percorsi intorno al Palatino, intercettando l’itinerario ciclo-pedonale di via di S. Gregorio, via dei Cerchi, via di S. Teodoro e delle salite e discese del Colle Capitolino.

Verranno incrementati anche i servizi dell’area, includendo spazi pedonali, aree verdi, balconate, percorsi sopraelevati e percorrenze ciclo-pedonali.

Curiosità sul Colosseo

Fu l’imperatore Vespasiano a richiedere la costruzione di questo mastodontico monumento, intorno al 70-72 dopo Cristo, mentre a inaugurarlo fu il figlio Tito il 2 aprile dell’80 avanti Cristo, nella giornata che oggi viene celebrata come il Natale di Roma. Come hanno potuto notare tutti coloro che lo hanno già visitato o che lo hanno ammirato in foto, il Colosseo è arrivato a noi purtroppo non è integro, in quanto rappresenta solo 1/3 della costruzione originaria.

Tutto ciò ci fa capire che in passato era una struttura ancor più mastodontica di come ci appare oggi: è lungo 189 metri, largo 156 metri ed è costruito su una superficie di 24.000 metri quadrati. L’altezza è di più di 48 metri e possiede circa 80 ingressi da cui potevano entrare più o meno 50mila spettatori.

Molto interessante è il fatto che durante le giornate assolate veniva ricoperto da un grosso telaio composto da 80 vele triangolari e 320 funi di sostegno, poiché si volevano evitare le insolazioni al pubblico.

Al posto del Colosseo, quindi prima della sua costruzione, in quella zona di Roma era presente un lago artificiale, che venne quindi prosciugato per far spazio all’anfiteatro romano più grande del mondo.

Ma Perché si chiama Colosseo? Ci sono diverse ipotesi sull’argomento, ma secondo la teoria più accreditata è questo il suo nome perché fu costruito nei pressi della statua del “colosso” di Nerone, che sorgeva a pochi metri di distanza.

In passato era certamente più luminoso ed elegante di come lo vediamo oggi: era ricoperto di marmo, ma gran parte di esso è stato rimosso nel corso dei secoli e utilizzato per abbellire altri edifici.

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A Torino nascerà il palazzo in legno più alto d’Italia

Negli ultimi anni, la vera sfida nell’edilizia urbana consiste nell’approcciarsi sempre più ai principi di sostenibilità e avanguardia: per questo stiamo vivendo un grande ritorno nell’utilizzo del legno, un materiale davvero green e molto versatile. Riuscire tuttavia a sostituire il cemento non è facile, soprattutto quando si parla di edifici cittadini, di grandi dimensioni. Può un palazzo essere costruito interamente in legno? A Torino sta per nascere il più alto d’Italia, un record incredibile. Scopriamo qualcosa in più.

Il palazzo di legno più alto d’Italia

Vanterà più di 17 metri d’altezza, sarà distribuito su 5 piani e ospiterà 7 alloggi, per un totale di circa 600 metri quadrati: sono i numeri del palazzo di legno che sorgerà a Torino, e che diventerà un vero e proprio record. Sarà infatti il più alto d’Italia ad essere costruito interamente con questo materiale, un ottimo esempio di architettura innovativa che guarda al passato, pur dirigendosi a passi rapidi verso il futuro. Il progetto è in fase di realizzazione presso corso Quintino Sella, nel quartiere appena al di là del fiume Po, in centro a Torino.

Autori di questa idea sono gli architetti torinesi Attilio Giaquinto e Alberto Nada, che nel 2020 hanno fondato Green Arch: la loro società mira a trasformare la città e i suoi edifici, in un’ottica più sostenibile e a misura d’uomo. Non è certo la prima volta che il legno torna ad essere impiegato come materiale principale per la costruzione residenziale, ma nella maggior parte dei casi si tratta di ville o unità bifamiliari, ovvero edifici bassi e quasi sempre situati fuori città. Come si può pensare di creare una struttura così alta senza usare il cemento?

Gli architetti hanno rinforzato il legno con un supporto in acciaio, ottenendo una base ben solida su cui procedere. È vero, i materiali da costruzione sono più costosi (si parla di circa un 10% in più), ma si andrà a risparmiare moltissimo sui tempi di cantiere. Tanto che, per il palazzo torinese, sono previsti appena 10 mesi di lavori – al posto dei 20 solitamente impiegati. L’edificio sarà in legno e sughero, due materiali performanti anche dal punto di vista termico. Mentre i rivestimenti e i pavimenti saranno antibatterici e antinquinanti, per migliorare la qualità della vita dei residenti.

Come sta cambiando la città di Torino

Il palazzo di legno di corso Quintino Sella, che sarà pronto a giugno 2024, ha richiesto un finanziamento di 4,5 milioni di euro. Oltre al record come edificio più alto d’Italia ad avere una struttura di questo tipo, ha già ottenuto una prestigiosa certificazione (la Well Residential) proprio per la miglior qualità della vita che può garantire ai suoi abitanti. Uno dei punti di forza, ad esempio, è l’installazione di pareti fonoassorbenti che consentiranno di ridurre drasticamente l’inquinamento acustico. L’obiettivo è quello di rivoluzionare l’intera città di Torino, migliorando proprio questi aspetti nell’edilizia residenziale.

“Post pandemia il mercato è inevitabilmente cambiato. Ci si è resi conto che grandi spazi, illuminazione e tranquillità non possono essere un optional. Il concetto di abitare si sta trasformando e progetti come il nostro rientrano in un trend che nei prossimi anni si affermerà sempre di più. Torino ha tutte le caratteristiche per essere una città attrattiva. Ma servono gli investitori internazionali, ed è questo il momento in cui Torino ha una possibilità in più rispetto a Milano, dove i prezzi sono diventati inaccessibili” – hanno spiegato gli architetti Giaquinto e Nada.

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Giornate FAI di primavera: i palazzi che aprono per la prima volta

Il primo weekend di primavera ci offre un’opportunità sensazionale: quella di visitare luoghi solitamente inaccessibili, che custodiscono un prezioso tesoro artistico e architettonico. Le Giornate FAI di primavera, che si terranno sabato 23 e domenica 24 marzo 2024, sono l’occasione perfetta per scoprire alcuni palazzi inediti in tutta Italia, i quali apriranno eccezionalmente i battenti al pubblico. Ecco quelli da non perdere assolutamente.

Giornate FAI di primavera: palazzi inediti da scoprire

Tra i luoghi più suggestivi da visitare eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI di primavera c’è Palazzo Millelire, antica casa signorile che si trova a Cassano Spinola (prov. di Alessandria). La dimora venne eletta a residenza dalla famiglia genovese degli Spinola, che la riammodernarono dandole le tipiche forme dei palazzi genovesi. Nel corso dell’800 divenne poi di proprietà della famiglia Albini-Millelire, a cui deve il nome. Al suo interno, custodisce una paninoteca con numerosi dipinti del ‘600.

È invece nel centro storico di Torino che possiamo ammirare il fascino di Palazzo Carpano, in passato conosciuto come Palazzo Asinari di San Marzano. Costruito attorno alla seconda metà del ‘600, è un pregiato esempio del barocco piemontese: grazie al FAI è ora possibile visitare non solo il suo suggestivo atrio con lo scalone monumentale, ma anche l’appartamento privato situato al piano nobile, solitamente chiuso al pubblico.

Il Palazzo del Governo di Foggia, che ospita la Prefettura, venne realizzato nei primi anni del ‘900 su progetto dell’ingegnere Cesare Bazzani. Alcuni dei suoi spazi sono generalmente inaccessibili, ma le Giornate di primavera ci offrono l’opportunità di visitarli: è il caso delle sale di rappresentanza e dell’appartamento del Prefetto, dove si trovano preziosi arredi novecenteschi e affreschi particolarmente affascinanti.

Le ville più belle che aprono per la prima volta

In Sicilia ci sono diverse aperture eccezionali che attireranno molti visitatori. Ad Agrigento, ad esempio, apre i battenti per la prima volta la splendida Villa Genuardi, sede della Soprintendenza ai Beni Culturali. In passato fu la residenza di campagna del barone Ignazio Genuardi, di cui porta ancora oggi il nome. In un primo momento la dimora venne trasformata in un hotel, il quale è cinto da un meraviglioso giardino che accoglie piante rare provenienti da ogni angolo del mondo.

È invece a Palermo che si può visitare Villa Belmonte, costruita a cavallo tra il ‘700 e l’800 dal principe Giuseppe Ventimiglia su uno sperone roccioso, ai piedi di Montepellegrino. La residenza, oggi di proprietà della Regione Sicilia, custodisce alcune sale riccamente decorate in stile neoclassico. I lavori di restauro sono finiti da poco, quindi la villa apre eccezionalmente, in occasione delle Giornate FAI di primavera, quelli che sono gli ambienti normalmente adibiti a sede del Consiglio di Giustizia Amministrativa.

Infine, presso il borgo mantovano di Castel Goffredo, ecco l’affascinante Villa Maddalena: edificata negli anni ’20 del secolo scorso su commissione dei fratelli Cimarosti, la cui famiglia è ancora proprietaria, rispecchia i canoni dello stile eclettico con dettagli che ricordano il liberty. Si tratta di un luogo che finora non è mai stato aperto al pubblico: ad inaugurarlo sarà dunque questo importante evento di primavera, per regalare ai visitatori un’esperienza del tutto inedita.

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Borghi castelli itinerari culturali Monumenti Notizie Viaggi

Tornano le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali: date e info

Nel cuore della pianura lombarda, c’è un territorio ricco di testimonianze di un avvincente passato. Castelli, fortezze, torri d’avvistamento, mura e fossati sono giunti fino a noi per raccontarci la loro storia, che si snoda tra luoghi di cultura e di leggende, campi di battaglia, intrighi e aneddoti curiosi. Ce li fanno scoprire le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali. Una immersione senza eguali in un’epoca lontana che ancora ci regala suggestioni incredibili, alla scoperta di bellezze storico-artistiche e di paesaggi che sapranno conquistare anche chi desidera rilassarsi in ambientazioni agresti, tra produzioni tipiche e tanta natura.

Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali

Da domenica 3 marzo ritorna la manifestazione che apre porte e portoni di 24 castelli e dimore, borghi fortificati e pievi medievali, sparsi nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano. Giunta alla decima edizione, la Giornata dei castelli, palazzi e borghi medievali, promossa dall’associazione “Pianura da Scoprire”, propone visite guidate, rievocazioni storiche e tanti eventi, pronti ad accogliere anche quest’anno visitatori da ogni dove.

La ricchezza di strutture difensive della media pianura lombarda non deve sorprendere. Nel Medioevo, infatti, la costruzione di un sistema così vasto e diffuso di fortificazioni si rese necessaria per la difesa dei confini, oggetto di contesa in un primo momento tra il comune di Bergamo e i comuni di Cremona, Brescia e Milano, successivamente tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, attorno a quello che passò alla storia come il “Fosso Bergamasco”, un confine che congiungeva i fiumi Adda, Serio e Oglio che ancora oggi disegnano orizzonti di una bellezza singolare.

Come ogni anno c’è solo l’imbarazzo della scelta: nelle quattro province possenti fortificazioni e fastose dimore, borghi antichi e conventi medievali costellano un paesaggio immerso in parchi verdi, distese campestri, fontanili e specchi d’acqua. Si potrà così conoscere e rivivere tradizioni antiche che si possono sentire ancora vibrare tra imponenti architetture e pareti affrescate, suggestive dimore di grandi condottieri, luoghi di solito non fruibili al pubblico, custodi di antiche leggende, come pure tanti piccoli scorci di borghi spesso ai margini dei circuiti turistici.

Giornate dei castelli lombardi 2024: date e info

Le giornate di aperture congiunte si terranno, a partire dal 3 marzo:

  • tutte le prime domeniche del mese, da marzo a giugno e da settembre a dicembre
  • nelle festività di Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 1 novembre
  • in aggiunta, da quest’anno, ci sarà l’apertura serale nel primo sabato di luglio

I visitatori potranno organizzare in autonomia il proprio percorso, scegliendo una o più realtà da visitare, partecipando agli eventi proposti e prenotando una o più visite nell’arco della giornata. Tutte le informazioni saranno presto disponibili sulla pagina di Pianura da Scoprire, con indicazioni relative alle località che aderiscono, orari, costi, durata visite, nonché i recapiti cui rivolgersi per prenotare o chiedere informazioni.

In occasione del 10° anniversario della manifestazione, ci sarà, inoltre, un’importante novità: uno speciale passaporto con la possibilità di apporre un timbro per ogni castello o borgo visitato nell’arco dell’anno. Uno strumento in più che va ad arricchire l’offerta culturale e turistica del circuito, con riportate le immagini e le descrizioni delle 24 realtà che impreziosiscono la pianura lombarda.

I luoghi visitabili

Di seguito, i luoghi che si potranno visitare durante le “Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali”.

Castelli

  • Castello Oldofredi di Calcio (BG)
  • Castello Silvestri di Calcio (BG)
  • Castello di Cavernago (BG)
  • Castello di Malpaga – frazione di Cavernago (BG)
  • Castello di Padernello – frazione di Borgo San Giacomo (BS)
  • Castello visconteo di Pagazzano (BG)
  • Castello visconteo di Pandino (CR)
  • Castello Barbò di Pumenengo (BG)
  • Rocca viscontea di Romano di Lombardia (BG)
  • Castello Colleoni di Solza (BG)
  • Castello visconteo di Trezzo sull’Adda (MI)
  • Rocca Albani di Urgnano (BG)

Palazzi

  • Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda (BG)
  • Palazzo Zurla de Poli di Crema (CR)
  • Palazzo Oldofredi Tadini Botti di Torre Pallavicina (BG)

Borghi medievali

  • Borgo di Borgo San Giacomo (BS)
  • Muri dipinti di Calcio (BG)
  • Borgo di Cologno al Serio (BG)
  • Borgo di Covo (BG)
  • Centro storico di Crema (CR)
  • Borgo di Martinengo (BG)
  • Borgo di Orzivecchi (BS)
  • Borgo di Rivolta d’Adda (CR)
  • Museo storico Verticale di Treviglio (BG)
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Fare un aperitivo all’interno di un palazzo monumentale: succede a Roma

Esistono luoghi dove il tempo si è fermato e tutto lo splendore del passato riecheggia in un’atmosfera magica e suggestiva. Dove arte e storia si incontrano non possono che esserci fascino e bellezza, testimonianze del nostro passato e del genio umano che si uniscono a formare posti dall’inestimabile valore artistico e architettonico.

Uno di questi si trova a Roma, città dallo charme unico al mondo che non ha bisogno di presentazioni. Qui, tra le strade lastricate nel centro storico, spicca una magnifica struttura nobiliare che ospita una vasta e importantissima collezione artistica: il magnifico Palazzo Doria Pamphili.

Nel cortile interno di questa maestosa dimora c’è un luogo suggestivo in cui potersi rilassare, con un drink in mano e lo sguardo rivolto alle bellissime arcate rinascimentali del cortile interno, immersi nell’arte e nella storia della Città Eterna in un equilibrio perfetto tra classico e contemporaneo.

Un aperitivo suggestivo immersi nell’arte

Sorseggiare un aperitivo con vista sull’arte e sui luoghi che hanno scritto una storia lunga 500 anni è un sogno ad occhi aperti. Nel Palazzo Doria Pamphili questo è possibile grazie alla presenza di un suggestivo bistrot e cocktail bar ospitato in quelle che un tempo erano le scuderie del palazzo.

Stiamo parlando del Caffè Doria, all’interno del quale è rimasta ancora intatta l’antica fontana monumentale dove i cavalli dei nobili bevevano. Sotto le arcate affacciate al Chiostro del Bramante, poi, i tavolini del bar accolgono chiunque voglia vivere un momento di tranquillità con un aperitivo o un pasto sfizioso. Una pausa dalla vita rumorosa e movimentata della città in un’oasi di pace e bellezza.

Fontana Palazzo Doria Pamphili

Fonte: Sabina Petrazzuolo

Fontana dell’ex scuderia nel Palazzo Doria Pamphili

Il Palazzo Doria Pamphili: tra storia e arte

Ci troviamo in Via del Corso, una delle arterie principali del centro storico romano che collega Piazza Venezia, con l’imponente Vittoriano (l’Altare della Patria), a Piazza del Popolo con il suo Obelisco Flaminio.

Il Palazzo Doria Pamphili, così come lo conosciamo oggi, è il risultato di secoli di allargamenti strutturali, con miglioramenti ed evoluzioni realizzati per mano di alcuni dei più grandi architetti e scultori d’Italia: Carlo Maderno, Antonio del Grande, Carlo Fontana e Gabriele Valvassori, per citarne alcuni.

Per la città di Roma, senza contare le numerose strutture in cui sono presenti ambasciate e altre istituzioni pubbliche, il Doria Pamphili è il palazzo storico tuttora abitato più grande. Tra queste mura ricche di opere d’arte, infatti, risiede ancora oggi la famiglia nobiliare omonima, i Doria Pamphili.

Nata nei primi anni del Cinquecento, questa sontuosa dimora nobiliare ha visto il susseguirsi di alcune delle famiglie più importanti d’Italia. Tra le più influenti troviamo le famiglie Della Rovere, Aldobrandini, Savoia, Borgese, Pamphilj e Doria, intrecciate tra loro da unioni familiari e politiche che hanno fatto la storia della nobiltà romana per più di cinquecento anni, fino ad oggi.

La Galleria Doria Pamphili

Un connubio tra storia, arte, poteri e nobiltà, che per 500 anni ha raccontato la vita del centro storico della città più bella del mondo, Roma. Il Palazzo Doria Pamphili è questo e molto altro. Nella sua Galleria sono custoditi i capolavori di Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Bernini, Memling e molti altri. E tra tutte le opere contenute spicca la più conosciuta: il magnifico ritratto di Innocenzo X realizzato da Velázquez.

Nei cosiddetti Quattro Bracci della Galleria troviamo il cuore espositivo della collezione, ricco di dipinti, sculture e altri oggetti d’arte dal valore unico. Si tratta dei quattro lati del palazzo che si chiudono in un quadrilatero affacciato nello splendido cortile interno, il Chiostro del Bramante, impreziosito da magnifiche arcate rinascimentali.

Ma il vasto Palazzo Doria Pamphili non finisce qui, perché è arricchito da altre grandi sale (tra queste troviamo la sala Aldobrandini, la Sala dei Velluti e la Sala da Ballo), dagli appartamenti privati dei nobili, dove principi e principesse hanno vissuto fin dal Seicento, da una Cappella di pregio e dall’Archivio storico che custodisce migliaia di documenti dal valore inestimabile.

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Fasano: mare e patrimonio storico affascinante

La Puglia è una delle regioni più affascinanti del nostro Paese: tra mare, storia e natura, i suoi borghi e le sue splendide città vantano un patrimonio dal valore inestimabile, che ogni anno richiama tantissimi turisti (anche dall’estero). Oggi scopriamo le bellezze di Fasano, piccola cittadina a pochi chilometri dal litorale, dove si possono ammirare monumenti storici e vivere esperienze uniche.

Fasano, un territorio ricco di sorprese

Un bellissimo centro storico e tante attrazioni nei dintorni fanno di Fasano, graziosa cittadina in provincia di Brindisi, una delle località turistiche più rinomate della Puglia. La posizione è delle più fortunate: si trova infatti a pochissima distanza dal mare, dove si possono scovare alcune deliziose spiagge perfette per tutta la famiglia. Nella frazione di Torre Canne, ad esempio, c’è un lungo litorale sabbioso che vanta diversi stabilimenti balneari e numerosi locali dotati di ogni servizio, la location ideale per chi va al mare con i bambini.

Poco distante, la frazione di Savelletri ha un panorama decisamente più selvaggio e incontaminato: qui la costa è caratterizzata principalmente da piccole calette circondate da una rigogliosa macchia mediterranea, dove la sabbia è quasi bianca e il mare veramente trasparente. Ma Fasano non è solo una località balneare, bensì il luogo ideale per una vacanza a tutto tondo. È molto famosa soprattutto per il suo Zoo Safari, uno dei parchi faunistici più grandi d’Italia, che ospita circa 200 specie diverse di animali. Al suo interno c’è anche un parco divertimenti che farà felici grandi e piccini.

Cosa vedere a Fasano

Ma adesso andiamo alla scoperta del centro storico di Fasano, una vera perla: in dialetto viene chiamato U’mbracchie (deriva dal latino e significa “ombra”, perché le sue viuzze sono così strette che non permettono al sole di far penetrare i suoi raggi. In estate, dunque, qui fa sempre fresco ed è un piacere girare per monumenti ed edifici storici. Nucleo della cittadina è Piazza Ciaia, da cui si diramano i due corsi principali e sulla quale si affacciano alcuni splendidi palazzi. È il caso del Palazzo del Balì, attuale sede del municipio, o l’affascinante Torre dell’Orologio.

Molto suggestiva è la Chiesa madre di San Giovanni Battista, dove tanto tempo addietro si trovava un antico tempio: vanta una bellissima facciata tardo-rinascimentale costruita in tufo locale e un campanile barocco alto 28 metri. Merita una visita anche la piccola Cappella di Santa Maria della Grazia, che sembra essere la chiesa più antica di Fasano. Sempre nel cuore del centro storico, c’è il Parco della Rimembranza: è il polmone verde della città, e al suo interno ospita il Monumento ai Caduti e diversi pini dedicati ai soldati fasanesi morti durante la Prima Guerra Mondiale.

Lasciando di pochi chilometri la città, infine, è possibile visitare il parco archeologico che ospita i resti di Egnazia, antico centro abitato messapico situato lungo la storica via Traiana, che univa Benevento a Brindisi. Gli scavi, che sono tutt’ora in corso, hanno portato alla luce numerosi reperti preziosissimi, che raccontano la storia di questa città, un tempo dominata dai Greci e poi dai Romani, prima dei saccheggi e della distruzione che si abbatterono su di lei. Il vicino Museo Archeologico Nazionale di Egnazia, sorto all’esterno delle mura di cinta della città, custodisce molti di questi cimeli.

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Tra i grattacieli di Tokyo si nasconde un palazzo da fiaba

Organizzare un viaggio a Tokyo, in qualsiasi periodo dell’anno e in tutte le stagioni, è sempre un’ottima idea. Lo è perché la popolosa capitale del Giappone è un concentrato di meraviglie che incantano e sorprendono a ogni passo compiuto.

Da una parte i templi storici che conservano e proteggono la storia e le tradizioni del territorio, dall’altra i grattacieli ultramoderni e futuristici che disegnano lo skyline e brillano sotto le luci al neon di una città che non dorme mai.

Ed è proprio tra gli edifici moderni che svettano verso il cielo che oggi vogliamo perderci e immergerci insieme a voi. Per scoprire un luogo dalle forme oniriche e dalle fattezze incantate, proprio lì dove nessuno guarda mai. Un palazzo da fiaba, dal fascino unico, che si nasconde tra i grattacieli di Tokyo.

Il segreto più bello del quartiere Shinjuku

Il nostro viaggio di oggi ci conduce al cospetto di una grande metropoli, di una città che da sempre capeggia le travel wish list degli avventurieri di tutto il mondo. Ci troviamo a Tokyo, e più precisamente nel quartiere di Shinjuku, meta prediletta dei giovanissimi e degli universitari.

Conosciuto per il suo distretto dei grattacieli, che ospita al suo interno bar, ristoranti e un hotel di lusso, Shinjuku è un punto di riferimento per la movida cittadina. Qui, infatti, è possibile trovare numerosi locali notturni e vivaci nightclub, ma non solo. Il quartiere ospita l’osservatorio panoramico del Tokyo Metropolitan Government Building, il polmone verde del Monte Hakone, teatri, gallerie e librerie. Ci sono poi i campus universitari che attirano studenti provenienti da ogni dove che popolano la zona a ogni ora del giorno e della sera.

Ed è proprio uno di questi campus la destinazione di oggi. Un edificio unico e uguale a nessun altro che per forme, lineamenti e colori, sembra trasportare in un altro mondo. Si tratta di un edificio situato nei pressi dell’Università di Waseda, una delle più importanti università private di tutto il Paese. Un piccolo gioiello architettonico sorprendere ispirato all’opera di Antoni Gaudí e che sembra uscito da un libro di fiabe.

Waseda El Dorado: il palazzo fiabesco tra i grattacieli di Tokyo

Fonte: Masayuki Yamashita / Alamy / IPA

Waseda El Dorado: il palazzo fiabesco tra i grattacieli di Tokyo

Waseda El Dorado: il palazzo fiabesco tra i grattacieli di Tokyo

A pochi minuti a piedi dalla stazione metropolitana di Waseda, e a due passi dal cancello principale dell’Università, è impossibile non notare quell’edificio stravagante e sinuoso che cattura l’attenzione di ogni passante. Si tratta di El Dorado, un palazzo di 5 piani costruito nel 1983 dall’architetto visionario Toshirō Tanaka, conosciuto anche con il nome di Von Jour Caux.

Cos’ha di speciale questo edificio è evidente dalle foto che lo ritraggono. Il disegno architettonico, infatti, esalta e celebra la cultura giapponese con uno stile chiaramente ispirato all’opera del grande Antoni Gaudí. Balconi curvi in ferro battuto che restituiscono le immagini di ninfee, eleganti finestre decorate in ogni dettaglio, orpelli e ornamenti realizzati in ceramica che riproducono ornamenti e disegni di vario genere.

Waseda El Dorado è un piccolo gioiello architettonico che pochi turisti conoscono, ma che vale davvero la pena di raggiungere anche solo per i suoi esterni stravaganti. Anche gli interni sono visitabili parzialmente. L’ingresso ospita un mosaico grandioso e suggestivo che riproduce fedelmente l’antico Gorgoneion, mentre le pareti del corridoio sono caratterizzate da murales astratti e da vetrate colorate che sembrano trasportare i viaggiatori in un mondo onirico e incantato. Nell’atrio, invece, soggiorno una grande ed enigmatica scultura che raffigura una mano rivolta verso il basso.

L’edificio, considerato una sorta di galleria d’arte, ospita anche un negozio di antiquariato e un salone di bellezza. I piani superiori, invece, non sono visitabili perché riservati ai residenti.

Waseda El Dorado

Fonte: Masayuki Yamashita / Alamy / IPA

Waseda El Dorado, l’edificio da fiaba a Tokyo
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Riapre uno dei palazzi più belli (e meno noti) d’Italia

Riapre dopo un intervento di restauro uno dei palazzi più belli di Catania. Palazzo Biscari o Palazzo Bìscari alla Marina, per la città siciliana rappresenta un affascinante capitolo della sua storia architettonica e culturale.

Questo magnifico edificio che si trova in pieno centro storico, forse il più sontuoso di Catania, rappresenta una testimonianza tangibile della ricchezza e della raffinatezza che caratterizzavano la Sicilia del XVII e XVIII secolo. Ed è grazie all’impegno di risorse private che il palazzo è stato recentemente restaurato, dando vita a un vero processo di rinascita che ha l’obiettivo di preservare e valorizzare il patrimonio storico-culturale della città.

Gli sforzi congiunti di imprese territoriali, istituzioni locali, enti culturali e appassionati di storia hanno portato a un attento lavoro di restauro che ha coinvolto esperti del settore, architetti e restauratori.

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Fonte: 123rf

La scalinata esterna di Palazzo Biscari a Catania, set del videoclip dei Coldplay

Palazzo Biscari, gioiello del barocco siciliano

Palazzo Biscari è il più importante edificio privato di Catania, di proprietà della famiglia Moncada Paternò Castello di Valdisavoia Principi di Biscari, e rappresenta preziosa testimonianza del barocco siciliano. I saloni affrescati sono ricchi di fascino e di eleganza.

Sorge su un tratto delle mura cinquecentesche della città, sulle quali, subito dopo il terremoto del 1693, Ignazio Paternò Castello III Principe di Biscari ottenne, alla fine del Seicento, il permesso di elevare il palazzo dal luogotenente generale Giuseppe Lanza duca di Camastra, artefice della ricostruzione di Catania, inviato del Re di Spagna Carlo II d’Asburgo.

Il palazzo è ancora oggi in parte abitato dai discendenti della famiglia e i saloni principali sono spesso usati per ospitare manifestazioni. Lo visitò anche la Regina Madre di Inghilterra, Alexandre Dumas e persino Johann Wolfgang von Goethe che, nel corso del suo viaggio in Italia nel 1787, venne ricevuto dal principe di Bìscari.

Palazzo Biscari vanta un’antica tradizione legata all’arte e alle mostre. A partire dal XVIII secolo, ha ospitato il museo di reperti archeologici. Di recente si è aperto anche a mostre di artisti internazionali.

Tra le sue splendide sale affrescate, tra cui il Salone delle feste, in stile rococò, con le volte riccamente affrescate e un cupolino terrazzato sulla volta dove si sistemavano i musicisti a suonare, si tengono ancora oggi concerti di musica barocca. E poi, angeli e putti ovunque, dipinti alle pareti, in rilievo su stucchi e camini, e una scala che sembra avvolta in una nuvola e che è tutta da vedere.

All’interno si contano ben 600 stanze, alcune nemmeno mai esplorate, talvolta collegate tra loro da botole nascoste nel pavimento, come quella tra la stanza del principe e quella della principessa, una camera magnifica con boiserie di legni intarsiati e pavimenti di marmo di epoca romana.

Come in un film

I saloni vengono affittati anche per eventi privati e matrimoni. Sono state usate come set di diverse produzioni cinematografiche, tra cui “I Viceré” di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto, con Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, la serie Tv “Squadra antimafia” con Marco Bocci e Simona Cavallari e, recente, il film “Cyrano” del regista Joe Wright con Peter Dinklage ed Haley Bennett.

Più recente l’esterno del palazzo è servito come location per il videoclip dei Coldplay “Violet Hill”, mentre Carmenl Consoli ha preferito aggirarsi tra le sale interne per la clip del brano “Non molto lontano da qui”.

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Piramidi di Giza, tutti i trucchi per visitarle al meglio

L’Egitto è molto più che spiagge da sogno e un mare cristallino dove fare snorkeling: nasconde un patrimonio archeologico di valore immenso, tra cui spiccano soprattutto le Piramidi di Giza. Sono un monumento storico preziosissimo, nonché l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ad essere ancora in piedi. Avete deciso di concedervi un viaggio alla scoperta di questi incredibili capolavori dell’ingegno umano? Ecco alcuni consigli che potranno tornarvi utili.

Cosa sapere per visitare le Piramidi di Giza

Le Piramidi di Giza si trovano in Egitto, situate nella piana di Giza che segna l’inizio del Deserto Occidentale: siamo a poca distanza dal Cairo, la vivace capitale egiziana, in una zona altamente turistica. Naturalmente, rappresentano una tappa imperdibile per tutti coloro che visitano il Paese, ma come fare? Innanzitutto, è bene sapere che ci vogliono circa 30 minuti di viaggio in auto dalla capitale per arrivare alle piramidi. Si tratta di un breve tragitto, ma è comunque consigliabile pernottare almeno una notte nella vicinissima Giza, anche per godere al meglio della visita. Qui si trovano hotel extra lusso con vista sulle imponenti piramidi, un’esperienza davvero meravigliosa.

Una volta scelta la meta del vostro soggiorno, bisogna pensare al periodo migliore per viaggiare. L’alta stagione, in Egitto, consiste nel periodo che va da ottobre ad aprile: sono i mesi in cui il caldo allenta un po’ la sua morsa, offrendo le condizioni climatiche migliori per vivere le escursioni con maggior tranquillità. Ovviamente, è in bassa stagione che si trovano i prezzi più bassi, quindi dovrete decidere se optare per un viaggio più confortevole o se risparmiare un po’. Considerate poi che il venerdì e il sabato le piramidi sono affollate di bambini egiziani, quindi molto più caotiche, cosa che nel resto della settimana (inclusa la domenica) difficilmente si verifica.

Se siete pronti per organizzare la vostra vacanza in Egitto per visitare le Piramidi di Giza, ci sono altri dettagli da tenere in considerazione. Gli egiziani parlano arabo, anche se in zona turistica non è difficile comunicare in inglese: tuttavia potreste trovare utile imparare qualche semplice frase per salutare, ringraziare o chiedere informazioni. Inoltre, in Egitto l’islamismo è la religione ufficiale (la maggior parte della popolazione è musulmana sunnita): alle donne viene solitamente richiesto di coprire ginocchia e spalle quando sono in pubblico. Le piramidi si trovano in zona turistica e le regole sono molto meno stringenti, ma potreste comunque sentirvi più a vostro agio rispettando queste usanze.

Gli orari e i costi

Passiamo ora a qualche informazione sulle visite alle Piramidi di Giza: l’area dell’Altopiano di Giza è aperta tutti i giorni dalle 8:00 alle 16:00 (in inverno) o alle 17:00 (in estate), mentre l’interno della Piramide di Cheope è aperta tutti i giorni dalle 8:00 alle 12:00 e dalle 13:00 alle 16:00. Considerate che il mantenimento di questi incredibili capolavori egiziani richiede una manutenzione costante e molto dispendiosa, quindi è possibile che le piramidi non siano aperte tutte e tre durante le vostre vacanze. Una visita completa all’Altopiano può richiedere almeno 4 ore, quindi valutate bene i tempi del vostro tour per non perdervi le bellezze di questo luogo.

Infine, parliamo dei costi: la valuta in Egitto è la sterlina egiziana (LE), il cui attuale tasso di cambio è di circa 0,029 euro. Per accedere all’Altopiano di Giza e alle piramidi occorre acquistare un biglietto d’ingresso, che varia in base al tipo di visita e ai servizi richiesti. Si parte da 200 LE a persona per gli adulti e da 100 LE per i bambini e gli studenti, mentre l’accesso alla Piramide di Cheope costa da 400 LE a persona. Ricordate di avere sempre con voi un po’ di moneta, perché potreste averne bisogno per dare la mancia agli addetti o per usufruire di alcuni servizi aggiuntivi, come l’uso della toilette.