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Mare in Toscana, le spiagge selvagge più belle

È come se ci fosse qualcosa di vivo, di ulteriore dentro di noi, che ci spinge a cercare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso. Qualcosa, se vogliamo, di più distante, intatto, selvaggio.

Uno spirito di scoperta che si cala anche nel quotidiano, nel giorno libero da dedicare a una piccola vacanza, nel weekend per una gita fuori porta.

Rifuggire ombrelloni e lettini, che per carità hanno il loro scopo e la loro legittimità, per scoprire un mare più autentico, aspro e bello.

Anche la costa tirrenica toscana, che è stata esplorata, vissuta e sfruttata in lungo e in largo, è capace di offrire esperienze di questo genere, in particolare nella zona meridionale della regione.

Ecco, quindi, che si propone una selezione delle più belle spiagge selvagge della Toscana, dove c’è sempre un piccolo percorso da fare per arrivarci, dove domina la macchia mediterranea con i suoi profumi e i suoi colori, e dove l’azzurro del mare si fonde con quello del cielo.

Fonte: Lorenzo Calamai

I colori elettrizzanti delle spiagge selvagge della Toscana

Cala Civette, la sorella minore delle Bandite di Scarlino

La Riserva Naturale delle Bandite di Scarlino corrisponde ad un ampio promontorio con sbocco sul mare, coperto di macchia mediterranea, bosco e da una fitta rete di sentieri, che si aprono in ampie calette remote e affascinanti, ciascuna costretta tra due capi impervi.

La più nota tra queste è Cala Violina, una spiaggia dalla fine sabbia bianca con un mare cristallino. Un luogo unico la cui necessità di salvaguardia ha indotto il Comune di Scarlino a limitarne l’accesso attraverso un sistema di prenotazione e un biglietto (dal costo minimo) d’ingresso.

Altra spiaggia nota delle Bandite è quella di Cala Martina, che invece è rocciosa e contraddistinta da un monumento a Giuseppe Garibaldi, che qui riuscì a sfuggire alle guardie papali imbarcandosi su un peschereccio.

Salita un po’ meno agli onori delle cronache e per questo meno frequentata, ma non certo meno bella è Cala Civette, una lunga e suggestiva spiaggia dai connotati selvaggi che si apre tra Punta Le Canne, ovvero l’estremo meridionale della succitata Cala Violina, e la punta di Torre Civette, un’antica fortificazione difensiva oggi trasformata in abitazione privata.

Fonte: Lorenzo Calamai

Cala Civette, vista in direzione settentrionale. Dietro quel promontorio, Punta Le Canne, si trova Cala Violina

Percorrendo la Strada provinciale 158 che collega Scarlino a Castiglion della Pescaia, si svolta in direzione del Centro Velico di Punta Ala. Si lascia quindi l’auto dopo un paio di chilometri, in corrispondenza dell’avvio del sentiero. La traccia sale nella parte iniziale, aggira la vetta di una collina e riscende verso il mare.

Sulla sinistra un inequivocabile bivio lascia il sentiero principale e scende: dopo solo pochi passi consente già uno spettacolare affaccio su Cala Civette, che si raggiunge percorrendo in pochi minuti la discesa scoscesa. Il tempo di percorrenza totale del tragitto è di 30/40 minuti, il sentiero principale collega Cala Civette con Cala Violina offrendo la possibilità di proseguire l’escursione.

Fonte: Lorenzo Calamai

Scendendo verso Cala Civette

La lunga lingua di sabbia color ocra ha alle spalle una fitta pineta e il percorso per arrivarci la separa dalla ben più affollata spiaggia di Punta Ala. Un luogo privato e protetto, dove attendere la luce del tramonto che si abbassa sul mare prima di riprendere la via di casa.

Spiaggia di Alberese, il mare si fonde con il cielo

Il Parco regionale della Maremma è stato il primo parco naturale istituito dalla Regione Toscana nel 1975. Al suo interno si trovano alcune aree di costa fra le più belle e intatte del litorale tirrenico toscano, sia per la bellezza del mare che per l’affascinante conformazione del territorio.

I monti dell’Uccellina, disseminati di antiche torri di avvistamento, fanno da sfondo alla meravigliosa spiaggia di Alberese, o spiaggia di Collelungo (secondo alcune mappe si tratta di due zone diverse, ma nella pratica è una sola, lunga lingua sabbiosa). Qui il colore dorato della sabbia, i tronchi di legno sbiancati dal mare, dalla salsedine e dal vento, contrastano con l’azzurro intenso del mare, che si estende in tutte le direzioni a perdita d’occhio, fondendosi con l’azzurro del cielo, senza che sia distinguibile una linea dell’orizzonte.

Fonte: Lorenzo Calamai

La lunga spiaggia di Alberese, a sud della foce del fiume Ombrone, dona una pace totale e rassicurante: intorno a voi solo sabbia dorata e l’azzurro del mare

Arrivare è semplice: prendete l’uscita di Rispescia della SS1 Variante Aurelia e seguite le indicazioni prima per Alberese e poi per Marina di Alberese. Svoltate a destra seguendo la cartellonistica e, dopo qualche centinaio di metri, prendete a sinistra oltrepassando la soglia del Parco rappresentata da due colonne in mattoni di cotto. Percorrete il lunghissimo rettilineo che vi porterà fino al parcheggio di Marina di Alberese. L’accesso alla spiaggia è adiacente al parcheggio.

Nonostante la spiaggia si trovi all’interno del Parco della Maremma, non vi sarà richiesto di fare il biglietto per accedere al litorale. L’attività di balneazione, infatti, è considerata libera.

Non è da trascurare, però, la possibilità di organizzare una bella escursione all’interno del Parco (ingresso a pagamento dal Centro Visite di Alberese): il sentiero A2 è un percorso di media difficoltà, non tanto per le asperità altimetriche quanto per la lunghezza, visti i 7 km per andare e altrettanti per tornare. Quel che è certo è che avrete la possibilità di effettuare un’escursione di grande impatto visivo e scenografico, immersi nella macchia mediterranea e in una natura selvaggia e particolare, e di passare per i bastioni difensivi medievali che sorvegliano da secoli la baia in funzione difensiva.

Fonte: Lorenzo Calamai

I monti dell’Uccellina dominano la spiaggia di Collelungo

Il Pozzino, antico porto etrusco

La Baia del Pozzino è la meno remota di questa selezione, eppure spesso poco considerata, raramente affollata.

Si tratta di un piccolo golfo protetto, una insenatura poco più a settentrione del più ampio e gettonato Golfo di Baratti.

La spiaggia è composta da sabbia scura mista a ciottoli, alle spalle una dolce collina coperta da un prato verde e ai lati alti faraglioni con una rigogliosa macchia mediterranea. Il fondale roccioso lo rende un buon posto per lo snorkeling intorno alle scogliere, facendo attenzione che il mare non sia mosso.

Fonte: Lorenzo Calamai

La vista sul Golfo di Baratti dall’insenatura del Pozzino

Anche il percorso per arrivare in questo piccolo angolo di pace e natura è particolare: si parte dal centro di Baratti, dalla piazzetta antistante alla spiaggia con il chiosco e i ristoranti Demos e La Perla. Proprio fra i due ristoranti si apre una strada che si fa sterrata dopo poche decine di metri e si inoltre in una ombrosa pineta.

Dopo pochi minuti di cammino vi imbatterete in un paio di curiosi edifici. Sono alcune delle principali opere dell’architetto Vittorio Giorgini, attivo negli anni Cinquanta e Sessanta, che qui costruì Casa Saldarini, detta anche il Dinosauro, e l’Esagono. In particolare Casa Saldarini è un esempio avanguardistico di architettura dalle forme curve, sinuose, dalle sembianze zoomorfiche.

Seguendo il sentiero per altri 15/20 minuti, immersi nell’ombra di una pineta che di quando in quando offre scorci affascinanti sulla scogliera sottostante, si raggiunge la Baia del Pozzino, anticipata da un’appetitosa vista panoramica sulla spiaggia stessa.

Fonte: Lorenzo Calamai

La vista sul Pozzino arrivando dal sentiero

Buca delle Fate, cala con panorama

Il promontorio di Populonia è uno dei luoghi più suggestivi e con il mare più bello di tutta la Toscana. Raggiungete Baratti, una piccola località balneare nei pressi di Piombino, e percorrete fino in fondo la strada che conduce al porticciolo. Da qui imboccate la strada in salita che sale verso il borgo medievale di Populonia, che oltre alla necropoli etrusca ha conservato anche le imponenti fortificazioni del XV secolo.

Sulla sinistra un ampio spiazzo sabbioso sulla sinistra, chiamato il Reciso, fa da parcheggio a chi vuole affrontare la discesa verso la Buca delle Fate. Un sentiero infatti parte dall’altra parte della strada, scavalcando una piccola scaletta in legno che immette nel bosco dai profumi mediterranei che copre il promontorio.

Da qui in appena 15 minuti di discesa a piedi si raggiunge un ampio pianoro roccioso con una maestosa vista sul mare e sull’Isola d’Elba, di fronte.

Fonte: Lorenzo Calamai

Una panoramica panchina sul promontorio per ammirare il sole che scende dietro l’Arcipelago Toscano

Uno stretto sentiero sulla sinistra cala verso la spiaggia sassosa, con ampi massi per sistemarsi, chiamata Buca delle Fate.

Come le fate di cui porta il nome, questo luogo unico risulta magico fin dalla prima occhiata. Frequentato fin dai tempi degli Etruschi, di cui rimangono testimonianze nella vicina necropoli di Populonia, questa spiaggia di sassi è una nicchia lontana dalla civiltà, immersa in un ambiente selvaggio.

Facendo il bagno nell’acqua dai colori cangianti, verde, azzurro e blu, occhio a non venir ammaliati da ninfe, fate, sirene o altre creature marine. Secondo la leggenda, attirano gli esseri umani nel loro mondo sottomarino, per farli vivere con loro senza fare più ritorno: sarebbe così male?

Fonte: Lorenzo Calamai

Bagno sulla sassosa spiaggia di Buca delle Fate: acqua cristallina con un fondale roccioso, adatta anche allo snorkeling

Cala del Lupo, paradiso dimenticato

Cala del Lupo è una piccola caletta di ciottoli, nascosta nel promontorio di Populonia, raggiungibile solo attraverso un percorso a piedi da Buca delle Fate di circa 40 minuti.

Si tratta di un percorso semplice: anche se non è segnato, la traccia è unica e impossibile da perdere. Si deve procedere dal promontorio sopra la Buca delle Fate in direzione sud, scendere alla vicina Cala San Quirico, una spiaggetta di sassi dove si trova anche una piccola area ristoro con un tavolo da picnic, e proseguire oltre seguendo il sentiero che immediatamente sale con un piccolo strappo fino a offrire una vista panoramica sia sulla spiaggia appena lasciata, sia sull’intero promontorio.

Fonte: Lorenzo Calamai

Panorama su Cala del Lupo, un piccolo gioiello nascosto

Si prosegue lungo il sentiero nel bosco, tra lo stormire delle foglie, la risacca del mare più in basso e i profumi salini e mediterranei del terreno.

Quando il bosco si dirada e si affronta un tratto del sentiero alla luce del sole, scollinando da una tratto in falsopiano in salita, si potrà vedere poco più avanti Cala del Lupo, con il suo mare cristallino e la vista sulle isole dell’Arcipelago toscano. Da lì il sentiero rientra per un breve tratto nel bosco e si dovrà fare attenzione per trovare la svolta in discesa a destra che consente di scendere fino alla spiaggia, passando per ampi lastroni di roccia.

Cala del Lupo è un luogo nascosto e dimenticato, dove poter davvero passare una giornata lontano dalla civiltà, distesi al sole con nelle orecchie il solo rumore delle onde che si infrangono sul bagnasciuga.

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Borghi Cortona Toscana Viaggi

Cortona, il più bel borgo della campagna toscana

Il borgo di Cortona si erge con orgoglio tra le dolci colline della Toscana, catturando l’attenzione di ogni visitatore con il suo fascino senza tempo. Con una storia che risale all’epoca etrusca, Cortona è una destinazione che incanta con la sua architettura, i panorami mozzafiato e l’atmosfera rilassante che pervade le sue antiche strade lastricate.

Cortona è posizionato su un rilievo montuoso tra la Valdichiana e la Valle del Tevere, in provincia di Arezzo, al confine tra Toscana e Umbria. Il borgo è ancora oggi un importante centro culturale e turistico, un luogo pittoresco che si contraddistingue per la sua architettura tipicamente medievale, fatta di antichi palazzi, vicoli stretti e acciottolati, piccole botteghe artigiane e trattorie tipiche toscane.

Le colline a Cortona

Fonte: iStock

Il borgo di Cortona sulle colline toscane

Storia e cultura a Cortona

Cortona è una città ricca di storia e cultura, il che si riflette nelle sue strade e nei suoi monumenti. Gli Etruschi fondarono Cortona più di 2.500 anni fa, e molti dei loro reperti sono oggi esposti nel Museo dell’Accademia Etrusca. Il centro storico – la zona del Poggio – è un labirinto di vicoli che invitano a una passeggiata tranquilla alla scoperta dei tesori architettonici locali. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, con la sua maestosa facciata, e il Palazzo Comunale, che ospita il Museo Diocesano, sono solo alcune delle attrazioni culturali da non perdere durante un soggiorno a Cortona.

La cattedrale ha uno stile romanico-rinascimentale e il patrimonio artistico custodito al suo interno è notevole: si possono infatti ammirare una Pietà in terracotta risalente al XV secolo e la natività di Pietro da Cortona.

Il Museo Diocesano di Cortona invece raccoglie opere provenienti dalle chiese cittadine. Sono da ammirare, in particolare, il Cristo che porta la Croce e la Croce dipinta di Lorenzetti, l’Annunciazione del Beato Angelico e il Compianto sul Cristo morto di Luca Signorelli. Il MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, racconta la storia del territorio, della sua evoluzione dalla fase preistorica fino a quella etrusca e romana.

La basilica di Santa Margherita a Cortona

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Veduta interna della basilica di Santa Margherita a Cortona

Per scoprire in lungo e in largo il borgo, è possibile percorrere un itinerario lungo 8 km che tocca alcuni punti di grande interesse: parte dalla panoramica Piazza Garibaldi, toccando la chiesa tardogotica di San Domenico, i giardini del Parterre, la meravigliosa Villa Bramasole, la Basilica di Santa Margherita, la Fortezza di Girifalco per concludersi all’Eremo delle Celle.

Il vecchio municipio a Cortona

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Il vecchio municipio in piazza a Cortona

La natura mozzafiato dei colli toscani

Tra i principali motivi per cui Cortona attrae i visitatori non vi è solo il suo interesse storico, artistico e culturale: il borgo è una finestra sulle bellezze naturali della campagna toscana. Dal borgo, infatti, si aprono viste spettacolari su vigneti, uliveti e campi di girasoli che si estendono sconfinati all’orizzonte.

Un luogo ideale per ammirare lo scenario naturale che circonda il borgo di Cortona è il Parco del Girifalco, che offre anche un’ottima vista sulla città stessa. Gli amanti della natura possono anche esplorare i sentieri e i dintorni di Cortona per immergersi nella tranquillità della campagna toscana.

Mura antiche a Cortona

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Le antiche mura a Cortona

Un percorso lungo le mura conduce all’esterno della città verso la parte alta della collina, seguendo l’antica cinta muraria che circonda Cortona, andando a esplorare gli splendidi monumenti costruiti fuori dal centro storico. Tra questi la Chiesa di Santa Maria Nuova che risale al XVI secolo, opera di Giorgio Vasari, con la sua cupola barocca. La si può raggiungere anche percorrendo la panoramica strada sterrata detta ‘Il Bobolino‘, molto stretta e tortuosa, da fare esclusivamente a piedi a passo di trekking.

Cortona e i suoi eventi culturali

Cortona è stata una fonte di ispirazione per molti artisti nel corso dei secoli. Il pittore rinascimentale Luca Signorelli è nato a Cortona e la sua influenza artistica si può ammirare nella Chiesa di San Niccolò. Inoltre, il borgo ha guadagnato ulteriore fama internazionale grazie al film “Sotto il sole della Toscana” del 2003, che ha portato un’ondata di turisti a scoprire la bellezza di Cortona. Oggi, Cortona ospita anche il Cortona On The Move, un festival internazionale di fotografia che attira appassionati e artisti da tutto il mondo.

Tra gli eventi più popolari a Cortona c’è anche un evento che riguarda la rievocazione storica del Matrimonio dei Casali-Salimbeni, il 5 giugno, seguita il giorno successivo dalla Giostra dell’Archidado, mentre a ferragosto nel borgo ci si ritrova in piazza per la mitica sagra della bistecca – che da queste parti è un must.

Molto noto è anche il Cortona Mix Festival dedicato alla musica, al teatro e ad altre arti, che si svolge in genere da fine luglio all’inizio di agosto.

Itinerari enogastronomici a Cortona

La Toscana è rinomata per la sua cucina deliziosa e Cortona non fa eccezione. I visitatori possono deliziarsi con prelibatezze locali come la bistecca alla fiorentina, la ribollita (una zuppa tradizionale a base di pane e verdure), la bruschetta con olio d’oliva e il Chianina, una pregiata razza di bovini allevati nella regione. Inoltre, i vigneti circostanti producono vini di alta qualità, come il famoso Vino Nobile di Montepulciano, che possono essere degustati nelle cantine locali.

A proposito di vini, non possiamo non menzionare che a Cortona la produzione del vino ha una storia che parte dal periodo etrusco. Il marchio Cortona DOC raggruppa i vini rossi, bianchi e dolci prodotti in questa zona. Imperdibile è la visita di una cantina o una degustazione in una delle enoteche del centro storico.

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Le imprevedibili spiagge di Sansepolcro

Quando la canicola picchia, non è sempre facile mantenere lo sguardo concentrato sulla cultura e sull’arte.

Sansepolcro, meravigliosa cittadina medievale al confine tra Toscana, Umbria e Marche che ospita alcuni dei più celebri capolavori di Piero della Francesca, ha in fondo un’anima rurale, a contatto con la natura che la circonda, e nasconde piccoli tesori d’acqua dolce che possono diventare il complemento ideale per un weekend di tarda primavera o estate che metta insieme i capolavori del Rinascimento con un tuffo rinfrescante nelle acque del torrente Afra.

Non è infatti il Tevere, che solca il centro cittadino allargandosi fino a prendere forma di fiume, la spiaggia prediletta dagli abitanti di Sansepolcro. Fino a qualche decennio fa, i ragazzi del paese si avventuravano nella vicina valle dell’Afra, per passare i lunghi pomeriggi estivi tra le cascate e le piscine naturali del torrente, riparato da frondosi e freschi boschi.

Ancora oggi le piscine naturali dell’Afra sono la destinazione ideale per i caldi pomeriggi estivi. Dopo aver visitato il centro storico medioevale della città, dopo essersi lustrati gli occhi di fronte alle opere di Piero della Francesca e alle altre mirabili attrazioni artistiche di Sansepolcro, è il momento di immergersi, letteralmente, nella natura, andando alla scoperta delle spiagge d’acqua dolce che si trovano poco fuori città.

Fonte: Lorenzo Calamai

I tetti di Sansepolcro nella luce della golden hour

Sansepolcro, la città di Piero della Francesca

Adagiata sulle sponde del fiume Tevere, Sansepolcro è un piccolo centro di circa 15mila abitanti con una concentrazione di capolavori dell’arte rinascimentale da far invidia a qualsiasi altra città toscana.

Qui, infatti, è nato Piero della Francesca, uno dei pittori più importanti del Rinascimento che, dopo aver lavorato a Arezzo, Rimini, Roma, Perugia e Urbino, tornò nella città natale negli ultimi anni prima della morte, avvenuta il 12 ottobre 1492, il giorno in cui Cristoforo Colombo sbarcava per la prima volta in un nuovo continente.

Il Museo Civico di Sansepolcro ospita due delle più mirabili opere del proprio enfant du pays: il Polittico della Misericordia e la Resurrezione.

Il Polittico, realizzato tra il 1445 e il 1462, è di particolare impatto scenografico, ospitato in una sala buia e rivestita di nero per dare risalto alle sue 23 tavole a sfondo dorato. Al centro figura l’altera immagine della Madonna della Misericordia, il cui mantello dà riparo ai fedeli, infinitamente più piccoli. La forza dell’opera, oltre che nella suggestione della sua complessità, sta nell’utilizzo di forme geometriche e nell’organizzazione prospettica della scena, caratteristiche innovative e distintive di Piero della Francesca.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il Polittico della Misericordia è un’opera suggestiva, innovativa e imponente

La Resurrezione, opera successiva, è un affresco recentemente salvato da un’importante opera di restauro operata tra il 2015 e il 2018. Un’opera costruita con cura geometrica, ma sottraendo stavolta la figura del Cristo alle leggi della prospettiva che valgono invece per i soldati addormentati ai suoi piedi, a simboleggiarne lo sfuggire alle leggi terrene.

All’affresco della Resurrezione è collegato un aneddoto storico: si narra che nel 1944 il comandante alleato Anthony Clarke, che aveva ordinato il bombardamento di Sansepolcro per riscattarla dall’occupazione tedesca, fermò l’artiglieria nel momento in cui si ricordò dell’entusiastico racconto che lo scrittore Aldous Huxley aveva fatto, vent’anni prima, dell’opera di Piero della Francesca, giungendo a definirla il più bel dipinto al mondo.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un particolare dalla Resurrezione, con il corpo atletico del Cristo ispirato ai modelli classici della scultura greca

Sansepolcro non si esaurisce però qui: il centro storico è caratterizzato da un dedalo di vicoli e viuzze che regalano scorci architettonici di notevole bellezza, improntati alla natura medioevale del borgo, costituitosi attorno ad una abbazia nel X secolo.

Nella bella Basilica Concattedrale di San Giovanni Evangelista, per tutti il Duomo di Sansepolcro, è conservato un dipinto raffigurante l’Ascensione di Cristo ad opera del Perugino, altro autore chiave del Rinascimento, e il particolare Volto Santo, una scultura lignea di incerta datazione proveniente da oriente e oggetto di venerazione.

Ai margini del centro storico l’imponente fortezza risale all’epoca medicea ed è opera dell’architetto Giuliano da Sangallo, uno dei nomi più prestigiosi dell’architettura del sedicesimo secolo.

Alla scoperta del torrente Afra

Albula, l’antico nome del fiume Tevere. Un corso d’acqua che immediatamente evoca tempi remoti ed epoche sepolte dal passare del tempo: un accumularsi di Storia che si rintraccia su tutto il territorio attraversato dai 405 chilometri di lunghezza del fiume sacro ai destini di Roma, come recita la patriottica incisione sulla colonna posta in epoca fascista presso le sorgenti sul monte Fumaiolo, in Emilia-Romagna.

L’unico, breve tratto che il Tevere compie in Toscana è qui, nei pressi di Sansepolcro, prima di proseguire in Umbria, passando per il territorio dei comuni di Città di Castello, Perugia, Todi, Orvieto e infine passando nel Lazio.

La parte iniziale della valle del Tevere ha un notevole interesse naturale, di qua e di là dal confine con la Toscana e il torrente Afra ne è uno degli affluenti più affascinanti. Nel suo breve corso fa in tempo a formare spettacolari piscine naturali all’ombra di un fitto bosco di castagni.

Fonte: Lorenzo Calamai

La cascatella del torrente Afra dà vita a una bella piscina naturale

Per raggiungere le spiagge d’acqua dolce più vicine a Sansepolcro, si deve imboccare via della Montagna, la strada che risale tutto il corso dell’Afra, fiancheggiandolo, fino ad arrivare per l’appunto in frazione Montagna, un piccolo abitato all’ombra del massiccio dell’Alpe della Luna.

In corrispondenza della struttura ricettiva San Martino val d’Afra si trova quello che i locali chiamano Gorgo dei Ciliegi, una bella polla d’acqua rinfrescante ai piedi di una cascata.

Tuttavia le due piscine d’acqua dolce più belle si trovano qualche chilometro più a monte, poco prima del bivio della strada con le indicazioni per Germagnano. Qui un sentiero sulla destra della sede stradale scende verso il torrente. Le varie biforcazioni della traccia conducono alle due diverse piscine naturali che si nascondo all’ombra del bosco.

A monte, il corso del torrente scivola su un percorso scavato nella roccia fino a scendere dolcemente nell’ampia e invitante piscina ai suoi piedi, alla costante ombra di un fitto bosco che isola completamente dalla pur vicina strada asfaltata. Ha un fondale di sassolini rotondi e attorno un anfiteatro di roccia che rendono il luogo il più comodo per un picnic o semplicemente per una sosta rilassante.

Più a valle, un’ampia polla ben più profonda è sormontata da una cascatella più alta. Si può raggiungere percorrendo il sentiero o camminando dentro il letto del torrente e poi tuffandosi direttamente dalla cascata che la domina, per avere un brivido di adrenalina in più.

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Le 5 migliori spiagge d’acqua dolce della Lunigiana

La Lunigiana è quell’estremo lembo nordoccidentale della Toscana, chiuso a ovest dal mare, a nordest dall’Appennino toscoemiliano e a sud dalle Alpi Apuane.

Una terra di confine tra le attuali Liguria, Emilia e Toscana, con alle spalle una storia peculiare e  millenaria e una cultura che fa eccezione rispetto a quella della regione di cui fa parte, o di quelle confinanti.

Un territorio segnato dal passaggio del fiume Magra, in particolare, ma che per la verità rappresenta una vera e propria terra dei fiumi. Nessun’altra parte della Toscana è così ricca di fiumi e torrenti che si offrono per conformazione al wild swimmingin un susseguirsi di spiagge d’acqua dolce dalla bellezza stordente e che offrono una splendida alternativa selvaggia al vicino Mar Tirreno.

Niente lidi, ombrelloni e lettini, soltanto acqua cristallina, il verde del bosco e la voglia di un tuffo rinfrescante a contatto con la natura.

Le Pozze di Treschietto sul torrente Bagnone

Tra le frazioni del comune di Bagnone, inteso come l’affascinante borgo capoluogo del territorio in questione, spicca Treschietto, contraddistinto dalla spettacolare torre del castello dei Malaspina che domina la valle del Bagnone, inteso stavolta come il torrente affluente del Magra che caratterizza questa valle.

La valle del torrente Bagnone è un vero e proprio paradiso del wild swimming e nei pressi di Treschietto si trova uno dei luoghi più belli per goderne. Scendendo dall’abitato verso Mochignano, altra frazione più a valle, si compiono un paio di tornanti e poi si passa su un vecchio ponte sopra il torrente. Una volta superato, si apre uno spiazzo sul margine destro della carreggiata dove poter lasciare l’auto e scendere sul letto del fiume in meno di cinque minuti grazie a una traccia di sentiero che attraversa i prati.

Fonte: Lorenzo Calamai

L’invitante piscina naturale delle Pozze di Treschietto

In corrispondenza dell’arrivo sulla riva del torrente si può scendere nella piccola gola dove le acque si restringono, dando vita a una bella piscina naturale sotto una impetuosa cascatella e offrendo posto per sistemarsi sui massi riparati dal sole.

La zona più bella è però quella che si trova risalendo per qualche decina di metri il corso del Bagnone, fino ad arrivare proprio sotto al grande ponte attraversato con l’auto. Qui sotto un’ampia polla di acqua verdissima è contornata da massi che si trasformano nel trampolino ideale per un tuffo e una nuotata, visto che la parte centrale della piscina naturale è assai profonda.

Fonte: Lorenzo Calamai

Bagno alle Pozze di Treschietto

I Bozzi di Vico del torrente Redivalle

Non lontano da Treschietto, nella borgata Montale della frazione Vico, si trova una bella spiaggia d’acqua dolce che offre ampio spazio per un lungo momento di relax, comode piscine d’acqua dolce e una scenografica cascata con la possibilità di un elettrizzante tuffo nella polla sottostante.

Qui ci si bagna nel torrente Redivalle, un altro dei principali corsi d’acqua della valle del Bagnone. Per arrivarci bisogna percorrere la Strada provinciale 67 fino a Vico. Entrati in paese, seguire le indicazioni stradali per Valle e imboccare la strada che porta a Montale. Qui percorrere tutto l’abitato e proseguire sulla strada sterrata per poco meno di un chilometro, fino al passaggio su un ponticello, quindi posteggiare ai margini della strada.

Fonte: Lorenzo Calamai

Le piscine naturali di Vico Montale sul torrente Redivalle, molto gettonate per la tintarella

Poco oltre, alcuni sentieri CAI salgono verso la maestosa cascata Pisciaron di Pungitopo, osservabile soltanto da debita distanza, e salgono al Rifugio dei Fagianelli. Dalla parte opposta della strada, un ampio sentiero scende sul letto del torrente, dove accanto a un vecchio mulino abbandonato si trovano pozze d’acqua fresca e cristallina, con ampi massi piatti dove sdraiarsi al sole.

Seguendo il corso del torrente per poche decine di metri, si giunge ai veri e propri Bozzi di Vico, una cascata con un salto di sette/otto metri in una polla sottostante. Un sentiero aggira la cascata e permette di accedere ai massi sottostanti per fare comodamente il bagno, ma per i più audaci un tuffo dalla sommità della cascata è un’attrazione adrenalinica da non perdere.

Fonte: Lorenzo Calamai

La cascata: dalla sommità si può fare un bel tuffo direttamente nella polla sottostante

Il Ponte della Colombaia a Pracchiola

Pontremoli è la cittadina più rilevante della Lunigiana. In mezzo al borgo scorre il fiume Magra, che vi arriva da nordest, dalla cosiddetta Valdantena, dal nome etrusco del corso d’acqua.

Qui un gruppo di borghi rurali, affascinanti quanto semi-abbandonati, punteggia la collina, dominando i silenziosi boschi circostanti. Uno di questi è Pracchiola, frazione di Pontremoli con poco più di un centinaio di abitanti, costituito da belle case in pietra e vicoli tortuosi, arcate e volte.

Poco prima di arrivare al parcheggio ai margini del paese, si incontra un ponte sul fiume Magra. Si tratta di un ponte moderno che cela sotto di sé l’antico Ponte della Colombaia, risalente al Quattrocento. Lasciate l’auto a bordo strada e, utilizzando il sentiero che si apre sulla destra della carreggiata poco prima del ponte asfaltato, scendete verso il ponte antico.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il quattrocentesco Ponte della Colombaia sorveglia lo scorrere del fiume Magra da tempo immemore. Qui peraltro il corso d’acqua è appena nato e ha attraversato solo territori incontaminati: acqua pura e cristallina per un tuffo energizzante

Da qui, con una discesa un po’ impervia, potrete accedere alle meravigliose piscine naturali sottostanti. Il torrente passa sotto al ponte quattrocentesco in uno stretto canyon per poi estendersi in una piscina naturale piccola ma deliziosa, non molto profonda, prima di saltare in una più grande, dove l’acqua è più alta.

Ci si può sistemare tra i ciottoli e la ghiaia che rimangono immediatamente a valle della piscina più bassa, senza tralasciare un tuffo nell’acqua cristallina della più alta.

Le Cascate del Pontaccio a Magliano

A metà tra il bel borgo di Fivizzano e la piccola Licciana Nardi, in una zona della Lunigiana da dove si gode una vista assolutamente strepitosa sulle cime delle Alpi Apuane, si trova la frazione di Magliano.

Nei pressi di un’ampia curva a U della Strada provinciale 21 si può lasciare l’auto a bordo strada e imboccare il sentiero che scende in meno di 5 minuti sul letto del torrente Arcinasso, un piccolo corso d’acqua che però in questa zona ha realizzato, con la sua incessante azione erosiva, un vero e proprio capolavoro naturale.

Fonte: Lorenzo Calamai

Una delle tre cascatelle consecutive del Pontaccio di Magliano

Se immaginate un paradiso dell’Eden, un angolo di pianeta Terra celestiale, questo deve somigliare alle Cascate del Pontaccio. Utilizzando il sentiero per risalire a monte della prima cascata che si incontra, infatti, si apre uno scenario unico: una serie di cascatelle di acqua cristallina formano quattro piscine naturali consecutive, scavate in una roccia argillosa che conferisce una colorazione pastello all’ambiente circostante.

Al Pontaccio non è semplice fare un bagno vero e proprio: le piscine sono piccole e poco profonde, ad eccezione della prima dove si può effettuare un tuffo. Si tratta però del luogo ideale per un picnic e per una giornata di relax con nelle orecchie il solo suono dello scorrere del torrente, rinfrescandosi con un’immersione zen nelle sue acque.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il sole entra schermato dalle chiome degli alberi del bosco circostante: è un luogo ideale per ripararsi dai giorni più caldi dell’estate

Le Piagnare del Magra a Groppodalosio

Se vi state godendo una vacanza in Lunigiana, vi sarete accorti della peculiare costruzione dei tetti di molte delle vecchie case in pietra. La copertura è costituita infatti da piagne, lastre di arenaria disposte in triplice strato per proteggere dalla pioggia.

Dal nome di tali lastre nasce il nome delle Piagnare, un tratto spettacolare del fiume Magra dove il corso d’acqua scorre in mezzo a una ripida parete rocciosa di arenaria. Il colore scuro della pietra contrasta con il verde e l’azzurro delle purissime acque del Magra, qui davvero incontaminate.

Fonte: Lorenzo Calamai

Lo sbocco del sentiero è direttamente sopra la principale piscina naturale, con ampio spazio per sistemarsi

Le Piagnare si trovano nei pressi del paese di Groppodalosio, una frazione della Valdantena, nel comune di Pontremoli. Per raggiungerle si deve raggiungere il paese di Previdé, attraversarlo e proseguire verso Casalina. Quando su una curva verso destra, si può vedere un cancello pedonale in legno e filo di ferro chiudere il passaggio a un sentiero che si inoltra nel bosco, si è trovato l’accesso ad uno dei luoghi più belli per il wild swimming dell’intera Toscana.

In meno di tre minuti, infatti, il sentiero sbuca nei pressi di una grande piscina naturale formata dal Magra, con ampi massi all’ombra e al sole dove stendersi. L’esposizione del luogo permette di avere il sole per gran parte della giornata, cosa utile se si considera che ci si trova a circa 500 metri di altitudine e che le acque del fiume qui hanno temperature abbastanza fredde.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un contesto naturale incontaminato e mozzafiato

Lo scenario naturale è strepitoso: la ripida lastra di arenaria arriva fino a un gigantesco masso che divide in due il corso del fiume poco più a monte. Si può risalire il corso d’acqua agilmente, avventurandosi fino al ponte di Groppodalosio, una vecchia ma solida costruzione in pietra dalla quale passa la Via Francigena e dalla quale si può risalire fino al paese.

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Gli Stretti di Giaredo: alla scoperta dell’affascinante canyon della Toscana

Goccia dopo goccia, l’acqua scava.

Talvolta erode la roccia in modo singolare, dando vita a luoghi unici come gli Stretti di Giaredo, un canyon lungo circa un chilometro attraversato dal torrente Gordana, non molto lontano da Pontremoli, in provincia di Massa.

Si trova in Lunigiana, la terra dei fiumi della Toscana. In questo angolo meno conosciuto della regione, un lembo di terra stretto tra montagne e mare all’estremo nordoccidentale del suo territorio, decine di corsi d’acqua scendono dagli Appennini per riversarsi verso il mar Tirreno.

Il torrente Gordana è uno di questi. Nasce dal monte Tecchione, nell’amena valle di Zeri, e ha un corso di appena 15 chilometri prima di gettarsi nelle acque del fiume Magra non lontano da Pontremoli, uno dei centri più rilevanti della Lunigiana.

Malgrado il breve tragitto percorso dai suoi flutti, il Gordana dà vita a un luogo peculiare come gli Stretti di Giaredo, dove l’acqua attraversa due giganteschi blocchi rocciosi, scavandoli verticalmente e dando vita a un profondo e affascinante canyon. Attraversarlo significa entrare in una sorta di mondo parallelo, dove il sole filtra a tratti, dando vitalità, colori e forme sorprendenti alla roccia e alla peculiare vegetazione.

Per attraversarlo non servono competenze particolari, tranne saper nuotare. Rispetto ad altre forre di questo tipo, infatti, gli Stretti di Giaredo possono essere esplorati e attraversati senza fare ricorso a corde, imbragature o chiodi. Basta una buona organizzazione e la necessaria prudenza per affrontare il percorso in sicurezza, camminando nel letto del torrente e immergendosi per alcuni brevi tratti.

Fonte: Lorenzo Calamai

Stretti di Giaredo, un universo parallelo da esplorare

Stretti di Giaredo, come arrivare

La cittadina di Pontremoli, in provincia di Massa, è il capoluogo della Lunigiana. Situata in posizione centrale lungo la valle scavata dal fiume Magra, ha un centro storico medioevale elegante e una discreta vitalità, in particolare nei mesi estivi.

Si tratta inoltre di un ottimo quartier generale per le tante proposte di attività outdoor del territorio lunigianese, come per l’appunto la scoperta degli Stretti di Giaredo, che si trovano non lontano.

Per raggiungerli, si imbocca la Strada provinciale 37 seguendo le indicazioni per Zeri. Dopo essere passati sotto un alto cavalcavia dell’autostrada, si incomincia a salire. Nei pressi di un tornante verso destra, un’indicazione verso sinistra indica l’imbocco della strada per gli Stretti.

Tenete la destra al primo bivio e dopo circa un chilometro, su una brusca curva verso sinistra, il cartello con le indicazioni per gli Stretti indicherà una strada sterrata che prosegue nel bosco. Lasciate pure il vostro mezzo di trasporto nello spazio a bordo strada e proseguite da qui a piedi.

Fonte: Lorenzo Calamai

L’eccezionale stratificazione delle rocce scavate dalle acque del torrente Gordana

Per arrivare all’imbocco del canyon si impiega poco meno di mezz’ora, ma una parte del percorso consiste nel risalire il letto del torrente. La corrente è debole e l’acqua non arriva mai oltre il polpaccio, tuttavia servirà mettere i piedi in acqua.

Si prosegue per la strada sterrata fino a un largo spiazzo, dove si esce dal bosco e si piega verso sinistra, entrando nel letto del torrente. Da qui, in meno di mezzo chilometro, sarete giunti agli Stretti.

Avventura nel canyon

Risalire e ridiscendere il Gordana all’interno del canyon è un’avventura magnifica per il microuniverso in cui vi troverete a vivere per un’ora e mezzo circa: rocce di colori fantastici e brillanti, una natura straripante e rigogliosa, l’acqua azzurra del torrente.

Alzando lo sguardo potete osservare le fronde degli ontani neri e dei frassini che si protendono a invadere lo spazio aereo al di sopra della forra, popolando i boschi che crescono sui due fianchi al di sopra del canyon.

La fauna degli Stretti è caratterizzata da anfibi come rane e rospi, ma anche uccelli meno comuni come la ballerina gialla, il merlo acquaiolo e l’airone.

La parte più emozionante però è quella geologica. La peculiare morfologia rocciosa e l’opera di erosione compiuta dall’acqua portano alla luce rocce di forme e colori straordinari. Il lavoro del torrente Gordana consente a chi attraversa gli Stretti di osservare tutta la stratificazione compiutasi nel corso dei millenni, come guardandone una sezione del pianeta dal Mesozoico a oggi.

Fonte: Lorenzo Calamai

Uno dei passaggi più suggestivi del percorso nella forra degli Stretti di Giaredo

Il percorso si snoda nelle anse del Gordana, fra attraversamenti a nuoto di piscine profonde e tratti di camminata sulle rocce o su piccole spiagge, e finisce quando incontrate un grosso masso che divide il corso del torrente in due cascatelle laterali.

Il canyon vero e proprio finisce lì, ma se vi sentite abbastanza audaci e capaci di risalire (e ridiscendere) oltre le cascate, andrete incontro a un allargamento del letto del fiume e ad uno scenario ancora diverso ed affascinante. Se avete uno zaino impermeabile, impacchettate il vostro picnic per venirlo a consumare qui, lontano dalla civiltà.

Fonte: Lorenzo Calamai

Dopo circa un chilometro, superando la cascatella finale, il letto del torrente si allarga

Lo stop ultimo del percorso è nei pressi della diga di Giaredo, che sbarra il corso del torrente e che è sostanzialmente invalicabile.

Tornando, è possibile riposare al sole nella piccola spiaggia all’ingresso del canyon o nelle varie zone asciutte del torrente poco più a valle.

Stretti di Giaredo, l’attrezzatura necessaria

Il percorso che attraversa gli Stretti di Giaredo è alla portata di chiunque sappia nuotare, ma bisogna essere previdenti e ben attrezzati.

Se siete principianti, viaggiate con bambini o semplicemente volete godervi tutto in massima sicurezza e magari apprendere anche qualche cosa di più, la cooperativa Sigeric offre visite guidate su prenotazione. Nel costo è compreso servizio guida, attrezzatura composta da muta, caschetto e giubbotto salvagente, assicurazione.

Fonte: Lorenzo Calamai

Alcuni tratti degli Stretti devono essere necessariamente attraversati a nuoto e l’acqua è piuttosto fredda, occorre essere appropriatamente attrezzati con una muta

Se vi ritenete abbastanza esperti da poter affrontare il canyon da soli, non dimenticate di attrezzarvi di conseguenza: sandali tecnici chiusi sul tallone o, ancor meglio, scarpe da ginnastica con una suola che faccia un minimo di presa; una maglia termica o una muta tipo surf, visto che dentro il canyon non batte quasi il sole, e l’acqua è molto fredda.

Buona norma portarvi un caschetto, date le caratteristiche morfologiche del canyon. Visitate il canyon possibilmente in compagnia e sempre con il bel tempo: la pioggia può portare al pericolosissimo fenomeno del flash flooding e rendere la visita agli Stretti un’esperienza terribile e pericolosa.

Prese le dovute precauzioni, tuffatevi nel mondo parallelo che vi aspetta all’interno del canyon.

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Itinerario tra quattro borghi d’arte in Toscana

Vede la luce un nuovo progetto per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del territorio della Valle Tiberina e della Val di Chiana, dal titolo “Rinascimento in Valtiberina e Valdichiana“, alla scoperta di capolavori unici, testimoni del genio di Piero della Francesca, Donatello, Bartolomeo della Gatta e altri grandi maestri.

Voluto dall’intesa dei quattro comuni di Castiglion Fiorentino, Citerna, Monterchi e Sansepolcro (l’idea progettuale è sostenuta dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e la produzione è a cura di Maggioli Cultura e Turismo) l’itinerario prevede un sistema unico di comunicazione e promozione con particolare riferimento al periodo rinascimentale e alla eccezionale fioritura di maestri e capolavori che lo hanno caratterizzato e che ancora oggi costituisce una straordinaria eredità identitaria.

Rinascimento in Valtiberina e Valdichiana, 400 chilometri di arte

Bartolomeo della Gatta, Piero della Francesca, Donatello e altri maestri hanno lasciato opere capitali in un territorio delimitato tra la Valdichiana e la Valtiberina, per un itinerario di poco più di 40 chilometri da percorrere in un contesto paesaggistico incantevole, arricchito da una straordinaria offerta enogastronomica.

Si tratta di un’autentica “mostra permanente e diffusa” di capolavori dell’arte, frutto della propensione a produrre bellezza e della capacità di conservarla, una ricca collezione di opere fruibile da tutti, secondo un itinerario libero e personalizzabile dal visitatore in base alle proprie esigenze e attese, che si snoda tra chiese e musei, camminando lungo antiche strade e rivolgendo lo sguardo verso paesaggi unici.

L’obiettivo del progetto è realizzare un sistema di comunicazione e promozione che, partendo dalle attrattive del territorio, incentivi le persone a percorrerlo e a scoprirlo.
Tenendo conto delle più aggiornate tendenze del mercato turistico a matrice culturale, prevede la creazione di un’immagine coordinata del materiale di comunicazione e di strumenti digitali con contenuti originali e in doppia lingua (italiano e inglese), in particolare: un portale web dedicato all’intero circuito culturale che farà da vetrina digitale delle strutture e dei servizi offerti con approfondimenti, informazioni e aggiornamento continuo, una campagna fotografica professionale dal tono emozionale, un virtual tour aereo per l’intera area e virtual tour dei siti che accolgono le opere d’arte.

Promosso mediante una mirata campagna di promozione e advertising e un’attività di social media management, include anche una serie di eventi significativi il cui primo appuntamento è una lectio magistralis a cura del critico d’arte Vittorio Sgarbi, che si terrà il 26 aprile a Sansepolcro.

I quattro borghi protagonisti

Conosciamo meglio i quattro borghi protagonisti del progetto “Rinascimento in Valtiberina e Valdichiana” e partiamo con Castiglion Fiorentino, abitato già in epoca preistorica e protostorica: centro etrusco della Valdichiana e borgo medievale su di un piccolo colle, è ricco di storia, arte e cultura come si nota passeggiando lungo il pittoresco centro storico.
Qui, infatti, catturano lo sguardo numerosi monumenti religiosi e civili come la Porta Fiorentina, il Palazzo Comunale, il Loggiato Vasariano (rinascimentale), la Chiesa di Sant’Angelo che conserva pregevoli dipinti di Bartolomeo della Gatta, Taddeo Gaddi e Margarito, e l’area del Cassero, notevole centro artistico e storico con l’alta torre che è simbolo del borgo.

Nel circuito dei Borghi Più Belli d’Italia, Citerna domina la Valle del Tevere e, tra le due mura, custodisce memoria del suo importante passato: il monastero di Santa Elisabetta, la cinquecentesca Chiesa di San Francesco definita “chiesa museo” per le preziose opere al suo interno, la Torre Civica, la seicentesca Chiesa di San Michele Arcangelo, l’elegante teatro Bontempelli costruito nel Cinquecento e la Rocca, la parte più antica del Castello.

Grazioso borgo della provincia di Arezzo, Monterchi è tappa da non perdere per immergersi nella vita e nelle opere di Piero della Francesca, genio del Rinascimento: sono infatti inestimabili i suoi tesori come il Museo della Madonna del Parto, dove osservare da vicino l’affresco che svela la maestria del Maestro e il Museo delle Bilance con una collezione di ben 160 tipologie di bilance.

Infine, Sansepolcro, borgo natio di Pietro della Francesca, vanta un piacevole centro storico dove ammirare il Duomo dedicato a San Giovanni, il seicentesco Palazzo delle Laudi, oggi Municipio, la cinquecentesca fortezza medicea, la casa natale del celebre pittore e molti palazzi di spicco tra cui vanno citati Palazzo Pichi, Palazzo Giovagnoli e Palazzo Pichi – Sermolli.

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Riapre il bellissimo Giardino dell’Iris di Firenze

Lo spettacolo più bello della primavera? La rinascita della natura, con i suoi splendidi colori e i profumi inebrianti: non c’è niente di meglio che godersi una giornata all’aria aperta ammirando un’incantevole fioritura. E a Firenze si può vivere l’esperienza perfetta, grazie alla riapertura del Giardino dell’Iris. Il parco, che ospita migliaia di esemplari da cui prende il nome, torna ad accogliere i visitatori per un mese di tour gratuiti. Ecco che cosa sappiamo.

Firenze, riapre il Giardino dell’Iris

La data tanto attesa si sta rapidamente avvicinando: giovedì 25 aprile 2024 il Giardino dell’Iris di Firenze tornerà a riaprire i battenti per la stagione primaverile. È un appuntamento molto sentito tra i fiorentini (e non solo), che ogni anno attira migliaia di visitatori alla ricerca di bellissime fioriture e di una giornata da trascorrere nella natura. Il parco rimarrà accessibile gratuitamente al pubblico fino a lunedì 20 maggio 2024, tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 10:00 alle ore 18:00 – l’ultimo ingresso è previsto per le ore 17:30.

Il Giardino dell’Iris ospiterà, come già accaduto nelle stagioni precedenti, un evento molto interessante: si tratta del workshop di disegno e acquerello botanico organizzato dalla Società Italiana dell’Iris, che ha in gestione il parco. Gli incontri si terranno dal 24 al 28 aprile 2024 e saranno tenuti dall’artista botanica Maria Rita Stirpe, proprio quando gli iris ricominceranno a fiorire in mezzo al verde. Sarà un’ottima occasione per imparare i segreti dell’acquerello e delle magnifiche sfumature di colore dei fiori, ma anche per apprendere curiosità botaniche e fare una visita guidata all’interno del Giardino.

Lo splendido Giardino dell’Iris di Firenze

Il Giardino dell’Iris è una delle bellezze di Firenze: si trova sotto Piazzale Michelangelo, considerato tra i luoghi più noti della città per via della splendida visuale di cui godono i suoi visitatori. Dal parco stesso, d’altra parte, si può ammirare un panorama mozzafiato sul capoluogo toscano. Ampio ben due ettari e mezzo, è facilmente accessibile attraverso una lunga serie di vialetti, selciati e scalinate: ha così origine un percorso molto suggestivo, che attraversa l’intero giardino alla scoperta delle oltre 1.500 varietà di iris che vi crescono.

L’iris è il fiore simbolo di Firenze, impresso anche nello stemma della città. In natura se ne conoscono solamente varietà viola e bianche, e fu proprio quest’ultimo ad essere preso come ispirazione per rappresentare il capoluogo toscano. Il suo colore venne ribaltato, dando vita ad uno stemma con un iris rosso su sfondo bianco: nella speranza di riuscire a ricreare questa sfumatura quasi impossibile, ogni anno il giardino ospita una competizione internazionale che ha come obiettivo la presentazione di nuove varietà di iris.

Incroci e combinazioni di floricoltura hanno già consentito la nascita di esemplari dai colori meravigliosi, i quali sono tutti esposti all’interno del parco. Molti di essi sono stati premiati, ma nessuno ha mai ottenuto un iris scarlatto come quello dello stemma fiorentino. Resta comunque uno spettacolo affascinante, quello che il giardino offre ai suoi visitatori: in primavera si risveglia con la sua fioritura dalle infinite sfumature meravigliose che incantano i più curiosi. È un’esperienza assolutamente da vivere, almeno una volta nella vita.

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Al via la nuova stagione estiva sui treni turistici italiani

È partita la stagione estiva di FS Treni Turistici Italiani, società del Polo Passeggeri del Gruppo FS dedicata alla promozione del turismo di qualità, attento alla valorizzazione delle eccellenze del territorio italiano grazie a treni appositamente allestiti, con interior di qualità, e collegamenti diurni e notturni.

Online il nuovo sito Fstrenituristici.it dove sarà possibile conoscere e acquistare gli itinerari verso Liguria, Toscana e Veneto nonché scoprire qualche curiosità tecnica sui treni “Espresso Cadore”, “Espresso Riviera” ed “Espresso Versilia”, oltre a tutti gli altri servizi offerti dalla compagnia.

Le nuove esperienze di viaggio

L’offerta commerciale avrà collegamenti sia diurni che notturni. I treni che viaggiano di giorno saranno l’Espresso Versilia e l’Espresso Riviera.

Il primo, con partenza da Milano, condurrà verso alcune tra le più belle località delle Cinque Terre, per poi proseguire verso Pisa e le splendide spiagge della Versilia, in un mondo di arte, cultura, attività all’aria aperta quali surfing e biking e la deliziosa enogastronomia toscana.

L’Espresso Riviera, invece, viaggerà da Milano a Ventimiglia e attraverserà le incantevoli spiagge della Riviera dei Fiori, fino a lambire la Costa Azzurra. Si tratta di uno degli itinerari più celebri del Mediterraneo, tra spiagge accarezzate dal sole, pittoreschi borghi, specialità culinarie e innumerevoli opportunità per entusiasmanti escursioni, sia via mare che via terra.

Infine, dopo la stagione invernale torna sui binari anche l’Espresso Cadore che viaggerà durante la notte. L’edizione estiva prevede collegamenti diretti da Roma verso la montagna, con una programmazione delle partenze rimodulata per vivere la bellezza non solo di Cortina d’Ampezzo ma di tutte le montagne del Cadore, sia durante il weekend sia con una formula “vacanza settimanale”.
Sarà un collegamento notturno e diretto da Roma Termini a Calalzo – Pieve di Cadore – Cortina d’Ampezzo per lasciarsi incantare da panorami idilliaci e cogliere l’occasione di praticare trekking, escursioni a piedi e in bicicletta e molte altre attività. Per un riposo sereno e un viaggio di assoluta qualità vi sarà personale disponibile in ogni carrozza, silenzio nelle aree sonno e una marcia di viaggio dolce lungo l’intero percorso. Le carrozze letti sono a compartimenti singoli, doppi o da quattro posti.

Treni turistici italiani: informazioni utili

A bordo di tutti i treni diurni di FS Treni Turistici Italiani è garantita al turista la massima comodità e privacy grazie alle ampie poltrone in compartimenti a salottino di prima e seconda classe che da quattro ospitano fino a sei persone, prenotabili anche a uso esclusivo per chi vuole godere di un ambiente ferroviario tutto per sé.

Su tutti i treni, diurni e notturni, sarà presente l’esclusiva carrozza ristorante con menù e piatti che seguono la stagionalità e la tipicità della cucina made in Italy. Anche per la stagione estiva il bar di bordo sarà sempre a disposizione dei viaggiatori.

I biglietti per viaggiare a bordo dell’Espresso Cadore, Espresso Versilia ed Espresso Riviera saranno presto disponibili su tutti i canali di vendita di Trenitalia e, in occasione del lancio dei servizi estivi, FS Treni Turistici Italiani offrirà ai passeggeri la possibilità di acquistare i biglietti a una tariffa promozionale.

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Borghi Suvereto Toscana Viaggi

Suvereto, il borgo del buon vivere

I borghi che costellano il nostro Paese sono pieni di tesori preziosi. Molti di essi, infatti, conservano un patrimonio storico, artistico e naturale che alcune delle più grandi città del mondo gli invidiano. Ma non è solo questo, perché in diversi paesini è anche possibile vivere bene, come succede nel borgo di Suvereto, vera perla della Toscana.

Suvereto, informazioni utili

Suvereto è uno straordinario borgo di origine medievale che sorge tra le poetiche colline toscane, ma a poca distanza dal mare. Immerso nella verde Val di Cornia, offre imponenti mura al cui interno sono custoditi tesori di inestimabile valore, incorniciati da sterminati boschi di castagne, querce e sugheri da cui questa località prede il suo particolare nome.

Per la sua importanza e innegabile bellezza, su questo borgo del Centro Italia sventola fiera la “Bandiera arancione” del Touring Club Italiano, ed è anche parte del circuito de “I Borghi più belli d’Italia”. Ma non è finita qui, perché Suvereto è anche Città dell’Olio e del Vino, come anche il borgo del buon vivere.

Cosa vuol dire borgo del buon vivere

Quando si decide di visitare Suvereto si deve essere consapevoli di una cosa importantissima: qui si può e si deve rallentare, dedicarsi al turismo lento per riscoprire l’artigianato e le tradizioni: Suvereto è parte della rete Cittaslow, ovvero quei comuni in cui vengono spesso attivati progetti virtuosi che migliorano la vita degli abitanti e quella del pianeta.

Suvereto, Toscana

Fonte: iStock

Tra i vicoli di Suvereto

Nel corso degli anni, infatti, il borgo è stato oggetto (e continuerà ad esserlo) di diversi lavori di riqualificazione urbana e del recupero del patrimonio edilizio esistente, ma anche di interventi volti ai risparmi energetici e molto altro ancora. In sostanza, da queste parti l’essere umano rispetta il lento e benefico succedersi delle stagioni e si presta particolare attenzione alla salute dei cittadini, alla genuinità dei prodotti e alla buona cucina. In più, c’è un patrimonio artistico-storico incredibile ma anche molto spazio per i luoghi dello spirito e i paesaggi incontaminati.

Cosa vedere a Suvereto

La verità è che c’è l’imbarazzo della scelta, perché Suvereto è un vero e proprio un gioiello medievale avvolto nella macchia mediterranea che impreziosisce l’affascinante Costa degli Etruschi.

Un borgo di pietra incorniciato dalla colline, dove però è costantemente presente il mare con i suoi colori intensi: Suvereto regala panorami da sogno, che comprendono la distesa infinita di colli toscani e il mar Tirreno, in particolare il Golfo di Follonica, il promontorio di Piombino, l’Isola d’Elba e altre isole e isolotti dell’Arcipelago Toscano.

E poi la storia, perché qui tutto il territorio ha un ricco passato da raccontare. Del resto si trova in quella che tantissimo tempo fa era una terra etrusca, nell’entroterra della mestosa Populonia.

Il centro storico

Iniziamo questo viaggio a Suvereto dal suo prezioso centro storico, che regala tantissimi monumenti di pregio e interesse. Ne è un esempio il Palazzo Comunale, che si distingue per essere uno dei più significativi esempi di architettura civile medievale della Maremma.

Sormontato da un’antica torre, è stato costruito nel 1200 e vi si può accedere salendo una breve e ripida scalinata coperta da un loggiato.

Palazzo Comunale, Suvereto

Fonte: iStock

Una suggestiva veduta del Palazzo Comunale

Particolarmente interessante è anche il Chiostro di San Francesco, o meglio, quel che resta di un antico complesso che si erge fiero su un colle. Fondato nel 1286, anche adesso protegge elementi decorativi ed iscrizioni che ci ne narrano la sua interessante storia.

Poi ancora la Rocca Aldobrandesca, per cui è stato recentemente approvato un progetto per il rifacimento della strada di accesso. Si tratta di un antico complesso, la cui costruzione risale a un periodo di tempo che va dalla seconda metà del XII secolo al 1.300 circa, e che può essere considerato il luogo simbolo di questo suggestivo borgo.

Poi ci sono le chiese, come quella intitolata a San Giusto che vanta una pianta a croce latina, monoabsidato e una navata unica e che conserva un fonte battesimale ottagonale, monolitico e scalpellato; la chiesa di San Michele Arcangelo, fino a poco tempo fa sede del Museo di Arte Sacra e con due splendide statue lignee raffiguranti l’angelo annunciante e la Madonna annunciata; la chiesa della Madonna di Sopra La Porta, che è la culla di un coro ligneo e di affreschi che raffigurano la Sacra Famiglia, l’Assunzione di Maria, La vergine immacolata ed alcune virtù teologali; la chiesa del Santissimo Crocefisso, addossata al convento di San Francesco e che protegge il simulacro del Santo Patrono, un crocifisso di legno intagliato e tradizionalmente portato in processione in occasione delle feste patronali, il 3 di maggio e il 14 settembre.

Rocca Aldobrandesca, Suvereto

Fonte: iStock

L’interessante Rocca Aldobrandesca di Suvereto

Le frazioni del borgo

Il comune di Suvereto si compone di diverse frazioni di notevole interesse. Una di queste è Belvedere, che si distingue per essere un gioiello rurale posto su una collina che si staglia nel cielo a circa 260 metri sul livello del mare. Edificato nel XVI secolo, in principio era la residenza estiva per le famiglie benestanti di Suvereto che qui si proteggevano dai grandi calori stagionali che potevano essere motivo di malaria.

Oggi regala una vista emozionante sulla Val di Cornia, la costa e parte dell‘Arcipelago Toscano, ed è anche il posto ideale per scoprire i sapori più tipici di questa magica zona d’Italia.

C’è poi San Lorenzo, che è invece la frazione più ricca di abitanti di Suvereto e in cui hanno sede diverse cantine prestigiose, frantoi che producono olio d’oliva di eccelsa qualità e agriturismi che promettono soggiorni davvero indimenticabili.

Voliamo ora a Prata, una minuta realtà totalmente incorniciata da boschi di lecci e di sughere. Il paesaggio è di una bellezza sconvolgente, ed è anche il posto ideale per tutti coloro che vogliono dedicarsi a spettacolari passeggiate immerse nella natura.

Infine Forni, il cui nome così curioso deriva dalla sua antica attività fusoria. Oggi è un grazioso borgo che si sviluppa attorno ad una piazzetta rustica e in cui il tempo pare non essere passato mai.

Suvereto è un vero e proprio paese di pietra immerso nei poetici paesaggi toscani, e dove la qualità della vita è assolutamente una cosa seria.

Suvereto, il paesaggio

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Il paesaggio che circonda Suvereto
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Toscana Tuscia Vacanze Con Bambini Viaggi

È la Tuscia la regione perfetta per una vacanza con i bambini

La Tuscia viterbese è una zona bellissima del Centro Italia che, come dice il nome, ricopre la provincia di Viterbo. Un’area ideale da visitare con i più piccoli, grazie alla presenza di parchi misteriosi, ville che sembrano uscite da un libro di fiabe, palazzi suggestivi e borghi dove il tempo pare non essere passato mai. Poi ci sono le spiagge di sabbia morbida perfettamente attrezzate, laghi balneabili e persino piscine termali dai numerosi benefici. Sì, la Tuscia può considerarsi una delle zone più belle d’Italia, e ora scopriremo insieme cosa fare con i più piccoli.

Viterbo con i bambini

La Tuscia è una terra antica e che ancora oggi porta segni perfettamente conservati della sua storia etrusca, che ben si mescolano con le tracce del suo passato medievale. Per questo motivo, il viaggio in questa zona non può che iniziare dal suo cuore vero e proprio, che possiamo trovare nella bellissima città di Viterbo: una volta attraversata una delle varie (e maestose) porte che insieme all’imponente cinta muraria proteggono la città, sarà come fare un vero e proprio viaggio nel tempo.

Con i più piccoli dovreste subito raggiungere il suggestivo quartiere medievale di San Pellegrino, fulcro del centro storico e anche uno dei rioni meglio conservati in tutto il nostro Paese. Una serie di vicoletti silenziosi introducono in un mondo dove il tempo pare non esistere, e di cui è praticamente impossibile non rimanere incantati (a qualsiasi età).

Merito certamente delle peculiari caratteristiche architettoniche: ci sono i profferli, scale senza balaustre utilizzate per accedere alle case dall’esterno; poi le case-torri, minute fortezze private, case a ponte, simboli misteriosi (come la “T” dei Templari e la croce patriarcale) che testimoniano la presenza dei cavalieri Templari in città.

San Pellegrino, Viterbo

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Una bellissima piazza del quartiere di San Pellegrino

Da non perdere è anche la zona del Duomo cittadino, raccontando la sua curiosa storia: Viterbo, tra il Medioevo e il Rinascimento, ospitò oltre 40 papi e la loro corte, e per questo è conosciuta anche come la  Città dei Papi”. Era un periodo di incertezze e i cardinali non si decidevano ad eleggere il nuovo papa. Fu così che i viterbesi, nel 1270, si stufarono e decisero di chiuderli a chiave nella sala grande del Palazzo Papale, scoperchiandone parte del tetto ed esponendo tutto e tutti alle intemperie.

Oggi il Palazzo dei Papi è il monumento più importante della città, di cui è possibile visitare la bellissima Loggia delle benedizioni (più nota come Loggia dei Papi) piena di archi ogivali trilobati; la maestosa Aula del Conclave – dove si è tenuto il primo e il più lungo conclave della storia della durata di ben 33 mesi -; la Sala Gualterio, interamente affrescata; il Museo Colle del Duomo, particolarmente ricco e interessante; la maestosa Cattedrale di San Lorenzo con la sua monumentale sagrestia nascosta, che corrisponde al Duomo cittadino.

Infine – ma in realtà non è tutto – il consiglio è di organizzare un viaggio con i bambini a Viterbo il 3 settembre, quando la sera la città indossa il suo vestito più bello: è il giorno de trasporto della Macchina di Santa Rosa, una delle feste patronali più belle ed emozionanti del nostro Paese – e non solo -, tanto da essere stata inclusa nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità nell’ambito della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

I borghi della Tuscia con i bambini

I borghi della Tuscia da visitare con i bambini sono tantissimi e sono davvero uno più straordinario dell’altro: come detto in precedenza, parliamo di una delle zone italiane più belle e interessanti dal punto di vista paesaggistico, archeologico e culturale. Ne abbiamo selezionati alcuni da non perdere, soprattuto se si decide di esplorare questo territorio con i più piccoli,

Sant’Angelo, il “paese delle fiabe”

Sì, avete letto bene: il borgo di Sant’Angelo è anche il “paese delle fiabe”. Il motivo è molto semplice: le facciate di ogni via del centro storico sono impreziosite da coloratissimi murales che raccontano fiabe, leggende e tutto ciò che riguarda il mondo del fantastico. Parliamo quindi di un vero e proprio museo a cielo aperto che narra la storia di Alice nel paese delle meraviglie, ma anche della Piccola Fiammiferaia, Il gatto con gli Stivali, Pocahontas, Mary Poppins e molto altro ancora.

Graffiti che sono davvero uno più bello dell’altro: tra le mura del borgo c’è persino un’opera di Vera Bugatti dedicata a Cappuccetto Rosso, che è stata classificata nel 2021 fra le 25 opere più belle del mondo.

Civita di Bagnoregio, la “città che muore”

Un altro borgo della Tuscia da visitare con i bambini è senza ombra di dubbio Civita di Bagnoregio, conosciuto anche come la “città che muore”. Per quale motivo? Il centro storico è posto sulla cima di una rupe costantemente sottoposta all’erosione da parte dell’acqua, tanto da essere a rischio sfaldamento.

Civita di Bagnoregio, Tuscia

Fonte: iStock

La straordinaria Civita di Bagnoregio

Non si hanno certezze su quanto tempo ancora possa rimanere in piedi, e per questo Civita di Bagnoregio è oggi un paesino fantasma ma dalla bellezza senza eguali. Per raggiungerlo occorre attraversare un lungo ponte che piacerà tantissimo ai bambini, per poi entrare in un luogo dove il tempo pare non essere passato mai e pieno di monumenti da scoprire, come il Palazzo Vescovile, la Chiesa di San Donato e il mulino risalente al XVI secolo.

Calcata, il “borgo delle streghe” e degli artisti

Abbiamo visto il “paese delle fiabe”, la “città che muore” e ora è il turno del “borgo delle streghe”, che risiede nella bellissima Calcata. Costruita anch’essa su una rupe tufacea a rischio crollo, secondo la tradizione, nei giorni e nelle notti in cui c’è forte vento tra i vicoli del borgo è possibile udire il canto delle streghe. Ma non è finita qui, perché si narra che in passato sia stato anche luogo di riti magici.

Calcata permette di vivere una vera esperienza “fuori dal mondo”, anche grazie al fatto che a partire dagli anni Settanta è stato ripopolato da una serie di artisti provenienti da tutto il globo, che hanno reso questo bellissimo borgo della Tuscia il proprio ‘buen retiro’ e la propria fonte di ispirazione.

I parchi della Tuscia da visitare con i bambini

La Tuscia si distingue per essere un territorio ancora piuttosto incontaminato e ricco di numerosi ecosistemi che si alternano dal mare all’entroterra. Per questo motivo, qui sono istituite molte aree protette, in cui vengono tutelati molti animali selvatici, orchidee spontanee, arbusti rari e secolari esemplari di querce e faggi. Ma non solo, perché in molti di questi territori c’è anche la storia a fare da padrona, tanto che anche i parchi sono davvero imperdibili se si viaggia nella Tuscia con i bambini.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo

Bomarzo è un altro bellissimo borgo della Tuscia dove prende vita un’area davvero speciale: è qui che sorge il Parco dei Mostri, chiamato anche Sacro Bosco. Si tratta di un giardino pieno di “spaventose” creature, realizzato nel 1547 da Pirro Ligorio, cariche di simbolismi, con continui riferimenti alla mitologia e al mondo del fantastico: cosa c’è di meglio per i bambini?

Parco dei Mostri, Tuscia

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Una delle “spaventose” opere del Parco dei Mostri

Visitarlo vuol dire scoprire un percorso fatto di grandi statue in basalto, edifici surreali (persino storti), iscrizioni e indovinelli che sorprendono e disorientano. Ci sono sirene, mostri marini, tartarughe giganti, satiri, sfingi, draghi, giochi illusionistici e tutto quello che un bambino potrebbe desiderare.

Il Parco Cinque Sensi, esperienza speciale

A Vitorchiano, un altro splendido borgo medievale dove svetta nei cieli persino un Moai costruito in peperino dalle mani di 19 persone provenienti da Rapa Nui, c’è il bellissimo Parco Cinque Sensi, che permette di vivere esperienze davvero speciali: si può camminare a piedi nudi lungo un sentiero sensoriale fatto di fango e altri materiali naturali, dormire in tende sospese tra gli alberi, e fare attività a tema orienteering o Harry Potter, per esempio.

Un posto perfetto per far sperimentare i bambini, per farli crescere e per lascirgli scoprire la natura in tutte le sue molteplici (ed affascinanti) sfaccettature.

Il Bosco del Sasseto, definito il “Bosco di Biancaneve”

Voliamo ora a Torre Alfina, un altro meraviglioso borgo dominato da un fiabesco castello: solo questo è sufficiente per venire con i bambini da queste parti. Ma non è tutto, perché questo spettacolare luogo è circondato da un Bosco misterioso, chiamato Bosco del Sasseto, che per la sua bellezza e unicità è stato definito dal National Geographic come il “Bosco di Biancaneve”.

Si tratta di un’area ricca di latifoglie secolari che superano anche i 25 metri di altezza, e che a loro volta proteggono particolari massi, rocce e opere incredibili: ci sono ghiacciaie un tempo deputate alla conservazione dei cibi, e persino un fiabesco Mausoleo che conserva le spoglie di uno degli antichi proprietari del Castello di Torre Alfina.

Bosco del Sasseto, Tuscia

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Il suggestivo Mausoleo nel bel mezzo del Bosco del Sasseto

Le spiagge della Tuscia con i bambini

Il mare della Tuscia non è certamente il più limpido d’Italia, ma quando le condizioni climatiche sono ottimali le acque sono davvero trasparenti e cristalline. La zona è caratterizzata da spiagge enormi, come quelle di Montalto di Castro – anche se in realtà siamo già nel bel mezzo della Maremma Laziale -, fatte di sabbie morbide e perfettamente attrezzate per i più piccoli che qui trovano il loro paradiso personale (anche gli adolescenti, che hanno molto con cui divertirsi).

Non sono da meno le spiagge di Tarquinia, dove vale la pena visitare anche il centro storico e soprattutto il più grande allevamento di alpaca d’Italia, in cui poter accarezzare, coccolare, passeggiare a dare da mangiare a questi simpaticissimi animali.

Poi ci sono i laghi balneabili, come il magnifico Lago di Bolsena, dove si affacciano borghi da sogno e con due misteriose isole al largo da poter raggiungere e scoprire, e il Lago di Vico, immerso in un contesto naturale di puro pregio e con tante aree a dedicate ai più piccoli.

Lago di Bolsena, Tuscia

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Capodimonte, meraviglioso borgo affacciato sul Lago di Bolsena

Le terme della Tuscia con i bambini

La Tuscia è anche una zona termale e, anzi, recentemente la città di Viterbo è entrata a far parte ufficialmente delle grandi città termali d’Europa. Qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta, perché sono molte le sorgenti che sgorgano in città e nei suoi dintorni.

È possibile rilassarsi in bellissimi stabilimenti forniti di ogni comfort ma anche in piscine ad accesso libero. Tra i centri termali più interessanti ci sono le Terme dei Papi, con una piscina monumentale esterna e una grotta naturale che funge da bagno turco.

Da non perdere per nessuna ragione al mondo sono anche le Terme di Vulci, da abbinare con una visita al sorprendente parco Parco naturalistico Archeologico che corrisponde a una delle più importanti città-stato dell’Etruria di cui rimangono imponenti ruderi, la cinta muraria, le porte urbane, l’acqedotto romano, l’area del foto, il tempio grande, le terme, la Domus e le necropoli.

Ma non solo, perché a Vulci svettano anche un fiabesco castello e un Ponte del Diavolo che sovrasta un canyon meraviglioso e che lascia senza fiato. Sì, la Tuscia è assolutamente una zona da scoprire da cima a fondo, anche insieme ai nostri bambini.

Vulci, provincia di Viterbo

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Veduta straordinaria di Vulci