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Civitella del Lago, il borgo umbro che fa da sentinella sopra le acque del Corbara

Nel cuore verde d’Italia, l’Umbria, risiede un borgo che sembra rifiutare le leggi della fretta moderna adagiandosi con eleganza sopra un promontorio che domina la valle del Tevere: Civitella del Lago. Questo insediamento, noto alle cronache storiche con il nome di Civitella de’ Pazzi fino a metà del secolo scorso, rappresenta una gemma incastonata nella provincia di Terni, a breve distanza dalla maestosità di Orvieto e dal fascino di Todi.

Appare come un balcone naturale che osserva il Lago di Corbara, bacino artificiale creato sbarrando il corso del fiume Tevere negli anni Sessanta. L’atmosfera che si respira da queste parti è un senso di protezione e solidità, sensazioni tipiche dei centri fortificati medievali progettati per avvistare eventuali minacce provenienti dalla pianura sottostante.

Pur avendo origini che affondano nell’età romana, infatti, durante il Medioevo ebbe un ruolo di primo piano, divenendo un baluardo stabile del dominio tuderte. Oggi il centro storico conserva un impianto compatto, costruito in pietra calcarea dei monti circostanti e in grado di restituire ancora l’immagine di una comunità organizzata e solidale.

Cosa vedere a Civitella del Lago

Esplorare il tessuto urbano di Civitella del Lago equivale a intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, leggendo le stratificazioni edilizie che raccontano epoche di gloria signorile e fatiche contadine. Architetture civili, religiose e spazi aperti dialogano con un panorama vastissimo che, nelle giornate limpide (e magari di tramontana), arriva ad abbracciare ben tre regioni.

Palazzo degli Atti

Il viaggio non può che iniziare dal Palazzo degli Atti, edificio simbolo della stagione rinascimentale del borgo. Situato sulla piazza principale, presenta una facciata austera che nasconde interni riccamente decorati, mentre la mole della struttura definisce il perimetro difensivo dell’abitato.

Arco di Diomede degli Atti

Questo arco rinascimentale costituisce uno degli interventi architettonici più rilevanti del Cinquecento, anche perché segna un punto di passaggio fondamentale all’interno del paese e introduce in una zona centrale riorganizzata durante il dominio degli Atti. La struttura evidenzia l’abilità degli scalpellini locali, bravi a coniugare funzione e valore estetico.

Cisterna medievale

Degna di nota è anche la cisterna medievale che si trova subito dopo l’arco e che, come ci anticipa il nome, venne realizzata per la raccolta delle acque piovane. La costruzione rivela una conoscenza approfondita dell’ingegneria idraulica medievale e restituisce un quadro concreto della vita quotidiana all’interno del castello.

Piazza Belvedere

Poi ancora Piazza Belvedere che è stata ricavata sulle antiche mura e che rappresenta un punto panoramico di straordinaria bellezza: permette di abbracciare con un solo sguardo quasi l’intera estensione del Lago di Corbara e le anse del Tevere che serpeggiano tra i calanchi. La vista spazia dai monti Martani fino alla cima del monte Amiata nelle giornate più limpide, regalando una prospettiva aerea sulla geografia fisica dell’Italia centrale. A disposizione dei visitatori ci sono anche comode panchine posizionate lungo il parapetto che invitano alla sosta contemplativa.

Chiesa della Madonna del Prato

Voliamo ora alla Chiesa della Madonna del Prato che risale alla fine del XVI secolo quale sede della Confraternita dell’Immacolata Concezione. Venne ampliata nel Seicento e restaurata nel Novecento, e oggi ospita una Via Crucis composta da 15 opere di pittori umbri contemporanei.

Museo dell’Ovo Pinto

Unico nel suo genere sul territorio nazionale, il Museo dell’Ovo Pinto è dedicato all’antichissima usanza di dipingere i gusci d’uovo durante il periodo pasquale. Da queste parti ci sono infatti teche che espongono migliaia di esemplari provenienti da differenti tradizioni artistiche e trasformati in minuscole tele da artisti capaci di riprodurre scene bibliche, paesaggi o motivi geometrici con precisione microscopica.

Porta Tuderte e Porta Orvietana

Infine le due porte cinquecentesche che, in un’epoca ormai remota, regolavano gli accessi principali al castello. Porta Tuderte conserva lo stemma della città di Todi, mentre Porta Orvietana, detta Guardiola, svolgeva funzioni di controllo sul versante meridionale della valle.

Cosa fare a Civitella del Lago

Una delle migliori caratteristiche di Civitella del Lago è che qui si può partecipare attivamente ai suoi ritmi, lasciandosi guidare dai sensi e dalla curiosità verso tradizioni che si rinnovano costantemente attraverso il lavoro delle nuove generazioni.

  • Degustazione dell’olio extravergine di oliva presso i frantoi storici: le colline circostanti sono ricoperte da uliveti argentati che producono un nettare dorato dal sapore deciso e piccante. Partecipare a una sessione di assaggio guidata consente di distinguere le note di erba tagliata e carciofo tipiche della varietà Moraiolo, eccellenza del comparto agricolo umbro.
  • Esplorazione dei sentieri tra boschi di leccio e macchia mediterranea: i percorsi che partono dal centro abitato conducono verso zone selvagge in cui è possibile avvistare la fauna locale, ma anche scorci insoliti sulle pareti rocciose che scendono a picco verso le sponde lacustri.
  • Pranzo gourmet nelle osterie che celebrano la cucina della memoria: per assaporare piatti che fondono sapientemente ingredienti del sottobosco, come tartufi e funghi, con le carni lavorate secondo la tradizione norcina.
  • Osservazione del cielo stellato durante le notti estive: la scarsa densità abitativa garantisce un inquinamento luminoso ridotto al minimo, rendendo la volta celeste incredibilmente nitida.
  • Sosta al Parco di Bottilandia: bosco popolato da installazioni realizzate con botti in legno riutilizzate quali rifugi per animali, esempio originale di dialogo tra recupero e ambiente.
  • Visita al sito archeologico di Scoppieto: area produttiva romana attiva tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo, celebre per la fornace di ceramica fine legata ai fratelli Lucius e Publius Avilius Zosimus.
Civitella del Lago, borgo in Umbria

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Il territorio e la bellezza di Civitella del Lago

Come arrivare

Civitella del Lago dista circa 20 chilometri sia da Todi che da Orvieto. Per chi proviene da nord, l’autostrada A1 rappresenta la via principale; l’uscita consigliata è la stessa Orvieto, da cui si prosegue lungo la strada statale 448 seguendo le indicazioni per Todi. Questo tratto di carreggiata costeggia il bacino idrico, regalando curve spettacolari e tunnel scavati direttamente nella roccia viva.

Coloro che arrivano dalle regioni adriatiche possono invece percorrere la superstrada E45 fino allo svincolo di Todi, imboccando poi la provinciale in direzione Baschi.

È consigliabile viaggiare con mezzi propri per godere della massima libertà di movimento, sebbene esistano collegamenti tramite autobus di linea che partono dai principali nodi ferroviari vicini.

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A Natale regalati Orvieto: il programma completo tra tradizioni, eventi e sorprese

Orvieto è capace di sorprenderti ad ogni angolo, dove luci, storie, musica e tradizioni si intrecciano per oltre quaranta giorni dando vita a un’atmosfera unica, avvolgente, da vivere con gli occhi pieni di stupore. Dal 20 novembre al 6 gennaio, Orvieto si riaccende con la nona edizione di A Natale Regalati Orvieto, un appuntamento che trasforma il centro storico, i borghi, le piazze e persino i monumenti più iconici in un grande palcoscenico diffuso di emozioni.

Quest’anno la città mescola creatività e tradizione come mai prima d’ora: luminarie immersive, mercatini, piste sul ghiaccio, visite animate, laboratori per famiglie, grandi incontri culturali e una lunga serie di eventi che toccano ogni fascia d’età. È un Natale vibrante, moderno e allo stesso tempo profondamente radicato nella storia di un territorio che ama raccontarsi attraverso le sue eccellenze culturali, artistiche, gastronomiche e sociali. Ecco cosa fare a Orvieto durante il Natale 2025.

Orvieto addobbata a Natale

L’energia della festa esplode già dai primi giorni: la città accende le sue luminarie, veste a festa ogni via e inaugura i mercatini natalizi. In piazza della Repubblica arriva la grande novità della stagione: una pista del ghiaccio da vivere come in un film, circondata da installazioni luminose e dagli spettacolari “Palazzi Magici”, le videoproiezioni artistiche che trasformano facciate e piazze in scenografie animate.

Il Natale di Orvieto è una continua sorpresa: l’accensione del Grande Albero davanti al Duomo, l’Albero di Luci che illumina il Pozzo di San Patrizio, le installazioni diffuse che guidano i visitatori lungo percorsi luminosi.

L’8 dicembre un evento importante attende Orvieto: il passaggio della fiaccola olimpica di Milano-Cortina: l’evento attraverserà i luoghi cult, sfiorando il duomo e il pozzo di san Patrizio.

Piazza Orvieto a Natale

Ufficio Stampa

Luci natalizie a Orvieto

A rendere tutto ancora più unico e speciale c’è il Circuito dei Presepi, una tradizione che con oltre 30 rappresentazioni artigianali anima chiese, palazzi e cortili del centro storico. Il Quartiere medievale torna a trasformarsi nel suggestivo “Quartiere dei presepi”, dove prende vita la trentaseiesima edizione del Presepe nel Pozzo della Cava, accanto al Presepe vivente che anima le vie a dicembre e nei giorni dell’Epifania. Anche i borghi attorno alla città si uniscono alla festa, come Sugano che per una sera diventa una piccola Betlemme.

Gli eventi a Orvieto per Natale

Il programma culturale porta in città ospiti di rilievo con il ritorno de Il Libro Parlante, una rassegna che anche quest’anno accoglie voci influenti del panorama letterario, giornalistico e artistico.

Il calendario di eventi per Natale a Orvieto non mancano di mostre: quelle permanenti e gli appuntamenti dedicati alla storia etrusca si alternano tra approfondimenti, conferenze e incontri. Il teatro Mancinelli, invece, propone musical già sold out, grandi nomi della scena italiana, danza e spettacoli di prosa. Tra omaggi a Nureyev, commedie coinvolgenti, dialoghi teatrali e performance per famiglie, il cartellone promette emozioni per tutti.

Non mancano gli eventi musicali: dai concerti della Filarmonica alle iniziative della Scuola comunale di musica “A. Casasole”, fino alle atmosfere suggestive del Carol Service in Duomo. E a cavallo del nuovo anno arriva Umbria Jazz Winter #32, una delle rassegne più iconiche dell’intero panorama nazionale, che trasforma Orvieto in una capitale del jazz per cinque giorni.

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Orvieto è la città del gusto e dell’accoglienza che incanta tutti

C’è un luogo nel cuore dell’Umbria dove l’ospitalità è un’arte, il gusto un’esperienza e la bellezza un invito a rallentare. Orvieto, premiata da Booking.com come città italiana più accogliente del mondo nel 2025, ha portato la sua storia, i suoi sapori e la sua filosofia di turismo sostenibile alla 63ª edizione del TTG Travel Experience di Rimini, la fiera internazionale dedicata al turismo.

Allo stand “Terra Nostra – Campagna Amica”, la città ha presentato “Il gusto di un’esperienza autentica”, un’iniziativa che ha unito eccellenze enogastronomiche, artigianato, ospitalità e natura, raccontando una destinazione capace di offrire emozioni vere e relazioni umane sincere.

Il gusto dell’autenticità: tra vino, tradizioni e turismo lento

Durante il talk dedicato a Orvieto, alla presenza del sindaco Roberta Tardani, del presidente del Gal Trasimeno Orvietano e del Distretto del Cibo Umbria District, Gionni Moscetti, del direttore del Consorzio tutela del vino di Orvieto, Francesco Nini, della direttrice del Gal Trasimeno Orvietano, Francesca Caproni e del direttore di Coldiretti Umbria, la città ha celebrato il suo riconoscimento come capitale mondiale dell’accoglienza.

Al termine del talk c’è stato uno show cooking dei “Cuochi contadini” di Terra Nostra, guidati da Diego Scaramuzza, che hanno preparato il baccalà all’orvietana, accompagnato da una degustazione di Orvieto DOC e dalla celebre lumachella orvietana servita su piatti in ceramica, altro simbolo della tradizione cittadina.

La lumachella, tipico prodotto da forno a base di pancetta e pecorino, è stata lanciata come simbolo del turismo lento: la sua forma a spirale, che ricorda una lumaca, rappresenta la voglia di riscoprire il tempo e i sapori autentici. Grazie al sostegno del Comune di Orvieto e del Gal Trasimeno, il prodotto è oggi Presidio Slow Food.

Durante l’incontro è stata inoltre presentata la nuova app “Orvieto Experience”, che raccoglie oltre 60 esperienze uniche legate all’enogastronomia, all’artigianato e all’outdoor.

Orvieto, modello di turismo esperienziale e sostenibile

Per il sindaco Roberta Tardani, Orvieto rappresenta un modello di turismo esperienziale: “Essere tra le dieci città più accoglienti del mondo nel 2025 – unica italiana – è un riconoscimento che nasce dalla capacità di un territorio, degli operatori turistici e di una comunità intera di accogliere e di far sentire il visitatore parte di un luogo e di un’esperienza”.

Un turismo fatto di emozioni e connessioni: un calice di vino tra i vigneti, una passeggiata tra i cammini, un laboratorio di ceramica diventano momenti di relazione con un luogo che vive di autenticità.

Orvieto, città del gusto e dell'accoglienza

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Città di Orvieto in Umbria

Il Consorzio Tutela Vini di Orvieto, rappresentato dal direttore Francesco Nini, ha presentato un ambizioso progetto che mira a rendere il vino ambasciatore del territorio e strumento di sviluppo sostenibile: “Stiamo lavorando a un nuovo progetto che mira a creare nel 2026 un marchio collettivo per la promozione enoturistica, capace di legare l’arte e la cultura della città ai suoi prodotti vitivinicoli“.

Il Gal Trasimeno Orvietano ha ribadito il proprio impegno nel sostenere le filiere corte e i processi di valorizzazione nati dal basso, mentre Coldiretti Umbria ha evidenziato come il successo di Orvieto sia il frutto della collaborazione tra agricoltori, operatori turistici e comunità locali. “Si tratta di un segmento, quello agrituristico, che necessita di continua promozione, investimenti e formazione, per questo stiamo lavorando su nuove progettualità“.

Orvieto, con la sua identità forte e la sua accoglienza autentica, continua così a rappresentare la perfetta sintesi tra gusto, cultura e ospitalità: un luogo dove ogni esperienza diventa memoria e ogni incontro un motivo per tornare.

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Incredibile scoperta alle porte di Orvieto: ritrovati nuovi tesori nella terra sacra degli etruschi

Gli etruschi erano un popolo che si stabilì nell’Italia centrale, nelle attuali regioni della Toscana, del Lazio e dell’Umbria. Ed è proprio in quest’ultima che, alle porte di Orvieto, scavi archeologici hanno restituito preziosi reperti: stiamo parlando di due teste di ariete, una di leone, altari monumentali e migliaia di altri tesori.

Sono queste le straordinarie scoperte emerse durante le ultime campagne di scavo portate avanti al Campo della Fiera, un sito archeologico di eccezionale importanza frequentato a partire dall’epoca etrusca per più di duemila anni, dal VI sec. a.C. al XVII secolo. Qui, da oltre due decenni, lavora l’equipe dell’archeologa Simonetta Stopponi gettando nuova luce su un luogo sacro, strategicamente posizionato alle pendici della rupe, e confermando la grandezza spirituale e artistica degli Etruschi.

Scoperti migliaia di reperti nel Santuario degli Etruschi

Tra i reperti scoperti dal team di archeologi spiccano tre sculture zoomorfe: due teste di ariete e una di leone, scolpite con straordinaria maestria e capaci di trasmettere espressioni vive, quasi magnetiche, come le hanno descritte i ricercatori. Considerata la cura e il realismo con le quali sono state realizzate, probabilmente ornavano gli altari dedicati agli dèi.

Ritrovamento etrusco a Orvieto

ANSA

Uno dei ritrovamenti delle campagne di scavo al Campo della Fiera, alle pendici della rupe di Orvieto

Particolarmente significativo è il ritrovamento di un occhio in bronzo e pasta vitrea, inserito in una delle teste che, come sottolinea la professoressa Simonetta Stopponi, “conferisce alle sculture un realismo impressionante”. Un elemento che testimonia la volontà di rendere le divinità rappresentate più presenti e quasi animate agli occhi dei fedeli.

Accanto a questi capolavori, gli scavi hanno restituito migliaia di reperti: ceramiche votive, monete romane, oggetti rituali e un affascinante pendente d’oro cavo a forma di ghianda, probabilmente usato per contenere profumo. Tutti questi sono oggetti preziosi che arricchiscono la comprensione della spiritualità etrusca, profondamente radicata nel territorio.

Reperto etrusco a Orvieto

ANSA

Occhio della testa di ariete

L’importanza del sito Campo della Fiera

Con questa ulteriore scoperta, il sito di Campo della Fiera in Umbria si conferma ancora una volta uno dei cuori religiosi più importanti dell’antico mondo etrusco. Situato in una posizione strategica e pianeggiante alle pendici della rupe di Orvieto, il sito ha restituito, nel corso degli anni, tracce evidenti della sua funzione sacra: templi, altari e strutture monumentali stanno lentamente riaffiorando dalla terra, testimoniando la centralità di questo luogo nelle pratiche religiose del tempo.

Secondo l’interpretazione degli archeologi, il Campo della Fiera potrebbe identificarsi con il celebre Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi dove si riunivano annualmente i rappresentanti delle dodici città-stato. Da 26 anni, l’equipe diretta dall’archeologa Simonetta Stopponi porta avanti campagne di scavo che stanno riscrivendo la conoscenza del mondo etrusco. Gli interventi sistematici hanno permesso di recuperare non solo reperti di grande valore, ma anche di ricostruire l’organizzazione dello spazio sacro, rivelando un santuario complesso, articolato e straordinariamente conservato.

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ANSA

Un’ipotesi di come erano gli altari, mostrata in occasione delle recenti campagne di scavo al Campo della Fiera
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Il magnifico Duomo di Orvieto protagonista su Passaggio a Nord-Ovest

Sabato 5 luglio, su Passaggio a Nord-Ovest, Alberto Angela accompagna i telespettatori in uno dei luoghi più straordinari d’Italia: il Duomo di Orvieto. Una cattedrale che non è solo simbolo della città umbra, ma anche autentico capolavoro dell’architettura gotico-romanica, capace di incantare chiunque la ammiri, sia da vicino che sullo schermo.

La facciata dorata, il ritmo verticale delle guglie, il rosone che sembra disegnare la luce: ogni dettaglio racconta una storia di bellezza, fede e maestria artistica.

Un viaggio nel cuore dell’Umbria, tra arte e miracolo, che lo storico programma televisivo sa restituire con la consueta eleganza divulgativa.

La storia di una cattedrale senza tempo

Il fascino del Duomo affonda le radici in una storia secolare di passione, visioni architettoniche e passaggi di testimone tra grandi maestri. Era il 14 novembre 1290 quando Papa Nicolò IV posò la prima pietra della futura cattedrale, dando inizio a un’impresa che avrebbe attraversato i secoli.

In un’epoca di fervore religioso e rinascita civica, si sentiva il bisogno di un’opera grandiosa che rappresentasse Orvieto e il suo ruolo nel mondo cristiano. Il progetto iniziale è avvolto da un alone di mistero: alcuni lo attribuiscono ad Arnolfo di Cambio, altri a frà Bevignate da Perugia.

Quel che è certo è che a partire dal 1310, con l’arrivo del senese Lorenzo Maitani, il Duomo prese la forma che ancora oggi possiamo ammirare. Fu lui a imprimere alla struttura quell’impronta armonica e imponente che unisce la forza del romanico alla verticalità del gotico.

E sebbene decine di artisti si siano succeduti nel tempo, lo stile della cattedrale ha conservato un’unità rara, elegante, vibrante.

La facciata: un racconto in oro e pietra

La spettacolare facciata del Duomo di Orvieto

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La meravigliosa facciata del Duomo di Orvieto

Posare lo sguardo sulla facciata del Duomo di Orvieto è come aprire un libro scolpito nella pietra e illuminato da riflessi dorati in cui l’arte gotica italiana ha raggiunto il suo vertice assoluto. Progettata da Lorenzo Maitani, venne iniziata nel 1310 e completata dal punto di vista architettonico soltanto nel 1532: ma ogni sua parte sembra nascere da una stessa visione, come se fosse frutto di un unico gesto creativo, ispirato e solenne.

I primi disegni, conservati ancora oggi nell’Archivio dell’Opera del Duomo, parlano di un’evoluzione architettonica affascinante. Dal progetto monocuspidale, datato alla fine del Duecento, si passò a quello tricuspidale, voluto proprio da Maitani. Ed è proprio grazie a quest’ultimo che la facciata prese il suo caratteristico profilo a tre cuspidi, armonioso e teatrale.

L’intera superficie è un trionfo di decorazioni: bassorilievi, statue, colonne tortili e mosaici che raccontano episodi dell’Antico e Nuovo Testamento, richiamando il pellegrino o il fedele a un viaggio spirituale già dal sagrato. I bronzi dorati, oggi custoditi nel Museo dell’Opera, un tempo impreziosivano l’esterno insieme alla Maestà, poi sostituita da una copia fedele.

Al centro, il rosone firmato da Andrea di Cione, detto l’Orcagna, è un capolavoro assoluto: attorno alla testa di Cristo si dispiega un motivo decorativo finissimo che pare muoversi con la luce, mentre lungo i lati della cornice compaiono 52 teste di santi, simbolicamente distribuite come le settimane dell’anno. Ai lati si affacciano i Profeti, su tre livelli, mentre in cima dominano le statue dei dodici Apostoli, scolpite alla fine del XVI secolo.

Le guglie, infine, furono completate da Ippolito Scalza, a chiudere idealmente un’opera che sfida il tempo e la gravità con grazia e monumentalità.

L’interno: un viaggio tra luce, fede e capolavori

Una volta varcato l’ingresso, il Duomo di Orvieto accoglie con uno spazio maestoso, cadenzato dalla bicromia del marmo e da una successione di pilastri che guida lo sguardo verso l’altare. La navata centrale si apre con solennità, interrotta solo dalle cappelle laterali, dieci in tutto, ognuna custode di opere preziose.

Il transetto destro ospita una delle gemme più luminose della cattedrale: la Cappella di San Brizio, nota anche come Cappella Nuova, dove il ciclo del Giudizio Universale prende vita in tutta la sua potenza espressiva. Luca Signorelli, che subentrò al Beato Angelico, lavorò agli affreschi tra il 1499 e il 1504, realizzando un’opera che è insieme teologica e profondamente umana: corpi nudi, volti straziati, angeli e dannati si mescolano in una danza pittorica che affascina e turba, raccontando l’eternità con colori e movimenti vibranti.

Sull’altro lato, il transetto sinistro accoglie la Cappella del Corporale, in cui si conserva il Sacro Lino, testimonianza tangibile del Miracolo di Bolsena. Secondo la tradizione, nel 1263 un sacerdote boemo, dubbioso sulla presenza reale di Cristo nell’Ostia consacrata, vide scendere alcune gocce di sangue sul corporale durante la messa: il Papa, che si trovava proprio a Orvieto, ordinò che quel lino fosse conservato e venerato. Il reliquiario che lo contiene è un’opera d’arte a sé, e nella cappella si trova anche uno degli organi più imponenti d’Italia, con ben 5644 canne.

Accanto al fonte battesimale, si può ammirare una delicatissima Madonna con Bambino affrescata da Gentile da Fabriano nel 1425, esempio sublime di dolcezza e devozione.

E poi spiccano le statue monumentali dell’Annunciazione scolpite da Francesco Mochi nel 1603: dopo oltre un secolo di assenza, sono tornate a occupare il loro posto all’interno della cattedrale. Con la loro forza plastica, l’eleganza dei gesti e la carica emotiva dei volti, rappresentano una delle espressioni più alte della scultura seicentesca in Italia.

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Souvenir da Orvieto: cosa comprare in una delle più belle città dell’Umbria

Arroccata su una rupe di tufo nel cuore dell’Umbria, Orvieto è una delle città d’arte più affascinanti del centro Italia. A metà strada tra Roma e Firenze, si raggiunge facilmente anche in treno ed è una meta ideale per una gita di un giorno o un weekend lento, tra panorami collinari, vicoli medievali e capolavori architettonici come il suo celebre Duomo. La città conserva un forte legame con le tradizioni locali: i piatti della tavola, le botteghe artigiane e i prodotti del territorio ne sono testimonianza.

E allora per chi cerca un ricordo da portare a casa, passeggiando per il centro storico, ecco cosa conviene comprare a Orvieto e cosa si trova solo qui o quasi.

Ceramiche artistiche dipinte a mano

Orvieto vanta una tradizione ceramica millenaria, risalente al periodo etrusco e sviluppatasi nel Medioevo. Le botteghe del centro storico vendono piatti, brocche e mattonelle decorati a mano, spesso ispirati a motivi medievali e rinascimentali. Questi manufatti, realizzati con tecniche tramandate da generazioni, rappresentano l’espressione più autentica dell’artigianato locale.

Orvieto

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Vicoli di Orvieto

Tessuti umbri in lino e cotone

L’artigianato tessile umbro è rinomato per la produzione di tovaglie, asciugamani e runner in lino e cotone. Diversi laboratori della zona realizzano tessuti con motivi tradizionali e tecniche jacquard. Questi prodotti, eleganti e alla moda, sono degli evergreen perfetti per un souvenir o un regalo pratico e raffinato.

Il vino DOC di Orvieto

Il vino Orvieto Classico DOC è un bianco secco prodotto principalmente da uve Grechetto e Procanico. Caratterizzato da un colore giallo paglierino e un gusto fresco e leggermente amarognolo, è ideale per accompagnare antipasti e piatti di pesce. Acquistarlo direttamente nelle enoteche locali, magari dopo una degustazione, permette di chiedere consigli e scoprire anche etichette meno famose. Se non si hanno problemi per il trasporto di liquidi e bagagli fragili, una bottiglia di vino è un ottimo prodotto da portare a casa.

Olio extravergine di oliva dei Colli Orvietani

Le colline intorno a Orvieto sono note anche per la produzione di olio extravergine di oliva di alta qualità. I frantoi della zona producono oli dal gusto fruttato e equilibrato, spesso prodotti con metodi tradizionali. Le botteghe vendono confezioni regalo molto particolari, anche da regalo.

Dolci tradizionali: tozzetti e panpepato

Tra le specialità dolciarie di Orvieto spiccano i tozzetti alle nocciole e il panpepato. I tozzetti, biscotti secchi ideali da accompagnare con il vino, sono preparati con ingredienti semplici e genuini. Il panpepato, dolce natalizio a base di frutta secca, miele e spezie, è legato alle forti tradizioni locali. Regali non impegnativi o assaggi da condividere con gli ospiti al ritorno a casa.

prodotti tipici Orvieto

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Tozzetti

Prodotti alla cipolla di Cannara

La cipolla di Cannara, prodotto agroalimentare tradizionale dell’Umbria, è apprezzata per il suo sapore dolce e delicato. In zona si trovano confetture, sottoli e condimenti a base di questa cipolla, ideali per accompagnare formaggi e piatti tipici.

Composta di cipolla

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Composta di cipolla

Artigianato in legno e ferro battuto

Tornando all’artigianato, Orvieto è famosa per la lavorazione del legno e del ferro battuto. Nel caratteristico Vicolo degli Artigiani si trovano botteghe che realizzano oggetti d’arredo, lampade e utensili, combinando funzionalità e design. Questi manufatti, spesso realizzati su misura, sono un bellissimo regalo per dare un tocco unico agli ambienti di casa.

Libri e stampe su Orvieto

Le librerie e i bookshop di Orvieto propongono una selezione di pubblicazioni dedicate alla storia, all’arte e alle tradizioni della città. Guide, monografie e stampe artistiche sono utili per approfondire la conoscenza del territorio durante la visita, ma possono essere un bel ricordo culturale del viaggio.

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Il Pozzo di San Patrizio e la sequenza di Fibonacci, quando l’architettura incontra la matematica

Nel cuore di Orvieto, vicino ai giardini con resti etruschi, si trova il Pozzo di San Patrizio. Insieme al Duomo della città, è una delle attrazioni di maggiore importanza che ogni anno attira centinaia di visitatori. Questo imponente pozzo, progettato su volere del Papa Clemente VII rifugiatosi ad Orvieto in occasione del “sacco di Roma”, fu realizzato da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1527. Durante le assenze del Sangallo i lavori furono seguiti da Giovanni Battista da Cortona.

Le parti decorative sono invece di Simone Mosca. Nel 1532, a una profondità di duecento piedi, fu trovato un sepolcro pre-etrusco. Gli scavi vennero fatti prima prima nel tufo e poi nell’argilla e, dopo aver raggiunto la falda acquifera, venne ricostruito in mattoni il cilindro profondo. Si tratta di un capolavoro di ingegneria rinascimentale, concluso nel 1537, per garantire acqua alla cittadina in caso di calamità o assedio della città di Orvieto.

Il Pozzo di San Patrizio: la storia

Il progetto del fiorentino Sangallo si ispirò alla scala a chiocciola della Villa del Belvedere in Vaticano. L’architetto italiano creò un sistema elicoidale di scalinate, servite da due diverse porte, in un modo davvero originale. I percorsi, per scendere e salire all’interno del pozzo di Orvieto, profondo circa 62 metri e largo 13, sono stati fatti in modo da non incontrarsi tra loro per evitare così situazioni di traffico interno durante il trasporto, con i muli, dell’acqua estratta. In fondo alla canna si trova un piccolo ponte che collega le due scale.

All’inizio venne definito il “Pozzo della Rocca” in quanto doveva essere ad uso della rocca fortificata. Successivamente gli venne dato il nome di “purgatorio di San Patrizio” e sembra che solo in epoca ottocentesca, per volere dei frati del convento dei Servi, prese l’attuale appellativo di Pozzo di San Patrizio. Questi essendo a conoscenza della “leggenda del santo irlandese” – secondo la quale Patrizio fosse custode di una grotta molto profonda, da sembrare quasi senza fine, dalla quale dopo aver visto le pene dell’inferno si poteva accedere al purgatorio e addirittura scorgere il paradiso – decisero appunto di cambiargli nome dedicando così il pozzo al santo.

Avendo così il pozzo perso la sua funzione militare originaria, divenne luogo attrattivo per i visitatori che passavano da Orvieto acquisendo un’aurea di sacralità. Al giorno d’oggi, forse per la magia che si respira al suo interno, vengono gettate monetine dai turisti che visitano il Pozzo di San Patrizio con la speranza di tornarvi.

Visitare il Pozzo di San Patrizio

Il Pozzo di San Patrizio da fuori si presenta come una costruzione cilindrica a struttura larga e bassa ornata con i gigli farnesiani di Papa Paolo III Farnese nella quale si aprono due porte situate ai punti diametralmente opposti. Papa Paolo III Farnese fu il successore di Papa Clemente VII che non vide l’opera fino al suo completamento.

Per toccare da vicino quest’opera di grande valore architettonico e esplorarne la sua profondità, dovrete percorrere 248 gradini, facili da attraversare ai tempi anche con le bestie da soma. Le scalinate prendono luce attraverso 72 finestre centinate aperte nella canna. Man mano che si scende la luce si affievolisce fino a diventare penombra.

All’ingresso del pozzo di Orvieto è presente una lapide con la frase “quod natura munimento inviderat industria adiecit” – ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria – che celebra l’ingegno umano in grado di rimediare a mancanze naturali come, in questo caso, quella dell’acqua in città. Oggi con l’espressione “pozzo di San Patrizio” si tende infatti ad indicare una scorta misteriosa di ricchezze.

Inoltre il pontefice dette l’incarico allo scultore Benvenuto Cellini di coniare una medaglia con la scritta “ut populus bibat” – perché il popolo beva. Copia in oro di tale medaglia è conservata ai musei vaticani.

medaglia pozzo san patrizio

Fonte: Ansa

Medaglia con la scritta “ut populus bibat”

Pozzo di San Patrizio orari e prezzi

Consigliata ma non obbligatoria la prenotazione online dei biglietti per la visita al Pozzo di San Patrizio. L’ingresso si trova accanto alla stazione superiore della funicolare della città di Orvieto.

città di orvieto

Fonte: iStock

Panoramica della città di Orvieto in Umbria
  • Visitabile tutti i giorni in Viale Sangallo ad Orvieto (TR);
  • Orario 10-17 gennaio, febbraio, novembre, dicembre | 9-19 marzo, aprile, settembre, ottobre | 9-20 maggio, giugno, luglio, agosto;
  • Si consiglia comunque di verificare la corrispondenza degli orari di apertura, in base alla stagione, direttamente con la struttura;
  • Ingresso gratuito per bambini minori di 6 anni, guida turistica e accompagnatore del diversamente abile;
  • Costo intero del biglietto €6;
  • Costo ridotto per alcune categorie (ragazzi 6-18 anni-studenti under 25-over 65-disabili-soci FAI e Touring Club);
  • La durata media della visita è di circa 20-30 minuti;
  • Sono ammessi solo cani di piccola taglia (12 kg) trasportati in apposite borse o trasportini.

La sequenza di Fibonacci dietro al Pozzo di San Patrizio

Uno studio rivela che dietro alla maestosa opera di ingegneria rinascimentale di Orvieto potrebbe anche esserci una corrispondenza con la costante di Fidia, il famoso 1,618. Le ipotesi di Luciano Cencioni, medico e grande appassionato di storia, che ha studiato le proporzioni del pozzo, suppongono che il Pozzo di San Patrizio sia un’opera figlia della matematica, in particolare della sezione aurea e della sequenza di Fibonacci.

Come per la Piramide di Giza, il Partenone, la Cappella Sistina e la Gioconda, opere caratterizzate da una struttura matematica che ne definisce armonia e bellezza oggettiva, anche per il Pozzo di San Patrizio di Orvieto sembra che si sia seguita questa logica numerica. Come spiega appunto il Cencioni, le opere che condividono questo calcolo numerico appaiono oggettivamente belle quando si ammirano.

Questa magia dei numeri si identifica nella sezione aurea: una proporzione matematica conosciuta fin dal passato e riscoperta poi da Keplero nel 1611 con lo studio della sequenza del Fibonacci. Lo studioso spiega che “se prendiamo il diametro del cilindro interno, pari a 4,65 metri, e lo moltiplichiamo per la costante di Fidia (1,618) otteniamo circa 7,5 metri.” Questo valore sommato al diametro interno restituisce un risultato uguale a quello del cilindro esterno, circa 12,17 metri.

Grazie a questo esito si può dimostrare che anche nel progetto del Pozzo di San Patrizio è presente la proporzione aurea. Non è detto però che l’architetto Sangallo si sia reso conto di questa corrispondenza durante la progettazione dell’opera.

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La città di cui innamorarsi: Orvieto

In occasione della Festa degli Innamorati, una romantica luna torna a calarsi nel suggestivo Pozzo di San Patrizio a Orvieto, per celebrare l’amore in tutte le sue sfaccettature.

Dall’11 al 14 febbraio, la magica Città nascosta nel cuore della Rupe sarà l’incantevole scenario della quarta edizione di “Innamorati di Orvieto – Ti amo dal profondo!”, l’iniziativa promossa dal Comune di Orvieto – Assessorato al Turismo in collaborazione con i siti ipogei della città, Sistema Museo, Consorzio Orvieto Doc, Carta Unica, Scuola comunale di musica “A. Casasole”, Associazione MusicAlt, Comitato cittadino dei Quartieri e cooperativa Mir.

4 giorni per innamorarsi

Storia, musica, teatro, enogastronomia sono gli ingredienti dell’attesa manifestazione che torna quest’anno a proporre gli appuntamenti che avevano decretato il successo della prima edizione.

Si parte con l’esclusivo evento di sabato 11 febbraio dalle ore 18 alle ore 20, “La Luna nel Pozzo“: nel Pozzo di San Patrizio verrà calata un’affascinante luna e 72 coppie, tante quante i finestroni che lasciano filtrare la luce nel pozzo, scenderanno i 248 scalini per darsi il “bacio più profondo del mondo”.

Ad accogliere gli innamorati, tra coinvolgenti giochi di luce, le rime dedicate del “Giullar Cortese”, l’attore Gianluca Foresi, una speciale serenata e una degustazione di vino Orvieto Doc.

Inoltre, come buon auspicio, a ogni coppia sarà consegnata la riproduzione in terracotta del “denaro orvietano”, coniato autonomamente dal Comune di Orvieto tra il 1256 e il 1268, moneta portafortuna da gettare in fondo al pozzo.

Durante la stessa sera, dalle 22.30 alle 23.30, il viaggio delle coppie potrà continuare con una straordinaria visita in notturna nelle misteriose cavità di Orvieto Underground.

Domenica 12 febbraio, invece, sarà il momento di un doppio tour guidato (ore 10 e ore 15), “Nel Cuore della Rupe“, che avrà come filo conduttore la storia d’amore tra Giovanna Monaldeschi della Cervara e Pietro Antonio Monaldeschi della Vipera le cui nozze, nel 1464, segnarono la pacificazione di Orvieto dopo un secolo di sanguinosi scontri tra Beffati e Malcorini, i due rami della casata orvietana dei Monaldeschi.
Al mattino, la visita comprende Orvieto Underground, Pozzo di San Patrizio, Labirinto di Adriano e Pozzo della Cava mentre, al pomeriggio, sarà possibile visitare anche i sotterranei della Chiesa di Sant’Andrea.

Ancora domenica, dalle 16 alle 20, i balconi delle case del centro si trasformeranno in speciali palchi per la musica delle band orvietane che si esibiranno in una serenata dedicata alla città, realizzata in collaborazione con l’associazione MusicAlt e la Scuola comunale di musica “A. Casasole”.

Infine, lunedì 13 e martedì 14 febbraio, le coppie che giungeranno a Orvieto potranno entrare a prezzo ridotto in tutti i siti della Città nascosta componendo in autonomia il loro itinerario nei sotterranei “Esprimi un desiderio”. Solo martedì 14 febbraio, invece, ingresso gratuito al Pozzo di San Patrizio per i residenti nel Comune di Orvieto per poter ammirare “La Luna nel Pozzo”.

La storia dell’Umbria dal profondo

Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto è uno dei siti storici e turistici più significativi dell’Umbria e d’Italia: il 31 gennaio 2023, presso la Sala consiliare del Comune, è stato presentato il progetto di promozione e valorizzazione reciproca del Pozzo di San Patrizio, Narni Sotterranea e delle Cisterne romane di Amelia, un percorso fra i sotterranei di tre città per scoprire la storia dell’Umbria nel profondo.

I tre siti sono le principali mete turistiche underground della provincia di Terni con un elevato numero di visitatori provenienti da ogni parte del mondo grazie all’immenso valore artistico, culturale e storico che esprimono.

L’accordo intende avviare una proficua collaborazione per accrescerne la visibilità e ha l’obiettivo di realizzare percorsi turistici tematici e integrati e di favorire la permanenza dei turisti interessati a visitare città d’arte e piccoli borghi della zona sud occidentale dell’Umbria.

Oltre alla presenza nei tre siti del materiale informativo e alla promozione condivisa sui canali web e social di iniziative ed eventi, si partirà subito con una reciproca scontistica sui biglietti di ingresso: con il ticket del Pozzo di San Patrizio si potrà dunque accedere a prezzo ridotto a Narni Sotterranea e alle Cisterne di Amelia e viceversa.