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Nuova ipotesi sul panorama della Gioconda: potrebbe essere il Lago di Como

Ha suscitato un dibattito senza fine, negli anni, il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci. Per alcuni storici dell’arte si trattava di un panorama immaginario e idealizzato, mentre altri hanno ipotizzato legami con specifiche località italiane, quali Bobbio e il ponte Romito di Laterina. Oggi, però, potremmo essere finalmente davanti a una risposta definitiva. La geologa e studiosa del Rinascimento italiano, Ann Pizzorusso, ritiene infatti di essere venuta a capo del mistero di uno dei dipinti più enigmatici e famosi del mondo: si tratterebbe di un ramo del Lago di Como.

Lago di Como e Lecco sullo sfondo della Gioconda

Unendo le sue due competenze, di geologa e studiosa dell’arte rinascimentale, Ann Pizzorusso, che vive tra l’Italia e New York, suggerisce che Leonardo da Vinci avrebbe dipinto sullo sfondo della Monna Lisa diverse caratteristiche riconducibili al Lago di Como, in particolare al ramo lecchese.

Pizzorusso ha accostato il ponte disegnato da Leonardo, la catena montuosa e il lago della Gioconda al ponte Azzone Visconti, uno dei monumenti simbolo di Lecco, costruito tra il 1336 e il 1339 sul fiume Adda con l’obiettivo di migliorare i collegamenti tra la città e il ducato di Milano, alle Alpi sud-occidentali che dominano la zona e al Lago di Garlate, che Leonardo avrebbe visitato 500 anni fa.

Stando a quanto dichiarato dalla studiosa italoamericana intervistata dal quotidiano inglese The Guardian, le somiglianze tra quelle zone e il paesaggio del dipinto sono “innegabili”. Per Pizzorusso solo un esperto in geologia può realizzare che si tratta effettivamente del territorio lecchese. La studiosa ha infatti evidenziato che le rocce di Lecco sono calcaree e che Leonardo da Vinci ha raffigurato le sue proprio in un colore bianco-grigio.

Le precedenti tesi sul panorama della Monna Lisa

In molti si sono nel tempo interrogati non solo su quale fosse la vera identità della Monna Lisa ritratta da Leonardo o sul significato della sua espressione enigmatica, ma anche sul paesaggio raffigurato nel dipinto. Nel 2015 la ricercatrice Carla Glori aveva avanzato le sue tesi per le quali il paese raffigurato sullo sfondo de La Gioconda fosse Bobbio, ipotesi che sarebbero state confermate di recente tramite la scoperta di un gruppo di scienziati che hanno acclarato la presenza di Leoanrdo da Vinci in località Pierfrancesco di Gropparello, vicino a Bobbio, agli inizi del 1500, quando è stato realizzato l’importante dipinto. L’area era inoltre già comprovata come d’interesse geologico per il famoso scienziato.

Nel 2023 un’altra ipotesi si è fatta strada. Stando a quanto rivelato da una ricerca coordinata dallo storico Silvano Vinceti, già autore in passato di altre importanti scoperte sull’opera, quello dipinto alle spalle della Gioconda sarebbe in realtà il ponte Romito di Laterina, in provincia di Arezzo. Proprio in quel periodo, secondo Vinceti, Leonardo si trovava in Val d’Arno, prima al servizio di Cesare Borgia, detto il Valentino, e poi del gonfaloniere della Repubblica di Firenze Pier Soderini.

Ora, però, la tesi di Ann Pizzorusso potrebbe ribaltare quelle precedenti. Concentrarsi sul ponte, per la studiosa, non era sufficiente. “Il ponte ad arco era diffuso in tutta Italia e in Europa e molti erano simili – spiega – È impossibile identificare un luogo esatto solo da un ponte. Tutti parlano del ponte e nessuno parla della geologia”. La studiosa era già nota per aver svolto ricerche sull’autenticità di un altro quadro di da Vinci, “La Vergine delle Rocce”, oltre che per aver scritto numerosi libri in cui legge la storia dell’arte attraversa il filtro delle conoscenze geologiche, come ne “La gemmologia della Divina Commedia”.

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Puoi entrare nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Dal 1980 il Cenacolo di Leonardo, insieme alla Chiesa e al Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie che lo conserva, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta di un’opera unica nel suo genere, un capolavoro rinascimentale che è diventato il simbolo universale di uno dei più importanti periodi artistici e che ha influenzato, in maniera imprescindibile tutta la storia dell’arte.

Realizzato tra il 1494 e il 1498 da Leonardo da Vinci, e commissionato da Ludovico il Moro, il Cenacolo è conservato nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo, si recano qui ogni giorno per contemplare il grande affresco parietale, rendendolo così uno dei capolavori più visitati del Bel Paese.

Quest’opera-simbolo del Rinascimento italiano merita di entrare di diritto nelle travel wish list degli appassionati di arte e di storia. Ma oltre a contemplare il capolavoro da lontano è possibile fare di più. Da oggi, infatti, si può entrare nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e vivere un’esperienza immersiva e interattiva senza eguali. Ecco come.

Dentro il capolavoro di Leonardo da Vinci

Immergersi fisicamente in un’opera, ammirarla da ogni prospettiva e toccarla con mano fino a diventarne i protagonisti: è questa la nuova frontiera dell’arte. È questa la missione, già compiuta, di Last Supper Interactive (LSI), un’installazione straordinaria realizzata dall’artista Franz Fischnaller e inaugurata l’8 settembre del 2023 in occasione dell’Ars Electronica Festival.

Ospitata all’interno dello spazio futuristico Deep Space di Ars Electronica Center di Linz, il progetto è caratterizzato da un’anima tecnologica. La fotografia ad altissima risoluzione dell’Ultima Cena di Leonardo, acquisita da Haltadefinizione, è stata trasformata in un’esperienza immersiva che consentirà alle persone di entrare fisicamente all’interno di uno dei più importanti capolavori artistici della storia.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Deep Space 8K

Fonte: Franz Fischnaller

Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Deep Space 8K

L’esperienza immersiva a Linz

Per vivere e condividere questa avventura senza eguali dobbiamo recarci a Linz, nella città dell’Alta Austria attraversata dal Danubio e situata a metà trada tra Vienna e Salisburgo. Oltre il fiume troviamo l’imponente Ars Electronica Center, soprannominato anche Museo del Futuro, che ospita periodicamente mostre ed esposizioni avanguardistiche basate sulla tecnologia e sull’intelligenza artificiale.

Ed è proprio in questo luogo futuristico che oggi ci rechiamo, per andare alla scoperta dell’installazione immersiva Last Supper Interactive. Un progetto che, attraverso la realtà aumentata in 8K-3D, consente di avvicinarsi al capolavoro di Leonardo da Vinci come non era mai stato fatto prima di questo momento.

Grazie alla tecnologia immersiva, gli ospiti possono avere una panoramica completa e inedita dell’opera. Osservare il dipinto da diverse altezze e prospettive, muoversi all’interno dello spazio pittorico tra gli apostoli seduti al tavolo, e scrutare ogni dettaglio che compone la narrazione artistica.

Con questo progetto, Last Supper Interactive, concede un’opportunità unica a tutti gli amanti dell’arte, quella di entrare nell’Ultima Cena per esplorare e interagire con il capolavoro all’interno dello spazio pittorico. L’installazione resterà a disposizione di cittadini e viaggiatori presso il Deep Space 8K, un immenso spazio di proiezione all’interno dell’Ars Electronica Center, per un anno.

Dentro l'Ultima Cena

Fonte: Franz Fischnaller

Dentro l’Ultima Cena, le immagini dell’esperienza immersiva al Deep Space 8K
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La Vigna di Leonardo scompare per sempre (almeno per noi)

Leonardo da Vinci e Milano sono un binomio imprescindibile. Il Genio trascorse in questa città il più lungo periodo della sua vita e ha realizzato il più vasto repertorio di opere a lui attribuite. Giunto da Firenze, trovò a Milano il luogo ideale dove esprimere liberamente la propria creatività. Grazie anche al supporto del Duce di Milano, Ludovico Maria Sforza, coetaneo e grande mecenate di artisti e scienziati con la passione per il bello.

I luoghi di Leonardo a Milano

Tanti sono i luoghi ancora oggi legati al Genio che si possono vedere, alcuni assolutamente gratuiti. Tra questi. Il Castello Sforzesco, con il grande affresco sulla volta della sala “delle Asse”, il Cenacolo Vinciano a Santa Maria delle Grazie con l’affresco dell’Ultima cena, il Museo della Scienza e della Tecnologia che ospita la più grande collezione al mondo di modelli di macchine realizzati a partire da disegni di Leonardo, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana dove è possibile ammirare lo splendido “Codice Atlantico”, il Cavallo di Leonardo dedicato a Francesco Sforza all’Ippodromo di San Siro e il Leonardo 3 Museum aperto dieci anni fa in Galleria Vittorio Emanuele.

E poi c’è la Vigna di Leonardo, un vigneto nel pieno centro di Milano, che Ludovico il Moro donò a da Vinci nel 1498, mentre stava ancora lavorando all’Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per “le svariate e mirabili opere da lui eseguite per il duca” e che purtroppo resterà aperta al pubblico ancora per poco.

Chiusa la Vigna di Leonardo

Sì, perché, un anno fa, i proprietari hanno avuto la brillante idea di vendere la Vigna e la adiacente Casa degli Atellani, la dimora appartenuta a Ludovico il Moro, duca di Milano, ultima traccia ancora esistente dell’antico Borgo delle Grazie, al gruppo LVMH, quello di Louis Vuitton, per intenderci, ma anche di brand dell’hôtellerie di lusso come Belmond (lo stesso dell’ex Orient Express) e di Hotel Bulgari. Il nuovo proprietario ha deciso di chiudere al pubblico la Vigna e la Casa – ultimi ingressi possibili fino a fine settembre 2024 – perché pare voglia realizzarvi proprio un hotel.

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Fonte: 123rf

Il museo della Vigna di Leonardo a Milano

Certo, per gli ospiti che potranno soggiornare nelle stanze appartenute a Ludovico il Moro sarebbe un’esperienza più unica che rara, gli stranieri farebbero carte false pur di provare questa esperienza e di passeggiare nel giardino che ospita un vigneto nientemeno che appartenuto a Leonardo da Vinci, ma a quale prezzo.

La gente comune, che oggi può acquistare il biglietto e visitare uno dei luoghi più suggestivi e pregni di significato di Milano, a breve non potrà più farlo.

La Vigna di Leonardo era stata riaperta nel 2015 in occasione dell’Expo di Milano. E proprio in quell’anno, alcuni studiosi erano riusciti, grazie a del materiale organico ritrovato, addirittura a individuare il Dna del vitigno originale coltivato proprio da Leonardo, la Malvasia di Candia Aromatica.

I luoghi gratuiti di Leonardo

Per fortuna c’è anche qualche luogo legato alla figura di Leonardo da Vinci che si può visitare gratuitamente a Milano. Uno di questi è la statua di Leonardo che domina il centro di piazza Scala. Realizzata dallo scultore Pietro Magni nella seconda metà del XIX secolo, rappresenta il Genio toscano insieme ai quattro suoi allievi: Marco d’Oggiono, Salaino, Cesare da Sesto e Giovanni Antonio Boltraffio.

Poi c’è la Conca dell’Incoronata, ciò che resta del Naviglio della Martesana, all’interno della cerchia delle antiche mura spagnole di Milano. La Conca celebra il genio di Leonardo nell’ambito dell’ingegneria idraulica. Costruita nel 1496, la direzione dei lavori venne affidata agli ingegneri Giuliano Guasconi e Bartolomeo della Valle, supportati dalla consulenza dello stesso Leonardo. Tra il 1929 e il 1930 questo tratto di canale fu interrato per la chiusura della Cerchia dei Navigli.

Infine, c’ è un luogo un po’ fuorimano che merita una visita, quando arriva la bella stagione. Si tratta del glicine di Leonardo e si trova nella zona Sud del Capoluogo lombardo, in quel quartiere oggi chiamato Scalo Romana dove, nel 2026, sorgerà il Villaggio Olimpico per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, e che un tempo era un piccolo borgo chiamato Morivione.

Questa pianta di glicine è una delle più antiche d’Italia. Si calcola che abbia più di 700 anni. Secondo gli esperti di botanica, le sue radici sono ormai così lunghe da arrivare a misurare circa due chilometri. Si trova dentro un cortile privato e, purtroppo, non è nemmeno conserto molto berne dagli abitanti del condominio a cui appartiene, ma lo si può vedere gratuitamente, almeno quello.

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Fonte: 123rf

Il glicine di Leonardo, uno dei più antichi d’Italia
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Scoperta la località che fa da sfondo alla Monna Lisa

La Gioconda è uno dei quadri più famosi al mondo: realizzato all’inizio dei ‘500 dal celebre pittore Leonardo da Vinci, il dipinto si trova oggi all’interno del Museo del Louvre, nella capitale francese. Nonostante gli innumerevoli studi compiuti dai più grandi esperti d’arte, la Monna Lisa continua a celare molti misteri – come ad esempio l’identità della donna raffigurata, su cui ci sono moltissime teorie interessanti. Ma finalmente sappiamo qualcosa in più su questo capolavoro: uno storico italiano ha scoperto dove si trova la località che fa da sfondo al quadro.

L’incredibile scoperta sulla Gioconda

Silvano Vinceti, storico già autore di numerose scoperte importanti sulla Monna Lisa, ha recentemente guidato una ricerca volta ad individuare il luogo in cui il ritratto è stato ambientato, aiutandosi con la sagoma del ponte che si intravede tra la vegetazione, dietro alle spalle della donna dipinta. Nel corso degli anni, sono state molteplici le teorie che hanno avuto come cardine proprio il ponte, uno degli elementi più caratteristici del quadro. Secondo alcuni, si sarebbe trattato di quello che si trova a Buriano, nell’Aretino; altre ipotesi, invece, puntavano sul borgo di Bobbio e il suo Ponte del Diavolo, in provincia di Piacenza.

Ora, gli esperti sono sicuri di aver scoperto la verità: lo sfondo della Gioconda rappresenterebbe il ponte Romito di Laterina, una frazione del comune di Laterina Pergine Valdarno, di nuovo nell’Aretino. Siamo in Toscana, immersi tra le campagne lussureggianti, dove a dominare il panorama è lo scorrere placido del fiume Arno. È qui che sorgono i resti di un antichissimo ponte, del quale ormai non resta che una singola campata ancora in piedi. Un tempo doveva però essere un’opera maestosa, proprio come quella che si nota nel paesaggio che è stato immortalato per sempre da Leonardo da Vinci.

Il ponte Romito, sullo sfondo della Monna Lisa

Grazie ad attente analisi basate su nuovi documenti storici e fotografie attuali, il team di ricercatori ha trovato diversi indizi a sostegno della loro ipotesi: “Si tratta del ponte etrusco-romano Romito o ponte di Valle, collocato nel comune di Laterina in provincia di Arezzo” – ha spiegato Vinceti – “Attualmente del ponte rimane un solo arco, ma nel periodo tra il 1501 e il 1503 era in funzione e frequentatissimo, come attesta un documento sullo stato dei manufatti nelle proprietà della famiglia dei Medici, ritrovato negli archivi di Stato di Firenze”.

In quegli anni, Leonardo da Vinci si trovava proprio in Valdarno, dapprima al servizio di Cesare Borgia e poco dopo di Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica di Venezia. Come hanno fatto gli esperti ad individuare il ponte Romito alle spalle della Gioconda? Stando alle foto storiche, questo ponte aveva quattro arcate e poggiava su due falesie. Molto diverso da quello di Buriano, che ne ha sei, e da quello di Bobbio, che addirittura ne ha undici.

“Diverse sono le corrispondenze che intercorrono tra il ponte Romito, le particolari morfologie dell’Arno in quel tratto di territorio e quanto riportato da Leonardo nel paesaggio alla sinistra della nobildonna raffigurata nel famoso dipinto” – ha aggiunto lo storico. Alcune immagini riprese da un drone hanno permesso agli esperti di analizzare attentamente le somiglianze, tra cui le due falesie che sono presenti anche nel dipinto.

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La Visione di Leonardo: la mostra che ti porta nella mente del genio

È un viaggio diverso, inedito e straordinario quello in cui vi accompagniamo oggi. Un’avventura multidimensionale, immersiva e unica che utilizza la tecnologia per raccontare storie e idee, che vi permetterà di entrare nella mente visionaria del genio Leonardo da Vinci.

È proprio allo scienziato, inventore e artista italiano che il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano ha scelto di dedicare una mostra diffusa e permanente accessibile a tutti. Ma non si tratta di un’esposizione tradizionale dove l’osservatore è chiamato a contemplare le opere del maestro.

La Visione di Leonardo, questo il nome della mostra, è una sorta di caccia al tesoro che vi condurrà nei luoghi simbolo del capoluogo lombardo. Gli stessi che si legano indissolubilmente alla figura dell’artista. Ed è proprio raggiungendoli che, grazie alla tecnologia, le visioni di Leonardo da Vinci appariranno davanti ai vostri sguardi increduli.

La Visione di Leonardo: la mostra da non perdere

È una mostra diffusa e permanente che cambia per sempre il modo di vedere la città perché ci permette di osservarla con gli occhi del visionario Leonardo da Vinci. A partire dal 30 giugno, infatti, installazioni animate e tridimensionali ispirate alle idee dello scienziato e inventore, creano un nuovo percorso urbano, un itinerario unico e straordinario in città per entrare nella mente di Leonardo.

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia partecipa alla mostra come partner scientifico affiancando il lavoro di Bepart, ideatore del progetto basato sulla realtà aumentata. Si esce quindi dagli spazi museali per raggiungere alcuni luoghi iconici di Milano che ospitano virtualmente otto opere tutte da ammirare, capolavori in digitale che trasformano il capoluogo lombardo in una grande e inedita sala espositiva contemporanea.

Le tappe da inserire in questo nuovo itinerario sono Piazza Gae Aulenti, Parco Sempione, il Castello Sforzesco e Piazza della Scala. E poi, ancora, Palazzo Reale, Conca del Naviglio, Darsena e il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia. Se al primo sguardo avrete come l’impressione che nulla in questi luoghi sia cambiato, provate a puntare il vostro smartphone nel punto preciso indicato dal Gps: sarà allora che le opere del genio si paleseranno davanti ai vostri occhi.

Per accedere alla mostra La Visione di Leonardo, infatti, avrete bisogno del vostro smartphone e dell’app ImaginAr. Sarà questa a indicarvi i luoghi da raggiungere, sarà sempre lei, grazie a tecnologia e innovazione, a trasformare le tappe milanesi in sale espositive open air.

La Visione di Leonardo, opera di David Szauder

Fonte: Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

La Visione di Leonardo, opera di David Szauder

Una mostra digitale, multidimensionale e immersiva accessibile con un’app

Come abbiamo anticipato, vi basterà scaricare l’app ImaginAR per iniziare un viaggio all’interno della mente di Leonardo. I contenuti artistici creati dagli otto artisti digitali coinvolti vengono visualizzati proprio grazie alla fotocamera del telefono che si trasforma in un terzo occhio grazie tecnologia della realtà aumentata.

A circondare le opere ci saranno proprio questi spazi celebri che già conosciamo: le installazioni, infatti, appaiono contestualizzate nello scenario urbano, tra le superfici, gli edifici e i panorami che li caratterizzano.

In questo viaggio immersivo e incredibile sarà possibile andare alla scoperta del volto più bello di Milano in maniera inedita grazie a un itinerario urbano legato indissolubilmente alla figura dello scienziato. in ognuna delle 8 tappe, un’installazione digitale con animazioni tridimensionali e un audio presentato la visione dell’artista in un dialogo costante con la realtà circostante.

La mostra diffusa è fruibile in autonomia, portando con sé lo smartphone, oppure prenotato un tour guidato da una guida specializzata.

La Visione di Leonardo, opera di Giulia Roncucci

Fonte: Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

La Visione di Leonardo, opera di Giulia Roncucci
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Gioconda: il vero luogo che fa da sfondo al dipinto di Leonardo

Non sarebbe la zona del Montefeltro, nelle Marche, come si è sempre pensato, quella al confine tra l’Emilia-Romagna e il territorio tra Pesaro e Urbino, e neppure il famoso borgo di Bobbio, nel piacentino, a fare da sfondo alla Gioconda, il celeberrimo dipinto di Leonardo da Vinci conservato al Louvre di Parigi.

Oggi, infatti, tra gli esperti gira una nuova teoria secondo la quale il Genio avrebbe dipinto la sua enigmatica Mona Lisa in tutt’altro luogo, che ora vi vogliamo svelare.

La nuova scoperta

Leonardo non sarebbe andato molto distante da casa, in realtà. Il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda sarebbe infatti toscano e, per la precisione, pisano. Non è ancora ben chiaro se abbia realizzato il dipinto direttamente stando in quelle zone o se si sia semplicemente ispirato a paesaggi che aveva visitato.

Fatto sta che dietro a quella figura femminile dal sorriso più enigmatico della storia dell’arte gli esperti avrebbero riconosciuto la Torre di Caprona di Vicopisano, in provincia di Pisa, e il profilo dei monti pisani, con i paesi di Cascina e di Calci.

La nuova ipotesi è stata annunciata in occasione di una conferenza dal titolo “La Gioconda svelata dalla scienza. Una nuova scoperta mondiale” che si tenuta a Vinci, in provincia di Firenze, il Comune noto per essere stato il luogo d’origine di Leonardo da Vinci.

Gli autori della scoperta sono due studiosi francesi, l’ingegnere Pascal Cotte, direttore della Lumière Technology, che nel 2004, su richiesta del Louvre, ha digitalizzato la Gioconda, e Sylvain Thieurmel, un ricercatore specializzato nella pittura e nella biografia dell’artista-scienziato rinascimentale.

Dopo 18 anni dalla digitalizzazione di Cotte, sarebbero infatti emersi nuovi particolari grazie a una telecamera multispettrale inventata e progettata proprio dal ricercatore francese. Lo studio delle carte geografiche disegnate dallo stesso Leonardo messe a confronto con i nuovi risultati avrebbero quindi permesso di confermare la nuova scoperta.

Vinci, il paese di Leonardo

Situato sulle pendici del Montalbano, Vinci è il paese in cui nacque Leonardo, e qui sono stati aperti diversi luoghi legati al Genio di da Vinci. La Biblioteca leonardiana, un centro internazionale di studi leonardiani, il Museo leonardiano di Vinci, che comprende un’ampia collezione di modelli di invenzioni realizzata all’interno della Palazzina Uzielli e del Castello dei Conti Guidi, una bellissima fortificazione medievale. Visitato ogni anno da 130mila persone, il Museo leonardiano è uno dei musei più importanti e frequentati della Toscana.

A Vinci ha anche sede il Museo ideale Leonardo da Vinci, dedicato all’approfondimento dell’attualità della figura di Leonardo e alla complessità della sua opera di artista, scienziato, inventore.

La casa natale di Leonardo

La casa natale di Leonardo da Vinci, invece, si trova ad Anchiano, un minuscolo abitato a breve distanza da Vinci che può essere visitata. All’interno è stata allestita una narrazione audio-visiva della vita di Leonardo. Con diversi disegni che raffigurano la Valle dell’Arno, il Padule di Fucecchio, Vinci e il Montalbano, si vuole sottolineato il rapporto che l’artista ha avuto con il proprio territorio, dal quale ha preso molte ispirazioni per le sue più grandi opere. Un ologramma a grandezza naturale dà voce a un Leonardo oramai vecchio e stanco che, dalla sua ultima dimora, il Castello di Amboise, in Francia, volge lo sguardo al passato per narrare le frequentazioni, gli studi e le vicende che lo legarono a queste terre.

Una parte dell’esposizione comprende una sezione dedicata al Cenacolo vinciano che si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, di cui è esposta una riproduzione in alta definizione, con la possibilità di attivare ulteriori percorsi tematici storici, artistici e dedicati al restauro.

La Strada Verde

Da Vinci ad Anchiano si può andare anche a piedi. Il percorso che collega il borgo alla casa natale di Leonardo prende il nome di “Strada Verde”. Contrassegnata come Itinerario escursionistico n. 14, è lo stesso che nell’Ottocento era noto come via Botanica ed è lungo circa 2 chilometri.

L’itinerario è rimasto pressoché inalterato nei secoli. Passa attraverso uliveti e vigneti che si concentrano lungo la salita verso Anchiano. A metà della via, prendendo una deviazione, è possibile raggiungere la pescaia quattrocentesca utilizzata per il flusso d’acqua che alimentava il Mulino della doccia di Vinci, che Leonardo raffigurò in un disegno del 1504 circa.