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Esplorando Palau: un meraviglioso viaggio tra mare primordiale e cultura insulare

L’accesso all’arcipelago di Palau, in Micronesia, avviene quasi esclusivamente attraverso l’aeroporto internazionale, situato sulla vasta isola di Babeldaob, che è connesso alla città di Koror (cuore pulsante, centro urbano principale e punto di partenza ideale per qualsiasi esplorazione), da un ponte che sovrasta un tratto di mare calmo, talvolta attraversato da imbarcazioni che navigano placidamente.

È in questo momento che la sua particolare configurazione geografica si svela: una complessa tessitura di isole calcaree e barriere coralline, lagune riparate, stretti passaggi d’acqua e abissi marini che precipitano nel blu profondo del Pacifico occidentale. L’impatto è eccezionale, ed approdandovi ci si rende persino conto che non mancano nemmeno cultura e storia (della serie: un vero paradiso in Terra).

L’eredità della dominazione giapponese, infatti, è visibile nell’architettura, nei reperti bellici e nell’impronta di una certa organizzazione urbana, mentre l’influenza del successivo periodo amministrativo statunitense si riflette soprattutto sulle istituzioni e le infrastrutture.

Nonostante questo, oggi Palau manifesta pienamente una propria distinta identità culturale e politica, che è evidente nelle celebrazioni rituali, nell’uso della lingua palauana tra le famiglie e in una profonda, quasi istintiva, venerazione per il suo ambiente. Vi basti pensare che il Paese ha istituito una delle aree protette marine più grandi a livello globale e che richiede a tutti i visitatori di sottoscrivere un impegno formale per la salvaguardia degli ecosistemi.

Le isole più belle di Palau

L’arcipelago di Palau conta più o meno 340 isole, ma solo alcune di queste sono abitate o accessibili senza restrizioni. Malgrado la vastità, molte delle sue terre si distinguono nettamente per fascino, interesse storico e facilità di visita. Conoscerle è perciò utile per navigare in un Paese che, seppur esteso, mette a disposizione una notevole varietà di ambienti concentrata in spazi ristretti.

Arcipelago di Palau, Micronesia

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Alcune delle isole dell’arcipelago di Palau

Rock Islands Southern Lagoon

Le affascinanti Rock Islands, patrimonio Unesco, sono un insieme di isole dalla forma tondeggiante e ricoperte da vegetazione verde e fittissima. In sostanza, rappresentano il cuore paesaggistico di Palau anche perché sono lambite da acque che sfoggiano tonalità quasi irreali. Ogni tratto di mare, infatti, cambia colore per effetto dei fondali: sabbia bianca, canyon sommersi, coralli vivi e radure di posidonia.

Peleliu

A sud dell’arcipelago si trova Peleliu che, oltre a essere famosa per una delle battaglie più dure del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, è anche un’isola dall’atmosfera particolarmente intensa: mantiene un ritmo quieto, con villaggi ordinati, resti bellici ben conservati, spiagge lunghe e un territorio che racconta la storia senza drammatizzarla.

Babeldaob

L’isola più grande si chiama Babeldaob, ma spesso è ignorata da chi pensa solo al mare. E nei fatti è un peccato, perché è la culla di villaggi tradizionali, antiche piattaforme cerimoniali in pietra, foreste fitte e punti panoramici che regalano ampie visuali sulla costa orientale.

Carp Island

Carp Island è una piccola isola privata in cui si vive e si soggiorna in maniera più rilassata. Rappresenta anche una base perfetta per chi desidera stare lontano dal traffico di barche e dai ritmi di Koror. In più, le sue preziose acque ospitano alcuni dei punti di immersione più rinomati del territorio (e non solo!)

Kayangel

Infine Kayangel, atollo remoto a nord e più difficile da raggiungere. In zona la vita procede seguendo antiche tradizioni ancora vive: pesca, raccolta del cocco e piccole coltivazioni. Le spiagge sono in condizioni quasi intatte e l’acqua ha una limpidezza che colpisce anche i più abituati ai mari tropicali.

Cosa vedere e cosa fare

Sicuramente l’esperienza a Palau ruota soprattutto attorno al mare, ma nei fatti la meraviglia dell’arcipelago non si ferma a esso. Gli ambienti cambiano da un attimo all’altro, e ciò consente di poter approfittare di un ampio ventaglio di attività da fare che sono molto diverse fra loro.

Snorkeling nelle Rock Islands

I canali che separano le isole offrono una visibilità eccellente per chi vuole praticare lo snokeling. Le pareti di corallo mescolano colori forti e forme bizzarre, mentre i piccoli pesci si muovono in gruppi compatti. Più in profondità notano graziose tartarughe, che però sembrano volutamente ignorare i visitatori. Ogni uscita è diversa dalla precedente, perché correnti, marea e luce modificano i percorsi e gli incontri.

Blue Corner e Blue Hole

Per chi pratica immersioni, Blue Corner e Blue Hole sono siti considerati un riferimento mondiale. Il primo presenta una parete che scende rapidamente, spesso popolata da squali pinna bianca, carangidi e banchi di barracuda. Blue Hole, invece, è un ingresso naturale che conduce a camere illuminate da raggi verticali.

Lago delle Meduse (Jellyfish Lake)

Situato nell’isola di Eil Malk, Jellyfish è un lago marino isolato che fa da casa a meduse endemiche che hanno perso la capacità urticante. Sì, avete letto bene: non fanno più male (o comunque in maniera molto debole), al punto che è noto in tutto il mondo per il fatto che vi si può nuotare in compagnia di questi invertebrati marini. È bene sapere, però, che l’accesso dipende dalle condizioni ecologiche del lago e dalle restrizioni ambientali in vigore.

Peleliu storico

A disposizione dei visitatori ci sono guide locali che accompagnano attraverso punti chiave legati alla battaglia del 1944: bunker, vecchie piste d’atterraggio, cannoni arrugginiti nascosti dalla vegetazione e grotte usate dai soldati giapponesi. L’isola non si limita a mostrare cimeli; trasmette un senso di stratificazione del tempo, tra memoria e vita quotidiana.

Babeldaob culturale

Qui si trovano antichi bai (case cerimoniali tradizionali), sentieri che risalgono crinali coperti da foreste tropicali, cascate e villaggi che conservano una relazione stretta con il territorio. Il Belau National Museum e l’Etpison Museum, entrambi a Koror, aiutano a contestualizzare miti, costumi, navigazione tradizionale e storia recente.

Come arrivare e come muoversi tra le isole

Palau è raggiungibile tramite l’aeroporto internazionale di Roman Tmetuchl. Prima di pianificare il viaggio, però, è importante sapere che le rotte cambiano spesso: in genere si passa per Manila, Taipei, Guam o Seul. I voli non sono quotidiani, condizione che ci fa consigliare di programmare con largo anticipo. I controlli all’ingresso sono rapidi, ma richiedono attenzione perché parte della legislazione ambientale impone restrizioni su prodotti, creme solari e materiali potenzialmente dannosi per i coralli.

Per muoversi all’interno dell’arcipelago non esiste un sistema di trasporti esteso. Le isole principali sono collegate da strade e ponti, mentre tutto il resto si raggiunge via mare. Le uscite giornaliere partono dai porti di Koror: gommoni veloci per le Rock Islands, barche più grandi per punti lontani come Kayangel o Peleliu. Le distanze non sono eccessive, ma il tempo di navigazione varia a seconda della marea e delle condizioni del mare.

Come già accennato, per visitare siti sensibili come Jellyfish Lake, alcune baie interne e zone protette, è necessario acquistare permessi specifici con validità limitata. Le guide locali conoscono perfettamente regolamenti e percorsi, quindi vi suggeriamo di appoggiarvi a operatori affidabili.

Palau richiede un approccio rispettoso: gli ecosistemi sono fragili, il meteo cambia velocemente e la geografia può disorientare. L’esperienza, però, ripaga sempre, grazie a lagune che sembrano create da un artista, foreste che avanzano fino all’acqua e villaggi che vivono secondo ritmi che altrove non ci sono più.

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Black Friday 2025: le super offerte di voli e treni per viaggiare in tutto il mondo

Il Black Friday dei viaggi è partito e quest’anno si presenta come una piccola rivoluzione: offerte diffuse, tra cieli e binari, promozioni che coprono mezzo mondo (fino all’Australia!) e occasioni che rendono le grandi partenze molto più raggiungibili. Con tratte scontate verso mete esotiche, tariffe agevolate su rotte a lungo raggio e bonus sui programmi fedeltà, questa settimana di novembre è una porta spalancata verso nuove stagioni di esplorazioni.

Le compagnie stanno spingendo forte e dietro ogni offerta si nascondono itinerari possibili: isole tropicali, città da giganteschi grattacieli, destinazioni lontane che tornano a essere desideri concreti. Non solo nei cieli: anche gli amanti dei viaggi su rotaie non resteranno delusi.

Le promozioni voli Black Friday 

Gli sconti di Singapore Airlines

Durante il Black Friday, Singapore Airlines propone tariffe verso Phuket a partire da 599 euro, con sconti fino al 20% su diverse rotte asiatiche. L’offerta è valida per chi sogna il Sud-Est Asiatico durante i mesi invernali, con giornate luminose, cieli limpidi e la calma tropicale che fa dimenticare il freddo europeo. Destinazioni perfette, insomma, per chi sogna una bella e confortante fuga al caldo.

Qatar Airways, Black Friday verso Australia e Bangkok

Qatar Airways propone una campagna Black Friday attiva fino al 2 dicembre, con tariffe vantaggiose da Milano verso Australia e Bangkok. Un’occasione per chi vuole affrontare grandi distanze senza spendere troppo. L’Australia in questo periodo offre le sue spiagge dorate, natura intensa e città animate da eventi “estivi”, un mix che rende il viaggio lungo più accessibile e conveniente.

ANA, Black Friday Milano-Tokyo

ANA celebra il primo anno del collegamento Milano-Tokyo Haneda con un’offerta Black Friday che va oltre il semplice sconto. Chi acquista un biglietto in Economy fino al 31 gennaio 2026 può aggiungere uno stopover a Tokyo senza costi aggiuntivi sui voli interni. L’ideale per scoprire regioni meno conosciute come Tohoku, Kyushu o Okinawa, approfittando di dicembre e gennaio per un Giappone invernale più intimo, tra onsen fumanti e paesaggi innevati.

La Compagnie, Black Friday per New York

La Compagnie lancia il suo “Blu Friday”: biglietti Business da Milano a New York a 1.450 euro, validi dal 1° dicembre 2025 al 31 maggio 2026. Sedili full-flat, Wi-Fi e servizio curato rendono questo prezzo raro per chi vuole vivere l’inverno newyorkese tra luci festive, mercatini, pattinaggio e atmosfere cinematografiche.

New York, Natale

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New York, regina del Natale negli USA

Cathay Pacific, Black Friday Asia e Oceania

Cathay Pacific propone uno sconto di 150 euro a persona, valido dal 28 novembre al 7 dicembre, su rotte che collegano Cina, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Thailandia, Vietnam, Australia e Nuova Zelanda. L’offerta è applicata su tutte le classi di servizio e permette di pianificare viaggi dalla primavera all’estate verso alcune delle mete asiatiche e oceaniche più amate dai viaggiatori italiani.

EasyJet, voli low cost in Europa

EasyJet aggiorna le sue promozioni ogni giorno: Milano Malpensa-Rabat-Salé da 23,49 euro a gennaio 2026, Linate-Bruxelles da 19,99 euro, Malpensa-Barcellona da 14,99 euro a dicembre 2025, Malaga da 19,99 euro a gennaio e altri voli per Zurigo e Francoforte. Ogni 24 ore una destinazione diversa, uno sconto nuovo e la possibilità di scegliere tra city break economici in Europa.

Ryanair e la sua offerta lampo Black Friday

Ryanair propone uno sconto del 15% su prenotazioni entro il 26 novembre 2025 per viaggi tra il 18 dicembre 2025 e il 4 gennaio 2026 (escluso periodo natalizio). Perfetto per chi vuole approfittare delle feste senza affrontare picchi di prezzo, con mete ideali per fughe invernali come Sofia, Budapest e Praga.

Wizz Air, Black Friday con voli low cost

Fino al 25 novembre, Wizz Air offre voli a partire da 19,99 euro, utilizzabili fino al 31 gennaio, anche durante weekend e festività. Tra le destinazioni più richieste ci sono città ideali per i mercatini di Natale come Cracovia, Praga e Budapest.

Vueling e il Black Friday in Europa

La Black Week di Vueling propone sconti fino al 30%, validi per acquisti dal 24 al 30 novembre 2025 e viaggi dal 15 dicembre 2025 al 30 settembre 2026. Perfetto per pianificare weekend ravvicinati o piccole pause in città europee molto richieste come Ibiza, Barcellona e Parigi.

Treni: Italo e Trenitalia, Black Friday su rotaia

Italo parte con un +50% di punti Italo Più per chi acquista un biglietto dall’app entro le 10 del mattino, con viaggi utilizzabili dal 7 gennaio. Trenitalia offrirà promozioni analoghe, consentendo di accumulare punti, ottenere upgrade e approfittare di offerte speciali sui treni. Un’occasione per viaggiare su rotaia con sconti e vantaggi extra senza spendere di più.

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Rottnest Island, il paradiso australiano abitato dai quokka

Ci sono luoghi che hanno delle belle storie da raccontare. Quella di Rottnest Island è una di queste. Quest’isoletta al largo di Perth, nell’Australia occidentale, oggi è un paradiso naturalistico dove vive una rarissima specie animale, ma in passato ha avuto un ruolo importantissimo nella storia delle esplorazioni.

Perché visitare Rottnest Island

A una ventina di chilometri al largo della costa e dai grattacieli di Perth, Rottnest Island è un luogo fuori dal mondo. “Rotto”, come la chiamano i local, è una riserva naturale protetta che vanta un’abbondanza di flora e fauna uniche, tra cui una spettacolare fauna marina e l’abitante più famoso dell’isola: il quokka.

I quokka

Il quokka è un animaletto che appartiene alla famiglia dei marsupiali di cui l’Australia è regina, con i suoi canguri e i piccoli wallaby. Un peloso amichevole e molto carino che non teme l’uovo e che si fa avvicinare facilmente. Con il suo musetto simpatico sembra sempre che rida tanto da essere soprannominato “l’animale più felice della Terra“.

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Un esemplare di quokka a Rottnest Island in Australia

Poiché sta diventando un animale sempre più raro ed è in via di estinzione, può essere visto in pochissimi posti dell’Australia: la più alta concentrazione è proprio su quest’isola che è un luogo protetto. Inoltre, il quokka ama il clima caldo, quindi tende a dormire durante il giorno, gli avvistamenti migliori si fanno verso metà pomeriggio (ore 16-17), quando iniziano a svegliarsi in cerca della colazione oppure si possono avvistare intorno all’alba e al crepuscolo (per questo è consigliato trascorrere almeno una notte in uno dei glamping dell’isola). Se poi capita di essere nel Western Australia tra i mesi di aprile e maggio si possono vedere le mamme quokka con i loro piccoli appena nati.

Le spiagge

Rottnest Island è un piccolo paradiso di 19 km quadrati dove le auto non sono ammesse, quindi si gira solo a piedi, in bicicletta o con i segway. Molti abitati di Perth vengono a trascorrere una giornata sulle spiagge dell’isola che sono bellissime, come Parker Point e The Basin, e circondate dall’Oceano Indiano: si possono vedere razze e pesci tropicali che seguono la corrente calda di Leeuwin e si può fare kayak, snorkeling, nuotare o immergersi nei fondali alla scoperta del reef – alcuni che prendono nomi che sono una garanzia come Crystal Palace o Shark Cave – in tutta sicurezza.

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Una deliziosa baia su Rottnest Island, al largo di Perth

Le balene

Tra settembre e novembre, al largo dell’isola, si può assistere a uno degli spettacoli più affascinanti che ci siano in natura: il passaggio delle balene. L’avvistamento è così assicurato che chi organizza le spedizioni di whale watching con i biologi marini garantisce il rimborso totale in caso negativo.

La popolazione aborigena

Il modo più autentico di scoprire Rottnest Island è sicuramente in compagnia di una guida aborigena. Descritta dai primi coloni come “Paradiso”, la terra dove oggi sorge Perth City è stata la dimora dei Whadjuk Noongar fin dal “Tempo del Sogno”. In quanto popolo aborigeno tradizionale di Perth, i Noongar sono stati i primi abitanti di questa terra, costituendo 14 clan tribali nel Sud-Ovest dell’Australia occidentale. Nella stessa Perth, i luoghi sacri sono ancora oggi nascosti tra le fondamenta del quartiere centrale degli affari e nei sobborghi della città e i moderni grattacieli sorgono su antichi abitati e su una vasta rete di laghi dimenticati.

La storia di Rottnest Island

Il nome aborigeno dell’isola è “Wadjemup”. Sono stati trovati alcuni manufatti che risalgono a 6.500 anni fa. L’isola fu nominata sulle carte navali da molti navigatori e conquistatori olandesi a partire dal 1610. Nel 1681, l’inglese John Daniel chiamò l’isola “Maiden’s Isle”, ma questo nome poi non sopravvisse. Quello attuale è attribuito a un altro comandante di vascello, l’olandese Willem de Vlamingh che approdò con tre navi della flotta sull’isola nel dicembre del 1696, dando inizio alla colonizzazione dell’Australia, importando galeotti dall’Europa per la costruzione dei primi edifici che diedero origine a quella che oggi è Perth. Rottnest deriva da “rat” (“grosso topo”) e “nest” (“nido”), proprio per via della presenza dei quokka già allora.

Fu nel 1830 che Robert Thomson e la sua famiglia si trasferirono a Rottnest e grazie ai suoi sette figli iniziò la colonizzazione e la produzione di sale. Il sale è stato esportato e utilizzato per conservare gli alimenti per decenni. Una baia porta ancora oggi il suo nome. E ancora oggi qualche discendente vive sull’isola che conta poco più di 300 abitanti.

Dalle navi affondate che giacciono sul fondale oceanico alle strutture militari costruite a difesa del porto di Fremantle, dalla storia dell’isola come prigione per uomini e ragazzi aborigeni ai corpi che riposano nel Burial Ground questa piccola isola ha una grande storia da raccontare.

Come arrivare a Rottnest Island

Per arrivare a Rottnest Island si deve naturalmente prendere un traghetto che parte da diversi porti: Perth (90 minuti di ferry), Fremantle (25 minuti) e Hillarys Boat Harbour (45 minuti). Perth è la Capitale del Western Australia, un meraviglioso territorio che occupa un terzo dell’intero continente, ed è anche la città australiana più “vicina” a noi, raggiungibile con un volo diretto dall’Italia ogni estate con la compagnia di bandiera Qantas, mentre per il resto dell’anno con uno scalo negli Emirati Arabi o a Singapore.

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Il Lago Tekapo è il paradiso dei lupini: la fioritura fiabesca della Nuova Zelanda

Esistono luoghi nel mondo talmente incantevoli da non sembrare reali. Posti in cui la natura usa tavolozze di colori speciali e dipinge un panorama unico al mondo: uno di questi, in un particolare periodo dell’anno, si trasforma in un paesaggio mozzafiato che sembra sia stato pensato appositamente per raccontare la fiaba perfetta.

Montagne glaciali sullo sfondo, calme acque turchesi e cieli spettacolari che con il calare del sole infuocano l’orizzonte. Tutt’intorno una distesa infinita di fiori viola, lilla e rosa che creano sfumature meravigliose. Siamo in Nuova Zelanda, sulle sponde del Lago Tekapo, dove verso la fine di novembre la fioritura dei lupini mette in scena uno spettacolo meraviglioso.

L’esplosione di colori che conquista occhi e cuore

Conosciamo i lupini per essere presenti nel celebre romanzo “I Malavoglia” di Verga, ma tanti non hanno mai avuto la fortuna di assistere allo spettacolo della loro fioritura.

Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, ogni anno, per alcune settimane sulle sponde del Lago Tekapo torna la magia: il paesaggio si trasforma in un mosaico vivente di sfumature che vanno dal rosa al lilla e al giallo. Così, i lupini selvatici (Lupinus polyphyllus) invadono ogni angolo: colline, rive, sentieri. In quei giorni, il Lago Tekapo diventa un dipinto impressionista firmato dalla natura.

La fioritura mozzafiato dei lupini al Lago Tekapo

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La fioritura dei lupini al Lago Tekapo

È lo scatto perfetto che tutti vorremmo fare e il quadro che nessun artista potrebbe mai replicare: il contrasto tra le tonalità accese dei lupini, l’acqua turchese del lago, la neve residua sulle montagne e la natura incontaminata, creano uno scenario da sogno per chi ama la natura e vuole vivere un’esperienza visivamente indimenticabile.

Come ammirare la magia della fioritura

Il luogo migliore da cui ammirare le distese di lupini? Uno dei punti panoramici più amati è una suggestiva chiesetta in pietra affacciata al lago, la Church of the Good Shepherd. Ma non è l’unico: lungo la Godley Peaks Road si susseguono scorci perfetti per immergersi nella bellezza dei campi di lupini, magari partecipando a un’escursione guidata che porta nei luoghi più nascosti.

L’alba e il tramonto sono i momenti migliori per vivere questa magia, quando la luce si riflette sull’acqua, i fiori sembrano accendersi e il cielo si tinge d’oro. È in questo momento che il Lago Tekapo invita a riscoprire il legame tra uomo e natura in uno dei luoghi più puri e incontaminati del pianeta, e mostra la sua anima più poetica: quella che fa innamorare ogni viaggiatore.

Dove si trova

Il Lago Tekapo si trova nel cuore dellIsola del Sud della Nuova Zelanda, nella splendida regione del Mackenzie, circondata dalle Alpi Meridionali. Vi si arriva in auto in circa 3 ore da Christchurch e 3 ore e mezza da Queenstown, lungo una delle strade panoramiche più suggestive del Paese.

Un ultimo consiglio? Raggiungete anche il Mount John Observatory, da cui si gode una vista mozzafiato sul lago e sui cieli stellati che rendono questa zona una delle più limpide al mondo.

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L’Australia è la meta top del 2026: destinazioni ed esperienze da non perdere

L’Australia si conferma tra le destinazioni imperdibili del 2026 secondo la guida Best in Travel 2026 di Lonely Planet, che celebra le mete e le esperienze più coinvolgenti del prossimo anno.

Dall’energia vibrante delle città cosmopolite ai paesaggi selvaggi dell’Outback, il Paese offre esperienze uniche, dove natura, cultura e avventura si intrecciano in scenari di incomparabile bellezza.

Ecco le tre mete con le quali l’Australia è stata premiata nelle categorieEsperienze” e “Destinazioni” nella guida Best in Travel 2026.

Melbourne, Victoria

Melbourne è una città che cattura con la sua vitalità e il suo fascino eclettico. Passeggiando tra vicoli decorati da murales colorati, boutique artigiane e caffetterie dallo stile contemporaneo, si percepisce un’energia creativa che sorprende a ogni passo.

Ogni angolo della città racconta una storia diversa: dagli artigiani che realizzano scarpe su misura agli chef che reinterpretano la cucina tradizionale, fino agli artisti che trasformano le strade in gallerie a cielo aperto.

Città multiculturale per eccellenza, Melbourne riflette la diversità delle persone che la abitano, offrendo esperienze legate alle First Nations, come la Heritage Walk nei Royal Botanic Gardens, dove guide aborigene conducono percorsi sensoriali tra piante native e rituali tradizionali.

La capitale del Victoria è anche sinonimo di gastronomia innovativa: con oltre 2.000 caffetterie e torrefazioni, la città è un vero laboratorio culinario dove ingredienti locali e influenze internazionali si fondono in esperienze gourmet uniche.

La sera, Melbourne si trasforma: dai rooftop bar con vista sullo skyline ai locali underground nascosti nei vicoli, la città continua a vibrare di musica, stile e convivialità.

Great Victorian Bathing Trail, Victoria

Il Great Victorian Bathing Trail è un itinerario di quasi 900 chilometri lungo la costa meridionale del Victoria, che collega sorgenti termali, piscine naturali e bagni minerali affacciati sull’oceano. Questo percorso offre momenti di puro relax immersi nella natura e nelle proprietà curative dell’acqua, ricca di minerali come potassio, calcio e magnesio.

Ogni tappa regala un’esperienza sensoriale diversa: vasche di pietra tra colline e brughiere, sorgenti che sprigionano vapori all’alba, o botti panoramiche dove rilassarsi osservando le scogliere riflettersi nell’acqua.

Passeggiate nella natura, sessioni di yoga all’aperto, degustazioni in fattorie e cantine locali arricchiscono il percorso, mentre rituali ispirati alla tradizione delle First Nations permettono di scoprire l’antico legame tra acqua, piante e spiritualità.

L'Australia viene inserita nella guida Best in Travel 2026 con tre mete

Ufficio Stampa

Lungo il Great Victorian Bathing Trail

Ikara Flinders Ranges & Outback, South Australia

Nel cuore rosso dell’Outback, le Ikara-Flinders Ranges sono un tesoro di geologia, natura selvaggia e spiritualità. Il parco nazionale, che copre circa 95.000 ettari, ospita formazioni rocciose millenarie, gole, creste e valli che raccontano oltre 600 milioni di anni di evoluzione della Terra. La fauna locale, tra canguri, emù e rapaci, completa lo spettacolo della natura incontaminata.

Wilpena Pound, noto agli Adnyamathanha come Ikara, è un anfiteatro naturale che simboleggia il cuore culturale e spirituale della comunità aborigena locale. Gli ospiti possono vivere esperienze immersive soggiornando in tende safari o rifugi panoramici, partecipando a escursioni guidate, tour culturali e voli panoramici che svelano miti e leggende locali.

Al calar della notte, il cielo terso dell’Outback si illumina di stelle, regalando momenti di stargazing mozzafiato in un contesto unico al mondo.

Le mete australiane menzionate da Best in Travel 2026

Ufficio Stampa

Ikara-Flinders Ranges, South Australia
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So cosa hai fatto 2025: le spiagge e i set del ritorno horror dell’anno

So cosa hai fatto è un film horror thriller in uscita nelle sale il 18 luglio 2025, anche se il titolo potrebbe ricordarvi qualcosa. Diretto da Jennifer Kaytin Robinson, segue cinque amici che decidono di tacere sul loro coinvolgimento in un incidente d’auto avvenuto una sera d’estate. Un anno dopo l’accaduto un personaggio vestito da Pescatore comincia a mietere vittime, spingendo il gruppo di amici a chiedere aiuto. Se la trama vi sembra familiare avete ragione, perchè questo film è il sequel del famoso slasher movie del 1997 e dal passato riporta sullo schermo anche gli storici protagonisti: Freddie Prinze Jr., Jennifer Love Hewitt e Sarah Michelle Gellar.

Madelyn Cline, Chase Sui Wonders, Jonah Hauer-King, Tyriq Withers e Sarah Pidgeon sono i nuovi volti di So cosa hai fatto 2025. Gran parte delle riprese si è svolta in diverse località dell’Australia, mentre alcune scene sono state girate a Los Angeles. Tra le pittoresche spiagge e baie di Sydney, la nuova avventura ad alta tensione reinterpreta l’atmosfera di una minacciosa città balneare. Le location creano la cornice per la sanguinosa catena di omicidi che animano il film. Come Woodsboro per la saga di Scream, Southport è il luogo dove il sangue scorre in So Cosa hai fatto, ma la cittadina che si affaccia sull’oceano del nuovo film non si trova negli Stati Uniti.

So cosa hai fatto

Ufficio stampa

So cosa hai fatto

Dove è stato girato

Sydney e i suoi sobborghi circostanti sono la location principale per le scene costiere e cittadine del film. Le riprese si sono svolte principalmente in quartieri residenziali come Paddington, famoso per le sue terrazze patrimonio dell’umanità e le sue strade eleganti. È anche la città natale del gruppo. Altre location cittadine creano l’atmosfera contemporanea e accrescono la paranoia urbana che caratterizza la trama.

Newbort Beach, una pittoresca striscia costiera all’interno delle Northern Beaches di Sydney, è anche la principale località balneare in cui avviene il mortale incidente. Questa location è stata usata per la spiaggia e le sequenze di inseguimento sulla costa che precedono l’incidente che nel primo film invece è stato girato nei pressi di San Francisco a Coast Highway, Kolmer Gulch, qualche km a nord da Schoolhouse Beach.

White Bay, un quartiere industriale portuale, è stato utilizzato per le scene più suggestive e fatiscenti del cantiere navale in cui il pescatore insegue il gruppo. La location grezza aggiunge tensione alle sequenze notturne.

Baia di Southport

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Baia di Southport

Watson’s Bay e Oatley hanno entrambe offerto pittoreschi sfondi residenziali. Le famose scogliere e le tranquille strade di Watson’s Bay compaiono in diverse sequenze di stalking e nascondigli dei personaggi. L’atmosfera suburbana di Oatley è il fulcro delle scene più semplici, in cui i personaggi cercano di riprendere una vita normale nonostante condividano un ingombrante segreto.

Alcune scene del municipio e degli eventi comunitari sono state girate a Breakfast Point, in particolare quelle che coinvolgono raduni locali dove gli scandali iniziano a svolgersi di fronte al pubblico. Queste scene accentuano la tensione tipica di una piccola città dove tutti sanno qualcosa. Come in molte produzioni contemporanee, i pick-up in post-produzione e alcune scene selezionate sono state girate negli studi di Los Angeles. La CGI principale e le riprese degli interni che hanno richiesto set appositamente costruiti sono state girate lì, garantendo una fusione di grande impatto con le riprese girate in Australia.

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Lago Eyre: il misterioso bacino dell’Australia che si risveglia e torna a vivere

Il lago Eyre non è solo il più esteso dell’Australia ma è un luogo dove, come per magia, le sabbie si tingono di verde e il cielo si riempie di stormi danzanti. Non è un miraggio, conosciuto anche come Kati Thanda, il lago salato più grande dell’emisfero australe regala uno spettacolo naturale tra i più sorprendenti del pianeta. Per la maggior parte dell’anno è una distesa silenziosa, una tavolozza di bianco salino che abbaglia sotto il cielo australiano ma quando le piogge abbondano qui tutto cambia: fiumi lontani iniziano il loro viaggio e l’acqua torna a bagnare questo bacino immenso, risvegliando un ecosistema dormiente.

Il lago Eyre Kati Thanda

Lo conosciamo come lago Eyre o Kati Thanda ed è un bacino salato di 9500 chilometri quadrati. La dimensione? Incredibilmente ampia, tanto da aver ricevuto il riconoscimento come lago più esteso d’Australia. Il lago però racchiude un mistero, un vero e proprio “enigma” in formato liquido: la sua esistenza dipende dai capricci del clima e nella maggior parte del tempo è parzialmente pieno o addirittura asciutto.

Si divide in due bacini principali collegati dal Goyder Channel. Quando l’acqua è presente, la salinità del lago può essere paragonabile a quella del mare; ma durante i periodi di siccità, l’evaporazione fa aumentare il tasso di sale, regalando al lago sfumature rosa intenso, grazie alla presenza dell’alga Dunaliella salina.

Il punto più basso è a 15 metri sotto il livello del mare ma il dato più curioso è che in 160 anni si è riempito completamente solo tre volte, l’ultima nel 1974. Eppure, ogni piccola inondazione è sufficiente per dare il via ad un’esplosione di vita e colori.

Quando l’acqua arriva, fiorisce anche la vita: pesci, crostacei, anfibi, e migliaia di uccelli migratori, inclusi pellicani, cavalieri d’Italia, aironi, tornano da terre lontane, guidati da un istinto millenario. Il deserto si veste di colori, con arbusti fioriti, erbe aromatiche e paesaggi mozzafiato. C’è anche la possibilità di navigare nel deserto, qualcosa di surreale ma sicuramente un’esperienza indimenticabile.

Il lago salato di Eyre

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Il Lago Eyre in Australia rinasce

Oggi il lago è riconosciuto ufficialmente anche con il nome indigeno di Kati Thanda, in omaggio al popolo Arabana che abitava il territorio. Camminarci è vietato: le persone che lo visitano devono rispettare la fragile crosta salina ma anche il valore spirituale che ha per gli aborigeni. Le autorità hanno lavorato alla segnaletica e alle infrastrutture per favorire un comportamento etico.

Il lago Kati Thanda è da visitare assolutamente: è un vero miracolo e non esiste niente di simile in nessun altro luogo al mondo. Se ami i paesaggi surreali, la fotografia, il birdwatching o semplicemente il silenzio assoluto… questo è il tuo posto.

Dove si trova il lago Eyre e come raggiungerlo

Come spiegato ad inizio articolo, il lago Eyre si trova in Australia e più precisamente nella zona meridionale. Dista circa 700 chilometri da Adelaide ed è protetto all’interno di vari deserti centrali del continente. Per raggiungerlo ci si può avventare con un’auto 4×4 percorrendo un impegnativo tragitto di circa 9 ore raggiungendo William Creek, località a circa 140 chilometri dal lago oppure aggregarsi ai tour con guide esperte che racconteranno informazioni e curiosità sul luogo.

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Il ritorno dell’Endeavour: la nave dei sogni e delle scoperte riemerge dal silenzio del mare

Dopo oltre due secoli di mistero e 25 anni di intense ricerche, il relitto dell’HM Bark Endeavour, la leggendaria nave con cui James Cook esplorò l’Australia e la Nuova Zelanda, è stato finalmente identificato con certezza. Ad annunciarlo è il Museo Nazionale Marittimo Australiano, che ha presentato il rapporto finale dopo indagini meticolose tra archivi storici e immersioni nei fondali del Rhode Island. Una scoperta che riaccende i riflettori su una delle imbarcazioni più importanti della storia dell’esplorazione.

Il viaggio dell’Endeavour: esplorazione e impatto storico

La storia dell’Endeavour ha inizio nel 1768, quando James Cook salpa dall’Inghilterra al comando di una missione scientifica di esplorazione e scoperta destinata a cambiare il mondo. Gli obiettivi erano: osservare il transito di Venere e scoprire nuovi territori. Durante questo viaggio, la nave esplorò le coste della Nuova Zelanda e dell’Australia – e raggiunse la costa del Nuovo Galles del Sud nel 1770.

Questo evento, tuttavia, non ha un significato univoco. Per alcuni rappresenta lo spirito dell’illuminismo europeo, per altri invece è l’emblema dell’inizio della colonizzazione e della sofferenza delle popolazioni indigene. Un aspetto che il museo non ha ignorato, riconoscendo la complessità storica legata a questa missione.

Un relitto ritrovato dopo 250 anni: l’Endeavour è RI 2394

Il relitto dell’Endeavour giaceva nel porto di Newport, Rhode Island (USA), da oltre due secoli. Ribattezzata “Lord Sandwich” dopo il viaggio nel Pacifico, la nave venne utilizzata dai britannici durante la Guerra d’Indipendenza americana e fu autoaffondata nel 1778 con altre dodici imbarcazioni per ostacolare la flotta francese nella baia americana di Newport.

Nel 1999, è partita una collaborazione tra il Museo Nazionale Marittimo Australiano e il Rhode Island Marine Archaeology Project (RIMAP) per ritrovare il relitto nella zona in cui era stato autoaffondato. Le indagini si sono concentrate sul relitto numerato come RI 2394 in quanto mostrava corrispondenze sorprendenti con i piani originali dell’Endeavour: dimensioni, materiali e struttura coincidevano in maniera inequivocabile.

Una replica a grandezza naturale della famosa nave del Capitano Cook

Fonte: Getty Images

Una replica della HMS Endeavour arriva a Whitby – Inghilterra

Le prove decisive: legno britannico e dettagli costruttivi unici

L’identificazione ufficiale non si è basata solo su ipotesi o somiglianze: i ricercatori hanno analizzato ogni centimetro del relitto, confrontando i resti con progetti del XVIII secolo. Il legno ritrovato – quercia bianca ed olmo europei – ha confermato l’origine britannica dell’imbarcazione, diversa da quella delle navi americane dell’epoca, costruite con materiali locali.

Due elementi chiave hanno rappresentato la prova definitiva:

  • il pozzo della pompa, perfettamente allineato con i disegni originali dell’Endeavour,
  • il giunto di chiglia a scarpa, un incastro raro, riscontrato in pochissimi relitti nel mondo e uguale a quello dei disegni del cantiere dove la nave fu costruita.

Dalla disputa alla conferma: il riconoscimento ufficiale

Nel 2022, il museo australiano annunciò il luogo di scoperta dell’Endeavour, ma gli archeologi statunitensi invitarono alla cautela, temendo un annuncio affrettato, e anche il RIMAP invitò alla prudenza. Dopo ulteriori tre anni di ricerche, il rapporto finale del 2025 ha fornito una documentazione dettagliata e comparativa che non lascia spazio a dubbi.

Questo segna “il culmine di 25 anni di studi archeologici dettagliati e meticolosi su questa importante nave” e il documento include:

  • nuove planimetrie,
  • comparazioni strutturali aggiornate,
  • un database tecnico comparativo dei relitti del XVIII secolo nell’Atlantico.

Anche RIMAP ha riconosciuto l’eccellenza delle analisi storiche e strutturali australiane. Così, dopo 250 anni, il mistero dell’Endeavour può dirsi risolto. Il direttore Daryl Karp del museo ha affermato: “Questo rapporto finale rappresenta la nostra dichiarazione definitiva sul progetto“.

Conservazione del relitto e valorizzazione della memoria

Il ritrovamento della nave non rappresenta la fine del progetto, ma l’inizio di una nuova fase. Il relitto è minacciato da organismi marini che consumano il legno, come teredini e gribbles, e per questo motivo il museo ha avviato un programma di conservazione attiva.

Oltre alla tutela fisica del relitto, il museo promuove un’iniziativa educativa per raccontare la storia dell’Endeavour nella sua interezza: non solo la grande impresa di esplorazione, ma anche l’inizio della colonizzazione e le conseguenze sulle popolazioni indigene del Pacifico. Dopo oltre 250 anni quindi una delle navi più significative della storia mondiale è tornata per narrare e tramandare il passato.

Una replica per rivivere la storia: visita guidata sull’HMB Endeavour

Australian National Maritime Museum di Sydney

Fonte: Getty Images

Una replica della nave del Capitano Cook, l’Endeavour

Per chi desidera vivere in prima persona l’esperienza a bordo della nave, il Museo Nazionale Marittimo Australiano offre la possibilità di salire sulla replica perfettamente fedele dell’HMB Endeavour – costruzione iniziata nel 1988. Questa riproduzione, considerata una delle più accurate al mondo, è un’autentica macchina del tempo.

Negli anni ha percorso molte miglia nautiche, ha circumnavigato l’Australia per tre volte e ha navigato verso l’Europa, gli Stati Uniti e si è fermata in numerosi altri porti d’oltremare. A bordo è possibile rivivere fedelmente la storia e:

  • esplorare la Great Cabin dove Cook lavorava e cenava,
  • osservare l’enorme stufa nella cucina sottostante,
  • ammirare i quasi 30 km di sartiame e le 28 vele originali nella forma e nei materiali,
  • scoprire com’era la vita quotidiana dei marinai durante il viaggio di circumnavigazione del globo tra il 1768 e il 1771.

La nave è spesso ormeggiata presso i moli del museo a Sydney ed è accessibile ai visitatori, salvo manutenzioni o traversate speciali. Un’esperienza unica per toccare con mano la storia di una delle più grandi avventure marittime di tutti i tempi. Centinaia di migliaia di visitatori sono già saliti a bordo per vedere da vicino come vivevano Cook e i suoi uomini.

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Margaret River, la capitale del vino dell’Australia

A circa 170 chilometri a Sud di Perth, Margaret River è considerata la capitale del vino in Australia. Il soprannome deriva proprio dalla fama internazionale che questa città è riuscita a ottenere, in quanto al centro di una delle regioni vitivinicole più rinomate del continente, caratterizzata da un clima mediterraneo influenzato dal mare, con estati calde e inverni miti. Nei vigneti che si estendono nei dintorni del centro abitato dove vivono all’incirca 7mila abitanti si producono alcuni dei migliori vini australiani, in particolare Cabernet Sauvignon e Chardonnay.

Oltre al vino, la regione di Margaret River però è famosa anche per le sue spiagge e la sua natura incontaminata. Insomma, sono tanti i motivi per cui vale un viaggio.

Perché fare un viaggio a Margaret River

Margaret River è una delle località di villeggiatura più rinomate del Western Australia e ci sono turisti praticamente tutto l’anno. Ma è soprattutto da primavera ad autunno (australiani, quindi il contrario dei nostri) che registra il pienone.

Le spiagge di Margaret River

Le sue spiagge sono rinomate per il surf e per la bellezza naturale. L’oceano, qui, non invoglia gli europei abituati alle temperature del Mar Mediterraneo a tuffarsi, anche gli australiani spesso indossano la mini-muta per fare il bagno, ma immergersi tra le acque è davvero un’esperienza. Li si vede gettarsi tra le onde in piccoli gruppi che si danno appuntamento, le malelingue pensano per la paura degli squali, ma loro sostengono che il bagno si faccia in compagnia per divertirsi di più.

Tra le spiagge da provare c’è Gnarabup Beach, perfetta per una nuotata rigenerante o anche solo per godere di un’atmosfera rilassata. Il White Elephant Cafe, un delizioso beach bar affacciato sul pendio è il posto ideale dove fare colazione e osservare i giovani surfisti prepararsi a cavalcare le onde. Ma anche Prevelly Beach è famosa per il surf o per passeggiate lungo la costa così come Meelup Beach, una spiaggia dalla sabbia candida come la neve, perfetta per fare un pic-nic.

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Fonte: @SiViaggia – Ilaria Santi

La spiaggia di Gnarabup Beach a Margaret River

E poi c’è la meravigliosa Hamelin Bay, è uno dei luoghi migliori in Australia per avvistare da vicino le razze. La popolazione di questi meravigliosi pesci, docile e amichevole, ma assolutamente selvaggia, che vive nella baia, non ha paura delle persone che possono anche nuotare in loro compagnia. Durante il giorno, le razze visitano regolarmente la spiaggia intorno al jetty dove attraccano le imbarcazioni, nella speranza di ricevere qualche avanzo di pesce e quindi è molto facile avvistarle.

I vigneti di Margaret River

Ma è soprattutto per il vino e quindi i vigneti che è famosa Margaret River. L’intera regione, nota per la sua produzione vinicola di alta qualità, attira ogni anno circa 500.000 visitatori. Sono 5.840 gli ettari di vigneti coltivati, distribuiti su un’area di 213.000 ettari pari a circa il 2% della produzione vinicola totale dell’Australia, ma che contribuisce per oltre il 20% al mercato dei vini del Paese.

Nei dintorni della città si possono visitare le cantine – ce ne sono oltre 200, molte delle quali a conduzione familiare – e fare degustazioni in alcune delle migliori vineyards della regione. Tra le winery più belle c’è sicuramente Wills Domain, una tenuta di 20 ettari nella valle di Gunyulgup a Yallingup, i cui vini pluripremiati vengono serviti al bancone delle degustazioni o al ristorante con vista sulle vigne che, a poca distanza dall’Oceano Indiano, godono di un bellissimo clima marittimo. Piantate già alla fine del 1300 dai primi coloni venuti dall’Austria, oggi come allora producono ottime uve per vini come il Cabernet Sauvignon, lo Shiraz, lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e Semillon, insieme prodotti esclusivi come Paladin Matrix, un blend in stile Bordeaux di Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Malbec.

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Fonte: Getty Images

I canguri tra i vigneti di Margaret River

La cantina più antica della zona è Vasse Felix, famosa per i suoi ottimi Cabernet Sauvignon, mentre al Leeuwin Estate vengono organizzati anche concerti ed eventi. La maggior parte naturalmente organizza degustazioni, visite delle cantine e passeggiate tra le vigne. Qualcuna, come Xanadu Wines, Cullen Wines e Aravina Estate, anche eventi gastronomici con vista sulle vigne.

Infatti, i vigneti di Margaret River non sono frequentati solo dagli amanti del vino, ma anche da chi cerca esperienze enoturistiche culturali e gastronomiche. Molti offrono anche ristoranti gourmet, eventi speciali e concerti, il che rende la visita ancora più interessante e piacevole.

La natura primordiale di Margaret River

Appena fuori dal centro abitato di Margaret River si apre un territorio fatto di fitte foreste tropicali, di grotte millenarie e di luoghi sacri cari alle popolazioni aborigene che da secoli vivono in questa parte di Australia.

Tra i luoghi sicuramente da esplorare c’è la Boranup Forest, una fitta giungla di eucalipti che fa parte del Leeuwin Naturaliste National Park da percorrere in quad elettrico, naturalmente, seguendo i sentieri di terra rossa tracciati dai ranger, dove incontrare rettili (innocui) mai visti altrove. Questo parco nazionale offre chilometri di sentieri dove ammirare la natura primordiale e scattare foto incredibili. Solo con le guide locali si possono individuare gli ingressi nel terreno a grotte sotterranee, un reticolo di tunnel dove ci si può addentrare accompagnati da speleologi professionisti.

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Fonte: @SiViaggia – Ilaria Santi

Nella Boranup Forest a bordo di quad elettrici

Margaret River è famosa per le sue grotte spettacolari. Alcune delle più visitate sono la Lake Cave con formazioni di stalattiti e stalagmiti e la Jewel Cave, con affascinanti formazioni rocciose, ma imperdibile è la Ngilgi Cave, un po’ più lontana dalle altre (circa tre quarti d’ora di auto, ma lungo la strada si possono ammirare tantissimi canguri!) ma che merita una gita in quanto che si trova nel bush abitato per secoli dalle popolazioni aborigene. La si può visitare in autonomia in quanto è stato creato un vero e proprio itinerario con installazioni e descrizioni che raccontano la storia del luogo e le sue connessioni con la flora e la fauna locali.

Dove l’Oceano Indiano incontra il Pacifico

E, infine, qui si può assistere a un fenomeno naturale unico al mondo: in corrispondenza di Cape Leeuwin, a una cinquantina di chilometri da Margaret River, le acque dell’Oceano Indiano incontrano quelle dell’Oceano Pacifico, un luogo iconico dell’intera regione del Western Australia. Per ammirare al meglio questo fenomeno si consiglia di salire in cima al Cape Leeuwin Lighthouse. Situato nel punto più a Sud-Ovest dell’Australia, è anche il faro più alto dell’Australia continentale (circa 40 metri). È anche uno dei migliori punti di osservazione terrestri per l’avvistamento delle balene da maggio a settembre, durante la loro migrazione verso nord. Uno degli cottage originali in cui viveva il guardiano del faro oggi è il Centro interpretativo che racconta la storia e la vita dei numerosi guardiani che erano i custodi assoluti di questa costa frastagliata.

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Fonte: Getty Images

Cape Leeuwin Lighthouse, il punto più a Sud-Ovest dell’Australia
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Le migliori spiagge di Palau in Sardegna, piccoli paradisi da godersi nel rispetto della natura

Situata a due passi dalla Costa Smeralda e porto d’imbarco per andare alla scoperta dell’arcipelago della Maddalena, la località di Palau è sicuramente una delle più visitate d’estate in Sardegna. Il piccolo borgo, silenzioso d’inverno, si risveglia durante i mesi più caldi ospitando tantissimi turisti, non sempre rispettosi dei luoghi in cui si trovano.

Ogni anno, infatti, i residenti denunciano il comportamento scorretto di numerosi turisti che, per esempio, con i loro mega yacht, non rispettano la legge e occupano una delle spiagge più fragili della Gallura, quella di Talmone, per organizzare una festa privata.

Se desiderate visitare questa zona dell’isola, rispettandone l’ecosistema, i residenti e le regole imposte, noi vi consigliamo queste spiagge, considerate le più belle di Palau.

Porto Pollo

Mare limpido e vento quasi sempre presente, siamo nella spiaggia di Porto Pollo, un’insenatura dall’acqua turchese circondata dalla macchia mediterranea. Situata a metà strada tra Palau e Santa Teresa di Gallura, nei pressi della foce del Liscia, Porto Pollo offre uno scenario suggestivo perché unisce la terraferma all’Isuledda con una sottile lingua sabbiosa. Essendo quasi costantemente battuta dal vento, è considerata una meta particolarmente ambita dai velisti e dagli appassionati di windsurf e kite surf.

Porto Pollo

Fonte: Getty Images

Spiaggia di Porto Pollo

Spiaggia di Palau Vecchio

A chi viaggia con i bambini consigliamo la spiaggia situata nel cuore di Palau. Qui troverete un fondale basso e sabbioso, una posizione riparata dai venti e una pineta che offre riparo dal sole durante le ore più calde. Se scegliete la spiaggia di Palau Vecchio, non dimenticate di portare con voi maschera e boccaglio perché le sue acque trasparenti sono perfette per nuotare e scoprire i fondali: non a caso, questa piccola spiaggia ottiene da anni il premio Bandiera Blu insieme alla spiaggia dell’Isolotto.

Se avete bisogno di una bevanda fresca o di qualcosa da mangiare, nelle vicinanze troverete anche dei bar e ristoranti raggiungibili facilmente a piedi, dove sedersi e godersi la vista panoramica sull’Isola di Santo Stefano e La Maddalena.

Spiaggia Le Saline

Incastonata in un golfo riparato dal vento, la spiaggia Le Saline rappresenta un piccolo paradiso dov’è presente anche un’oasi naturalistica. Qui transitano, vivono e si riproducono diversi tipi di volatili migratori e non, tra cui cavalieri d’Italia e fenicotteri. Dal fondale sabbioso, è adatta a chi ama la tranquillità e fare snorkeling.

A differenza delle altre spiagge presenti nella zona, spesso costituite da calette più piccole immerse tra scogliere granitiche, la spiaggia e il golfo omonimo si distinguono per la loro distesa di sabbia dorata, intervallata da zone con piccoli ciottoli. Qui potete rilassarvi, prendere il sole, nuotare o fare una passeggiata per scoprirla in tutta la sua bellezza. Essendo riparata dal vento, inoltre, l’acqua è sempre calma e adatta per chi viaggia con bambini.

Spiaggia Le Saline

Fonte: Getty Images

Spiaggia Le Saline

La Sciumara

Una volta arrivati alla spiaggia La Sciumara capirete perché viene considerata una delle più belle in questa zona della Sardegna. Il gioco di colori offerto dalla natura, qui, si esprime al suo meglio tra l’azzurro-blu delle acque, la tonalità chiara della sabbia e le diverse sfumature di verde della macchia mediterranea e del bosco di lecci. E se questo non fosse già abbastanza, in lontananza vedrete anche apparire l’isola della Maddalena.

La spiaggia si può raggiungere facilmente anche a piedi, mentre se arriverete con la vostra auto è presente anche un comodo e ampio parcheggio. Una parte de La Sciumara è libera, mentre nell’altra è possibile affittare sdraio, ombrelloni e attrezzature per praticare sport acquatici. Grazie alla sua posizione, facilità di accesso e balneazione, è frequentata da turisti di ogni età.

Cala di Trana

Se cercate una spiaggia tranquilla e solitamente poco frequentata, suggeriamo la splendida Cala di Trana. Situata nella località di Punta Sardegna, per arrivarci è necessario fare un percorso di trekking di circa 45 minuti tra rocce e vegetazione. Essendo di media difficoltà, potrebbe essere sconsigliato a chi ha bambini molto piccoli o passeggini.

Ad arricchire la bellezza del paesaggio ci pensano le alte dune profumate situate dietro la spiaggia, mentre nella parte più a est troverete degli scogli che formano una ‘piccola piscina’ dalle acque chiare e trasparenti. Davanti a voi, invece, godrete di una bella vista sulle isole di Spargi e della Maddalena.

Spiaggia dell’Isolotto

Infine, vi consigliamo anche la spiaggia dell’Isolotto, tra le più amate nel litorale di Palau. Raggiungibile a piedi dal centro del borgo, vanta sabbia bianca e uno scenario composto da scogli levigati dal vento. Questo arco di sabbia è stato premiato da diversi anni con la Bandiera Blu grazie alla limpidezza delle sue acque, alla tutela ambientale e alla qualità dei servizi offerti.

Inoltre, una bella pineta vi offrirà riparo durante le ore più calde mentre le diverse aree di ristoro, i parcheggi e i chioschi dove noleggiare le attrezzature sportive la rendono particolarmente comoda per chi è in vacanza con tutta la famiglia.