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La Camera di Amore e Psiche torna a risplendere a Palazzo Te a Mantova

A Mantova, la Camera di Amore e Psiche torna ufficialmente a risplendere dopo un intenso lavoro di restauro. All’interno di Palazzo Te questa meravigliosa area è ora visitabile potendo cogliere la potenza eterna della bellezza e della cura del progetto. Promosso dalla Fondazione Palazzo Te e sostenuto dalla Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus, l’intervento fa parte del programma del Cinquecentenario di Giulio Romano: un’occasione per riportare all’attenzione del mondo il genio che trasformò Mantova in un sogno manierista.

La Camera di Amore e Psiche a Palazzo Te

La stanza Amore e Psiche di Palazzo Te oggi visitabile regala un’atmosfera sospesa tra mito e sensualità. Il progetto è nato tra il 1526 e il 1528 grazie a Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello, che ha raccontato la storia dell’amore proibito traendo ispirazione dalla favola di Apuleio. Affreschi, intrecci di sguardi, stucchi dorati e pitture a cassettone tornano oggi a respirare.

Il restauro ha riportato alla luce proprio quella luminosità dorata e quella leggerezza narrativa che, nel tempo, si erano affievolite sotto strati di polvere, fumo e vecchi ritocchi. L’intervento, durato tre mesi e condotto da Marica Negri e Isotta Lorenzini, ha rappresentato una vera missione di conoscenza. Attraverso indagini multispettrali, analisi dei materiali e una pulitura calibrata, il team ha svelato dettagli che si credevano perduti: pennellate di mani diverse, piccole correzioni in corso d’opera, segni del dialogo tra maestro e allievi.

Restauro completato della sala Amore e Psiche

Fondazione Palazzo Te

Dettaglio della vela con putto, soffitto della Camera di Amore e Psiche

Il direttore Stefano Baia Curioni ha dichiarato: “L’intervento di conservazione del soffitto della Camera di Amore e Psiche è un passaggio importante del programma del Cinquecentenario di Palazzo Te n progetto che unisce l’importante piano di conservazione programmata lanciato dalla Fondazione Palazzo Te e l’ampliamento del sistema di partenariati che il Cinquecentenario consente di perseguire. (…) Questo intervento privato a sostegno del bene pubblico è un elemento fondamentale dei modi in cui la cultura del nostro paese può essere rigenerata”.

La rinascita della sala dopo il restauro

La rinascita e l’opera di restauro della stanza nel celebre palazzo di Mantova sono un messaggio potente di quanto sia importante conservare la bellezza amandola, studiandola e proteggendola. La fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus si è impegnata per anni nella tutela del patrimonio culturale muovendosi proprio in questa direzione e sottolineando come il restauro non sia un semplice gesto tecnico ma un atto d’amore verso il passato e la conservazione.

Durante le fasi di studio, gli esperti Vincenzo Gheroldi e Sara Marazzani hanno condotto una campagna che ha rivelato le tracce di interventi precedenti e la complessa stratificazione dei materiali. È stato come leggere un diario segreto scritto nella materia stessa dell’opera. Da queste scoperte sono nate nuove mappe di vulnerabilità, strumenti fondamentali per pianificare la manutenzione futura e garantire una conservazione sostenibile nel tempo.

Giovanna Zanuso, presidente della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, in una nota ufficiale ha dichiarato: “Seguire il restauro conservativo della Camera di Amore e Psiche e vederne oggi la conclusione per me è stata un’esperienza molto appagante (…) Si tratta di un restauro che ho voluto fortemente con la mia Fondazione e mi auguro sia una porta verso il futuro e apra nuove prospettive per la ricerca e per ammirare questa meraviglia, oggi restituita al pubblico in tutto il suo splendore”. Chi ha in programma una gita fuori porta in Lombardia e sta valutando Mantova, deve assolutamente mettere nell’itinerario la visita a Palazzo Te.

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Il Castello di Sanguinetto: un sogno medievale in cerca di nuova vita

A pochi chilometri da Verona, lungo la pianura che si apre verso Mantova, un castello aspetta di accogliere nuove storie. Stiamo parlando del Castello di Sanguinetto che, con le sue torri merlate, i saloni affrescati e le pietre che raccontano ben otto secoli di storia, è tornato al centro dell’attenzione. Non per un festival o un restauro, ma perché è stato messo in vendita. Proprio così: chi possiede 2,2 milioni di euro può acquistarlo e vivere in un vero e proprio castello, ma non solo.

Chiunque decida di investire, restituirà al territorio un luogo affascinante e suggestivo che può rinascere sotto diverse forme, da una dimora privata a hotel di lusso, fino a uno spazio culturale aperto al mondo. La corte interna, infatti, si presterebbe alla perfezione come location per eventi o come luogo dove rilassarsi e sentirsi catapultati indietro nel tempo.

Un castello che attraversa otto secoli di storia

Sanguinetto è uno di quei borghi medievali sospesi nel tempo che ha visto passare, tra le sue strade, diversi personaggi illustri, da Carlo Goldoni, che qui scrisse la commedia Il feudatario, a Garibaldi e all’imperatore Francesco Giuseppe. Ed è proprio qui che, a dominare il centro come un guardiano antico, troviamo il castello omonimo, oggi in vendita.

Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando i signori locali, in epoca scaligera, vollero fortificare l’area per controllare le vie d’acqua e le rotte commerciali verso la Lombardia. Nei secoli successivi, la struttura si è ampliata, assumendo anche funzioni di residenza nobiliare: un’evoluzione che si legge ancora oggi nelle torri difensive trasformate in logge eleganti e nei saloni che conservano tracce di affreschi.

Oltre 1.500 metri quadrati di ambienti interni si distribuiscono su più livelli: sale di rappresentanza, camminamenti di ronda, cortili interni. Altri 1.500 metri quadrati di corte e giardino completano la scenografia, offrendo uno spazio che, pur da restaurare, lascia intravedere un potenziale straordinario. Non è difficile immaginare qui un relais di charme, una sede per eventi culturali o un rifugio privato dove storia e contemporaneità possano dialogare in equilibrio.

Dal passato al futuro: un luogo da riscoprire

Il valore del Castello di Sanguinetto non è solo architettonico, è anche culturale, paesaggistico ed emozionale. La sua posizione strategica, tra Verona, Mantova e il Lago di Garda, lo colloca al centro di una delle aree più ricche d’Italia, dove arte, enogastronomia e tradizione convivono in un equilibrio raro. A pochi chilometri, si trovano città d’arte, borghi rurali e itinerari ciclabili lungo i canali medievali.

Chi oggi immagina di riportare il castello alla vita si trova davanti a un’occasione unica: quella di creare un luogo capace di unire memoria e innovazione. Un restauro rispettoso potrebbe integrare soluzioni di efficienza energetica e spazi polifunzionali, senza intaccare la bellezza originaria. Un boutique hotel immerso nella storia? Un centro di ricerca dedicato all’arte e alla sostenibilità? Una residenza privata che diventa respiro e ispirazione? Le possibilità sono molte e tutte raccontano un futuro possibile per la provincia italiana che sa reinventarsi.

Castello di Sanguinetto

Ufficio Stampa

Gli interni del Castello di Sanguinetto
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Ecosistema Urbano 2025, la classifica delle migliori città italiane per la sostenibilità

È uscita la nuova classifica delle città italiane più (e meno) sostenibili, firmata da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Il rapporto Ecosistema Urbano, giunto alla 32ª edizione, analizza 19 indicatori per 106 capoluoghi, suddivisi in cinque macroaree: aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente urbano.

La fotografia che emerge mostra luci e ombre: alcune città fanno passi avanti verso la sostenibilità, mentre altre restano ferme ai blocchi di partenza. Sul podio? Trento, Mantova e Bergamo, le uniche a superare il 75% del punteggio totale.

Trento, Mantova e Bergamo premiate

Quest’anno, la città leader nella sostenibilità ambientale, che si avvicina maggiormente a come dovrebbe essere una città ideale, è Trento. Con un punteggio complessivo di 79,78% (i dati si basano sui calcoli relativi al 2024), torna prima rispetto all’anno precedente, in cui si era classificata seconda.

I suoi punti di forza? La raccolta differenziata (10° con l’82,3% sul totale prodotto), l’offerta di trasporto pubblico (10° con 46,5 km percorsi dalle vetture divisi per gli abitanti) e il solare pubblico (11° con 15,4 kw di potenza installata su edifici pubblici, ogni mille abitanti).

Mantova la segue da vicino con un punteggio di 78,74%, risalendo la classifica di cinque posizioni (nel 2023 era al 7° posto). A premiarla sono stati il calo dei consumi idrici e delle perdite idriche e la raccolta differenziata che è all’84%.

Medaglia di bronzo per Bergamo, con un punteggio totale di 71,82%. Un salto di ben 13 posizioni rispetto all’anno precedente (in cui era 16°). A farla salire sul terzo gradino del podio sono stati gli impegni profusi per migliorare la raccolta differenziata (21° con il 77,2%), ma anche il numero di alberi ogni 100mila abitanti in aree di proprietà pubblica (16° con 33,4 alberi), il solare pubblico (20° con 10,7 kW su edifici pubblici ogni mille abitanti) e le piste ciclabili (21° con 18,3 metri ogni 100 abitanti).

Vista panoramica su Bergamo Alta, Lombardia

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Vista panoramica su Bergamo Alta

La top 10

Di seguito la top 10 completa delle città classificate nell’ultimo rapporto Ecosistema Urbano:

  1. Trento
  2. Mantova
  3. Bergamo
  4. Bolzano
  5. Pordenone
  6. Reggio Emilia
  7. Parma
  8. Rimini
  9. Bologna
  10. Forlì

Il divario tra Nord e Sud resta marcato: tutte le città della top 10 sono settentrionali (con Bologna che si conferma la migliore tra le città più grandi), mentre solo Cosenza entra nella top 20 (16° posto con una perdita di 3 posizioni).

In fondo alla classifica ci sono 9 città del Sud: Caltanissetta (97°), Caserta (98°), Catania (100°), Palermo (101°), Catanzaro (102°), Napoli (103°), Crotone (104°), Vibo Valentia (105°), Reggio Calabria (106°). Nessuna arriva a toccare il 35% del punteggio.

La città con più aree verdi e piste ciclabili

Un dato curioso che abbiamo estrapolato dalla classifica di Legambiente e Ambiente Italia è quello che riguarda il verde e le piste ciclabili, elementi fondamentali non solo per chi vive in città, ma anche per il turismo, tra valore paesaggistico, soste nei parchi pubblici e spostamenti comodi e green in bici.

L’area urbana con il numero maggiore di metri di piste ciclabili è Reggio Emilia: 8,7 ogni 100 abitanti. Se si guarda ai metri quadrati di verde per ogni abitante, invece, è Gorizia ad aggiudicarsi la medaglia d’oro. Questa splendida città di confine, insieme a Nova Gorica, è Capitale Europea della Cultura 2025. Un motivo in più per visitare queste affascinanti città, tra luoghi storici e angoli carichi di memoria in cui il verde e la mobilità sostenibile fanno da padrone.

Buone e cattive notizie

Dall’ultimo rapporto Ecosistema Urbano, emergono sfide ancora aperte: smog e rete idrica restano i nodi principali per le città italiane. Le perdite d’acqua superiori al 50% riguardano ancora 20 capoluoghi, mentre calano le aree pedonali e quelle dedicate alla mobilità ciclabile. Cresce anche il consumo di suolo: dal 2018 al 2023 sono stati impermeabilizzati circa 4.500 ettari, nonostante la diminuzione della popolazione urbana.

Tra i segnali positivi, invece, la raccolta differenziata supera per la prima volta il 65% medio, con 15 città oltre l’80%. Aumentano anche i passeggeri del trasporto pubblico locale, soprattutto a Milano, Roma e Firenze.

Legambiente chiede ora una legge nazionale per la rigenerazione urbana e una stabilizzazione dei bonus edilizi, per fermare il consumo di suolo e costruire città più sostenibili, verdi e pronte ad affrontare le attuali e future sfide climatiche.

Mantova, città tra le più sostenibili d'Italia

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Splendida panoramica su Mantova
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La Grazia, castelli, palazzi e angoli nascosti: un viaggio tra i luoghi che hanno ispirato il film di Paolo Sorrentino

Il regista premio Oscar Paolo Sorrentino aprirà la 82ª Mostra del Cinema di Venezia con il suo nuovo film La Grazia, intorno al quale c’è un velo di mistero. Infatti non si hanno ancora dettagli sulla trama, ma tra i protagonisti spiccano Toni Servillo e Anna Ferzetti.

Secondo fonti ufficiali le riprese si sono concentrate tra Torino, Roma, con alcune scene tra Milano e Mantova, confermando il ritorno del regista nel cuore delle città che meglio incarnano la sua estetica visiva e narrativa. “È da una ventina d’anni che con Toni pensiamo di fare il cosiddetto film d’amore, a modo mio e a modo suo. Ora abbiamo trovato una chiave per declinare l’idea alla maniera di Truffaut” ha detto Sorrentino.

Dove è stato girato La grazia

Le location del film simboleggiano l’anima visiva di Sorrentino: dal fascino regale piemontese alla solenne bellezza romana, passando per suggestioni urbane moderne. La Grazia si presenta come un film che unisce iconografia storica e paesaggio contemporaneo, pronto a portare sulle scene un nuovo racconto di eleganza e introspezione.

Torino

Le prime riprese di La Grazia hanno avuto come cornice Torino, città che Paolo Sorrentino sembra prediligere per la sua atmosfera aristocratica e al tempo stesso intellettuale. Qui il regista ha selezionato alcune location di grande valore storico e scenografico.

Tra queste spicca il Castello del Valentino, residenza sabauda affacciata sul Po, oggi sede della Facoltà di Architettura del Politecnico: un edificio che unisce eleganza barocca e fascino fluviale, perfetto per ricreare ambientazioni di potere e raffinatezza. Non meno suggestivo è il Castello di Moncalieri, patrimonio UNESCO, che con le sue sale ricche di stucchi e affreschi richiama l’aura regale della dinastia sabauda.

Un’altra tappa fondamentale è il Palazzo Chiablese, storica dimora reale affacciata su piazza San Giovanni, spesso utilizzata come set per film e serie grazie ai suoi interni ricchi di decorazioni settecentesche. L’Accademia delle Scienze di Torino, invece, ha offerto la sua straordinaria Sala dei Mappamondi, uno spazio unico che custodisce antichi globi terrestri e celesti del Seicento, in un’atmosfera sospesa tra scienza e meraviglia.

Infine, Sorrentino non ha trascurato scorci meno istituzionali ma altrettanto evocativi: le aree adiacenti al Museo Egizio, con le loro architetture cariche di storia, e la storica bocciofila della Tesoriera, piccolo gioiello popolare che conserva intatto il fascino delle tradizioni torinesi.

Piazza di Spagna

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Piazza di Spagna tra le location del film “La grazia”

La magia di Roma

A Roma la troupe ha scelto come set iconico la famosa Piazza di Spagna, fra Trinità dei Monti e la scalinata sottostante, simbolo della città eterna. Le riprese qui hanno richiamato molta attenzione mediatica, evidenziando la volontà di Sorrentino di utilizzare scorci immersivi che dialogano con la memoria collettiva.

Tra le location della capitale si nota anche lo storico Babingtons Tea Rooms, mitologica sala da tè i cui natali risalgono al 1893 ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna.

Lombardia e non solo

Secondo i dati di Italy for Movies, la produzione ha incluso anche Milano e Mantova con brevi sessioni di riprese, oltre a trascorrere circa ottanta giorni in Piemonte e quasi un mese a Roma. Questo conferma una volontà precisa di combinare il Nord e il Centro Italia per costruire un film visivamente stratificato ed evocativo.

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Grazie, il borgo lombardo che ospita uno splendido santuario

C’è un luogo bellissimo in Lombardia, vicino a quella città ricca di tracce del passato e di tesori che è Mantova.

Si chiama Grazie ed è una frazione del comune di Curtatone, una cittadina di oltre 14mila abitanti. Ed è qui che ci dirigiamo, in questo suggestivo borgo lombardo che custodisce un meraviglioso santuario, ma non solo.

Tappa perfetta per chi è in visita alla zona, dista circa sette chilometri dal centro di Mantova ed è un piccolo luogo dalla storia antica, che si mescola con la fede e con il fascino del territorio circostante: e adesso andiamo proprio lì, per poter scoprire i tanti tesori che si celano a Grazie.

Grazie, il santuario: una meraviglia da scoprire

Per sapere quando è nato il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie bisogna fare un salto indietro nel tempo e tornare al passato più remoto. Infatti, anche se non è nota la datazione della sua più antica fondazione, si racconta che sulla riva delle valli del Mincio ci fosse già prima una santella con un’immagine sacra e che poi, demolita quella, sia stato realizzato un edificio di culto.

Secondo i documenti, come scritto sul sito ufficiale, già intorno al Mille vi era già un luogo di culto con il nome di Santa Maria di Reverso. Il suo interno è in stile gotico, infatti è alla fine del Trecento che viene sottoposto a intensi lavori, con la consacrazione della chiesa nel 1406 e interventi poi successivi con aggiunte e poi, ancora, ipere di modifica volute da Napoleone che – ad esempio – ha voluto la soppressione del convento.

Gli orari di apertura per visitarlo sono i seguenti: dalle 7,30 alle 12 e dalle 15 alle 18.30. Un momento per raggiungere questo luogo nel nord Italia? Particolarmente importante è la festa del 14 e 15 di agosto quando si tiene anche l’antica fiera. Se questo non bastasse i madonnari in qui giorni trasformano l’asfalto in meravigliose opere d’arte.

il santuario di Grazie vicino Mantova

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Un dettaglio del santuario di Grazie vicino Mantova

Perché è celebre il santuario

Il santuario di Grazie non è celebre solamente dal punto di vista religioso, ma anche perché è stato scelto come set di un film famoso: viene infatti inquadrato in uno dei capolavori della Settima arte italiana e, più precisamente, in Novecento di Bernardo Bertolucci, dove si può ammirare sia dall’interno che dall’esterno.

Ma non è solo lì che i più attenti possono averlo visto, infatti, a quanto pare, compare anche in celebre sceneggiato televisivo datato 1982, ovvero La Certosa di Parma in cui si vede in una prospettiva interna.

Cosa altro vedere a Grazie

La frazione di Grazie nel comune di Curtatone è un luogo di grande bellezza non solo perché si possono vedere i resti dell’impianto di strutture presenti in precedenza come tracce del porticato antico, ma edifici interessanti come Palazzo Sarto (che si trova proprio nella piazza del santuario).

Non si può dimenticare la bellezza paesaggistica, qui infatti il fiume si allarga e diviene Lago Superiore, e siamo nel territorio del Parco regionale del Mincio con le sue specie animali e vegetali, i paesaggi da sogno e tante località da esplorare.

E poi per finire c’è Mantova, che si trova davvero vicinissima e che è un concentrato di meraviglia per gli occhi, oltre a essere meta ideale per chi cerca storia e cultura incastonati in un ambienta da favola.

Grazie è perfetta per essere raggiunta in una giornata, per fare il pieno di meraviglia.

Vista sulla piazza di Grazie vicino a Mantova

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Vista sulla piazza di Grazie, borgo vicino a Mantova
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Visitare Sabbioneta, il borgo mantovano patrimonio Unesco

Avete mai sentito parlare di “Città Ideali”? Sono degli insediamenti urbani (progettati, immaginati e in rari casi messi in pratica) il cui disegno urbanistico (rigorosamente geometrico e concepito sulla base di un preciso ordine razionale) riflette un ideale umano fondato sulla convivenza, poiché all’ordine dello spazio corrisponde l’ordine della società. In Italia esistono alcuni esempi di tutto ciò, e uno di questi è Sabbioneta, parte anche dell’associazione Borghi più belli d’Italia, insignita della Bandiera arancione del Touring Club Italiano e inserita, insieme a Mantova, dall’UNESCO nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità nel 2008. Scopriamo cosa vedere in questo prezioso borgo italiano.

Dove si trova Sabbioneta

Sabbioneta è un affasciante borgo, al quale è stato attribuito lo status di città nel 2019, in provincia di Mantova, in Lombardia. Sorge a più o meno metà strada fra la stessa Mantova e l’altrettanto affascinante città di Parma, in quella che viene definita Bassa Pianura Padana.

La sua storia è strettamente legata ai Gonzaga, una delle più note famiglie nobili d’Europa tra il XIV e il XVIII secolo, e in particolare a Vespasiano Gonzaga Colonna, principe condottiero illuminato e visionario, che la fece costruire praticamente dal nulla. Il risultato è una città eccezionale, di strabiliante bellezza, in grado di rappresentare perfettamente la concezione rinascimentale di Città Ideale.

Cosa vedere a Sabbioneta

La città di Sabbioneta è piccola, ma solo nelle dimensioni: è la culla di beni artistici e architettonici di inestimabile valore, al punto da essere stata definita una “piccola Atene padana” e persino una “Roma in miniatura” per via del suo incredibile valore architettonico e storico. Era davvero una città ideale, perfetta, tanto che ancora oggi questa straordinaria visione è quasi del tutto integra e tangibile. Va da sé che visitare Sabbioneta vuol dire ritrovarsi al cospetto di un gioiello italiano di eccezionale valore, caratterizzato da una pura raffinatezza artistica e architettonica che si è perfettamente conservata nel corso dei secoli: è una delle più belle opere del Rinascimento italiano.

Sabbioneta, Lombardia

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Il bellissimo paesaggio di Sabbioneta

La cinta muraria

Sabbioneta è circondata da una possente cinta muraria con una pianta a forma di stella a sei punte. È stata edificata tra il 1556 e il 1589 con l’intento di fornire alla città un sistema difensivo moderno, costituito da bastioni e terrapieni, in grado di resistere agli attacchi dei nemici.

Alta circa sei-sette metri rispetto al piano di campagna, presenta sei bastioni a cuneo innestati agli angoli. Certo, qualcosa al giorno d’oggi è cambiato rispetto al passato, ma la buona notizia è che questa splendida cinta muraria sopravvive quasi in toto, con la sola eccezione del tratto tra i baluardi San Nicola e San Giovanni e di quello tra il baluardo di San Francesco e i resti del castello.

Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale di Sabbioneta è un capolavoro e non a caso è il primo significativo edificio fatto costruire da Vespasiano Gonzaga. Situato nell’omonima piazza, al centro del borgo, riesce a far comprendere subito al visitatore l’ordine armonico e rigoroso di cui è caratterizzata la città.

Si sviluppa su due piani ed è formato da un portico a 5 arcate, una scala in marmo di Verona e una torretta, mentre al suo interno, oltre a sale meravigliosamente affrescate e perfettamente intatte, vi è ospitato il museo civico cittadino ricco di cimeli dei Gonzaga, tra cui imponenti statue equestri in legno.

Galleria degli Antichi

Non è di certo meno interessante la Galleria degli Antichi che è lunga ben 97 metri e impreziosisce l’affascinante Piazza Castello. Nacque come luogo in cui custodire ed esporre un’ampia collezione di marmi antichi e altri cimeli, in modo che il duca potesse mostrare la sua strepitosa collezione archeologica a tutti i suoi ospiti.

Chiamata anche Corridor Grande, è composta da un articolato esterno in pietra con ben 26 arcate, tanto da essere la terza in Italia per lunghezza dopo La Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano e la Galleria degli Uffizi di Firenze. Contemporaneamente, è anche la culla di preziosi affreschi realizzati da Giovanni e Alessandro Alberti.

Galleria degli Antichi, Sabbioneta

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L’esterno della Galleria degli Antichi di Sabbioneta

Palazzo Giardino

Tra le abitudini di Vespasiano c’era quella di ritirarsi presso Palazzo Giardino, un edificio su due piani di modeste dimensioni (da lui commissionato), che si caratterizza per la presenza di una facciata sobria che nasconde interni ricchi di decorazioni che raccontano la vasta cultura letteraria del duca stesso.

Degno di nota è anche il giardino annesso, che si presenta come uno spazio verde geometrico abbellito da una fontana, tre grotte, giochi d’acqua e statue antiche.

Teatro all’Antica

Più che affascinante è anche il Teatro all’Antica, che vanta il titolo di essere il primo teatro stabile europeo: l’edificio in cui sorge è considerato il primo esempio assoluto nel nostro continente di bene immobile costruito proprio con lo scopo di creare un vero e proprio spazio teatrale. Ideato dall’Architetto Vincenzo Scamozzi, offre una scenografia i cui protagonisti sono gli edifici storici della città, accompagnati da un’elegante loggia circolare dominata da preziose statue che rappresentano le divinità dell’olimpo.

Decisamente notevoli sono anche i tanti affreschi realizzati dagli artisti della bottega di Paolo Veronese, dedicati ai personaggi più in vista dell’epoca, e le decorazioni sontuose che catapultano i visitatori in epoche ormai passate.

Porta Vittoria

Chiamata anche Porta della Vittoria, si trova nella parte nord-ovest della città e rappresenta la prima e la principale via di accesso a Sabbioneta. Ammirandola il visitatore scopre quattro lesene in marmo e tre aperture, una grande al centro e due laterali più piccole, ed anche un loggiato con copertura in legno.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Sant’Antonio Abate è una chiesa monumentale che si distingue per essere un autentico capolavoro barocco, un vero e proprio prodigio di architettura. Ad essere del tutto onesti non sorge proprio a Sabbioneta ma a Villa Pasquali, frazione della città, ma senza ombra di dubbio è una tappa che vale la pena fare.

Edificata nella seconda metà del ‘700 su progetto dell’architetto Antonio Galli da Bibbiena, offre una facciata in laterizio sfortunatamente rimasta incompiuta. Sfoggia anche una maestosa cupola di 33 metri doppia che rappresenta il più grandioso e riuscito esempio di volte traforate tra le chiese che impreziosiscono le provincie di Mantova e Parma. Straordinari sono anche gli affreschi conservati tra le sue mura.

Chiesa di Santa Maria Assunta

La Chiesa di Santa Maria Assunta è stata costruita su desiderio di Vespasiano con progetto di Pietro Martire Pesenti. Colpisce soprattutto per il suo interno che è la culla di opere di pregio, tra cui una copia della tela della Madonna del Divino Amore di Raffaello Sanzio e le raffigurazioni eseguite da Antonio Bresciani e da Gaetano Ghidetti. Da queste parti, inoltre, vi sono custoditi il Crocifisso miracoloso e una sacra Spina della corona di Gesù Cristo.

Chiesa di Santa Maria Assunta, Sabbioneta

Fonte: iStock@Lumir Pecold

Gli interni della bellissima Chiesa di Santa Maria Assunta

Chiesa della Beata Vergine Incoronata

Sorge alla spalle del Palazzo Ducale ed è il vero e proprio mausoleo di Vespasiano Gonzaga: oltre ai resti del duca, è presente un monumento funebre in bronzo che lo ritrae seduto tra due statue che, a loro volta, simboleggiano la forza e la giustizia. Quando il visitatore giunge presso la Chiesa della Beata Vergine Incoronata ha la sensazioni di trovarsi in un luogo fatto di contrasti: dall’esterno sembra una fortezza, massiccia e compatta, mentre l’interno è leggero ed elegantissimo per via della presenza di otto rilevanti arcate, separate da lesene, e decorazioni settecentesche a trompe-l’oeil (e non solo).

Sinagoga e rioni ebraici

La Sinagoga di Sabbioneta è stata costruita nel 1824 su progetto dell’architetto locale Carlo Visioli. Si mostra con uno scalone in pietra di Verona che conduce alla sala di preghiera. Al suo interno vi sono custoditi arredi originali ottocenteschi, tra cui un candelabro di Hannukkah e un Armadio Sacro con annesso la Bimàh (leggio in legno).

Molto interessanti sono anche la casa di Cesare Foà, ultimo rabbino della città, la casa natale di Giuseppe Ottolenghi, primo ebreo italiano ammesso al corso ufficiali dell’esercito piemontese sabaudo, e il Palazzo Forti, oggi sede della Biblioteca Comunale e dell’ufficio cultura del Comune di Sabbioneta.

Paesaggi fluviali

A pochi chilometri di distanza da Sabbioneta vale la pena fare un salto al Parco naturale regionale dell’Oglio Sud, che offre tantissimi percorsi pedonali e ciclistici che si sviluppano tra 16 Comuni delle province di Cremona e Mantova. Il posto ideale per chi ama scoprire la natura più autentica.

Se ti è piaciuto il nostro racconto ascolta il podcast: Virgilio e Italia ti guideranno alla scoperta di questo borgo e degli altri 100 borghi del cuore scelti da SiViaggia.

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Palazzo Te compie 500 anni: nuovo percorso museale e le mostre

Il 2025 è un anno importante per Mantova: la città festeggerà i 500 anni di Palazzo Te, uno dei simboli più prestigiosi del rinascimento italiano e per l’occasione non mancheranno eventi, mostre, appuntamenti e tanto altro. Arte, letteratura e politica convivono all’interno di questo edificio che attira ogni anno tantissimi visitatori e che nei prossimi 12 mesi potranno seguire un percorso di visita aggiornato con un riallestimento delle prime sale e tanto altro. Vediamo insieme cosa c’è da sapere sull’occasione.

Il cinquecentenario di Palazzo Te: mostre ed eventi

Palazzo Te per il cinquecentenario si prepara ad una veste nuova: l’obiettivo è festeggiare in grande stile tramite un’esperienza rinnovata che attiri non solo chi non c’è mai stato ma anche chi lo ha già visto e ne conosce la bellezza. Dalla prossima primavera 2025 sarà ufficialmente inaugurato il nuovo percorso museale che coinvolge un riallestimento delle prime sale del Palazzo.

Il tema dominante? Le Metamorfosi ovidiane che faranno ripercorrere il tutto attraverso un percorso curato da Claudia Cieri Via. L’esposizione sarà arricchita da alcuni capolavori del Rinascimento in prestito e provenienti dal museo del Louvre, dall’Albertina di Vienna e dagli Uffizi di Firenze. L’obiettivo è fondere e far dialogare opere con temi e dettagli in comune creando un intreccio unico che fonda classicità e contemporaneità.

Potremmo definire un momento clou che coinciderà con l’autunno 2025: durante questi mesi Palazzo Te ospiterà le installazioni cinematografiche multischermo dell’artista britannico Isaac Julien di cui una ispirata proprio al tema delle Metamorfosi ma con un’ispirazione contemporanea.

Non è finita qui: le celebrazioni per i 500 anni di Palazzo Te saranno arricchite ulteriormente da altri allestimenti e interventi strutturali. Basti pensare che dalla primavera ci sarà l’introduzione di una nuova illuminazione dell’Esedra per esaltare la maestosità del complesso architettonico.

Mantova festeggia i 500 anni di Palazzo Te

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Mantova si prepara a festeggiare il cinquecentenario di Palazzo Te: eventi, nuovo percorso museale e mostre temporanee

La storia di Palazzo Te

Palazzo Te è tra i monumenti più interessanti di Mantova e viene considerato a tutti gli effetti un punto di riferimento tra i capolavori architettonici e artistici rinascimentali del Belpaese. Il progetto inizia nel XVI secolo con la richiesta di Federico II Gonzaga che, con il titolo di marchese della città, desiderava una residenza destinata al piacere e alla fuga dalla vita di corte ricca di impegni.

La firma del progetto porta il nome di Giulio Romano, artista allievo di Raffaello che ha conquistato l’interesse degli investitori dell’epoca grazie al suo talento. I lavori effettivi sono partiti nel 1525 per concludersi circa nel 1534. L’edificio è stato costruito sull’isola del Te e la location non è certo casuale: si tratta di una zona rurale non lontana dal centro della città, immersa in un paesaggio naturale e rilassante perfetta per il posizionamento di una villa suburbana.

Lo stile è un classicismo rinascimentale reinterpretato; la maestria di Giulio Romano emerge nelle proporzioni e nelle simmetrie, così come nelle decorazioni. La facciata si distingue con una semplicità ingannevole per poi lasciare tutti a bocca aperta all’interno grazie ad ambienti riccamente decorati e ciascuno con un tema specifico. Ambizione, amore per l’arte e ingegno sono i tre pilastri che hanno condotto Palazzo Te al successo fino a diventare uno degli edifici più prestigiosi del periodo rinascimentale.

Il nome “Te” deriva dall’isola su cui è stato costruito che in passato era conosciuta come “Tejeto”. Federico II voleva un angolo in cui svagarsi ma ideale anche per eventi di rappresentanza e lontano dalla rigidità della corte. Dalla caccia alle feste, sono tanti gli ospiti illustri che vi hanno soggiornato.  La pianta è quadrata e presenta un cortile centrale. Le sale, decorate con affreschi, sono davvero ricche e sono caratterizzate da una tecnica di illusionismo pittorico molto in voga nel periodo.

Visitandolo ci si rende conto di come l’uso di prospettive illusionistiche e dei temi mitologici sia proprio la caratteristica distintiva dell’opera realizzata da Giulio Romano per il Gonzaga. Elementi classici tra cui colonne, frontoni e timponi vengono arricchiti da decorazioni elaborate, mentre la disposizione degli ambienti interne e delle decorazioni ha il solo scopo di lasciare i visitatori a bocca aperta.

Giardino di Palazzo Te

Fonte: iStock

Il giardino curato in stile rinascimentale di Palazzo Te compie 500 anni

Cosa non perdere nella visita a Palazzo Te

Il gioiello rinascimentale è tra i must da visitare a Mantova: Palazzo Te ha tantissimo da offrire ai turisti e agli appassionati d’arte, a partire dalla Sala dei Giganti. Quando si parla di questo edificio è proprio lei la prima area che viene in mente; un autentico capolavoro di affreschi che avvolgono lo spettatore in una scena mitologica mozzafiato. Le pareti e il soffitto sembrano fondersi in un unico affresco che racconta quella che è stata la caduta dei giganti puniti da Giove. Altrettanto suggestiva la sala di Amore e Psiche: qui le pareti raccontano la passione e l’amore attraverso colori vivaci e omaggiando uno dei miti più amati e conosciuti.

Sala dei Giganti

Fonte: Ufficio Stampa

Sala dei Giganti, una delle più belle di Palazzo Te

Tra le altre tappe imperdibili nel percorso museale ci sono la loggia di Davide con affreschi che la adornano e raffigurano scene bibliche dell’omonima figura e il giardino segreto che sembra voler raccontare proprio come il verde curato faccia parte dell’architettura in stile rinascimentale. Una chicca in più? Il cortile d’onore: è un esempio di come le linee architettoniche rigorose e gli elementi classici si combinano mostrando il talento dell’architetto.

Fonte: Ufficio Stampa

Loggia di Davide tra le tappe imperdibili durante una visita a Palazzo Te

Altrettanto degna di nota la scuderia, altrettanto riccamente decorata nonostante la sua funzione e la sala dei Cavalli che ritrae gli esemplari prediletti di Federico II Gonzaga. Il motivo della sua realizzazione è quello di omaggiare la passione del marchese che amava questi animali ma è anche un’occasione in più per notare il talento e le abilità pittoriche di Giulio Romano.

Oltre al percorso museale standard, che verrà rinnovato nel 2025 grazie al cinquecentenario, consigliamo di tenere d’occhio il calendario con mostre temporanee che viene arricchito di contenuti stimolanti e nuovi per rendere le visite sempre più coinvolgenti. Chi ha in programma una visita a Mantova nei prossimi mesi non potrà perdere questo capolavoro rinascimentale in un anno così speciale.

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Un viaggio nel tempo a bordo del treno con Catullo e Virgilio

Amanti dei treni storici a rapporto! L’Associazione Veneta Treni Storici APS ha organizzato per il mese di settembre un’iniziativa davvero speciale che vede per protagoniste le carrozze degli Anni Trenta note come “Centoporte”: nella data del prossimo 29 settembre, infatti, i viaggiatori desiderosi di vivere un’esperienza emozionante e fuori dall’ordinario per fare un salto indietro nel tempo potranno salire a bordo di una locomotiva a vapore per immergersi nel paesaggio suggestivo che va da Verona a Mantova.

Le corse previste per la giornata di domenica sono quattro: si tratta di un evento che promuove lo slow turismo e la riscoperta delle antiche vetture storiche, che viaggeranno però sui binari attuali.

Il viaggio in treno da Verona a Mantova

AVTS è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) fondata nel 1998 nella città di Verona ad opera di alcuni ferrovieri ancora in servizio e di alcuni pensionati, che avevano la volontà di formare un gruppo per la salvaguardia e la conservazione degli antichi e storici rotabili ferroviari, in convenzione e collaborazione con Fondazione FS Italiane.

Si deve a loro, infatti, questa bellissima iniziativa che verrà attuata il prossimo 29 settembre: l’Associazione si è anche occupata del restauro e del recupero estetico delle vecchie vetture di locomotive a vapore, ma il suo operato riguarda anche la promozione e la divulgazione della cultura e della storia ferroviaria italiana attraverso convegni e incontri organizzati con scuole, associazioni terze ed enti.

Le corse previste il 29 settembre sono appunto quattro, ma le prime due sono già sold out: la prima coppia di vetture storiche di questo viaggio ribattezzato I Treni di Catullo e Virgilio partirà dalla romantica città di Verona (passando per Villafranca), nota per essere il set della storia d’amore shakespeariana di Giulietta e Romeo, arrivando poi fino a Mantova, dove tra le attrazioni principali c’è sicuramente il rinascimentale Palazzo Te.

Gli ultimi posti disponibili e acquistabili online sulla apposita piattaforma RailBook, invece, sono quelli per i treni storici che partono dalla città di Mantova. Per coloro che abbiano intenzione di partecipare, infatti, il punto di ritrovo per questo avvincente viaggio nel tempo è previsto alla stazione di Mantova alle ore 10.30 del 29 settembre. Il treno storico partirà poi per le ore 11.00, diretto a Villafranca (con arrivo alle ore 11.30) e  successivamente a Verona (arrivo previsto per le ore 11.50).

Il costo di partecipazione è di 20 euro a persona con biglietto a tariffa intera, mentre la tariffa ridotta per i passeggeri di età compresa tra 5 e 12 anni è di € 10. I bambini fino a 4 anni, invece, possono viaggiare a bordo dei treni storici senza posto a sedere, gratuitamente.

Cosa vedere durante il viaggio

Salendo a bordo di queste vetture storiche che rievocano il passato delle ferrovie italiane, è possibile visitare due splendide città, Verona e Mantova. Proprio sulla tappa di Verona, infatti, i viaggiatori potranno avere del tempo libero. a loro disposizione per fare un giro all’interno del bellissimo centro storico: vi consigliamo di non perdere una visita all’Arena di Verona, nonché di passeggiare sulle romantiche rive del fiume Adige, prima di dirigervi alla Casa di Giulietta e agli altri luoghi iconici legati alla storia d’amore più famosa al mondo.

Il treno a vapore partirà nuovamente da Verona verso Mantova alle ore 15:00 e arriverà a destinazione alle ore 15.55 del pomeriggio.

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Il Palazzo Ducale di Mantova cambia volto e diventa più grande

Mantova è una delle città più interessanti d’Italia dal punto di vista artistico, storico e architettonico: uno dei suoi gioielli è sicuramente il Palazzo Ducale, imponente residenza storica risalente al periodo compreso tra il XIV e il XVII secolo, che ancora oggi rappresenta un capolavoro dell’architettura rinascimentale e barocca con le sue sale affrescate, i cortili decorati e i giardini rinascimentali che lo hanno reso una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e della storia in visita nella città lombarda.

Già nel 2022 la Diocesi di Mantova che aveva sotto la sua ala la Zoiolera, la torre dei Gonzaga del 1590, aveva fatto sapere a Palazzo Ducale la sua disponibilità a cedere lo spazio alla sua sovrintendenza e oggi questo è avvenuto: Palazzo Ducale ha infatti acquisito il piano superiore della torre nota come Zoiolera, ampliando notevolmente i suoi spazi espositivi.

Il tutto è stato possibile grazie a una collaborazione tra la Soprintendenza di Mantova, il Segretariato Regionale della Lombardia, l’Agenzia del Demanio e la Direzione Generale Musei.

Palazzo Ducale avrà un nuovo spazio museale

La Zoiolera, torre realizzata dalla famiglia dei Gonzaga, è già stata parte di Palazzo Ducale in passato per tre secoli, ma nel 1929, con la stesura dei Patti Lateranensi, la torre era passata sotto la giurisdizione della Santa Sede per diventare la residenza del custode della basilica palatina di Santa Barbara.

Stefano L’Occaso, direttore del Palazzo Ducale, ha raccontato che il percorso per l’acquisizione del piano superiore della torre non è stato semplice e breve, ma alla fine ci si è riusciti: “siamo stati guidati dalla competenza dei funzionari dell’Agenzia del Demanio e voglio qui ringraziare soprattutto il dirigente Massimiliano Iannelli e la funzionaria Paola Pala. Se non ci fosse stata la lungimirante disponibilità della Diocesi, questo sogno non si sarebbe mai potuto realizzare e quindi dobbiamo al vescovo Marco Busca, l’aver potuto avviare l’operazione, seguita passo passo da monsignor Claudio Giacobbi e dall’architetto Alessandro Campera.”

Racconta ancora il direttore L’Occaso che Gabriele Barucca, a capo della Soprintendenza, insieme ai suoi funzionari ha visto il potenziale del progetto: “stiamo infatti procedendo ai primi interventi finalizzati all’eliminazione delle superfetazioni moderne e alla miglior comprensione dell’architettura interna dello spazio, prima di avviarne il recupero e di ripristinare il collegamento con la Galleria della Mostra”.

Le origini della Zoiolera

Intorno al 1590, su incarico del duca Vincenzo I Gonzaga, venne costruito un edificio annesso alla Corte Nuova del Palazzo Ducale di Mantova, progettato con complessità architettonica interna da Bernardino Facciotto. Questo spazio era dedicato all’esposizione delle collezioni gonzaghesche, divise in diverse gallerie tematiche come quella dei marmi antichi, dei dipinti e dei gioielli. Per via della ricca collezione di gioielli, inoltre, questo spazio veniva soprannominato “il luogo delle gioie”.

Durante i lavori di costruzione nel tardo Cinquecento, l’edificio si integrò nel Palazzo Ducale, con accesso dalla Galleria della Mostra tramite un portale attribuito ad Antonio Maria Viani. La Zoiolera, con pianta centrale e due ali laterali, si configurava come un ambiente di prestigio, richiamando la magnificenza delle Tribuna degli Uffizi a Firenze, in un contesto di rivalità tra le corti dei Gonzaga e dei Medici.

Successivamente, con i Patti Lateranensi, la Zoiolera e il patrimonio della basilica palatina passarono alla Santa Sede, destinando, come già accennato, l’edificio a residenza del custode di Santa Barbara. Il varco d’accesso dalla Galleria della Mostra fu chiuso e gli interni trasformati per nuove funzioni abitative, perdendo la loro originaria destinazione espositiva.

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Treni storici: una stagione di nuove tratte

Al via domenica 2 aprile la nuova stagione di viaggi sui treni storici della Lombardia con 29 itinerari tutti con partenza da Milano.

Novità principale di quest’anno, i viaggi verso Bergamo e Brescia, splendide città Capitali della Cultura 2023, e per Cremona e Mantova dove, rispettivamente il 30 aprile e il 21 maggio, verrà impiegato per la prima volta l’ETR 252 Arlecchino, il rapido che effettua servizio di prima classe con servizio bar a bordo.

Nuovo anche l’itinerario verso Chiavenna, lungo le sponde del Lago di Como e la Val Chiavenna.

Confermati gli itinerari degli anni passati, all’insegna di un turismo lento e sostenibile anche grazie alla possibilità di trasportare gratuitamente a bordo la propria bici negli antichi bagagli appositamente attrezzati.

Antiche locomotive per andare alla scoperta della Lombardia

L’offerta turistica, promossa dalla Fondazione FS per la Regione Lombardia, è l’occasione perfetta per andare alla scoperta delle bellezze del territorio lombardo nella sfavillante cornice dei treni d’epoca, locomotive a vapore ed elettriche al traino di antiche vetture centoporte degli anni Trenta.

Troviamo, così, il Lario Express, treno storico a vapore che da Milano Centrale punta a nord verso Como, attraversa la verde Brianza agricola su una linea secondaria di grande fascino effettuando brevi fermate, e arriva a Lecco.
È anche previsto un nuovo servizio di navigazione, in coincidenza con il treno, sul piroscafo storico ‘Concordia’, gestito dalla società di Navigazione Laghi, da Como a Lecco via Bellagio, in alternativa al percorso ferroviario Como-Lecco.

Altrettanto interessante è l’itinerario percorso dal Sebino Express, locomotiva elettrica e a vapore con carrozze anni Trenta “Centoporte”, carrozze anni Cinquanta Corbellini e bagagliaio, che partendo da Milano Centrale viaggia nel cuore del Parco Regionale del fiume Oglio, alle pendici della Valcamonica: qui spicca il Lago d’Iseo, abbracciato dai monti e punteggiato da graziosi borghi ricchi di tradizione e arte.
Il treno storico arriva a Palazzolo sull’Oglio e, dopo una decina di chilometri, raggiunge Paratico-Sarnico dove, in passato, si svolgeva sull’imbarcadero tuttora esistente, il trasbordo dei carri ferroviari sulle chiatte a motore dirette agli stabilimenti siderurgici di Lovere.

Ancora, ecco il Besanino Express, che da Milano Centrale oltrepassa Monza e la Brianza per giungere a Besana e poi a Lecco,  il Laveno Express, da Milano Centrale a Laveno, dove il panorama sul Lago Maggiore è a dir poco incantevole, e il Lomellina Express da Milano a Mortara dove i viaggiatori potranno scegliere tra quattro tour: “Colori di Maggio”, Storie lomelline”, “Avventura e natura”, “Tra sacro e profano”.

Le parole di soddisfazione in merito alla coinvolgente iniziativa 2023

Un’iniziativa importante” ha commentato l’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, Franco Lucente “che permette di scoprire angoli e borghi della Lombardia in maniera inedita, a bordo di treni storici dal grande fascino. Sono tante le perle che ci riserva la nostra regione: paesi, scorci naturali, laghi e città che tra modernità e tradizione meritano di essere scoperti.
Grazie alla collaborazione tra Regione Lombardia e Fondazione FS, il viaggio diventa un’esperienza unica.
Un avvincente e stimolante salto nel passato, un momento di stacco dalla quotidianità per immergersi totalmente in epoche dal sapore antico e attrattivo.
L’iniziativa, che mira a valorizzare percorsi e progetti legati alla mobilità sostenibile, ha un grande impatto sul settore turistico, come dimostrato dal successo degli anni scorsi.
Sono sicuro che con l’implementazione dei nuovi itinerari il servizio sarà ancora più apprezzato e amato sia dai lombardi sia dai turisti
“.

Il direttore generale della Fondazione delle Ferrovie dello Stato, Luigi Cantamessa, ha dichiarato: “Quest’anno, d’accordo con l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia, abbiamo introdotto nuovi affascinanti itinerari in treno storico che, oltre ai laghi, puntano a valorizzare anche le capitali della Cultura nel 2023 e anche Cremona e Mantova che ospitano importanti manifestazioni culturali. Per alcune di queste circolazioni, metteremo a disposizione l’ETR252 ‘Arlecchino’ simbolo del made in Italy e del boom economico degli anni ’60 del secolo scorso“.