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Campitello Matese in inverno: cosa fare tra neve ed escursioni in Molise

Nel cuore dell’Appennino Sannita, in una regione che spesso sfugge alle rotte del turismo di massa, sorge una località montana capace di sorprendere con i suoi paesaggi innevati e la sua offerta di attività outdoor invernali: Campitello Matese, in Molise, è una delle destinazioni più note del Meridione italiano per gli sport sulla neve, accompagnati da una natura incontaminata, tanti panorami spettacolari e l’atmosfera raccolta, tipica dei piccoli centri appenninici, che si coglie nei borghi vicini.

Campitello Matese ha il fascino particolare delle località montane del Sud. Non possiede la medesima vastità o l’appariscenza tipica delle più patinate stazioni sciistiche alpine, ma proprio per questo offre un’esperienza più autentica. La contraddistinguono le piste sciistiche ben attrezzate, la natura aspra e selvaggia, i panorami che spaziano dal Mar Tirreno fino all’Adriatico e quella sensazione verace che regalano i rifugi sparsi tra le vette e le valli, da raggiungere avventurandosi, anche in inverno, nei tanti sentieri tra i boschi.

Campitello Matese: dove si trova e come arrivare

Campitello Matese è una frazione del comune di San Massimo, in provincia di Campobasso, in Molise. La località è posta al centro di un altopiano, a circa 1450 metri sul livello del mare, incorniciato dalle vette del Monte Miletto, che invece di metri ne misura oltre duemila.

Campitello Matese inverno neve

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Le piste innevate a Campitello Matese

Il Miletto è la cima più alta del Massiccio del Matese, catena a cavallo tra Molise e Campania inserita all’interno di un Parco Nazionale, e offre una vista che, nei giorni più limpidi, spazia fino al Mar Tirreno in direzione ovest e all’Adriatico verso oriente. Guardando in direzione sud-orientale si possono distintamente cogliere le forme del Tavoliere delle Puglie, verso sud-ovest spicca il profilo del Vesuvio.

San Massimo è un piccolo comune che non raggiunge i mille abitanti e ha Campitello come sua unica frazione e principale luogo turistico, tanto in estate, quando la gente sale sull’altopiano per cercare riparo dalla canicola e avventurarsi in escursioni a piedi, quanto in inverno, quando il Matese diventa una delle principali destinazioni sciistiche della zona.

Campitello Matese si trova piuttosto distante dalle principali autostrade. Per arrivarci si devono percorrere spesso Strade statali per diverse decine di chilometri per arrivare a destinazione. San Vittore, sulla A1, è l’uscita autostradale più vicina per chi proviene da nord-ovest, mentre quella di Termoli sulla A14 per chi proviene dal nord-est. Da sud Benevento è la città da raggiungere per poi dirigersi verso il Molise.

La stazione ferroviaria più vicina a Campitello si trova nel pittoresco borgo di Bojano, da cui poi ci si può muovere in autobus.

Neve nel Matese: cosa fare in inverno

Campitello è un piccolo paradiso per tutti coloro che amano stare all’aria aperta, immergendosi nella natura anche quando le temperature si fanno più rigide e le giornate più corte.

Sebbene negli ultimi anni ci sia stata una grande alternanza tra stagioni invernali in cui è caduta diversa neve e altre in cui le nevicate sono invece state assai scarne, il Matese è una zona dove mediamente alle quote più alte e su alcuni versanti montani si verificano precipitazioni nevose consistenti, tanto da permettere attività come sci, ciaspolate o semplicemente poter godere di splendidi paesaggi innevati.

Quando la neve imbianca i pendii del Matese, Campitello diventa una delle destinazioni da non perdere nelle regioni dell’Italia meridionale.

Piste da sci per tutti i livelli

Il comprensorio sciistico di Campitello Matese rappresenta la stazione più importante del Molise, ma in generale è una delle principali di tutto l’Appennino centro-meridionale. Gli impianti della località sannita servono un’ampia rete di piste, capace di offrire circa 40 chilometri di tracciati per lo sci da discesa, tutti grosso modo distribuiti tra i 1400 e i 1900 metri di quota.

Gli impianti di risalita conducono a piste di varia difficoltà: da quelle più facili, ideali per famiglie e principianti, a quelle rosse e nere pensate per sciatori con maggiore esperienza, che scendono dalle pendici del Monte Miletto o dal Rifugio Colle Del Caprio.

Da quest’ultimo partono due delle piste principali del comprensorio, la Pista Del Caprio e la Pista Cristallo: entrambe sono omologate dalla FISI, la Federazione italiana sport invernali, e pertanto utilizzabili per competizioni e allenamenti di atleti professionisti, segno di qualità e attenzione agli standard tecnici.

Oltre allo sci alpino, Campitello Matese offre anche tre piste per lo sci di fondo, che si trovano a valle degli impianti di risalita, e alcune strutture per gli sciatori alle prime armi.

Non solo sci: ciaspolate e trekking invernale

Anche se le attività sciistiche sono una delle attrattive principali di Campitello Matese, non sono le uniche attività invernali e da neve che ci si può godere sull’altopiano.

La località, infatti, propone percorsi suggestivi fra boschi imbiancati, maestose montagne e panorami mozzafiato. Il Massiccio del Matese, peraltro, è ricco di faggete e boschi di alberi ad alto fusto, un contesto ideale per una camminata lontano dal caos, scoprendo quanto rumore possa fare la natura lontano dai suoni delle attività antropiche.

Le ciaspolate, ovvero le escursioni sulla neve utilizzando le apposite racchette, sono l’occasione ideale per scoprire la montagna a un ritmo ideale per un ambiente che, quando si imbianca, è giusto esplorare lentamente, senza perdersi uno sguardo a ciò che ci circonda.

Due escursioni semplici, da affrontare come trekking sulla neve o come ciaspolata a seconda della quantità di neve presente, sono quella di Valle Rotonda e quella delle pendici de La Gallinola, una delle vette del Massiccio. Il primo percorso, un anello alla portata di tutti, porta a una bella vista sul Monte Miletto. Il secondo, appena più impegnativo, offre magnifici panorami aperti sul Matese campano e molisano.

Campitello Matese inverno neve

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Il sole spunta dalla vetta de La Gallinola

I più audaci possono anche avventurarsi nella salita alla vetta del Monte Miletto, partendo da Campitello Matese: una escursione impegnativa da affrontare soltanto con un meteo stabile e favorevole e con l’attrezzatura adeguata a un ambiente montano nevoso, come racchette e ramponi. Si tratta di oltre 11 chilometri di percorso che senza neve sono impegnativi ma accessibili, mentre diventa necessaria una discreta esperienza durante la stagione fredda.

Quel che è certo, però, è che si tratta di un itinerario di immenso fascino e stordente bellezza, capace di alternare panorami sulle aspre pareti della montagna regina del Matese e aprirsi su paesaggi innevati e selvaggi, lontani dagli impianti di risalita.

Relax, panorami e rifugi

Campitello Matese non si limita ad offrire attività outdoor, sport invernali ed escursioni sulla neve. Sull’altopiano e nei dintorni il visitatore può concedersi una pausa dalla quotidianità, respirare l’aria tersa e godersi la quiete della montagna.

Campitello Matese inverno neve

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Una coltre di neve copre le cime del Matese

Dall’altopiano, quando il cielo è terso, si gode di splendidi panorami sul territorio che lo contorna, dalle cime del Massiccio del Matese fino a entrambi i mari che lambiscono le coste italiane, lontano.

Pochi sparuti rifugi punteggiano la zona al di fuori del pianoro principale di Campitello, che è invece saturo di strutture ricettive. Merita esplorarli sia per l’ambiente naturale che li circonda che per completare la propria esplorazione del Matese provandone la cucina tipica, i prodotti del territorio e l’atmosfera particolare che caratterizza questo complesso montuoso così ricco e così sottovalutato.

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Petrella Tifernina, nel cuore del Molise più autentico, sta vendendo case a 1 euro

Nel panorama delle iniziative di rigenerazione dei borghi italiani, il progetto delle case a 1 euro continua ad attirare l’attenzione di chi sogna una nuova vita lontano dalle grandi città. Tra le destinazioni più interessanti spicca Petrella Tifernina, suggestivo comune molisano in provincia di Campobasso, che ha recentemente aderito a questo modello di rilancio territoriale.

Immerso nel verde e affacciato sulla Valle del Biferno, il borgo rappresenta una delle espressioni più autentiche del Molise, una regione ancora poco battuta dal turismo di massa. L’obiettivo dell’iniziativa è chiaro: recuperare il patrimonio immobiliare esistente e favorire il ripopolamento del centro storico (che conta solo poche decine di residenti), offrendo nuove opportunità a famiglie, imprenditori e investitori.

Perché acquistare case a 1 euro a Petrella Tifernina

Acquistare una casa a 1 euro a Petrella Tifernina significa investire in un territorio ricco di storia, tradizioni e qualità della vita. Il piccolo borgo, uno dei più suggestivi d’Italia che conta circa mille abitanti, è caratterizzato da vicoli in pietra con strade acciottolate, scorci panoramici e un ritmo di vita lento, ideale per chi desidera allontanarsi dallo stress urbano.

La posizione strategica consente di raggiungere facilmente sia il mare Adriatico sia le aree interne dell’Appennino, rendendo il paese interessante anche dal punto di vista turistico.

Il progetto nasce dalla volontà dell’Amministrazione comunale di contrastare lo spopolamento e valorizzare immobili oggi inutilizzati o in condizioni di forte degrado. Molti edifici non sono abitati da anni e rappresentano un costo per i proprietari, oltre che una criticità urbanistica.

Con la vendita simbolica a 1 euro, il Comune incentiva la ristrutturazione e la riqualificazione del tessuto edilizio, favorendo il ritorno alla funzione abitativa e l’apertura di attività commerciali o sociali.

Dal punto di vista economico, l’acquisto a prezzo simbolico consente di destinare il budget principalmente ai lavori di recupero, personalizzando l’immobile secondo le proprie esigenze.

Inoltre, vivere o investire in un borgo del Molise come Petrella Tifernina permette di riscoprire un forte senso di comunità, partecipare alla vita locale e vivere a stretto contatto con una natura ancora incontaminata.

Come acquistare una casa a 1 euro nel borgo di Petrella Tifernina

L’iniziativa “Petrella Tifernina – case a 1 euro” è rivolta sia a persone fisiche (cittadini) sia a persone giuridiche interessate all’acquisto o alla cessione di immobili. Gli edifici disponibili non sono abitabili e presentano evidenti condizioni di degrado strutturale e igienico-sanitario, motivo per cui è necessario prevedere un intervento di ristrutturazione completo.

Per partecipare è fondamentale consultare le linee guida e l’avviso pubblicato dal Comune. Gli interessati devono compilare l’apposito modulo di manifestazione di interesse, allegando un documento di identità valido.

La domanda può essere consegnata direttamente presso gli uffici comunali oppure inviata tramite posta elettronica certificata. L’Amministrazione si riserva la possibilità di richiedere integrazioni o chiarimenti, qualora lo ritenga necessario per valutare correttamente la proposta.

Il trasferimento dell’immobile avviene tramite asta a fronte di un’offerta minima simbolica di 1 euro, mentre l’impegno principale dell’acquirente riguarda la riqualificazione dell’edificio entro i tempi stabiliti (un massimo di 3 anni).

Il progetto mira infatti non solo alla vendita, ma alla rinascita del borgo del Molise, attraverso nuovi residenti (l’immobile deve diventare infatti residenza ufficiale), attività economiche e un rinnovato tessuto sociale.

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Da L’Aquila al Gargano: le tappe del Cammino della Pace

Il Cammino della Pace è un itinerario che attraversa l’Italia centrale e meridionale sulle orme di santi, pellegrini, monaci e pastori. Parte dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio, nel cuore dell’Aquila, e giunge fino alla sacra grotta di Monte Sant’Angelo, seguendo sentieri montani, tratturi millenari, borghi medievali e santuari incastonati nella roccia. Un viaggio che unisce tre regioni — Abruzzo, Molise e Puglia — attraversando paesaggi naturali di straordinaria bellezza e luoghi carichi di spiritualità e memoria.

Lungo il cammino si incontrano eremi silenziosi, abbazie benedettine, conventi francescani e tracce di transumanze antiche. Ma soprattutto, si cammina per ritrovare senso, equilibrio e riconciliazione: con sé stessi, con gli altri, con la terra. Il nome non è casuale — la pace è la meta e il cammino insieme.

La storia del Cammino

Il Cammino della Pace nasce come sintesi tra le rotte del pellegrinaggio religioso e la memoria civile del Centro-Sud italiano. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando il tratturo era il solco lasciato dal passaggio dei pastori transumanti e dei pellegrini diretti verso Monte Sant’Angelo, importante meta micaelica frequentata già dal VI secolo. Su questi stessi percorsi camminarono anche frati, santi e penitenti attratti dai luoghi di culto come la basilica di Collemaggio, il santuario di San Giovanni in Venere, gli eremi della Maiella o l’abbazia di San Clemente a Casauria.

Ma è anche un cammino che intreccia la storia della resistenza e della pace. Passa da zone segnate dai drammi del Novecento, da monasteri che accolsero sfollati e partigiani, e da santuari dove la fede si fece rifugio e denuncia. È proprio da questo intreccio di spiritualità e memoria che nasce il nome del cammino: un invito a percorrere l’Italia interna non solo per devozione, ma per ricostruire legami, onorare la memoria e praticare la pace, tappa dopo tappa, passo dopo passo.

Le tappe del Cammino

Il Cammino della Pace si snoda lungo oltre 600 chilometri di sentieri, tratturi e strade secondarie, attraversando paesaggi montani, borghi arroccati, valli silenziose e tratti costieri dal fascino incontaminato. Ogni tappa rappresenta un piccolo viaggio a sé, un’occasione per immergersi nella natura, scoprire storie locali, visitare luoghi di culto e sostare in centri ricchi di accoglienza e tradizioni.

Il percorso è suddiviso in 29 tappe principali, cui si aggiungono alcune varianti montane per chi desidera un’esperienza più immersiva e fisicamente impegnativa:

  • Tappa 1 – da L’Aquila a Villa Sant’Angelo (18,9 km, 152 m D+, 260 m D-): dal Collemaggio si segue l’Aterno, passando per Monticchio, Fossa e Sant’Eusanio Forconese fino a Villa Sant’Angelo.
  • Tappa 2 – da Villa Sant’Angelo a Prata d’Ansidonia (14 km, 475 m D+, 236 m D-): si attraversa la valle fino a San Demetrio, poi lungo il Tratturo Magno si raggiunge Peltuinum e infine Prata.
  • Tappa 3 – da Prata d’Ansidonia a Caporciano (10,3 km, 440 m D+, 447 m D-): via Tussio si sale a San Michele e al castello di Bominaco, quindi si scende al complesso benedettino e a Caporciano.
  • Tappa 4 – da Caporciano a Navelli (10,2 km, 144 m D+, 278 m D-): si scende alla piana fino a Cintorelli, poi si prosegue per Civitaretenga e Santa Maria in Cerulis fino a Navelli.
  • Tappa 5 – da Navelli a Bussi sul Tirino (20,3 km, 352 m D+, 693 m D-): si scende nella valle di Capestrano, si attraversa il borgo, poi lungo il Tirino fino a San Pietro ad Oratorium e Bussi.
  • Tappa 6 – da Bussi sul Tirino a San Clemente a Casauria (17,9 km, 709 m D+, 853 m D-): salita su Tratturo Centurelle-Montesecco, poi discesa verso Pescosansonesco, Castiglione a Casauria, Torre de’ Passeri e infine all’abbazia.
  • Tappa 7 – da San Clemente a Casauria a Salle (15,9 km, 775 m D+, 498 m D-): si passa per Bolognano, Musellaro e la chiesa di San Tommaso Becket, scendendo infine a Salle.
  • Tappa 8 – da Salle a Caramanico Terme (10,2 km, 460 m D+, 315 m D-): salita a Salle Vecchio, discesa al fiume Orta e risalita fino al Centro Visite del Parco.
  • Tappa 9 – da Caramanico Terme a Roccamorice (14,4 km, 738 m D+, 830 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento, si sale a Decontra, si attraversa l’altopiano e si arriva alla chiesa di San Bartolomeo e Roccamorice.
  • Tappa 9 (Variante Montana) – da Caramanico Terme a Santo Spirito a Maiella (14,4 km, 1150 m D+, 614 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento e si risale fino a Decontra (tratto comune alla tappa 9), poi si continua in salita tra pascoli e faggete fino all’abbazia rupestre di Santo Spirito a Maiella.
  • Tappa 10 – da Roccamorice a Serramonacesca (17,2 km, 825 m D+, 1049 m D-): salita e discesa nel vallone dell’Angelo, attraversamento dei pascoli della Maiella e dei boschi fino a Serramonacesca.
  • Tappa 10 (Variante Montana) – da Santo Spirito a Maiella a Rifugio B. Di Marco (10 km, 1173 m D+, 585 m D-): breve discesa al torrente, poi salita impegnativa nel bosco fino a Piana Grande, discesa all’eremo rupestre di San Giovanni all’Orfento e risalita tra pascoli fino al Rifugio B. Di Marco.
  • Tappa 11 – da Serramonacesca a Roccamontepiano (10 km, 621 m D+, 458 m D-): salita a San Liberatore, Torre di Polegro e Montepiano, poi discesa al convento e a Roccamontepiano.
  • Tappa 11 (Variante Montana) – da Rifugio B. Di Marco a Guardiagrele (16,4 km, 566 m D+, 1742 m D-): attraversamento del Prato della Maiella e lunga discesa nella valle di Guardiagrele, passando per Fonte Carlese, il Campanaro, Valle delle Monache, la Cascata San Giovanni, Bocca di Valle, Comino e San Donato.
  • Tappa 12 – da Roccamontepiano a Guardiagrele (17,8 km, 800 m D+, 690 m D-): si toccano i ruderi di San Pietro, Pretoro, la Grotta del Colle e Santa Lucia, con arrivo a Guardiagrele.
  • Tappa 13 – da Guardiagrele a Orsogna (14 km, 406 m D+, 549 m D-): si scende a Piana San Bartolomeo, si passa per Piano Venna, Filetto e il convento dell’Annunziata fino a Orsogna.
  • Tappa 14 – da Orsogna a Lanciano (11,5 km, 423 m D+, 584 m D-): discesa al torrente Moro, poi su e giù fino a Santa Maria dei Mesi, si entra a Lanciano dal Santuario del Miracolo.
  • Tappa 15 – da Lanciano a San Giovanni in Venere (13,4 km, 345 m D+, 508 m D-): si supera Rocca San Giovanni e si conclude all’abbazia di San Giovanni in Venere.
  • Tappa 16 – da San Giovanni in Venere a Trabocco Le Morge (13,1 km, 365 m D+, 470 m D-): si costeggia l’Adriatico, si attraversa la riserva della Lecceta e si arriva al trabocco.
  • Tappa 17 – da Trabocco Le Morge a Casalbordino (13,6 km, 368 m D+, 179 m D-): si segue la costa fino al Lido, poi si sale al Santuario della Madonna dei Miracoli e a Casalbordino.
  • Tappa 18 – da Casalbordino a Monteodorisio (15 km, 465 m D+, 353 m D-): si passa per Pollutri e il Sinello, salendo poi fino al santuario della Madonna delle Grazie.
  • Tappa 19 – da Monteodorisio a Lentella (14,8 km, 570 m D+, 498 m D-): si attraversa Cupello, si segue il fiume Treste e si sale fino a Lentella.
  • Tappa 20 – da Lentella a Montenero di Bisaccia (12,8 km, 333 m D+, 448 m D-): discesa verso il Trigno e risalita impegnativa fino al centro di Montenero.
  • Tappa 21 – da Montenero di Bisaccia a Guglionesi (15,9 km, 549 m D+, 445 m D-): si visita il santuario e la Grotta della Madonna di Bisaccia, poi si sale fino a Guglionesi.
  • Tappa 22 – da Guglionesi a Madonna Grande (17,9 km, 337 m D+, 630 m D-): discesa al Biferno, attraversamento di Portocannone e San Martino, fino al santuario di Nuova Cliternia.
  • Tappa 23 – da Madonna Grande a Serracapriola (19 km, 458 m D+, 270 m D-): si segue il Tratturo Magno fino al torrente Saccione, poi in salita fino a Serracapriola.
  • Tappa 24 – da Serracapriola a San Paolo di Civitate (15,5 km, 287 m D+, 368 m D-): discesa al Fortore e risalita all’altopiano di San Paolo di Civitate.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a Apricena (via Apricena) (18,4 km, 122 m D+, 230 m D-): si oltrepassa la cappella della Madonna di Belmonte e si arriva attraversando campi coltivati.
  • Tappa 26 – da Apricena a Santa Maria di Stignano (16,2 km, 324 m D+, 131 m D-): si percorre la campagna fino alla stazione di San Marco in Lamis, poi si sale al santuario.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a San Severo (via San Severo) (13,5 km, 98 m D+, 196 m D-): percorso pianeggiante tra campi coltivati fino al centro abitato di San Severo.
  • Tappa 26 – da San Severo a Santa Maria di Stignano (19,8 km, 320 m D+, 143 m D-): su ferrovia dismessa e poi in salita verso il santuario sul Gargano.
  • Tappa 27 – da Santa Maria di Stignano a San Matteo (11,9 km, 740 m D+, 298 m D-): salita sul promontorio tra eremi e romitori, discesa al convento di San Matteo.
  • Tappa 28 – da San Matteo a San Giovanni Rotondo (10 km, 464 m D+, 597 m D-): salita panoramica sul Gargano e discesa verso i santuari di Padre Pio.
  • Tappa 29 – da San Giovanni Rotondo a Monte Sant’Angelo (22,4 km, 690 m D+, 452 m D-): lunga salita verso la cima del Gargano, conclusione alla Grotta di San Michele Arcangelo.

I luoghi imperdibili

Il Cammino attraversa un territorio ricchissimo di storia, natura e spiritualità, offrendo al viandante una straordinaria varietà di luoghi di interesse. Si parte da L’Aquila, con la maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio, e si segue il corso del fiume Aterno tra necropoli italiche, come quella di Fossa, e resti archeologici come l’antica Peltuinum, città vestina poi romanizzata.

Si incontrano borghi medievali intatti come Bominaco, con il suo straordinario complesso benedettino, e Capestrano, dominato dal castello Piccolomini e celebre per il celebre Guerriero rinvenuto nelle sue necropoli. Il percorso costeggia il fiume Tirino, uno dei più limpidi d’Europa, e tocca luoghi sacri come l’abbazia di San Clemente a Casauria, gioiello del romanico abruzzese.

Entrando nel Parco Nazionale della Maiella, il paesaggio si fa montano e mistico: tra le faggete e i pascoli d’alta quota si trovano eremi rupestri come San Bartolomeo in Legio, Sant’Onofrio e San Giovanni all’Orfento, mete di meditazione per eremiti e santi. Le città di Guardiagrele, Lanciano e San Giovanni Rotondo arricchiscono il cammino con il loro patrimonio artistico e religioso, legato in particolare alla figura di Padre Pio.

Il cammino culmina a Monte Sant’Angelo, con il celebre santuario micaelico scavato nella roccia, punto di arrivo carico di suggestione per chi ha attraversato gli Appennini fino al promontorio del Gargano. Tra vestigia romane, santuari, abbazie e paesaggi naturali incontaminati, ogni tappa è un invito alla scoperta e alla contemplazione.

Cosa sapere prima di intraprendere il Cammino

Per affrontare il cammino in sicurezza e con consapevolezza, è utile conoscere in anticipo alcune indicazioni pratiche su equipaggiamento, gestione dell’acqua e logistica:

  • Il cammino presenta tratti pianeggianti e salite impegnative, in particolare nella zona della Maiella e del Gargano: è consigliata una buona preparazione fisica.
  • È utile suddividere le tappe in base alle proprie capacità e inserire eventuali giornate di riposo nei centri principali (es. L’Aquila, Caramanico, Lanciano, San Giovanni Rotondo).
  • L’equipaggiamento consigliato include: scarponcini da trekking, bastoncini, zaino leggero ed ergonomico, abbigliamento a strati, mantella antipioggia, cappello, occhiali da sole e crema solare.
  • È importante portare con sé la traccia GPS ufficiale del cammino. In alcune zone i segnali sono assenti o poco visibili; una mappa cartacea può essere utile in caso di necessità.
  • Portare almeno 1,5–2 litri d’acqua al giorno, soprattutto nelle tappe più isolate e in quota.
  • Le fonti d’acqua si trovano nei borghi attraversati (fontane pubbliche, bar, negozi), lungo il fiume Tirino, nel Parco della Maiella (es. Fonte Carlese) e in alcuni eremi.
  • Nei tratti più impegnativi (es. tra Santo Spirito a Maiella e Rifugio Di Marco), non ci sono punti di rifornimento: è essenziale partire ben equipaggiati.
  • Le strutture ricettive variano tra ostelli, B&B, rifugi e ospitalità religiosa. In alta stagione è consigliata la prenotazione, soprattutto nelle località più piccole.

I piatti tipici da gustare

Il cammino attraversa territori dall’identità gastronomica forte e variegata, dove le ricette della tradizione si intrecciano con la ruralità e la montagna. In Abruzzo, tra L’Aquila, la valle dell’Aterno e la Maiella, spiccano piatti come gli arrosticini di pecora, cotti alla brace e serviti con pane e olio, le sagne e ceci, pasta fatta a mano con legumi, e le pallotte cace e ove, polpette fritte a base di formaggio e uova in sugo di pomodoro.

Tra i primi piatti si distinguono anche i maccheroni alla chitarra, spesso conditi con sughi di carne d’agnello. Nei borghi della Maiella e del chietino si trovano minestre rustiche, formaggi a latte crudo, pane cotto con erbe spontanee e zuppe contadine. Avvicinandosi al Molise, il gusto si fa ancora più robusto: è qui che si incontra la ventricina, salume saporito e speziato, protagonista di panini e antipasti, e si riscoprono piatti come la pezzata (carne di pecora bollita con verdure), i cavatelli con sugo di carne e i dolci secchi come i mostaccioli.

Infine, nella parte garganica della Puglia, la cucina si apre a influenze mediterranee: orecchiette, panzerotti, verdure ripiene, latticini freschi come la ricotta forte o la burrata, fino ai profumi del mare che iniziano ad affacciarsi nei pressi del litorale. A ogni tappa, sapori semplici e intensi raccontano storie antiche, da assaporare con lentezza, proprio come il cammino.

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L’anima selvaggia del Matese: un sogno protetto d’Italia

Il parco del Matese rappresenta una significativa storia di tutela ambientale in evoluzione. Un percorso che lo ha condotto dal riconoscimento regionale a pieno titolo tra i parchi nazionali d’Italia. Nella Giornata della Terra, il 22 aprile 2025, il parco del Matese è diventato, infatti, il venticinquesimo parco nazionale d’Italia. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato così il decreto per la salvaguardia del parco nazionale del Matese. Il nuovo parco nazionale del Matese nasce dall’inglobamento e dall’ampliamento dell’ex parco regionale del Matese, che si estendeva per oltre 33.000 ettari sul versante campano, e dell’oasi WWF di Guardiaregia e Campochiaro, che copre 3.135 ettari sul versante molisano.

Questo prezioso scrigno di biodiversità, incastonato tra Campania e Molise e con una superficie ora di 87.898 ettari, custodisce un ecosistema di straordinaria ricchezza. Le sue vette maestose, le foreste secolari e una ricca fauna selvatica lo consacrano come un autentico gioiello naturalistico del nostro Paese. La sua elevazione da parco regionale a parco nazionale segna un nuovo e importante capitolo nella sua conservazione e valorizzazione, proiettandolo a pieno titolo nella categoria delle aree protette più importanti d’Italia.

Nei prossimi mesi e anni, potremmo assistere a sviluppi che renderanno la visita a questi luoghi un’esperienza ancora più ricca e significativa. Sarà interessante seguire come la gestione del nuovo parco nazionale applicherà nuove strategie per evidenziare e valorizzare al meglio le sue peculiarità.

Nel parco nazionale del Matese, gli amanti della tranquillità, delle passeggiate lente e della montagna, troveranno un ambiente perfetto per rilassarsi, godendo delle bellezze paesaggistiche di questo splendido territorio. Il parco nazionale del Matese è scelto dagli amanti dello sport e dell’avventura, poiché si presta a molteplici attività, dal cicloturismo al kayak, fino alle arrampicate e al parapendio.

Il parco nazionale del Matese: una splendida oasi naturale

Il parco nazionale del Matese è un’oasi naturale di estrema bellezza, con peculiarità tutte da scoprire. Entrato in funzione come area naturale protetta della Campania nel 2002, diventato poi parco regionale con un’area di ben 33.326 ettari, è ora parco nazionale con una nuova area protetta che si estende su 87.898 ettari tra la Campania e il Molise e comprende quattro Province (Benevento, Campobasso, Caserta e Isernia) e ben 52 Comuni.

Questo parco, a meno di due ore da Napoli, prende il nome dal Massiccio del Matese – a cavallo tra Campania e Molise – sul quale spiccano tre imponenti monti di natura calcarea: il Mutria, il Miletto – il più alto della zona con più di 2.000 metri – e il Gallinola.

Ma non è tutto, perché il Parco custodisce una varietà di paesaggi e punti di interesse tutti da esplorare. Nell’area sono presenti quattro laghi, tra i quali il Matese, il più alto d’Italia, e quattro fiumi che lo attraversano tra i quali il Titerno e il Tammaro.

Ciò che incanta è la varietà di flora e fauna presenti in questa riserva naturale, dalla vegetazione mediterranea alle praterie, che lasciano il posto a boschi di faggi e castagni salendo in quota. Qui, inoltre, trovano dimora i lupi, le volpi, le lepri, i caprioli, i gatti selvatici e tanti altri esemplari.

Il Lago del Matese e gli altri specchi d’acqua

La distesa naturale del parco nazionale del Matese è ricca di acqua, tra sorgenti, cascate e laghi. Tra questi spicca il lago del Matese, il lago carsico più alto d’Italia: si trova a circa 1000 metri di altitudine tra i comuni di Castello del Matese e di San Gregorio Matese. Incastonato tra i meravigliosi boschi di faggio è sorvegliato dall’alto da due imponenti montagne rocciose: il Monte Miletto e il Monte La Gallinola.

Questo specchio d’acqua è un’oasi che numerosi volatili hanno scelto come loro dimora, come il germano reale e gli aironi cenerini. Visitarlo è semplice, tramite diversi percorsi segnalati che accompagnano lungo il suo perimetro, a piedi o in bicicletta. Questa camminata è facile e adatta a tutti, anche ai bambini. Nei periodi in cui il livello dell’acqua del lago è più basso è possibile anche raggiungere l’isolotto “Montrone” – o “Monterone” – che una volta veniva utilizzato per riparare il bestiame.

Ma non c’è solo il lago del Matese ad arricchire il paesaggio naturale di questo meraviglioso parco. Troviamo anche il lago di Letino, il lago di Gallo Matese e il lago di Arcichiaro. Sono più piccoli ma molto suggestivi e utilizzati per produrre energia idroelettrica.

punto di interesse all'interno del parco nazionale del Matese

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Gallo Matese, parco nazionale del Matese

Trekking e tanto sport per tutto l’anno

Il parco nazionale del Matese ha una varietà di ambientazioni che lo rendono il luogo ideale per numerose attività all’aperto durante tutto l’anno.

I sentieri per il trekking sono numerosi e segnalati: si addentrano nei fitti boschi, girano attorno ai laghi, esplorano i canyon scavati nella roccia e salgono in quota fino alle cime dei monti che compongono questo splendido paesaggio, con viste mozzafiato dall’alto.

Anche gli amanti delle due ruote possono seguire in mountain-bike le stradine e i sentieri che esplorano ogni punto del parco, per un’escursione all’insegna dell’avventura.

Ma non è tutto, perché sono tanti gli sport che si possono praticare in quest’area protetta, a partire dalle arrampicate sulle pareti calcaree: quelle di Civita di Pietraroja, di San Lorenzello, di Letino e della Valle Orsara, sono le più famose.

Inoltre, le acque tranquille dei laghi del Parco del Matese sono bacini perfetti per escursioni in kayak e canoa e per chi ama vivere il brivido dell’avventura è possibile fare escursioni guidate tra le gole e i canyon scavati dalle acque, mentre le zone umide circostanti sono ottimi ambienti per coloro che sono appassionati di birdwatching. Qui si possono avvistare, tra i vari esemplari, la marzaiola, il picchio rosso e anche l’aquila reale.

Gli amanti delle passeggiate a cavallo possono esplorare il paesaggio in sella a queste splendide creature, addestrate dalle aziende locali, e i più temerari possono effettuare discese in parapendio o in deltaplano.

Quando arriva l’inverno, poi, il paesaggio si imbianca e diventa l’ambientazione perfetta per gli sport sulla neve. A Bocca della Selva gli appassionati si possono cimentare nello snowboard, nello sci da discesa e nello sci da escursionismo, oppure percorrere piacevoli camminate con le ciaspole ai piedi.

Cosa vedere nel parco

Oltre ai laghi, i boschi incantati e le alte cime che fanno da guardiane al parco nazionale del Matese, ci sono molti altri punti di interesse da visitare durante un’escursione in questa magnifica zona d’Italia. Ecco tre luoghi da non lasciarsi sfuggire: la piana delle pesche, la cipresseta di Fontegreca e le forre di Lavello.

Piana delle pesche

Uno dei punti da raggiungere lungo un’escursione nel parco del Matese è la piana delle pesche, una distesa di prati circondata da un bosco con enormi alberi, il luogo perfetto per famiglie con bambini per cimentarsi in un’escursione semplice e fare un picnic nella natura. Per arrivare alla piana delle pesche, che si trova a Gioia Sannitica, si parte dalla frazione di Curti. Da qui parte una stradina segnalata, in salita, che attraversa il bosco fino a raggiungere il pianoro. Quando le acque dei ghiacciai si sciolgono, inoltre, nella zona si forma anche un piccolo specchio d’acqua chiamato laghetto Suglio.

Cipresseta di Fontegreca

Al di sopra della cittadina di Fontegreca ha sede lo splendido bosco degli Zappini, conosciuto come la cipresseta di Fontegreca. Una tappa qui è dovuta, per ammirare una tipologia di cipresso raro e unico al mondo. Si tratta della varietà che ha più di 500 anni definita “horizontalis”.

Oltre agli alberi, che ricoprono un’area di circa 40 ettari, si trovano anche piccole piscine naturali, cascate e ruscelli, che rendono il paesaggio ancor più suggestivo. All’entrata del bosco, inoltre, si trova anche il santuario della Madonna dei Cipressi.

Forre di Lavello

forre di lavello nel parco nazionale del matese

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Forre di Lavello, parco nazionale del Matese

Uno dei luoghi più incantevoli del parco nazionale del Matese sono le forre di Lavello. Si tratta di gole, create dall’azione erosiva dell’acqua per millenni, che si trovano tra i monti Erbano e Cigno, sulla strada che collega Cerreto Sannita a Cusano Mutri, lungo il fiume Titerno. Il corso d’acqua ha creato un canyon di spettacolare bellezza tra le rocce calcaree, visitabile attraverso un sentiero che ripercorre un’antica mulattiera di epoca sannitica.

Nel tragitto, lungo circa 2 chilometri, si trovano anche altre perle che questo parco custodisce gelosamente: la grotta delle fate, il ponte del mulino, il Muraglione, la caverna dell’elefante, la grotta delle streghe e quella dei briganti, oltre ad alcuni punti panoramici come il belvedere sulla forra.

Il territorio del Matese è carsico e quindi ricco di corsi d’acqua sotto terra che in certi punti compaiono in superficie sotto forma di cascate, piscine naturali e torrenti. Le forre di Lavello, infatti, non sono gli unici canyon presenti all’interno del parco del Matese. Sono ottimi luoghi da esplorare anche la gola di Caccaviola, il canyon di pesco rosso e la forra dell’inferno.

E proprio le azioni del mare, fin dall’antichità, rendono questo territorio ricco di fossili. Molti sono situati nel sito geo-paleontologico di Pietraroja (nella provincia di Benevento): qui si possono ammirare reperti fossili di vertebrati (pesci, rettili, anfibi) e anche un esemplare di un dinosauro carnivoro, antenato dei velociraptor.

Il parco nazionale del Matese tra storia e tradizioni antiche

I sentieri di questo splendido parco sono stati percorsi dall’uomo fin dall’antichità. Quest’area fu roccaforte di un popolo particolarmente tenace, i Sanniti, che a lungo tennero testa alle armate dell’Impero di Roma.

In questi territori è possibile ritrovare tracce anche di Goti, Vandali e Longobardi, tra monumenti e grotte sacre. Quella che racconta questo territorio è una storia tanto antica quanto intrigante, composta da svariati popoli, come ad esempio i Saraceni, il cui arrivo è testimoniato dai centri arroccati e dai monasteri fortificati. I borghi, inoltre, portano i segni di splendori e ricchezze, di stili differenti e periodi di carestie particolarmente difficili. Il territorio parla e racconta ancora di Normanni, Svevi e Angioini, per un’esperienza incredibile, che porterà ad immergersi nella storia di questi luoghi.

Ma è una storia caratterizzata anche da tradizioni ben radicate, soprattutto per quanto concerne il cibo. All’interno del parco sarà possibile apprezzare tutte le specialità dell’area, tramandate da generazioni dal mondo pastorale e contadino: dal formaggio pecorino alle caciotte, dai caciocavalli alla mozzarella. Impossibile non provare i prosciutti stagionati di Pietraroja, così come il cazzu’ntontulu (salume) di Castello Matese. Tutto ruota intorno alla natura, dolci compresi, caratterizzati soprattutto da fragole, more e mirtilli offerti dai boschi.

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I 6 borghi più belli dell’Alta Valle del Volturno, angolo incantato d’Italia

L’Alta Valle del Volturno è un angolo incantato al confine tra Lazio e Abruzzo, dove la natura incontaminata si intreccia con una storia millenaria e borghi antichi raccontano, passo dopo passo, il passato di un territorio autentico.

In questa zona del Molise, ci si ritrova avvolti da un’atmosfera differente: le strade di ciottoli, le torri medievali, le chiese affrescate e i paesaggi vegliati dai monti regalano un’esperienza di viaggio intima, lontana dai circuiti turistici di massa. È qui che si celano alcuni dei borghi più belli, tesori da scoprire con lentezza, ascoltando il silenzio e respirando il profumo della terra.

Fornelli, il borgo delle sette torri

Quando si arriva a Fornelli, si ha subito la sensazione di entrare in un luogo sospeso nel tempo. Parte del circuito ufficiale de I Borghi più Belli d’Italia, si erge fiero nell’Alta Valle del Volturno con l’impianto medievale ancora intatto e una cinta muraria tra le meglio conservate dell’intera regione. Le sue torri, ben sette, svettano a protezione di un centro storico dove ogni pietra racconta storie di nobili, abati e antiche dominazioni.

Fornelli nasce nel X secolo, come insediamento fondato dagli abati di San Vincenzo al Volturno, che contribuirono alla rinascita di queste terre dopo un periodo di decadenza. Passeggiando tra le stradine strette che si arrampicano lungo il colle, si incontrano architetture nobiliari, palazzi storici e scorci che appartenere un manoscritto antico.

Colpisce la maestosità del castello, trasformato nel Settecento in un palazzo fortificato, dove nel 1744 soggiornò persino Carlo III di Borbone. E poi c’è la splendida chiesa madre di San Michele Arcangelo, custode di un’arte sacra che vibra ancora tra le navate.

Colli a Volturno, la piccola Parigi del Molise

Chi si avventura fino a Colli a Volturno scopre una fiaba. Le tre colline boscose, sempreverdi e avvolte da una vegetazione rigogliosa, gli hanno valso l’affettuoso soprannome di “piccola Parigi” del Molise. Ma non è solo un paragone poetico: custodisce davvero tesori unici, che narrano secoli di storia e una connessione profonda con la natura.

Il borgo affonda le sue radici nel VII secolo a.C., ai tempi dei Sanniti, ma fu nel Medioevo che i monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno ne favorirono lo sviluppo. E ancora oggi, camminando per il paese, si possono ammirare resti di un acquedotto romano e soprattutto la cinta muraria sannitica, lunga sei chilometri, che affascina archeologi e studiosi da ogni parte del mondo.

A poco più di 400 metri d’altitudine, domina una valle incantevole, in un susseguirsi di scorci naturali che lasciano senza fiato: da una parte le vette delle Mainarde, dall’altra i profili del Matese. Qui, il contatto con la natura è totale, ma sempre intrecciato con la memoria storica di un popolo che ha saputo custodire le proprie radici.

Cerro al Volturno, il borgo del castello

Panorama di Cerro al Volturno

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Veduta panoramica di Cerro al Volturno

Arrivando a Cerro al Volturno non si può fare a meno di alzare lo sguardo verso il castello che troneggia sull’intero abitato. Sospeso su uno sperone di roccia che emerge dalla pianura, il borgo appare protetto da una cornice di mura antiche e silenziose. È il racconto della difficoltà della costruzione in un luogo impervio, ma anche la sicurezza che la posizione strategica ha garantito per secoli.

Cerro prende il nome da un albero secolare, il quercus cerri, e custodisce un centro storico compatto, che si scopre facilmente a piedi. Tra le case, alcuni murales geometrici animano le facciate e accompagnano fino al cuore del paese: il Castello Pandone. Edificato per la prima volta nel X secolo e ricostruito nel Quattrocento, ha saputo adattarsi alle forme della roccia, dando vita a un edificio irregolare ma affascinante, simbolo della forza e della tenacia del borgo molisano.

Le mura storiche che racchiudono il paese risalgono al XIV secolo e conservano ancora le tracce delle torri e delle abitazioni che vi si appoggiavano. Un piccolo mondo arroccato che resiste al tempo, fedele alla sua identità.

Rocchetta a Volturno, tra storia e spiritualità

Rocchetta a Volturno è un borgo doppio, diviso tra l’antico nucleo di Rocchetta Alta e la parte più recente costruita più a valle, Rocchetta Nuova. Una duplice anima che racconta la storia di un paese resiliente, che ha saputo reinventarsi senza perdere le proprie radici.

Arroccata sulla montagna, Rocchetta Alta custodisce i resti della Rocca medievale e regala panorami da sogno, mentre a valle, Rocchetta Nuova si sviluppa con ordine ottocentesco, frutto del trasferimento della popolazione in seguito a problemi di stabilità del terreno. Ma la vera perla del territorio è l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, uno dei più antichi monasteri d’Italia. Fondata nell’VIII secolo, l’abbazia ha attraversato secoli di distruzioni, rifacimenti e restauri, fino a ritrovare nel Novecento, grazie a un intervento attento, le forme gotiche del XIII secolo. Al suo interno si conservano rari affreschi di epoca longobarda, testimoni di un’arte perduta che riesce sempre a commuovere.

Non meno importante è la memoria storica legata alla Seconda Guerra Mondiale: nelle vicinanze si combatté duramente, e il Museo delle Guerre Mondiali ne custodisce le tracce e le storie.

Montenero Val Cocchiara, tra storia e spiritualità

Montenero Val Cocchiara è un piccolo scrigno di storia che si apre tra le colline molisane, abitato da poco più di 500 anime ma carico di un fascino antico. Le sue origini risalgono al lontano XI secolo, quando era un feudo dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Ma è già nel Chronicon Volturnense del 975 che si trova traccia del borgo, allora chiamato Mons Niger.

Nel XII secolo sorgeva già una chiesa dedicata a Santa Maria, oggi nota come Santa Maria di Loreto, che con la sua facciata austera, il portale settecentesco e il campanile svettante invita al raccoglimento e all’ammirazione. All’interno, spicca un altare del 1754 decorato con raffinati intarsi floreali, testimonianza di una sensibilità artistica raffinata.

Il centro storico, racchiuso da mura in pietra grigia e dominato dal maestoso Palazzo Ducale del 1891, è una vera perla da esplorare. Le numerose chiese, cappelle e luoghi sacri punteggiano il paese, rendendolo uno dei centri spiritualmente più ricchi della zona.

E tutto intorno, il paesaggio si apre sulla vallata del Pantano della Zittola, con le sue atmosfere quasi carsiche e una bellezza aspra, che conquista al primo sguardo.

Pizzone, il cuore selvaggio della Valle

Centro storico di Pizzone

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Scorcio del centro di Pizzone

Nascosto tra i boschi di faggio e acero, Pizzone è un piccolo paradiso verde che domina la valle Ura dal monte Mattone. Qui la natura detta ancora le sue leggi, e il borgo vive in perfetta armonia con l’ambiente circostante. Nei dintorni, si possono incontrare specie rare come l’orso bruno marsicano, l’aquila reale e i cervi, mentre il silenzio dei boschi accompagna i passi di chi esplora simili luoghi senza tempo.

Pizzone vanta ancora intatte le tre antiche porte di accesso, che delimitavano i vari nuclei abitativi poi fusi nel borgo attuale. Porta Lecina, Porta dei Santi e Porta Borea sono come varchi in un passato che continua a vivere tra le pietre.

Nel centro storico, la chiesa di San Nicola rivela l’anima antica, emersa dopo il terremoto del 1984, mentre numerose cappelle devozionali punteggiano il territorio e raccontano una fede semplice e radicata, plasmata di riti e silenzi.

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Nel cuore segreto del Molise: viaggio incantato a Rocchetta a Volturno

Abbracciata dalle silenziose montagne delle Mainarde, al confine tra il Lazio e il Molise, Rocchetta a Volturno custodisce il fascino discreto dei luoghi dimenticati e la bellezza autentica delle realtà rimaste intatte nel tempo. Un paese piccolo, sì, ma capace di sorprendere con una ricchezza di storie, paesaggi e tradizioni che lasciano il segno. Qui, dove il fiume Volturno ha origine e la natura si fonde con la memoria, sembra davvero che ogni pietra abbia qualcosa da raccontare.

Le sue origini risalgono probabilmente alla fine dell’Impero romano, anche se fu nel Medioevo che il territorio conobbe un periodo di grande espansione, diventando parte dei possedimenti dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno e, in seguito, di Montecassino. Oggi, immerso in un paesaggio che alterna boschi, sorgenti e rovine ricche di fascino, rappresenta un perfetto punto di incontro tra spiritualità, passato e bellezza selvaggia.

Cosa vedere a Rocchetta a Volturno

Sulla cima di un piccolo colle che sovrasta le sorgenti del Volturno, si stagliano i ruderi struggenti di Rocchetta Alta, il nucleo medievale del paese, abbandonato nel corso del Novecento a causa di frane e cedimenti. Quel che resta ai nostri giorni è un borgo fantasma dall’atmosfera sospesa, dove il tempo pare essersi arreso.

Passeggiando tra le case in pietra, il vecchio Municipio, la scuola e le botteghe del barbiere e del sarto, ci si ritrova in un’altra epoca. I resti del castello baronale vegliano ancora dall’alto, mentre sul versante si possono distinguere le tracce delle abitazioni colpite dalla frana. È un luogo che commuove e affascina, dove il silenzio vale più di mille parole e la vista sulla vallata regala uno spettacolo che toglie il fiato.

Gli abitanti, dopo l’abbandono di Rocchetta Alta, si sono distribuiti in piccoli nuclei abitativi lungo la piana, in tre aree distinte: la storica Rocchetta Alta, la più recente Rocchetta Nuova e la frazione di Castelnuovo al Volturno, poco distante.

Il Santuario rupestre di Santa Maria delle Grotte

Suggestivo Santuario di Santa Maria delle Grotte

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Santuario di Santa Maria delle Grotte

Appena fuori dal centro abitato, nella quiete della campagna molisana, si nasconde una gemma del patrimonio benedettino: la chiesetta rupestre di Santa Maria delle Grotte che conquista fin dal primo sguardo, grazie al portale trecentesco in marmo, con colonne poligonali e un’elegante cornice di archi, su cui ancora si possono ammirare bassorilievi e una delicata lunetta affrescata con la figura della Vergine col Bambino.

Ma è entrando che si coglie la vera meraviglia. Le pareti interne custodiscono tre straordinari cicli di affreschi, considerati tra i più antichi e preziosi del Molise. Il primo, più recente, decora la cappella laterale e il presbiterio con immagini della Madonna.

L’aula principale ospita invece un ciclo più antico dedicato ai Santi, mentre in una stanza più piccola emergono gli affreschi più antichi, che raffigurano la vita di Gesù. A rendere il tutto ancora più prezioso, la statua lignea della “Madonna Magna“, un simbolo di profonda devozione e valore artistico.

Il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali

Chi ama la storia contemporanea trova a Rocchetta Nuova un luogo che lascia il segno: il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali. Inaugurato nel 2010, si estende per oltre 900 metri quadrati e vanta una delle collezioni più complete e affascinanti del panorama nazionale.

Le sale tematiche permettono di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo al cospetto di uniformi, armi, equipaggiamenti, aerei d’epoca e documenti originali delle due guerre mondiali. L’esperienza culmina in una sezione unica in Italia dedicata agli armamenti, che ospita pezzi provenienti da eserciti di tutto il mondo, databili dall’Ottocento a oggi.

Accanto all’esposizione permanente, il museo ospita una biblioteca specializzata, con volumi e materiali d’archivio preziosi per studiosi e appassionati. Non mancano eventi culturali, presentazioni e convegni scientifici.

L’Abbazia di San Vincenzo al Volturno

Tra i luoghi simbolo non solo di Rocchetta ma di tutta la regione, l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno è un faro spirituale e culturale che ha attraversato i secoli. Fondata nel 703 d.C., ai piedi delle Mainarde, lungo le acque pure del Volturno, l’abbazia benedettina ha conosciuto epoche di splendore durante l’impero carolingio, saccheggi e distruzioni (come l’attacco saraceno del 881) e lunghi periodi di oblio.

Eppure, la sua luce non si è mai spenta. I resti archeologici della prima abbazia, affiancati al complesso restaurato, testimoniano un passato importante, colmo di fede, arte e cultura.

Oggi, una nuova comunità benedettina mantiene viva la tradizione, raccogliendo l’eredità spirituale del fondatore, San Paldone, e continua a rendere questo luogo un rifugio per l’anima.

Cosa fare: vivere la natura dell’Appennino

Lago di Castel San Vincenzo

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Spettacolare Lago di Castel San Vincenzo

Il paesaggio tutt’intorno a Rocchetta a Volturno è una sinfonia di colori, suoni e profumi che invitano all’esplorazione e alla meraviglia.

Inserito nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il territorio è punteggiato da sentieri escursionistici che si snodano tra boschi di faggi e cerri, popolati da una fauna ricchissima: cervi, caprioli, volpi, orsi bruni marsicani, lupi e numerose specie di uccelli.

Una delle mete imperdibili sono le sorgenti del Volturno, dove l’acqua sgorga limpida e trasparente dalle pendici di Monte Rocchetta e crea uno spettacolo naturale di rara bellezza: tra sfumature di azzurro e verde, si può sostare per un pic-nic o una passeggiata rigenerante.

L’area è anche habitat di specie botaniche rare, come il ranuncolo a foglie capillari e il salice dell’Appennino. E con un pizzico di fortuna, ci si può imbattere nei piccoli abitanti del bosco: scoiattoli, ghiri e persino qualche cervo curioso.

Dalle sorgenti è possibile partire per un’escursione verso la Cascata del Volturno, nei pressi di Castel San Vincenzo. Più che una caduta d’acqua, è una danza di colonne liquide che si insinuano tra le rocce rivestite di muschio e si riversano in un laghetto turchese, incastonato nella vegetazione. Un luogo che sembra appartenere a una fiaba, capace di far innamorare chiunque lo raggiunga.

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Centri termali del Molise da non perdere

Piccola regione del sud Italia, il Molise è un gioiello ricco di bellezza e di storia, di borghi stupendi, di una natura varia e affascinante e di cultura. Ed è la destinazione adatta anche per chi cerca il luogo giusto in cui staccare dalla quotidianità, riconnettersi con sé stesso e dedicare pillole di benessere al corpo e alla mente.

Le terme in Molise ci sono e sono i luoghi ideali per una pausa lontana da tutto e tutti, con il vantaggio che si può partire e scoprire nuovi posti, immergendosi in una regione che è piena di tesori da scoprire, con la sua varietà territoriale e in cui respirare una vivacità culturale intrigante. Quali sono le location da scegliere per andare alle terme in Molise e regalarsi una vacanza di relax totale.

Sepino, le terme in Molise

È uno dei Borghi più belli d’Italia e si trova in Molise, in provincia di Campobasso: stiamo parlando di Sepino, luogo ammantato di fascino e di cultura, con una storia antica di cui si possono trovare le prime tracce già in epoca Sannica.

È qui che si trovano i resti di terme antiche, vicino all’attuale abitato dove vi sono due siti archeologici all’interno dei quali si possono ammirare i resti di quegli spazi di benessere che esistevano già in tempi remoti. Nel borgo vi è anche il complesso Terme Tre Fontane e l’acqua di questa destinazione si dice essere un toccasana per la cura dei calcoli renali. Lo stabilimento, che aveva aperto i battenti nel 1990, attualmente è chiuso. Ma nel territorio del Molise si trovano comunque tantissimi centri in cui ritagliarsi preziosi momenti di benessere.

Castelpetroso, Fonte del Benessere Resort

Il piccolo paese di Castelpetroso è nato all’incirca in epoca normanna e porta i segni di un passato interessante e antico, come il suo centro con il suggestivo borgo medievale. Qui si trova Fonte del Benessere Resort, una struttura che accoglie per una fuga dedicata alle coccole per il corpo e la mente: al suo interno, infatti, si trova il Centro Mességué con i suoi idropercorsi, piscine, saune, thermarium, aree relax e molto altro. Per quello che riguarda l’acqua, ad esempio, ci si immerge in piscine con la temperatura dell’acqua che varia dai 30 ai 32 gradi, per godere di un relax che si struttura in getti, fontane e botti idromassaggio, percorso kneipp e flebologico. Poi vi sono una sauna finlandese, con una parete realizzata con sale dell’Hymalaia, bagno turco e biosauna aromatica, per concludere con ice-zone, idro-cromo e il percorso freddo. Non mancano zone relax, trattamenti, solarium esterno e area fitness.

Per sperimentare queste coccole vi sono diverse opzioni come la possibilità di regalarsi un’esperienza notturna in spa, con la Wellness Night a un costo di 40 euro a persona, dalle 20,30 alle 24 (da verificare quando vengono organizzate), oppure la Mid Day Spa: mezza giornata con accesso a piscina interna ed esterna (collegate con porte scorrevoli), idropercorso Kneipp flebologico, nuoto controcorrente, giochi d’acqua, thermarium aree relax, solarium esterno con vasca idrozen.

Anche questo pacchetto ha un costo di 40 euro a persona dal lunedì al venerdì (esclusi ponti, festività e alta stagione), dalle 8,30 alle 14 e dalle 14 alle 20. Nel fine settimana, nei festivi e in alta stagione l’ingresso ha un costo di 55 euro dalle 8,30 alle 14.

Arrivare qui è davvero semplice dal momento che dista solamente 15 chilometri da Isernia, che si raggiunge molto velocemente in automobile, ma anche in autobus.

Bagnoli del Trigno, Domus Hotel Bagnoli

Restiamo in provincia di Isernia, in questa piccola regione d’Italia, e raggiungiamo Bagnoli del Trigno, un borgo la cui nascita è legata ad alcune leggende, tra cui quella che sia stata fondata vicino a una sorgente termale, oppure la storia secondo la quale un cavaliere si bagnasse proprio nel punto in cui le acque del fiume sono più ricche di minerali. La terza, infine, dice che il borgo sia stato edificato durante le invasioni barbariche.

Una cosa è certa questo è un luogo di grande bellezza con edifici religiosi e civili da ammirare e nei quali si riflette una storia antica. Ed è in qui che troviamo Domus Hotel Bagnoli, poco distante dal borgo abitato, è una struttura in cui il relax è di casa: il suo centro benessere si sviluppa su 500 metri quadrati e ci si può far coccolare con tanti trattamenti differenti.

Nel sito della struttura vengono elencati: biosolarium, infrathermoterapia, phytothermoterapia, hydrozonoterapia, bagno thermale, haloterapia, vasca phisiothermale, percorso idrotermale, docce emozionali con aromaterapia e cromoterapia, applicazioni di fanghi e limo, massoterapia e massaggio in acqua.

Il percorso total relax, comprensivo di massaggio, ha un costo che varia dai 39 euro (in settimana) ai 49 euro (nel weekend, nei festivi e nei giorni prefestivi), mentre il Day spa, con pranzo o cena presso il ristorante, varia dai 48 dal lunedì al venerdì, ai 53 euro per sabato, domenica, festivi e prefestivi.

Queste sono alcune delle bellissime location che si possono raggiungere in Molise per una fuga all’insegna del relax e immersi in una regione che offre esperienze diverse e per tutti i gusti: immersi nella natura, oppure nella cultura, alla scoperta di un passato affascinante.

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Pesche, il suggestivo “paese-presepe” nel cuore del Molise

Si arrampica su una roccia con i suoi edifici che lo fanno sembrare simile a un piccolo presepe: la meraviglia è di casa a Pesche, borgo di poco più di 1400 anime in Molise, in provincia di Isernia. Qui il passato si intreccia al presente, regalando casette piccole, vicoli stretti, scorci mozzafiato e un aspetto suggestivo e fiabesco.

Ci sono diverse cose da vedere ed eccellenze che rendono questo territorio estremamente interessante, un posto che – visto da lontano – ricorda davvero un presepe, di quelli che sembrano scalare quasi in verticale la parete rocciosa: le case chiare, una attaccata all’altra, e le strade che si intrecciano e regalano un’ambientazione speciale a chi decide di visitare questo borgo-presepe del Molise.

Tutto quello che c’è da sapere per visitare Pesche, perla preziosa immersa nella natura suggestiva del Molise.

Dove si trova Pesche

Siamo a poca distanza da Isernia, che dista da Pesche solamente una dozzina di chilometri, qui si trova questo borgo – presepe arroccato su un fianco del monte San Marco.

Siamo in Molise, terra affascinante e ricca di tesori, incastonata tra Abruzzo, Marche, Lazio, Campania e Puglia, è una regione di piccole dimensioni ma non per questo ci sono poche cose da vedere: tra monti e colline, ha anche lo sbocco sul mare.

Ma non è lì che si trova Pesche, che è lontana dall’Adriatico è si trova a un’altitudine di circa 730 metri sopra il livello del mare, il borgo è inserito nella Riserva naturale orientata al cui interno si possono programmare escursioni nel mezzo della natura, trekking indimenticabili grazie ai favolosi panorami, tra radure, boschi e sentieri.

Quando si scorge Pesche in lontananza non si può non rimanere colpiti dalla bellezza di questo borgo, dalle sue case che sembrano appoggiate e poste le une vicine alle altre, che si arrampicano sulla montagna, creando la sensazione di fare un passo indietro nel tempo. Si cammina qui, tra salite e discese, alla scoperta dei suoi tanti tesori e di un passato che sembra rivivere in ogni edificio e in ogni scorcio.

Un paese – presepe nel cuore dell’Italia, che vive ed è tutto da scoprire.

I presepi di Pesche

In un borgo che sembra ricordare nell’aspetto proprio quelli che vengono realizzati ogni anno per ricordare la Natività, non potevano mancare i presepi: quelli veri, che diventano tesoro da scorpire di grandi e bambini nei periodi delle feste. I presepi a Pesche ci sono e sono tutti meravigliosi e da conoscere.

Pesche, il borgo presepe

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Pesche, il borgo-presepe del Molise

Così ogni anno viene programmato un evento che si chiama I Presepi nel Presepe, manifestazione che viene organizzata da Comune, OdV I Presepi nel Presepe e Molitour.
La manifestazione viene riproposta da anni, basti pensare che nel 2024 è giunta alla sua XXI edizione e prevede anche la programmazione di due concorsi: quello nazionale dedicato ai presepi e quello nazionale dedicato alla poesia. Entrambi verranno allestiti nel borgo dal 14 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025. E se nell’edizione 2023 hanno partecipato ben 120 natività ed altrettante opere, quest’anno sono previste due nuove categorie: il Presepe 4.0 e il Presepe dei pasticcieri.

E così questo stupefacente borgo, ogni anno diventa un vero e proprio presepe a cielo aperto, in cui lasciarsi coinvolgere dalla magia delle feste e di questo periodo dell’anno in un’atmosfera suggestiva e unica nel suo genere.

Cosa vedere a Pesche

La storia di Pesche è strettamente intrecciata a quella della vicina Isernia. Ed è qui sul monte San Marco che, dove già sorgeva un monastero benedettino, pare che si siano trasferite alcune persone intorno all’anno Mille. Da quel momento nasce questo luogo, che ha dovuto fare i conti con un terremoto molto forte nel 1456, mentre è negli anni Ottanta del Novecento che si è sviluppata una nuova parte di paese anche nella zona bassa.

Tra le cose da ammirare, quando si programma una visita qui, vi è la chiesa parrocchiale Madonna del Rosario che è databile intorno alla fine del 1500, con interventi successivi realizzati nel corso dei secoli, e il Santuario di Santa Maria del Bagno che si trova nella zona bassa, lì dove in epoca romana vi erano dei bagni dotati di due vasche grazie alla presenza di una sorgente di acqua sulfurea. Inoltre, sempre nel borgo di Pesche si trova la chiesa parrocchiale di San Michele, che può essere fatta risalire al 1700 e realizzata su resti precedenti.

Pesche cosa vedere nel borgo presepe

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Pesche, cosa vedere nel borgo-presepe in Molise

Non mancano i ruderi del castello, che pare avere origini nello stesso periodo in cui è nato questo borgo e che si trova nel punto più alto di Pesche. Oggi dell’antico maniero rimangono visibili pochissimi resti, ma non per questo meno affascinanti.

Ma non solo, perché qui vi è anche il Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell’Università del Molise. Insomma, un piccolo borgo affascinante del Molise, da cui si aprono scorci favolosi che permettono di ammirare la valle del fiume Volturno, e poi merita una visita il territorio circostante, con la Riserva Naturale da scoprire grazie a passeggiate immerse nel verde.

Pesche è un borgo – presepe di grande bellezza, un vero e proprio gioiello che ricorda come conformazione e aspetto una bellissima Natività abbracciata alla montagna.

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Venafro è uno dei borghi più belli del Molise

È un luogo di impareggiabile bellezza, di storia, scorci e prodotti di altissima qualità: Venafro è una piccola cittadina in Molise, in provincia di Isernia, e sue le origini sono antiche e molto affascinanti. La sua storia è fatta anche di eventi e dominazioni: dalle battaglie contro Roma, nel corso delle guerre Sannitiche, all’invasione dei Longobardi durante il Medioevo, fino a divenire crocevia importante per raggiungere Napoli.

Un intreccio di periodi e di epoche che si riflette sulla struttura cittadina, dove i vari momenti della storia si possono “leggere” nell’architetture e nella disposizione dei vari luoghi.

Venafro, piccolo gioiello in Molise

Ci sono luoghi speciali che vale la pena scoprire e conoscere, perché non solo sono incastonati in un’ambientazione favolosa, ma anche perché custodiscono una storia ricca e intrigante.

È il caso di Venafro, comune di confine che si trova ai piedi di alcuni importanti rilievi, in una piana in cui scorrono due fiumi. Per un po’ di tempo ha fatto parte della Campania, per poi essere inglobato nel territorio del Molise a partire dal 1863. Oggi è noto anche con il soprannome di porta del Molise ed è un luogo di passaggio molto importante sia direzione Lazio, sia direzione Campania.

Un luogo affascinante, non solo per la meraviglia della natura, ma anche per la sua storia, che attraversa diverse epoche e il cui inizio viene fatto risalire a una nascita leggendaria. Si dice, infatti, che a volere la nascita di Venafro sia stata Diomede in persona.

Ritrovamenti fanno pensare che questo fosse un luogo abitato anche in epoca preistorica, ma le prime notizie risalgono al 300 a.C. e – da allora – questa cittadina è stata scenario di tanti avvenimenti che si riflettono anche su alcune architetture che vale la pena vedere se si programma una gita qui.

Venafro in Molise, borgo tutto da scoprire

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Venafro in Molise: la sua storia e le sue bellezze

Cosa vedere a Venafro

Una peculiarità di Venafro emerge da un altro nome che le è stato affibbiato ed è quello di città delle 33 chiese per il grande numero di edifici religiosi che si trovano lì.

Tra quelli da vedere vi è la concattedrale di Santa Maria Assunta, che risale al V secolo ma è stata realizzata con materiali ancora più antichi di precedenti edifici. Di tutt’altro periodo storico, invece, è la chiesa dell’Annunziata, con la sua architettura barocca che ha acquisito dopo vari rimaneggiamenti avvenuti nel corso del tempo.

Cambiamo periodo storico con la Palazzina Liberty realizzata all’inizio del XX secolo, mentre si torna indietro nel tempo con Verlasce, un anfiteatro romano che si trova nel centro cittadino, o il teatro romano. Nella cittadina si possono apprezzare reperti di tante epoche differenti che permettono a chi la visita di fare un vero e proprio viaggio nel tempo.

Merita una menzione, e una visita, il Castello Pandone di origine medievale, ma anche il cimitero militare francese e le tante aree verdi per fare una vera e propria immersione nella natura: da Villa Maria, che si trova nella cittadina, all’Oasi naturalistica Le Mortine sino al Parco Regionale dell’Olivo di Venafro. Quest’ultimo è un’area protetta dedicata all’olivo, la prima e unica: in cui scoprire la ricchezza di questo luogo anche attraverso favolosi percorsi per approfondire la storia e la cultura della porta del Molise.

Venafro è un posto fatto di grande bellezza, in cui la natura e la storia si intrecciano con le tradizioni culinarie e restituiscono uno dei borghi più belli di tutto il Molise. A poca distanza da Isernia, che dista solamente una ventina di chilometri.

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Cosa fare a Marina di Chieuti, un tuffo tra Puglia e Molise

Un giorno di migliaia di anni fa, per la precisione verso la fine del Quattrocento, l’eroe nazionale Gjergj Kastrioti Skënderbeu (in italiano Giorgio Castriota Skanderbeg), abile condottiero albanese e re dell’Epiro, sbarcò sulla costa pugliese. La missione era di aiutare gli Aragonesi a combattere gli Angioini per il predominio nell’Italia del Sud. Dopo anni di guerre e battaglie gli Aragonesi prevalsero e buona parte dei soldati albanesi rimase nel territorio dell’attuale Puglia. Chieuti nacque così, insieme ai primi nuclei di cultura arbëreshe su terra italiana.

Oggi, la frazione più importante di questo comune, Marina di Chieuti, rappresenta una piccola, ma suggestiva località balneare ideale per godere i piaceri di una vacanza rilassata tra mare, borghi medievali e antichi boschi. In questa guida scopriremo cosa fare a Marina di Chieuti, le mete più interessanti e le località da non perdere nei dintorni.

Godersi la vita balneare e rilassata di Marina di Chieuti

Vivace, allegra, spensierata: Marina di Chieuti è completamente dedicata alla vita balneare che fiorisce durante la stagione estiva. Situata in provincia di Foggia, a 8 km dal comune vero e proprio di Chieuti, questa località offre tutti i servizi e comfort necessari per soddisfare le esigenze vacanziere a ogni età, dai giovani alle famiglie e agli anziani.

I turisti troveranno un’ampia scelta di residence, campeggi, bar, locali e, come sfondo, il mare. La spiaggia principale di Marina di Chieuti è una lunga striscia di sabbia chiara e fine che si allunga per chilometri fino alla vicina località di Campomarino verso ovest, in Molise, e verso est fino a Lesina Marina.

Chiunque può godere di questa parte di costa pugliese adriatica, sia chi desidera il relax e il comfort offerti dagli stabilimenti balneari che gli amanti delle spiagge libere. Grazie alle sue acque poco profonde, al mare molto calmo e alla presenza di bagnini operativi tutto il giorno, questa spiaggia è adatta anche a famiglie con bambini piccoli.

E se le giornate estive si fanno troppo calde, c’è la Pineta Marinelle a offrire un calmo rifugio all’ombra delle sue pinete secolari. Situata a circa 5 chilometri da Marina di Chieuti, è il luogo perfetto per godersi un picnic al fresco o avventurarsi alla scoperta della Torre Mozza, il basamento di una possente struttura difensiva costiera costruita nel primo Cinquecento dagli Spagnoli.

Il centro storico di Chieuti e i suoi dintorni

Dopo una giornata di sole, mare e relax perché non regalarsi una passeggiata nel centro storico di Chieuti? Situato a pochi chilometri da Marina di Chieuti, è facilmente raggiungibile seguendo la Strada Provinciale 44 in direzione Sud. Qui, tra stradine, stretti vicoli lastricati e case basse dall’aspetto semplice e antico, si trova la suggestiva chiesetta neoclassica di San Giorgio Martire e la bella piazzetta di Largo IV novembre, con lo sguardo rivolto verso l’entroterra pugliese.

Con i suoi 1600 abitanti, Chieuti offre un’atmosfera tranquilla che rimanda a quella vita lenta del Sud fatta di pomeriggi assolati, panchine e bambini nelle piazze. E, così annidata su una piccola collina, che la rialza rispetto alla pianura circostante, regala ai visitatori una splendida vista che si allunga fino alla costa.

Una volta terminata la passeggiata si può andare alla scoperta dei dintorni dove boschi antichi e abbazie aspettano solo di mostrarsi ai viaggiatori curiosi, quelli che vogliono andare oltre le classiche destinazioni di massa. Facendo una piccola deviazione verso est si raggiunge il Bosco della Monacesca, ultimo sopravvissuto della vasta foresta mediterranea che durante il Medioevo copriva buona parte del territorio di Chieuti.

Sempre verso est, a circa 5 chilometri dal centro, l’Abbazia di Sant’Agata svela l’affascinante passato di questi luoghi agli avventurosi che decidono di raggiungerla attraversando le stradine di campagna usate dagli agricoltori. Oggi in uno stato di semi-abbandono, nel Seicento rappresentava un importantissimo centro religioso a capo di buona parte delle terre circostanti, in seguito abbandonata nel corso dell’Ottocento a causa di una serie di problemi strutturali.

Visitare le rovine di questa abbazia in estate, quando solo il frusciare del grano al vento e il cantare dei grilli accompagnano chi si avventura fino a questo luogo, è un’esperienza davvero particolare.

Abbazia di Sant'Agata a Chieuti

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Rovine dell’Abbazia di Sant’Agata a Chieuti

Scoprire i borghi di Serracapriola e San Severo

Gli appassionati di storia e borghi di origine medievale possono arricchire l’itinerario con una visita al vicino centro di Serracapriola, immerso nella campagna della Puglia e legato al nome dell’imperatore Federico II di Svevia. Un luogo che appare sospeso nel tempo, con le sue strette viuzze lastricate. A vegliare sulla vita tranquilla dei suoi cittadini il Castello Maresca, risalente al XIII secolo e recentemente restaurato. Da quassù lo sguardo corre sulla valle e sulle colline circostanti. Da non perdere anche la meravigliosa chiesa di San Mercurio Martire, uno splendido esempio di arte barocca pugliese.

Un altro borgo situato nelle vicinanze è San Severo, dove il centro storico è tutto un susseguirsi di decori barocchi ed eleganti profili rinascimentali. Gli edifici da ammirare sono sicuramente il Teatro Verdi, le chiese di San Nicola e San Severino, il Monastero delle Benedettine e, ovviamente, la Cattedrale dell’Assunta. Gli amanti dei fumetti saranno lieti di sapere che qui è sepolto Andrea Pazienza, che trascorse a San Severo la sua infanzia, mentre i buongustai non possono perdere l’opportunità di provare le specialità tipiche pugliesi in una masseria tradizionale dei dintorni.

D’altronde, stare a tavola è il modo ideale per immergersi nei valori e nell’identità del territorio e noi italiani, questo, lo sappiamo bene.