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Capo Verde, i tre trekking più belli di Santo Antão

Spettacolari spiagge di sabbia bianca, un mare azzurro intenso e incontaminato, il clima ideale per gli sport acquatici e il contesto perfetto per le immersioni, paesaggi vulcanici unici, una ricca cultura musicale: sono questi gli ingredienti della vacanza standard a Capo Verde, arcipelago e stato insulare al largo della costa del Senegal.

Non solo: Capo Verde è un vero e proprio scrigno di attrazioni turistiche per tutti i gusti, in particolare per chi ama la natura e le attività all’aperto. La meravigliosa isola di Santo Antão, all’estremo nord-occidentale del paese, offre l’abbinamento perfetto tra montagna e oceano, elementi che si specchiano l’uno nell’altro in questo paradiso dell’escursionismo, capace di regalare panorami senza eguali ad ogni passo.

I trekking più belli di Santo Antão

Santo Antão o Sontonton, come dicono gli abitanti nel creolo capoverdiano, è la seconda isola per estensione di Capo Verde, superata solo da Santiago. Se quest’ultima, dove si trova la capitale del paese Praia, è anche la più abitata, la prima è invece incontaminata, con una popolazione che a malapena raggiunge le 50mila persone.

Fa parte del gruppo delle isole di Barlavento, ovvero le sei che compongono il gruppo settentrionale dell’arcipelago, opposte a quelle meridionali, dette di Sotavento. La sua cittadina più importante è Porto Novo, variopinto abitato sulla costa sud dell’isola, di fronte alle rive di São Vicente, l’isola dirimpettaia.

Per arrivare a Santo Antão, infatti, si deve per forza recarsi in primo luogo a São Vicente e nella sua principale città, Mindelo. Dal porto partono ogni giorno diversi traghetti che attraversano lo stretto braccio di mare che separa le due isole.

Come le sue sorelle, anche quest’isola è di origine vulcanica. Come alcune delle altre è caratterizzata da aguzzi rilievi montani (la cima più alta supera i 1900 metri di quota), ma ha la particolarità di alternare alcuni pianori a diverse profonde vallate, scavate nel corso dei millenni da alcuni corsi d’acqua. Proprio questa vertiginosa alternanza è alla base della grande bellezza panoramica del luogo.

Escursioni Santo Antao Capo Verde

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Villaggio montano a Santo Antão

Santo Antão è sostanzialmente spaccata in due, da un punto di vista climatico ed ecologico: nella parte meridionale il clima è desertico, con tutto quello che comporta per lo sviluppo di flora e fauna; il lato nordorientale invece è decisamente più verde, sebbene non esistano vere e proprie aree boschive.

Le temperature nell’isola sono sempre gentili: il periodo più caldo dell’anno è tra agosto e settembre, quando le temperature massime medie raggiungono i 28°C e senza calare mai sotto i 24°C. Il periodo ideale per visitare Santo Antão, però, è quello invernale: le precipitazioni sono ridotte al minimo, le temperature vanno dai 19°C ai 25°C e si è all’inizio della stagione secca, pertanto la vegetazione è ancora rigogliosa e capace di impreziosire il contesto.

Trekking nella Valle di Paùl

Un itinerario classico di Santo Antão è l’escursione che dal cratere di Cova scende nella Valle di Paùl, una delle più scenografiche vallate del nord-est dell’isola.

Il trekking prende le mosse da un luogo già di per sé particolare, l’antica caldera di un vulcano formatasi tra un milione e settecentomila anni fa: è il cratere di Cova, un grande pianoro dal diametro di circa un chilometro utilizzato per l’agricoltura, che si trova a circa 1100 metri di altitudine.

Al punto di partenza si arriva con un taxi o un aluguer, un furgoncino privato utilizzato per il trasporto collettivo che compie le tratte più frequentate dell’isola e permette di dividere le spese. Dopo aver compiuto una semiellissi percorrendo la cresta della caldera, con numerosi colpi d’occhio su questo ambiente così particolare, si avvia la lunga discesa che porta da qui fino al ritrovare l’oceano a Vila das Pombas.

Il sentiero lastricato scende in maniera piuttosto diretta con uno splendido zigzagare. La prima parte è certamente la più emozionante, con il sentiero che si snoda come un serpente tra verdi terrazzamenti coltivati a canna da zucchero. La vista si perde tra i fianchi delle aguzze montagne che degradano, tra un pinnacolo e l’altro, verso l’oceano, presenza non sempre visibile ma certa, sullo sfondo.

Dopo i primi cinque chilometri circa, dal villaggio di Chã de Manuel dos Santos, il sentiero si trasforma in una vera e propria strada. La seconda parte, più agevole e meno faticosa, è comunque un viaggio di scoperta, consentendo di attraversare uno dopo l’altro i piccoli abitati agricoli della vallata. Vila das Pombas è la meta ultima del cammino per chi vuole percorrere l’interezza dei dodici chilometri previsti, ma è anche possibile prendere un mezzo di trasporto già prima di arrivare alle sponde dell’oceano.

Escursione costiera di Fontainhas

Al fianco della Valle di Paùl, l’altra escursione molto gettonata dai tanti escursionisti che visitano Santo Antão per bearsi dei suoi pazzeschi panorami naturali è l’escursione costiera che parte da Cruzinha, un piccolo villaggio di pescatori, e arriva a Ponta do Sol, uno dei centri principali dell’isola e noto per i suoi splendidi tramonti.

Escursioni Santo Antao Capo Verde

Lorenzo Calamai

Il panorama da Ponta do Sol verso Cruzinha: il sentiero attraversa tutta la costa a picco sul mare

Nel corso del lungo itinerario, stretto tra pareti rocciose verticali e l’oceano, si attraversano alcuni minuscoli paesini: l’accogliente Formiguinhas, l’affascinante Corvo e lo spettacolare Fontainhas, villaggio aggrappato a metà di uno scosceso vallone che in passato ha ricevuto dei premi per la sua incredibile posizione panoramica.

L’escursione è lunga e impegnativa, ma non presenta difficoltà tecniche. Si affrontano 14 chilometri di percorso, con un migliaio di metri di dislivello e continui saliscendi. L’itinerario è percorribile in entrambi i sensi, ma la maggior parte degli escursionisti preferisce partire dal piccolo villaggio di Cruzinha e concludere la giornata a Ponta do Sol, dove si trovano la maggior parte delle strutture ricettive.

Seguendo questo senso di percorrenza si affronta per prima la parte più vallonata del percorso: il sentiero si ritaglia spazio sul fianco di una parete rocciosa, mentre poco più in basso spumeggiano le onde dell’oceano, schiantandosi sugli scogli o adagiandosi sulle occasionali spiagge di sabbia scura. Dopo un terzo di percorso, una salita impegnativa e una rapida discesa, si arriva ad alcune case abbandonate. Un antico villaggio dove spuntano piante di cotone: nel periodo giusto dell’anno potreste trovarle nella loro candida fioritura.

A circa metà percorso si arriva a Formiguinhas, isolato e ridente villaggio dove molti si concedono una sosta in uno dei due bar del luogo, dove si può rifocillarsi con la cucina tipica locale, gustosa e nutriente. Da Formiguinhas si raggiunge in poco tempo Corvo, un villaggio agricolo circondato da ampi terrazzamenti sulle rive di un fiumiciattolo gorgogliante. Attraversando il villaggio non è raro imbattersi in qualche capra al pascolo o negli abitanti intenti a trasportare qualsivoglia tipo di materiali su e giù per i sentieri.

Escursioni Santo Antao Capo Verde

Lorenzo Calamai

Il villaggio di Corvo con le sue coltivazioni

Superato Corvo arriva il punto più bello e più difficile dell’escursione: una ripidissima salita, caratterizzata dalle stazioni della Via Crucis, permette di raggiungere un passo dove si apre una vista strepitosa: attorno all’escursionista ci sono rocce scolpite in forme assurde dagli eventi atmosferici, da un lato imperversa l’oceano e si scorge Ponta do Sol, destinazione ultima, sulla sua punta, dall’altro lato ecco Fontainhas, coloratissimo villaggio incastonato in una natura unica.

A Fontainhas si può fare un’ulteriore pausa e se si è fortunati trovare un mezzo di trasporto per raggiungere Ponta do Sol, che dista comunque un paio di chilometri e non è difficile da raggiungere per ultimare l’escursione.

Xoxo e le sue cascate

Si scrive Xoxo, si pronuncia scio-scio. È uno dei luoghi più incantevoli di Capo Verde: già per raggiungere il villaggio si deve percorrere una meravigliosa strada che da Ribeira Grande, la seconda città dell’isola, si addentra nella valle della Ribeira da Torre, una lingua d’asfalto che attraversa un paesaggio verde, tra banani, canna da zucchero e montagne dalle forme impossibili.

Escursioni Santo Antao Capo Verde

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Il panorama di Xoxo

In questo scenario incantato, ancor più rigoglioso di tanti altri di Santo Antão e caratterizzato da un pinnacolo roccioso che fa bella mostra di sé si trovano alcune bellissime cascate naturali, raggiungibili percorrendo un semplice e breve sentiero.

Per arrivare alle cascate si deve percorrere la strada asfaltata fino al termine, in corrispondenza dell’Hotel Xoxo, attraversare il villaggio di Lombo de Pico e seguire la traccia che porta fino alla cosiddetta cascata di Vinha. Si scende completando il percorso ad anello verso il villaggetto omonimo, dal quale si gode di una splendida visuale su Xoxo, sul suo pinnacolo e sulle montagne tutt’attorno. Si ritorna quindi sulla strada che collega Ribeira Grande a Xoxo per un totale di circa 4 chilometri di percorso.

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Le Alpi Marittime in inverno: escursioni in alta quota e rifugi alpini

Da una parte l’Italia, dall’altra la Francia. Neve, vette verticali, roccia e, all’orizzonte meridionale, il mare. Ecco le Alpi Marittime, catena montuosa unica nel panorama alpino italiano, capace di far sposare l’alta quota con un influsso mediterraneo. Una montagna amata, frequentata eppure ancora lontana dalla notorietà più mainstream. L’inverno, qui, è sinonimo di attività all’aperto: sci da discesa o ciaspole ai piedi lungo sentieri che attraversano boschi silenziosi di larici e abeti.

Il Parco Nazionale delle Alpi Marittime, uno dei più importanti d’Italia per biodiversità e tutela ambientale, offre paesaggi intatti, candidi e selvaggi al tempo stesso, e incontri ravvicinati con la fauna alpina.

Alpi Marittime: dove si trovano e come arrivare

Le Alpi Marittime si estendono nell’estremo settore sud-occidentale della catena montuosa, lungo il confine tra la regione italiana del Piemonte e la Francia, rappresentando la porzione alpina più vicina al Mediterraneo. Il massiccio comprende alcune delle vette più meridionali d’Europa sopra i 3000 metri: il Monte Clapier vanta questo primato, mentre l’Argentera è la cima più alta del gruppo.

Dal lato italiano il territorio è tutelato dal Parco Nazionale delle Alpi Marittime, che confina con il Parco Nazionale del Mercantour sul versante francese. La continuità delle due aree protette forma una zona protetta di grande valore naturalistico, ideale in particolare per la fauna.

Alpi marittime Inverno

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Sulle Alpi Marittime al confine con la Francia

Il cuore del parco si sviluppa in provincia di Cuneo e comprende splendide vallate come la Valle Gesso, la Valle Vermenagna e la Valle Stura di Demonte, ognuna caratterizzata dal proprio corso d’acqua. I principali centri di accesso sono borghi di montagna come Entracque, Valdieri, Terme di Valdieri e Vernante, punti di partenza ideali per escursioni e ciaspolate anche in inverno.

Raggiungere le Alpi Marittime è relativamente semplice: da Torino si percorre l’autostrada A6 fino a Cuneo, per poi proseguire lungo le strade provinciali che risalgono le valli. Il parco è accessibile anche con i mezzi pubblici, grazie a collegamenti ferroviari fino a Cuneo e autobus locali.

Cosa fare nel Parco Nazionale delle Alpi Marittime in inverno

L’inverno in montagna è una stagione unica da vivere. Nel Parco Nazionale delle Alpi Marittime la neve e il freddo cambiano il volto alle vallate, regalando un’atmosfera unica tanto ai piccoli borghi adagiati nei fondovalle quanto alle vertiginose cime delle imponenti montagne.

La pratica più diffusa durante la stagione fredda è senza dubbio l’escursionismo con le ciaspole, una attività sempre più diffusa e perfetta per chi desidera esplorare il territorio senza affrontare difficoltà alpinistiche. L’utilizzo delle racchette da neve è alla portata di tutti, ma ci sono anche molte opportunità per escursioni di gruppo e guidate.

Alpi marittime Inverno

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La Valle Gesso è una delle principali delle Alpi Marittime

Accanto alle ciaspolate, il parco offre itinerari per l’osservazione della fauna selvatica e la fotografia naturalistica. In inverno, infatti, è più facile avvistare alcuni degli animali che caratterizzano i boschi e gli ambienti montani, come camosci, stambecchi e cervi.

Lo sci, ovviamente, rappresenta una delle attività più praticate nelle Alpi Marittime durante questa stagione. Le stazioni sciistiche principali, come Isola 2000 e Auron, si trovano in territorio francese. Sul versante italiano, ai margini del Parco Nazionale delle Alpi Marittime si trova Limone Piemonte, storica località sciistica con un comprensorio che si sviluppa tra boschi e creste panoramiche, offrendo tracciati adatti a diversi livelli di esperienza.

A Entracque, in Valle Gesso, si trova invece una stazione sciistica dalle dimensioni più contenute, ma che offre piste per tutti i gradi di abilità alle pendici del Monte Viver. Il comprensorio è particolarmente frequentato dagli amanti dello sci di fondo, che vi trovano oltre 45 chilometri di tracciati da esplorare. Gli anelli tracciati seguono il profilo naturale del territorio e permettono di attraversare boschi e radure innevate, godendosi tutta la magia dei mesi invernali.

Grande importanza riveste infine lo sci alpinismo, che nelle Alpi Marittime trova un terreno ideale grazie alla varietà di pendii, valloni e itinerari di alta quota.

L’inverno nelle Alpi Marittime è anche un’occasione per scoprire i piccoli paesi ai margini del parco, che animano le vallate e dove il tempo sembra scorrere più lentamente, a maggior ragione durante questa stagione. Qui la montagna si racconta attraverso l’architettura tradizionale, la cucina locale e una cultura profondamente legata al territorio.

Tre ciaspolate nelle valli delle Alpi Marittime

Tra le numerose possibilità offerte dal parco, alcune ciaspolate si distinguono per bellezza del paesaggio e accessibilità anche nella stagione fredda, a patto di affrontarle con attrezzatura adeguata e in condizioni meteo favorevoli.

Alpi marittime Inverno

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Le Alpi Marittime imbiancate

La ciaspolata al Pian della Casa del Re, in Valle Gesso, è una delle più frequentate e suggestive. Il percorso parte da Entracque e si sviluppa su carrarecce e sentieri ampi, ideali anche per chi si avvicina per la prima volta alle escursioni invernali. Il pianoro innevato, circondato da imponenti pareti rocciose, regala uno dei panorami più caratteristici e simbolici del parco.

Un’altra proposta interessante è la ciaspolata nel Bosco Bandito di Palanfré, in una valle laterale della Val Vermenagna. Questo itinerario attraversa boschi di faggio e radure aperte, offrendo scorci panoramici sulla valle sottostante. La borgata di Palanfré, minuscola frazione di Vernante spesso avvolta dalla neve, rappresenta un punto di partenza suggestivo e poco affollato, ideale per chi cerca tranquillità e contatto diretto con la natura. L’escursione è semplice e ideale per i principianti.

Più impegnativa, ma di grande soddisfazione, è la ciaspolata verso il Piano del Valasco, sempre in Valle Gesso. Il Piano è un grande prato, eredità di un antico lago, incastonato tra vette che si aggirano attorno ai 3000 metri di altitudine e attraversato da un idilliaco torrente. Al centro si erge il noto Rifugio Valasco, che in origine era destinato alle battute di caccia del re Vittorio Emanuele II.

Si parte da Tetti Gaina, dove in inverno finisce la strada carreggiabile e si prosegue in salita fino a Terme di Valdieri, a quasi 1400 metri di altitudine. Da lì ci vorranno almeno un paio d’ore di ciaspolata per salire fino al Piano del Valasco, attraversando uno splendido bosco di larici, ma al termine si potrà godere di una splendida vista. L’escursione è già di per sé meritevole se non si trova la neve, ma quando il manto candido abbraccia il pianoro non ci sono molti panorami in grado di pareggiare il fascino di questo luogo.

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A Sasso di Castalda lungo il Cammino delle Emozioni: 4 percorsi per ritrovare se stessi

Nel piccolo borgo lucano di Sasso di Castalda, il trekking ha cambiato pelle. Il Cammino delle Emozioni è il progetto che supera le classiche escursioni per proporre la natura come una vera e propria terapia all’aperto agganciandosi al tema dell’ecopsicologia. Ecco i quattro sentieri che attraversano questa geografia dell’anima.

Sentiero dell’amore

Spogliatevi subito dall’idea del romanticismo da cartolina o dei lucchetti sui ponti che vediamo in molte parti d’Italia; l’amore è inteso come apertura. Quando inizierete a percorrere questo tracciato, vi accorgerete che l’obiettivo non è guardarsi allo specchio, ma guardare fuori. Attraverso delle particolari cornici in legno posizionate strategicamente, sarete spinti a inquadrare il paesaggio, a dargli un valore.

In questo percorso, l’invito è passare dall’ego (io, i miei problemi, la mia fatica) al “noi” universale. È il sentiero dell’empatia. Mentre camminate, provate a sentire come il vostro respiro si accorda con il fruscio delle foglie. Vi sentirete parte di un meccanismo più grande, dove la bellezza del creato non è un fondale piatto, ma un ospite che vi accoglie. È un esercizio di risonanza: se il cuore è aperto, il paesaggio ci entra dentro e ci cambia.

Sentiero della gentilezza

Viviamo in un mondo che corre, urla e spesso calpesta. In questo secondo percorso, vi verrà chiesto l’esatto opposto: il passo leggero. Il sentiero della gentilezza nasce da un’adesione profonda alla cura, intesa come rispetto assoluto per ciò che ci circonda. Avete mai provato a camminare in un bosco cercando di non spezzare nemmeno un ramo secco, o di non disturbare il silenzio degli insetti?

È un antidoto naturale all’aggressività della vita moderna. La fretta è bandita e la gentilezza, in chiave ecopsicologica, diventa una forma di gratitudine verso la terra. Muovendovi con lentezza, noterete dettagli che la velocità di solito cancella. È un sentiero che cura l’ansia: non c’è nulla da conquistare, c’è solo da abitare il luogo con estrema delicatezza.

Cartelli del Cammino delle Emozioni a Sasso di Castalda

Ufficio Stampa

Sasso di Castalda, i cartelli del Cammino delle Emozioni

Sentiero dell’ascolto

Questo è forse il tracciato più profondo, quello che lavora per sottrazione. In un’epoca di rumore bianco perenne, qui vi si chiede il silenzio attivo. Il sentiero è dedicato alla memoria di Rocco Petrone, l’uomo che da queste terre partì per portare l’umanità sulla Luna. Ma la Luna, qui, non è una conquista tecnologica: è un simbolo di introspezione.

L’installazione che troverete lungo il cammino vi spingerà a guardare verso l’alto e verso l’infinito. Lo scopo? Spegnere quel brusio mentale incessante, quell’overthinking che ci tormenta la notte. Guardando la vastità dello spazio e della montagna, i vostri pensieri inizieranno a decantare. Solo quando il rumore fuori si azzera, potete finalmente sentire quello che si muove dentro di voi. È un viaggio nel vuoto che, paradossalmente, vi riempirà di consapevolezza.

Sentiero dell’incanto

Tra i trekking più belli in Italia c’è sicuramente il sentiero dell’incanto. Ricordate com’era guardare il mondo da bambini? Quando tutto sembrava enorme, nuovo e magico? Il Sentiero dell’Incanto serve a recuperare esattamente quella sensazione: la meraviglia. Gli psicologi la chiamano “Awe“, quello stupore che proviamo di fronte a qualcosa di così vasto da farci sentire piccoli, ma in modo rassicurante.

In questo percorso vi lascerete travolgere dalla fluidità della natura. Quando vi sentirete sovrastati dalla maestosità degli alberi o dai panorami di Sasso di Castalda, i vostri problemi quotidiani inizieranno a ridimensionarsi. Se la montagna è così antica e solida, quanto può essere grave quel problema che vi assilla in ufficio? L’incanto è la chiave per riattivare la creatività e la gioia. È il sentiero del flusso, dove si smette di pensare e si ricomincia a sentire.

I sentieri di trekking a Sasso di Castalda in provincia di Potenza sono stati quindi suddivisi in 4 percorsi da scoprire… uno più bello dell’altro. Tutti riescono a far scoprire l’anima più autentica della Basilicata.

Sasso di Castalda, borgo della Basilicata

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Nel borgo della Basilicata di Sasso di Castalda 4 sentieri nel Cammino delle Emozioni
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Valle di Anterselva tra natura, sport e neve in Alto Adige

È il 18 febbraio del 2020, il sole splende brillantissimo in mezzo a un cielo incredibilmente terso, sulle piste della Südtirol Arena Alto Adige di Anterselva si sta correndo per la sesta volta nella storia il campionato mondiale di biathlon, quel bizzarro sport invernale che combina sci di fondo e tiro a segno. L’atleta italiana Dorothea Wierer, nata nella vicina Brunico e cresciuta proprio ad Anterselva, stringe i denti mentre spinge gli sci sulle ultime curve del tracciato, affiancata dall’allenatore che le grida gli ultimi incitamenti. Quando entra nello stadio la tribuna è assiepata di tifosi. Le bandiere che sventolano tra il pubblico sono quelle tedesca, svizzera, norvegese, ma sarà il tricolore italiano, invece, a sventolare alla fine della giornata, per la vittoria della medaglia d’oro dell’Azzurra.

Un’impresa che Wierer spera di replicare sei anni dopo quella volta, quando la Südtirol Arena Alto Adige di Anterselva sarà di nuovo teatro di un grande evento internazionale: si correranno infatti qui le gare di biathlon delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, di scena nel prossimo mese di febbraio. La pista di biathlon è una delle principali attrazioni della Valle di Anterselva, una piccola valle laterale della più nota Val Pusteria ed uno dei luoghi migliori in Italia per fare sport sulla neve. L’inverno è infatti la stagione migliore per visitare questa vallata stretta tra cime vertiginose e spettacolari, godendo delle tante attività outdoor a disposizione dei visitatori, di una natura sorprendente e degli splendidi panorami montani che sa offrire.

Valle Anterselva: un inverno tra natura e sport

La Valle di Anterselva, in Alto Adige, si estende dalle ridenti frazioni che compongono la cittadina di Valdaora fino al passo Stalle, al confine con l’Austria. Supera i 1.600 metri di altitudine ed è incastonata tra le vette del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il principale centro abitato della valle è Rasun-Anterselva, un comune sparso composto da diverse frazioni. La più alta è Anterselva di Sopra, che è anche la più vicina al celebre Lago di Anterselva, uno splendido specchio d’acqua a 1.642 metri sul livello del mare, circondato da boschi di conifere sempreverdi. Il bacino è nutrito dalle acque dell’omonimo rio Anterselva, ma in inverno si trasforma spesso in uno specchio ghiacciato su cui si riflettono le chiome dei boschi circostanti e le vette delle montagne innevate.

Valle Anterselva cosa fare inverno

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Il Lago di Anterselva coperto di neve

Non lontano dal lago si trova la già citata Südtirol Arena Alto Adige, considerata uno degli stadi di biathlon più moderni e simbolici al mondo. Ogni anno ospita gare di Coppa del Mondo, attirando i migliori atleti internazionali e migliaia di appassionati di questa disciplina in grande crescita di attenzioni anche dentro i confini italiani.

Anche chi non è un atleta professionista può vivere da vicino questo sport: all’interno dell’Arena è possibile avvicinarsi allo sci di fondo e provare il tiro a segno, vivendo in prima persona l’atmosfera delle grandi competizioni. Un’occasione unica per comprendere la complessità e il fascino di una disciplina che richiede resistenza, precisione e concentrazione.

Sci di fondo, ciaspolate e attività outdoor nella neve

Oltre al biathlon, la Valle di Anterselva è considerata una vera e propria mecca per lo sci di fondo. Ospita circa 20 chilometri di piste, mantenuti quotidianamente con grande cura. I tracciati attraversano l’intera vallata e si snodano sinuosi tra i boschi innevati, oltre che lungo le sponde del lago ghiacciato, pronti a regalare momenti di scoperta di uno scenario più unico che raro.

Le piste arrivano fino ai piedi del passo Stalle, il giogo che permette di oltrepassare il confine con l’Austria oltre i 2.000 metri di altitudine, offrendo panorami spettacolari sulle montagne circostanti e sulla vallata, dove gli aguzzi campanili svettano dal manto candido che la avvolge per segnalare la presenza di un agglomerato di case.

Le possibilità per vivere la montagna all’aria aperta in inverno sono molteplici e non solo per gli amanti dello sci di fondo. Le ciaspolate, ovvero le escursioni con le racchette da neve, sono un’esperienza particolare che permette a tutti di esplorare ogni angolo della natura, anche quelli meno frequentati, senza bisogno di piste battute per immergersi pienamente nel silenzio dei boschi e ammirare quieti panorami invernali.

Chi viaggia in famiglia trova numerose attività adatte anche ai più piccoli: slittino, aree gioco sulla neve e percorsi facili rendono la valle una destinazione ideale per un inverno a misura di bambino.

Nella Valle di Anterselva si possono trovare anche alcune piste per gli amanti dello sci da discesa, anche se la maggior parte di coloro che praticano lo sci alpino si spostano nel vicino complesso di Plan de Corones, cima sempre visibile e facilmente raggiungibile con impianti di risalita che non distano molto da Valdaora, la cittadina all’imbocco della vallata.

Anterselva: non solo sport

Nella Valle di Anterselva, in ogni caso, l’inverno non è solo sport. La bellezza di passare del tempo in un luogo così passa anche per la capacità di fermarsi a guardare, a contemplare: il colpo d’occhio che si ha da diversi punti della vallata durante l’inverno è estremamente affascinante, grazie alle poderose cime che la chiudono da un lato all’altro.

Il Monte Nevoso, il Collalto, le Vedrette di Ries: vette sopra i 3.000 metri di altitudine che in inverno appaiono come sentinelle di roccia, ghiaccio e neve. Al di sotto grandi boschi di abeti si estendono alle pendici delle montagne, digradando poi in ampi prati e pascoli ai margini dei piccoli paesini montani che caratterizzano la valle.

Accanto all’anima sportiva, insomma, la valle conserva anche una dimensione più lenta, tradizionale e vera, da scoprire rallentando un poco il passo. I paesi, le frazioni, le borgate che si trovano sparsi lungo tutta la vallata hanno il volto dei borghi montani, caratterizzati da un legame profondo con il territorio unico che li ospita.

Valle Anterselva cosa fare inverno

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Una vetta innevata si svela da una coltre di nubi ad Anterselva

Una connessione che si vive appieno attorno alla tavola altoatesina, parte integrante dell’esperienza di viaggio. Nei ristoranti e nei locali tradizionali si scoprono i sapori caratteristici di una cucina regionale assai peculiare: i versatili canederli, tipicamente serviti come primo, ma rivisitati anche in chiave dolce; i tirtlan, una sorta di tortello di segale ripieno e fritto; la rosticciata, un piatto di carne con patate e cipolle dal sapore robusto.

La cucina, i grandi panorami montani, la natura silenziosa e quieta della valle e l’amore per l’attività all’aria aperta, anche e soprattutto nei mesi invernali, fanno della Valle di Anterselva una destinazione speciale.

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Riserva Biologica Huilo Huilo, cuore segreto della Patagonia cilena tra foreste primordiali e architetture visionarie

Nel sud del Cile, all’interno della Regione di Los Ríos, esiste un’area protetta privata che sfugge a qualsiasi definizione rapida. Parliamo della Riserva Biologica Huilo Huilo che occupa una porzione imponente delle Ande patagoniche occidentali, nel territorio comunale di Panguipulli. La sua estensione supera i 100.000 ettari e custodisce uno dei sistemi forestali temperati più antichi del pianeta. Il nome deriva dal mapudungún (lingua del popolo mapuche, una delle principali culture indigene del Cile meridionale) e indica una frattura profonda, riferimento diretto alla geografia aspra modellata da forze tettoniche, attività vulcanica e acque incessanti.

Questo spazio nasce dalla riconversione di un’area un tempo sfruttata dall’industria del legname. Il progetto attuale segue una visione radicale che intreccia tutela ambientale, recupero culturale e sviluppo economico responsabile. L’obiettivo riguarda la protezione della Foresta Patagonica attraverso ricerca scientifica, programmi di conservazione faunistica e un turismo che valorizza lentezza, conoscenza e rispetto. Il risultato assume l’aspetto di un territorio vivo, abitato da comunità locali coinvolte attivamente in attività educative, scientifiche e ricettive.

L’isolamento geografico generato dall’Oceano Pacifico a occidente e dalla cordigliera andina a oriente, tra la altre cose, ha favorito un’evoluzione biologica unica. Specie vegetali e animali si sono adattate a condizioni climatiche umide, temperature moderate e suoli di origine vulcanica. Un insieme che, inevitabilmente, dà vita a un mosaico ecologico rarissimo nel contesto sudamericano, capace di sorprendere anche viaggiatori esperti.

Cosa fare presso la Riserva Biologica Huilo Huilo

L’esperienza all’interno dell’area protetta si costruisce attraverso attività che permettono un contatto diretto con il territorio, la sua storia naturale e le sue comunità.

Sentieri forestali e percorsi tematici

Una rete articolata di itinerari attraversa boschi sempreverdi, salti d’acqua e pendii montani. Tra i tracciati più rappresentativi emergono quelli dedicati alla botanica, alla mitologia indigena e alla geomorfologia vulcanica. Intraprendendo il Sendero Botánico è possibile fare una lettura approfondita della flora locale, mentre il percorso degli Spiriti integra installazioni artistiche ispirate alle culture originarie del Cile meridionale. Infine, le escursioni verso il complesso vulcanico Mocho Choshuenco conducono verso panorami glaciali di enorme valore scientifico.

Acque vive tra fiumi e laghi

Il fiume Fuy attraversa la riserva con rapide di diversa intensità. Non a caso, sono disponibili diverse esperienze fluviali grazie a cui vivere il corso d’acqua con rafting e kayak, con tratti adatti a famiglie e sezioni più tecniche. Non mancano laghi di origine glaciale che riflettono foreste e cieli mutevoli, regalando opportunità per pesca sportiva regolamentata e navigazione silenziosa.

Termalismo e benessere naturale

La presenza di faglie geotermiche alimenta sorgenti calde ricche di minerali. Per questo motivo, nella riserva sono presenti le Termas Rañintulefu e strutture termali integrate negli hotel che utilizzano acque naturalmente riscaldate dal sottosuolo vulcanico. E, come è possibile intuire, il contesto paesaggistico amplifica la sensazione di rigenerazione fisica.

Fauna e centri di conservazione

Il Portal de los Ciervos rappresenta uno spazio educativo dedicato alla fauna della zona. Si presenta con passerelle sopraelevate tramite cui dedicarsi all’osservazione di cervidi e dei cinghiali in un ambiente controllato. All’interno del museo Rakin Mapu, invece, reperti geologici e oggetti storici narrano la relazione millenaria tra uomo e vulcani. Sono previsti anche programmi scientifici che includono la tutela dell’huemul, della rana di Darwin e il monitoraggio dei puma.

Attività sportive terrestri e aeree

Discese in mountain bike attraversano pendii boscosi e tracciati naturali. Poi ancora percorsi a cavallo ripercorrono antiche vie utilizzate dai coloni e dalle popolazioni mapuche. E per ultimo, ma non per importanza, strutture di canopy fanno sì che si possano fare attraversamenti aerei tra le chiome arboree, regalando una prospettiva inusuale sulla foresta.

Architetture iconiche e alloggi straordinari

È possibile alloggiare presso la riserva e soprattutto lo si può fare all’interno di strutture davvero particolari. Ne è un esempio il Nawelpi Lodge, nascosto tra la vegetazione ripariale del fiume Fuy. Esso prende il nome dallo spirito del puma e prevede bungalow esclusivi che sorgono tra alberi nativi e acque correnti.

C’è poi Montaña Mágica, una con la forma di un vulcano rivestito di vegetazione dal cui apice scende una cascata artificiale. L’edificio richiama leggende locali e architettura fantastica, diventando simbolo della riserva. Gli interni combinano legno, pietra e luce naturale in un’atmosfera fiabesca.

Infine l’Hotel Nothofagus, considerato il fulcro architettonico del complesso in quanto si ispira alle grandi faggete patagoniche. Le sue ramificazioni strutturali ricordano un albero monumentale in cui si sviluppano 55 camere con viste privilegiate sulla foresta temperata umida.

Particolarità naturali e geologiche della riserva

La Riserva Biologica Huilo Huilo custodisce 4 ecosistemi principali che convivono in equilibrio dinamico. Le pampas di Pilmaiquén presentano praterie aperte alternate a zone umide, mentre la foresta temperata umida domina il paesaggio con alberi secolari che raggiungono 40 metri di altezza, creando quelle che sono conosciute come Foreste Cattedrali. Poi ancora le zone montane alte che introducono ambienti subalpini con nevicate invernali abbondanti. Fiumi, laghi e torrenti completano il quadro idrografico.

Il clima presenta precipitazioni elevate distribuite lungo l’anno, con temperature medie intorno agli 11 gradi. Una combinazione che favorisce una biodiversità straordinaria: ci sono 38 specie di felci che convivono con orchidee, muschi, licheni, funghi e liane fiorite quali il copihue. Tra le specie arboree spiccano raulí, ulmo, coigüe, lenga e mañío.

La fauna, infine, include ben 81 specie di uccelli, tra cui il chucao e il picchio nero magellanico. Mammiferi rari abitano il sottobosco, dal pudú al güiña fino al minuscolo monito del monte. Tra gli anfibi, la rana di Darwin rappresenta un simbolo mondiale per la sua strategia riproduttiva unica, affidata alla cura orale del maschio.

Come arrivare alla Riserva Biologica Huilo Huilo

L’accesso principale avviene attraverso Panguipulli lungo la Ruta 203, collegata al Paso Internazionale Hua Hum verso l’Argentina. Il percorso attraversa curiosi villaggi lacustri quali Lican Ray, Coñaripe e Neltume, ultimo centro abitato prima dell’ingresso. Da Temuco la distanza misura circa 170 chilometri.

Valdivia rappresenta un altro punto di partenza rilevante, collegato tramite rete stradale asfaltata. Collegamenti aerei arrivano agli aeroporti di Temuco e Valdivia, seguiti da trasferimenti terrestri. La posizione, quindi, è particolarmente remota, ma la verità è che è proprio questa collocazione a contribuire a preservare l’integrità di un territorio che continua a raccontare la Patagonia attraverso silenzi, piogge e foreste millenarie.

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Parco Nazionale del Pollino d’inverno e per tutti: escursioni al Bosco Magnano

Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia: poco meno di 200mila ettari di natura incontaminata a cavallo tra la Basilicata e la Calabria, che prendono il nome dal principale massiccio montuoso di questa fetta di territorio. In inverno, le escursioni nel Pollino hanno un fascino tutto particolare: l’aria è più frizzante; il bosco bruno, con molti alberi spogli, offre nuove prospettive; non capita di rado, poi, che ad alcune altitudini arrivi la neve.

Tra le destinazioni più suggestive da affrontare in questa stagione c’è il Bosco Magnano, uno degli scenari più affascinanti per un’escursione rilassante a contatto con la natura. Tantissimi appassionati di trekking scelgono questo luogo per i sentieri adatti a grandi e piccini e al contempo affascinanti, per respirare aria pura e ascoltare il fruscio dell’acqua, per attraversare tratti di foresta tanto suggestivi quanto poco frequentati nei mesi freddi.

Flora e fauna del Bosco Magnano

Vuole la leggenda che il torrente Peschiera e il torrente Frido, i corsi d’acqua che animano il Bosco Magnano, siano stati generati dalle lacrime di una ninfa, inconsolabile per l’amore non corrisposto di un pastore locale. Un altro mito locale sostiene che gli abitanti dei paesi attorno al bosco fossero soliti realizzare strumenti musicali dai tronchi dei cerri, il cui suono prodigioso era capace di sposarsi con i rumori della natura.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino

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Sentiero nel Bosco Magnano

Vuole invece la scienza che il Bosco Magnano rappresenti uno degli ecosistemi montani più interessanti della catena appenninica meridionale. Camminando sui sentieri che si snodano nell’area si incontrano infatti tante varietà arboree tra cui faggi, cerri, aceri, carpini e ontani: alberi che in inverno mostrano la loro struttura scheletrica, creando un intrico di rami che cattura lo sguardo e l’immaginazione.

Questa ricca vegetazione è resa possibile dall’abbondanza di acqua nei limpidi torrenti che attraversano il bosco, peraltro habitat ideali per molte specie animali. Tra gli abitanti più significativi della zona c’è la lontra eurasiatica, animale raro che si trova solo in pochi contesti acquatici in Italia e che in inverno lascia spesso tracce ben visibili sulle sponde del torrente Peschiera.

Nel Bosco Magnano non mancano picchi, scoiattoli neri, cervi e salamandrine dagli occhiali, tipici anfibi degli ambienti che abbinano bosco e acqua.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino

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La lontra è un animale raro da incontrare

Dov’è il Bosco Magnano e come arrivare

Il Bosco Magnano è una vasta area boschiva situata tra le colline del sud della Basilicata, nei pressi del paese di San Severino Lucano, una caratteristica cittadina che merita assolutamente una visita.

Inserito all’interno del Parco Nazionale del Pollino, il bosco è composto da una varietà di alberi ad alto fusto: rigogliosi aceri, cerri, carpini bianchi, faggi e ontani, che rendono il paesaggio profondamente affascinante anche quando l’inverno si fa rigido.

Inoltre, il Bosco Magnano è attraversato da torrenti d’acqua limpida e cristallina che scorrono impetuosi e turbolenti interrompendo la quiete imposta dalla fitta vegetazione. Tra questi, il torrente Peschiera è il principale protagonista di questa porzione di territorio lucano: un corso d’acqua cristallino che scorre vorticoso tra piscine naturali, cascate e massi levigati, creando un’atmosfera quasi fiabesca.

L’abitato più vicino al Bosco Magnano è Cropani, una piccola frazione del comune di San Severino Lucano, nel cui territorio amministrativo ricade l’area boschiva. Si può raggiungere da qui oppure percorrendo la Strada statale 653 della Valle del Sinni: dall’uscita in direzione San Severino Lucano si giunge al parcheggio del Bosco Magnano prima di arrivare in paese.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino

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San Severino Lucano e i suoi boschi

Escursione lungo il torrente Peschiera nel Bosco Magnano

La passeggiata più frequentata nel Bosco Magnano è quella che costeggia il torrente Peschiera, un corso d’acqua gettonatissimo in estate per trovare refrigerio nelle sue fresche piscine naturali, ma che anche in inverno incanta con i suoi guizzanti flutti limpidi e, spesso, piccole cascate parzialmente o totalmente gelate. Questo percorso è adatto a escursionisti di ogni livello, età e preparazione, anche alle famiglie con bambini, basta solo l’accortezza di utilizzare un equipaggiamento adeguato a un’escursione invernale.

La camminata inizia nei pressi del parcheggio principale del Bosco Magnano e si snoda tra i grandi tronchi degli alberi secolari. Percorrendo tratti di strada forestale e un sentiero facilmente riconoscibile malgrado il fitto sottobosco di foglie cadute, si passa per piacevoli scorci sulle lucenti acque del Peschiera, dove le correnti, anche in inverno, scorrono con un ritmo lento ma costante.

Lungo questo itinerario si trovano anche aree di sosta attrezzate perfette per un picnic invernale: avvolti nel silenzio della foresta, è possibile fermarsi e ascoltare il gorgoglio dell’acqua che scorre, un vero antidoto allo stress quotidiano.

L’escursione lungo il Peschiera nel Bosco Magnano fa peraltro parte del Sentiero Italia, il percorso di quasi 8mila chilometri che attraversa tutto il nostro Paese toccando i luoghi naturalistici più belli di ogni regione. La versione più lunga dell’itinerario lungo il torrente arriva a circa 11 chilometri ed è sostanzialmente pianeggiante, con un dislivello in salita davvero minimo: si conclude in circa tre ore, più il tempo per eventuali pause.

Il sentiero delle Pietre Tonanti del Frido

L’alternativa al semplice cammino lungo il Peschiera è il vicino percorso chiamato Sentiero delle Pietre Tonanti: un itinerario naturalistico che aggiunge una nota di avventura al viaggio nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, addentrandosi nel bosco verso oriente.

Questo sentiero costeggia il torrente Frido prima dell’incontro con il Peschiera, di cui è affluente, esaltando il valore geologico e paesaggistico dell’area. La denominazione di Pietre Tonanti, infatti, deriva ovviamente dal suono che l’acqua, nei periodi di maggiore portata, emette nel percorrere il letto del torrente, scontrandosi con le grandi pietre modellate dal tempo che lo caratterizzano.

Il percorso si sviluppa lungo la sponda sinistra del Frido e offre scorci spettacolari su piccole gole, grandi massi e cascate naturali. In inverno, il sentiero assume un fascino particolare: è infatti possibile ammirare il torrente in tutta la sua potenza, all’apice della sua portata. Un corso d’acqua impetuoso che si dibatte turbinando verso valle all’interno di un contesto naturale davvero particolare, all’ombra del bosco e tra rocce gigantesche.

L’itinerario è breve, lungo poco più di due chilometri: per percorrerlo basta una mezz’oretta. Può facilmente essere complementare a quello precedentemente descritto lungo le sponde del torrente Peschiera.

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Prato Nevoso, cosa fare in questa splendida destinazione montana

È sulla bocca di tutti per l’invasione dei turisti dovute alle abbondanti nevicate, ma Prato Nevoso è in realtà una destinazione piemontese apprezzatissima in inverno per lo sci e in estate per le escursioni e le tante attività. Ma cosa fare e vedere a Prato Nevoso? Ecco le attività imperdibili.

Mondolè Ski

Iniziamo dal grande classico, perché sì: sciare qui è una goduria totale. Le piste fanno parte del vasto comprensorio Mondolè Ski, uno dei più grandi della provincia di Cuneo. Avete chilometri di discese per ogni livello, panorami che vi lasciano senza fiato e impianti moderni che vi portano su senza stress. E quando il sole tramonta? Non vi fermate: lo sci notturno accende la montagna di luci ed energia, trasformando ogni discesa in un’esperienza quasi magica. Attenzione però alle nuove regole per visitare Prato Nevoso, per garantire una tutela del territorio e lottare contro l’overtourism è necessario informarsi.

Tra una pista e l’altra, o a fine giornata, è il momento di cambiare ritmo. L’après-ski è un mix esplosivo di musica ed eventi. Vi fermate nelle baite a bordo pista, ordinate qualcosa di caldo (o di decisamente frizzante) e vi lasciate trascinare da dj set e party in alta quota.

Salire in quota con la Rossa Panoramica

Anche chi non scia può vivere la montagna fino in cima. Con la Rossa Panoramica salite comodamente fino a 2.000 metri e vi godete un viaggio sospeso tra cielo e neve. Lassù vi aspettano viste spettacolari, terrazze solarium e la possibilità di pranzare in quota. È l’esperienza perfetta se amate la montagna slow, fatta di foto, silenzi e grandi respiri.

Prato Nevoso, in Piemonte

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Cosa vedere a Prato Nevoso, in Piemonte

Ciaspolate e camminate nella natura innevata

Se cercate un contatto più intimo con la natura, infilate gli scarponi e partite. Le ciaspolate e le passeggiate in quota vi portano lungo sentieri battuti, immersi nel bianco e nel silenzio delle Alpi Liguri. Non serve essere atleti: potete scegliere percorsi rilassanti o un po’ più dinamici, sempre in sicurezza.

Motoslitte e snowtubing

Avete voglia di adrenalina? I tour in motoslitta vi fanno esplorare la montagna da un punto di vista completamente diverso, tra boschi e panorami notturni. Viaggiate con i bambini? Lo snowtubing al Prato Nevoso Village è assolutamente imperdibile: salite sulle ciambelle colorate e via, giù a tutta velocità tra risate e neve che vola.

Grotte del Caudano e Mondolè Park

Se volete esplorare anche oltre la neve, scendete a valle verso le grotte del Caudano, un affascinante mondo sotterraneo fatto di gallerie e concrezioni. Tutto fa parte del Mondolè Park, dove trovate anche parco avventura e museo della montagna. È il complemento perfetto per una vacanza che non è mai monotona.

Dove si trova Prato Nevoso e come raggiungerlo

Prato Nevoso è una località in provincia di Cuneo. Si trova a circa 1.500 metri d’altitudine nelle Alpi Liguri ed è facile da raggiungere sia dal Piemonte sia dalla Liguria. In auto, l’uscita autostradale di Mondovì è il riferimento principale, da cui si prosegue seguendo le indicazioni ben segnalate fino alla località.

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Parco Nazionale del Gargano in inverno: in cammino tra foreste e doline

Il Parco Nazionale del Gargano fa pensare al mare e all’estate: spiagge dorate, faraglioni, borghi candidi affacciati sull’orizzonte blu. Eppure questo grande scrigno naturale, che vanta oltre 118mila ettari di territorio protetto, ha un volto meno noto, ma altrettanto affascinante in inverno.

Nella stagione fredda, infatti, il Gargano si rivela una meta sorprendente per chi ama i contrasti: in un territorio ristretto si va dalle morbide sabbie e pinete costiere fino alle faggete ombrose della Foresta Umbra, da meno di un decennio incluse tra i patrimoni UNESCO. È l’area interna ad attrarre spesso i visitatori durante i mesi invernali, tra masserie, eremi e distese di ulivi. Seppur sempre meno frequentemente, poi, il Gargano si imbianca durante l’inverno e regala panorami magici quando si veste di un sottile manto candido.

Flora, fauna e territorio del Parco Nazionale del Gargano

Il Parco Nazionale del Gargano è uno degli ecosistemi più variegati d’Italia, sia dal punto di vista della morfologia del territorio che della varietà della sua flora e fauna. Si va dalla costa rocciosa che si alterna a spiagge sabbiose fino alle dorsali interne, con in mezzo doline carsiche e fitti boschi secolari.

Al centro di questo microcosmo di biodiversità c’è infatti la Foresta Umbra, estesa su circa 15mila ettari di territorio e caratterizzata da faggete e latifoglie che si alternano a cerrete e leccete. Il nome Umbra non ha niente a che vedere con l’omonima regione, con la quale condivide solo l’etimologia latina: umbra infatti significa cupa, ombrosa. Dal 2017 le faggete vetuste di questo territorio sono parte del patrimonio mondiale UNESCO per il loro valore ecologico e paesaggistico.

La flora del Parco del Gargano comprende una straordinaria varietà di specie arboree come faggi, querce, lecci e un ricco sottobosco di erbe e orchidee selvatiche. Questa ricchezza botanica si riflette anche sulla fauna: nel parco vivono numerosi mammiferi come cinghiali, caprioli, donnole e i rari gatti selvatici, oltre a specie più elusive quali il daino e, in alcune aree, perfino il lupo appenninico.

L’avifauna, in più, è particolarmente interessante: si stimano oltre 170 specie di uccelli nidificanti, tra cui varie specie di picchi, rapaci come il falco pellegrino e le poiane, oltre a numerosi tipi di passeriformi. Questa grande ricchezza rende il parco un luogo ideale per il birdwatching.

Geologicamente, infine, il promontorio del Gargano è ricco di forme carsiche, come grotte e doline. Spicca tra queste ultime la Dolina Pozzatina, una delle più grandi d’Europa.

Parco Gargano inverno
La Dolina Pozzatina vista dall’alto

Parco Nazionale del Gargano: cosa fare e cosa vedere in inverno

In inverno non è poi così raro che, malgrado una altitudine media non elevata, le aree a più alta quota del Parco Nazionale del Gargano si coprano di una coltre di neve leggera, specie nella zona del caratteristico borgo di Monte Sant’Angelo e del Monte Calvo, il rilievo più alto del promontorio. Il paesaggio assume allora connotati ancor più seducenti, attirando l’attenzione degli escursionisti.

La grande Foresta Umbra è senza dubbio il cuore naturalistico del parco anche in inverno: i sentieri, meno frequentati, invitano a lunghe passeggiate a totale contatto con la natura, ancora più magiche in quelle occasioni in cui capita di camminare tra gli alberi imbiancati.

Oltre alle escursioni nei boschi, l’inverno è un’ottima stagione per esplorare alcuni degli aspetti più selvaggi del Gargano. Le zone costiere di Vieste, Peschici e Rodi Garganico offrono scorci spettacolari sul mare d’inverno. I laghi di Lesina e Varano sono ideali per gli amanti del birdwatching, grazie alla grande quantità di specie acquatiche e migratorie che vi sostano soprattutto nei mesi freddi.

Escursioni d’inverno nel Parco Nazionale del Gargano

Il modo migliore per esplorare ogni angolo di questo promontorio così unico nel suo genere, dal territorio così vario e denso di luoghi interessanti, è percorrerlo a piedi. L’inverno è la stagione ideale per scoprire le meraviglie del Gargano immersi nella quiete, a stretto contatto con la natura. Le escursioni sono peraltro molto spesso semplici e alla portata di tutti, per via delle poche asperità altimetriche.

Inevitabilmente la Foresta Umbra è uno dei luoghi migliori per il trekking nel Parco Nazionale del Gargano. Uno dei percorsi più suggestivi è quello che passa dal Laghetto d’Umbra, uno stagno circolare non lontano dall’avvio di un ampio percorso ad anello che porta alla scoperta dei faggi secolari della foresta. Si tratta di una escursione lunga, che supera i dieci chilometri, ma al tempo stesso molto facile, pressoché tutta pianeggiante. Oltre alla possibilità di scoprire il laghetto e le bellezze della foresta, non è raro imbattersi nella fauna selvatica del Parco.

Parco Gargano inverno

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Il Laghetto d’Umbra nell’omonima Foresta

Per andare alla scoperta dell’anima carsica del Gargano, invece, l’ideale è compiere l’escursione che porta alla scoperta della Dolina Pozzatina, un avvallamento del terreno di 400 metri di larghezza e un perimetro totale di 1850 metri. La grande dolina si è formata in seguito alla dissoluzione del carbonato di calcio delle sue rocce. Pertanto, quando piove, le rocce non trattengono l’acqua, che permea sotto il livello del suolo, nelle misteriose cavità sotterranee. Tutt’intorno sorge un fitto bosco di lecci e querce. La Dolina Pozzatina si trova poco distante dalla strada provinciale che porta a San Nicandro Garganico, ma si consiglia di raggiungerla attraverso le carrarecce che attraversano la campagna vicina.

Uno dei panorami più affascinanti del Parco Nazionale del Gargano è quello che mette in relazione il contrasto tra il mare e i boschi, tra il litorale e le aree interne. Partendo dai borghi di Vico del Gargano o Monte Sant’Angelo, è possibile seguire percorsi che salgono dolcemente verso le alture, offrendo un colpo d’occhio davvero emozionante, in particolare durante il periodo invernale.

Parco Gargano inverno

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Il quartiere Junno di Monte Sant’Angelo in una mattina d’inverno

Da Monte Sant’Angelo si dipanano una serie di sentieri ben segnalati che portano alla scoperta delle campagne circostanti, che combinano la scoperta della natura locale, tra pascoli e tratti boschivi, a splendide vedute sulla costa in direzione di Mattinata. Il borgo è inoltre traguardo conclusivo del Cammino della Pace, un lungo percorso che da L’Aquila porta fino al Gargano. L’ultima tappa del cammino parte da San Giovanni Rotondo, percorre verso oriente una lunga salita, alternando fitti boschi a ampi pascoli fino ad arrivare, dopo una ventina di chilometri, proprio a Monte Sant’Angelo, dove si trova il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio UNESCO, luogo di particolare significato spirituale.

Chi è alla ricerca di un contesto montano, dove magari riuscire anche a trovare una spolverata di neve, dovrebbe tentare la salita a Monte Calvo, la cima più alta del Gargano. Si parte dalla periferia di San Giovanni Rotondo, si sale in un contesto naturale tra boschi e radure, con alcuni passaggi estremamente panoramici in direzione del mare. Dalla cima il colpo d’occhio è notevole: si può ammirare tutto il promontorio, osservare la grande distesa della Foresta Umbra dall’alto e scorgere, con un po’ di fortuna, le isole Tremiti in mezzo al mare.

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Le grotte di ghiaccio e i ghiacciai meno conosciuti d’Italia

In un tempo in cui i ghiacci si ritirano e il clima è in mutamento, cercare e scoprire le grotte di ghiaccio e i ghiacciai meno conosciuti d’Italia significa non solo viaggiare, ma anche custodire un patrimonio naturale unico e fragile, anticipare il futuro del nostro pianeta e scoprire alcune delle sue bellezze più rare, che rischiamo di perdere.

Quando si pensa all’Italia e ai suoi templi naturali fatti di ghiaccio, solitamente l’immaginario corre subito alle vette bianche e maestose delle Alpi, ai ghiacciai noti e frequentatissimi come quello della Marmolada o ai numerosi del Monte Rosa. Il nostro Paese, tuttavia, custodisce anche luoghi gelati meno noti e frequentati, avvolti quasi da un alone di mistero e raramente battuti dal turismo di massa: caverne di gelo che si aprono nel cuore della montagna e piccoli ghiacciai remoti che resistono, con fatica, al cambiamento climatico. Dalle pendici scure dell’Etna fino alle alte cime delle Alpi orientali, si compone una collezione di luoghi speciali e unici, in bilico tra fragilità e meraviglia.

Grotta del Gelo – Sicilia

Nel cuore del vulcano attivo più alto d’Europa, c’è una grotta di ghiaccio che sfida ogni aspettativa geografica: è la Grotta del Gelo, nascosta sotto il livello del suolo a oltre 2000 metri di altitudine lungo le pendici settentrionali dell’Etna.

Qui particolari condizioni di ventilazione e ombra permettono al gelo di persistere per tutto l’anno. Il suo nome dice già tutto: stalattiti e colonne di ghiaccio caratterizzano il ristretto panorama, il freddo si conserva anche durante le stagioni miti e crea un’atmosfera surreale.

Rispetto alla maggior parte delle grotte di ghiaccio, che si formano per via di fenomeni carsici, questa grotta è in realtà una cosiddetta lava tube, ovvero una grotta formata non per l’azione dell’acqua quanto per quella di un’eruzione di lava particolarmente fluida, eruttata ad una temperatura di 1000/1200°C.

Secondo la ricerca, la formazione della Grotta del Gelo si fa risalire alla lunghissima eruzione iniziata nel 1614 e protrattasi per dieci anni interi. La cavità è lunga circa 125 metri, si trova a oltre 2000 metri di quota e al suo interno la temperatura non va mai sopra lo zero termico. È considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa.

Visitare la Grotta del Gelo sull’Etna non è semplice. L’accesso è possibile attraverso una dura escursione a piedi che parte da Piano Provenzana e dura 8 ore, con l’ulteriore difficoltà della differenza termica tra l’interno e l’esterno della grotta. Le stagioni raccomandate per visitarla sono la tarda primavera e l’inizio dell’autunno.

Ghiacciaio del Montasio – Friuli-Venezia Giulia

Tra le Alpi Giulie, in Friuli, si trova uno dei ghiacciai più remoti e meno noti dell’arco alpino: il Ghiacciaio del Montasio. In un’area dove il glacialismo sembra essere quasi scomparso, questa lingua di ghiaccio lotta per sopravvivere su un versante esposto alle correnti e alle stagioni sempre più calde.

I ghiacciai in realtà sono due, dalle dimensioni ridotte, uno detto occidentale e uno minore: circa cinque ettari di ghiaccio bianco in totale, incassati nelle formazioni rocciose circostanti, che si difendono dai raggi del sole e resistono al mutamento del pianeta indotto dalle attività umane. Sorgono sulla parete nord del Jof di Montasio, la terza montagna più alta del Friuli, ma vengono comunque classificati come i ghiacciai a più bassa quota delle Alpi, posti a circa 1900 metri sul livello del mare.

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Il Ghiacciaio del Montasio compare tra le nubi

L’escursione per arrivare al ghiacciaio occidentale, quello più ampio e più facile da raggiungere, parte da Sella Sompdogna, forcella che separa la Val Dogna dalla Val Saisera. Da qui si affronta un primo tratto nel bosco che sale fino al bivacco Stuparich, e da qui ancora verso il ghiacciaio. Il tragitto di andata è lungo poco più di 4 chilometri, con una discreta difficoltà altimetrica (712 metri di ascesa molto compatti). Il percorso è adatto a tutte le stagioni, a condizione di avere meteo favorevole e attrezzatura adeguata.

Il tragitto offre non solo la gioia di arrivare a calpestare il ghiaccio perenne del Montasio, ma regala anche viste spettacolari sulle cime circostanti e splendidi panorami sulle vallate sottostanti.

La Ghiacciaia della Grigna – Lombardia

Grigna e Grignetta, le principali vette del Gruppo delle Grigne, a oltre duemila metri nelle Prealpi Lombarde, vicino al Lago di Como, ospitano un fenomeno naturale sorprendente: le cosiddette ghiacciaie, grotte naturali in cui neve e ghiaccio accumulati non si sciolgono mai, nemmeno d’estate.

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La Grigna vista dal Lago di Como

Queste grotte del ghiaccio erano sfruttate già dal Cinquecento per rifornirsi del prezioso elemento per conservare gli alimenti. Leonardo da Vinci, durante il suo lungo soggiorno milanese, cercò di studiarle e visitò la Ghiacciaia del Moncodeno, una delle grotte principali. Le sue peculiari caratteristiche sono oggetto di studio ancora oggi: i fenomeni carsici e le dinamiche delle acque sotterranee del massiccio montuoso delle Grigne sono ancora del tutto da chiarire.

La Grotta di Moncodeno e la sua ghiacciaia si trovano nelle vicinanze del rifugio Bogani, sul versante nord della Grigna. Ci si arriva tramite il sentiero CAI numero 25, partendo da Vò di Moncodeno. A quota 1700 metri, poco prima dell’Alpe di Moncodeno, si deve effettuare una deviazione e proseguire seguendo dei segnavia a bolli gialli per trovare l’ingresso della ghiacciaia. È opportuno organizzare un’escursione guidata per poter scendere lungo la via attrezzata che si avventura nella grotta fino ai ghiacci perenni.

Oltre al fascino della ghiacciaia, percorrere i sentieri intorno alla Grigna permette di camminare attraverso boschi, pietraie e ripidi canalini rocciosi, in un ambiente montano di rara bellezza a poca distanza dal Lago di Como.

Ghiacciaio Fellaria – Lombardia

Il Ghiacciaio Fellaria, nel cuore della Valmalenco, in Lombardia, è un ghiacciaio non particolarmente popolare, ma assolutamente eccezionale per chi ama la montagna. È uno dei più grandi delle Alpi Centrali e offre uno scenario alpino selvaggio, circondato da vette dal profilo incombente.

La camminata per raggiungerlo attraversa boschi, pascoli alpini e un piccolo lago glaciale, omonimo. Si parte dalla diga dell’Alpe Gera, sotto la quale si trova un parcheggio. Da lì si imbocca il sentiero che costeggia il bacino artificiale in sinistra orografica e si prosegue fino al rifugio Bignami. Poco sopra parte il Sentiero glaciologico Marson, che in poco meno di tre chilometri e un’oretta di cammino porta fino al ghiacciaio.

Il ghiacciaio, nonostante sia in rapida e netta regressione come molti suoi simili, mantiene una presenza ben percettibile anche nelle estati calde. Ai suoi piedi, nella bella stagione, si forma un opaco e gelido laghetto, il cosiddetto Lago di Fellaria, composto dalle acque in scioglimento. Il colpo d’occhio è imponente e magnetico, con le venature, le spaccature e le stratificazioni del ghiaccio che si mostrano come una dimostrazione empirica dell’infinita storia del mondo.

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La Val Senales e il suo ghiacciaio: escursioni d’inverno in quota

La Val Senales è una valle laterale della Val Venosta, in Trentino-Alto Adige, incastonata tra cime che superano i tremila metri. Uno di quei luoghi in cui la montagna ha conservato un carattere grezzo, puro, non raffinato, che emerge pienamente durante l’inverno, quando la neve si accumula sui picchi e non abbandona i fondovalle. La valle si sviluppa lungo un asse che sale gradualmente dai masi storici di fondovalle fino a Maso Corto (Kurzras, in tedesco): è l’ultimo insediamento abitato e il punto di partenza per le escursioni in quota. Sopra di esso, infatti, si trova il Ghiacciaio di Giogo Alto, adagiato su circa 185 ettari tra i 3.000 e i 3.200 metri di altitudine, non lontano dal confine con l’Austria. Un ambiente severo e affascinante, che d’inverno si trasforma in parte integrante del grande comprensorio sciistico di cui fa parte la valle, la cosiddetta Senales Alpin Arena.

Il ghiacciaio è parte integrante dell’identità della Val Senales: oltre a esserne fondamentale elemento paesaggistico, custodisce una delle storie simbolo del territorio. È qui, infatti, che nel 1991, poco oltre il crinale, venne ritrovata la mummia di Ötzi, un uomo vissuto oltre cinquemila anni fa e che è divenuto simbolo di questo lembo di terra fra le montagne, da sempre luogo di passaggio, di vita montana e di sfida con l’ambiente alpino. Durante l’inverno il Ghiacciaio di Giogo Alto diventa una meta privilegiata non solo per chi ama lo sci da discesa, ma più in generale per tutti coloro che cercano attività all’aperto in quota, tra panorami spettacolari e contatto diretto con l’alta montagna.

Cosa fare in inverno

Il cuore delle attività invernali si concentra sul Ghiacciaio di Giogo Alto, chiamato per semplicità anche Ghiacciaio della Val Senales. È facilmente raggiungibile grazie alla funivia, che da Maso Corto sale fino in quota, dove lo sguardo spazia su un mare di vette alpine che emergono dal panorama candido che le avvolge, al confine tra Italia e Austria.

Il ghiacciaio è noto soprattutto per lo sci alpino, solitamente praticabile da ottobre fino alla primavera avanzata grazie alla neve naturale e alle condizioni climatiche favorevoli. Qui il ghiacciaio ha resistito più che altrove ai cambiamenti climatici, e fino a dieci anni fa era uno dei pochi luoghi delle Alpi dove si potesse praticare lo sci anche d’estate. Poi, però, anche in Val Senales si è dovuto mettere un freno ed aspettare la stagione fredda.

Le piste si snodano su ampi pendii e sono considerate adatte a tutti i livelli: sono ideali per gli sciatori più esperti, ma anche chi deve ancora migliorare può trovare pane adatto ai propri denti. L’altitudine del luogo garantisce spesso e volentieri una quantità e una qualità della neve superiore che altrove, insieme a una maggiore quiete, lontana dalla frenesia delle grandi stazioni turistiche.

Accanto allo sci alpino, il ghiacciaio offre anche tutta un’altra serie di attività all’aperto, magari più lente, dedicate tanto al movimento quanto all’ammirazione di un contesto con davvero pochi paragoni: quando il meteo è favorevole il colpo d’occhio sui dintorni è davvero sensazionale, con il contrasto tra l’estremo candore della neve e del ghiaccio e la roccia scura delle montagne, con solo il blu intenso del cielo a spezzare la bicromia.

Ghiacciaio Val Senales

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Panoramica sull’intera Val Senales

Uno dei luoghi ideali per vivere questo tipo di emozioni è la piattaforma panoramica Iceman Ötzi Peak, raggiungibile con un breve percorso attrezzato dalla stazione a monte della funivia. Da questa terrazza a oltre 3200 metri sul livello del mare, si gode di uno dei panorami più vasti delle Alpi, con decine di cime oltre i tremila metri che emergono come isole in un oceano di neve.

Escursione sul Ghiacciaio di Giogo Alto in inverno

Per chi ama esplorare la montagna con passo più lento, il Ghiacciaio di Giogo Alto in Val Senales offre alcune delle escursioni più suggestive dell’arco alpino. Da tenere a mente che le attività invernali in alta quota vanno sempre affrontate con una preparazione adeguata, con un meteo favorevole e con l’accompagnamento di guide alpine esperte.

Saranno proprio queste ultime ad accompagnare i partecipanti a quello che viene chiamato l’Ötzi Glacier Tour, l’escursione guidata che conduce, anche in inverno, fino al luogo del ritrovamento dell’uomo venuto dal ghiaccio, la mummia del Similaun, una delle scoperte scientifiche che ha permesso di fare maggiori progressi sulla vita delle popolazioni alpine preistoriche. Si tratta di un itinerario di sci alpinismo impegnativo perché si sviluppa a lungo oltre i 3.000 metri di quota, su terreno glaciale e innevato, attraversando ambienti di alta montagna e che richiede una buona dimestichezza con gli sci.

Ghiacciaio Val Senales

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Lo sci alpinismo permette di salire a quote estreme in inverno

Si percorre infatti con gli sci il Ghiacciaio di Giogo Alto salendo fino alla Croda Nera, per poi scendere fino al vicino Giogo di Tisa, nei cui pressi si trova il luogo di ritrovamento della mummia di Ötzi. Al ritorno, dopo aver ripercorso il ghiacciaio, si scende lungo le piste del complesso sciistico. Il tempo di percorrenza di questa affascinante escursione è di circa 7 ore.

Meno impegnativa è l’escursione che porta a scoprire una curiosa, bellissima grotta con le pareti ricoperte di ghiaccio che si apre a 2800 metri di quota lungo il ghiacciaio. Un’avventura guidata più semplice che permette di andare alla scoperta della grande distesa bianca e giungere fino a un affascinante, piccolo tesoro nascosto nel gelo.

Altre attività invernali in Val Senales

Più accessibili, ma non meno affascinanti, sono le diverse ciaspolate che è possibile affrontare in Val Senales, ideali per chi desidera immergersi nei paesaggi innevati senza affrontare difficoltà tecniche elevate. I percorsi si snodano ai margini del ghiacciaio e nelle aree circostanti, tra boschi silenziosi e ampie distese bianche. Una delle più coinvolgenti è quella contrassegnata dal percorso numero 4 e che parte dal centro di Maso Corto, passando per la stazione a valle della seggiovia Lazaun e poi per il bel maso Wies, fino ad arrivare nella piccola e incontaminata Val di Lagaun. Il percorso completo dura circa un’ora.

Ghiacciaio Val Senales

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Un alpinista sulla vetta del Ghiacciaio di Giogo Alto in Val Senales

Anche per gli amanti dello sci di fondo la Val Senales offre anelli ben mantenuti per una disciplina che permette di esplorare il territorio con ritmo costante, ideale per chi cerca movimento, contatto con la natura e ammirare grandi panorami senza la frenesia delle piste da discesa.

A Maso Corto si trovano due piste di diversa difficoltà e lunghezza, con uno dei due anelli che porta peraltro proprio ai margini del Ghiacciaio di Giogo Alto: è una pista impegnativa, lunga 5 chilometri e che porta a 3.050 metri di altitudine. Serve un po’ di preparazione ed esperienza, ma completarla e ammirare il paesaggio che si attraversa vale davvero la pena.