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Mare in Toscana, le spiagge selvagge più belle

È come se ci fosse qualcosa di vivo, di ulteriore dentro di noi, che ci spinge a cercare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso. Qualcosa, se vogliamo, di più distante, intatto, selvaggio.

Uno spirito di scoperta che si cala anche nel quotidiano, nel giorno libero da dedicare a una piccola vacanza, nel weekend per una gita fuori porta.

Rifuggire ombrelloni e lettini, che per carità hanno il loro scopo e la loro legittimità, per scoprire un mare più autentico, aspro e bello.

Anche la costa tirrenica toscana, che è stata esplorata, vissuta e sfruttata in lungo e in largo, è capace di offrire esperienze di questo genere, in particolare nella zona meridionale della regione.

Ecco, quindi, che si propone una selezione delle più belle spiagge selvagge della Toscana, dove c’è sempre un piccolo percorso da fare per arrivarci, dove domina la macchia mediterranea con i suoi profumi e i suoi colori, e dove l’azzurro del mare si fonde con quello del cielo.

Fonte: Lorenzo Calamai

I colori elettrizzanti delle spiagge selvagge della Toscana

Cala Civette, la sorella minore delle Bandite di Scarlino

La Riserva Naturale delle Bandite di Scarlino corrisponde ad un ampio promontorio con sbocco sul mare, coperto di macchia mediterranea, bosco e da una fitta rete di sentieri, che si aprono in ampie calette remote e affascinanti, ciascuna costretta tra due capi impervi.

La più nota tra queste è Cala Violina, una spiaggia dalla fine sabbia bianca con un mare cristallino. Un luogo unico la cui necessità di salvaguardia ha indotto il Comune di Scarlino a limitarne l’accesso attraverso un sistema di prenotazione e un biglietto (dal costo minimo) d’ingresso.

Altra spiaggia nota delle Bandite è quella di Cala Martina, che invece è rocciosa e contraddistinta da un monumento a Giuseppe Garibaldi, che qui riuscì a sfuggire alle guardie papali imbarcandosi su un peschereccio.

Salita un po’ meno agli onori delle cronache e per questo meno frequentata, ma non certo meno bella è Cala Civette, una lunga e suggestiva spiaggia dai connotati selvaggi che si apre tra Punta Le Canne, ovvero l’estremo meridionale della succitata Cala Violina, e la punta di Torre Civette, un’antica fortificazione difensiva oggi trasformata in abitazione privata.

Fonte: Lorenzo Calamai

Cala Civette, vista in direzione settentrionale. Dietro quel promontorio, Punta Le Canne, si trova Cala Violina

Percorrendo la Strada provinciale 158 che collega Scarlino a Castiglion della Pescaia, si svolta in direzione del Centro Velico di Punta Ala. Si lascia quindi l’auto dopo un paio di chilometri, in corrispondenza dell’avvio del sentiero. La traccia sale nella parte iniziale, aggira la vetta di una collina e riscende verso il mare.

Sulla sinistra un inequivocabile bivio lascia il sentiero principale e scende: dopo solo pochi passi consente già uno spettacolare affaccio su Cala Civette, che si raggiunge percorrendo in pochi minuti la discesa scoscesa. Il tempo di percorrenza totale del tragitto è di 30/40 minuti, il sentiero principale collega Cala Civette con Cala Violina offrendo la possibilità di proseguire l’escursione.

Fonte: Lorenzo Calamai

Scendendo verso Cala Civette

La lunga lingua di sabbia color ocra ha alle spalle una fitta pineta e il percorso per arrivarci la separa dalla ben più affollata spiaggia di Punta Ala. Un luogo privato e protetto, dove attendere la luce del tramonto che si abbassa sul mare prima di riprendere la via di casa.

Spiaggia di Alberese, il mare si fonde con il cielo

Il Parco regionale della Maremma è stato il primo parco naturale istituito dalla Regione Toscana nel 1975. Al suo interno si trovano alcune aree di costa fra le più belle e intatte del litorale tirrenico toscano, sia per la bellezza del mare che per l’affascinante conformazione del territorio.

I monti dell’Uccellina, disseminati di antiche torri di avvistamento, fanno da sfondo alla meravigliosa spiaggia di Alberese, o spiaggia di Collelungo (secondo alcune mappe si tratta di due zone diverse, ma nella pratica è una sola, lunga lingua sabbiosa). Qui il colore dorato della sabbia, i tronchi di legno sbiancati dal mare, dalla salsedine e dal vento, contrastano con l’azzurro intenso del mare, che si estende in tutte le direzioni a perdita d’occhio, fondendosi con l’azzurro del cielo, senza che sia distinguibile una linea dell’orizzonte.

Fonte: Lorenzo Calamai

La lunga spiaggia di Alberese, a sud della foce del fiume Ombrone, dona una pace totale e rassicurante: intorno a voi solo sabbia dorata e l’azzurro del mare

Arrivare è semplice: prendete l’uscita di Rispescia della SS1 Variante Aurelia e seguite le indicazioni prima per Alberese e poi per Marina di Alberese. Svoltate a destra seguendo la cartellonistica e, dopo qualche centinaio di metri, prendete a sinistra oltrepassando la soglia del Parco rappresentata da due colonne in mattoni di cotto. Percorrete il lunghissimo rettilineo che vi porterà fino al parcheggio di Marina di Alberese. L’accesso alla spiaggia è adiacente al parcheggio.

Nonostante la spiaggia si trovi all’interno del Parco della Maremma, non vi sarà richiesto di fare il biglietto per accedere al litorale. L’attività di balneazione, infatti, è considerata libera.

Non è da trascurare, però, la possibilità di organizzare una bella escursione all’interno del Parco (ingresso a pagamento dal Centro Visite di Alberese): il sentiero A2 è un percorso di media difficoltà, non tanto per le asperità altimetriche quanto per la lunghezza, visti i 7 km per andare e altrettanti per tornare. Quel che è certo è che avrete la possibilità di effettuare un’escursione di grande impatto visivo e scenografico, immersi nella macchia mediterranea e in una natura selvaggia e particolare, e di passare per i bastioni difensivi medievali che sorvegliano da secoli la baia in funzione difensiva.

Fonte: Lorenzo Calamai

I monti dell’Uccellina dominano la spiaggia di Collelungo

Il Pozzino, antico porto etrusco

La Baia del Pozzino è la meno remota di questa selezione, eppure spesso poco considerata, raramente affollata.

Si tratta di un piccolo golfo protetto, una insenatura poco più a settentrione del più ampio e gettonato Golfo di Baratti.

La spiaggia è composta da sabbia scura mista a ciottoli, alle spalle una dolce collina coperta da un prato verde e ai lati alti faraglioni con una rigogliosa macchia mediterranea. Il fondale roccioso lo rende un buon posto per lo snorkeling intorno alle scogliere, facendo attenzione che il mare non sia mosso.

Fonte: Lorenzo Calamai

La vista sul Golfo di Baratti dall’insenatura del Pozzino

Anche il percorso per arrivare in questo piccolo angolo di pace e natura è particolare: si parte dal centro di Baratti, dalla piazzetta antistante alla spiaggia con il chiosco e i ristoranti Demos e La Perla. Proprio fra i due ristoranti si apre una strada che si fa sterrata dopo poche decine di metri e si inoltre in una ombrosa pineta.

Dopo pochi minuti di cammino vi imbatterete in un paio di curiosi edifici. Sono alcune delle principali opere dell’architetto Vittorio Giorgini, attivo negli anni Cinquanta e Sessanta, che qui costruì Casa Saldarini, detta anche il Dinosauro, e l’Esagono. In particolare Casa Saldarini è un esempio avanguardistico di architettura dalle forme curve, sinuose, dalle sembianze zoomorfiche.

Seguendo il sentiero per altri 15/20 minuti, immersi nell’ombra di una pineta che di quando in quando offre scorci affascinanti sulla scogliera sottostante, si raggiunge la Baia del Pozzino, anticipata da un’appetitosa vista panoramica sulla spiaggia stessa.

Fonte: Lorenzo Calamai

La vista sul Pozzino arrivando dal sentiero

Buca delle Fate, cala con panorama

Il promontorio di Populonia è uno dei luoghi più suggestivi e con il mare più bello di tutta la Toscana. Raggiungete Baratti, una piccola località balneare nei pressi di Piombino, e percorrete fino in fondo la strada che conduce al porticciolo. Da qui imboccate la strada in salita che sale verso il borgo medievale di Populonia, che oltre alla necropoli etrusca ha conservato anche le imponenti fortificazioni del XV secolo.

Sulla sinistra un ampio spiazzo sabbioso sulla sinistra, chiamato il Reciso, fa da parcheggio a chi vuole affrontare la discesa verso la Buca delle Fate. Un sentiero infatti parte dall’altra parte della strada, scavalcando una piccola scaletta in legno che immette nel bosco dai profumi mediterranei che copre il promontorio.

Da qui in appena 15 minuti di discesa a piedi si raggiunge un ampio pianoro roccioso con una maestosa vista sul mare e sull’Isola d’Elba, di fronte.

Fonte: Lorenzo Calamai

Una panoramica panchina sul promontorio per ammirare il sole che scende dietro l’Arcipelago Toscano

Uno stretto sentiero sulla sinistra cala verso la spiaggia sassosa, con ampi massi per sistemarsi, chiamata Buca delle Fate.

Come le fate di cui porta il nome, questo luogo unico risulta magico fin dalla prima occhiata. Frequentato fin dai tempi degli Etruschi, di cui rimangono testimonianze nella vicina necropoli di Populonia, questa spiaggia di sassi è una nicchia lontana dalla civiltà, immersa in un ambiente selvaggio.

Facendo il bagno nell’acqua dai colori cangianti, verde, azzurro e blu, occhio a non venir ammaliati da ninfe, fate, sirene o altre creature marine. Secondo la leggenda, attirano gli esseri umani nel loro mondo sottomarino, per farli vivere con loro senza fare più ritorno: sarebbe così male?

Fonte: Lorenzo Calamai

Bagno sulla sassosa spiaggia di Buca delle Fate: acqua cristallina con un fondale roccioso, adatta anche allo snorkeling

Cala del Lupo, paradiso dimenticato

Cala del Lupo è una piccola caletta di ciottoli, nascosta nel promontorio di Populonia, raggiungibile solo attraverso un percorso a piedi da Buca delle Fate di circa 40 minuti.

Si tratta di un percorso semplice: anche se non è segnato, la traccia è unica e impossibile da perdere. Si deve procedere dal promontorio sopra la Buca delle Fate in direzione sud, scendere alla vicina Cala San Quirico, una spiaggetta di sassi dove si trova anche una piccola area ristoro con un tavolo da picnic, e proseguire oltre seguendo il sentiero che immediatamente sale con un piccolo strappo fino a offrire una vista panoramica sia sulla spiaggia appena lasciata, sia sull’intero promontorio.

Fonte: Lorenzo Calamai

Panorama su Cala del Lupo, un piccolo gioiello nascosto

Si prosegue lungo il sentiero nel bosco, tra lo stormire delle foglie, la risacca del mare più in basso e i profumi salini e mediterranei del terreno.

Quando il bosco si dirada e si affronta un tratto del sentiero alla luce del sole, scollinando da una tratto in falsopiano in salita, si potrà vedere poco più avanti Cala del Lupo, con il suo mare cristallino e la vista sulle isole dell’Arcipelago toscano. Da lì il sentiero rientra per un breve tratto nel bosco e si dovrà fare attenzione per trovare la svolta in discesa a destra che consente di scendere fino alla spiaggia, passando per ampi lastroni di roccia.

Cala del Lupo è un luogo nascosto e dimenticato, dove poter davvero passare una giornata lontano dalla civiltà, distesi al sole con nelle orecchie il solo rumore delle onde che si infrangono sul bagnasciuga.

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Come affrontare un lungo viaggio in bici

Finalmente ti sei deciso ad affrontare quel lungo viaggio in bicicletta che da tempo accarezza i tuoi sogni, ma non sai bene come organizzarti al meglio per evitare i tanto temuti contrattempi che questa modalità di trasporto può generare. Niente panico: con la giusta pianificazione e conoscendo tutti gli accessori da portare con te, sarai pronto per una vacanza memorabile, lontano dal caos cittadino e immerso negli scenari naturali che desideravi esplorare da tempo.

Come si affronta quindi un lungo viaggio in sella a una bici? Dalle attrezzature allo studio dell’itinerario, ecco tutto quello che dovresti sapere per non farti trovare impreparato e goderti ogni attimo della pedalata alla scoperta di luoghi mozzafiato in giro per l’Italia o nel resto del mondo.

Scegli la destinazione più adatta

Ogni viaggio che vogliamo intraprendere richiede una certa dose di organizzazione, ma se il mezzo di trasporto principale è la bici, allora la pianificazione dettagliata degli spostamenti diventa un elemento essenziale.

Innanzitutto, la scelta della destinazione in cui viaggiare su due ruote è di estrema importanza. La difficoltà dell’itinerario e le tempistiche possono variare molto in base a diversi fattori: l’abitudine alla pedalata, l’esperienza, la capacità di affrontare i dislivelli e le strade sterrate possono influire sulla qualità e sulla durata del viaggio. Nel valutare questi fattori, è bene tenere a mente che verrà portato con sé anche uno zaino o dei bagagli e questo comporta un carico maggiore sulle ruote e quindi uno sforzo fisico superiore per chi pedala.

Studia l’itinerario

Oltre alla giusta destinazione, è bene studiare dettagliatamente tutto l’itinerario da percorrere, in modo tale da organizzare le soste e i pernottamenti. Se non hai alle spalle altri viaggi di più giorni a bordo di una bicicletta, per prevedere i tempi di percorrenza di un tragitto puoi calcolare una velocità media di 15 km/h (per una persona abbastanza allenata).

Nel definire l’itinerario con tappe e soste per bere, mangiare, riposarsi o scattare foto, è bene informarsi su eventuali alternative nel percorso, in caso di chiusura di strade o altri problemi imprevisti. In questo modo non ti farai trovare impreparato e non perderai troppo tempo nel cercare la migliore soluzione.

Una volta studiato al millimetro ogni spostamento e steso una mappa con il percorso che hai organizzato, avrai a disposizione uno strumento molto utile per non perderti durante il viaggio. Puoi quindi installare sul tuo smartphone una delle tante app che leggono i tracciati GPX, caricare il tuo itinerario e seguirlo durante il viaggio. In alternativa, molti ciclisti usano anche le app di mappe generiche.

Scegli attentamente dove dormire

Stai organizzando l’itinerario perfetto per il prossimo viaggio in bici di più giorni, ma hai dubbi su dove andare a dormire? Potrebbe sembrare una scelta banale, ma la tipologia di pernottamento in questo caso può fare la differenza su qualità e comodità del viaggio.

In linea generale, se ti trovi alle prime esperienze è sconsigliato il campeggio. Dovresti portare con te una tenda e l’attrezzatura necessaria, elementi che inciderebbero sull’ingombro e sul peso del trasporto. Inoltre, se non sei già abituato alle nottate nella natura e sotto le stelle, puoi rischiare di risvegliarti ancor più stanco del giorno precedente, condizionando negativamente il piacere del viaggio in bici. In questi casi, meglio optare per ostelli, alberghi o B&B.

Prima di partire controlla la bicicletta

Hai scelto la destinazione e studiato perfettamente il percorso da intraprendere, ma ora devi pensare a un altro aspetto essenziale: la bicicletta. Se non ne possiedi una professionale, ideale per il cicloturismo, non perderti d’animo. Anche una due ruote da città potrebbe andar bene, ovviamente in base alla tipologia di strada che verrà battuta.

Per affrontare un lungo viaggio verifica prima di partire alcuni aspetti tecnici della bicicletta: sella comoda, ruote in ottimo stato e portapacchi capiente. È necessario, inoltre, fare un controllo ai freni. Se il telaio è particolarmente robusto potrai agganciare apposite borse che renderanno il viaggio molto comodo, in questo modo porterai con te un notevole numero di oggetti senza che il baricentro della bici venga stravolto.

Non dimenticare mai di portare anche un kit di attrezzi e qualche ricambio: li benedirai in caso di eventuali guasti, soprattutto se dovessero avvenire lontano dai centri abitati. Tra gli accessori da portare sempre con sé in un lungo viaggio in bici troviamo:

  • Luci
  • Borraccia termica
  • Lucchetto
  • Gilet catarifrangente
  • Olio lubrificante per catena
  • Pompa (da fissare al telaio)
  • Camere d’aria di ricambio e toppe autoadesive per riparare piccoli fori
  • Supporto per smartphone

Organizza il contenuto di borse e zaino

Cosa portare con sé per un lungo viaggio in bici? Se è già complicato ridurre al minimo il numero di indumenti per un bagaglio a mano in aereo, viaggiando su una sella dovranno essere ridotti all’essenziale. La quantità di cose da trasportare dipende principalmente dalla capacità della borsa o dello zaino che si utilizza.

A tal proposito, è bene fare una distinzione fra tre tipologie di contenitori che fungono da valigia per questo tipo di viaggio: le borse posteriori, la borsa da manubrio e lo zaino. Quelle posteriori sono due borse collegate al portapacchi, solitamente abbastanza capienti, mentre la borsa da manubrio è più piccola e leggera, ottima per conservare cibo o accessori che possono servire più frequentemente mentre si pedala. Lo zaino, infine è utile se si prevedono tappe nelle quali si intraprendono anche camminate. Il consiglio è quello di creare un mix tra queste borse, cercando di non caricarle troppo per non sbilanciare il baricentro e rendendo il viaggio più faticoso.

Una volta scelto il contenitore, dovrai pensare al contenuto. Non dimenticare di rifornirti di abbondante acqua e qualche snack da consumare durante il viaggio. Anche se non si intende pedalare sotto il sole delle giornate estive più calde, è consigliata la crema solare ad alta protezione: sarai spesso esposto alla luce solare e senza protezione rischieresti una scottatura, anche nei mesi lontani dall’estate.

Non dimenticare anche i guanti e il casco, indispensabile per viaggiare in completa sicurezza. Se il tragitto è particolarmente lungo sarà bene indossare la tipica tuta da ciclista con tessuto traspirante: per viaggi così impegnativi la comodità è d’obbligo. Infine, non dimenticare un ricambio di vestiti “in borghese”: per una cena al ristorante o un drink in un locale potrai sfoggiare pantalone e camicia o un bel vestito, lasciando da parte gli indumenti sportivi.

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Le imprevedibili spiagge di Sansepolcro

Quando la canicola picchia, non è sempre facile mantenere lo sguardo concentrato sulla cultura e sull’arte.

Sansepolcro, meravigliosa cittadina medievale al confine tra Toscana, Umbria e Marche che ospita alcuni dei più celebri capolavori di Piero della Francesca, ha in fondo un’anima rurale, a contatto con la natura che la circonda, e nasconde piccoli tesori d’acqua dolce che possono diventare il complemento ideale per un weekend di tarda primavera o estate che metta insieme i capolavori del Rinascimento con un tuffo rinfrescante nelle acque del torrente Afra.

Non è infatti il Tevere, che solca il centro cittadino allargandosi fino a prendere forma di fiume, la spiaggia prediletta dagli abitanti di Sansepolcro. Fino a qualche decennio fa, i ragazzi del paese si avventuravano nella vicina valle dell’Afra, per passare i lunghi pomeriggi estivi tra le cascate e le piscine naturali del torrente, riparato da frondosi e freschi boschi.

Ancora oggi le piscine naturali dell’Afra sono la destinazione ideale per i caldi pomeriggi estivi. Dopo aver visitato il centro storico medioevale della città, dopo essersi lustrati gli occhi di fronte alle opere di Piero della Francesca e alle altre mirabili attrazioni artistiche di Sansepolcro, è il momento di immergersi, letteralmente, nella natura, andando alla scoperta delle spiagge d’acqua dolce che si trovano poco fuori città.

Fonte: Lorenzo Calamai

I tetti di Sansepolcro nella luce della golden hour

Sansepolcro, la città di Piero della Francesca

Adagiata sulle sponde del fiume Tevere, Sansepolcro è un piccolo centro di circa 15mila abitanti con una concentrazione di capolavori dell’arte rinascimentale da far invidia a qualsiasi altra città toscana.

Qui, infatti, è nato Piero della Francesca, uno dei pittori più importanti del Rinascimento che, dopo aver lavorato a Arezzo, Rimini, Roma, Perugia e Urbino, tornò nella città natale negli ultimi anni prima della morte, avvenuta il 12 ottobre 1492, il giorno in cui Cristoforo Colombo sbarcava per la prima volta in un nuovo continente.

Il Museo Civico di Sansepolcro ospita due delle più mirabili opere del proprio enfant du pays: il Polittico della Misericordia e la Resurrezione.

Il Polittico, realizzato tra il 1445 e il 1462, è di particolare impatto scenografico, ospitato in una sala buia e rivestita di nero per dare risalto alle sue 23 tavole a sfondo dorato. Al centro figura l’altera immagine della Madonna della Misericordia, il cui mantello dà riparo ai fedeli, infinitamente più piccoli. La forza dell’opera, oltre che nella suggestione della sua complessità, sta nell’utilizzo di forme geometriche e nell’organizzazione prospettica della scena, caratteristiche innovative e distintive di Piero della Francesca.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il Polittico della Misericordia è un’opera suggestiva, innovativa e imponente

La Resurrezione, opera successiva, è un affresco recentemente salvato da un’importante opera di restauro operata tra il 2015 e il 2018. Un’opera costruita con cura geometrica, ma sottraendo stavolta la figura del Cristo alle leggi della prospettiva che valgono invece per i soldati addormentati ai suoi piedi, a simboleggiarne lo sfuggire alle leggi terrene.

All’affresco della Resurrezione è collegato un aneddoto storico: si narra che nel 1944 il comandante alleato Anthony Clarke, che aveva ordinato il bombardamento di Sansepolcro per riscattarla dall’occupazione tedesca, fermò l’artiglieria nel momento in cui si ricordò dell’entusiastico racconto che lo scrittore Aldous Huxley aveva fatto, vent’anni prima, dell’opera di Piero della Francesca, giungendo a definirla il più bel dipinto al mondo.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un particolare dalla Resurrezione, con il corpo atletico del Cristo ispirato ai modelli classici della scultura greca

Sansepolcro non si esaurisce però qui: il centro storico è caratterizzato da un dedalo di vicoli e viuzze che regalano scorci architettonici di notevole bellezza, improntati alla natura medioevale del borgo, costituitosi attorno ad una abbazia nel X secolo.

Nella bella Basilica Concattedrale di San Giovanni Evangelista, per tutti il Duomo di Sansepolcro, è conservato un dipinto raffigurante l’Ascensione di Cristo ad opera del Perugino, altro autore chiave del Rinascimento, e il particolare Volto Santo, una scultura lignea di incerta datazione proveniente da oriente e oggetto di venerazione.

Ai margini del centro storico l’imponente fortezza risale all’epoca medicea ed è opera dell’architetto Giuliano da Sangallo, uno dei nomi più prestigiosi dell’architettura del sedicesimo secolo.

Alla scoperta del torrente Afra

Albula, l’antico nome del fiume Tevere. Un corso d’acqua che immediatamente evoca tempi remoti ed epoche sepolte dal passare del tempo: un accumularsi di Storia che si rintraccia su tutto il territorio attraversato dai 405 chilometri di lunghezza del fiume sacro ai destini di Roma, come recita la patriottica incisione sulla colonna posta in epoca fascista presso le sorgenti sul monte Fumaiolo, in Emilia-Romagna.

L’unico, breve tratto che il Tevere compie in Toscana è qui, nei pressi di Sansepolcro, prima di proseguire in Umbria, passando per il territorio dei comuni di Città di Castello, Perugia, Todi, Orvieto e infine passando nel Lazio.

La parte iniziale della valle del Tevere ha un notevole interesse naturale, di qua e di là dal confine con la Toscana e il torrente Afra ne è uno degli affluenti più affascinanti. Nel suo breve corso fa in tempo a formare spettacolari piscine naturali all’ombra di un fitto bosco di castagni.

Fonte: Lorenzo Calamai

La cascatella del torrente Afra dà vita a una bella piscina naturale

Per raggiungere le spiagge d’acqua dolce più vicine a Sansepolcro, si deve imboccare via della Montagna, la strada che risale tutto il corso dell’Afra, fiancheggiandolo, fino ad arrivare per l’appunto in frazione Montagna, un piccolo abitato all’ombra del massiccio dell’Alpe della Luna.

In corrispondenza della struttura ricettiva San Martino val d’Afra si trova quello che i locali chiamano Gorgo dei Ciliegi, una bella polla d’acqua rinfrescante ai piedi di una cascata.

Tuttavia le due piscine d’acqua dolce più belle si trovano qualche chilometro più a monte, poco prima del bivio della strada con le indicazioni per Germagnano. Qui un sentiero sulla destra della sede stradale scende verso il torrente. Le varie biforcazioni della traccia conducono alle due diverse piscine naturali che si nascondo all’ombra del bosco.

A monte, il corso del torrente scivola su un percorso scavato nella roccia fino a scendere dolcemente nell’ampia e invitante piscina ai suoi piedi, alla costante ombra di un fitto bosco che isola completamente dalla pur vicina strada asfaltata. Ha un fondale di sassolini rotondi e attorno un anfiteatro di roccia che rendono il luogo il più comodo per un picnic o semplicemente per una sosta rilassante.

Più a valle, un’ampia polla ben più profonda è sormontata da una cascatella più alta. Si può raggiungere percorrendo il sentiero o camminando dentro il letto del torrente e poi tuffandosi direttamente dalla cascata che la domina, per avere un brivido di adrenalina in più.

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Le 5 migliori spiagge d’acqua dolce della Lunigiana

La Lunigiana è quell’estremo lembo nordoccidentale della Toscana, chiuso a ovest dal mare, a nordest dall’Appennino toscoemiliano e a sud dalle Alpi Apuane.

Una terra di confine tra le attuali Liguria, Emilia e Toscana, con alle spalle una storia peculiare e  millenaria e una cultura che fa eccezione rispetto a quella della regione di cui fa parte, o di quelle confinanti.

Un territorio segnato dal passaggio del fiume Magra, in particolare, ma che per la verità rappresenta una vera e propria terra dei fiumi. Nessun’altra parte della Toscana è così ricca di fiumi e torrenti che si offrono per conformazione al wild swimmingin un susseguirsi di spiagge d’acqua dolce dalla bellezza stordente e che offrono una splendida alternativa selvaggia al vicino Mar Tirreno.

Niente lidi, ombrelloni e lettini, soltanto acqua cristallina, il verde del bosco e la voglia di un tuffo rinfrescante a contatto con la natura.

Le Pozze di Treschietto sul torrente Bagnone

Tra le frazioni del comune di Bagnone, inteso come l’affascinante borgo capoluogo del territorio in questione, spicca Treschietto, contraddistinto dalla spettacolare torre del castello dei Malaspina che domina la valle del Bagnone, inteso stavolta come il torrente affluente del Magra che caratterizza questa valle.

La valle del torrente Bagnone è un vero e proprio paradiso del wild swimming e nei pressi di Treschietto si trova uno dei luoghi più belli per goderne. Scendendo dall’abitato verso Mochignano, altra frazione più a valle, si compiono un paio di tornanti e poi si passa su un vecchio ponte sopra il torrente. Una volta superato, si apre uno spiazzo sul margine destro della carreggiata dove poter lasciare l’auto e scendere sul letto del fiume in meno di cinque minuti grazie a una traccia di sentiero che attraversa i prati.

Fonte: Lorenzo Calamai

L’invitante piscina naturale delle Pozze di Treschietto

In corrispondenza dell’arrivo sulla riva del torrente si può scendere nella piccola gola dove le acque si restringono, dando vita a una bella piscina naturale sotto una impetuosa cascatella e offrendo posto per sistemarsi sui massi riparati dal sole.

La zona più bella è però quella che si trova risalendo per qualche decina di metri il corso del Bagnone, fino ad arrivare proprio sotto al grande ponte attraversato con l’auto. Qui sotto un’ampia polla di acqua verdissima è contornata da massi che si trasformano nel trampolino ideale per un tuffo e una nuotata, visto che la parte centrale della piscina naturale è assai profonda.

Fonte: Lorenzo Calamai

Bagno alle Pozze di Treschietto

I Bozzi di Vico del torrente Redivalle

Non lontano da Treschietto, nella borgata Montale della frazione Vico, si trova una bella spiaggia d’acqua dolce che offre ampio spazio per un lungo momento di relax, comode piscine d’acqua dolce e una scenografica cascata con la possibilità di un elettrizzante tuffo nella polla sottostante.

Qui ci si bagna nel torrente Redivalle, un altro dei principali corsi d’acqua della valle del Bagnone. Per arrivarci bisogna percorrere la Strada provinciale 67 fino a Vico. Entrati in paese, seguire le indicazioni stradali per Valle e imboccare la strada che porta a Montale. Qui percorrere tutto l’abitato e proseguire sulla strada sterrata per poco meno di un chilometro, fino al passaggio su un ponticello, quindi posteggiare ai margini della strada.

Fonte: Lorenzo Calamai

Le piscine naturali di Vico Montale sul torrente Redivalle, molto gettonate per la tintarella

Poco oltre, alcuni sentieri CAI salgono verso la maestosa cascata Pisciaron di Pungitopo, osservabile soltanto da debita distanza, e salgono al Rifugio dei Fagianelli. Dalla parte opposta della strada, un ampio sentiero scende sul letto del torrente, dove accanto a un vecchio mulino abbandonato si trovano pozze d’acqua fresca e cristallina, con ampi massi piatti dove sdraiarsi al sole.

Seguendo il corso del torrente per poche decine di metri, si giunge ai veri e propri Bozzi di Vico, una cascata con un salto di sette/otto metri in una polla sottostante. Un sentiero aggira la cascata e permette di accedere ai massi sottostanti per fare comodamente il bagno, ma per i più audaci un tuffo dalla sommità della cascata è un’attrazione adrenalinica da non perdere.

Fonte: Lorenzo Calamai

La cascata: dalla sommità si può fare un bel tuffo direttamente nella polla sottostante

Il Ponte della Colombaia a Pracchiola

Pontremoli è la cittadina più rilevante della Lunigiana. In mezzo al borgo scorre il fiume Magra, che vi arriva da nordest, dalla cosiddetta Valdantena, dal nome etrusco del corso d’acqua.

Qui un gruppo di borghi rurali, affascinanti quanto semi-abbandonati, punteggia la collina, dominando i silenziosi boschi circostanti. Uno di questi è Pracchiola, frazione di Pontremoli con poco più di un centinaio di abitanti, costituito da belle case in pietra e vicoli tortuosi, arcate e volte.

Poco prima di arrivare al parcheggio ai margini del paese, si incontra un ponte sul fiume Magra. Si tratta di un ponte moderno che cela sotto di sé l’antico Ponte della Colombaia, risalente al Quattrocento. Lasciate l’auto a bordo strada e, utilizzando il sentiero che si apre sulla destra della carreggiata poco prima del ponte asfaltato, scendete verso il ponte antico.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il quattrocentesco Ponte della Colombaia sorveglia lo scorrere del fiume Magra da tempo immemore. Qui peraltro il corso d’acqua è appena nato e ha attraversato solo territori incontaminati: acqua pura e cristallina per un tuffo energizzante

Da qui, con una discesa un po’ impervia, potrete accedere alle meravigliose piscine naturali sottostanti. Il torrente passa sotto al ponte quattrocentesco in uno stretto canyon per poi estendersi in una piscina naturale piccola ma deliziosa, non molto profonda, prima di saltare in una più grande, dove l’acqua è più alta.

Ci si può sistemare tra i ciottoli e la ghiaia che rimangono immediatamente a valle della piscina più bassa, senza tralasciare un tuffo nell’acqua cristallina della più alta.

Le Cascate del Pontaccio a Magliano

A metà tra il bel borgo di Fivizzano e la piccola Licciana Nardi, in una zona della Lunigiana da dove si gode una vista assolutamente strepitosa sulle cime delle Alpi Apuane, si trova la frazione di Magliano.

Nei pressi di un’ampia curva a U della Strada provinciale 21 si può lasciare l’auto a bordo strada e imboccare il sentiero che scende in meno di 5 minuti sul letto del torrente Arcinasso, un piccolo corso d’acqua che però in questa zona ha realizzato, con la sua incessante azione erosiva, un vero e proprio capolavoro naturale.

Fonte: Lorenzo Calamai

Una delle tre cascatelle consecutive del Pontaccio di Magliano

Se immaginate un paradiso dell’Eden, un angolo di pianeta Terra celestiale, questo deve somigliare alle Cascate del Pontaccio. Utilizzando il sentiero per risalire a monte della prima cascata che si incontra, infatti, si apre uno scenario unico: una serie di cascatelle di acqua cristallina formano quattro piscine naturali consecutive, scavate in una roccia argillosa che conferisce una colorazione pastello all’ambiente circostante.

Al Pontaccio non è semplice fare un bagno vero e proprio: le piscine sono piccole e poco profonde, ad eccezione della prima dove si può effettuare un tuffo. Si tratta però del luogo ideale per un picnic e per una giornata di relax con nelle orecchie il solo suono dello scorrere del torrente, rinfrescandosi con un’immersione zen nelle sue acque.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il sole entra schermato dalle chiome degli alberi del bosco circostante: è un luogo ideale per ripararsi dai giorni più caldi dell’estate

Le Piagnare del Magra a Groppodalosio

Se vi state godendo una vacanza in Lunigiana, vi sarete accorti della peculiare costruzione dei tetti di molte delle vecchie case in pietra. La copertura è costituita infatti da piagne, lastre di arenaria disposte in triplice strato per proteggere dalla pioggia.

Dal nome di tali lastre nasce il nome delle Piagnare, un tratto spettacolare del fiume Magra dove il corso d’acqua scorre in mezzo a una ripida parete rocciosa di arenaria. Il colore scuro della pietra contrasta con il verde e l’azzurro delle purissime acque del Magra, qui davvero incontaminate.

Fonte: Lorenzo Calamai

Lo sbocco del sentiero è direttamente sopra la principale piscina naturale, con ampio spazio per sistemarsi

Le Piagnare si trovano nei pressi del paese di Groppodalosio, una frazione della Valdantena, nel comune di Pontremoli. Per raggiungerle si deve raggiungere il paese di Previdé, attraversarlo e proseguire verso Casalina. Quando su una curva verso destra, si può vedere un cancello pedonale in legno e filo di ferro chiudere il passaggio a un sentiero che si inoltra nel bosco, si è trovato l’accesso ad uno dei luoghi più belli per il wild swimming dell’intera Toscana.

In meno di tre minuti, infatti, il sentiero sbuca nei pressi di una grande piscina naturale formata dal Magra, con ampi massi all’ombra e al sole dove stendersi. L’esposizione del luogo permette di avere il sole per gran parte della giornata, cosa utile se si considera che ci si trova a circa 500 metri di altitudine e che le acque del fiume qui hanno temperature abbastanza fredde.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un contesto naturale incontaminato e mozzafiato

Lo scenario naturale è strepitoso: la ripida lastra di arenaria arriva fino a un gigantesco masso che divide in due il corso del fiume poco più a monte. Si può risalire il corso d’acqua agilmente, avventurandosi fino al ponte di Groppodalosio, una vecchia ma solida costruzione in pietra dalla quale passa la Via Francigena e dalla quale si può risalire fino al paese.

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Strette dell’Albegna, il diamante d’acqua dolce della Maremma

Con l’arrivo della bella stagione fioriscono le occasioni per dedicarsi a una delle più complete e soddisfacenti attività outdoor: il wild swimming, nuotare in luoghi naturali il più incontaminati possibile, tra mare, laghi, fiumi e torrenti.

Luoghi da esplorare, custodire e rispettare che regalano momenti di contatto unico con la natura e contesti speciali dove immergersi, come le Strette dell’Albegna, nella Toscana meridionale.

Dalle pendici del Monte Amiata infatti, nasce il fiume Albegna, uno dei corsi d’acqua più importanti della Maremma collinare e fra i più lunghi della regione, destinato a sfociare nel Tirreno nei pressi del promontorio dell’Argentario.

Compreso tra le province di Siena e Grosseto, il cono vulcanico dell’Amiata, spento da centinaia di migliaia di anni, è il simbolo della parte più interna del territorio maremmano.

L’Albegna scorre giù dal complesso montuoso e, sinuoso, si spinge a meridione caratterizzando il territorio intorno al paese di Roccalbegna.

Passa poi nel territorio di Semproniano e, a valle del piccolo borgo di Rocchette di Fazio, si insinua per circa 700 metri in un canyon, fiancheggiato da due maestose pareti di roccia calcarea e bianca. Il sole si riflette sullo scorrere del fiume, regalando giochi di luce bellissimi sulla pietra che caratterizza questo tratto del corso d’acqua. Sono le Strette dell’Albegna, uno dei luoghi più belli dove sfuggire al caldo che attanaglia la Toscana in estate, uno dei contesti migliori per regalarsi un’esperienza di wild swimming unica nel suo genere.

Fonte: LigaDue con licenza CC BY-SA 4.0

Il corso dell’Albegna che si staglia nella campagna maremmana. Sullo sfondo si intravvede Roccalbegna

Bosco Rocconi e le Strette dell’Albegna

Le Strette dell’Albegna si trovano all’interno della Riserva Naturale Provinciale di Rocconi, all’interno della quale è presente dal 1995 l’Oasi WWF di Bosco Rocconi, grande circa 140 ettari. Si tratta di un territorio impervio e selvaggio, ma non distante dal borgo di Rocchette di Fazio.

Frazione a 3 chilometri dal centro di Semproniano, in provincia di Grosseto, si tratta di un piccolissimo borgo con splendide case dalla facciate con pietra a vista, caratterizzato dalle vestigia del suo florido passato medievale, quando fu roccaforte di diverse famiglie nobile del luogo, come gli Aldobrandeschi prima e gli Orsini poi.

Nella parte sommitale il castello aldobrandesco, o piuttosto quello che ne rimane, fa bella mostra di sé, come la nobile e austera Chiesa di Santa Cristina, la cui croce templare sul portale d’ingresso ha dato vita alle più disparate leggende, come quella che vuole che un cavaliere dell’ordine sia sepolto nelle sue cripte e che da qualche parte a Rocchette sia sepolto parte del tesoro dei templari.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il borgo di Rocchette di Fazio, con le sue facciate in pietra

Rocchette di Fazio si trova sulla cima di una rupe calcarea a un paio di chilometri di distanza dal fiume Albegna, che scorre infossato in fondo alla valle, in un contesto naturale caratterizzato da boschi di leccio e rocce calcaree, abitato da una fauna estremamente varia, dove hanno un ruolo da protagonisti i rapaci come il falco pellegrino.

Il sentiero di Bellafreddi

Raggiungere le Strette dell’Albegna da Rocchette di Fazio è facile. Un breve sentiero parte infatti poche centinaia di metri a valle del paese, quando una strada sterrata si apre sulla destra rispetto a quella asfaltata che porta verso la località La Crocina.

Si tratta del Sentiero di Bellafreddi, contrassegnato da segnavia rossi, e che vi porterà con una rapida discesa sul letto del fiume. Dopo una prima parte pianeggiante lungo la strada sterrata, il sentiero piega a sinistra e si inoltra nel bosco in discesa.

Dopo appena una decina di minuti si potrà già accorgersi dell’arrivo nei pressi delle rive dell’Albegna. Quando poi si esce dal bosco e si raggiungono i grossi massi calcarei sul letto del fiume, vi attende una bella vista sul Sasso del Nibbio, una caratteristica e aspra conformazione rocciosa.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il Sasso del Nibbio campeggia sulle sponde dell’Albegna, laddove termina il Sentiero di Bellafreddi

Questa zona del fiume è ideale per funzionare da campo base, per così dire. Una piscina naturale piuttosto profonda offre la possibilità di un gradevole tuffo rinfrescante, mentre gli ampi massi calcarei possono accogliervi per il vostro picnic o per riposare le membra prima di affrontare l’esplorazione delle Strette, il canyon che vi attende appena qualche decina di metri più a valle.

Un tuffo nell’Albegna

Attraversare le Strette dell’Albegna è un’avventura alla portata di tutti, a patto di saper nuotare. Non c’è sostanzialmente nessuna difficoltà particolare e rispetto a tanti altri luoghi di wild swimming le acque di questo fiume sono incredibilmente temperate. L’unico consiglio è di utilizzare un paio di scarpe o di sandali chiusi per riuscire ad avere un po’ più di presa sulle rocce.

Si può limitarsi a un tuffo nella prima piscina naturale, fuori dal canyon vero e proprio, che offre la possibilità di un’immersione rinfrescante e rilassante, ma il meglio lo dà lo spettacolo che vi attende addentrandovi fra le bianche pareti.

Ovviamente, data la particolarità del contesto, affrontate questo percorso solamente in caso di bel tempo e nella bella stagione.

Fonte: Lorenzo Calamai

I colori magici delle Strette dell’Albegna, con la cristallina acqua del fiume che chiama a un’immersione

Fare il bagno alle Strette è un’esperienza notevole: alti faraglioni candidi circondano il fiume, splendidamente levigati in maniera dolce e curvilinea dall’erosione; ampie piscine naturali si alternano a tratti più bassi, i toni del turchese e del celeste rendono splendida un’acqua trasparentissima; giochi di luce riverberano tra le rocce e la superficie del corso d’acqua, in un’atmosfera di pace totale, da non spezzare assolutamente.

Non ci vuole molto per effettuare la traversata, tra i quindici e i venti minuti arriverete alla fine del canyon, dove poi il letto del fiume si riallarga e qualche masso isolato muove ancora il panorama totalmente naturale che ci si trova di fronte.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il sole si riverbera sulla superficie dell’acqua e crea spettacolari giochi di luce sulle pareti rocciose

La risalita delle Strette è tranquilla, la corrente dell’Albegna leggerissima: potete perdere ancora un po’ di tempo ad ammirare l’azzurro del cielo che si staglia contro i rami degli alberi aggrappati sulla vetta delle pareti rocciose e a sguazzare beati nelle acque cristalline del fiume, contando uno per uno i sassolini levigati che compongono il fondale.

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Cascata di Tret, nel cuore della Val di Non

La Val di Non, perfetta per chi desidera una vacanza rigenerante e rilassante lontano dallo stress in un suggestivo paesaggio naturale disegnato da boschi, villaggi montani, laghi e prati, custodisce autentiche meraviglie mozzafiato tra cui è doveroso annoverare la Cascata di Tret, fragoroso salto d’acqua di 70 metri che conquista grandi e piccoli.

Raggiungibile a piedi, emoziona con la passeggiata tra le rocce e gli alberi, in un ambiente dove si respira pace assoluta, le scalette e i ponticelli di legno.

Il fascino speciale della Cascata di Tret

Trovarsi al cospetto di una cascata è sempre un’esperienza magica ma la Cascata di Tret ha qualcosa di speciale: in Alta Val di Non, tra i paesi di San Felice e Tret, si rivela uno spettacolo della natura reso ancora più grandioso dal panorama in cui è immersa. L’acqua che scorre dai verdissimi prati si trasforma in un possente salto che si lancia a picco lungo le pareti rocciose superando un dislivello totale di ben 105 metri e raccogliendosi nel canyon plasmato dal Rio Novella.

Dopo aver attraversato il bosco e formato un primo piccolo salto, l’acqua cade nel vuoto dando vita alla vera e propria cascata di una settantina di metri, nella stretta gola incastonata tra le nude e ripide pareti di roccia: e poi, il torrente prosegue per un breve tratto tra le fronde per unirsi al Novella, il fiume che, dal canyon omonimo, funge da confine naturale tra le provincie di Trento e Bolzano.

Come godersi la magia della Cascata di Tret

Sono due i modi per arrivare a godersi la magia della Cascata di Tret, con itinerari piacevoli da percorrere soprattutto in primavera e in estate, sia con bambini che con amici a quattro zampe al seguito.

Per avere un primo impatto con la cascata da sotto e scendere nella gola in modo da “sentirsi piccoli” al suo cospetto (con una vista che lascia senza parole!) la partenza è da Tret poco dopo la chiesa a destra verso l’albergo Aurora: la strada a un certo punto da asfaltata diventa sterrata e, nelle vicinanze dell’ultima casa, ecco il bivio che indica le due possibilità, ovvero per “la cascata alta” e per la “cascata bassa”.

In questo caso, occorre seguire la stradina a sinistra per giungere alla base della cascata. Si tratta di un gradevole sentiero di campagna, tra i prati e un muro di pietra, che comodo e largo, inizia a scendere inoltrandosi nel bosco: dopo aver camminato all’ombra di maestosi abeti, ecco una radura con ringhiera di legno da cui hanno inizio gli scalini che portano alla cascata.

Il primo tratto della discesa appare ripido ma la protezione della ringhiera viene in aiuto: sono due tornanti di scalinata, a ridosso della parte rocciosa che accompagna fino al salto d’acqua.

Si cammina in piano per poi salire alcuni gradini, seguire il sentiero e arrivare al ponticello che attraversa il torrente: qui fa bella mostra di sé la Cascata di Tret, da ammirare, fotografare e godersi senza alcuna distrazione.

Volendo, invece, scorgere la cascata da sopra, al bivio già menzionato, occorre proseguire dritto lungo la strada sterrata, passeggiando in un paesaggio sublime fiancheggiato da alberi e verdi prati. Il percorso, pianeggiante, si inoltra poi nel bosco e, superato un ponte in legno, sulla sinistra si apre il sentiero (costeggiato da una ringhiera di legno) che va alla parte alta della Cascata di Tret.
Ancora un breve tratto nel bosco e, poi, l’atmosfera da favola del rio che sfocia nella cascata!

Entrambi gli itinerari si percorrono agevolmente con una decina (al massimo un quarto d’ora) a piedi.

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Gli Stretti di Giaredo: alla scoperta dell’affascinante canyon della Toscana

Goccia dopo goccia, l’acqua scava.

Talvolta erode la roccia in modo singolare, dando vita a luoghi unici come gli Stretti di Giaredo, un canyon lungo circa un chilometro attraversato dal torrente Gordana, non molto lontano da Pontremoli, in provincia di Massa.

Si trova in Lunigiana, la terra dei fiumi della Toscana. In questo angolo meno conosciuto della regione, un lembo di terra stretto tra montagne e mare all’estremo nordoccidentale del suo territorio, decine di corsi d’acqua scendono dagli Appennini per riversarsi verso il mar Tirreno.

Il torrente Gordana è uno di questi. Nasce dal monte Tecchione, nell’amena valle di Zeri, e ha un corso di appena 15 chilometri prima di gettarsi nelle acque del fiume Magra non lontano da Pontremoli, uno dei centri più rilevanti della Lunigiana.

Malgrado il breve tragitto percorso dai suoi flutti, il Gordana dà vita a un luogo peculiare come gli Stretti di Giaredo, dove l’acqua attraversa due giganteschi blocchi rocciosi, scavandoli verticalmente e dando vita a un profondo e affascinante canyon. Attraversarlo significa entrare in una sorta di mondo parallelo, dove il sole filtra a tratti, dando vitalità, colori e forme sorprendenti alla roccia e alla peculiare vegetazione.

Per attraversarlo non servono competenze particolari, tranne saper nuotare. Rispetto ad altre forre di questo tipo, infatti, gli Stretti di Giaredo possono essere esplorati e attraversati senza fare ricorso a corde, imbragature o chiodi. Basta una buona organizzazione e la necessaria prudenza per affrontare il percorso in sicurezza, camminando nel letto del torrente e immergendosi per alcuni brevi tratti.

Fonte: Lorenzo Calamai

Stretti di Giaredo, un universo parallelo da esplorare

Stretti di Giaredo, come arrivare

La cittadina di Pontremoli, in provincia di Massa, è il capoluogo della Lunigiana. Situata in posizione centrale lungo la valle scavata dal fiume Magra, ha un centro storico medioevale elegante e una discreta vitalità, in particolare nei mesi estivi.

Si tratta inoltre di un ottimo quartier generale per le tante proposte di attività outdoor del territorio lunigianese, come per l’appunto la scoperta degli Stretti di Giaredo, che si trovano non lontano.

Per raggiungerli, si imbocca la Strada provinciale 37 seguendo le indicazioni per Zeri. Dopo essere passati sotto un alto cavalcavia dell’autostrada, si incomincia a salire. Nei pressi di un tornante verso destra, un’indicazione verso sinistra indica l’imbocco della strada per gli Stretti.

Tenete la destra al primo bivio e dopo circa un chilometro, su una brusca curva verso sinistra, il cartello con le indicazioni per gli Stretti indicherà una strada sterrata che prosegue nel bosco. Lasciate pure il vostro mezzo di trasporto nello spazio a bordo strada e proseguite da qui a piedi.

Fonte: Lorenzo Calamai

L’eccezionale stratificazione delle rocce scavate dalle acque del torrente Gordana

Per arrivare all’imbocco del canyon si impiega poco meno di mezz’ora, ma una parte del percorso consiste nel risalire il letto del torrente. La corrente è debole e l’acqua non arriva mai oltre il polpaccio, tuttavia servirà mettere i piedi in acqua.

Si prosegue per la strada sterrata fino a un largo spiazzo, dove si esce dal bosco e si piega verso sinistra, entrando nel letto del torrente. Da qui, in meno di mezzo chilometro, sarete giunti agli Stretti.

Avventura nel canyon

Risalire e ridiscendere il Gordana all’interno del canyon è un’avventura magnifica per il microuniverso in cui vi troverete a vivere per un’ora e mezzo circa: rocce di colori fantastici e brillanti, una natura straripante e rigogliosa, l’acqua azzurra del torrente.

Alzando lo sguardo potete osservare le fronde degli ontani neri e dei frassini che si protendono a invadere lo spazio aereo al di sopra della forra, popolando i boschi che crescono sui due fianchi al di sopra del canyon.

La fauna degli Stretti è caratterizzata da anfibi come rane e rospi, ma anche uccelli meno comuni come la ballerina gialla, il merlo acquaiolo e l’airone.

La parte più emozionante però è quella geologica. La peculiare morfologia rocciosa e l’opera di erosione compiuta dall’acqua portano alla luce rocce di forme e colori straordinari. Il lavoro del torrente Gordana consente a chi attraversa gli Stretti di osservare tutta la stratificazione compiutasi nel corso dei millenni, come guardandone una sezione del pianeta dal Mesozoico a oggi.

Fonte: Lorenzo Calamai

Uno dei passaggi più suggestivi del percorso nella forra degli Stretti di Giaredo

Il percorso si snoda nelle anse del Gordana, fra attraversamenti a nuoto di piscine profonde e tratti di camminata sulle rocce o su piccole spiagge, e finisce quando incontrate un grosso masso che divide il corso del torrente in due cascatelle laterali.

Il canyon vero e proprio finisce lì, ma se vi sentite abbastanza audaci e capaci di risalire (e ridiscendere) oltre le cascate, andrete incontro a un allargamento del letto del fiume e ad uno scenario ancora diverso ed affascinante. Se avete uno zaino impermeabile, impacchettate il vostro picnic per venirlo a consumare qui, lontano dalla civiltà.

Fonte: Lorenzo Calamai

Dopo circa un chilometro, superando la cascatella finale, il letto del torrente si allarga

Lo stop ultimo del percorso è nei pressi della diga di Giaredo, che sbarra il corso del torrente e che è sostanzialmente invalicabile.

Tornando, è possibile riposare al sole nella piccola spiaggia all’ingresso del canyon o nelle varie zone asciutte del torrente poco più a valle.

Stretti di Giaredo, l’attrezzatura necessaria

Il percorso che attraversa gli Stretti di Giaredo è alla portata di chiunque sappia nuotare, ma bisogna essere previdenti e ben attrezzati.

Se siete principianti, viaggiate con bambini o semplicemente volete godervi tutto in massima sicurezza e magari apprendere anche qualche cosa di più, la cooperativa Sigeric offre visite guidate su prenotazione. Nel costo è compreso servizio guida, attrezzatura composta da muta, caschetto e giubbotto salvagente, assicurazione.

Fonte: Lorenzo Calamai

Alcuni tratti degli Stretti devono essere necessariamente attraversati a nuoto e l’acqua è piuttosto fredda, occorre essere appropriatamente attrezzati con una muta

Se vi ritenete abbastanza esperti da poter affrontare il canyon da soli, non dimenticate di attrezzarvi di conseguenza: sandali tecnici chiusi sul tallone o, ancor meglio, scarpe da ginnastica con una suola che faccia un minimo di presa; una maglia termica o una muta tipo surf, visto che dentro il canyon non batte quasi il sole, e l’acqua è molto fredda.

Buona norma portarvi un caschetto, date le caratteristiche morfologiche del canyon. Visitate il canyon possibilmente in compagnia e sempre con il bel tempo: la pioggia può portare al pericolosissimo fenomeno del flash flooding e rendere la visita agli Stretti un’esperienza terribile e pericolosa.

Prese le dovute precauzioni, tuffatevi nel mondo parallelo che vi aspetta all’interno del canyon.

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Cosa mettere in valigia per una settimana di vacanza al mare

Manca poco alla prossima vacanza al mare e già vi state immaginando distesi sulla sabbia dorata e cullati dal dolce suono del mare: vi aspetta una settimana di meritato riposo in totale relax e alla scoperta di luoghi splendidi in giro per il mondo. Ma c’è un dubbio che vi assale puntualmente prima di ogni partenza: cosa mettere in valigia?

Anche i viaggiatori più esperti si trovano spesso a dover fare i conti con la gestione degli spazi e con la paura di dimenticarsi qualcosa di importante. Ecco tutti i consigli per preparare la valigia per una settimana al mare, con la lista degli elementi da inserire e i trucchi salvaspazio di cui non potrete più fare a meno.

Prepara una lista

Anche se può sembrare noioso, preparare una lista per il mare è un’attività essenziale per organizzare al meglio gli spazi in base alla capienza del vostro bagaglio e non dimenticare proprio nulla. A chi non è mai capitato di avere bene in mente cosa portare al mare, ma puntualmente ha dimenticato qualcosa a casa?

Nel compilare la lista, dividete tutto ciò che dovrete portare con voi in categorie e inserite anche il numero di elementi per ciascuna tipologia. Vi sarà utile sia per comprendere fin da subito la mole di indumenti e accessori che vi serviranno, sia per spuntare facilmente le varie voci man mano che inserite gli elementi in valigia.

Riduci all’essenziale

Lo spazio in valigia non basta mai: che abbiate uno zaino, un trolley o una valigia di grandi dimensioni che dovrete condividere in coppia, non ci sarà mai abbastanza spazio per tutto quello che vorreste portare. Ecco allora che torna il consiglio più antico del mondo: riduci all’essenziale. Per aiutarvi, preparate gli outfit già completi che vorrete indossare in vacanza, in modo tale da portare soltanto ciò che indosserete veramente, lasciando a casa il superfluo.

Inoltre, un trucco per non esagerare con la quantità di vestiti è quello di scegliere calzature e indumenti comodi e versatili, che possono adattarsi a diverse occasioni, sia durante il giorno che per un’uscita serale.

Cosa non dimenticare: i prodotti più importanti

Potremmo anche dimenticarci alcuni vestiti o un paio di scarpe, ma ci sono elementi che per qualsiasi partenza sono essenziali e non possono essere dimenticati:

  • Documenti di riconoscimento (carta d’identità o passaporto e loro fotocopie utili in caso di smarrimento)
  • Soldi in contanti e carte di credito e debito (molto utili se si viaggia negli USA o a Dubai)
  • Smartphone (ormai indispensabile nella vita quotidiana) con il suo caricabatteria
  • Adattatore universale per prese (in caso di viaggi in Paesi che usano prese diverse da quelle italiane)
  • Numeri di emergenza: ovunque vi stiate recando, è importante salvare i numeri di telefono principali da chiamare in caso di emergenze

Indumenti e accessori per il mare: quali mettere in valigia

Questa è la parte più difficile dell’organizzazione di una valigia per il mare: quali e quanti vestiti portare? Nel comporre il vostro bagaglio, partite dalle cose più importanti e andate a scalare man mano. Ecco l’elenco delle cose da non lasciare fuori dalla valigia.

  • Abbigliamento intimo: slip, reggiseni se si è donne, calze, pigiami, non possono assolutamente mancare. Per una settimana si consigliano circa 14 paia di slip (se si ipotizzano due cambi al giorno) e 7 paia di calze (un cambio al giorno, con la possibilità di lavarle facilmente all’occorrenza)
  • Calzature: se andrete alla scoperta della località in cui soggiornate, servirà sicuramente un paio di scarpe comode da jogging e non dimenticate anche le ciabatte, sia quelle per fare la doccia che quelle adatte alla spiaggia; e se le spiagge in cui andrete saranno rocciose prendete anche le scarpette per gli scogli
  • Costumi da bagno: possono bastarne tre paia per sette giorni di mare
  • Magliette e altri indumenti comodi: per andare al mare servono vestiti comodi e quindi t-shirt, canottiere, pantaloni corti e lunghi o gonne. Meglio portare più magliette a maniche corte (almeno una al giorno, da lavare all’occorrenza), saranno adatte sia per il giorno che per la sera. Portatene almeno due bianche: si abbinano con tutto
  • Indumenti per coprirsi: portate anche una felpa o un giubbino per le serate più fresche e anche una giacca o mantello antipioggia per non farvi trovare impreparati in caso di maltempo
  • Accessori per il mare: occhiali da sole, cappellino per proteggere la testa (o foulard) e telo mare
  • Zainetto e/o borsa per il mare: utile, il primo, in caso di escursioni giornaliere, mentre la borsa per la spiaggia è comoda per trasportare tutto l’occorrente per il mare

Prodotti per l’igiene personale: cosa non deve mancare

I prodotti per l’igiene personale sono essenziali in casa come in vacanza. Preferite formati da viaggio o munitevi di bottigliette piccole nelle quali travasare una buona parte dei prodotti, in modo da risparmiare spazio portando soltanto quello che effettivamente consumerete nell’arco di una settimana.

Inoltre, nel caso in cui si debba prendere un aereo, i prodotti travel size sono perfetti se si ha soltanto il bagaglio a mano. Nella maggior parte degli aeroporti (tranne alcune eccezioni come Milano Malpensa e Roma Fiumicino), è vietato superare una certa soglia di liquidi trasportati a mano.

Ecco i prodotti da inserire nel beauty-case per una settimana al mare:

  • Spazzolino, dentifricio, collutorio e altri accessori per la pulizia dei denti
  • Spazzola per capelli
  • Protezione solare e doposole
  • Deodorante, profumo ed eventuale make-up con relativi accessori
  • Stick per pulire le orecchie
  • Shampoo e bagnoschiuma (nel caso in cui non vi rechiate in hotel o in strutture che solitamente li offrono)
  • Accessori per la rasatura
  • Fazzoletti
  • Medicinali di prima necessità: portate con voi un piccolo kit di pronto soccorso, con cerotti, antidolorifico, antipiretico, antinfiammatorio e, visto che parliamo di vacanze al mare, inserite anche il repellente per le zanzare

La regola generale è ancora quella di portare soltanto l’essenziale tra quello che utilizzate solitamente per l’igiene personale. In base alle specifiche esigenze, potreste aggiungere nella vostra lista personalizzata anche altri elementi.

Prodotti e accessori tecnologici: quali portare

Oltre allo smartphone e al suo caricabatterie, altri prodotti tecnologici da inserire in valigia, o nello zaino, sono:

  • Power bank: non è indispensabile, ma se ne siete in possesso e sapete di utilizzare molto i device elettronici, oppure farete lunghe gite senza la possibilità di ricaricarli, una power bank potrebbe tenerli in vita evitando fastidiosi contrattempi
  • Prese multiple e adattatori universali: sarete sempre pronti a caricare i vostri strumenti tecnologici anche con prese diverse da quelle italiane
  • Cuffiette auricolari: se dovete prendere l’aereo o il treno, quale miglior compagno di viaggio se non della buona musica in sottofondo mentre i paesaggi scorrono fuori dal finestrino?

Se viaggiate con bambini, infine, lasciate un po’ di spazio per qualche gioco, oltre a salvagente e braccioli da gonfiare in spiaggia. Ora siete davvero pronti a partire per una splendida settimana al mare.

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Tra le vie degli alpeggi della Valtellina, cammini da sogno

Con l’arrivo della primavera, torna un nuovo modo di vivere la montagna: non più sport sulla neve e panorami imbiancati, bensì lunghe camminate all’aria aperta tra prati verdi e natura incontaminata. La Valtellina è la meta perfetta per gli amanti del trekking, dove nasce l’iniziativa “In giro per alpeggi”. Si tratta di alcuni splendidi itinerari che raccontano la vita d’alta quota e ci offrono l’occasione per assaporare alcuni dei prodotti tipici che qui vengono preparati. Scopriamo qualcosa in più.

Gli alpeggi della Valtellina

Vivere l’esperienza di fare trekking in montagna: sono sempre più i turisti che si godono quest’avventura, andando alla scoperta di alcuni dei panorami più belli d’Italia. Una delle destinazioni perfette è la Valtellina, che si snoda nella provincia di Sondrio. Nasce così l’iniziativa “In giro per alpeggi”, con bellissimi sentieri che partono dalla bassa valle e raggiungono l’alta montagna, attraversando panorami naturali da sogno. I percorsi incrociano alcuni meravigliosi alpeggi che offrono ai turisti la possibilità di scoprire come si vive in alta quota e di cosa ci si nutre, assaporando i prodotti caseari tipici del luogo.

È stato creato anche un passaporto che permette di individuare tutti gli alpeggi presenti in Valtellina, con una loro breve descrizione e le indicazioni necessarie per raggiungerli a piedi. Per chi preferisce vivere un’esperienza diversa, è possibile scegliere un accompagnatore di media montagna per partecipare ad attività che forniscono una visione più coinvolgente e completa della vita d’alta quota. Sarà un’occasione unica per affiancare gli alpeggiatori, scoprendo così il loro duro lavoro e le antiche tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.

Gli itinerari da scoprire

Scopriamo allora alcuni degli itinerari degli alpeggi della Valtellina, avventure meravigliose dove immergersi nella natura incontaminata. Uno dei cammini più suggestivi è quello che conduce a Bormio, nota meta turistica invernale, che durante la stagione calda offre la possibilità di esplorare le malghe dei dintorni. I contadini aprono le loro fattorie per permettere a grandi e piccini di vivere da vicino le tradizioni di montagna: dall’allevamento alla mungitura delle mucche, passando per il rispetto dell’ambiente e degli animali.

Anche Livigno offre opportunità interessanti: la famosa destinazione sciistica, da giugno a settembre, si concentra su tutt’altra attività rispetto agli sport sulla neve. Le sue malghe sono il luogo perfetto per vivere una giornata a contatto con la natura, tra esperienze autentiche. Gli alpeggi di Federia, Alpe Mine e Alpe Vago consentono di fermarsi per riposare un po’ dopo una lunga escursione, assaporando prodotti tipici valtellinesi.

Spostiamoci poi a Madesimo, dove si arriva sino all’Alpe Groppera affrontando un itinerario più impegnativo (incontrando il lago Azzurro) oppure uno più adatto alle famiglie (passando dall’Alpe Motta). L’attività principale? Assistere alla preparazione di alcuni formaggi del luogo, da poter poi degustare per imparare ad apprezzare i sapori della montagna. Molto suggestivo è poi il villaggio di Montespluga, dove gli alpeggiatori portano il loro bestiame a pascolare tra i prati verdi. Infine, nel borgo di Mese si può visitare il Museo del Latte, per ammirare gli strumenti che venivano utilizzati in passato per la produzione dei formaggi.

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Alla scoperta dei laghi vulcanici del Lazio, tra storia, natura e leggende

Il Lazio è una delle regioni italiane più ricche di bacini lacustri. Basti pensare che, con la loro superficie, occupano circa l’1,3% dell’intero territorio regionale. I laghi più importanti sono di origine vulcanica e sono senza alcun dubbio un vero spettacolo per gli occhi, incastonati in paesaggi suggestivi, su cui si affacciano borghi antichi che valgono assolutamente una visita.

Lago di Bolsena, il più grande lago di origine vulcanica d’Europa

Il lago di Bolsena, di forma ellittica, è il quinto per dimensioni in Italia ed è il più grande lago di origine vulcanica d’Europa, con una superficie di 114,5 kmq, un perimetro di 43 km e una profondità massima di 151 metri. È situato nell’alto Lazio, al confine con Umbria e Toscana – nella parte settentrionale della provincia di Viterbo – nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio, formatasi in seguito alle eruzioni laviche. All’interno del lago si trovano due isole: Bisentina e Martana, ricche di vegetazione a macchia mediterranea che contrasta con l’azzurro della sua superficie.

L’isola Bisentina è una delle principali attrazioni turistiche per chi visita il borgo di Capodimonte, cui è collegata con un servizio di battello. Qui si trovano numerosi monumenti, tra cui la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo del Vignola, caratterizzata dalla presenza di una maestosa cupola, il convento Francescano, la pregevole Rocchina e il tempio di Santa Caterina progettato da Sangallo.

L’isola Martana è situata di fronte al borgo di Marta, da cui dista circa 2 chilometri. Ha una particolare forma che ricorda una mezzaluna, ma in realtà è la parte emergente di un cratere vulcanico ricoperto dall’acqua nel corso dei secoli. Diverse leggende aleggiano su questo luogo: secondo la tradizione, sull’isola sarebbero state nascoste nel 410 d.C. le spoglie di Santa Cristina, per sottrarle alle invasioni barbariche, mentre secondo un’altra credenza, durante il dominio dei Goti vi sarebbe stata segregata e poi barbaramente uccisa la regina Amalasunta, per mano di un sicario su ordine di suo cugino e consorte Teodato. Martana è diventata proprietà privata intorno alla metà del XX secolo e lo è tutt’oggi, per cui l’approdo è consentito unicamente su permesso degli attuali proprietari.

Il lago di Bolsena è un luogo ricco di natura, arte e storia antica. Nove sono i borghi che compongono il circondario del bacino vulcanico – Bolsena, Marta, Capodimonte, Gradoli, Latera, San Lorenzo Nuovo, Montefiascone, Grotte di Castro, Valentano – e ognuno di essi cela interessanti tesori da scoprire.

Lago di Bracciano, tra le mete più ambite dai romani

Il lago di Bracciano, situato a nord nei monti Sabatini (fu infatti definito dai Romani ‘Lacus Sabatinus‘) è il secondo del Lazio per grandezza, con una superficie di 57,5 kmq e una profondità  massima di 160 m. Insieme al lago di Martignano, anch’esso di origine vulcanica, è compreso nel Parco Regionale di Bracciano – Martignano per il particolare valore naturalistico. Tutta l’area protetta si estende per oltre 16 mila ettari, offrendo ai visitatori un mosaico estremamente variegati di attrazioni paesaggistiche e storiche. Le rive del lago Sabatino sono state, infatti, popolate fin dal Neolitico, come testimonia un importante ritrovamento nei pressi di Anguillara Sabazia, in località La Marmotta, di un villaggio sommerso a circa 7,5 metri di profondità.

Per i romani, il lago di Bracciano è una delle delle mete irrinunciabili durante il periodo primaverile ed estivo, dove  trascorrere una piacevole giornata o un weekend lontano dal caos cittadino, immersi nella natura. Oltre a praticare attività ed escursioni all’aria aperta, si può andare alla scoperta degli splendidi borghi sorti su queste rive.  Partendo da Bracciano, con le sue attrazioni, tra cui il Castello Orsini-Odescalchi, si può raggiungere il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia e la sua bellissima Collegiata di Santa Maria Assunta. Da qui, dirigendosi verso nord, si giunge a Trevignano Romano, dove troneggia l’antica Rocca dei Vico.

Una splendida veduta del lago di Bracciano

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Lago di Bracciano, meta preferita dei romani in primavera ed estate

Lago di Vico, uno dei più belli dell’Italia centrale

Il Lago di Vico si trova al centro del comprensorio dei Monti Cimini, costituito da un insieme di rilievi montuosi di origine vulcanica. È uno dei più belli e meglio conservati dell’Italia centrale, anche per via della sua caratteristica forma a ferro di cavallo dovuta dalla presenza dello sperone del monte Venere, cono vulcanico secondario all’interno del cratere principale che lo ospita. L’elevato valore naturalistico dell’area è alla base dell’istituzione della Riserva Naturale “Lago di Vico“, avvenuta nel 1982, che si estende nel Comune di Caprarola per 3.240 ettari, di cui circa 1.000 sono costituiti da boschi e altrettanti sono occupati dal bacino lacustre e dalle fasce palustri circostanti, mentre i rimanenti ospitano colture agricole, in massima parte di nocciole, che costituiscono una delle principali risorse economiche del comprensorio del lago.

La presenza di siti preistorici e archeologici posti sulle pendici interne del cratere, rende il lago di Vico una meta straordinaria. Le coste, abitate fin dal Neolitico e successivamente dagli Etruschi e dai Romani, si presentano a tratti molto selvagge mentre in altri spuntano piccole spiagge che consentono l’accesso alle acque di questo specchio blu. Tutta la caldera dei Monti Cimini e l’avifauna del lago offrono agli appassionati di natura occasioni per praticare birdwatching e trekking.

Nei dintorni, non perdetevi una passeggiata presso il centro storico di San Martino al Cimino, una visita a Ronciglione o un salto a Caprarola, con i suggestivi scenari offerti dallo splendido Palazzo Farnese, considerato uno dei monumenti più significativi del tardo Rinascimento in Europa.

Lago di Vico, perla naturale del Lazio

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Il paesaggio idilliaco del lago di Vico

Lago Albano, il più profondo dei laghi vulcanici italiani

Il lago Albano è il più grande nel territorio dei Castelli Romani ed è il più profondo dei bacini vulcanici italiani. Prende il suo nome da Albalonga, madre di Roma, che si ipotizza sorgesse proprio sulle sue sponde. Viene anche chiamato lago di Castel Gandolfo, perché nelle sue acque si specchia il borgo che ospita la residenza estiva dei Papi. Ha una forma ellittica originata dall’unione di due crateri e raggiunge circa 3,5 km di lunghezza e 2,8 km di larghezza, mentre la sua profondità massima è di circa 170 metri.

Perfetto per una gita fuori porta, in primavera e in estate è meta ambita dagli amanti degli sport acquatici, come canottaggio, vela, diving, kayak e sup – qui è presente il circolo federale della FICK (Federazione Italiana Canoa e Kayak), dove si allena la nazionale italiana – o semplicemente da chi abbia voglia di farsi un tuffo nelle sue acque e prendere il sole sulle sue sponde. Sul lungolago di Castel Gandolfo si incontrano spesso ciclisti e podisti in allenamento. La bellezza del paesaggio, la ricchezza della vegetazione, le testimonianze archeologiche e storico-artistiche rendono questo lago una meta piacevole e interessante per chi vuole regalarsi passeggiate rilassanti. Navigandolo lungo il “Sentiero dell’Acqua” su di un battello, ci si può immergere appieno nell’ambiente circostante, ricco di tesori da scoprire.

Da visitare, i borghi di Albano Laziale, sempre animato anche grazie alle tante manifestazioni di interesse turistico, legate soprattutto alla tradizione del territorio, che si svolgono durante tutto l’anno, e Castel Gandolfo, arricchito dalle affascinanti Ville Pontificie con i loro giardini di una bellezza unica.

Lago Albano o lago di Castel Gandolfo, meta ambita nel Lazio

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Lago Albano, il più grande bacino nel territorio dei Castelli Roman

Lago di Nemi, piccolo e leggendario specchio d’acqua

Il lago di Nemi è un piccolo specchio d’acqua incassato nel cratere di un antico vulcano, parte del complesso vulcanico dei Colli Albani. Meta di divertimento e villeggiatura sin dai tempi degli antichi Romani, prende il nome dal ‘Nemus Dianae’, bosco sacro dedicato alla dea Diana, che era situato nelle vicinanze. A confermare l’importanza storica di questo luogo è la sua ricchezza archeologica. Basti pensare che nei pressi delle rive si trovano il Tempio di Diana e il Museo delle Navi Romane.

Il lago di Nemi fu, infatti, oggetto di una leggenda riguardante due navi gigantesche, costruite in epoca romana, forse contenenti dei tesori, che sarebbero state sepolte sul fondo del bacino per ragioni misteriose. Tale leggenda prese a circolare probabilmente sin dal I secolo d.C., e poi per tutto il Medioevo, accreditata ogni tanto dal ritrovamento occasionale di strani reperti da parte dei pescatori. Queste voci avevano, però, un fondamento di verità: le due navi, frutto di un’ingegneria avanzata e splendidamente decorate, erano state fatte costruire dall’imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea locale Diana, il quale le utilizzava come palazzi galleggianti in cui abitare o sostare sul lago, o con cui simulare battaglie navali. In seguito alla sua morte, avvenuta nel 41 d.C., il Senato di Roma – di cui l’imperatore era stato acerrimo avversario politico – fece distruggere tutte le opere di Caligola, tra cui anche le navi di Nemi, che furono affondate sul fondo del lago.

Anche qui una visita ai borghi che circondano il lago è d’obbligo. Nemi è una delle cittadine più amate e frequentate dei Castelli Romani, per il suo magnifico panorama e le tradizioni culturali ed enogastronomiche. In particolare è famosa per le sue  fragole che, secondo la leggenda, sarebbero nate dalle lacrime versate da Venere per la morte di Adone, poi trasformate in cuori rossi. Genzano di Roma è situato sulle alture del versante esterno del cratere vulcanico, formatesi in seguito alle esplosioni che hanno generato il Lago di Nemi e il Lago Albano. Da non perdere un giro tra i suoi monumenti, tra cui la Collegiata-Cattedrale della Santissima Trinità,  il Convento e la Chiesa dei Cappuccini e Palazzo Sforza Cesarini.

Borgo di Nemi che si affaccia sull'omonimo lago

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Lo splendido Borgo di Nemi affacciato sul lago omonimo