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Visitare la Domus Aurea: il palazzo di Nerone a Roma

Nel cuore della capitale, nei pressi di uno dei monumenti più famosi e visitati di tutto il mondo, il Colosseo, si cela un’altra meta che resiste al trascorrere dei secoli, un’opera che si ergeva grandiosa e che rappresentava la residenza imperiale più sontuosa e grande di sempre: si tratta della Domus Aurea, che si estendeva dal Colle Palatino fino al Colle Oppio e parte del Monte Celio, su una superficie di 50 o addirittura 80 ettari.

Fu voluta dall’Imperatore Nerone in seguito all’incendio che, nel 64. d.C., distrusse la maggior parte del centro di Roma e, con esso, anche la sua prima residenza, la Domus Transitoria: doveva essere il palazzo più straordinario che nessun console, re o imperatore romano, fino ad allora, avrebbe mai potuto immaginare.

Domus Aurea, la storia della fastosa residenza di Nerone

La “casa d’oro” (che deve il nome all’immensa cupola dorata e che fu progettata dagli architetti Severo e Celeris) era, infatti, un immenso agglomerato di edifici, fontane, boschi e giardini con, al centro, un lago artificiale. Le camere erano 150, le pareti di mattoni gigantesche e quasi tutte le strutture ricoperte di volte a botti alte dai 10 agli 11 metri. Non mancavano numerose sale per banchetti (tra cui la coenatio rotunda, ampia sala ottagonale che, da quanto riporta lo storico Svetonio, ruotava su sé stessa giorno e notte), padiglioni per le feste nonché terme con acqua normale e solforosa.

Insomma, un vero e proprio tripudio di stucchi, decorazioni, mosaici pregiati, ornamenti in avorio, affreschi, marmi bianchi, e statue provenienti dall’Asia Minore e dalla Grecia.

Tuttavia, alla morte di Nerone, l’Imperatore Vespasiano, con l’intenzione di restituire alla cittadinanza gli spazi usurpati, in pochi anni portò a termine la distruzione della Domus Aurea grazie alla “Damnatio memoriae” ovvero la “condanna della memoria” emanata dal Senato per dimenticare Nerone e la sua residenza dorata.

Così, ordinò di drenare il lago, spianare gli edifici riempiendoli di detriti, e di edificare l’Anfiteatro Flavio, il celeberrimo Colosseo. In seguito, l’Imperatore Tito fece realizzare le Terme mentre l’Imperatore Traiano volle, a sua volta, un complesso termale.

Il destino della Domus Aurea fu quindi quello di scomparire al di sotto di nuove costruzioni per secoli fino a quando, nel Quattrocento, un giovane cadde in un crepaccio del terreno sul Colle Oppio ritrovandosi, inaspettatamente, in una particolare grotta dalle articolate pareti affrescate.

Con il tempo, moltissimi artisti (tra cui Raffaello, Pinturicchio, Michelangelo, Ghirlandaio) e personaggi famosi si lasciarono ispirare e lasciarono la loro firma sulle meravigliose pitture che, però, a causa dell’umidità, persero progressivamente i colori vivi e brillanti.

Gli scavi vennero poi ripresi nel 1772 a fasi alterne. Arrivando ai giorni nostri, la Domus Aurea è stata riaperta al pubblico nel 1999 dopo vent’anni di restauri ma, sei anni dopo, ha visto un ulteriore un periodo di chiusura per problemi di sicurezza e distacchi strutturali.

Finalmente, dal 2015, è di nuovo accessibile al pubblico.

Info per visitare la Domus Aurea a Roma

I lavori di consolidamento e restauro della Domus Aurea continuano tuttora senza sosta per cui le visite sono consentite soltanto il venerdì, il sabato e la domenica, ogni 15 minuti, dalle ore 9.15 alle ore 17.00.

Il biglietto con visita guidata (in italiano e in inglese) e realtà virtuale ha un costo di 26 euro mentre il biglietto per i turni di visita non guidati dalle ore 13.00 alle ore 17.00 intero costa 18 euro mentre ridotto (per cittadini europei dai 18 anni fino al giorno del compimento del 25esimo anno di età) 2 euro.

I giorni di chiusura sono: 2 giugno, 7 luglio, 4 agosto, 1 settembre, 6 ottobre, 3 novembre, 4 novembre e 1 dicembre.

Per arrivare, il modo più semplice è servirsi della Metro Linea B con fermata Colosseo: l’ingresso alla Domus Aurea avviene da Via Labicana.

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Berna: la fiabesca tranquillità della capitale svizzera

Vibrante e affascinante, la capitale svizzera è esteticamente perfetta, un vero piacere per gli occhi. Grazie alle sue architetture medievali e al centro storico ben conservato, nel 1983 Berna è stata riconosciuta Patrimonio UNESCO attraendo a sé numerosi visitatori che arrivano qui per trascorrere qualche giorno di tranquillità tra attrazioni culturali e locali alla moda. La sua atmosfera unica e pittoresca è garantita dalle strade acciottolate, che appaiono sempre vestite a festa grazie alla presenza di sventolanti bandiere, dalle sue fontane eccentriche (se ne contano oltre 100!), ma anche dal fascino del fiume Aar, balneabile di giorno e perfetto per passeggiate romantiche di sera.

La capitale della Svizzera è una tappa obbligata e in questo articolo raccontiamo cosa vedere per scoprirla al meglio, da una camminata nel suo centro storico alle numerose attività da svolgere sia all’aperto che al chiuso, tra parchi e musei considerati veri capolavori dell’architettura moderna.

Cosa vedere nel centro storico di Berna

Il centro storico di Berna, costruito tra il XII e il XV secolo, è caratterizzato da 6 chilometri di vie in pietra fiancheggiate da portici animati da negozi, bar e ristoranti. Una passeggiata tra le sue vie è un must. È qui che si trovano le attrazioni più belle come la Zytglogge, ovvero la celebre Torre dell’Orologio: a ogni ora, lo spazio davanti a questo orologio si riempie di persone in attesa che figure meccaniche quali orsi, giullari, galli e divinità prendano vita. Questa è anche la più antica torre dell’orologio di tutta la Svizzera e per secoli ha rappresentato l’orologio più importante della città tanto da essere il punto di riferimento dal quale si calcolavano le ore di cammino che venivano indicate su apposite pietre poste lungo le strade del paese.

Dalla torre si gode di una vista mozzafiato sulla città e si può avvistare un’altra attrazione imperdibile. Stiamo parlando della Cattedrale di Berna, tra i monumenti più importanti presenti nel centro storico e vero capolavoro dell’architettura gotica. Il suo campanile è noto per essere il più alto della Svizzera e vanta oltre 290 sculture tra santi, martiri, angeli e demoni, oltre che meravigliosi affreschi e splendide vetrate. Una volta usciti dalla cattedrale si va alla ricerca delle fontane più particolari come quella di Mosè, dove ogni anno si organizza il mercatino di Natale più grande della capitale, quella del Kindlifresserbrunnen, la fontana dell’Orco, che rappresenta un gigante intento a divorare un bambino e la Lenbrunnen, la fontana più antica della città. Da non perdere è anche il Palazzo Federale, uno degli edifici più belli di Berna, costruito tra il 1894 e il 1902.

I musei da visitare nella capitale svizzera

Sono tanti i musei da visitare a Berna, ma quelli di particolare interesse sono tre. Il primo è il Centro Paul Klee realizzato da Renzo Piano, dove a conquistare non è solo l’unicità della struttura, ma anche e soprattutto le opere d’arte contenute al suo interno. Per restare in tema, da segnare è anche il Museo delle Belle Arti (Kunstmuseum), il più importante della capitale svizzera, dove ammirare oltre 3.000 opere di artisti che vanno da Picasso a Van Gogh.

Proseguendo nella visita di Berna, svoltate in Kramgasse dove non troverete solo i tipici porticati, ma anche la Einstein Haus, la casa di Albert Einstein, dove il genio tedesco visse insieme alla famiglia tra il 1903 e il 1905. Proprio nella capitale svizzera, infatti, lo scienziato elaborò la sua teoria della relatività e nella piccola casa-museo al numero 49 troverete un’interessante esposizione multimediale che vi permetterà di conoscere le condizioni di vita dell’epoca. Per chi viaggia con i bambini, ma non solo, una tappa da non perdere è sicuramente il Museo delle Comunicazioni, un museo interattivo che porta i visitatori a spasso nel tempo attraverso i mezzi di comunicazione.

Centro Paul Klee

Fonte: iStock

Il Centro Paul Klee a Berna realizzato da Renzo Piano

Una passeggiata tra i parchi più belli

Berna vanta anche parchi bellissimi come il Rosengarten, il giardino delle rose, il quale offre una delle viste più belle sul centro storico e sul fiume Aar. Al suo interno potrete trovare oltre 200 specie di rose, ma anche iris e rododendri, senza contare il romantico stagno delle ninfee o le zone verdi in cui i bambini potranno giocare in tutta tranquillità. In riva al fiume Aar, sull’estremità settentrionale del Lorrainebrücke, si trova il giardino botanico di Berna dove godere del profumo e dei colori di 6.000 varietà di piante e sette serre con palme, banani, felci e caffè. Chi preferisce fare attività fisica senza spostarsi dalla città, invece, può salire su una funicolare e raggiungere il Gurten Park, la meta perfetta per chi vuole intraprendere dei percorsi di trekking, alcuni percorribili anche con i bambini.

Considerando il forte legame che la capitale svizzera ha stretto con gli orsi, non poteva certo mancare il Bärengraben, ossia il parco degli orsi. Il nome Berna, infatti, deriverebbe da bär (orso in tedesco): dal 1500 venivano tenuti in cattività proprio qui, nella Bärengraben, mentre oggi, grazie a una legge che li protegge, è stato creato un parco moderno, attento al benessere dei suoi abitanti e che cerca di riprodurre al meglio il loro habitat naturale. Il parco può essere visitato gratuitamente ed è aperto 24 ore su 24.

Relax a Berna: tra birre artigianali e piscine

Impossibile visitare Berna senza provare la sua birra. La città, infatti, vanta un’antica tradizione dedicata alla produzione di birra artigianale, oltre 200 birrifici e microbirrifici costruiti anche in location molto particolari.  È possibile partecipare a un tour guidato con degustazione, oppure, se visitate la capitale durante il mese di agosto, segnatevi in agenda il ZAPF! Craft Beer Festival, dove è possibile provare i prodotti dei birrai locali e scoprire birre bernesi (ancora) sconosciute.

Sono tante le opportunità di relax nella capitale, non solo seduti comodamente davanti allo stand di un birrificio, ma anche nuotando nelle famose piscine pubbliche. La piscina Marzili è sicuramente la più conosciuta ed è situata non lontana dal palazzo federale. Qui troverete vasche per adulti e bambini e potrete anche nuotare nel fiume (ma solo se siete ottimi nuotatori); inoltre, non mancano 10.000 metri quadri di prato sul quale sdraiarvi a prendere il sole. Per chi cerca una location più particolare, invece, la piscina Lorraine, con i suoi graffiti e l’atmosfera retro, è la soluzione perfetta.

Orso a Berna

Fonte: iStock

Un orso nel parco di Berna
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Statua della Libertà: storia e curiosità del simbolo di New York

New York, una città cosmopolita, monumentale, iconica. Un viaggio nella Grande Mela è ricco di cose da fare e da vedere e scegliere non è sempre facilissimo. Se c’è un’attrazione, però, che non può mancare nella lista, questa è sicuramente la Statua della Libertà. Con il suo color verde rame, Lady Liberty domina la baia di New York da Liberty Island, una piccola isola di quasi 60 mila metri quadri situata all’interno della foce del fiume Hudson, ed è considerata il vero simbolo non solo della città, ma della nazione intera.

La posizione all’ingresso della baia non è casuale: con i suoi 46 metri, che diventano 93 metri se si considera il piedistallo, il monumento aveva come obiettivo quello di accogliere chiunque arrivasse negli Stati Uniti. Ma non raccontiamo tutto ora: la Statua della Libertà è un’icona la cui fama è legata anche alla sua storia, alle tante curiosità che l’avvolgono e alle caratteristiche stesse della sua struttura. Tutte informazioni che troverai proseguendo la lettura di questo articolo!

La storia della Statua della Libertà

Molti non sanno che il nome completo della Statua della Libertà è “La Libertà che illumina il mondo” e che a costruirla non fu un americano, bensì un francese. Édouard Laboulaye, politico e dalla vocazione antischiavista, nel 1865 si accorda con lo scultore Bartholdi per fare un dono al popolo americano in onore della vittoria dell’Unione nella Guerra civile e per suggellare la fratellanza tra i due paesi. Ispirandosi ad altre sculture americane e italiane, Bartholdi progetta una prima struttura in rame. Con i suggerimenti dell’architetto Viollet-le-Duc e del noto Gustave Eiffel, il progetto prende vita e comincia a essere eretto su terra francese.

E a livello economico, dove hanno trovato i soldi per realizzare un’idea così mastodontica? Le raccolte fondi sono state il mezzo principale grazie al quale è stato possibile non solo creare la Statua della Libertà, ma anche trasportarla in America. Con l’intervento di personaggi illustri come l’editore Joseph Pulitzer, il quale lanciò una petizione per convincere i newyorkesi a fare una donazione, i singoli pezzi vennero spediti con diverse traversate oceaniche e la scultura venne inaugurata ufficialmente nel 1886.

Dentro la Statua della Libertà: curiosità e caratteristiche

Realizzata in stile neoclassico, la Statua della Libertà rappresenta Libertas, divinità dell’antica Roma e, come lascia intendere la parola stessa, personificazione della libertà. Grazie alla sua altezza, che ricordiamo è di 93 metri totali fino alla punta della fiaccola, è visibile fino a 40 km di distanza e il peso complessivo arriva a ben 225 tonnellate. Una curiosità di cui non tutti sono a conoscenza riguarda il colore: oggi la vediamo color verde rame, ma in origine era rossastra, proprio come il rame. È lo scorrere del tempo che, ossidando il materiale a contatto con l’aria, ne ha modificato l’aspetto.

Le 7 punte che adornano l’aureola della Statua della Libertà rappresentano i 7 mari e i 7 continenti nei quali si voleva che venisse diffuso il concetto universale di libertà, mentre ai suoi piedi ci sono delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere dispotico. All’interno della statua, invece, troviamo colonne e travi a struttura reticolare collegate alle lastre esterne attraverso l’ausilio di rivetti, oltre che una spirale di metallo che la percorre dal basso verso l’alto. Per arrivare in cima si può utilizzare un comodo ascensore, ma gli ultimi 33 metri verso la corona possono essere percorsi solo a piedi salendo 354 gradini lungo una scala a chiocciola.

Statua della Libertà a New York

Fonte: iStock

Dettaglio della testa della Statua della Libertà a New York

Come visitare la Statua della Libertà

Essendo uno dei monumenti simbolo di New York è anche quello tra i più visitati al mondo, soprattutto perché, una volta arrivati in cima, offre una vista mozzafiato sulla città. Trovandosi su un isolotto nel mezzo del fiume Hudson, la prima cosa da fare è prendere il traghetto con partenza da Battery Park o da Liberty State Park, nel New Jersey. L’unico rivenditore autorizzato è il Statue City Cruise e i biglietti, che comprendono il traghetto andata e ritorno, il museo della Statua della Libertà, il museo dell’Immigrazione di Ellis Island e l’audioguida, possono essere acquistati comodamente online.

Esistono diverse tipologie di biglietto: quella base permette di salire sul traghetto e di avvicinarsi alla scultura, senza però poter entrare al suo interno; la seconda tipologia include il piedistallo, grazie al quale si può entrare all’interno della statua e salire i 224 gradini per arrivare fino al livello dei piedi; infine, la terza tipologia include anche la corona. L’accesso dei visitatori è limitato, quindi consigliamo di acquistare i biglietti con largo anticipo e di godersi il simbolo di New York in totale tranquillità, portando a casa un’esperienza unica e indimenticabile.

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Apre una funivia con vista mozzafiato sul Lago di Como

Siete mai saliti a bordo della funivia più ripida d’Italia? Si trova in provincia di Como e offre una vista mozzafiato sul lago e sulle montagne che lo circondano. La funivia Argegno-Pigra è una vera e propria attrazione turistica, ma non solo: si rivela davvero molto utile per chi abita nelle vicinanze e per chi lavora o studia lontano da casa. Purtroppo, da un anno e mezzo è fuori servizio e si attende da tempo la sua riapertura. Che, a quanto pare, finalmente è vicinissima.

Riapre la funivia Argegno-Pigra

L’impianto che collega il borgo di Argegno a quello montano di Pigra, in provincia di Como, è ormai chiuso dall’ottobre 2022. Si parlava di una sua possibile riapertura durante la scorsa estate, ma il momento tanto atteso – sia dai turisti che dai residenti – ha continuato a slittare nel tempo. Finalmente, dovremmo esserci: la data prevista per la ripartenza della funivia è il 15 giugno 2024, sebbene Atm Milano – l’azienda che si occuperà della sua gestione – sta ancora effettuando gli ultimi controlli. Un anno fa, infatti, il Comune aveva avviato l’iter per raccogliere le adesioni riguardanti la riapertura della funivia, considerata un servizio importantissimo per le comunità locali.

La richiesta del Comune ha trovato grande interesse, così Atm si è fatta avanti e ha lavorato duramente per rimettere in sesto l’impianto. Il primo obiettivo è quello di far ripartire la struttura per sole tre volte alla settimana, ma ci si aspetta di poter tornare a lavorare a pieno regime il prima possibile, forse già entro la fine dell’estate. “Riteniamo la riapertura della funivia di Pigra di primaria importanza in quanto, oltre a rappresentare un importante attrattore turistico per la zona, crea opportunità, connessioni e crescita economica. La funivia è, infatti, il ponte che collega il passato al futuro” – ha affermato Giovanni Stefano Galli, presidente dell’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale di Como, Lecco e Varese.

La storia della funivia più ripida d’Italia

La funivia Argegno-Pigra è la più ripida d’Italia (ad esclusione del piccolo impianto che permette di raggiungere il Santuario del Sacro Monte di Varallo). Permette infatti di superare un dislivello di oltre 650 metri in appena 4 minuti, offrendo ai passeggeri un panorama mozzafiato: quello del Lago di Como e delle montagne che lo circondano, le Prealpi Comasche. L’impianto prevede l’utilizzo di due cabine da 12 posti, le quali affrontano un percorso dalle pendenze incredibili – si passa dal 71% al 95%. La sua importanza, come abbiamo visto, non è solo turistica.

La funivia consente infatti agli abitanti di Pigra e dintorni di raggiungere in un attimo il borgo di Argegno, da dove si può facilmente prendere il traghetto per Como o per Bellagio. Se un primo progetto venne abbozzato già nel 1913, purtroppo si dovette attendere solamente il 1971 per poter inaugurare l’impianto, che permise di congiungere i paesi irraggiungibili della Val d’Intelvi alla riva del Lago di Como. Il suo funzionamento, tuttavia, trovò un primo ostacolo nel 2010: a causa della mancanza di fondi per effettuare i necessari lavori di manutenzione, la funivia venne chiusa.

Grazie all’interesse dei cittadini, l’impianto riaprì appena un anno dopo. Ma nell’ottobre 2022 qualcosa si è bloccato nuovamente. Stavolta ci è voluto un po’ di più prima di riuscire a trovare la giusta soluzione, tuttavia pare proprio che si sia vicini ad una svolta. Il 15 giugno la funivia dovrebbe ripartire, offrendo ai turisti una possibilità unica per godersi il panorama del Lago di Como.

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Weymouth e le antiche rovine del Castello di Sandsfoot

Situata su una splendida baia riparata in corrispondenza dell’estuario del fiume Wey, sulla costa della Manica, Weymouth è uno dei luoghi in cui è nata l’idea stessa della vacanza al mare in Inghilterra. Questa popolare destinazione balneare britannica vanta una delle spiagge più belle del Dorset, un grazioso lungomare fiancheggiato da architetture georgiane, un pittoresco porto di pescatori circondato da case dai colori pastello e una serie di attrazioni che la rendono perfetta per ogni tipologia di visitatore, dai più avventurosi alle famiglie. Ma qui si può viaggiare anche a ritroso nel tempo, con una imperdibile visita alle antiche rovine del Castello di Sandsfoot.

La storia del Castello di Sandsfoot

Il Castello di Sandsfoot, noto anche come Castello di Weymouth, è un forte d’artiglieria costruito da Enrico VIII, che in origine faceva parte del programma del re per proteggersi dalle invasioni dalla Francia e dal Sacro Romano Impero e difendere l’ancoraggio della baia di Weymouth. La struttura aveva due piani e un seminterrato e forniva una postazione per cannoni pesanti, polveriere e alloggi per circa cinquanta uomini. Era protetto da un fossato e da un terrapieno, i cui resti caratterizzano ancora oggi i giardini. Sandsfoot è stato utilizzato durante la guerra civile inglese, quando è stato occupato a turno dal Parlamento e dai Realisti. Sopravvisse all’interregno ma, dopo la restaurazione sul trono di Carlo II Stuart, la fortezza fu ritirata dall’uso militare nel 1665.

All’inizio del XVIII secolo, il Castello di Sandsfoot era in rovina. Le scogliere di argilla su cui era stato costruito il forte erano sempre state instabili e soggette all’erosione. La piattaforma dei cannoni del castello iniziò a crollare in mare e, negli anni Cinquanta, fu completamente distrutta. Le rovine furono chiuse ai visitatori per motivi di sicurezza, anche se nel 1951 furono realizzati dei giardini civici accanto al castello.

Tra il 2009 e il 2012 sono state effettuate delle riparazioni che hanno permesso di riaprire il sito al pubblico, con l’aggiunta di una passerella interna illuminata, realizzata con i fondi dell’Heritage Lottery Fund,  al fine di permettere libero accesso ai visitatori e conservare il castello per le generazioni future. L’Historic England considera Sandsfoot “uno degli esempi più significativi” di fortini del XVI secolo sopravvissuti in Inghilterra.

Cosa fare e vedere a Weymouth

Tutti conoscono la splendida sabbia dorata di Weymouth, ma pochi sanno che la città ospita il Sandworld Sculpture Festival, l’unico festival di sculture di sabbia del Regno Unito che mette in mostra le opere di alcuni dei più importanti scultori di sabbia del mondo, capolavori d’artista che sfidano la logica.

Se, invece, volete esplorare la città in modo divertene e fantasioso, provate la caccia al tesoro guidata “Treasure Trails Dorset”, seguendo gli indizi che vi porteranno alla scoperta di edifici e monumenti, mentre sarete sulle tracce del tesoro scomparso.

Imperdibile per le famiglie il Weymouth Sea Life Adventure Park, che permette di esplorare un fantastico mondo sottomarino e viaggiare nelle profondità dell’oceano, entrando in contatto con oltre 2.000 creature, tra cui le giocose lontre e le tartarughe marine, mentre alla Fairy Penguin Island si possono ammirare i pinguini più piccoli del mondo. Tra le novità più recenti, l’Ocean Tunnel  offre la possibilità di sperimentare la meraviglia di una barriera corallina 24 ore su 24, vedendola mutare dal giorno alla notte.

Gli amanti della natura possono avventurarsi alla scoperta della splendida fauna selvatica in una delle riserve RSPB di Weymouth, come RSPB Radipole Lake e RSPB Lodmoor. Se siete appassionati di escursionismo, non potete non percorrere un tratto del South West Coast Path, dove la vista sull’isola di Portland nelle giornate limpide vi stupirà. I sentieri per fare il pieno di panorami e natura qui non mancano di certo, che si tratti di una passeggiata lungo il Rodwell Trail o sulla passerella che costeggia la splendida spiaggia di sabbia dorata.

Infine, tra le attrazioni storiche di Weymouth, oltre al Castello di Sandsfoot, merita una visita anche il Nothe Fort, situato all’ingresso del porto, che offre un’eccellente vista a 360 gradi sulla Costa Giurassica del Dorset. Qui potrete scoprire un labirinto di passaggi sotterranei, un museo, una piazza d’armi, impressionanti cannoni posizionati in alto sui bastioni e divertenti percorsi per tenere occupati i bambini.

Le rovine del Castello di Sandsfoot, a Weymouth, in Inghilterra

Fonte: Getty Images – Ph: Prisma by Dukas

Le rovine del Castello di Sandsfoot
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Il Colosseo si rinnova: una nuova apertura entro il 2025

Tutti conosciamo il monumento più famoso di Roma ed anche il primo ed il più grande anfiteatro stabile in muratura del mondo. Parliamo del Colosseo, unico monumento europeo che è stato inserito fra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo e che nonostante questo sta per cambiare il look: in tale sito patrimonio Unesco, infatti, è prevista una nuova apertura entro il 2025.

Come cambierà il Colosseo

Entro il 2025, o almeno queste sono le previsioni, sarà aperta al pubblico una straordinaria passeggiata archeologica con un itinerario ideato dal progetto dello Studio Labics, vincitore del concorso al quale hanno aderito architetti e studi italiani e internazionali.

Verrà realizzato un grande anello pedonale che collegherà l’area archeologica centrale alla città moderna e agli splendidi rioni romani che si trovano nelle vicinanze di questo impressionante monumento.

Nel dettaglio: questa nuova passeggiata collegherà i Fori Imperiali al Colosseo, Celio, Palatino, Terme di Caracalla, Circo Massimo e Campidoglio con la città moderna e la vita quotidiana dei rioni circostanti.

In sostanza, non solo il Colosseo continuerà ad essere uno dei monumenti più incredibili del nostro pianeta, ma avrà anche passeggiata unica al mondo che congiungerà via dei Fori Imperiali con gli altri percorsi intorno al Palatino, intercettando l’itinerario ciclo-pedonale di via di S. Gregorio, via dei Cerchi, via di S. Teodoro e delle salite e discese del Colle Capitolino.

Verranno incrementati anche i servizi dell’area, includendo spazi pedonali, aree verdi, balconate, percorsi sopraelevati e percorrenze ciclo-pedonali.

Curiosità sul Colosseo

Fu l’imperatore Vespasiano a richiedere la costruzione di questo mastodontico monumento, intorno al 70-72 dopo Cristo, mentre a inaugurarlo fu il figlio Tito il 2 aprile dell’80 avanti Cristo, nella giornata che oggi viene celebrata come il Natale di Roma. Come hanno potuto notare tutti coloro che lo hanno già visitato o che lo hanno ammirato in foto, il Colosseo è arrivato a noi purtroppo non è integro, in quanto rappresenta solo 1/3 della costruzione originaria.

Tutto ciò ci fa capire che in passato era una struttura ancor più mastodontica di come ci appare oggi: è lungo 189 metri, largo 156 metri ed è costruito su una superficie di 24.000 metri quadrati. L’altezza è di più di 48 metri e possiede circa 80 ingressi da cui potevano entrare più o meno 50mila spettatori.

Molto interessante è il fatto che durante le giornate assolate veniva ricoperto da un grosso telaio composto da 80 vele triangolari e 320 funi di sostegno, poiché si volevano evitare le insolazioni al pubblico.

Al posto del Colosseo, quindi prima della sua costruzione, in quella zona di Roma era presente un lago artificiale, che venne quindi prosciugato per far spazio all’anfiteatro romano più grande del mondo.

Ma Perché si chiama Colosseo? Ci sono diverse ipotesi sull’argomento, ma secondo la teoria più accreditata è questo il suo nome perché fu costruito nei pressi della statua del “colosso” di Nerone, che sorgeva a pochi metri di distanza.

In passato era certamente più luminoso ed elegante di come lo vediamo oggi: era ricoperto di marmo, ma gran parte di esso è stato rimosso nel corso dei secoli e utilizzato per abbellire altri edifici.

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Stop ai pacchetti di viaggio che prevedono attrazioni con animali

Basta aprire un qualsiasi social network per ritrovarsi invasi di foto di turisti con animali. Certo, il più delle volte non si hanno brutte intenzioni, ma in molte circostanze quelle graziose creature soffrono e, anzi, in alcune situazioni vengono persino maltrattate, senza che il turista se ne accorga. Nonostante questo, nel corso del tempo ha sempre più preso piede una forma di turismo che impiega diverse specie animali come una vera e propria attrazione: i WTA (wildlife tourist attractions).

Si tratta di un settore che non è del tutto chiaro, perché mentre noi pensiamo di investire soldi in attività che potrebbero aiutare e sostenere la vita degli animali, in realtà in diverse circostanze non è affatto così: l’elefante thailandese che porta a spasso i turisti soffre, così come il leone sedato in una gabbia. Sì, ci sono anche delle eccezioni come i santuari, dei centri che si occupano del recupero e riabilitazione degli animali selvatici per poi consentire un naturale reinserimento all’interno del loro habitat: qui gli animali sono controllati ma anche liberi e il turista può osservarli in tutta la loro naturalezza. Purtroppo, però, non è sempre così.

Per questo motivo, uno dei più importante tour operator del Regno Unito ha deciso di eliminare dal suo catalogo i pacchetti di viaggio che prevedono attrazioni con animali.

La nuova politica di easyJet Holidays

Il tour operator in questione è easyJet Holidays che ha fatto sapere, per mezzo di comunicato stampa, che è stata delineata una nuova politica rivolta al benessere degli animali: prevede l’impegno ad offrire solo esperienze che non minaccino il benessere, la conservazione e il loro importante ruolo nell’ambiente globale.

Si tratta di una politica che incorpora le linee guida ABTA sul benessere degli animali e nata in seguito a diverse consultazioni effettuate con alcune organizzazioni per i diritti degli animali, tra cui World Animal Protection. easyJet Holidays ha anche affermato che che incoraggerà gli hotel partner a seguire la medesima politica sul benessere degli animali.

In sostanza: easyJet Holidays non promuoverà  e non offrirà più attrazioni turistiche che potrebbero essere dannose per gli animali, compresi zoo e parchi marini, spettacoli con animali, giostre ed eventi sportivi che coinvolgono queste preziose creature. In più, l’azienda continuerà la sua lotta contro lo spreco alimentare negli hotel e, in generale, per rendere il turismo,  e tutte le sue sfaccettature, un’attività più più rispettosa del pianeta e di chiunque lo abiti.

Le dichiarazioni degli “addetti ai lavori”

Matt Callaghan, Chief Operating Officer di easyJet Holidays, ha dichiarato: “Essendo uno dei più grandi tour operator, ci impegniamo a essere leader del settore quando si tratta di viaggi responsabili. Le nostre ricerche ci dicono che le esperienze di viaggio sostenibili sono importanti per i nostri clienti, quindi vogliamo rendere loro più facile trascorrere vacanze migliori”.

Ha poi continuato sottolineando che: “Siamo appassionati della protezione e del rispetto di tutte le forme della natura nelle destinazioni in cui offriamo vacanze, motivo per cui abbiamo deciso di non offrire o promuovere attrazioni che potrebbero sfruttare gli animali all’interno del nostro programma di tour e attività. Sappiamo che i tour e le attività sono un modo brillante per vivere le nostre destinazioni di vacanza, quindi non vediamo l’ora di continuare a offrire esperienze più sostenibili e responsabili ai nostri clienti per migliorare ulteriormente la loro meritata vacanza”.

Katheryn Wise, responsabile delle campagne sulla fauna selvatica presso World Animal Protection UK, ha invece fatto sapere che: “easyJet Holidays ha davvero fatto un passo avanti a favore degli animali con questa politica forte e ambiziosa sul benessere degli animali. Fin dall’inizio easyJet Holidays è stata chiara nell’impegnarsi ad offrire ai propri clienti un’assistenza responsabile, opzioni di viaggio rispettose della fauna selvatica ed è stato un piacere lavorare con un’azienda focalizzata sull’ascolto dei propri clienti e sulla scelta di non trarre profitto dall’intrattenimento della fauna selvatica in cattività. È attraverso la collaborazione e un impegno come questo che possiamo davvero aspettarci di vedere un cambiamento duraturo per animali selvatici in tutto il mondo.”

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È in arrivo una nuova attrazione a Gardaland e sarà spettacolare

Una nuova e misteriosa attrazione per gli amanti del brivido e dell’avventura sta per arrivare in uno dei più famosi paradisi del divertimento in Italia per grandi e piccini. A partire da giugno, i visitatori di Gardaland Resort potranno vivere un’esperienza davvero unica nel suo genere. Un maestoso lupo di oltre 16 metri, colpito da una maledizione che lo ha trasformato in pietra, è pronto a regalare emozioni forti a grandi e piccini.

A Gardaland Resort arriva un lupo di oltre 16 metri

La nuova attrazione, in arrivo questa estate a Gardaland, sarà resa ancora più affascinante da scenografie mozzafiato, luci e suoni accuratamente progettati per adattarsi al tema, e dalla sincronizzazione con gli effetti fumo, per offrire un’esperienza davvero immersiva con una storia avvincente e ricca di mistero, che si svilupperà intorno all’imponente animale.

Come sappiamo, la figura del lupo, elemento chiave di questa new entry, è da sempre associata a molteplici significati e simbolismi. Lo si considera una vera e propria guida spirituale, incarnazione di forza e coraggio, connessione con la natura e simbolo di comunità e famiglia. Cresce, dunque, l’attesa per liberare questa misteriosa creatura dalla maledizione che l’ha pietrificata. Un’esperienza che si preannuncia indimenticabile, rivolta non solo ai visitatori più temerari ma anche alle famiglie.

Le altre novità e le pietre miliari

Il gigantesco lupo non sarà l’unica novità prevista a Gardaland da questa estate. Come vi avevamo già accennato nei mesi scorsi, una pietra viola e grigia con 22 misteriosi simboli e con un messaggio da decifrare, è stata posizionata al centro del cantiere, dove presto vedremo spuntare anche il lupo di oltre 16 metri. La pietra viola, realizzata dal reparto creativo di Gardaland in 100 ore di lavoro, sarà un altro elemento chiave della nuova attrazione, ed è molto probabile che nasconda qualche indizio sul suo nome e sulla sua ambientazione.

Da quando è stata scoperto, questo antico manufatto di origine sconosciuta, ricoperto di simboli misteriosi, ha suscitato grande curiosità. Finalmente, “dopo mesi di ricerche e studi”, “un gruppo di esperti” ne avrebbe svelato il significato. Si tratta di un messaggio sorprendente, che rivelerà una verità straordinaria. Posizionata in un’area di 494 metri quadrati, prenderà il posto di Sequoia Magic Loop, accanto alle attrazioni Shaman e Colorado Boat, e potrà trasportare circa 350 persone all’ora, con un’altezza superiore ai 120 centimetri. Ricca di effetti speciali e con un alto impatto scenografico, saprà assicurare ai visitatori di tutte le età un’avventura immersiva.

Oltre alle nuove attrazioni, il parco offre la possibilità di visitare quelle che sono considerate le pietre miliari del Resort del divertimento. Tra queste, il Gardaland SEA LIFE Aquarium, il primo acquario interamente tematizzato d’Italia, il primo LEGOLAND® Water Park in Europa, un parco acquatico di 15 mila metri quadrati, aperto nel 2021, dove ci si può immergere tra milioni di mattoncini LEGO, in un mare di giochi d’acqua interattivi, giocare sui coloratissimi scivoli e rilassarsi nelle straordinarie aree interamente tematizzate, e “Jumanji the Adventure”, la prima attrazione al mondo a tema Jumanij, una dark ride che accompagna gli ospiti a bordo di alcuni fuoristrada tra pericolosi animali, ostacoli di ogni tipo e un potente gigante di pietra.

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Vacanze in famiglia: questi alloggi Lego sono il sogno di ogni bambino

Un luogo che può essere apprezzato dai grandi, ma anche dai più piccoli: del resto se ci sono giochi che mettono d’accordo proprio tutti allora quelli sono i Lego. E per trasformare il sogno di ogni bambino (o ex tale) in realtà arrivano nuovi alloggi a tema, per immergersi nella fantasia e tornare a quando, rapiti dai mattoncini colorati, si sognavano case, intere città, mezzi che solo le mani e la mente di un bambino è in grado di creare.

Tutto questo si può toccare con mano a Legoland, il villaggio vacanze di Günzburg, in Baviera: una vacanza in Germania con tutta la famiglia (ma anche da soli) deve prevedere una tappa in questo luogo in cui la magia e la fantasia si possono toccare con mano. Da marzo, poi, ci sarà un ampliamento degli alloggi immersi nel verde e nella bellezza della natura.

I nuovi alloggi di Legoland, immersi nella natura

Appuntamento a marzo 2024 con i vacanzieri che vogliono sperimentare i nuovi alloggi del villaggio vacanze Legoland di Günzburg, in Baviera. Manca poco, dunque, per l’apertura del Forest Adventure Lodge che si trova all’interno dell’oasi verde e che regala ai visitatori una doppia esperienza: quella di vivere in un mondo a tema Lego e di apprezzare la bellezza della natura bavarese. Il luogo perfetto per una vacanza all’insegna del divertimento, ma anche del relax, dove i bimbi possono sentirsi accolti e così anche i genitori.

Legoland: la camera del Forest Adventure Lodge: lo spazio per i genitori

Fonte: LEGOLAND Deutschland

Lo spazio dedicato ai genitori nella camera del Forest Adventure Lodge a Legoland

La nuova struttura è dotata di un ristorante a tema (il Zum Hungrigen Bären) e aree gioco abbinate. Il contesto poi è stato pensato per essere in armonia con la natura: “Dove il comfort di un hotel per famiglie incontra la meravigliosa atmosfera di una riserva naturale per scoprire la foresta all’insegna dell’avventura e del divertimento”, viene spiegato in una nota.

La comodità deriva anche dal fatto che si tratta di stanze dotate di una zona notte per i genitori, separata da quella dei bambini. Il lodge dispone di 80 camere che, se sommate con quelle le altre strutture porta Legoland ad avere ben 589 stanze per accogliere i propri ospiti.

L'area bambini nella camera del Forest Adventure Lodge a Legoland

Fonte: LEGOLAND Deutschland

L’area dedicata ai bambini nella camera del Forest Adventure Lodge a Legoland

Legoland, dove il sogno diventa realtà

Legoland in Germania è un parco in cui la fantasia e il sogno di grandi e piccini diventa realtà. Di grandi dimensioni, vi sono giostre, attrazioni, aree tematiche e viene organizzata una parata colorata e divertente. Il tutto, come viene spiegato sul sito ufficiale, in mezzo a oltre 57 milioni di mattoncini. Lego, ovviamente.

Ora la già ricca offerta si amplia a partire da marzo 2024. “Con il Forest Adventure Lodge creeremo un ambiente unico, all’interno del nostro villaggio, coniugando l’affascinante mondo dei Lego alla ricchezza della natura bavarese – ha detto Manuela Stone, direttore generale di Legoland Deutschland Resort -. Ogni dettaglio del lodge è stato progettato per offrire ai nostri ospiti un’esperienza indimenticabile. Offriamo ai nostri ospiti un’esperienza tematica completamente nuova, mai vissuta prima nel nostro resort.”

Tra l’altro con un’attenzione particolare nei confronti dell’ambiente e delle sostenibilità. Infatti, gli edifici sono alimentati dal sole e un impianto fotovoltaico da 430 kWp permette di riscaldare (o raffreddare) la struttura, l’energia in eccesso – poi- serve per alimentare anche il ristorante.

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L’attrazione di Milano che nessuno conosce e che merita una tappa

Il centro di Milano è anche il luogo dove sono concentrate le attrazioni turistiche più famose. Dal Duomo con la sua Madonnina, al Castello Sforzesco, la Galleria Vittorio Emanuele II, Palazzo Reale che ospita alcune delle più importanti mostre d’Italia, corso Vittorio Emanuele e il Quadrilatero della moda con via Montenapoleone, via della Spiga e via Gesù.

E sono colo alcuni dei punti più frequentati dai turisti.

Cosa vedere in piazza della Scala

Solo in piazza della Scala ci si può soffermare per ore ad ammirare ogni singolo edificio o monumento che ha una storia tutta sua da raccontare. Da un lato, il Teatro alla Scala, il più famoso del mondo, dove si sono esibiti tutti i più grandi musicisti, direttori d’orchestra e tenori internazionali. Dall’altro, Palazzo Marino, un edificio altrettanto sontuoso che speso viene confuso con l’opera, ospita il Municipio.

E poi, l’accesso alla galleria, il salotto di Milano, con il Leonardo3 Museum, un innovativo museo interattivo con modelli funzionanti delle sue macchine e il restauro digitale dei suoi dipinti, e le gallerie d’Italia, l’altro museo che ha una collezione permanente di opere e che ospita sempre grandi esposizioni.

Al centro, domina il monumento dedicato a Leonardo da Vinci, ritratto in atteggiamento pensoso con le mani sul petto, un’opera realizzato da Pietro Magni e inaugurata nel 1872. Tutt’intorno, un’aiuola con panchine meta prediletta dai turisti in sosta. Pochi, però, sono a conoscenza di una vera chicca che si trova in questa famosa piazza milanese, preziosa testimonianza della città e dei suoi abitanti, ma che il più delle volte passa inosservata.

La fontana che nessuno conosce

A due passi dalla statua di Leonardo (da non confondere con quella dedicata a Giulio Ricordi, compositore ma soprattutto editore musicale, che si trova sull’altro lato della piazza) c’è una fontana, una cosiddetta “vedovella”, come la chiamano i milanesi, non una delle tante che si possono trovare in giro per la città perché questa detiene non un primato ma ben due. Infatti, si tratta delle più antica della città – ha appena compiuto 90 anni – ed è anche l’unica di bronzo.

In giro per Milano se ne contano altri 640 esemplari, nelle piazze e nei parchi, ma le altre fontanelle, tutte di acqua potabile, hanno il corpo principale fatto di ghisa.

Quella di piazza della Scala fu realizzata intorno agli Anni ’20 del Novecento dall’architetto Luca Beltrami, autore del restauro del Castello Sforzesco, incaricato dal Comune di Milano di progettare gli ornamenti per la piazza.

Le caratteristiche fontanelle milanesi sono alte un metro e 55 centimetri, hanno il corpo principale ftto di ghisa e il bocchello in ottone, ma solo quella in piazza Scala è di bronzo.

Perché le fontanelle di Milano si chiamano “vedovelle”

Secondo la leggenda, il nome “vedovella” dato alle fontanelle verdi che ci sono in giro per Milano risale alla Prima guerra mondiale e si riferisce al pianto delle vedove di guerra che persero i loro mariti durante il conflitto. Dal rubinetto, infatti, sgorga ininterrottamente un rivolo d’acqua, proprio come le lacrime.

Le fontanelle milanesi sono anche chiamate “draghetti verdi” in quanto l’erogatore dell’acqua ha proprio la forma di un drago, ispirato ai gargoyle del Duomo a loro volta ispirato dal biscione simbolo dei Visconti e stemma della città di Milano.

Le “vedovelle” o “draghetti verdi” sono ancora oggi prodotti e installati nelle nuove vie e piazze della città e sono realizzate dalle Fonderie Lamperti di Castellanza per conto del Comune di Milano. La prossima volta che visitate la città e vi trovate in centro, fate tappa anche alla fontanella di piazza della Scala. Sulla app “la tua acqua” si trova la mappa dei luoghi dove sono state posizionate tutte le “vedovelle” milanesi.