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Green Road dei Fiori, un Trentino pieno di incredibili suggestioni

Con l’inizio della bella stagione, i prati fioriti che da Carisolo si estendono fino al al Lago d’Idro, ai piedi delle Piccole Dolomiti, si trasformano in una tavolozza di colori  che valorizza ancora di più la bellezza del Parco Naturale Adamello Brenta che li circonda. Uno spettacolo unico, al quale si può assistere pedalando tra paesaggi pittoreschi e borghi ricchi di storia, attraverso il suggestivo itinerario della Green Road dei Fiori in Trentino.

Green Road dei Fiori, pedalando in una tavolozza di colori

La Ciclovia dei Fiori è la terza classificata di quest’anno alla nona edizione dell’Oscar Italiano del Cicloturismo, il premio che viene assegnato alle ciclovie verdi delle Regioni che promuovono la vacanza su due ruote con servizi mirati al turismo lento. Si tratta di un nuovo percorso ciclopedonale che unisce in un unico itinerario la Val Rendena e la Valle del Chiese, in un percorso di 57 km dal borgo di Carisolo, in provincia di Trento, fino alle sponde del Lago d’Idro, di origine glaciale, situato nella provincia di Brescia ai confini con il Trentino.

Questa ciclabile diventa un tripudio di colori durante il periodo della fioritura, con oltre 600 specie di fiori. Tra Pinzolo e Caderzone Terme il colore dominante è il giallo del tarassaco e dei ranuncoli, ma i prati si tingono anche del rosa e del rosso del corifoglio comune  e del caglio bianco, un tempo utilizzato per cagliare il latte, del verde delle poacee, dell’azzurro violaceo dei fiori dell’erba mazzolina comune, della fienarola dei prati e dell’erba medica.

A Spiazzo predomina il giallo dei ranuncoli e l’azzurro violaceo dell’erba medica, mentre nella zona boscosa tra Fisto e Pelugo fanno da padrone le faggete, le peccete, il frassino, il sambuco e il tiglio di monte. Nei pressi di Pelugo, sui bordi dei campi di mais si trova, inoltre, una pianta assai rara quanto particolare nel Trentino occidentale, ovvero l’Abutilone europeo.

Passando da Darè, Javrè e Sesena i prati sono multicolore, mentre nei pressi di Ponte Pià predominano il salice bianco, quello rosso, il salice da ceste e il salicone dai fiori gialli o verdi. A Roncone si passa dai fiori bianchi del silene vulgare a quelli rosa del silene dioica, fino al colore oro della cannuccia di palude, della verga d’oro maggiore e della verga d’oro del Canada.

Tra Lardaro e Condino spiccano i prati multicolore, con il giallo dell’iperico, il viola della salvia dei prati, il bianco della silene bianca, del silene vulgare e delle margherite. Infine, da Storo al Lago d’Idro i pendii regalano orchidee rare multicolori – l’orchidea screziata, la militare, la bruciacchiata – ma anche l’iperico e la potentilla, entrambe piante medicinali dal fiore giallo. Tante anche le erbe commestibili, l’ortica dai fiori rosa, la manna bianca del farinello, asparago e spinacio di monte. Una sinestesia di colori, profumi, sapori e il suono dell’acqua che accompagna i cicloturisti per tutta la lunghezza del percorso.

Ciclovia dei Fiori, un nuovo percorso di grande suggestione

La Ciclovia della Val Rendena è un nastro disegnato e ben integrato in uno scenario alpino di grande suggestione, nel Parco Naturale Adamello Brenta, che costeggia il fiume Sarca. La Valle del Chiese è la terra delle sette Pievi e tante sono le testimonianze artistiche lungo il percorso. Il nuovo collegamento ha inizio a Tione di Trento, prosegue fino all’abitato di Bolbeno per poi collegarsi al paese di Bondo lungo la strada della Madonna del Lares, caratterizzata da pendenze importanti e promiscua con il passaggio di auto.

Oltre a seguire il colore dei fiori che vestono di primavera i prati lungo la ciclovia, le sponde dei fiumi Sarca e Chiese e le rive dei “Laghi Bandiera Blu” d’Idro e di Roncone, pedalando si incrociano anche deliziosi borghi, musei e siti storici che riportano i segni lasciati dalla Grande Guerra, tra camminamenti, trincee e postazioni per i quali la Green Road dei Fiori rappresenta un ottimo punto di partenza.

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A bordo del Trenino dei Castelli del Trentino: date e info

Trentino, terra di incantevoli montagne, di paesaggi dominati dalla natura incontaminata e… di antichi manieri che raccontano storie meravigliose: è proprio alla scoperta di questi ultimi che parte il Trenino dei Castelli, un viaggio incredibile che conquista grandi e piccini. L’itinerario dura appena una giornata, con visita guidata a quattro splendidi castelli della regione, ed è un’esperienza assolutamente da vivere quest’estate. Ecco le date e le tappe più suggestive.

Il Trenino dei Castelli del Trentino: programma e percorso

Un viaggio tra le più belle valli del Trentino, a bordo di un treno storico che conduce alla scoperta di alcuni affascinanti manieri e delle loro favolose leggende: è il Trenino dei Castelli, una vera e propria avventura perfetta anche per le famiglie. Si tratta di un itinerario da compiere in giornata, con partenza dalla stazione di Trento in direzione di Mezzana, da dove si prosegue in autobus. È un’occasione unica per ammirare i paesaggi della Val di Sole e della Val di Non, dove spiccano alcune antiche fortezze ricche di storia e arte. Non manca, naturalmente, l’opportunità di fare qualche assaggio delle prelibatezze locali con pranzo incluso nel biglietto.

I castelli più belli da visitare

Sono ben quattro i castelli che si potranno visitare con il Trenino, per una giornata davvero ricca di emozioni. La prima tappa e la Val di Sole, dove si incontra il Castello di San Michele: situato nel borgo di Ossana, ha un mastio alto ben 25 metri e una solida cinta muraria ancora integra. Le sue origini sono ignote, sebbene probabilmente risalga ai tempi dei Longobardi. Vi succedettero diverse famiglie nobili, prima di diventare proprietà della Provincia di Trento. Recentemente restaurato, è oggi aperto alle visite del pubblico.

Tornando verso Trento, è poi il turno di Castel Caldes: splendido maniero in stile gotico, si dice abbia visto imprigionata la giovane Olinda, nobildonna “colpevole” di essersi innamorata di un menestrello. È una suggestiva casa-torre che si erge su cinque piani, restaurata e adibita oggi a sede di esposizioni temporanee ed eventi culturali. La Val di Non accoglie invece i visitatori con il piccolo borgo di Tassullo, dove sorge Castel Valer: situato in posizione panoramica, vanta la torre più alta della provincia ed è una proprietà privata che solo in occasioni eccezionali apre al pubblico.

Infine, ecco il suggestivo Castel di Thun: anch’esso gode di una vista mozzafiato ed è circondato da un complesso sistema di fortificazioni cinquecentesche. Al suo interno, le sale sono riccamente decorate e presentano ancora gli arredi originari. Una delle più affascinanti è la Stanza del Vescovo, interamente rivestita di legno di cirmolo. Una visita guidata offre l’opportunità di scoprire le numerose collezioni d’arte e le porcellane d’epoca che raccontano una storia meravigliosa.

Le date e i biglietti del Trenino dei Castelli

Quando parte il Trenino dei Castelli del Trentino? Scopriamo le date in programma per l’estate 2024:

  • sabato 1, 8, 15, 22 e 29 giugno;
  • sabato 6, 13, 20 e 27 luglio;
  • sabato 3, 10, 17, 24 e 31 agosto;
  • sabato 7 e 14 settembre.

È obbligatoria la prenotazione: il biglietto va acquistato sul sito ufficiale del Trenino o presso l’Ufficio Informazioni di APT Trento, Monte Bondone. L’intero viaggio, incluse le visite guidate e il pranzo al ristorante Giardino di Cles, ha un costo di 89 euro – il prezzo ridotto per i minori di 16 anni è invece di 79 euro, mentre per i bambini al di sotto dei 4 anni è gratuito. Le persone con invalidità superiore al 74% non pagano, mentre il loro accompagnatore ha diritto ad uno sconto del 50% sul biglietto intero.

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Cascata di Tret, nel cuore della Val di Non

La Val di Non, perfetta per chi desidera una vacanza rigenerante e rilassante lontano dallo stress in un suggestivo paesaggio naturale disegnato da boschi, villaggi montani, laghi e prati, custodisce autentiche meraviglie mozzafiato tra cui è doveroso annoverare la Cascata di Tret, fragoroso salto d’acqua di 70 metri che conquista grandi e piccoli.

Raggiungibile a piedi, emoziona con la passeggiata tra le rocce e gli alberi, in un ambiente dove si respira pace assoluta, le scalette e i ponticelli di legno.

Il fascino speciale della Cascata di Tret

Trovarsi al cospetto di una cascata è sempre un’esperienza magica ma la Cascata di Tret ha qualcosa di speciale: in Alta Val di Non, tra i paesi di San Felice e Tret, si rivela uno spettacolo della natura reso ancora più grandioso dal panorama in cui è immersa. L’acqua che scorre dai verdissimi prati si trasforma in un possente salto che si lancia a picco lungo le pareti rocciose superando un dislivello totale di ben 105 metri e raccogliendosi nel canyon plasmato dal Rio Novella.

Dopo aver attraversato il bosco e formato un primo piccolo salto, l’acqua cade nel vuoto dando vita alla vera e propria cascata di una settantina di metri, nella stretta gola incastonata tra le nude e ripide pareti di roccia: e poi, il torrente prosegue per un breve tratto tra le fronde per unirsi al Novella, il fiume che, dal canyon omonimo, funge da confine naturale tra le provincie di Trento e Bolzano.

Come godersi la magia della Cascata di Tret

Sono due i modi per arrivare a godersi la magia della Cascata di Tret, con itinerari piacevoli da percorrere soprattutto in primavera e in estate, sia con bambini che con amici a quattro zampe al seguito.

Per avere un primo impatto con la cascata da sotto e scendere nella gola in modo da “sentirsi piccoli” al suo cospetto (con una vista che lascia senza parole!) la partenza è da Tret poco dopo la chiesa a destra verso l’albergo Aurora: la strada a un certo punto da asfaltata diventa sterrata e, nelle vicinanze dell’ultima casa, ecco il bivio che indica le due possibilità, ovvero per “la cascata alta” e per la “cascata bassa”.

In questo caso, occorre seguire la stradina a sinistra per giungere alla base della cascata. Si tratta di un gradevole sentiero di campagna, tra i prati e un muro di pietra, che comodo e largo, inizia a scendere inoltrandosi nel bosco: dopo aver camminato all’ombra di maestosi abeti, ecco una radura con ringhiera di legno da cui hanno inizio gli scalini che portano alla cascata.

Il primo tratto della discesa appare ripido ma la protezione della ringhiera viene in aiuto: sono due tornanti di scalinata, a ridosso della parte rocciosa che accompagna fino al salto d’acqua.

Si cammina in piano per poi salire alcuni gradini, seguire il sentiero e arrivare al ponticello che attraversa il torrente: qui fa bella mostra di sé la Cascata di Tret, da ammirare, fotografare e godersi senza alcuna distrazione.

Volendo, invece, scorgere la cascata da sopra, al bivio già menzionato, occorre proseguire dritto lungo la strada sterrata, passeggiando in un paesaggio sublime fiancheggiato da alberi e verdi prati. Il percorso, pianeggiante, si inoltra poi nel bosco e, superato un ponte in legno, sulla sinistra si apre il sentiero (costeggiato da una ringhiera di legno) che va alla parte alta della Cascata di Tret.
Ancora un breve tratto nel bosco e, poi, l’atmosfera da favola del rio che sfocia nella cascata!

Entrambi gli itinerari si percorrono agevolmente con una decina (al massimo un quarto d’ora) a piedi.

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Bressanone montagna Notizie Trentino Alto Adige Viaggi

La città dell’acqua da visitare adesso e perché

Molto spesso siamo portati a pensare che il bene più prezioso che abbiamo sia il denaro, oppure qualche metallo dalla caratura notevole. Nei fatti, ciò che può fare davvero le differenza è spesso qualcosa di molto più semplice, come quello che viene chiamato “Oro Blu” e che caratterizza la magnifica Bressanone, in Alto Adige. Parliamo di una città che vanta una ricca storia, un’affascinante architettura e una natura spettacolare, spesso definita da un elemento cruciale, non solo per la sua bellezza scenica, ma anche per il suo ruolo fondamentale nella vita quotidiana e nella cultura locale: l’acqua, ovvero “l’Oro Blu” di questa bellissima terra.

Per celebrare la sua importanza, in primavera prende vita un evento straordinario: il Water Light Festival, che mostra ai visitatori la magnetica magia dell’acqua attraverso uno spettacolo di luci e suoni che trasforma la città in un’opera d’arte illuminata.

Bressanone e l’acqua

L’importanza dell’acqua a Bressanone non passa di certo inosservata: la zona in cui sorge la città è lambita da due corsi d’acqua che impreziosiscono il paesaggio urbano e che, contemporaneamente, forniscono risorse naturali vitali. Ci sono il fiume Isarco, che scorre maestoso lungo la città, e il fiume Rienza, che da secoli irriga le fertili terre circostanti.

Solo pochi sono a conoscenza del fatto che la statua del protettore San Nepomuceno, nei pressi del Ponte Aquila, fino a pochi decenni fa non rivolgeva il suo sguardo pietrificato all’idilliaco via vai del centro storico, ma osservava le mani diligenti di lavandaie inginocchiate. Una scala vicino al ponte collegava la città con il fiume e su di essa vigilava la statua di San Nepomuceno. Questo fu, un tempo, il luogo dove si lavava il bucato dei brissinesi. Non lontano dal fiume Isarco, a Bressanone nel tardo Medioevo c’erano dei bagni pubblici.

Bressanone

Fonte: Brixen Tourismus

Veduta della bellissima Bressanone

Il Water Light Festival di Bressanone

Il Water Light Festival di Bressanone non è solo una celebrazione dell’arte visiva, ma anche una piattaforma che spinge a riflettere su temi importanti come la sostenibilità, la consapevolezza, la diversità e la visione di una natura intatta, varia e colorata. L’acqua e la luce, che come tutti sappiamo sono elementi di base della vita, durante queste giornate vengono utilizzati come un impressionante mezzo di espressione artistica, che parla tutte le lingue e costruisce ponti tra le culture.

Disponibile dal 24 aprile al 12 maggio 2024, il festival incanta il visitatore perché le sponde del fiume Isarco, le fontane e i luoghi d’acqua si animano di sera in città e di giorno all’Abbazia di Novacella, con installazioni luminose e proiezioni che narrano storie legate all’acqua, dalla sua importanza storica alla risorsa irrinunciabile che è per mantenere in salute tutto l’ecosistema della Terra.

In sostanza, è possibile assistere a uno spettacolo visivo mozzafiato, ma senza mai dimenticare di preservare e rispettare le risorse idriche e, contemporaneamente, promuovendo la consapevolezza ambientale e stimolando riflessioni sulla gestione sostenibile dell’acqua.

Il programma

Quest’anno al Water Light Festival prendono parte tantissimi artisti internazionali: Philipp Artus, Tom Groll, RaumZeitPiraten dalla Germania, Piero Gilardi dall‘Italia, Ocubo dal Portogallo, Onionlab, Studio Toer, Xavi Bové dalla Spagna, Tokyo Blue dalla Danimarca, ma anche Julia Dantonnet dalla Francia e Matej Bizovičar e Tilen Sepič dalla Slovenia. Esther Stocker, Georg Ladurner, Moritz Brunner e Fabian Feichter, fanno parte degli artisti locali altoatesini del Festival. A questo nutrito gruppo si aggiungono opere nell’Abbazia di Novacella dei seguenti artisti: Laurence Bonvin (Svizzera), Martina Dal Brollo (Italia), Sara Förster (Germania), Dorra Hichri (Tunisia), Annika Hippler (Germania), Julian Hölscher (Germania), Anish Kapoor (India-Gran Bretagna), Brigitte Kowanz (Austria), Heinz Mack (Germania), Atelier Mejia Wälz (Germania), François Morellet (Francia), Jakub Nepraš (Repubblica Ceca), Charly Nijensohn (Argentina), Juan Francisco Rodriguez (Colombia), Jazmin Rojas Forero (Colombia), Nicolás Rupcich (Cile), Keith Sonnier (USA), Rosmarie Weinlich (Germania).

Facendo un giro nel centro storico di Bressanone, i visitatori possono scoprire 15 affascinanti opere di light art di artisti della luce nazionali e internazionali, tra impressionanti proiezioni luminose, installazioni interattive e spettacoli immersivi di luce e video che entrano nel cuore senza lasciarlo più.

Installazioni Bressanone

Fonte: Brixen Tourismus

Passeggiando tra le magnifiche installazioni di Bressanone

Ad eccezione di tre stazioni, le opere d’arte di luce di Bressanone sono accessibili gratuitamente, tutte le sera dalle 21:00 alle 24:00. Per un’esperienza ancor più immersiva, a disposizione ci sono visite guidate con partenza ogni giorno alle 21:30 davanti alla biglietteria di piazza Palazzo Vescovile (è richiesta la prenotazione anticipata online).

Dal 2022, una parte del Water Light Festival si svolge anche a Novacella. Qui 19 artisti che lavorano con la luce e i media digitali partecipano al dialogo tra patrimonio culturale e arte contemporanea e mostrano come riescono a fare delle sfide ecologiche e dei cambiamenti climatici il soggetto dell’arte. Quest’anno, per la prima volta, l’ampia mostra si prolungherà oltre il periodo del festival fino al 29 giugno. L’arte contemporanea potrà essere ammirata a Novacella durante il giorno (è possibile visitarla da soli con il biglietto del museo e un programma o con una speciale visita guidata).

Il Water Light Festival e la sostenibilità

L’acqua è un elemento essenziale e preziosissimo, per questo motivo al centro del Water Light Festival c’è anche il tema della sostenibilità. Nelle loro opere e installazioni, infatti, tutti gli artisti strizzano l’occhio all’ambiente e ne danno interpretazioni sorprendenti, inaspettate, stimolanti e persino scioccanti.

Per garantire che tutte le installazioni del festival abbiano un impatto sostenibile, è stata utilizzata esclusivamente energia verde. Allo stesso tempo, per i pochi materiali stampati è invece stata scelta una stampa a emissioni zero di CO2. A tal fine, durante i giorni del Water Light Festival è incrementata anche la mobilità pubblica, con autobus urbani aggiuntivi e una cooperazione con ÖBB e DB per gli ospiti provenienti dalla Germania e dal resto dell’Italia (e molto altro ancora). I viaggiatori DB con destinazione Bressanone riceveranno inoltre uno sconto sul biglietto d’ingresso al festival.

Insomma, “l’Oro Blu di Bressanone è una risorsa straordinaria che scandisce la vita quotidiana della città, e grazie al Water Light Festival è davvero possibile celebrare e preservare questo tesoro ma garantendo, contemporaneamente, che l’acqua continui a fluire come una fonte di vita e ispirazione per la bellissima comunità di Bressanone.

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Il Sentiero della Foresta in Val di Fassa, vera meraviglia del in Trentino

Tra le maestose cime delle Dolomiti del Trentino Nord-Orientale sorge la Val di Fassa, dove durante la bella stagione i prati si riempiono di verde e di fiori colorati che emozionano tutti, e che invitano i visitatori a lasciarsi andare al benessere a 360 gradi. Questo è il momento perfetto per dedicarsi a passeggiate alla scoperta della sua natura più autentica, percorsi semplici da poter fare in famiglia e che trasmettono un forte senso di bellezza e rinascita. È il caso del Sentiero della Foresta in Val di Fassa, un tragitto alla portata di tutti e che vi lascerà senza fiato.

Il Sentiero della Foresta in Val di Fassa: informazioni utili

Il Sentiero della Foresta in Val di Fassa si caratterizza per essere una passeggiata panoramica in quota da poter effettuare da soli ma anche con il passeggino da trekking o con lo zaino porta bimbo.

Si parte dalla funivia di Vigo, una moderna struttura che inizia proprio dal centro del paese e che raggiunge in pochi minuti la conca del Ciampedie, una terrazza naturale – quasi sempre soleggiata – situata a circa a 2.000 metri di altezza: da qui la vista sulle Dolomiti e la Val di Fassa è a dir poco emozionante.

Una volta arrivati a Ciampedie, rifugio situato nel bel mezzo dell’omonimo altipiano e circondato da un magnifico bosco di larici e abeti, occorre scendere una breve rampa e risalire poi verso il Rifugio Negritella, il preciso punto di partenza del Sentiero della Foresta in Val di Fassa.

Sentiero della Foresta in Val di Fassa: itinerario

Il magnifico Sentiero della Foresta è il numero 540 e si fa amare fin da subito perché si presenta ampio e pianeggiante. Per iniziare questa affascinate passeggiata occorre attraversare la pista da sci, per poi immergersi in un magnifico bosco dove svettano fieri numerosi pini cembro.

Proseguendo a passo lento si vive la sensazione di essere in un posto da fiaba, perché il percorso è completamente circondato da guglie frastagliate e dalle fratture rocciose che impreziosiscono le pareti del Larsec. Ad Ovest, invece, ad attirare l’attenzione è l’imponente parete Est del Catinaccio, un massiccio montuoso che non passa di certo inosservato.

Dopo aver attraversato questo tratto costellato di giganti di pietra, occorre uscire dal bosco osservando alcune baite, per poi arrivare in pochi minuti ai rifugi della conca di Gardeccia, dove termina il bellissimo Sentiero della Foresta in Val di Fassa.

Un percorso tematico dedicato alla natura d’alta montagna

Grazie a una passeggiata lungo il Sentiero della Foresta è possibile affrontare un percorso tematico dedicato alla natura d’alta montagna. Per far immergere ancora di più i viandanti in questa incredibile magia, ci sono 24 piccoli totem informativi lungo tutto il tracciato, ognuno dei quali racconta una curiosità sul favoloso ambiente circostante e sugli esseri viventi che dimorano in questa magnifica zona d’Italia.

Le tappe tematiche sono così suddivise:

  1. Il paesaggio della montagna;
  2. L’acqua;
  3. L’albero e l’acqua;
  4. Le montagne e le rocce;
  5. Le radici degli alberi;
  6. Quanta vita sottoterra;
  7. Quanto sono lunghe le radici degli alberi?;
  8. E quanto sono utili!;
  9. Il mondo del bosco;
  10. Quanti anni hanno questi alberi?;
  11. Il lungo viaggio del Pino Cembro;
  12. Il racconto del piccolo Cirmolo;
  13. L’albero sul sasso;
  14. Quanta buona aria!;
  15. I messaggi della ceppaia;
  16. La resina;
  17. Sul sasso il cammino della vita;
  18. Perché i rami bassi delle piante perdono le foglie e si seccano?
  19. La ferita del fulmine;
  20. I licheni sulla corteccia;
  21. Il bosco è la casa degli animali;
  22. Il silenzio ed i suoni del bosco;
  23. L’albero a terra;
  24. L’utilizzo del bosco.

Il Sentiero della Foresta in Val di Fassa è un percorso adatto a tutti e da fare assolutamente almeno una volta nella vita, ma è bene sapere che la Val di Fassa offre altrettanti magnifici itinerari da poter intraprendere in famiglia. Ne sono degli esempi il Percorso Sensoriale di Fango, un tragitto ad anello che permette di camminare a piedi nudi nel bosco, e il Sentiero degli Animali, il percorso all’Alpe Lusia pieno statue di animali nascoste, di giochi e di indovinelli.

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Campo Tures, il borgo del formaggio: cosa fare e vedere

In provincia di Bolzano, e più precisamente tra le meraviglie della Valle Aurina, risiede un borgo bellissimo dominato da un castello che sembra uscito direttamente da un libro di fiabe. Il suo nome è Campo Tures, un luogo in cui la natura riveste un ruolo importantissimo e dove ad essere particolarmente gustosa e rilevante è anche l’enograstonomia. Non a caso, è appena stato eletto la “Città del Formaggio“.

Campo Tures, “Città del Formaggio”

È un riconoscimento notevole quello ottenuto dal Comune di Campo Tures, in quanto certifica l’eccellenza della produzione casearia di questa bellissima zona del nostro Paese.

La targa, consegnata dall’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi (Onaf), l’unica associazione italiana rivolta all’assaggio dei formaggi, è motivata dal fatto che Campo Tures è una cittadina in cui questa tradizione – ma in realtà di tutta la Valle Aurina – trova la sua massima espressione nel Graukäse, formaggio prodotto da nove caseifici rurali e diverse malghe estive.

In sostanza, Campo Tures è oggi il punto di riferimento per la promozione e la valorizzazione di questa bontà, che viene anche celebrate grazie alla manifestazione biennale del Käsefestival, all’evento Graukäsetage, con un concorso rivolto ai produttori di Graukäse, e con il coinvolgimento dei centri giovanili nella ricerca di formaggi e altri prodotti genuini e salutari.

Cosa vedere a Campo Tures

La prima cosa da sapere su Campo Tures è che questo suggestivo Comune è suddiviso in alcune frazioni, tra le quali spiccano per bellezza Molini di Tures e Caminata. In secondo luogo, si tratta di un borgo pregno di architetture civili e religiose che lasciano senza fiato.

Campo Tures, natura

Fonte: iStock

La zona in cui si sviluppa Campo Tures

Molto bella, per esempio, è la Chiesa di Santa Maria Assunta che possiede un’unica navata di ben quaranta metri di lunghezza e tredici di larghezza. Al suo interno sono conservate diverse opere di pregio, come il gruppo statuario della Refina del Rosario, realizzato verso il 1645 da Raffaello Baratti, la pala con soggetto l’Assunta, eseguita da Karl Henrici nel 1783, due ottocenteschi altari laterali, le tele con la Regina del Rosario con San Domenico, dipinta nel 1850 da Franz Hellweger e molto altro ancora.

Molto interessante è anche la Residenza Neumelans che si trova proprio all’ingresso del paese, dando un prezioso benvenuto a tutti i visitatori. Si tratta di una costruzione tardo-rinascimentale che oggi è la è sede della Tauferer Musikwoche, manifestazione biennale di musica classica. Si presenta come un unico edificio con quattro torrette agli angoli, con la curiosa caratteristica di essere quadrate alla base e tonde verso la cima. Al suo interno – anche se per il momento non è visitabile –  ci sono diverse sale a volta rivestite in legno, stufe di maiolica seicentesche e la statua lignea detta “Madonna con la spada” del XIV secolo.

Vero e proprio simbolo di Campo Tures è il suo maestoso Castello Taufers, che si erge e su un promontorio che forma una chiusa naturale, chiamata Klapf. Le sue mura medievali troneggiano maestose su tutto il centro del paese, e come ogni maniero che si rispetti anche qui aleggiano curiose leggende. Si narra, infatti, che la giovane contessa Margarethe von Taufers, pur essendo una promessa sposa, si invaghì del capitano delle guardie del castello e per questo decise di sposarlo. Come è possibile intuire, la famiglia era contraria a tutto ciò, e così il padre ingaggiò un sicario per uccidere lo sposo. La morte del giovane avvenne, e la disperazione della contessa durò per ben sette anni, quando poi decise di gettarsi dalla finestra per porre fine alla sua vita. Stando alla leggenda, lo spirito della donna aleggia ancora nelle stanze del castello.

Castello Taufers, Campo Tures

Fonte: iStock – Ph: Isaac74

Il bellissimo Castello Taufers

Cosa vedere ad Acereto, frazione di Campo Tures

Vale certamente la pena fare un salto anche ad Acereto, dove svetta nei cieli la curiosa Chiesa di Sant’Anna. Costruita nel 1512, è considerata un tipico esempio di architettura tardo gotica della Val Pusteria ed è caratterizzata da una bella torre campanaria che si alza a lato della chiesa, in posizione arretrata sulla sua sinistra.

Tra le sue mura, invece, è possibile osservare tantissime decorazioni e statue eseguite da Augustin Valentin di Bressanone, e una pala ottocentesca che raffigura Sant’Anna e il Giudizio Universale.

Cosa vedere a Riva di Tures, frazione di Campo Tures

Decisamente interessante è anche la chiesa principale di Riva di Tures, intitolata a San Volfango. Si tratta di un prezioso edificio posto a quasi 1.600 metri sul livello del mare e che con la sua posizione domina la valle dove scorre il Rio di Riva. Rappresenta un raro esempio di luogo di culto in stile neogotico in tutto l’Alto Adige e ospita tre diversi altari scolpiti da Josef Bachlechner.

Ma a colpire sono senza ombra di dubbio l’arco trionfale dipinto da Emanuel Raffeiner di Schwaz, secondo il gusto liberty, e il presepe di Bachlechner che si trova accanto all’altare dedicato a Maria.

Cosa fare a Campo Tures

Il fiabesco Comune di Campo Tures si sviluppa in territorio che permette di praticare una gamma praticamente infinita di attività all’aria aperta (e durante tutte le stagioni). Si possono fare escursioni, gite in bicicletta, discese di rafting o canyoning, ma anche sci, sci di fondo, e persino le arrampicate su ghiaccio. Non mancano di certo le alternative per il relax, che in un contesto come questo sono il massimo che si possa desiderare.

Escursione alle Cascate di Riva

Una delle attività da non perdere da queste parti è l’escursione che conduce alle Cascate di Riva. Sono tre e sorgono fragorose all’ingresso del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, dentro cui è immerso il Comune di Campo Tures. Si parte dal centro cittadino da cui si dirama un sentiero che conduce, passo dopo passo, alla prima bellissima cascata, alta ben 10 metri.

Cascate di Riva, Capo Tures

Fonte: iStock

Una delle Cascate di Riva

Si prosegue verso la seconda attraversando una piccola grotta con statuine in legno, per poi giungere dinnanzi a questo costante flusso d’acqua che si rivela ancor più alto del primo. Il sentiero prosegue per la terza cascata e si fa un po’ più complesso, ma la fatica è poi ripagata dalla vista imponente di questo spettacolo della natura che cade da ben 40 metri di altezza.

Il momento migliore per compiere questo percorso è in estate, stagione in cui le cascate portano più acqua del solito. In inverno, invece, cambiano del tutto volto e regalano uno spettacolo unico del suo genere: si ghiacciano completamente.

Tra passeggiate e comprensori sciistici

Ci troviamo nella frazione di Molini di Tures che colpisce sin da subito perché è circondata da un panorama che toglie il fiato: ci sono le enormi cime delle Alpi della Zillertal, ampi prati e campi coltivati che rendono il paesaggio particolarmente poetico.

Molini di Tures si rivela un punto di partenza ideale per tutti coloro che sono interessati a intraprendere lunghe passeggiate ed emozionanti escursioni. In più, a pochi chilometri di distanza ci sono i comprensori sciistici di Monte Spico, Klausberg e Plan de Corones, dove vivere al massimo la magica atmosfera che regala la montagna in inverno.

Escursione sul Sentiero di San Francesco

Un’altra interessante escursione da fare in zona è quella che conduce presso il Sentiero di San Francesco. Il cammino parte dalla frazione di Caminata, luogo ideale anche per chi è in cerca di avventure di rafting e canyoning, e passa per le celebri Cascate di Riva e l‘incontaminata natura della Valle Aurina.

Si tratta, molto probabilmente, di uno degli spettacoli naturali più impressionanti della zona e che offre anche diversi punti di interesse storico. Nel sono degli esempi le rovine del Castello di Toblburg, così come i resti della Cappella dei Santi Chiara e Francesco.

Lungo poco più di 2 chilometri, durante il cammino si incontrano 10 punti di riflessione, che corrispondono alle 10 strofe del Cantico delle Creature di San Francesco.

Volare con la Fly-Line Wasserfall

Infine, ma le attività da fare a Campo Tures non sono di certo finite qui, vi consigliamo di volare a bordo della Fly-Line Wasserfall. Per raggiungerla occorre fare un’escursione di circa 40 minuti, che porta di fronte a questa particolare struttura che combina gli elementi di una zipline e di e una pista da slittini estiva.

Grazie ad essa si scivola lentamente tra gli alberi, per poi arrivare a valle e godere di un punto di vista privilegiato sullo spettacolo naturale delle Cascate di Riva.

Castello di Tobl., Campo Tures

Fonte: iStock – Ph: Maurizio Fabbroni

I ruderi del Castello di Toblburg
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Valle del Vanoi, il Trentino più verde che c’è

Ha conservato il fascino della montagna più selvaggia e autentica, lontana dall’afflusso turistico di massa, e con il suo paesaggio incontaminato di pascoli, zone verdeggianti, boschi, prati, villaggi alpini, corsi d’acqua, malghe, rifugi e fienili in pietra, è conosciuta come il “cuore verde del Trentino”: si tratta della Valle del Vanoi, 125 chilometri quadri vegliati dal massiccio granitico di Cima d’Asta e dalla catena del Lagorai.

Siamo a oltre 750 metri di altitudine, nel Trentino orientale, a sud dei comuni di Sovramonte e Lamon (Bolzano): la valle si raggiunge attraversando il tunnel al di sotto del Monte Totoga (che collega la Strada Statale 50 del Grappa al Passo Rolle) oppure percorrendo la strada panoramica del Passo Gobbera o la Strada Provinciale 79 del Passo Brocon se si arriva da Castel Tesino.

Un paradiso di quiete e bellezza

Forse meno conosciuta di altre valli trentine ma altrettanto spettacolare, la Valle del Vanoi è la meta perfetta per regalarsi una rigenerante vacanza all’insegna del relax e del benessere, di passeggiate nella natura, di escursioni e percorsi per trekking e mountain bike in un ambiente da favola.

Parte del Parco naturale Paneveggio e Pale di San Martino, si contraddistingue per l’ameno profilo rurale, le tipiche costruzioni del “tabi“, utilizzato sia come fienile che come stalla, e della “ritonda“, antico focolare, nonché per un’area botanica custode di migliaia di specie rare e protette.

Qui, oltre a provare l’esperienza di un piacevole soggiorno presso le baite e i rifugi di montagna, i visitatori possono andare alla scoperta di autentiche perle come, ad esempio, il Lago di Calaita, incorniciato dalle vette delle Dolomiti e facilmente raggiungibile lungo un sentiero che porta a un balcone panoramico che osserva le Pale di San Martino.

Ma non è ancora tutto.

Di sicuro interesse, infatti, è l’Ecomuseo del Vanoi, un museo diffuso che ha l’obiettivo di valorizzare il territorio e la sua storia mostrando le tradizioni, le attività e la vita di un tempo. È composto da:

  • il Sentiero Etnografico con quattro escursioni a tema: “Anello dei Pradi” per la fienagione e la vita stagionale sui prati, “Anello della Val“, per la vita stagionale nei paesi, “Anello della montagna” per l’uso delle zone prative attorno alle malghe, e “Anello del Bosc” per l’utilizzo e la coltivazione del bosco;
  • la Casa dell’Ecomuseo a Canal San Bovo;
  • il Museo delle Arti e Mestieri e il Museo della Guerra a Caoria;
  • il Mulino dei Caineri a Ronco;
  • la Stanza del Sacro a Zortea.

I suggestivi paesi della Valle del Vanoi

Diamo ora uno sguardo agli splendidi paesi di montagna che disegnano la Valle del Vanoi, località ideali per vivere appieno il “Trentino più verde che c’è”.

Ecco, allora, Canal San Bovo, alla confluenza del torrente Lozen, in felice posizione soleggiata tra verdissimi prati punteggiati da fienili e casolari, punto di partenza per entusiasmanti escursioni, e Luasen, importante centro di servizi per tutta la valle.

L’itinerario continua con Caoria, alla confluenza del rio Valsorda da cui è suddiviso in due zone, Caoria di fuori e Caoria di dentro. Qui, merita una sosta la Chiesa di San Giovanni Nepuceno, fulgido esempio di architettura moderna in un contesto alpino.

Baciato dal sole, tranquillo e su di un terrazzo panoramico, si svela Prade, protagonista ogni dieci anni della rappresentazione in piazza del “sacro mistero” di “Godimondo e Fortunato”, mentre Zortea domina la conca di Canale e il Sass Maor.

Ancora, Gobbera si presenta come “anello di congiunzione” tra gli abitati (un tempo uniti) di Canal San Bovo e Imèr e custodisce, a poca distanza, l’importante chiesetta di San Silvestro, e il paesaggio è “severo” ma suggestivo nei due pittoreschi villaggi di Ronco e Cainari, sulla destra del Vanoi, tra i prati che pullulano di baite.

Non mancano numerose e pittoresche frazioni come Battistoni, Berni, Valline, Mureri, e Cicona che vanta un particolare microclima per la coltivazione di piccoli frutti, ortaggi e fiori.

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In Alto Adige, in vacanza a casa di Jannik Sinner

La Val Pusteria era già una delle zone più belle e amata dell’Alto Adige, ma da quando un suo conterraneo è diventato uno degli sportivi più famosi del mondo, tutti vogliono andare alla scoperta di quella meravigliosa terra che ha dato i natali a Jannik Sinner.

Il nostro campione di tennis, numero 4 al mondo nella classifica ATP, è nato e cresciuto tra quelle montagne Patrimonio Unesco, quei prati sempre perfetti e quella natura che sembra una cartolina vivente.

San Candido, paese natale di Sinner

Jannik Sinner è nato a San Candido, la più celebre località di villeggiatura sia estiva sia invernale dell’Alta Pusteria nonché una delle più amate delle Dolomiti. Il paese, molto piccolo, è delizioso, con un piccolo centro storico pedonale il cui cuore è la piazza San Michele su cui s’affaccia la chiesa di San Michele. Sembra uscito da un libro di fiabe.

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Fonte: 123rf

Il paese di San Candido in Val Pusteria

San Candido è immerso in una cornice a dir poco bellissima. Il paese è sovrastato dal Monte Baranci, meta di escursioni sia estive sia invernali. È qui che il giovane Jannik ha imparato a sciare, tanto da essere indeciso a un certo momento della sua vita di sportivo se puntare sullo sci oppure sul tennis. Visti i risultati, la scelta è stata azzeccata, ma resterà sempre il dubbio se non sarebbe diventato anche un grande campione di slalom gigante (nel 2008 è stato campione italiano), la sua specialità.

La vetta del Baranci, che prende il nome da un gigante protagonista di una leggenda locale, è perfetta come destinazione per le famiglie in quanto ha, d’inverno, diverse piste da sci di vari livelli e una famosa per lo slittino lunga 3 chilometri oltre a un fun park per bambini con un percorso Kids-Ski-Cross.

D’estate, invece, è l’ideale per chi ama fare passeggiate in quota, ma ci sono anche tante attrazioni per le famiglie, dalla prima pista estiva in Italia per lo slittino alla piccola pista Tubing al villaggio degli gnomi nei pressi del rifugio Gigante Baranci, nelle immediate vicinanze dei laghetti a forma di piede gigante.

Qui corre anche uno degli itinerari più celebri d’Italia, la ciclabile di San Candido che collega il paese a quello di Rio di Pusteria. L’itinerario di poco più di 5o km si snoda in mezzo alle montagne, ma non preveda tratti particolarmente difficili.

Un vero paradiso delle vacanze estive.

Nel rifugio di famiglia a Sesto Pusteria

Da bambino, Jannik si è traferito poi a vivere con i genitori, proprietari di un rifugio di montagna in Val Fiscalina, Casa Sinner, in cima alla Val Pusteria, già nel Parco naturale delle iconiche Tre Cime di Lavaredo, nel vicino Comune di Sesto Pusteria, il più orientale della regione.

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Fonte: 123rf

La meravigliosa Val Fiscalina in Alto Adige

Come riporta il sito della struttura, qui è possibile, tra un impegno e l’altro, incontrare Jannik che torna a casa per rilassarsi dopo gli incontri disputati in giro per il mondo. “Jannik ogni tanto torna a casa per recuperare le energie”, scrivono. “Lui ama trascorrere le sue poche giornate senza tennis insieme ai genitori e al fratello Mark tra le montagne dell’Alta Pusteria. Di tanto in tanto puoi incontrarlo tutto rilassato con i suoi amici al campo di calcio oppure nel vicino paese. La sua natura semplice e i suoi modi amichevoli lo hanno reso uno sportivo popolare non solo nel mondo del tennis”.

Anche qui a Sesto, infatti, il paesaggio è una meraviglia, all’ombra del gruppo della Dolomiti di Sesto e punto di partenza per salire sulle Tre Cime. Da Sesto, si possono raggiungere gli impianti sciistici del Monte Elmo e della Croda Rossa di Sesto. Entrambi offrono, durante il periodo invernale, oltre alle piste di sci, anche diverse piste per slittino.

D’estate, questa valle raggiunge il suo top perché è famosa per i sentieri escursionistici, anche rivolti ai camminatori esperti. Il sentiero più famoso qui è quello degli Alpini, che si sviluppa lungo il confine veneto, con un dislivello di circa 1.200 metri, di cui 300 in ferrata, che culmina al Passo della Sentinella.

È qui che hanno girato il celebre film con Sylvester Stallone “Cliffhanger – l’ultima sfida”, che ha contribuito, grazie alle immagini e alle scene adrenaliniche, a diffondere il profilo unico al mondo dei Monti Pallidi nel mondo.

Insomma, una terra che il mondo ci invidia e che, grazie a star del cinema e a sportivi conosciuti a livello internazionale, non smetterà mai di attirare turisti.

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Fonte: 123rf

Sesto Pusteria e la Croda Rossa sulle Dolomiti di Sesto
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Val Rendena, un angolo d’italia selvaggio e misterioso

Nel cuore del Parco Naturale Adamello-Brenta sorge una di quelle valli che pare dipinta dalle mani di un artista straordinario. Un magnifico angolo d’Italia immerso nella natura più autentica, puntellato di tipici borghetti e dove la vita scorre dall’insegna della lentezza e dell’ospitalità. Siamo in Val Rendena, vera e propria meraviglia del Trentino.

Cosa aspettarsi

La Val Rendena è un fazzoletto di terra emozionate incorniciato dalle Dolomiti di Brenta, patrimonio Unesco. Pare un mondo a parte anche grazie ai suoi 1.650 metri di altitudine in cui si sviluppano contesti di grande silenzio, dove la natura domina incontaminata, e in cui si fanno spazio borghi, località glamour ed eventi sportivi.

Fare un viaggio da queste parti significa scoprire un territorio che pare intriso di mistero, selvaggio, ma che allo stesso tempo è anche luminoso, pieno di acqua e pascoli, di boschi, di rocce e ghiacciai meravigliosi. Un microcosmo dove tutto riesce a conservarsi in maniera quasi ottima: i maestosi ghiacciai Adamello e Presanella, le  torri e pinnacoli del Gruppo di Brenta, le nude pareti granitiche e poi i prati, i boschi, i torrenti, i laghi e le cascate.

Madonna di Campiglio, Italia

Fonte: iStock – Ph: Stefano_Pellicciari

Veduta di Madonna di Campiglio, Val Rendena

I borghi della Val Rendena

La Val Rendena è composta di diversi piccoli borghi e località che sono una più speciale dell’altra. Una di queste è Pinzolo, dove senza ombra di dubbio merita una visita la chiesa cimiteriale di San Vigilio che conserva diversi prestigiosi affreschi all’interno ma anche una meraviglia all’esterno: “La Danza Macabra”, posto sulla facciata Sud. Si tratta di un vero e proprio capolavoro perché è lungo 21 metri e contiene 40 personaggi a dimensione umana.

Frequentata sia in estate che in inverno, è ideale per le famiglie ma anche per chi ama la neve: lo sci alpino è sicuramente uno dei motivi che spinge a scegliere Pinzolo per le settimane bianche grazie alle sue piste, soprattutto di media difficoltà.

Un altro borgo da non perdere è la famosissima Madonna di Campiglio, frazione di Pinzolo, che sa colpire per la sua eleganza. Situata a 1.550 metri di altitudine, è una delle migliori stazioni sciistiche italiane, ma anche meta perfetta per praticare moltissimi sport in tutte le stagioni e per ammirare la natura più vera. Volete un esempio? Il bellissimo Lago Nambino che regala dei panorami che arrivano dritti al cuore.

Da non perdere è anche Darè dove vi sembrerà di tornare indietro nel tempo: è pieno di e tipiche casette in pietra come la Casa Cues, che si distingue per essere un ottimo esempio di architettura medievale. Bellissima è anche la fontana di piazza Roma.

Poi ancora Villa Rendena, il cui centro storico è incorniciato da vecchie case con muri massicci con incastrati portali di granito, e Sant’Antonio di Mavignola, nota stazione di soggiorno estiva e pure invernale.

Molto suggestivo è anche Spiazzo che vanta una bellissima chiesa dedicata a Sant’Antonio che rappresenta un connubio di architettura romanica e gotica. Da queste parti da non perdere è il Museo della Guerra Bianca Adamellina in cui poter ammirare tutti gli oggetti rinvenuti sui sentieri percorsi dai soldati durante la Prima Guerra Mondiale.

Voliamo ora a Strembo, un borgo antichissimo in cui scorre il fiume Sarca, nella cui ansa è sorto il parco fluviale che, insieme all’area ricreativa, forma un’ampia zona in cui potersi rilassare a dovere.

Infine – ma i borghi della Val Rendena non sono finiti qui – Bocenago che ancora oggi conserva al massimo la tipica architettura rurale dei suoi edifici  legata all’economia silvo-pastorale. Parliamo quindi di strutture con robusti basamenti in muratura di forma rettangolare, dove trovavano spazio il focolare e la stalla.

Con i portali in granito, vantano originali poggioli che a loro volta si affacciano su curiose stradine. Il centro del paese è indicato da un’originale fontana composta da due grandi massi, uno di granito a simboleggiare l’Adamello, e uno di dolomia a richiamare le Dolomiti di Brenta.

Pinzolo, Val Rendena

Fonte: iStock

Bellissima veduta di Pinzolo, Val Rendena

La natura della Val Rendena

La Val Rendena è il posto perfetto per vivere la natura d’alta quota. D’inverno è un tappeto di bianco, ma nelle altre stagioni a dominare è il verde lambito dal fiume Sarca che permette di avere una rete di oltre 400 km di sentieri in cui sorgono autentici gioielli naturali.

Tante gioie le possono vivere anche gli amanti della mountain bike, perché qui fa tappa la “Bike Transalp”, e coloro che adorano il golf grazie a due straordinari green: il Campo Carlo Magno a Madonna di Campiglio e il Golfclub Rendena a Bocenago.

Ma la verità è che in questo meraviglioso angolo d’Italia la montagna mostra la sua personalità nelle cime rocciose del Gruppo di Brenta, dell’Adamello, della Presanella e del Carè Alto. Un posto ottimale, quindi, per praticare sport come l’arrampicata, l’alpinismo e l’escursionismo.

Da Pinzolo, per esempio, si può arrivare al Doss del Sabion che è uno dei punti più panoramici della zona perché fa posare lo sguardo tra malghe ed emozionanti orizzonti. D’inverno, invece, da queste parti ci sono più di 150 km di piste adatte a tutti i livelli.

Poi ci sono le suggestive valli laterali, come la Val Genova, che si rivelano dei veri paradisi acquatici grazie alle loro attrazioni. Un esempio di tutto questo sono le cascate di Nardis, un fragoroso salto d’acqua che precipita per oltre 130 metri tra le montagne del Parco Naturale Adamello Brenta.

Altrettanto interessante è la piccola, ma non meno emozionante, cascata del Masanel che si fa spazio nel paese di Bocenago. Per raggiungerla occorre fare un’escursione semplice e rigenerante che può essere praticata anche dai bambini.

Infine, sappiate che la Val Rendena è da prendere in considerazione anche se si cerca una vacanza dedicata al benessere in quanto sono stati creati dei particolari percorsi che possono portare numerosi benefici. Parliamo di itinerari come la camminata a piedi nudi su cortecce, erba e ciottoli, natural Kneipp, silence room, Bagno di Foresta e natural walking.

Insomma, la Val Rendena è in grado di accontentare davvero tutti.

Val Rendena in inverno

Fonte: iStock

Veduta della Val Rendena in inverno
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I Mercatini di Natale di Bolzano: date, novità e come arrivarci

Ormai siamo nel pieno del Natale, ma se c’è una città che in questo periodo è ancora più interessante vistare quella è, senza ombra di dubbio, Bolzano. Il capoluogo altoatesino sorge in uno scenario da favola ed è impreziosito da diverse architetture che sembrano disegnate dalla mani di un artista. Per questo motivo, quando i riflettori si accendono tutto diventa ancor più magico, e l’atmosfera è resa più speciale grazie anche alle tante attività da fare.

Il Christkindlmarkt di Bolzano

Dal 23 novembre e fino al 6 gennaio è possibile partecipare al Christkindlmarkt, il tradizionale Mercatino di Natale giunto alla sua 32esima edizione. A fare da guardiano ai bellissimi chalet di legno c’è un grandissimo albero illuminato da oltre 1300 luci – chiamato “Albero dei Desideri” – che è stato decorato per l’occasione, grazie alla Fondazione Lene Thun, da bellissimi addobbi simboli di sogni e speranza che riproducono le opere realizzate dai bambini e ragazzi in cura presso gli ospedali durante i laboratori di ceramico-terapia.

Ma non è di certo finita qui, perché la verità è che a Bolzano la magia del Natale invade tutta la città: c’è è una grande festa di luci praticamente ovunque, decori, alberi, cori e note di suonatori di corno alpino, canti natalizi e risate dei bambini. E poi ci sono quegli odori che fanno vivere al massimo tutta l’atmosfera del natale. Parliamo del profumo di cannella e spezie, di legno di montagna, di dolci fatti in casa e di vin brulé.

Sì, in questi giorni Bolzano è il set di una favola d’inverno e pronta ad accogliere chiunque decida di visitarla per vivere la città con gioia ed emozione dall’alba al tramonto.

Oltre alla piazza principale dove sono stati allestiti ben 65 chalet in legno e al Parco di Natale (Parco Alcide Berloffa) che è la culla di altri 32 stand, Il Mercatino è possibile trovarlo anche nel vicino cortile di Palais Campofranco con il suo gigantesco Ginkgo biloba e le piazzette tra le case medievali del centro storico (piazza del Grano e del Municipio) con un calendario ricco di eventi: dai programmi musicali in diversi punti del centro, nel chiostro dei Domenicani e nel Duomo, al trenino elettrico che – dalle ore 10 alle ore 16 – permette di godersi la città da piazza Walther a piazza Gries e ritorno, ai tanti appuntamenti artistici e culturali che rendono Bolzano una destinazione tra le più desiderabili per vivere il Natale a 360°.

Parco di Natale a Bolzano

Fonte: AST_Biscardi

Il bellissimo Parco di Natale di Bolzano

Il Natale artistico di Bolzano

È un Natale artistico quello che illumina le vie di Bolzano. In Piazza della Mostra, per esempio, lo Chalet di montagna THUN incanta grandi e piccini e accogliere tutti gli ospiti con la sua atmosfera calda e raccolta, il legno profumato decorato a festa, le luci dalle mille sfumature e tutte le creazioni THUN in ceramica decorata a mano.

Palazzo Mercantile, invece, è la sede dell’ottava edizione di Un Natale di Libri, una passerella culturale in cui si susseguono scrittori di fama a presentare i loro ultimi best-seller.

Anche l’arte contemporanea trova spazio nel programma di “Bolzano Città degli Angeli” con il consueto progetto “Angelus Loci”, con la direzione artistica di FranzLAB: in quattro luoghi della città è possibile ammirare originali installazioni site specific realizzate da artisti locali, ognuno dei quali ha scelto materiali e forme diverse per rappresentare il suo “angelo del luogo”.

Ogni sabato poi, alle ore 11, BZ Heartbeat presenta lo spettacolo su ghiaccio “Lo Schiaccianoci” in collaborazione con Bolzano On Ice nel bellissimo patinoire allestito nella piazza del Municipio. Mentre Piazza del Grano ospita il consueto mercatino solidale.

Il Natale dei bambini

A Bolzano in questi giorni è festa grande pure per bambini anche perché, ad essere del tuto onesti, questa è la loro festa. Per tale motivo, la città si è riemepita di iniziative dedicate a loro. Nel Parco di Natale, per esempio, i più piccoli possono ammirare la magica Stella di Natale che ogni anno ammalia con la sua imponenza e le mille luci.

Come da tradizione, possono fare un divertente giro sulla giostra in sella a un magico cavallo, una corsa sul trenino elettrico in piazza Walther, partecipare al teatrino dei burattini o al pattinaggio su ghiaccio o alle tante attività creative e i laboratori a loro dedicati: ogni mercoledì, per esempio, nel cortile di Palais Campofranco, dalle ore 15 alle 17, si tiene un workshop in cui i bambini, assistiti da personale qualificato, imparano a creare con le proprie mani piccoli angeli natalizi da portare a casa.

Non solo mercatini

Una delle ricchezze di Bolzano è senza ombra di dubbio il suo importante patrimonio museale. La visita al Mercatino di Natale, quindi, può trasformarsi in un’esperienza culturale divertente alla scoperta dei musei cittadini con l’iniziativa “Find & Win”.

L’Azienda di Soggiorno e Turismo e i musei di Bolzano invitano tutti a scoprire il lato artistico della città attraverso una sorta di “caccia al tesoro” andando alla ricerca di alcuni codici QR nascosti nei vari musei: occorre solo scansionarli per accedere ad un quiz e partecipare all’estrazione di uno dei numerosi premi in palio. Inoltre, visitando i musei si ottiene anche il Museum Passport, con tanto di timbro per ogni mostra visitata.

Inoltre, le casette del Mercatino di Natale di Bolzano s’impegnano a favore dell’ambiente e del rispetto per la natura. I Mercatini originali dell’Alto Adige sono sinonimo di utilizzo di prodotti regionali e a basso impatto ambientale, di gestione efficace dei rifiuti, di risparmio energetico e di mobilità sostenibile.

Per vivere quindi queste giornate in maniera più ecologica e rispettosa dell’ambiente, l’invito agli ospiti è anche quello di raggiungere il mercatino in treno. Inoltre, le brochure dedicate sono stampate su carta 100% riciclata, le posate e stoviglie sono  riutilizzabili, si evita l’uso di bibite in lattina e gli stand gastronomici propongono cibi e bevande stagionali, regionali, vegetariani e con ingredienti biologici e solo acqua in vetro con il marchio “Mercatino di Bolzano”.

Ed è proprio il gusto l’ultima cosa di cui vi vogliamo parlare, perché una visita al Mercatino di Bolzano diventa anche un’ottima occasione per assaporare le tipiche e genuine pietanze locali. A farla da padrone sono i dolci come i Lebkuchen, le frittelle di mele, biscotti, Zelten e Stollen accompagnati da vin brulé, succo di mela e cioccolata caldi.

Ma oltre agli stand gastronomici vale la pena fare una sosta anche nei ristoranti cittadini dove operano ottimi cuochi. Tra gli chalet di legno che offrono speck e salumi dell’Alto Adige, ci sono anche quest’anno la Wine Lounge, con una selezione di vini autoctoni ma anche di spumanti tipici dell’Alto Adige, e lo stand dedicato a grappa e distillati al Parco Berloffa.

Bolzano a Natale

Fonte: Ufficio Stampa: Pizzinini Scolari ComunicAzione

Le decorazioni natalizie di Bolzano