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È ripartito il Treno delle Ville Pontificie, l’esperienza da vivere

Insieme alla bella stagione torna il Treno delle Ville Pontificie che accompagna i visitatori in un tour straordinario e unico nel suo genere. Un viaggio tra i capolavori dell’arte, architetture magnifiche e storia, che dai Musei Vaticani conduce i passeggeri fino alle splendide Ville Pontificie di Castel Gandolfo.

L’itinerario del Treno delle Ville Pontificie

Ogni sabato, fino al 4 novembre 2023, la ‘freccia del Papa’ – così è stato ribattezzato questo treno moderno, confortevole ed elettrico – accompagna turisti e curiosi alla scoperta di affascinanti luoghi del Vaticano, partendo dall’antica Stazione Vaticana.

L’itinerario che consente di vivere luoghi ricchi di cultura e di storia ha inizio a bordo dello speciale treno alle 8 la mattina, permettendo un accesso privilegiato con audioguida alla Cappella Sistina e alle sale interne, e continuando nei magnifici Giardini Vaticani, tra i giardini italiani che valgono un viaggio.

Alle 11, il treno prosegue dal Vaticano in direzione Albano Laziale, per poi spostarsi con una navetta dedicata verso le meraviglie botaniche e architettoniche della Residenza Pontificia di Castel Gandolfo. Oltre ad avere la possibilità di attraversare Roma evitando di rimanere imbottigliati nel traffico, questa esperienza porta alla scoperta di un patrimonio immenso e sempre sorprendente.

Il treno fu costruito per volere di Papa Pio IX nel 1867, che desiderava un mezzo di trasporto più comodo e veloce rispetto alla tradizionale carrozza trainata da cavalli. Allora, aveva una carrozza per il Papa e una per gli ospiti, poteva trasportare fino a 300 persone e compiva un tragitto di circa 20 chilometri, dalla stazione di Roma San Giovanni alla stazione di Castel Gandolfo.

Giardini e architetture della residenza estiva del Papa

I Giardini Pontifici e le meraviglie della residenza estiva del Papa a Castel Gandolfo, inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, si trovano a pochi chilometri da Roma e le sue attrazioni. Per anni, sono stati un tesoro nascosto, visibile solo a pochi. Ora, grazie alla collaborazione tra i Musei Vaticani e le Ferrovie dello Stato si può finalmente accedere a questo scrigno di bellezze, che si estende dal Palazzo Apostolico fino alle porte di Albano Laziale, costituendo le cosiddette Ville Pontificie.

Si giugne ai Giardini di Castel Gandolfo entrando dal cancello di Villa Barberini. Da qui, inizia il lungo percorso attraverso la grande proprietà pontificia, 55 ettari che si snodano in uno scenario naturalistico diviso tra siepi di bosso, perfettamente geometriche, giardini all’italiana e gallerie di lecci datate oltre 400 anni fa, che conducono fino al teatro e alla limonaia di Villa Cybo. Dal Giardino della Magnolia si percorre il viale delle Rose, il viale delle Erbe aromatiche e il viale dei Cipressi per arrivare infine al Giardino del Belvedere, con uno splendido panorama del paesaggio circostante.

Più di 30 Papi si sono rilassati in questa residenza dalla fine del Cinquecento quando il Pontificio diventò proprietario dell’area. Il giardino è ricco di statue, marmi e fontane di grande pregio, una vera festa per gli occhi. Le rare bellezze e ricchezze del “secondo Vaticano”, così come viene definita  la residenza estiva dei Papi, sono state messe a disposizione della collettività nel 2014 da Papa Francesco, che ha fortemente voluto l’apertura al pubblico delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, del Palazzo Apostolico e dei suoi rigogliosi giardini.

Chi desidera partecipare a questo tour eccezionale, può acquistare il biglietto “Vaticano in Treno”, che comprende oltre al viaggio anche l’ingresso agli spazi museali del Palazzo Apostolico, sul sito dei Musei Vaticani.

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Villa d’Este di Tivoli, un vero capolavoro

Appare quasi come un sogno, un capolavoro che fa vibrare il cuore di chiunque se la ritrovi di fronte. Stiamo parlando di Villa d’Este di Tivoli, un affascinante comune italiano della città metropolitana di Roma Capitale, che si distingue per essere uno spettacolo dell’architettura rinascimentale e un’opera eccellente dell’ingegneria idraulica.

Villa d’Este di Tivoli: la storia

La Villa d’Este di Tivoli è anche chiamata “sogno d’acqua”, un appellativo che le si addice assolutamente perché è una sorta di oasi di pace a due passi dalla Capitale dove il visitatore viene costantemente accompagnato dal rilassante ritmo delle fontane e dei giochi d’acqua.

Tale meraviglia è dovuta al cardinale Ferrarese Ippolito II d’Este che desiderava dare vita a un qualcosa di grandioso che potesse in qualche modo essere all’altezza dello sfarzo della vicina Villa Adriana, altra meraviglia fatta edificare dall’imperatore Adriano.

Fu un personaggio alquanto controverso, ciò non toglie che è proprio lui il committente di questo capolavoro che porta fieramente il suo nome.

Costituita da un palazzo e da un pregevole giardino, fu ideata dal pittore, archeologo, antiquario e architetto Pirro Logorio e realizzato dall’architetto Alberto Galvani insieme alla preziosa collaborazione di numerosi artisti ed artigiani.

Villa d’Este: il palazzo

Il complesso di Villa d’Este vanta un palazzo a dir poco eccezionale. Senza dubbio degne di nota sono le sale del piano nobile che sono magistralmente decorate e dipinte. Visitandole ci si sente catapultati nella maestosità dell’epoca, nonostante esternamente si presenti come un struttura  semplice e austera.

A donare armonia ci sono però le Terrazze Belvedere, strutturate su due ordini, che presentano arcate inserite in colonne e trabeazioni.

Il giardino all’italiana e le sue fontane

Villa d’Este di Tivoli si estende su un’area di 4,5 ettari e si plasma perfettamente lungo dei ripidi pendii. Numerose sono le fontane e i bacini ornamentali che fanno del parco in cui si trova immersa il primo esempio di giardino all’italiana del 1500.

Al centro del giardino svetta il palazzo di cui vi abbiamo parlato sopra che costituisce la sua asse centrale. Scendendo, invece, si arriva a una terrazza pianeggiante con la forma di un anfiteatro, mentre i cinque assi trasversali del giardino vanno a terminare in una fontana.

Il giardino di Villa d’Este sfoggia perciò una particolare disposizione che non è stata di certo realizzata per caso: l’obiettivo era nascondere la forma irregolare del terreno. Ciò che desideravano i suoi ideatori era dar vita a un’illusione ottica che facesse sembrare che il palazzo si trovasse al centro del giardino pur essendo fuori allineamento rispetto al corpo centrale.

In questo senso, quindi, il giardino è un’opera d’arte esemplare che segue i più alti principi di ingegneria idraulica.

Decisamente degna di nota è la grande cascata d’acqua che si getta fiera iniziando la sua corsa da un cratere che si trova in mezzo all’esedra. L’acqua che sgorga nelle numerose fontane di Villa d’Este è anche oggi quella del fiume Aniene.

In totale le fontane che creano spettacoli d’acqua sono 100 e tra le migliori non possiamo non menzionare:

  • Rometta: la rappresentazione di Roma sul trono;
  • Fontana dell’Ovato: con statue che raffigurano eroi della mitologia;
  • Fontana della Civetta: che spicca per le sue decorazioni e gli elementi artistici.;
  • Fontana dell’Organo: la principale fontana musicale di tutta la Villa;
  • Fontana della Proserpina: conosciuta anche come la Fontana degli Imperatori;
  • Fontana di Nettuno: la più fotografata;
  • Fontana del Bicchierone: la più famosa opera del Bernini.
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Ariccia, il borgo delle meraviglie storiche e del cibo imperdibile

Abbarbicato su uno sperone roccioso da cui si gode della vista di un panorama pazzesco, il borgo di Ariccia è uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia dei Castelli Romani: tra splendidi monumenti antichi, paesaggi naturali meravigliosi e tanto buon cibo, è una meta imperdibile per i turisti. Ma cosa c’è da vedere in questo paesino così affascinante? Andiamo alla scoperta delle sue infinite bellezze.

Ariccia, tra storia e buon cibo

Siamo nel cuore dei Castelli Romani, una regione ricca di bellezze naturali e di suggestivi borghi dove il tempo sembra essersi fermato. È qui, a poca distanza dalla capitale e dal suo traffico, che possiamo ammirare un luogo quasi magico: il paesino di Ariccia è un vero gioiello, incastonato nel panorama dei Colli Albani dove la natura la fa ancora da padrona. La sua è una storia antichissima, che risale ad un’epoca molto lontana nel tempo. Pare che il primo insediamento sia nato ben prima di Roma, attorno al 2.700 a.C., e sulla sua fondazione hanno avuto origine tantissime leggende interessanti.

Del suo ricchissimo passato, Ariccia porta ancora splendide testimonianze tra monumenti storici e tradizioni affascinanti. Il borgo è uno scrigno di cultura, arte e buon cibo tra cui tuffarsi: celebre è la porchetta di Ariccia, un piatto a base di carne di maiale cotta che vanta una produzione millenaria e che, da qualche anno, ha ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Tra le tante pietanze tipiche della cucina romana da assaporare tra le viuzze del borgo, questa è assolutamente imperdibile. Ma cos’altro si può fare ad Ariccia?

Cosa vedere ad Ariccia

Il borgo è piccolo e abbarbicato su uno sperone di tufo, per visitare il suo centro storico bastano poche ore: sarà una visita breve, ma ricca di sorprese. Una delle tappe principali non può che essere il suo ponte monumentale, un viadotto costruito nell’800 per collegare il paese con Albano Laziale, facendo di Ariccia una delle mete toccate dall’antica Via Appia. Il ponte si affaccia su Piazza di Corte, su cui (nel ‘600) intervennero Bernini e Fontana: è qui che sorgono alcuni dei monumenti più belli del centro storico, come la Collegiata di Santa Maria Assunta, che trae ispirazione dal Pantheon di Roma, e Palazzo Chigi.

Quest’ultimo, che oggi ospita il Museo del Barocco Romano, è molto conosciuto per aver fatto da sfondo a Il Gattopardo, capolavoro cinematografico di Luchino Visconti. Alle spalle del palazzo, si apre un enorme giardino: si tratta di Parco Chigi, nato nel ‘500 e in seguito restaurato dalla famiglia Chigi, grazie all’intervento (ancora una volta) del Bernini. Oltre ad essere una delle aree verdi più importanti dei Castelli Romani, grazie alla presenza di antiche querce e di un pluricentenario acero campestre, il parco conserva ancora splendide architetture seicentesche e alcuni reperti archeologici romani.

Accanto a Palazzo Chigi, infine, si può ammirare la Porta Napoletana: fu, in antichità, uno dei due soli accessi al paese, assieme alla Porta Romana (che venne murata nel ‘600 e riaperta solo due secoli più tardi). Un’ultima tappa da visitare è poi il Piazzale Mazzini, dove spunta un’alta colonna di travertino che custodisce il busto di Giuseppe Mazzini. Da qui si può godere di un panorama meraviglioso su tutta la Vallericcia, e nelle giornate più limpide lo sguardo si spinge addirittura sino alla città di Roma e al mare.

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Il mistero del Castello di Vicalvi, circondato da case diroccate

Il borgo medievale di Vicalvi è uno dei centri abitati più piccoli e attivi della Valle di Comino, in provincia di Frosinone, e presenta attrazioni turistiche che regalano esperienze cariche di suggestioni. Ci troviamo in Ciociaria, nel versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove un affascinante castello, circondato da antiche abitazioni diroccate, domina il paese e il paesaggio dalla sommità di un colle, seducendo i visitatori con la sua storia e una leggenda inquietante.

Il Castello Longobardo di Vicalvi

Si presenta come rudere, eppure i resti del Castello Longobardo di Vicalvi consentono di leggerne le varie fasi di costruzione, le funzioni originarie e come era strutturato all’interno di un più ampio sistema difensivo, che comprendeva anche i vicini manieri di Alvito e Picinisco.

Risalente all‘XI secolo, l’antico maniero svetta sulla sommità del colle che sovrasta l’omonimo borgo a circa 600 metri d’altezza, ed è stato costruito sullo sperone roccioso dove un tempo sorgeva una acropoli romana. Lo si può riconoscere da una croce di colore rosso dipinta durante la seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche che lo trasformarono in un ospedale da campo. Le maestose rovine invitano a esplorarlo, offrendo subito l’impressione di trovarsi al cospetto di quella che un tempo fu una magnifica fortezza, di grande importanza strategica.

Ciò che è rimasto del castello consente di testimoniare le prime fasi di fortificazione all’epoca preromana, in particolare al V o al IV secolo a.C., laddove i primi documenti che attestano la sua presenza sono del 937. Dopo essere stato prima possedimento longobardo, con principi di Capua, nel 1017 entrò nel possesso di Montecassino (dove dorge la più antica abbazia d’Italia). Fu tenuto dai monaci fino all’inizio del XIII secolo, per poi passare alla famiglia d’Aquino, che ne rafforzò la fortificazione, cingendola di un doppio anello di mura. Dopo una breve successione fra gli Étendard e, di nuovo, i conti d’Aquino, il castello passò ai Cantelmo, i quali, avendo scelto come dimora il castello di Alvito, ne decretarono l’abbandono e la graduale rovina.

Appena varcato il cancello, sollevando lo sguardo sulle mura si può ammirare uno dei pochi esempi di latrina sospesa presenti nella Media e Bassa Valle Latina. Si scorgono poi le stanze del castello, alcune delle quali completamente affrescate, la Cappella con ancora visibile un affresco raffigurante una splendida Madonna Nera, la Sala Capitolare, tramezzata per accogliere le monache di San Nicandro.

Ciò che toglie il fiato più di ogni cosa è lo splendido panorama di cui si gode sul camminamento delle mura perimetrali, che fa abbracciare con lo sguardo i boschi, le montagne, i paesi che costellano la valle e l’affascinante borgo antico di Vicalvi, tra le perle imperdibili della Ciociaria.

La leggenda della ‘Signora incatenata’

Il Castello di Vicalvi è anche noto alle cronache esoteriche per essere stato teatro delle misteriose apparizioni di una castellana. Nel XV o forse XVIII secolo, risiedeva nel maniero Alejandra Maddaloni, moglie di un nobile di origine spagnola che la lasciava spesso sola per andare in battaglia. La nobildonna iniziò a colmare la propria solitudine adescando giovani uomini ai quali prometteva una notte d’amore. Gli amanti sarebbero stati poi uccisi e dei loro corpi l’indomani sarebbe sparita ogni traccia, grazie all’aiuto di un fedele servitore che li abbandonava lontano dalla fortezza.

Le notti di passione e di sangue andarono avanti per molto tempo, finché le voci sulla crudele Alejandra non arrivarono alle orecchie del marito, che decise di punirla in un modo atroce, incatenandola e murandola viva in una delle torri del castello. Leggenda narra che da allora, soprattutto dopo il tramonto, si possa ancora vedere il fantasma di una donna con i capelli lunghi e neri vagare tra le rovine del castello. C’è chi afferma di aver udito lamenti e rumori di catene e chi giurerebbe che questa inquietante figura spettrale cerchi ancora di attrarre a sé giovani uomini, per trascinarli in un baratro senza ritorno.

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Ronciglione, uno dei borghi più belli che c’è

A metà strada tra Roma e Viterbo, ma in provincia di quest’ultima e quindi tra le infinite meraviglie della Tuscia, sorge un borgo che è un vero gioiello e che negli ultimi anni è tornato alla ribalta per tanti diversi motivi. Il posto in questione si chiama Ronciglione, un paesino di poco più di 8000 abitanti e che si inerpica su un elegante sperone tufaceo.

Ronciglione: cosa vedere

Il centro storico di Ronciglione sorge sulla cima di una rupe di tufo dove da secoli resistono una zona dai profili del tutto medievali, e una dalle linee rinascimentali. Il borgo, ta saliscendi e vicoli graziosi, permette di fare una piacevole passeggiata alla scoperta di testimonianze di un passato che fu, mentre tutta intorno c’è una natura rigogliosa alla quale è impossibile resistere.

Duomo dei Santi Pietro e Caterina

Più o meno verso la fine del XVII secolo, tra le strade incantate di Roncigline, è stato fatto costruire il Duomo dedicato ai Santi Pietro e Caterina. Oggi a colpire il visitatore è senza ombra di dubbio la sua facciata che presenta due ordini architettonici: ionico in basso, composito in alto.

A dominare su tutto il complesso c’è una cupola, mentre al suo interno si fanno spazio numerose opere d’arte che sono una più interessante dell’altra.

Duomo dei Santi Pietro e Caterina ronciglione

Fonte: iStock

Il Duomo dei Santi Pietro e Caterina a Ronciglione

Le altre chiese di Ronciglione

Oltre all’armonioso Duomo, Ronciglione può sfoggiare diverse chiese che sono tutte da non perdere. Tra queste è impossibile non citare la Chiesa di Santa Maria del Carmine che fu costruita con le elemosine degli abitanti del borgo. Non a caso viene chiamata anche la “Chiesa del Popolo”.

La prima chiesa parrocchiale è invece quella di dedicata a Santa Maria della Provvidenza, una struttura impreziosita da vari affreschi tra cui una crocifissione (L’addolorata, San Giovanni e Santi) e un Cristo benedicente con cherubini e angeli del quattrocento.

C’è poi la Chiesa del Santissimo Rosario che permette di ammirare ben due statue marmoree di scuola berniniana. A catturare l’attenzione è anche un piccolo organo del barocco italiano, così come della bandiere della guerra di Lepanto.

Vi è anche la Chiesa di Santa Maria della Pace, al cui cospetto sorge il Monumento ai Caduti di Guerra che è nato dalle mani dello scultore Turillo Sindoni, e quel che rimane della Chiesa di Sant’Andrea, un edificio che regala anche una splendida vista sulla vallata circostante.

I Torrioni

Un vero e proprio simbolo di Ronciglione sono i Torrioni, che è in realtà è il Castello di Rovere che si distingue per la presenza di 4 torri alte e paffute. Una struttura che ha più volte cambiato forma nel corso dei secoli pur mantenendo un fascino unico e distintivo. In passato vi soggiornarono personaggi di un certo livello come papa Sisto IV e papa Paolo III, mentre oggi vi si organizzano cerimonie e feste private.

Torrioni ronciglione

Fonte: iStock – Ph: ROMAOSLO

I Torrioni di Ronciglione

La Fontana Grande

La Fontana Grande, spesso detta anche detta “dei cavalli marini”, è un’antica struttura che è stata costruita in pietra macigno. C’è anche chi la chiama “degli Unicorni” per via della presenza di tre creature leggendarie da cui scorre, come una poesia, incessantemente l’acqua che va a riempire le due vasche sottostanti.

I palazzi del borgo

Molto belli a Ronciglione sono anche i palazzi storici. Tra questi il più stupefacente è il Palazzo Comunale al cui interno è gelosamente protetto un sarcofago romano con figure a rilievo, mentre sulla sua semplice ma sontuosa facciata è murata una lapide commemorativa che riguarda la visita del Principe di Napoli, Vittorio Emanuele III, risalente al 20 luglio 1890.

Degno di nota è anche il Palazzo dei Virgili dove una parte della tappezzeria è stata ricoperta, con il passare del tempo, da tantissimi ex voto in argento.

Porta Romana

A farsi amare a Ronciglione è anche la sua maestosa Porta Romana che divide il centro storico dalla sua parte meridionale. Varcala vuol dire entrare in un mondo antico ancora perfettamente conservato e in grado di regalare un’esperienza fatta di pace, bellezza e tranquillità.

Come mai Ronciglione è diventata celebre

Ronciglione grazie alle sue bellezze storico-artistiche, alla natura in cui si trova immersa, ai suoi cibi tipici di qualità e alle tante feste tradizionali, è da sempre uno dei borghi più amati nel Lazio. Tuttavia, quest’anno è tornato particolarmente alla ribalta facendosi conoscere da un pubblico più ampio interessato alle sue meraviglie.

All’inizio dell’anno, per esempio, è stato inserito nella prestigiosa lista dei Borghi più belli d’Italia, mentre poco dopo è tornato tra le pagine dei nostri quotidiani in quanto luogo di nascita del vincitore di Sanremo 2023: Marco Mengoni. Nello stesso periodo, tra le altre cose, si è tenuto come tutti gli anni un evento importantissimo e che affonda le sue radici in un tempo davvero lontanto: il celebre Carnevale di Ronciglione.

Mentre il 9 aprile del 2023 è stato eletto il “Borgo dei Borghi”, strappando il titolo ad altri luoghi meravigliosi del nostro Paese come Sant’Antioco in Sardegna, in seconda posizione, e Salemi in Sicilia, che ha raggiunto il terzo posto della classifica.

centro storico di Ronciglione cosa vedere

Fonte: iStock – Ph: e55evu

Un angolo del centro storico di Ronciglione

Cosa vedere nei dintorni di Ronciglione

Ronciglione merita una visita non solo per il suo pregevole centro antico, ma anche per i suoi preziosi dintorni. Degna di nota, per esempio, è la Chiesa di Sant’Eusebio che si trova in aperta campagna. Si tratta di un bellissimo edificio che ancora oggi protegge ben 7 sarcofagi di un funzionario romano di nome Flavio Eusebio e della sua famiglia, ma anche affreschi e capitelli con motivi zoomorfi.

Poi ancora la natura, come quella che regala il vulcanico Lago di Vico dove in estate è persino possibile la balneazione: ci sono stabilimenti in cui rilassarsi, aree picnic in cui fare i propri pasti ed anche sentieri trekking e percorsi naturalistici che fanno innamorare chiunque. Non a caso qui svetta un altro luogo magico della Tuscia: la Faggeta Vetusta del Monte Cimino, così bella e importante che da qualche anno è sta inserita tra i Patrimoni Naturali dell’Umanità dall’UNESCO.

Insomma, Ronciglione è davvero uno dei borghi più belli che c’è, un posto dove passato, tradizioni e natura sono in grado di regalare un soggiorno indimenticabile.

Lago di Vico provincia di viterbo

Fonte: iStock

L’incanto del Lago di Vico
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Il Carnevale di Ronciglione, nel borgo d’origine di Marco Mengoni

In questi giorni si sta sentendo molto parlare di Ronciglione, splendida cittadina della Tuscia e del Lazio abbarbicata su uno sperone tufaceo, che ha dato i natali a Marco Mengoni, vincitore della 73° edizione del Festival di Sanremo, con il brano “Due Vite”. Inserita nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia, questo affascinante e importante centro storico e turistico, situato nelle vicinanze del Lago di Vico, a pochi km da Viterbo, è famoso anche per il suo antichissimo Carnevale.

Il Carnevale di Ronciglione, tra i più antichi d’Italia

La grande energia del Carnevale di Ronciglione, tra i più antichi d’Italia, è nell’animo degli abitanti di questo incantevole borgo. Una manifestazione che “non ha tempo, non teme i ritardi, il freddo, o altro”, scrivono gli organizzatori. Basti pensare che storia della manifestazione è lunga oltre tre secoli.

Per quasi un mese Ronciglione si trasforma nella città del divertimento tra sfilate, corsi di Gala, maschere, artisti di strada, gastronomia, veglioni e imperdibili appuntamenti gastronomici. Uno spettacolo sempre nuovo, entusiasmante e affascinante, il cui inizio viene annunciato dal suono del “Campanone”, posto sopra il tetto del Municipio.

Imperdibile l’ultimo appuntamento con il celebre Corso di Gala, che si terrà domenica 19 febbraio, che racconta la passione di chi si lascia tutto alle spalle per lanciarsi in uno sfrenato divertimento che non ha età, trasformando le vie del borgo in uno spettacolare palcoscenico su cui sfilano migliaia di figuranti, con addosso i costumi realizzati dalle sarte del posto, e favolosi carri allegorici, realizzati in cartapesta dagli artisti e dai ragazzi del paese. Quest’anno è stato realizzato anche un carro con uno striscione dedicato a Marco Mengoni, originario di Ronciglione, di buon auspicio per la sua partecipazione a Sanremo: obiettivo che è stato pienamente raggiunto, con la vittoria del cantante.

Carnevale di Ronciglione, date e programma 2023

Per chi non volesse perdersi il Carnevale di Ronciglione, e scoprire storia e tradizioni di uno dei paesi più belli della Tuscia, terra delle meraviglie, ecco i prossimi eventi in programma.

16 febbraio – Giovedì Grasso

  • Ore 14.30 – Il Campanone di Carnevale suona a distesa per annunciare il ritorno di Re Carnevale.
  • Ore 15.00 – Ha inizio la follia di Carnevale. Le autorità cittadine e del Carnevale consegnano le chiavi della Città di Ronciglione a Re Carnevale scortati da un drappello di Ussari.
  • Ore 15.30 – Parata Storica degli Ussari.
  • Ore 16.00 – Gran Carnevale dei Bambini e mascherate spontanee.
  • Ore 17.00 – La Confraternita di Sant’Orso offre tozzetti e vino a tutti gli ospiti.
    Grande Merenda per tutti i bambini.
    A seguire tutti in Piazza della Nave a ballare il tradizionale Saltarello di Carnevale con la Banda cittadina “A. Cantiani”.

18 febbraio – Sabato Ghiotto

  • Ore 14.30 – Il Campanone di Carnevale suona a distesa per annunciare il Carnevale.
  • Ore 15.00 – Piazza della Nave. Carnevale Soap Box Race (parata di carrozzette).
  • Ore 17.00 – Carnevale Jotto. Pomeriggio gastronomico con: Polentari, Tripparoli.
    Degustazione di carne di maiale condita e cotta al forno. (Porchetta).
    A seguire tutti in Piazza della Nave a ballare il tradizionale Saltarello di Carnevale con la Banda cittadina “A. Cantiani”.

20 febbraio 2023 – Lunedì dei Nasi Rossi

  • Ore 14.30 – Il Campanone di Carnevale suona a distesa.
  • Ore 16.30 – 123° Tradizionale Carica dei Nasi Rossi.
  • Ore 17.30 – Degustazione di fagioli con le cotiche a cura dei “Faciolari”.
  • Ore 20.30 – Tradizionale cena di gala e veglione dell’associazione “Società dei Nasi Rossi” presso il Ristorante “Due Cigni”.

21 febbraio 2023 – Martedì Grasso

  • Ore 14.30 – Il Campanone di Carnevale suona a distesa.
  • Ore 15.30 – Parata Storica degli Ussari.
  • Ore 16.00 – Gran Carnevale dei Bambini e mascherate spontanee.
  • Ore 17.30 – Tutti in Piazza della Nave a ballare il tradizionale Saltarello e musiche carnascialesche.
  • Ore 18.30 – Rappresentazione della Morte di Re Carnevale e apertura del suo testamento.
    Corteo funebre con la tradizionale Fiaccolata della “Compagnia della Penitenza” e della “Compagnia della Buona Morte”.
  • Ore 19.30 – Partenza di Re Carnevale con il Globo Aerostatico.
    A seguire tutti in Piazza della Nave a ballare il tradizionale Saltarello di Carnevale con la Banda cittadina “A. Cantiani”.

Carnevale di Ronciglione, info utili

Nella domenica dei Grandiosi Corsi di Gala l’ingresso al percorso cittadino è di 7,50 euro, mentre è gratuito per i ragazzi fino a sedici anni. È disponibile, inoltre, una scontistica dedicata alle famiglie: con l’acquisto di almeno un ticket adulto, i ragazzi accompagnati, anche se superano i 14 anni di età, avranno ingresso gratuito. Le biglietterie sono collocate in tutte le entrate del paese.

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Alla scoperta del Lazio tra storia, natura e arte in zone inedite e ricche di meraviglie

Se c’è un Paese particolarmente diversificato e ricco di siti di interesse sorprendenti quello è l’Italia. Dalla storia millenaria, lo Stivale è puntellato di zone meno note e spesso fuori dai classici circuiti turistici in grado di regalare bellezze genuine e, allo stesso tempo, estremamente affascinanti. È il caso del Lazio, regione del Centro Italia la cui città più conosciuta è certamente Roma, ma che oltre a essa ha davvero tantissimo da regalare ai suoi visitatori.

Il modo migliore per esplorare questi posti, vista la storia secolare e le numerose ricchezze dei territori, è rivolgersi a un’agenzia specializzata che permetta di venire a conoscenza di cose e luoghi che, alle volte, non sono scritte nemmeno sui libri.

Viaggi organizzati alla scoperta del Lazio più autentico

Fonte: Caldana Europe Travel

Civita di Bagnoregio (VT)

Grazie agli esperti di Caldana Europe Travel, grande e dinamico tour operator specializzato nell’organizzazione di viaggi guidati in Italia e in Europa, potrete percorrere degli incredibili itinerari alla scoperta di alcuni dei luoghi più suggestivi ed emozionanti del Lazio.

In particolare, vogliamo concentrarci su due territori: la Tuscia che per la sua bellezza è persino stato spesso luogo di riprese per molti film di grandi registi del cinema italiano, e la Riviera di Ulisse, meraviglioso tratto costiero tirrenico con spiagge e paesaggi leggendari. In sostanza, vi portiamo a scoprire il Nord e il Sud del Lazio.

La Tuscia degli Etruschi

Fonte: Caldana Europe Travel

Tarquinia (VT)

C’è un popolo che, precedentemente ai Romani, ha fatto la storia d’Italia e che, ancora oggi, è avvolto da un fitto mistero: gli Etruschi. Grazie ai viaggi organizzati di Caldana Europe Travel in Tuscia, potrete saperne di più su questi geniali ingegneri e spirituali abitanti che ci hanno lasciato un patrimonio dal valore inestimabile.

Il tour operator mette a disposizione varie formule di viaggio che portano alla scoperta di Viterbo, capoluogo della Tuscia, e conosciuta anche come “la Città dei Papi”. Questa deliziosa località del Nord del Lazio sfoggia un ricco patrimonio storico-artistico, come la spettacolare Piazza dei Priori su cui si affacciano il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Governatore e il Palazzo del Podestà; la maestosa Piazza San Lorenzo dove sorgono il Palazzo dei Papi e la Cattedrale di San Lorenzo, uno dei patroni della città insieme alla più sentita Santa Rosa.

Fonte: Caldana Europe Travel

Viterbo (VT)

Subito dopo, Tarquinia, città Patrimonio Mondiale dell’Unesco e uno dei centri più importanti della Dodecapoli etrusca. Da queste parti avrete modo di immergervi nella Necropoli dei Monterozzi con le sue oltre 2.000 tombe dipinte con colori intensi e vivaci e nel suggestivo borgo medievale racchiuso da un’imponente cinta muraria.

Poi ancora Caprarola per fare una visita guidata presso il suo sontuoso Palazzo Farnese, gioiello tardo-rinascimentale con stanze decorate in modo sfarzoso e con affreschi celebrativi della famiglia Farnese o a tema mitologico. Quello stesso giorno avrete la possibilità di dirigervi verso Bagnaia per la visita dei giardini di Villa Lante, uno dei più bei giardini all’italiana che esistano al mondo.

L’itinerario in Tuscia prosegue con l’ormai famosa in tutto il mondo Civita di Bagnoregio, soprannominata la “città che muore” per via della costante erosione delle rocce tufacee su cui poggia. Raggiungibile solo percorrendo a piedi uno stretto e ripido ponte pedonale, è annoverata tra i Borghi più belli d’Italia.

Durante un tour della Tuscia non può di certo mancare una sosta al misterioso Parco dei Mostri di Bomarzo, il primo grande giardino manierista costruito per volere di Vicino Orsini, signore di Bomarzo. Statue di draghi, orsi, sirene e figure mitologiche, genereranno meraviglia e stupore.

Fonte: Caldana Europe Travel

Parco dei mostri di Bomarzo (VT)

Partenza per il Lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico d’Europa, dove scoprire Montefiascone con il suo celebre vino e la Collegiata di Santa Cristina, nella stessa Bolsena.

Il viaggio terminerà a Orvieto, in Umbria, una delle dodici città – stato etrusche che sfoggia uno splendido Duomo gotico.

La Riviera di Ulisse

Fonte: Caldana Europe Travel

Isola di Ponza (LT)

Il Lazio è per gran parte bagnato dalle limpide acque del Mar Tirreno e nella sua zona Sud sorge la meravigliosa Riviera di Ulisse che deve il suo nome al mito dell’eroe greco che qui sbarcò perché attratto dai sortilegi della Maga Circe.

Il tour organizzato conduce alla scoperta di Gaeta, dove sarà possibile ammirare la celebre e spettacolare Montagna Spaccata con il suo Santuario della Santissima Trinità. Non mancherà una visita al Quartiere Medievale, al Duomo di Sant’Erasmo, alla Chiesa di San Giovanni a Mare e molto altro ancora.

Fonte: Caldana Europe Travel

Montagna spaccata a Gaeta (LT)

Un’altra incredibile tappa della Riviera di Ulisse è Sperlonga, anch’essa parte de “I Borghi più belli d’Italia”. Collocata su di uno sperone roccioso a picco sul mare, regala i resti della Villa di Tiberio e della Grotta, una cavità dove sono stati rinvenuti alcuni gruppi di statue risalenti al I. secolo a.C.

Il viaggio continua in direzione Isola di Ponza, la più estesa delle Pontine, che vanta una forma stretta e allungata simile a una luna. Tra coste frastagliate con scogliere interrotte da calette e spiagge da sogno, riuscirete persino ad ammirarla da uno dei suoi punti di vista migliori: in barca.

Poi ancora Sermoneta dove visitare uno dei castelli più maestosi e meglio conservati della regione e il celebre Giardino di Ninfa, dichiarato Monumento Naturale della Repubblica Italiana e unanimemente considerato uno dei più bei giardini del nostro Paese.

Fonte: Caldana Europe Travel

Giardino di Ninfa – Cisterna di Latina (LT)

Infine, direzione Ostia Antica per innamorarsi di una delle aree archeologiche più interessanti del Centro Italia (e non solo).

Insomma, i viaggi organizzati di Caldana Europe Travel sono una garanzia di bellezza, storia e natura, occasioni uniche da non perdere.

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Parco regionale di Marturanum, un posto d’Italia fuori dal comune

Probabilmente non tutti sanno che nella Tuscia viterbese, e più precisamente nel territorio comunale di Barbarano Romano, sorge un’area naturale protetta che ha davvero molto da regalare ai suoi visitatori. Una meraviglia che prende vita nel maestoso paesaggio del Lazio etrusco e che comprende un insieme di forre scavate da torrenti, boschi, pascoli, numerose necropoli e molto altro ancora: il Parco regionale di Marturanum.

Parco regionale di Marturanum, perché è così importante

Partiamo dalla basi: perché il Parco regionale di Marturanum è così importante? La questione è molto semplice in quanto, oltre alle meraviglie della natura, qui sono presenti rilevanti testimonianze archeologiche che coprono un arco temporale che va dall’età del Bronzo all’epoca romana.

Visitarlo, quindi, è come fare un salto nel passato e in un territorio che è stato modellato da un’attività vulcanica le cui colate hanno depositato il tipico tufo rosso a scorie nere. Poi ancora i valloni tufacei ricoperti da una fitta vegetazione attraversata dai fiumi Biedano e Vesca e il gran numero di facciate rupestri delle tombe, grazie alle quali Marturanum è anche chiamato “il Parco degli Etruschi”.

Trekking archeologico nel Parco regionale di Marturanum

Le numerose testimonianze archeologiche legate agli etruschi, ma anche ad altre popolazioni locali, sono perfettamente integrate nel meraviglioso paesaggio naturale. Grazie ai numerosi percorsi di trekking che impreziosiscono il Parco regionale di Marturanum, quindi, potrete incontrare svariate tombe rupestri dal valore inestimabile.

Vi basti pensare che sono oltre duemila le sepolture disperse nel sistema di forre del fiume Biedano. Zone dove l’acqua, nel corso dei secoli, ha inciso dei tavolati tufacei che oggi lasciano liberi di percorrere grandi canyon ricoperti di fitta vegetazione.

tobe etrusche marturanum

Fonte: Getty Images – Ph: DEA / S. VANNINI /

Una delle numerose tombe rupestri de Parco regionale di Marturanum

Sono tanti i sentieri da intraprendere, ma noi ve ne segnaliamo alcuni:

  • Sentiero archeologico-naturalistico “Caiolo”: percorrendolo si potranno visitare le più belle e interessanti tombe etrusche nella necropoli di San Giuliano;
  • Sentiero “Bosco della Bandita-Via Clodia”: una rilassante passeggiata alla scoperta, ma ta le meraviglie della vegetazione, dei resti della via Clodia, di ruderi di età romana, punti panoramici da sogno e molto altro ancora;
  • Sentiero “Valloni”: un percorso che collega il borgo di Barbarano Romano a quello di Blera fatto di piccole dighe, cunicoli, mulini, grotte e cave;
  • Sentiero “Caiolo-Greppo Cenale”: parte dall’alto per scendere nella necropoli con tombe rupestri del V-IV e III secolo a.C;
  • Sentiero “Fonte di Pisciarello-tomba Cima”: partendo dal borgo conduce alla necropoli del Cima, mentre al ritorno si può deviare per la cava di Sarignano, la forra del Biedano fino a tornare al punto di partenza, Barbarano Romano.

L’incredibile necropoli di San Giuliano

Il Parco regionale di Marturanum vale la pena essere esplorato da cima a fondo, ma c’è un’area che da sola vale il viaggio: la necropoli di San Giuliano. Ma non c’è da sorprendersi perché, secondo gli studi condotti fino a questo momento e anche in base al pensiero della maggior parte degli archeologi che l’hanno esplorata, nessuna necropoli etrusca conosciuta presenta la varietà e la ricchezza di tipi sepolcrali come San Giuliano.

Una città dei morti molto antica in quanto risale al VII secolo a.C., e che sorge sui fianchi di una rupe tufacea occupata da un insediamento stabile già durante l’età del Bronzo. Da non perdere sono il Tumulo del Caiolo e le tombe cosiddette dei Carri e dei Letti. Meravigliose anche le tombe Palazzine e quella più monumentale, chiamata della Regina, che sfoggia una facciata alta dieci metri. Poi ancora la tomba del Cervo che rappresenta la lotta tra questo elegante animale e un lupo, e che è stata scelta dal parco come logo stilizzato dell’area protetta.

Infine, la rocca tufacea di San Giuliano dove sorge una piccola chiesa medievale omonima, anch’essa fatta in tufo.

Tumulo del Caiolo marturanum

Fonte: Getty Images – Ph: DEA / S. VANNINI

Il Tumulo del Caiolo

Flora e fauna del Parco regionale di Marturanum

Come vi dicevamo in precedenza, il territorio è stato modellato dall’attività vulcanica Vicana e per questo motivo è caratterizzato da grandi valloni tufacei ricoperti di fitta vegetazione dove scorrono due principali corsi d’acqua.

Ma non solo. Nelle forre, lungo il corso di questi due importanti flussi d’acqua, vivono numerosi mammiferi come la volpe, il cinghiale, il tasso, l’istrice, il gatto selvatico, la puzzola europea, la nutria.

Inoltre, grazie alla tanta acqua presente e, al contempo, alla scarsa frequentazione umana, da queste parti sopravvivono diversi anfibi, tra i quali la rara salamandrina dagli occhiali. Non mancano di certo i volatili come l’usignolo di fiume, il luì piccolo, la ghiandaia marina europea, il martin pescatore comune e la cicogna nera.

Infine, nel parco nidificano diverse specie di rapaci notturni e diurni: il lanario, il biancone, il nibbio reale, lo sparviere comune, il gheppio e il falco pellegrino.

Per quanto riguarda la flora, c’è da segnalare che il fitto bosco consente di far sbocciare maggiormente piante come l’ontano nero, l’olmo, i pioppi bianchi e neri, diversi tipi di salice, nonché una fitta vegetazione arborea e arbustiva ricca di felci quali l’equiseto.

Parco regionale di Marturanum sentieri

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Tra storia e natura al Parco regionale di Marturanum

Il borgo di Barbarano Romano

Se si decidono di visitare le meraviglie del Parco regionale di Marturanum non si può fare a meno di andare a scoprire il borgo di Barbarano Romano. Un luogo che vi regalerà un centro storico caratterizzato da tre strade parallele e da una triplice cinta muraria.

Tra le architetture religiose, da non perdere c’è la Chiesa del Crocifisso, realizzata probabilmente tra il XII ed il XIII secolo e dove è conservato un pregevole Crocefisso in legno risalente al XVI secolo.

Molto interessante anche il Complesso di Sant’Angelo che è composto da una chiesa sconsacrata e da una parte del Museo archeologico delle necropoli rupestri di Barbarano Romano (altro luogo da visitare), dove sono custoditi rari reperti rinvenuti all’interno delle necropoli.

Non da meno è la Chiesa di Santa Maria del Piano, costruita nel XIII secolo, in cui sono stati riportati alla luce preziosi affreschi. Infine, la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta che custodisce gelosamente alcune pregevoli opere d’arte come un affresco della Madonna che allatta Gesù con i Santi Giovanni e Antonio abate, realizzato nel XIV secolo.

Insomma, il Parco regionale di Marturanum è una perla d’Italia ancora poco nota ma dalla ricchezza unica, e che merita di essere scoperta in tutte le sue sfaccettature.

Barbarano Romano cosa vedere

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Un angolo di Barbarano Romano
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Viaggio a Fumone, il borgo ricco di mistero

Oggi vi portiamo alla scoperta di un borgo italiano molto particolare poiché è uno dei più misteriosi in assoluto. Situato nella provincia di Frosinone, Fumone si erge tra i monti Ernici e quelli Lepini, una posizione così particolare che fu di ispirazione a Curzio Malaparte, nella prima metà del Novecento, per la celebre espressione con cui definì questa zone della regione del Centro Italia “l’Olimpo di Ciociaria”.

Ma non è finita qui. Fumone, infatti, è avvolto da tantissimi misteri che sono uno più inspiegabile dell’altro.

I misteri di Fumone

Circondato da colli ameni ed uliveti, Fumone è un borgo dove sembra che il tempo si sia fermato, ma soprattutto dalle origini particolarmente misteriose. Ciò che è certo è che trovandosi in una posizione strategica, a quasi 800 m. s.l.m. e distante pochi chilometri da Roma, fu una vera e propria fortezza imprendibile. Si narra, infatti, che il borgo di stampo medievale faceva parte di un ingegnoso sistema di comunicazioni per avvertire Roma di un imminente pericolo.

In particolare i suoi misteri sono racchiusi nel suo imponente castello, conosciuto anche come Castello Longhi-De Paolis che nel corso del tempo ha rivestito anche il ruolo di prigione: per poco più di 10 mesi del 1295, vi fu imprigionato Papa Celestino V che vi morì dopo una dura prigionia.

La prima cosa che si può ammirare quando si varca la soglia del maniero è il terribile “Pozzo delle Vergini” che si distingue per essere stretto e profondissimo e dove sembra fossero infilzate lame aguzze. Qui venivano torturate le ragazze scoperte non vergini in quanto esisteva il “Diritto di prima notte”, un’arcaica legge secondo cui le donne appena sposate dovevano trascorrere la loro prima notte di nozze nel letto del potente del paese, ma ovviamente vergini pena la morte.

Il castello, tra le altre cose, sfoggia stanze dipinte di un rosso che quasi sembra sangue e, secondo la leggenda, tra le sue mura sono stati sepolti vivi moltissimi nemici del potere locale, compreso l’Antipapa francese Gregorio VIII che si oppose ai Pontefici Pasquale II, Gelasio II e Callisto II.

Poi ancora la Sala dell’Archivio dove è custodita una teca in cui giace il misterioso corpicino di un bambino, il Marchesino Francesco Longhi, morto a soli 5 anni e imbalsamato seguendo un misterioso e oscuro metodo di mummificazione. La cosa più curiosa è che ancora oggi non chiaro come sia avvenuto questo particolare processo, in quanto anche il medico che lo fece morì in circostanze misteriose pochi giorni dopo averlo imbalsamato.

La madre, presa da delirio e disperazione, decise di vestire a lutto per sempre le mura del castello: fece ridipingere tutti i quadri appesi che ritraevano immagini liete o raffiguranti momenti di gioia e allegria. Da allora, sembra che il fantasma della donna si aggiri inconsolabile tra le mura del castello.

Stando ai racconti del locali, infatti, ancora oggi il suo spirito di dirige verso la camera dove è custodito il corpo del figlioletto per coccolarlo, tanto che si sentirebbero lamenti e pianti singhiozzanti. Allo stesso tempo, l’anima del bimbo pare spostare e nascondere oggetti con i quali era solito giocare e che sono ancora conservati dentro la teca in cui sembra dormire.

Cosa vedere a Fumone

Fumone vanta un fascino sicuramente misterioso, ma oltre a questo ha davvero molto da offrire ai suoi visitatori. Al paese si accede attraverso due ingressi: Porta Romana e Porta Napoletana.

Annessi al castello ci sono il suggestivo Giardino Pensile, da cui si gode di una splendida vista, e Casa – Museo Ada e Giuseppe Marchetti Longhi, dove sono conservate collezioni di interesse storico e antropologico.

Tra le sue vie del centro storico , invece, è possibile ammirare case, mura, torri, bifore e molto altro ancora. Tra gli edifici da non perdere vi segnaliamo la Chiesa della SS. Maria Annunziata che risale al XII secolo. Quello che possiamo scoprire oggi è  una facciata definita da due paraste e un poderoso campanile. Al suoi interno, invece, degna di nota è la tela del Buttaragi che rappresentante l’Annunciazione; la cappella del SS. Sacramento dove è alloggiata l’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso; l’affresco raffigurante la morte di papa Celestino V; l’organo a canne; il fonte battesimale in pietra locale; la statua lignea cinquecentesca del santo protettore S. Sebastiano.

Chiesa della SS. Maria Annunziata fumone

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La bella Chiesa della SS. Maria Annunziata

Un altro edificio degno di nota è la Chiesa di S. Gaugerico che fu eretta nella prima metà del XIV secolo. La facciata ha un portale gotico ad arco a sesto acuto con varie modanature. Al suo interno, invece, si possono ammirare la pala dell’altare maggiore raffigurante il santo; il quadro della Madonna del Rosario di Vincenzo Cerica; il quadro di S. Michele Arcangelo; il leggio e una croce astile in legno del maestro locale Paolino Cialone.

Cosa vedere nei dintorni di Fumone

Visitare Fumone è l’occasione perfetta per fare un salto presso la Riserva Naturale Lago di Canterno, uno dei bacini carsici più estesi di tutta la regione. Questa si distingue per essere un’area paesaggisticamente rilevante, ricca di flora e fauna.

Certamente imperdibile è Fiuggi, sempre nella provincia di Frosinone, che è una delle principali stazioni termali del Lazio e che vanta anche un centro storico ben conservato e dal fascino medievale.

Poi ancora Anagni, una città in cui vissero 4 papi tra cui Bonifacio VIII. I maggiori luoghi di interesse sono collocati nel suo centro storico che è un vero e proprio intrico di viuzze e piazze. Passeggiarvi vuol dire scovare angoli e scorci suggestivi, piccoli spazi di cui è impossibile non innamorarsi,

Visitando Fumone vale la pena fare un salto anche a Ferentino, una località ricca di testimonianze storiche, culturali e archeologiche. Vi basti pensare che la sua Acropoli rimane ancora oggi un capolavoro di ingegneria civile e un’opera d’arte di potente bellezza.

E poi Frosinone, il cui centro storico è collocato sulla sommità di una collina. Molto particolare la sua cattedrale, la più importante del capoluogo. Ai piedi della città vecchia, invece, molto interessanti sono i resti dell’anfiteatro romano, delle terme e delle abitazioni.

Infine Roma, la nostra eterna e meravigliosa Capitale che per la sua storia e la sua bellezza il mondo intero ci invidia.

anagni cosa vedere

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Panorama di Anagni
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Il borgo tra i monti del Lazio ricco di storia

Nel Lazio, e più precisamente in provincia di Rieti, sorge un pittoresco borgo arroccato che svetta tra i monti e che vanta una lunga storia. Un paesino di circa 490 anime ma le cui origini sono molto antiche e tutte da scoprire.

La Rocca di Cittareale

Il borgo in questione si chiama Cittareale em proprio da queste parti, nel 9 secolo d.C. nacque l’imperatore Vespasiano. Le sue origini risalgono al 1300, anno in cui Roberto D’Angiò fece costruire la sua imponente e bellissima fortezza. Essa, infatti, ancora oggi è il simbolo identificativo del borgo anche perché svetta nella parte più alta del piccolo paese.

Nel corso degli anni, la sua particolare forma ha attirato l’interesse degli studiosi e degli appassionati: presenta una singolare punta che ricorda la sagoma della prua di una nave che guarda verso nord. Inoltre, lungo le mura vi sono state poste delle semisfere.

Va da sé che, per spiegare questa interessante conformazione e la loro conseguente funzione, siano state stipulate diverse teorie. Tra le più accreditate c’è quella che sostiene che fosse una sorta di monito per i nemici che le interpretavano come palle di cannone che però non sono riuscite a scalfire le possenti mura difensive.

Le particolarità della Rocca di Cittareale non sono finite qui. Per costruirla, infatti, sono state usate delle pietre di rivestimento caratterizzate da una trama ornamentale a righe e, tra le altre cose, è provvista delle cosiddette “case matte”, feritoie di forme diverse dove veniva collocata l’artiglieria.

Ma senza ombra di dubbio a colpire particolarmente il visitatore è che, pur essendo solo un fortino militare, fu costruita con grande sfarzo e lusso architettonico. Vi basti pensare che, stando alle ultime ricerche, fu chiamato a progettarla uno dei più famosi architetti militari dell’epoca.

Il motivo per cui è stato previsto tanto sfarzo non ci è ancora dato saperlo. Si suppone, tuttavia, che avesse una funzione di “biglietto da visita” per gli incursori, come a voler specificare che il regno era tanto ricco e potente da potersi permettere di sperperare molto denaro per una sola rocca difensiva.

Cos’altro vedere a Cittareale

Le meraviglie di Cittareale non sono finite qui. Merita una visita anche il Museo Archeologico al cui interno è possibile ammirare mosaici, utensili e gioielli emersi da recenti scavi. Poi ancora l’area archeologica di Vicus Phalacrinae e il Santuario di Capodacqua che è stato edificato in seguito al ritrovamento di una statua della Madonna con Bambino nella sorgente del Velino.

Imperdibile, inoltre, è un giro nei vicoli del borgo antico e un’escursione nei monti circostanti, fino alle meraviglie del Parco Nazionale del Gran Sasso.  Infine, è bene sapere che insieme alle vicine Amatrice, Paganico Sabino e Leonessa, la piccola ma splendida Cittareale è stata eletta “Borgo del Respiro”.

I motivi di questo riconoscimento sono molto semplici: vanta un’ottima qualità dell’aria tanto che i viaggiatori la raggiungono proprio per il suo clima ristoratore e per la tranquillità di cui è possibile godere. Qui stress e smog sono praticamente sconosciuti e quello che si respira è solo pura aria di montagna.