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A Tuscania riaprono alcune straordinarie necropoli

Se avete il desiderio di una gita fuori porta, che vi porti alla scoperta di tesori archeologici unici, la meta ideale di questi mesi è Tuscania. Da oggi, i visitatori avranno l’occasione di ammirare la necropoli della Madonna dell’Ulivo, con la famosa Grotta della Regina e le Tombe della famiglia Curunas, Pian di Mola e Peschiera, grazie a una bellissima iniziativa che punta a valorizzare un imperdibile patrimonio UNESCO.

Necropoli di Tuscania: alla scoperta dei tesori degli etruschi

Gioiello della provincia di Viterbo, Tuscania è uno splendido borgo medievale circondato da rocce di tufo e campi di lavanda. Per valorizzare il suo inestimabile patrimonio storico e artistico, Promo Tuscia ha inaugurato un importante progetto che prevede due visite guidate al mese alla scoperta delle sue meraviglie archeologiche, fino al 22 dicembre.

Si potranno così scoprire le bellezze della Necropoli di Madonna dell’Ulivo, non lontana dal centro storico medievale del paese, che si affaccia a levante su uno splendido pendio tufaceo, da cui si può godere di un magnifico panorama sulla valle del fiume Marta. La necropoli si sviluppa su tre gradoni lungo il pendio. Al primo livello si trova la famosa Grotta della Regina,  subito al di sotto spunta un gruppo di tombe a camera di epoca arcaica, mentre all’ultimo livello si trovano le Tombe della Famiglia Curunas e la Tomba del Sarcofago delle Amazzoni di epoca ellenistica. E ancora, si potranno scoprire i tesori unici delle Necropoli di Pian di Mola e della Peschiera, dove sono presenti caratteristiche tombe a dado, semi-dado e a casa con portico, risalenti al VI secolo avanti Cristo. Intanto, vediamo questi gioielli archeologici più da vicino.

Grotta della Regina

La Grotta della Regina prende il nome dalla leggenda narrata dall’archeologo Secondiano Campanari di Tuscania, secondo il quale, al momento della scoperta, su una parete della tomba venne vista l’immagine dipinta di una fanciulla, forse una giovane regina, dissoltasi poco dopo. A rendere famosa la Grotta furono soprattutto i racconti di viaggio dello scrittore inglese G. Dennis del 1842.

L’ipogeo, scoperto scavando una galleria a destra dell’ingresso principale, risale all’epoca ellenistica (IV-II secolo a. C.) e deve la sua notorietà soprattutto alla sua particolare e complessa planimetria e per la suggestione conferita alla tomba dalla presenza di numerosi cunicoli, che si dipartono in più direzioni e si sviluppano su tre livelli, il cui significato è ancora avvolto nel mistero. Nel tempo sono state avanzate molti ipotesi al riguardo, ma la particolare struttura, completamente differente dalle altre tombe, ne fa supporre l’utilizzo come luogo di culto. Purtroppo, i numerosi sarcofagi e le suppellettili rinvenuti all’interno, al momento della scoperta, sono andati dispersi.

La Grotta della Regina a Tuscania

Fonte: Getty Images – Ph: Universal Images Group Editorial

La suggestiva Grotta della Regina

Tombe Curunas

Queste tre tombe sono state scoperte durante i lavori di consolidamento del complesso monumentale principale, condotti dalla Soprintendenza tra il 1967 e il 1970. Sono situate nel terzo gradone della necropoli e avevano la funzione di accogliere le sepolture della famiglia aristocratica etrusca Curunas, dalla metà del IV secolo alla fine del II secolo. Gli ipogei avevano un impianto monumentale ben visibile dalla valle in quanto l’intento era quello di testimoniare l’importanza sociale ed economica della famiglia. Anche gli oggetti rinvenuti rappresentano un raro e prezioso esempio di corredo funerario etrusco, come i bronzi che costituiscono un sontuoso servizio da mensa e la pregevole serie di ceramiche a figure rosse, oggi conservati al Museo Archeologico di Tuscania.

Tomba del Sarcofago delle Amazzoni

Nel terzo gradone della necropoli si trova anche la Tomba del Sarcofago delle Amazzoni, composta da due camere disposte sullo stesso asse, parzialmente crollate a causa della particolare friabilità del tufo in cui fu scavata. Deve il nome a un particolare sarcofago, risalente alla seconda metà del IV secolo a.C. e oggi conservato al Museo Archeologico di Tuscania, riportante scene di Amazzonomachia realizzate sui lati della cassa.

Necropoli di Pian di Mola e della Peschiera

In uso fin dal VII secolo a.C. la Necropoli etrusca di Pian di Mola prende il nome dall’altura dove è situata nei pressi di Tuscania. È composta da tombe allineate, risalenti al VII-I secolo a.C., scavate per lo più nelle rocce circostanti. Si possono trovare tombe di epoca tardo-ellenistica, che hanno conservato una serie di sarcofagi fittili di produzione locale, e tombe rupestri a dado. Tra le più note, la tomba a casa con portico, incastonata nella roccia, è caratterizzata da tre camere sepolcrali. In origine, presentava un portico d’ingresso e statue di sfingi e leoni a ornare il tetto.

Vicino alla Necropoli di Pian di Mola troviamo la Necropoli della Peschiera, composta da tombe di varia tipologia, prevalentemente di tipo a camera, realizzate tra il VII ed il II sec. a.C.. Comprende tombe risalenti tra il VII – II sec. a.C., ma è famosa soprattutto per la caratteristica Tomba a Dado, un esempio eccezionale di tomba rupestre arcaica a forma di casa etrusca scavata nella roccia.

Museo Archeologico Nazionale di Tuscania

Gli interessanti reperti delle necropoli sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Tuscania, che ha sede nella suggestiva cornice dell’ex convento fondato nel 1247, adiacente alla Chiesa di Santa Maria del Riposo. La prima sezione del Museo venne inaugurata nel 1988, a piano terra, mentre nel 1997 e nel 2007 furono allestite le due ali espositive al piano superiore, che ospitano le testimonianze archeologiche provenienti dal territorio della provincia di Viterbo e ripercorrono la storia della famiglia Campanari, legata a quella degli scavi e ai tesori dell’etruscologia.

Particolare importanza rivestono i complessi funerari provenienti dalle tre tombe rupestri della famiglia Curunas, come i sarcofagi in nenfro, con coperchi che restituiscono a tutto tondo la figura del defunto, le pregevoli ceramiche e i materiali in bronzo connessi al banchetto o al mondo femminile.

Un sarcofago della famiglia Curunas a Tuscania

Fonte: Getty Images – Ph: Hulton Fine Art Collection

Un sarcofago della famiglia Curunas al Museo Archeologico di Tuscania

Visita alle necropoli di Tuscania: le date

Le visite guidate alle importanti Necropoli di Tuscania si terranno da aprile a dicembre, nelle seguenti date:

  • 28 aprile
  • 12 e 26 maggio
  • 9 e 23 giugno
  • 14 e 28 luglio
  • 11 e 25 agosto
  • 8 e 29 settembre
  • 13 e 27 ottobre
  • 10 e 24 novembre
  • 8 e 22 dicembre
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Alla scoperta dei laghi vulcanici del Lazio, tra storia, natura e leggende

Il Lazio è una delle regioni italiane più ricche di bacini lacustri. Basti pensare che, con la loro superficie, occupano circa l’1,3% dell’intero territorio regionale. I laghi più importanti sono di origine vulcanica e sono senza alcun dubbio un vero spettacolo per gli occhi, incastonati in paesaggi suggestivi, su cui si affacciano borghi antichi che valgono assolutamente una visita.

Lago di Bolsena, il più grande lago di origine vulcanica d’Europa

Il lago di Bolsena, di forma ellittica, è il quinto per dimensioni in Italia ed è il più grande lago di origine vulcanica d’Europa, con una superficie di 114,5 kmq, un perimetro di 43 km e una profondità massima di 151 metri. È situato nell’alto Lazio, al confine con Umbria e Toscana – nella parte settentrionale della provincia di Viterbo – nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio, formatasi in seguito alle eruzioni laviche. All’interno del lago si trovano due isole: Bisentina e Martana, ricche di vegetazione a macchia mediterranea che contrasta con l’azzurro della sua superficie.

L’isola Bisentina è una delle principali attrazioni turistiche per chi visita il borgo di Capodimonte, cui è collegata con un servizio di battello. Qui si trovano numerosi monumenti, tra cui la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo del Vignola, caratterizzata dalla presenza di una maestosa cupola, il convento Francescano, la pregevole Rocchina e il tempio di Santa Caterina progettato da Sangallo.

L’isola Martana è situata di fronte al borgo di Marta, da cui dista circa 2 chilometri. Ha una particolare forma che ricorda una mezzaluna, ma in realtà è la parte emergente di un cratere vulcanico ricoperto dall’acqua nel corso dei secoli. Diverse leggende aleggiano su questo luogo: secondo la tradizione, sull’isola sarebbero state nascoste nel 410 d.C. le spoglie di Santa Cristina, per sottrarle alle invasioni barbariche, mentre secondo un’altra credenza, durante il dominio dei Goti vi sarebbe stata segregata e poi barbaramente uccisa la regina Amalasunta, per mano di un sicario su ordine di suo cugino e consorte Teodato. Martana è diventata proprietà privata intorno alla metà del XX secolo e lo è tutt’oggi, per cui l’approdo è consentito unicamente su permesso degli attuali proprietari.

Il lago di Bolsena è un luogo ricco di natura, arte e storia antica. Nove sono i borghi che compongono il circondario del bacino vulcanico – Bolsena, Marta, Capodimonte, Gradoli, Latera, San Lorenzo Nuovo, Montefiascone, Grotte di Castro, Valentano – e ognuno di essi cela interessanti tesori da scoprire.

Lago di Bracciano, tra le mete più ambite dai romani

Il lago di Bracciano, situato a nord nei monti Sabatini (fu infatti definito dai Romani ‘Lacus Sabatinus‘) è il secondo del Lazio per grandezza, con una superficie di 57,5 kmq e una profondità  massima di 160 m. Insieme al lago di Martignano, anch’esso di origine vulcanica, è compreso nel Parco Regionale di Bracciano – Martignano per il particolare valore naturalistico. Tutta l’area protetta si estende per oltre 16 mila ettari, offrendo ai visitatori un mosaico estremamente variegati di attrazioni paesaggistiche e storiche. Le rive del lago Sabatino sono state, infatti, popolate fin dal Neolitico, come testimonia un importante ritrovamento nei pressi di Anguillara Sabazia, in località La Marmotta, di un villaggio sommerso a circa 7,5 metri di profondità.

Per i romani, il lago di Bracciano è una delle delle mete irrinunciabili durante il periodo primaverile ed estivo, dove  trascorrere una piacevole giornata o un weekend lontano dal caos cittadino, immersi nella natura. Oltre a praticare attività ed escursioni all’aria aperta, si può andare alla scoperta degli splendidi borghi sorti su queste rive.  Partendo da Bracciano, con le sue attrazioni, tra cui il Castello Orsini-Odescalchi, si può raggiungere il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia e la sua bellissima Collegiata di Santa Maria Assunta. Da qui, dirigendosi verso nord, si giunge a Trevignano Romano, dove troneggia l’antica Rocca dei Vico.

Una splendida veduta del lago di Bracciano

Fonte: iStock

Lago di Bracciano, meta preferita dei romani in primavera ed estate

Lago di Vico, uno dei più belli dell’Italia centrale

Il Lago di Vico si trova al centro del comprensorio dei Monti Cimini, costituito da un insieme di rilievi montuosi di origine vulcanica. È uno dei più belli e meglio conservati dell’Italia centrale, anche per via della sua caratteristica forma a ferro di cavallo dovuta dalla presenza dello sperone del monte Venere, cono vulcanico secondario all’interno del cratere principale che lo ospita. L’elevato valore naturalistico dell’area è alla base dell’istituzione della Riserva Naturale “Lago di Vico“, avvenuta nel 1982, che si estende nel Comune di Caprarola per 3.240 ettari, di cui circa 1.000 sono costituiti da boschi e altrettanti sono occupati dal bacino lacustre e dalle fasce palustri circostanti, mentre i rimanenti ospitano colture agricole, in massima parte di nocciole, che costituiscono una delle principali risorse economiche del comprensorio del lago.

La presenza di siti preistorici e archeologici posti sulle pendici interne del cratere, rende il lago di Vico una meta straordinaria. Le coste, abitate fin dal Neolitico e successivamente dagli Etruschi e dai Romani, si presentano a tratti molto selvagge mentre in altri spuntano piccole spiagge che consentono l’accesso alle acque di questo specchio blu. Tutta la caldera dei Monti Cimini e l’avifauna del lago offrono agli appassionati di natura occasioni per praticare birdwatching e trekking.

Nei dintorni, non perdetevi una passeggiata presso il centro storico di San Martino al Cimino, una visita a Ronciglione o un salto a Caprarola, con i suggestivi scenari offerti dallo splendido Palazzo Farnese, considerato uno dei monumenti più significativi del tardo Rinascimento in Europa.

Lago di Vico, perla naturale del Lazio

Fonte: iStock

Il paesaggio idilliaco del lago di Vico

Lago Albano, il più profondo dei laghi vulcanici italiani

Il lago Albano è il più grande nel territorio dei Castelli Romani ed è il più profondo dei bacini vulcanici italiani. Prende il suo nome da Albalonga, madre di Roma, che si ipotizza sorgesse proprio sulle sue sponde. Viene anche chiamato lago di Castel Gandolfo, perché nelle sue acque si specchia il borgo che ospita la residenza estiva dei Papi. Ha una forma ellittica originata dall’unione di due crateri e raggiunge circa 3,5 km di lunghezza e 2,8 km di larghezza, mentre la sua profondità massima è di circa 170 metri.

Perfetto per una gita fuori porta, in primavera e in estate è meta ambita dagli amanti degli sport acquatici, come canottaggio, vela, diving, kayak e sup – qui è presente il circolo federale della FICK (Federazione Italiana Canoa e Kayak), dove si allena la nazionale italiana – o semplicemente da chi abbia voglia di farsi un tuffo nelle sue acque e prendere il sole sulle sue sponde. Sul lungolago di Castel Gandolfo si incontrano spesso ciclisti e podisti in allenamento. La bellezza del paesaggio, la ricchezza della vegetazione, le testimonianze archeologiche e storico-artistiche rendono questo lago una meta piacevole e interessante per chi vuole regalarsi passeggiate rilassanti. Navigandolo lungo il “Sentiero dell’Acqua” su di un battello, ci si può immergere appieno nell’ambiente circostante, ricco di tesori da scoprire.

Da visitare, i borghi di Albano Laziale, sempre animato anche grazie alle tante manifestazioni di interesse turistico, legate soprattutto alla tradizione del territorio, che si svolgono durante tutto l’anno, e Castel Gandolfo, arricchito dalle affascinanti Ville Pontificie con i loro giardini di una bellezza unica.

Lago Albano o lago di Castel Gandolfo, meta ambita nel Lazio

Fonte: iStock

Lago Albano, il più grande bacino nel territorio dei Castelli Roman

Lago di Nemi, piccolo e leggendario specchio d’acqua

Il lago di Nemi è un piccolo specchio d’acqua incassato nel cratere di un antico vulcano, parte del complesso vulcanico dei Colli Albani. Meta di divertimento e villeggiatura sin dai tempi degli antichi Romani, prende il nome dal ‘Nemus Dianae’, bosco sacro dedicato alla dea Diana, che era situato nelle vicinanze. A confermare l’importanza storica di questo luogo è la sua ricchezza archeologica. Basti pensare che nei pressi delle rive si trovano il Tempio di Diana e il Museo delle Navi Romane.

Il lago di Nemi fu, infatti, oggetto di una leggenda riguardante due navi gigantesche, costruite in epoca romana, forse contenenti dei tesori, che sarebbero state sepolte sul fondo del bacino per ragioni misteriose. Tale leggenda prese a circolare probabilmente sin dal I secolo d.C., e poi per tutto il Medioevo, accreditata ogni tanto dal ritrovamento occasionale di strani reperti da parte dei pescatori. Queste voci avevano, però, un fondamento di verità: le due navi, frutto di un’ingegneria avanzata e splendidamente decorate, erano state fatte costruire dall’imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea locale Diana, il quale le utilizzava come palazzi galleggianti in cui abitare o sostare sul lago, o con cui simulare battaglie navali. In seguito alla sua morte, avvenuta nel 41 d.C., il Senato di Roma – di cui l’imperatore era stato acerrimo avversario politico – fece distruggere tutte le opere di Caligola, tra cui anche le navi di Nemi, che furono affondate sul fondo del lago.

Anche qui una visita ai borghi che circondano il lago è d’obbligo. Nemi è una delle cittadine più amate e frequentate dei Castelli Romani, per il suo magnifico panorama e le tradizioni culturali ed enogastronomiche. In particolare è famosa per le sue  fragole che, secondo la leggenda, sarebbero nate dalle lacrime versate da Venere per la morte di Adone, poi trasformate in cuori rossi. Genzano di Roma è situato sulle alture del versante esterno del cratere vulcanico, formatesi in seguito alle esplosioni che hanno generato il Lago di Nemi e il Lago Albano. Da non perdere un giro tra i suoi monumenti, tra cui la Collegiata-Cattedrale della Santissima Trinità,  il Convento e la Chiesa dei Cappuccini e Palazzo Sforza Cesarini.

Borgo di Nemi che si affaccia sull'omonimo lago

Fonte: iStock

Lo splendido Borgo di Nemi affacciato sul lago omonimo
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La meta italiana che è ora una delle grandi città termali d’Europa

La chiamano la Città dei Papi, perché fu per lungo tempo sede pontificia, e vanta un quartiere medievale tra i più belli al mondo: stiamo parlando di Viterbo, una meta assolutamente da scoprire, oggi per un motivo in più. A partire dal 1° gennaio 2024, infatti, è ufficialmente una delle grandi città termali d’Europa. Si tratta di un riconoscimento importante, che elegge questa destinazione come una delle migliori in Italia per una vacanza all’insegna del wellness.

Viterbo tra le grandi città termali d’Europa

La città di Viterbo è da sempre rinomata per le sue sorgenti termali, da cui sgorgano acque caldissime e ricche di sali minerali, perfette per rilassarsi e per le loro proprietà curative. Tempo fa, aveva presentato la propria candidatura per entrare a far parte dell’associazione European Historical Thermal Town (ETTHA), che raccoglie le grandi città termali europee, e ora ce l’ha fatta. L’inizio del 2024 ha segnato il suo ingresso presso questa storica associazione, unendosi ad una ristretta cerchia di città italiane che ne sono già membri – come ad esempio Acqui, Castrocaro, Montecatini, Montegrotto, Salsomaggiore e Telese.

L’ETTHA custodisce un immenso patrimonio termale, ben distribuito in tutta Europa: spiccano, dunque, città importanti come Budapest, Baden Baden, Bath, Vichy e Spa. A tutte queste, si aggiunge ora la nostra splendida Viterbo, che ottiene così un riconoscimento di portata storica. Ciò consolida non solo il suo impegno nel settore, ma permetterà al turismo di fare un passo avanti nell’ambito wellness, spingendo a sua volta le altre attrazioni presenti in città – come ad esempio il meraviglioso quartiere medievale di San Pellegrino, rinomato a livello internazionale.

Le terme più belle di Viterbo

Molte sono le sorgenti termali che sgorgano a Viterbo e nei suoi dintorni, quindi non è difficile trovare bellissimi stabilimenti forniti di ogni confort e piscine ad accesso libero per chi vuole concedersi qualche ora di relax low cost. Tra i centri termali più interessanti c’è sicuramente lo storico stabilimento delle Terme dei Papi, che in passato ha ospitato personaggi illustri (e che è stato persino citato da Dante Alighieri, nonché disegnato da Michelangelo). Particolarmente suggestive sono la sua piscina monumentale esterna e una grotta naturale che funge da bagno turco, con temperature che raggiungono i 48°C.

Ci sono poi diverse terme gratuite ad accesso libero, piscine d’acqua caldissima all’aperto, spesso frequentabili tutto l’anno. È il caso, ad esempio, delle Piscine Carletti: si trovano a poca distanza dal centro della città, e le sue sorgenti vedono sgorgare acqua a 58°C. Ci sono diverse pozze in cui potersi immergersi, tutte di temperatura diversa. Ovviamente, essendo gratuite non hanno servizi da offrire, ad eccezione di un comodo parcheggio (anch’esso gratis). Sebbene non siano illuminate, infine, è possibile accedervi anche di notte.

Molto famosa è anche la sorgente termale del Bullicame, situata appena fuori Viterbo. Le sue acque sulfuree sgorgano a 58°C e possiedono diverse proprietà terapeutiche. Le sorgenti formano diverse piscine naturali, e anche in questo caso ne troviamo una pregevole citazione nella Divina Commedia di Dante. Infine, meritano una visita le 5 piscine del Bagnaccio, che costituiscono un parco termale situato lungo la Via Francigena, usato in passato dai pellegrini in cammino verso Roma. Gestite da un’associazione, richiedono il pagamento di un economico biglietto d’ingresso per poterne usufruire.

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Fiuggi, un viaggio tra terme e meraviglie storiche

Ogni tanto ci meritiamo tutti una vera e propria immersione nella bellezza e nel benessere. Come? Raggiungendo una delle meravigliose città termali d’Italia, che tra i loro vicoli nascondono anche tante meraviglie storiche che vale la pena scoprire. È il caso di Fiuggi, un comune italiano della provincia di Frosinone, dove acque “miracolose” sgorgano da sorgenti naturali e dalle montagne.

Cosa aspettarsi

Fiuggi sorge nella zona più occidentale della Ciociaria e vanta una struttura urbana divisa in due parti: il borgo antico, detto anche Fiuggi Vecchia, che è adagiato su un colle a circa 750 metri di altezza, e Fiuggi Terme, oppure Fonte, che si fa spazio a circa 550 metri e che è un susseguirsi di fonti termali e attività commerciali e turistiche.

Le proprietà benefiche delle sue acque sono conosciute sin dai tempi del Medioevo, e per questo le attrazioni principali di Fiuggi sono quasi sempre state le terme. Tuttavia, questo bellissimo borgo del Lazio ha davvero molto altro da offrire ai suoi visitatori, il posto perfetto per rilassarsi e pensare a se stessi, per poi concedersi passeggiate in cui poter toccare la storia con mano e gustare dei piatti tipici davvero deliziosi.

Il centro storico

Iniziamo questo viaggio a Fiuggi dal suo pittoresco centro storico dove sono racchiusi i principali (e bellissimi) monumenti cittadini. Tra le attrazioni da non perdere c’è il Palazzo Falconi, risalente al ‘700. Non si tratta solo di un bell’edificio da ammirare, ma anche di un punto di interesse dalla storia davvero particolare: intorno al 1800, tra i vicoli di Fiuggi in cui si affacciano case in muratura, si vociferava dell’arrivo in città di Napoleone. Per questo motivo, un anonimo pittore gli dedicò una sala del palazzo, la Sala Napoleone. Tuttavia, la voce si rivelò falsa.

Fiuggi, Lazio

Fonte: iStock

Tra i vicoli di Fiuggi

Molto interessanti sono anche le chiese che, in realtà, sono tantissime se si pensa all’estensione del borgo antico. Visitarle tutte è difficile, ma a meritare una sosta è certamente la Collegiata di San Pietro Apostolo. Edificata nel 1617, presenta una facciata a capanna su cui svetta un campanile a pianta quadrata. L’interno, invece, è culla di opere di pregio, come una tela seicentesca raffigurante l’Estasi di San Francesco, e un’altra ritraente l’Assunta venerata dai Santi Biagio, Michele Arcangelo e Carlo Borromeo.

Vale la pena fare una sosta anche presso la Chiesa di Santo Stefano, conosciuta per essere uno degli edifici religiosi più antichi della città. Si narra che sia stata costruita sulle rovine di un tempio pagano, ma quel che è certo è che qui riposano le spoglie di Sant’Artemio provenienti dalle catacombe di Priscilla a Roma.

Poi ancora la Chiesa di Santa Maria del Colle che è così chiamata perché sorge all’esterno del perimetro del tracciato cittadino. Costruita tra il Duecento e il Trecento, una volta possedeva anche un campanile che però è stato demolito dopo la Seconda Guerra Mondiale per esigenze urbanistiche.

Altri luoghi culto di interesse sono la Chiesa Regina Pacis del 1922, la Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, le chiese di S. Biagio, S. Chiara, Beata Vergine in Campanica del 1100, San Rocco e la chiesa delle Tre Cone.

Ma non è finita qui, perché presso il centro storico di Fiuggi è possibile ammirare anche il Palazzo De Medici, dove si trova il famoso “pozzo delle vergini” in cui, secondo la leggenda, venivano gettate le ragazze che si rifiutavano di adempiere allo ius primae noctis, il Palazzo Comunale e il bellissimo Teatro Comunale.

Fiuggi Terme

Il borgo di Fiuggi è un vero gioiello antico, ma senza ombra di dubbio un altro suo importantissimo punto di forza sono le terme. Nel suo territorio comunale sorgono ben due fonti: la Fonte Bonifacio VIII e la Fonte Anticolana, che insieme hanno dato vita a uno dei complessi termali più grandi e più antichi d’Italia.

Ad ogni modo, il simbolo turistico dell’area termale è la Fonte di Bonifacio VIII che fu realizzata tra il 1967 e il 1969. Costruita in stile liberty, è circondata da un grande parco che pullula di lussureggiate vegetazione e anche una serie di fontanelle e di edifici per il soggiorno.

Fonte Bonifacio VIII, Fiuggi

Fonte: iStock

La Fonte Bonifacio VIII di Fiuggi

Le attrazioni di questa zona non sono di certo finite qui, perché da queste parti svettano nei cieli anche una serie di edifici più moderni, risalenti al ‘900, realizzati in stile liberty. È impossibile non notare, per esempio, il Grand-Hotel Teatro Casinò di Piazza dell’Olmo che oggi ospita il Teatro, un salone delle esposizioni e una scuola alberghiera.

Decisamente affascinante è anche il Palazzo della Fonte che è impreziosito da decorazioni e affreschi del Galimberti: considerato uno dei migliori hotel d’Europa, nel corso degli anni ospitò diversi personaggi illustri tra cui il re d’Italia.

Non solo terme, perché a Fiuggi si produce anche un’ottima acqua da bere: il bacino si trova ai piedi dei Monti Ernici, un posto che in epoca preistorica era un lago. Per questo motivo, nel corso del tempo il terreno si è arricchito di uno strato di limo, argilla, tufi e ceneri, e l’acqua filtrando attraverso la coltre vulcanica assimila una serie di sostanze benefiche che depurano l’organismo e favoriscono il benessere.

Cosa fare nei dintorni

Se un viaggio nella storia, nel relax termale, nell’aria pura e nell’ottimo cibo non è bastato, sappiate che anche i dintorni di Fiuggi sono estremamente interessanti. Tante soddisfazioni, per esempio, le possono avere anche coloro che sono alla ricerca del contatto con la natura perché da queste parti si sviluppano una serie di sentieri escursionistici che si snodano tra i monti Ernici e Simbruini.

A circa 20 chilometri di distanza da Fiuggi sorge Fumone, uno dei comuni più affascinanti della Ciociaria, arroccato su un isolato monte. Una sorta di bomboniera inaspettata, una vista così suggestiva che fu di ispirazione a Curzio Malaparte, nella prima metà del Novecento, per la celebre espressione con cui definì il Comune “Olimpo di Ciociaria”

Un’altra tappa da fare assolutamente è il Lago di Canterno che, oltre ad essere circondato da boschi di querce, cerri e latifoglie, offre un’atmosfera romantica e anche diverse possibilità di relax.

Non resta che organizzare un viaggio tra le meraviglie di Fiuggi e i suoi dintorni.

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Roccalbegna, piccolo tesoro di Maremma

Nel 2015 uscì in tutti i cinema Il racconto dei racconti, film di Matteo Garrone candidato poi alla Palma d’Oro al festival di Cannes. La particolarità della pellicola era quella di aver ambientato racconti fantastici in luoghi particolarmente evocativi del territorio italiano, come le Gole dell’Alcantara in Sicilia o Castel del Monte in Puglia.

Un’idea che torna spesso in mente quando, viaggiando attraverso le diverse zone della Toscana, sembra in effetti di essere capitati in mezzo a una saga fantasy.

Accade soprattutto nel sud della regione, dove i piccoli borghi medioevali, i panorami solo parzialmente modificati dall’intervento dell’uomo e alcune particolari conformazioni del territorio regalano questo sapore storico e fantastico insieme.

Un posto particolare in questo immaginario lo ricopre il piccolo borgo di Roccalbegna, appena qualche centinaio di abitanti in provincia di Grosseto, fra Arcidosso e Santa Fiora, ai margini della Maremma e alle pendici del monte Amiata.

Quando ci s’imbatte per la prima volta in Roccalbegna, arrivando da un lato o dall’altro della Strada statale 323, si rimane esterrefatti per via della sua scenografica posizione, ai piedi di una rupe scoscesa sulla cui vetta quale giacciono i resti di una rocca medioevale, diverse centinaia di metri al di sopra del borgo.

Dirimpetto, sull’altro lato del paese, si trova il Cassero senese, un’altra fortificazione trecentesca che sorge sulla sommità di una più modesta rupe, a chiudere geograficamente il borgo lungo la strada che lo attraversa. Sotto la rupe del Cassero, infatti, scorre il fiume Albegna, che qui si è scavato un letto profondo, più in basso rispetto al livello dell’abitato.

Fonte: Lorenzo Calamai

Veduta di Roccalbegna, con la Rocca e il Cassero, arrivando dal versante orientale del paese

Roccalbegna e i suoi forti

Il fortilizio che sorveglia il paese di Roccalbegna dalla cima della rupe più alta è la Rocca aldobrandesca, chiamato anche più semplicemente il Sasso dagli abitanti del luogo, forse per il modo particolare in cui l’edificio si adatta e si ingloba nel colle roccioso che lo ospita.

Le rocche aldobrandesche sono un vero e proprio genere in questa fetta di territorio toscano. La famiglia nobile degli Aldobrandeschi, infatti, ebbe vasti possedimenti territoriali nella regione tra il nono e il quindicesimo secolo. Caratteristicamente, i forti che punteggiano principalmente l’odierna provincia di Grosseto, ma anche la Val d’Orcia e il nord del Lazio, si distinguono per la loro posizione sommitale rispetto all’abitato, con un copro principale affiancato da una torre d’avvistamento.

Quella di Roccalbegna è finita ormai da tempo in rovina, ma era probabilmente dotata di due livelli nel corpo principale. In disuso fin dal diciassettesimo secolo, la Rocca aldobrandesca rappresenta oggi un luogo panoramico che merita una visita.

Fonte: Lorenzo Calamai

La Rocca aldobrandesca di Roccalbegna

Per raggiungerla armatevi di buone scarpe e affrontate l’impervio sentiero, dotato di gradini in pietra, che dal Bar La Rocca, all’ingresso orientale del paese, sale fino al forte. Tra i ruderi, con dovuta prudenza, potrete affacciarvi dalla cinta muraria e godere del panorama che si apre ai vostri occhi: il reticolo di vicoli e viuzze ortogonali di Roccalbegna, progettato da architetti senesi nel corso del Duecento, il campanile della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il Cassero, le sinuose curve dove si intuisce abbia scavato il proprio corso il fiume Albegna, le morbide colline coperte di boschi, le ulivete e i pascoli. Un vero e proprio tuffo in questo angolo poco frequentato di Toscana.

Fonte: Wikimedia Commons – ph. Saliko – CC BY 2.5

Vista su Roccalbegna dalla Rocca aldobrandesca

Anche il Cassero senese, sulla rupe meno alta dall’altra parte del borgo, fu probabilmente costruito dagli Aldobrandeschi. Caduto anch’esso in disuso precocemente, fu parzialmente salvato dalla decisione della famiglia Bichi di Siena, nuovi amministratori di Roccalbegna a metà Seicento, di renderlo loro residenza. Raggiungibile percorrendo qualche scalino dopo essersi districati tra i vicoli del centro, il Cassero è un altro luogo panoramico, dal quale si può ammirare il suggestivo incombere del Sasso sul borgo di Roccalbegna da un lato e la campagna maremmana dall’altro.

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Malgrado le dimensioni assai contenute del borgo di Roccalbegna, non mancano i luoghi d’interesse da visitare durante la propria permanenza.

Oltre ai due forti, alla cinta muraria che ancora si intravvede nella Porta di Maremma dalla quale si esce dal borgo verso ovest e nelle tre torri senesi disseminate agli angoli dell’abitato, al Palazzo Bichi-Ruspoli, un ruolo di rilevanza è assunto dalla principale delle chiese del borgo, quella intitolata ai Santi Pietro e Paolo, nella piazzetta quadrangolare che ospita il municipio, al termine di via Garibaldi.

Fonte: Lorenzo Calamai

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roccalbegna

La sua costruzione risale al XIII secolo, con gli stilemi classici del romano-gotico, come il grande rosone che ne caratterizza la facciata.

All’interno, caratterizzato da un’unica aula rettangolare e da un piccolo abside, l’attrazione principale è rappresentata dalle tre tavole realizzate da Ambrogio Lorenzetti intorno alla metà del Trecento. All’altare maggiore campeggia infatti una notevole Madonna col Bambino, affiancata dalle rappresentazioni di San Pietro e San Paolo, nella tipica raffigurazione iconografica che vede l’uno con in mano la chiave e l’altro intento a scrivere le proprie lettere mentre tiene nell’altra mano una spada, simbolo del suo martirio per decapitazione.

Fonte: Wikimedia Commons – ph. Saliko – CC BY 2.5

Particolare della Madonna col Bambino di Ambrogio Lorenzetti

La chiesa possiede altre opere d’arte minori come il crocifisso ligneo trecentesco, gli affreschi cinquecenteschi che decorano una delle nicchie, una Madonna con i Santi Cristoforo e Giacomo del locale pittore barocco Francesco Nasini e una pregevole acquasantiera rinascimentale all’ingresso. Degno d’interesse anche lo stendardo del movimento Viva Maria del 1799, l’insurrezione antinapoleonica che aveva nel grido mariano il proprio motto e che arrivo a riuscire a liberare tutto il Granducato di Toscana dall’occupazione militare francese per un breve periodo.

Per chiudere la vostra visita delle piccole magie di questo borgo caratteristico, una buona idea è quella di uscire dal borgo presso la Porta di Maremma, ammirando sulla destra la perfezione povera della Chiesa della Madonna del Soccorso, la piccola chiesa che si trova sull’incrocio delle vie. Prendete a sinistra e seguite il corso della strada che scende verso il basso.

Vi lascerete alle spalle il paese e arriverete fino sulle rive del fiume Albegna, l’ultima delle caratteristiche geomorfologiche fondamentali di Roccalbegna. Qui i ruderi di un antico mulino, con le macine ancora visibili, e l’impetuoso scorrere del fiume tra diverse cascatelle finiranno di completare il quadro di questo borgo dalle dimensioni ridotte, ma che nasconde un’infinita quantità di fascino lontano dagli occhi del turismo di massa.

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Alloggi vintage: un viaggio nel tempo nel cuore della Maremma

Le esperienze di viaggio, ormai lo sappiamo, passano anche e soprattutto per gli alloggi. Strutture ricettive, hotel, glamping, case e baite non sono più semplici luoghi adibiti al riposo e al ristoro, ma sono diventati parte integrante e caratterizzante delle nostre avventure.

Le proposte sono tantissime, e tutte sanno rispondere alle esigenze e alle preferenze personali. Alcune, poi, sono così inedite e straordinarie da essersi trasformate in vere e proprie attrazioni turistiche che da sole valgono un viaggio anche in capo al mondo.

Ma non c’è bisogno di allontanarsi poi tanto dal Bel Paese per vivere un’esperienza davvero unica. Nel cuore della Maremma Toscana, infatti, esiste un glamping delle meraviglie che ospita alloggi vintage che permettono a chiunque di fare un viaggio nel tempo tra le suggestioni del passato. Pronti a partire?

Il glamping nel cuore della Maremma

Il nostro viaggio di oggi ci conduce nel cuore dell’Italia, in un territorio affascinante e suggestivo che da sempre incanta viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Stiamo parlando della Maremma Toscana, una destinazione che ospita un patrimonio naturalistico unico,  caratterizzato da paesaggi mozzafiato e lussureggianti che si perdono all’orizzonte, che si fonde con la storia, con l’arte, con la cultura e con tradizioni enogastronomiche capaci di soddisfare anche i palati più sopraffini.

Un’area incontaminata, selvaggia e autentica che con gli anni è diventata la meta prediletta di tutti coloro che vogliono vivere vacanze all’insegna del relax e della bellezza. Le cose da fare e da vedere qui sono tantissime e non vi basterà un viaggio solo per scoprirle tutte. La Maremma, infatti, è una destinazione da scoprire e riscoprire a ritmo slow che non smette mai di stupire.

Se avete in mente di trascorrere qui le prossime vacanze, il consiglio è quello di alloggiare all’interno del Vallicella Resort, un glamping di lusso situato in una posizione privilegiata e circondato dalla meravigliosa natura che caratterizza il territorio. Dalla collina di Scarlino, luogo in cui sorge la struttura, è possibile infatti ammirare tutta la bellezza del Mar Tirreno da una parte, e dei paesaggi scanditi da colline sinuose e verdeggianti dall’altra.

Ma non è solo la posizione a rendere questo glamping il luogo perfetto dove trascorrere le vacanze in Maremma, ma lo è anche e soprattutto la sua proposta, quella fatta di alloggi unici e vintage che permettono agli ospiti di fare un viaggio nel tempo tra le bellezze del territorio.

Glamping Collection

Fonte: Ufficio Stampa

Area Glamping Collection

Bus americani e roulotte anni ’70: gli alloggi vintage in Toscana

Il Vallicella Glamping Resort è il perfetto punto di partenza per andare alla scoperta delle meraviglie della Maremma Toscana, ma è anche un luogo dove è possibile vivere e condividere esperienze incredibili in coppia, con gli amici o con la famiglia.

La struttura ricettiva, infatti, ospita la Glamping Collection, una zona tematizzata con i colori del mare e l’appeal surfin’ dove sono riuniti alloggi davvero speciali. Qui è possibile dormire all’interno di bus americani, Airstream e roulotte anni ’70 e godere di spazi condivisi confortevoli e suggestivi.

Tra le proposte più affascinanti troviamo il bus americano “Thomas”, un veicolo blu completamente restaurato e riprogettato come spazio domestico con tanto di area living, cucina e camera da letto. Non è l’unico però, in quest’area è possibile dormire anche all’interno di una piccola roulotte vintage, che può ospitare fino a due persone, e in una AIRSTREAM ARGOSY degli anni ’70.

L’area, poi, offre tutta una serie di proposte di lusso destinate esclusivamente a chi pernotta negli alloggi vintage. A disposizione degli ospiti, infatti, ci sono una vasca idromassaggio e una zona living dotata di barbecue, tavoli e divani per vivere e condividere momenti indimenticabili.

Gli alloggi vintage del Vallicella Glamping Resort

Fonte: Ufficio Stampa

Gli alloggi vintage del Vallicella Glamping Resort
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È ripartito il Treno delle Ville Pontificie, l’esperienza da vivere

Insieme alla bella stagione torna il Treno delle Ville Pontificie che accompagna i visitatori in un tour straordinario e unico nel suo genere. Un viaggio tra i capolavori dell’arte, architetture magnifiche e storia, che dai Musei Vaticani conduce i passeggeri fino alle splendide Ville Pontificie di Castel Gandolfo.

L’itinerario del Treno delle Ville Pontificie

Ogni sabato, fino al 4 novembre 2023, la ‘freccia del Papa’ – così è stato ribattezzato questo treno moderno, confortevole ed elettrico – accompagna turisti e curiosi alla scoperta di affascinanti luoghi del Vaticano, partendo dall’antica Stazione Vaticana.

L’itinerario che consente di vivere luoghi ricchi di cultura e di storia ha inizio a bordo dello speciale treno alle 8 la mattina, permettendo un accesso privilegiato con audioguida alla Cappella Sistina e alle sale interne, e continuando nei magnifici Giardini Vaticani, tra i giardini italiani che valgono un viaggio.

Alle 11, il treno prosegue dal Vaticano in direzione Albano Laziale, per poi spostarsi con una navetta dedicata verso le meraviglie botaniche e architettoniche della Residenza Pontificia di Castel Gandolfo. Oltre ad avere la possibilità di attraversare Roma evitando di rimanere imbottigliati nel traffico, questa esperienza porta alla scoperta di un patrimonio immenso e sempre sorprendente.

Il treno fu costruito per volere di Papa Pio IX nel 1867, che desiderava un mezzo di trasporto più comodo e veloce rispetto alla tradizionale carrozza trainata da cavalli. Allora, aveva una carrozza per il Papa e una per gli ospiti, poteva trasportare fino a 300 persone e compiva un tragitto di circa 20 chilometri, dalla stazione di Roma San Giovanni alla stazione di Castel Gandolfo.

Giardini e architetture della residenza estiva del Papa

I Giardini Pontifici e le meraviglie della residenza estiva del Papa a Castel Gandolfo, inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, si trovano a pochi chilometri da Roma e le sue attrazioni. Per anni, sono stati un tesoro nascosto, visibile solo a pochi. Ora, grazie alla collaborazione tra i Musei Vaticani e le Ferrovie dello Stato si può finalmente accedere a questo scrigno di bellezze, che si estende dal Palazzo Apostolico fino alle porte di Albano Laziale, costituendo le cosiddette Ville Pontificie.

Si giugne ai Giardini di Castel Gandolfo entrando dal cancello di Villa Barberini. Da qui, inizia il lungo percorso attraverso la grande proprietà pontificia, 55 ettari che si snodano in uno scenario naturalistico diviso tra siepi di bosso, perfettamente geometriche, giardini all’italiana e gallerie di lecci datate oltre 400 anni fa, che conducono fino al teatro e alla limonaia di Villa Cybo. Dal Giardino della Magnolia si percorre il viale delle Rose, il viale delle Erbe aromatiche e il viale dei Cipressi per arrivare infine al Giardino del Belvedere, con uno splendido panorama del paesaggio circostante.

Più di 30 Papi si sono rilassati in questa residenza dalla fine del Cinquecento quando il Pontificio diventò proprietario dell’area. Il giardino è ricco di statue, marmi e fontane di grande pregio, una vera festa per gli occhi. Le rare bellezze e ricchezze del “secondo Vaticano”, così come viene definita  la residenza estiva dei Papi, sono state messe a disposizione della collettività nel 2014 da Papa Francesco, che ha fortemente voluto l’apertura al pubblico delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, del Palazzo Apostolico e dei suoi rigogliosi giardini.

Chi desidera partecipare a questo tour eccezionale, può acquistare il biglietto “Vaticano in Treno”, che comprende oltre al viaggio anche l’ingresso agli spazi museali del Palazzo Apostolico, sul sito dei Musei Vaticani.

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Villa d’Este di Tivoli, un vero capolavoro

Appare quasi come un sogno, un capolavoro che fa vibrare il cuore di chiunque se la ritrovi di fronte. Stiamo parlando di Villa d’Este di Tivoli, un affascinante comune italiano della città metropolitana di Roma Capitale, che si distingue per essere uno spettacolo dell’architettura rinascimentale e un’opera eccellente dell’ingegneria idraulica.

Villa d’Este di Tivoli: la storia

La Villa d’Este di Tivoli è anche chiamata “sogno d’acqua”, un appellativo che le si addice assolutamente perché è una sorta di oasi di pace a due passi dalla Capitale dove il visitatore viene costantemente accompagnato dal rilassante ritmo delle fontane e dei giochi d’acqua.

Tale meraviglia è dovuta al cardinale Ferrarese Ippolito II d’Este che desiderava dare vita a un qualcosa di grandioso che potesse in qualche modo essere all’altezza dello sfarzo della vicina Villa Adriana, altra meraviglia fatta edificare dall’imperatore Adriano.

Fu un personaggio alquanto controverso, ciò non toglie che è proprio lui il committente di questo capolavoro che porta fieramente il suo nome.

Costituita da un palazzo e da un pregevole giardino, fu ideata dal pittore, archeologo, antiquario e architetto Pirro Logorio e realizzato dall’architetto Alberto Galvani insieme alla preziosa collaborazione di numerosi artisti ed artigiani.

Villa d’Este: il palazzo

Il complesso di Villa d’Este vanta un palazzo a dir poco eccezionale. Senza dubbio degne di nota sono le sale del piano nobile che sono magistralmente decorate e dipinte. Visitandole ci si sente catapultati nella maestosità dell’epoca, nonostante esternamente si presenti come un struttura  semplice e austera.

A donare armonia ci sono però le Terrazze Belvedere, strutturate su due ordini, che presentano arcate inserite in colonne e trabeazioni.

Il giardino all’italiana e le sue fontane

Villa d’Este di Tivoli si estende su un’area di 4,5 ettari e si plasma perfettamente lungo dei ripidi pendii. Numerose sono le fontane e i bacini ornamentali che fanno del parco in cui si trova immersa il primo esempio di giardino all’italiana del 1500.

Al centro del giardino svetta il palazzo di cui vi abbiamo parlato sopra che costituisce la sua asse centrale. Scendendo, invece, si arriva a una terrazza pianeggiante con la forma di un anfiteatro, mentre i cinque assi trasversali del giardino vanno a terminare in una fontana.

Il giardino di Villa d’Este sfoggia perciò una particolare disposizione che non è stata di certo realizzata per caso: l’obiettivo era nascondere la forma irregolare del terreno. Ciò che desideravano i suoi ideatori era dar vita a un’illusione ottica che facesse sembrare che il palazzo si trovasse al centro del giardino pur essendo fuori allineamento rispetto al corpo centrale.

In questo senso, quindi, il giardino è un’opera d’arte esemplare che segue i più alti principi di ingegneria idraulica.

Decisamente degna di nota è la grande cascata d’acqua che si getta fiera iniziando la sua corsa da un cratere che si trova in mezzo all’esedra. L’acqua che sgorga nelle numerose fontane di Villa d’Este è anche oggi quella del fiume Aniene.

In totale le fontane che creano spettacoli d’acqua sono 100 e tra le migliori non possiamo non menzionare:

  • Rometta: la rappresentazione di Roma sul trono;
  • Fontana dell’Ovato: con statue che raffigurano eroi della mitologia;
  • Fontana della Civetta: che spicca per le sue decorazioni e gli elementi artistici.;
  • Fontana dell’Organo: la principale fontana musicale di tutta la Villa;
  • Fontana della Proserpina: conosciuta anche come la Fontana degli Imperatori;
  • Fontana di Nettuno: la più fotografata;
  • Fontana del Bicchierone: la più famosa opera del Bernini.
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Ariccia, il borgo delle meraviglie storiche e del cibo imperdibile

Abbarbicato su uno sperone roccioso da cui si gode della vista di un panorama pazzesco, il borgo di Ariccia è uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia dei Castelli Romani: tra splendidi monumenti antichi, paesaggi naturali meravigliosi e tanto buon cibo, è una meta imperdibile per i turisti. Ma cosa c’è da vedere in questo paesino così affascinante? Andiamo alla scoperta delle sue infinite bellezze.

Ariccia, tra storia e buon cibo

Siamo nel cuore dei Castelli Romani, una regione ricca di bellezze naturali e di suggestivi borghi dove il tempo sembra essersi fermato. È qui, a poca distanza dalla capitale e dal suo traffico, che possiamo ammirare un luogo quasi magico: il paesino di Ariccia è un vero gioiello, incastonato nel panorama dei Colli Albani dove la natura la fa ancora da padrona. La sua è una storia antichissima, che risale ad un’epoca molto lontana nel tempo. Pare che il primo insediamento sia nato ben prima di Roma, attorno al 2.700 a.C., e sulla sua fondazione hanno avuto origine tantissime leggende interessanti.

Del suo ricchissimo passato, Ariccia porta ancora splendide testimonianze tra monumenti storici e tradizioni affascinanti. Il borgo è uno scrigno di cultura, arte e buon cibo tra cui tuffarsi: celebre è la porchetta di Ariccia, un piatto a base di carne di maiale cotta che vanta una produzione millenaria e che, da qualche anno, ha ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP). Tra le tante pietanze tipiche della cucina romana da assaporare tra le viuzze del borgo, questa è assolutamente imperdibile. Ma cos’altro si può fare ad Ariccia?

Cosa vedere ad Ariccia

Il borgo è piccolo e abbarbicato su uno sperone di tufo, per visitare il suo centro storico bastano poche ore: sarà una visita breve, ma ricca di sorprese. Una delle tappe principali non può che essere il suo ponte monumentale, un viadotto costruito nell’800 per collegare il paese con Albano Laziale, facendo di Ariccia una delle mete toccate dall’antica Via Appia. Il ponte si affaccia su Piazza di Corte, su cui (nel ‘600) intervennero Bernini e Fontana: è qui che sorgono alcuni dei monumenti più belli del centro storico, come la Collegiata di Santa Maria Assunta, che trae ispirazione dal Pantheon di Roma, e Palazzo Chigi.

Quest’ultimo, che oggi ospita il Museo del Barocco Romano, è molto conosciuto per aver fatto da sfondo a Il Gattopardo, capolavoro cinematografico di Luchino Visconti. Alle spalle del palazzo, si apre un enorme giardino: si tratta di Parco Chigi, nato nel ‘500 e in seguito restaurato dalla famiglia Chigi, grazie all’intervento (ancora una volta) del Bernini. Oltre ad essere una delle aree verdi più importanti dei Castelli Romani, grazie alla presenza di antiche querce e di un pluricentenario acero campestre, il parco conserva ancora splendide architetture seicentesche e alcuni reperti archeologici romani.

Accanto a Palazzo Chigi, infine, si può ammirare la Porta Napoletana: fu, in antichità, uno dei due soli accessi al paese, assieme alla Porta Romana (che venne murata nel ‘600 e riaperta solo due secoli più tardi). Un’ultima tappa da visitare è poi il Piazzale Mazzini, dove spunta un’alta colonna di travertino che custodisce il busto di Giuseppe Mazzini. Da qui si può godere di un panorama meraviglioso su tutta la Vallericcia, e nelle giornate più limpide lo sguardo si spinge addirittura sino alla città di Roma e al mare.

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Il mistero del Castello di Vicalvi, circondato da case diroccate

Il borgo medievale di Vicalvi è uno dei centri abitati più piccoli e attivi della Valle di Comino, in provincia di Frosinone, e presenta attrazioni turistiche che regalano esperienze cariche di suggestioni. Ci troviamo in Ciociaria, nel versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove un affascinante castello, circondato da antiche abitazioni diroccate, domina il paese e il paesaggio dalla sommità di un colle, seducendo i visitatori con la sua storia e una leggenda inquietante.

Il Castello Longobardo di Vicalvi

Si presenta come rudere, eppure i resti del Castello Longobardo di Vicalvi consentono di leggerne le varie fasi di costruzione, le funzioni originarie e come era strutturato all’interno di un più ampio sistema difensivo, che comprendeva anche i vicini manieri di Alvito e Picinisco.

Risalente all‘XI secolo, l’antico maniero svetta sulla sommità del colle che sovrasta l’omonimo borgo a circa 600 metri d’altezza, ed è stato costruito sullo sperone roccioso dove un tempo sorgeva una acropoli romana. Lo si può riconoscere da una croce di colore rosso dipinta durante la seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche che lo trasformarono in un ospedale da campo. Le maestose rovine invitano a esplorarlo, offrendo subito l’impressione di trovarsi al cospetto di quella che un tempo fu una magnifica fortezza, di grande importanza strategica.

Ciò che è rimasto del castello consente di testimoniare le prime fasi di fortificazione all’epoca preromana, in particolare al V o al IV secolo a.C., laddove i primi documenti che attestano la sua presenza sono del 937. Dopo essere stato prima possedimento longobardo, con principi di Capua, nel 1017 entrò nel possesso di Montecassino (dove dorge la più antica abbazia d’Italia). Fu tenuto dai monaci fino all’inizio del XIII secolo, per poi passare alla famiglia d’Aquino, che ne rafforzò la fortificazione, cingendola di un doppio anello di mura. Dopo una breve successione fra gli Étendard e, di nuovo, i conti d’Aquino, il castello passò ai Cantelmo, i quali, avendo scelto come dimora il castello di Alvito, ne decretarono l’abbandono e la graduale rovina.

Appena varcato il cancello, sollevando lo sguardo sulle mura si può ammirare uno dei pochi esempi di latrina sospesa presenti nella Media e Bassa Valle Latina. Si scorgono poi le stanze del castello, alcune delle quali completamente affrescate, la Cappella con ancora visibile un affresco raffigurante una splendida Madonna Nera, la Sala Capitolare, tramezzata per accogliere le monache di San Nicandro.

Ciò che toglie il fiato più di ogni cosa è lo splendido panorama di cui si gode sul camminamento delle mura perimetrali, che fa abbracciare con lo sguardo i boschi, le montagne, i paesi che costellano la valle e l’affascinante borgo antico di Vicalvi, tra le perle imperdibili della Ciociaria.

La leggenda della ‘Signora incatenata’

Il Castello di Vicalvi è anche noto alle cronache esoteriche per essere stato teatro delle misteriose apparizioni di una castellana. Nel XV o forse XVIII secolo, risiedeva nel maniero Alejandra Maddaloni, moglie di un nobile di origine spagnola che la lasciava spesso sola per andare in battaglia. La nobildonna iniziò a colmare la propria solitudine adescando giovani uomini ai quali prometteva una notte d’amore. Gli amanti sarebbero stati poi uccisi e dei loro corpi l’indomani sarebbe sparita ogni traccia, grazie all’aiuto di un fedele servitore che li abbandonava lontano dalla fortezza.

Le notti di passione e di sangue andarono avanti per molto tempo, finché le voci sulla crudele Alejandra non arrivarono alle orecchie del marito, che decise di punirla in un modo atroce, incatenandola e murandola viva in una delle torri del castello. Leggenda narra che da allora, soprattutto dopo il tramonto, si possa ancora vedere il fantasma di una donna con i capelli lunghi e neri vagare tra le rovine del castello. C’è chi afferma di aver udito lamenti e rumori di catene e chi giurerebbe che questa inquietante figura spettrale cerchi ancora di attrarre a sé giovani uomini, per trascinarli in un baratro senza ritorno.