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Brindisi Montagna: un’esperienza indimenticabile

Nel cuore della suggestiva Basilicata si cela il borgo medievale di Brindisi Montagna, un vero gioiello per gli appassionati di storia, natura e cultura. Qui, tra le rovine del Castello del 1200, si respira l’atmosfera ricca di un tempo passato. Ma il vero tesoro di questa località è il cinespettacolo “La Storia Bandita”, un’emozionante rappresentazione dal vivo che narra le vicende delle insorgenze antinapoleoniche e del brigantaggio meridionale nel periodo risorgimentale. Un’esperienza coinvolgente e autentica che ti trasporterà indietro nel tempo.

Alla scoperta dell’evento che intrattiene tutta l’estate

Il Cinespettacolo “La Storia Bandita” a Brindisi Montagna offre una rivisitazione moderna delle vicende del brigantaggio, esplorando le motivazioni e le storie dei perdenti per rivelare la dimensione sociale, culturale e storica della civiltà rurale lucana. Questo spettacolo, ambientato in uno dei periodi più controversi e significativi della storia della Basilicata e del Mezzogiorno d’Italia (1799-1861), viene raccontato senza nostalgie o rancori, mettendo in luce le autentiche radici del mondo rurale lucano.

La cinescena si accende con 500 effetti pirotecnici, 400 fari teatrali e cinematografici, un impianto sonoro immersivo multitraccia con 12 sorgenti, proiezioni su roccia e schermo d’acqua, e numerosi altri effetti speciali, lo spettacolo offre un’esperienza “5D” che coinvolge tutti i sensi, dando agli spettatori la sensazione di trovarsi all’interno di un set cinematografico che prende vita davanti ai loro occhi. La narrazione, della durata di circa un’ora e mezza, è animata da 300 figuranti che si muovono su un’area scenica straordinaria, ovvero  nello splendido anfiteatro naturale della foresta della Grancia, dove la vegetazione funge da scenografia e la notte da sipario.

Un momento della dimostrazione di volo ad opera dei maestri falconieri a Brindisi Montagna

Fonte: Parco della Grancia

Dimostrazioni di volo guidate da maestri falconieri

Il Parco della Grancia

Il Parco della Grancia, collocato all’interno della Foresta Grancia, rappresenta il primo parco rurale e ambientale d’Italia. Con la sua natura incontaminata e le testimonianze storiche, questo parco offre un’ampia gamma di attività per tutte le età. Oltre al Cinespettacolo, infatti: propone una ricca offerta culturale: concerti, spettacoli, rappresentazioni teatrali e molto altro. All’ingresso, sarai accolto da artisti di strada e da suggestivi personaggi in costume d’epoca, che animano i sentieri del bosco.

Tra le attrazioni principali, il Sentiero dei Rapaci offre la possibilità di ammirare diversi uccelli rapaci in dimostrazioni di volo guidate da maestri falconieri. Un’altra esperienza sensoriale da non perdere è il laboratorio del miele, dove potrai seguire tutte le fasi di produzione di questo prelibato nettare.

Ma le sorprese non finiscono qui: spettacoli con i burattini, laboratori di pittura, caccia al tesoro briganti e tanto altro ti attendono nel Parco della Grancia. Prenota subito il tuo biglietto e preparati a vivere un’avventura straordinaria a Brindisi Montagna, nel cuore della Basilicata.  Contatta il numero +39 389 53 29 261 o scrivi a parcodellagrancia@gmail.com.

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È partito il Treno della Magna Grecia, per un viaggio autentico in Italia

L’Italia è tutta straordinaria, ma c’è una zona che potremmo definire epica, leggendaria, e che permette di fare un vero e proprio tuffo in un passato che è difficile da dimenticare. Parliamo di quel territorio anticamente definito “Magna Grecia”, che interessa diverse regioni del nostro Paese. Ed ora, dopo tanta attesa, è partito un convoglio che unisce Puglia e Calabria, passando per l’altrettanto affascinante Basilicata: benvenuti a bordo del Treno della Magna Grecia.

Come funziona il Treno della Magna Grecia

Il Treno della Magna Grecia è un interessante servizio che ha iniziato a scaldare i suoi motori il 9 giugno e che ora sarà attivo nei fine settimana fino al prossimo 29 settembre. Si tratta di un treno turistico a tutti gli effetti che corre lungo una delle linee ferroviarie più belle e pittoresche d’Italia: è quasi interamente affacciata sul limpido Mar Jonio.

I passeggeri hanno quindi l’occasione di intraprendere un mitico viaggio a bordo di automotrici diesel ALn663 di Trenitalia, uno dei rotabili ferroviari di costruzione italiana che hanno fatto la storia del trasporto locale. In sostanza, sono locomotive in cui si ha ancora la possibilità di abbassare i finestrini, per ammirare ad occhio perfettamente nudo luoghi di inestimabile bellezza naturalistica, storica, archeologica e molto altro ancora.

Il percorso di questo treno epico

Il percorso del Treno della Magna Grecia è attualmente sperimentale, ma l’obiettivo è renderlo un servizio definitivo che permetterà di collegare tre magnifiche regioni, Basilicata, Puglia e Calabria, in maniera molto più facile, piacevole ed ecosostenibile.

Il treno, che in questa fase collega Taranto e Sibari fermando nelle stazioni di Metaponto, Scanzano Jonico, Policoro e Nova Siri, consente di fare un vero e proprio viaggio tra le radici storiche di questa magnifica aerea del nostro Paese.

Fino al 29 settembre, quindi, quattro treni delle Ferrovie dello Stato viaggeranno di sabato e domenica: due da Taranto a Sibari (con partenza dalla città pugliese alle ore 9:02 e alle 16:33) e due in direzione contraria (con partenza dalla città calabrese alle 11:10 e alle 18:32) .

Le soste più belle del Treno della Magna Grecia

Come accennato, il treno collega Taranto a Sibari. Taranto è una bellissima realtà della Puglia che è nota anche con il soprannome di “Città dei due mari” per la sua posizione geografica a cavallo tra il Mar Grande e il Mar Piccolo. Affacciata sul Golfo delle Sirene, vanta una storia antichissima e tante meraviglie da scoprire che sembrano plasmarsi alle sue “due anime”: da un lato c’è la Città Vecchia, il cuore più antico, dall’altro il Borgo Nuovo, la parte più moderna della città.

Sibari, una delle più importanti città della Magna Grecia affacciata su un meraviglioso tratto di Mar Jonio che fa parte della provincia di Cosenza, è la meta ideale per chi a spiagge meravigliose vuole unire il fascino storico, grazie ad importanti siti archeologici. Straordinario, infatti, è il suo parco archeologico che protegge le tracce delle tre città che in età antica dominarono la Piana della Sibaritide: Sybaris, Thurii e Copia.

Il Treno della Magna Grecia, lungo il suo epico percorso, compie diverse fermate come, per esempio, Metaponto, perla della provincia di Matera. Una sosta da non perdere per nessuna ragione al mondo, perché rappresenta un antico ponte tra Italia e Oriente in cui sono ancora oggi impresse le immagini e i segni della grandiosità del passato. Non mancano di certo spiagge da sogno e tutti i servizi necessari per chi desidera trascorrere vacanze facendo bagni in un mare paradisiaco.

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Colobraro, il borgo famoso per portare iella

Nel cuore della Basilicata, su una collina da cui domina un bellissimo panorama rurale, sorge un borgo che – almeno a prima vista – sembra davvero grazioso. Pare impossibile che qualcuno ne sia addirittura spaventato, ma leggenda vuole che il suo nome porti sfortuna. Tanto che gli abitanti dei paesi vicini lo chiamano “chille paise” (ovvero “quel paese” in dialetto lucano). Ma di che cosa stiamo parlando? Andiamo alla scoperta del borgo di Colobraro e della sua storia inquietante.

La storia di Colobraro

Il piccolo borgo di Colobraro si trova in Basilicata, e più precisamente nella provincia di Matera: è incastonato nel cuore dell’Appennino Lucano, arroccato su uno sperone roccioso lungo le pendici meridionali del Monte Calvario, a circa 600 metri di altitudine. È un luogo davvero splendido, dove la natura è ancora incontaminata. La sua storia affonda le radici in un lontano passato, quando il paese era ancora legato alla badia di Santa Maria di Cersosimo.

Nel XII secolo, dopo essere appartenuto al conte Bertaimo d’Andria, divenne di proprietà dei conti di Chiaromonte e, in seguito ai Sanseverino di Tricarico. Passando di mano in mano, il borgo di Colobraro continuò a prosperare. In seguito, con l’unità d’Italia, visse periodi difficili a causa del brigantaggio. Mentre in epoca fascista vi vennero confinati alcuni oppositori del regime e dei profughi ebrei. Ma sono alcune vicissitudini ben più recenti ad aver segnato per sempre il paese.

La bizzarra leggenda sul “borgo portasfortuna”

Colobraro è considerato un paese porta iella, tanto che in molti, da quelle parti, si rifiutano di chiamarlo con il suo nome. Come si sia arrivati a tanto è presto detto: pare che tutto sia accaduto negli anni ’40 del secolo scorso, quindi in epoca piuttosto vicina a noi. In quel periodo, venne tenuta una normale riunione di amministratori locali presso Matera. Biagio Virgilio, podestà di Colobraro, tenne un lungo discorso al termine del quale, così si narra, avrebbe detto qualcosa come: “Se non sto dicendo la verità, che possa cadere questo lampadario” – indicando verso l’alto.

Ebbene, leggenda vuole che il lampadario cadde davvero – non si sa se subito dopo le sue parole o nei giorni seguenti. Pare addirittura ci siano state delle vittime a causa dell’incidente. A nulla valsero le obiezioni di Virgilio, il quale si affrettò a smentire che un episodio del genere accadde davvero. La voce si sparse rapidamente, e nei paesi vicini si prese l’abitudine di non pronunciare più il nome di Colobraro, pensando che questo bastasse a portare sfortuna.

Ma non è finita qui: c’è infatti un altro aneddoto legato all’attuale superstizione che circonda Colobraro. Si dice che alcune donne del paese fossero esperte in arti magiche, delle moderne streghe. Tra di esse vi sarebbe anche Maddalena La Rocca, che venne considerata una “masciara” (ovvero una maga) per lungo tempo. In realtà, pare che si trattasse solamente di una contadina e tessitrice, tuttavia la sua notorietà non si è mai spenta. Altri eventi sfortunati avrebbero infine portato a pensare che Colobraro fosse davvero avvolto da una maledizione, ma nulla è mai stato documentato seriamente.

Colobraro

Fonte: Getty Images

Colobraro

Cosa vedere a Colobraro

Nonostante la brutta reputazione che il borgo si è fatto nel corso dell’ultimo secolo, da qualche anno a questa parte è diventato anche una sempre più frequentata meta turistica. Proprio il suo fascino da “portasfortuna” avrebbe iniziato ad attirare visitatori, i quali poi si sono innamorati di questo luogo incantevole. Insomma, un perfetto caso da manuale di come sfruttare un proprio lato negativo per trarne vantaggio. Ma cosa si può vedere di bello a Colobraro?

Abitato da poco più di mille anime, il paesino vanta un graziosissimo centro storico. Le sue strette viuzze si inerpicano verso la cima dello sperone su cui sorge, e lungo di esse si affacciano alcune architetture particolarmente affascinanti. È il caso, ad esempio, della Cappella di San Rocco o della vicina fontana di piazza Garibaldi. Di grande bellezza è poi la Chiesa Nuova di San Nicola di Bari, situata quasi nel punto più alto di Colobraro: da qui si gode di una vista pazzesca sulla Valle del Sinni.

Anche al suo interno, la chiesa è molto suggestiva. Realizzata negli anni ’70 del secolo scorso dall’architetto Nicola Pagliara, è stata costruita in pietra bianca di Trani e in blocchi di cemento. Nonostante la sua semplicità, è un vero gioiello che si inserisce perfettamente nel tessuto urbano locale, mescolando tradizione e modernità. Infine, salendo sulla vetta del paese, ecco le rovine di un antichissimo castello di origine medievale. Oltre ai preziosi resti, c’è da ammirare un panorama spettacolare che ci permette di spingere lo sguardo sino al vicino paese di Valsinni.

Per immergersi completamente nell’atmosfera ancora ferma indietro nel tempo di questo bellissimo borgo, presso il Palazzo delle Esposizioni si può visitare il Museo della Civiltà Contadina. È il luogo ideale dove respirare le antiche tradizioni rurali di Colobraro, osservando abiti, oggetti e attrezzi da lavoro che venivano utilizzati in passato. Vi sono anche la ricostruzione di un’aula scolastica e di una casa contadina e una mostra fotografica realizzata dall’antropologo Ernesto De Martino, che approfondisce il legame tra queste terre e la leggendaria figura magica delle “masciare”.

I meravigliosi uliveti che cingono Colobraro ci raccontano un’altra storia: quella dell’antica arte olearia del paese. Per chi volesse approfondire questo aspetto, non resta che visitare il Museo dell’Olio, ospitato all’interno di una struttura che funge anche da azienda agricola e da ristorante. Vi è la possibilità di ammirare un antico frantoio dell’800 completamente restaurato, dove si trovano tutti i macchinari che un tempo servivano per produrre l’olio, tra cui delle splendide macine in pietra e un torchio a vite.

Infine, non resta che esplorare un po’ i dintorni di Colobraro, per fare un tuffo nella natura. Ci sono diversi sentieri che si abbarbicano tra gli Appennini Lucani, per gli amanti del trekking. Particolarmente suggestivo è poi il panorama del lago di Monte Cotugno, un bacino artificiale nato dalla costruzione di una grande diga di terra battuta. È il luogo perfetto per fare un pic nic o per rilassarsi un po’, ma anche per un giro in mountain bike o per fare birdwatching.

Lago di Monte Cotugno

Fonte: 123RF

Il lago di Monte Cotugno
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Castelmezzano, l’antico borgo templare

E’ uno dei borghi più belli d’Italia e non è difficile intuirne i motivi. Basta uno sguardo dall’alto, per questo paesino in provincia di Potenza, immerso in una cornice di eterea bellezza, abbarbicato tra le alte guglie delle Dolomiti Lucane.

Si tratta di Castelmezzano, poco distante dal Parco Naturale di Gallipoli Cognato – Piccole Dolomiti Lucane, in una posizione così suggestiva da assomigliare, soprattutto durante l’inverno, a un favoloso presepe.

Castelmezzano, la storia del borgo templare

Le sue origini sono comprese tra il VI ed il V secolo a.C., quando alcuni coloni greci penetrarono nella valle del Basento e fondarono il centro abitato di Maudoro, ossia ‘mondo d’oro’. Nel X secolo d.C., le invasioni saracene costrinsero la popolazione locale a fuggire e a cercare riparo tra le vette delle montagne degli arabi che stavano invadendo la zona.

Dopo l’occupazione longobarda, vi si insediarono i Normanni tra il XI e il XIII secolo d.C. e vi costruirono un castello: questo fu un periodo di pace e di sviluppo, ma con gli Angioini conobbe un forte declino. Poi gli Aragonesi, tra il XIV e il XVI secolo, quando le condizioni economiche e sociali rimasero perlopiù invariate. Nel XIX secolo, Castelmezzano fu toccata dal fenomeno del brigantaggio, che contribuì non poco alla scelta di molte famiglie a trasferirsi oltreoceano.

Oggi la storia secolare di questo borgo è ancora presente, seppur sciupata dalla polvere del tempo, che contribuisce ad arricchire il luogo di magia e di suggestione. La città, che era magione templare, presenta diverse testimonianze distribuite in tutto il paese, a partire dallo stemma. Questo rappresenta inequivocabilmente lo stemma dei Templari, in quanto raffigura due cavalieri su un unico cavallo. Un simbolo che riassume, in una sola immagine povertà, carità e la dualità spirituale, bianco e nero, bene e il male.

Del castello sono ancora visibili una parte del muro di cinta, resti di mura rialzati sulla roccia, una cisterna per la raccolta delle acque meteoritiche e la lunga e ripida scalinata scavata nella roccia, che oggi appare decisamente consumata e logora, ma non per questo meno affascinante. Questa porta a un probabile posto di vedetta, da cui era possibile sorvegliare la vallata del fiume Basento. O, forse, è una scorciatoia per il Paradiso.

Le tappe da non perdere

Come accennato, la millenaria storia di Castelmezzano risuona ancora oggi tra le ripide scalinate e gli antichi vicoli del borgo templare dove le abitazioni sono inserite direttamente nella roccia e si svela nelle tappe che non si possono perdere, a partire dalla Chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo, che svetta nella centrale Piazza Caiazzo e che affascina al primo sguardo con l’imponente facciata in stile romanico.
Al suo interno, conserva la tela della Sacra Famiglia a opera del pittore lucano Giovanni De Gregorio (conosciuto come il Pietrafesa), una statua lignea della Madonna e un affresco raffigurante San Rocco, patrono di Castelmezzano.

Altrettanto degna di nota è la Chiesa del Santo Sepolcro, tra le più antiche del paese, di origine bizantina, custode della statua lignea della Madonna dell’Ascensione risalente al XIV secolo che, leggenda vuole, sia stata rinvenuta in mare da due pescatori cui Maria stessa avrebbe chiesto di essere portata proprio a Castelmezzano.

Da vedere anche, oltre al già citato castello del XI-XIII secolo d.C., svariati ed eleganti palazzi nobiliari nonché le cappelle di San Marco, di Santa Maria, della Madonna dell’Annunziata e di Santa Maria “Regina Coeli”, mentre da provare è l’adrenalinico “Volo dell’Angelo“, percorso mozzafiato sospeso a più di 800 metri di altezza che porta da Pietrapertosa a Castelmezzano.

Se ti è piaciuto il nostro racconto ascolta il podcast: Virgilio e Italia ti guideranno alla scoperta di questo borgo e degli altri 100 borghi del cuore scelti da SiViaggia.

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Cascate di San Fele, un angolo di paradiso nell’Appennino Lucano

I paesaggi naturali sono capaci di meravigliarci ogni volta che ne entriamo in contatto. E quando due elementi in particolare, terra e acqua, si uniscono a formare uno spettacolo mozzafiato, allora sembra proprio di ritrovarsi in una fiaba.

Ci troviamo in Basilicata, terra di paesaggi suggestivi tra colline e mare, tra natura e borghi medievali che raccontano storie di vita centenarie. Proprio qui, immerse nel paesaggio naturale della Valle di Vitalba, in provincia di Potenza, esistono luoghi in cui la terra e l’acqua danno vita a un paesaggio suggestivo tutto da esplorare: le Cascate di San Fele.

Le Cascate di San Fele, cosa vedere in questo paradiso

Se cercate un angolo di paradiso in Italia, dovete assolutamente visitare le Cascate del Borgo di San Fele, in provincia di Potenza. Il territorio è attraversato dal Torrente Bradano che sgorga dall’Appennino Lucano e confluisce nella fiumara di Atella e poi nel fiume Ofanto. Lungo il suo percorso, il corso d’acqua segue particolari salti di quota che danno vita a queste meravigliose cadute d’acqua.

Le Cascate di San Fele, però, non parlano solo di bellezze naturali, ma anche di storia. Proprio qui, lungo la strada che porta alla discesa d’acqua, si trova la famosa “Gualchiera di San Fele“. Ma di cosa si tratta? È una macchina degli anni venti che venne costruita per lavare e trattare la lana grezza al Torrente Bradano, sfruttando la forza motrice dell’acqua che batteva sulle pale dello strumento. Un macchinario eco-sostenibile all’avanguardia, se si pensa all’epoca in cui venne realizzato, che permetteva di rendere lana più resistente e pronta per essere sottoposta a ulteriori lavorazioni.

Gli abitanti del posto usavano la potenza dell’acqua anche per far funzionare gli antichi mulini, i cui resti sono presenti ancora ai giorni nostri, una testimonianza dell’ingegno e della devozione al lavoro della popolazione locale.

Una volta concluso l’itinerario alla scoperta delle Cascate di San Fele, merita una visita anche il centro storico di San Fele, un piccolo borgo medievale incastonato tra i monti che fa parte della Comunità Montana del Vulture. Qui si possono ammirare il castello, i palazzi storici e le chiese che ne raccontano la storia e le tradizioni.

5 itinerari per le Cascate di San Fele, in Basilicata

Fonte: iStock

Vista sul borgo di San Fele, lungo il cammino per le Cascate, in Basilicata

Come arrivare alle cascate di San Fele: 5 itinerari

Per raggiungere le splendide Cascate di San Fele esistono diversi percorsi tracciati. È possibile percorrerli tutti, per un totale di circa 8 chilometri, oppure scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze. Ecco 5 itinerari per il trekking alla scoperta di queste meravigliose cascate immerse nella natura incontaminata.

Il Paradiso

Con soli 300 metri e 10 minuti di tragitto, il “Paradiso” è il sentiero più breve per arrivare alle Cascate di San Fele. Il suo nome non è casuale: qui si respira una silenziosa pace che rigenera corpo e spirito.

Le Gemelle

Anche questo percorso è molto breve, con 300 metri di sentiero percorribili in circa 15 minuti. E anche qui il nome conferito è decisamente azzeccato: al termine del cammino spiccano infatti le splendide cascate “Le Gemelle”, nate dall’incontro di due ruscelli appartenenti al Torrente Bradano e al Torrente Acquafredda.

U Urtone

l percorso è lungo circa 1 km e parte dal paese di San Fele. Lungo il sentiero che costeggia il Torrente Bradano si può ammirare la cascata “U Urtone”, alta 22 metri, e anche i ruderi di un antico mulino.

Fosso d’Anna

L’itinerario “Fosso d’Anna” è lungo 1 chilometro e in questa zona le cascate prendono il nome di “U Uattënnierë”, il termine dialettale della zona per chiamare la “gualchiera”.

Il Ponte

Aumenta la lunghezza del percorso e la difficoltà per il percorso “Il Ponte”. Si tratta di un sentiero i 4,5 chilometri da percorrere in circa 4 ore di camminata. Si parte dal paese si San Fele, attraversando Piazza Nocicchio, per addentrarsi in un percorso naturalistico suggestivo. Si attraversa anche un antico ponte risalente alla Prima Guerra Mondiale, elemento caratteristico che dona il nome a questo itinerario.

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Cosa fare a Castelsaraceno, in Basilicata

Con il suo nucleo più antico abbarbicato su uno sperone roccioso, il borgo di Castelsaraceno è un vero gioiello: conserva ancora intatto il suo aspetto medievale, oltre a custodire preziose testimonianze artistiche e architettoniche del passato. Tutt’intorno, inoltre, è cinto da una natura incontaminata che offre molte possibilità agli amanti delle attività outdoor – tra cui un’esperienza davvero da brivido. Scopriamo cosa fare a Castelsaraceno.

Castelsaraceno, tra storia e natura

Situato in provincia di Potenza, il borgo di Castelsaraceno gode di una vista mozzafiato per via della sua posizione, abbarbicato tra le alture ad una quota di oltre 900 metri. La sua storia affonda le radici indietro nei secoli: l’insediamento venne fondato nel 1031 dai Saraceni, e fu un importante nucleo fortificato a difesa dei territori circostanti. Oggi il paesino si snoda su un promontorio roccioso che gli abitanti chiamano La Tempa, in un dedalo di strette viuzze su cui si affacciano piccole case in pietra, strette l’una all’altra in maniera inestricabile.

Il borgo si trova in mezzo alla natura, ed è dunque il punto di partenza ideale per tante escursioni e attività all’aria aperta. Nei dintorni ci sono diversi sentieri di trekking che attraversano i due parchi da cui il paesino è cinto: il Parco Nazionale del Pollino e il Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. A poca distanza dal centro, svetta imponente il Monte Alpi che offre davvero numerose esperienze. Oltre a camminate e itinerari da fare in mountain bike, qui si può praticare l’arrampicata e il climbing. Mentre lungo il corso dei fiumi del Pollino si può provare l’emozione del rafting.

Ma l’avventura più incredibile di Castelsaraceno è il ponte tibetano: inaugurato nell’estate del 2021, viene chiamato il “Ponte tra i due parchi”, perché collega il Parco del Pollino e quello dell’Appennino Lucano. Con i suoi 586 metri di lunghezza, è uno dei ponti tibetani più lunghi al mondo, un’esperienza davvero affascinante. È sospeso a circa 80 metri d’altezza, e regala una visione mozzafiato sulla natura circostante. Certo, ci vuole un pizzico di coraggio per affrontarlo, ma lo si può fare in tutta sicurezza per godere di un’emozione unica al mondo.

Cosa vedere a Castelsaraceno

Il centro storico di Castelsaraceno, con le sue origini antichissime, ci riporta indietro di molti secoli ad un passato di dominazioni straniere e in seguito di rinascita. Tra i suoi monumenti più suggestivi c’è sicuramente la Chiesa di Santo Spirito: realizzata tra il XVI e il XVII secolo, al suo interno ospita alcune preziose opere d’arte come un trittico del pittore D’Amato, appartenente alla scuola di Raffaello. Molto affascinante anche il Palazzo baronale del XV secolo, che conserva tutti gli stemmi gentilizi delle famiglie nobili che lo hanno abitato.

Un’attività sicuramente da non perdere è il tour guidato presso il Museo della Pastorizia di Castelsaraceno, che ha aperto i battenti nel 2017: l’itinerario espositivo, che fa uso delle più moderne tecnologie, permette di scoprire un patrimonio culturale etnologico davvero prezioso in quattro temi, che vengono dispiegati in altrettante sale (la sala del Tempo, dello Spazio, dei Saperi e della Memoria). Infine, a poca distanza dal paese si può fare visita presso i ruderi di un antico mulino ad acqua, anch’esso testimonianza di un tempo lontanissimo.

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La Basilicata è la Regione più accogliente d’Italia

Se l’Italia, secondo uno studio condotto da Demoskopika, ha conquista la vetta della classifica generale della reputazione turistica in Europa, c’è una regione su tutte che primeggia ed è la Basilicata.

Questa Regione ha, infatti, il primato del sistema ricettivo “più apprezzato” d’Italia secondo le valutazioni positive dei turisti su oltre 4.000 strutture rilevate in base al Regional Tourism Reputation Index.

Non è la prima volta che questa Regione ottiene degli importanti riconoscimenti. Già nel 2022 Booking.com aveva assegnato la medaglia d’oro a Matera come città più accogliente del mondo e alla Basilicata come Regione più accogliente d’Italia. Nel 2023, inoltre, la Basilicata si è aggiudicata il primo premio di Travel Appeal come destinazione con la migliore reputazione online e quindi la preferita dai visitatori italiani e internazionali e si è guadagnata il terzo posto come migliore reputazione fra i turisti stranieri, superando regioni italiane ben più famose nel mondo del turismo.

Basilicata, la Regione delle passioni

La Basilicata è sempre più una Regione che dà spazio a luoghi unici, insoliti, lontani dalle rotte del turismo di massa e attento a riscoprire luoghi di autentica bellezza, cultura e tradizione. Dopo i borghi, i paesaggi naturali e i luoghi storici, oggi la Regione ha lanciato un nuovo progetto per promuovere il turismo delle passioni con esperienze insolite da fare.

Perfetta per l’astronomia

Si tratta di ambiti meno conosciuti, ma decisamente non scontati e da scoprire. Primo fra tutti il tema dell’astronomia. La Basilicata, infatti, offre l’ambiente ideale per ammirare chiaramente le stelle di notte nelle campagne, in montagna o nei dintorni dei piccoli borghi arroccati grazie all’assenza in molti luoghi di inquinamento luminoso.

Qui c’è anche uno degli osservatori astronomici più accreditati in Italia per la divulgazione scientifica e astronomica, quello di Anzi (PZ), dove è possibile ammirare circa 4500 stelle del cielo boreale e australe.

Tra fiabe e leggende

Questa Regione misteriosa e ancestrale è anche luogo di fiabe e magia. Un possibile itinerario parte da Rapone, il Paese delle fiabe e da un libro “Lo Cunto de Li Cunti” scritto nel 1600 dal napoletano Giambattista Basile che, ispirato dal territorio lucano, raccoglie e traduce numerosi racconti popolari. Rapone ha dedicato non solo un evento, il “Rapone Fiaba Festival”, ma un progetto di comunità dove, attraverso un percorso artistico-culturale, si dà nuova vita alle fiabe più belle di tutti i tempi. Qui c’è anche il percorso delle cinque fiabe, il museo multimediale “C.E.R.A. una volta” e il “parco avventura” con percorsi dedicati ai personaggi delle fiabe.

Albano di Lucania, invece, è il “Paese della Magia” già al centro degli studi durante le spedizioni in Lucania di Ernesto De Martino negli Anni ’50, con un percorso-rituale “La Rocca del Cappello”, passando per Colobraro, con la coinvolgente iniziativa “Sogno di una notte a quel paese”, per giungere ad Agromonte, il paese degli indovinelli, tra le vette del Parco Nazionale del Pollino, dichiarato nel 2015 patrimonio naturale dell’Unesco. Qui è possibile ammirare il pino loricato definito da molti “fossile vivente” o ancora “dinosauro degli alberi”, protagonista indiscusso di questo scenario magico e fantastico.

Lucania, terra di fiori ed erme aromatiche

Infinte, la Lucania, con la sua incredibile biodiversità, tutelata e protetta da due parchi nazionali, tre parchi regionali e riserve naturali, è il luogo ideale per chi ama la natura, ma anche i fiori e le erbe spontanee. tantissime sono le piante officinali che si possono a scoprire durante le escursioni con gli esperti di “foraging“, argomenti che si possono approfondire visitando il Conservatorio di Etnobotanica ed Hortus Basiliano di Castelluccio Superiore, un giardino di piante officinali che comprende circa 150 specie per lo più autoctone oppure il Parco dei Colori di Castelgrande dedicato al celebre botanico Guglielmo Gasparrini, nato proprio qui, con una Butterfly House o ancora il Giardino Botanico Sanseverino a Grumento Nova e la Casa delle erbe di Pomarico (MT) per attività di riconoscimento delle erbe spontanee.

Tra le esperienze da non perdere, quando è stagione, è ammirare la fioritura dei campi di lavanda a Lavello con il “Bloom essence of nature”.

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9 Carnevali storici per una regione: la festa è iniziata

Un mese di eventi che si concluderà il 13 febbraio: stiamo parlando del Carnevale in Basilicata, regione in cui si svolgono ben nove appuntamenti storici che vengono tutelati dalla Rete dei Carnevali con valenza antropologica e culturale.

Sì, perché si tratta di rituali suggestivi che custodiscono antiche tradizioni. Ogni appuntamento ha le sue tipicità e caratteristiche ma, in generale si tratta di momenti capaci di far rivivere la cultura della transumanza e che sono anche un filo diretto con la simbologia antica, con le raffigurazioni di animali e significati della civiltà rurale.

Non solo eventi, quindi, ma anche la rappresentazione del legame che sussiste tra chi vive in Basilicata e le sue risorse paesaggistiche. Sono ben nove i carnevali storici, una sola la regione che li ospita.

I 9 Carnevali storici della Basilicata: quali sono

Scoprire un territorio anche attraverso gli eventi ci permette di arrivare alla sua anima più vera. Ed è quello che si può fare in Basilicata grazie ai Carnevali storici che vengono valorizzati e tutelati dalla Rete dei Carnevali Lucani con valenza antropologica e culturale: al suo interno si trovano i più rappresentativi, nove, che corrispondono ad altrettanti comuni e maschere tradizionali.

Nello specifico si tratta di: Teana l’Orso, Satriano il Rumita, Tricarico (capofila del progetto) l’màshkr, Cirigliano le Stagioni, Aliano le Maschere cornute, San Mauro Forte i Campanacci, Lavello il Domino, Montescaglioso con due Carnevali e la maschera che lo contraddistingue, il Carnevalone, Stigliano il Pagliaccio.

Ogni comune ha le sue tipicità a tradizioni. Partendo dal comune capofila, ovvero quello di Tricarico dove le maschere del luogo rappresentano toro e mucca. Nel dialetto locale si chiamano “l’Mash-kr” e prevedono per la mucca un cappello a falda larga, con foulard e velo entrambi bianchi, impreziosito da nastri colorati fino alle caviglie, per il toro – invece – nero e con nastri rossi.

Un'immagine del Carnevale di Tricarico con il toro la mucca

Fonte: Ufficio Stampa – ATP Basilicata

Il Carnevale di Tricarico con le due maschere del toro e della mucca

Tra i più conosciuti, poi, quello di Teana con l’Orso e il “processo”, che si tiene l’ultimo sabato di festa. La Foresta che cammina, invece, è a Satriano con il Rumita, spirito del bosco, gli uomini che diventano alberi e viceversa.

Una sfilata con Pulcinella e le maschere delle 4 stagioni e i 12 mesi si può ammirare a Cirigliano, dove il corteo prende il via dal cinquecentesco Castello Baronale e percorre il centro storico.

Ad Aliano, invece, vi sono le maschere cornute che sfilano per il borgo, mentre a San Mauro Forte durante il Carnevale si sente il suono dei campanacci.

I “festini” si tengono a Lavello, si tratta di appuntamenti in cui si balla con il Domino, una maschera che indossa una tunica in raso. A Montescaglioso vanno in scena il Carnevalone Tradizionale e il Carnevale Montese, mentre il Pagliaccio è protagonista a Stigliano.

Il progetto dei Carnevali storici

I Carnevali in Basilicata hanno preso il via dal 13 gennaio e si concluderanno il 13 febbraio 2024, quando prenderà il via il periodo della Quaresima. E così, in questi luoghi, miti e leggende mettono al centro della scena la natura e gli animali, le tradizioni del passato e le tipicità. Le varie manifestazioni hanno preso il via a San Mauro Forte e si concluderanno in occasione del Martedì Grasso (il 13 febbraio).

In quasi ogni comune della Basilicata si farà festa con appuntamenti tradizionali. Un’occasione perfetta per scoprire questa terra, bellissima e affascinante. La Rete dei Carnevali è un progetto che ha come obiettivo quello di valorizzare e promuovere le identità lucane sia all’interno che all’esterno della regione.

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Tolve: una delle mete più spirituali d’Italia

A una trentina di chilometri da Potenza spicca una delle mete più spirituali d’Italia: è il borgo di Tolve, arroccato a 560 metri su di un colle di arenaria abbracciato da alti monti fitti di boschi, dal tipico aspetto di paese-fortezza risalente al XI secolo con cinta muraria, castello e torri.

Qui, infatti, è forte la devozione per San Rocco, venerato in particolare il 16 agosto e il 16 settembre e considerato “protettore dal flagello della peste”: la festa patronale culmina con la solenne processione della cinquecentesca statua del santo portata a spalla dai fedeli, vestita con un abito d’oro realizzato a mano con oro votivo donato dai pellegrini e accompagnata dai canti della tradizione.

La figura di San Rocco di Tolve: il santuario diocesano, la simbologia e i “Percorsi Rocchiani”

Il santo taumaturgo di Monteppelier è il volto della spiritualità del borgo lucano, meta di pellegrinaggi e fede.

L’incontro con Tolve non può, quindi, non passare dalla figura di San Rocco e dai luoghi simbolo, a partire dalla Chiesa Madre di San Nicola, oggi santuario diocesano, custode della statua: in pieno centro, edificata con ogni probabilità nel XII secolo, si presenta in stile gotico e pianta a tre navate.

Di particolare interesse è la navata laterale di sinistra, con tre altari: il centrale dedicato a San Rocco, uno a San Biagio e l’altro al Sacro Cuore, dove è conservato un bellissimo polittico ligneo del Quattrocento, a opera della scuola napoletana fondata da Giotto nel 1330.

E poi, ovviamente, la statua in legno di olivo di San Rocco, dallo sguardo intenso e sorriso rassicurante, ritrovata nel XVI nei pressi del paese.

La fervente venerazione al santo si svela anche negli innumerevoli ex voto della Casa del pellegrino, ai piedi del santuario: sono oggetti, parole, immagini e tavolette dipinte, testimonianza di ringraziamento e di un legame profondo.

Infine, da non perdere il punto più elevato di Tolve, dove una volta sorgeva il castello e oggi una statua in bronzo di San Rocco (il panorama è a dir poco incantevole) e i “Percorsi Rocchiani“, una serie di coinvolgenti itinerari per trekking che convergono al santuario e conducono alla scoperta delle campagne e delle colline attorno al borgo nonché dei paesi e delle regioni limitrofe.
Attraversati dai pellegrini, soprattutto in occasione delle due date della festa patronale, sono l’occasione perfetta per una rigenerante passeggiata immersi nella tranquillità della natura.

Le bellezze del borgo antico

Chi arriva a Tolve per onorare la figura di San Rocco, trova ad attenderlo anche molte altre meraviglie, disseminate lungo il borgo antico che si raggiunge oltrepassando l’Arco delle Torri del XVII-XVIII secolo, parte della cinta muraria medievale: camminando lungo via Marsala, ecco subito un arco in pietra bugnata e poi la Chiesa di San Pietro con, adiacente, l’ex Palazzo Governativo risalente al XVI secolo con portale in pietra lavorata, custode di svariati ex voto dedicati al santo patrono.

Da notare anche Palazzo Ruzzi, a due piani, con facciata impreziosita da lesene, Palazzo D’Erario, con portale d’ingresso in pietra bugnata a punta di diamante e arco a tutto sesto, l’Arco dell’Orologio con torre che svetta sulla piazzetta omonima e l’Arco del Portello, unico superstite del castello longobardo.

Inoltre, sulle pendici del Monte Moltone, si fanno ammirare i resti di una villa ellenistica, con cortile centrale, ambienti residenziali e locali adibiti ai lavori agricoli e al ricovero degli animali.

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Mercatini di Natale di Matera, Basilicata: date e info

Ci siamo: stiamo per entrare definitivamente nel periodo natalizio, quel momento dell’anno fatto di migliaia di luci, atmosfere calde (anche se il tempo è freddo), e tanti, tantissimi eventi a tema in giro per tutta Italia. Tra gli appuntamenti da non perdere ci sono i mercatini di Natale di Matera, e in questo articolo scopriremo insieme tutte le informazioni che occorre sapere.

Mercatini di Natale di Matera 2023/2024

Matera, in Basilicata, è un piccolo-grande capolavoro. Detta anche “Città dei Sassi”, è stato il primo sito dell’Italia meridionale a ricevere il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, assegnato nel 1993, e in più la città è stata designata Capitale europea della cultura nel 2019.

Una meraviglia italiana ma che ormai è conosciuta in tutto il mondo, e i cui unici profili catapultano direttamente in una fiaba antica. Sì, perché in qualsiasi giorno dell’anno Matera riesce a far sognare gli ospiti di ogni età, ma è altrettanto vero che a Natale tutto diventa ancor più speciale, tanto da diventare uno di quei luoghi da visitare per forza.

Mercatini, Villaggio di Babbo Natale, Presepe Vivente e molto altro ancora, rendono questo angolo d’Italia una bomboniera in festa. E quest’anno sarà possibile visitare tutto ciò dall’1 dicembre 2023 fino al 7 gennaio 2024.

Dove si svolgono i mercatini e cosa comprare

Dall’1 dicembre al 7 gennaio la Città dei Sassi si trasformerà nel Matera Christmas Village: nella centralissima Piazza Vittorio Veneto, si potranno esplorare i mercatini di Natale in cui trovare i prodotti tipici e tradizionali, artigianato natalizio, oggettistica, idee regalo e naturalmente vin brulé e castagne.

Uno spettacolo di luci, colori, sapori ed emozioni uniche, perché tutto si svolgerà in una città che è un vero gioiello scavato nella roccia, una condizione che sembra voler trasportare il visitatore indietro nel tempo. Il tutto mentre ogni angolo cittadino è impreziosito da splendide luminarie natalizie.

Le novità del Natale 2023/2024

Il Natale di Matera è davvero magico e il programma di questa edizione prevede anche tantissime novità da non perdere. Oltre alla classica Casa di Babbo Natale con Santa Claus, gli elfi, l’ufficio postale e la slitta, la città si riempirà di spettacoli con artisti di strada, fontane danzanti, concerti di Babbi Natale, canti Natalizi e persino la calata di Babbi Natale.

Non mancherà il tradizionale presepe in cartapesta, ma anche la possibilità di partecipare al teatro di burattini di antica tradizione. E poi ci sarà il divertimento grazie alla tombolata in piazza e il gioco dell’oca, così come tante attrazioni adatte ai più piccoli.

Il presepe vivente di Matera

Uno degli appuntamenti più importanti del Natale di Matera è il suo Presepe Vivente nei Sassi, e non c’è da sorprendersi: è un evento di pura magia.

Al calar della sera, le luci dei Sassi di Matera si accenderanno dando vita a uno scenario suggestivo e unico nel suo genere. E proprio lì tantissimi diversi figuranti rappresenteranno alcune delle più importanti scene narrate nella Bibbia.

Giunto alla sua 13° edizione, quest’anno avrà il titolo di “Il presepe d’Italia: pane e pace”, e potrà essere visitato nei giorni 8, 9, 10, 16, 17, 29 e 30 dicembre e poi ancora il 5 e il 6 gennaio.

Ben 4 km di percorso che partiranno dal centro storico, attraversando il sasso Barisano ed il sasso caveoso, con oltre 200 presenze tra attori professionisti, figuranti, rievocatori storici e compagnie teatrali provenienti da tutta Italia. Il prezzo del biglietto intero sarà di 11 euro, ridotto 5, mentre sarà gratuito per i bambini fino a 5 anni.